NEWS - Il canone contro Netflix! La Rai capeggia l'alleanza di network europei per contrastare l'avanzata dei big dell'on demand
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Rai, France Télévisions e la tedesca Zdf vogliono unire gli sforzi per coprodurre e distribuire nuove serie tv. Obiettivo: contrastare la concorrenza di Netflix ma anche di Amazon e Hbo, insomma di tutti gli over-the-top (ott). L'Alleanza è il nome italiano dell'accordo tra le tre emittenti che fanno già parte di European broadcasting union-Ebu, associazione dei servizi tv pubblici (non solo europei). Quindi alla nuova Alleanza potranno aggiungersi anche altre emittenti tra cui Rtve dalla Spagna, Rbtf e Vrt entrambe dal Belgio, Rts dalla Svizzera. Insomma, Italia, Francia e Germania hanno dato vita sul fronte media a quella che, in politica, è stata chiamata un'Unione europea ristretta, a maggior velocità. Per le altre tv del Vecchio continente, comunque, c'è la possibilità di unirsi. Tanto più che a un Netflix europeo, in chiave anti straniero, ci aveva già pensato Vincent Bolloré con la sua Vivendi, oggi però impegnato nella lotta contro il fondo Elliott in Telecom e nei tribunali contro Mediaset (di entrambi il finanziere bretone è azionista). Non solo, in Nord Europa una cooperativa simile (Nordvision) riunisce già le tv pubbliche. «I nostri network tv operano nei limiti dei confini nazionali ma i telespettatori guardano titoli che provengono da tutte le parti del mondo», ha dichiarato ieri Delphine Ernotte, a.d. di France Télévisions. «Eppure European broadcasting union investe 14 miliardi di euro l'anno in format originali mentre Netflix ne spende solo 7. Condividendo parte di queste risorse, noi possiamo assumere una rilevanza mondiale». Al festival Séries Mania, in calendario a Lille in Francia, da dove è stata annunciata l'Alleanza, per Viale Mazzini c'è Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction che sulla tv pubblica tricolore ha portato titoli e format particolari come Braccialetti Rossi, Il Cacciatore, La linea verticale e coproduzioni internazionali come L'Amica geniale con Hbo. Al momento la Triplice Alleanza dei servizi tv pubblici ha reso noto un solo progetto comune: Leonardo, sulla vita di Leonardo da Vinci in occasione del 500° anniversario della morte. Realizzata da Lux e Beta Film, attesa sul mercato l'anno prossimo, la coproduzione conferma l'intenzione congiunta di rafforzare «l'identità culturale comune» europea, visto che l'artista è nato in Italia e ha vissuto anche in Francia. In generale, comunque, viene fatta salva la libertà per ogni membro dell'Alleanza (e di Ebu) di muoversi in modo autonomo o assieme solamente ad alcuni partner. Per esempio, Rai con France Télé farà rivivere La Città Eterna, ossia la Roma degli studi di Cinecittà agli inizi degli anni '60.
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lunedì 7 maggio 2018
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martedì 24 aprile 2018
NEWS - Scandaloso al Cibali! "I Medici" hanno ricevuto la sovvenzione di 4 milioni di euro dal governo Renzi (attraverso il Ministero dei Beni Culturali di Dario Franceschini), con tanto di delibera ad hoc più unica che rara
News tratta da "Il Fatto Quotidiano"
Le riprese sono in corso in queste settimane e la messa in onda è prevista per il prossimo autunno. Si tratta della seconda serie de I Medici, la fiction sulla signoria fiorentina la cui prima stagione, 4 serate trasmesse nel 2016 (8 episodi da 50 minuti l'uno), è stata un grande successo di pubblico. Coprodotta dalla Rai e realizzata da Lux Vide, è stata venduta in oltre cento Paesi. La serie è stata co-finanziata da Viale Mazzini con 8,3 milioni di euro nel 2014 (prima serie) e 11 milioni nel 2016 (seconda serie). Il piano 2018 di Eleonora Andreatta (direttrice di Raifiction) dovrebbe prevederne altri 11 per la terza. E fin qui tutto normale. A essere insolito è un aiutino da 4 milioni di euro ricevuto dallo Stato. Si parte con una delibera del Cipe (il Comitato interministeriale di programmazione economica) che il 23 dicembre 2015, all'interno degli interventi del FSC (Fondo di sviluppo e coesione), concede 11 milioni e 50 mila euro alla Regione Toscana "per il finanziamento del programma di interventi a sostegno dell'industria audiovisiva localizzata nel territorio della regione, nell'ambito del progetto Sensi contemporanei", si legge. Uno stanziamento stipulato attraverso il ministero dei Beni culturali di Dario Franceschini: 9,5 milioni per il 2016; 1,05 milioni per il 2017; 500 mila euro per il 2018. L'anomalia sta in quei 4 milioni destinati espressamente alla realizzazione de I Medici: "Per il sostegno alla produzione audiovisiva sono stanziati 5,430 milioni, di cui 4 milioni per il co-finanziamento della produzione di una fiction televisiva dedicata alla storia della famiglia Medici di Firenze", recita la delibera che porta la firma dell'allora premier, Matteo Renzi, e del sottosegretario con delega al Cipe, Luca Lotti. Tutto lecito, anche se è davvero insolito che il titolo della serie venga espressamente citato in una delibera del governo. Il Cipe, però, in questo caso non ha fatto altro che prendere atto di una richiesta del ministero seguita a una legge regionale del 30 marzo 2015. La Toscana ha chiesto di destinare quei soldi al progetto, il Mibact ha avallato la richiesta e il Cipe ha erogato i fondi: "Quando la richiesta arriva sul nostro tavolo, i giochi sono fatti, possiamo solo prenderne atto. Poi sta alla Corte dei conti rilevare eventuali irregolarità, che in questo caso non ci sono", spiegano dal Cipe. Andiamo, dunque, a Firenze. "Un ruolo rilevante dell'intero programma è riservato alla realizzazione della serie sul Rinascimento e famiglia Medici, progetto a cui la società Lux Vide sta lavorando da anni, riuscendo a farlo includere nel piano di produzione di Rai fiction con un finanziamento Rai pari a 8 milioni e 300 mila euro, ai quali si aggiungono i 4 milioni previsti dalla presente proposta", si legge nella relazione tecnica della Regione Toscana.
News tratta da "Il Fatto Quotidiano"
Le riprese sono in corso in queste settimane e la messa in onda è prevista per il prossimo autunno. Si tratta della seconda serie de I Medici, la fiction sulla signoria fiorentina la cui prima stagione, 4 serate trasmesse nel 2016 (8 episodi da 50 minuti l'uno), è stata un grande successo di pubblico. Coprodotta dalla Rai e realizzata da Lux Vide, è stata venduta in oltre cento Paesi. La serie è stata co-finanziata da Viale Mazzini con 8,3 milioni di euro nel 2014 (prima serie) e 11 milioni nel 2016 (seconda serie). Il piano 2018 di Eleonora Andreatta (direttrice di Raifiction) dovrebbe prevederne altri 11 per la terza. E fin qui tutto normale. A essere insolito è un aiutino da 4 milioni di euro ricevuto dallo Stato. Si parte con una delibera del Cipe (il Comitato interministeriale di programmazione economica) che il 23 dicembre 2015, all'interno degli interventi del FSC (Fondo di sviluppo e coesione), concede 11 milioni e 50 mila euro alla Regione Toscana "per il finanziamento del programma di interventi a sostegno dell'industria audiovisiva localizzata nel territorio della regione, nell'ambito del progetto Sensi contemporanei", si legge. Uno stanziamento stipulato attraverso il ministero dei Beni culturali di Dario Franceschini: 9,5 milioni per il 2016; 1,05 milioni per il 2017; 500 mila euro per il 2018. L'anomalia sta in quei 4 milioni destinati espressamente alla realizzazione de I Medici: "Per il sostegno alla produzione audiovisiva sono stanziati 5,430 milioni, di cui 4 milioni per il co-finanziamento della produzione di una fiction televisiva dedicata alla storia della famiglia Medici di Firenze", recita la delibera che porta la firma dell'allora premier, Matteo Renzi, e del sottosegretario con delega al Cipe, Luca Lotti. Tutto lecito, anche se è davvero insolito che il titolo della serie venga espressamente citato in una delibera del governo. Il Cipe, però, in questo caso non ha fatto altro che prendere atto di una richiesta del ministero seguita a una legge regionale del 30 marzo 2015. La Toscana ha chiesto di destinare quei soldi al progetto, il Mibact ha avallato la richiesta e il Cipe ha erogato i fondi: "Quando la richiesta arriva sul nostro tavolo, i giochi sono fatti, possiamo solo prenderne atto. Poi sta alla Corte dei conti rilevare eventuali irregolarità, che in questo caso non ci sono", spiegano dal Cipe. Andiamo, dunque, a Firenze. "Un ruolo rilevante dell'intero programma è riservato alla realizzazione della serie sul Rinascimento e famiglia Medici, progetto a cui la società Lux Vide sta lavorando da anni, riuscendo a farlo includere nel piano di produzione di Rai fiction con un finanziamento Rai pari a 8 milioni e 300 mila euro, ai quali si aggiungono i 4 milioni previsti dalla presente proposta", si legge nella relazione tecnica della Regione Toscana.
Ribadiamo, tutto regolare. Ma1'interrogativo è: perché una serie tv già finanziata in maniera considerevole dalla Rai, con oltre 30 milioni per tre stagioni, deve ricevere altri 4 milioni da Palazzo Chigi (anche se attraverso l'utilizzo di fondi regionali)? Il Cipe, infatti, non sovvenziona direttamente serie tv. L'unico caso è stato Agrodolce, la serie siciliana voluta da Giovanni Minoli, andata in onda nel 2008 e nel 2009 e poi stoppata, con la revoca di fondi pubblici per 24 milioni. Le Regioni, invece, hanno anche questa funzione ma il processo di erogazione è più complesso e avviene quasi sempre tramite bandi. Il finanziamento a I Medici, insomma, sembra un bel regalo alla Lux Vide, la società di produzione fondata dall'ex direttore generale della Rai (scomparso nel 2016) e guidata da due suoi figli, Matilde (moglie di Giovanni Minoli, ancora lui) e Luca. Peraltro nell'agosto 2015, cioè poco prima della delibera Cipe, era arrivato a Palazzo Chigi come vicesegretario generale, e proprio dal Mibact, Salvo Nastasi, rampante manager pubblico che è il marito di Giulia Minoli, figlia di Giovanni Minoli e Matilde Bernabei. Lux Vide è una delle più importanti e potenti case di produzione italiane, una di quelle che più lavora permamma Rai, per cui produce, tra gli altri, Don Matteo, Sotto copertura, Un passo dal cielo, Che Dio ci aiuti. La prima stagione de I Medici narra le vicende di Lorenzo e Cosimo de' Medici e in Italia è stata vista da oltre 7 milioni di telespettatori, con una media del 27% di share su Raiuno. Nel cast, stellare, c'è pure Dustin Hoffman. "Regione e Cipe si sono dimostrati buoni imprenditori, dando una mano a un prodotto che ha fatto conoscere la Toscana e il Rinascimento italiano nel mondo. Per avere quei soldi siamo stati sottoposti a 5 audit. I 4 milioni sono spalmati sulle tre serie, quindi 1,3 milioni a stagione", spiega l'ad Luca Bernabei. Che poi aggiunge: "Per realizzare la prima serie abbiamo recuperato 12 milioni in Italia e 12 all'estero. Abbiamo girato solo in Toscana portando un indotto considerevole e generando un aumento del turismo del 10-15%". In autunno, dunque, partirà la seconda serie. Viale Mazzini e Lux Vide sperano di confermare, o superare, il successo del 2016.
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mercoledì 22 aprile 2015
NEWS - Aho, famolo americano! La Rai si dà ai remake italiani di serie tv Usa con "Parenthood" (che diventerà con titolo all'amatriciana "Tutto può succedere"!)(ANSA) - Primo remake di Rai1 da una serie tv americana. A produrlo sara' Cattleya. La serie family Parenthood, creata da Jason Katims, e' andata in onda sulla NBC dal 2010 al 2015, grazie all'accordo con la divisione Formats della NBC Universal. In Italia parte oggi su Mya la 6° stagione inedita. Le riprese della versione italiana, che si intitolera' Tutto puo' succedere, sono cominciate ieri a Roma. Nel cast: Pietro Sermonti, Maya Sansa, Ana Caterina Morariu, Alessandro Tiberi, Camilla Filippi, Fabio Ghidoni, Licia Maglietta e Giorgio Colangeli. Le 13 puntate da 100' verranno trasmesse in prima serata sull'ammiraglia Rai agli inizi del 2016. "Parenthood e' una serie family di grande qualita' - ha spiegato Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction - che combina alla perfezione humour e sentimento. Sono entusiasta all'idea di poter trasferire queste sue tematiche multi-generazionali all'interno del panorama italiano contemporaneo". Per Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, "Parenthood e' stata una bellissima scoperta. Ce ne siamo subito innamorati e l'abbiamo ritenuta perfettamente adattabile alla realta' italiana, in cui da sempre il concetto di famiglia e le sue costanti dinamiche di odio-amore sono il principale motore sociale. Per questo - conclude Tozzi - abbiamo scelto dei bravi e giovani sceneggiatori, Filippo Gravino, Guido Iuculano e Michele Pellegrini, e due ottimi registi come Lucio Pellegrini e Alessandro Angelini che hanno gia' dimostrato di essere in sintonia con questo genere di tematiche". "Siamo felicissimi di lavorare con Rai e Cattleya su un progetto cosi' ambizioso che ci permette di combinare il genere drammatico alla commedia - ha aggiunto JoAnn Alfano, Executive Vice President, Scripted Programming, di NBC Universal International Television Production -. Con un fantastico team di scrittura, registi e cast gia' al lavoro, Tutto puo' succedere promette di essere divertente e toccante come la serie originale che l'ha ispirata".
giovedì 19 febbraio 2015
NEWS - Scandalosa RAI! Il Servizio Pubblico istituisce un Master per scrittura seriale...a pagamento (5000 euri!)! Date fuoco ai vostri...canoni!
(ANSA) - La Rai punta sui nuovi talenti non solo giornalisti, ma anche sceneggiatori e autori di programmi di intrattenimento che con le loro idee possano dare nuovo slancio alla crescita del mercato. Partira' il prossimo 11 maggio a Perugia il primo "Master di scrittura seriale di Fiction", un corso di alta formazione promosso da Rai Fiction e dal Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l'Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo. Il corso - sostenuto anche da A.S.For Cinema, Associazione Produttori televisivi (APT) e BNL Gruppo BNP Paribas - e' destinato a 15 giovani sceneggiatori capaci di lavorare sulla media e lunga serialita', con particolare attenzione al rapporto tra scrittura, criteri di costo, regia e montaggio. Docenti del Master saranno professionisti affermati, italiani e stranieri, capaci di offrire una prospettiva personale e dall'interno del processo creativo-produttivo. Il Master e' a pagamento, e si svolgera' presso la sede del Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l'Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo, dall'11 maggio
2015 al 30 settembre 2015 (interruzione nel mese di agosto). Ma non solo, dal 2016 come preannunciato dal Dg Rai Luigi Gubitosi, i corsi si allargheranno alla formazione di autori di programmi tv (intrattenimento, ideazione di format, etc.). "Gli ascolti di Sanremo confermano come nulla avviene per caso, quando a lavorare e' un'ottima squadra. L'idea dei master di Perugia - aggiunge il Dg - insomma sara' quella di alternare i corsi iniziando con quelli per la fiction con quelli per l'intrattenimento. Per quest'anno ancora prima dell'apertura del bando siamo stati inondati da una valanga di richieste, sara' un'impresa selezionarle, perche' sono tante le domande giunte con curriculum validi e gia' un esperienza alle spalle nel campo, nonostante l'eta' massima per partecipare sia 35 anni". Anche se i Master sono a pagamento, quelli che si classificheranno tra i primi 5 potranno usufruire, come preannunciato dal direttore comunicazione e relazioni esterne della Rai Costanza Esclapon, di una borsa di studio che andra' a rimborsare del tutto le spese. La quota di iscrizione al Master e' di 5.000 euro. Per i primi 5 selezionati, saranno erogate borse di studio per la copertura totale dell'iscrizione. In particolare, la borsa di studio al primo classificato tra i partecipanti sara' intitolata a BNL. Le altre borse a A.S For Cinema, alla Associazione Produttori Televisivi (APT) e le due restanti alla RAI. Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta tiene a rilevare che "il servizio pubblico per realizzare la sua missione ha bisogno di un continuo processo di rinnovamento. Ha necessita' di non accontentarsi dei risultati raggiunti e di spingere progressivamente piu' in alto l'asticella dell'innovazione. E' quello che cerchiamo di fare ogni giorno, cambiando e rinnovando il linguaggio visivo, lavorando sulla ricchezza dei generi, ma soprattutto sulla scoperta dei nuovi talenti". Non e' un caso se entro i sei mesi successivi alla conclusione del Master, ai partecipanti sara' offerta la partecipazione a stage presso organismi televisivi e societa' di produzione, finalizzati all'approfondimento dei processi produttivi della fiction seriale. "I partecipanti - ha ricordato Nino Rizzo Nervo - dovranno avere meno di 35 anni ed essere gia' in possesso di conoscenze base di scrittura televisiva. La selezione, svolta dal Centro in collaborazione con Rai Fiction, individuera', a insindacabile giudizio della commissione giudicatrice, 15 giovani scrittori. I partecipanti alla selezione dovranno inviare, entro il prossimo 3 aprile, una serie di documenti indicati sui siti www.centrogiornalismo.it e www.raifiction.rai.it, tra cui una raccolta di testi scritti, due idee originali di fiction, l'analisi strutturale di un film e di una puntata di fiction seriale. La selezione avverra' anche in base alla valutazione dei titoli e delle esperienze precedenti. Saranno valutati con particolare interesse titoli di partecipazione a master e corsi di specializzazione settoriali o l'aver gia' firmato, in qualita' di autore, prodotti televisivi".
(ANSA) - La Rai punta sui nuovi talenti non solo giornalisti, ma anche sceneggiatori e autori di programmi di intrattenimento che con le loro idee possano dare nuovo slancio alla crescita del mercato. Partira' il prossimo 11 maggio a Perugia il primo "Master di scrittura seriale di Fiction", un corso di alta formazione promosso da Rai Fiction e dal Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l'Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo. Il corso - sostenuto anche da A.S.For Cinema, Associazione Produttori televisivi (APT) e BNL Gruppo BNP Paribas - e' destinato a 15 giovani sceneggiatori capaci di lavorare sulla media e lunga serialita', con particolare attenzione al rapporto tra scrittura, criteri di costo, regia e montaggio. Docenti del Master saranno professionisti affermati, italiani e stranieri, capaci di offrire una prospettiva personale e dall'interno del processo creativo-produttivo. Il Master e' a pagamento, e si svolgera' presso la sede del Centro Italiano di Studi Superiori per la Formazione e l'Aggiornamento in Giornalismo Radiotelevisivo, dall'11 maggio
2015 al 30 settembre 2015 (interruzione nel mese di agosto). Ma non solo, dal 2016 come preannunciato dal Dg Rai Luigi Gubitosi, i corsi si allargheranno alla formazione di autori di programmi tv (intrattenimento, ideazione di format, etc.). "Gli ascolti di Sanremo confermano come nulla avviene per caso, quando a lavorare e' un'ottima squadra. L'idea dei master di Perugia - aggiunge il Dg - insomma sara' quella di alternare i corsi iniziando con quelli per la fiction con quelli per l'intrattenimento. Per quest'anno ancora prima dell'apertura del bando siamo stati inondati da una valanga di richieste, sara' un'impresa selezionarle, perche' sono tante le domande giunte con curriculum validi e gia' un esperienza alle spalle nel campo, nonostante l'eta' massima per partecipare sia 35 anni". Anche se i Master sono a pagamento, quelli che si classificheranno tra i primi 5 potranno usufruire, come preannunciato dal direttore comunicazione e relazioni esterne della Rai Costanza Esclapon, di una borsa di studio che andra' a rimborsare del tutto le spese. La quota di iscrizione al Master e' di 5.000 euro. Per i primi 5 selezionati, saranno erogate borse di studio per la copertura totale dell'iscrizione. In particolare, la borsa di studio al primo classificato tra i partecipanti sara' intitolata a BNL. Le altre borse a A.S For Cinema, alla Associazione Produttori Televisivi (APT) e le due restanti alla RAI. Il direttore di Rai Fiction Eleonora Andreatta tiene a rilevare che "il servizio pubblico per realizzare la sua missione ha bisogno di un continuo processo di rinnovamento. Ha necessita' di non accontentarsi dei risultati raggiunti e di spingere progressivamente piu' in alto l'asticella dell'innovazione. E' quello che cerchiamo di fare ogni giorno, cambiando e rinnovando il linguaggio visivo, lavorando sulla ricchezza dei generi, ma soprattutto sulla scoperta dei nuovi talenti". Non e' un caso se entro i sei mesi successivi alla conclusione del Master, ai partecipanti sara' offerta la partecipazione a stage presso organismi televisivi e societa' di produzione, finalizzati all'approfondimento dei processi produttivi della fiction seriale. "I partecipanti - ha ricordato Nino Rizzo Nervo - dovranno avere meno di 35 anni ed essere gia' in possesso di conoscenze base di scrittura televisiva. La selezione, svolta dal Centro in collaborazione con Rai Fiction, individuera', a insindacabile giudizio della commissione giudicatrice, 15 giovani scrittori. I partecipanti alla selezione dovranno inviare, entro il prossimo 3 aprile, una serie di documenti indicati sui siti www.centrogiornalismo.it e www.raifiction.rai.it, tra cui una raccolta di testi scritti, due idee originali di fiction, l'analisi strutturale di un film e di una puntata di fiction seriale. La selezione avverra' anche in base alla valutazione dei titoli e delle esperienze precedenti. Saranno valutati con particolare interesse titoli di partecipazione a master e corsi di specializzazione settoriali o l'aver gia' firmato, in qualita' di autore, prodotti televisivi".
martedì 18 novembre 2014
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LA REPUBBLICA
Rai, Mediaset e Sky: la sfida si fa serial aspettando Netflix
"Per la televisione in crisi l’ultimo business è la fiction. Sparito il cinema di genere, sono Gomorra, Romanzo criminale, Don Matteo, Montalbano, House of cards a dominare sul piccolo schermo. Nella sola stagione 2014-2015 la fiction supererà sulle reti generaliste le 6mila ore di programmazione: un mercato enorme, nel quale si muovono pochi produttori che si contendono ascolti e incassi in una battaglia che è la vera nuova frontiera della televisione. C hi vince comanda e in cassa fa il pieno, orientando anche le strategie delle reti. I padroni del mercato Nel mondo i primi tre produttori di serie sono Endemol (colosso acquisito da Murdoch dopo l’uscita di Mediaset nel 2012, con 80 società operative in 26 Paesi del mondo, con circa 1,4 miliardi di euro di fatturato) Fremantle Media (che fattura circa 1,7 miliardi di euro) e Zodiak (con un catalogo di 20mila ore, oltre 600 milioni di euro di ricavi prodotti nel 2013). Senza dimenticare Hbo (sigla di Home Box Office), di proprietà della Time Warner una delle emittenti tv via cavo più popolari degli Stati Uniti, con oltre 32 milioni di abbonati con un fatturato di 1,3 miliardi di dollari. Tra le serie d’autore I Soprano, Girls, Veep, Boardwalk Empire. E il fenomeno Netflix, servizio online di contenuti in streaming che ha realizzato uno dei prodotti migliori dell’anno, House of cards e il rivoluzionario Orange Is The New Black. Presieduta da Reed Hastings, ha visto crescere il fatturato a 4,4 miliardi di dollari. La La produzione di fiction italiana vale intorno ai 300 milioni di euro.
Una torta che in Rai si spartiscono cinque società esterne, le cosiddette «cinque sorelle», che assorbivano parte consistente del bilancio della tv pubblica per fornitura di contenuti. Ai primi tre posti: la Lux Vide, la Fremantle Media e la Publispei. La fiction salva la tv generalista, ma non è stata risparmiata dalla crisi: nel 2008 Rai e Mediaset investivano oltre 500 milioni di euro, che si sono ora ridotti a 300, ma l’industria dell’audiovisivo resta un business importante con i suoi 70mila addetti. Dei 300 milioni si può valutare che circa 220 vadano alla produzione indipendente. Infatti, mentre la Rai investe solo su società indipendenti, Mediaset opera prevalentemente attraverso società di sua totale o parziale proprietà. Le produzioni italiane hanno un problema di costi e di risorse. Il costo medio orario della fiction generalista alta è al di sotto del milione. Sono le tv, acquisendone quasi in toto i diritti che finanziano la maggior parte, mentre la quota che si recupera dal mercato internazionale è inferiore al 10%.
Il volume di investimento di Sky non è dell’ordine di grandezza di quello di Rai e Mediaset. Le generaliste richiedono attori noti e costosi; Sky può invece puntare su attori bravi ma meno conosciuti. Però, facendo parte di un grande gruppo internazionale, può contare su una percentuale di ricavi esteri molto più elevata. Per Romanzo criminale è stata del 30%; per Gomorra del 35% circa; per Zero zero zero si prevede oltre il 60%. Un futuro targato Netflix. I giovani usano il computer, il palinsesto è «su misura». Netflix, il servizio che sta rivoluzionando la tv, forte di 60 milioni di abbonati nel mondo, dovrebbe sbarcare in Italia alla fine del 2015. House of cards con Kevin Spacey è la prima serie distribuita superando il concetto di palinsesto: 13 episodi messi online lasciando agli abbonati la scelta su come vederli. «Credo che sia il cambiamento più profondo» ha spiegato Ted Sarandos, 48 anni, presidente per i contenuti alla Netflix. «Chi scrive per noi sa che dovrà scrivere una cosa più simile a un film di 13 ore». Ma la vera rivoluzione è nell’organizzazione e nel sistema di selezione delle storie su cui puntare. Spiega Sarandos: «È molto meno rischioso produrre così che realizzare 50-70 piloti all’anno - in gran parte buttati - come fanno i network». Il budget annuale per i contenuti è di 2 miliardi di dollari, il 10% dei quali destinato alla programmazione originale. Basteranno una decina di euro per avere a disposizione tutte le serie sul proprio televisore o sul tablet. Finora le tv italiane sono rimaste al riparo da Netflix per il ritardo della rete a banda larga italiana: senza una buona connessione Internet, infatti, la qualità dello streaming si riduce. Ma questo ritardo ha dato la possibilità ai concorrenti italiani di guadagnare tempo. «Siamo tranquillissimi» risponde Andrea Scrosati, executive vice president programming di Sky Italia «la nostra offerta in streaming già esiste, naturalmente i diversi operatori si differenzieranno per il prezzo ma soprattutto per i contenuti. Le serie italiane sono motivo di orgoglio: Gomorra è stata venduta in 105 paesi, stiamo producendo la serie di Paolo Sorrentino sul Papa. Il pubblico vuole la qualità».
«L’arrivo di Netflix - ribatte Lorenzo Mieli, ad di Fremantle Media Italia - è favorito dal lavoro immenso che ha fatto Sky in questi anni: lo spostamento dal cinema alla televisione non riguarda solo la tv, è un fenomeno gigantesco. Ci sono società che hanno fatto solo cinema e che si stanno riconvertendo, è un mercato enorme, in crescita. Netflix ha un modello di business tutto suo: acquisice il 100% dei diritti ma paga il producer fee, una tariffa molto alta rispetto all’Italia. Potrà essere possibile fare fiction italianissime che viaggiano nel mondo». Le strategie. «Quanto serve la fiction al Paese e quanto aiuta a forgiare un’identità? » si chiede Marco Follini, presidente dell’Apt, l’associazione dei produttori televisivi. «L’industria va difesa ma c’è ancora molto da fare. Dal momento in cui la Rai esprime interesse per un progetto al contratto esecutivo passano mesi. Questa catena burocratica deve essere accorciata. L’aver aperto alla possibilità di presentare progetti online mi sembra una misura di trasparenza apprezzabile. Ma si deve intervenire anche sul trattamento dei diritti, oggi penalizzante: contestiamo la cessione in perpetuo e vanno tutelati i margini di autonomia e indipendenza delle produzioni esterne». Se migliaia di turisti italiani e stranieri hanno scoperto la Sicilia grazie a Montalbano e si moltiplicano le gite in Umbria per ripercorrere le strade di Don Matteo, le varie Film Commission dalla Puglia al Piemonte al Trentino Alto Adige, lavorano per promuovere il territorio attraverso la fiction. «È un circolo virtuoso» spiega Eleonora «Tinny» Andreatta, capo di Raifiction, 200 milioni di euro di budget (400 ore di fiction e più di 100 ore di cartoon). «Cerchiamo di differenziare l’offerta spiega - per parlare a molti pubblici. Abbiamo sostenuto la politica del girare in Italia, per valorizzare il nostro territorio. I soldi spesi nella produzione italiana tornano moltiplicati al Paese. Grazie al tax credit l’Italia può diventare un centro di produzione internazionale. Ora puntiamo anche sul Web: “Braccialetti rossi” insegna che l’attività dei social network funziona e il Web riporta il pubblico giovane davanti alla tv». Antonino Antonucci Ferrara, a capo della fiction di Mediaset, fa i conti coi tagli: «Abbiamo soldi per fare un centinaio di serate. Rispetto agli americani non c’è discussione, lì oltre alla genialità degli autori c’è una spesa per il prodotto che supera i 5 milioni di dollari a puntata. Abbiamo abbassato i costi, i budget non sono più quelli di una volta. Ma è un momento buono per la creatività, puntando sui giovani sceneggiatori e coinvolgendo i produttori di cinema». Gli investimenti di fiction di Rai e Mediaset dal 2008 a oggi: la crisi ha colpito l’industria. Nel 2014 il budget si attesta sui 300 milioni. La fiction italiana è soprattutto legata alle produzioni più popolari, non stupisce quindi che a guidare la classifica dei titoli più visti siano tutte produzioni di RaiUno. In testa la serie interpretata da Terence Hill". (Silvia Fumarola, 17.11.2014)
LA REPUBBLICARai, Mediaset e Sky: la sfida si fa serial aspettando Netflix
"Per la televisione in crisi l’ultimo business è la fiction. Sparito il cinema di genere, sono Gomorra, Romanzo criminale, Don Matteo, Montalbano, House of cards a dominare sul piccolo schermo. Nella sola stagione 2014-2015 la fiction supererà sulle reti generaliste le 6mila ore di programmazione: un mercato enorme, nel quale si muovono pochi produttori che si contendono ascolti e incassi in una battaglia che è la vera nuova frontiera della televisione. C hi vince comanda e in cassa fa il pieno, orientando anche le strategie delle reti. I padroni del mercato Nel mondo i primi tre produttori di serie sono Endemol (colosso acquisito da Murdoch dopo l’uscita di Mediaset nel 2012, con 80 società operative in 26 Paesi del mondo, con circa 1,4 miliardi di euro di fatturato) Fremantle Media (che fattura circa 1,7 miliardi di euro) e Zodiak (con un catalogo di 20mila ore, oltre 600 milioni di euro di ricavi prodotti nel 2013). Senza dimenticare Hbo (sigla di Home Box Office), di proprietà della Time Warner una delle emittenti tv via cavo più popolari degli Stati Uniti, con oltre 32 milioni di abbonati con un fatturato di 1,3 miliardi di dollari. Tra le serie d’autore I Soprano, Girls, Veep, Boardwalk Empire. E il fenomeno Netflix, servizio online di contenuti in streaming che ha realizzato uno dei prodotti migliori dell’anno, House of cards e il rivoluzionario Orange Is The New Black. Presieduta da Reed Hastings, ha visto crescere il fatturato a 4,4 miliardi di dollari. La La produzione di fiction italiana vale intorno ai 300 milioni di euro.
Una torta che in Rai si spartiscono cinque società esterne, le cosiddette «cinque sorelle», che assorbivano parte consistente del bilancio della tv pubblica per fornitura di contenuti. Ai primi tre posti: la Lux Vide, la Fremantle Media e la Publispei. La fiction salva la tv generalista, ma non è stata risparmiata dalla crisi: nel 2008 Rai e Mediaset investivano oltre 500 milioni di euro, che si sono ora ridotti a 300, ma l’industria dell’audiovisivo resta un business importante con i suoi 70mila addetti. Dei 300 milioni si può valutare che circa 220 vadano alla produzione indipendente. Infatti, mentre la Rai investe solo su società indipendenti, Mediaset opera prevalentemente attraverso società di sua totale o parziale proprietà. Le produzioni italiane hanno un problema di costi e di risorse. Il costo medio orario della fiction generalista alta è al di sotto del milione. Sono le tv, acquisendone quasi in toto i diritti che finanziano la maggior parte, mentre la quota che si recupera dal mercato internazionale è inferiore al 10%.
Il volume di investimento di Sky non è dell’ordine di grandezza di quello di Rai e Mediaset. Le generaliste richiedono attori noti e costosi; Sky può invece puntare su attori bravi ma meno conosciuti. Però, facendo parte di un grande gruppo internazionale, può contare su una percentuale di ricavi esteri molto più elevata. Per Romanzo criminale è stata del 30%; per Gomorra del 35% circa; per Zero zero zero si prevede oltre il 60%. Un futuro targato Netflix. I giovani usano il computer, il palinsesto è «su misura». Netflix, il servizio che sta rivoluzionando la tv, forte di 60 milioni di abbonati nel mondo, dovrebbe sbarcare in Italia alla fine del 2015. House of cards con Kevin Spacey è la prima serie distribuita superando il concetto di palinsesto: 13 episodi messi online lasciando agli abbonati la scelta su come vederli. «Credo che sia il cambiamento più profondo» ha spiegato Ted Sarandos, 48 anni, presidente per i contenuti alla Netflix. «Chi scrive per noi sa che dovrà scrivere una cosa più simile a un film di 13 ore». Ma la vera rivoluzione è nell’organizzazione e nel sistema di selezione delle storie su cui puntare. Spiega Sarandos: «È molto meno rischioso produrre così che realizzare 50-70 piloti all’anno - in gran parte buttati - come fanno i network». Il budget annuale per i contenuti è di 2 miliardi di dollari, il 10% dei quali destinato alla programmazione originale. Basteranno una decina di euro per avere a disposizione tutte le serie sul proprio televisore o sul tablet. Finora le tv italiane sono rimaste al riparo da Netflix per il ritardo della rete a banda larga italiana: senza una buona connessione Internet, infatti, la qualità dello streaming si riduce. Ma questo ritardo ha dato la possibilità ai concorrenti italiani di guadagnare tempo. «Siamo tranquillissimi» risponde Andrea Scrosati, executive vice president programming di Sky Italia «la nostra offerta in streaming già esiste, naturalmente i diversi operatori si differenzieranno per il prezzo ma soprattutto per i contenuti. Le serie italiane sono motivo di orgoglio: Gomorra è stata venduta in 105 paesi, stiamo producendo la serie di Paolo Sorrentino sul Papa. Il pubblico vuole la qualità».
«L’arrivo di Netflix - ribatte Lorenzo Mieli, ad di Fremantle Media Italia - è favorito dal lavoro immenso che ha fatto Sky in questi anni: lo spostamento dal cinema alla televisione non riguarda solo la tv, è un fenomeno gigantesco. Ci sono società che hanno fatto solo cinema e che si stanno riconvertendo, è un mercato enorme, in crescita. Netflix ha un modello di business tutto suo: acquisice il 100% dei diritti ma paga il producer fee, una tariffa molto alta rispetto all’Italia. Potrà essere possibile fare fiction italianissime che viaggiano nel mondo». Le strategie. «Quanto serve la fiction al Paese e quanto aiuta a forgiare un’identità? » si chiede Marco Follini, presidente dell’Apt, l’associazione dei produttori televisivi. «L’industria va difesa ma c’è ancora molto da fare. Dal momento in cui la Rai esprime interesse per un progetto al contratto esecutivo passano mesi. Questa catena burocratica deve essere accorciata. L’aver aperto alla possibilità di presentare progetti online mi sembra una misura di trasparenza apprezzabile. Ma si deve intervenire anche sul trattamento dei diritti, oggi penalizzante: contestiamo la cessione in perpetuo e vanno tutelati i margini di autonomia e indipendenza delle produzioni esterne». Se migliaia di turisti italiani e stranieri hanno scoperto la Sicilia grazie a Montalbano e si moltiplicano le gite in Umbria per ripercorrere le strade di Don Matteo, le varie Film Commission dalla Puglia al Piemonte al Trentino Alto Adige, lavorano per promuovere il territorio attraverso la fiction. «È un circolo virtuoso» spiega Eleonora «Tinny» Andreatta, capo di Raifiction, 200 milioni di euro di budget (400 ore di fiction e più di 100 ore di cartoon). «Cerchiamo di differenziare l’offerta spiega - per parlare a molti pubblici. Abbiamo sostenuto la politica del girare in Italia, per valorizzare il nostro territorio. I soldi spesi nella produzione italiana tornano moltiplicati al Paese. Grazie al tax credit l’Italia può diventare un centro di produzione internazionale. Ora puntiamo anche sul Web: “Braccialetti rossi” insegna che l’attività dei social network funziona e il Web riporta il pubblico giovane davanti alla tv». Antonino Antonucci Ferrara, a capo della fiction di Mediaset, fa i conti coi tagli: «Abbiamo soldi per fare un centinaio di serate. Rispetto agli americani non c’è discussione, lì oltre alla genialità degli autori c’è una spesa per il prodotto che supera i 5 milioni di dollari a puntata. Abbiamo abbassato i costi, i budget non sono più quelli di una volta. Ma è un momento buono per la creatività, puntando sui giovani sceneggiatori e coinvolgendo i produttori di cinema». Gli investimenti di fiction di Rai e Mediaset dal 2008 a oggi: la crisi ha colpito l’industria. Nel 2014 il budget si attesta sui 300 milioni. La fiction italiana è soprattutto legata alle produzioni più popolari, non stupisce quindi che a guidare la classifica dei titoli più visti siano tutte produzioni di RaiUno. In testa la serie interpretata da Terence Hill". (Silvia Fumarola, 17.11.2014)
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