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venerdì 8 gennaio 2021

NEWS - Da oggi al via "The Undoing" su Sky e Now Tv con la coppia di stelle Kidman+Grant e la terza incomoda emergente Matilda De Angelis

Negli Stati Uniti, su HBO, è diventata la prima miniserie i cui ascolti sono cresciuti senza sosta di settimana in settimana. In UK i numeri da record fatti registrare su Sky hanno superato perfino quelli dalla prima stagione de Il Trono di Spade. The Undoing - Le verità non dette, con Nicole Kidman e Hugh Grant protagonisti, è fra le miniserie più attese e già più chiacchierate dell’anno e debutterà, tutta subito, l’8 gennaio alle 6.00 di mattina, quando tutti gli episodi saranno disponibili On Demand su Sky e in streaming su NOW TV. Dalle 21.15 partirà anche su Sky Atlantic, dove andrà in onda ogni venerdì per tre settimane. Il 9 e il 10 gennaio, inoltre, Sky Atlantic +1 (canale 111) diventa Sky Atlantic Maratone, con una programmazione interamente dedicata alla serie. 

 

Ambientata nell’esclusivo Upper East Side di Manhattan, la serie è un appassionante family drama con atmosfere da thriller psicologico che ha conquistato anche la critica internazionale: una serie “assolutamente avvincente” per il Guardian, “bellissima” per Entertainment Weekly. Dal romanzo di Jean Hanff Korelitz “You Should Have Known”- caso letterario del 2014 dal 19 gennaio in libreria grazie a PIEMME in un’edizione tie-in col nuovo titolo The Undoing - Le verità non dette – una storia sulle bugie che raccontiamo a noi stessi, quando scegliamo – più o meno inconsciamente - di chiudere gli occhi pur di non vedere la verità che abbiamo davanti.

 

Creata da David E. Kelley - già dietro al successo di Ally McBeal e Big Little Lies, che gli è valso un Emmy Award - e diretta dalla regista premio Oscar Susanne Bier, The Undoing – Le verità non dette racconta di Grace Fraser (Kidman), una terapista newyorkese di successo, e di suo marito Jonathan Fraser (Grant), stimato oncologo pediatrico. Grace e Jonathan vivono la vita che hanno sempre sognato, fino a quando un violento omicidio e delle inquietanti rivelazioni sconvolgeranno il loro destino e il peso di verità non dette scaverà delle crepe profonde nella loro storia. 


La serie vanta un cast in cui, accanto a Kidman e Grant, spiccano Donald Sutherland (Hunger Games, Ella & John - The Leisure Seeker), Édgar Ramírez (American Crime Story: L'assassinio di Gianni Versace, Joy), Noah Jupe (Honey Boy, Le Mans '66 - La grande sfida) e Matilda De Angelis (Veloce come il vento, L'incredibile storia dell'Isola delle Rose), che interpreterà Elena Alves. Un ruolo assolutamente centrale ai fini dello svolgimento della trama per la giovane attrice italiana, quello di una giovane artista che entra nella cerchia di amicizie di Grace mentre quest’ultima pianifica una raccolta fondi per la prestigiosa scuola frequentata dai loro figli.

 

Grace Fraser conduce una vita praticamente perfetta a Manhattan. Psicoterapeuta affermata, abita in una bella casa e ha una splendida famiglia composta dal marito Jonathan e Henry (Noah Jupe), il figlio dodicenne che frequenta una scuola privata d'élite nell'Upper East Side. Ma all’improvviso un abisso si apre nella vita della donna: una morte violenta, un marito che scompare nel nulla. Messa di fronte a una catena di terribili rivelazioni, Grace capisce che potrebbe non conoscere affatto il marito. Lei, che solitamente consiglia alle donne di ascoltare l’istinto anche quando dice cose che non si vogliono sentire, si rende conto che potrebbe non aver dato ascolto ai suoi stessi consigli. 

lunedì 17 aprile 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

RIVISTA STUDIO
I problemi dei bianchi ricchi di "Big Little Lies" son meglio di quelli dei ciellini di "This Is Us"
"Le domande dei talk pomeridiani con Paola Perego che vorremmo: in questo mondo c’è ancora spazio per i “rich white people problems”? Vale a dire: soldi (oddio, non posso più permettermi la manutenzione della piscina!), matrimoni (mio marito mi tradisce! No, lo tradisco io!), figli (la festa di compleanno della bambina farà sfigurare quella della compagna di scuola?), guardaroba (questo nuovo cachemirino mi sbatte troppo?), fitness (sul serio non fai piloxing?), eccetera. È arrivata una serie a rispondere che sì, di spazio ce n’è eccome. E a raccontarlo con un meraviglioso salto mortale: nell’epoca delle minoranze pigliatutto, Big Little Lies (produce Hbo, in Italia va in onda su Sky Atlantic) sta qui a dirci che oggi i bianchi ricchi sono anche loro solo un’altra minoranza, e sempre più confinata nella sua pur doratissima riserva. Siamo quasi in dirittura d’arrivo – perché hanno girato solo sette puntate?, vien da chiedersi, quando per quei ciellini di This Is Us ne hanno fatte diciotto – e c’è un delitto ancora senza soluzione. Poco importa. Al cuore di questa storia non c’è certamente l’omicidio, piuttosto gli psicodrammi di un gruppo di donne molto ricche certamente, molto stronze o forse no, molto forti o forse no, molto privilegiate o forse no. La serie non è piaciuta a molti di quei critici che si sperticano in lodi per roba come True Detective: gli agenti stropicciati sono ammessi nelle conversazioni tra gente-che-piace più di queste mogli con la borsetta firmata. «Big Little Lies è patinato e superficiale come la comunità che vorrebbe fare a pezzi, e di cui in fin dei conti tradisce la stessa vuotezza», recensisce Meredith Blake del Los Angeles Times. «Big Little Lies è un pasticcio in cui vengono ricostruiti i problemi di sedicenti adulti, sviluppati in modi che non trovano corrispondenza nella realtà», scrive Tim Goodman su The Hollywood Reporter. Che sintetizza ulteriormente: «È come una soap prodotta da Abc, ma con le scene di nudo». L’aggravante sottintesa: è solo una storiella di donne, niente più che una telenovela di lusso, che ce ne frega, vuoi mettere coi draghi e gli zombie. È la sindrome Valeria Bruni Tedeschi, per cui se appunto parli di cose di ricchi (lei l’ha fatto nei suoi film da regista, ultimo il bellissimo Un castello in Italia) ti puoi pure meritare un’alzata di spalle, i problemi veri sono altri. Dietro Big Little Lies c’è un romanzo australiano scritto da una donna (Liane Moriarty, Piccole grandi bugie è appena stato ripubblicato da Mondadori) e l’ottimo adattamento firmato da un uomo: David E. Kelley, showrunner di lungo corso (Ally McBeal) con una moglie bellissima per davvero: Michelle Pfeiffer (come ci sarebbe stata bene in questa serie, l’avessero prodotta vent’anni fa). “Pippe da ricchi hollywoodiani con le loro splendide splendenti trophy wife”, borbottano in tanti: peccato che questo telefilm dica di noi comuni mortali più cose di tanta produzione impegnata (dunque con protagonisti necessariamente poveri). La gigantesca Reese Witherspoon è la mamma che tutte le chat tra genitori su WhatsApp temono pure a Cinisello Balsamo, ma anche l’alleata che ciascuna apparente rivale sogna: tanto che, nonostante sia uno dei personaggi più spregevoli della televisione recente, facciamo tutti il tifo per lei dal primo momento in cui è in scena. Nicole “Come Regge Lei I Primi Piani Nessuna Mai” Kidman è la moglie abusata, o forse è ben consapevole dell’abuso, o forse tutto è più complicato di così e se le cose non sono didascaliche allora oggi è colpa degli sceneggiatori, mica del pubblico che ha perso la comprensione delle sfumature. Laura Dern, quella col nome più bello di tutti (Renata), dà fuori di matto perché le altre mamme boicottano la festicciola (si fa per dire) della figlia con la mossa più spietata di tutte: non ti mandiamo i nostri figli, figli ormai ridotti a merce di scambio, a strumento per dire in società che cosa siamo, e come, cambia tutto se compri il saccottino del Mulino Bianco, se li iscrivi a ginnastica artistica e non a danza, se fanno il balletto di Rovazzi. Il bello è che gli uomini non stanno a guardare, sono solo apparentemente abbozzati, Kelley non corre certo il rischio di lasciarli a margine poiché trattasi di “una serie di donne”. Di solito, in quei casi, gli unici che meritano un trattamento equo sono i personaggi di maschi omosessuali (sindrome commesso di Commesse, il solo uomo sviluppato al pari di Sabrina Ferilli e Nancy Brilli). C’è anche la colonna sonora che vorremmo per musicare le nostre vite, a cominciare da “Cold Little Heart” di Michael Kiwanuka sui titoli di testa. E c’è la mossa-capolavoro definitiva, per convincerci che non solo questi bianchi milionari hanno gli stessi problemi nostri: quei problemi li troviamo bellissimi, perché non sono mai stati così ben scenografati. Lo chiamano “real estate porn” (traducendo malamente: porno immobiliare), e questa è la serie regina a tale proposito. Le ville pazzesche di Monterey, California, dove vivono le protagoniste (nella realtà stanno a Malibu) sono gli specchi lucidati da litri di Vetril dietro cui vorremmo nasconderci tutti noi. Invece tra poco Big Little Lies finirà, e noi torneremo alle nostre povere vite, a litigare per la merenda senza glutine dei bambini e a tradire nelle squallide stanze dei motel vista tangenziale". (Mattia Carzaniga)

venerdì 17 marzo 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
In "Big Little Lies" viaggio nell'abisso dell'inganno

"Meno male che la serialità americana era finita, vittima dell'inflazione, ormai in piena crisi creativa e con forti segnali di stanchezza. Meno male che bisognava tornare alla pagina scritta... Poi arriva «Big Little Lies», non più casalinghe ma milionarie disperate, non più i sobborghi residenziali di Wisteria Lane ma l'assolata e snob Monterey, in California, un paesaggio che sembra nascere dalle dismisure sociali di chi lo abita, dai loro eccessi formali di donne che appartengono all'uppermiddle-class (Sky Atlantic, mercoledì, ore 21.15). La serie Hbo è tratta dall'omonimo romanzo di Liane Moriarty ed è stata ideata dal grande David E. Kelly (quello di «The Practice», «Ally McBeal», «LA Law»...). Tutto prende le mosse da un omicidio che si consuma durante una festa e in parallelo alla storia principale (tre amiche e madri alle prese con la vita privata e professionale) ci sono i flashforward degli interrogatori della polizia che commentano l'accaduto, quasi a rappresentare un coro da tragedia. Un coro di malignità, di invidie, di bugie, appunto. Reese Witherspoon interpreta Madeline Martha Mckenzie, ricca ma con problemi con i figli e il giovane secondo marito; Nicole Kidman è la sua amica Celeste Wright, apparentemente ben sposata e felice; e Jane Chapman è una madre single, appena arrivata in città, un elemento di disturbo, visto che il figlioletto Ziggy viene accusato di aver voluto strozzare una compagna di scuola. Ci saranno svolte inaspettate lungo il cammino ma intanto, dalle prime puntate siamo invischiati in un caotico puzzle culturale, fatto di affermazioni sociali e illusioni emotive, di paradossi e ripugnanze. Il pregio maggiore di «Big Little Lies» consiste nel tratteggiare un affresco psicologico di grande complessità capace di squarciare il lusso esibito, le ville sul mare, le famiglie da sogno per sondare l'abisso di chi, ingannato, si rallegra mestamente dell'inganno". (Aldo Grasso)

mercoledì 15 marzo 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL - Magazine de Il Sole 24 ore
Ecco perché "Big Little Lies" è la serie dell'anno
"Big Little Lies è come l’incidente sulla carreggiata opposta: sei sempre lì a guardarlo ma non sai perché. A ben vedere motivi ce ne sarebbero eccome, a cominciare dal livello interpretativo di un cast notevole. C’è un’intensa Nicole Kidman, madre di gemellini-Ken e moglie sbertucciata di banchiere milionario nonché formidabile performer a chiamata su Skype; un’ancor più formidabile Reese Witherspoon nella parte del personaggio che più di tutti lombrosianamente pare assomigliarle, una grintosa piccoletta dai desideri più grandi – e sconci – della propria estensione alare, un’instancabile parlatrice a tacco dodici diurno, una madre apprensiva, una moglie così. Sono madri anche la terza e quarta protagoniste femminili: la milionaria Renata (pronuncia “r’na’duu”), appena entrata nel board di PayPal e fiera proprietaria di casa scarfaceiana vista oceano e – qui un po’ meno fiera – di marito barbudo mezzo scemo del tipo che fuma di nascosto un tiro di sigaretta all’anno e si fa pure beccare; e Jane, la madre “chi vive in baracca”, costretta a tirar su da sola un ragazzetto dal volto ceruleo di nome Ziggy. Sono tutte madri perché la miniserie – sette puntate in onda su Hbo a partire dal 19 febbraio e su Sky Atlantic dal 15 marzo – si sviluppa intorno a una scuola elementare fighetta di Monterey, la prima capitale della California, già in stato di semi-abbandono negli anni 90 prima che i denari della Silicon Valley la ripopolassero ai principi del millennio. La vicenda – che è poi tratta dall’omonimo romanzo aussie di Liane Moriarty, adattato per la tv da quel David E. Kelley già ampiamente raccontato su queste pagine a partire dal recente Goliath in giù (The Practice, Ally McBeal, LA Law) – dipana da qui, dalla classe dei bimbi, per poi allargare a comprendere tutto un insieme di insta-classics montereyani: i grandi terrazzamenti privati sull’onda del Pacifico che si infrange un metro sotto, il bar sul molo per i discorsi tra ragazze post liberazione da pargolo, i capienti Suv molto ben assettati aerodinamicamente che accarezzano le curve a picco sulla scogliera che proprio qui comincia quell’increspatura che sublimerà nel resto del Pacific Northwest. C’è chi ci ha visto anche altri tic ricorrenti: il fiorire della domotica, una musica generalmente superlativa – a partire dalla sigla dove suona quel capolavoro assoluto che è Cold Little Heart di Michael Kiwanuka – e la messa in Costituzione via Kravitz (nel senso di Zoe) dell’organic/yoga/sensitive/strong moral compass. A frazionare periodicamente la pace visiva e sonora spuntano flashforward polizieschi che ci annunciano lo snodo della storia: qualcuno morirà, e sarà per via violenta. A questo punto parte il toto-truffa del chi-è-chi (truffa perché se si legge il libro eccetera), ma non è una roba trascendentale. Cioè interessa, sì, ma fino a un certo punto. Lo spettatore non fremerà dal desiderio di conoscere il tragico accadimento, tutt’altro. Infatti, lo spettatore si sorprenderà di quanto poco gli interessi chi vada giù dalla scogliera preso com’è dalle movimentate – seppur in fondo immobili – vicende di quest’America ultraliberal di servizio, che nella sfera pubblica ha fatto il proprio dovere votando come si conviene alle ultime presidenziali ma che sa perfettamente che le regole del gioco sono cambiate, e che tutto il meglio va trattenuto a sé, nell’interiorità, tra la villa e il mare".

mercoledì 26 novembre 2014

sabato 16 febbraio 2013

NEWS - Ultima ora, clamoroso al Cibali! Sarah Michelle Gellar nella nuova sit-com di David E. Kelley con Robin Williams



Articolo tratto da Deadline.com

Buffy The Vampire Slayer alumna Sarah Michelle Gellar has been tapped as the female lead opposite Robin Williams in David E. Kelley’s CBS comedy pilot Crazy Ones. Written/exec produced by Kelley and directed/exec produced by Jason Winer, Crazy Ones is set in the world of advertising and stars Williams as Simon (Williams), the brilliant head of an ad agency working alongside his daughter Sydney (Gellar), the agency’s creative director. 20th Century TV is producing.
Gellar was recently attached to a 20th TV comedy spec, and I hear that the studio wanted to stay in business with her after that spec didn’t go. This marks the first live-action comedy series gig for Gellar, who starred in the CW drama Ringer last season. She is repped by ICM Partners and Brillstein Entertainment.

sabato 2 aprile 2011

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - I nuovi telefilm, tra fantasy e passato in attesa del futuro
La crisi sembra alle spalle ma le idee latitano ancora. Si potrebbe riassumere così lo scenario prossimo venturo dei telefilm a “stelle e strisce” che invaderanno a breve i teleschermi d’Oltreoceano. Il contraccolpo provocato dalle scarse risorse finanziarie sembra superato da almeno due tra i quattro grandi network generalisti: ABC e NBC rialzano la testa investendo in pilot senza apparenti limiti di budget. Il ritorno al sovrannaturale e al fantasy da un lato, nonché la riscoperta (e la rilettura) del passato alla “Mad Men” dall’altro, uniti all’archiviazione – in attesa di nuova linfa – dei grandi filoni “sempreverdi” come il medico e il poliziesco, sembrano i capisaldi della new wave telefilmica americana che non disdegna di far scendere in campo le grandi firme del genere. David E. Kelley ha ricevuto il via libera per rivedere in scena “Wonder Woman” (NBC); Marc Cherry curerà per ABC “Halleluija”, in cui un misterioso straniero sconvolge la vita di una tranquilla ciitadina del Sud; sempre per ABC, Shonda Rhimes è stata chiamata ad abbandonare il medical per vergare il legale “In Crisis”; Tim Kring è pronto a lanciare per Fox “Touch”, sulle vicende di un bambino autistico con abilità “ai confini della realtà”; “Smash” (NBC), con Debra Messing nel ruolo di una sceneggiatrice di Broadway, deriva da un’idea di Steven Spielberg; Michael Patrick King firmerà addirittura due nuovi progetti, “A Mann’s World” (NBC) su un parrucchiere dello show-business e la sit-com al femminile “Two Broke Girls” (CBS). Le donne del resto fanno la parte delle leonesse seriali da tempo e dominano dal già provocatorio (almeno dal titolo) “Don’t Trust the Bitch in Apt. 23” (ABC) – storia di una ragazza di provincia che si ritrova a condividere una stanza in città con una coetanea dai facili costumi – al già etichettato “remake di ‘Tre cuori in affitto’” qual è “Chicks and Dicks” (Fox), sulla convivenza di una ragazza appena sfidanzata (Zooey Deschanel è stata contattata per la parte) con tre maschi dagli ormoni a mille. Il filone “flashback” è garantito dall’atteso “Pan Am” (ABC), ambientato nei primi anni ’60 tra piloti e hostess della popolare compagnia aerea, e dal giallo “Poe” (sempre ABC), in cui Edgar Allan Poe indaga su casi avvenuti nella Boston del 1840; NBC fa coppia con una serie western intitolata provvisoriamente “Reconstruction” e una drammatica nei primi anni ’60 ambientata nientemeno che al Playboy Club di Chicago. Il filone sci-fi riecheggia nel segno dei figli di (JJ) Abrams. Kurtzman e Orci seguiranno “Locke and Key” (Fox) su una magione del New England che ospita una terrificante creatura; Edward Kitsis e Adam Horowitz – anch’essi ex “Lost” – cureranno per ABC “Once upon a time”, in cui una donna scopre che le fiabe possono aiutarla a chiudere a chiave i propri scheletri nell’armadio. Altri titoli “super naturali” sono “Grimm” (NBC) – un uomo si trova a combattere con i personaggi che prendono vita dalle storie dei fratelli Grimm – e “The Awakening” (CW), l’accattivante post-“Walking Dead” in cui due sorelle si ritrovano su opposte barricate in una nuova era zombie. Per chi vuol rimanere vivo ridendo di testa, occhio a “Smothered” e “Work it”, firmate per ABC da Ted Reich e Andrew Cohen, già dietro le quinte di “Friends”. Nuova tendenza (tutto il mondo è paese): gli uomini non sono mai stati trattati così male. Il sesso (ex?) forte sarà messo alla berlina da “The Last Day of Man” e “Man Up” (entrambi ABC: due titoli, un programma!), “My Life as an Experiment” (NBC) e dal nuovo progetto, ancora senza titolo, di Rob Schneider. Roba da scendere in piazza a protestare a colpi di bunga-bunga!
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su Telefilm Magazine di Marzo)

martedì 22 marzo 2011


NEWS - Wonder Woman, si cambi! Svolta femminista? Adrianne Palicki appende gli shorts al chiodo e indossa fuseaux di pelle...

Notizia tratta da Corriere.it

Pantaloni di pelle blu invece degli "shorts", stivali blu invece che rossi, alla cinta il suo "lazo della verità": ecco come sarà la nuova Wonder Woman televisiva. La foto della bella Adrianne Palicki, prossimo volto tv della super-eroina Dc Comics, è stata diffusa dal produttore esecutivo dell'episodio pilota della serie, David E. Kelley (già produttore di altre serie quali "Boston Legal" e "Ally McBeal"). La Palicki, che ha avuto ruoli in diversi altri prodotti tv d'oltreoceano (da "Supernatural" a "Friday Night Lights"), sarà la principessa amazzone nel remake della celebre serie anni Settanta interpretata da Lynda Carter. Il costume è stato rivisto e aggiornato. La differenza più vistosa con quello indossato nel corso delle tre stagioni tv dalla Carter è nei pantaloni, che prendono il posto degli shorts della serie classica. La Palicki nella nuova serie avrà anche tre diverse identità: oltre a Wonder Woman, sarà anche Diana Themyscira, miliardaria presidentessa delle Themyscira Industries, e la timida Diana Prince, alter ego segreto della super-eroina.

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