sabato 20 ottobre 2018

GOSSIP - Sofia, come sei generosa! La Vergara si (s)veste per beneficenza 
Stella McCartney’s annual lingerie campaign for National Breast Cancer Month stars actress Sofia Vergara. The ‘Modern Family’ star poses in the ‘Rose Romancing’ lace bralette as well as a knit coverup. Priced for $145 for a bra and $110 for briefs, proceeds from the sale will go towards breast cancer treatment centers and charities. Take a closer look at the lingerie below, and shop the line at StellaMCartney.com.

venerdì 19 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Magnum PI", reboot da vedere all'aperitivo dimenticando l'originale
"Il paradosso del reboot (il riavvio, il rilancio di una serie attraverso nuovi protagonisti) è che si riprende qualcosa che appartiene ancora all'immaginario diffuso («raccontala ancora» è la richiesta che i bambini fanno a ogni favola), ma che esigerebbe l'oblio dell'esperienza precedente. Dopo Hawaii Five-O e MacGyver il canale generalista americano Cbs ha sfornato il remake (rifacimento) di un altro telefilm degli anni 8o, Magnum PI (Fox, martedì, ore 21.15). La reazione di molte critiche uscite negli Usa è stata unanime: il precedente era meglio. Per forza di cose: allora c'erano la forza e l'ingenuità della prima volta. La nuova serie ricalca fedelmente le vicende andate in onda negli Usa tra il 1980 e il 1988 (da noi ha debuttato nel 1982 su Canale 5). Siamo sempre alle Hawaii, ci sono sempre le «fiammeggianti» Ferrari e la polizia locale continua a non essere proprio contenta delle indagini alternative. Il nuovo Magnum PI (Private Investigator) è anche lui ospite di uno scrittore facoltoso (ricco perché vende bestseller le cui storie di guerra sono racconti di Magnum), ma veste in maniera più sobria di Tom Selleck. L'interprete, Jay Hernandez, è di origini latine, non ha fatto la guerra del Vietnam ma è stato in Afghanistan ed è leggermente meno spavaldo del suo predecessore. Il cambiamento più significativo riguarda il personaggio di Higgins, il manager della tenuta dello scrittore Robin Masters: ora è una bella donna (Perdita Weeks) con un passato nei servizi segreti britannici. Ovviamente i rapporti fra Magnum e Higgins rappresentano una «corposa» sottotrama. Nella fedeltà all'originale — il caso si risolve sempre al termine di ogni puntata — e nell'esibizione di paesaggi esotici e festaioli, Magnum PI è la classica serie di «scarico» (da vedersi prima di cena, quasi una camera di compensazione dopo il lavoro)". (Aldo Grasso)

giovedì 18 ottobre 2018

mercoledì 17 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Che noia i Romanoff! 
Una volta le serie erano belle perché meno lente di certi film...
"Ma che fate, vi accanite? Non basta che Damien Chazelle nasconda nel ripostiglio le scarpe bicolori da tip tap per dedicarsi a Neil Armstrong con "First Man", la storia del primo astronauta che mise piede sulla luna (ci sono andati, sicuro, anche se i manifesti del film, alla Mostra di Venezia, lanciavano "l'impresa impossibile", schiacciando l'occhio ai negazionisti). Ora fa i dispetti anche Matthew Weiner, dedicando una serie ai Romanoff (su Amazon, gli episodi 1 e 2 dal 12 ottobre, gli altri sei di venerdì in venerdì: nulla è più nuovo, ormai, della cara vecchia somministrazione settimanale). I Romanoff - e le fantasie sulla piccola Anastasia la figlia dello Zar, sopravvissuta alla fucilazione bolscevica - stanno abbastanza in fondo perfino nella lista delle cose che NON ci interessano, e invece sembrano vantare schiere di appassionati. Ci fanno sbadigliare più delle virtù del silenzio, più dell'oro perduto di Benito Mussolini (chi lo sa? magari Antonio Scurati conosce il ripostiglio segreto, lo svelerà nell'ultima riga dell'ultimo volume della trilogia "M. Il figlio del secolo"), più del linguaggio dei delfini, più dei libri che sulla fascetta promettono "un'intensa scrittura femminile". Però Matthew Weiner è Matthew Weiner. Ha scritto per "I Soprano", ha avuto la sua storia di mezzo insuccesso "Mad Men" non la voleva nessuno, finì alla AMC che non aveva mai prodotto una serie. E' stato accusato di comportamenti inappropriati, per aver detto a una donna che lavorava con lui "dovresti farti vedere nuda" (i garantisti attendevano l'entrata in campo di Cristiano Ronaldo, per disquisire di sottigliezze giuridiche). Ha rivelato la magia del Carrousel che proiettava le diapositive, la difficoltà di pubblicizzare i fagioli, la destrezza dei ragazzini capaci di preparare un Tom Collins con la ciliegina. Una bella apertura di credito l'aveva, nonostante i Romanoff - colpa della maledetta convinzione che gli showrunner bravi rendono interessante qualsiasi cosa. E nonostante la notizia che aveva girato gli episodi in paesi diversi: quando i discendenti dello Zar di tutte le Russie si disperdono hanno il mondo intero a disposizione. Oltre ad Anastasia, potrebbe essere sopravvissuto il fratello Alessio, che scatena meno fantasie (un guantino dello zar fa la sua apparizione nel romanzo di Rosa Matteucci "Tutta mio padre"). Quindi abbiamo guardato le prime due puntate, sperando che si ripetesse il miracolo di "Mad Men". Durata un'ora e mezza. Così da far dire - è una mania - "l'ho pensato come un film, va visto come un film". Idea bizzarra: le serie erano belle perché erano meno noiose di certi film. Se adesso fate le serie noiose, a episodi lunghi come un film, forse ci ripensiamo. Se poi la lentezza finisce per diventare un merito, e come tale viene celebrata, va a finire che torniamo la sera a leggere i romanzi dell'Ottocento, loro sì che sapevano come si fa. "The Violet Hour", ambientato a Parigi, racconta una ricca aristocratica di nome Anastasia. La mattina sventola il croissant davanti alla musulmana con il velo che si prende cura di lei: "Lo vedi? Questo lo abbiamo inventato dopo avervi sconfitto a Vienna". In "The Royal We", racconta un doppio adulterio. Il marito in città - con la scusa di far parte di una giuria popolare". La moglie in crociera, dove son tutti discendenti dei Romanoff. Unica zampata: la famiglia dello Zar Nicola messa in scena dai nani, con il nano Rasputin che insegue Anastasia. Per colonna sonora, la "Danza delle spade" di Khachaturian". (Mariarosa Mancuso)

lunedì 15 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA VERITA'
Sentite questa: "Skam" Italia vittima di ossessioni porno gay patologiche
"Ah che bella, l'adolescenza. Lo scorso 5 ottobre, su Timvision, piattaforma televisiva on demand di Tim, è iniziata la seconda serie di Skam Italia, fortunato remake dell'originale produzione norvegese. Skam, che in norvegese significa «vergogna», era ambientato in un liceo della Oslo «bene»; il remake italiano, ideato, diretto e sceneggiato da Ludovico Bessegato, si svolge in un istituto superiore di Roma. Protagonista un gruppo di adolescenti, alle prese con avventure, problemi, esperienze e disagi caratteristici di questa età. La formula della serie è assai originale: ogni giorno va online una clip di due minuti circa, che messe uno dopo l'altra formano l'episodio completo, che va in onda ogni settimana. Tra i protagonisti della prima serie, che ha avuto un buon successo di audience, c'era anche Martino, forse gay, forse no. Tra i temi affrontati dalla serie, infatti, ci sono anche bullismo, cyberbullismo, omosessualità. Argomenti delicati, importanti, terni di grande impatto sul pubblico di adolescenti che si è appassionato e continuerà ad appassionarsi alle avventure dei protagonisti di Skam Italia. Al termine dell'edizione precedente, la protagonista, Eva, lascia il fidanzato perché è convinta di piacere a Martino, ma scopre che il suo compagno di scuola frequenta siti per gay. Per «spoilerare» le prossime puntate di Skam Italia 2 basta andarsi a rileggere la trama della versione norvegese: Isak, il personaggio della serie originale al quale è ispirato quello di Martino (protagonista principale della seconda edizione italiana) è gay e vive le difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale finché si innamora di Even e decide di fare outing. Tra le clip già online, una merita di essere commentata, perché, ci sarà consentito dirlo senza passare per pericolosi oscurantisti, ci sembra di pessimo gusto a dir poco. È ambientata su una spiaggia, e il protagonista, Martino, seduto sul bagnasciuga, osserva i suoi amici giocare a racchettoni, tuffarsi, divertirsi intorno a lui. Martino, mentre in sottofondo possiamo ascoltare una canzone che definire struggente è poco, si guarda intorno con sguardo smarrito, e la telecamera indugia sui costumi e sui muscoli dei ragazzi che si divertono sulla spiaggia. L'apoteosi, è il finale: uno dei giovani spruzza della crema solare addosso ai compagni, il fiotto sfugge al controllo e finisce per colpire il protagonista della clip, che si ritrova, nella ultima inquadratura, tutto impiastricciato di liquido bianco e cremoso: capelli, guancia, torace, spalla. Ora, due sono le possibilità: o chi scrive è vittima di una vera e propria ossessione, a livelli patologici, e vede sesso ovunque, oppure ci troviamo di fronte a un doppio senso esplicito, molto esplicito, e (ci sia consentito) di pessimo gusto". (Carlo Tarallo)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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