Viewers last month

venerdì 23 giugno 2017

NEWS - Una Grande Mela per tutti. Approvata agevolazione economica per le serie tv che ingaggiano donne e persone di colore (e minoranze in genere) di New York
News tratta da "Variety"
New York’s state Assembly and Senate have passed a bill backed by the DGA and WGA East that would create a tax incentive program for TV shows that hire women and people of color in top writing and directing positionsThe bill will now head to New York Gov. Andrew Cuomo to sign. Cuomo has been a strong supporter of New York’s entertainment community and tax incentive programs to grow the volume of production in the Empire State. The next big hurdle will be getting $5 million set aside in the state’s budget to fund the credit. WGA East and DGA leaders hailed state Senator Marisol Alcantara and Assemblyman Marcos Crespo for guiding the bill through their respective chambers. The bill is the first of its kind in the nation in linking a tax incentive to a diversity hiring program“People in the TV industry have understood for years that enhancing the diversity of writing and directing improves the stories that appear on screen,” said Lowell Peterson, executive director of the Writers Guild of America, East. “The missing link for policymakers has been putting money at the point of hire, and this legislation is an important step in that direction.” Neil Dudich, Eastern exec director of the DGA, said the bill was an effort to address the persistence of “imbalanced hiring practices” in TV. Despite the enormous growth of series in production, DGA and WGA stats still show a relatively low rate of participation in high-level TV production jobs by women and minorities“By encouraging studios, networks and producers to discover the talented New York TV directors and writers that are out there in abundance, this bill can be a meaningful step forward in establishing a level playing field for all,” Dudich said.

giovedì 22 giugno 2017

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Udite, udite! E' giunta l'ora del film di "Downton Abbey" (prossimo anno...che con questo caldo sembrerà un secolo)

News tratta da "TvLine"
Less than two years after the Crawleys bade farewell to their international audience, a plan is in motion to reopen the doors of Downton Abbey. “There’s a movie in the works,” Michael Edelstein, president at NBCUniversal International Studios, told the Associated Press this week at the opening of Downton Abbey: The Exhibition in Singapore. “It’s been in the works for some time. We are working on getting the script right, and then we’ve got to figure out how to get the [cast] together. … But we’re hopeful to make a movie sometime next year.” But getting the original stars back together could be easier said than done. When asked about the movie’s prospects, Sophie McShera (who played cook Daisy Mason) told the AP, “We have no idea if it’s happening … but we would all love to be part of the film if it was to happen.” Laura Carmichael (aka Lady Edith) also quipped, “Tell my agent, because we’re still waiting to know [if the movie is coming together]. We’re hoping that will happen soon.” Many cast members from the British import, which aired Stateside on PBS from Jan. 2011 to March 2016, have already gone on to other projects since the show wrapped production: Michelle Dockery (aka Lady Mary Crawley) is now stirring up trouble on TNT’s Good Behavior; Dan Stevens (the late, great Matthew Crawley) is headlining FX’s Legion; and Brendan Coyle (John Bates) is cleaning up on the Esquire Network’s Spotless.

mercoledì 21 giugno 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Homeland" e "House of Cards", due facce della stessa America di oggi
"Dopo le «trasferte» in Iraq, Pakistan e in Germania, Homeland torna in America, a New York. Nella sesta stagione della serie che ha avuto il coraggio di affrontare temi come il terrorismo islamico o il senso di angoscia di un Occidente che si scopre fatalmente vulnerabile, Carrie Mathison (Claire Danes) sta vivendo una sorta di espiazione, i suoi disturbi bipolari fanno ora di lei una crocerossina (Fox HD, luned'i, ore 21). Se fino alla quinta stagione, gli ideatori Howard Gordon e Alex Gansa si erano dimostrati formidabili conoscitori di politica estera e di terrorismo internazionale (anticipando situazioni che poi si sono tragicamente avverate), adesso affrontano problemi che riguardano gli Stati Uniti. Carrie, infatti, lavora con Otto During (Sebastian Koch), il mecenate che con la sua fondazione si occupa di proteggere persone perseguitate a vario titolo. In particolare, Carrie segue il caso di un ragazzo musulmano di nazionalità statunitense, che viene arrestato dall'Fbi in quanto ritenuto filo-jihadista. E sappiamo quanto il tema sia cruciale nell'America di Donald Trump. Una seconda storyline, non meno importante, è quella che riguarda Peter Quinn (Rupert Friend), l'alter ego di Carrie ed ex braccio armato della Cía, ora ricoverato in ospedale per la riabilitazione dopo aver rischiato a Berlino di essere ucciso con il gas nervino dagli jihadisti. Carrie vuole aiutarlo in tutti i modi, anche se gli esiti sono frustranti. Se House of Cards è un racconto sul potere (il potere che va conquistato a ogni costo, il potere che non sazia mai, il potere come eros, il potere per il potere), Homeland è un febbrile, quotidiano confronto con la realtà, giocato sui registri del realismo, dell'angoscia, dello spaesamento, dei sensi di colpa. Per questo può anche permettersi di sbagliare previsioni: nella serie il presidente eletto è una donna, nella realtà una variante impazzita". (Aldo Grasso)

martedì 20 giugno 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
Con "I love Dick" si scopre la...scopata concettuale (una volta era "senza cerniera")
"Dick è manzo. Scopate concettuali e passioni divoranti (con stalkeraggio) nell'ultima serie di Soloway. Oh madonna, è terribile. Così lento". Dialogo in italiano, in una serie americana. Due selezionatori della mostra di Venezia stanno guardando, slogandosi la mascella, un film di Chris Kraus, regista femminista e sperimentale, nel bianco e nero che attira l'aggettivo "rigoroso". Accade nella serie "I love Dick" (su Amazon). L'ultimo lavoro di Jill Soloway che cominciò come sceneggiatrice per i becchini di "Six Feet Under". E' diventata celebre con "Transparent", la serie sul padre di famiglia che annuncia: ho sempre voluto vestirmi da donna, ora che siete grandi lo farò. Per l'occasione ha rispolverato un romanzo di Chris Kraus uscito nel 1997, appunto "I love Dick", celebrato e poi dimenticato (esce da Neri Pozza). Spara altissimo il Guardian: "Il più importante romanzo sugli uomini e le donne del Novecento", imitato dal New Yorker e da Rick Moody, brillante romanziere che riconobbe un suo antenato in un racconto di Nathaniel Hawthorne, "Il velo nero del pastore". In materia di uomini e donne non ci sentiamo di garantire. Abbiamo goduto invece la satira sul postmodernismo e sugli intellettuali. Da accoppiare al film vincitore del Festival di Cannes, "The Square" di Ruben Ostlund. Lì c'erano artistici mucchietti di ghiaia, qui al museo viene esposto un mattone. Quando cade e va in pezzi, panico generale: e adesso chi lo dice all'artista? Scrittrice, regista, docente di cinema all'European Graduate School di Saas-Fee(stazione sciistica Svizzera, l'altro campus è a Malta) Chris Kraus racconta la sua passione divorante per un certo Dick. Completa di stalkeraggio pesante, via lettere e avance, con la complicità del marito francese Sylvère: quindici anni di più e una certa stanchezza sessuale. Però, essendo intellettuali, si raccontano ogni cosa e inventano "The Conceptual Fuck", la scopata concettuale. Neanche Dick è un personaggio di fantasia. Nella realtà si chiama Dick Hebdige, professore di Art e Media Studies all'Università di Santa Barbara, California. Inglese, non aveva trent'anni quando diventò famoso studiando i punk ("Sottocultura. Il fascino di uno stile innaturale", da Costa e Nolan). Poi si è occupato di "desert studies", roba che non riusciamo neanche a immaginare, e di performative criticism (forse vuol dire che un critico invece di scrivere si scatena in un dripping à la Pollock). Jill Soloway se ne frega di Derrida e della "fiction teoretica" — si dice cosi, tra i philosophes, quando una persecuzione amorosa produce abbastanza lettere da ricavarne un'opera d'arte alla Sophie Calle (la performer che ha arruolato 107 attrici per leggere il messaggio di un uomo che la piantò). Sposta la storia a Marfa, Texas, dove la coppia vive per qualche mese in una comunità di artiste, tutte femministe e tutte scatenate, molto somiglianti a Clara Charnofsky, prima moglie di Barney Panofsky in "La versione di Barney". Parlano di cross-pollination tra le arti, e intanto come Chris Kraus non riescono a staccare gli occhi da Dick, l'attore Kevin Bacon in versione — come si potrebbe dire? non viene in mente altra parola che "manzo"". (Mariarosa Mancuso)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

Lick it or Leave it!