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sabato 15 novembre 2008

NEWS - "Crash", ultima serie pre-Obama o la prima di un nuovo corso? Nel dubbio, l'accoppiata Hopper-Haggis fa scintille
Articolo di Alessandra Farkas

Nella massiccia campagna pubblicitaria per lanciare "Crash", il canale via cavo Starz usa un inquietante primo piano del 72enne Dennis Hopper, protagonista della nuova serie tv in 13 puntate ispirata all' omonimo film sul razzismo e le guerre etniche che devastano Los Angeles, scritto e diretto nel 2004 da Paul Haggis e vincitore di ben tre Oscar (e sei Nomination) tra cui quello di Best Picture. «L' avevo concepito come dramma per la tv, non per il grande schermo», ammette lo stesso Haggis, uno dei quattro executive producer del nuovo progetto. «Abbiamo scelto Hopper», incalza, «perché oltre ad essere l' interprete di film cult quali 'Easy Rider', 'Apocalypse Now' e 'Velluto Blu', è anche l' icona hollywoodiana che incarna l' anarchia poetica e insieme profana del 'Crash' originale». Anche la serie, girata per motivi di budget ad Albuquerque, in New Messico, segue l' intreccio fortuito di storie e individui in una Los Angeles permeata da follia, violenza, odio etnico-razziale e cupidigia. Protagonista: la stessa città di Los Angeles, un ansimante melting pot abitato da archetipiche anime in pena. Dietro ogni angolo si annida un assassino, uno spacciatore, un poliziotto corrotto, una ninfomane omicida. Ognuno è intento a distruggere l' altro; il tutto condito di sesso, nudità e sangue. Il re incontrastato di questo universo in bianco e nero è Ben Cendars (Hopper), impresario discografico sulla via del tramonto e ormai semi-pazzo per l' abuso di droghe pesanti, che inaugura la prima puntata con un singolare soliloquio col proprio organo genitale. La bizzarria convince la sua autista donna a rassegnare le dimissioni, subito sostituita dall'afro-americano Anthony, che intuisce ben presto come Ben non sia un razzista ma solo uno «scoppiato». Nella galleria di personaggi strampalati primeggia poi Doc (John Walcutt), un attempato ex chirurgo di Beverly Hills che oltre a prescrivere potenti psicofarmaci a Ben, vive nella stanza degli ospiti della sua magione e va in giro a raccontare - mentendo - che i due hanno avuto una relazione omosessuale tanti anni prima. Un progetto ambizioso, questo "Crash" tv, con cui Starz cerca disperatamente di emulare HBO e Showtime come produttore di programmi di qualità, trasgressivi e off beat. Peccato che i critici abbiamo amato la versione tv ancora meno di quella cinematografica, che a suo tempo spaccò in due l' America tra fautori, convinti che si trattasse di un capolavoro e detrattori (la maggior parte) che lo bollarono come «pretenziosa spazzatura». «La serie è ancora più incredibilmente unidimensionale del film», punta il dito l' Hollywood Reporter: «Offre una collezione di immagini crude e angoscianti, prive di un tema unitario». Mentre per il Daily Variety: «L' unico incentivo per stare a casa a guardare Crash è il costo astronomico della benzina». Non tutti però bocciano la serie. Il New York Times esprime reale stupore «per il modo in cui, ogni volta che appare di fronte alla telecamera, Hopper sembra ridere della pazzia degli anni ' 60. Beffando i giovani producer e registi che lo considerano ingenuamente come il paradigma della profondità che essi associano alla follia». Ma nell' era di Obama, il messaggio di "Crash" è obsoleto. Non è un caso che le prime due puntate non siano riuscite a piazzarsi nella top 20 compilata da Nielsen Rating. L' unico a non preoccuparsi è Hopper, che ha accumulato un' immensa ricchezza interpretando alcuni dei ruoli più trasgressivi e irriverenti degli ultimi decenni. «In realtà sono la persona più conservatrice del mondo», ha spiegato di recente a Parigi, dove ha ricevuto il prestigioso titolo di Commandeur des artes et des lettres dal governo francese. Anche se nell' immaginario collettivo resterà sempre associato a "Easy Rider" - il leggendario road movie co-diretto nel 1969 con Peter Fonda - Hopper confessa di aver sempre votato repubblicano - unico in una famiglia di democratici - e di considerarsi solo «un facoltoso e soddisfatto padre di famiglia». «Sono stato sposato cinque volte e ho quattro figli, la più piccola di cinque anni. Ho una vita ricca e mi considero fortunato», insiste. Tanto che lo scorso 4 novembre ha fatto una follia: per la prima volta ha votato per un un candidato democratico, Barack Obama.
("Corriere della Sera", 13.11.2008)
Vedi il promo di "Crash":

venerdì 14 novembre 2008

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Spazio, ultima battuta! "Non ho mai amato 'Star Trek', per questo lo dirigo!": lo spockkioso J.J. Abrams a Roma per presentare un poker di clip d'assaggio dell'undicesimo film (slurp!)
Roma, 14 nov. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - "Non sono mai stato un fan di 'Star Trek', ma dopo aver preso in mano la produzione del film e aver letto la sceneggiatura mi sono talmente affezionato alla storia e ai personaggi tanto da non poter affidare la regia a nessun altro". E' un J.J. Abrams come sempre velocissimo, tanto da scusarsi in anticipo con l'interprete, quello che stamattina ha presentato alla stampa italiana le prime 4 clip della sua nuova creatura, 'Star Trek' appunto, kolossal Paramount previsto nelle sale di tutto il mondo a maggio 2009, in Italia distribuito da Universal, in concomitanza con il trentennale della prima trasposizione cinematografica ('Star Trek: The Motion Picture', diretto da Robert Wise) della serie tv sci-fi piu' longeva nella storia dello spettacolo. "Ho deciso di fare questo film - spiega ancora il creatore dei televisivi 'Lost', 'Alias' e 'Fringe' - anche per rivolgermi a tutti coloro che, come me, non hanno mai amato "Star Trek" e con la speranza di creare una nuova generazione di fan: l'obiettivo e' stato quello di realizzare un film che racconti anche la vita emotiva e i rapporti tra i personaggi, che in precedenza da spettatore non ero mai riuscito ad apprezzare perche' non avevo mai approfondito la loro natura". Anticipate dal trailer del film, che arrivera' nelle sale italiane durante il periodo natalizio, le 4 clip presentate mostrano gli inizi di quello che diventera' poi il capitano della nave stellare Enterprise, James T. Kirk (nella serie classica interpretato da William Shatner, ora impersonato da Chris Pine), cadetto nell'Accademia della Flotta Stellare, e i primi dissapori con l'altro grande protagonista della serie, il vulcaniano Spock, reso celebre da Leonard Nimoy (che compare in un frammento del film) e adesso interpretato da Zachary Quinto, ben piu' noto come Sylar nel televisivo 'Heroes', ma non mancano ovviamente alcune sequenze altamente spettacolari: "L'azione non puo' mancare in un film del genere - conclude J.J. Abrams, alla sua seconda regia cinematografica dopo 'Mission: Impossible 3' - ma visto che siamo talmente assuefatti agli effetti speciali, quello che conta e' sapere creare un legame con lo spettatore attraverso i personaggi, in questo caso dotati di una buona combinazione di umorismo e spessore".

Vedi il promo di "Star Trek XI"
BOLLETTINO - Dai romanzi la via di fuga per i finti telefilm italiani
La solfa è sempre la stessa, accesa ancor di più da uno sferzante editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sul "Corriere della Sera" in occasione dell'ultimo Festival di Venezia (si veda l'articolo integrale nell'"Edicola di Lou"): la fiction italiana è surreale, distante dalla realtà appunto, finta, povera di idee, poco competitiva, al contrario dell'ultimo cinema di casa nostra. Alla luce degli obbrobri medici - nel senso di serie tv, non di interventi in sala operatoria - d'inizio stagione, ci sarebbe solamente da dar ragione all'editorialista. Il distacco con la realtà (e la scarsità di fantasia) è tale che neanche una sutura del magico Dottor Troy di "Nip/Tuck" riuscirebbe a colmare. Per non parlare dell'ormai classico metodo "rifamolo alla nostra maniera ma senza dire a chi ci ispiriamo e se un giornalista ce lo chiede facciamo finta di nulla e di non avere la televisione in casa, che fa sempre figo e vagamente di sinistra". In un contesto più generale, più di recente è esplosa un'altra maxi-solfa (la madre di tutte le solfe): la tv è inguardabile, sempre gli stessi programmi, è vecchia come il pubblico che la guarda (si veda, sempre nell'"Edicola di Lou", il parere di Annamaria Testa, la "papessa" dei pubblicitari). In un contesto apparentemente degradante, i pubblicitari si tirano fuori. I produttori di fiction pure. Chi fa televisione snocciola comunque titoli nuovi, budget investiti, risorse ad hoc. Qualcuno osa l'inosabile parlando di "sperimentazione", che suona un pò come quella boa di salvataggio quando il mare diventa improvvisamente mosso. L'Auditel premia-anziani è sempre lo stesso (o l'emorragia di pubblico di settembre-ottobre è frutto di un ritaramento dei meter?) e a tutti va bene (pubblicitari compresi). Un produttore di grido che non ama le critiche getta una cortina fumogena affermando che scaricare le fiction da Internet dovrebbe essere legale ("la cultura deve circolare"). Soprattutto tra i...liceali. Una mirabile critica di Aldo Grasso sul programma "Fantasia" (nomen omen) ipotizza una "patente a punti" per gli autori: con il rischio che si estendendesse a quelli di fiction italiane, la maggior parte rimarrebbe a piedi. E mentre i giornali e gli addetti ai lavori dibattono sul Verbo di Fiorello ("la tv è vecchia e si ripete sempre"), gli altri Paesi - anche quelli più insospettabili - danno segni di vivacità e originalità. Oltre che dall'ormai imprescindibile Israele, echi di novità arrivano anche dall'Egitto e dalla Tunisia, mentre in Europa c'è da tenere d'occhio il ritorno di fiamma di Francia e Germania, con l'Inghilterra che torna ad essere concorrente morale degli Stati Uniti come ai tempi d'oro e la Spagna alle prese con una vera e propria movida telefilmica. Se questo doveva essere l'Anno Zero della nostra fiction seriale, sembra di stare al Polo Nord (sotto Zero!). Una piccola e modesta proposta, vista la povertà di idee, sarebbe quella di ispirarsi ai tanti romanzi che affollano le librerie e adattare quelli che più meritano una trasposizione a lungo respiro, magari coinvolgendo gli autori, senza troppi stravolgimenti in nome della causa TV. Così fa il cinema italiano ("Gomorra" docet) e, a ragione, ha rialzato la testa. Se mai fosse una strada per ravvivare, oltre che gli ascolti, anche l'orgoglio delle nostre serie televisive?
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Novembre)

giovedì 13 novembre 2008

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Cifotonare Jessica. La Alba diventa prostituta per Michael Winterbottom
(Adnkronos/Cinematografo.it) - Jessica Alba fara' coppia con Casey Affleck nel prossimo film di Michael Winterbottom, 'The Killer Inside Me'. Tratto dall'omonimo romanzo di Jim Thompson, la storia ruota attorno ai raccapriccianti omicidi che scuotono una piccola cittadina del Texas. Affleck fara' la parte dello sceriffo, Alba quella di una prostituta. E' il secondo adattamento del romanzo di Thompson, dopo il deludente film del 1976 di Burt Kennedy. Primo ciak a gennaio.
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Beyoncé, guardati dall'heroina Ali Larter!
Se nella vita ha "trascinato" all'altare Jay-Z dopo i gossip che volevano il rapper al centro di una liaison dangereux con Rihanna, Beyoncè deve ora guardarsi il burroso didietro da Ali Larter di "Heroes". Ma non nella vita, quanto sul grande schermo: nel thriller "Obsessed", in uscita a febbraio nelle sale americane, dovrà difendere con tutti i denti suo marito (interpretato da Idris Elba di "The Wire") dall'ossessione di una donna con il volto e la sensualità della Larter. "Il mio personaggio - ha commentato la cantante in uscita il 18 novembre col nuovo doppio Cd "I am...Sasha Fierce" - è a un passo dalla paranoia, vede l'antagonista dietro ogni angolo"...Un pò quello che Beyoncè deve aver provato qualche tempo fa accendendo la radio e sentendo il tormentone "Umbrella". (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "TU")

mercoledì 12 novembre 2008

PICCOLO GRANDE SCHERMO - That's America! La Ferrera da "Ugly Betty" al cinema impegnato (da attrice e produttrice)
(ANSA) - LOS ANGELES - Da "Ugly Betty" al cinema impegnato. L'attrice America Ferrera, salita alla ribalta grazie alla ormai popolarissima serie tv "Ugly Betty", sta per passare sul grande schermo e sara' la protagonista del film drammatico "American Tragic", di cui sara' anche produttrice esecutiva. La pellicola raccontera' la storia di un reduce di guerra, interpretato da Ryan O'Nan, che intraprendera' un viaggio attraverso l'America per ritrovare se stesso. Il protagonista sara' accompagnato nel suo percorso dalla moglie, che avra' il volto di America Ferrera. Le riprese del film, scritto e diretto da Ryan Piers Williams, inizieranno a febbraio del prossimo anno in New Mexico. America Ferrera, 24 anni, da tre stagioni e' la star del telefilm "Ugly Betty" dove veste i panni di una newyorchese, goffa e bruttina, che deve sopravvivere nella spietata redazione di una rivista di moda. (Nella foto, America Ferrera. O è la quasi omonima Giusy Ferreri? Mah...!)
NEWS - "Heroes" just for one day. La serie fa flop d'ascolti, licenziati due produttori-autori
(ANSA) - NEW YORK - La serie tv 'Heroes' non piace piu' agli americani. Il terzo ciclo del popolare dramma tv sta registrando un tracollo degli ascolti - meno 20% rispetto all'anno scorso - e la Nbc, il canale tv che lo trasmette, ha gia' preso drastici provvedimenti. Il direttore esecutivo della Nbc Universal, Jeff Zucker, ha licenziato i due co-produttori esecutivi, Jeph Loeb e Jesse Alexander, che hanno anche partecipato alla sceneggiatura del terza serie collaborando con Tim Kring, creatore di 'Heroes'. Proprio nella sceneggiatura si concentrano i problemi di una serie tv che, quando esordi' negli Usa nel settembre 2006, ottenne subito degli ascolti record divenendo in breve tempo un oggetto di culto. Gia' con la seconda serie, tuttavia, l'entusiasmo di critica e pubblico si era affievolito. Trame troppo complesse, troppi personaggi poco approfonditi che si perdevano negli sviluppo della storia: gli sceneggiatori di 'Heroes' sembravano aver fatto fiasco, tanto che a giugno il direttore della Nbc Entertainment aveva promesso miglioramenti. Promesse non mantenute: gli 8,3 milioni di telespettatori che il lunedi' guardano 'Heroes' sono troppo pochi, tanto che Zucker ha voluto dare un taglio netto. Per i sostituti si fanno vari nomi, tra cui quello di Brian Fuller, sceneggiatore della prima serie.

martedì 11 novembre 2008

NEWS - Barack Power! La figlie di Obama possibili ospiti di "Hannah Montana" (a quando le figlie di Bush a "Californication"?)
(ANSA-REUTERS) - LOS ANGELES, 11 NOV - Le due figlie del presidente eletto Barack Obama, Malia, 10 anni e Sasha, 7, sono state invitate ad apparire nella popolare serie tv per bambini ''Hannah Montana'', prodotta dalla Disney. Lo ha detto in una intervista in tv il padre della protagonista Miley Cyrus, Billy Ray Cyrus, anch'egli interprete della serie. ''L'invito c'e' - ha detto Cyrus alla tv Access Hollywood - Sapete che il film di "Hannah Montana" esce in aprile. Forse qualcosa potra' accadere intorno a quella data''. Alla richiesta di maggiori dettagli, l'attore ha risposto ''non posso, non posso. Devo tenere un segreto''. La serie "Hannah Montana", nella quale Miley Cyrus recita una studentessa con una seconda vita da rockstar, e' una delle piu' popolari fiction televisive per bambini negli Stati Uniti, con un giro d'affari tra pubblicita' e merchandising di circa un miliardo di dollari. Barack Obama ha rivelato in una intervista che la figlia Malia e' una grande fan della serie. Miley Cyrus, 16 anni alla fine di novembre, ha detto ad Access Hollywood che la partecipazione delle sorelline Obama alla serie ''sarebbe davvero fantastica''.
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Obama Power! "Wonder Woman": in lizza c'è Beyoncè!
(ANSA) - LOS ANGELES - Da Etta James a "Wonder Woman". L'attrice e cantante Beyonce Knowles, presto nelle sale nei panni appunto di Etta James nella biografia "Cadillac Records", adesso ha intenzione di trasformarsi nella celebre eroina dei fumetti della Dc Comics. Beyonce, 27 anni, ai microfoni della trasmissione "Entertainment Tonight", ha infatti dichiarato, forse trascinata dall'effetto Obama, che vorrebbe essere la prima Wonder Woman di colore sul grande schermo. La cantante, sposata con il collega Jay-Z, avrebbe gia' incontrato i dirigenti della Warner Bros per valutare un eventuale adattamento cinematografico. Beyonce, come riportato da "Entertainment Tonight", e' rimasta affascinata dal personaggio dopo aver visto il costume indossato da Lynda Carter nella serie televisiva degli anni Settanta. Non sarebbe comunque la prima eroina nera tratta da un fumetto: c'e' stata, benche' in negativo, la "Catwoman" di Halle Berry.

lunedì 10 novembre 2008



NEWS - Anteprima: dal 9 dicembre, a partire dalle ore 21.10, Italia 1 propone ogni martedì una serata da...ritorno al futuro! "Terminator", "Bionic Woman" e "Journeyman"
NEWS - Viva Las Vegas! La serie prodotta da Scorsese pronta per l'autunno 2009
(ANSA) - ROMA, 10 NOV - Dovrebbe debuttare negli Usa nell'autunno 2009 sulla tv cavo Hbo, la puntata zero di "Boardwalk Empire" (il titolo e' provvisorio) la serie prodotta da Mark Wahlberg e Stephen Levinson, della quale sono produttori esecutivi Martin Scorsese (che potrebbe dirigere il pilot), e Terry Winter, autore anche della sceneggiatura. La fiction che racconta la rinascita, all'inizio del '900 di Atlantic City come mecca del gioco d'azzardo tra gangster e corruzione, e' ispirata al libro di Nelson Johnson, "Boardwalk Empire: The Birth, High Times and Corruption of Atlantic City".''Il pilota dovremmo girarlo tra aprile e maggio, appena Martin ha finito il montaggio del suo nuovo film ("Shutter Island", ndr) - ha spiegato Wahlberg stamattina a Roma, dov'e' arrivato per la promozione di "Max Payne", in uscita il 28 novembre -. Di recente abbiamo avuto un incontro e siamo tutti eccitati per il progetto. Martin e' molto contento, i temi di cui la serie parla sono pane per i suoi denti''.
L’EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri
A cura di: Leo “Grant” Damerini

CORRIERE DELLA SERA
"Boris": Avati, marsh!
"La fiction italiana non propone alcun modello vero e credo che la diffusione di questo modo di raccontare tutto edulcorato ed omogeneizzato abbia molto a che fare con il decadimento etico che stiamo vivendo. E non solo in Italia: è un male di tutto l'Occidente. C'è un'unica fiction divertente su Sky, che è 'Boris', ovvero una parodia del genere. E' l'unica che io vedo".
(Pupi Avati, 01.09.2008)

VANITY FAIR
Duchovny, chiudi i SeX-Files!
"Le scene di sesso in 'Californication' sono ridicole. In fondo il desiderio di hank è di ritrovare l'amore della moglie. Per quanto riguarda il film di 'X-Files', io ho sempre pensato che tra Mulder e Scully ci fosse una storia d'amore, non tradizionale nei modi, ma un legame fortissimo. Tuttavia il sesso tra di loro non è il tema del film...".
(David Duchovny, 10.09.2008)

A - ANNA
Che "The L Word" sia con voi!
"Quando io e Portia (n.d.r.: de Rossi) ci siamo incontrate non eravamo due adolescenti...Avevamo alle spalle le nostre vite, i nostri incontri, i ricordi delle nostre giovinezze non sempre facili. Tra me e lei c'è stata subito grande affinità per un progetto di vita in comune. La seduzione tra noi è stata immediata e reciproca. Non ci sono segreti, pagine oscure, promiscuità nelle nostre vite".
(Ellen DeGeneres, 04.09.2008)

CORRIERE DELLA SERA
La falsa Italia delle nostre fiction

"Come si vede in questi giorni a Venezia il cinema italiano continua a mostrarsi ricco di idee e di talenti, vitale e competitivo. L’Italia però non sembra accorgersene, non sa che farsene: solo così si spiega come mai da noi impazzi da anni quella particolare rappresentazione cinematografica che si chiama fiction, la quale ha nella televisione pubblica e privata la sua produttrice e consumatrice esclusiva, e quindi può contare su milioni di spettatori ogni sera. La fiction televisiva è l’esatto opposto del cinema italiano, una specie di sua adulterazione permanente. Meglio: una sua caricatura. Il cinema ha raccontato l’Italia agli italiani e al mondo, e facendolo non solo ha contribuito a formare come nessun altro la coscienza vera del Paese, ma ha saputo spesso esprimere significati morali ed estetici di valore universale. Ancora oggi registi come Pupi Avati, Giuseppe Tornatore, Gabriele Muccino, Marco Tullio Giordana, raccontano con il timbro della verità e della poesia storie che parlano di noi, che riguardano il nostro passato e il nostro presente. Esattamente l’opposto di quanto si vede sugli schermi televisivi: non per nulla tranne eccezioni rarissime nessuno dei registi di nome del nostro cinema viene chiamato a dirigere la fiction che va in televisione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sempre fatte salve le solite eccezioni (dalla lontanissima «Piovra » ai più recenti «La meglio gioventù» o «Montalbano ») la fiction sia della Rai che di Mediaset è una cosa da brividi: dialoghi surreali, scenografie e location posticce, interpreti regolarmente mal scelti e una recitazione sempre sgangherata, fuori tono, in genere troppo enfatica (anche bravi attori come Virna Lisi, Diego Abatantuono o Giancarlo Giannini sono costretti a recitare battute improbabili in ruoli che non stanno assolutamente in piedi). Ma sono le trame e le sceneggiature che soprattutto gridano vendetta. Qui è il trionfo dell’inautentico, dell’implausibile, del finto. Finti, fintissimi, i carabinieri, i distretti di polizia, la gente di mare, i posti al sole, i medici, e tutto il resto che popola le serate degli italiani. Finte pure le foibe, i don Bosco, i De Gasperi. Ma non la grande finzione delle favole, bensì il povero finto delle stoffe dei magliari. Si capisce a prima vista, ad esempio, che tutti sono alla ricerca del nazional- popolare, del «semplice ma avvincente e profondo», epperò ogni volta il risultato è il patetico, il falso, la tirata retorica, la lacrima e il grido che sanno unicamente di artificio. Alla fine, così, restano solo e sempre, anche quando fischiano le pallottole e ululano le sirene, scialbi, scialbissimi fumettoni piccolo-borghesi dove nulla riesce ad apparire ciò che vorrebbe essere. Il difetto è nel manico, dice chi se ne intende. E cioè che nel caso della televisione italiana il ruolo del regista è sempre sostanzialmente marginale mentre invece il potere vero è nelle mani dei vertici delle direzioni aziendali, ormai divenuti i veri grandi boss della produzione. Da tempo sono ormai questi a decidere delle trame, degli sceneggiatori, degli attori, di tutto. Quasi sempre però— e questo è il punto decisivo— tenendo conto soprattutto del proprio personale tornaconto, spessissimo di propri personali legami con interessi esterni, anziché di parametri qualitativi degni di questo nome. È anche in questo modo, umiliando il proprio cinema, restringendo il campo d’azione dei suoi uomini e donne migliori e dunque perdendo la capacità di raccontarsi, che un Paese non riesce più ad essere se stesso, a ritrovare la propria identità. E se quel Paese è l’Italia, la cosa forse ci riguarda da vicino".
(Ernesto Galli Della Loggia, 31.08.2008)

LA STAMPA
La tv è vecchia come il suo pubblico
"Lei se lo comprerebbe un fax? Immagino di no, visto che esiste la posta elettronica. Ecco, diciamo che la tivù generalista è obsoleta come un fax. La tivù vecchia delle carrambate non è - come si dice spesso - colpa dei pubblicitari che temerebbero l'innovazione per tenere al sicuro i loro spot. E' funzionale al pubblico che alla tivù è rimasto attaccato: gli over 60. Coccolati da un sistema che teme di lasciarsi per strada pure quelli. Gli unici a salvarsi e che guardo sono i telefilm: 'Soprano', 'Desperate Housewives', 'Heroes', 'Boston Legal', 'Dr. House'...però tutte su dvd, così sono in grado di scegliere quando e dove vederle. E se potessi scaricarle legalmente su Internet, come si fa con la musica, pagherei volentieri".
(Annamaria Testa, 07.10.2008)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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