domenica 27 gennaio 2019
CORRIERE DELLA SERA
Con "Professor T" il Belgio tiene alta la bandiera della serialità europea
"La nuova serie di La7, «Professor T», aveva più di una ragione d'interesse. Si tratta di un titolo pluri-premiato proveniente dal Belgio, un piccolo caso di quella rinascita della fiction europea in corso ormai da qualche tempo. E centrata su un personaggio eccentrico e iconico, di quelli cui ci si affeziona facilmente, interpretato magistralmente dall'attore Koen De Bouw. Jasper Teerlinck è un professore di criminologia e consulente per la polizia di Aversa: ha una mente geniale, capace di scandagliare nel profondo le psicologie umane, soprattutto quelle criminali, e stabilire connessioni tra i fatti laddove nessun altro le vede. Per questo il commissariato di polizia lo convoca di frequente per farsi aiutare a risolvere i casi più spinosi, pretesto che il professore apprezza particolarmente per evadere dalla noiosa vita in Facoltà. Ma Teerlinck è anche agitato da diversi demoni interiori e fragilità: per iniziare, una pesante sindrome OCD (ossessivo-compulsiva) che gli impedisce di partecipare alle riunioni senza indossare i guanti di lattice. Poi, un carattere diretto e irascibile, che lo porta sempre a dire quello che pensa senza alcun filtro di politicamente corretto perché non gli importa di risultare simpatico alle altre persone (anche se in realtà ha un cuore d'oro). I riferimenti ai grandi personaggi della serialita televisiva non si contano: da Dottor House a Monk, passando per The Good Doctor, senza dimenticare un tocco di Sherlock Holmes. Non sempre a «Professor T» riesce quell'alchimia che ha permesso ad altre serie tv straniere di funzionare anche sui canali italiani generalisti, cosa mai facile. La cosa curiosa è che facciamo più fatica ad assimilare gli aspetti culturali del contesto belga, di quanto ne abbiamo fatta in passato per assimilare analoghe situazioni legate alla cultura americana". (Aldo Grasso)
lunedì 25 giugno 2018
Articolo tratto da "Affari&Finanza"
I broadcaster storici da una parte, quelli che controllano le frequenze tv: Rai e Mediaset su tutti, ma anche La7 di Urbano Cairo, la Prima Tv di Tarak Ben Ammar. Il governo e l'Agcom dall'altra. In mezzo, come spettatori interessati, i broadcaster senza rete, cioè quelli che affittano la diffusione del loro segnale dai titolari delle frequenze e dalle tower company Sky, Discovery, Viacom. Il campo di gioco è il fatto che entro 4 anni le tv dovranno sgomberare la banda 700 mhz. Significa, al netto dei tecnicismi, che tutto il sistema del digitale terrestre italiano, che oggi viaggia su 30 frequenze, dovrà restringersi in metà spazio: 15 frequenze. Aiutato però da uno step tecnologico che dimezza la quantità di banda richiesta. Ma le cose non vanno così lisce. E' per questo che dieci giorni fa da Mediaset e da Cairo sono partiti due ricorsi davanti al Tar per bloccare l'intera partita. E altri ricorsi sono in arrivo, a partire da quello di Ben Ammar. E un avvertimento al governo: serve un accordo. E questa è la prima grana che il neoministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio si troverà a dover risolvere avendo mantenuto le deleghe sul settore delle Comunicazioni. E ora si capisce anche bene perché. Perché da lui dipenderà una decisione che avrà un impatto sui bilanci di Mediaset e di Rai. Anzi, più esattamente, di EiTower e di Ray Way. La posta in gioco? E doppia. Per le tv è l'utilizzo di un'operazione da 700 milioni circa, ossia i costi per l'abbandono della banda 700 mhz da lasciare agli operatori mobili per il 5G. Per il governo la possibilità di incassare i 2,5 miliardi di euro dell'asta per le frequenze della banda ultralarga mobile e che sono un punto non indifferente della Legge di Stabilità approvata alla fine dello scorso anno dal governo Gentiloni. L'incrocio micidiale che si è creato è che il governo ha la necessità assoluta di convincere le telco che parteciperanno all'asta di settembre-ottobre che non ci saranno problemi (e che quindi possono serenamente aprire i portafogli). Ma i problemi ci sono.
sabato 27 gennaio 2018
Scenari TV 2018:
— TelefilmCult (@TelefilmCult) 22 gennaio 2018
- @Disney pigliatutto (#SKy, #Fox, @hulu, @marvel)
- @Apple controbatte: mira a @netflix
- #Mediaset+@vivendi: o accordo o restano al palo
- #Rai: privatizzazione, ora o mai più
- fanta-tv: e se @amazon e @netflix si unissero?https://t.co/L5cAhuNOzD @LeoDamerini
lunedì 15 gennaio 2018
venerdì 12 gennaio 2018
SONDAGGIO "QUAL E' LA MIGLIORE RETE/PIATTAFORMA DI SERIE TV DEL 2017"? - FINALISSIMA— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 4 gennaio 2018
Vota anche qui: https://t.co/VLVA8UR4xj@NetflixIT @SkyAtlanticHD
sabato 7 ottobre 2017
In Italia, con tutti i problemi che ci sono, c’è chi ha pensato per 3 anni a una legge per limitare le #serietv americane. Davvero! (Ritwitta e fai sapere)https://t.co/7tae3EJHxH @LeoDamerini @dariofrance
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 6 ottobre 2017
mercoledì 4 ottobre 2017
Ricapitoliamo riforma tv #Franceschini.
— Lou Grant (@GrantLou) 3 ottobre 2017
1) 60% di titoli italiani/europei in tv stronca #serietv Usa e mette in ginocchio @NetflixIT, @SkyAtlanticHD, @foxtvit e #Italia1.
2) ma il #PD non era quello dello #IusSoli e dei direttori stranieri nei musei?https://t.co/DpTJiYXRQJ
martedì 3 ottobre 2017
ULTIMA ORA!
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 3 ottobre 2017
Il decreto #Franceschini che inibisce le #serietv Usa in Italia esteso anche a @Netflix, @PrimeVideoIT e on demand in genere. https://t.co/7tae3EJHxH
lunedì 2 ottobre 2017
ULTIMA ORA!
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 2 ottobre 2017
Il Consiglio dei Ministri ha dato via libera al decreto #Franceschini che inibisce le #serietv americane dalle TV italiane.https://t.co/7tae3EJHxH
Sei d'accordo con la proposta di legge di Franceschini che limiterebbe le #serietv americane nei palinsesti italiani?https://t.co/B3URoJtuHc @LeoDamerini @dariofrance
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 29 settembre 2017
venerdì 29 settembre 2017
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