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sabato 11 febbraio 2012

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl


Per i due nuovi show  di cui sto per parlarvi è bastato l'episodio pilota per scatenare gli appassionati “seriali” di tutto il mondo, qualcuno grida al capolavoro, qualcuno al flop.
Quale si rivelerà uno Stracult e quale uno Stracotto secondo voi?

Somewhere over the rainbow, skies are blue and the dreams that you dare to dream, really do come true” cantava Judy Garland, sul finire degli anni Trenta, ne Il Mago di Oz, e proprio sulle note di questa canzone inizia Smash, la nuova serie della Nbc che ha debuttato il 6 febbraio. Sullo sfondo di un’incantevole New York, tra le case in mattoncini rossi del Meatpacking District di giorno e le “mille luci di Broadway” di notte, la strada di attori in erba o presunti tali, cameriere dall’ugola d’oro e ballerine in cerca di gloria, incrocia quella di produttori e attori teatrali, alla ricerca di un successo in grado di lasciare il segno nel panorama artistico della Grande Mela.
A dar voce a questo gruppo di artisti, un rinomato cast di attori: da Debra Messing, indimenticabile Grace in Will&Grace, nei panni dell’autrice di musical Julia Houston, a Christian Borle in quelle del suo partner professionale Tom Leavitt, dal premio Oscar Anjelica Houston nelle vesti di Eileen Rand, stoica e cinica produttrice di Broadway.
Al centro di tutto, lei, l’unica e sola, Marilyn Monroe e il ricordo indelebile che è riuscita a lasciare in eredità al mondo intero. Oggi più che mai, cinquant’anni dopo la sua scomparsa, la memoria della stella di A qualcuno piace caldo meravigliosa commedia di Billy Wilder del 1959, viene ricordata in una splendida serie che racconta la realizzazione di un musical su Norma Jane, alias Marilyn, l’attrice più famosa del cinema di tutti i tempi. 
Punti cardine di Smash, oltre a location e cast, una sceneggiatura ben strutturata e scandita da splendidi dialoghi e una regia (Michael Mayer) da far invidia al grande schermo, coadiuvata da una fotografia di tutto rispetto e da una scenografia degna delle migliori pellicole hollywoodiane.
Il giusto connubio di brani storici e coreografie impeccabili, ci guidano nel cuore di un vero e proprio musical, più autentico e verosimile rispetto a quelli cui siamo stati abituati sul piccolo schermo, su tutti il Glee di Ryan Murphy.




Comincia con la leggenda cinese del Filo Rosso del Destino Touch, la nuova serie di Tim Kring (Heroes, Crossing Jordan) con un insolito Kiefer Sutherland, che messi via i panni di “eroe americano” veste ora quelli di un uomo qualunque, Martin, padre di un bambino autistico, vedovo in seguito agli attentati dell’11 settembre.
In Touch il corso degli eventi e dell’intero universo è scandito con precisione e regolarità dagli schemi numerici che regolano i rapporti tra le persone, per far sì che tutto si sviluppi secondo i piani che il destino ha in serbo per noi. Decifrare questi rapporti matematici significa rintracciare sul cammino quel filo rosso, imbatterci negli individui che siamo destinati a incontrare e comprendere da quali scelte dipenda la sorte di ognuno di noi. A scovare queste misteriose connessioni tra le persone, in Touch, è il piccolo Jake (
David Mazouz), figlio di Sutherland, un bambino affetto da un grave deficit mentale che gli impedisce di comunicare con l’esterno e di riuscire invece a esprimersi solo ed esclusivamente attraverso relazioni matematiche. Sarà proprio la possibilità di riuscire a entrare “in contatto” con il figlio attraverso la risoluzione dei suoi enigmi numerici, che permetterà a Martin di incrociare la strada di altre persone e di intervenire sugli eventi poco prima che essi si concretizzino. Il tempo, il destino, i sei gradi di separazione e i legami numerici: queste le affascinanti tematiche affrontate dalle serie che, dopo il preair del 25 gennaio, debutterà negli States il prossimo 19 marzo e che nel corso dell’anteprima ha registrato ben 12 milioni di spettatori. Touch è una vera e propria perla, toccante, avvincente e intrigante. Il rischio è che il plot finisca per mordersi la coda all'interno di un circolo vizioso di situazioni cicliche e ripetitive, in cui Jake prevede le catastrofi e Martin cerca di risolverle. I pregi però sono molti: la serie tocca le corde giuste, la regia è impeccabile, commuove senza necessariamente degenerare nel qualunquismo, e ultimo, ma non meno importante, ha fatto sì che per un intero episodio, nessuno di noi pensasse a Jack Bauer. E questo non è poco.

venerdì 10 febbraio 2012

NEWS - "Lost" and never found! E' giusto cercare un erede a tutti i costi del serial di JJ Abrams? Un interessante post su "Linkiesta" scatena il dibattito (senza fine apparente) sulla pagina dell'Accademia dei Telefilm...
E' bastato un post sulla pagina Facebook dell'Accademia dei Telefilm per scatenare un dibattitto senza fine apparente: è giusto cercare a tutti i costi l'erede di "Lost"? Merito (o meglio causa) del disputarsi, un doppio ed interessante post di Alessia Barbiero su "Linkiesta" che, un pò provocatoriamente e un pò no, getta l'amo: sarebbe ancora un cult oggi "Lost"? E' giusto cercare un erede a tutti i costi? Sono penalizzati i nuovi titoli di Abrams tipo "Fringe" e "Alcatraz"? E' stato davvero un capolavoro il serial di JJ Abrams? "Dexter" sarebbe potuto diventare uno stracult ancora più potente senza "Lost" alle spalle? Insomma, tanti quesiti e tanti pareri, che suscitano discussione, repliche, contro-repliche, idee per nuovi quesiti e provocazioni...

In ordine cronologico, ecco di due interventi di Alessia Barbiero su "Linkiesta". Per seguire il dibattito scaturito, potete accedere/iscrivervi alla pagina Facebook dell'Accademia dei Telefilm.


Okay, a qualche settimana di distanza mi trovo a dover ritrattare la mia posizione su Alcatraz. La foga iniziale, quella legata all'immaginario potente di The Rock, si è allentata. Ora prevale un po' la delusione: dietro all'idea bella anche se non originale (l'abbiamo già detto, lo stampo di The 4400 è più che palese), la nuova serie di JJ Abrams si struttura alla mo' di un normale procedural. Ogni puntata ha il suo ex carcerato da ritrovare e rinchiudere in gabbia. Di 'sto passo, sembra che a fare follie saranno solo le ultime puntate, quando magari si approfondirà un po' la questione del "perché?", "come mai?", "cosa è successo in realtà?". Insomma, quando si darà largo spazio al mistero. In Rete la serie è osannata e criticata a destra e a manca, un po' come è normale che sia: c'è lo zampino di Abrams e lui, dopo Lost, lo si ama o lo si odia.
Dopo Lost, appunto. Anche io più volte mi sono slanciata nel nostalgico richiamo del serial dei sopravvissuti al disastro aereo. Anche io più volte ho sperato nell'arrivo di un degno erede, un po' orfana da quando Sawyer, Kate e Jack non mi fanno più compagnia. Razionalmente però mi rendo conto che questo continuo confronto è assurdo perché - qui lo dico e qui lo nego - Lost è tutto fuorché un capolavoro. Razionalmente, intendo. Arrivi alla fine di sei stagioni dannatamente intriganti e ti chiedi: "boh, ma ha senso?". Le critiche che sono piovute sul finale erano tutte più che legittime, smorzate se vuoi dalla passione smodata per questa serie che ci ha fatto sognare più delle altre. Il fumo nero, gli orsi che attraversano la foresta, il viaggio avanti e indietro nel tempo: insomma un calderone di quelli incredibili. Forse, se Lost fosse arrivata oggi, così come arriva Alcatraz (ma solo per farne un esempio) non sarebbe durata sei stagioni, non avrebbe raggiunto audience così soddisfacenti. Perché rispetto a una decade fa il pubblico della televisione seriale è cambiato. Mi spiego: siamo sempre noi, a cui si aggiunge la nuova generazione, ma è un pubblico più esigente, più attento. E' - siamo - un pubblico che prestiamo caso alla sceneggiatura, alla trama che fila, alla caratterizzazione dei personaggi, alla fotografia, alla musica.
Insomma, forse l'erede di Lost c'è, ce ne sono più di uno. Quella che manca è una serie rivoluzionaria, come fu a suo modo Lost (nel creare quell'attaccamento alla TV seriale che prima non esisteva). Una serie suis generis, una vera novità. Impresa non facile, ma noi TV series addicted ci speriamo.


La Rete è bella perché è varia. La Rete è bella perché qui si discute, si critica, ci si arrabbia. Il mio post dell'altro giorno, quello in cui asserivo un po' provocatoriamente un po' seriamente che oggi Lost non ci piacerebbe, ha suscitato un'interessante discussione su Facebook, all'interno di una pagina "in" per gli amanti delle serie TV, ovvero Accademia dei Telefilm. Eccomi quindi a provare a spiegare il mio punto di vista, che come tale deve essere preso: un punto di vista.
Chi legge il mio blog da sempre sa che più di una volta mi sono trovata a citare Lost, a rivangare i bei tempi in cui guardavo l'opera maxima di JJ Abrams e a essere un po' nostalgica di quel periodo. Perché una serie così rivoluzionaria, dopo Lost non c'è ancora stata. Ci sono stati tanti che hanno provato a presentarsi come eredi, lo stesso Abrams ha tentato di bissare il suo successo, ma con miseri risultati. Miseri non tanto perché i prodotti non siano interessanti (Fringe - ad esempio - va avanti da quattro stagioni e anche se di tanto in tanto è un po' troppo cervellotico e a tratti ridondante continua a mantenere un buon livello) ma perché non hanno minimamente ricoperto il gap che la fine di Lost ha lasciato. Hanno provato a giocare con le stesse armi che hanno reso Lost vincente (i grandi temi, i contrasti, la tecnica narrativa), ma senza esiti. Da questo punto di vista, Lost è rivoluzionario. Ma non dico nulla di nuovo.
Che Lost sia destinato a entrare nella storia è certo: è già parte della storia, come del resto fanno tutte le rivoluzioni. Il punto non è se annoverarlo o meno tra le serie che hanno cambiato il nostro rapporto con la televisione, su quello nessuno discute. Il punto è che a mente fredda, pensando oggi al prodotto finale, Lost non è un capolavoro. E, ribadisco, lo dico e lo nego perché razionalmente ne sono convinta, emotivamente io sono una di quelle che l'isola l'ha fatta sua. Però è oggettivo che sono tante le cose che "ci siamo fatti andare bene", perché "coinvolti" nella serie. Non era una serie perfetta, quindi quel eh no, Lost non si tocca è inadeguato. Non era perfetta perché di tanto in tanto riempiva la trama di parentesi non chiuse, di interrogativi aperti. Lo stesso finale, con la chiusa esistenzialista, il misticismo che pervade la scena, il limbo in cui si trovano i personaggi che non hanno trovato altre amene vie di fuga (come Mr. Eko) o altri inferni (come Micheal) può piacere o non piacere, ma onestamente non è originale. Nel momento in cui è diventato troppo complicato gestire un prodotto del genere si è puntato sulla più classica delle interpretazioni, il gioco eterno e irrisolto tra Bene o Male (che si può leggere con tutte le sue sfumature - fede e miscredenza, luce e buio e via dicendo).
Se Lost non ci fosse stato, otto anni fa, ci sarebbe stata un'altra serie del genere a prendere il sopravvento. Lost è stata una delle prime a fare della battaglia tra yin e yang il suo punto di forza, ma in quel periodo stavano nascendo altri prodotti che, a modo loro e completamente diversi, ruotavano su questi temi. Dexter, che nasce due anni dopo Lost, avrebbe potuto essere il Lost di quella generazione (perché il tema della fede se è palese solo nell'ultima stagione, pervade da sempre l'universo di questa serie. Ma anche qui la fede è solo uno dei temi). Ma Dexter è solo un esempio: il punto è che una decina di anni fa, il pubblico (noi, io) era pronto a una serie di questo tipo. Una serie che poteva lasciare tanti punti di domanda, che fosse confusionaria, che lasciasse un finale aperto alle interpretazioni, un finale di cui tanti hanno avuto bisogno di chiedere spiegazioni. Una serie che ci facesse vedere una realtà diversa, una serie introspettiva che mettesse a tacere il nostro bisogno di rendere tutto scientifico.
Oggi no. Un'altra serie di questo tipo, molto probabilmente, oggi la molleremmo alla fine della prima stagione. Ecco il succo del mio discorso: cercare in modo così ossessivo un erede di Lost è da folli. Perché un altro Lost oggi non lo vorremmo, oggi non lo apprezzeremmo. Vogliamo novità, quella novità che Lost 8 anni fa seppe dare, ma che oggi tuona così maledettamente retrò. E non è uno sminuire la serie, ma un modo per dire: ragazzi, andiamo avanti.

giovedì 9 febbraio 2012

NEWS - E' ufficiale, "Dr. House" chiude. La lettera di addio (con qualche lacrima)

Announcement from HOUSE Executive Producers David Shore, Katie Jacobs and Hugh Laurie, as well as a statement from Kevin Reilly, President of Entertainment, Fox Broadcasting Company.

After much deliberation, the producers of House M.D. have decided that this season of the show, the 8th, should be the last. By April this year they will have completed 177 episodes, which is about 175 more than anyone expected back in 2004.

The decision to end the show now, or ever, is a painful one, as it risks putting asunder hundreds of close friendships that have developed over the last eight years - but also because the show itself has been a source of great pride to everyone involved.

Since it began, House has aspired to offer a coherent and satisfying world in which everlasting human questions of ethics and emotion, logic and truth, could be examined, played out, and occasionally answered. This sounds like fancy talk, but it really isn’t. House has, in its time, intrigued audiences around the world in vast numbers, and has shown that there is a strong appetite for television drama that relies on more than prettiness or gun play.

But now that time is drawing to a close. The producers have always imagined House as an enigmatic creature; he should never be the last one to leave the party. How much better to disappear before the music stops, while there is still some promise and mystique in the air.

The producers can never sufficiently express their gratitude to the hundreds of dedicated artists and technicians who have given so generously of their energy and talent to make House the show it has been - and perhaps will continue to be for some time, on one cable network or another.

The makers of House would also like to thank Fox Broadcasting and Universal Television for supporting the show with patience, imagination and large quantities of good taste. The Studio-As-Evil-Adversary is one of the many clichés that House has managed to avoid, and for that the cast and crew are deeply grateful.

Lastly, the audience: some have come and some have gone, obviously. This is to be expected in the life of any show. But over the course of the last eight years, the producers of House have felt immensely honored to be the subject of such close attention by an intelligent, discriminating, humane and thoughtful - not to mention numerous - audience. Even the show's detractors have been flattering in their way. Making the show has felt like a lively and passionate discussion about as many different subjects as could possibly be raised in 177 hours. The devotion and generosity of our viewers has been marvelous to behold.

So, finally, everyone at House will bid farewell to the audience and to each other with more than a few tears, but also with a deep feeling of gratitude for the grand adventure they have been privileged to enjoy for the last eight years. If the show lives on somewhere, with somebody, as a fond memory, then that is a precious feat, of which we will always be proud.

Everybody Lies.


STATEMENT FROM KEVIN REILLY, PRESIDENT, ENTERTAINMENT, FOX BROADCASTING COMPANY:

While it’s with much regret, and a lump in our throats, we respect the decision Hugh, David and Katie have made. A true original, on the page and amazingly brought to life by Hugh Laurie, there is only one Dr. House. For eight seasons, the entire HOUSE team has given us – and fans around the world – some of the most compelling characters and affecting stories ever seen on television. They have been creatively tenacious and collaborative throughout this incredible run, and they are amongst the most superior talents in the business. For all the above, we wholeheartedly thank them, and the fans who have supported the show.

mercoledì 8 febbraio 2012

NEWS - Il dibattito è aperto, Megaupload è chiuso. Intrigante pezzo di auto-denuncia di Matteo Bordone contro i piagnistei per la chiusura dei siti di scaricamenti illegali. E voi come la pensate?

Articolo di Matteo Bordone per "Wired"
Da qualche anno a questa parte (da diversi anni, a dire la verità) io e altri milioni di persone nel mondo rubiamo roba in Rete. Si tratta di furto, perché chi ha prodotto quella roba ha pagato degli stipendi, dei fornitori, ha anche solo messo in opera la propria creatività e le proprie capacità per realizzare quello che noi otteniamo senza spendere una lira. Certo, spendo per la connessione, per il computer, per gli hard disk, per gli attrezzini che attacco al televisore per vedere meglio quello che scarico. Ma per i film, per le serie, per i dischi, a volte anche per i programmi non pago nulla. Costano, costerebbero, ma io me ne frego: ho trovato un modo per non pagarli, e lo sfrutto. Ora, è evidente che la differenza tra il possesso di una sedia e il possesso di dati digitali è notevole, chiara a tutti e nello stesso tempo di difficile definizione. Questo non toglie che qualsiasi cosa sia sul mercato abbia un costo e che chi non corrisponde quella cifra a chi vende sia il marito della venditrice oppure un ladro. Fosse anche una cosa impalpabile come l’amore, assurda come la cartomanzia, si dovrebbe comunque pagare. Perché se non sei disposto a pagare, forse sei disposto a fare a meno: il diritto inalienabile a vedere Lost gratis non è garantito dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Fino a un po’ di tempo fa andavano per la maggiore dei sistemi chiusi, come Soulseek o Emule, che mettevano in contatto persone con delle passioni comuni, e permettevano loro di scambiarsi canzoni o film da persona a persona, peer to peer. Dopo di che (dal 2001) sono cominciati i torrent, cioè dei peer to peer in versione ammucchiata, dove cento persone che desiderano la stessa cosa se ne scambiano fettine in una stanza, vicendevolmente, finché tutti non hanno la torta completa. Il passo successivo sono stati i film in streaming di Megavideo, cioè un canale televisivo che trasmetteva contenuti rubati, e lucrava sulla pubblicità. E insieme sono cresciuti i depositi di dati, cioè banche dove appoggiare la refurtiva perché chiunque ne abbia voglia possa copiarla. Tutto questo, soprattutto l’ultima parte, è in crisi. Perché? Perché non è nemmeno uno scambio, una copia che va da A a B, laddove A e B magari non hanno fatto le elementari insieme, ma almeno si cliccano a vicenda: si tratta di pura copia di materiale originale, a uso e consumo gratuito di chi ne abbia voglia; soprattutto, si tratta di contenuti immagazzinati da qualche parte. Il tutto con un ricavo economico legato agli abbonamenti premium (quelli che permettono di scaricare più agilmente) e pubblicità. Se il server è in un Paese civile, bene, vengono fermati. Se è alle Samoa Occidentali o in Siberia, allora è più difficile. E si arriva al paradosso di distinguere tra diversi ladri: quelli dei paradisi fiscali, che hanno utili finanziari su cui non pagano le tasse sono i nostri nemici; gli altri no, gli altri sono amici fraterni paladini del bene contro le storture del mercato, cioè il mercato stesso che è una stortura rispetto a «We want Word and we want it now». Ribadiamo un concetto: io sono molto felice che esistano tutti i mezzi di appropriazione indebita di contenuti in formato digitale, e grazie a questi sistemi ho conosciuto un sacco di meraviglie, perle, cose che mi hanno cambiato anche un po’ la vita. Spesso mi sono poi comprato gli originali di quello che avevo trovato così e va detto che spendo una cifra notevole in cd, vinili, dvd, blu-ray. Anzi, io sono uno di quelli dei supporti: per me le cose che contano vanno possedute, e mi piace comprarle, e ho lo stereo bello, lo schermo grande, i libri di carta da sottolineare e rovinare con le orecchie. Cioè, se facciamo i conti, possiamo anche dire che sono uno di quelli che usano molti sistemi di fruizione di roba scaricata in Rete, ma poi spendono una bella cifra per andare al cinema, comprare la roba, andare ai concerti. Questo per dire che effettivamente il catastrofismo di certe analisi va mitigato con un certo senso delle cose e del tempo, me ne rendo conto. Anzi, ribadisco, sono uno di quelli che non fanno male al mercato. Ma il punto non è quello, non sono io. Sappiamo che la disponibilità degli utenti a spendere denaro per certi contenuti, in particolare per quelli musicali, è scesa enormemente. E ci sono moltissimi utenti non impallinati di musica, quei milioni che comprerebbero pochi dischi all’anno, che hanno perso l’abitudine all’ascolto, all’acquisto, al possesso e all’immedesimazione relativi alla musica. Insomma qui il discorso si fa lungo e complesso, e io lungo e complesso non voglio essere. Non più di così. Ma ho la mia versione di quello che sta succedendo in queste settimane, in questi mesi. Non ha a che fare con il vaneggiare, di questo tizio su Forbes, di cui ho letto sul Post ma con la disponibilità a spendere per prodotti complessi, che si fanno in centinaia, migliaia di persone, e costano svariate decine di milioni di dollari, come certa musica, i film e i videogiochi. Steam, che viene citato, è un posto dove i videogiochi importanti costano serenamente 50€, dedicato al pubblico ristretto e appassionato dei giochi su personal computer: un pubblico che non fa testo, e non c’entra niente con il mercato del pop, dove prodotti che costano 15€ sono ormai percepiti come un furto, e le case discografiche dei ladri avidi di diritti. Chi ripete queste cose in genere non ha un disco in casa, o comunque non ne compra da anni. Io dico che ci è andata bene, e che le cose sono cambiate. Non erano nostri diritti, ma è stato uno sballo assoluto, e un po’ di quello che è successo resterà. Resteranno modi illegali, e alcuni di quelli legali avranno la velocità e la fruibilità di quelli illegali. Ci saranno anche degli ibridi, delle distribuzioni più veloci e pensate per l’utente sgamato, delle vie di mezzo. Ma quello di cui abbiamo goduto non è in nessun modo — non lo è, ripeto sette volte sette — la norma, o un diritto naturale di cui ci devono garantire la persistenza. Né la chiusura di questi servizi costituisce alcun sopruso. Pensiamoci ridacchiando, come si pensa all’autostrada senza limiti di velocità, che di notte da casello a casello ci mettevi niente. Pensiamoci come si pensa a una pacchia che non c’è più perché è giusto così. E finiamola, per carità, vi prego, di ripetere che ciò che nessuno di noi ammetterebbe per sé (che il proprio lavoro fosse regalato a chiunque ne avesse voglia) sia un dovere per gli altri, una condizione senza la quale siamo noi che gridiamo allo scandalo, siamo indignati, non giochiamo più. Perché così siamo ridicoli, e facciamo anche un filo pena.

martedì 7 febbraio 2012

NEWS - Nerdissima come lei! Da stasera su MTV "Diario di una nerd Superstar"
(ANSA) - ROMA, 7 FEB - Arriva da stasera alle 21 su Mtv Italia (canale 8 del digitale terrestre) 'Diario di una Nerd Superstar', una nuova serie che ha gia' avuto riscontri positivi in America, sia in termini di critica sia di ascolti. Narrata in prima persona da Jenna, la blogger piu' nerd del liceo, la serie riesce a cogliere il lato comico delle battaglie ed esperienze difficili che ognuno di noi ha vissuto durante l'adolescenza. Tutto ha inizio con un malinteso colossale: Jenna ha un incidente domestico nel bagno di casa, ma tutti lo scambiano per un tentativo di suicidio. Verra' cosi' additata da tutti come la 'suicide girl' della scuola, derisa ed evitata dai compagni. Come se essere una teenager non fosse gia' abbastanza problematico di per se'. Ma non e' tutto: a causa di un disguido Jenna viene fotografata nuda e questo la mette nuovamente sotto i riflettori, suscitando reazioni sorprendenti sia in Matty, il ragazzo per cui Jenna ha una cotta, sia in Jake, il migliore amico di Matty. Come un abile giocoliere, la nostra eroina dovra' quindi bilanciare la relazione segreta con il ragazzo piu' popolare della scuola, il classico tutto muscoli e poco cervello, con le angherie della cattivona di turno e le critiche dei genitori che non riescono a capire i suoi problemi. La serie sara' anche visibile online su www.mtv.it/ondemand.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm tratti dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Alcatraz", JJ Abrams sfida le nostre certezze

"Una voce off ci avverte: «Il 21 marzo 1963, a causa dei crescenti costi e del degrado delle sue strutture, Alcatraz chiuse i battenti e tutti i detenuti vennero trasferiti in altri istituti di pena. Questo secondo la versione ufficiale, non fu così in realtà». Ma come si svolsero realmente i fatti? Indagando su un caso di omicidio, la detective di San Francisco Rebecca Madsen (Sarah Jones) va ad Alcatraz in compagnia dello storico della prigione, il Dr Diego Soto (Jorge Garcia), e insieme scoprono che... Più di 300 prigionieri sono svaniti nel nulla. Non solo: a uno a uno, stanno rispuntando, con le fattezze di un tempo, e le morti che vanno seminando sanno tanto di una vendetta covata a lungo negli anfratti del Tempo. A complicare le indagini ci sono un federale, Emerson Hauser (Sam Neill) e la sua ambigua collaboratrice, Lucy Banerjee (Parminder Nagra). Ancora una volta, J.J. Abrams ci regala una delle sue saghe fatte apposta per scalfire le nostre certezze, la nostra comprensione razionale dei fatti. Com'è possibile che una persona svanisca nel nulla, in un limbo di eternità? Perché dobbiamo sempre fare i conti con un'isola? Perché diffidiamo così tanto del sovrannaturale? Perché il flashback assume anche qui una dimensione metafisica? Ancora una volta ad Abrams importa più la costruzione drammaturgica della rivelazione ultima dei segreti di «Alcatraz» (Premium Crime, lunedì, ore 21.15, 13 episodi). Ogni episodio ha una storia chiusa in sé, a scioglimento, ma ogni episodio è altresì legato da una trama orizzontale fatta apposta per sfidare le leggi spazio-temporali. Come in «Lost» (inevitabile termine di confronto, volutamente richiamato dalle musiche di Michael Giacchino). Quando un autore come J.J. Abrams dissemina, infatti, i segni della sua poetica, c'è sempre il rischio che possano essere scambiati come elementi di ripetizione, anche se la reiterazione è il fondamento stesso della serialità".

(Aldo Grasso, 1 febbraio 2012)

lunedì 6 febbraio 2012

NEWS - Carramba che sorpresa! Dopo 30 anni la reunion, in tv, di due dei "Tre cuori in affitto" (il terzo guarda dall'alto)
Carrambata mirabolante tra Suzanne Somers e Joyce DeWitt di "Tre cuori in affitto" (attualmente su Fox Retro), che si sono riunite per la prima volta dopo 30 anni in tv. Incredibile come le due protagoniste della storica sit-com siano (più o meno) le stesse...Il terzo cuore in affitto, John Ritter, avrà probabilmente guardato dall'alto...!
NEWS - Obamaland! Da stasera su Fox "Homeland", la serie che ha stregato l'America (e il suo Presidente)
di Nicoletta Tamberlich (ANSA) - ROMA, 3 FEB - All'apparenza conterrebbe in se' gli elementi dell'horror, del thriller politico e anche del film di spionaggio, ma non e' niente di tutto questo: e' una serie tv drammatica in cui la tensione corre sul filo degli sguardi e dei silenzi, sulla natura ricattatoria dei rapporti tra i personaggi e sulla sensazione costante di un breakdown psicologico che potrebbe capitare in ogni momento. Homeland - Caccia alla Spia, la serie tv che ha conquistato l'America arriva in Italia in prima visione su FOX (Sky, 111) dal 6 febbraio ogni lunedi' alle 21.50. Premiata come miglior serie drammatica ai Golden Globe 2012, con la 'benedizione' di Barack Obama che ha dichiarato di esserne uno spettatore affezionato. Al Qaida, la Cia e i complotti internazionali: Vede protagonista Claire Danes (Romeo + Juliet, Terminator 3, My So Called Life) premiata anche lei con il Globo d'Oro come miglior attrice protagonista, nei panni di un analista della CIA specializzata nella lotta al terrorismo. Remake statunitense dell'israeliana Hatufim (sui prigionieri di guerra), racconta il ritorno in patria del sergente Nicholas Brody (Damian Lewis, Band of Brothers) che dopo 8 anni di prigionia in mano a Al-Qaeda, oramai creduto morto dallo stato Americano, viene rilasciato improvvisamente. Per tutta la nazione Brody e' un eroe, viene proclamato simbolo della guerra al terrorismo e insignito dallo stato americano delle piu' alte onorificenze militari, ma tutta questa gloria non convince l'agente della CIA Carrie Mathison (Claire Danes), che mesi prima attraverso' una operazione sotto copertura, ottenne un contatto con un detenuto iracheno che le rivelo' uno scomodo segreto. Questo segreto, unito a diversi indizi e altre circostanze porteranno l'agente Mathison a ipotizzare che l'uomo che tutti credono essere un eroe di guerra, in realta' sia divenuto una spia qaedista e stia progettando un attacco terroristico sul suolo americano. Secondo il Los Angeles Times ''e' la prima serie che racconta una storia post 11 settembre e ha tutti gli elementi che dovrebbe avere: politicamente risonante, emotivamente straziante e avvincente da guardare''. Homeland e' prodotto Howard Gordon gia' produttore della mitica ''24'' uscita immediatamente dopo l'11 settembre in cui l'ormai mitico Jack Bauer sventava ogni sorta di attacco contro gli Usa:: ma Homeland per certi versi e' esattamente il contrario di quella se la' tutto era adrenalina, qui tutto sembra sul punto di crollare e niente, in realta', crolla. Sono gli effetti dell'attacco al WTC che si fanno sintomatologia personale. In una scena, quando perde il controllo perche' pensa di venire incriminata, Carrie fa un gesto del tutto sproporzionato tentando un goffo approccio sessuale con il proprio capo. Il contrario del controllo totale non e' la ragionevolezza, e' il caos. La tensione si gioca tutta sulle motivazioni che possono spingere un soldato, portato a difendere la patria, a tradire il suo popolo. E tradimento vuol dire essenzialmente passare dalla parte del nemico, diventare un terrorista e, piu' genericamente, diventare un arabo.
NEWS - Ultima ora: Raidue sposta "The Good Wife" al martedì
Roma, 6 feb. - (Adnkronos) - La seconda stagione di "The Good Wife", che Rai 2 trasmette in esclusiva, passa al martedi'. Da domani, gli episodi della serie che vede protagonista Julianna Margulies, si potranno seguire dalle 22.30, dopo quelli di Criminal Minds Suspect Behavior e Criminal Minds. Ritroviamo Julianna Margulies (vincitrice dell'Emmy come migliore attrice protagonista in una serie drammatica) nei panni dell'avvocato Alicia Florrick. Nell'episodio "Affari esteri" un dittatore del Sud America crea dei problemi legali tra due compagnie. Alicia da una mano al marito Peter Florrick (interpretato da Chris Noth, il Mr. Big di Sex And The City) con la sua campagna e viene a sapere di lui e Kalinda.

domenica 5 febbraio 2012

TWITTER-JAM - La playlist delle migliori twittate seriali selezionata da AcademyTelefilm e TelefilmCult

JustJared com
AnnaLynne McCord: Hugs for Dominic Purcell!: AnnaLynne McCord hugs her boyfriend Dominic…

BUZZNET
Britney Spears To Appear On 'Modern Family'? via

Charlie Sheen
I'm loving on HSN right now! Her new scents Billionaire and Boyfriend are awesome!! You gotta' check this out!!

Hollywood Reporter
Fox Nabs Comedy From 'Modern Family's' Steve Levitan, 'Last Man Standing' Duo

Hollywood Reporter
NBC Orders John Wells Drama 'Bad Girls'

Tvblog.it ✔
Kevin Bacon protagonista della nuova serie tv thriller del creatore di The Vampire Diaries

Variety_TV
Crime spinoffs aren't paying: TV News: Fox's 'The Finder' is latest to post lackluster ratings

CELEBUZZ
Courteney Cox looks like a brunette Marilyn Monroe in these pics!

TV Guide
David Arquette will appear on Cougar Town's finale. Will things get awkward for Jules?

Emily VanCamp
Check out the cover of Flare Magazine's march issue!. First cover was for Canada. Wouldn't want it any other way :)

zooey deschanel
cast mates lookin' cool.

Caterina Scorsone
In another life I would marry this girl.

TV Guide
Find out who Summer Glau will play on GREY’S ANATOMY

TV Guide
Cynthia Nixon is clarifying her controversial sexuality comments: "Bisexuality is not a choice"

Us Weekly
Ooh la la! Sofia Vergara has been named the "Most Desirable Woman" by ! Do you agree with their choice?

CBS Watch! Magazine
The ladies of all together! We are having a blast with , &

Lea Michele
Was so happy when I woke up this morning because Lana Dey Rey's new album came out and it's soooo good!

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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