Visualizzazione post con etichetta Taylor Schilling. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Taylor Schilling. Mostra tutti i post

sabato 24 marzo 2018

domenica 7 maggio 2017

NEWS - "Orange Is The New Black aiuta a guardare oltre la propria sessualità!": il cast di "OITNB" lancia il sasso (anzi, il sesso) oltre lo stagno del piccolo schermo
The cast of Orange is the New Black are sharing why they love their show so much. The cast – which included Danielle Brooks, Laverne Cox, Uzo Aduba, Taryn Manning, Taylor Schilling and former cast member Samira Wiley – attended the screening and panel discussion of the upcoming season on Friday (May 5) at the Saban Media Center in Los Angeles. Taylor and Laverne both praised the show for dealing and echoing the real issues that is going on in today’s time. “There’s a ripple effect and in our case it allows for the audience to see people who may be outside of their sexuality, race, socioeconomic status, size, gender or many number of things and see how it relates to them,” Taylor said. “I think crossing those lines is a political act, but that’s not the genesis of it.” “It has us constantly thinking beyond ourselves because the stakes are so high,” Laverne said. Season 5 of OITNB is set to premiere on Netflix on June 9.

giovedì 22 ottobre 2015

NEWS - E' giunto il giorno di #ciaoNetflix! Da oggi "la più grande rivoluzione dall'arrivo del colore" 
(ANSA) - MILANO, 22 OTT - Un giorno quelli che oggi pensiamo come canali saranno delle app e i nostri figli ci chiederanno: "ma cosa vuol dire che uno spettacolo inizia alle 20?". Alla presentazione italiana di Netflix i toni di Reed Hastings sono quelli del guru, ma il co-fondatore e ceo della piu' grande rete di internet tv al mondo se li puo' permettere: la sua creatura ha piu' di 69 milioni di abbonati in oltre 50 paesi e in Italia, dove e' disponibile da oggi, conta di raggiungere una famiglia su tre. "Nel primo anno ci dobbiamo concentrare sulla felicita' e non sulle dimensioni, ma alla lunga - dice Hastings, jeans, blazer e aria ispirata - vogliamo avere molto successo anche in Italia. Il nostro target e' di raggiungere una famiglia su tre. In America per farlo ci abbiamo messo 7 anni, dal 2007 al 2014 e - aggiunge - ci stiamo riuscendo anche in altri Paesi europei dove siamo arrivati prima che in Italia". Questo perche' "l'avvento della tv via internet per il mondo della tv e' la piu' grande rivoluzione dal colore. Possiamo vedere su qualsiasi schermo e in qualsiasi momento quello che vogliamo". Questa rivoluzione e' solo all'inizio: "in futuro - profetizza - ogni rete mettera' a disposizione delle app". Questo passaggio epocale non riguardera' solo la fruizione in streaming ma investira' anche i contenuti perche' senza la tv lineare - spiega ancora Hastings - non avra' piu' senso creare serie con puntate da un'ora ciascuna e zeppe di rimandi interni, non piu' necessari visto che su Netflix non vengono proposte una puntata alla volta ma a stagioni intere. Anche a livello di film la novita' e' quella della release mondiale globale, in tutte le lingue dei paesi dove e' attivo il servizio, come e' accaduto lo scorso weekend per 'Beasts of No Nation', il film presentato a Venezia, scritto e diretto da Cary Fukunaga, e prodotto dalla stessa Netflix. Qualcosa di simile e' successo anche per 'Suburra', il film di Stefano Sollima, che e' stato proposto sulla piattaforma Netlix in America, America Latina e Canada: "il cinema italiano puo' essere contento, per un film italiano avere un pubblico potenziale di 50 milioni di abbonati e' fantastico" commenta Pierfrancesco Favino, che non solo e' tra gli interpreti del film 'Suburra' ma lo sara' anche dell'omonima serie realizzata da Cattleya, che sara' la prima produzione originale Netflix in Italia, in onda nel 2017. Favino per Netflix ha gia' lavorato nella serie 'Marco Polo' ideata da John Fusco, che racconta le avventure del giovane Marco Polo, interpretato da un altro italiano, Lorenzo Richelmy, alla corte di Kublai Khan. La serie storica, che ha debuttato il 12 dicembre 2014, da oggi e' disponibile anche in Italia insieme ad altri prodotti originali come 'Narcos', che racconta la storia dei signori della droga degli anni 80, la fantascientifica 'Sense8' di Lana e Andy Wachowski con Daryl Hannah, l'acclamatissima 'Orange is the new black'. E poi 'Grace and Frankie' con Jane Fonda e Lily Tomlin che diventano amiche quando i loro mariti fanno coming out e ammettono di amarsi, 'Unbreakable Kimmy Schmidt' su una giovane che comincia una nuova vita a New York City dopo essere stata salvata da una setta apocalittica in Indiana. Dal 20 novembre arrivera' anche 'Marvel - Jessica Jones', seconda di quattro serie dedicate agli eroi Marvel. L'obiettivo di Netflix e' produrre sempre piu' serie originali: "ne abbiamo 21 in produzione pronte per la release - annuncia Ted Sarandos, chief content officer - mentre nel 2016 ne produrremo 30 e altre 30 circa per bambini". Oltre alle serie, gli abbonati potranno vedere film prodotti da Netflix come 'Crouching Tiger, Hidden Dragon The green legend' di Adam Sandler, il thriller di guerra 'Jadotville' con Jaime Dornan, 'War machine' di Brad Pitt; film hollywoodiani come 'Molto incinta', Transformers', Mission impossible III e italiani come 'Amiche da morire' e 'Reality'. La funzione e' in streaming e quindi bisogna avere un televisore o un device (tv-box, tablet, computer, smartphone console video game, Apple Tv o Chromecast) connessi a Internet, ma non c'e' nessun timore per la banda larga: "le reti stanno crescendo - dice Hastings - non dobbiamo piu' pensare al downdload". Per celebrare l'arrivo in Italia, dove e' disponibile a partire da 7,99 euro al mese, stasera Netflix ha organizzato un party al Palazzo del ghiaccio di Milano: sul tappeto rosso le star Taylor Schilling e Kate Mulgrew di 'Orange is the new black', Daryl Hannah e Miguel Angel Silvestre di 'Sense 8', Carrie Ann Moss e Krysten Ritter di 'Jessica Jones', Stephen DeKnight di 'Daredevil'Will Arnett di 'Bojack horseman' e il cast di 'Suburra'

mercoledì 21 ottobre 2015

GOSSIP - Rose (Ruby) is the new black! Arriva a Milano (MTV Awards) la star transformer di "OITNB"

L’australiana Ruby Rose ha infiammato ancor di più – se ce ne fosse bisogno – “Orange Is The New Black”, con il suo ingresso in scena nella 3° stagione (inedita su Premium Stories ogni giovedì sera). Una sorta di innesto di ulteriore strava-gay-anza nel gruppo femminile più sui generis che la tv americana ci ha regalato di recente. Ruby vestirà la tenuta da carcerata di Stella Carlin, destinata a far batter il cuore a Piper Chapman (Taylor Schilling). Difficile identificarla in ruolo di show-business (oltre ad attice, è dj, modella, conduttrice…) nonché sessuale (si definisce “gender fluid” o “gender neutral”), Ruby Rose è tra le testimonial più “in” della moda – non solo underground – degli ultimi anni, caratterizzata com’è da vari tatuaggi e look talvolta androgino e tomboy. Lanciata da MTV dopo la vittoria di un concorso per Vj grazie a un filmato dove beve 100 bicchierini di birra in 100 minuti, nel 2009 finisce ricoverata per disidratazione in Kenia, dove si è recata per insegnare
l’inglese ai bambini. Alternando l’attività di modella a flirt con le colleghe di passerella (Lindsey Anne McMillan e Catherine McNeil tra quelle più celebri), Rose è stata più volte eletta tra le personalità gay-lesbiche più influenti del mondo. Un’omosessualità dichiarata alla madre-single dall’età di 12 anni, con a corollario episodi di bullismo a scuola: “Ho sempre saputo di essere lesbica – ha confessato -  anche alla scuola primaria. Sapevo di non essere interessata ai ragazzi, mentre provavo qualcosa per le donne. Quando ho iniziato le superiori e l'ho detto a mia madre, lei ha semplicemente risposto 'Lo so, l'ho sempre saputo'. In realtà prima ho fatto coming out con un paio di amici, poi la notizia si è diffusa e a 15 anni tutti sapevano del mio orientamento sessuale, anche le insegnanti”. Nel 2014 è stata protagonista del cortometraggio “Break Free”, dove interpreta la transizione da donna assai femminile e conturbante a uomo tatuato. “Rappresenta me stessa – ha dichiarato Ruby alla presentazione dell’opera – alla mattina mi sveglio e non so chi sarò!”.

sabato 26 settembre 2015

GOSSIP - Game of Fashion: la Top Ten dei peggiori look agli Emmy Awards!

10. Laura Prepon ("OITNB")
9. January Jones ("Mad Men")
 8. Amy Poehler ("Parks and Rec")
7. Taraji P. Henson ("Empire")

6. Claire Danes ("Homeland")
5. Morena Baccarin ("Gotham")
4. Taylor Schilling ("OITNB")
3. Tatiana Maslany ("Orphan Black")
2. Christina Hendricks ("Mad Men")
 1. Maisie Williams ("GOT")

giovedì 17 settembre 2015

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Mentre "Orange Is the New Black" torna su Premium (Stories) e "tradisce" l'imminente Netflix italiana, le sue protagoniste sbarcano in massa al cinema (due addirittura insieme!) 
Ritorna con l’attesissima 3° stagione inedita la serie stracult “Orange Is The New Black”: dal 17 settembre su Premium Stories, ogni giovedì in prima serata.
Nel frattempo più o meno tutte le protagoniste del serial stanno sfruttando l’enorme popolarità acquisita tentando il grande passo al cinema. 
Uzo Aduba detiene il record di progetti cinematografici in rampa di lancio: nei prossimi mesi sarà in prima fila in “Showing Roots”, storia di integrazione razziale nel 1977 con Maggie Grace di “Lost”, Elisabeth McGovern di “Downton Abbey” (la 5° stagione inedita su La5 dal 18 ottobre) e Adam Brody di “The OC”; nel 2016 la si potrà ammirare nel drammatico “Tallulah” con Allison Janney di “Mom” (la 2° stagione inedita su Joi dal 24 settembre), nonché in “American Pastoral”, esordio alla regia di Ewan McGregor (altresì interprete).
Le contende lo scettro di più attiva, sul grande schermo, Natasha Lyonne: parteciperà al thriller “Yoga Hosers” di Kevin Smith (con Johnny Depp), per poi passare agli horror “Antibirth” con Chloë Sevigny e “Jack goes home” con Rory Culkin. 
Dascha Polanco sfilerà nel restante 2015 nel cast all-star del biopic “Joy”, al fianco di Robert De Niro, Bradley Cooper, Jennifer Lawrence e Isabella Rossellini; nel 2016 sarà impegnata nella commedia sentimentale “The Perfect Match”. 
Samira Wiley ha scelto di essere in “37”, la ricostruzione dell’omicidio shock di Kitty Genovese nel 1964, capace di impressionare l’opinione pubblica e creare letteratura nell’ambito dell’anedottica dei crimini violenti: il titolo si riferisce al presunto numero di testimoni che assistettero direttamente o meno all’assassinio, senza intervenire attivamente o senza lanciare allarmi adeguati al fine di salvare la vita della donna, morta accoltellata a più riprese in strada e violentata prima di spirare. 
Yael Stone è attesa nelle sale con “Falling”, al fianco del sempiterno Paul Sorvino. 
Taylor Schilling ha presentato quest’anno al Sundance Festival l’intrigante commedia a sfondo sessuale “The Overnight”, con Adam Scott di “Parks and Recreation” nel cast. 
Kate Mulgrew ha appena finito di girare “Drawing Home” con Rutger Hauer, ambientato nella Boston degli anni ’20.
Succederà addirittura che due delle interpreti di “OITNB” si incontrino nello stesso film: Taryn Manning e Natasha Lyonne condivideranno il set di “#Horror”, dove un gioco avviato sui social media si trasforma in una notte di sangue. 
E non ci saranno solo presenze cinematografiche in…carne ed ossa: Danielle Brooks sta dando voce ad una dei protagonisti del film di animazione “Angry Birds”, previsto nelle sale nel 2016.

mercoledì 13 maggio 2015

GOSSIP - Social is the new fuck! Taylor Schilling di "OITNB" si ribella al presenzialismo narcisistico on line
Taylor Schilling does double denim on the cover of Elle Canada‘s June 2015 issue.
Here’s what the 30-year-old Orange is the New Black actress had to share with the mag:
On the state of online culture: “There is something so sad about going online and seeing almost everyone shouting ‘Notice me, notice me!’ Which is such a human desire—to be acknowledged. But me responding to that with some sort of ‘You’re noticed, you’re seen’ only perpetuates the loneliness. Because I’m not seeing you; I’m not noticing you. And whoever you are, you so deserve to be noticed and valued. I feel lucky to have not grown up with the Internet because it forced me to get out, struggle and be so messy.”
On feeling pressures to share more on social media: “It has almost become a defiant thing at this point because I do not believe this celebrity Kim Kardashian culture is what I signed up for. I’d rather create something honest than try to create something for a social-media account. Besides, my brain is just way too fragile for both. [Laughs] I am susceptible to what people think; I think we all are. So it’s just easier for me to not engage with it too much.”
On when life hands you what you needs: “Right before Orange happened, I was in a period of fully questioning myself, and I came to the conclusion that either I’m going to like what I do or I’d be happy doing low-rent theatre in New York City. That bone-deep acceptance of your life – whatever it looks like – is when doors start to open and an opportunity presents itself.”
For more from Taylor, visit ElleCanada.com.

lunedì 29 settembre 2014

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Orange Is The New Black", il carcere delle donne tra dramma e scienza
Orange is The New Black», la serie targata Netflix e firmata da Jenji Kohan, racconta la storia vera di Piper Chapman, una ragazza wasp della buona borghesia costretta a scontare 15 mesi nel carcere femminile di Litchfield per aver aiutato la sua ex amante a trasportare in territorio americano una valigia zeppa di narco-dollari (Premium Mya, martedì, ore 21). Difficile ormai far quadrare i conti (in tutti i sensi) con le serie americane: la nicchia dei fan le ha già scaricate, in contemporanea con l'uscita negli Usa, e ne ha già discusso in rete; resta la nicchia degli spettatori della pay cui però va sottratta la nicchia dei precorritori. «Orange is The New Black» è una storia al femminile, molto ben recitata, dove le scene crude, che non mancano, vengono stemperate dall'ironia quasi involontaria della protagonista (Taylor Schilling). Piper è finita nei guai perché, almeno in apparenza, si fa dominare dagli altri e dalle sue convinzioni cool: guardaroba JCrew, inevitabile esperienza lesbica dopo il college, fidanzamento con ragazzo ebreo, ideologia da km zero, dipendenza dall'iPhone (la battuta più bella della prima puntata è questa: «Quando sarò uscita da qui saranno già passate tre generazioni di iPhone»), mobilità in Fiat 500 (forse è la prima volta che la 500 entra in una serie), passione per «Mad Men». Le prigioniere si muovono sul doppio registro del dramma e della commedia, in un avvincente gioco di attrazioni, respingimenti, sotterfugi e arte della sopravvivenza. E l'aspetto più sorprendente della serie è proprio questa coralità, questo aver messo insieme un cast di grande livello.In molte prigioni degli Usa i detenuti indossano uniforme color arancione per essere meglio identificati in caso di fuga". (Aldo Grasso, 25.09.2014)

martedì 23 settembre 2014

NEWS - Orange Is The New BANG! Da stasera "OITNB" (Mya) sfida "House of Cards" 2 (Sky Atlantic) in un derby all'insegna di Netflix...
Sono in carcere. Ognuna per un motivo diverso. Ognuna con la propria storia alle spalle. Ognuna con i propri scheletri nell’armadio. Forse, però, non sono mai state così libere. Di guardarsi dentro, di essere se stesse per sopravvivere, di avere relazioni con gli altri. Soprattutto, le altre.
La serie-fenomeno della nuova stagione tv, “Orange Is The New Black”, parte da stasera, 23 settembre, su Mya, ogni martedì in prima serata, sfidando la 2° stagione inedita di "House of Cards" (su Sky Atlantic). 
Per quanto riguarda "OITNB", si tratta di uno dei titoli seriali di cui la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima la recente copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” che lo ha definito letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit on tv”.
In America, il debutto del serial è stato più visto di un altro titolo Netflix come “House of Cards, quest’ultimo battuto anche in termini di popolarità. In una ricerca pubblicata dal prestigioso “Variety” che ha preso in considerazione i dati di Twitter, Facebook e Wikipedia, i followers di “OITNB”” sono risultati 1.400.000 (più del doppio di quelli di “House of Cards”), mentre gli hashtag riguardo le prigioniere in tuta arancione sono arrivati, nei primi tre giorni della 2° stagione, alla cifra di 124.000, 3.5 volte di più rispetto alla serie che ruota attorno alla Casa Bianca (33.000). “Orange” ha battuto “House” anche su Facebook, nettamente in testa sia per numero di “mi piace” che di PTA (People Talking About). I suddetti dati di supremazia popolare della serie in arrivo su Mya con la 1° e 2° stagione una dopo l’altra ha convinto i vertici di Netflix a spostare le fiches della promozione e del marketing su “Orange” rispetto a “House of Cards, fino a qualche tempo fa immagine-simbolo del popolare servizio streaming americano.

Geraldina Neri, channel manager di Mya, spiega: “Il debutto di ‘Orange Is The New Black’ su Mya avviene a settembre poiché, vista l’alta qualità di questa serie, abbiamo deciso di puntare su di essa come opening title della stagione autunnale del canale. Crediamo che il nostro pubblico apprezzerà la scelta poiché proporremo consecutivamente alla prima stagione la seconda a partire dai primi di novembre per una full immersion in quello che è sicuramente uno dei prodotti seriali più interessanti, intelligenti  e divertenti della stagione americana che si sta chiudendo in questi giorni”. 
La serie, ambientata all’interno di un carcere femminile, racconta le vicende di Piper Chapman (Taylor Schilling), una donna del Connecticut che viene condannata a scontare 15 mesi nella prigione federale di Litchfield per aver trasportato una valigia piena di soldi per conto di Alex Vause (Laura Prepon),  una trafficante di droga internazionale un tempo sua amante. Guarda caso quest’ultima finisce nello stesso carcere di Piper… Oltre a Piper e Alex, dietro le sbarre si muovono: Galina “Red” Reznikov (Kate Mulgrew), figura materna addetta alla cucina con un passato legato alla mafia russa; Miss Claudette Pelage (Michelle Hurst), la compagna di stanza di Piper finita dentro per aver ucciso l’uomo che molestava una delle ragazzine dell’impresa di pulizie che gestiva col fine di importare clandestini minorenni negli Stati Uniti; la violenta Suzanne “Occhi Pazzi” Warren (Uzo Aduba), la quale sviluppa una sorta di ossessione per Piper tra una lettura di poesie e l’altra; la ninfomane Nicky Nichols (Natasha Lyonne), ex tossicodipendente e braccio destro di Red; la religiosa Tiffany “Pennsatucky” Doggett (Taryn Manning), la quale ha sparato a un dipendente di una clinica specializzata per averla derisa per i suoi 5 aborti (in prigione ha intrattenuto una relazione controversa con Alex); Tasha “Taystee” Jefferson (Danielle Brooks), incapace di vivere fuori di prigione dopo essere stata rilasciata sulla parola; Sophia Burset (Laverne Cox), transgender divenuta tale con l’appoggio della moglie (è finita in cella per truffa fraudolenta di carte di credito per ottenere i soldi da destinare alla cura degli ormoni); Dayanara “Daya” Diaz (Dascha Polanco), la quale instaura una relazione con la guardia carceraria John Bennett (MattMcGorry); l’italo-americana misteriosa Lorna Morello (Yael Stone), dapprima legata a Nicky; Poussey Washington (Samira Wiley), invaghita di Taystee con ancora 4 anni di detenzione da scontare; Carrie “Big Boo” Black (Lea DeLaria), colei che detiene il record di “mogli” in carcere (spesso in competizione con Nicky); la manipolatrice e pericolosa Yvonne “Vee” Parker (Lorraine Toussaint). Le figure maschili di contorno sono: Larry Bloom (Jason Biggs), il fidanzato scrittore di Piper che cerca di mantenere il legame affettivo dopo la condanna (ha chiesto all’amata di sposarlo alla vigilia del di lei ingresso in carcere); Sam Healy (Michael J. Harney), la guida carceraria di riferimento per Piper, apertamente contrario alle lesbiche; il sorvegliante psicotico George “Pornobaffo” Mendez (Pablo Schreiber), il quale abusa della propria autorità con le detenute (favori sessuali e contrabbando sono all’ordine del giorno); Joe Caputo (Nick Sandow), l’addetto all’amministrazione del carcere che si masturba dopo che le detenute sono uscite dal suo ufficio.Girata col taglio dramedy (a metà strada tra la black comedy e il drama), tratta dal libro di memorie omonimo di Piper Kerman, “OITNB” è stata firmata da Jenji Kohan, già creatrice della serie cult – assai chiaccherata anch’essa – “Weeds”, su una vedova che alla morte del marito si mette a spacciare cannabis per mantenere i due figli.
La serie indaga sull’auto-distruzione e sulla brutalità che si annida anche nell’animo femminile – ha dichiarato l’ideatrice Kohan – la prigione è solo un megafono di questo aspetto”. 

 Tra i premi si contano i 4 recenti Emmy Awards (tra cui uno a Uzo Aduba), il Television Critic Awards (“miglior nuova serie della stagione”), 3 Critics Choice Awards (“miglior comedy dell’anno”, premiate Kate Mulgrew e Uzo Aduba), un People’s Choice Award, un Peabody Award e il GLAAD Award, il riconoscimento più ambito assegnato dalla comunità gay.
Jodie Foster dirige il terzo episodio della prima stagione (intitolato “Lesbian request denied”, in corsa agli ultimi Emmy Awards per la “miglior regia” in una comedy) e il primo della seconda. Le due interpreti principali, la bionda Taylor Schilling e la bruna Laura Prepon, sono diventate in patria icone di stile e idoli della comunità lesbo. Originariamente Prepon ha intrapreso il provino per la parte di Piper (ma è stata giudicata “troppo forte e sexy” da Jenji Kohan). Il tema musicale, “You’ve got Time”, è eseguito da Regina Spektor. Yael Stone è l’unica attrice del cast a indossare biancheria intima sotto la tuta arancione delle carcerate (“so che non è attraente, ma non posso farne a meno!”). Il personaggio di Crazy Eyes è basato su una giovane donna di colore conosciuta da Jenji Kohan in gioventù finita adottata da una famiglia “molto bianca, molto accademica e molto della East Coast”. Quando a Danielle Brooks una fan le ha chiesto di autografarle le mutandine l’attrice ha risposto: “è ancor meglio del giorno che ho conosciuto Dave Matthews!”. La miope Natasha Lyonne ha rinunciato sul set a occhiali e lenti a contatto (“spesso non vedo cosa succede, da lontano sembra una scena fantastica ma poi avvicinandomi noto che è successo qualcosa di tremendo”). Taylor Schilling ha confessato di non aver mai visto una puntata di “OITNB”. Samira Wiley ha studiato per la parte di Poussey con l’amica collega di set Danielle Brooks, sua conoscente dai tempi del liceo. La sceneggiatrice Lauren Morelli, sposatasi prima delle riprese col fidanzato, si è scoperta omosessuale scrivendo i copioni della serie e ha pubblicato un toccante “coming out” su internet. Il fratello gemello di Laverne Cox interpreta Sophia prima dell’operazione nei flashback.  
Il prestigioso “TIME” a maggio 2014 ha dedicato la copertina all’interprete Laverne Cox: prima transgender (vera) ad interpretare una trans ricorrente in una serie tv. "Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società": così il magazine americano ha presentato, sul suo sito, il servizio sulla Cox. Attrice, produttrice televisiva, sostenitrice (e icona) del movimento LGBT, Cox, originaria dell’Alabama, ha confidato a “TIME”: "Mi sono sentita una donna per la prima volta in terza elementare. La maestra all'epoca disse a mia madre: 'Signora suo figlio finirà a New Orleans vestito da donna'. I tempi sono cambiati. Oggi rispetto a quando sono cresciuta io puoi sentirti meno solo grazie a Internet. E penso che anche sui media le giovani trans possano trovare più modelli a cui accostarsi rispetto al passato". Nel corso della sua carriera, Cox ha interpretato ben 7 “operatrici del sesso”: l’ultima, una prostituta, nel 2011; Sophia Burset è il suo primo personaggio non propriamente legato ad attività sessuali renumerative.
Natasha Lyonne, altro volto-rivelazione di “OITNB”, in prigione c’è stata davvero, come il suo personaggio Nicky Nichols: per guida in stato di ebrezza (nel 2001), per aver creato zizzanie non meglio precisate nell’appartamento dell’attore Michael Rappaport presso il quale era in affitto (2003) e per aver assalito verbalmente e fisicamente una vicina (nel 2004), con tanto di specchio rotto. Non è un caso che, nell’ambiente, Natasha sia etichettata come una “raising underdog”. Eppure grazie a “OITNB”, Lyonne è tra quelle del cast che svetta, perché a volte, sue parole, “essere passata nei traumi dei personaggi che interpreti ti rende più onesta davanti alla telecamera. E poi non ho dovuto fare alcuna ricerca per interpretare la parte!”. Il suo motto è tratto da Albert Camus: “L’unico modo di vivere in un mondo senza libertà è di essere così liberi che la tua esistenza risulti un atto di ribellione”. Perché lei ribelle lo è sempre stata e non rinnega “le cose brutali” che ha vissuto.
Nessun imbarazzo a recitare in un carcere con detenute lesbiche: “sono esseri umani, ognuna è libera di essere gay! Quante volte ancora dobbiamo dirci che nella scala Kinsey la sessualità è fluida? Non riesco a concepire come l’America sia ancora così rigida. E’ un privilegio lavorare con menti aperte. Non penso mai al mio personaggio come omosessuale, ma come a una donna che ha avuto problemi di droga e che cerca di gestire la situazione al meglio”. Sul successo della serie individua il quid: “è divertente e assurda, anche se esistono circostanze drammatiche. E’ una sorta di ‘MASH’ ambientato in prigione: nella serie di Robert Altman si rideva nonostante la Guerra di Corea. In ‘OITNB’ si ride nonostante le sbarre”.a targata
I segnali di culto per “OITNB”, meglio noti come “OITNF” (Orange Is The New Fetishism), prolificano: le illustrazioni ad inchiostro dell’artista Stevie Borbolla ritraenti le protagoniste del serial, in vendita tra i 15 e gli 85 dollari su internet, stanno sbancando: http://society6.com/qeti/oitnb#1=45 il sito di riferimento con le raffigurazioni.

mercoledì 4 giugno 2014

NEWS - Lesbica all'arancio! La sconvolgente-coinvolgente presa di coscienza di Lauren Morelli, che si è scoperta gay mentre scriveva la sceneggiatura di "Orange Is The New Black"

La confessione di Lauren Morelli a "PolicyMic"
"I was underdressed the day we shot Larry's pivotal phone call with Piper for the first season of Orange is the New Black. It was 9 degrees on Fifth Avenue, and I wore New Balances and a pair of wool socks — but I sucked it up because this was the climax of their season-long arc: A scene where both characters are finally forced to be honest after months of lying to each other. It was a scene I'd written with words shamelessly borrowed from my own life, and as I watched Jason Biggs repeat "I don't know if you can," after Piper begs him to let her fix her mistakes, the world around me swirled in a dizzying blur of life imitating art. Or vice versa — it's hard to say sometimes. By the end of the day I mostly was trying not to cry, and I also couldn't feel my feet.
In any story worth telling, there's conflict. And so, while it certainly would have been disorienting to begin to question my sexuality after three decades of knowing myself, it was particularly blinding because I'd gotten married only a few months before. It was the sort of wedding that makes you believe in absolute partnership and the strength that can come from facing obstacles, like the life-threatening illness that my new husband had battled for the majority of our relationship. But he was healthy again, so we danced under strings of Christmas lights and drank fancy cocktails that were served in mason jars, all while being surrounded by the friends and family who had held us up over the previous six years.
Which is why it's now a punch in the gut every time I have to say, "I'm getting divorced because I'm gay." It's a sentence I've said approximately 5,223 times in the last six months. For those of you keeping track, I'm definitely not exaggerating and I'm not prone to hyperbole, ever.
Often, after I make the declaration in as casual a voice as I can manage, the next question is, "Did you know?" It's a question that I dread because I always hear the implied "How could you not know?"
The thing is, even when you find yourself in a minority, there's always a majority. If I was really gay, I would have known when I was younger. There was a prescribed narrative, and everything about my own story challenged the accepted one.
Five months after my wedding, I flew to New York to start production on my first episode of Orange, and from that moment on my life fell into a parallel rhythm with Piper's story in a way that went from interesting to terrifying in a matter of months.
"You're so gay!" people exclaimed gleefully and often in the writers’ room those first few months. It was my first professional writing job, and I quickly discovered that the writers' room was a remarkably intimate place: We shared details of fights with our significant others or childhood family secrets that might be cloaked in shame otherwise, and at the end of the day, all of it could be distilled into material that made the show richer.
As we started to shape our characters and debate fictional Piper's "true" sexuality that first season, we engaged in long discussions about sex, gender and our own experiences. I eagerly shared details of innocent, "above-the-waist" flirtations with girls when I'd been younger. I'd even excitedly blurted out, "I would totally sleep with her," about an actress who had auditioned for Alex (now played brilliantly by Laura Prepon, who shares the role with a pair of glasses). I went to therapy that night and casually mentioned that perhaps I was higher on the Kinsey Scale than I previously thought.
The sound stage for Orange, where we proudly employ what has to be at least 64% of lesbians in the New York City metro area, is not a place where you can shy away from women or sexuality. And if you're trying to, Lea Delaria (Big Boo) will nip it in the bud by inviting you to sit on her lap.
Accordingly, I was nervous about the first love scene I'd written for Alex and Piper. I'd loved writing it, loved watching a tenderness emerge in their relationship where passion always seemed to be the ruling principle, but by that time, I was so deep in my own self-doubt that I constantly felt like a fraud. I was sure it was bleeding into my writing. How could it not? I was married to a man, but I wasn't straight.
"I heart you."
"I heart you? Is that like 'I love you' for pussies?"
As I watched Taylor Schilling and Laura film the scene, one of our producers (as it happened, a gay woman) tapped me on the shoulder. She pointed at the screen and gave me a thumb's up. It was a small gesture, but my first step toward feeling accepted and quietly accepting myself. In Piper and Alex, I'd found a mouthpiece for my own desires and a glimmer of what my future could look like.
Outside of small victories on the show, I continued to spiral downward. I felt like my life was being rewritten without my permission. I'd checked all my boxes! I was happily married and loved my job!
Things were finally great, for fuck's sake.
I realized I was gay in fall 2012, one of my first days on the set. It wasn't so much one thing, but the sum of many small details: how uncomfortable I felt around groups of lesbians or how I considered myself (shrug) a "not very sexual person." When considered alone, these seemed like little quirks that made me me. Wanting to read a book instead of have sex is a perfectly reasonable preference to have, right?
But on set, these small moments came into sharp relief, and I found myself answering to an endless stream of cast members who peppered me with questions like a gaggle of kindergartners curious about their new teacher. "Are you dating anyone?" "You're married?" "To a man?" "But you used to kiss girls?" "Do you miss it?"
I was finally forced to consider a question that had never, ever occurred to me before: Holy shit, am I gay?
Despite being 31 years old, having lived in extremely liberal cities for 13 years of my life and considering myself an educated individual, over the last year I:

1. Googled "How do you know if you're a lesbian?" There had to be, like, a quiz or something, right?

2. Wondered if it was my birth control. I'd just switched to an IUD, could it be affecting whom I was attracted to? Really. That was a thing I thought and even went as far as mentioning it to my therapist, who has a doctorate in sexual identity and did a very good job patiently explaining that, no, birth control couldn't change essential sexual preference.

3. Wanted to die. If being gay meant losing the person I loved most in the world, if it meant coming out to my parents and tearing open the most vulnerable, soft parts of myself and showing them to everyone I knew, I would rather be dead. I was suicidal in a way that I hadn't been since eighth grade, when I took a bunch of Tylenol and went to sleep. The next morning I woke up feeling refreshed from the great sleep and excited that I could tell my friends about how depressed I was.
It feels important to say these things in a public way, to record them where they are easily accessible because if I could think and feel them while working in the world's most supportive environment, surrounded by people in the LGBT community, where being a minority of any sort is joyfully celebrated, I can only venture to imagine the pain, confusion and fear that might have existed otherwise.

I attended the GLAAD awards recently, where I had the privilege of witnessing Ellen Page present Laverne Cox with the Stephen F. Kolzak Award. GLAAD's president, Sarah Kate Ellis, also spoke that evening, and encouraged the room to live their lives openly and with love, in full view of any opposition that might exist.

Mourning the end of my marriage and the identity that I'd known for my entire life, I hadn't yet stopped to consider that I was now a part of this community. I'd been qualifying my own gayness as if it somehow counted less or might be judged if I embraced it fully. 
After lugging around a basket full of shame and guilt for the last year, there was a lightness that came with realizing that I could choose to replace my negative framing with honesty and grace.
I am now out to my family, my friends and most of my co-workers on Orange (and now to you, dear reader). Now, when I am in the writers' room or on set, I no longer feel like I am stuck in the middle of two truths. I belong because my own narrative fits in alongside the fictional stories that we are telling on the show: stories of people finding themselves, of difficult paths and of redemption.  

I won't spoil anything for you, but I am tremendously proud of my own contributions to season 2 of Orange is the New Black. It was in the writers' room that I came into myself, surrounded by unconditional love and teasing when I needed it (like when I was so depressed that I wore a hoodie and a baseball cap for too many days in a row and someone asked me if I was trying to be an undercover cop).
I went through it all on set: I fell in love with a woman, and I watched my life play out on screen. And now, as we are gearing up for the release of season 2, it feels liberating and appropriate to live my life in front of you.
I am not perfect. I would rather be comfortable than brave. I also wouldn’t mind your approval because that always feels nice.
And yet. This is my story, which is messy and nuanced and a constantly moving target, but one I'm grateful for. I encourage you to embrace your own narrative, whatever that may be. It will be worth the effort. I promise".

martedì 6 maggio 2014


NEWS - Una copertina (e mezza) per due! Laura Prepon e Taylor Schilling di "OITNB" sulla rivista-manifesto "Curve" che le elegge icone lesbo 
Orange is The New Black” sempre più serie-simbolo della comunità gay. Non c’è solo l’influente GLAAD Award, l’Oscar dell’omossessualità assegnato sabato dalla Gay and Lesbian Alliance Against Defamation quale “miglior comedy” dell’anno. C’è anche la copertina di coppia, assegnata alle protagoniste Laura Prepon e Taylor Schilling, di “Curve” di maggio, la rivista più venduta della comunità lesbo in America. Come se non bastasse, la bionda Schilling si è aggiudicata altresì la cover del trendy “Boston Common”, rivelando gli aspetti che adora della serie: “ognuna delle protagoniste sembra capitata in prigione per caso, nessuna di loro è un angelo, eppure ognuna di loro denota un animo buono e uno cattivo, sta al telespettatore scoprire quale prevarrà, andando a scavare nel passato di ciascuna e scoprendo che cosa le ha condotte in carcere. E’ come se tutte loro fossero imprigionate non tanto in carcere, quanto dentro se stesse e nel loro passato”. 

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

Lick it or Leave it!