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giovedì 21 luglio 2016

NEWS - Allarme Netflix! Rallenta la crescita, abbonati in fuga dopo l'aumento prezzi, profitto negativo fuori dagli Usa (-173 milioni) e il titolo crolla in Borsa (-14%)

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
«Stiamo crescendo, ma non così velocemente come ci saremmo aspettati o come avremmo voluto». Già nelle prime righe della lettera agli azionisti si riporta quello che è il fardello che pesa sui conti del secondo trimestre (e sull’andamento del titolo arrivato a perdere l'altroieri fino al 14%) per Netflix. Il gigante californiano è rimasto sotto le attese nel capitolo abbonati. Motivo? C’è un churn (un tasso di abbandono) «cresciuto in maniera inaspettata». Fra un trimestre e l’altro dovevano essere 500mila in più gli abbonati sul mercato Usa e invece fra nuovi e abbandoni il saldo si è fermato a 160mila. Allo stesso modo fuori dagli States si attendevano 2 milioni di abbonati in più, ma il saldo è stato di 1,5 milioni. Maggiore concorrenza certo. Negli Usa per esempio c’è da fare i conti con Cbs Access, Hulu, Amazon Prime Video, Seeso, Youtube Red. Ma secondo la società californiana non è questo ad aver inciso. Piuttosto sarà la tv lineare a risentirne. Pesa invece la fine del “grandfathering price“: prezzi di favore lanciati nel 2014 negli Usa e scaduti ad aprile. Gli abbonati storici dovranno quindi mettere mano al portafogli, con due dollari in più al mese rispetto ai 7,99 pagati finora, per usufruire del servizio Hd. In tutti i modi, anche se qualcuno scappa «si avranno più risorse per gli investimenti», si legge nella nota Netflix che punta a 6090 milioni di utenti un Usa. Fuori dal mercato domestico anche Canada, Uk-Irlanda, Latin America e Paesi nordici hanno sperimentato questa novità di prezzo. Il risultato è stata una crescita complessiva, su base trimestrale, di poco inferiore agli 1,7 milioni di utenti a giugno, contro i 2,5 milioni attesi e i 3,3 milioni di utenti in più registrati nel secondo trimestre del 2015. Per il prossimo trimestre l’azienda prevede 300mila nuovi utenti negli Usa e 2 milioni nel resto del mondo. I contenuti non sembrano essere un problema visto che 17 delle sue serie originali, documentari, film e commedie speciali hanno ricevuto 54 nomination ai Primetime Emmy. Dal punto di vista dei conti invece i ricavi del trimestre (e del semestre) hanno dimensioni monstre collocandosi poco al di sotto dei 2 miliardi di dollari nel trimestre e 4 nei sei mesi, ma con profitti operativi di appena 70 milioni di dollari che scendono a 41 come risultato netto nel trimestre e a 68,4 milioni nel semestre. E questo a fronte di debiti a lungo termine per 2,4 miliardi di dollari. Sui profitti il contributo è positivo dagli Usa, ma negativo sull’internazionale (-173 milioni nel semestre e -69 milioni solo nel secondo trimestre) dove la società conferma la svolta dal 2017. Crescere oltreconfine è del resto una conditio sine qua non, che però ancora si scontra anche con barriere linguistiche, anche se Netflix conferma di voler produrre serie e film originali in lingua non inglese. Netflix è ormai presente in oltre 190 Paesi. Non in Cina, opzione «da esplorare», ma dove ancora tante sono le «difficoltà regolatorie». Tant’è che «il servizio di streaming di Disney, lanciato in collaborazione con Alibaba, è stato chiuso».

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