L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Roadies", sfortunata storia per iniziati del backstage
"Durante i preparativi per il concerto della Staton-House Band, Kelly Ann annuncia alla squadra che lascerà il lavoro per andare a frequentare una scuola di cinema a New York. Reg, un consulente finanziario mandato dalla direzione, creerà terrore. Mentre comunica un po' goffamente ai ragazzi che sono necessari tagli alle spese, Kelly Ann lo attacca pesantemente. Intanto Bill e Shell battibeccano di continuo, come fanno certi innamorati. Questi alcuni spunti narrativi di una serie che prometteva molto, ma che non è riuscita a mantenere le tante attese. Sto parlando di 'Roadies' creata da Cameron Crowe (il suo 'Almost Famous' resta un capolavoro) e coprodotta con un altro mito, J.J. Abrams. Purtroppo gli ascolti sono stati poco lusinghieri e Showtime ha deciso di cancellare dopo una sola stagione la comedy-drama (Premium Stories, lunedì, 21.15). Un vero peccato, forse la serie è per iniziati, scritta per chi ama la musica «dal di dentro». Roadies racconta il backstage di un tour musicale attraverso l'intreccio di storie personali. I «roadies» sono gli addetti al lavori, quelli che da noi portano sul retro della t-shirt la scritta staff: percorrono migliaia di km all'anno, in perenne trasloco da una città all'altra, devono in poco tempo montare palco e attrezzature sonore, spesso sono costretti a sopportarsi (non è gente facile), specie quando il «posto di lavoro» diventa una seconda famiglia. Eppure il pilot, Life is a Carnival, è interessante, sorretto anche da una colonna sonora molto sofisticata. Il lavoro frenetico, la precarietà, la strada, una vita in perenne fuga. A Kelly Ann, Cameron Crowe ha assegnato il compito più impegnativo: incarnare la «filosofia» dei roadies. Da cinefila, ha preparato un piccolo film dove ha raccolto le scene più famose della storia del cinema che hanno per soggetto una fuga. Come diceva Jimi Hendrix, «se sono libero è perché sono sempre in fuga»". (Aldo Grasso)
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martedì 7 febbraio 2017
venerdì 9 settembre 2016
ANTEPRIMA - La serie-evento “Roadies” di Cameron Crowe e J.J. Abrams su Premium
Stories prossimamente. Dietro le quinte della musica rock con gli operai che
allestiscono i palchi dei concerti. “Sarà
come se la preparazione delle esibizioni diventasse un reality”
Articolo di Silvia Bizio per "la Repubblica"
Spendono la
loro vita dietro al palco. Appena sfiorati dalle luci della ribalta. Perché il
loro è un lavoro oscuro: organizzare il live, preparare la strumentazione,
assecondare desideri, richieste, anche quelle più improbabili. Insomma, fare
tutto il possibile affinché la rockstar di turno possa eseguire il miglior
concerto della carriera. Quello che lo potrebbe trasportare all’istante
nell’Olimpo della musica popolare. Sono i “Roadies”, gli operai del rock. E a loro Cameron Crowe dedica il suo nuovo progetto: una serie televisiva,
prodotta con J.J. Abrams, in arrivo
su Premium Stories prossimamente. E
si tratta dell’adattamento per il piccolo schermo del suo Almost Famous,
Quasi famosi, la commedia del 2000 che lo ha consacrato come uno dei
migliori interpreti della connessione tra cinema e rock. «Mentre Almost Famous raccontava
delle groupies, le celebri ragazze disposte a tutto al seguito delle
band, Roadies è centrato sui tecnici che lavorano con il gruppo»,
ci spiega Crowe, 59 anni, incontrato al Peninsula Hotel di Beverly Hills. «Ho tratto ispirazione soprattutto dalle mie
esperienze nella rivista Rolling Stone: ho iniziato la mia carriera
come giornalista, e scrivendo di musica e rock ho collezionato tutti quei ferri
del mestiere che poi mi hanno permesso in seguito di scrivere sceneggiature e
di dirigere film. Il mio debito nei confronti di quel mondo musicale e del rock
in particolare è immenso.
Questa serie
tv è un omaggio a un mio antico e sempre presente amore: il rock». Amore
che Crowe aveva già portato sullo schermo con il suo cult del 1992,
quel Singles che contribuì a far esplodere nel mondo la
grunge-mania. E poi con Twenty, il docu-film sulla storia dei Pearl Jam
girato nel 2011. Per la serie televisiva, ci racconta, «io e J.J. volevamo combinare musica e commedia, un po’ come ha fatto
Garry Shandling nel Larry Sanders Show, quella serie della Hbo che
esamina il dietro le quinte di un popolare talk show. Sarebbe stato esilarante,
abbiamo pensato, avere musicisti capaci di recitare, e comici capaci di suonare
- o far finta di - e imbastire un
retroscena di una spettacolare scena, il concerto rock». E la serie
sconfina nel reale, in Roadies appaiono musicisti famosi: una su tutte,
l’idolo di mezzo mondo, Taylor Swift.
«Cameron è nel suo cuore un giornalista e
da quando era giovane ha raccolto quaderni e quaderni di note su ogni
intervista che ha fatto» commenta J.J. Abrams. «Ci conosciamo da una vita e mi parla di questa idea sul mondo della
musica da anni, da prima che Obama diventasse presidente! E ama la musica più
di qualunque musicista io abbia incontrato. È quella passione che volevo vedere
sullo schermo».
Ancora Crowe: «Vogliamo portare lo spettatore dentro la
costruzione di un rock show itinerante come fosse una sorta di reality. Ci chiediamo, e cerchiamo di rispondere:
chi è la persona che canta quella canzone, ma soprattutto, chi è quella persona
di cui parla la canzone? Non sarebbe bello scoprire i retroscena di ogni
creazione musicale? Chi è questa persona dietro la rockstar? C’è la persona sul
palco che attira l’attenzione di migliaia di fan: ma chi c’è dietro tutto ciò?
Ecco, a me hanno sempre interessato i retroscena, e Roadies sviluppa
la sua narrazione in quella vena. Chi c’è dietro le quinte? Chi c’è dietro un
successo? Cosa c’è sotto la superficie della nostra coscienza? Insomma, sì,
faccio a mio modo psicoanalisi». Per capire cosa si nasconde nel backstage
della fama.
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