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mercoledì 30 agosto 2017
NEWS - Achtung, compagne! E se il dietrofront del reboot di "Xena" fosse dipeso dalla trama lesbo troppo centrale?
Articolo tratto da "Il Foglio"
"E' ufficiale: Xena, principessa guerriera non diventerà un reboot. Niente revival, prequel, sequel. "Non c'è ragione di far rivivere Xena se non per raccontare una relazione che negli anni Novanta poteva trasparire solo in modo implicito", aveva detto qualche mese fa l'autore Javier Grillo Marxuach (Lost, The 100), spiegando le "incompatibilità artistiche" che lo avevano spinto ad abbandonare il progetto e riferendosi alla relazione lesbica di Xena e la sua amica Olimpia. La Nbc Entertainement aveva provato a tenere unita la produzione, ma invano: mercoledì la presidente Jennifer Salke ha reso nota la defezione, senza escludere che in futuro le cose possano cambiare. Il soggetto pervenuto era, secondo Salke, "insufficiente". Espunto l'amore tra Xena e Olimpia, quindi, gli autori arrivati dopo Marxuach non hanno saputo dar sangue alle nuove avventure della principessa guerriera che, negli anni Novanta (precisamente, dal 1995 al 2001, 137 episodi replicati e idolatrati per oltre un decennio), ha appassionato il mondo, infervorato i classicisti, anticipato l'anti canone della principessa che salva anziché farsi salvare e non lo fa da crocerossina, ma da guerriera. Xena l'amazzone, l'arciera, l'amica/nemica degli dèi, la prima favola per bambine ribelli, quando le bambine ribelli non erano un target, né la clientela di un brand e (almeno in Italia) guardavano Xena su Italia 1 e Canale 5, dopo Candy Candy. Xena, the warriorprincess nacque come spin off della serie Hercules (biblico, no?) e, in pochissimo tempo, non solo la pensionò, ma ne fece antiquariato: è di citazioni di Xena che sono piene le sceneggiature dei telefilm coevi più di successo, è lei a sedere nell'Olimpo delle icone di quegli anni, fu lei a tramandare la mitologia greca (anche se con parecchie imprecisioni) ai millennial ed è lei che è arrivata fino a noi, intatta e indocile. Qualche mese fa, mentre il successo del film Wonder Woman, al cinema, entusiasmava per la sua intonazione perfetta di femminile a femminismo, in molti ricordavano che la prima, vera, insostituibile amazzone, eroina femminile, femminista, femmina era Xena e che i tempi per scongelarla fossero ormai maturi. La Wonder Woman che abbiamo visto al cinema portava i segni del femminismo rabbonito per farsi universale, #genderfree e pol. corr., assieme a quelli di una scrittura dei supereroi che, negli ultimi anni, degli stessi ha voluto sottolineare limiti, debolezze, umanità. Xena, invece, era implacabile. Non si sarebbe mai sognata di andare in battaglia urlando "Credo nell'amore", di mostrarsi vulnerabile, di rivelarsi accomodante, sorridente, addomesticabile. I fan che, negli ultimi due anni, hanno chiesto che l'attrice protagonista rimanesse Lucy Lawless, ambientalista e attivista per i diritti Igbt, avevano sete di questo e non di un Harmony omosessuale con sfondo fantasy mitologico. La Nbc non ha censurato l'esplicitazione del rapporto lesbico tra Xena e Olimpia, quanto l'idea, che era di Marxuach, di farne la trama e il senso del reboot e forzando Xena nei panni di un'amante. Nel telefilm originale, gli autori scelsero di velare i gusti sessuali di Xena non solo perché erano gli anni Novanta e non si riteneva ancora che l'emancipazione passasse per la rappresentazione (anzi, un briciolo di lucidità consentiva di intravvedere, in quel processo, il pericolo di omologazione), ma pure perché l'ambiguità arricchiva il personaggio e consentiva l'impermeabilità del suo destino alle questioni di cuore, avendo Xena un compito preciso: salvare il mondo. Furono i fan a decidere che Xena era lesbica, a pronunciare la parola definitiva di quella che, in linguaggio tecnico, si chiama "fan fiction" (la storia scritta/riscritta dai fan). A quei fan, Marxuach voleva offrire un pacchetto, una Xena incatenata a un target: gli è stato impedito. Quando si dice un lieto fine".
Articolo tratto da "Il Foglio"
"E' ufficiale: Xena, principessa guerriera non diventerà un reboot. Niente revival, prequel, sequel. "Non c'è ragione di far rivivere Xena se non per raccontare una relazione che negli anni Novanta poteva trasparire solo in modo implicito", aveva detto qualche mese fa l'autore Javier Grillo Marxuach (Lost, The 100), spiegando le "incompatibilità artistiche" che lo avevano spinto ad abbandonare il progetto e riferendosi alla relazione lesbica di Xena e la sua amica Olimpia. La Nbc Entertainement aveva provato a tenere unita la produzione, ma invano: mercoledì la presidente Jennifer Salke ha reso nota la defezione, senza escludere che in futuro le cose possano cambiare. Il soggetto pervenuto era, secondo Salke, "insufficiente". Espunto l'amore tra Xena e Olimpia, quindi, gli autori arrivati dopo Marxuach non hanno saputo dar sangue alle nuove avventure della principessa guerriera che, negli anni Novanta (precisamente, dal 1995 al 2001, 137 episodi replicati e idolatrati per oltre un decennio), ha appassionato il mondo, infervorato i classicisti, anticipato l'anti canone della principessa che salva anziché farsi salvare e non lo fa da crocerossina, ma da guerriera. Xena l'amazzone, l'arciera, l'amica/nemica degli dèi, la prima favola per bambine ribelli, quando le bambine ribelli non erano un target, né la clientela di un brand e (almeno in Italia) guardavano Xena su Italia 1 e Canale 5, dopo Candy Candy. Xena, the warriorprincess nacque come spin off della serie Hercules (biblico, no?) e, in pochissimo tempo, non solo la pensionò, ma ne fece antiquariato: è di citazioni di Xena che sono piene le sceneggiature dei telefilm coevi più di successo, è lei a sedere nell'Olimpo delle icone di quegli anni, fu lei a tramandare la mitologia greca (anche se con parecchie imprecisioni) ai millennial ed è lei che è arrivata fino a noi, intatta e indocile. Qualche mese fa, mentre il successo del film Wonder Woman, al cinema, entusiasmava per la sua intonazione perfetta di femminile a femminismo, in molti ricordavano che la prima, vera, insostituibile amazzone, eroina femminile, femminista, femmina era Xena e che i tempi per scongelarla fossero ormai maturi. La Wonder Woman che abbiamo visto al cinema portava i segni del femminismo rabbonito per farsi universale, #genderfree e pol. corr., assieme a quelli di una scrittura dei supereroi che, negli ultimi anni, degli stessi ha voluto sottolineare limiti, debolezze, umanità. Xena, invece, era implacabile. Non si sarebbe mai sognata di andare in battaglia urlando "Credo nell'amore", di mostrarsi vulnerabile, di rivelarsi accomodante, sorridente, addomesticabile. I fan che, negli ultimi due anni, hanno chiesto che l'attrice protagonista rimanesse Lucy Lawless, ambientalista e attivista per i diritti Igbt, avevano sete di questo e non di un Harmony omosessuale con sfondo fantasy mitologico. La Nbc non ha censurato l'esplicitazione del rapporto lesbico tra Xena e Olimpia, quanto l'idea, che era di Marxuach, di farne la trama e il senso del reboot e forzando Xena nei panni di un'amante. Nel telefilm originale, gli autori scelsero di velare i gusti sessuali di Xena non solo perché erano gli anni Novanta e non si riteneva ancora che l'emancipazione passasse per la rappresentazione (anzi, un briciolo di lucidità consentiva di intravvedere, in quel processo, il pericolo di omologazione), ma pure perché l'ambiguità arricchiva il personaggio e consentiva l'impermeabilità del suo destino alle questioni di cuore, avendo Xena un compito preciso: salvare il mondo. Furono i fan a decidere che Xena era lesbica, a pronunciare la parola definitiva di quella che, in linguaggio tecnico, si chiama "fan fiction" (la storia scritta/riscritta dai fan). A quei fan, Marxuach voleva offrire un pacchetto, una Xena incatenata a un target: gli è stato impedito. Quando si dice un lieto fine".
martedì 7 giugno 2016
NEWS - "I personaggi LGBT lottano due volte, per l'amore e contro i pregiudizi". La "Lexa Pledge" conquista l'attenzione del "Corriere della Sera"
Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
La televisione spesso si rivela per quella che è: uno specchio. E lo stesso fanno i numeri: leggerli non fa che restituire un’immagine molto chiara. Sono 18 mila i personaggi eterosessuali che compaiono nelle serie tv, appena 383 invece quelli appartenenti alla comunità Lgtb: e di questi ben 156 sono stati uccisi. Una sproporzione. Confermata anche da altre percentuali: l’89% delle serie tv non ha personaggi omo o bisessuali. E nell’11% rimanente solo il 16% delle storie si è concluso con un lieto fine. Ma qualcosa si muove e ora sotto la spinta della ribellione di molti fan, autori e produttori hanno promosso una raccolta firme (riuniti nel gruppo «Lgtb Fans Deserve Better», ossia meritano il meglio) stanchi di vedere la morte di personaggi televisivi gay e chiedono — con tanto di appello in un video che ricostruisce i numeri di questa discriminazione — che i personaggi che rappresentano la comunità Lgtb vengano trattati con più rispetto. Hanno redatto anche un impegno scritto in 7 punti il cui scopo è quello che «la comunità queer sia equamente rappresentata in tv». La goccia che ha fatto traboccare il vaso (e chi vuole evitare spoiler su The 100 non continui a leggere) è stata la morte di Lexa, la lesbica interpretata da Alycia Debnam-Carey nella serie che in Italia va in onda su Premium Action (la terza stagione inedita da settembre). Lexa era un personaggio chiave, fatto sparire di scena come è accaduto nel tempo a storici protagonisti paladini dei diritti arcobaleno: Marissa (Mischa Barton) in The O.C., Tara (Amber Benson) in Buffy l’ammazzavampiri, Tricia (Madeline Brewer) in Orange Is the New Black, Denise (Merritt Wever) in The Walking Dead.
Certo la prossima polemica sembra già vicina (e qui invece non legga chi vuole evitare spoiler su Grey’s Anatomy):
la dottoressa lesbica Callie Torres (interpretata da Sara Ramirez)
sembra pronta a lasciare dopo 10 anni la serie ideata da Shonda Rhimes.
La dodicesima stagione vedrà infatti la sua uscita (come, non si sa
ancora). L’attrice si prenderà una pausa (dunque in futuro potrebbe
anche tornare) e all’origine della scelta c’è prosaicamente il fatto che
le parti non hanno chiuso un nuovo accordo in vista della scadenza del
contratto a giugno. In questo caso ragioni economiche, di fatto un’altra
storia senza lieto fine.
Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
La televisione spesso si rivela per quella che è: uno specchio. E lo stesso fanno i numeri: leggerli non fa che restituire un’immagine molto chiara. Sono 18 mila i personaggi eterosessuali che compaiono nelle serie tv, appena 383 invece quelli appartenenti alla comunità Lgtb: e di questi ben 156 sono stati uccisi. Una sproporzione. Confermata anche da altre percentuali: l’89% delle serie tv non ha personaggi omo o bisessuali. E nell’11% rimanente solo il 16% delle storie si è concluso con un lieto fine. Ma qualcosa si muove e ora sotto la spinta della ribellione di molti fan, autori e produttori hanno promosso una raccolta firme (riuniti nel gruppo «Lgtb Fans Deserve Better», ossia meritano il meglio) stanchi di vedere la morte di personaggi televisivi gay e chiedono — con tanto di appello in un video che ricostruisce i numeri di questa discriminazione — che i personaggi che rappresentano la comunità Lgtb vengano trattati con più rispetto. Hanno redatto anche un impegno scritto in 7 punti il cui scopo è quello che «la comunità queer sia equamente rappresentata in tv». La goccia che ha fatto traboccare il vaso (e chi vuole evitare spoiler su The 100 non continui a leggere) è stata la morte di Lexa, la lesbica interpretata da Alycia Debnam-Carey nella serie che in Italia va in onda su Premium Action (la terza stagione inedita da settembre). Lexa era un personaggio chiave, fatto sparire di scena come è accaduto nel tempo a storici protagonisti paladini dei diritti arcobaleno: Marissa (Mischa Barton) in The O.C., Tara (Amber Benson) in Buffy l’ammazzavampiri, Tricia (Madeline Brewer) in Orange Is the New Black, Denise (Merritt Wever) in The Walking Dead.
Negli Stati Uniti la questione è diventata tema di dibattito. Tanto che il creatore di The 100 Jason
Rothenberg ha dovuto fare pubblica ammenda: «Non c’è mai un’unanimità
nelle scelte degli sceneggiatori di una serie. Ognuno sottopone la
propria, ma poi tocca a me scegliere. Nel mondo del nostro telefilm
nessuno è al sicuro e ogni personaggio, anche se apprezzato, può morire,
in qualsiasi momento. Ci sono diverse ragioni per cui questa puntata è
stata pensata in questo modo: pratiche (un’attrice lasciava lo show
perché impegnata anche in Fear the Walking Dead),
creative (è una storia sulla reincarnazione) e tematiche (è uno show
sulla sopravvivenza). Nonostante le mie ragioni, scrivo e produco
televisione per il mondo reale, dove esistono luoghi comuni negativi. E
mi dispiace molto per non essermene pienamente reso conto. Sapendo ciò
che so ora, la morte di Lexa sarebbe stata messa in scena diversamente».
Leo Damerini, autore del Dizionario dei Telefilm
(Garzanti), dà una lettura del fenomeno: «In generale i personaggi Lgtb
devono lottare due volte: per il loro amore personale e contro i
pregiudizi sociali. Hanno relazioni più tormentate, e spesso soccombono.
C’è una visone sadica e molto pratica in questo da parte degli
sceneggiatori americani: i loro tormenti appassionano il doppio, portano
i telespettatori ad affezionarsi più rapidamente, sull’onda dei recenti
movimenti che inneggiano alla parità, per poi celebrare funerali che
diventano eventi epocali, perdite che colpiscono nel profondo. Perché
non si perdono solo personaggi, ma più spesso bandiere e simboli».
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giovedì 2 giugno 2016
GOSSIP - Lexa a puntino! Alycia Debnam Carey su "Vogue" (Australia) fa il salto della cangura: "E pensare che per 'The 100' avevo firmato per solo 6 episodi...Non avevo aspettative su Lexa"
On how she memorises a script…
“You don’t really learn them as a full script. Usually with something like The 100, because you’re working so much and everyday and they’ll change the drafts quite quickly, we’ll go through maybe like 12 different versions of the same scene over a week. So there is no point in learning it on a Tuesday when on a Thursday it might be completely different. So your best bet is to learn it Wednesday night, however that’s when the process as an actor comes in to play, by doing the work beforehand, so if you’ve got the weekend off you go through the script and cut it out, dissect out, and figure out what you’re actually really doing, so that when it comes to learning it’s easier. My short-term memory has gotten so much better but it means I forget things a lot quicker!”
On how it compares to working on a film…
“Film is a lot different. You have the whole script in its entirety and you have a couple of weeks to learn different scenes, really go over them and rehearse them so when you get to them they’re more fleshed out. But TV shows are harder.”
On the long hours…
“They are very, very very long. It’s not always the working itself but the travel time and getting ready. Once you add all that on it’s a lot longer but then if you go over time by half an hour or an hour, you can find yourself having worked for 15 hours. A 12 hour day is standard, but once it adds up you’re exhausted.”
On differences between working on The 100 versus Fear the Walking Dead…
The Hundred gave me this platform I never expected. I didn’t expect the character to become anything. I was originally only signed up to do six episodes and then it just sort of become this whole story and journey which was an amazing character, a great journey so that has been incredible and I didn’t expect anything out of it. Fear the Walking Dead has been amazing though because I’ve been there from the beginning and that’s a whole different sense of familiarity and family and connection with people.
On whether she watches any of her television shows…
“No, never! I’ve always been on a plane. There was actually one time where I was doing bits and pieces for both shows so I was flying back from LA to Vancouver every where. The 100 is in Vancouver.”
On whether or not she knows what’s happening to her characters…
“You just don’t sometimes!”
On how she memorises a script…“You don’t really learn them as a full script. Usually with something like The 100, because you’re working so much and everyday and they’ll change the drafts quite quickly, we’ll go through maybe like 12 different versions of the same scene over a week. So there is no point in learning it on a Tuesday when on a Thursday it might be completely different. So your best bet is to learn it Wednesday night, however that’s when the process as an actor comes in to play, by doing the work beforehand, so if you’ve got the weekend off you go through the script and cut it out, dissect out, and figure out what you’re actually really doing, so that when it comes to learning it’s easier. My short-term memory has gotten so much better but it means I forget things a lot quicker!”
On how it compares to working on a film…
“Film is a lot different. You have the whole script in its entirety and you have a couple of weeks to learn different scenes, really go over them and rehearse them so when you get to them they’re more fleshed out. But TV shows are harder.”
On the long hours…
“They are very, very very long. It’s not always the working itself but the travel time and getting ready. Once you add all that on it’s a lot longer but then if you go over time by half an hour or an hour, you can find yourself having worked for 15 hours. A 12 hour day is standard, but once it adds up you’re exhausted.”
On differences between working on The 100 versus Fear the Walking Dead…
The Hundred gave me this platform I never expected. I didn’t expect the character to become anything. I was originally only signed up to do six episodes and then it just sort of become this whole story and journey which was an amazing character, a great journey so that has been incredible and I didn’t expect anything out of it. Fear the Walking Dead has been amazing though because I’ve been there from the beginning and that’s a whole different sense of familiarity and family and connection with people.
On whether she watches any of her television shows…
“No, never! I’ve always been on a plane. There was actually one time where I was doing bits and pieces for both shows so I was flying back from LA to Vancouver every where. The 100 is in Vancouver.”
On whether or not she knows what’s happening to her characters…
“You just don’t sometimes!”
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martedì 24 maggio 2016
NEWS - Lexa forever! Rivolta degli sceneggiatori e comunità LGBTQ per le scomparse premature dei personaggi gay
Articolo tratto da Mic.com
Articolo tratto da Mic.com
Amid a year of television in which LGBTQ characters have been killed off in
several series, fans and critics alike have had enough of the senseless
deaths. They deserve better. That was the motivation for YouTuber fearlessummer,
who compiled together the many tragic deaths of gay characters on TV
and film — not only from this year, but from several years of the
repeated trope.
The video was prompted by the controversial death of Lexa, a lesbian character played by Alycia Debnam-Carey, in the CW's The 100, according to the YouTube video's description. Lexa begins the montage, but it includes several characters from other series and films, including Tara (Amber Benson) in Buffy the Vampire Slayer, Tricia (Madeline Brewer) in Orange Is the New Black and Laurel Hester (Julianne Moore) in Freeheld. Along with the many gay characters, the video features voiceover from fellow Youtuber Moog Ferlita, who expressed their own disappointment in Lexa's death.
While it is an indicting and oft-repeated issue, the good news is some
people in the industry are listening. In April, several TV writers and
producers signed the "Lexa Pledge,"
which includes seven principles they pledge to adhere to with regard to
LGBTQ characters on TV. Most importantly, that included promising not
to kill off gay characters simply to further the plot of a straight
one.
Still, while the "Lexa Pledge" is a good start, TV series and films are
going to have to demonstrate these tenants in action before we can
formally label any progress ma. If not, such heart-wrenching montages
could be all the more frequent — and rightfully so.
domenica 1 novembre 2015
GOSSIP - 100 di questi morti viventi! L'ascesa di Alycia Debnam-Carey, da guerriera lesbo in "The 100" a "FTWD" saltando al cinema nel 2016
Alycia Debnam-Carey è il nome più social della 2° stagione inedita di “The 100” in onda su Premium Action: con il volto truccato da guerriera tribale della comandante Lexa, ha fatto il giro del web più delle più accreditate protagoniste di prima linea. Anche perché il suo personaggio rivendica la propria omosessualità con orgoglio (combattivo), innamorata di Costia finita rapita. L’attrice australiana, diplomata percussionista in patria con tanto di esperienza e collaborazione con la Berlin Philarmonic, sbarcherà al cinema da protagonista nel 2016 nel thriller “Friend Request”, dove una studentessa che rifiuta un’amicizia su un social network si ritrova la vita sconvolta e i conoscenti uccisi. Il successo ottenuto con “The 100”, dove resterà quale co-protagonista anche nella 3° stagione, ha aperto le porte a Debnam-Carey per entrare nel cast di “Fear The Walking Dead”, serial attualmente in onda in Usa.
Alycia Debnam-Carey è il nome più social della 2° stagione inedita di “The 100” in onda su Premium Action: con il volto truccato da guerriera tribale della comandante Lexa, ha fatto il giro del web più delle più accreditate protagoniste di prima linea. Anche perché il suo personaggio rivendica la propria omosessualità con orgoglio (combattivo), innamorata di Costia finita rapita. L’attrice australiana, diplomata percussionista in patria con tanto di esperienza e collaborazione con la Berlin Philarmonic, sbarcherà al cinema da protagonista nel 2016 nel thriller “Friend Request”, dove una studentessa che rifiuta un’amicizia su un social network si ritrova la vita sconvolta e i conoscenti uccisi. Il successo ottenuto con “The 100”, dove resterà quale co-protagonista anche nella 3° stagione, ha aperto le porte a Debnam-Carey per entrare nel cast di “Fear The Walking Dead”, serial attualmente in onda in Usa.
martedì 28 luglio 2015
NEWS - Che...Stories! Quindici titoli inediti solo a settembre posson bastare per la nuova Premium Mediaset...
Saranno ben 15 i titoli nuovi – serie inedite e new season – che la nuova Premium Mediaset ha messo in cartellone a settembre, considerato il primo mese della nuova stagione tv. Praticamente un titolo nuovo ogni due giorni. Si va dalla sorprendente serie bulgara poliziesca “Undercover” (Premium Action dal 3 settembre) al drama “Chasing Life” (Premium Stories dal 4 settembre), storia di una giornalista che scopre di avere il tumore al grido di “cancer sucks”; dal poliziesco dramedy “Mysteries of Laura” (Premium Stories dal 5 settembre) che vede il ritorno di Debra Messing di “Will&Grace” nel trench della protagonista, alle spies-stories ai vertici del potere di “Allegiance” e “State of Affairs” (serata a tema su Premium Stories dal 7 settembre). Fino all’avvio di “Satisfacion” (Premium Stories dall’11 settembre), riguardante gli eventi che inducono un tranquillo investitore finanziario a diventare un gigolò dopo aver scoperto la moglie a letto con uno di loro. Senza contare, sempre a settembre, le nuove stagioni in anteprima di “The Musketeers” (la 2°, su Premium Action dal 13 settembre), “Murder in the First” (la 2°, su Premium Crime dal 16 settembre), “Orange Is The New Black” (la 3°, su Premium Stories dal 17 settembre) in accoppiata con “Shameless” (la 5°, sempre su Premium Stories dal 17 settembre subito dopo “OITNB”); “The Following” (la 3° e conclusiva, su Premium Crime dal 21 settembre), “Chicago Fire” (la 3°, su Premium Action dal 22 settembre), “Mom” (la 2°, su Joi dal 24 settembre), “Undateable” (la 2°, su Joi dal 29 settembre) e “The 100” (la 2°, su Premium Action dal 30 settembre).
Saranno ben 15 i titoli nuovi – serie inedite e new season – che la nuova Premium Mediaset ha messo in cartellone a settembre, considerato il primo mese della nuova stagione tv. Praticamente un titolo nuovo ogni due giorni. Si va dalla sorprendente serie bulgara poliziesca “Undercover” (Premium Action dal 3 settembre) al drama “Chasing Life” (Premium Stories dal 4 settembre), storia di una giornalista che scopre di avere il tumore al grido di “cancer sucks”; dal poliziesco dramedy “Mysteries of Laura” (Premium Stories dal 5 settembre) che vede il ritorno di Debra Messing di “Will&Grace” nel trench della protagonista, alle spies-stories ai vertici del potere di “Allegiance” e “State of Affairs” (serata a tema su Premium Stories dal 7 settembre). Fino all’avvio di “Satisfacion” (Premium Stories dall’11 settembre), riguardante gli eventi che inducono un tranquillo investitore finanziario a diventare un gigolò dopo aver scoperto la moglie a letto con uno di loro. Senza contare, sempre a settembre, le nuove stagioni in anteprima di “The Musketeers” (la 2°, su Premium Action dal 13 settembre), “Murder in the First” (la 2°, su Premium Crime dal 16 settembre), “Orange Is The New Black” (la 3°, su Premium Stories dal 17 settembre) in accoppiata con “Shameless” (la 5°, sempre su Premium Stories dal 17 settembre subito dopo “OITNB”); “The Following” (la 3° e conclusiva, su Premium Crime dal 21 settembre), “Chicago Fire” (la 3°, su Premium Action dal 22 settembre), “Mom” (la 2°, su Joi dal 24 settembre), “Undateable” (la 2°, su Joi dal 29 settembre) e “The 100” (la 2°, su Premium Action dal 30 settembre).
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mercoledì 1 ottobre 2014
GOSSIP - Cento di queste due! Le veline del futuro: un paio di motivi per vedere "The 100", stasera al via su Premium Action
Eliza Taylor e Marie Avgeropoulos, rispettivamente Clarke Griffin e Octavia Blake nel nuovo ed imminente “The 100” (su Premium Action da stasera, 1 ottobre, ogni mercoledì), si candidano ad essere le veline del
futuro seriale. La prima, bionda
australiana, si è fatta le ossa nella serie-istituzione di madre patria
“Neighbours” e suo padre è un noto attore comico nella terra dei canguri. Se le
andasse male la carriera d’attrice (“The 100” rappresenta il suo debutto Usa da
protagonista), può sempre tentare la strada musicale (suona la chitarra e
compone canzoni tra un ciak e l’altro). La
seconda, bruna canadese, è cresciuta fin da piccola con la madre da un
camping all’altro imparando l’arte della sopravvivenza nella natura e
sviluppando una passaione smodata per le Harley Davidson e la batteria.
Quest’ultima passione la potrebbe legare alla collega Taylor: se le vie della
tv fossero finite, quelle musicali di coppia si potrebbero spalancare per le
veline delle hit parade!
mercoledì 17 settembre 2014
NEWS - Il trend delle strips in serie illumina Premuim Action: "Gotham", "The Flash" e la 3° inedita di "Arrow". Plus "The 100" e "Orphan Black" 2 da segnare in agenda
Anche nella 4° stagione inedita di “Grimm”
(su PREMIUM ACTION dal 3 marzo), il
detective Nick Burkhardt (David Giuntoli)
vede il lato oscuro delle persone, le "bestie selvagge" che si
nascondono nelle persone che lo circondano. Il più delle volte con cattive
intenzioni.
IN ANTEPRIMA ASSOLUTA
“Gotham” (in anteprima assoluta su PREMIUM ACTION dal 20 ottobre, le prime
2 puntate su Italia 1 il 12 ottobre) è il prequelissimo deluxe
delle gesta del ragazzino che diverrà uomo-pipistrello nella metropoli del
titolo. Le vicende sono viste attraverso gli occhi del detective James Gordon
(interpretato da Ben McKenzie di
“The OC”), figura di secondo piano nei fumetti e riabilitato di recente dalla
saga dei film di Christoper Nolan. Anche gli altri personaggi sono raccontati in nuce: da Catwoman a Joker, da
Pinguino a Poison Ivy, fino al fedele maggiordomo Alfred. Firma Bruno Heller, ideatore di “The
Mentalist”. Per la prima volta nel piccolo schermo una serie tv sarà trasmessa in cross-casting: le prime due puntate
su Italia 1 (in prima serata) con tanto di count-down contrassegnato dai film
di Nolan (“Batman Begins”, “Il Cavaliere Oscuro”, “Il Cavaliere Oscuro-Il
Ritorno”), poi con un battito d’ali su Premium Action.
Un
lampo in tv. Dalla serie-madre "Arrow" sfreccia un nuovo super-eroe, vecchia
conoscenza dei fumetti DC Comics. “The Flash” (a marzo 2015 su PREMIUM
ACTION) prende vita in uno spin-off ad hoc con lo stesso team
produttivo di “Arrow” (Greg Berlanti in testa). Ad interpretare il
super-eroe che corre e si muove più veloce del lampo è stato chiamato Grant
Gustin, già visto in “Glee”. L’attore vestirà i panni dello scienziato
dalla doppia vita Barry Allen in una delle serie più attese della nuova
stagione. Geoff Johns, celebre fumettista della DC Comics, ha preso parte
al progetto di spin-off del personaggio nato nel 1940 e già protagonista
di una fortunata serie tv del 1990 con John Wesley Shipp nella tutina di
foamglas del rosso giustiziere mascherato. La sua prima apparizione è avvenuta
nel primo numero di Flash Comics (1940).
Nell’apocalittica
“The 100” (in anteprima assoluta su PREMIUM ACTION dal 1 ottobre) il
centinaio del titolo è rappresentato dai detenuti di una stazione spaziale
rimandati sulla Terra per verificarne le condizioni con lo scopo di tornarci a
vivere dopo una guerra nucleare. Scopriranno che esistono “sopravvissuti” e
metteranno in discussione le proprie
certezze terrestri. La serie con Isaiah
Washington (“Grey’s Anatomy”), Henry
Ian Cusick (“Lost”) e l’australiana emergente Eliza Taylor è già stata rinnovata per la 2° stagione, ha ricevuto
la nomination agli ultimi Emmy Awards per i “migliori effetti speciali” ed è
già tra i trend-topic sui social network.
In “Believe” di J.J. Abrams e del Premio Oscar Alfonso Cuarón (PREMIUM ACTION dal 12 novembre) è protagonista una ragazzina dotata di poteri sovrannaturali che intraprende una fuga on the road con un condannato a morte per un crimine non commesso. Tra “Fringe” dello stesso Abrams e “Il Fuggitivo”, emerge la debuttante Johnny Sequoyah nei panni della protagonista decenne. Nel cast fa capolino Kyle McLachlan (“Twin Peaks”). Cuarón, regista premio Oscar di “Gravity” al cinema, dirige la puntata-pilota.
I PROSEGUIMENTI DI CULTO IN PRIMA TV
Che
il progresso della scienza sia uno dei nuovi trend seriali degli ultimi anni lo
prova anche la 2° stagione inedita di “Orphan Black”, in onda su PREMIUM ACTION
dal 15 novembre e già inserita dal prestigioso “Entertainment Weekly” tra le “3 miglior serie della scorsa stagione”.
La storia è quella di Sarah Manning (interpretata dall’astro nascente Tatiana Maslany), una ragazza orfana
che, dopo avere assunto l’identità di una persona a lei straordinariamente
somigliante, scopre di essere frutto di un esperimento scientifico.
A
tener alta la bandiera dei super-eroi ci pensa sempre “Arrow”, la serie tv più
vista in Italia nel 2013 e nel 2014
che torna con l’attesa 3° stagione inedita su PREMIUM ACTION dal 20 ottobre, in onda a pochi giorni dalla trasmissione
americana in lingua originale con i sottotitoli.
E’ giunta alla 5° stagione (inedita su
PREMIUM ACTION) “Covert Affairs”, forte della complicità
tra gli agenti Annie Walker (Piper
Perabo) e Auggie Anderson (Christopher
Gorham).
Il
fuoco cammina ancora con loro. I pompieri al centro di “Chicago Fire” di Dick Wolf
(“Law&Order”) infiammano gli animi anche nella 2° stagione inedita (dal 24 ottobre).
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