Visualizzazione post con etichetta Weeds. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Weeds. Mostra tutti i post

venerdì 25 aprile 2014

NEWS - "OITNB" su Mya (Mediaset Premium) da giugno: dopo "House of Cards" su Sky (Atlantic), Netflix semina i suoi gioielli sulle reti (ipoteticamente) concorrenti in vista del suo (lontano?) approdo 
La serie-fenomeno “Orange Is The New Black” di Netflix, ambientata all’interno di un carcere femminile, andrà in onda in anteprima assoluta su  Mya dal 12 giugno, ogni giovedì in prima serata. Si tratta di uno dei titoli seriali di cui la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima l’ultima copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” in edicola che lo definisce letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit on tv”. La serie racconta le vicende di Piper Chapman, una donna del Connecticut che viene condannata a scontare 15 mesi nel carcere federale di Litchfield per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di una trafficante di droga internazionale un tempo sua amante. Guarda caso quest’ultima finisce nello stesso carcere di Piper…Girata col taglio dramedy (a metà strada tra la black comedy e il drama), tratta dal libro di memorie omonimo di Piper Kerman, “OITNB” è stata ideata da Jenji Kohan, già ideatrice della serie cult – assai chiaccherata anch’essa – “Weeds”, su una vedova che alla morte del marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i due figli. “La serie indaga sull’auto-distruzione e sulla brutalità che si annida anche nell’animo femminile – ha dichiarato l’ideatrice Kohan – la prigione è solo un megafono di questo aspetto”. In America, il debutto del serial è stato più visto di un altro titolo Netflix come “House of Cards”. Tra i riconoscimenti si contano un People’s Choice Award e un Peabody Award. Jodie Foster dirige il terzo episodio della serie che è già stata rinnovata per la seconda stagione. Le due interpreti principali, la bionda Taylor Schilling e la bruna Laura Prepon, sono diventate in patria icone di stile e idoli della comunità lesbo. La serie vanta per la prima volta un transgender negli interpreti principali. Il tema musicale, “You’ve got Time”, è eseguito da Regina Spektor.

lunedì 26 agosto 2013

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

HOLLYWOOD
E se "Orange is the New Black" fosse il nuovo "Lost"?
"Two episodes into Orange Is the New Black and you'll already start to entertain comparisons to another old favorite. Not Weeds, although Jenji Kohan's new exploit does remind us fondly of how great the Showtime dramedy was when it started off, but Lost. Yes, just like every other high concept hour-long program that has come out since 2010, The New Black has already earned prospective connotation as the new Lost.
And it's clear why — star Taylor Schilling finds herself stuck in an isolated, strange, nearly uninhabitable location, surrounded by a collection of odd strangers, many with whom she struggles to coexist, each of whom have their own stories. Starting in the second episode, these other stories begin to unfold. In the form of flashbacks.
Yes, although we spend most of our time with Schilling's white collar Piper Chapman, serving a 15-month sentence after running some drug money with an old girlfriend more than a decade back, we do get a few glimpses into the pasts of her friends and foes in the prison — learning, in many a case, why and how these women found themselves behind bars.
You know, just like Lost. If you replace "prison" with island," and "behind bars" with "aboard a plane from Sydney to L.A.," and "women" with "people." You get the idea.
Lost devotees will surely be hesitant to sign onto Orange as a Dharma Initiative substitute. After all, this is just a goofy class system satire about some rich lady who goes to jail, right? Where's the time travel? Where's the smoke monster? Where's the boat that may or may not belong to Penny?
They're all in there. Okay, not literally, but they might as well have not been literally in Lost either. Everything on the ABC drama served entirely as a catalyst for the central goal: get these people in the same place. Learn about them. Teach one another about them. Show them, and us, that the only thing of importance is the fact that they are together.
Unfortunately, not everybody saw it this way, which is what has rendered Lost a failure in certain eyes. "What about the answers?" people ask, unwilling to accept that the only answer the show ever meant to deliver is that we don't need, and can never know, all the answers. We just need each other.
And that seems to be what Orange is up to as well. It's got its share of smoke monsters and polar bears: manipulative guards, doorless bathroom stalls, inedible food (don't tell Red I said that!). All ghosts that haunt the island of Litchfield, while the varied Flight 815 passengers — and Others! — are just trying to survive until their 108 days are up. But along the way, we have a feeling that these women will come to abide by that age old Shephardian maxim: live together, die alone".
(Michael Arbeiter)

sabato 14 gennaio 2012

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!



Stracult, senza alcun dubbio stavolta, l’irriverente Shameless US, l’ennesimo gioiello firmato Showtime, dopo perle quali Weeds, Dexter, The Big C e Homeland, solo per citarne alcuni. La serie, basata sull’omonima brittanica ideata da Paul Abbot, è partita questa settimana negli USA con la seconda stagione, che viste le premesse, promette fuochi d’artificio. Sullo sfondo di una Chicago suburbana, i protagonisti sono i Gallagher, una famiglia fuori dagli schemi, forse la più insolente, sfrontata, politicamente scorretta degli ultimi tempi sul piccolo schermo. Lo straordinario William H. Macy nel ruolo di Frank, padre alcolizzato e scapestrato, è circondato da un cast di attori altrettanto validi, a partire dai più giovani fino ad arrivare a volti noti del cinema, come Emma Rossin, nei panni della favolosa Fiona, e Joan Cusack. Cinica, dissacrante e spesso condita da un umorismo nero, Shameless è senza dubbio una delle migliori novità dello scorso anno, e l’inizio della nuova stagione, non fa che confermare le aspettative di pubblico e critica. Sul filo della dramedy, retta da una sceneggiatura solida e ben strutturata, con i 12 episodi previsti per il 2012 ha la possibilità di confermarsi punta di diamante nel network per questa stagione televisiva.

Vuoi scoprire qualcosa in più sui personaggi di Shameless US? Clicca qui! 


Stracotta della settimana, la (pseudo) sitcom targata Fox, I Hate My Teenage Daughter, per  nulla convincente e soprattutto poco divertente sin dall’inizio. Annie (Jaime Pressly, My Name is Earl) seria, cattolica e rigorosa, e Nikki (Kati Finneran) ex adolescente obesa e infelice, vogliono disperatamente recuperare il rapporto con le loro figlie teenager, due vere mean girls: popolari, viziate e capricciose, odiose come poche e stereotipate al massimo. Il confronto tra le due generazioni però, non regge e non fa ridere: troppe situazioni estremizzate e gag banali e dal punto di vista narrativo, il nulla.
L’idea alla base tutto sommato sembrava buona, ma la verità nuda e cruda è che le sceneggiatrici Sherry Bilsing e Ellen Kreamer
  non si sono rivelate capaci di creare personaggi interessanti ed esilaranti coi quali identificarsi: le quattro protagoniste non sono spiritose, non suscitano curiosità nello spettatore, né simpatia.
Di fronte a questa “sitcom” si resta impassibili, indifferenti e perplessi: mancano humor e cinismo, e soprattutto quel pizzico di coraggio che dia un senso al titolo, perché di quell’odio, non ce n’è neanche l’ombra! Ogni episodio si conclude con un melenso lieto fine con tanto di morale, e l’obiettivo di portare in scena i conflitti generazionali riletti in chiave comica, fallisce miseramente, perché di comico non c’è davvero niente. Una serie totalmente priva di personalità.

lunedì 19 dicembre 2011


NEWS - Tg Telefilm: la crisi economica non frena la voglia di ridere degli studenti della Bocconi. La web-serie “18 e lode”, interpretata e scritta dagli universitari del celebre ateneo, è girata per i corridoi della Bocconi
Cucadores, squinzie, problemi di studio, nonnismi al gusto fashion. Questi gli ingredienti di 18 e Lode, la web series made in Bocconi al centro dell’ultima puntata di Tg Telefilm di Bonsai TV (WWW.YOUTUBE.COM/BONSAITV) che chiude questo 2011 con una sola speranza: che la nuova generazione di economisti chiamata a salvare il Paese non sia quella rappresentata dalla serie…
Stelle e serialità: Alanis Morissette che, dopo l’esperienza in "Nip/Tuck" e nella nerissima "Weeds", apparirà nel cast di "Up All Night" e Uma Thurman pronta al debutto nella spielberghiana "Smash", serie liberamente ispirata alla vita di Marilyn Monroe.
Top&Flop di Natale con i ragazzi di Subsfactory in vena di essere buoni: promozione a pieni voti per "Once Upon a Time" favolosa per idee e cast…e solo un semplice richiamo per "I hate my teenage daughter", dove le numerose scene esilaranti sono rovinate da un retrogusto di già visto.
Tg Telefilm, condotto da Manuel Masi, giunge così all’ultimo appuntamento della sua seconda stagione, chiudendo un anno ricco di news, curiosità, classifiche, segreti e retroscena delle serie tv più attese.

domenica 27 novembre 2011

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

Articolo tratto da "La Lettura", inserto culturale del CORRIERE DELLA SERA, del 25.11.2011


Se esce ancora un libro o un articolo che si piange addosso per la morte del romanzo, giuro che sottopongo l’autore alla cura Ludovico, quella di Arancia meccanica. Salvo che, al posto delle immagini di violenza e della Nona di Beethoven, gli proietto, con l’aiuto di mollette che lo costringano a tenere gli occhi ben aperti, Mad Men o The Wire. Va bene, diamo per scontata la morte del romanzo, la fine della letteratura e lo svuotamento del più borghese e cristallizzato tra i generi. A un patto, però. Se l’editoria, specie quella italiana, risulta infatuata di falsi romanzi non è colpa della forma-romanzo. Sì, forse non ci sono più i romanzi di una volta (come le mezze stagioni e i prati della periferia), quelle grandi narrazioni che rispecchiavano e insieme criticavano la società, ma se continuiamo a cercare qualcosa in cui l’autore, attraverso dei personaggi, prende in esame alcuni grandi temi dell’esistenza, beh, allora forse è venuto il momento di dare un’occhiata non solo ai libri ma anche ad altre forme narrative, ad altri media. Tipo la serialità americana.

Quanto a scrittura, al romanzo si chiede di darsi per intero in ciascuno dei suoi frammenti, in ciascuna delle sue manifestazioni; sul supporto cartaceo o su quello schermico ciò che muta è il linguaggio, non la forma-romanzo. Tempo fa, Jonathan Franzen dichiarava che le serie tv «stanno rimpiazzando il bisogno che veniva soddisfatto da un certo tipo di realismo del XIX secolo. Quando leggi Dickens ottieni gli stessi effetti narrativi che ti danno le serie tv…».

In un celebre discorso, Milan Kundera sosteneva che il bene più prezioso della cultura europea — il suo rispetto per l’individuo, il suo rispetto per il pensiero originale — è deposto «come in uno scrigno d’argento nella storia del romanzo, nella saggezza del romanzo». Dobbiamo purtroppo prendere atto che questa saggezza non appartiene più all’Europa, da tempo si è trasferita altrove, in contrade che credono ancora ai sogni, anche a quelli culturali.

La mossa di Franzen

Quando è uscito l’ultimo romanzo di Franzen, Libertà, a proposito delle non poche polemiche suscitate dal libro, Francesco Pacifico, intervistato da Mariarosa Mancuso alla radio svizzera, ha fatto un’osservazione molto importante: Franzen manda indietro l’orologio del genere romanzo per vincere la battaglia contro la nuova grande forma d’arte del nostro tempo, la serialità televisiva di alta qualità, che ha già capolavori assodati in Six Feet Under, Sopranos, Mad Men eThe Wire, opere di sorprendente complessità, varietà e generosità narrativa, umana e tematica, e al contempo di largo consumo.

La forma-romanzo, dunque, non è morta ma migra verso nuovi e differenti media. Si tratta di un processo che possiamo osservare in tutta la sua vitalità oggi che il mondo della comunicazione è al centro di un profondo e radicale cambiamento. I media si ibridano, si fondono e, insieme con loro, cambiano i modi di distribuire e consumare i contenuti. Com’è noto, si tratta del fenomeno della convergenza, che tecnicamente sta a significare l’unione di più mezzi di comunicazione, un amalgama reso possibile dalla tecnologia digitale. La convergenza non è solo un processo tecnologico, o scandito dalla tecnologia, è anche un cambiamento antropologico, un’attitudine culturale che incoraggia gli utenti a creare connessioni tra diversi testi, a usare le tecnologie sempre meno come strumenti per comunicare e sempre più come nuovi territori da scoprire, e i media non come semplici protesi, ma piuttosto come ambienti in cui siamo immersi e in cui viviamo la nostra esperienza quotidiana.

La convergenza è una tendenza al meticciato che coinvolge sia le tecnologie e i device che i linguaggi e le forme testuali: anche quelle più consolidate e archetipiche come il romanzo si modellano e si plasmano intorno a nuovi «contenitori». La serialità televisiva, certo. Ma anche altri media presentano tracce evidenti della persistenza di un modello narrativo che trova nuova linfa in forme che non ti aspetti: per esempio, molti dei videogame più recenti e di successo sono modellati sul canonico «viaggio dell’eroe» che Joseph Campbell ha identificato come la formula narrativa alla base di molta letteratura.

L’aspetto più curioso è che molti scrittori stanno iniziando a confrontarsi con la tv, o almeno con il suo genere più «nobile». Negli Stati Uniti, il dibattito è in corso ormai da tempo. Gary Shteyngart, l’autore di uno dei romanzi più discussi e letti degli ultimi tempi in America, Super Sad True Love Story, intervistato da «The Atlantic» ha parlato del grande cambiamento che la narrativa contemporanea sta attraversando e di quanto pesi il confronto con la tv: «Canali come Hbo e Showtime stanno conquistando tutti. La tipologia di artifici narrativi che sono sempre apparsi in forma di romanzo, ora compaiono in serie come The Wire e Breaking Bad. Queste serie innescano la “spinta narrativa” che chiediamo, ci insegnano diversi mondi e diversi modi di vivere. Ma, allo stesso tempo, non richiedono un’immersione testuale totale. Siedi semplicemente lì e lasci che tutte queste cose accadano sullo schermo». Nomini brand come Hbo e Showtime e, a proposito di tendenze culturali, pensi a cosa un tempo erano Einaudi e Adelphi.

Che la contaminazione tra letteratura e serialità televisiva di qualità sia un processo innescato in modo irreversibile è ormai evidente da altri numerosi segnali: lo stesso Franzen sta lavorando a un adattamento tv de Le correzioni; una delle serie più belle degli ultimi anni, prodotta da Hbo, è Bored to Death, letteralmente «annoiati a morte» ideata e sviluppata dallo scrittore Jonathan Ames a partire da un suo racconto. Alla rivista «Link. Idee per la televisione», Ames ha spiegato: «Come romanziere sono abituato a fare il direttore della fotografia, il costumista, l’editor, persino l’Hbo: prendo tutte le decisioni da solo. A dire il vero non trovo che sia così differente dallo scrivere un romanzo. Ogni puntata, in un certo senso, è come un capitolo: non vedi ancora dove andrai di preciso con il capitolo successivo, e non sai neppure se ti sarà permesso di arrivare fino alla fine».

Insomma, tra il romanziere e la figura dello showrunner il velo di separatezza sembra essere sempre più sottile, tanto che il processo vale anche all’opposto: grandi executive producer seriali come Aaron Sorkin, J.J. Abrams, Matthew Weiner e David Simon si sono guadagnati sul campo la qualifica di «autore», un tempo prerogativa esclusiva dei territori «nobili» della letteratura edel cinema. Se mai la serialità ha fatto giustizia di quella Nozione d’Autore che ha contribuito a creare non pochi equivoci, specie in Italia. Il valore della scrittura è generato da una sorta di qualità plurale che tiene a bada il narcisismo autoriale, le manie di grandezza del singolo scrittore. La serialità è un misto di creatività individuale e progetto industriale, di invenzione e ripetizione, di originalità e rimandi. Rivela nuove dinamiche della scrittura, nuovi ritmi imposti dalla produzione e nuove attenzioni al pubblico.

Da alcuni anni, da quando è apparsa una delle prime serie di culto come Star Trek, e poi da Weeds a Lost, da Bored to Death a Breaking Bad, i telefilm raccontano storie affascinanti per parlare anche d’altro. Le immagini non vogliono soltanto dire quello che mostrano, ma vibrano in continuazione, rimandano a un mondo dissimulato, ad alcuni significati inesauribili, a un altrove che non conosciamo e che promettono di farci perlustrare. La sensazione è che gli strumenti narrativi dei telefilm americani lavorino per un linguaggio sciolto da ogni vincolo di obbedienza ideologica o sociale, si abbandonino al puro gusto di narrare.

Educazione sentimentale

Il dato più significativo per cogliere la persistenza della forma-romanzo e la sua rigenerazione attraverso nuove sembianze mediali è forse questo: non solo le serie tv sono ricolme di citazioni attinte a piene mani dalla grande letteratura, dal grande cinema, dal grande teatro, ma allo stesso tempo trasudano strutture narrative, tecniche figurative, procedimenti «rubati» a modelli alti, a forme di racconto più antiche. È difficile che un ragazzo si accosti ancora alla grande narrativa ottocentesca. Ma è molto probabile che in alcune serie trovi orme di soluzioni linguistiche tratte da quegli autori (ben conosciuti dagli sceneggiatori). Succede, insomma, che l’educazione sentimentale degli adolescenti di tutto il mondo si formi ora sui «teen drama »: non più sul romanzo ma sul telefilm di formazione. Nelle forme espressive della serialità televisiva, la cultura americana ha trovato lo spazio ideale per dare forma di racconto a una visione del mondo, per restituire un’immagine della società dispiegata attraverso un impianto narrativo che renda ragione della sua complessità. È quello che in Italia spesso non si riesce a fare, perché il racconto del Paese è stato demandato ai generi televisivi più bassi, prigionieri di un’estetica e di una cultura che dal neorealismo in avanti (a parte poche eccezioni) ha rinunciato alla possibilità di «pensare in grande».


Aldo Grasso

martedì 10 novembre 2009

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Un "Angel" di nome Papi: le 10 domande a Giovanni Valentini su un serial coi "buffy"
E' una strana stampa, bellezza. Al motto di "Pais che vai...", c'è da rimaner basiti almeno per due motivi. Il primo è quella boiata pazzesca di "Intelligence" - nonostante non sia telefilm quanto mini-serie - che qualche giornale ha inspiegabilmente lodato a dismisura. Basterebbe la scena in cui Bova-Bauer esce correndo a perdifiato con la collega dal rifugio spionistico ed entra in macchina sgommando, con i cattivi alle calcagna, anche loro lasciando chili di pneaumatici sull'asfalto e cozzando contro macchine in sosta, sparando come indiavolati per la città e sulla tangenziale. E l'eroe che guardando nello specchietto retrovisore, esclama: "Ci stanno inseguendo!". Ma vah! Dovevano far esplodere il Cupolone con te dentro per fartelo notare...Basterebbe quella foto in cui si mostra Bova-Bauer ritratto con la moglie da poco uccisa in quella che si presume sia una vacanza: una vomitevole operazione di photoshop che rasenta il collage, probabilmente dovuta al fatto che tutto il budget è stato speso nella scena iniziale in cui la truppa dell'eroe al centro delle vicende viene massacrata, proposta fino allo sfinimento (te credo che Bova-Bauer continua a sognarsela!). Basterebbe la scena del funerale della suddetta moglie photoshoppata, girata sotto il sole mentre diluvia: anche quell'azzeccagarbugli del colonnello Giuliacci sa che la meteo-stranezza possa avvenire, in Europa, solo in Bretagna, sulle scogliere di Dover o a Stoccolma quando gioca il Goteborg. Il secondo motivo, ma non in ordine d'importanza, riguarda l'ormai arci-mitologico pezzo di Giovanni Valentini su "la Repubblica" a proposito di "Angel" (rileggetevelo nell'Edicola di Lou con la magistrale risposta di Freccero). L'editorialista, assai esperto di questioni socio-politiche, è incappato in una reprimenda degna del Moige. Aldilà del fatto, non trascurabile, che il giornalista abbia visto probabilmente poche sequenze o una sola puntata del serial coi "buffy", aldilà del fatto che s'invochi la censura per un telefilm volutamente fumettistico (non osiamo spingerci nell'usare il termine "allegorico" con Valentini: non capirebbe), mentre all'ora di cena sulla prima rete del Servizio Pubblico vanno in scena pacchi milionari scavicchiati come nulla fosse alla faccia della gente che non tira la fine del mese, sorge spontanea una domanda. Ma se alla stessa stregua i giornalisti de "la Repubblica" (o di un qualsiasi altro giornale) sono abituati ad estrapolare sequenze, frasi, gesti da un contesto più generale, come ha fatto una delle firme più autorevoli del giornalismo moderno, dove andremo a finire? Se è questo l'uso giornalistico vigente, cosa credere delle vicende retro-governative delle Papi "Angels"? Sta di fatto che sempre "Repubblica" nei giorni seguenti al pezzo censorio di Valentini pestava un'altra mer...avigliosa "paperissima". Il quotidiano fondato da Scalfari affermava che un fotomontaggio - forse ad opera dello stesso autore di "Intelligence" - raffigurante il suo direttore Ezio Mauro in compagnia di due ragazze fosse andato in onda a "Striscia la notizia": in realtà il giornale era stato tratto in inganno da una didascalia di "Libero" che aveva pubblicato un ironico dossier distribuito alla conferenza stampa del tg satirico, contenente la foto in questione. "Repubblica", sollecitata dalla richiesta di precisazione da parte dell'ufficio stampa di "Striscia", chiedeva pubblicamente scusa per l'errore, ma intanto lo spagnolo "El Pais" riprendeva, a mò di sponda, la notizia (secondo la fallace versione de "la Repubblica"). Insomma, un marasma di vero, verosimile ed artefatto senza confini in cui il giornalismo non ne esce benissimo e rischia di far rimpiangere Lou Grant. Quest'ultimo, dopo esser stato in prima fila alla manifestazione per la Libertà di Stampa del 3 ottobre scorso, chiedendosi se fosse organizzata anche per combattere per la libertà di informare correttamente, ha inviato alla nostra rubrica le fatidiche 10 domande da porre a Giovanni Valentini.
1) Valentini, Lei ha mai guardato più di una puntata di "Angel"? Se sì, in che circostanze e con quali colleghi?
2) Ha mai fatto uso di sostanze stupefacenti? Se sì, con quali colleghi?
3) E' vero che il suo telefilm preferito è "Weeds", che tra l'altro è passato, seppur a notte fonda, su Raidue?
4) Chi pensa che sia Joss Whedon? A. Un giocatore di hockey neozelandese B. Un attore porno in disarmo C. Uno dei più rinomati autori telefilmici americani
5) Ha mai incontrato un vampiro? Se sì, in che giornale lavorava?
6) Preferirebbe uscire a cena con Sarah Michelle Gellar, Eliza Dushku o Concita De Gregorio?
7) Lei ha avuto l'onore di dirigere "L'Espresso". Ha mai pubblicato una donna semisvestita in copertina?
8) Può rassicurare il Paese che non permetterà che il suo articolo venga mai e poi mai pubblicato all'estero (USA in primis)?
9) Alla luce di quanto ha scritto, Signor Valentini, quali sono le sue condizioni di salute?
10) In vita sua, che Lei ricordi, ha mai portato i "buffy"?

(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Novembre)

lunedì 13 luglio 2009



GOSSIP - Per tutte le canne! Mary Louise Parker di "Weeds" nuda (e pizzaiola) su "Esquire"!
Che sotto sotto, sotto la cenere (di canna) bruciasse un fuoco, lo si era intuito in "Weeds". Ma adesso Mary Louise Parker ha rotto gli indugi mostrandosi come mamma l'ha fatta nell'ultimo numero di "Esquire" USA. Come se non bastasse, dietro un grembiulino da vedo-e-che-vedo, la nostra si è messa in posa da brava pizzaiola (o panettiera) in lingerie nera, tipica divisa per chi sforna pagnotte o margherite. Intese come pizze, ovviamente...

martedì 5 giugno 2007

BOLLETTINO - Jessica Polsky, la regina delle serie italiane
L'Accademia dei Telefilm l'ha eletta nella stagione 2004-2005 "miglior interprete-rivelazione" delle serie tv italiane in quanto rappresentava “un passo verso la qualità, lontano dagli stereotipi di certa fiction italiana”. Dopo due anni, Jessica Polsky non è forse più una rivelazione, passata da "Camera cafè" a "Piloti", con in mezzo la conduzione di "Sputnik", l'unico programma in cui la conduttrice è più divertente dei comici che vengono presentati. Tuttavia la bella ragazza texana rappresenta ancora oggi l'esempio più riuscito di come si possa far ridere con talento, conoscendo i tempi giusti coniugati ad una espressività gommosa e plasmabile. Viene da chiedersi come mai questa sorta di Jim Carrey in gonnella perda tempo con noi italiani che abbiamo ancora le telecamere delle situation-comedy piantate nel salotto, recitiamo in romanesco come se già di per sè facesse ridere e importiamo le sketch-comedy come susine dimenticandoci di segnalarlo alla dogana. Prendete la Polsky in "Piloti", ad esempio: Bertolino e Tortora fanno il loro dovere, ma quando entra in scena l'attrice la scena s'illumina e anche se è concepita come la "spalla" dei due protagonisti, la stoccata finale sembra darla lei. La sua dote è una naturalezza sconvolgente rispetto ai suoi colleghi italiani: sembra uscita da "Will&Grace", potrebbe fare concorrenza alla Joy di "My name is Earl", sarebbe perfetta in "Weeds", così capace di superare i vuoti d'aria dei copioni italiani con il mestiere e con quella faccia tira-e-molla. Ora è pronta per il grande salto, magari con un registro diverso. A quando un ruolo drammatico per Jessica?
(Articolo di Leo Damerini pubblicato sul "Telefilm Magazine" di Giugno)

martedì 16 gennaio 2007

NEWS - Golden Globes: cinici e brutti è bello! "Ugly Betty", "Dr.House" e "The Closer" al top. Il genere medico tira e vince anche con "Grey's Anatomy". Alec Baldwin ri-rivelazione (la tv è la mecca dei reietti del cinema).
La 64esima premiazione dei Golden Globes, la manifestazione più importante della televisione americana insieme agli Emmy Awards, ha sancito tre aspetti molto evidenti. Il primo è la vittoria dei personaggi "diversi", cinici come House o la detective Brenda Johnson di "The Closer" oppure brutti (ma belli dentro) come "Ugly Betty": tutti però con i loro belli scheletri nell'armadio, così tanto anti-eroi, così tanto vicini a noi. Il secondo aspetto, ormai sotto agli occhi di tutti, è il boom del genere medico (vedi serata a tema di venerdì prossimo su Italia 1), con gli innesti vincenti della soap come nel caso di "Grey's Anatomy". L'ultima valutazione riguarda la televisione con la freccia del sorpasso lampeggiante ormai da anni sulla settima arte. La "New Golden Age" del piccolo schermo americano - come ha intitolato "Entertainment Weekly" qualche mese fa - ha raggiunto il suo climax e permette agli attori emarginati dal cinema di emergere in tutta la loro bravura (vedi Alec Baldwin). Ormai è la settima arte bis, bellezza, e nessuno ci può far niente...

Ecco tutte le nomination e i vincitori (in neretto e in rosso) della 64esima edizione dei Golden Globes.

Miglior serie drammatica:
24 (FOX)Real Time Productions/Imagine Television/Twentieth Century Fox Television; FOX
Big Love (HBO)Anima Sola/Playtone Productions/HBO Entertainment; HBO
Grey's Anatomy (ABC)Touchstone Television; ABC
Heroes (NBC) NBC Universal Television Studio/Tailwind Productions; NBC
Lost (ABC)Touchstone Television; ABC

Miglior serie commedia:
Desperate Housewives (ABC)Touchstone Television; ABC
Entourage (HBO)Leverage/Closest to the Hole/HBO Entertainment; HBO
The Office (NBC)Deedle Dee Productions/Reveille/NBC Universal Television Studio; NBC
Ugly Betty (ABC)Touchstone Television; ABC
Weeds (SHOWTIME)Showtime/Lionsgate Television/Tilted Productions, Inc.; SHOWTIME

Miglior attrice in una serie drammatica:
Patricia Arquette – Medium (NBC)
Edie Falco – The Sopranos (HBO)
Evangeline Lilly – Lost (ABC)
Ellen Pompeo – Grey's Anatomy (ABC)
Kyra Sedgwick – The Closer (TNT)

Miglior attore in una serie drammatica:
Patrick Dempsey – Grey's Anatomy (ABC)
Michael C. Hall – Dexter (SHOWTIME)
Hugh Laurie – House (FOX)
Bill Paxton – Big Love (HBO)
Kiefer Sutherland – 24 (FOX)

Miglior attrice in una serie commedia:
Marcia Cross – Desperate Housewives (ABC)
America Ferrera – Ugly Betty (ABC)
Felicity Huffman – Desperate Housewives (ABC)
Julia Louis-Dreyfus – The New Adventures Of Old Christine (CBS)
Mary-Louise Parker – Weeds (SHOWTIME)

Miglior attore in una serie commedia:
Alec Baldwin – 30 Rock (NBC)
Zach Braff – Scrubs (NBC)
Steve Carell – The Office (NBC)
Jason Lee – My Name Is Earl (NBC)
Tony Shalhoub – Monk (USA)

Miglior attrice non protagonista:
Emily Blunt – Gideon's Daughter (BBC)
Toni Collette – Tsunami, The Aftermath (HBO)
Katherine Heigl – Grey's Anatomy (ABC)
Sarah Paulson – Studio 60 On The Sunset Strip (NBC)
Elizabeth Perkins – Weeds (SHOWTIME)

Miglior attore non protagonista:
Thomas Haden Church – Broken Trail (AMC)
Jeremy Irons – Elizabeth I (HBO)
Justin Kirk – Weeds (SHOWTIME)
Masi Oka – Heroes (NBC)
Jeremy Piven – Entourage (HBO)

(ANSA) - ROMA, 16 GEN - Cicciottella, occhialuta, con l'apparecchio ai denti, non certo una bellezza, eppure 'Ugly Betty', Betty la brutta, ha vinto ai Golden Globe come migliore serie brillante e come migliore attrice (la ventenne America Ferrera) sbaragliando nella sezione tv avversari temibili e favoriti, come 'Desperate Housewives', in gara anche con le attrici Marcia Cross e Felicity Huffman, 'The Office', 'Weeds' (in gara anche con Mary Louise Parker). La popolare serie Abc, adorata dalle donne sotto i 30, prodotta da Disney, e' l'adattamento di una telenovela colombiana di grande successo 'Yo soy Betty, la Fea', realizzata dall'attrice messicana Salma Hayek, e' la sorpresa dei Golden Globe, sezione tv, assegnati stanotte dalla Hollywood Foreign Press Association. Racconta le quotidiane avventure di Betty Suarez (America Ferrera), giovane brillante che viene inaspettatamente assunta in un importante magazine di moda a New York. Trattata inizialmente da brutto anatroccolo in un mondo in cui senza il look giusto si viene emarginati, la ragazza, per le sue idee e la capacita' di restare se stessa in un universo di plastica, si conquista pian piano la fiducia di Daniel e di chi la circonda. In Italia, la Buena Vista International Television la sta doppiando per la messa in onda in primavera ma non si sa ancora su quale emittente, visto che le trattative ad oggi non sono ancora concluse. La notte dei Golden Globe e' stata carica di premi per Helen Mirren. L'attrice inglese oltre a vincere per 'The Queen' su Elisabetta II, torna in patria carica di altre statuette per 'Elizabeth I', la miniserie tv in cui interpreta un'altra regina inglese, Elisabetta I. La produzione Hbo che aveva gia' sbaragliato tutti agli Emmy ha vinto nella categoria migliore miniserie e come migliore attore non protagonista: Jeremy Irons, che interpreta il duca di Leicester. Altro vincitore, annunciato, e' Hugh Laurie, l'attore inglese che interpreta 'Dr. House' (da venerdi' su Italia 1 la terza inedita serie) e che ha vinto nella categoria drama, mentre il collega Alec Baldwin ha avuto il premio per '30 Rock' nella categoria comedy. Migliore serie drammatica e' 'Grey's Anatomy', (in onda da venerdi' su Italia 1 la seconda e inedita stagione). Due premi, al protagonista Bill Nighy e alla non protagonista Emily Blunt sono andati alla miniserie Bbc 'Gideon's Daughter', un dramma familiare sullo sfondo della vittoria elettorale di Tony Blair e della morte di Lady D. Altro premio importante e' andato a Kyra Sedgwick, la tosta detective di Los Angeles della serie 'The Closer', prossimamente in onda su Italia 1 in seconda serata.

lunedì 15 gennaio 2007

NEWS - Like a "rollo" stone: "Weeds" passa da Raidue a Sky!
Con l'annuncio dell'imminente pubblicazione dei dati Auditel dei singoli network satellitari (vedi Post dell'11 gennaio 07), le reti a pagamento corrono al "riarmo" ...
(ANSA) - Su Sky Show sara' possibile seguire in prima serata, dall' 11 febbraio, 'Weeds' il telefilm che ha fatto discutere raccontando le vicende di Nancy Botwin, madre di famiglia che, dopo la morte del marito, decide di spacciare marijuana per sopravvivere. La serie, trasmessa sulla tv via cavo Showtime e proposta sulla Rai a notte fonda, ha conquistato il pubblico americano e domani concorre ai Golden Globe (in diretta esclusiva su SKY Cinema 1) con ben 4 nomination: miglior serie, migliore attrice Mary-Louise Parker, miglior attrice non protagonista Elizabeth Perkins, migliore attore non protagonista Justine Kirk. Lo scorso anno Mary-Louise Parker si era meritata il Golden Globe come miglior attrice in una Comedy attendo tutto il cast di 'Desperate Housewives'.

lunedì 18 dicembre 2006

NEWS - Golden Globes, ecco le candidature! E voi chi scegliereste?
Il prossimo 15 gennaio, a Los Angeles, verranno assegnati gli ambitissimi Golden Globes. Per quanto riguarda le nominations, rese note pochi giorni fa, quest'anno il mondo del piccolo schermo non ha riservato grosse sorprese: tutti i candidati a miglior serie (sia per il genere drama che per quello comedy) erano stati ampiamente pronosticati, così come le candidature - seppure discusse - dei migliori attori e delle migliori attrici. Di seguito troverete l'elenco delle categorie principali, con le nominations riservate alla tv. Particolare attenzione è stata riservata a "24", serie trionfatrice agli scorsi Emmy, al nuovo fenomeno comico "Ugly Betty", affiancata da "Weeds" e "The Office", oltre alle "solite" casalinghe disperate, nonché alla nuova serie targata HBO: "Big Love", a "Heroes" (che sta facendo impazzire l'America) e a "Grey's Anatomy"...Ecco l'elenco delle nominations nelle categorie principali relative alla tv:

MIGLIOR SERIE (DRAMA)
24
Big Love
Grey's Anatomy
Heroes
Lost

MIGLIOR SERIE (COMEDY)
Desperate Housewives
Ugly Betty
Weeds
The Office (Usa)
Entourage

MIGLIOR ATTORE (DRAMA)
Hugh Laurie (Dr. House)
Bill Paxton (Big Love)
Kiefer Sutherland (24)
Michael C. Hall (Dexter)
Patrick Dempsey (Grey's Anatomy)

MIGLIOR ATTORE (COMEDY)
Zach Braff (Scrubs)
Tony Shalhoub (Monk)
Jason Lee (My Name is Earl)
Steve Carell (The Office USA)
Alec Baldwin (30 Rock)

MIGLIOR ATTRICE (COMEDY)
Felicity Huffman (Desperate Housewives)
Marcia Cross (Desperate Housewives)
Julia Louis-Dreyfus (The New Adventures of Old Christine)
America Ferrera (Ugly Betty)
Mary-Louise Parker (Weeds)

MIGLIOR ATTRICE (DRAMA)
Edie Falco (I Soprano)
Patricia Arquette (Medium)
Ellen Pompeo (Grey's Anatomy)
Evangeline Lilly (Lost)
Kyra Sedgwick (The Closer)

(Articolo tratto da SchermoTV, http://www.schermotv.com/)

giovedì 19 ottobre 2006

NEWS - I veri "fumati" sono quelli di Raidue, altro che i protagonisti di "Weeds": il debutto del telefilm spostato ieri notte dall'orario annunciato delle 00.30 alla vampiresca 01.16
Allucinante o, meglio, visto il tema del telefilm in questione, allucinogeno. Ieri notte si è consumato uno scempio da record nei palinsesti televisivi. Su Raidue debuttava "Weeds", uno dei migliori telefilm della stagione, presentato con tutti gli onori allo scorso "Telefilm Festival". L'orario annunciato - anche per via delle tematiche - era le 00.30. Già tardino, soprattutto considerando che era preceduto da "L'Isola dei famosi" (e relative bestemmie di Ceccherini), che ha chiuso alle 00.45 (già in ritardo). Ma il capolavoro di Raidue è stato piazzare, subito dopo il Tg2-Notte, il Tg Parlamento dalle ore 01.03 alle 01.16: una sorta di "Corrazzata Potemkin", con tanto di sfilata dei politici più improbabili dello scenario italiano, che avrebbe stroncato anche Mr. Nescafè. Morale dell'incubo: "Weeds" è partito all'una e sedici minuti, finendo all'una e 47, con 312.000 nottambuli pronti a fumarsi l'impossibile per riuscire a svegliarsi stamattina belli tonici e senza acredine verso i responsabili dei palinsesti di Raidue.

mercoledì 18 ottobre 2006

NEWS - Nessundorma stanotte: su Raidue arriva "Weeds", l'erba di Mary Louise Parker è sempre più verde
La versione "fumata" di "Desperate Housewives" arriva dopo l'ora delle streghe su Raidue (00.30 circa), di soppiatto, senza che alcun giornale abbia segnalato la cosa. Non sia mai: la notizia del giorno sono gli autori di Amadeus che l'hanno tradito per Bonolis (!). "Weeds", presentato in anteprima assoluta allo scorso "Telefilm Festival", in realtà è molto più pungente di "DH" e, se vogliamo fare paragoni, vira più verso "Six feet under". Ad Agrestic, sorta di Milano 2 in cui le case sono tutte uguali come solo Tim Burton potrebbe immaginarle, Nancy (Mary Louise Parker), casalinga rimasta vedova e sul disperato andante, per continuare a campare diventa imprenditrice di se stessa e inizia a spacciare Marijuana sotto gli occhi inconsapevoli delle mamme dei compagni di classe dei due figli e dell'amica Celia (Elizabeth Perkins), ossessionata dall'obesità della figlia noveenne. Tre scene sono già destinate ad entrare nell'immaginario seriale. Nella prima, Celia è preoccupata che la figlia quindicenne abbia deciso di fare il grande passo e concedersi al figlio di Nancy, suo coetaneo. Per spiarla nella propria cameretta decide di regalarle un orsacchiotto rosa che nasconde una telecamera. Recuperato l'orsacchiotto, Celia lo collega alla televisione e scopre che la figlia aveva nasato l'inghippo: prima che la pargola le mostri il ditone accompagnato da un sentito "Fuck you", è costretta a prendere atto della propria cornificazione visionando l'amplesso del marito in compagnia dell'amante. Celia non si scompone più di tanto e commenta tra se e se: "Avrei dovuto abortirti". Scena seconda: due personaggi maschili (il fratello e un cliente di Nancy) sono seduti ai due estremi di un tavolo da caffé e stanno commentando "Incredaholes", un reality sexy particolarmente trash. Discutono un particolare importante: "Tu come la chiami la zona che va dallo scroto al buco del culo?" - "Autostrada". - "Ma no, si chiama ‘la macchia’" - "Ti dico ‘Autostrada’" - "No: ‘la macchia’". In quel momento entra la donna di servizio, e decidono di coinvolgerla nella discussione: "Ehi, Lupita, tu come chiami la zona che va dal pisello al buco del culo?". E lei: "Tavolino da caffè". Terza scena: il figlio quindicenne di Nancy crede ad un amico ubriaco che gli racconta le prodezze orali di Megan, una ragazza sorda. La incontra ad una festa mentre, appartata, è impegnata nella realizzazione di un murales. Si accerta che sia veramente sorda poi, a gesti, le fa capire che vorrebbe provare la specialità di casa. La ragazza sorride, si mette in ginocchio, tira giù la zip dei jeans di lui, osserva con curiosità per qualche secondo poi, prima di scappare via, va di bomboletta spray blu sulle parti basse. I boxer finiscono nella cesta della biancheria sporca di casa e la governante Lupita cerca in tutti i modi, ma senza successo, di eliminare la macchia. Alla festa successiva il figlio di Nancy si presenta armato di una bomboletta spray e conquista Megan scrivendo su un muro: "Mi dispiace... La mia domestica crede che mi sia inchiappettato un Puffo". Dieci puntate in tutto (per la prima serie), sigla iniziale tra le migliori di sempre per un telefilm, la Parker (che per questo ruolo ha vinto il Golden Globe e ha rifiutato la parte di Susan a "Desperate Housewives") in stato di grazia. Siete davvero sicuri di volervi addormentare davanti a "Porta a porta"? Da stasera Celia bussa alla vostra...

giovedì 4 maggio 2006

TELEFILM FESTIVAL 2006 - Arrivano i serial-shock: in "Big Love", prodotta da Tom Hanks, un poligamo convive con 3 mogli; in "Weeds" una vedova spiantata si mette a vendere marijuana
(ANSA) - Milano, 4 mag - Poligamia e spaccio di marijuana sono al centro di due serie tv, 'Big love' (prodotta da Tom Hanks) e 'Weeds', che stanno facendo molto discutere in America, presentate oggi al Telefilm Festival di Milano. Una delle due, 'Weeds', presto potrebbe essere anche sugli schermi italiani: "L'ha opzionata la Rai", rivela infatti Leo Damerini, fondatore del festival. Anche se, a raccontarne la storia, quella di una madre di famiglia che, rimasta vedova, inizia a spacciare marijuana ('weeds', appunto), la serie sembrerebbe ispirata a film come 'L' erba di Grace', in realta' ha assai poco di comico, se non di quell'humour nero di telefilm quali 'Six feet under'. Dietro la scelta di spacciare droga, infatti, non c'e' la necessita', ma si nasconde la volonta' tutta borghese di mantenere un certo stato sociale, anche quando le condizioni non lo consentono. Per questo, rimasta vedova, Nancy Botwin (interpretata da Mary-Louise Parker) allaccia uno stretto rapporto con una famiglia di colore delle vicinanze, che le fornisce l'erba da spacciare. Insospettabile lei come 'pusher', insospettabili come consumatori i vicini tutti precisini, che dietro le loro vite perfette nascondono tradimenti, malattie, infelicita'. Tra bugie e finzioni, la marijuana si pone cosi' come elemento di rottura del classico equilibrio da ricco sobborgo borghese americano, molto simile a quello tratteggiato da un altro serial cult, 'Desperate housewives'. Sono disperate anche le tre mogli di 'Big love', che affronta il tema della poligamia in chiave nera, surreale, e non certo con toni da sit-com. Prodotta da Tom Hanks, in onda su Hbo, la serie ha scatenato le ire dei mormoni, visto che il protagonista, un businessman di Salt Lake City, interpretato da Bill Paxton, tenta di riprodurre nella sua vita quotidiana quanto appreso nel villaggio natale. Anche se i titoli di coda avvertono che la chiesa mormone ha bandito la poligamia da oltre un secolo, con relativa scomunica per chi la pratica, pare che tra Utah e Arizona ci siano ancora tra i 30 e i 40mila casi di questo tipo. Quella di Bill Hendrickson, comunque, non e' una vita facile: tre mogli di tre eta' differenti, tre case da gestire, una marea di figli e di spese. Anche per le coniugi, tra cui la star Chloe Sevigny, la divisione non porta grossi vantaggi: devono definire i turni di letto a tavolino, ma al marito non basta nemmeno il Viagra per soddisfare tre mogli. (ANSA).
TELEFILM FESTIVAL 2006 - Manca un giorno all'apertura dell'attesa IV edizione, ultimi inserimenti nel programma e poi il via domani
Ancora un giorno di attesa e poi sarà l'inizio del IV "Telefilm Festival", dal 5 al 7 maggio all'Apollo spazioCinema di Milano, a due passi dal Duomo. Stamattina tocca alla doppia conferenza stampa di due nuovi canali di SKY (FX e Fantasy) e dell'anteprima per i giornalisti di due serial-shock: "Big Love" racconta la storia di un poligamo interpretato da Bill Paxton che vive sotto lo stesso tetto con 3 mogli di differenti età (la ventenne, la trentenne e la quarantenne: naturalmente tutte affascinanti, come appaiono nella foto); "Weeds" è la storia di una vedova a cui dà vita Mary Louise Parker la quale, dopo aver scoperto di essere rimasta al verde, col verde decide di sopravvivere, visto che diventa spacciatrice di marjuana. Entrambe le serie sono contraddistinte da quello humour nero alla "Six feet under" (o alla "Desperate Housewives") che in America, tra le mille proteste delle associazioni più o meno cattoliche, le hanno fatte assurgere a prodotti di culto. Infine qualche inserimento e spostamento nel programma dell'ultima ora. L'anteprima assoluta della serie di J.J. Abrams con Raoul Bova, "What About Brian", sarà proiettato sabato 6 maggio alle ore 23 in sala Dafne. Eventuali repliche potranno seguire nella giornata di domenica. Tra i momenti più attesi del "Telefilm Festival" 2006, domenica 7 maggio alle 19 è confermata la proiezione dell'episodio tridimensionale di "Medium": a tutti coloro che entreranno in sala verranno consegnati degli occhialini personalizzati TF per poter godere appieno delle scene 3D! E dopo la proiezione, rimarranno un esclusivo gadget da conservare! Il previsto incontro con il direttore di Italia 1 Luca Tiraboschi è invece stato spostato dalla mattina di venerdì 5 maggio alle 18 sempre di venerdì. Il count-down segna solo un giorno: siete pronti?

mercoledì 22 marzo 2006

TELEFILM FESTIVAL 2006 -
Al via dal 5 al 7 maggio a Milano la Quarta edizione dell'unica manifestazione interamente dedicata alle serie tv
Dopo le oltre 12.000 presenze dell’anno scorso, le oltre 40 anteprime europee e nazionali, nonchè il forte interesse a livello mediatico con oltre 200 giornalisti accreditati, torna anche quest’anno il “Telefilm Festival”. Si tratta del primo evento al mondo aperto al pubblico interamente dedicato alle serie tv. Sia quelle che hanno fatto storia diventando dei classici del nostro vivere quotidiano, sia quelle che vedremo prossimamente sui piccoli schermi nazionali. Un genere, quello dei telefilm, sempre più in auge e sulla bocca di tutti. La vera alternativa alla tv-trash, ha detto qualcuno, la vera televisione di qualità. Un genere che nel corso delle stagioni ha via via proposto eroi ed anti-eroi, modelli e modi di dire, tormentoni e guizzi innovativi. Spesso travalicando il piccolo schermo e incidendo nel costume e nella cultura. Sempre più sovente attirando l'attenzione di critici, sociologi, investitori e pubblicitari.

La quarta edizione, che si svolgerà il 5, 6, 7 maggio a Milano – nell’ambito dell' Apollo spazioCinema in Galleria De Cristoforis 3 – promette, sempre più, anteprime attesissime, ospiti illustri, retrospettive a tema, dibattiti ad hoc, incontri e confronti non solo per i fans.

Ricchissimo il menu offerto dal Quarto “Telefilm Festival” (http://www.telefilmfestival.it/), che anche quest’anno, al fianco dell’Accademia dei Telefilm - l'associazione culturale ideatrice e organizzatrice dell'evento - si avvale della prestigiosa collaborazione di “Tv Sorrisi e Canzoni”, a riprova dell’importanza e dell’unicità di una manifestazione che sa intercettare uno dei generi televisivi più amati di sempre e si pone come vetrina internazionale di gusti e tendenze.

GLI OSPITI

Molti i momenti da non perdere del IV “Telefilm Festival” di quest’anno, che vedrà tra gli ospiti già confermati due super-belli del genere seriale come Lorenzo Flaherty di "RIS" e l'amatissimo David Boreanaz di "Angel", nonchè protagonista del nuovo ed atteso "Bones". In attesa di conferme definitive: Raoul Bova, protagonista della sit-com "What about Brian", presentata in anteprima al "Telefilm Festival" e Kelly Rowan di "The O.C.", colei che interpreta Kirsten Cohen nel teen-cult di Italia 1.

LE PUNTATE INEDITE

Da segnarsi sull'agenda le anteprime delle puntate inedite di "The O.C.", "Smallville" (con le puntate-chiave in cui Clark Kent rivela la doppia identità di Superman e quella in cui compare Aquaman, personaggio che darà vita ad uno spin-off a sua immagine e somiglianza "bagnata"), "Una mamma per amica", del trittico di episodi finali del primo ciclo di "Lost" (in anteprima rispetto a Raidue) e l'anticipo delle prime del secondo ciclo, di "DR. House - Medical Division", di "Desperate Housewives", di "Angel", dell'attesa puntata-finale di "Six Feet Under" (non ancora trasmessa da Italia 1), di "ER - Medici in prima linea" (con la premiere della puntata-shock del disastro aereo che colpisce Chicago), di "Medium" (con l'imperdibile puntata girata in 3D: al pubblico in sala sarà distribuiti gli appositi occhialini per la visione), di "C.S.I.: Scena del crimine" (l'episodio diretto da Quentin Tarantino farà un certo effetto visto sul grande schermo!), del cross-over tra "C.S.I.: Miami" e "C.S.I.: New York", di "Alias", "One Tree Hill", "I Simpson" (con gli episodi mai trasmessi doppiati da Maria Grazia Cucinotta e da Giorgia).

LE ANTEPRIME

Come ogni anno, il "Telefilm Festival" diventa una sorta di vetrina internazionale sulle nuove tendenze e sulle nuove proposte seriali con molte anteprime nazionali ed europee. Tra le altre, spiccano: "Everybody hates Chris" (dall'8 maggio su Paramount Comedy, ogni lunedì alle ore 21.00), la sit-com più celebrata da critica e pubblico a "stelle e strisce" sull'adolescenza autobiografica anni'80 della star Chris Rock; il tris di serial-shock formato da "Book of Daniel" (il serial che in America è stato boicottato dalle associazioni cattoliche che vede protagonista un prete dipendente dagli antidolorifici con un figlio gay, la figlia tossicodipendente, la moglie alcolizzata e Gesù che gli compare in carne ed ossa), "Big Love" (che racconta la vita di un uomo poligamo che convive con tre donne, diverse per caratttere e fascie d'età, sotto lo stesso tetto), "Weeds" (la storia di una madre di periferia rimasta vedova che diventa spacciatrice di marijuana); i due serial più attesi dai giovanissimi, ovvero il cult paranormale "Supernatural" con Jensen Ackles e Jared Padalecki - i due idoli più osannati dalle teenagers non solo americane - e il thriller "Bones" con David "Angel" Boreanaz, quest'ultimo in arrivo al "Telefilm Festival" per la presentazione-anteprima; "Stacked", la nuova sit-com che vede il grande ritorno sul piccolo schermo di Pamela Anderson; "Prison Break", la serie al fulmicotone girata all'interno di un carcere di massima sicurezza. I telefilm d'attualità internazionale: "Sleeper Cell", la prima serie-evento sui terroristi islamici cresciuti in seno alla società occidentale; "Commander in Chief", il serial che vede Geena Davis nei panni della Presidente(ssa) degli Stati Uniti; "Over There", la prima serie ad essersi paracadutata in Iraq. E ancora: "Veronica Mars", il telefilm più amato da Stephen King; "My name is Earl", l'altra sit-com che ha messo d'accordo pubblico e critica in America; "Surface", la serie "ai confini della realtà" girata quasi interamente sull'acqua; la coppia di sit-com che vedono il ritorno di due ex "Friends", ovvero "The Comeback" con Lisa Kudrow e "Joey" con Matt LeBlanc; due sit-com "rosa" con due bionde da ridere, "Pepper Dennis" con Rebecca Romijn e "Courting Alex" con Jenna Elfman ("Dharma e Greg").

GLI INCONTRI

Sempre di grande richiamo gli incontri a tema del "Telefilm Festival" per confrontarsi su spunti classici, attuali o futuri del genere seriale.
Tra gli appuntamenti previsti nella quarta edizione della kermesse, emerge il confronto tra "Lost" e "L'Isola dei famosi", dal titolo provvisorio "Stessa spiaggia, diverso mare: le due isole televisive", ovvero le analogie e le differenze di linguaggio tra il telefilm e il reality-show che usano una stessa cornice "on the beach" ma diversi contenuti e svolgimento.
Atteso è anche il faccia-a-faccia in programma tra Lorenzo Flaherty, ovvero il Capitano Riccardo Venturi di "R.I.S.", e il suo alter ego francese, Jean-Pierre Michael protagonista del "RIS" francese nei panni del Capitano Marc Venturi.
Di stretta attualità l'incontro organizzato da Discovery Channel sul confine tra fiction e realtà, ovvero quando la prima si ispira alla seconda o quando la seconda è meglio della prima. Il network in onda sulla piattaforma SKY - canale 420 - non per niente propone nei suoi palinsesti la serie "Scene del crimine" (da giugno, ogni giovedì alle ore 22.00), ovvero tutte storie vere in cui si presentano i crimini così come sono avvenuti e le tecniche scientifiche usate per risolverli anche a distanza di anni. Il tutto al motto che il direttore di Discovery Channel, Claudio Scotto di Carlo, riprende per l'occasione da Mark Twain: "La realtà è più bizzarra della fiction".

LE RETROSPETTIVE

Come gli anni scorsi, una parte del “Telefilm Festival” sarà dedicata alle retrospettive. In pochi l'hanno notato, ma il premio Oscar Paul Haggis, vincitore quest'anno per "Crash" e l'anno scorso per "Million Dollar Baby", è cresciuto nella grande palestra delle serie tv americane. Addirittura, il suo debutto nella sceneggiatura è avvenuto nella situation-comedy "Giorno per giorno" nel 1975, per poi passare a scrivere i testi di due cult del piccolo schermo a "stelle e strisce" come "Love Boat" (1977) e "Il mio amico Arnold" (1978). Dopo essere stato dal 1987 autore del "Tracey Ullman Show" - uno dei programmi più popolari d'America - Haggis è stato l'ideatore del serial "Walker, Texas Ranger" con Chuck Norris (passato a più riprese su Retequattro), per poi cimentarsi nelle sceneggiature del telefilm legale "L.A. Law" (1994), del poliziesco "Due South" (1995), di cui è stato anche produttore, del tesissimo telefilm "EZ Streets" (1996) e della serie noir "Michael Hayes" (1997) con protagonista David Caruso. Nel 2005, subito dopo l'Oscar per il film "Million Dollar Baby", Haggis ha ripreso in mano le sceneggiature di "Walker Texas Ranger" per firmare un film per la televisione sempre con Chuck Norris. Al regista-produttore-sceneggiatore Paul Haggis, simbolo vivente di come i telefilm siano diventati ormai la culla dei successi cinematografici - in questo caso da Oscar - l'Accademia dei Telefilm dedicherà una retrospettiva dei suoi lavori seriali al prossimo "Telefilm Festival".

LE PREMIAZIONI

Top Seven. Nel corso del “Telefilm Festival”, saranno inoltre resi noti i risultati del Maxi Sondaggio sulle Serie Tv lanciato da “Tv Sorrisi e Canzoni” e dall’Accademia dei Telefilm per eleggere il “miglior telefilm della stagione”: una sorta di Oscar delle serie tv, dalla settima posizione alla prima, votate via sms dal folto pubblico dei serial tv.

La manifestazione “Telefilm Festival” è firmata dall’Accademia dei Telefilm, l’associazione culturale che si promette di promuovere la cultura dei telefilm in cinquant’anni di televisione in Italia.

Il “Telefilm Festival”, Mostra Internazionale delle Serie Tv, è nato nel 2003 dopo il successo del “Dizionario dei Telefilm” (Garzanti) – più di 15.000 copie vendute e di cui è uscita a dicembre 2005 la nuova ed aggiornata edizione allegata a "Tv Sorrisi e Canzoni" con oltre 10.000 aggiunte – nonché come espressione concreta e sul campo dell’Accademia dei Telefilm – associazione culturale che si promette di promuovere e tutelare la qualità delle serie televisive.

Non è un caso che gli ideatori e i direttori artistici del Festival siano gli stessi delle iniziative precedenti e dell’ultimo “nato”, il “Telefilm Magazine”, l’unica rivista interamente dedicata alle serie tv diretta da Antonio Visca.
Leo Damerini e Fabrizio Margaria spiegano: “dopo il Dizionario e l’Accademia, il Festival dei Telefilm è il passo successivo per raccontare un genere che da sempre ha caratterizzato la televisione, che conserva in sé quella matrice di cultura-pop che sarebbe piaciuta ad Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Un punto d’incontro che vuole essere l’occasione per celebrare questa fiction spesso sottovalutata, nobilitarla dal piccolo al grande schermo e renderla ancora più “pop” (nel senso di “popular”), “teletrasportarla” tra la gente suscitando discussioni, opinioni, ricordi. Un viaggio tra i telefilm del passato, del presente e del futuro: quelli che ci hanno emozionato e quelli che vedremo prossimamente, molti dei quali destinati a diventare supercult”.

Anche quest’anno Tv Sorrisi e Canzoni fa parte della squadra del “Telefilm Festival”. Il periodico leader in Italia nel settore dei televisivi - da sempre punto di riferimento per oltre 6 milioni di lettori, che ne riconoscono il prestigio e l’autorevolezza nel “raccontare”, prima e meglio di tutti, i programmi televisivi più amati – è particolarmente attento al fenomeno delle serie tv.

Per la produzione dell’evento, si è scelto di affidarsi a MN - agenzia di comunicazione e di Media Relation - posizionata efficacemente sul mercato nazionale grazie alla varietà di servizi offerti in diverse aree di interesse, dall’entertainment alle istituzioni passando per le aziende; a Marketing Factory, società di comunicazione e organizzazione di eventi che coordina la gestione del festival curando i rapporti con gli sponsor, con le case di produzione e con l'Accademia dei Telefilm; a The Culture Business – fanaticaboutfestivals - società specializzata in consulenze e servizi integrati per manifestazioni cinematografiche.

Il successo di questa manifestazione non sarebbe possibile senza il fondamentale supporto di Seven spa, che ha scelto con entusiasmo di aderire al progetto diventando main sponsor della manifestazione, al fine di coinvolgere il pubblico dei giovani, particolarmente attenti al mondo dei telefilm.

Ancora fondamentale il contributo ed il supporto dei principali gruppi televisivi, ed in particolare di Mediaset, Rai – Radiotelevisione Italiana, La7, SKY, FOX, Paramount Comedy, Discovery Channel, Jimmy.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

Lick it or Leave it!