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mercoledì 18 aprile 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! Spock risorge nella 2° stagione di "Star Trek: Discovery"

News tratta da "Uproxx"
The dream of a Quentin Tarantino-directed film is on hold for now, but Star Trek fans have something else to look forward to: Star Trek: Discovery season two. The inaugural 15-episode run ended on a stunning twist, and speaking of surprises, while recently speaking at the El Paso Comic Con, actor-director-bearded First Officer Jonathan Frakes announced some of the familiar names who will appear in the sophomore season of the CBS All Access series.
According to Justin Oser, the host of the Star Trek: The Next Generation show “Earl Grey” on Trek FM, Frakes confirmed that Anson Mount will appear in the second episode as Captain Christopher Pike and that the episode will include Spock. However, he did not confirm that it would be the adult Spock, who would be science officer aboard the Enterprise at the time Star Trek: Discovery takes place, but that a younger Spock would be featured in flashbacks along with his foster sister, Michael Burnham. (Via Comic Book)
Many young actors have donned the pointy Vulcan ears over the years, but the role of Spock is synonymous with two actors: Leonard Nimoy, who sadly passed away in 2015, and Zachary Quinto, who’s waiting for another film. But whoever the Discovery producers pick, he’d better have good dance moves.

giovedì 17 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LA STAMPA
Con "Westworld" conta più l'atmosfera che il resto
"L'ultimo giocattolo della tv si spinge in una zona d'ombra difficile da decifrare. Westworld, ambiziosa serie della Hbo in onda in contemporanea negli Stati Uniti e in Italia, porta nel titolo, «Dove tutto è concesso», le istruzioni per l'uso. Solo che la mappa è molto meno chiara di quanto possa sembrare. L'elaborato parco dei divertimenti a tema western si trasforma ogni dieci minuti in un bagno di sangue festeggiato con stupri e violenze. E il limite non esiste perché tutta questa brutalità, venata di vago romanticismo e interrotta solo da lunghe occhiate languide, non si sfoga contro degli esseri umani ma contro delle sofisticate macchine. Quindi, appunto, vale tutto. Molti personaggi non fanno che ripeterlo ad amici più timidi: «E disegnato apposta per farti divertire, lasciati andare, non è reale» ed è pure girato per non essere mai neanche vagamente verosimile. Non esiste nemmeno una realtà contemporanea da contrapporre alla mattanza del vecchio west, si vedono solo gli uomini che vivono dietro al parco e lo controllano e nulla si sa dell'epoca e del luogo in cui si muovono. Gli androidi dalle sembianze perfettamente umane stanno quasi tutto il tempo nudi, in officina, dove una serie di programmatori psicologi, tutti fuori controllo, impartiscono ordini surreali del tipo: «Togli la parte emotiva». E poi cancellano ogni giornata dalla memoria dei cyborg. È un fumetto e la responsabilità non trova radici, scivola, perde di senso. Eppure la domanda di fondo torna: ma davvero avrebbe senso pagare quasi 40 mila euro al giorno per poi sparare a tutto quello che si muove e violentare quel che resta in piedi? Preoccupati che il quesito contagi l'audience, gli attori iniziano a rivelare trame e dettagli per chiarire che nulla è gratuito e del resto pure il copione rispecchia l'idea perché segue letteralmente il percorso di un labirinto che appare fra le mani di diversi ospiti. Trovare un senso nel disegno della fiction avrebbe poco senso: da Twin Peaks a Lost ormai si è capito che conta l'atmosfera, l'idea di fondo. L'evoluzione della storia non è poi così importante in molta parte delle serie contemporanee. Però, in una scenografia dove il fondale cambia, le intenzioni pure, i protagonisti si perdono e le menti dietro il progetto sono logorate dai segreti, dare un peso a quel che è giusto diventa complicatissimo. Il padre del baccanale, interpretato da Anthony Hopkins, non aiuta. Tanto memo il visitatore seriale con la faccia di Ed Harris e nemmeno un nome a disposizione. Per sciogliere qualche nodo e capire se il fascino supera l'imbarazzo o viceversa bisogna andare alle radici dell'idea. Westworld è figlio di una visione più arcaica già diventata film nel 1973 grazie alla regia di Michael Crichton che ha scritto il soggetto originale. La realizzazione non lo aveva soddisfatto e in realtà lui si era tolto lo sfizio di un parco degenerato con JurassicPark, diciassette anni dopo. Gli avevano proposto un remake di Westworld, ha rifiutato. II primo a cui hanno offerto la direzione del remake è stato Quentin Tarantino e pure lui ha deciso di stare alla larga. Più raffinati diventavano i mezzi e più rischioso si faceva il programma. C'erano tutti gli elementi del fiasco e invece la serie ha successo. Esordio sopra le aspettative, nessun rimpianto per Game of Thrones, che ha creato persino casi di inspiegabile dipendenza, seconda stagione più o meno concordata nonostante i costi. Il giocattolone perverso funziona, il sangue finto è catartico, peccato che alla quinta puntata ormai sia chiaro che le intelligenze artificiali hanno imparato pure a provare emozioni e anche quando vengono resettate mantengono psichedelici ricordi. Quindi prenderle a pistolettate e trascinarle per i capelli torna a essere un reato. Non proprio, la sceneggiatura ci risparmia il voyerismo illecito. Gli ospiti non sanno che le macchine stanno assimilando sentimenti, se la godono. Con quel che costa il soggiorno. Il pubblico è adulto e consenziente ed è lo stesso che chatta on line raccontando frottole in cambio di sesso virtuale. Il senso di colpa per quel che non è reale lo ha perso almeno da una generazione". (Giulia Zonca, 31.10.2016)

giovedì 8 gennaio 2015

NEWS - Attenti al lupo! Da stasera su Mya "Hemlock Grove" del guru horror Eli Roth (Netflix li fa e poi li sparge...) 
Parte l’8 gennaio in anteprima assoluta su Mya “Hemlock Grove”, la serie sui licantropi targata Netflix firmata dal mago del genere horror Eli Roth (già dietro le quinte di “Hostel” con Tarantino). L’appuntamento è per ogni giovedì in prima serata. Nella fittizia cittadina del titolo viene trovata una ragazza del liceo parzialmente smembrata nei pressi dell'acciaieria dismessa di proprietà della famiglia Godfrey. Le indagini dello sceriffo locale fanno emergere dettagli che fanno sospettare che la ragazza possa essere stata uccisa da un animale. Nella cerchia dei sospettati finiscono presto Roman (Bill Skarsgard), problematico rampollo della famiglia Godfrey che inizia ad indagare per conto suo, e Peter Rumancek (Landon Liboiron), un giovane e misterioso zingaro da poco trasferitosi nella cittadina, che viene accusato da una ragazzina del luogo di essere un licantropo…Nel cast spicca il volto di Famke Janssen (“Nip/Tuck”, “X-Men”) nei panni della matriarca di casa Godfrey. Roth firma da produttore esecutivo. La serie che si basa sul romanzo omonimo di Brian McGreevy è stata confermata da poco per la terza stagione e vanta il record di essere stato il primo titolo originale della storia di Netflix ad essere candidato agli Emmy Awards. Le musiche sono di Nathan Barr, compositore di “True Blood”, serie che in qualche modo può ricordare la commistione di creature sovrannaturali con gli umani. Le riprese sono avvenute nell’Ontario canadese (Hemlock Grove è stata ambientata a Port Perry). Il telefilm è stato lanciato con l’efficace claim “Even demons have demons”. “Variety” ha così commentato l’avvento del serial: “è come se qualcuno volesse fare a pezzi i ragazzi di ‘Dawson’s Creek’ e già solo per questo viene da tifare per lui! E’ la consacrazione del fatto che le generazioni attuali convivano con l’orrore che spesso non ha spiegazioni, se ne impossessa e le rende vittime quasi senza che se ne accorgano. ‘Hemlock Grove’ è una soap gotica dove la domanda ‘What are You?’ sostituisce definitivamente il classico ‘Who are You?”.

mercoledì 13 novembre 2013


LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Se a tener alta la creatività Usa sono le sit-com viene da ridere 
Ci vorrebbe il WWF per le serie storiche e classiche. Un’etichettatura DOC per evitare imitazioni, storpiaggini, dilatazioni. Anzi, più che il WWF, il WTF, ovvero quell’espressione popolare e certamente grezza, altresì efficace, che spopola nelle community social americane e non solo: What The Fuck! (col punto interrogativo d’ordinanza). Mai come negli ultimi tempi l’Oltreoceano seriale minaccia remake e reboot come se piovessero. In ordine sparso, sono in cantiere o in fieri i rifacimenti-sequel-riassemblaggi di “Streghe”, “La Signora in Giallo”, “Radici”, nonché l’adattamento tv di “Dal tramonto all’alba” di Tarantino-Rodriguez. Ultimo in ordine di apparizione, il progetto della traduzione televisiva di "Ghost", con Patrick Swayze che si rivolta nella tomba di ceramica. Si sussurra addirittura di un sequel di “Tre cuori in affitto” con la stessa interprete degli anni ’70, Suzanne Somers (titolo da suggerire: “Tre cateteri in affitto"); in questo caso si è rasentato l’oltraggio proponendo la parte dello scomparso protagonista John Ritter al figlio Jason, il quale si è sdegnosamente rifiutato alla stessa velocità di Bale sulla fascia del Real. In questo contesto di depressione creativa, o di paura di floppare con nuove idee e linguaggi sperimentali, emergono alcuni esempi che indicano nelle sit-com il vento (refolo?) della creatività Usa in panne (si veda qui). Se non fosse così, verrebbe da piangere (o da ridere, visto che si tratta di comedy…). (ld)

venerdì 8 novembre 2013

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
In this week’s cover story, EW goes on the set of Sons of Anarchy, FX’s addictive drama that’s gone from a leather-clad family drama about an outlaw motorcycle club to a dark ­exploration of human brutality. The deaths are coming so fast and so furious this season the drama’s nearly 5 million fans have worked themselves into a frenzy trying to figure out which major character will meet their maker. Will Tig finally pay for killing Pope’s daughter? Is Clay going to get his just reward? Will Jax go down over the sins of his stepfather?
“The irony of the crown is you can’t necessarily sit at the head of that table and not become Clay,” series creator Kurt Sutter tells EW. “Although in Jax’s mind, he is the anti‑Clay. He’s doing everything for completely different reasons.  But the truth is, the behavior is still the same…when you’re outlaws who live by a code of violence, can you really step away from the violence?”
Sutter goes on to tease who may — or may not — bite the dust before the drama’s series finale in 2014.
Alongside our conversations with the drama’s stars about the extraordinary level of violence this year — one actor says Sutter is “walking a fine line” — the cover story also features revealing comments from Katey Sagal (Gemma) and Maggie Siff (Tara) about Charlie Hunnam’s high-profile role in 50 Shades of Grey. ‘
And we also rate the major deaths over the last six seasons! One skeleton means it’s almost palatable; five skeletons means it would even shock Quentin Tarantino.

sabato 12 ottobre 2013

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Jaime King, da "Hart of Dixie" a Lady Gaga 
Jaime King di “Hart of Dixie” (seconda stagione inedita su Mya ogni mercoledì in prima serata) sarà alla corte di Robert Rodriguez – pupillo di Quentin Tarantino - nel sequel su grande schermo di “Sin City” (“Una donna per cui uccidere”), atteso nelle sale nel 2014. L’attrice-modella, perennemente tra le donne più sexy del pianeta secondo le Top 10 dei più quotati magazine per soli uomini (o uomini soli), aveva già preso parte al primo capitolo del 2005. King, nel film diretto da Rodriguez con Frank Miller (autore del fumetto dal quale la pellicola è tratta), sarà affiancata da un cast all-star al pari dell’esordio: oltre a Bruce Willis, Jessica Alba, Rosario Dawson, Mickey Rourke, Eva Green, si segnalano Joseph Gordon-Levitt, Juno Temple e, niente popò di meno che Lady Gaga…Nel frattempo, King è diventata mamma – con tanto di foto in diretta su Instagram - a suggello della relazione con il regista Kyle Newman. (Notizia tratta dalla Newsletter di QuiMediaset)

mercoledì 8 luglio 2009

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Carradine, il cyber-funerale di Facebook manda ko i media
Ci sono notizie e notizie. Quelle che colpiscono nel profondo l'immaginario collettivo, quelle da prima pagina "per forza", quelle da insabbiare. Tra le prime, la morte di David Carradine in un hotel a Bangkok, dove l'ex indimenticato interprete di "Kung Fu" e icona rilanciata da "Kill Bill" di Tarantino si trovava per girare un (ultimo) film. Personalmente sono cresciuto con gli insegnamenti televisivi del monaco shaolin Chang Caine in un orecchio e Deejay Television nell'altro. Prima di Caine avevo avuto modo di apprezzare il piccolo schermo dagli occhi a mandorla in un'altra serie - ancora più pulp - qual era "Samurai", dove il protagonista e il figlio carrozzellato a rimorchio massacravano senza pietà chiunque gli si parasse di fronte, senza quasi proferir verbo. Un pò quello che facevo io appena presa la patente, a chi mi tagliava la strada alla guida del mio maggiolone cabriolet. Con Caine s'insidiava un principio di morale zen che struggeva il protagonista - più che altro con i flashback dei suoi trascorsi glabri nel ritiro shaolin - dopo aver consumato vendetta (o giustizia) di spada. Carradine, era perfetto. Imperturbabile ma espressivo. Non come Eastwood, che "sa recitare i due modi: col cappello e senza". Bucava lo schermo. Così come lo ha bucato nel bianco e nero sgranato di "Kill Bill", quando irrompe nella scena madre (madre in tutti i sensi!) in cui Bill incontra la sposa incinta interpretata da Uma Thurman fuori dalla chiesa dove la futura vendicatrice in tuta gialla si sta per sposare (con un altro). Quella sequenza prima del massacro è a mio avviso un capolavoro, con tanto di omaggio alla filosofia di "Kung Fu" (Carradine-Bill soffia nello stesso flauto della serie tv del 1972). Il tutto per dire che la scomparsa dell'attore ha scioccato più d'uno - oltre che per il mistero dell'accaduto nelle prime ore riguardo al suicidio - e Facebook, più che i portali di grande informazione, ne è stato la prova. Nel giro di poche ore la notizia si è impossessata dello status-casella "a cosa stai pensando?", mentre le agenzie di stampa e le home-page dei grandi quotidiani si affannavano di capire come si erano svolti i fatti, rimandando al giorno successivo (sulla copia cartacea) o in tarda serata il commento sulla scomparsa dell'attore. Il TG5 della sera stessa, tanto per dire, evitava clamorosamente di dare la notizia (ma annunciava in pompa magna il contratto in esclusiva di Bonolis fino al 2011!). Tuttavia il "vuoto" lasciato da Carradine negli animi di molti si respirava già dal social network, che ormai è la vera Piazza mediatica che fa da termometro degli umori, gioie e delusioni della società, civile o incivile che sia. E che in questo caso ha celebrato un cyber-funerale sentito, da prima pagina se si dovessero misurare i "contatti" e i commenti personali. Sembrava che fosse scomparso un parente, in taluni casi. E' emerso un humus popolare che si smarca dalle scalette dei telegiornali, che viene prima del discorso sull'Islam di Obama, degli appelli politici prima delle elezioni europee, dell'emergenza inquinamento a Ischia (con tutto il rispetto per gli ischitani). E' un battito emozionale, talvolta poco politically correct, senza ipocrisia, ancor più forte quando tocca qualcuno dei personaggi (ancor prima delle persone) che ti hanno accompagnato giorno dopo giorno, puntata dopo puntata. Sono cresciuti con te. Personalmente ho raggiunto l'apice con la scomparsa di Leroy Johnson (pardon, Gene Anthony Ray) di "Saranno Famosi", finito male qualche anno fa: prima di morire, era stato arrestato per aver rubato una bottiglia di vino alla SMA di Via Padova a Milano. Prima che la sete, l'aveva tradito la "Fame" che lo ha reso popolare e immortale ai nostri occhi. Prima dell'avvento di Facebook e dell'Esselunga. (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Luglio)

mercoledì 10 giugno 2009

NEWS - Ci mancava! Ku Fu, dall'aldilà con furore. A uccidere Carradine è stato lo spirito di Bruce Lee...(il gioco di chi la spara più grossa continua...)
Articolo di Massimo Morello su "Il Foglio"
"Il fantasma di Bruce Lee è indiziato dell'assassinio di David Carradine. E' l'ipotesi di un "maaw phi", un esorcista, del talad Tha Phra Chan, il mercato degli amuleti di Bangkok. L'attore americano David Carradine, 72 anni, noto soprattutto per il ruolo di Bill, nei due episodi di "Kill Bill" (2003 e 2004) di Quentin Tarantino, è stato trovato morto nella suite 352 del Park Nai Lert hotel di Bangkok alle 11 del mattino di giovedì 4 luglio. Secondo la polizia il decesso risale ad almeno dodici ore prima. L'ispettore Worapong Siewpreecha ha comunicato che la causa della morte potrebbe essere un gioco autoerotico. Considerando che a cinque minuti di taxi da quell'albergo si raggiunge uno dei più noti quartieri a luci rosse della Città degli Angeli, quello di Nana, dov'è possibile soddisfare ogni fantasia, la scelta di Carradine appare bizzarra. Ma nella suite non sono stati trovati segni che facciano supporre una colluttazione o la presenza di altri esseri umani, mentre l'ipotesi del suicidio appare improbabile proprio per la complessità della tecnica di corde utilizzate. Quindi potrebbe avere ragione il maaw phi (letteralmente il cacciatore di fantasmi): Carradine potrebbe essere stato indotto a compiere quel gesto da un phi, uno spirito. Nel qual caso il fantasma di Bruce Lee è tra i maggiori indiziati. Bruce Lee, icona dei film di arti marziali, morto in circostanze misteriose nel luglio del 1973 a Hong Kong, aveva un ottimo motivo per vendicarsi di Carradine. Era stato lui, infatti, a essere scelto per un ruolo che Lee riteneva suo: quello di Kwai Chang Caine nella serie tv degli anni Settanta "Kung Fu". Carradine interpretava un sangue misto cinese educato nel monastero di Shaolin, l'origine di tutte le arti marziali, che si era rifugiato nel west per sfuggire a un complotto. Da allora, oltre film d'autore quali "L'uovo del Serpente" di Ingmar Bergman (1977), ha interpretato soprattutto film in cui metteva in pratica le sue conoscenze marziali. Rispetto al monaco Kwai Chang Caine, tuttavia, era spesso schierato con le forze del Male, come accade in "Kill Bill". Nel frattempo era anche diventato un cultore di discipline quali il Tai Qi Quan, la boxe delle ombre, o il Qi Gong, l'arte della respirazione. Forse è stata proprio la conoscenza di tali tecniche che, anche in questo caso, lo ha indotto a praticarne il lato oscuro. La sua morte, dunque, si presta a interpretazioni esoteriche. Che sembrano confermate da inquietanti coincidenze. Carradine, infatti, era arrivato a Bangkok pochi giorni prima per girare alcune scene di un nuovo film, "Stretch". Tradotto letteralmente significa tendere, allungare. In senso figurato indica un abuso, un eccesso. La sua vicenda sembra lo specchio delle luci e delle ombre che compongono la storia di Shaolin, il monastero della foresta di Mon Song, una delle montagne sacre della Cina, circa settanta chilometri da Luoyang, capoluogo della provincia dell'Henan. Fu in quel monastero che nel 527 concluse il suo cammino il monaco indiano Bodhidharma, padre della scuola Ch'an, più nota col nome giapponese Zen. Stando alla leggenda fu lui a comporre in una trama di corpo e spirito le arcane discipline del combattimento a mani nude che avrebbe svelato ai suoi discepoli. La storia racconta che nel 630 i monaci di Shaolin salvarono dal pericolo dei mongoli il trono dell'imperatore Tai Tsung. Nei secoli successivi la loro fama si diffuse in Cina, tanto che le società segrete cinesi come la Tiandhihui - che a sua volta avrebbe generato le Triadi - vantavano una specie di discendenza spirituale dai monaci Shaolin. Nella loro pratica buddista questi furono perseguitati dal governo della Repubblica popolare. Coloro che reggevano le fila delle Triadi, specie a Hong Kong, furono e sono, sia pure in modo occulto, sostenuti. Negli ultimi anni, con il nuovo corso cinese, la tradizione Shaolin è stata utilizzata per esaltare antichi valori morali e culturali. Proprio a Shaolin, si è formato Jiang Qing, uno dei maggiori teorici del confucianesimo contemporaneo. E il nuovo idolo dei film di kung fu, Jackie Chan, ricollegandosi all'originaria disciplina monastica, ha dichiarato che "la democrazia non è adeguata allo spirito cinese". Secondo la regola dei "wuxia xiaoshuo", i romanzi di arti marziali e cavalieri erranti, non resta che attendere la vendetta del fantasma di Carradine. Se nel salone del Park Nai Lert di Bangkok sentite una musica ma non vedete il pianista potrebbe essere lui. Secondo il manager dell'hotel "suonava benissimo".

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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