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giovedì 29 novembre 2018

NEWS - Achtung, compagni! Le piattaforme di streaming tipo Netflix e Amazon verso il pareggio con la pay tv (Sky): raddoppiati gli abbonamenti in un solo anno!
News tratta da "Il Sole 24 ore"
Manca poco al pareggio con i numeri della pay tv tradizionale. Qui gli abbonamenti in Italia si sono storicamente attestati attorno ai 6,5 milioni fra Sky e Mediaset Premium. Oggi le piattaforme di videostreaming arrivano a superare i 5 milioni. E il trend fa pensare al livello della pay come a un muro che sta per crollare. Del resto, l'impennata del video on demand è fuori discussione, anche in un Paese come l'Italia in cui ci si dibatte nelle sabbie mobili di una digitalizzazione che se da una parte mostra segnali di miglioramento come indicato dall'aumento dell'ultrabroadband (si veda Il Sole 24 Ore), dall'altra ha evidentemente enormi margini di crescita. A mettere in fila inumeri dell'avanzata anche in Italia di Netflix, Amazon Prime Video e delle altre piattaforme di videostreaming è EY con uno studio che tra gli sponsor ha Sky, Mediaset, Discovery, Vodafone. E i risultati lasciano poco spazio a dubbi: gli abbonamenti in Italia alle piattaforme di videostreaming a pagamento - EY cita Netflix, Amazon Prime Video, Timvision, Now Tv (Sky), Infinity (Mediaset), Eurosport Player - sono passati da 2,3 a 5,2 milioni. E tutto in un anno, fra giugno 2017 e giugno 2018. Numeri sui singoli operatori non ne sono forniti, ma a giudicare dalle indiscrezioni di mercato a farla da padrona è Netflix, in Italia da 3 anni. «Questi dati - spiega Fabrizio Pascale, Telco, Media e Technology Med Leader di EY- delineano un mercato dei servizi videostreaming in espansione, sia sul fronte dei servizi free offerti dai broadcaster televisivi sia a pagamento. Le crescite più importanti arrivano, però, dalle piattaforme pay che, a metà 2018, contavano oltre i 5 milioni di abbonati, più che raddoppiati nell'ultimo anno». Oltre al numero degli abbonamenti c'è anche da guardare al computo totale degli utenti (in famiglia a usufruire delle piattaforme può essere più di uno). In questo caso si passa da 4,3 a 8,3 milioni di utenti con un numero di sottoscrittori unici (che possono avere anche più di un abbonamento) pari a 4 milioni. EY nella sua indagine va poi anche oltre il video on demand "a pagamento" unendo i dati della parte free comprensiva di player come Youtube, Raiplay, Mediaset Play. E così, considerando chi «nell'ultima settimana ha guardato contenuti video attraverso Internet della durata di almeno 10 minuti», gli utenti free sono saliti in un anno da 17,6 a 20,9 milioni. ll che, considerando che utenti free e pay possono in parte coincidere, segnala 23,8 milioni di italiani che guardano video on demand: il 68% degli utenti internet totali. Tutte cifre, insomma, che fotografano anche per l'Italia quella che è una tendenza mondiale messa nero su bianco da diversi studi e istituti di ricerca. ITMedia Consulting, ad esempio, prevede che i ricavi totali del settore Vod (video on demand) nell'Europa occidentale aumenteranno rispetto ai 6,26 miliardi di euro del 2018, superando gli 8,8 miliardi nel 2021, con una crescita media annua, pur in un mercato prossimo alla maturità, ancora a doppia cifra: del 12 per cento. Dal Vod arriverà così un quarto dei ricavi del mercato payTv. L'Italia ha numeri ben più bassi rispetto ad altri Paesi d'Europa. Ma il trend è impetuoso. E così, stando sempre al rapporto"Video on Demand in Europe: 2018-2021", guardando al totale del video on demand - e dunque non solo Svod (servizi con abbonamento), ma anche Tvod (quello in cui si pagano le singole transazioni, erede dell'ormai scomparso home video) che non è stato considerato da EY- lapenetrazione sul totale dell'Europa Occidentale è del 26,6% in Uk, del 19,4% in Germania e del 4,6% in Italia che salirà all'8,3% nel 2021. Chiaro che con questi numeri il campanello d'allarme sia risuonato forte fra i player "tradizionali". La pay tv ad esempio, che ha prezzi per gli utenti più alti rispetto al Vod, sta cercando di trovare le migliori contromisure. In Italia anche il mondo del cinema ha alzato i toni e un decreto nei giorni scorsi ha stabilito che forme di incentivazione perle opere cinematografiche potranno esserci solo per quelle pellicole che non sceglieranno di approdare su piattaforme di videostreaming contemporaneamente alle sale. A livello mondiale Disney ha deciso di sottrarre a Netflix i propri film e le serie tv nel 2019, puntando su un proprio servizio che si chiamerà Disney+. E ancora: nel 2012 Ted Sarandos, chief content officer di Netflix, dichiarò che «l'obiettivo è diventare Hbo più velocemente di quanto Hbo possa diventare Netflix». Frase che poteva apparire sibillina allora, ma non certo oggi visto che la ATeT che ha acquisito la Time Warner punta, sempre per il 2019, a un servizio di streaming con i contenuti della"madre" di Game of Thrones. C'è poi il capitolo della lotta fra le stesse piattaforme: Amazon Prime Video sta crescendo e Walmart è pronta a entrare sul mercato. Intanto Netflix cresce e investe miliardi in contenuti lasciando però negli investitori il dubbio sulla sostenibilità del business a fronte di un indebitamento crescente. Che vincano o meno le Cassandre, è comunque certo che indietro non si torna.

lunedì 28 maggio 2018

NEWS - Oltre al Governo beffa(to) c'è pure l'Auditel farsa: annuncia la pubblicazione dei dati di ascolto on line a luglio (lo aveva già promesso per il luglio di 2 anni fa e dell'anno scorso: mai visti). Esclusi i dati di visione su altre piattaforme tipo YouTube (geni!). E per agglomerare gli ascolti della tv tradizionale e quelli on line (parziali) ci vorranno altri due anni (almeno)

News tratta da "Italia Oggi"
I nuovi dati Auditel sull'audience dei programmi televisivi online stanno per arrivare. A luglio, infatti, la società di rilevazione presieduta da Andrea Imperiali diffonderà i primi numeri sulla visione dei contenuti dei broadcaster attraverso dispositivi mobile e pc, smart tv, set top box connessi e così via. Sarà il primo risultato del progetto che ha previsto una gara attribuita 10 mesi fa a comScore, il partner che afñanca Auditel in questo tassello della rilevazione (gli ascolti della tv tradizionale sono ancora realizzati da Nielsen). Nei prossimi due anni si lavorerà ancora per produrre infine un dato di total audience unico, che conta i telespettatori ovunque guardino il contenuto televisivo o la pubblicità: davanti al classico televisore oppure con una delle nuove modalità. Oggi l'online per i contenuti televisivi è abbastanza residuale se confrontato con i grandi numeri della tv tradizionale, ma lo scopo è di fornire un dato certificato sul mercato perché il pubblico di domani arriverà soprattutto attraverso l'online. A rivelare che l'obiettivo è di uscire a luglio, esponenti dell'Auditel presenti al convegno di lab Europe a Milano insieme con il ceo di comScore Fabrizio Angelini. A quel punto il mercato avrà a disposizione due tipi di dato: quello standard Auditel sugli ascolti con la tv tradizionale e quello censuario per l'online. Semplificando, la rilevazione conterà ogni singola visione dei contenuti online grazie alla tecnologia Sdk che comScore ha licenziato in esclusiva per l'Italia ad Auditel: gli editori che vogliono che i propri programmi siano rilevati installano un piccolo codice e questo contatta i server della società di rilevazione che li conteggia (i processi sono tutti svolti internamente da Auditel). Sarà quindi un dato censuario basato sui «dispositivi unici» non su telespettatori online unici. Un utente, infatti, potrebbe teoricamente guardare uno stesso contenuto in due dispositivi diversi. In realtà, se per i siti internet questo è più probabile, per i singoli video lo è di meno e ciò significa che i numeri saranno abbastanza vicini al dato che conta le teste. Il passo successivo, quello di deduplicare i dati censuari e arrivare al telespettatore unico, avverrà successivamente grazie ai Focal Meter connessi di Kantar, che saranno installati (già ci sono i test) per gradi nel superpanel di 16.100 famiglie che attualmente serve per rilevare la tv tradizionale. II dato censuario si potrà «colorare» con l'attribuzione socio-demografica. Sarà questa la fase 3, e il 2019 e il 2020, in cui si arriverà alla fusione e a metriche uniche sugli ascolti tv e online vicine a quelle oggi utilizzate da Auditel, pur restando possibile separare le singole componenti. Di fatto sarà necessario un lavoro di armonizzazione fra metriche così differenti (l'ascolto medio tv con gli utenti online, per esempio), ma questo dipenderà dalle linee guida che si darà Auditel prossimamente e dal lavoro a stretto contatto con l'Agcom. Si sa comunque che Imperiali ha voluto dare un impronta di qualità alla rilevazione, perché oltre all'eliminazione del traffico non umano, funzione di comScore, il sistema non rileverà contenuti visualizzati per meno di una certa soglia di tempo da stabilire. Gli sviluppi futuri sono poi ancora da decidere. Per esempio all'inizio saranno rilevati i contenuti visualizzati nei player di proprietà dei broadcaster, sia che si trovino nel sito o nell'app di proprietà che nei siti di editori terzi. Restano fuori i player diversi: se un editore concede i propri programmi a un'altra piattaforma (su YouTube, su tutti) non sarà rilevato. In questo caso si tratta semplicemente di una scelta «politica» che dipenderà anche dalle strategie delle tv. In Brasile, per esempio, i broadcaster si sono affidati per lo più a Yahoo per la distribuzione dei propri video online, scelta discutibile, ma pragmatica, basata sulla considerazione che il 90% del traffico si trova sicuramente là.

martedì 27 marzo 2018

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Ci si mette pure YouTube! Ecco il trailer di "Impulse" (da maggio on line), tratto dal film "Jumper"
A trailer for the upcoming YouTube original series Impulse has been released! The upcoming series expands on the universe of the 2008 movie Jumper, which starred Hayden Christensen and Rachel BilsonThe series is from writer/creator/director Doug Liman, who also directed the movie. Impulse follows a 16-year-old girl named Henry (Maddie Hasson) who has always felt different from her peers and has longed to escape from her seemingly quaint small town. She soon discovers she has the extraordinary ability to teleport. The show will launch in late May to early June.

lunedì 12 febbraio 2018

NEWS - Netflix, Apple, Disney, Amazon...occhio alla CBS che si (ri)allea con Viacom. Sarà sempre più un 2018 delle (sante) alleanze
News tratta da "L'Economia" del "Corriere della Sera"
Li chiamano i Liz Taylor e Richard Burton del mondo dei media. Come i due famosi divi hollywoodiani, sposati due volte e divorziati altrettante, Cbs e Viacom stanno infatti trattando il loro secondo matrimonio dopo quello finito con la separazione del 2006. A far tornare insieme il gruppo Cbs, che controlla la rete tv più popolare in America e quello che possiede gli studios Paramount è la nuova realtà del mercato dell'intrattenimento. Dove stanno andando in porto le mega fusioni fra la telecom ATeT e Time Warner e fra Disney e Fox, mentre si fanno avanti i giganti tecnologici che producono e distribuiscono contenuti video, da Amazon a YouTube (Alphabet), da Netflix a Facebook ed Apple. «Adesso dobbiamo competere contro società-mostro — ha detto Leslie Moonves, amministratore delegato (ceo) di Cbs —. Disney è grande sei volte noi Comcast anche. Il valore di Borsa di Netflix è enorme». La capitalizzazione a Wall Street di quest'ultima società infatti è di oltre 115 miliardi di dollari con un fatturato di soli u,7, contro la capitalizzazione di 2o,6 miliardi di Cbs e quella di 13 miliardi di Viacom, nonostante i due «promessi sposi» fatturino di più, cioè oltre 13 miliardi. Wall Street, in altre parole, scommette sul futuro delle piattaforme online e i marchi storici del piccolo e grande schermo si devono adeguare.
A spingere per la nuova fusione CbsViacom è Shari Redstone, la vicepresidente di entrambe le società. Lei, 63 anni e il padre Sumner, 94, controllano sia Cbs sia Viacom con circa l'80% dei diritti di volto attraverso la loro holding di famiglia National amusements. Nel 2016 Shari Redstone era uscita vincitrice da una complessa lotta di potere in cui era stata accusata di manipolare il padre ed era riuscita a far cacciare il ceo che aveva guidato Viacom dal 2006, Philippe Dauman. Dal dicembre 2016 il nuovo ceo di Viacom è Bob Bakish, 53 anni, che finora ha cercato di stabilizzare il gruppo siglando contratti di distribuzione, cambiando la leadership di Paramount, tagliando i costi, investendo in contenuti digitali e focalizzandosi sui sei principali canali tv posseduti: Mtv, Nickelodeon, Nick Jr., Comedy central, Bet e il nuovo Paramount network (ex Spike). Mentre Bakish è apprezzato dalla Redstone come gestore operativo e finanziario, Moonves, 68 anni, è un veterano dello show business con un buon intuito nella scelta delle storie e dei talenti su cui puntare, dicono gli esperti. I due ceo si conoscono bene, perché erano colleghi durante i sei anni in cui Viacom e Cbs hanno convissuto sotto lo stesso tetto, dal woo al 2006. Le due società hanno annunciato all'inizio di questo mese di aver creato dei comitati speciali per valutare l'eventuale nuova fusione. L'investitore italo-americano Mario Gabelli, l'azionista maggiore dopo i Redstone sia di Viacom sia di Cbs, è da tempo favorevole alla riunione dei due gruppi. «La combinazione funziona secondo la logica del numeri — ha detto Gabelli problema è chi la guiderà».
Non c'è problema invece per le sinergie, perché gran parte delle attività di Cbs e Viacom non si sovrappongono ma sono anzi complementari. Sul fronte televisivo, Cbs è leader sul mercato americano in termini di spettatori ed è anche all'avanguardia nei servizi di streaming: quelli indipendenti dei programmi di Cbs e del canale premium Showtime hanno oltre 4 milioni di abbonati, più della metà dell'obbiettivo di 8 milioni previsto dai manager entro il 2020. Viacom è più indietro sullo streaming e quindi non può che imparare dall'esperienza di Cbs; però ha anche una divisione Paramount television che produce contenuti tv di successo, come la serie Tredici trasmessa da Netflix. Per quanto riguarda il cinema, Paramount è reduce da un anno magro di incassi e arriva alla notte degli Oscar senza nemmeno una candidatura. Dallo scorso aprile ha un nuovo responsabile, l'ex Fox Jim Gianopulos, che ha promesso il rilancio ma i risultati devono ancora materializzarsi. Anche Cbs ha una divisione film, lanciata nel 2007, che ha prodotto alcuni titoli apprezzati dalla critica, come A proposito di Davis (2013) dei fratelli Joel ed Ethan Cohen. Una prima tomata di discussione fra Cbs e Viacom per fondersi c'era stata nel 2 16, naufragata per il disaccordo su come valutare le due società. Ma dal dicembre di quell'anno le loro quotazioni sono calate rispettivamente del 15 e del 596 contro un rialzo del 20% dell'indice SePSoo delle azioni Usa. Così gli investitori premono per le nozze riparatrici.

lunedì 28 agosto 2017

NEWS - Tutti contro Netflix! Oltre a Apple e Amazon, all'attacco anche Facebook, Google e Snapchat. Con un rischio: "troppe serie tv disorientano"...

Articolo tratto da "Il Fatto Quotidiano"
"Chiederselo con le parole del Wall Street Journal: Netflix potrà sopravvivere al nuovo mondo che ha creato? La risposta: dipende da come uscirà dalla guerra dello streaming che rischia di polverizzare il mercato e cambiarne i connotati. Apple, la società che fabbrica gli iPhone, ha annunciato di essere pronta a investire un miliardo di dollari per produrre contenuti televisivi da vendere sulla sua piattaforma di streaming: serie televisive "di alto livello", almeno una decina, con costi tra i 2 milioni di dollari (comedy) e i 5 milioni (drama) a puntata. L'azienda di Cupertino entra nel mercato dell'intrattenimento e sfida, seppur con un budget minore (ne12013, anno della sua fondazione, Netflix aveva investito almeno il doppio), i big dello streaming tv. Amazon inclusa.
L'annuncio arriva dopo una lunga serie di colpetti assestati all'azienda di Hastings e Sarandos per provare a toglierle l'egemonia: a inizio agosto, la Disney ha annunciato che dal 2019 si staccherà da Netflix. Una rottura che dovrebbe riguardare solo il mercato americano e che non dovrebbe modificare gli accordi extra Usa né la collaborazione con la Marvel Tv, divisione della Walt Disney Company specializzata nelle serie ispirate ai fumetti. L'accordo con la Disney risale al 2012. Ora, la società di Topolino vuole mettersi in proprio e distribuire da sola i contenuti dopo l'acquisizione dell'azienda specializzata in tecnologia di streaming, BAMTech. Per correre ai ripari, Netflix ha acquisito la casa di fumetti Millaworld. Sempre agosto, sempre annunci. Stavolta tocca a Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg, che conta su una platea di quasi due miliardi di utenti (leggi 'potenziali spettatori'), conferma le voci diffuse da qualche settimana: il lancio di Watch, una piattaforma per gli show che dovrebbe attrarre produttori di contenuti ed editori. Anche qui episodi, anche in questo caso la possibilità pergli utenti di personalizzare la propria scelta e i programmi cuciti sui loro gusti grazie ai big data. Non è chiaro se si tratterà di un servizio a pagamento, ma di sicuro risponde all'obiettivo del social network di diventare Internet', di trattenere gli utenti sulle proprie pagine. E poi, YouTubeTv, il servizio di Google con 40 canali in abbonamento (partito in c inque c ittà americane), gl i investimenti di Amazon, il debutto di Snapchat nella produzione di una serie tv e in pillole di informazione. Insomma, c'è un cambiamento: gli investimenti non sono più sulla tecnologia video - che pur, a parità di offerta, diventerà una discriminante - ma sulla produzione. "Le piattaforme di video in streaming erano destinate a mettere la scelta nelle mani dello spettatore - scrive Marc C Scott, docente di nuovi media per la Victoria University australiana -. Gli spettatori avrebbero potuto guardare il contenuto che volevano, quando volevano. Ma la crescente frammentazione del mercato on demand rischia di confonderli più di prima". A fine 2016, si annunciavano 500 sceneggiature per il 2017, il doppio rispetto al 2010. E si spendono oltre 26 miliardi per produrre i contenuti. L'analisi di Scott conferma le previsioni degli esperti: l'offerta diventerà eccessiva. Troppe serie tv, troppi servizi, spesa enorme.
Il concetto è questo: gli abbonamenti sono accessibili (in media tra i 10 e i 15 euro al mese) ma per accedere ai contenuti originali prodotti dalle diverse aziende bisognerà sottoscriverne più di uno. "Potremmo arrivare - si chiede Scott a un punto in cui i servizi di sottoscrizione in bundle o aggregati diventeranno una scelta più fattibile?". Intanto, Netflix prova a non perdere la partita. Si parla di un debito di 20 miliardi di dollari ma, ha spiegato l'azienda a La Stampa, si dividerebbe in debito effettivo e in obbligazionisui contenuti. "Il vero debito - spiegano a Gian Maria Tammaro - è di circa 4,8 miliardi di dollari. Le obbligazioni, a circa 15 miliardi". E servono per le licenze. "Più produciamo, più persone si abbonano", dicono. Solo che ora iniziano a farlo anche gli altri".

venerdì 26 maggio 2017

NEWS - Achtung, compagni! Ecco perché il modello Netflix è più forte dei download illegali e degli hacker (suggerimento: argomento da tesi sul futuro dello streaming)
News tratta da "Decider"
The Orange Is the New Black hack initially seemed like a very bad thing for Netflix. In late April, a hacker going by the name The Dark Overlord claimed to have illegally obtained several episodes of Orange Is the New Black’s fifth season, which they threatened to release online if Netflix failed to pay a ransom. Netflix didn’t pay, the episodes were released … and nothing really happened. So far, spoilers for Season 5 haven’t consumed the internet prior to its June 9 premiere, though I can say from personal experience it’s a very strong season. If anything, the hack may have boosted the show’s Google Trend results. In short, no one panicked about the Litchfield leak because Netflix has been turning torrenting into an unnecessary and risky way to watch television for years nowOf course, not all of the anti-online piracy applause should be given to Netflix. There are now a staggering amount of streaming services available to users no matter how specific their tastes. However, Netflix was the first company to lead quality television away from traditional time slots and to the internet, and it still remains the king of streaming, having more subscribers and accounting for more internet traffic than any other service. By making high-quality versions of beloved shows and movies available for a relatively low cost, streaming services have been destroying torrenting. BGR’s Yoni Heisler reported on the decline of torrenting, and how Netflix affected this trend, in 2015. According to data compiled by Sandvine, Netflix accounted for 37.05 percent of all internet traffic in North America when measured during peak hours. That 37 percent put Netflix ahead of Hulu, Amazon PrimeYouTube, and iTunes when it came to streaming video. However, the most interesting takeaway from this report was its biggest loser — BitTorrent. According to Sandvine, the popular torrenting site’s traffic was down to only 5 percent at this time. That number dropped to 3 percent when Netflix released its Quarter 4 numbers for 2015. Considering that BitTorrent accounted for almost 33 percent of internet traffic in 2008 and 22 percent in 2011, that’s a huge drop. 2016 followed similar trends, according to Sandvine. While Netflix’s hold on internet traffic dipped from 37 percent to 35 percent, BitTorrent stayed at about 5 percent. In short, Hollywood is going the same direction as music industry. Illegally downloaded titles is no longer seen as the industry-ruining threat it used to be. Just like how iTunes helped kill Napster and services like Spotify and Pandora are wounding the same industry they’re helping, legal streaming services are the way of the future, for better or for worse. The industry cost of streaming is a debate for another time. What’s more interesting is how a system that allows users to download free content has gone from a driving force of internet traffic to borderline obsolete. Though there is no monetary exchange involved in illegally downloading shows and movies, there was always a cost to torrenting. Even the most streamlined torrenting process requires a certain level of computer knowledge, and even then, there is always a chance of downloading a virus instead of a copy of Spider-Man 2. That’s an especially big risk during a time when phishing and hacking schemes have become more sophisticated than ever before. Also, if you were able to find a clean copy, there’s always a chance the video or audio may be messed up, and then you have to account for the time it takes to download. That’s all for one movie or one episode of one show. Torrenting, though it was the illegal lifeblood of the internet, was always a detailed and exhausting process. In the wake of this, streaming looks like a godsend. Even the worst designed streaming service is easier to use than BitTorrent, and subscriptions to these services promise users high-quality versions to their favorite shows and movies at the click of a button. There are Reddit, Quora, and Yahoo Answers threads dedicated to wondering why anyone would pay for streaming and put up with Netflix’s revolving library instead of torrenting whatever they want for free. The answer always boils down to people being willing to pay for Netflix’s ease of use. So that brings me back to the leaked season of one of Netflix’s most popular shows. From a cursory search, it’s clear that many fans have decided to download this latest season instead of waiting to June 9. However, the vast majority haven’t, and those who have seem to be treating their experience as being part of the minority. The show’s official Reddit page, which has over 47,000 members, currently has a pinned thread from the moderators, laying down specific rules for the subreddit. Essentially, no one is allowed to ask for links, no one is allowed to discuss Season 5 unless they explicitly mark their thread as pertaining to the leaked season, and no official discussion threads will be allowed until the season’s official release date. This is a corner of the internet devoted to some of Orange Is the New Black’s most devoted and internet savvy fans. These leaks were for them, but this community is still respecting the wishes of the show, Netflix, fans who want to jump in early, and fans who want to wait. Netflix has created a system that’s too good of a deal to encourage mainstream torrenting. Sure, anyone could download Netflix shows for free, but for less than $10 a month, a user (or group of users) could have access to the service’s entire library of content and enjoy premieres along with the rest of the internet. That last part — enjoying the release of a new show over the course of a weekend — is a big draw in this new age of television. Reading tweets about House of Cards during and after your binge is almost as much fun as watching the series itself. The Orange Is the New Black leak didn’t make waves because viewers know if they wait a few weeks, Netflix will offer them something better — fully finished episodes they can watch in high definition along with all their online friends. That’s too good of a deal even for “free” TV to mess with. It’s funny that the thing that’s finally ending online piracy is convenience.

giovedì 21 luglio 2016

NEWS - Allarme Netflix! Rallenta la crescita, abbonati in fuga dopo l'aumento prezzi, profitto negativo fuori dagli Usa (-173 milioni) e il titolo crolla in Borsa (-14%)

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
«Stiamo crescendo, ma non così velocemente come ci saremmo aspettati o come avremmo voluto». Già nelle prime righe della lettera agli azionisti si riporta quello che è il fardello che pesa sui conti del secondo trimestre (e sull’andamento del titolo arrivato a perdere l'altroieri fino al 14%) per Netflix. Il gigante californiano è rimasto sotto le attese nel capitolo abbonati. Motivo? C’è un churn (un tasso di abbandono) «cresciuto in maniera inaspettata». Fra un trimestre e l’altro dovevano essere 500mila in più gli abbonati sul mercato Usa e invece fra nuovi e abbandoni il saldo si è fermato a 160mila. Allo stesso modo fuori dagli States si attendevano 2 milioni di abbonati in più, ma il saldo è stato di 1,5 milioni. Maggiore concorrenza certo. Negli Usa per esempio c’è da fare i conti con Cbs Access, Hulu, Amazon Prime Video, Seeso, Youtube Red. Ma secondo la società californiana non è questo ad aver inciso. Piuttosto sarà la tv lineare a risentirne. Pesa invece la fine del “grandfathering price“: prezzi di favore lanciati nel 2014 negli Usa e scaduti ad aprile. Gli abbonati storici dovranno quindi mettere mano al portafogli, con due dollari in più al mese rispetto ai 7,99 pagati finora, per usufruire del servizio Hd. In tutti i modi, anche se qualcuno scappa «si avranno più risorse per gli investimenti», si legge nella nota Netflix che punta a 6090 milioni di utenti un Usa. Fuori dal mercato domestico anche Canada, Uk-Irlanda, Latin America e Paesi nordici hanno sperimentato questa novità di prezzo. Il risultato è stata una crescita complessiva, su base trimestrale, di poco inferiore agli 1,7 milioni di utenti a giugno, contro i 2,5 milioni attesi e i 3,3 milioni di utenti in più registrati nel secondo trimestre del 2015. Per il prossimo trimestre l’azienda prevede 300mila nuovi utenti negli Usa e 2 milioni nel resto del mondo. I contenuti non sembrano essere un problema visto che 17 delle sue serie originali, documentari, film e commedie speciali hanno ricevuto 54 nomination ai Primetime Emmy. Dal punto di vista dei conti invece i ricavi del trimestre (e del semestre) hanno dimensioni monstre collocandosi poco al di sotto dei 2 miliardi di dollari nel trimestre e 4 nei sei mesi, ma con profitti operativi di appena 70 milioni di dollari che scendono a 41 come risultato netto nel trimestre e a 68,4 milioni nel semestre. E questo a fronte di debiti a lungo termine per 2,4 miliardi di dollari. Sui profitti il contributo è positivo dagli Usa, ma negativo sull’internazionale (-173 milioni nel semestre e -69 milioni solo nel secondo trimestre) dove la società conferma la svolta dal 2017. Crescere oltreconfine è del resto una conditio sine qua non, che però ancora si scontra anche con barriere linguistiche, anche se Netflix conferma di voler produrre serie e film originali in lingua non inglese. Netflix è ormai presente in oltre 190 Paesi. Non in Cina, opzione «da esplorare», ma dove ancora tante sono le «difficoltà regolatorie». Tant’è che «il servizio di streaming di Disney, lanciato in collaborazione con Alibaba, è stato chiuso».

lunedì 11 luglio 2016

NEWS - FSociety colpisce ancora! L'anteprima della 2° stagione di "Mr. Robot" a sorpresa sui social (per poco)

News tratta da "Entertainment Weekly"
FSociety has struck again. This time, the fictional hacker organization from Mr. Robot gave the show’s fans exactly what they wanted: a look at the full season 2 premiere episode three days before it airs on Wednesday on USA.
The network held a Facebook Live Q&A session Sunday night featuring the show’s cast and hosted by Keegan-Michael Key. All seemed to be going smoothly until about 20 minutes into the livestream, when FSociety interrupted and launched into a rant about the interview itself. And then, the first 60 minutes of the premiere episode aired right then and there.
That was just the beginning. After the episode completed, it disappeared from Facebook. Shortly thereafter, the preview appeared on Twitter, Snapchat, YouTube, and USA Network’s homepage.

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