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venerdì 18 novembre 2016

NEWS - Achtung, compagni! Il più grande oscuramento di siti illegali di serie tv di settimana scorsa è solo l'inizio: la Guardia di Finanza vuole scovare i pirati del web (reato penale e multe oltre i 2000 euro) e rintracciare chi scarica e i fornitori (i provider mantengono i dati di flusso). In Francia a chi viene beccato tagliano internet come fosse un'evirazione...

Articolo tratto da Vice.com
La scorsa settimana la Guardia di Finanza, su disposizione del gip del Tribunale di Roma, ha effettuato il più grande oscuramento congiunto di siti illegali che offrono contenuti in streaming e downloadIn poche ore è stato impedito l'accesso a più siti internet che nei tre anni precedenti, ma non è soltanto il numero a far pensare che ci sia stato un giro di vite significativo nella lotta alla pirateria online. Le nuove misure, infatti, cercano di risalire a ritroso la china del denaro ottenuto da questi siti per rintracciare gli individui che vi si nascondo dietro. Questo cambiamento di strategia sarà realmente in grado di mettere fine all'epoca in cui ogni singolo contenuto video era reperibile gratis online con estrema facilità? E al di là di questo, le conseguenze riguarderanno solamente i fornitori di questi servizi illegali? Cosa rischia effettivamente chi scarica un film illegalmente—e magari lo ricondivide in sistemi di peer-to-peer—o lo guarda direttamente in streaming?
Per capirlo ho contattato l'avvocato Fulvio Sarzana, esperto in diritto delle nuove tecnologie, che da anni cura un blog in cui si occupa di questi temi. Ho cercato di riassumere quello che mi ha detto in una serie di punti principali, in modo da sintetizzare la situazione della pirateria online e dei rischi reali che si corrono utilizzandola in Italia.
Innanzitutto si deve distinguere il tipo di comportamento degli utenti che utilizzano questi contenuti: "la norma approvata nel 2005 in materia, che ha introdotto sostanzialmente nel nostro ordinamento le fattispecie di downloading e uploading di materiale protetto dal diritto d'autore su internet, pone una differenza sostanziale," mi ha detto l'avvocato Sarzana. Di fatto, chi guarda film o serie tv in streaming, o compie un download per utilizzo personale e singolo, non rischia praticamente niente. E questo anche per una semplice questione pratica: "le forze dell'ordine sono principalmente concentrate nell'individuazione di coloro che offrono questi servizi—tentare di perseguire migliaia di utenti sarebbe veramente complicato—ed è quindi l'upload a rappresentare la differenza sostanziale per il rischio di essere individuati."

Visto che l'utente che compie download non risponde, se non con delle sanzioni amministrative abbastanza blande, il tipo di servizio che utilizza non fa alcuna differenza. Sia che utilizzi un sito illegale per guardare una partita di Champions in streaming, sia che scarichi la prima stagione di Narcos. Per come stanno le cose, insomma, fruire di questi contenuti senza condividerli su internet allontana realmente ogni potenziale ritorsione legale, anche se in teoria si sta comunque compiendo un illecito che prevederebbe una sanzione amministrativa. "In altri paesi, invece, come la Francia, si arriva anche a tagliare la rete internet a chi scarica". 
Se è l'upload a fare la differenza, resta comunque da capire cosa rischiano tutti gli utenti che partecipano ai circuiti di peer-to-peer. In questo caso, è la finalità dell'upload a essere discriminante.

"Chi immette su sistemi di file-sharing contenuti protetti dal diritto d'autore, senza scopi di lucro, rischia una sanzione penale. Ma è una sanzione di tipo pecuniario—fino a 2065 euro—che non prevede la reclusione."

Chi invece lo fa con scopi di lucro, va incontro a un procedimento che prevede la reclusione; è questa la categoria verso cui si concentrano maggiormente le azioni della Guardia di Finanza, per ridurre appunto l'afflusso di questi contenuti.  
I provider che ci danno accesso a internet conservano tutti i nostri dati di navigazione, e questo teoricamente potrebbe essere un fattore importante.

"Questi dati vengono utilizzati dalle grandi major per monitorare, più o meno legalmente, il compimento di determinati comportamenti. In realtà sarebbero dati protetti dalla privacy, però si discute da tempo—senza che qualcuno abbia mai portato prove reali—sul fatto che alcune società riescano a sapere quali sono gli utenti che scaricano."

Il Caso Peppermint, da questo punto di vista, è abbastanza significativo: l'etichetta discografica tedesca nel 2006 accusò più di 3.600 utenti per aver illegalmente condiviso file su cui esercitava il diritto d'autore, con la complicità dei loro provider. Il Garante della privacy, però, stabilì l'illegalità dei dati raccolti.

Per quanto riguarda invece l'ipotetico pericolo che qualcuno utilizzi una rete wi-fi pubblica—oppure sottraendo la password a un privato—per scaricare file protetti da diritto d'autore o per gestire il proprio sito di sharing, la normativa non prevede sanzioni a carico di coloro che posseggono la linea. "La responsabilità del provider si riferisce all'hosting, e quindi colui che risponde dell'infrazione è l'utente".
Al di là della mole di siti sequestrati, quest'ultima operazione della Guardia di Finanza prevede anche un salto di qualità nel tipo di procedimento utilizzato per perseguire coloro che lucrano grazie a questi siti.

"Le Forze dell'Ordine vogliono innanzitutto riuscire a identificare chi opera dietro questi siti grazie ai flussi di denaro, e dimostrare che spesso questi individui si trovano in Italia. Per poi contestargli una serie di reati congiunti."

Questo tipo di provvedimenti potrebbe insomma portare alla fine del meccanismo secondo il quale un sito sequestrato viene riaperto dopo poche ore utilizzando un altro url, perché finalmente si arriverebbe a individuare i responsabili. Con l'inasprimento delle conseguenze, poi, ci sarebbe probabilmente una diminuzione netta dell'offerta. In realtà, però, non si può essere così netti nel decretare l'imminente morte del fenomeno.
Secondo Sarzana, però, lo sviluppo della questione coinvolge anche altre dinamiche. "Uno dei problemi reali che alimenta la pirateria online, però, rimane intatto: ovvero l'inadeguatezza dei servizi legali. Se non cambieranno questi servizi—rendendoli cioè più accessibili, funzionali, ed economici—sarà difficile arginare totalmente il fenomeno."

giovedì 17 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LA STAMPA
Con "Westworld" conta più l'atmosfera che il resto
"L'ultimo giocattolo della tv si spinge in una zona d'ombra difficile da decifrare. Westworld, ambiziosa serie della Hbo in onda in contemporanea negli Stati Uniti e in Italia, porta nel titolo, «Dove tutto è concesso», le istruzioni per l'uso. Solo che la mappa è molto meno chiara di quanto possa sembrare. L'elaborato parco dei divertimenti a tema western si trasforma ogni dieci minuti in un bagno di sangue festeggiato con stupri e violenze. E il limite non esiste perché tutta questa brutalità, venata di vago romanticismo e interrotta solo da lunghe occhiate languide, non si sfoga contro degli esseri umani ma contro delle sofisticate macchine. Quindi, appunto, vale tutto. Molti personaggi non fanno che ripeterlo ad amici più timidi: «E disegnato apposta per farti divertire, lasciati andare, non è reale» ed è pure girato per non essere mai neanche vagamente verosimile. Non esiste nemmeno una realtà contemporanea da contrapporre alla mattanza del vecchio west, si vedono solo gli uomini che vivono dietro al parco e lo controllano e nulla si sa dell'epoca e del luogo in cui si muovono. Gli androidi dalle sembianze perfettamente umane stanno quasi tutto il tempo nudi, in officina, dove una serie di programmatori psicologi, tutti fuori controllo, impartiscono ordini surreali del tipo: «Togli la parte emotiva». E poi cancellano ogni giornata dalla memoria dei cyborg. È un fumetto e la responsabilità non trova radici, scivola, perde di senso. Eppure la domanda di fondo torna: ma davvero avrebbe senso pagare quasi 40 mila euro al giorno per poi sparare a tutto quello che si muove e violentare quel che resta in piedi? Preoccupati che il quesito contagi l'audience, gli attori iniziano a rivelare trame e dettagli per chiarire che nulla è gratuito e del resto pure il copione rispecchia l'idea perché segue letteralmente il percorso di un labirinto che appare fra le mani di diversi ospiti. Trovare un senso nel disegno della fiction avrebbe poco senso: da Twin Peaks a Lost ormai si è capito che conta l'atmosfera, l'idea di fondo. L'evoluzione della storia non è poi così importante in molta parte delle serie contemporanee. Però, in una scenografia dove il fondale cambia, le intenzioni pure, i protagonisti si perdono e le menti dietro il progetto sono logorate dai segreti, dare un peso a quel che è giusto diventa complicatissimo. Il padre del baccanale, interpretato da Anthony Hopkins, non aiuta. Tanto memo il visitatore seriale con la faccia di Ed Harris e nemmeno un nome a disposizione. Per sciogliere qualche nodo e capire se il fascino supera l'imbarazzo o viceversa bisogna andare alle radici dell'idea. Westworld è figlio di una visione più arcaica già diventata film nel 1973 grazie alla regia di Michael Crichton che ha scritto il soggetto originale. La realizzazione non lo aveva soddisfatto e in realtà lui si era tolto lo sfizio di un parco degenerato con JurassicPark, diciassette anni dopo. Gli avevano proposto un remake di Westworld, ha rifiutato. II primo a cui hanno offerto la direzione del remake è stato Quentin Tarantino e pure lui ha deciso di stare alla larga. Più raffinati diventavano i mezzi e più rischioso si faceva il programma. C'erano tutti gli elementi del fiasco e invece la serie ha successo. Esordio sopra le aspettative, nessun rimpianto per Game of Thrones, che ha creato persino casi di inspiegabile dipendenza, seconda stagione più o meno concordata nonostante i costi. Il giocattolone perverso funziona, il sangue finto è catartico, peccato che alla quinta puntata ormai sia chiaro che le intelligenze artificiali hanno imparato pure a provare emozioni e anche quando vengono resettate mantengono psichedelici ricordi. Quindi prenderle a pistolettate e trascinarle per i capelli torna a essere un reato. Non proprio, la sceneggiatura ci risparmia il voyerismo illecito. Gli ospiti non sanno che le macchine stanno assimilando sentimenti, se la godono. Con quel che costa il soggiorno. Il pubblico è adulto e consenziente ed è lo stesso che chatta on line raccontando frottole in cambio di sesso virtuale. Il senso di colpa per quel che non è reale lo ha perso almeno da una generazione". (Giulia Zonca, 31.10.2016)

lunedì 14 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Game of Silence", il primo adattamento Usa di una serie turca
"Quattro ragazzini (Jackson, Gil, Shawn e Boots), cresciuti nel sobborgo di Brennan, vicino a Houston, trascorrono insieme le loro estati: è il 1988, e in seguito a un incidente fatto con un'auto che non avrebbero dovuto guidare, le loro vite cambieranno per sempre. Quasi trent'anni dopo, Jackson (David Lyons) è un avvocato di successo a Houston, che sta per sposarsi e diventare socio del suo studio legale. Ed ecco che all'improvviso quel passato ritorna, con Gil (Michael Raymond-James) e Shawn (Larenz Tate) che chiedono il suo aiuto per far uscire Boots (Derek Phillips) dal carcere. «Game of Silence» (Premium Stories, mercoledì, ore 21.10) è il racconto del lento riemergere, per Jackson, di brutti ricordi che sembravano sepolti ma in realtà erano lì sotto la superficie, del dolore e della violenza vissuti da adolescenti, della ricerca tardiva di vendetta. Accompagnati dalla voce fuori campo, scopriamo così che dopo l'incidente i 4 ragazzini sono stati mandati, «come agnelli al massacro», nell'istituto penale minorile di Quitman, un luogo infernale dove la legge è sospesa, gli abusi all'ordine del giorno, il traffico di droga e gli intrecci con la politica tutt'altro che chiari. In una continua sovrapposizione di piani, tra passato e presente, rivediamo quei fatti negli occhi e nelle azioni degli adulti, alla ricerca di una giustizia che richiederà altra fatica, altri segreti e altra violenza. Al di là della fattura della serie, che alterna parti di maniera e scene capaci di costruire vera tensione, «Game of Silence» è il primo adattamento americano di una serie originale turca, «Suskunlar». Come racconta uno speciale di Link. Idee per la tv, la Turchia è un distretto sempre più rilevante nei mercati W globali, forte nell'esportazione di fiction, e il remake per un network americano è stato un atto simbolico forte. Anche se è durato solo il tempo di una stagione". (Aldo Grasso, 21.10.2016)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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