GOSSIP - Game of Fashion: la Top Ten dei peggiori look agli Emmy Awards!
10. Laura Prepon ("OITNB")
9. January Jones ("Mad Men")
8. Amy Poehler ("Parks and Rec")
7. Taraji P. Henson ("Empire")
6. Claire Danes ("Homeland")
5. Morena Baccarin ("Gotham")
4. Taylor Schilling ("OITNB")
3. Tatiana Maslany ("Orphan Black")
2. Christina Hendricks ("Mad Men")
1. Maisie Williams ("GOT")
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sabato 26 settembre 2015
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domenica 7 giugno 2015
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
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martedì 23 settembre 2014
NEWS - Orange Is The New BANG! Da stasera "OITNB" (Mya) sfida "House of Cards" 2 (Sky Atlantic) in un derby all'insegna di Netflix...
Sono in carcere. Ognuna per un motivo diverso. Ognuna con la propria storia alle spalle. Ognuna con i propri scheletri nell’armadio. Forse, però, non sono mai state così libere. Di guardarsi dentro, di essere se stesse per sopravvivere, di avere relazioni con gli altri. Soprattutto, le altre.
La serie-fenomeno della nuova stagione tv, “Orange Is The New Black”, parte da stasera, 23 settembre, su Mya, ogni martedì in prima serata, sfidando la 2° stagione inedita di "House of Cards" (su Sky Atlantic).
Per quanto riguarda "OITNB", si tratta di uno dei titoli seriali di cui la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima la recente copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” che lo ha definito letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit on tv”.
La serie, ambientata
all’interno di un carcere femminile, racconta le vicende di Piper Chapman (Taylor Schilling), una donna del
Connecticut che viene condannata a scontare 15 mesi nella prigione federale di
Litchfield per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex Vause
(Laura Prepon), una trafficante di droga internazionale un
tempo sua amante. Guarda caso quest’ultima finisce nello stesso carcere di
Piper… Oltre a Piper e Alex,
dietro le sbarre si muovono: Galina “Red” Reznikov (Kate Mulgrew), figura materna addetta alla cucina con un passato legato
alla mafia russa; Miss Claudette Pelage (Michelle
Hurst), la compagna di stanza di Piper finita dentro per aver ucciso l’uomo
che molestava una delle ragazzine dell’impresa di pulizie che gestiva col fine
di importare clandestini minorenni negli Stati Uniti; la violenta Suzanne “Occhi
Pazzi” Warren (Uzo Aduba), la quale
sviluppa una sorta di ossessione per Piper tra una lettura di poesie e l’altra;
la ninfomane Nicky Nichols (Natasha
Lyonne), ex tossicodipendente e braccio destro di Red; la religiosa Tiffany
“Pennsatucky” Doggett (Taryn Manning),
la quale ha sparato a un dipendente di una clinica specializzata per averla
derisa per i suoi 5 aborti (in prigione ha intrattenuto una relazione controversa
con Alex); Tasha “Taystee” Jefferson (Danielle
Brooks), incapace di vivere fuori di prigione dopo essere stata rilasciata
sulla parola; Sophia Burset (Laverne Cox),
transgender divenuta tale con l’appoggio della moglie (è finita in cella per
truffa fraudolenta di carte di credito per ottenere i soldi da destinare alla
cura degli ormoni); Dayanara “Daya” Diaz (Dascha
Polanco), la quale instaura una relazione con la guardia carceraria John
Bennett (MattMcGorry); l’italo-americana misteriosa Lorna Morello
(Yael Stone), dapprima legata a
Nicky; Poussey Washington (Samira Wiley),
invaghita di Taystee con ancora 4 anni di detenzione da scontare; Carrie “Big
Boo” Black (Lea DeLaria), colei che
detiene il record di “mogli” in carcere (spesso in competizione con Nicky); la
manipolatrice e pericolosa Yvonne “Vee” Parker (Lorraine Toussaint).
Le figure maschili di
contorno sono: Larry Bloom (Jason Biggs),
il fidanzato scrittore di Piper che cerca di mantenere il legame affettivo dopo
la condanna (ha chiesto all’amata di sposarlo alla vigilia del di lei ingresso
in carcere); Sam Healy (Michael J.
Harney), la guida carceraria di riferimento per Piper, apertamente
contrario alle lesbiche; il sorvegliante psicotico George “Pornobaffo” Mendez (Pablo Schreiber), il quale abusa della
propria autorità con le detenute (favori sessuali e contrabbando sono
all’ordine del giorno); Joe Caputo (Nick
Sandow), l’addetto all’amministrazione del carcere che si masturba dopo che
le detenute sono uscite dal suo ufficio.Girata col taglio
dramedy (a metà strada tra la black comedy e il drama), tratta dal libro di
memorie omonimo di Piper Kerman, “OITNB” è stata firmata da Jenji Kohan, già creatrice della serie
cult – assai chiaccherata anch’essa – “Weeds”, su una vedova che alla morte del
marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i due figli.
Il prestigioso “TIME” a maggio 2014 ha dedicato la copertina all’interprete Laverne Cox: prima transgender (vera) ad interpretare una trans ricorrente in una serie tv. "Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società": così il magazine americano ha presentato, sul suo sito, il servizio sulla Cox. Attrice, produttrice televisiva, sostenitrice (e icona) del movimento LGBT, Cox, originaria dell’Alabama, ha confidato a “TIME”: "Mi sono sentita una donna per la prima volta in terza elementare. La maestra all'epoca disse a mia madre: 'Signora suo figlio finirà a New Orleans vestito da donna'. I tempi sono cambiati. Oggi rispetto a quando sono cresciuta io puoi sentirti meno solo grazie a Internet. E penso che anche sui media le giovani trans possano trovare più modelli a cui accostarsi rispetto al passato". Nel corso della sua carriera, Cox ha interpretato ben 7 “operatrici del sesso”: l’ultima, una prostituta, nel 2011; Sophia Burset è il suo primo personaggio non propriamente legato ad attività sessuali renumerative.
Sono in carcere. Ognuna per un motivo diverso. Ognuna con la propria storia alle spalle. Ognuna con i propri scheletri nell’armadio. Forse, però, non sono mai state così libere. Di guardarsi dentro, di essere se stesse per sopravvivere, di avere relazioni con gli altri. Soprattutto, le altre.
La serie-fenomeno della nuova stagione tv, “Orange Is The New Black”, parte da stasera, 23 settembre, su Mya, ogni martedì in prima serata, sfidando la 2° stagione inedita di "House of Cards" (su Sky Atlantic).
Per quanto riguarda "OITNB", si tratta di uno dei titoli seriali di cui la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima la recente copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” che lo ha definito letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit on tv”.
In America, il
debutto del serial è stato più visto di
un altro titolo Netflix come “House of Cards”, quest’ultimo battuto anche
in termini di popolarità. In una ricerca pubblicata dal prestigioso “Variety”
che ha preso in considerazione i dati di Twitter, Facebook e Wikipedia, i followers di “OITNB”” sono risultati
1.400.000 (più del doppio di quelli di “House of Cards”), mentre gli
hashtag riguardo le prigioniere in tuta arancione sono arrivati, nei primi tre
giorni della 2° stagione, alla cifra di 124.000, 3.5 volte di più rispetto alla
serie che ruota attorno alla Casa Bianca (33.000). “Orange” ha battuto “House” anche su Facebook, nettamente in testa
sia per numero di “mi piace” che di PTA
(People Talking About). I suddetti dati di supremazia popolare della serie in
arrivo su Mya con la 1° e 2° stagione una dopo l’altra ha convinto i vertici di Netflix a spostare le fiches della promozione e
del marketing su “Orange” rispetto a “House of Cards”, fino a qualche tempo
fa immagine-simbolo del popolare servizio streaming americano.
Geraldina Neri, channel manager di Mya, spiega: “Il debutto di ‘Orange Is The New Black’ su Mya avviene a settembre poiché, vista
l’alta qualità di questa serie, abbiamo deciso di puntare su di essa come opening title della stagione autunnale del
canale. Crediamo che il nostro pubblico apprezzerà la scelta poiché proporremo consecutivamente alla prima
stagione la seconda a partire dai primi di novembre per una full immersion
in quello che è sicuramente uno dei prodotti seriali più interessanti,
intelligenti e divertenti della stagione americana che si sta chiudendo
in questi giorni”.
La serie, ambientata
all’interno di un carcere femminile, racconta le vicende di Piper Chapman (Taylor Schilling), una donna del
Connecticut che viene condannata a scontare 15 mesi nella prigione federale di
Litchfield per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex Vause
(Laura Prepon), una trafficante di droga internazionale un
tempo sua amante. Guarda caso quest’ultima finisce nello stesso carcere di
Piper… Oltre a Piper e Alex,
dietro le sbarre si muovono: Galina “Red” Reznikov (Kate Mulgrew), figura materna addetta alla cucina con un passato legato
alla mafia russa; Miss Claudette Pelage (Michelle
Hurst), la compagna di stanza di Piper finita dentro per aver ucciso l’uomo
che molestava una delle ragazzine dell’impresa di pulizie che gestiva col fine
di importare clandestini minorenni negli Stati Uniti; la violenta Suzanne “Occhi
Pazzi” Warren (Uzo Aduba), la quale
sviluppa una sorta di ossessione per Piper tra una lettura di poesie e l’altra;
la ninfomane Nicky Nichols (Natasha
Lyonne), ex tossicodipendente e braccio destro di Red; la religiosa Tiffany
“Pennsatucky” Doggett (Taryn Manning),
la quale ha sparato a un dipendente di una clinica specializzata per averla
derisa per i suoi 5 aborti (in prigione ha intrattenuto una relazione controversa
con Alex); Tasha “Taystee” Jefferson (Danielle
Brooks), incapace di vivere fuori di prigione dopo essere stata rilasciata
sulla parola; Sophia Burset (Laverne Cox),
transgender divenuta tale con l’appoggio della moglie (è finita in cella per
truffa fraudolenta di carte di credito per ottenere i soldi da destinare alla
cura degli ormoni); Dayanara “Daya” Diaz (Dascha
Polanco), la quale instaura una relazione con la guardia carceraria John
Bennett (MattMcGorry); l’italo-americana misteriosa Lorna Morello
(Yael Stone), dapprima legata a
Nicky; Poussey Washington (Samira Wiley),
invaghita di Taystee con ancora 4 anni di detenzione da scontare; Carrie “Big
Boo” Black (Lea DeLaria), colei che
detiene il record di “mogli” in carcere (spesso in competizione con Nicky); la
manipolatrice e pericolosa Yvonne “Vee” Parker (Lorraine Toussaint).
Le figure maschili di
contorno sono: Larry Bloom (Jason Biggs),
il fidanzato scrittore di Piper che cerca di mantenere il legame affettivo dopo
la condanna (ha chiesto all’amata di sposarlo alla vigilia del di lei ingresso
in carcere); Sam Healy (Michael J.
Harney), la guida carceraria di riferimento per Piper, apertamente
contrario alle lesbiche; il sorvegliante psicotico George “Pornobaffo” Mendez (Pablo Schreiber), il quale abusa della
propria autorità con le detenute (favori sessuali e contrabbando sono
all’ordine del giorno); Joe Caputo (Nick
Sandow), l’addetto all’amministrazione del carcere che si masturba dopo che
le detenute sono uscite dal suo ufficio.Girata col taglio
dramedy (a metà strada tra la black comedy e il drama), tratta dal libro di
memorie omonimo di Piper Kerman, “OITNB” è stata firmata da Jenji Kohan, già creatrice della serie
cult – assai chiaccherata anch’essa – “Weeds”, su una vedova che alla morte del
marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i due figli.
“La serie indaga
sull’auto-distruzione e sulla brutalità che si annida anche nell’animo femminile – ha
dichiarato l’ideatrice Kohan – la
prigione è solo un megafono di questo aspetto”.
Tra i premi si
contano i 4 recenti Emmy Awards (tra
cui uno a Uzo Aduba), il Television Critic Awards (“miglior nuova serie della
stagione”), 3 Critics Choice Awards (“miglior comedy dell’anno”, premiate Kate
Mulgrew e Uzo Aduba), un People’s Choice Award, un Peabody Award e il GLAAD
Award, il riconoscimento più ambito assegnato dalla comunità gay.
Jodie Foster dirige il terzo episodio della prima
stagione (intitolato “Lesbian request denied”, in corsa agli ultimi Emmy Awards
per la “miglior regia” in una comedy) e il primo della seconda. Le due
interpreti principali, la bionda Taylor
Schilling e la bruna Laura Prepon,
sono diventate in patria icone di stile e idoli della comunità lesbo. Originariamente
Prepon ha intrapreso il provino per la
parte di Piper (ma è stata giudicata “troppo forte e sexy” da Jenji Kohan).
Il tema musicale, “You’ve got Time”, è eseguito da Regina Spektor. Yael Stone è l’unica attrice del cast a
indossare biancheria intima sotto la tuta arancione delle carcerate (“so che non è attraente, ma non posso farne a
meno!”). Il personaggio di Crazy
Eyes è basato su una giovane donna di colore conosciuta da Jenji Kohan in
gioventù finita adottata da una famiglia “molto
bianca, molto accademica e molto della East Coast”. Quando a Danielle Brooks una fan le ha chiesto
di autografarle le mutandine l’attrice ha risposto: “è ancor meglio del giorno che ho conosciuto Dave Matthews!”. La
miope Natasha Lyonne ha rinunciato
sul set a occhiali e lenti a contatto (“spesso
non vedo cosa succede, da lontano sembra una scena fantastica ma poi
avvicinandomi noto che è successo qualcosa di tremendo”). Taylor Schilling ha confessato di non aver
mai visto una puntata di “OITNB”. Samira
Wiley ha studiato per la parte di Poussey con l’amica collega di set
Danielle Brooks, sua conoscente dai tempi del liceo. La sceneggiatrice Lauren Morelli, sposatasi prima delle
riprese col fidanzato, si è scoperta
omosessuale scrivendo i copioni della serie e ha pubblicato un toccante
“coming out” su internet. Il fratello gemello di Laverne Cox interpreta Sophia
prima dell’operazione nei flashback.
Il prestigioso “TIME” a maggio 2014 ha dedicato la copertina all’interprete Laverne Cox: prima transgender (vera) ad interpretare una trans ricorrente in una serie tv. "Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società": così il magazine americano ha presentato, sul suo sito, il servizio sulla Cox. Attrice, produttrice televisiva, sostenitrice (e icona) del movimento LGBT, Cox, originaria dell’Alabama, ha confidato a “TIME”: "Mi sono sentita una donna per la prima volta in terza elementare. La maestra all'epoca disse a mia madre: 'Signora suo figlio finirà a New Orleans vestito da donna'. I tempi sono cambiati. Oggi rispetto a quando sono cresciuta io puoi sentirti meno solo grazie a Internet. E penso che anche sui media le giovani trans possano trovare più modelli a cui accostarsi rispetto al passato". Nel corso della sua carriera, Cox ha interpretato ben 7 “operatrici del sesso”: l’ultima, una prostituta, nel 2011; Sophia Burset è il suo primo personaggio non propriamente legato ad attività sessuali renumerative.
Natasha Lyonne, altro
volto-rivelazione di “OITNB”, in prigione c’è stata davvero, come
il suo personaggio Nicky Nichols: per guida in stato di ebrezza (nel 2001), per
aver creato zizzanie non meglio precisate nell’appartamento dell’attore Michael
Rappaport presso il quale era in affitto (2003) e per aver assalito verbalmente
e fisicamente una vicina (nel 2004), con tanto di specchio rotto. Non è un caso
che, nell’ambiente, Natasha sia etichettata come una “raising underdog”.
Eppure grazie a “OITNB”, Lyonne è tra quelle del cast che svetta, perché
a volte, sue parole, “essere passata nei traumi dei personaggi che
interpreti ti rende più onesta davanti alla telecamera. E poi non ho dovuto
fare alcuna ricerca per interpretare la parte!”. Il suo motto è tratto
da Albert Camus: “L’unico modo di vivere in un mondo senza libertà è di
essere così liberi che la tua esistenza risulti un atto di ribellione”.
Perché lei ribelle lo è sempre stata e non rinnega “le cose brutali” che
ha vissuto.
Nessun imbarazzo a recitare in un carcere con detenute lesbiche: “sono esseri umani, ognuna è libera di essere gay! Quante volte ancora dobbiamo dirci che nella scala Kinsey la sessualità è fluida? Non riesco a concepire come l’America sia ancora così rigida. E’ un privilegio lavorare con menti aperte. Non penso mai al mio personaggio come omosessuale, ma come a una donna che ha avuto problemi di droga e che cerca di gestire la situazione al meglio”. Sul successo della serie individua il quid: “è divertente e assurda, anche se esistono circostanze drammatiche. E’ una sorta di ‘MASH’ ambientato in prigione: nella serie di Robert Altman si rideva nonostante la Guerra di Corea. In ‘OITNB’ si ride nonostante le sbarre”.a targata
I segnali di culto per “OITNB”,
meglio noti come “OITNF” (Orange Is The New Fetishism), prolificano: le
illustrazioni ad inchiostro dell’artista Stevie
Borbolla ritraenti le protagoniste del serial, in vendita tra i 15 e gli 85
dollari su internet, stanno sbancando: http://society6.com/qeti/oitnb#1=45
il sito di riferimento con le raffigurazioni.
Nessun imbarazzo a recitare in un carcere con detenute lesbiche: “sono esseri umani, ognuna è libera di essere gay! Quante volte ancora dobbiamo dirci che nella scala Kinsey la sessualità è fluida? Non riesco a concepire come l’America sia ancora così rigida. E’ un privilegio lavorare con menti aperte. Non penso mai al mio personaggio come omosessuale, ma come a una donna che ha avuto problemi di droga e che cerca di gestire la situazione al meglio”. Sul successo della serie individua il quid: “è divertente e assurda, anche se esistono circostanze drammatiche. E’ una sorta di ‘MASH’ ambientato in prigione: nella serie di Robert Altman si rideva nonostante la Guerra di Corea. In ‘OITNB’ si ride nonostante le sbarre”.a targata
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mercoledì 4 giugno 2014
NEWS - Lesbica all'arancio! La sconvolgente-coinvolgente presa di coscienza di Lauren Morelli, che si è scoperta gay mentre scriveva la sceneggiatura di "Orange Is The New Black"
La confessione di Lauren Morelli a "PolicyMic"
The thing is, even when you find yourself in a minority,
there's always a majority. If I was really gay, I would have known when I
was younger. There was a prescribed narrative, and everything about my
own story challenged the accepted one.
1. Googled "How do you know if you're a lesbian?" There had to be, like, a quiz or something, right?
2. Wondered if it was my birth control. I'd just switched to an IUD, could it be affecting whom I was attracted to? Really. That was a thing I thought and even went as far as mentioning it to my therapist, who has a doctorate in sexual identity and did a very good job patiently explaining that, no, birth control couldn't change essential sexual preference.
3. Wanted to die. If being gay meant losing the person I loved most in the world, if it meant coming out to my parents and tearing open the most vulnerable, soft parts of myself and showing them to everyone I knew, I would rather be dead. I was suicidal in a way that I hadn't been since eighth grade, when I took a bunch of Tylenol and went to sleep. The next morning I woke up feeling refreshed from the great sleep and excited that I could tell my friends about how depressed I was.
I attended the GLAAD awards recently, where I had the
privilege of witnessing Ellen Page present Laverne Cox with the Stephen
F. Kolzak Award. GLAAD's president, Sarah Kate Ellis, also spoke that
evening, and encouraged the room to live their lives openly and with
love, in full view of any opposition that might exist.
Mourning the end of my marriage and the identity that I'd known for my entire life, I hadn't yet stopped to consider that I was now a part of this community. I'd been qualifying my own gayness as if it somehow counted less or might be judged if I embraced it fully.
I went through it all on set: I fell in love with a woman,
and I watched my life play out on screen. And now, as we are gearing up
for the release of season 2, it feels liberating and appropriate to live
my life in front of you.
La confessione di Lauren Morelli a "PolicyMic"
"I was underdressed the day we shot Larry's pivotal phone call with Piper for the first season of Orange is the New Black.
It was 9 degrees on Fifth Avenue, and I wore New Balances and a pair of
wool socks — but I sucked it up because this was the climax of their
season-long arc: A scene where both characters are finally forced to be
honest after months of lying to each other. It was a scene I'd written
with words shamelessly borrowed from my own life, and as I watched Jason
Biggs repeat "I don't know if you can," after Piper begs him to let her
fix her mistakes, the world around me swirled in a dizzying blur of
life imitating art. Or vice versa — it's hard to say sometimes. By the
end of the day I mostly was trying not to cry, and I also couldn't feel
my feet.
In any story worth telling, there's conflict. And so, while
it certainly would have been disorienting to begin to question my
sexuality after three decades of knowing myself, it was particularly
blinding because I'd gotten married only a few months before. It was the
sort of wedding that makes you believe in absolute partnership and the
strength that can come from facing obstacles, like the life-threatening
illness that my new husband had battled for the majority of our
relationship. But he was healthy again, so we danced under strings of
Christmas lights and drank fancy cocktails that were served in mason
jars, all while being surrounded by the friends and family who had held
us up over the previous six years.
Which is why it's now a punch in the gut every time I have
to say, "I'm getting divorced because I'm gay." It's a sentence I've
said approximately 5,223 times in the last six months. For those of you
keeping track, I'm definitely not exaggerating and I'm not prone to
hyperbole, ever.
Often, after I make the declaration in as casual a voice as
I can manage, the next question is, "Did you know?" It's a question
that I dread because I always hear the implied "How could you not know?"
The thing is, even when you find yourself in a minority,
there's always a majority. If I was really gay, I would have known when I
was younger. There was a prescribed narrative, and everything about my
own story challenged the accepted one.
Five months after my wedding, I flew to New York to start production on my first episode of Orange,
and from that moment on my life fell into a parallel rhythm with
Piper's story in a way that went from interesting to terrifying in a
matter of months.
"You're so gay!" people exclaimed gleefully and often in
the writers’ room those first few months. It was my first professional
writing job, and I quickly discovered that the writers' room was a
remarkably intimate place: We shared details of fights with our
significant others or childhood family secrets that might be cloaked in
shame otherwise, and at the end of the day, all of it could be distilled
into material that made the show richer.
As we started to shape our characters and debate fictional
Piper's "true" sexuality that first season, we engaged in long
discussions about sex, gender and our own experiences. I eagerly shared
details of innocent, "above-the-waist" flirtations with girls when I'd
been younger. I'd even excitedly blurted out, "I would totally sleep
with her," about an actress who had auditioned for Alex (now played
brilliantly by Laura Prepon, who shares the role with a pair of
glasses). I went to therapy that night and casually mentioned
that perhaps I was higher on the Kinsey Scale than I previously thought.
The sound stage for Orange, where we proudly
employ what has to be at least 64% of lesbians in the New York City
metro area, is not a place where you can shy away from women or
sexuality. And if you're trying to, Lea Delaria (Big Boo) will nip it in
the bud by inviting you to sit on her lap.
Accordingly, I was nervous about the first love scene I'd
written for Alex and Piper. I'd loved writing it, loved watching a
tenderness emerge in their relationship where passion always seemed to
be the ruling principle, but by that time, I was so deep in my own
self-doubt that I constantly felt like a fraud. I was sure it was
bleeding into my writing. How could it not? I was married to a man, but I
wasn't straight.
"I heart you."
"I heart you? Is that like 'I love you' for pussies?"
As I watched Taylor Schilling and Laura film the scene, one
of our producers (as it happened, a gay woman) tapped me on the
shoulder. She pointed at the screen and gave me a thumb's up. It was a
small gesture, but my first step toward feeling accepted and quietly
accepting myself. In Piper and Alex, I'd found a mouthpiece for my own
desires and a glimmer of what my future could look like.
Outside of small victories on the show, I continued to
spiral downward. I felt like my life was being rewritten without my
permission. I'd checked all my boxes! I was happily married and loved my
job!
Things were finally great, for fuck's sake.
I realized I was gay in fall 2012, one of my first days on
the set. It wasn't so much one thing, but the sum of many small details:
how uncomfortable I felt around groups of lesbians or how I considered
myself (shrug) a "not very sexual person." When considered alone, these
seemed like little quirks that made me me. Wanting to read a book
instead of have sex is a perfectly reasonable preference to have, right?
But on set, these small moments came into sharp relief, and
I found myself answering to an endless stream of cast members who
peppered me with questions like a gaggle of kindergartners curious about
their new teacher. "Are you dating anyone?" "You're married?" "To a
man?" "But you used to kiss girls?" "Do you miss it?"
I was finally forced to consider a question that had never, ever occurred to me before: Holy shit, am I gay?
Despite being 31 years old, having lived in extremely
liberal cities for 13 years of my life and considering myself an
educated individual, over the last year I:
1. Googled "How do you know if you're a lesbian?" There had to be, like, a quiz or something, right?
2. Wondered if it was my birth control. I'd just switched to an IUD, could it be affecting whom I was attracted to? Really. That was a thing I thought and even went as far as mentioning it to my therapist, who has a doctorate in sexual identity and did a very good job patiently explaining that, no, birth control couldn't change essential sexual preference.
3. Wanted to die. If being gay meant losing the person I loved most in the world, if it meant coming out to my parents and tearing open the most vulnerable, soft parts of myself and showing them to everyone I knew, I would rather be dead. I was suicidal in a way that I hadn't been since eighth grade, when I took a bunch of Tylenol and went to sleep. The next morning I woke up feeling refreshed from the great sleep and excited that I could tell my friends about how depressed I was.
It feels important to say these things in a public way, to record
them where they are easily accessible because if I could think and feel
them while working in the world's most supportive environment,
surrounded by people in the LGBT community, where being a minority of
any sort is joyfully celebrated, I can only venture to imagine the pain,
confusion and fear that might have existed otherwise.
I attended the GLAAD awards recently, where I had the
privilege of witnessing Ellen Page present Laverne Cox with the Stephen
F. Kolzak Award. GLAAD's president, Sarah Kate Ellis, also spoke that
evening, and encouraged the room to live their lives openly and with
love, in full view of any opposition that might exist.Mourning the end of my marriage and the identity that I'd known for my entire life, I hadn't yet stopped to consider that I was now a part of this community. I'd been qualifying my own gayness as if it somehow counted less or might be judged if I embraced it fully.
After lugging around a basket full of shame and guilt for the last
year, there was a lightness that came with realizing that I could choose
to replace my negative framing with honesty and grace.
I am now out to my family, my friends and most of my co-workers on Orange
(and now to you, dear reader). Now, when I am in the writers' room or
on set, I no longer feel like I am stuck in the middle of two truths. I
belong because my own narrative fits in alongside the fictional stories
that we are telling on the show: stories of people finding themselves,
of difficult paths and of redemption.
I won't spoil anything for you, but I am tremendously proud of my own contributions to season 2 of Orange is the New Black.
It was in the writers' room that I came into myself, surrounded by
unconditional love and teasing when I needed it (like when I was so
depressed that I wore a hoodie and a baseball cap for too many days in a
row and someone asked me if I was trying to be an undercover cop).
I went through it all on set: I fell in love with a woman,
and I watched my life play out on screen. And now, as we are gearing up
for the release of season 2, it feels liberating and appropriate to live
my life in front of you.
I am not perfect. I would rather be comfortable than brave. I also wouldn’t mind your approval because that always feels nice.
And yet. This is my story, which is messy and nuanced and a
constantly moving target, but one I'm grateful for. I encourage you to
embrace your own narrative, whatever that may be. It will be worth the
effort. I promise".
martedì 6 maggio 2014
NEWS - Una copertina (e mezza) per due! Laura Prepon e Taylor Schilling di "OITNB" sulla rivista-manifesto "Curve" che le elegge icone lesbo
“Orange is The New Black” sempre più
serie-simbolo della comunità gay. Non c’è solo l’influente GLAAD Award, l’Oscar dell’omossessualità assegnato sabato dalla Gay
and Lesbian Alliance Against Defamation quale “miglior comedy” dell’anno. C’è anche la copertina di coppia,
assegnata alle protagoniste Laura Prepon
e Taylor Schilling, di “Curve” di maggio, la rivista più
venduta della comunità lesbo in America. Come se non bastasse, la bionda Schilling si è aggiudicata altresì la
cover del trendy “Boston Common”,
rivelando gli aspetti che adora della serie: “ognuna delle protagoniste sembra capitata in prigione per caso, nessuna
di loro è un angelo, eppure ognuna di loro denota un animo buono e uno cattivo,
sta al telespettatore scoprire quale prevarrà, andando a scavare nel passato di
ciascuna e scoprendo che cosa le ha condotte in carcere. E’ come se tutte loro
fossero imprigionate non tanto in carcere, quanto dentro se stesse e nel loro
passato”. venerdì 25 aprile 2014
NEWS - "OITNB" su Mya (Mediaset Premium) da giugno: dopo "House of Cards" su Sky (Atlantic), Netflix semina i suoi gioielli sulle reti (ipoteticamente) concorrenti in vista del suo (lontano?) approdo
La
serie-fenomeno “Orange Is The New Black”
di Netflix, ambientata all’interno di un carcere femminile, andrà in onda in
anteprima assoluta su Mya dal 12 giugno, ogni giovedì in
prima serata. Si
tratta di uno dei titoli seriali di cui
la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia
per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima
l’ultima copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” in edicola che lo
definisce letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit
on tv”. La
serie racconta le vicende di Piper Chapman, una donna del Connecticut che viene
condannata a scontare 15 mesi nel carcere federale di Litchfield per aver
trasportato una valigia piena di soldi per conto di una trafficante di droga
internazionale un tempo sua amante. Guarda caso quest’ultima finisce nello
stesso carcere di Piper…Girata
col taglio dramedy (a metà strada tra la black comedy e il drama), tratta dal
libro di memorie omonimo di Piper Kerman, “OITNB”
è stata ideata da Jenji Kohan, già
ideatrice della serie cult – assai chiaccherata anch’essa – “Weeds”, su una
vedova che alla morte del marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i
due figli. “La serie indaga sull’auto-distruzione e sulla brutalità che si annida anche
nell’animo femminile – ha dichiarato l’ideatrice Kohan – la prigione è solo un megafono di questo
aspetto”. In America, il debutto del serial è stato più visto di un altro titolo Netflix
come “House of Cards”. Tra i
riconoscimenti si contano un People’s Choice Award e un Peabody Award. Jodie Foster dirige il terzo episodio
della serie che è già stata rinnovata per la seconda stagione. Le due
interpreti principali, la bionda Taylor
Schilling e la bruna Laura Prepon,
sono diventate in patria icone di stile e idoli della comunità lesbo. La serie
vanta per la prima volta un transgender negli interpreti principali. Il tema
musicale, “You’ve got Time”, è eseguito da Regina Spektor.
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giovedì 6 febbraio 2014
TWITTER-JAM - Le migliori twittate seriali
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Laura Prepon Returning for Most of Orange Is the New Black's 2 Season, Creator Jenji Kohan Says http://t.co/45UvlUmFif via @usweekly #OITNB
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 4 Febbraio 2014
No ma davvero esiste il #giocodeitelefilm??? Ma io lo voglio... #telefilmaddicted @GiocoTelefilm
— Mariateresa Corbo (@maitecorbo) 1 Febbraio 2014
E se il #TelefilmFestival si trasferisse di città, dove lo vorreste?
@TelefilmFest @AcademyTelefilm
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#CW picks up #VeronicaMars' creator's #iZombie,' plus #Supernatural' spinoff
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Nuovo #Dracula @PremiumMya non x tutti, da leggere in filigrana, linkato ai giorni nostri e vs. i padroni del progresso e multinazionali.
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 5 Febbraio 2014
Il nuovo #Dracula in arrivo su @PremiumMya è una sorta di grillino travestito da @SpandauBallet contro i poteri forti http://t.co/ZBXxEScuwf
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 5 Febbraio 2014
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