PICCOLO GRANDE SCHERMO - Di padre in figlio: Michael Gandolfini eredita dal padre James lo scettro de "I Soprano" nel film prequel al cinema
News tratta dal "Corriere della Sera"
La somiglianza è impressionante. Stesso ovale del viso, stesso sorriso e, più di tutto, stessi occhi, con quel taglio che può sembrare così simpatico ma, un istante dopo, anche così poco rassicurante. Michael Gandolfini interpreterà il ruolo che per molti ha reso un'icona suo padre James. E' stato scelto lui per riportare in vita Tony Soprano. Succederà nel film The Many Saints of Newark, che in realtà de I Soprano è un prequel. «E un vero onore portare avanti il lavoro di mio padre indossando i panni di un giovane Tony Soprano. Sono entusiasta dell'opportunità di lavorare con David Chase e con i talenti incredibili che ha coinvolto», ha commentato il giovane Gandolfini. Aveva 13 anni Michael quando ha dovuto affrontare un momento terribile come la morte di suo papà. Era stato proprio lui a trovarne il corpo senza vita, nella stanza del lussuoso albergo di Roma dove, i119 giugno del 2013, l'attore è stato stroncato da un attacco di cuore, a 51 anni. Doveva essere una bella vacanza per loro. Si è trasformata in un momento capace di cambiare per sempre il corso delle cose, anche per il giovane Michael. Solamente due anni dopo, giovanissimo, sceglieva di iniziare, a sua volta, la carriera di attore. Il primo ruolo nel 2015, in Flower, un corto da lui anche scritto, ambientato in un futuro post apocalittico. Poi una parte nella serie Hbo The Deuce: La via del porno (2017) e nel recente Ocean's 8 (2018). Ma sicuramente questo ruolo è quello in grado di permettergli un salto nella sua carriera e forse anche, in qualche modo, di fargli chiudere il suo personale cerchio con il destino. Non è facile seguire le orme dei padri e lo è ancora meno se queste ombre si sono avventurate in modo credibile — in tv — lungo le strade della malavita. Tony Soprano è diventato nell'immaginario pop uno dei più credibili boss della mafia italoamericana: le sue connessioni con la malavita newyorkese ma anche con le radici mafiose italiane, i suoi attacchi di panico, i suoi rapporti difficili con la madre e con la moglie erano diventati di culto per milioni di fan che avevano seguito la serie dal 1999 al 2007. Ora toccherà a Michael spiegare a tutti perché Tony Soprano è diventato Tony Soprano, raccogliendo un'eredità che forse mai come in questo caso è giusto definire tale.
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giovedì 24 gennaio 2019
mercoledì 2 gennaio 2019
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
L'importanza di chiamarsi "Soprano"
"Era 20 anni fa, nulla è rimasto uguale. Tony Soprano con l'accappatoio bianco, a bordo piscina con gli anatroccoli, appare sulla Hbo il 10 gennaio 1999. Per un bel po' sarà l'argomento di conversazione: è vero che quella Golden Age, non la prima nella storia della tv americana, aveva già avuto qualche anticipo, ma "I Soprano" fecero il botto. Gli spettatori italiani aspettarono un paio d'anni, fino al 2001, per scarsa convinzione da parte dei responsabili del palinsesto: cinque episodi su Canale 5, poi su Italia 1, in orari notturni. Adesso che le serie sono più numerose delle giornate a disposizione per guardarle - con grave danno per la chiacchiera, non c'è più un "Lost" su cui accapigliarsi "I Soprano" restano in cima alla lista per scrittura, recitazione, invenzioni drammaturgiche. Vorremmo avere il tempo per riguardare le sei stagioni da cima a fondo - invece siamo travolti dalle nuove uscite. Nella lista delle migliori serie del 2018 compilata per il New Yorker da Emily Nussbaum c'è la categoria "serie che avrei voluto vedere perché ne dicono un gran bene, ma non ho avuto il tempo". Qualcuno ha fatto i conti: servono 60 ore per vedere "The Wire", altra serie imperdibile. Serve lo stesso tempo per leggere "Guerra e pace", più "Don Chisciotte", più "Moby Dick", più "Delitto e castigo". "I Soprano" contano : episodi di un'ora, interrotti il 10 giugno 2007 con una dissolvenza: ci sta qualcosa ancora per completare la bibliotechina dei classici. Era la tv di vent'anni fa. Gli attori erano scelti dai responsabili del casting, e poi sarebbero diventati star (il passaggio inverso non era neanche concepibile). I registi non provenivano dal cinema, ma da altre serie televisive (ora fanno la fila per passare dal cinema a misura di blockbuster, con tempi decisionali lunghi, alla televisione che decide in fretta, o alle piattaforme streaming affamate di prodotto e attente alle nicchie). James Gandolfini era un attore non di primissimo piano, uno sceneggiatore come Matthew Weiner aveva già nel cassetto i pubblicitari di "Mad Men" ma nessuno li voleva. Siccome si parlava di mafia, le associazioni che difendono il buon nome degli italoamericani protestarono. Nessuno ha pronunciato una sola parola contro la Napoli ricostruita per "L'amica geniale" di Saverio Costanzo: è l'Italia che piace, miserabile e pittoresca, vociante e sguaiata. I fanatici aspettano "The Soprano Sessions", tutto quel che avreste voluto sapere su "I Soprano" e non avete mai osato chiedere. Lo hanno scritto, per celebrare il ventennale, Matt Zoller Seitz e Alan Sepinwall (suo il saggio "The Revolution Was Relevised", da Rizzoli con il titolo "Telerivoluzione"). Finalmente avremo certezze su chi pronunciò la frase "il cunnilingus e la psicoanalisi ci hanno portato alla rovina". Sintomo inequivocabile, per la famiglia mafiosa, che il meglio era passato, l'avevano goduto i padri e i nonni. Nelle situazioni complicate, Tony Soprano si chiede: "Cosa avrebbe fatto Don Vito Corleone al posto mio?". Mai si era visto un mafioso con il Prozac nel taschino ("lavoro nel settore rifiuti" dice Tony Soprano alla dottoressa Melfi, mentre vediamo il cadavere di un nemico smaltito in discarica). Dicono a Hollywood che la buona idea per un film deve poter essere sintetizzata in poche parole. Vale anche per le serie, e David Chase ha avuto quella giusta: mettere insieme l'omertà del "negare sempre" con la regola di Freud che impone di dire tutto, ma proprio tutto, quel che passa per la testa". (Mariarosa Mancuso)
IL FOGLIO
L'importanza di chiamarsi "Soprano"
"Era 20 anni fa, nulla è rimasto uguale. Tony Soprano con l'accappatoio bianco, a bordo piscina con gli anatroccoli, appare sulla Hbo il 10 gennaio 1999. Per un bel po' sarà l'argomento di conversazione: è vero che quella Golden Age, non la prima nella storia della tv americana, aveva già avuto qualche anticipo, ma "I Soprano" fecero il botto. Gli spettatori italiani aspettarono un paio d'anni, fino al 2001, per scarsa convinzione da parte dei responsabili del palinsesto: cinque episodi su Canale 5, poi su Italia 1, in orari notturni. Adesso che le serie sono più numerose delle giornate a disposizione per guardarle - con grave danno per la chiacchiera, non c'è più un "Lost" su cui accapigliarsi "I Soprano" restano in cima alla lista per scrittura, recitazione, invenzioni drammaturgiche. Vorremmo avere il tempo per riguardare le sei stagioni da cima a fondo - invece siamo travolti dalle nuove uscite. Nella lista delle migliori serie del 2018 compilata per il New Yorker da Emily Nussbaum c'è la categoria "serie che avrei voluto vedere perché ne dicono un gran bene, ma non ho avuto il tempo". Qualcuno ha fatto i conti: servono 60 ore per vedere "The Wire", altra serie imperdibile. Serve lo stesso tempo per leggere "Guerra e pace", più "Don Chisciotte", più "Moby Dick", più "Delitto e castigo". "I Soprano" contano : episodi di un'ora, interrotti il 10 giugno 2007 con una dissolvenza: ci sta qualcosa ancora per completare la bibliotechina dei classici. Era la tv di vent'anni fa. Gli attori erano scelti dai responsabili del casting, e poi sarebbero diventati star (il passaggio inverso non era neanche concepibile). I registi non provenivano dal cinema, ma da altre serie televisive (ora fanno la fila per passare dal cinema a misura di blockbuster, con tempi decisionali lunghi, alla televisione che decide in fretta, o alle piattaforme streaming affamate di prodotto e attente alle nicchie). James Gandolfini era un attore non di primissimo piano, uno sceneggiatore come Matthew Weiner aveva già nel cassetto i pubblicitari di "Mad Men" ma nessuno li voleva. Siccome si parlava di mafia, le associazioni che difendono il buon nome degli italoamericani protestarono. Nessuno ha pronunciato una sola parola contro la Napoli ricostruita per "L'amica geniale" di Saverio Costanzo: è l'Italia che piace, miserabile e pittoresca, vociante e sguaiata. I fanatici aspettano "The Soprano Sessions", tutto quel che avreste voluto sapere su "I Soprano" e non avete mai osato chiedere. Lo hanno scritto, per celebrare il ventennale, Matt Zoller Seitz e Alan Sepinwall (suo il saggio "The Revolution Was Relevised", da Rizzoli con il titolo "Telerivoluzione"). Finalmente avremo certezze su chi pronunciò la frase "il cunnilingus e la psicoanalisi ci hanno portato alla rovina". Sintomo inequivocabile, per la famiglia mafiosa, che il meglio era passato, l'avevano goduto i padri e i nonni. Nelle situazioni complicate, Tony Soprano si chiede: "Cosa avrebbe fatto Don Vito Corleone al posto mio?". Mai si era visto un mafioso con il Prozac nel taschino ("lavoro nel settore rifiuti" dice Tony Soprano alla dottoressa Melfi, mentre vediamo il cadavere di un nemico smaltito in discarica). Dicono a Hollywood che la buona idea per un film deve poter essere sintetizzata in poche parole. Vale anche per le serie, e David Chase ha avuto quella giusta: mettere insieme l'omertà del "negare sempre" con la regola di Freud che impone di dire tutto, ma proprio tutto, quel che passa per la testa". (Mariarosa Mancuso)
mercoledì 30 novembre 2016
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "The Night Of" tensione narrativa alle stelle
"Che angoscia! Chi volge gli occhi al fondo di un abisso è preso dalla vertigine; difficile staccarsi da un tale, terribile incantesimo. 'The Night Of' è una serie in otto episodi, una delle migliori della stagione (Sky Atlantic, venerdì, 21.15). Prodotta da Hbo, è stata scritta (alla sceneggiatura ha collaborato Richard Price) e diretta da Steve Zaillan (è lo sceneggiatore di Schindler's List). Ispirata al drama inglese «Criminal Justice» di Peter Moffat, era stata pensata per il grande James Gandolfini, scomparso nel 2013 (qui figura, comunque, come produttore esecutivo). 'The Night Of' narra la storia di Nasir Khan, detto Naz (interpretato da Riz Ahmed), uno studente universitario di origine pakistana, che vive coi suoi genitori nel Queens. Una sera, Nasir prende il taxi del padre senza il permesso per andare a una festa e dà un passaggio ad una giovane donna, Andrea, che lo scambia per il reale tassista. Dopo una notte insieme a base di sesso e droga, Nasir si risveglia trovando Andrea pugnalata a morte (un vero massacro) nell'appartamento di lei, senza il minimo ricordo di cosa sia accaduto. Incastrato dall'arma del delitto e da diverse testimonianze, più o meno casuali, Nasir si affida all'aiuto di un avvocato caduto in disgrazia, Jack Stone (interpretato da John Turturro), per dimostrare nel processo la sua innocenza. La prima puntata non lascia dubbi: Naz è innocente. Ma questo è solo il punto di partenza, un progressivo slittamento dal legal drama al racconto della durezza della vita carceraria. E l'inquietudine nasce proprio da quelle atmosfere rese immortali da Kafka: uno dei principi che regolano il lavoro della giustizia è che resta remota la possibilità di uno sbaglio. Meglio: errori se ne commettono, ma chi può dire alla fin fine che sia davvero un errore? Di qui l'angoscia, resa concreta dalla fotografia e dalla tensione narrativa". (Aldo Grasso, 27.11.2016)
CORRIERE DELLA SERA
In "The Night Of" tensione narrativa alle stelle
"Che angoscia! Chi volge gli occhi al fondo di un abisso è preso dalla vertigine; difficile staccarsi da un tale, terribile incantesimo. 'The Night Of' è una serie in otto episodi, una delle migliori della stagione (Sky Atlantic, venerdì, 21.15). Prodotta da Hbo, è stata scritta (alla sceneggiatura ha collaborato Richard Price) e diretta da Steve Zaillan (è lo sceneggiatore di Schindler's List). Ispirata al drama inglese «Criminal Justice» di Peter Moffat, era stata pensata per il grande James Gandolfini, scomparso nel 2013 (qui figura, comunque, come produttore esecutivo). 'The Night Of' narra la storia di Nasir Khan, detto Naz (interpretato da Riz Ahmed), uno studente universitario di origine pakistana, che vive coi suoi genitori nel Queens. Una sera, Nasir prende il taxi del padre senza il permesso per andare a una festa e dà un passaggio ad una giovane donna, Andrea, che lo scambia per il reale tassista. Dopo una notte insieme a base di sesso e droga, Nasir si risveglia trovando Andrea pugnalata a morte (un vero massacro) nell'appartamento di lei, senza il minimo ricordo di cosa sia accaduto. Incastrato dall'arma del delitto e da diverse testimonianze, più o meno casuali, Nasir si affida all'aiuto di un avvocato caduto in disgrazia, Jack Stone (interpretato da John Turturro), per dimostrare nel processo la sua innocenza. La prima puntata non lascia dubbi: Naz è innocente. Ma questo è solo il punto di partenza, un progressivo slittamento dal legal drama al racconto della durezza della vita carceraria. E l'inquietudine nasce proprio da quelle atmosfere rese immortali da Kafka: uno dei principi che regolano il lavoro della giustizia è che resta remota la possibilità di uno sbaglio. Meglio: errori se ne commettono, ma chi può dire alla fin fine che sia davvero un errore? Di qui l'angoscia, resa concreta dalla fotografia e dalla tensione narrativa". (Aldo Grasso, 27.11.2016)
venerdì 7 agosto 2015
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
La forza vitale di Tony Soprano, boss depresso da rivedere
Sky Atlantic sta riproponendo un classico della serialità: «I Soprano» di David Chase. Nonostante siano passati 14 anni dalla prima messa in onda italiana (16 da quella americana), i personaggi conservano una forza vitale quasi inscalfibile, a dimostrazione che anche la serialità televisiva sa raccontare la realtà più del cinema e della letteratura (e comunque ha perso ogni complesso di inferiorità nei loro confronti, facendo sfoggio di invidiabili modalità narrative) e il protagonista, un mafioso di terza generazione, si è magicamente identificato nel suo interprete, James Gandolfini. Ai personaggi famosi della letteratura possiamo dare tanti volti, a Tony Soprano no. L'epopea di Ibny Soprano è anche il più grande affresco su una delle grandi malattie della modernità, la depressione. Un boss mafioso, l'ultimo erede delle famiglie che spadroneggiano nel New Jersey, diventa un caso clinico, un fragile depresso che ogni settimana deve incontrare una psicoterapeuta. L'impero del male si sta sfaldando, i padri storici rincoglioniscono in qualche casa di riposo, la polizia ha in mano elementi per incastrare la «famiglia», altre bande si fanno avanti... È complesso il mondo di Tony: una moglie comificata, vampate di rimorsi, amici traditori, figli ribelli, figliocci con scarse capacità malavitose, madri possessive, soldi sporchi, omicidi e furti, regolamenti di conti, doppie e triple morali, sensi di colpa, riavvicinamenti e rotture. Gandolfini è stato bravissimo a caricarsi sulle spalle questo universo in decomposizione e restituircelo con ironia e consapevolezza. Il fenomeno «Soprano» è stato un evento mediatico che ha marcato quasi un decennio di storia della tv. Amato, anche criticato (in America è stato citato in giudizio perché avrebbe offeso l'immagine degli italo-americani) ha fatto discutere per il suo impatto sociale, fornendo a molti studiosi prezioso materiale d'indagine. Merita di essere rivisto". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
La forza vitale di Tony Soprano, boss depresso da rivedere
Sky Atlantic sta riproponendo un classico della serialità: «I Soprano» di David Chase. Nonostante siano passati 14 anni dalla prima messa in onda italiana (16 da quella americana), i personaggi conservano una forza vitale quasi inscalfibile, a dimostrazione che anche la serialità televisiva sa raccontare la realtà più del cinema e della letteratura (e comunque ha perso ogni complesso di inferiorità nei loro confronti, facendo sfoggio di invidiabili modalità narrative) e il protagonista, un mafioso di terza generazione, si è magicamente identificato nel suo interprete, James Gandolfini. Ai personaggi famosi della letteratura possiamo dare tanti volti, a Tony Soprano no. L'epopea di Ibny Soprano è anche il più grande affresco su una delle grandi malattie della modernità, la depressione. Un boss mafioso, l'ultimo erede delle famiglie che spadroneggiano nel New Jersey, diventa un caso clinico, un fragile depresso che ogni settimana deve incontrare una psicoterapeuta. L'impero del male si sta sfaldando, i padri storici rincoglioniscono in qualche casa di riposo, la polizia ha in mano elementi per incastrare la «famiglia», altre bande si fanno avanti... È complesso il mondo di Tony: una moglie comificata, vampate di rimorsi, amici traditori, figli ribelli, figliocci con scarse capacità malavitose, madri possessive, soldi sporchi, omicidi e furti, regolamenti di conti, doppie e triple morali, sensi di colpa, riavvicinamenti e rotture. Gandolfini è stato bravissimo a caricarsi sulle spalle questo universo in decomposizione e restituircelo con ironia e consapevolezza. Il fenomeno «Soprano» è stato un evento mediatico che ha marcato quasi un decennio di storia della tv. Amato, anche criticato (in America è stato citato in giudizio perché avrebbe offeso l'immagine degli italo-americani) ha fatto discutere per il suo impatto sociale, fornendo a molti studiosi prezioso materiale d'indagine. Merita di essere rivisto". (Aldo Grasso)
venerdì 29 agosto 2014
NEWS - Clamoroso al Cibali! No, Tony Soprano non è morto...
News tratta da Vox.com
Instead of giving Tony a final scene in which he is either killed or arrested — the two possible fates Tony and his fans had imagined for him — the last episode ends unexpectedly during a domestic scene with an ominous tinge. Tony (James Gandolfini), his wife (Edie Falco), and his son (Robert Iler) are waiting for his daughter, Meadow (Jamie-Lynn Sigler), to join them for dinner at a popular restaurant, while a number of suspicious characters mill around. Outside, Meadow burns rubber trying to get into a parking space and then runs across a street against the light as cars whiz by her. Inside, Tony raises his head, and — CUT TO BLACK. Millions of television sets across America went dark and silent suddenly. Is my television broken? we wondered, each in our individual homes. At THIS moment? Then the credits rolled, and all hell really broke loose. Are you kidding me? This is the end?
What did it mean? Was this Chase's way of artfully — or contemptuously, depending on your opinion of Chase’s attitude toward his audience — creating Tony's death? Some recalled that Bobby Baccalieri, Tony's brother-in-law, once said that when the bullet with your name on it arrived, you probably didn't hear it coming. The questions have not yet stopped since the episode aired in June 2007.
Chase, he wouldn't tell. For him, that kind of obsession is as misguided as asking, "What happened to the Russian in 'Pine Barrens'?" — a reference to a season-three episode in which two men in Tony's crew, Christopher Moltisanti and Paulie Walnuts, drive a Russian mobster they have severely beaten up to the snow-covered New Jersey Pine Barrens to kill and dispose of him. Moltisanti and Walnuts are stunned when the Russian not only musters the energy to escape, but also disappears without a trace in a hail of bullets as they try to recapture him. It's an early "did he die?" series moment. In response to audience agitation to know what became of the mobster, and even the lobbying of Terry Winter, who wrote the episode, to give the incident closure in a subsequent episode, Chase replied, "I don't give a fuck about the Russian." Chase clearly meant that disappearance to be one of life's loose threads.
I had been talking with Chase for a few years when I finally asked him whether Tony was dead. We were in a tiny coffee shop, when, in the middle of a low-key chat about a writing problem I was having, I popped the question. Chase startled me by turning toward me and saying with sudden, explosive anger, "Why are we talking about this?" I answered, "I'm just curious." And then, for whatever reason, he told me. And I will tell you. So keep reading.
My earliest fascination with Chase, was, unsurprisingly, a result of The Sopranos, which led me to a couple of interviews with him at Silvercup Studios in 2005, for a book about gangster films I have long since published. And we have continued to exchange ideas through e-mails and discussions at Upper East Side coffee bars and restaurants. When you're across the table from him, he makes an impression without making a commotion. He oscillates between intense verbal pyrotechnics, laughter, and silences, which might mean "I am listening to you" or "I am thinking." He is forthcoming, but tends to maintain a reserve about his own work, insisting that if he could say what it means then he wouldn't have to write it. He's right, of course. All the same, he and I both think there is value in conversations between artists and critics; ours remains in progress.
On occasion he breaks his reserve, but makes it clear that I am not to write about anything he says that is an interpretation of his own work, since he believes that the art of entertaining is leaving the audience imagination to run wild. So when he answered the "is Tony dead" question, he was laconic.
Fine. Tony's not dead. But what do we do with this bald fact? And isn't Chase's flat response exactly the point? The mere answer doesn't really go anywhere unless we consider it as a part of the larger context of The Sopranos, and as a part of the much bigger story of Chase's art...
Leggi il resto QUI.
News tratta da Vox.com
Instead of giving Tony a final scene in which he is either killed or arrested — the two possible fates Tony and his fans had imagined for him — the last episode ends unexpectedly during a domestic scene with an ominous tinge. Tony (James Gandolfini), his wife (Edie Falco), and his son (Robert Iler) are waiting for his daughter, Meadow (Jamie-Lynn Sigler), to join them for dinner at a popular restaurant, while a number of suspicious characters mill around. Outside, Meadow burns rubber trying to get into a parking space and then runs across a street against the light as cars whiz by her. Inside, Tony raises his head, and — CUT TO BLACK. Millions of television sets across America went dark and silent suddenly. Is my television broken? we wondered, each in our individual homes. At THIS moment? Then the credits rolled, and all hell really broke loose. Are you kidding me? This is the end?
What did it mean? Was this Chase's way of artfully — or contemptuously, depending on your opinion of Chase’s attitude toward his audience — creating Tony's death? Some recalled that Bobby Baccalieri, Tony's brother-in-law, once said that when the bullet with your name on it arrived, you probably didn't hear it coming. The questions have not yet stopped since the episode aired in June 2007.
Chase, he wouldn't tell. For him, that kind of obsession is as misguided as asking, "What happened to the Russian in 'Pine Barrens'?" — a reference to a season-three episode in which two men in Tony's crew, Christopher Moltisanti and Paulie Walnuts, drive a Russian mobster they have severely beaten up to the snow-covered New Jersey Pine Barrens to kill and dispose of him. Moltisanti and Walnuts are stunned when the Russian not only musters the energy to escape, but also disappears without a trace in a hail of bullets as they try to recapture him. It's an early "did he die?" series moment. In response to audience agitation to know what became of the mobster, and even the lobbying of Terry Winter, who wrote the episode, to give the incident closure in a subsequent episode, Chase replied, "I don't give a fuck about the Russian." Chase clearly meant that disappearance to be one of life's loose threads.
I had been talking with Chase for a few years when I finally asked him whether Tony was dead. We were in a tiny coffee shop, when, in the middle of a low-key chat about a writing problem I was having, I popped the question. Chase startled me by turning toward me and saying with sudden, explosive anger, "Why are we talking about this?" I answered, "I'm just curious." And then, for whatever reason, he told me. And I will tell you. So keep reading.
My earliest fascination with Chase, was, unsurprisingly, a result of The Sopranos, which led me to a couple of interviews with him at Silvercup Studios in 2005, for a book about gangster films I have long since published. And we have continued to exchange ideas through e-mails and discussions at Upper East Side coffee bars and restaurants. When you're across the table from him, he makes an impression without making a commotion. He oscillates between intense verbal pyrotechnics, laughter, and silences, which might mean "I am listening to you" or "I am thinking." He is forthcoming, but tends to maintain a reserve about his own work, insisting that if he could say what it means then he wouldn't have to write it. He's right, of course. All the same, he and I both think there is value in conversations between artists and critics; ours remains in progress.
On occasion he breaks his reserve, but makes it clear that I am not to write about anything he says that is an interpretation of his own work, since he believes that the art of entertaining is leaving the audience imagination to run wild. So when he answered the "is Tony dead" question, he was laconic.
Fine. Tony's not dead. But what do we do with this bald fact? And isn't Chase's flat response exactly the point? The mere answer doesn't really go anywhere unless we consider it as a part of the larger context of The Sopranos, and as a part of the much bigger story of Chase's art...
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venerdì 21 giugno 2013
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, commenti e cover sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Addio a Gandolfini, il Soprano della depressione
"Non possiamo che ricordarlo così, nelle vesti di Tony Soprano. Ma non è solo un modo di dire, se pensiamo ai braccialetti di pesante oro giallo, al grosso anello al mignolo, alle polo fantasia Wal-Mart che Tony indossava in alternativa ai completi, all'accappatoio con la «S» ricamata, a tutto l'arredamento borghese della villetta con piscina in cui viveva con la sua dolce Carmela. James Gandolfini era Tony Soprano e lo sarà per sempre. Al cinema era stato un buon caratterista (che poi è l'ossatura dei buoni film), aveva interpretato numerosi film anche da coprotagonista, ultimamente in Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow aveva sostenuto il ruolo dell'ex capo della Cia, Leon Panetta. Ma Gandolfini era e sarà sempre Tony Soprano, un personaggio di insolita complessità, diviso tra le sue due «famiglie», un uomo apparentemente normale che è contemporaneamente uno spietato boss mafioso. Anche in televisione a volte succedono miracoli e The Sopranos (Hbo, 1999) è stato uno di questi: la serialità televisiva ha dimostrato di saper raccontare la realtà più del cinema e della letteratura (e comunque ha perso ogni complesso di inferiorità nei loro confronti, facendo sfoggio di invidiabili modalità narrative) e un personaggio, un mafioso di terza generazione, si è magicamente identificato nel suo interprete. Ai personaggi famosi della letteratura possiamo dare tanti volti, a Tony Soprano no. Tony va in analisi perché stressato: è svenuto per un attacco di panico. Alla dottoressa che lo interroga e cerca di sciogliere il suo garbuglio interiore confida: «Non lo so... È bello lanciarsi nelle cose quando accadono agli inizi e io sono arrivato un po' troppo tardi, questo è chiaro. Ma da un po' di tempo, ho la sensazione di arrivare sempre quando tutto sta finendo e il meglio è già passato. Se ripenso a mio padre, lui non è mai arrivato in alto come me ma in un certo senso gli è andata meglio di me. Aveva gente su cui contare, gente di sani principi, gente con le palle. Oggigiorno che c'è rimasto?». Anche la mafia, dunque, non è più quella di una volta, gli antichi modelli cui si ispira la mettono in crisi; basta un'anatra intravista nella piscina di casa per squassare una psiche e indurla al Prozac. Se oggi possiamo dire che Tony Soprano è uno dei grandi protagonisti del nostro immaginario tragico il merito è certo dell'autore David Chase, ma James Gandolfini ha fatto il resto, con un repertorio di sfumature psicologiche da grandissimo attore. L'epopea di Tony Soprano è anche il più grande affresco su una delle grandi malattie della modernità, la depressione. Un boss mafioso, l'ultimo erede delle famiglie che spadroneggiano nel New Jersey, diventa un caso clinico, un fragile depresso che ogni settimana deve incontrare una psicoterapeuta. L'impero del male si sta sfaldando, i padri storici rincoglioniscono in qualche casa di riposo, la polizia ha in mano elementi per incastrare la «famiglia», altre bande si fanno avanti... È complesso il mondo di Tony: una moglie tradita, vampate di rimorsi, amici traditori, figli ribelli, figliocci con scarse capacità malavitose, madri possessive, soldi sporchi, omicidi e furti, regolamenti di conti, doppie e triple morali, sensi di colpa, riavvicinamenti e rotture. Gandolfini è stato bravissimo a caricarsi sulle spalle questo universo in decomposizione e a restituircelo con ironia e consapevolezza. Tony è l'inconscio, James è il conscio. Nella memoria Tony e James sono inseparabili (come i pappagallini, i lovebirds, di Hitchcock) e hanno un compito molto arduo: raccontare la complessità che si nasconde dietro l'uomo medio americano. Anche se delinquente patentato, Tony è un uomo medio in tutto e per tutto. Qualcuno l'ha paragonato a Emma Bovary: come lei, Tony è un'affascinante miscela di cultura popolare, ambizione e sottomissione agli impulsi e agli appetiti che la società non sanziona. Ma che volto ha Emma Bovary? Non lo sapremo mai. Sappiamo invece che Gandolfini è stato capace di dare profondità alla distanza che corre tra l'esercizio fisico della violenza organizzata e la cupa instabilità della depressione. Tony si trova con una figlia che ha studiato alla Columbia, si è laureata in legge, e, come sottolinea sprezzantemente il padre, farà «l'avvocato dei neri»; si trova con un figlio, irresoluto e «ipersensibile», che vorrebbe firmare per l'esercito, finire in Afghanistan e poi, eventualmente, arruolarsi nella Cia. Una certa comicità sinistra si sprigiona dalla cupezza: ormai Tony si costringe a pulire tristemente la sua piscina per scaricare la tensione, o forse soltanto per risparmiare sul giardiniere. James Gandolfini ci ha insegnato che anche in televisione si può aspirare al meglio e di questo gli saremo eternamente grati". (Aldo Grasso, 21.06.2013)
CORRIERE DELLA SERA
Addio a Gandolfini, il Soprano della depressione
"Non possiamo che ricordarlo così, nelle vesti di Tony Soprano. Ma non è solo un modo di dire, se pensiamo ai braccialetti di pesante oro giallo, al grosso anello al mignolo, alle polo fantasia Wal-Mart che Tony indossava in alternativa ai completi, all'accappatoio con la «S» ricamata, a tutto l'arredamento borghese della villetta con piscina in cui viveva con la sua dolce Carmela. James Gandolfini era Tony Soprano e lo sarà per sempre. Al cinema era stato un buon caratterista (che poi è l'ossatura dei buoni film), aveva interpretato numerosi film anche da coprotagonista, ultimamente in Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow aveva sostenuto il ruolo dell'ex capo della Cia, Leon Panetta. Ma Gandolfini era e sarà sempre Tony Soprano, un personaggio di insolita complessità, diviso tra le sue due «famiglie», un uomo apparentemente normale che è contemporaneamente uno spietato boss mafioso. Anche in televisione a volte succedono miracoli e The Sopranos (Hbo, 1999) è stato uno di questi: la serialità televisiva ha dimostrato di saper raccontare la realtà più del cinema e della letteratura (e comunque ha perso ogni complesso di inferiorità nei loro confronti, facendo sfoggio di invidiabili modalità narrative) e un personaggio, un mafioso di terza generazione, si è magicamente identificato nel suo interprete. Ai personaggi famosi della letteratura possiamo dare tanti volti, a Tony Soprano no. Tony va in analisi perché stressato: è svenuto per un attacco di panico. Alla dottoressa che lo interroga e cerca di sciogliere il suo garbuglio interiore confida: «Non lo so... È bello lanciarsi nelle cose quando accadono agli inizi e io sono arrivato un po' troppo tardi, questo è chiaro. Ma da un po' di tempo, ho la sensazione di arrivare sempre quando tutto sta finendo e il meglio è già passato. Se ripenso a mio padre, lui non è mai arrivato in alto come me ma in un certo senso gli è andata meglio di me. Aveva gente su cui contare, gente di sani principi, gente con le palle. Oggigiorno che c'è rimasto?». Anche la mafia, dunque, non è più quella di una volta, gli antichi modelli cui si ispira la mettono in crisi; basta un'anatra intravista nella piscina di casa per squassare una psiche e indurla al Prozac. Se oggi possiamo dire che Tony Soprano è uno dei grandi protagonisti del nostro immaginario tragico il merito è certo dell'autore David Chase, ma James Gandolfini ha fatto il resto, con un repertorio di sfumature psicologiche da grandissimo attore. L'epopea di Tony Soprano è anche il più grande affresco su una delle grandi malattie della modernità, la depressione. Un boss mafioso, l'ultimo erede delle famiglie che spadroneggiano nel New Jersey, diventa un caso clinico, un fragile depresso che ogni settimana deve incontrare una psicoterapeuta. L'impero del male si sta sfaldando, i padri storici rincoglioniscono in qualche casa di riposo, la polizia ha in mano elementi per incastrare la «famiglia», altre bande si fanno avanti... È complesso il mondo di Tony: una moglie tradita, vampate di rimorsi, amici traditori, figli ribelli, figliocci con scarse capacità malavitose, madri possessive, soldi sporchi, omicidi e furti, regolamenti di conti, doppie e triple morali, sensi di colpa, riavvicinamenti e rotture. Gandolfini è stato bravissimo a caricarsi sulle spalle questo universo in decomposizione e a restituircelo con ironia e consapevolezza. Tony è l'inconscio, James è il conscio. Nella memoria Tony e James sono inseparabili (come i pappagallini, i lovebirds, di Hitchcock) e hanno un compito molto arduo: raccontare la complessità che si nasconde dietro l'uomo medio americano. Anche se delinquente patentato, Tony è un uomo medio in tutto e per tutto. Qualcuno l'ha paragonato a Emma Bovary: come lei, Tony è un'affascinante miscela di cultura popolare, ambizione e sottomissione agli impulsi e agli appetiti che la società non sanziona. Ma che volto ha Emma Bovary? Non lo sapremo mai. Sappiamo invece che Gandolfini è stato capace di dare profondità alla distanza che corre tra l'esercizio fisico della violenza organizzata e la cupa instabilità della depressione. Tony si trova con una figlia che ha studiato alla Columbia, si è laureata in legge, e, come sottolinea sprezzantemente il padre, farà «l'avvocato dei neri»; si trova con un figlio, irresoluto e «ipersensibile», che vorrebbe firmare per l'esercito, finire in Afghanistan e poi, eventualmente, arruolarsi nella Cia. Una certa comicità sinistra si sprigiona dalla cupezza: ormai Tony si costringe a pulire tristemente la sua piscina per scaricare la tensione, o forse soltanto per risparmiare sul giardiniere. James Gandolfini ci ha insegnato che anche in televisione si può aspirare al meglio e di questo gli saremo eternamente grati". (Aldo Grasso, 21.06.2013)
giovedì 20 giugno 2013
TWITTER-JAM - Le star telefilmiche ricordano James Gandolfini
Heartbreaking news about James Gandolfini... Shocking. HUGE loss. Kind, humble, and a Singular Talent. Rest in Peace.
— Debra Messing (@DebraMessing) June 20, 2013
In shock over the passing of James Gandolfini. Way to young to leave us. R.I.P. #GodBless
— David Boreanaz (@David_Boreanaz) June 20, 2013
James Gandolfini was an amazing actor. Life is too short.
— Zach Braff (@zachbraff) June 20, 2013
Such sad news about James Gandolfini... What an incredible actor... My thoughts are with his family.
— Lea Michele (@msleamichele) June 20, 2013
James Gandolfini was a kind, funny, wonderful guy. I'm so lucky to have worked with him. Sending love to his family. Such a sad, sad day.
— olivia wilde (@oliviawilde) June 19, 2013
Sweet journey home, James Gandolfini... The brightest stars burn the fastest....
— Ron Perlman (@perlmutations) June 20, 2013
James Gandolfini.. So talented, so nice and far too young to be taken away. You will be missed Sir
— Shannen Doherty (@DohertyShannen) June 20, 2013
James Gandolfini. This is a tremendous loss. A brilliant actor and a wonderful man. Our deepest sympathies to his family. Devastating.
— Michael Chiklis (@MichaelChiklis) June 20, 2013
Oh man James gandolfini died. Fantastic in the soprano, and true romance. A great talent.
— Dominic Monaghan (@DomsWildThings) June 19, 2013
just heard about James gandolfini. I am fortunate to have worked with him. One of the best experiences ever. Such an artist. RIP
— Sarah Shahi (@onlysarahshahi) June 19, 2013
WGA recently named The Sopranos the top TV show of all time. James Gandolfini's brilliant performance changed TV forever.
— Glen Mazzara (@glenmazzara) June 19, 2013
I am heartbroken about James Gandolfini. He was a gentle giant and great man. I love this picture, I loved him. pic.twitter.com/Y1wdbeUDfK
— rose mcgowan (@rosemcgowan) June 19, 2013
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NEWS - Ciao Tony!
VIDEO: James Gandolfini Remembered With 10 Definitive Tony Soprano Moments http://t.co/o0gSB5zVYX
— Hollywood Reporter (@THR) June 20, 2013
"It’s a strange way for a grown man to make a living." James Gandolfini in his own words: http://t.co/RNmszxCYC0
— Vulture (@vulture) June 20, 2013
James Gandolfini Died During Father-Son Trip: New Details http://t.co/xP04GYAmiz
— JustJared com (@JustJared) June 20, 2013
Remembering James Gandolfini: Tony Soprano's 15 Best Quotes, courtesy of @EW http://t.co/j2Pfa4POx7
— People magazine (@peoplemag) June 20, 2013
Celebrities remember #JamesGandolfini: http://t.co/MGqhO2N1sL
— POPSUGAR (@POPSUGAR) June 20, 2013
@MarkHarrisNYC on James Gandolfini, an actor who left TV in better shape than he found it http://t.co/9quUel8d3L
— Entertainment Weekly (@EW) June 20, 2013
Non riesco a capire: Gandolfini de #ISoprano è morto in Italia, a Roma, e la notizia arriva dall'America...
— Leo Damerini (@LeoDamerini) June 20, 2013
Fondamentalmente Gandolfini se n'è andato come Tony Soprano nell'ultima scena: un nero all'improvviso. #lavitaèuntelefilm
— Leo Damerini (@LeoDamerini) June 20, 2013
giovedì 26 giugno 2008
NEWS - Per quel vestito ti faccio un'offerta che non puoi...rifiutare! A ruba i costumi di scena de "I Soprano"(ANSA) - NEW YORK - Costumi di scena a ruba per "I Soprano" a New York: da Christie's il guardaroba indossato da James Gandolfini nei panni del boss Tony Soprano della mafia del New Jersey e' stato battuto per 187 mila dollari, quattro volte la stima della casa d'aste. Gandolfini, star del serial dell'Hbo, aveva messo in vendita i suoi abiti di scena in 25 lotti separati con i proventi destinati a Wounded Warrier, un'organizzazione che si dedica all'aiuto dei feriti in guerra. Best seller e' stato il vestito insanguinato indossato da Tony nella sparatoria che apre la sesta stagione. E' stato aggiudicato per 43.750 dollari, sei volte le previsioni della vigilia.
giovedì 19 luglio 2007

NEWS - Ultima ora, "I Soprano" e "Ugly Betty" al top delle nomination per gli Emmy Awards. "Heroes" è l'outsider con 8... (ANSA) - NEW YORK, 19 lug - "I Soprano", il popolare serial dedicato ad una famiglia mafiosa italo-americana del New Jersey, e "Ugly Betty", la saga di una bruttina nel mondo newyorkese della moda, hanno ottenuto rispettivamente 15 ed 11 nomination agli Emmy, gli oscar della tv che verranno assegnati a settembre a Los Angeles, in California. Deludono un po' i trionfatori dell'anno scorso "Grey's Anatomy" (10 nomination e non le principali) e "24", come anche le "Casalinghe Disperate" di Wisteria Lane (6 nomination). Ad avere ottenuto il record delle nomination, ben 17, e' la mini-serie "Bury My Heart at Wounded Knee" (seppellisci il mio cuore a Wounded Knee), dedicato al massacro degli indiani alla fine dell'Ottocento. I due protagonisti principali dei Sopranos (la serie si e' appena conclusa) James Gandolfini e Edie Falco hanno ottenuto ciascuno una nomination, come anche America Ferrera di "Ugly Betty".Tra le altre nomination: 10 segnalazioni per "30 Rock", 9 per "The Office", 8 per "Heroes"; 7 per "Entourage", "Rome" e "Due uomini e mezzo"; 6 per "Boston Legal", "Deadwood", "My name is Earl", "24" e "Lost"; 5 per "CSI - Scena del crimine", "Scrubs", "Studio 60" e "Weeds"; 4 per "Battlestar Galactica", "Extras", "Dr. House", "The Tudors"; 3 per "Brothers&sisters", "Dexter", "ER", "How I met your mother", "Law & Order: SVU"; 2 per "CSI: Miami", "Friday Night Lights", "Hustle", "Detective Monk"...
(ANSA) - NEW YORK, 19 lug - Per "Ugly Betty", la bruttina un po' cicciottella d'origine ispanica che opera nel mondo newyorchese della moda in uno strano ufficio dai colori pastello, si tratta di un vero e proprio trionfo. Il serial televisivo che ha spopolato negli Usa prima di conquistare gli italiani su Italia Uno ha ottenuto ben 11 nomination agli Emmy -gli Oscar della tv- che verranno assegnati a meta' settembre a Los Angeles, in California. E sono nomination di peso: la protagonista del serial prodotto da Salma Hayek, America Ferrera, guida le lista delle nomination delle protagoniste femminili nelle commedie televisive, e difficilmente il trofeo potra' sfuggirle. Appaiono inossidabili "I Soprano", il popolare serial, appena conclusosi, dedicato ad una famiglia mafiosa italo-americana del New Jersey, che hanno ottenuto 15 nomination agli Emmy, tra cui quella per il miglior dramma e quella per i migliori attori protagonisti drammatici. James Gandolfini alias Tony Soprano e Edie Falco, che nel serial interpreta la moglie del 'mobster', Carmela, guidano la lista dei 'nominee', ed anche in questo caso uin molti sono convinti che la preziosa statuetta andra' a loro. Deludono un po', invece, i trionfatori dell'anno scorso "Grey's Anatomy" (10 nomination e non le principali) e "24", come anche le "Casalinghe Disperate" di Wisteria Lane con 6 nomination soltanto. Sembra invece emergere 'Entourage', una satira sul mondo giovanile di Hollywood, pieno di auto sportive di grossa cilindrata e di bionde un po' stupide, dal tipico accento un po' volgare ed insipido della San Fernando Valley. Ma ad avere ottenuto il record delle nomination, ben 17, e' un'opera storica e molto seria e drammatica: il telefilm "Bury My Heart at Wounded Knee" (seppellisci il mio cuore a Wounded Knee), dedicato al massacro degli indiani alla fine dell'Ottocento. Tra le altre curiosita' si puo' citare il ritorno di Sally Field, l'indimenticabile Norma Rae cinematografica protagonista di "Brothers and Sisters" (Fratelli e Sorelle), come quello di Patricia Arquette, che ottiene una nomination per "Medium" sulla Nbc. Infine, tra le casalinghe spicca soltanto Felicity Huffman, la Lynette prigioniera dei troppi figli e del marito bello (ma un po' tonto), alle prese con interminabili difficolta' professionali. Ma si tratta di una nomination senza speranze o quasi: la Huffman ha vinto l'anno scorso e sembra molto difficile che possa fare il bis.
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martedì 12 giugno 2007
NEWS ESCLUSIVA - "I Soprano" passano sul grande schermo. Il finale sospeso della serie prelude al debutto al cinemaIl finale sospeso de "I Soprano" in onda l'altra sera in America (Vedi Post successivo) sarebbe il trampolino di lancio per il debutto sul grande schermo. "Mai dire mai" - avrebbe detto l'ideatore della serie David Chase, in questi giorni in Francia con la moglie a godersi un meritato riposo - "ho una grande idea in testa ma non so se riuscirò a realizzarla, di sicuro sarebbe adatta per un gran film!". Chase pone poi una condicio sine qua non per il progetto cinematografico: tutti i membri del cast televisivo dovrebbero accettare di partecipare all'eventuale film che dovrebbe porre la "fine" definitiva ad una delle fiction più applaudite degli ultimi anni. James Gandolfini in testa, tra i primi a sentirsi stretto nei panni di Tony Soprano. Chase avrebbe anche pensato ad uno stratagemma per far ritornare "in vita" i personaggi defunti (perlopiù ammazzati) nel corso della serie, grazie a un flashback che si ricollegherebbe ad un episodio in onda in America nel 2006. Un omaggio verso coloro che han fatto grande una serie che comunque sia - passaggio sul grande schermo o meno - rimarrà negli annali della buona fiction per sempre.
NEWS - Finale in sospeso per "I Soprano". I fans spiazzati, ma poi scatta l'applauso
(ANSA) - NEW YORK - Tony Soprano, la moglie Carmela e il figlio A.J. si trovano in un diner, tipico ristorante americano a buon mercato, in attesa della figlia Meadow che con molte difficolta' sta parcheggiando l'auto. Poco prima, come in una scena del 'Padrino', un uomo dall' aria sospetta (e dal look italo-americano), entra in bagno. Un attimo dopo due neri fanno il loro ingresso nel locale, quindi si apre di nuovo la porta del ristorante. Poi niente, lo schermo si fa nero, e nel
silenzio scorrono i titoli di coda. Finisce cosi', o meglio non finisce, il serial dei Sopranos: otto anni dedicati dalla Hbo alla saga di una famiglia mafiosa italo-americana del New Jersey. Insieme con Sex and the City, i Sopranos e' stato di gran lunga il serial preferito dai telespettatori Usa (anche se quello piu' criticato dalle organizzazioni italo-americane, che lo giudicano razzista). E' un epilogo aperto, e nessun potra' accusare la stampa di avere svelato il finale, perche' finale non c'e'. Dietro la porta potrebbe esserci il killer che fa fuori tutta la famigliola (Tony e' ormai caduto in disgrazia, pronto a collaborare con l'Fbi). O semplicemente Meadow, pronta a consumare un hamburger (e i relativi 'onion rings', gli anelli di cipolla fritti), con papa', mamma e il fratello minore. Nell'ultimo episodio dei Sopranos, c'e' soltanto una morte violenta: quella di uno dei nemici di Tony (e non diremo chi): ucciso guarda caso dopo la segnalazione di un agente dell'Fbi.
Una esecuzione con un colpo d'arma da fuoco alla testa presso un distributore di benzina, con il Suv che non si ferma e ne schiaccia la testa sotto i pneumatici, provocando un terribile conato di vomito ad uno dei ragazzi che per caso ha assistito alla scena. Per il resto, i veri protagonisti dell'episodio sono, forse per una volta, i figli di Tony e Carmela. A.J. distrugge il suo fuoristrada dandogli involontariamente fuoco mentre si e' appartato in un bosco con la sua nuova conquista
minorenne, e poi annuncia a suo padre l'intenzione di arruolarsi per andare a combattere i nemici degli Usa in Afghanistan (si badi non in Iraq). Ma poi non se ne fara' niente. Meadow spiega al padre di volere diventare avvocato specializzato nella difesa dei diritti civili, non sempre rispettati ''perche' lo Stato puo' schiacciare l'individuo''. Memorabile la risposta di Tony:
''Il New Jersey?''. Il non finale dei Sopranos ha spiazzato tutti, ha lasciato milioni di americani a bocca aperta. Ma dopo la sorpresa iniziale, stampa e telespettatori sembrano tutto sommato reagire bene, sottolineandone l'originalita'. Come ha spiegato alla festa organizzata in Florida dalla Hbo, uno dei protagonisti del serial, il chitarrista di Bruce Springsteen Steve Van Zandt (alias Joe Dante, l'amico, ferito, di Tony) :''Non siamo sicuri che sia finita''. Di parere diverso e' Michael Imperioli (il nipote di Tony, Christopher, ucciso dallo stesso Boss): ''Credo che si tratti di un grandissimo finale. Un'ottima maniera di andarsene via''. James Gandolfini, alias Tony Soprano, invece non dice niente. Sorride ai fan, limitandosi a salutarli con un cenno di mano.
(ANSA) - NEW YORK - Tony Soprano, la moglie Carmela e il figlio A.J. si trovano in un diner, tipico ristorante americano a buon mercato, in attesa della figlia Meadow che con molte difficolta' sta parcheggiando l'auto. Poco prima, come in una scena del 'Padrino', un uomo dall' aria sospetta (e dal look italo-americano), entra in bagno. Un attimo dopo due neri fanno il loro ingresso nel locale, quindi si apre di nuovo la porta del ristorante. Poi niente, lo schermo si fa nero, e nel
silenzio scorrono i titoli di coda. Finisce cosi', o meglio non finisce, il serial dei Sopranos: otto anni dedicati dalla Hbo alla saga di una famiglia mafiosa italo-americana del New Jersey. Insieme con Sex and the City, i Sopranos e' stato di gran lunga il serial preferito dai telespettatori Usa (anche se quello piu' criticato dalle organizzazioni italo-americane, che lo giudicano razzista). E' un epilogo aperto, e nessun potra' accusare la stampa di avere svelato il finale, perche' finale non c'e'. Dietro la porta potrebbe esserci il killer che fa fuori tutta la famigliola (Tony e' ormai caduto in disgrazia, pronto a collaborare con l'Fbi). O semplicemente Meadow, pronta a consumare un hamburger (e i relativi 'onion rings', gli anelli di cipolla fritti), con papa', mamma e il fratello minore. Nell'ultimo episodio dei Sopranos, c'e' soltanto una morte violenta: quella di uno dei nemici di Tony (e non diremo chi): ucciso guarda caso dopo la segnalazione di un agente dell'Fbi.
Una esecuzione con un colpo d'arma da fuoco alla testa presso un distributore di benzina, con il Suv che non si ferma e ne schiaccia la testa sotto i pneumatici, provocando un terribile conato di vomito ad uno dei ragazzi che per caso ha assistito alla scena. Per il resto, i veri protagonisti dell'episodio sono, forse per una volta, i figli di Tony e Carmela. A.J. distrugge il suo fuoristrada dandogli involontariamente fuoco mentre si e' appartato in un bosco con la sua nuova conquista
minorenne, e poi annuncia a suo padre l'intenzione di arruolarsi per andare a combattere i nemici degli Usa in Afghanistan (si badi non in Iraq). Ma poi non se ne fara' niente. Meadow spiega al padre di volere diventare avvocato specializzato nella difesa dei diritti civili, non sempre rispettati ''perche' lo Stato puo' schiacciare l'individuo''. Memorabile la risposta di Tony:
''Il New Jersey?''. Il non finale dei Sopranos ha spiazzato tutti, ha lasciato milioni di americani a bocca aperta. Ma dopo la sorpresa iniziale, stampa e telespettatori sembrano tutto sommato reagire bene, sottolineandone l'originalita'. Come ha spiegato alla festa organizzata in Florida dalla Hbo, uno dei protagonisti del serial, il chitarrista di Bruce Springsteen Steve Van Zandt (alias Joe Dante, l'amico, ferito, di Tony) :''Non siamo sicuri che sia finita''. Di parere diverso e' Michael Imperioli (il nipote di Tony, Christopher, ucciso dallo stesso Boss): ''Credo che si tratti di un grandissimo finale. Un'ottima maniera di andarsene via''. James Gandolfini, alias Tony Soprano, invece non dice niente. Sorride ai fan, limitandosi a salutarli con un cenno di mano.
martedì 29 agosto 2006
NEWS - Il dietro le quinte degli Emmy Awards. Le maledizioni e le gaffe della 58esima edizione(ANSA) - Washington, 28 ago - (di Cristiano Del Riccio). Le spie hanno trionfato sui medici e alcune maledizioni sono state infrante domenica sera a Los Angeles alla 58/esima edizione degli Emmy Awards, gli Oscar della Tv. Il thriller '24' ha vinto il premio piu' prestigioso, quello per la miglior serie drammatica, battendo con le sue spie i rivali piu' agguerriti, i medici di 'Grey's Anatomy'. Il protagonista di '24', Kiefer Sutherland, ha vinto l'Emmy per il miglior attore drammatico infrangendo una maledizione che l'aveva visto sconfitto per cinque anni consecutivi. Un altro sortilegio e' stato infranto da Julia Louis-Dreyfus premiata con la statuetta per la miglior attrice comica. La maledizione vuole che tutti gli interpreti del fortunato 'Seinfeld' siano destinati a fallire nei loro tentativi di proseguire la carriera con nuovi personaggi. "Non sono una persona che crede alle maledizioni - ha detto l'attrice raggiante dal palco dello Shrine Auditorium nel suo discorso di ringraziamento - ma in ogni caso stavolta la maledizione non ha funzionato". La cerimonia si era aperta con una gaffe: il presentatore Conan O'Brien, in un segmento filmato alcuni giorni fa, veniva mostrato brindare come passeggero di un aereo che pochi secondi dopo comincia a vibrare e si schianta su un'isola deserta tipo 'Lost'. Poco prima dell'inizio degli Emmy, trasmessi in diretta da Los Angeles, un velivolo della Delta si era schiantato al suolo nel Kentucky, durante la manovra di decollo, provocando la morte di 49 persone. La scenetta ha provocato immediate accuse di 'cattivo gusto'. "Sono rimasto a bocca aperta - ha commentato il responsabile della NBC, la Tv che ha mandato in onda la cerimonia, nel Kentucky - e' stata una colossale manifestazione di ignoranza e di incompetenza". Il presentatore O'Brien, per convincere i premiati a non lanciarsi in discorsi di ringraziamento interminabili, ha avuto una trovata originale: ha chiuso il comico Bob Newhart in una gabbia di vetro, con ossigeno solo per tre ore, la durata prevista dello show. Il prevedibile soffocamento di Newhart e' diventato una delle battute ricorrenti del programma. La serata ha avuto alcuni momenti emotivi come la comparsa sul palco del presentatore Dick Clark, colpito da un ictus, che parlando con difficolta' ha ringraziato il pubblico per il sostegno ricevuto. Clark e' poi scoppiato a piangere tra le braccia del cantante Barry Manilow ma la platea televisiva non ha visto la scena perche' e' avvenuta durante un intervallo pubblicitario. Denso di emozione e' stato anche il tributo reso al produttore televisivo Aaron Spelling, recentemente scomparso, che ha visto una rara apparizione congiunta di Kate Jackson, Farrah Fawcett e Jaclyn Smith, le tre originali Charlie's Angels, una delle numerose serie di successo create da Spelling. Sul fronte dei premi, in campo drammatico, le vittorie di '24' e Sutherland sono state accompagnate dal successo di Mariska Hargitay (Law & Order) in campo femminile. Sul fronte della miglior serie comica ha vinto 'The Office' con Tony Shalhoub (Monk) al terzo successo consecutivo come miglior attore e la Louis-Dreyfus felice per il suo inatteso Emmy (per la nuova serie 'The New Adventure of Old Christine'). La serata e' stata un trionfo anche per il dramma storico 'Elisabetta I' che ha dominato la categoria delal mini-serie ricevendo l'Emmy per il miglior programma e per i migliori attori: Helen Mirren Jeremy Irons. Tra i vincitori sono risultati assenti alcuni abituali dominatori degli Emmy come Edie Falco e James Gandolfini (The Sopranos), le protagoniste di 'Casalinghe Disperate' e gli attori del dramma 'Lost', che aveva vinto l'anno scorso e che quest'anno e' stato clamorosamente ignorato. Da notare che il comico Bob Newhart e' riuscito a scampare al soffocamento: la trasmissione si e' conclusa entro le tre ore previste e tutti hanno tirato un sospiro di sollievo.
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domenica 27 agosto 2006
NEWS - Medici contro spie agli imperdibili Emmy Awards di stanotte(ANSA) - Washington, 26 ago - (Di Cristiano Del Riccio) Medici contro spie:la battaglia per gli Emmy Awards, gli 'Oscar' della Tv che saranno consegnati domenica sera a Los Angeles, vede una lotta serrata tra la serie ospedaliera 'Grey's Anatomy' (che ha ricevuto undici candidature) e il thriller di spionaggio '24' (che puo' vantare undici candidature). Lo scontro piu' forte tra le sue serie sara' quello per l'Emmy per il miglior dramma televisivo che vede in lizza altri tre programmi di grande successo: 'The Sopranos', 'House' (un'altra storia ospedaliera) e 'The West Wing'. Ha destato sorpresa la esclusione dalla rosa dei candidati del dramma 'Lost', il programma che ha conquistato il seguito piu' vasto nella vasta arena televisiva Usa e che l'hanno scorso aveva sbaragliato il campo anche agli Emmy. La cerimonia, che sara' condotta dal comico Conan O'Brien, vede anche in lizza due presidenti: Martin Sheen, che interpreta il ruolo dell'inquilino della Casa Bianca in 'The West Wing', e' alla sua sesta candidatura come miglior attore di una serie drammatica. Le cinque volte precedenti e' sempre stato sconfitto e questa e' la sua ultima possibilita' perche' la serie e' giunta al capolinea. Suo principale avversario e' Kiefer Sutherland (24) che e' stato a sua volta nominato cinque volte senza mai vincere. Assente e' questa volta James Gandolfini, il Tony Soprano televisivo, che in passato ha vinto tre volte la statuetta per il miglior attore ma che quest'anno e' stato clamorosamente escluso. L'altro presidente in gara e' Geena Davis che ha interpretato a sua volta il ruolo del numero uno d'America nella serie 'Commander in Chief', che ha avuto un successo molto inferiore alle attese. Per Geena Davis e' la prima candidatura in questa categoria (miglior attrice in una serie drammatica) ma la grande
favorita e' Kira Sedgwick per il suo ruolo di detective nella nuova acclamata serie 'The Closer'. Ha sorpreso l'esclusione dalle candidature del miglior attore drammatico del sublime Hugh Laurie nel ruolo di un medico scorbutico nella serie ospedaliera 'House', tutta imperniata
sulla bravura dell'attore. In campo comico l'inarrestabile Steve Carell (esploso anche sul grande schermo con il ruolo di un 'vergine' quarantenne) e' favorito all'Emmy per la miglior interpretazione per la serie 'The Office'. Dovra' vedersela con Charlie Sheen (protagonista
di 'Two and Half Men'), il figlio del grande Martin Sheene. Lotta in famiglia anche per la miglior attrice comica con due veterane di 'Friends' in lizza con le loro nuove serie: Lisa Kudrow e' candidata per 'The Comeback' mentre Julie Louis-Dreyufus e' stata nominata per 'The New Adventure of Old Christine'. La terza incomoda nella battaglia per l'Emmy comico sara' la imprevedibile Debra Messing, protagonista della serie gay 'Will & Grace'.
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sabato 15 luglio 2006
NEWS - Il finale de "I Soprano" rimandato per operazione al ginocchio a Gandolfini(ANSA) - WASHINGTON, 14 LUG - Gli appassionati della serie Tv 'I Soprano' dovranno avere pazienza: gli otto episodi finali della serie, destinata a chiudere i battenti, sono slittati di due mesi a causa della operazione ad un ginocchio subita dal protagonista James Galdonfini. Il gran finale della serie doveva cominciare su HBO nel gennaio prossimo l'intervento chirurgico ha fatto slittare adesso l'inizio della fine dei 'Soprano' al marzo 2007. Nell'annunciare il rinvio il presidente di HBO Chris Albrecht non ha dato dettagli sulla natura dell'incidente a Gandolfini. L'attore era stato colpito da un taxi tempo fa mentre andava in motocicletta ma non sembrava essersi infortunato gravemente. Gli appassionati delle avventure della famiglia mafiosa Soprano hanno gia' dovuto esercitare pazienza in passato: la stagione finale e' cominciata nel marzo scorso dopo quasi due anni di intervallo dalla stagione precedente. Alcuni fans si sono lamentati per la mancanza di colpi di scena nelle ultime puntate: "il numero delle persone uccise e' diminuito - ha ammesso Albrecht - ma le ultime puntate saranno sensazionali e la gente non restera' delusa, ve lo garantisco".
sabato 11 marzo 2006
NEWS - Tornano "I Soprano", ma la mafia vera è nei guai(ANSA) - WASHINGTON, 10 MAR - Dopo aver lasciato gli appassionati per quasi due anni senza un nuovo episodio, i 'Sopranos' tornano nel fine settimana sulle tv americane per la serie d'addio, che si fa precedere da recensioni entusiaste ed estasiate sui media. Tony Soprano e la sua gang di mafiosi depressi affrontano il viale del tramonto di pari passo con la crisi della mafia italoamericana vera. Il parallelo non sfugge a "UsaToday" e il quotidiano mette in prima pagina oggi la foto del mafioso televisivo James Gandolfini insieme con quella del presunto boss in carne e ossa John Gotti junior, il cui processo e' alle ultime battute. In un'inchiesta, il quotidiano racconta la crisi di Cosa Nostra per effetto delle indagini di questi anni dell'Fbi e della decisione di molteplici 'uomini d'onore' di accettare di testimoniare l'uno contro l'altro. Anche i Sopranos si presentano, nell'ultima stagione sulla rete Hbo, con molti problemi, tra i quali il desiderio di alcuni dei soldati di Tony Soprano di appendere la pistola al chiodo e ritirarsi a fare i pensionati in Florida. Le fatiche del boss per tenere in piedi la 'famiglia', insieme ai suoi continui faccia a faccia con la psichiatra, saranno il tema che accompagnera' i Soprano verso l'epilogo. Con il ritorno dei Soprano, tornano a farsi sentire anche le proteste delle organizzazioni italoamericane, che da sempre si battono contro gli stereotipi di Hollywood sugli 'italiani mafiosi'. L'organizzazione Italian-American One Voice Coalition si e' lamentata per la caratterizzazione che viene data nella serie tv agli italiani del New Jersey. Ma Kenneth Ciongoli, il presidente della Niaf, la principale organizzazione degli italiani d'America, ha confessato al New York Times che a lui la serie piace, anche se a suo avviso attribuisce agli italoamericani difetti che sono in realta' della societa' americana nel suo complesso. (ANSA).
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