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giovedì 7 febbraio 2013

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - "The Following", tre motivi per cui è già cult (alla faccia di chi dice sia dejavu)
La critica negativa più letta e sentita riguardo "The Following", la serie più attesa e pompata del 2013, è "deja vu". Ma è davvero così? Siamo (siete) davvero sicuri? Non è che Joe Carroll vi ha fatto visita durante la notte e vi ha indotto il maquillage che lo contraddistingue in nome di Edgar Allan Poe? Perchè la prima vittima della serie ha un nome e cognome: Jerry Bruckheimer. Conosciuto in tutti i distretti di polizia con il soprannome di "Copy Cat", ha iniziato a perpetrare i suoi crime in fotocopia dal 2000 in poi passando dai vari "CSI" a "Cold Case" e "Senza Traccia", per poi venir acciuffato da quella Scientifica che aveva meritoriamente portato alla ribalta. L'ultimo cross-over tra "CSI" padre e il figlioccio "CSI: NY", in onda ieri sera negli States, è il definitivo de profundis.
"The Following" ha invece un nuovo DNA. Ce lo ha detto Grissom prima di appendere il luminal al chiodo. Certo, filtrato dal cinema, un Hannibal 2.0, ma nuovo. Difficilmente il genere crime potrà essere come prima. Ha spostato la soglia (anche thriller) più in là.
Se non bastasse, almeno un tris di elementi risaltano inediti per la serialità gialla. 
La deriva social (network) che scatena i followers del serial killer protagonista, che nell'ottica di Kevin Williamson, uno che mangia metalinguaggio a colazione, sa e saprà portarci verso simbolismi (e anche critiche) dei new media, del pericolo on line, del terrore che non corre più sul filo (come nel film omonimo del 1948, inteso come quello del telefono a cornetta), ma sulla chiavetta USB e wireless.
La seconda rappresentazione di culto è il triangolo, un pallino dell'autore fin da "Dawson's Creek" e poi anche nel contemporaneo "The Vampire Diaries": il detective e il serial killer condividono la stessa donna. Mai successo (almeno in tv). Un gioco nel gioco dove Williamson sguazza come un principe, ancor più che nei continui rimandi letterari che delineano il plot centrale.
Infine l'elemento più straniante: che i seguaci di Carroll si nascondano in massa in coloro che frequentiamo quotidianamente (pure nella polizia!), quel "non fidarti di nessuno" che avevamo conosciuto in altri generi (Sci-Fi in primis) e mai social (di società), in una sorta di isteria collettiva che quasi quasi ci fa più spavento di tutto.
(Leo Damerini)

giovedì 3 novembre 2011

NEWS - Chi ha ucciso Rosie Larsen? Da stasera "The Killing", l'erede (o l'Erode?) ideale di "Twin Peaks"
In prima visione assoluta dal 3 novembre ogni giovedì alle 21.55 arriva su FoxCrime (Sky, 117) "The Killing", l’acclamata versione americana della serie crime danese "Forbrydelsen". Scritto da Veena Sud, già creatore e produttore esecutivo di "Cold Case", con la produzione esecutiva di Mikkel Bondesen (Burn Notice), "The Killing" è stato definito dalla critica americana l’erede ideale di "Twin Peaks". Ambientata a Seattle, "The Killing" – serie in 13 episodi ciascuno dei quali copre l’arco di 24 ore - si svolge su un triplice filo narrativo che parte dal ritrovamento del cadavere della giovane Rosie Larsen. Nel corso delle puntate le indagini della polizia si intrecceranno con i retroscena della famiglia della vittima e gli intrighi sulla campagna elettorale che sembrano in qualche modo ricollegarsi al caso. Ben presto sarà chiaro che Rosie non è stata vittima di un incidente e che tutte le persone coinvolte nel caso hanno un segreto da nascondere. La protagonista della storia è Sarah Linden (Mireille Enos, Big Love), un detective della squadra omicidi che, al suo ultimo giorno di lavoro, viene coinvolta insieme al collega Stephen Holder (Joel Kinnaman, Snabba Cash) nelle indagini sul ritrovamento in un parco della città di un maglietta insanguinata e di una carta di credito appartenente a Stan Larsen. Rintracciata la famiglia Larsen, subito risulta chiaro che quella maglietta potrebbe appartenere a Rosie, la loro figlia teenager rimasta da sola in città mentre i genitori erano fuori per il weekend. Iniziano così le disperate ricerche da parte della polizia e della famiglia per rintracciare la ragazza che sembra essersi volatilizzata. Il corpo senza vita di Rosie verrà ritrovato nel portabagagli di una macchina gettata in un lago vicino al parco ed appartenente a Darren Richmond (Billy Campbell, Once and Again), candidato a sindaco di Seattle. "The Killing" ha debuttato lo scorso aprile sul network americano AMC ed è stato subito un successo: la premiere è stata vista da quasi 3 milioni di telespettatori con picchi di 5 milioni, la seconda migliore performance di sempre per AMC che ha già confermato la seconda stagione.
La serie ha ottenuto anche un’unanime consenso da parte della critica americana: "Hollywood Reporter" l'ha definita “coinvolgente e appassionante”. Il "New York Times" ha messo in luce l’originalità di "The Killing" rispetto le tradizionali serie poliziesche americane, mentre "Entertainment Weekly" ha particolarmente apprezzato la forte suspance che inchioda il telespettatore allo schermo.

martedì 31 maggio 2011

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Le serie investigative brand di Raidue
"Potenza del brand (e della ripetizione). Grazie a un metodico lavoro di posizionamento, e ad acquisti spesso molto fortunati, negli ultimi anni Raidue è diventata, oltre che la rete di Annozero e de L'isola dei famosi, anche la «casa» dei procedural, cioè di quel particolare tipo di telefilm che segue l'investigazione, la ricerca dei criminali accumulando indizi e prove, nella duplice variante «legale» e «poliziesca». Il secondo canale Rai si propone così come una sorta di Cbs italiana, il posto in cui andare se si cercano le avventure di avvocati e poliziotti, giudici e investigatori, agenti e squadre speciali: da Ncis a The Good Wife, da Criminal Minds a Cold Case. L'interesse del pubblico è tanto forte che la rete si è spinta fino a imbastire vari cicli di repliche in prima serata, con il fortunato esperimento di Rewind, che a volte aumenta addirittura gli ascolti rispetto alla prima visione delle puntate: quasi una coazione a ripetere. Ogni tanto, però, è necessario aggiungere qualche nuovo ingrediente. E così la serata del venerdì (dalle 21.05) propone ora l'accoppiata tra Ncis: Los Angeles e Blue Bloods. Il primo, già alla seconda stagione, è una derivazione di Ncis (a sua volta spin-off di Jag, avvocati in divisa), che sposta da Washington alla California le attività del dipartimento della marina Usa dedicato a indagare sui crimini che avvengono al suo interno: dinamiche consuete si sviluppano tra nuovi personaggi (interpretati da Chris O'Donnell e LL. Cool J), ma manca un po' il controcanto ironico di Ncis. La nuova Blue Bloods, invece, riporta Tom Selleck sugli schermi tv, alle prese con una vera e propria «dinastia» familiare impegnata nel leggendario New York Police Department. Riusciranno a imporsi come classici? Presto per dirlo. Intanto, però, danno nuova linfa all'immagine «seriale» di Raidue. Anche se il vicedirettore Gianluigi Paragone, grande esperto di tv, non è d'accordo".
(Aldo Grasso, 29.05.2011)

mercoledì 6 aprile 2011

NEWS - Killing me softly...Anteprima, il già cult "The Killing" in autunno su Fox Crime (ANSA) LOS ANGELES - "The Killing", la nuova serie TV americana del network Amc, che arrivera' in Italia il prossimo autunno sul canale Fox Crime di Sky ha debuttato negli Stati Uniti ed e' gia' tormentone. "The Killing" prende ispirazione da "Forbrydelsen", un format danese record di ascolti e racconta la storia dell'omicidio di Rose, una giovane donna di Seattle, con le relative ricerche della squadra omicidi della citta'. Intrecciando tre storie diverse e parallele, quella della famiglia della vittima, dei detective impegnati sul caso e dei diversi sospettati dell'omicidio, lo show vuole mostrare al pubblico come gli incidenti non esistano, tutti i protagonisti, infatti, nascondono segreti e, sebbene siano convinti di aver messo alle spalle il proprio passato, sara' chiaro allo spettatore, puntata dopo puntata, che molti fantasmi nell'armadio sono ancora da affrontare e sconfiggere. Tra i protagonisti Mireille Enos nei panni di Sarah Linden, detective capo della squadra omicidi, Billy Campbell, in quelli di Darren Richmond, un ex poliziotto della narcotici che entra a far parte del team e Michelle Forbes (gia' protagonista della seconda stagione della serie TV "True Blood") che interpreta la madre di Rose, Mitch Larsen. La serie, che e' stata girata interamente a Vancouver, in Canada, e' stata scritta dalla sceneggiatrice e produttrice esecutiva Veena Sud (gia' autrice del celebre show "Cold Case") ed e' prodotta dalla Fox Television Studio.

venerdì 8 ottobre 2010

NEWS - Raidue, dal 9 ottobre probabile "The Good Wife". Sulla rete di Buscaglia proximamente anche "Hawaii Five O"
Roma - (Adnkronos) - Un procuratore (Chris Noth) coinvolto in uno scandalo a luci rosse, una donna, sua moglie (Julianna Margulies) che per riuscire a far fronte alle spese, decide di tornare nelle aule di tribunale dopo 15 anni di assenza e di affrontare ogni giorno una nuova sfida, sopportando il dolore per una vita matrimoniale andata in frantumi. Una storia che vede emergere figure femminili, forti e sempre pronte a ricominciare da capo, quella di 'The good wife', la nuova serie targata Cbs e prodotta da Tony e Ridley Scott, in onda con tutta probabilita' da sabato 9 ottobre su Raidue. Si' perche' sulla data ancora ci sono dubbi: "siamo ancora un po' idecisi -ha spiegato Giorgio Buscaglia, capostruttura Cinema e Fiction del secondo canale nazionale- perche' contestualmente ci sara' la semifinale dei mondiali di pallavolo fra Italia e Brasile. In tal caso posticiperemo". La serie, che negli Stati Uniti e' stata trasmessa per la prima volta il 22 settembre 2009, in seguito ai buoni ascolti ottenuti, e' stata estesa dai 13 episodi, inizialmente ordinati, a una stagione completa di 23 episodi. Il 14 gennaio e' stata rinnovata per una seconda stagione, che verra' trasmessa a partire dal 28 settembre 2010. 'The good wife' ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti: Il Golden Globes 2010 per la migliore attrice in una serie drammatica e' andato alla protagonista, Julianna Margulies, la dottoressa Hataway di 'E.R. Medici in prima linea', che ha ottenuto anche lo Screen Actors Guild Awards 2009 per la migliore attrice in una serie drammatica. Inoltre l'Emmy Awards 2010 per la migliore attrice non protagonista e' stato assegnato ad Archie Panjabi che nella serie interpreta la sensuale investigatrice Kalinda Sharma. Nei panni del marito della protagonista ritroviamo Chris Noth, il Mr Big della fortunatissima 'Sex and the City'. "Si tratta di un legal drama al femminile con il quale proveremo ad offrire un'alternativa forte al programma di Maria De Filippi", ha affermato Massimo Liofredi, direttore di Raidue, parlando di 'The good wife'. "Quando Buscaglia mi ha proposto qualcosa non ha mai sbagliato. La nostra e' diventata a poco a poco la 'Rete Crime' -ha continuato- basti pensare al successo di serie come 'Cold Case', 'Criminal Minds' e 'Ncis Los Angeles'. Abbiamo, inoltre, dato il via ad un nuovo modello di serata televisiva. La strada che vogliamo percorrere e' quella della sperimentazione". Liofredi e Buscaglia hanno inoltre anticipato l'ingresso di una nuova serie, sempre firmata Cbs: si tratta del remake di 'Hawaii Five O', serie televisiva poliziesca statunitense ideata da Leonard Freeman nel 1968.

lunedì 31 maggio 2010

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

ENTERTAINMENT WEEKLY
“Parenthood”, alla larga da “Modern Family”
“Chi non vorrebbe vedere un programma che racconta di legami familiari tra più generazioni? ‘Parenthood’ è stato un film di successo del 1989 diretto da Ron Howard e una serie mordi-e-fuggi nel 1990 in cui compariva Leonardo DiCaprio e tra gli sceneggiatori un certo Joss Whedon. Ora ci riprova la NBC, con una serie posticipata a causa della sostituzione di Maura Tierney per via di un tumore al seno (il pilota con lei protagonista fu mandato ai critici tv ed era terrificante, a dire il vero!). Ora c’è Lauren Graham quale protagonista e un Peter Krause di sicuro più a suo agio che in ‘Dirty Sexy Money’. Il network sta promuovendo la serie accostandola a ‘Modern Family’. Per ‘Parenthood’ è penalizzante. Semmai il confronto dovrebbe essere con ‘Brothers&Sisters’, e comunque la serie con Graham è migliore in certi aspetti. Se vi sintonizzate pensando di trovarvi una serie simile a ‘Modern Family’, rimarrete delusi e cambierete canale: non che sia meglio, è diversa. E’ soprattutto differente dalla prima versione televisiva, dove non esistevano sotto-trame. E forse per questo sarà un successo”.
(Ken Tucker, 12.03.2010)

THE OBSERVER MAGAZINE
Sue Sylvester e quella tuta così sexy…
“Una donna forte ha bisogno di un look identificativo. Michelle Obama punta sul porpora. Lady Gaga va in giro senza mutande e con maschere sulla faccia. Sue Sylvester di ‘Glee’ vive perennemente in tuta. Come una divisa militare. Così sorprendentemente che incute terrore, soprattutto con quella blu cobalto da SS. Per non parlare del suo inseparabile megafono, perché per lei urlare è troppo poco. E quelle scarpe da ginnastica rinforzate, pronte a calpestare cuori, ambizioni, desideri…E’ lei l’ultima anti-eroina dei giorni nostri. Schematica, manipolatrice, ambiziosa, cattiva fina al midollo…C’è qualcosa o qualcuno di più sexy di lei?”.
(Polly Vernon, 14.03.2010)

FAMIGLIA CRISTIANA
“Fringe”, originale novità

“Bella novità per gli amanti della suspense, più dalle parti di ‘X-Files’ che di ‘Lost’, con indagini ricche di risvolti ora ironici, ora oscuri e al limite del paranormale. Originale”.
(Maurizio Turrioni, 28.03.2010)

LA REPUBBLICA
"Fringe", viaggio divertente nell'oscurità
“'Fringe' è una sorta di viaggio oscuro, con margini di assoluto divertimento nell’interazione dei personaggi, più dalle parti di 'X-Files' che di 'Lost'”.
(Antonio Dipollina, 12.03.2010)

CORRIERE DELLA SERA
Il trasloco indovinato di “RIS: Roma”

“Pietro Valsecchi ha colpito ancora. Con un' idea che soddisfa sia i ‘veri’ RIS (dopo l'uscita dall'Arma di Luciano Garofano, storico comandante del Reparto Investigazioni Scientifiche, sentivano il bisogno di non localizzare solo a Parma il raggruppamento speciale), sia i ‘finti’ RIS, quelli televisivi, che possono cosi sfruttare l'effetto CSI, identificando le varie serie col nome della città che fa da sfondo (Las Vegas, New York, Miami) e mettere a fuoco un diverso stile visuale. E con una raccomandazione speciale, per differenziarsi dai ‘cugini’ americani. Tocca a un generale dell’Arma ricordare al gruppo che le investigazioni devono basarsi sia sul metodo (ovviamente scientifico, ben sapendo che il laboratorio scientifico è anche un laboratorio linguistico) sia sull'intuito, secondo la vecchia tradizione dei Carabinieri. Invece di intrecciare più vicende, che spesso viaggiano in parallelo, secondo la lezione americana, qui le storie si legano fra di loro (anche quelle private), una chiama l'altra. Altra differenza importante, che contribuisce non poco alla piacevolezza del racconto, è la vena sottilmente ironica che fa da contrappunto all'impianto poliziesco”.
(Aldo Grasso, 20.03.2010)

VANITY FAIR
Rush meglio di Grissom

“A Grissom preferisco Lilly Rush di ‘Cold Case’: si fa rispettare ma è feminile. E poi io odio gli insetti, quando sul set arrivano le teche, io fuggo….!”.
(Euridice Axen di “RIS: Roma”, 24.03.2010)

TV SORRISI E CANZONI
Gli Amici telefilmici di Maria

“Ho due serie che seguo e che semmai registro per non rischiare di perdere un episodio: ‘24’ e ‘Grey’s Anatomy’”.
(Maria De Filippi, 30.03.2010)

TV BLOG
Fratelli poco…Benvenuti

“Il problema reale delle fiction come ‘Fratelli Benvenuti’, a parte la programmazione su cui noi produttori possiamo fare poco, sono le scritture. Quando fai una scrittura e sei convinto che funzioni, viene anche controllata dagli editor dei broadcaster, in questo caso Mediaset, che ti consigliano su eventuali variazioni. Questo è un prodotto che non costa neppure poco, ma in cui Mediaset ha creduto sin dall’inizio perchè innovativo. Questa fiction non è stata sospesa da Mediaset come è stato scritto, ma piuttosto è stata una decisione unilaterale tra noi produttori e la direzione generale del gruppo di Cologno Monzese di chiudere un programma che si era logorato, non tanto per il gradimento quanto per i numeri e la collocazione”.
(Massimo Boldi, 29.03.2010)

THE OBSERVER
“Glee”, Usa batte UK 1-0
“La Gran Bretagna non produce una serie così divertente, ironica, ottimista, satirica, pungente, innovativa da anni. Così dedicata a un pubblico giovane e nel contempo ai genitori. Sto parlando di ‘Glee’, che coniuga immaginazione e humour e umanità realistici, con un risultato esilarante. Ad un primo impatto, la serie segue un percorso familiare, quello dalle parti di ‘High School Musical’. Tuttavia stravolge i clichè per raggiungere una nuova ‘forma’, come se dal baco nascesse la farfalla. ‘Glee’ è posseduta da una visione liberale contrastata da un conservatorismo di divisa e dal non ‘politically correct’, rappresentati dalla coach Sue Sylvester. E’ come se il telefilm avesse due grammatiche opposte che trovano il loro catarsi nel musical, appena si comincia a cantare e l’anima s’innalzasse sopra i contrasti”.
(Andrew Anthony, 21.03.2010)

sabato 10 gennaio 2009

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm tratti dai giornali italiani e stranieri
A cura di Leo "Grant" Damerini

CORRIERE DELLA SERA
La vita è un lampo a Wisteria Lane
"Alla quinta stagione incombe la disperazione, sotto forma di tempo che fugge. «Perché il tempo vola?», si chiede Susan. «Perché i bambini che un tempo cullavo crescono così velocemente?», si chiede Lynette. «Perché la vita che sognavo si è trasformata in un lavoro che non mi sarei mai aspettato?», si chiede Bree, la mia adorata Bree che adesso gestisce un catering. «E perché quella donna che guardavo ogni giorno allo specchio è diventata qualcuno che neanche riesco a riconoscere?», si chiede con sconforto la sempre più casalinga Gabrielle, due figlie obese a carico, più il marito Carlos. Il tempo passa a Wisteria Lane e la vita è breve. Lo sapeva già Virgilio quando scolpì lo slogan dell' ora che fugge e non torna più indietro: «Fugit interea, fugit irreparabile tempus», fugge intanto, fugge irreparabile il tempo. Come fermarlo? Bree (Marcia Cross), sta per pubblicare il suo libro di cucina e questo manda su tutte le furie la sua socia Katherine (Dana Delaney) che si sente derubata di non poche ricette. Gabrielle (Eva Longoria Parker), inaspettatamente trasandata non sa come allevare le figlie mentre Susan (Teri Hatcher) cerca di nascondere la sua nuova relazione con Jackson (Gale Harold), dopo che ha lasciato l' idraulico. Problemi in vista invece per Lynette (Felicity Huffman) che scopre che i suoi gemelli hanno trasformato la pizzeria di famiglia in una bisca clandestina: "Desperate Housewives" (FoxLife, mercoledì, ore 21). È tornata a Westeria Lane anche la reietta Edie, accompagnata da un tipaccio caratteriale. Il tempo è denaro, il tempo è testimone, il tempo corre via, il tempo divora ogni cosa, il tempo è il prezzo dell' eternità: «In un lampo la vita che conoscevamo se n' è andata per sempre... Ecco perché ci sono persone determinate a ottenere quello che vogliono prima che sia troppo tardi». (Aldo Grasso, 28.11.2008)

DAILY MAIL
Le adolescenti inglesi più disponibili per colpa di Carrie...
"Da un recente studio, le ragazze inglesi che guardano telefilm americani come 'Sex and the City' o 'Friends' sono più disponibili al sesso. I dati informano che una ragazza di meno di 20 anni ha già avuto, in media, almeno 7 storie a base di sesso, 3 meno dei coetanei maschi. La ragione va ricercata nella modalità con la quale queste serie tv raccontano il sesso, promuovendolo come 'glamourous', così come si fa come un bel paio di sandali dal tacco alto, una crema anti-rughe o una borsa di color viola. Quello che i telefilm in questione dimenticano nelle sceneggiature sono i rischi del sesso occasionale: non c'è mai traccia di aborti o di malattie sessuali, per esempio".
(Paul Sims, 09.12.2008)

FAMIGLIA CRISTIANA
La cultura in tv? E' dietro le sbarre delle serie USA

"Ci sono serial di risonanza mondiale come 'Close to home', 'Cold Case' e 'Law&Order', per non parlare dello storico 'CSI' e di 'NCIS', il cui successo non dipende solo dalla robustezza degli intrecci e della sceneggiatura. Ogni episodio contiene infatti uno spaccato della società americana, con un sapore di verità ignoto ai nostri, chiamiamoli così, autori. Oltre ai poliziotti tecnologici, sono protagoniste le Procure: e se l'happy end vuole che il reo sia sempre punito, abbondano anche le sconfitte giudiziarie. Da noi i processi durano anni, grazie a procedure punitive per i deboli. E se uno dei tormentoni nazionali riguarda l'esigenza di più cultura in tv, intendendo chissà cosa, bene: in quella fiction aliena che la Rai indossa come roba vecchia si trova, per scelta di temi e bravura di confezione, la vera cultura tv".
(Giorgio Vecchiato, 14.12.2008)

FOX NEWS
I Robinson sono gli antenati degli Obama
"Per molti anni abbiamo già avuto una 'first-family' afro-americana. Quando andava in onda 'The Cosby Show' (n.d.r.: 'I Robinson'), quella era la 'first family' americana. Non era una famiglia di colore. Era la famiglia d'America".
(Karl Rove, stratega amministrazione Bush, 05.11.2008)

ENTERTAINMENT WEEKLY
I telefilm, meglio se cotti e mangiati

"Non ho mai visto una serie tv in dvd. Ho sempre (ri)guardato 'I Soprano' a casa mia, alle 9 di sera su HBO. Io sono cresciuto così. E' così che la mia famiglia guardava Jackie Gleason in 'The Honeymooners'. E' come la pizza: la devi mangiare finchè e calda, dopo diventa immangiabile. Non vado avanti o indietro. Se fermassi la trasmissione per rivederla, mi criticherei da solo: 'Mio Dio, qui doveva essere più veloce. Oppure: qui più lento!'. Sarebbe una pena".
(David Chase, 14.11.2008)

CORRIERE DELLA SERA
Altro che realismo, meglio Disney!
"C'è bisogno di belle storie, che non siano ansiogene e che riscoprano i valori dimenticati nella nostra vita dominata dallo stress. Noi abbiamo pensato di tornare a una favola disneyana...".
(Giancarlo Scheri, Direttore Fiction Mediaset, 01.12.2008)

GIOIA
"Amiche mie", la versione "brasata" di "SATC"
"All’inizio dei titoli di testa di 'Amiche mie', serie di Canale 5 purtroppo in finire, c’è scritto: «Da un’idea di Rita Rusic e Cristiana Farina». Molto bene, ho pensato. Quindi c’è un’idea, ho pensato. Poi mi sono messa lì, per quattro puntate, a cercare di capire quale fosse. Forse l’idea era la voce fuori campo, vi ricordate Carrie nelle primissime puntate di 'Sex and the city', quando poneva grandi temi scrivendo al computer? Certo, lei faceva la scrittrice, aveva una scusa. Qui c’è Margherita Buy la cui voce dice: «In mezzo al mare della vita il vento gira e io mi chiedo: sarò pronta a tenergli testa?» Oppure: «I sentimenti sono come le ombre: a volte si incontrano, a volte si scontrano» - e sono settimane che mi chiedo: avrò sentito male? Sarà “onde”, non “ombre”? Con “onde” ha un senso? Poi ce n’era anche una sul fatto che tutti abbiamo le ali ma solo chi sogna può volare che purtroppo ho trascurato di appuntarmi e quindi non posso riferirvi con la precisione che meriterebbe, ma sicuramente era da un’idea di Paulo Coehlo, come minimo. Il punto centrale di Amiche mie è la sua milanesità, un po’ come per Carrie e le amiche era la newyorchesità, tant’è che poi i ristoranti in cui andavano han fatto fortuna, i locali scelta ancora ospitano turisti in visita, eccetera. Se volevi sapere cos’era di moda a New York, guardavi Sex and the city: funzionava meglio della proloco. In 'Amiche mie' le quattro svernano da Corso Como 10, locale fighetto di quelli dove trovi tè con foglie di menta, vestiti costosi e commesse antipatiche. Loro ordinano dei brasati, lì, tipo trattoria di Trastevere. Il che ha anche un senso, visto che due terzi degli attori parlano in romanesco (gli attori italiani considerano un limite alla loro arte l’ipotesi di parlare con una cadenza appropriata al luogo in cui è ambientato ciò che recitano). Nelle scene in cui arrivano a casa, le quattro entrano da ballatoi di case di ringhiera. Se siete mai state in una casa di ringhiera, ma anche se siete mai state a Milano, ma anche solo se sapete che è in Lombardia, non vi sfuggirà che al massimo sono bilocali. Le loro, di case di ringhiera, sono giganteschi loft. Da un’idea del sindaco di Milano, Francesco Totti. È solo cambiando canale, però, che si capisce l’idea. Perché – mentre su Canale 5 Luisa Ranieri dice quattro volte che ha mangiato troppo, e le amiche le dicono quattro volte che la deve piantare di mollarle appena vede l’amante, e imprevedibilissimamente arriva l’amante, e lei finge di non aver mangiato, e ripranza con lui, e si sente male (nonostante la leggendaria leggerezza dei brasati di Corso Como10) – FoxLife ha la crudeltà di mandare la quinta e magnifica stagione di 'Desperate Housewives'. C’è una voce fuori campo anche lì, e anche lì quarantenni senza un amore, mogli con problemi, relazioni più o meno clandestine, ma mancano le ali. E le onde. E il vento della vita. (Guia Soncini, 04.12.2008)

lunedì 14 aprile 2008

BOLLETTINO - Vola Colombo, vola
C'è qualcosa che non torna. Per tutti noi Ellery Queen della domenica, le ultime notizie che arrivano da Perugia lasciano sconcertati. A proposito dell'omicidio misterioso di Meredith Kercher, i dispacci di agenzia informano che gli investigatori hanno convocato di recente sei amiche inglesi della povera vittima. Di più: le amiche in questione avrebbero fornito particolari interessanti se non decisivi. Una domanda sorge spontanea, a noi del Club domenicale del Giallo: ma non ci si poteva pensare prima? La povera vittima è stata uccisa a novembre, l'idea di ascoltare le amiche di Meredith è balenata a febbraio. Un'altra discrepanza riguarda il movente: dapprima l'autopsia aveva sentenziato che era avvenuta violenza sessuale; le ultime analisi hanno smentito la circostanza. Stride con quanto scrive Giuseppe Di Piazza sul "Corriere della sera Magazine" a febbraio: "Noi che guardiamo 'CSI' - scrive il direttore del newsmagazine - sappiamo benissimo che cos'è il test del DNA. E' quella cosa per cui un furbastro sicuro di sè alla fine porge i polsi, mansueto, ai poliziotti che lo sbattono dentro: incastrato dal DNA. Il test fa giustizia, il test dice la verità, aiuta noi spettatori ad andare a letto sereni e aiuta la polizia a sbrigare le sue faccende". Ecco, non sempre. La faciloneria spingerebbe a dire che i telefilm americani siano er mejo, o che in parallelo, i detective a "stelle e strisce" siano più infallibili. Qui però il mirino va puntato da un'altra parte. Negli ultimi anni i vari "CSI", "Criminal Minds", "Cold Case" o "Crossing Jordan" ci hanno insegnato, se non illuso, che per i malviventi non ci fosse più scampo, che bastasse una goccia di sudore (che schifo!), di saliva (slurp!) o un capello (Kojak la farebbe sempre franca!), per essere quanto meno indiziati. Si è sempre creduto e affermato che i casi di cui si occupavano Grissom e colleghi telefilmici traessero spunto dalla cronaca. Ma adesso quest'ultima - almeno quella italiana - si è smarcata dalla (presunta) finzione. Gli investigatori di casa nostra si avvalgono di Luminol e test del DNA, ma poi si dimenticano d'interrogare persone che potrebbero dare la svolta decisiva nelle indagini; forniscono prove contraddittorie; snocciolano elementi di discussione nei vari processi tv per poi smentirli dopo qualche settimana. Quante volte i RIS hanno analizzato le case degli orrori di Cogne, Erba, Perugia? Noi Queen dei misteri, ci chiediamo: ma non bastava una volta sola? Di fronte a tanta fallibilità, vien voglia di rispolverare - e già è un'impresa da tintoria! - il sudicio impermeabile di Colombo, del quale quest'anno si celebrano i 40 anni d'indagini (si veda a tal proposito il suo spirito "marxista" secondo Francesco Bianconi dei Baustelle, ne "L'Edicola di Lou"). Lo si era messo in soffitta perchè si pensava che Grissom gli avesse fatto la barba, ma il suo occhio di vetro è più vispo e lucido che mai. A che serve il test del DNA se non si scorge la cenere di sigaro attorno alla piastrina? (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Aprile)

giovedì 17 gennaio 2008

NEWS - AnnaLynne, una sex-bomb a "Nip/Tuck"
Si chiama AnnaLynne McCord e, c'è da giurarci, sarà il volto (e il corpo) rivelazione della quinta stagione di "Nip/Tuck", in onda attualmente su FX in America. Originaria di Atlanta, la bellissima attrice ventenne dallo sguardo che incanta interpreterà Eden Lord, colei che farà capitolare il Dottor McNamara (Dylan Walsh), fresco di separazione dalla moglie Julia (Joely Richardson). Ma non è la sola rivelazione: Eden è la figlia di una lesbica alla quale dà volto Portia De Rossi. In realtà il ruolo della "bella e dannata" è un classico della filmografia di AnnaLynne. Come tale è passata da guest-star nei telefilm "The OC", "Cold case", "CSI: Miami" e "Ugly Betty", dove interpretava la spregiudicata modella russa di nome Petra.
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "TU")

Vedi una compilation delle partecipazioni di AnnaLynne a "CSI: Miami", "Cold Case", "Ugly Betty" e "Transporter2"

lunedì 14 gennaio 2008

L’EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri
A cura di: Leo “Grant” Damerini

ENTERTAINMENT WEEKLY
"Nip/Tuck": da Miami a LA, l'ironia è al top
"Dopo due anni di grottesco e di trame surreali (lo sfregiante serial killer, una Brooke Shields auto-distruttiva, ecc.), i chirurghi plastici di 'Nip/Tuck' si sono trasferiti da Miami alla capitale dello star-system: Los Angeles. Chi avrebbe immaginato che un trasloco potesse rinvigorire così tanto la serie? I primi due episodi, scritti da Ryan Murphy, traggono subito vantaggio dal dislocamento hollywoodiano. Si parte con un omaggio cinematografico, che segue i due protagonisti a fare shopping come due Julia Roberts in 'Pretty Woman'. Poi scatta in quarta l'ironia un pò perduta - forse ritrovata alla presenza meno persistente di Julia (Joely Richardson), trasferitasi a Manhattan con il suo amante - con il rapporto da amici-amanti-nemesi tra Sean e Christian, coadiuvati dalla nuova pubblicista del duo (interpretata da Lauren Hutton), uno squalo in tailleur. E' lei che introduce la coppia nel serial 'Hearts 'n Scalpels'. E dove solitamente il plot della tv-tv non funziona, divenendo stratagemma di vanità masturbatoria, con la quinta stagione di 'Nip/Tuck' si raggiunge livelli auto-ironici e satirici da primato, grazie anche all'ingresso in scena della 'star' medica interpretata da Bradley Cooper di 'Alias'".
(Gillian Flynn, 02.11.2007)

PRIMA COMUNICAZIONE
"Dr. House" fa centro due volte
"'Dr. House' merita almeno due considerazioni. La prima è che i telefilm americani piacciono molto e sempre di più. Sorprendono per la spregiudicatezza e l'originalità degli argomenti, il ritmo veloce del racconto, una regia mai sazia di trovate avendo una qualità da film e una ricchezza di budget che le televisioni europee non possono permettersi. E soprattutto sono diventati un vero rifugio per quel pubblico più esigente e meno tradizionale annoiato dal prodotto italiano. L'altra leggenda sfatata da 'Dr. House' è che non è vero che il telefilm americano sia ambito solo dai teenager. In realtà è un pericoloso concorrente della fiction italiana perchè centra il target più ambito dalla pubblicità e ha il grande atout di costare a Mediaset molto meno di una serie di produzione".
(Anna Rotili, Novembre 2007)

IL GIORNALE
La marcia in più di "Cold Case"
"Se i nostri investigatori fossero tutti bravi come quelli di 'Cold Case', altro che delitti impuniti, Ris che ritornano cento volte sul luogo dell'omicidio dando l'idea di aver sempre dimenticato qualcosa, interrogatori che non riescono a incastrare i colpevoli, infinite puntate di 'Porta a porta' e 'Matrix'. In 'Cold Case' il passato non è mai un alibi per giustificare come siano cambiati i sentimenti e la vita stessa dei colpevoli e delle vittime: il cerchio si deve sempre chiudere e i conti anche, costi quello che costi in termini di sofferta introspezione psicologica. 'Cold Case' ha una marcia in più rispetto ai polizieschi tradizionali".
(Roberto Levi, 27.11.2007)

CORRIERE DELLA SERA
"Crimini Bianchi": quando "Dr. House" incontra "Perry Mason"
"Con 'Crimini Bianchi' abbiamo messo insieme il 'Dr. House' e 'Perry Mason', non solo per difendere i pazienti indifesi, quelli che magari non hanno gli strumenti economici o culturali per far valere i loro diritti, ma anche quei medici seri e capaci che purtroppo, a causa di alcuni colleghi e, in certi casi, di un sistema sanitario che non funziona, finiscono per rientrare nella categoria degli imputati".
(Pietro Valsecchi, 29.11.2007)

LA STAMPA
Immobilizzata è meglio!
“Amo l’uomo che prende l’iniziativa e se mi lega sono felice. Adoro i giochi di sottomissione, li trovo davvero eccitanti”.
(Eva Longoria, 04.12.2007)

LA PROVINCIA DI COMO
Sayid docet
"Al provino di 'Saturno contro' dovevo fare il ragazzo che si finge immigrato, così mi sono ispirato al modo di parlare di Sayid in 'Lost'...".
(Luca Argentero, 04.12.2007)

sabato 16 giugno 2007

NEWS - Becki Newton, da "Ugly Betty" al cinema
Dopo anni di comparsate in telefilm come "Streghe", "Law&Order" e "Cold case", è giunta l'ora del successo anche per Becki Newton, colei che in "Ugly Betty" su Italia 1 interpreta l'odiosa segretaria Amanda. Ex testimonial della Nike ed ex musicista, forte di una laurea in Storia europea, l'attrice oggi trentenne sogna di portare in televisione la storia che ha scritto su una donna di potere del piccolo schermo. Nell'attesa, debutterà al cinema in "August Rush" al fianco di Robin Williams, Jonathan Ryhs Meyers e di un'altra collega che deve la fama ad una serie tv: Keri Russell di "Felicity".
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "TU")

giovedì 28 settembre 2006

NEWS - Ascolti a "stelle e strisce", bene il ritorno delle "Desperate Housewives" ma senza il botto
Il ritorno delle "Desperate Housewives" in America non ha deluso negli ascolti ma nemmeno è stato in grado di ripetere l’exploit della scorsa stagione, quando la prima puntata della seconda serie fece registrare uno share del 26%. L’episodio di domenica si è dovuto “accontentare” del 23%, ma a sua difesa va detto che aveva contro la doppia concorrenza del telefilm “Cold Case” e della partita di football tra Denver e New England. Due programmi che da soli si sono divisi oltre il 30% di share (16 la partita, 15 il telefilm). “DH” sembra comunque lontana dalla crisi che alcuni critici prefiguravano, ma l'effetto incenso dell'avvio sembra un pò scemato.

martedì 18 luglio 2006

L’EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri
A cura di: Leo “Grant” Damerini (Rubrica tratta dal "Telefilm Magazine" di Luglio)

THE OBSERVER MAGAZINE
"Lost" è il nuovo oppio dei popoli
"E' possibile diventare fobici per una serie tv? 'Lost' ci ha provocato questa sensazione rendendoci, appunto, 'perduti'. Perdiamo il senso del tempo e tutto quello che ci interessa è lasciarci cadere nel vortice di quanto c'è di selvaggio e irritante nel diventare pazzi a seguire le vicende dei protagonisti che ci lasciano ogni volta insoddisfatti, tanto da cercare le anticipazioni a tarda notte sul satellite. 'Lost', per questo, non è un telefilm: è un lavoro a tempo pieno! Per qualcuno è anche diventato il motivo per cui, il lavoro, non ce l'ha più. Ma ci sono altre ragioni per cui la serie ci rende sottomessi e, nello stesso tempo, ci fa battere il cuore. Guardare 'Lost' è come invitare un uomo sposato a casa tua. Tutte quelle parole dolci e quelle promesse: 'Non ti è piaciuto, dolcezza? Se solo potessi capirmi...'. E prima che tu te ne possa rendere conto, sei di nuovo al punto di partenza. Così tante domande, così poche risposte, così tanto struggersi e così tanto tempo perso. Il vero mistero di 'Lost' non è quello scritto dagli sceneggiatori. Non ci importa dei numeri della lotteria di Hurley, di perchè l'aereo è caduto, della tossicodipendenza di Charlie...a noi interessa capire che 'Lost' è il simbolo della televisione moderna: sempre a promettere, mai a risolvere, così attraente da non poterci allontanare. E' il nuovo oppio dei popoli, così distraente e nello stesso tempo al passo coi tempi che non ti sorprenderesti se nei credits della sceneggiatura comparisse George Bush ("Non vi preoccupate di tutto quel casino sull'Iraq, gente, beccatevi questo!"). Ma non bisogna diventare paranoici. Dopo tutto 'Lost' è solo un programma tv. Siamo tutti adulti, abbiamo la facoltà di vedere una trasmissione o meno. Una flebile voce dentro mi dice: 'Non farlo, la tua vita non sarà più la stessa per milioni di puntate'. Poi sapete com'è: lui mi dice che questa volta sarà diverso, che è dispiaciuto, che si prenderà cura di me. E io immagino che questa volta faccia sul serio...".
(Barbara Ellen, 07.05.2006)

ANNA
Quando il fanatismo diventa serial
"Si comincia così per scherzo, tanto per provare. Tanto per capire cosa ci trovino i ragazzi. Accendi e la prima volta non ti piace. La seconda sghignazzi. la terza fai commenti caustici e schiamazzi. ma intanto è troppo tardi. Sei anche tu un telefilm-addicted. Ognuno ha la sua droga: c'è quella leggera, da prima serata, socialmente accettabile (tipo 'Lost'), e quella pesante, inconfessabile, che ti aggancia tra un aperitivo e due spaghetti e ti trascina nel tunnel delle repliche a tarda notte. C'è chi dice: tutta colpa dei figli. All'ora X scippano il telecomando e anche tu prendi il vizio. Ma più che altro è il meccanismo perverso della ripetizione, dell'appuntamento fisso, a creare dipendenza. E più la storia è trash, più ti riduce a un tele-junkie".
(Nicoletta Melone, 11.05.2006)

FAMIGLIA CRISTIANA
"Veronica Mars", soap debole in prime-time
"Le vicende giallo-rosa dell'agenzia di Veronica Mars sono leggere ed evanescenti. Troppo per proporne 3 episodi consecutivi pur di coprire un'intera prima serata. Ci vogliono thriller tosti come 'CSI' o '24', o fantascienza pura come in 'Star Trek'. Questa è soap".
(Maurizio Turrioni, 14.05.2006)

CORRIERE DELLA SERA MAGAZINE
"Cold Case": troppo freddi quei casi
"Il serial 'Cold Case' piace al pubblico. Eppure è una fiction fredda, senz'anima. Il ritmo è un vortice che dà il capogiro, se si distoglie lo sguardo per un attimo si perde un tassello importante della trama investigativa. I rapporti umani tra gli agenti sono solo accennati, non creano empatia. I famigliari delle vittime che hanno atteso per anni, talvolta decenni, per ottenere giustizia, sembrano muoversi in un sogno, non c'è pathos. Le motivazioni dei criminali sono pretestuose. Eppure piace. E suppongo per due motivi. Il primo, la bravura e il rigore morale dei due protagonisti, Lilly e Scotty, trasformano l'impossibile in possibile, vincono là dove i colleghi avevano fallito. Il secondo. Scovando l'assassino, riescono ad appagare due archetipi che gli spettatori custodiscono nel profondo e desiderano che siano oggettivati nella realtà quotidiana: la sete di giustizia e la voglia di pulizia morale".
(Rosa Alberoni, 11.05.2006)

TV TALK
"C.S.I." deve il successo a "R.I.S."!
"Non è vero che 'R.I.S.' è una brutta copia di 'C.S.I.'. Diciamo che 'C.S.I.' è cresciuto molto nella nostra televisione da quando è comparso 'R.I.S.'".
(Pietro Valsecchi, 13.05.2006)

GRAZIA
McKenzie in corsa per la Casa Bianca?
"Mi piacerebbe essere uno dei giovani consiglieri del Presidente degli Stati Uniti".
(Benjamin McKenzie, 17.05.2006)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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