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venerdì 14 febbraio 2020

NEWS - Mettetevi le cuffie! Arriva la serie tv tratta da "Alta fedeltà" di Hornby 

News tratta dal "Corriere della Sera"
Venticinque anni dopo l'uscita del romanzo, 20 dopo l'uscita del film, Alta fedeltà di Nick Hornby diventa una serie tv. Sceneggiata da Sarah Kucserka e Veronica West, la serie che debutta in queste ore negli Usa sulla piattaforma Hulu — presenta alcuni cambiamenti rispetto alla trama del libro (1995, pubblicato in Italia da Guanda net 1996), dedicato all'ossessione per la musica: protagonista non è più un maschio bianco sui trent'anni ma una sua coetanea, Robin. di origine mista e bisessuale, interpretata da Zoe Kravitz. E se il libro era ambientato a Londra e il film di Stephen Frears (interpretato fra gli altri da John Cusack, Jack Black, Joan Cusack, Tim Robbins, Catherine Zeta Jones e Lisa Bonet, che è madre di Zoe Kravitz) a Chicago, la serie tv si svolge a Brooklyn. 

lunedì 7 ottobre 2019

NEWS - Alla fine, come previsto, ha vinto Netflix! Per non essere travolte, Sky e Mediaset costrette a allearsi: dal 9 ottobre la library un tempo solo on line visibile anche su Sky (frenate gli applausi: si paga come sul web!), mentre domani Mediaset annuncerà la co-produzione di contenuti con l'azienda di Los Gatos

News tratte da "Il Messaggero"+"Il Sole 24 ore"
Un'avvisaglia di tempesta, un'altra piccola scossa tellurica che precede lo sconvolgimento che sta per abbattersi nel mondo dell'intrattenimento. Sky e Netflix uniranno le forze convogliando i loro prodotti in un unico "aggregatore" di contenuti: «Annunciamo l'inserimento di Netflix nell'offerta di Sky Q perché aggregare è fondamentale - ha detto, dall'EY Digital Summit in corso a Capri, il responsabile di Sky Europe Andrea Zappia - di fronte a un'offerta gigantesca un aggregatore è importantissimo per semplificare la vita agli utenti». Come già accade in Inghilterra e Germania, un solo clic sulla app di Netflix dal decoder di Sky (da cui è già possibile accedere anche a YouTube, DAZN e Spotify) sarà sufficiente per accedere ai contenuti delle due piattaforme. Comodo per lo spettatore, se si considera che solo l'offerta di serie tv dai cosiddetti OTT (operatori come Amazon, Hulu e Netflix) nel 2018 è arrivata a circa 300 nuovi prodotti, di cui più della metà licenze originali Netflix. Saltare da un operatore all'altro, e navigare tra pacchetti e listini diversi, per il consumatore di streaming, nato in epoca post zapping, è un "fastidio" facilmente aggirabile aggregando. Ma la tattica messa in campo, più che per il consumatore, è pensata come una sorta di salvagente - o arma segreta - per i due giganti dell'entertainment minacciati dall'arrivò dei competitor Usa. Se da un lato Sky arricchisce il suo palinsesto, offrendo un nuovo servizio ed evitando una guerra di prezzi contro Netflix (capace di politiche molto aggressive), dall'altra Netflix si allea con un operatore capace di garantirgli ricavi sicuri.
Dal 9 ottobre i clienti Sky Q con Sky TV e Sky Famiglia potranno già sottoscrivere l'offerta al prezzo di €9,99 in più al mese nella fattura Sky. Per chi non ha ancora sottoscritto il pacchetto Sky Famiglia, aggiungere Intrattenimento plus costerà 15,39 €. L'offerta Intrattenimento plus sarà inoltre disponibile entro dicembre anche per tutti i nuovi clienti Sky, che potranno attivarla al momento dell'acquisto del proprio abbonamento Sky.
Chi ha già un abbonamento Netflix potrà decidere di sottoscrivere Intrattenimento plus, anche mantenendo il proprio profilo Netflix, per beneficiare dell'esperienza di visione di Sky Q e dei vantaggi di prezzo di questa offerta. Oppure potrà vedere Netflix direttamente attraverso l'app disponibile su Sky Q. L'offerta include il piano Netflix Standard (visione in HD e su 2 schermi in contemporanea, del valore di €11,99). I clienti Sky Q Platinum che già vedono Sky su tutte le Tv di casa, invece, allo stesso prezzo avranno il piano Netflix Premium (visione in 4K e su 4 schermi in contemporanea, del valore di €15,99). Prossimamente l'app Netflix sarà anche disponibile su Now Tv Smart Stick e Now Tv Box.
Un'alleanza che è segno dei tempi moderni, quelli in cui, pur di andare incontro alle nuove abitudini dello spettatore 2.0, si è disposti a rompere anche barriere e inimicizie un tempo insormontabili (vedi alla voce House of Cards, originale Netflix la cui licenza, prima che Netflix arrivasse in Italia, apparteneva proprio a Sky). Ma l'accordo tra Sky e Netflix è solo una delle mosse, e certo non l'unica, che le nuove piattaforme e gli operatori tradizionali stanno mettendo in campo in attesa dell'irruzione sui (piccoli) schermi di Apple, Google e Disney +, colossi assai aggressivi dalla disponibilità economica molto elevata.
Alleanze strategiche e joint venture come quella, da siglare ufficialmente martedì prossimo, tra Netflix e Mediaset. Ovvero il più grande accordo del genere in Italia, nato per affrontare la concorrenza futura e aumentare la redditività: sette film in coproduzione (e la probabile distribuzione della serie cult Stranger Things in chiaro) in cambio del lancio in anteprima su Netflix per un periodo di tempo terminato. Un'operazione fotocopia rispetto a quella che Mediaset ha già realizzato con Amazon, coproducendo la serie Made in Italy e concedendola in anteprima in streaming agli abbonati della piattaforma. «Con Netflix e Amazon abbiamo conversazioni e un buon rapporto», aveva detto a luglio Piersilvio Berlusconi. Con la guerra alle porte, e le corazzate in arrivo, i media sul campo si affidano al vecchio adagio: il nemico del mio nemico è sempre più il mio amico.

venerdì 24 maggio 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Catch 22" convince col paradosso anti-militarista
"'Il dolore è utile, è un avvertimento dei pericoli che minacciano il corpo'. Il paradosso, le contraddizioni, l'infinito ed estenuante tentativo di trovare un senso e una logica là dove il senso e la logica latitano e sfuggono. Sono questi i veri protagonisti, gli ingredienti base di Catch 22, la nuova miniserie che vede l'esordio di George Clooney come regista di serialità. Il prodotto, messo in onda sulla piattaforma Hulu e disponibile ora in Italia su Sky Atlantic, è un adattamento del celebre romanzo del 1961 di Joseph Heller, uno dei pilastri della letteratura antimilitarista, già rivisitato dal cinema nel 1970. Catch 22 è un'opera sull'assurdità della guerra, sui suoi rituali, su una disciplina propagandata e sfiancante da risultare persino grottesca. Tra il nucleo di aviatori americani di stanza nel sud Italia, solo il soldato Yo-Yo (Christopher Abbott) sembra accorgersi di tanta bestialità, in un crescendo di ossessioni e rigetti che mettono a nudo il potere, la gerarchia, la sopraffazione impersonati dallo stesso Clooney nei panni del tenente Scheisskopf. La serie si inserisce pienamente nel genere della dark comedy, in cui un tema tabù viene messo in scena nelle sue forme più estremizzate e parodistiche, strappando un sorriso che non è mai compiaciuto, ma fendente, non assolutorio, ma sferzante. L'impianto della serie, girata pressoché interamente in Italia, regge e convince su più fronti, dall'intreccio delle linee (la facciata delle parate, «fatte solo per umiliare», e l'intimità del protagonista) alla fotografia, dal ritmo incalzante delle scene di guerra al valido cast fino all'equilibrio riuscito tra registro ironico e drammatico. Il comma 22 del titolo, quello per cui «chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo», rappresenta l'archetipo dell' insensatezza che si fa burocrazia". (Aldo Grasso)

martedì 12 febbraio 2019

NEWS - Catch the trailer! On line il promo di "Catch-22" di/con George Clooney (+ Hugh Laurie), da maggio su Sky Atlantic
Rilasciato il primo trailer di Catch-22, l’attesissima coproduzione Sky – con Hulu, Paramount Television, Anonymous Content e Smokehouse Pictures - prodotta e diretta da George Clooney. Nella serie tv, in sei episodi girati interamente in Italia, il premio Oscar per Syriana si è ritagliato anche un ruolo da comprimario, accanto ai protagonisti Kyle Chandler e Christopher Abbott. Nel cast anche Hugh Laurie e Giancarlo Giannini.  La serie arriverà su Sky a maggio ed è ispirata ad un classico della letteratura americana del XX secolo, l’omonimo capolavoro antimilitarista del 1961 scritto da Joseph Heller (noto in Italia con il titolo di Comma 22). Catch-22 è diretta da George Clooney con Grant Heslov e Ellen Kuras, registi di due episodi ciascuno. La sceneggiatura è firmata da Luke Davies e David Michôd. I due sono anche produttori esecutivi insieme a Richard Brown e Steve Golinper Anonymous Content, e ai già citati Clooney e Heslov per la loro Smokehouse Pictures. Catch-22 sarà trasmessa in esclusiva per l’Italia da Sky Atlantic a maggio. Negli Stati Uniti la serie sarà disponibile su Hulu.

lunedì 24 settembre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
La signora Maisel regina degli Emmy Awards
"'La fantastica signora Maisel" dimostra che se una serie funziona, i premi arrivano. Basta con i lamenti, signore e signorine. Quando una serie funziona i premi arrivano, anche se l'ha scritta e diretta una femmina, e ha una femmina per protagonista. "La fantastica signora Maisel" ha vinto un Emmy come miglior serie comica. Più altri quattro: uno all'attrice protagonista Rachel Brosnahan, splendida in rosso con spalla scesa; due alla sceneggiatrice - nonché regista del primo episodio - Amy Sherman-Palladino (minigonna, tacchi alti, giacca da frac e cappello da strega), uno all'attrice non protagonista Alex Borstein (abito non classificato). Sì, commentiamo il guardaroba, oltre al cervello: avranno impiegato ore a prepararsi, il cinema è glamour e pure la tv. Nessuno agli Emmy 2018 è riuscito a fare meglio, neanche "Game ofThrones" che ha vinto nella categoria "migliore serie drammatica". Siccome gli attori hanno girato quest'estate l'ottava e ultima stagione, sul palco era tutta una lacrimuccia: "Siamo una famiglia, ci siamo voluti tanto bene". Tutto il contrario della serie, che quanto a trame, tradimenti e sanguinarie battaglie non è seconda a nessuno. Presentata come "fantasy", genere che sta in fondo alle nostre preferenze, somigliava di più ai drammi di William Shakespeare. Ma quella tensione non può durare a lungo - "se durasse un atto in più, comincerebbero a morire gli spettatori delle prime file", disse un critico spiritoso a proposito di "Tito Andronico". Confessiamo che da un po' abbiamo perso interesse per la saga (ormai bisogna vederla prendendo appunti, pietà). Rachel Brosnahan, che nella serie è la "fantastica signora Maisel", ha avuto parole meno zuccherose: "Va bene trovare la propria voce, ma va meglio andare a votare: registratevi e portate un'amica ai seggi". Mrs Maisel invece va al Gaslight Café - ci andrà a cantare anche Bob Dylan, e fa da sfondo al film dei fratelli Coen "A proposito di Davis"-dopo che il marito le ha detto "Ti lascio per la segretaria" (una che, scopriamo, ha difficoltà nell'uso del temperamatite). Racconta la seratina, esibisce le tette, si ritrova in galera per oltraggio al pudore (l'anno è il 1958, per andare al Greenwich lei si toglie i vestiti eleganti e i tacchi da "unica casalinga non disperata dell'Upper East Side", indossa pantaloni a sigaretta e ballerine). La mattina dopo incontra Lenny Bruce, anche lui rilasciato su cauzione. "Mrs Maisel" è targato Amazon (produttore che bisognerebbe boicottare, ahimè, perché ha bloccato l'ultimo film di Woody Allen): se abbonati a Amazon Prime potete vederla anche stasera, garantito che vale. Gli altri premi se li sono spartiti Hbo - che da una ventina d'anni domina la serata degli Emmy, aveva cominciato con "I Soprano" - e la new entry Netflix, che ha cominciato a produrre serie nel 2013, con "House of Cards" (prima, non era neanche immaginabile la pratica del binge watching, tutte le puntate una dopo l'altra). 23 statuette alla Hbo, e 23 statuette a Netflix (intanto dobbiamo mettere a verbale che, nel paese dei non vaccinati e delle coccole ai pensionati, Andrea Occhipinti si è dimesso da presidente dei distributori Anica: la scelta di far uscire "Sulla mia pelle" in sala e in streaming lo stesso giorno non ha riscosso molti consensi). Tra i nuovi partecipanti al Grande Gioco (ormai ci si vergogna a dire "televisione") Hulu aveva già vinto l'anno scorso con "II racconto dell'ancella": secondo i maestri di cerimonie, "sta alle donne bianche come `Radici' stava agli uomini neri". Per le miniserie, ha vinto "The Assassination of Gianni Versace", seconda stagione della serie antologica "American Crime Story". Trascurata in Italia, se non per rimproverare allo showrunner Ryan Murphy la mancanza di rispetto verso lo stilista". (Mariarosa Mancuso)

lunedì 18 giugno 2018

NEWS - Fraternité contre Netflix! In Francia l'alleanza di 3 grandi network fa un "Salto" per contrastare l'avanzata streaming che cresce al ritmo di 100 mila nuovi abbonati al mese (3.5 milioni totali fino ad oggi)

Articolo tratto da "La Stampa"
Chi l'avrebbe mai detto: France Télévisions, il gruppo pubblico televisivo francese, orgoglioso della seriosa qualità della sua offerta, almeno per l'informazione, si allea in patria con i nemici di sempre, Tf1(íl canale privato con l'audience più alta d'Europa, anche a colpi di giochini e show con i lustrini) e M6, altro concorrente privato, ma rivolto più a un pubblico di giovani. Si, ma quando bisogna contrastare l'«invasore» straniero, per di più a stelle e strisce, tutto è possibile in Francia. Nascerà così a Parigi Salto, alias l'anti Netflix, una piattaforma su internet (e su abbonamento) dalla quale scaricare serie tv, film, documentari e programmi di ogni tipo, prodotti dai tre gruppi. «L'unione fa la forza», ha commentato ieri Delphine Ernotte, presidente di France Télévisions, che comprende diversi canali, ma principalmente France 2 e France 3, con un bacino di consumatori dall'età sfornulatamente sempre più alta. Erano cinque anni che i tre nuovi partner lavoravano al progetto e ormai non ci sperava più nessuno, vista la differenza di approccio e i diversi interessi (France Canal + è in difficoltà perché ha perso i diritti per il calcio e gli abbonati sono in calo Télevisions puntava a una piattaforma comune gratuita, ma Tf1 e M6, che distribuiscono i loro programmi anche mediante operatori telefonici, come Orange, Free e Sfr, dai quali hanno ottenuto da poco di farsi pagare di più, volevano evitare ogni possibilità di concorrenza sleale). Se alla fine si è centrato l'obiettivo, si deve al successo folgorante di Netflix in Francia. Sbarcato da queste parti nel 2014, può ormai contare su 3,5 milioni di abbonati. E cresce a un ritmo di 100mila nuovi clienti al mese, provenienti soprattutto dal bacino dei più giovani, che «fuggono» dalle tv tradizionali, in particolare quelle pubbliche. Non solo: Canal+, la pay tv francese, controllata da Vincent Bolloré, non va bene. Ed è probabile che andrà sempre peggio, visto che ha appena perduto i diritti televisivi per la Ligue 1, la Serie A francese. Canal+ è scesa a 4,9 milioni di abbonati. È il momento propizio per France Télévisions, Tf1 eM6 di approfittare della sua debolezza. Ieri, i tre nuovi alleati non hanno specificato né i finanziamenti che saranno consacrati alla piattaforma Salto, né la tempistica. Ma, secondo le voci che circolano a Parigi, si dovrebbe trattare di almeno 50 milioni di euro, da destinare soprattutto al suo sviluppo tecnologico. Il debutto, invece, è previsto l'anno prossimo, dopo che l'autorità pubblica sulla libera concorrenza avrà dato il via libera. Saranno disponibili due tipi di abbonamenti. Quelli meno cari, compresi tra i due e i cinque euro, daranno accesso alla diretta su tutti i canali disponibili (anche Tmc, del gruppo Tf1, che ha particolare successo fra i giovani, con un programma di infotainement, il «Quotidien», una sorta di «Striscia la notizia» in salsa francese). E inoltre servizi premium come il replay limitato a una settimana, lo «start oven) per riprendere un programma dagli inizi o lo «stacking», per rivedere gli episodi precedenti di una serie in corso. L'accesso sarà possibile dallo smartphone, dal tablet, da un computer e dalle televisioni connesse. Con gli abbonamenti più cari, compresi fra i sette e gli otto euro, sarà disponibile l'accesso illimitato alla produzione televisiva dei tre alleati (France Télévisions e Tf1 rappresentanto da soli il 75% di quella totale francese) e in certi casi europea. Il gruppo pubblico francese, che in genere stenta a sfondare con le sue serie, ha strappato negli ultimi tempi qualche successo, come «Capitaine Marleau», le vicende di una donna capitano della gendarmeria un po' svitata, ambientate nella Francia profonda. Salto viene creato sull'esempio di una piattaforma simile americana, Hulu. Ed è una risposta non solo a Netflix, ma anche ad Amazon. E ai tentativi degli altri colossi americani, come Google o Facebook, di rubare il pubblico alle televisioni più classiche.

martedì 8 maggio 2018

NEWS - Ultima ora! Sky si fidanza anche con Paramount e produce "Catch-22" di/con George Clooney. Riprese tra Roma e la Sardegna, nel cast anche Hugh Laurie
Sky Italia sarà tra i co-produttori della nuova produzione internazionale Catch-22, prodotta da Paramount Television, Anonymous Content e Smokehouse Pictures. La serie evento in sei parti è basata sull’omonimo romanzo antimilitarista del 1961 scritto da Joseph Heller (noto in Italia con il titolo di Comma 22), uno dei classici della letteratura americana del XX secolo e vero e proprio romanzo di formazione, un “romanzo eccellente” per il Guardian «capace di avere, ancora dopo oltre 50 anni, una indimenticabile presa comica sul lettore». Tra i produttori esecutivi spicca George Clooney - che sarà anche regista e interprete della serie - insieme al suo partner Grant Heslov. Un sodalizio che nel 2013 ha portato loro un Oscar® per la produzione di Argo, premiato come Miglior Film. Tra i registi anche Ellen Kuras (Se mi lasci ti cancello) che dirigerà la serie al fianco di Clooney ed Heslov. “È davvero emozionante poter lavorare con Sky Italia per portare Catch-22 sul piccolo schermo. È una partnership formidabile al servizio di un classico della letteratura", ha dichiarato George Clooney.
La serie – ambientata in Italia durante la seconda guerra mondiale – racconta la storia del giovane soldato americano John Yossarian (interpretato da Christopher Abbott, noto per The Sinner e Girls), un bombardiere dell'aviazione. Il suo vero problema, in realtà, più ancora che i nemici, sono i suoi stessi superiori, che continuano ad aumentare il numero di missioni da completare prima di poter ottenere il congedo e tornare a casa. Un modo per evitare di dover combattere ancora ci sarebbe e Yossarian vorrebbe provarci. Per riuscirci, però, il giovane finirebbe per incappare nel paradossale Comma-22, che stabilisce che chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma nel momento stesso in cui fa tale richiesta, dimostra automaticamente di non essere pazzo, perché solo un pazzo vorrebbe continuare a volare quelle missioni.
Nel cast anche Hugh Laurie (Dr. HouseThe Night ManagerVeep) nel ruolo del Maggiore de Coverley, soldato a capo della squadra di stanza nella base aerea di Pianosa. Il suo personaggio è descritto come una presenza nobile e imponente, che ricorda un generale della Guerra Civile e che segue un ritmo tutto suo. È ammirato dagli uomini che lavorano con lui, passa il tempo a parlare di ferri da cavallo, ascolta musica jazz dal suo fonografo, si prepara martini ed affitta appartamenti per i suoi ufficiali in ogni nuova città che gli americani conquistano.
 Tra i protagonisti poi anche Kyle Chandler (Friday Night Lights, Manchester by the Sea, Argo) che interpreterà il Colonnello Cathcart, colui che manda fuori di testa Yossarian continuando ad aumentare il numero di missioni assegnate ai soldati.
Andrea Scrosati, Executive Vice President Programming di Sky Italia ha commentato: “Siamo davvero orgogliosi di essere parte, con Sky Italia, di questo nuovo, ambizioso progetto, con partner produttivi di primo livello ed un team creativo e di interpreti che rappresentano l’eccellenza in ambito internazionale. Ulteriore soddisfazione è che un progetto come Catch-22 – una storia che ha formato e continua ad appassionare intere generazioni - venga girato quasi interamente proprio in Italia, che negli ultimi anni ha saputo mostrare appieno, anche a livello internazionale, le proprie potenzialità creative e produttive. Potenzialità ed un patrimonio creativo in cui per primi abbiamo creduto e che, anche grazie a progetti come The Young Pope, sono oggi riconosciuti e apprezzati anche all’estero”
“Siamo davvero contenti di lavorare con Sky Italia per portare questo nuovo entusiasmante progetto nelle case degli italiani", ha dichiarato Dan Cohen, President Worldwide Television Licensing della Paramount Pictures. "Con un cast eccezionale e un team creativo pluripremiato, siamo fiduciosi che questo adattamento di Catch-22 possa diventare un grande successo di pubblico a livello internazionale".
La sceneggiatura dei sei episodi è firmata da Luke Davies, nominato all’Oscar® e vincitore del premio BAFTA per la Miglior Sceneggiatura con Lion - La strada verso casa, e David Michôd, vincitore del Premio della Giuria al Sundance Film Festival con Animal Kingdom. I due saranno anche produttori esecutivi insieme a Richard Brown (True Detective) e Steve Golin (Il caso Spotlight, Revenant – Redivivo) per Anonymous Content, e ai già citati Clooney e Heslov per la loro Smokehouse Pictures.
La serie sarà girata in Italia, tra la Sardegna e Roma, e il primo ciak sarà battuto nel corso del mese maggio. Catch-22 sarà poi trasmessa in esclusiva per l’Italia da Sky Atlantic nel 2019. Negli Stati Uniti la serie sarà disponibile su Hulu.

lunedì 30 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Se quella serie ritrovata di Fassbinder ricorda "Westworld" e "The Handmaid's Tale"
"Viene voglia di porre un argine ai drammi che stanno per abbattersi sullo spettatore seriale. Questa settimana su Hbo - per noi su Sky Atlantic, in contemporanea o in leggera differita, doppiati o sottotitolati, così si conquista il pubblico abituato al fai da te - è cominciata la seconda stagione di "Westworld", showrunner Jonathan Nolan e Lisa Joy. Ambientazione: un parco giochi per adulti, popolato di androidi da violentare e uccidere. Sennonché gli androidi son sempre a rischio di coscienza, o di qualcosa che alla coscienza somiglia (seguono complicazioni). Questa settimana su Hulu - per noi su TimVision, a 24 ore di distanza dalla messa in onda americana - comincia la seconda stagione di "The Handmaid's Tale", showrunner Bruce Miller. Ambientazione: Gilead, il regime teocratico dove non nascono quasi più bambini, e le poche donne fertili sono schiave e ridotte a fattrici. La stagione non era prevista nel romanzo di Margaret Atwood Il racconto dell'ancella, ma la scrittrice ha supervisionato gli orrori, ora estesi alle colonie. Sono state consultate l'Onu e le organizzazioni umanitarie, per evitare che una serie femminista scivolasse nel torture porn. Pare strano imbattersi, cercando un raggio di sole e un filo di speranza, in una serie girata da Rainer Werner Fassbinder per la Wdr, WestDeutscherRundschau. Il regista aveva appena girato "Le lacrime amare di Petra von Kant": la più amara delle storie lesbiche che sia mai capitato di vedere. Nulla lasciava immaginare una serie familiare e tutto sommato tranquilla come "Acht Stunden sind kein Tag", "Otto ore non fanno un giorno". Girato nel 1972, fu un grande successo popolare. Ma a differenza di "Berlin Alexanderplatz" - altre 14 puntate per la televisione dal romanzo di Alfred Döblin - usci presto dal radar dei critici. Restaurata, la serie si trova in Dvd. Le famiglie raccontate da Rainer Werner Fassbinder sono solitamente un nido di vipere. In "Martha" un marito salta addosso alla moglie che si è appena scottata al sole. In "Il diritto del più forte" l'amore con un giostraio finisce quando il giostraio portato in società non sa da come cavarsela con i cannoncini alla crema (abbiamo scelto apposta le torture più Tight). La famiglia di Colonia fa eccezione. Ci sarebbero gli estremi per un dramma, ma la sceneggiatura vira subito verso la commedia. L'operaio specializzato Jochen corteggia e poi sposa Marion, la segretaria con i ricciolini biondi (lavora in un giornale, quando ancora i piccoli annunci venivano telefonati e battuti a macchina). I mobili di casa, le tende, i completi con i pantaloni appena un po' svasati, oggi fanno l'effetto di un film in costume: sessant'anni sono più che sufficienti per finire in un museo del modernariato. La più simpatica è la nonna, che porta i cappellini a fiori e rimorchia ai giardinetti. La sorella di Jochen ha sposato un uomo ricco che la tratta male, ma anche qui la situazione non precipita. Troverà un altro che la merita e la farà felice. Dopo "Otto ore non sono un giorno", l'infaticabile Fassbinder- una quarantina tra film, testi teatrali, progetti per la tv in appena 37 anni di vita, è morto nel 1982 - girö il fantascientifico "Welt am Draht". Tratto da un romanzo del 1964 intitolato "Simulacron 3", "L'uomo sul filo" racconta un mondo virtuale fabbricato al computer. Gli abitanti non sanno di esserlo, naturalmente. Visto oggi, oltre a qualche ridimentale somiglianza con "Westworld", si godono gli ambienti. Dovrebbero essere futuri, e restano fatalmente anni 70". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 19 gennaio 2018

NEWS - Ci sono 3 motivi per cui Netflix è risultata la rete / piattaforma più amata in Italia (e non solo) nel 2017. Leggi Link.

lunedì 15 gennaio 2018

NEWS - Tv, nel 2018 boom di coalizioni di network: chi non si allea è perduto. Tra Disney e Apple l'incognita Mediaset+Vivendi, tutti a insidiare o a corteggiare Netflix e Amazon. Leggi QUI

venerdì 22 dicembre 2017

NEWS - Netflix, un 2017 da incorniciare! Nonostante la concorrenza sempre più agguerrita la piattaforma on demand è al top delle serie tv, delle critiche e della popolarità.
Leggi QUI

lunedì 18 dicembre 2017


venerdì 15 dicembre 2017

NEWS - Topolino è diventato Topolone. Disney si pappa Sky (compresa quella italiana) e rischia di far diventare Nonna Papera Netflix schierando le serie tv dei canali Fox, Hulu, FX, Marvel e chi più ne ha più ne metta...

Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Se fosse andato in porto il tentativo fatto anni fa da Murdoch di acquistare Time-Warner o se, più di recente, il governo Usa non avesse posto il veto all'acquisizione della stessa Time-Warner da parte di ATeT, avremmo assistito a operazioni di integrazione orizzontale o verticale enormi ma, comunque, tradizionali. II passaggio della Fox alla Disney ufficializzato ieri ha, invece, le stimmate di un'operazione diversa: fuori dagli schemi, se non, addirittura, rivoluzionaria. La notizia: la multinazionale californiana di Topolino e delle tv compra per 52 miliardi di dollari la 21st Century Fox con le sue attività cinematografiche e molti canali televisivi negli Usa (da FX a National Geographic), in Asia (l'indiana Star TV) e in Europa dove rileva il 39 per cento di Sky Europe di Murdoch: una società televisiva forte soprattutto in Gran Bretagna, Italia e Germania. Disney avrà anche il 3o per cento di Hulu: diventa, così, padrona di questo gigante dello streaming che controllerà con una quota del 6o per cento. Alla famiglia Murdoch, oltre alla società che fa capo alla NewsCorp nella quale sono confluiti i giornali (dal Wall Street Journal al Times di Londra, alle testate australiane), rimangono le reti Fox americane che trasmettono notizie e sport (Fox News, Fox Business, Fox Broadcasting) che confluiscono in una nuova società. Una soluzione che soddisfa il desiderio del vecchio Rupert di continuare a coltivare la passione della sua vita: l'informazione giornalistica, con l'influenza politica che ne deriva. E che serve anche ad evitare un'eccessiva concentrazioni di diritti sportivi (quelli di Fox più quelli di ESPN che è della Disney) sotto un'unica proprietà: si rischiava un veto dell'Antitrust. Messa così sembra una cessione: il vecchio guerriero stanco che, padrone di un gruppo potente ma che perde colpi davanti ai nuovi giganti digitali che lo surclassano per dimensioni degli investimenti cinematografici e gli tolgono fette del mercato tv con lo streaming, vende lasciando una ricca dote ai figli. Solo che questa, più che una cessione, è una fusione. La famiglia Murdoch non riceve denaro ma azioni Disney, diventando primo azionista industriale della multinazionale californiana. Alla fine dell'operazione dovrebbe arrivare a possedere una quota non molto inferiore al 5,9% detenuto dal fondo Vanguard, primo azionista Disney. E qui il romanzo dei destini personali — James Murdoch che, dopo qualche disaccordo gestionale col padre e col fratello Lachlan lascia il gruppo di famiglia per seguire i destini della 21st Centiry Fox, il 66enne Bob Iger, già quasi in pensione, richiamato per gestire questa complicata integrazione fino al 2021 — si mescola con la «rivoluzione permanente» del mondo dell entertainment che fa da sfondo a una fusione che ha, a sua volta, l'aspetto di un work in progress destinato a durare anni. L'accordo annunciato ieri diventerà operativo a metà del 2018 se supererà l'esame del governo Usa, ma poi ci saranno problemi regolatori anche negli altri continenti, mentre a Londra andrà avanti il takeover a suo tempo lanciato da Murdoch sul rimanente 61% del capitale di Sky: ma la nuova società dovrà forse ripartire da zero nel tentativo di scalata. Insomma, una «fusione dinamica» per curare le debo- lezze dei due gruppi che darà loro più forza nello streaming mentre Disney sarà più presente in Asia e in Europa, con un contatto con gli utenti diretto: non più mediato attraverso le piattaforme di terzi. Ma anche un'operazione di cui oggi nessuno può prevedere con esattezza lo sbocco finale, tra possibili interventi dei regolatori e rapida evoluzione delle tecnologie e del business.

giovedì 12 ottobre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
Variety
Le lezioni sbagliate di "Game of Thrones"
Today’s Variety cover story and accompanying column go deep into the subject of TV’s rapid expansion — Cynthia Littleton and I delve into not just the amount of TV being made, but the increasing costs that are impacting the medium. 
Throughout both of those pieces, “Game of Thrones is mentioned many times. “Everybody wants their ‘Game of Thrones,’” one executive sighed as we reported this story. 
It’s true: Those were the recent marching orders of Jeff Bezos, and chaos reigns at Amazon Studios as it tries to pivot to providing spectacle. We’ve already seen the arrival of a host of dramas employing dozens of burly, bearded guys who can wield heavy swords (and some of them, like “Vikings and “Into the Badlands,” are actually good!). But many more that prioritize pyrotechnics and special effects are no doubt on their way, not just from Amazon, but all the other content providers now in the game. 
The problem is, those trying to imitate “Game of Thrones are taking all the wrong lessons from its origin story.
First off, “Game of Thrones was not picked up straight to series. Every executive I spoke to winced when I brought up this frustrating trend. As one experienced showrunner put it, “You can make a good show without going through the pilot process. But it’s usually harder to do it that way.” The pilot process is far from perfect, but it allows everyone involved to assess what’s working and what’s not, and what can be recalibrated to make a show more effective. When a scripted program doesn’t pause after the pilot to figure out the best path forward, that rush-to-screen often drives up expenses, and storytelling mistakes are compounded.
Even Game of Thrones went through a rocky pilot process — the producers made two. The first attempt at a debut episode was more or less tossed out because certain characters weren’t quite working and some plot points were unclear. When the drama finally premiered in April 2011, major characters had been recast— Emilia Clarke was plucked almost straight out of drama school to replace Tamzin Merchant, and Michelle Fairley was not the actor originally cast as Caitlin Stark. 
HBO officially put “Game of Thrones into development in January 2007 — so the team went through four long years of development, notes, writing, more notes, re-writing, filming and extensive re-shoots. Benioff and Weiss, well-regarded screenwriters, had never made a TV show before, and have acknowledged they faced a tremendous learning curve. 
None of this is to say that “Game of Thrones is perfect. Dozens of critics, including myself, have spent a lot of time writing about what we’ve loved about the show — as well as what we’ve disliked about it. The show has flaws and blind spots, some of which have improved or evolved over time, some of which haven’t. 
But now that giant dragons are aloft and a dead ice king is tossing around javelins, it’s easy to forget that the main reason for “GoT’s” success is the fact that it’s truly a character-based drama. Even minor players like Lady Mormont and Tormund caught on with fans because they are so specifically and memorably portrayed. Many of the greatest scenes in “Game of Thrones” history have consisted of quiet conversations between two fine actors  or one actor slaying a monologue, as Tyrion (Peter Dinklage) did during his Season 4 trial. People root for Dany and Tyrion and Brienne, and worry about Arya and Sam, because they care about them. That’s the show’s accomplishment, not the near-tripling of its initial episodic budget. 
As it transitions into its final season, there’s been much chatter about how “Game of Thrones will consist of essentially six feature films. But keep in mind that “Game of Thrones” is ending its run that way. The network and producers did not start out operating from the assumption — often expressed by Cersei Lannister, a fan of the for-hire Golden Company — that throwing money at a problem is the best way to solve it. 
HBO didn’t just spend money to get it right. It spent a rarer commodity — time.
But cash is what’s flooding into the TV market now, not patience. Apple already has a TV budget of at least $1 billion. Disney, Time Warner, NBC Universal and CBS spent $36 billion on TV last year — a third more than just seven years ago. Hulu will part with $2.5 billion this year, which tops HBO’s annual $2 billion budget. Netflix is upping its ante to $7 billion in 2018. Amazon spent $4.5 billion this year. And now Facebook is jumping checkbook-first into the episodic fray, along with Google, Snapchat and YouTube. 
All together, it’s a dizzying amount of money. But I truly wonder which of these companies will take their time with their shiny TV acquisitions. 
Sure, some eye-popping plot points need to be drenched in dollars to stand out. But many of the most memorable TV scenes (including on “Game of Thrones”) are the product of great effort expended over days, weeks, months and years. Scenes that are written and re-written, rehearsed and worried over, passionately crafted and thoroughly thought through. 
As Don Draper might say, “That’s what the money’s for.”

martedì 3 ottobre 2017

venerdì 29 settembre 2017

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Achtung, compagni! Una proposta di legge di Dario Franceschini vuole eliminare di fatto le serie tv americane dai palinsesti italiani!
Leggi QUI.

lunedì 18 settembre 2017

mercoledì 7 giugno 2017

NEWS - Le sit-com sono morte? Viva le sit-com! Nell'era dello streaming e di Netflix c'è ancora voglia di ridere per mezz'ora? 
News tratta da "Uproxx"
Critics have been declaring the sitcom dead for decades. They died in 1983, the year before The Cosby Show resurrected them. They died after Everybody Loves Raymond and Friends went off the air; and they died again when NBC’s Must See TV comedy line-up went belly-up. Yet the half-hour comedy format remains resilient, capable of reformatting itself and rising again. While CBS has been able to cling to the past with its arsenal of laugh-track sitcoms, ABC has seen a minor resurgence in the form of diverse family sitcoms. NBC is even trying to resuscitate its Thursday night comedy block this fall with the return of Will & Grace, as well as Superstore, the network’s longest-running sitcom since Robert Greenblatt took over as chairman of NBC Entertainment in 2011. It will enter its third season in the fall. Sitcoms are doing well on networks and basic cable and they’re also thriving in a place that might not have been expected a few years ago: streaming services. Many of the best half-hour comedies have packed up their traditional television conventions and moved to streaming services like Netflix, Amazon Prime, and Hulu, where they they’ve become almost an antidote to other aspects of Peak TV. To wit: While the average television viewer cannot realistically keep up with the riches of television dramas — American Gods, Handmaid’s Tale, The Leftovers, Twin Peaks, Fargo, Better Call Saul, and The Americans among others currently occupy space on my weekly viewing schedule — the half-hour streaming comedy has provided a welcome respite from two-to-three month weekly investments for the average television drama, or the week of nightly viewings we devote to most streaming dramas. But a half-hour streaming comedy? We’re looking at a four-to-six hour investment, tops, which means we can binge an entire season of Master of None on a Saturday night, or Amazon’s Mozart in the Jungle on a single cross-country flight. In fact, I pulled an all-nighter over the weekend and finished Unbreakable Kimmy Schmidt and Amazon’s I Love Dick in a single sitting (though I do not recommend this). I don’t want to overstate it, but when our television schedules increasingly look like lengthy grocery lists, it’s immensely satisfying to be able to check off one or two items in a single weekend. While it may sometimes feel daunting to commit ten hours to watching Patriot no matter how good the reviews (and it’s a spectacular series), it’s well within our abilities to give up a half hour here and there to finish a season of Santa Clarita Diet despite mediocre reviews. Meanwhile, while everyone seemed to be excited about the return of Twin Peaks, Showtime debuted the series with two one-hour episodes, which meant for many viewers choosing between David Lynch’s comeback or The Leftovers and American Gods. Twin Peaks is also 18 hours long, which will make our Peak TV decisions even more difficult over the summer when it faces off against Game of Thrones and Fear the Walking Dead, among others. To put it another way: a person could watch three seasons of a half-hour comedy in the same time it takes to watch one season of Twin Peaks. It’s not just the time disparity, either. It’s the fact that streaming half-hour comedies have evolved so much in the last couple of years that they can provide as much substance as a so-called prestige drama, and that substance comes with a side of laughter. Dear White People is a perfect example: It’s funny, engaging, fast-moving and entertaining, but it may also be the most insightful series about racial politics that I have ever seen. The vibrant and beautifully written Transparent has also helped the transgender community make great strides — not to mention the fact that it’s one of television’s best series about Jewish identity issues — and it’s accomplished that in three seasons that can be viewed is less time than it takes to watch one season of The Walking Dead. Streaming half-hour comedies also lend themselves to quick binges. Network comedies like Black-ish and Speechless are great, but the fact that they air weekly — and are often broken up by long-stretches of reruns — means that they’re necessarily episodic in nature. Streaming comedies are designed for the modern television viewer: They’re self contained enough to be entertaining as stand-alone episodes, but serialized enough to encourage us to watch them in chunks. Typically, they’re also a much cheaper investment for studios and networks than a drama, which means there’s more freedom to take risks without badly affecting the bottom line. A season of Love for instance, can probably be produced for less than it takes to create one episode of Game of Thrones. In fact, some networks may be engineering their half-hour comedies for streaming consumption. “Looking at streaming as the new aftermarket is a big driver of a lot of programming decisions, not just in comedy,” says Alan Sepinwall. And “with Netflix, et. al., serialization is actually considered a plus.” Indeed, You’re the Worst probably plays as well on Hulu as it does on FXX; the same can be said of NBC’s The Good Place and Great News. The latter shares a spiritual kinship to Unbreakable Kimmy Schmidt, and it’s being dumped by NBC two episodes at a time at the tail end of the network season. That’s typically a ploy networks use to burn off series that they’ve already committed to airing but have no intentions of bringing back (see Best Friends Forever or Bent). Great News, however, has already been renewed for a second season. So why release 10 episodes so quickly? Because it makes them easier to binge on Hulu. Meanwhile, Unbreakable Kimmy Schmidt, which was originally created for NBC, probably would have been dumped and quickly cancelled two years ago by the network. On Netflix? The third season just premiered, and it’s one of the streaming service’s most popular comedies. Our political climate favors the half-hour streaming comedy, as well. While a show like The Handmaid’s Tale may be “necessary” television, how many people are eager for a powerful and timely nightmare that heightens our already existing fears? The Americans is a tremendous series — maybe the best on television — but the fact that it echoes our real-life political situation is beginning to feel like a liability rather than an asset. In short: This is the perfect era for the half-hour streaming comedy, a period in which we’re short on time but we still crave substance. The half-hour streaming comedy is like healthy fast food, perfect for the television viewer on the go who doesn’t want to get fat on episodes of Matt LeBlanc’s Man with the Plan or Kevin James’ Kevin Can Wait. We can still get all the nutrients we need without investing the time in a big meal like a season of House of Cards or Mr. Robot.

venerdì 26 maggio 2017

NEWS - Achtung, compagni! Ecco perché il modello Netflix è più forte dei download illegali e degli hacker (suggerimento: argomento da tesi sul futuro dello streaming)
News tratta da "Decider"
The Orange Is the New Black hack initially seemed like a very bad thing for Netflix. In late April, a hacker going by the name The Dark Overlord claimed to have illegally obtained several episodes of Orange Is the New Black’s fifth season, which they threatened to release online if Netflix failed to pay a ransom. Netflix didn’t pay, the episodes were released … and nothing really happened. So far, spoilers for Season 5 haven’t consumed the internet prior to its June 9 premiere, though I can say from personal experience it’s a very strong season. If anything, the hack may have boosted the show’s Google Trend results. In short, no one panicked about the Litchfield leak because Netflix has been turning torrenting into an unnecessary and risky way to watch television for years nowOf course, not all of the anti-online piracy applause should be given to Netflix. There are now a staggering amount of streaming services available to users no matter how specific their tastes. However, Netflix was the first company to lead quality television away from traditional time slots and to the internet, and it still remains the king of streaming, having more subscribers and accounting for more internet traffic than any other service. By making high-quality versions of beloved shows and movies available for a relatively low cost, streaming services have been destroying torrenting. BGR’s Yoni Heisler reported on the decline of torrenting, and how Netflix affected this trend, in 2015. According to data compiled by Sandvine, Netflix accounted for 37.05 percent of all internet traffic in North America when measured during peak hours. That 37 percent put Netflix ahead of Hulu, Amazon PrimeYouTube, and iTunes when it came to streaming video. However, the most interesting takeaway from this report was its biggest loser — BitTorrent. According to Sandvine, the popular torrenting site’s traffic was down to only 5 percent at this time. That number dropped to 3 percent when Netflix released its Quarter 4 numbers for 2015. Considering that BitTorrent accounted for almost 33 percent of internet traffic in 2008 and 22 percent in 2011, that’s a huge drop. 2016 followed similar trends, according to Sandvine. While Netflix’s hold on internet traffic dipped from 37 percent to 35 percent, BitTorrent stayed at about 5 percent. In short, Hollywood is going the same direction as music industry. Illegally downloaded titles is no longer seen as the industry-ruining threat it used to be. Just like how iTunes helped kill Napster and services like Spotify and Pandora are wounding the same industry they’re helping, legal streaming services are the way of the future, for better or for worse. The industry cost of streaming is a debate for another time. What’s more interesting is how a system that allows users to download free content has gone from a driving force of internet traffic to borderline obsolete. Though there is no monetary exchange involved in illegally downloading shows and movies, there was always a cost to torrenting. Even the most streamlined torrenting process requires a certain level of computer knowledge, and even then, there is always a chance of downloading a virus instead of a copy of Spider-Man 2. That’s an especially big risk during a time when phishing and hacking schemes have become more sophisticated than ever before. Also, if you were able to find a clean copy, there’s always a chance the video or audio may be messed up, and then you have to account for the time it takes to download. That’s all for one movie or one episode of one show. Torrenting, though it was the illegal lifeblood of the internet, was always a detailed and exhausting process. In the wake of this, streaming looks like a godsend. Even the worst designed streaming service is easier to use than BitTorrent, and subscriptions to these services promise users high-quality versions to their favorite shows and movies at the click of a button. There are Reddit, Quora, and Yahoo Answers threads dedicated to wondering why anyone would pay for streaming and put up with Netflix’s revolving library instead of torrenting whatever they want for free. The answer always boils down to people being willing to pay for Netflix’s ease of use. So that brings me back to the leaked season of one of Netflix’s most popular shows. From a cursory search, it’s clear that many fans have decided to download this latest season instead of waiting to June 9. However, the vast majority haven’t, and those who have seem to be treating their experience as being part of the minority. The show’s official Reddit page, which has over 47,000 members, currently has a pinned thread from the moderators, laying down specific rules for the subreddit. Essentially, no one is allowed to ask for links, no one is allowed to discuss Season 5 unless they explicitly mark their thread as pertaining to the leaked season, and no official discussion threads will be allowed until the season’s official release date. This is a corner of the internet devoted to some of Orange Is the New Black’s most devoted and internet savvy fans. These leaks were for them, but this community is still respecting the wishes of the show, Netflix, fans who want to jump in early, and fans who want to wait. Netflix has created a system that’s too good of a deal to encourage mainstream torrenting. Sure, anyone could download Netflix shows for free, but for less than $10 a month, a user (or group of users) could have access to the service’s entire library of content and enjoy premieres along with the rest of the internet. That last part — enjoying the release of a new show over the course of a weekend — is a big draw in this new age of television. Reading tweets about House of Cards during and after your binge is almost as much fun as watching the series itself. The Orange Is the New Black leak didn’t make waves because viewers know if they wait a few weeks, Netflix will offer them something better — fully finished episodes they can watch in high definition along with all their online friends. That’s too good of a deal even for “free” TV to mess with. It’s funny that the thing that’s finally ending online piracy is convenience.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Lick it or Leave it!

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