NEWS - Fraternité contre Netflix! In Francia l'alleanza di 3 grandi network fa un "Salto" per contrastare l'avanzata streaming che cresce al ritmo di 100 mila nuovi abbonati al mese (3.5 milioni totali fino ad oggi)
Articolo tratto da "
La Stampa"
Chi l'avrebbe mai detto:
France Télévisions, il gruppo pubblico televisivo francese, orgoglioso della seriosa qualità della sua offerta, almeno per l'informazione, si allea in patria con i nemici di sempre,
Tf1(íl canale privato con l'audience più alta d'Europa, anche a colpi di giochini e show con i lustrini) e
M6, altro concorrente privato, ma rivolto più a un pubblico di giovani. Si, ma quando bisogna
contrastare l'«invasore» straniero, per di più a stelle e strisce, tutto è possibile in Francia. Nascerà così a Parigi
Salto, alias l'anti
Netflix, una piattaforma su internet (e su abbonamento) dalla quale scaricare serie tv, film, documentari e programmi di ogni tipo, prodotti dai tre gruppi. «
L'unione fa la forza», ha commentato ieri
Delphine Ernotte, presidente di France Télévisions, che comprende diversi canali, ma principalmente
France 2 e France 3, con un bacino di consumatori dall'età sfornulatamente sempre più alta. Erano cinque anni che i tre nuovi partner lavoravano al progetto e ormai non ci sperava più nessuno, vista la differenza di approccio e i diversi interessi (
France Canal + è in difficoltà perché ha perso i diritti per il calcio e gli abbonati sono in calo Télevisions puntava a una piattaforma comune gratuita, ma Tf1 e M6, che distribuiscono i loro programmi anche mediante operatori telefonici, come
Orange, Free e Sfr, dai quali hanno ottenuto da poco di farsi pagare di più, volevano evitare ogni possibilità di concorrenza sleale). Se alla fine si è centrato l'obiettivo, si deve al
successo folgorante di Netflix in Francia. Sbarcato da queste parti nel 2014,
può ormai contare su 3,5 milioni di abbonati. E cresce a un ritmo di
100mila nuovi clienti al mese, provenienti soprattutto dal bacino dei più giovani, che «fuggono» dalle tv tradizionali, in particolare quelle pubbliche. Non solo:
Canal+, la pay tv francese, controllata da
Vincent Bolloré, non va bene. Ed è probabile che andrà sempre peggio, visto che ha appena perduto i diritti televisivi per la Ligue 1, la Serie A francese. Canal+ è scesa a 4,9 milioni di abbonati. È il momento propizio per France Télévisions, Tf1 eM6 di approfittare della sua debolezza. Ieri, i tre nuovi alleati non hanno specificato né i finanziamenti che saranno consacrati alla piattaforma
Salto, né la tempistica. Ma, secondo le voci che circolano a Parigi, si dovrebbe trattare di almeno
50 milioni di euro, da destinare soprattutto al suo sviluppo tecnologico. Il debutto, invece, è previsto l'anno prossimo, dopo che l'autorità pubblica sulla libera concorrenza avrà dato il via libera. Saranno disponibili due tipi di abbonamenti. Quelli meno cari, compresi tra i due e i cinque euro, daranno accesso alla diretta su tutti i canali disponibili (anche Tmc, del gruppo Tf1, che ha particolare successo fra i giovani, con un programma di infotainement, il «Quotidien», una sorta di «Striscia la notizia» in salsa francese). E inoltre servizi premium come il replay limitato a una settimana, lo «start oven) per riprendere un programma dagli inizi o lo «stacking», per rivedere gli episodi precedenti di una serie in corso. L'accesso sarà possibile dallo smartphone, dal tablet, da un computer e dalle televisioni connesse. Con gli abbonamenti più cari, compresi fra i sette e gli otto euro, sarà disponibile l'accesso illimitato alla produzione televisiva dei tre alleati (France Télévisions e Tf1 rappresentanto da soli il 75% di quella totale francese) e in certi casi europea. Il gruppo pubblico francese, che in genere stenta a sfondare con le sue serie, ha strappato negli ultimi tempi qualche successo, come «
Capitaine Marleau», le vicende di una donna capitano della gendarmeria un po' svitata, ambientate nella Francia profonda.
Salto viene creato sull'esempio di una piattaforma simile americana, Hulu. Ed è
una risposta non solo a Netflix, ma anche ad Amazon. E ai tentativi degli altri colossi americani, come Google o Facebook, di rubare il pubblico alle televisioni più classiche.