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venerdì 30 gennaio 2009

NEWS - Jessica Alba, lezione da Nobel alle malelingue
Elmar Burchia per "Corriere.it"
Bella e pure intelligente: Jessica Alba sa il fatto suo, più di molti giornalisti affermati e di qualche intellettuale. La 27enne è in questi giorni al centro di vivaci discussioni su molti blog e il video di una sua recente intervista tv, tra i più cliccati della Rete. La Svizzera non è l'unico paese rimasto neutrale durante la Seconda Guerra Mondiale, ha affermato la splendida protagonista di Sin City. E aveva ragione. Ma andiamo con ordine: il 20 gennaio scorso durante un party per l'Inauguration Day di Obama a Washington, l'attrice ha avuto uno scambio molto acceso con un reporter della Fox. Invertendo i ruoli Jessica ha chiesto al cronista quale fosse secondo lui la caratteristica più grande del presidente Barack Obama? E davanti all'ostinato silenzio del giornalista l'attrice ha esclamato: «Ohh, ho capito, fai il neutrale. Fai come gli svedesi». «La Svezia neutrale? Jessica era la Svizzera il Paese neutrale nella Seconda Guerra Mondiale», ha commentato ironicamente il noto (e spesso controverso) anchorman della Fox, Bill O'Reilly, che ha ripreso l'intervista trasmettendola nel suo show serale sulla Fox. La giovane mamma è stata bollata come «la sciocca di turno» anche dal popolare portale di gossip Tmz.com. Dal suo blog su Myspace l'attrice ha però prontamente risposto alla burla pubblicando un video: «La settimana scorsa, il signor Bill O'Reilly e aluni siti di grande spessore hanno insinuato che io abbia fatto la figura della tonta affermando che la Svezia fosse stato un Paese neutrale. Apprezzo molto il fatto che il suddetto sia un conduttore e che i siti di gossip siano pieni di giornalisti intelligenti, ma seriamente..., è così deprimente che pensiate che durante la Seconda Guerra Mondiale l'unico Paese neutrale fosse stata solo la Svizzera». In quel periodo storico la Svezia era, di fatto, neutrale assieme anche alla Svizzera. E dopo aver consultato i libri di storia TMZ.com non ha potuto far altro che pubblicare le proprie scuse nei confronti di Jessica Alba. Insomma, la "fantastica" Jessica è stata promossa a pieni voti, sia in storia che sul web.
NEWS - Da domani tutti con la Fringetta. Partono gli "X-Files" di JJ Abrams
(ANSA) - ROMA - In attesa che "Star Trek" atterri l'8 maggio al cinema, il geniale J.J. Abrams, autore tra l'altro di "Alias" e "Lost", torna in tv con "Fringe". Sci Fi presenta in anteprima assoluta il nuovo serial televisivo statunitense ideato e co-prodotto da Abrams, in onda nello spazio dedicato alla fantascienza e all'ignoto su Steel (Premium Gallery sul digitale terrestre) a partire dal 31 gennaio alle 21.00 con l'episodio pilota di due ore e poi ogni sabato con un episodio in prima serata. Un volo internazionale che atterra misteriosamente con tutti i passeggeri e l'equipaggio morti. Un agente dell'FBI che indaga. Una sconvolgente verita' che sta per essere scoperta: questo il plot di "Fringe" che ha esordito negli Stati Uniti lo scorso settembre, guadagnando l'attenzione di oltre 9 milioni di telespettatori. Creato dal team che ha realizzato "Star Trek", "Mission Impossibile: III", "Alias" e "Lost" - J.J. Abrams, Roberto Orci e Alex Kurtzman - e prodotto da Jeff Pinkner e Bryan Burk, "Fringe" esplora la sottile linea che separa la realta' dal mondo dell'ignoto. Un'operazione di marketing sul sito www.scifichannel.it accompagna il lancio della serie: il quiz di Fringe, on line a partire dal 31 gennaio. Basta iscriversi alla community di Sci Fi per partecipare al gioco Questo l'avvio: quando il volo internazionale 627 atterra all'aeroporto di Boston con tutti i passeggeri e i componenti dell'equipaggio morti, l'agente speciale dell'Fbi Olivia Dunham (Anna Torv) e' chiamata per risolvere il caso. La ricerca la portera' a chiedere l'aiuto del Dott. Walter Bishop (John Noble). C'e' solo un problema: il Dott. Bishop e' rinchiuso da 20 anni in un istituto di igiene mentale e l'unica possibilita' per farlo uscire e' chiedere l'aiuto del figlio dello scienziato, Peter Bishop (Joshua Jackson). Con l'appoggio dell'agente Phillip Broyles (Lance Reddick), il trio scoprira' che cio' che e' accaduto in quel fatale volo e' solo un piccolo tassello di una piu' grande e sconvolgente verita'.

giovedì 29 gennaio 2009

NEWS - ER finalone cor botto! Non solo Clooney: anche Susan Sarandon nel serial medico stracult!
LOS ANGELES - Non solo George Clooney apparira' nella stagione che segna la fine di 'ER'. Secondo E! Online, che cita fonti riservate, anche Susan Saranadon avrebbe acconsentito a un cameo e l'episodio nel quale apparira' a fianco al Dr. Ross sarebbe gia' stato girato. Clooney ha deciso di tornare nel ruolo che gli diede tanto successo per celebrare la serie tv, la 15esima stagione sara' l'ultima di 'ER'. La Sarandon e' gia' apparsa in passato in 'Friends'. (Agr)

mercoledì 28 gennaio 2009

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Che Sberla! Il film di "A Team" si farà: nuovo regista, i fratelli Ridley e Tony Scott alla produzione (gasp!), il team reduce dall'Iraq (non del Vietnam)
Roma, 28 gen. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - Annunciato dalla 20th Century Fox per il prossimo giugno l'inizio riprese dell'adattamento cinematografico della popolare serie tv anni '80
'A-Team', che inizialmente avrebbe dovuto dirigere John Singleton. Sfumati gli accordi, che avevano portato ad una prima stesura dello script da parte di Skip Woods, il film passa ora nelle mani di Joe Carnahan (regista del recente 'Pride and Glory', momentaneamente bloccato con la produzione di 'Killing Pablo', film sul narcotrafficante colombiano Escobar), che revisionera' la sceneggiatura insieme a Brian Bloom. In produzione i fratelli Ridley e Tony Scott, con Jules Daly e Stephen J. Cannell. Ancora da definire il cast, mentre sembra sicuro che a differenza della serie i quattro protagonisti non saranno veterani del Vietnam, bensi' reduci della guerra in Iraq.

martedì 27 gennaio 2009

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Big Bang Obama: i telefilm del 2009 verso la nuova frontiera
La domanda è fatalmente fondamentale: quale sarà l'America post-Obama dei telefilm? Dopo un anno di "stagnazione" dovuta in gran parte allo sciopero degli sceneggiatori, il 2009 si profila come l'anno più interessante per le serie tv a "stelle e strisce", di gran lunga lo specchio più fedele delle tendenze socio-culturali di un paese che vive una rivoluzione senza traumi apparenti, anche se sempre di rivuluzione si tratta. Saprà il piccolo schermo - come ha sempre fatto in passato - tastare il polso del cambiamento? O addirittura anticipare il vento? Se non altro la percentuale più bassa degli ultimi 10 anni di afroamericani presenti nel prime-time seriale è destinata a risalire. Così come la recessione segna già i primi tagli: le serie di midseason della ABC come "Castle" con Nathan Fillion e "The Unusuals" con Amber Tamblyn, hanno ridotto la produzione da 13 a 10 episodi. Ma è dal punto di vista dei contenuti che si gioca la posta più alta. Dopo le elezioni del primo Presidente di colore - successivo comunque al David Palmer di "24" - gli scenari a puntate sembrano conoscere una nuova frontiera in cui le serie tv di oggi o dell'altro ieri sembrano roba vecchia da mettere in soffitta. In quest'ottica, la trasposizione sul piccolo schermo di "Crash" di Paul Haggis, sebbene scritta qualche mese fa, appare quantomeno anacronistica: ha ancora senso parlare di razzismo alla vigilia di un New Deal che rischia di far ricordare Bush come il nome di un detersivo vintage? Se lo stesso rischio corrono le prime stagioni di "30 Rock", non è così per le ultime (anche grazie all'imitazione inimitabile di Sarah Palin da parte di Tina Fey, la quale ha donato nuova linfa alla sit-com). "Gossip Girl" potrebbe assurgere a modello per eccellenza di telefilm pre-Barack: dall'alto dei grattacieli di Manhattan si fa fatica a scorgere la nuova America arrancante della crisi economica, più alla moda di qualsiasi griffe all'ultimo grido. Sarah Connors che cita le Torri Gemelle nella puntata pilota di "Terminator" è straniante: combatte per il futuro, fugge dal passato ma si scorda di vivere il presente. Anche "Journeyman", nei suoi flashback vissuti in carne ed ossa, evita accuratamente qualsiasi indizio di attualità (già si barcamena tra due donne sospese tra presente e passato, figuriamoci se si può occupare di un "terzo incomodo" accomodato da poco nella Stanza Ovale!). Ci si chiede se vedremo mai più serie pro-edonismo come "Cashmere Mafia" o "Lipstick Jungle", mentre "Sex and the City" - che si apriva nel telefilm citando Rudolph Giuliani - può sopravvivere al nuovo corso nei suoi aggiornamenti cinematografici (un amante di colore per Carrie farebbe più scalpore di uno stallone afro-americano per Samantha...). Probabile un giro di boa anche per i seguitissimi procedural dagli acronimi altisonanti: l'arrivo di Laurence Fishburne al posto di Petersen-Grissom a "CSI: Scena del crimine" è un indizio...Se Wisteria Lane è forse oggi la strada dove nessun americano si stupirebbe di veder passeggiare Obama, non trova conferma al momento la notizia di una possibile partecipazione delle figlie del neo-presidente all'amata serie "Hannah Montana" (a meno che la White House, già declinata in "casino bianco" da Clinton, non voglia diventare la nuova Disneyland). I veri "Mad Men" non vivono negli anni '60, ma alla Lehman Brothers. Suggerisco sommessamente il titolo per una serie al "brucio" dell'attualità: "Lehman Brothers&Sisters". Basta che non lo facciate sapere a qualche produttore italiano: la intitolerebbe "La Famiglia Lemanno", la ambienterebbe in Corso Como e direbbe che non ha alcun riferimento con la realtà americana. Salvo un Presidente della Repubblica abbronzato interpretato da Carlo Conti. (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Gennaio)

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