NEWS - Forever "Breaking Bad"! A New York sorgerà il bar di Walter White, mentre parte "l'esperienza virtuale" da Playstation firmata dall'ideatore Vince Gilligan
News tratte da "CoolMaterial" e "Variety"
Breaking Bad was a great show, but it ended up inspiring some behavior that isn’t quite on the right side of the law. For fans of the show who didn’t feel like taking up hard drug use, but still want some kind of intoxication at the hands of Walter White, get yourselves to New York this summer. The ABQ cocktail bar is coming to the Big Apple and it’s directly inspired by Heisenberg’s first meth cooking venue. The RV bar is already extremely popular in its native London, and nearly 1,500 people have signed up for the New York pop up. Inside, bartenders in yellow hazmat suits mix drinks using molecular mixology methods, including Saul’s C2H6O, a nitrogen cavitation cocktail. The RV’s location hasn’t been picked yet, but a few locations in Brooklyn seem most likely. If you’re lucky enough to get on the list, expect to pay $45 for two hours and three cocktails.
The saga of Walter White may not be over just yet. Vince Gilligan, creator of “Breaking Bad,” is teaming with Sony’s PlayStation division to create a non-game, virtual reality experience based on the iconic show. Details on the project are still scarce. Sony won’t discuss which talent are attached to the experience, won’t say whether it will be episodic or a one-off or give a firm launch window (other than confirming it won’t release this year). While it’s still in the early stages, though, Gilligan is reportedly eager to explore storytelling in VR. “We set up a day at our campus where we brought seven of the best show runners [Sony Pictures Television] work with, like David Shore of ‘The Blacklist’ and Ron Moore, who did ‘Battlestar Galactica,’ Vince and some other folks,” says Andrew House, global chief executive of Sony Interactive Entertainment, the company’s video game division. “And they just played around with VR. Several of them were intrigued, but Vince was the one who said, ‘I really want to do something with this. I want to experiment with this.'” Because production tools for live-action 360 video are still primitive, the experience will be assembled using computer graphics and Sony’s game team will work with Gilligan to realize his vision. Sony Interactive Entertainment has increasingly been exploring areas beyond video games to expand its reach. In 2015, the division and Sony Pictures Television teamed to create “Powers,” an adaptation of the popular comic book and the first scripted PlayStation original program. The show ran for two seasons. (Sony cancelled it on Aug. 3, 2016.) The unit also oversees PlayStation Vue, an over-the-top streaming service that House says has the highest retention rate of any network service offerings (including PlayStation Plus, and PlayStation Music). While House declined to give subscription numbers, he did say PlayStation Vue now has more users on non-PlayStation devices than on the gaming console. And monthly viewership among 18-34 year olds is 140 hours, roughly twice the national average for that demographic. With collaborations like the one with Gilligan, it’s hoping to push virtual reality to that same level of public appeal. “I think [this] could be another interesting way to see how VR can drive towards the mainstream,” says House.
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martedì 6 giugno 2017
martedì 28 giugno 2016
NEWS - Netflix, e voi che abbonati siete? Ingordi o sommelier? Analizzate le abitudini degli utenti streaming: i generi horror, action, thriller e scifi consumati prima di drama e sit-com
Articolo tratto da "Corriere Economia"
Si sa, lo streaming ha cambiato il modo in cui guardiamo le serie tv, svelando un pianeta di ghiottoni. II binge watching—la grande abbuffata— è stile di vita e malattia del nostro tempo. Liberi da spot pubblicitari e orari prefissati, ingurgitiamo un episodio dopo l'altro dei nostri programmi preferiti. Ma sarà proprio così? Secondo un nuovo studio di Netflix, che per sette mesi ha analizzato le abitudini degli utenti di oltre 190 Paesi su più di 100 serie, in corso o già concluse, se in generale gli spettatori finiscono una stagione entro una settimana, non tutte le serie sono consumate allo stesso modo. Alcune vengono divorate, altre «assaporate», cioè fruite un po' più lentamente. È la differenza tra chi fa streaming per più di due ore a volta e chi per meno: la cosiddetta «binge scale» di Netflix. «In passato ci limitavamo a sottolineare il fenomeno binge watching — spiega Cindy Holland, vice president contenuti originali dell'azienda guidata da Reed Hastings, che ad aprile contava nel mondo oltre 81 milioni di utenti —. Oggi lo svisceriamo». Scoprendo che gli spettatori consumano più velocemente serie d'azione, fantascienza, horror e thriller, mentre impiegano più tempo per drammi politici e commedie più sofisticate. Smodati, sì, insomma, ma non indistintamente. È questione di genere. C'è l'ingordo velocissimo, insaziabile. Che finisce una stagione in quattro giorni, guardandone due ore e mezza a volta. È l'utente di Breaking Bad, The Walking Dead, American Horror Story e Sons of Anarchy. Serie, cioè, che vanno dritte alla pancia, che non devi rifletterci troppo. C'é poi il famelico abbastanza smanioso, che di giorni ce ne mette cinque, per circa due ore al di. E quello che ama le commedie drammatiche, i polizieschi psicologici e serie di supereroi. Fargo, The Blacklist, Orange Is the New Black, ma anche Bloodline, Grace e Frankie e Jessica Jones. E cë infine il vorace riflessivo, che impiega sei giorni a completare una stagione e fa streaming per un'ora e 45 minuti a volta. Preferisce le serie politiche, le commedie più irriverenti, il dramma storico. E quindi Mad Men, Arrested Development, House of Cards, così come The Americans, Homeland e The Good Wife. Netflix tiene a sottolineare come «assaporare» una serie non vuol dire che questa abbia meno successo. Piuttosto, che l'utente abbia bisogno di più tempo per digerire ogni episodio. È il caso di commedie alternative con battute a ripetizione come Unbreakable Kimmy Schmidt, di serie di commento sociale, narrative complesse come House of Cards e Narcos. Emozioni profonde, personaggi sfaccettati. E certo, non tutti credono alla validità del modello binge. I network tradizionali tirano acqua a casa propria sostenendo che sia la messa in onda di settimana in settimana a tener più viva la conversazione culturale, e quindi l'interesse, su una serie. Netflix rilancia, osservando che un utente consuma le successive stagioni di una serie ancora più velocemente della prima. Se invece volete sapere quale sia quella meno divorata in assoluto, è presto detto. L'animata BoJack Horseman, black comedy con le voci di Will Arnett, Alison Brie e Amy Sedaris. Perché se il binge watching è il «new normal», entrare nella testa di un cavallo depresso e alcolizzato, pur se a cartoni, è ancora impresa cui accostarsi poco a poco.
Articolo tratto da "Corriere Economia"
Si sa, lo streaming ha cambiato il modo in cui guardiamo le serie tv, svelando un pianeta di ghiottoni. II binge watching—la grande abbuffata— è stile di vita e malattia del nostro tempo. Liberi da spot pubblicitari e orari prefissati, ingurgitiamo un episodio dopo l'altro dei nostri programmi preferiti. Ma sarà proprio così? Secondo un nuovo studio di Netflix, che per sette mesi ha analizzato le abitudini degli utenti di oltre 190 Paesi su più di 100 serie, in corso o già concluse, se in generale gli spettatori finiscono una stagione entro una settimana, non tutte le serie sono consumate allo stesso modo. Alcune vengono divorate, altre «assaporate», cioè fruite un po' più lentamente. È la differenza tra chi fa streaming per più di due ore a volta e chi per meno: la cosiddetta «binge scale» di Netflix. «In passato ci limitavamo a sottolineare il fenomeno binge watching — spiega Cindy Holland, vice president contenuti originali dell'azienda guidata da Reed Hastings, che ad aprile contava nel mondo oltre 81 milioni di utenti —. Oggi lo svisceriamo». Scoprendo che gli spettatori consumano più velocemente serie d'azione, fantascienza, horror e thriller, mentre impiegano più tempo per drammi politici e commedie più sofisticate. Smodati, sì, insomma, ma non indistintamente. È questione di genere. C'è l'ingordo velocissimo, insaziabile. Che finisce una stagione in quattro giorni, guardandone due ore e mezza a volta. È l'utente di Breaking Bad, The Walking Dead, American Horror Story e Sons of Anarchy. Serie, cioè, che vanno dritte alla pancia, che non devi rifletterci troppo. C'é poi il famelico abbastanza smanioso, che di giorni ce ne mette cinque, per circa due ore al di. E quello che ama le commedie drammatiche, i polizieschi psicologici e serie di supereroi. Fargo, The Blacklist, Orange Is the New Black, ma anche Bloodline, Grace e Frankie e Jessica Jones. E cë infine il vorace riflessivo, che impiega sei giorni a completare una stagione e fa streaming per un'ora e 45 minuti a volta. Preferisce le serie politiche, le commedie più irriverenti, il dramma storico. E quindi Mad Men, Arrested Development, House of Cards, così come The Americans, Homeland e The Good Wife. Netflix tiene a sottolineare come «assaporare» una serie non vuol dire che questa abbia meno successo. Piuttosto, che l'utente abbia bisogno di più tempo per digerire ogni episodio. È il caso di commedie alternative con battute a ripetizione come Unbreakable Kimmy Schmidt, di serie di commento sociale, narrative complesse come House of Cards e Narcos. Emozioni profonde, personaggi sfaccettati. E certo, non tutti credono alla validità del modello binge. I network tradizionali tirano acqua a casa propria sostenendo che sia la messa in onda di settimana in settimana a tener più viva la conversazione culturale, e quindi l'interesse, su una serie. Netflix rilancia, osservando che un utente consuma le successive stagioni di una serie ancora più velocemente della prima. Se invece volete sapere quale sia quella meno divorata in assoluto, è presto detto. L'animata BoJack Horseman, black comedy con le voci di Will Arnett, Alison Brie e Amy Sedaris. Perché se il binge watching è il «new normal», entrare nella testa di un cavallo depresso e alcolizzato, pur se a cartoni, è ancora impresa cui accostarsi poco a poco.
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venerdì 10 giugno 2016
Articolo di Alessandro Gnocchi su "Il Giornale"
Notte tra lunedì e martedì, ore 24 e 30 circa. Gli insonni che hanno aperto l'applicazione di Netflix, la TV in streaming (visibile con abbonamento su computer, smartphone, tablet) si sono trovati davanti al paese di Bengodi. Nella schermata iniziale ecco apparire come per incanto una raffica delle migliori serie TV attualmente trasmesse da altre piattaforme. Si sarà chiesto il cliente assonnato di Netflix: sogno o son desto? Era desto. E ha potuto aggiungere alla propria playlist: Aquarius, American Horror Story, The Walking Dead, Homeland, Falling Skies, Blacklist, House of Cards, Teen Wolf. II meglio del meglio, del passato e del presente. Tutte serie oggi in onda su Sky, specie sui canali Fox, con un notevole gradimento del pubblico. Ma c'erano anche le novità originali ed esclusive di Netflix, non ancora diffuse come, ad esempio, la seconda stagione integrale di Dal tramonto all'alba, la serie d'ispirazione tarantinesca realizzata da Robert Rodriguez, già destinata al mercato italiano, ma non ancora uscita. Roba da stare svegli una settimana di fila per vedere almeno l'«indispensabile». Finito il quale ci sarebbero comunque le centinaia di film anch'essi apparsi nella notte magica. Pellicole non disponibili per l'utente italiano, spesso in lingua originale. Insomma, deve essere successo qualcosa forse per errore è finito on line il catalogo delle novità insieme a «brandelli» di quello americano. Torniamo alle serie: tutte le stagioni in lingua italiana, con riassunti puntata per puntata. Dopo circa un'ora di ricerche, gli insonni, ormai elettrizzati, avranno magari deciso di guardarsi le ultime tre stagioni di Falling Skies, iniziando subito e prendendo un paio di giorni di ferie. Un po' di fantascienza, prodotta da Steven Spielberg, sembrava adatta dopo la scoperta stellare. Pronti, via. Netflix si arena. Compare il messa o: il contenuto al momento non è disponibile, riprova più tardi o scegline un altro. Sotto un codice numerico che segnala problemi di accesso all'archivio. Chiudere o non chiudere? Cancellare e ricaricare l'applicazione o riprovare nella speranza che si sblocchi? Nell'incertezza, si chiude, si disinstalla, si riparte. Alla riapertura, è svanito l'incantesimo. Eccoci di nuovo di fronte al solito Netflix italiano, con i consueti contenuti. Quelli nuovi, che avevano fatto esultare gli utenti, sono scomparsi. Evaporati, anzi: rinchiusi, nei meandri dell'archivio inaccessibile. Non resta che andare a dormire colmi di rammarico. A questo punto, però, la mattina seguente, viene la curiosità. Di preciso, perché Netflix ha pronta per la pubblicazione metà catalogo delle serie TV in onda su Sky, la metà interessante, tra l'altro? Cosa bolle in pentola? La spiegazione tecnica sta nel fatto che nell'archivio di altri Paesi quelle serie sono disponibili e sono già predisposte in diverse lingue, italiano incluso, sottotitolate o meno. Ma quello apparso nella notte magica si direbbe, almeno in parte, proprio l'archivio italiano, come lascia supporre la presenza degli originali Netflix non ancora rilasciati (neppure altrove) ma già annunciati nel nostro Paese. Interpellati i responsabili di Netflix in Europa rispondono di «non aver riscontrato particolari anomalie» e che comunque queste serie potranno essere visibili in Italia quando saranno ridiscussi i diritti di trasmissione di ognuna. Del resto è un periodo di riposizionamento, alleanze, fusioni e innovazioni tecnologiche, come spiega l'altro articolo in questa pagina. E se gli insonni avessero assistito per errore al primo capitolo della futura guerra per la Tv in streaming, che si combatterà proprio sulle serie? Ci vorrebbe un mago per saperlo. Oppure un errore notturno.
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giovedì 4 settembre 2014
NEWS - Netflix Bat-te le mani! Acquistati i diritti di "Gotham" 1 e 2 (la seconda in preview?). Confermato il nuovo corso "strips" del marchio che ha lanciato "House of Cards" e "OITNB"
Articolo tratto da Deadline.com
"In what is believed to be the first SVOD deal for a broadcast series made before its premiere, Netflix has reached an agreement with Warner Bros. Worldwide Television Distribution for the upcoming Fox drama series Gotham. Under the pact, Netflix will become the exclusive subscription video on demand home of the Warner Bros. TV-produced Batman prequel in the U.S. as well as in each of the territories in which the streaming network operates and select other territories in which it plans to launch services. Each season of the series will be available to Netflix members following their broadcast run. In the U.S. that is expected to be in September 2015, coinciding with the potential Season 2 premiere. Noone is discussing figures, but I hear the deal is worth about $1.75 million an episode. The unprecedented deal was put in motion shortly after the Gotham pilot had a great reception at the L.A. international screenings in May. I hear Netflix approached WBWTD about a pact that would cover multiple territories. That was a very tricky proposition as WBWTD has different agreements in each country, with the terms of the output deals, including holdback rights against SVOD releases, varying from territory to territory. After laying the groundwork country by country, the two sides have been able to clear the show in all Netflix markets around the world. The pact builds on Warner Bros.’ existing relationship with Netflix, which includes another precedent-setting pact that covers all CW series. The Gotham deals comes on the heels of Netflix nabbing Sony TV-produced hit NBC drama The Blacklist for $2 million an episode. Sony also made a deal similar to the Gotham one for its upcoming Breaking Bad prequel, Better Call Saul, which airs on cable on AMC. In it, Netflix gets first window in territories outside of the U.S.
Premiering on September 22 on Fox in the US, Gotham draws on the origin story of Batman, taking place in Gotham City as young Detective (and future Commissioner) James Gordon and the recently orphaned Bruce Wayne meet in the troubled days before the arrival of the Dark Knight. The series follows Gordon’s rise from rookie detective to Police Commissioner as he navigates the layers of corruption that secretly rule Gotham City. The cast includes Ben McKenzie, Donal Logue, Jada Pinkett Smith and Sean Pertwee. “Gotham is the most anticipated new series of the fall season and we are thrilled to offer it to our members around the world,” said Ted Sarandos, Chief Content Officer at Netflix. “The Batman origin story is sure to have massive global appeal so it is fitting that, along with Warner Television, we have created a new model for distributing a show that international and domestic audiences will love.
Per leggere le altre serie tv tratte dai fumetti in arrivo su Netflix leggi QUI.
Articolo tratto da Deadline.com
"In what is believed to be the first SVOD deal for a broadcast series made before its premiere, Netflix has reached an agreement with Warner Bros. Worldwide Television Distribution for the upcoming Fox drama series Gotham. Under the pact, Netflix will become the exclusive subscription video on demand home of the Warner Bros. TV-produced Batman prequel in the U.S. as well as in each of the territories in which the streaming network operates and select other territories in which it plans to launch services. Each season of the series will be available to Netflix members following their broadcast run. In the U.S. that is expected to be in September 2015, coinciding with the potential Season 2 premiere. Noone is discussing figures, but I hear the deal is worth about $1.75 million an episode. The unprecedented deal was put in motion shortly after the Gotham pilot had a great reception at the L.A. international screenings in May. I hear Netflix approached WBWTD about a pact that would cover multiple territories. That was a very tricky proposition as WBWTD has different agreements in each country, with the terms of the output deals, including holdback rights against SVOD releases, varying from territory to territory. After laying the groundwork country by country, the two sides have been able to clear the show in all Netflix markets around the world. The pact builds on Warner Bros.’ existing relationship with Netflix, which includes another precedent-setting pact that covers all CW series. The Gotham deals comes on the heels of Netflix nabbing Sony TV-produced hit NBC drama The Blacklist for $2 million an episode. Sony also made a deal similar to the Gotham one for its upcoming Breaking Bad prequel, Better Call Saul, which airs on cable on AMC. In it, Netflix gets first window in territories outside of the U.S.
Premiering on September 22 on Fox in the US, Gotham draws on the origin story of Batman, taking place in Gotham City as young Detective (and future Commissioner) James Gordon and the recently orphaned Bruce Wayne meet in the troubled days before the arrival of the Dark Knight. The series follows Gordon’s rise from rookie detective to Police Commissioner as he navigates the layers of corruption that secretly rule Gotham City. The cast includes Ben McKenzie, Donal Logue, Jada Pinkett Smith and Sean Pertwee. “Gotham is the most anticipated new series of the fall season and we are thrilled to offer it to our members around the world,” said Ted Sarandos, Chief Content Officer at Netflix. “The Batman origin story is sure to have massive global appeal so it is fitting that, along with Warner Television, we have created a new model for distributing a show that international and domestic audiences will love.
Per leggere le altre serie tv tratte dai fumetti in arrivo su Netflix leggi QUI.
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mercoledì 28 maggio 2014
NEWS - C'è poco da ridere! La prossima stagione sarà all'insegna del drama (meno sit-com per tutti)
Articolo di Brian Lowry per "Variety"
Desperate times call for desperate scheduling. And in the case of network comedy, that means breaking with longstanding traditions in seeking to invigorate a signature TV genre that is struggling mightily to find its place in the DVR age. The upcoming 2014-15 season was unveiled during last week’s network upfront presentations, coming on the heels of a year where much pre-season buzz surrounded a glut of high-profile comedies and big names — Michael J. Fox! Robin Williams! — gracing TV with their presence. Many critics glommed onto new shows with “Comedy’s back” abandon, enthusing over half-hours like “Enlisted,” “The Crazy Ones,” “Brooklyn Nine-Nine” and “About a Boy.”
While the last two will be back, the pile-up of canceled comedies resembled the carnage in a summer blockbuster. NBC finally got around to pulling the plug on “Community,” and announced a closing run of “Parks and Recreation,” shows whose media footprint always far surpassed their Nielsen resumes.
The real jaw-dropping takeaway from the aggregated lineups, however, is how decades of tradition were discarded, largely because the challenge in launching new comedies has become so formidable.
Toward that end, NBC will shift a drama, “The Blacklist,” to anchor its Thursday lineup at midseason, and kick off the fall with reality competition “The Biggest Loser” in the 8 p.m. hour — the first time the Peacock will be comedy-free to open the night in more than three decades. (NBC did move “The Apprentice” into its 9 p.m. slot during Jeff Zucker’s tenure, generally seen as a Hail Mary pass after years of squandered sitcom development.)
Fox, meanwhile, will break up its longtime Animation Domination block, pairing “The Simpsons” and “Family Guy” on Sunday with two live-action sitcoms, “Brooklyn Nine-Nine” and the new “Mulaney,” respectively.
CBS felt compelled to shrink its comedy footprint by an hour, and thanks to its acquisition of Thursday-night football, will get through a chunk of the fall airing only two sitcoms.
During his network’s upfront, ABC entertainment chief Paul Lee described passion as a must-have ingredient for program survival in the modern age, saying of successful shows, “It’s about what you love — what you seek out.”
Sitcoms have still managed to form love connections. But with a few ostentatious exceptions — CBS’ “The Big Bang Theory” and to a lesser degree ABC’s “Modern Family” — those bonds have been with smaller audiences, to whom such shows can speak in a more particular way. Other than those Emmy-nominated network hits, the roster of cable award contenders, like “Girls,” “Veep” and “Louie,” draw crowds that would get them canceled between the first and second commercial breaks by any broadcaster.
Echoing Lee, Fox counterpart Kevin Reilly discussed the need for new shows to make noise in order to get noticed. But comedies generally struggle to conjure the kind of noise-making concepts that dramas or reality shows can, which is why new sitcoms have traditionally relied on an existing hit to help lead people into the tent. “Strong lead-ins still matter,” CBS entertainment president Nina Tassler says.
In success, of course, there’s still nothing quite so lucrative as a wildly popular comedy — and even in this day and age, “Big Bang” is a supernova of profits for Warner Bros. Television.
Amid the din of channels crying for attention, however, the sound emanating from such hits, along with the experience of widely shared laughter, looks to be slowly but steadily fading. And if that trend can’t be reversed, sitcoms as a genre could really be the biggest loser.
Articolo di Brian Lowry per "Variety"
Desperate times call for desperate scheduling. And in the case of network comedy, that means breaking with longstanding traditions in seeking to invigorate a signature TV genre that is struggling mightily to find its place in the DVR age. The upcoming 2014-15 season was unveiled during last week’s network upfront presentations, coming on the heels of a year where much pre-season buzz surrounded a glut of high-profile comedies and big names — Michael J. Fox! Robin Williams! — gracing TV with their presence. Many critics glommed onto new shows with “Comedy’s back” abandon, enthusing over half-hours like “Enlisted,” “The Crazy Ones,” “Brooklyn Nine-Nine” and “About a Boy.”
While the last two will be back, the pile-up of canceled comedies resembled the carnage in a summer blockbuster. NBC finally got around to pulling the plug on “Community,” and announced a closing run of “Parks and Recreation,” shows whose media footprint always far surpassed their Nielsen resumes.
The real jaw-dropping takeaway from the aggregated lineups, however, is how decades of tradition were discarded, largely because the challenge in launching new comedies has become so formidable.
Toward that end, NBC will shift a drama, “The Blacklist,” to anchor its Thursday lineup at midseason, and kick off the fall with reality competition “The Biggest Loser” in the 8 p.m. hour — the first time the Peacock will be comedy-free to open the night in more than three decades. (NBC did move “The Apprentice” into its 9 p.m. slot during Jeff Zucker’s tenure, generally seen as a Hail Mary pass after years of squandered sitcom development.)
Fox, meanwhile, will break up its longtime Animation Domination block, pairing “The Simpsons” and “Family Guy” on Sunday with two live-action sitcoms, “Brooklyn Nine-Nine” and the new “Mulaney,” respectively.
CBS felt compelled to shrink its comedy footprint by an hour, and thanks to its acquisition of Thursday-night football, will get through a chunk of the fall airing only two sitcoms.
During his network’s upfront, ABC entertainment chief Paul Lee described passion as a must-have ingredient for program survival in the modern age, saying of successful shows, “It’s about what you love — what you seek out.”
Sitcoms have still managed to form love connections. But with a few ostentatious exceptions — CBS’ “The Big Bang Theory” and to a lesser degree ABC’s “Modern Family” — those bonds have been with smaller audiences, to whom such shows can speak in a more particular way. Other than those Emmy-nominated network hits, the roster of cable award contenders, like “Girls,” “Veep” and “Louie,” draw crowds that would get them canceled between the first and second commercial breaks by any broadcaster.
Echoing Lee, Fox counterpart Kevin Reilly discussed the need for new shows to make noise in order to get noticed. But comedies generally struggle to conjure the kind of noise-making concepts that dramas or reality shows can, which is why new sitcoms have traditionally relied on an existing hit to help lead people into the tent. “Strong lead-ins still matter,” CBS entertainment president Nina Tassler says.
In success, of course, there’s still nothing quite so lucrative as a wildly popular comedy — and even in this day and age, “Big Bang” is a supernova of profits for Warner Bros. Television.
Amid the din of channels crying for attention, however, the sound emanating from such hits, along with the experience of widely shared laughter, looks to be slowly but steadily fading. And if that trend can’t be reversed, sitcoms as a genre could really be the biggest loser.
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martedì 8 aprile 2014
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LINKIESTA
AAA Comedy cercasi!
"È successo en passant. Silenziosamente. Senza dichiarazioni ufficiali. La commedia, quella pura, quella (come vuole la tradizione) dal lieto fine scontato, quella che semplicemente — per dirla secondo il dizionario italiano — “muove il riso”, è morta. Caput. Fine. Lo dimostrano gli ascolti: le comedy nuove tentennano, raggiungono pochi milioni di telespettatori, hanno rating (ovvero percentuali di ascolti calcolate a seconda di fasce demografiche) ridicoli. Le uniche che sopravvivono (e lo fanno bene) sono quelle datate, come The Big Bang Theory o How I Met Your Mother. Loro sì che macinano numeri, ma la ragione va ben oltre la capacità di suscitare risate. Continuano a far sorridere (chi più e chi meno), ma lo fanno perché dopo molti anni, ci siamo affezionati ai personaggi. È dal 2008 che sogghigniamo per l'incapacità di Sheldon Cooper di accettare le convinzioni sociali: dopo 7 anni non possiamo fare a meno di trovarlo deliziosamente adorabile (perché abbiamo imparato a conoscerlo, capirlo e amarlo), ma gli spunti comici dello show sono rimasti esattamente uguali agli albori. E dalle nuove produzioni non arriva linfa vitale. Certo, Brooklyn Nine Nine ha vinto un Golden Globe, direte voi, ed è stata rinnovata per una seconda stagione. Eppure sebbene sia partita con un bacino di 6,17 milioni di telespettatori, la comedy che strizza l'occhio a Scuola di Polizia ha concluso la prima annata registrandone 2,59 (rating del 1.1). Insomma: si può dire tutto tranne che sia uno show che fa faville. Numeri che, confrontati con i drama (anche non eclatanti) fanno ridere: un procedurale ben fatto ma senza infamia e senza lode come The Blacklist registra oltre 10 milioni di spettatori a episodio (rating intorno al 2.7), Resurrection ne fa oltre 11 milioni (3.1). Il divario è reale.
A rendere difficile la vita delle comedy, ora, ci pensa anche un quel nuovo genere battezzato con il nome di dramedy, ovvero “drama + comedy”. Perché la nuova frontiera della risata è questa: il dramma ironico, la commedia dolce-amara, nel pieno rispetto di quel filone che crede che gli ossimori in TV siano di successo. E le dramedy, nemmeno velatamente, nel gioco delle poltrone televisive, stanno accaparrando tutti quei posti destinati ai mostri sacri della risata.
L'ultimo esempio in ordine di tempo è rappresentato da Shameless U.S. Sì, avete capito bene. Shameless: la serie che racconta le vicende di papà Frank Gallagher, ubriacone di prima categoria, che a forza di whisky si è consumato il fegato e ha abbandonato a se stessa la numerose prole. Quella che segue la storia di Fiona, la sorella maggiore “responsabile” che soffoca i momenti di crisi con party a base di cocaina. Quella dove i ragazzetti vanno a scuola con i coltelli nello zaino e le quattordicenni minacciano di morte la nuova ragazza del proprio ex (che poi, a 14 anni, hanno già un ex? Basta poco per far sentire la generazione degli figli anni Ottanta/Settanta vecchia, vecchissima).
Insomma, Shameless ora è una comedy, perché è in questa categoria che lo show ha deciso di partecipare ai prossimi Emmy. Ma non è l'unica: Orange is The New Black, la pluripremiata Girls, il nuovo show di HBO Looking sono tutte produzioni che non il concetto di comedy (da un punto di vista di format e di contenuto) non vanno proprio a braccetto ma che quando devono essere premiate (o sperano di esserlo) finiscono puntualmente per optare per questa categoria. Meritando, tra l'altro, le ambite statuette. Ridere non è mai stato così difficile. Dario Fo, uno che gli stilemi comici li ha saputi inserire in tutti i suoi lavori, potrebbe dirla così: questa è l'epoca della morte accidentale della commedia. (Alessia Barbiero, 02.04.2014)
LINKIESTAAAA Comedy cercasi!
"È successo en passant. Silenziosamente. Senza dichiarazioni ufficiali. La commedia, quella pura, quella (come vuole la tradizione) dal lieto fine scontato, quella che semplicemente — per dirla secondo il dizionario italiano — “muove il riso”, è morta. Caput. Fine. Lo dimostrano gli ascolti: le comedy nuove tentennano, raggiungono pochi milioni di telespettatori, hanno rating (ovvero percentuali di ascolti calcolate a seconda di fasce demografiche) ridicoli. Le uniche che sopravvivono (e lo fanno bene) sono quelle datate, come The Big Bang Theory o How I Met Your Mother. Loro sì che macinano numeri, ma la ragione va ben oltre la capacità di suscitare risate. Continuano a far sorridere (chi più e chi meno), ma lo fanno perché dopo molti anni, ci siamo affezionati ai personaggi. È dal 2008 che sogghigniamo per l'incapacità di Sheldon Cooper di accettare le convinzioni sociali: dopo 7 anni non possiamo fare a meno di trovarlo deliziosamente adorabile (perché abbiamo imparato a conoscerlo, capirlo e amarlo), ma gli spunti comici dello show sono rimasti esattamente uguali agli albori. E dalle nuove produzioni non arriva linfa vitale. Certo, Brooklyn Nine Nine ha vinto un Golden Globe, direte voi, ed è stata rinnovata per una seconda stagione. Eppure sebbene sia partita con un bacino di 6,17 milioni di telespettatori, la comedy che strizza l'occhio a Scuola di Polizia ha concluso la prima annata registrandone 2,59 (rating del 1.1). Insomma: si può dire tutto tranne che sia uno show che fa faville. Numeri che, confrontati con i drama (anche non eclatanti) fanno ridere: un procedurale ben fatto ma senza infamia e senza lode come The Blacklist registra oltre 10 milioni di spettatori a episodio (rating intorno al 2.7), Resurrection ne fa oltre 11 milioni (3.1). Il divario è reale.
A rendere difficile la vita delle comedy, ora, ci pensa anche un quel nuovo genere battezzato con il nome di dramedy, ovvero “drama + comedy”. Perché la nuova frontiera della risata è questa: il dramma ironico, la commedia dolce-amara, nel pieno rispetto di quel filone che crede che gli ossimori in TV siano di successo. E le dramedy, nemmeno velatamente, nel gioco delle poltrone televisive, stanno accaparrando tutti quei posti destinati ai mostri sacri della risata.
L'ultimo esempio in ordine di tempo è rappresentato da Shameless U.S. Sì, avete capito bene. Shameless: la serie che racconta le vicende di papà Frank Gallagher, ubriacone di prima categoria, che a forza di whisky si è consumato il fegato e ha abbandonato a se stessa la numerose prole. Quella che segue la storia di Fiona, la sorella maggiore “responsabile” che soffoca i momenti di crisi con party a base di cocaina. Quella dove i ragazzetti vanno a scuola con i coltelli nello zaino e le quattordicenni minacciano di morte la nuova ragazza del proprio ex (che poi, a 14 anni, hanno già un ex? Basta poco per far sentire la generazione degli figli anni Ottanta/Settanta vecchia, vecchissima).
Insomma, Shameless ora è una comedy, perché è in questa categoria che lo show ha deciso di partecipare ai prossimi Emmy. Ma non è l'unica: Orange is The New Black, la pluripremiata Girls, il nuovo show di HBO Looking sono tutte produzioni che non il concetto di comedy (da un punto di vista di format e di contenuto) non vanno proprio a braccetto ma che quando devono essere premiate (o sperano di esserlo) finiscono puntualmente per optare per questa categoria. Meritando, tra l'altro, le ambite statuette. Ridere non è mai stato così difficile. Dario Fo, uno che gli stilemi comici li ha saputi inserire in tutti i suoi lavori, potrebbe dirla così: questa è l'epoca della morte accidentale della commedia. (Alessia Barbiero, 02.04.2014)
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giovedì 6 marzo 2014
NEWS - Da qui all'Infinity! Mediaset non è più sola nello streaming: arriva Sky on Demand (ex "The River")
Dallo sport ai film, dal tg alle serie tv. Sky
si prepara a lanciare la sua offerta streaming aperta a tutti, con il
nome di Sky Online. E così entro fine marzo si potrà accedere alla
programmazione del network da computer, dai tablet più venduti (Apple e
Samsung), da smart tv (i Samsung di ultima generazione), da PlayStation 3
e 4, e dall'estate anche da Xbox 360 e Xbox One. La mossa, attesa, era
inevitabile. Segue quella di Mediaset che ha appena lanciato Infinity a
9,99 euro al mese e si aggiunge agli altri servizi che nel nostro Paese
si stanno letteralmente moltiplicando. Chili Tv, Cubovision di Telecom,
Apple Tv, Play di Google, Video Unlimited di Sony, Xbox Video di
Microsoft, tanto per citare i principali. Ma soprattutto precede lo
sbarco tanto temuto di Netflix, da ottobre visibile nei Paesi Scandinavi
oltre che negli Usa e in Inghilterra, e di Amazon Video che in teoria
avrebbe dovuto aprire i battenti anche da noi già nel corso del 2013.
Conosciuto precedentemente come "River", Sky Online si basa però su un modello diverso da quello di Netflix e simili. Salvo alcune serie tv originali come House of Cards, Netflix per 9,99 euro al mese offre un catalogo di titoli on demand spesso datati. Sky Online invece è una finestra ibrida che unisce una parte della programmazione Sky ad una libreria di film e telefilm relativamente ristretta. Differente da Sky Go, destinato a chi è già cliente e che ha molti più canali, Online è fatto di pacchetti singoli mensili venduti ad un costo ancora da confermare ma che presumibilmente sarà inferiore ai 20 euro al mese. Ovvero al prezzo dell'abbonamento base da parabola. Per non cannibalizzare quello che è il business principale del network, la somma dei tre pacchetti avrà un prezzo maggiore degli equivalenti sottoscritti in maniera tradizionale. In pratica Sky Online è un modo per raggiungere quel pubblico che ogni tanto ha voglia di guardare una certa serie tv, un film o una partita di calcio, ma non intende o non ha modo di istallare una parabola.
Serie Tv. Sarà il pacchetto più vantaggioso rispetto al prezzo e consentirà di accedere in diretta alle serie trasmesse da Fox (Fox, Fox Crime, Fox Life), mentre on demand saranno a disposizione intere stagioni di telefilm americani o prodotti dalla stessa Sky. Si va da The Following, Blacklist a Walking Dead, fino a American Horror Story, Grey's Anatomy, Game of Thrones, Boardwalk Empire e (ironia della sorte, verrebbe da dire) House of Cards di Netflix. Senza dimenticare Romanzo Criminale e Faccia d'Angelo.
Dallo sport ai film, dal tg alle serie tv. Sky
si prepara a lanciare la sua offerta streaming aperta a tutti, con il
nome di Sky Online. E così entro fine marzo si potrà accedere alla
programmazione del network da computer, dai tablet più venduti (Apple e
Samsung), da smart tv (i Samsung di ultima generazione), da PlayStation 3
e 4, e dall'estate anche da Xbox 360 e Xbox One. La mossa, attesa, era
inevitabile. Segue quella di Mediaset che ha appena lanciato Infinity a
9,99 euro al mese e si aggiunge agli altri servizi che nel nostro Paese
si stanno letteralmente moltiplicando. Chili Tv, Cubovision di Telecom,
Apple Tv, Play di Google, Video Unlimited di Sony, Xbox Video di
Microsoft, tanto per citare i principali. Ma soprattutto precede lo
sbarco tanto temuto di Netflix, da ottobre visibile nei Paesi Scandinavi
oltre che negli Usa e in Inghilterra, e di Amazon Video che in teoria
avrebbe dovuto aprire i battenti anche da noi già nel corso del 2013.Conosciuto precedentemente come "River", Sky Online si basa però su un modello diverso da quello di Netflix e simili. Salvo alcune serie tv originali come House of Cards, Netflix per 9,99 euro al mese offre un catalogo di titoli on demand spesso datati. Sky Online invece è una finestra ibrida che unisce una parte della programmazione Sky ad una libreria di film e telefilm relativamente ristretta. Differente da Sky Go, destinato a chi è già cliente e che ha molti più canali, Online è fatto di pacchetti singoli mensili venduti ad un costo ancora da confermare ma che presumibilmente sarà inferiore ai 20 euro al mese. Ovvero al prezzo dell'abbonamento base da parabola. Per non cannibalizzare quello che è il business principale del network, la somma dei tre pacchetti avrà un prezzo maggiore degli equivalenti sottoscritti in maniera tradizionale. In pratica Sky Online è un modo per raggiungere quel pubblico che ogni tanto ha voglia di guardare una certa serie tv, un film o una partita di calcio, ma non intende o non ha modo di istallare una parabola.
Serie Tv. Sarà il pacchetto più vantaggioso rispetto al prezzo e consentirà di accedere in diretta alle serie trasmesse da Fox (Fox, Fox Crime, Fox Life), mentre on demand saranno a disposizione intere stagioni di telefilm americani o prodotti dalla stessa Sky. Si va da The Following, Blacklist a Walking Dead, fino a American Horror Story, Grey's Anatomy, Game of Thrones, Boardwalk Empire e (ironia della sorte, verrebbe da dire) House of Cards di Netflix. Senza dimenticare Romanzo Criminale e Faccia d'Angelo.
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martedì 10 dicembre 2013
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieriCORRIERE DELLA SERA
"The Blacklist", poco in comune con le serie raffinate
"Su Fox Crime è iniziata «The Blacklist», una serie che negli Stati Uniti ha ottenuto buoni ascolti ed è diventata uno dei casi più interessanti di quest’ultima stagione (venerdì, ore 21.00). La serie racconta di Raymond «Red» Reddington (James Spader), pericoloso ricercato dalla polizia statunitense e dall’Interpol, un cittadino americano che molti anni prima aveva fatto perdere le sue tracce, abbandonando moglie e figlia per diventare un pericoloso boss del crimine internazionale. Quando Reddington si consegna spontaneamente all’FBI e si offre di aiutare gli agenti a rintracciare e neutralizzare un elenco di terroristi che complottano contro gli USA (la «blacklist», appunto), gli interrogativi sulle sue vere intenzioni si moltiplicano. Tanto più che pone come condizione vincolante che a seguire il suo caso sia solo Elizabeth Keen, una giovane agente esperta nel tracciare i profili psicologici dei criminali, al suo primo giorno di lavoro nell’FBI (una situazione simile al Silenzio degli innocenti , ma c’è anche qualche riferimento a «Homeland» e ci sono abbondanti richiami alle atmosfere di «24»). La serie negli Usa è stata un successo di pubblico, anche se ha ben poco in comune con le serie più raffinate, che puntano tutto sulla complessità psicologica e sulla perfezione delle trame. «The Blacklist» è in fondo un tradizionale telefilm investigativo, che però mette a capo delle indagini un pericoloso criminale, un personaggio interessante: Reddington è una specie di genio del male, all’apparenza spietato, capace di manipolare a suo piacimento le personalità più deboli. Il racconto è spesso sovraccarico nei toni, persino eccessivo nel delineare buoni e cattivi, ma il tutto è impreziosito dall’eccellente prova di recitazione di James Spader (già visto in Crash e Lincoln )".
(Aldo Grasso, 09.12.2013)
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