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giovedì 8 marzo 2012

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Oltre "The Mentalist" c'è di più: Simon Baker nella commedia "I Give it a Year"
Articolo tratto da "Variety"
Simon Baker looks to have found his next project during his hiatus as "The Mentalist" star is set for the Working Title's "I Give it a Year". Rafe Spall is already attached and Dan Mazer is on board to helm from a script he wrote. The story revolves around the comedic trials and tribulations of a pair of newlyweds during their first year as a married couple. Eric Fellner and Tim Bevan are producing the project. No distributor has come on board yet. Best known for his role on CBS' "The Mentalist," the last film Baker was seen in was Lionsgate's "Margin Call".

sabato 9 ottobre 2010

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

VAMPIRO CRIPTA
La Buffy scomparsa
"Buffy scomparsa. No, non mi riferisco a 'Buffy': 6.11 Gone (Scomparsa), ma all'ennesima morbosa mania dei tiggì nostrani. Scompare una ragazza (Sara o Sarah, ogni TG la chiama a modo suo), una su migliaia che ne spariscono. Ma ai TG non interessano le statistiche o la verità in generale, interessa solo di coltivare la morbosità dei suoi spettatori, che fa tanto share. Ora a quanto pare questa ragazza era una fan di Buffy, a giudicare dal suo nickname: Sarah Buffy (ovviamente introvabile). Questo rende più partecipe il mio cuoricino di vampiro, che non batte più da secoli".
(Vampy, www.vampy.tv, 03.09.2010)

TV BLOG
Quelle mad, mad amiche mie
"Sono riuscita ad avere delle notizie da chi si occupa delle vendite dei format, che mi ha detto che ieri è arrivato un comunicato stampa di questa società che è distributrice in America di prodotti sia Mediaset che sudamericani secondo cui hanno venduto a Lionsgate, la stessa società di ‘Mad Men’ e del film ‘Crash’, il format di ‘Intelligence’ e di ‘Amiche Mie’. Poi cosa ne faranno, se ne faranno qualcosa, al momento non lo sappiamo. [...] Il produttore esecutivo è una figura che manca in Italia, perchè in Italia manca l’industria della fiction che abbia dei criteri industriali, invece qui si fa una fiction come si produce un film. Il produttore creativo è l’anello di congiunzione tra la scrittura e la produzione, le scelte creative successive, cioè dei registi, degli attori, degli scenografi piuttosto che delle musiche. E’ una figura che crea la serie, ha un’idea teorica di come dovrebbe essere, di quale dovrebbe essere l’attore per un certo ruolo, di come dovrebbero essere la regia e la musica per esprimere al meglio la potenza di quello che ha scritto, e con un insieme di figure di produzione e della rete sceglie se far parte anche successivamente anche alla possibilità di avere voce in capitolo in tutte le scelte creative. Non come in Italia, dove lo scrittore, una volta che ha scritto viene mandato a casa, e il regista stravolge la storia, il produttore rivede la trama…".
(Cristiana Farina, produttrice creativa di "Amiche mie", 02.09.2010)

CORRIERE DELLA SERA
Emmy, distanti anni luce dalla nostra tv
"Basta seguire gli Emmy Awards (in diretta su SkyUno) per provare una rabbia infinita; meglio, un misto d' invidia e d' impotenza. Per non essere lì, a Los Angeles, per non occuparsi quotidianamente di quella televisione. Intanto, già la cerimonia di premiazione è uno spettacolo che noi ci sogniamo, cui partecipano tutti i protagonisti della stagione televisiva con invenzioni, trovate (strepitosa una canzone di Bruce Springsteen interpretata secondo lo stile di «Glee»), spreco di umorismo e professionalità. Al confronto i nostri «Telegatti» o i Premi tv (ex Oscar tv) paiono feste dopolavoristiche, l' esatta espressione della nostra tv. Hanno vinto programmi come «The Pacific», la rivelazione televisiva dell' anno firmata Spielberg e Hanks, «Mad Men» (l' epopea dei pubblicitari di Madison Avenue della cui esistenza si sono accorti persino i «Cahiers du Cinéma») impostosi su contendenti del calibro di «Dexter», «Breaking Bad» o «Lost», «Modern Family» (una sitcom che esplora tre nuclei familiari con leggerezza, in una quotidianità anche ordinaria, il tutto filtrato da uno sguardo insieme tenero e distaccato, impietoso ma ottimista, come nei «Simpson»), «Temple Grandin», «Glee», «24», «CSI», l' inossidabile «Saturday Night Live». Insomma ha vinto la buona tv, quella che da noi viene ancora giudicata «di nicchia», una gentile profilassi per dire che non è di grana grossa, «verace». Gli Emmy Awards di quest' anno sanciscono l'esistenza di una tv viva, ben fatta, intelligente, quando da noi parole come preparazione, qualità, scrittura suonano ancora straniere e dove il peggio ha sempre il sopravvento sul meglio. Negli Usa c' è Tina Fey, noi dobbiamo accontentarci di Serena Dandini o di Antonella Clerici. Recenti cronache si sono tristemente soffermate sulla distribuzione degli appalti in Rai. Con questi sistemi familistici com'è possibile sperare di fare un salto di qualità? Tuttavia, per camuffare il risentimento che innerva le nostre coscienze, come la volpe della celebre favola di Fedro che non riesce a mangiare l' uva, ci convinciamo che non vale la pena di fare buona tv".
(Aldo Grasso, 31.08.2010)

VANITY FAIR
Con quello sguardo un pò così...

"Mi piace tantissimo 'Sex and the City', ma la serie tivù, non i film. Anche se trovo che Carrie posi troppo e Mr. Big sappia solo alzare e abbassare le sopracciglia quando corteggia. E' ridicolo, ci sarà un'altra espressione al mondo, no?".
(la soprano Julia Novikova, 01.09.2010)

TE'LE' MAGAZINE
Simon e Patrick, face-off!
"Dopo la prima stagione di 'The Mentalist' c’è stata molta pressione ma non solo su di me. Non so se si può chiamare relazione amorosa quella che si vedrà nella seconda stagione. Se volete che dica qualcosa, direi piuttosto che è lo spunto per un romanzo nel quale la storia d’amore potrebbe andare in questa direzione. Trovo che questo sia più interessante che una stupida storia d’amore. In ogni caso spero che vi piaccia…(ride) Metto molto di Simon Baker nel personaggio di Patrick Jane. Ci sono alcuni elementi che provengono dal mio carattere, l’aspetto gioioso per esempio. E’ così che lavoro. Non sono un seguace dell’insegnamento della “Method Actor” secondo il quale ci si deve fondere con il personaggio. Io prendo degli elementi della mia personalità e li modifico in base ai diversi ruoli. E’ come un mixer musicale: un po’ più basso per alcuni personaggi e un po’ più acuto per altri. Patrick è molto melodico (ride). Mi piace la mia vita così com’è. Simon Baker ha una bella vita e io la amo quando sono a casa, ma quando lavoro amo quella di Patick Jane…ma solamente davanti alla telecamera. Recitare questo ruolo mi diverte enormemente. Stimo molto tutte le persone dello staff. Bruno Heller, il creatore, mi lascia molta libertà nella recitazione. Inoltre adoro lavorare con Robin Tuney. E’ fantastica, forte, affidabile…passo gran parte del mio tempo con lei e mi piace molto la nostra relazione all’interno della serie. Lo sapete anche voi, il mio lavoro è fatto di pretese, allora io pretendo di essere sempre Peter Pan".
(Simon Baker, 26.09.2010)

ENTERTAINMENT WEEKLY
Tutti a letto con House!
"Yup, dovete guardarla per crederci. La nuova foto promozionale di 'Dr. House' vede il dottore protagonista accanto non solo all'amorevole Cuddy, ma a tutti i suoi colleghi...a letto, perdipiù! Che voglia dire che si tratti di un altro sogno?".
(Andy Patrick, 02.09.2010)

mercoledì 2 settembre 2009

NEWS - Al via da stasera il già cult "The Mentalist". Simon Baker: "il mio personaggio è come Charlot, un clown con le lacrime"
Articolo di Chiara Maffioletti per il "Corriere della Sera"
L' America ha un nuovo eroe. Controverso, fuori dagli schemi e smodatamente fascinoso. Professione: investigatore. Ufficialmente. In realtà, qualcosa di molto simile ad un sensitivo. Negli Usa, venti milioni di telespettatori sono già stati stregati da Patrick Jane, il detective protagonista di The Mentalist, programma in assoluto più visto nella scorsa stagione. In Italia, dopo un passaggio sul digitale terrestre, la serie partirà in chiaro su Italia 1, dal 2 settembre, in prima serata. Il volto dell' investigatore è di Simon Baker. A detta di molti, a lui e al suo charme la serie deve tanto successo. Australiano, ex muratore, occhi azzurri e penetranti e un sorriso sui cui è stato aperto più di un forum, in Internet. Per il New York Times «Baker fa bene agli occhi e alla mente» mentre Tv Guide l' ha incoronato l' uomo più sexy della tv, detronizzando dopo due anni Patrick Dempsey (Grey' s Anatomy). Bruno Heller, l' ideatore della serie, che al momento dei casting cercava «qualcuno come Cary Grant», ha ammesso: «Simon è perfetto». E non sono pochi quelli convinti che Baker sia il nuovo George Clooney. Ma nonostante tutto questo e nonostante le sempre più nutrite schiere di fan adoranti, lui (che è sposato da anni con Rebecca Rigg e che ha tre figli, l' ultimo dei quali ha avuto per madrina Nicole Kidman), da bravo sex symbol, si schermisce: «Ho appena compiuto 40 anni, non so che dire...». Diventa più loquace parlando della serie. Si aspettava un successo così clamoroso? «No, per niente. Uno lo spera sempre quando fa qualcosa che ama così tanto. Ma si può solo sperare e augurarsi che le persone apprezzino. Fortunatamente, hanno apprezzato. Ora sono davvero emozionato per la partenza della serie in Italia». The Mentalist e il personaggio di Baker in particolare, segnano in realtà una clamorosa inversione di tendenza nelle fiction investigative: dopo anni in cui i numeri, i calcoli, le analisi al microscopio portavano a risolvere i casi, con Patrick Jane la figura del detective dal famigerato «fiuto» torna prepotentemente al centro. I misteri vengono risolti grazie all' intuito, alla capacità di osservazione. È la rivincita dell' Uomo sulla Scienza, come si è scritto in America; dell' indagine deduttiva su quella scientifica. Non sembra dunque un caso che The Mentalist sia riuscito nell' impresa di spodestare, dopo anni, il primato di CSI. A differenza del matematico Grissom, Jane è un eroe umano, che basa il suo lavoro sulle sue impressionanti doti di osservazione, tali da proiettarlo nella mente degli altri. L' intuito che vince sul calcolo. «Per costruire il personaggio mi sono ispirato soprattutto a vecchi sceneggiati. A Colombo, in particolare. Ma Patrick Jane è una figura tragica, come un clown con le lacrime: una sorta di Charlot». Il dolore che il detective porta con se è da ricercare nel suo passato, quando si faceva credere un medium in tv: dopo avere sbeffeggiato nel suo show un serial killer, Red John, questi uccide sua moglie e sua figlia. Per reagire alla tragedia, Patrick sceglie di impiegare il suo talento per aiutare gli investigatori del California Bureau of Investigation. Come è comprensibile, i compagni di squadra lo guardano con circospezione dividendosi tra chi lo apprezza per le sue capacità e chi non riesce a tollerare il suo comportamento così poco ortodosso. Insomma, Patrick Jane è un Dr. House del poliziesco. «Credo che qualche similitudine tra i due personaggi ci sia. Sono entrambe due figure non convenzionali. Ma recitiamo in modo molto diverso...». E di più non aggiunge. Parlando del particolare talento del suo personaggio, della sua capacità di intercettare ogni sfuggevole dettaglio e di analizzarlo fino a comprendere il comportamento umano, Baker precisa: «Si tratta di abilità, non di poteri. Negli Usa spesso questo viene frainteso: la serie non ha nulla a che vedere con la magia». Come è cambiata la sua vita da quando è diventato Patrick Jane? «Sono molto più impegnato». Se a questo ruolo, Baker deve sicuramente la grande popolarità, nel suo curriculum però ci sono anche diversi film, tra cui L.A. Confidential e Il diavolo veste Prada. Come è ovvio, non crede alla distinzione (forse più propriamente italiana), tra attori di cinema e di tv. «Mi sembra che le cose stiano cambiando. Che non ci sia più una separazione così netta. Un attore dovrebbe essere capace di lavorare sia per il cinema che per la tv. Io non preferisco niente a priori: sono due mezzi per certi versi simili e per altri assolutamente diversi. La tv è più veloce, più immediata. Il cinema deve raccontare una storia e esaurirla tutta in una volta. Non saprei scegliere, davvero». Ama il cinema italiano? «Sì, ma non sono molto aggiornato su quello contemporaneo. Amo i classici. De Sica. Le mie due star preferite italiane sono Marcello Mastroianni e Sophia Loren. E in generale amo l' Italia». E c' è da credere che, a breve, diventerà un amore ricambiato.

martedì 1 settembre 2009

NEWS - La serie più rivoluzionaria degli ultimi anni. Il programma più visto in America. Il telefilm che ha detronizzato CSI. Il serial che riporta in auge l’intuito. Da mercoledì 2 settembre, al via "The Mentalist" su Italia 1.
Nonostante riporti in auge l’intuito alla Colombo o alla Ellery Queen, è la serie più rivoluzionaria” degli ultimi anni. Quella che fa vincere l’indagine deduttiva su quella scientifica. Non per niente la serie ha detronizzato, dopo anni di egemonia, il primato di “CSI”, spingendo i critici americani a decretare che si tratti della rivincita dell’Uomo sulla Scienza. Con i suoi 19 milioni di spettatori, è stato il programma – non solo tra le serie tv – più visto della scorsa stagione a “stelle e strisce”. Ma è anche stata indicata come la serie del nuovo corso, del nuovo millennio, del post-elezione di Obama: il ritorno ad un racconto più “umano”, più sensibile e meno caratterizzato dalla scientifica e dai…numbers.
"THE MENTALIST", la serie-evento della stagione, arriva su Italia 1 dal 2 settembre, ogni mercoledì in prima serata.
Patrick Jane (Baker), forte del suo spirito di osservazione fuori dal comune, in passato si faceva passare per medium. La sua vita cambia radicalmente quando un serial killer, Red John, stermina la sua famiglia, moglie e figlioletto, dopo che Jane lo sbeffeggia pubblicamente in tv. Jane viene ingaggiato come consulente presso il California Bureau of Investigation di Sacramento, in California, per risolvere i casi più intricati, quelli in cui neanche le piastrine del DNA riescono a far luce. I compagni di squadra lo guardano dapprima con circospezione, così strambo e fuori dalle regole, talvolta fastidioso, rude e un tantino aggressivo…
Teresa Lisbon (Robin Tunney - Law and Order, Prison Break) ha 36 anni ed è a capo della squadra di investigatori che dirige con serietà e distacco. In molte occasioni è esasperata dal comportamento di Jane anche se riconosce le sue abilità nel risolvere i casi e oltre alla stima professionale prova anche una certa attrazione nei suoi confronti.
Grace Van Pelt (Amanda Righetti – The O.C., North Shore) ha solo 25 anni ed è la neofita del gruppo: nei confronti del protagonista nutre molta curiosità, perché crede nei medium. Kimball Cho (Tim Kang – I Soprano, The Office, Monk, Ghost Whisperer, Law and Order) e Wayne Rigsby (Owain Yeoman – The Nine, Terminator: The Sarah Connor Chronicle) completano il team; il primo appoggia Patrick dichiaratamente, il secondo subisce il fascino della giovane Van Pelt.
Red John, che non si vede praticamente mai, diventa il fil rouge del telefilm, "parte integrante del lato oscuro di Patrick Jane", secondo l'ideatore Bruno Heller.

“Watch closely” (Guarda da vicino), questo è lo slogan con cui il marketing della CBS ha promosso The Mentalist negli Usa. Ma “guarda da vicino” è anche un gioco di parole per introdurre l’attore che interpreta il ruolo del protagonista: Simon Baker, uomo dall’indubbio fascino che ha già conquistato le platee femminili d’oltreoceano e ora si appresta a riscuotere consensi in Italia.
Biondo, sguardo intenso e penetrante, fascino dell’australiano emigrato a cercar fortuna in America. E proprio qui, dopo passaggi in ruoli minori (nel film "L.A. Confidential") e il debutto da protagonista nella serie The Guardian, l’ha effettivamente trovata con l’exploit nel film "Il diavolo veste Prada". L’ideatore della serie, Bruno Heller (già mente della coproduzione Rome, firmata Hbo-Bbc), al momento dei casting cercava “qualcuno come Cary Grant, qualcuno che si muovesse e sembrasse grazioso perché la gente in realtà diffida delle persone troppo cerimoniose e serviva una caratteristica del genere: e Simon è ed ha tutte queste cose”. E gran parte del successo della serie, che in America ha raggiunto picchi di 19 milioni di telespettatori, attestandosi attorno ad una media di 16 milioni, è dovuto proprio a Simon Baker che è per The Mentalist quello che Gorge Clooney è stato per E.R.
Solo che è biondo…

Il canale CBS, dopo alcuni esperimenti fallimentari con le ultime serie tv, ha voluto puntare sul sicuro con The Mentalist, che segna un ritorno alle origini del genere poliziesco. Infatti l’ideatore Bruno Heller ha delineato un carattere alla Colombo piuttosto che alla Sherlock Holmes e a differenza dei drammi polizieschi di ultima generazione, in stile CSI, le indagini si risolvono con l'intuito e non più attraverso le analisi al microscopio. Che sia una nuova svolta? Se l’è chiesto anche il New York Times che ha scritto: “Quando CSI ha preso il via nel 2000 ha mitizzato la medicina legale e ha profondamente influenzato molti telefilm rivali. Ha anche cambiato il modo in cui il pubblico percepiva il lavoro della polizia, accrescendo enormemente irrealistiche aspettative”. Così la serie ha inaugurato un cambio di trend al grido di “meno dna e più intuizione!”

La serie si è aggiudicata un People's Choice Award nel 2009. Heller firma altresì da produttore esecutivo, in quest'ultima veste con David Nutter. La colonna sonora è composta da Blake Neely. Leslie Hope e Jaime Murray compaiono da guest-stars. Le riprese sono state effettuate a Glendale, in California.

Tutti d’accordo i consensi per il protagonista della serie e per il resto del cast. Hollywood Reporter ha sentenziato “Questo ruolo è cucito addosso a Baker che ha un talento naturale per interpretare con charme ruoli irriverenti!”. Usa Today ha sostenuto che “Baker: è sicuramente nata una stella”. E ancora The New York Times: “Baker fa bene agli occhi e alla mente”.

Ma chi è Simon Baker? Nasce il 30 luglio 1969 a Launceston, Tasmania, Australia. Biondo, sorriso disarmante, è sposato con la collega Rebecca Rigg (già vista nel film Jerry McGuire al fianco di Tom Cruise) e ha tre figli : Stella Breeze (classe 1993), Claude Blue (classe 1998) e Harry Friday (classe 2001). I coniugi Baker sono molto amici di Nicole Kidman che Rebecca ha conosciuto ai primi provini per tentare la carriera cinematografica in Australia. Nicole infatti è anche la madrina dell’ultimo genito di Baker, Harry.
La bibbia americana del piccolo schermo, Tv Guide, lo ha appena incoronato “uomo più sexy della tv”, detronizzando Patrick Dempsey di Grey’s Anatomy che si era aggiudicato il titolo per ben due anni consecutivi. E non è finita qui, nel 2002, People Magazine lo ha segnalato tra le 50 persone più affascinanti del mondo.
Il suo motto? “Se non sei fiero di quello che fai, cambia mestiere: vendi scarpe piuttosto!”. E se lo dice lui che prima di sfondare nel cinema faceva il muratore…
Del suo personaggio in The Mentalist dice “Il detective Jane è un tipo non convenzionale, fuori dalle regole. Ha un passato tragico ma non ne è sopraffatto anzi è capace di reagire con umorismo”. Sul telefilm invece aggiunge “Noi non troviamo la verità sotto la lente del microscopio, la scopriamo indagando la natura umana”.

“La verità è mia” (Patrick Jane)

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