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lunedì 5 agosto 2019
sabato 17 novembre 2018
NEWS - Il reboot di "Roswell" è contro Trump e la sua politica anti-immigrati: la protagonista è figlia di due irregolari...(oggi come oggi gli alieni sono il male minore...)
A reboot of the classic show Roswell is coming to television next year and the premiere date was just announced! Roswell, New Mexico is set to debut on The CW on Tuesday, January 15.
The new series revolves around the daughter (Jeanine Mason) of undocumented immigrants who, after reluctantly returning to her tourist-trap hometown of Roswell, New Mexico, discovers a shocking truth about her teenage crush (Nathan Parsons) who is now a police officer: he’s an alien who has kept his unearthly abilities hidden his entire life. She protects his secret as the two reconnect and begin to investigate his origins, but when a violent attack and long-standing government cover-up point to a greater alien presence on Earth, the politics of fear and hatred threaten to expose him and destroy their deepening romance. Roswell, New Mexico honors the magic of the original but delivers a fresh perspective, current storylines and beautiful, diverse casting. Shiri Appleby, who played Liz in the original series, will be back to direct a future episode in the first season.
lunedì 14 settembre 2015
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Orgoglio LIzzie-bian! Katherine Heigl, dopo "State of Affairs" porta Alexis Bledel di "Una mamma per amica" all'altare al cinema!
Anche
se il ruolo della dottoressa Izzie in “Grey’s
Anatomy” l’ha resa celebre in tutto il mondo, non tutti ricordano che la
serie che l’ha resa popolare è stata “Roswell” nel 1999. Katherine Heigl ha
creduto fermamente di fare il tris (tv) con “State of Affairs” (prima tv
su Premium Stories ogni lunedì),
prova ne sia che oltre a recitarvi da protagonista verga anche da produttrice,
pur non dimenticando quel grande schermo dove è a un passo dall’olimpo, tra
film recitati in passato più positivi dal punto di vista degli incassi che per il
plauso della critica. Così da quest’anno in poi si è lanciata in ben 3
pellicole. Sulla scia delle dramedy passate la vedremo a breve in “Jenny’s
Wedding” (il film è uscito nella sale Usa a fine luglio), storia di una donna
lesbica che decide di sposare colei che la famiglia puritana della protagonista
– interpretata da Heigl – pensava fosse la coinquilina della figlia. Nel cast,
Alexis Bledel di “Una mamma per amica”, chiamata ad interpretare la futura
moglie di Jenny. Sempre quest’anno vedremo l’attrice in “Doubt” (film destinato
al piccolo schermo), in cui la nostra veste i panni di un’avvocatessa che rimane
intrigata da colui che difende, presunto colpevole di un crimine brutale. Nel
2016 si cambierà registro con il thriller “Unforgettable”, dove una donna cerca
di rendere un inferno la nuova vita dell’ex marito con un’altra donna. Nel
cast, Rosario Dawson. Chi tra lei e Heigl interpreti la malvagia di turno non
è ancora dato di saperlo…
venerdì 7 agosto 2009

GOSSIP - Bella ed insopportabile: Katherine Heigl, l'attrice più impossibile di HollywoodArticolo di Renato Franco sul "Corriere della Sera" di oggi
"«Perché odio Katherine Heigl»: se l’antipatia è un indice del tasso di popolarità, Katherine Heigl può stare tranquilla. Commenti così se ne leggono a cascata su Internet. Due risposte per cominciare. Perché è tanto antipatica? Primo: per il suo desiderio di protagonismo. Secondo: perché è ipocrita. Terzo: perché fuma. Ma soprattutto: chi è Katherine Heigl? Il nome dice poco, il suo (bel) viso lo riconoscono in tanti. Diventata famosa con la serie di fantascienza per teenager Roswell, ora è da 101 episodi (ossia dall'inizio, cinque stagioni) nel cast di un altro serial che raccoglie milioni di telespettatori. In Grey's Anatomy interpreta la dottoressa Izzie Stevens: nel feuilleton televisivo, tra alti e bassi escogitati dagli sceneggiatori per tener desta l'attenzione, ora sono tutti in apprensione per lei perché il tumore che aveva sconfitto, si è rifatto vivo e le cose si mettono male.Ma non è questo il motivo per cui tutti la odiano. La lista di ragioni è lunga come la coda al Passante di Mestre. La sua ultima uscita fuori posto è stata nel talk show di David Letterman, qualche giorno fa, dove si è lamentata del primo giorno di riprese sul set della sesta stagione di Grey’s Anatomy: «Abbiamo lavorato — lo continuo a dire perché spero che si imbarazzino — per 17 ore in un giorno, cosa che credo sia crudele». Una lamentela giudicata da molti media fuori luogo, visto il tasso di disoccupazione crescente negli Usa. Patrick Goldstein sul Los Angeles Times ha rilanciato le parole del produttore televisivo e blogger Ken Levine, che in un articolo intitolato «Perché odio Katherine Heigl... di nuovo» aveva stigmatizzato le sue richieste e i suoi atteggiamenti da diva: altro che 17 ore, i produttori avevano concentrato le riprese per poterle permettere di fare la promozione del suo nuovo film in uscita, con aggravio di costi di produzione proprio per gli straordinari pagati alla troupe.
Non le è bastato nemmeno prendere le difese di T.R. Knight, suo collega in Grey’s Anatomy, per suscitare un minimo sindacale di simpatia. L'attore, omosessuale, ha avuto più di un problema con un altro compagno di set, Isaiah Washington, che alla fine è stato allontanato dal telefilm per aver dato in due occasioni (sul set e in un’intervista) del «frocio» a Knight. È successo due anni fa, ma la Heigl non perde occasione di tornare a parlare dell'accaduto e la stampa americana ha iniziato a interpretare le sue frasi come voglia di mettersi in mostra. Anche recentemente ha spiegato: «Non sono intervenuta per ragioni politiche, ma in difesa dei sentimenti delle persone. È molto semplice nella mia testa: non devi ferire i sentimenti delle persone. Non mi interessano le loro preferenze sessuali o razza o sesso. Non lo fai e basta. Siamo tutti esseri umani, parte della razza umana e dobbiamo essere comprensivi e generosi e gentili l'uno con l’altro. Basta con Michael Richards. Basta con Mel Gibson. È disgustoso. Il mondo è ancora molto bigotto. Andate a vedere Borat. Non ho riso durante quel film. Ho pianto. Ero disgustata». C'è anche la questione del fumo. Nell'America salutista, ostentare la dipendenza dalla nicotina viene considerato un gesto insopportabile. Le foto di Katherine, classe 1978, sposata con il cantante Josh Kelley, con una sigaretta in bocca, passano su decine di siti, con commenti al vetriolo come «Rieccola con un bastoncino di cancro tra le dita» o «Continua così e ti verrà la pelle di un coccodrillo». Mica finita. Non la sopportano nemmeno i produttori e gli autori di Grey's Anatomy. L'attrice non perde l'occasione di criticare, direttamente o indirettamente, la serie. L'anno scorso, la decisione di tirarsi fuori dalla corsa all’Emmy (l'Oscar della tv, vinto nel 2007 proprio per il suo ruolo) sostenendo di non aver fornito interpretazioni «degne di una nomination», non ha fatto felice chi lavora con lei. Il gesto è stato interpretato come il tentativo di colpire autori e produttori del telefilm, con cui non condivideva lo sviluppo che avevano dato al suo personaggio. Del resto sui giornali e in tv, la storia del tumore la liquida come «una mossa strategica acchiappa ascolti». Prima ancora aveva avuto da ridire sul suo stipendio, giudicato troppo basso rispetto ad altri. E che dire di questa dichiarazione? «Non sopporto gli show con dottori per protagonisti. Guardo solo Scrubs, ma quelli non comici, come Er, mi mettono l’ansia». Come Grey’s Anatomy — vien subito da pensare — che di ER in fondo è il clone per più giovani.
Non sta simpatica nemmeno a Seth Rogen e Judd Apatow, rispettivamente protagonista (con la Heigl) e regista di Molto incinta (2007). Rogen ha accusato Katherine di ipocrisia, per aver detto che Molto incinta era un film «sessista» che «dipinge le donne come frustate e senza un minimo di humour, mentre gli uomini sono buffi e amanti del divertimento». Ora però fa finta di niente e recita in una commedia come La dura verità, giudicata da molti critici maschilista e scontata. L’ultima prova della sua attrattiva al contrario? Mettendo sui motori di ricerca il suo nome e la parola «hate», odio, vengono fuori circa 500.000 pagine. Qualcuno però la difende. Ken Tucker, sul sito di Entertainment Weekly, ha scritto che la sua performance al Letterman è stata «brillante e divertente» e che la frase sulle 17 ore di lavoro era solo «una punzecchiatura ai propri capi, di quelle che facciamo un po’ tutti». Per Tucker, comunque la Heigl «deve trovare migliori film e migliori registi perché lei sta cercando di non essere solo un sex symbol e per una donna a Hollywood è un risultato difficile da ottenere». Con qualche sorriso in più e qualche battuta acida in meno magari ci riesce".
Non le è bastato nemmeno prendere le difese di T.R. Knight, suo collega in Grey’s Anatomy, per suscitare un minimo sindacale di simpatia. L'attore, omosessuale, ha avuto più di un problema con un altro compagno di set, Isaiah Washington, che alla fine è stato allontanato dal telefilm per aver dato in due occasioni (sul set e in un’intervista) del «frocio» a Knight. È successo due anni fa, ma la Heigl non perde occasione di tornare a parlare dell'accaduto e la stampa americana ha iniziato a interpretare le sue frasi come voglia di mettersi in mostra. Anche recentemente ha spiegato: «Non sono intervenuta per ragioni politiche, ma in difesa dei sentimenti delle persone. È molto semplice nella mia testa: non devi ferire i sentimenti delle persone. Non mi interessano le loro preferenze sessuali o razza o sesso. Non lo fai e basta. Siamo tutti esseri umani, parte della razza umana e dobbiamo essere comprensivi e generosi e gentili l'uno con l’altro. Basta con Michael Richards. Basta con Mel Gibson. È disgustoso. Il mondo è ancora molto bigotto. Andate a vedere Borat. Non ho riso durante quel film. Ho pianto. Ero disgustata». C'è anche la questione del fumo. Nell'America salutista, ostentare la dipendenza dalla nicotina viene considerato un gesto insopportabile. Le foto di Katherine, classe 1978, sposata con il cantante Josh Kelley, con una sigaretta in bocca, passano su decine di siti, con commenti al vetriolo come «Rieccola con un bastoncino di cancro tra le dita» o «Continua così e ti verrà la pelle di un coccodrillo». Mica finita. Non la sopportano nemmeno i produttori e gli autori di Grey's Anatomy. L'attrice non perde l'occasione di criticare, direttamente o indirettamente, la serie. L'anno scorso, la decisione di tirarsi fuori dalla corsa all’Emmy (l'Oscar della tv, vinto nel 2007 proprio per il suo ruolo) sostenendo di non aver fornito interpretazioni «degne di una nomination», non ha fatto felice chi lavora con lei. Il gesto è stato interpretato come il tentativo di colpire autori e produttori del telefilm, con cui non condivideva lo sviluppo che avevano dato al suo personaggio. Del resto sui giornali e in tv, la storia del tumore la liquida come «una mossa strategica acchiappa ascolti». Prima ancora aveva avuto da ridire sul suo stipendio, giudicato troppo basso rispetto ad altri. E che dire di questa dichiarazione? «Non sopporto gli show con dottori per protagonisti. Guardo solo Scrubs, ma quelli non comici, come Er, mi mettono l’ansia». Come Grey’s Anatomy — vien subito da pensare — che di ER in fondo è il clone per più giovani.
Non sta simpatica nemmeno a Seth Rogen e Judd Apatow, rispettivamente protagonista (con la Heigl) e regista di Molto incinta (2007). Rogen ha accusato Katherine di ipocrisia, per aver detto che Molto incinta era un film «sessista» che «dipinge le donne come frustate e senza un minimo di humour, mentre gli uomini sono buffi e amanti del divertimento». Ora però fa finta di niente e recita in una commedia come La dura verità, giudicata da molti critici maschilista e scontata. L’ultima prova della sua attrattiva al contrario? Mettendo sui motori di ricerca il suo nome e la parola «hate», odio, vengono fuori circa 500.000 pagine. Qualcuno però la difende. Ken Tucker, sul sito di Entertainment Weekly, ha scritto che la sua performance al Letterman è stata «brillante e divertente» e che la frase sulle 17 ore di lavoro era solo «una punzecchiatura ai propri capi, di quelle che facciamo un po’ tutti». Per Tucker, comunque la Heigl «deve trovare migliori film e migliori registi perché lei sta cercando di non essere solo un sex symbol e per una donna a Hollywood è un risultato difficile da ottenere». Con qualche sorriso in più e qualche battuta acida in meno magari ci riesce".
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