Viewers last month

venerdì 12 agosto 2016

NEWS - Clamoroso al Cibali! In arrivo un nuovo fumetto di "Serenity" dalla Dark Horse

Although Joss Whedon’s acclaimed show Buffy the Vampire Slayer lasted for seven seasons, his follow-up — a space western called Firefly — was canceled after barely one. Luckily for fans, the series has lived on in other media, first in the 2005 sequel film Serenity and then in various Dark Horse comic series.
“I think that it’s the characters and their relationships first and foremost that keeps people coming back for more, followed pretty closely by the richness of the setting and the backstory,” comic writer and iZombie co-creator Chris Roberson tells EW. “There’s just so much to explore.”
Roberson is now getting his own chance to explore the world of Serenity with a new comic from Dark Horse, Serenity: No Power in the ‘Verse, illustrated by Georges Jeanty. Jeanty illustrated the previous Serenity comic, Leaves on the Wind, and No Power in the ‘Verse picks up about a year and a half after the conclusion of that storyline.
“The characters have been busy in the meantime,” Roberson teases. “They’re just wrapping up a job when they get a call from an old friend who is in desperate need of their help, and things get complicated pretty quickly.”
The title of the series harks back to one of River’s (Summer Glau) most famous quotes from the original series, that “no power in the ‘verse can stop me.” Roberson says that the reference is no accident, and River (now the pilot of Serenity after Wash’s death in the film) will play a big part in the new series.
“River plays a pretty central role in this story, in more ways than one,” Roberson says. “She’s really come into her own as the pilot of Serenity, for one thing, but now that Zoe’s daughter Emma is toddling around on her own by this point, River is always on hand to help look after her as well. But the Alliance is still hunting for River, which is going to continue to put the rest of the crew in the crosshairs.”
Above and below, check out the cover for the first issue of No Power in the ‘Verse (from a total of six) and an interior page featuring River and Zoe playing with little Emma in Serenity’s recognizable cargo hold. The issue goes on sale Oct. 26.

giovedì 11 agosto 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Ecco perchè "Mad Men" è stato un successo
I professori universitari di tutto il mondo e di qualsiasi materia si somigliano: già l'accensione di un  microfono è superiore alla destrezza tecnologica della categoria. Quindi servono istruzioni precise. L'intervento non deve superare i venti minuti, supporti filmati compresi. Siccome i computer portatili hanno difficoltà a connettersi con gli impianti fissi, si raccomanda una chiavetta usb. Meglio se ce n'è una seconda di backup, per ogni sciagurata evenienza. Si ricorda inoltre ai convenuti non americani che gli apparecchi leggono solo dvd con il marchio "Zona 1". Sembra un paragrafo rubato al romanzo di David Lodge "Il professore va al congresso" (dove un accademico in crisi da pagina bianca resta bloccato per giorni su una frase che inizia con "Therefore...", "E dunque..."; verrà salvato da un'epidemia di morbo del legionario che modifica il programma). Sono le istruzioni date ai professori che intendevano partecipare al convegno "Mad Men -The Conference", organizzato lo scorso maggio dalla Middle Tennessee State University (di cui finora ignoravamo l'esistenza) in collaborazione con la University of Salford a Manchester (mai sentita neanche questa, esiste come università dagli anni 50 del Novecento, non possono pretendere). Il luogo preciso era Murfreesboro, poco distante da Nashville in direzione sud, e Nashville era consigliata come gita a fine lavori, con pullman prenotabile alla modica cifra di 20 dollari. In attesa che arrivino gli atti del convegno - i più meritevoli avranno l'onore del supporto cartaceo, l'online viene celebrato a parole ma poi un libro è un libro, anche per i nativi digitali - abbiamo recuperato su The Hollywood Reporter un articolo sulla storia orale di "Mad Men". Uscì quando la serie diede l'addio agli spettatori, con un finale meno originale del congedo immaginato da David Chase per "I Soprano" (una dissolvenza in nero, molti spettatori pensarono che si era guastato il televisore). Ma abbastanza bizzarro da suscitare ipotesi e interpretazioni: è Don Draper che ha trovato la pace con gli hippie in California, oppure i figli dei fiori gli hanno suggerito lo spot più ruffiano nella storia della Coca Cola? Matthew Weiner racconta di aver scritto il primo copione di "Mad Men" in sei giorni: c'erano gli anni 60, l'agenzia di pubblicità, dosi di sigarette e di cocktail Martini da inquietare i dirigenti di ogni rete televisiva. Non c'era ancora l'identità rubata - a un soldato morto nella guerra di Corea - da Don Draper, che in realtà si chiama Dick Whitman. Fu aggiunta quando già la Amc aveva stanziato tre milioni di dollari per il pilot ("Chi diavolo sono questi della Amc?" chiedevano i possibili co-produttori interpellati: era una rete che mandava perlopiù vecchi film americani, la sigla sta per American Movie Classic). A conferma che in materia di capolavori l'ispirazione è sopravvalutata - valgono più la fatica e la casualità - quel pezzo di trama veniva da un'altra sceneggiatura ripescata da un cassetto nello studio di Weiner. Gli aneddoti da set ricordano quel che si raccontava di Luchino Visconti: anche i cassetti dovevano esser riempiti con roba anni Sessanta, e guai se l'insalatiera non era quella giusta. Incredibile ma vero: January Jones (Betty) fece il provino per la parte di Peggy. Ancora più incredibile fu la battaglia per avere Jon Hamm. Spiega Matthew Weiner, (che è bassetto e calvo): "Eravamo nei 2006, gli attori di bell'aspetto finivano in fondo a tutte le liste delle agenzie di casting, in cima stavano i tipi come Seth Rogen e come me". (Mariarosa Mancuso, 20.07.2016)

mercoledì 10 agosto 2016

GOSSIP - Doccia Hard! Il video integrale senza censure di Shay Mitchell di "PLL" tutta bagnata con Nick Jonas in "Under You"

lunedì 8 agosto 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

AVVENIRE
Serie tv e Religione: un rapporto controverso che non fa fede 
"Del controverso rapporto tra serie tv e religione c'è da qualche settimana stampata nella mente di molti telespettatori un'immagine simbolo. È nella parte conclusiva di Gomorra 2, quando Malammore, sicario di fiducia del boss Pietro Savastano, bacia il Crocifisso che porta al collo e poi spara a sangue freddo alla piccola figlia di Ciro Di Marzio. Terrorizzata, la bambina si rannicchia nel sedile posteriore dell'auto. È un'esecuzione spietata nel nome, o quantomeno nella "giustificazione , per assurdo, di Colui che ha dato la vita per la salvezza degli altri. La serie ispirata ai romanzi di Roberto Saviano è piena di simboli religiosi. Lo stesso finale, dopo l'uccisione della ragazzina, avviene con la vendetta di Ciro all'interno del cimitero dove Pietro si è recato per parlare (letteralmente) alla moglie morta. In questi uomini spietati c'è dunque il culto e il ri-spetto dei morti. Pietro, infatti, è andato nella cappella di famiglia per spiegare alla consorte defunta che non ce la fa più a vivere da solo e quindi chiede una sorta di permesso al riaccompagnarsi con un'altra donna. Poco dopo, invece, è costretto ad accettare la morte. Lo farà con dignità, togliendosi gli occhiali e pronunciando la frase: «A' finè ro' juomo sta tutta ca'». Criminalità e quotidianità, anche religiosa, vanno di pari passa I camorristi hanno le case piene di immagini sacre di fronte alle quali si fanno il segno della croce. A tavola non si fuma e si dice la preghiera prima di iniziare a mangiare. In questo senso Gomorra, più che strumentalizzare la religione, cerca di rappresentare un ambiente reale le cui caratteristiche si capiscono bene da quanto narrato dal gesuita padre FabrizioValletti, superiore della comunità di Scampia e responsabile dell'omonimo progetto. «Percorrendo le strade del quartiere si potrebbe pensare - racconta Valletti - che la popolazione viva una diffusa religiosità. In ogni raggruppamento di palazzi si incontrano edicole sacre o sculture con tanto di tempietto sovrastante. Anche nei cortili, negli androni, nei pianerottoli è un susseguirsi di immagini, di altarini, illuminati e sempre decorati con fiori. Se si considera che la maggior parte di queste immagini sacre è stata posta per iniziati-va delle famiglie che controllano le piazze dello spaccio, viene da pensare che ci sia un legame fra la cultura della camorra e questa ostentazione di pietà religiosa». Padre Valletti la individua nell'ipotesi di una «conti-nuità simbolica fra l'affermazione del "pro-tettore" malavitoso e la richiesta di protezione divina». Fatto sta che «la religione impre-gna la camorra»: «Gli uomini d'onore dei clan reinterpretano il messaggio cristiano a loro modo, così che questo, nella loro personalissima concezione, non possa essere considerato in contraddizione con l'attività camorrista». In poche parole «il clan che finalizza le proprie azioni al vantaggio di tutti gli affiliati considera il bene cristiano rispettato e perseguito dall'organizzazione». Rapporto controverso evidente, che la serie televisiva di Gomorra ripropone più che interpretare

Non è così per altre serie, soprattutto per quelle straniere. Ma anche per altre italiane. Un piccolo, ma significativo esempio, ci viene dal recente Dov'èMario? con Corrado Guzzanti. In questo caso la religione è irrisa con lo sketch volgare sulla suora protagonista della pubblicità dell'ipotetico medicinale Scurè o con la badante di Mario che tira fuori dalla borsa la statuina di una Madonna e la moglie di Mario che spiega come in quella casa non siano molto religiosi, ma se alla donna avesse fatto piacere avrebbero messo un Crocifisso nella sua camera. «Solo Lei - replica la badante
riferendosi alla statua della Madonna-, Lui non lo reggo!». Battuta vicina al blasfemo come peraltro accade, dall'altra parte dell'Oceano, con Jane the virgin dove, fatta salva tutta l'ironia che si vuole, la statua della Madonna canta in chiesa insieme al coro invitando la giovane protagonista a tenere le gambe chiuse e dove la madre di Jane, quando scopre che la figlia è incinta pur essendo vergine, si inginocchia e recita una sorta di Ave Maria con sinonimi più che discutibili. Restando sulle serie americane, ci imbattiamo spesso in quelle che hanno in sé elementi religiosi o pseudo tali come II trono di spade e Dominion. Quest'ultima con tanto di guerra tra due schiere di angeli e l'attesa di un nuovo messia. In entrambi i casi siamo di fronte a uno sorta di fantascienza più portata all'agnosticismo e all'ateismo. Le religioni del futuro sono generalmente
appannaggio di un gruppo dominante che le sfrutta per mantenere il potere. Discorso diverso invece per serie come l'apocalittica (ma non in senso biblico) The walking dead, che è seguita a Lost, o più ancora Outcast con i suoi indemoniati e i conseguenti esorcismi. Anche se qui non c'è il prete cattolico de L'esorcista, bensì un pastore evangelista del West Virginia, fermamente convinto che occorra combattere la dura battaglia contro le forze demoniache nonostante lui non sia proprio un esempio positivo. Indemoniati a sfare an-che nel sanguinolento Penny dreadful, che però è più una generica storia dell'orrore ambientata nella Londra Vittoriana. Da noi deve ancora arrivare The Path, serie televisiva statunitense incentrata sugli appartenenti a un presunto movimento religioso chiamato Meyerismo. Ma anche in questo caso dietro a riti, regole e preghiere si nascondono oscuri segreti. Ed è appunto uno degli elementi che caratterizza molte serie tv: la religione intesa come mistero con la "m" minuscola, come occasione per mettere in scena soprattutto il male. A volte, invece, la fede è un'opzione tra le altre. In ogni caso, la rappresentazione della religione nelle serie televisive (e non solo) è quasi sempre parziale. Se ne coglie, nel bene e nel male, un aspetto. Gli approcci sono diversificati e spesso la cultura religiosa degli autori è scarsa". (Andrea Fagioli, 13.07.2016)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

Lick it or Leave it!