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lunedì 28 ottobre 2019

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Con "The Politician" Ryan Murphy passa a Netflix con le sue ossessioni
"La vita da liceali americani può essere un inferno (lo sappiamo da innumerevoli film, in mancanza di esperienza diretta). Le campagne elettorali per la presidenza degli Stati Uniti lo sono altrettanto (oltre al cinema, innumerevoli cronache illustrano giochi sporchi e colpi bassi). A mischiarle, esce un film come "Election" di Alexander Payne: Reese Witherspoon vuole diventare a tutti i costi capo del consiglio scolastico, il professor Matthew Broderick inventa un candidato da opporle: non è educativo vincere senza avversari. Oppure esce una serie Netflix come "The Politician", firmata Ryan Murphy con Brad Falchuk e Ian Brennan. Da quando aveva sette anni, Payton Hobart vuole diventare presidente degli Stati Uniti. Non si può a rigore chiamare sogno: è sicuro che la Casa Bianca toccherà a lui, intanto studia le biografie dei presidenti passati cercando di trarne utili lezioni. Qualcuno veniva da famiglia ricca, altri si sono fatti da sé. Il giovanotto ha il perfetto equilibrio: gli Hobart che lo hanno adottato sono miliardari, ma la madre era cameriera. Prima tappa Harvard, e prima ancora le elezioni scolastiche - purtroppo nei dibattiti suda come Richard Nixon nel duello tv contro J. F. Kennedy. Payton è anche bruttino, a confronto con il suo primo avversario e ai fratelloni acquisiti, freddo e privo di empatia. Ma c'è rimedio. Per "ammorbidire l'immagine" serve un vice che attiri le simpatie dei votanti e rispetti le sempre più assurde casistiche della correttezza politica. Basterà una ragazza nera sovrappeso? Diciamo ragazza per far presto, lei preferisce definirsi "Gender Nonconforming": non rientra né nell'una né nell'altra delle rigide categorie. 0 è meglio una studentessa malata di cancro, pallida e con la bandana in testa? All'avversario - atletico, insegnate di cinese, ahimè suicida al secondo tentativo - si sostituisce la di lui fidanzata. Parlando di emozioni, la mossa equivale per Payton allo scacco matto. Dopo "Nip/Tuck", la serie sui chirurghi plastici, Ethan Coen non guarda (o finge di non guardare) la televisione, sennò l'avrebbe messa nella sua conversazione alla Festa di Roma, intitolata "Surgery!" con l'esclamativo finale, come nelle riviste pulp - Ryan Murphy ha inventato "American Horror Story", la serie antologica "Feud", "American Crime Story" che pesca nel genere "true crime": la seconda stagione, molto premiata, era dedicata all'assassinio di Gianni Versace. E molto altro inventerà. Ha sul tavolo una quindicina di progetti, per inclinazione personale (divide la giornata in quarti d'ora, mezz'ora al massimo, non conosce sabati né domeniche) e perché ha firmato con Netflix un contratto da 300 milioni di dollari. Mamma Gwyneth Paltrow si dà al giardinaggio nella magnifica villa losangelina, con uno strepitoso abito lungo rosso, cappello e guanti, roba da film hollywoodiano degli anni 50. Del resto, come fanno notare a Payton i suoi tre addetti all'immagine: "Hai tre Picasso nella stanza della governante, e le foto di Natale in casa vostra le scattava Annie Leibowitz". Arriva un'altra guest diva: Jessica Lange malvestita e maltruccata, che sfrutta la malattia della figlia per concedersi qualche piccolo lusso (al cinema, avevamo visto la famiglia di Jake Gyllenhaal in "Stronger" di David Gordon Green). Molte saranno le sorprese, tutte sul tema del vero, del falso, della sopravvalutata autenticità. Ryan Murphy è passato a Netflix con le sue ossessioni e il suo gusto per il camp. L'algoritmo che tutto spiana finora non è riuscito a levarglieli". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 20 aprile 2018

NEWS - Netflix, l'ultimo trimestre è da record! Ricavi aumentati del 40% nonostante il flusso di cassa negativo e gli investimenti futuri di 8 miliardi di dollari in produzioni originali

Articolo tratto da "Italia Oggi"
Al momento il modello Netflix non solo regge ma pigia anche sull'acceleratore: il primo trimestre si chiude con risultati complessivamente oltre le previsioni del mercato. I ricavi aumentano del 40% sui 3,7 miliardi di dollari (pari a 3 miliardi di euro), spinti dalla crescita degli utenti e dal ritocco all'insù dei prezzi degli abbonamenti a fine 2017. In tutto il servizio streaming di tv on demand guidato da Reed Hastings ha attirato 7,4 milioni di nuovi utenti (+43% anno su anno), mentre 6,35 milioni erano quelli attesi. Precisamente dei 7,42 milioni 1,96 milioni arrivano dal mercato domestico degli Stati Uniti, i restanti 5,46 milioni da tutti gli altri mercati. Le precedenti proiezioni si fermavano sugli 1,45 milioni negli Usa, sui 4,9 milioni all'estero. Quindi la crescita oltre le previsioni è stata confermata su entrambi i fronti, nonostante i rialzi delle tariffe che portano il business a stelle e strisce a valere 1,82 miliardi di dollari (1,5 miliardi di euro) con un prezzo medio intorno agli 11 dollari (8,9 euro) e il giro d'affari nel resto del mondo (Italia compresa) a quota 1,78 miliardi (1,4 miliardi di euro) un'offerta sui 7,3 euro (nella Penisola a partire da 8 euro). Scendendo infine lungo il conto economico al 31 marzo scorso, Netflix è riuscita a migliorare il risultato operativo che è salito sui 446,6 milioni di dollari (361,5 milioni di euro) dai precedenti 257 milioni (208 milioni di euro). L'utile netto supera le attese (282 mln di dollari) e oltrepassa la soglia dei 290 milioni di dollari (quasi 235 milioni di euro), rispetto ai 178,2 milioni al 31 marzo 2017 (oltre 144 milioni di euro). Di contro, il free cash flow (flusso di cassa) è negativo per 286,5 milioni di euro (231,9 milioni di euro), era negativo per 2 miliardi di dollari (1,6 miliardi di euro) già a fine 2017 e si stima sarà pari a -3/-4 miliardi nel 2019 (-2,4/-3,2 miliardi di euro). Infatti i debiti a lungo termine hanno superato i 6,5 miliardi di dollari, pari a meno di 3,4 miliardi di dollari un anno prima (rispettivamente 5,3 e 2,7 con miliardi di euro). Eppure gli analisti non sembrano preoccupati dal fatto che il servizio streaming non riesca a finanziarsi con la vendita dei propri film e serie tv. Anzi, come ammesso dalla stessa Netflix, le attese sono per un flusso di cassa che rimarrà negativo ancora «per molti anni». In parallelo, ha ancora ampi margini di crescita sul fronte dei sottoscrittori (fino a 300 milioni globali prima che il mercato sia saturo dagli attuali 125 mln, stando ad alcuni studi di mercato). E anche sul fronte dei prezzi ci sono margini di rialzo. A conferma, ieri, il titolo è salito fino al +7,9% dopo la pubblicazione dei risultati nel primo trimestre. Hastings sa bene, però, che per aumentare i prezzi e non perdere pubblico occorre investire sul valore percepito dai sottoscrittori. Ecco perché ha deciso di spendere oltre 8 miliardi di dollari (6,5 miliardi di euro) in produzioni originali, di cui una quota crescente per i nonanglofoni e in particolare per gli ispanici. Altrettanto sta ingaggiando i principali sceneggiatori, tra cui Shonda Rhimes (Grey's Anatomy) e Ryan Murphy (Nip/Tuck e American Crime Story). Importanti saranno poi gli investimenti in tecnologia per migliorare la visione dei film. Per quanto riguarda i nuovi utenti, infine, Netflix non li andrà a prendere da sola o solo grazie a partnership con nuovi alleati come Sky, ma persino attraverso alleanze con i suoi ex competitor diretti come Comcast (con T Mobile e Altice le intese sono già state formalizzate). Così facendo possono essere al rialzo pure le previsioni per il secondo trimestre 2018: fatturato da 4 miliardi di dollari, 6,2 milioni di nuovi utenti (1,2 mln Usa + 5 mln mondiali) e un utile da 358 milioni di dollari. Un'ultima battuta Hastings la riserva agli organizzatori del Festival di Cannes, che hanno varato nuove regole per cui i fim non possono uscire prima online e poi nei cinema. Semplice la risposta di Netflix: «ci dispiace, promuoveremo le nostre produzioni in altri festival».

giovedì 5 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani
CORRIERE DELLA SERA
Con "9-1-1" Murphy tenta di essere popolare senza banalità
"'9-1-1' è il titolo della nuova serie firmata da Ryan Murphy, uno dei più importanti autori della tv americana di oggi (Fox Life, martedì sera). Il termine autore è da leggersi come showrunner, quella personalità creativa e manageriale che ha la responsabilità finale sulla serie (in Italia è un ruolo che ancora fatica ad affermarsi nonostante qualche tentativo). Recentemente Murphy ha fatto molto parlare firmando un accordo per passare da Fox a Netflix. Il suo è il secondo caso dopo quello di Shonda Rhimes, a testimonianza che la competizione tra questi colossi mediali si gioca molto sul talento dei creativi, risorsa scarsa e preziosa. Murphy è in effetti uno degli autori contemporanei più prolifici: ha ideato Nip/Tuck e Glee, ha curato serie di prestigio come American Horror Story, Feud, Scream Queens. Quello che stupisce è la sua capacità di parlare a più destinatari: serie più raffinate e «di nicchia», pensate per un pubblico abituato alle sfide della complessità, vedi il caso recente di American Crime Story - Versace (che non ha pienamente convinto). E serie più popolari, potremmo dire generaliste, destinate a un pubblico più largo ma non meno esigente. È il caso appunto di Nine One One, la serie dedicata alle operazioni di salvataggio condotte da vari corpi specializzati: i First Responder del gu, i vigili del fuoco, la polizia. La struttura è quella classica dei «procedurali», casi di puntata che si aprono e chiudono e, a fare da collante, le vicende private dei soccorritori, che spesso aiutano il prossimo anche per non pensare ai drammi personali: dipendenze, matrimoni in crisi, familiari ammalati. Come se lenire le sofferenze altrui fosse un balsamo per le proprie. La sfida è ancora più difficile che parlare alle nicchie: essere popolari senza cedere alla banalità. Certo, un cast di primo piano che va da Angela Basset a Peter Krause aiuta e non poco". (Aldo Grasso)

giovedì 8 gennaio 2015

NEWS - Attenti al lupo! Da stasera su Mya "Hemlock Grove" del guru horror Eli Roth (Netflix li fa e poi li sparge...) 
Parte l’8 gennaio in anteprima assoluta su Mya “Hemlock Grove”, la serie sui licantropi targata Netflix firmata dal mago del genere horror Eli Roth (già dietro le quinte di “Hostel” con Tarantino). L’appuntamento è per ogni giovedì in prima serata. Nella fittizia cittadina del titolo viene trovata una ragazza del liceo parzialmente smembrata nei pressi dell'acciaieria dismessa di proprietà della famiglia Godfrey. Le indagini dello sceriffo locale fanno emergere dettagli che fanno sospettare che la ragazza possa essere stata uccisa da un animale. Nella cerchia dei sospettati finiscono presto Roman (Bill Skarsgard), problematico rampollo della famiglia Godfrey che inizia ad indagare per conto suo, e Peter Rumancek (Landon Liboiron), un giovane e misterioso zingaro da poco trasferitosi nella cittadina, che viene accusato da una ragazzina del luogo di essere un licantropo…Nel cast spicca il volto di Famke Janssen (“Nip/Tuck”, “X-Men”) nei panni della matriarca di casa Godfrey. Roth firma da produttore esecutivo. La serie che si basa sul romanzo omonimo di Brian McGreevy è stata confermata da poco per la terza stagione e vanta il record di essere stato il primo titolo originale della storia di Netflix ad essere candidato agli Emmy Awards. Le musiche sono di Nathan Barr, compositore di “True Blood”, serie che in qualche modo può ricordare la commistione di creature sovrannaturali con gli umani. Le riprese sono avvenute nell’Ontario canadese (Hemlock Grove è stata ambientata a Port Perry). Il telefilm è stato lanciato con l’efficace claim “Even demons have demons”. “Variety” ha così commentato l’avvento del serial: “è come se qualcuno volesse fare a pezzi i ragazzi di ‘Dawson’s Creek’ e già solo per questo viene da tifare per lui! E’ la consacrazione del fatto che le generazioni attuali convivano con l’orrore che spesso non ha spiegazioni, se ne impossessa e le rende vittime quasi senza che se ne accorgano. ‘Hemlock Grove’ è una soap gotica dove la domanda ‘What are You?’ sostituisce definitivamente il classico ‘Who are You?”.

martedì 9 settembre 2014

GOSSIP - Prendi la Mitra e spara! L'ascesa dell'attrice da modella ispiratrice di Lara Croft in "Tomb Raider" a contraltare femminile di "Bollore" Dane in "The Last Ship" 
Rhona Mitra, dove l’avete già vista costei? Appena compare sullo schermo, piccolo o grande che sia, la domanda sorge spontanea. Con un cognome così bellicoso e un fisico così statuario verrebbe da dire che risulta arduo dimenticarsela…La sua occasione per rimanere impressa nella memoria è tuttavia l’attuale “The Last Ship” (su Italia 1 al varo dal 12 settembre in anteprima assoluta, in prima serata ogni venerdì). E’ stata scelta per far da contraltare femminile al sexy comandante interpretato da Eric Dane, nei panni di una biologa (e pensare che c’è stato un tempo in cui le scienziate dell’immaginario erano tutte occhialute e tacchi bassi). Inglese di nascita (padre di origini indiane, madre irlandese), Mitra ha conosciuto la popolarità nel 1997 per essere stata la modella che ha dato le sembianze all’eroina del video-gioco best-seller “Tomb Raider”. Poi l’eclettismo le ha preso la mano: due dischi solisti prodotti da Dave Stewart degli
Eurythmics, una copertina di “Playboy” e la comparsa in tutte le classifiche delle “attrici più sexy” degli anni 2000, un ruolo ricorrente nella 3° stagione di “Nip/Tuck”, protagonista dell’apocalittico cult “Doomsday” al cinema. Tra i suoi “segni particolari, l’adolescenza per così dire “selvaggia” alla Tomb Raider: tra le due espulsioni al liceo emerge quella, a 14 anni, per aver rubato una macchina con la fregola di dirigersi a tutta birra, dal suo college tutto femminile, a quello tutto maschile. Sulla ragione dell’altra espulsione, la scoppiettante Mitra ha chiosato che “la conosce soltanto il prete dal quale mi sono confessata”. Con la certezza che rimarrà muto come una…Tomb.

venerdì 18 ottobre 2013

NEWS/L'EDICOLA DI LOU - C'è troppo sesso nelle serie tv? "Variety" lancia il dubbio (e trova risposte)

Article by Brian Lowry ("Variety")
TV Columnist @blowryontv
"Asked about the trend toward “reprehensible protagonists” — a la “Breaking Bad’s” Walter White, “Boardwalk Empire’s” Nucky Thompson or “Dexter’s” serial killer — Showtime Entertainment chief David Nevins offered a surprisingly frank answer.“It’s license,” he told reporters at the TV Critics Assn. tour in July. “Pay cable, you take license. Your licenses are sex, violence and bad behavior.”
Nevins omitted the other obvious one — salty language, and those few words (thank you, George Carlin) that still can’t be uttered on most of TV — but otherwise, he was right. There are several less-ostentatious attributes that differentiate pay cable in particular and to some extent basic’s raciest hours from broadcast TV, including the expanded running time of episodes, and nonexistent (or diminished) advertiser scrutiny. But it’s sex, for better or worse, that frequently generates headlines or provokes controversy.
Granted, part of that may have to do with sex and nudity providing a clearer point of distinction from less liberated alternatives, as broadcast networks brave more explicit violence in programs like Fox’s “The Following” or NBC’s “Hannibal.” By contrast, the U.S.’ perceived puritanical streak relative to Europe has always made explorations of sexuality dicier, unless of course the material is being wielded as a sitcom punchline.
Another incentive to flaunt some skin may be that frontiers regarding violence have been shoved, some would suggest, about as far as they can go. After the “Red Wedding” on “Game of Thrones” or the artful blood splatters of “Spartacus” (which, to be fair, knew its way around a Roman orgy, too), it’s less a question of topping what’s been done than simply finding creative ways to push the same buttons.

Historically, violence seldom triggers the level of outrage from the usual suspects that sexuality does. The exception would be when entertainment collides with real-life events like last year’s horrific Newtown school shooting, which inevitably produces fleeting hand-wringing but little concrete action from the entertainment biz and others about contributing to societal violence.
Chasing the boundaries of TV sex involves something of a moving target; seldom does a season go by without some newcomer braving uncharted territory, or at least finding a way to put old wine in a new bottle. HBO’s “Girls,” certainly, has drawn attention with its blunt portrayal of awkward sexual encounters among twentysomethings, including a sequence last season in which a male character ejaculates on his new girlfriend after she specifically asked that he not. (An HBO spokeswoman had to explain to nosy media outlets that the sequence was “nothing more than a use of props.”)
Showtime has tackled the topic head on with “Masters of Sex,” a just-launched dramatic look at the career of real-life sex researchers William Masters and Virginia Johnson. The nature of those studies are depicted in graphic detail, with more nudity and simulated orgasms than you can shake a stress-test-wired dildo at.
“It was an irresistible topic for a premium television series,” Nevins says.
License also helps account for why cable programs regularly push sexual bounds even in shows where the situations may be less than organic or central to the premise — precisely because sex is something that can poke at overstimulated nerve endings and arouse a response.
This casual inclusion of sex and nudity — almost in a “because we can” manner — hasn’t gone unnoticed. Los Angeles Times critic Mary McNamara, for example, chided esteemed dramas like “Game of Thrones” and “Boardwalk Empire” a few years ago for their habit of setting scenes in brothels, deeming it a gratuitous practice for the sole purpose of showing female flesh. “Maybe it’s time to tone down the tits,” she wrote.
On the other hand, a series like Showtime’s “Homeland” has featured sexual encounters but also gone weeks at a time without them, the fundamental matter of thwarting terrorism trumping such dalliances and offering little time to pause for them. (The new season does include a liaison involving the central character’s teenage daughter, another provocative area.) And full-frontal male nudity is definitely a more common sight in pay TV shows than it was just a few years ago.
Tellingly, some of these graphic depictions of sexuality are being overseen by women, including “Girls” creator Lena Dunham and Michelle Ashford, the showrunner on “Masters of Sex,” which is based on a book by Thomas Maier.
Yet the fact that explorations of sexuality aren’t limited to a male perspective isn’t universally hailed as progress.
“I think women can objectify women just as easily as men can, unfortunately,” says Martha Lauzen, executive director of the Center for the Study of Women in Television and Film at San Diego State U., who has studied TV employment for women — both in front of and behind the camera — since the late 1990s. “Quite a bit of (that objectification) is coming from the indie film world and seeping over into television.”
Indie film, of course, continues to explore sexual themes. But the license exercised in pay cable — closer to the feature arthouse than the broadcast networks, certainly, but still a relatively mainstream medium — comes at a time when studios frequently soften sex in major releases, feeling the heat to avoid R ratings and thus expand the box office potential of their major releases.
In addition, some critics point to a double standard at the ratings board, saying sexual content is more likely to push a movie into a more restrictive tier, whereas wholesale violence and mayhem can still earn a PG-13 designation.
Dunham cut her teeth in independent film with her breakthrough movie “Tiny Furniture” before bringing “Girls” to TV. And while the show has generated intense media scrutiny, it’s actual ratings remain relatively small — offering a reminder that attempts to probe sexuality haven’t always been met with open arms by viewers.
“Tell Me You Love Me,” a 2007 drama that delved into the romantic lives of various couples, is one of the rare HBO series that didn’t survive into a second season. Creator Cynthia Mort opted not to do more episodes after changes were sought when management shifted at the network.
“It was a polarizing show,” Mort explains. “The honesty I needed to portray sex, as it related to intimacy, made everyone uncomfortable.”
Mort adds that she still sees a troubling double standard in terms of sex and violence, contending the way some shows incorporate sex simply to feel “edgy” is akin to another form of violence. “I still find it hard to believe,” she says. “Everything’s acceptable when it comes to violence.”
For her part, Ashford described herself as “oddly sort of prudish” about showing nudity on her new Showtime series, suggesting that the underlying goal on “Masters of Sex” was to approach the subject in an honest, non-glamorized way, while acknowledging some of the baggage that such a depiction entails.
“I found it very daunting because of the tropes that have built up surrounding sex through all the years of watching movies and television,” Ashford says, citing the sex scene in the movie “Don’t Look Now” — considered shocking for its rawness 40 years ago — as a touchstone.
“I decided no matter what we did, we had to have the story pulling through every sex scene. … We don’t present a really glossy, idealized version of sex, either.”
The expansion of outlets producing original programming for a premium audience has only heightened both the pressure and opportunities to deal in “various forms of transgression,” as Nevins puts it. In regard to sex, they range from Starz’s “Da Vinci’s Demons” and “The White Queen” (two bodice-ripping period pieces) to DirecTV’s “Hit&Miss,” which starred Chloe Sevigny as a transgender assassin, equipped with a prosthetic penis.
HBO, meanwhile, plans to shoot a pilot titled “Open” co-written by Ryan Murphy, who took basic-cable sex to the edge a decade ago with FX’s “Nip/Tuck.” An advance description from HBO has promised the new show will offer a “provocative exploration of modern sexuality,” as filtered through a handful of characters.
More frank and graphic sexuality can raise concerns for some actors, and in the case of pay cable — which other than a proscription against erect male genitalia, operates largely without clearly delineated parameters — leaves producers to go by their gut instincts. It’s a long way back to “NYPD Blue,” when producer Steven Bochco and then-ABC Entertainment chief Robert Iger (now Disney’s CEO) found themselves drawing naked people on a sketch pad, trying to determine how precisely far their camera angles could venture.
“Masters’ ” Ashford says the show has shied away from frontal male nudity simply because it’s shown so rarely that to include it “feels like it’s making a statement,” and thus risks taking viewers out of the drama.
In terms of performers, Ashford notes that Allison Janney, who plays a recurring role as the provost’s unhappy wife, originally didn’t want to do nudity — and even included contractual language to that effect, with Ashford saying, “That’s fine; we’re not hiring you for that.” But later she changed her mind, the producer says, because she knew it was not salacious. “We try to be very respectful. You don’t want people to be uncomfortable in any way. … I can’t imagine pushing nudity for its own sake.”
Of course, the assumption that “sex sells” is by no means a slam dunk. While Showtime went with the name “Masters of Sex” in what Ashford calls “an obvious ploy to get people in the door,” initial ratings on Sept. 29 were modest (admittedly on a very tough night, with “Breaking Bad” concluding its run), despite overwhelmingly positive reviews.
Although “Masters of Sex” can boast a high degree of authenticity, more-informed viewers may notice the conspicuous lack of physical resemblance between star Michael Sheen and William Masters, who was bald and not terribly attractive. Sheen contemplated shaving his head, Ashford, notes, but the idea was quickly vetoed.
“We’re trying to do the real deal here,” she says, “but this is still television.”

lunedì 24 giugno 2013

NEWS - Emmy per Emmy, è la volta buona!
Questa volta potrebbe essere la volta buona. Secondo voci ben informate, Emmy potrebbe associare il suo nome al premio omonimo. Nomen omen: Rossum, interprete di Fiona in “Shameless” (su La5 la prima stagione in 1° tv free ogni lunedì in seconda serata), sarebbe tra le favorite per aggiudicarsi il prossimo Emmy Award quale miglior attrice. A quanto si vocifera, sarebbe anche un modo per porre rimedio alla mancanza di riconoscimenti che contano nei confronti di una serie che, seppure tratta da un’originale inglese – e si sa quanto l’Accademia preposta a stilare le nominations storca il naso verso prodotti non Usa DOC - ha saputo lungo le stagioni sviluppare un profilo qualitativo eccelso. Emmy Rossum – oltre alle già note capacità di William H. Macy – in testa. Nel frattempo l’attrice che sembra legare la sua carriera all’omonimia – è stata citata tra le candidate ad intepretare la protagonista femminile di “50 Shades of Grey”: il suo secondo nome dopo Emanuelle è Grey! – è sul set del film dramedy “Comet”, mentre sono di prossima uscita nelle sale “You’re not You” – sul tema dell’eutanasia – al fianco del Premio Oscar Hilary Swank e Julian MacMahon (“Nip/Tuck”), nonché il thriller “Way Down South”. Tra un ciak e l’altro, Emmy ha già vinto il suo premio di stile: vedi qui. (Notizia tratta dalla Newsletter settimanale di QuiMediaset)

giovedì 11 aprile 2013

NEWS - Clamoroso al Cibali! Ryan Murphy passa a HBO per la provocatoria nuova serie "Open" (i legami sessuali post "Nip/Tuck" son troppo osè per la tv generalista?)

Notizia tratta da "Deadline"
After fielding interest from multiple networks, Open, the racy new drama spec from Glee and American Horror Story co-creator Ryan Murphy, has gone toHBO, which has given it a pilot order. Casting is expected to begin shortly for filming in the fall. Open, which Murphy co-wrote with Dexter co-executive producer Lauren Gussis, is described as a modern, provocative exploration of human sexuality and relationships. It hails from Fox 21, the cable division of 20th Century Fox TV, where Murphy is under a rich overall deal. This marks the first project at HBO for 20th TV/Fox21, whose maiden project at fellow premium cable network Showtime was the Emmy-winning drama Homeland. “Gary (Newman), Bert (Salke) and I have been looking for the right opportunity to be in business with HBO for awhile, and this show represents the exact right opportunity,” said 20th TV chairman Dana Walden. “Its provocative storytelling and Ryan’s trademark production values and rich, layered characters make it a perfect fit for the HBO brand.”

Open expands HBO’s relationship with Murphy, where he is directing a passion project of his, the film adaptation of Larry Kramer’s celebrated Broadway play The Normal Heart. It is through that movie that HBO president Michael Lombardo got to know Murphy and observe his talent first-hand. Then he got the call from 20th TV and was given the Open script. “I was hooked,” Lombardo said. “I think it is a perfect marriage of an idea and execution. This is an area we’ve been talking about doing something in for some time, and Ryan did it in a way that is enormously engaging. We’re thrilled doing this project with him, Dana and Gary.”
Open revolves around five lead characters, including a married couple of thirtysomethings, the husband’s male co-worker and a woman in her 40s who is a yoga professional. Murphy said he had been bouncing ideas about a show exploring human relationships when Dante Di Loreto of his company, Ryan Murphy Prods, heard about Gussis working on a similar project and put them together. “She was great fresh voice and energy,” Murphy said about combining his efforts with Gussis. The two worked on the script in December, marking the first time Murphy had written a project on spec instead of selling a pitch. As for the spec landing at HBO: “I’m thrilled about it,” Murphy said, noting his great relationship with Lombardo through Normal Heart and calling HBO a perfect home for Open. “They have great projects, and this is really an adult show that is very frank in its depiction of sex.” But that depiction never feels gratuitous, 20th TV chairman Newman adds. “It is a very honest exploration of relationships and intimacy, and the sex feels organic to the subject matter,” he said.
HBO previously tackled the subject of relationships and sexuality with Tell Me You Love Me, though I hear Open takes a completely different approach. “It is a challenge how do talk about relationships and monogamy without feeling navel-gazing and neurotic, and (Murphy and Gussis) figured it out,” Lombardo said.
For Murphy, Open adds to an already full plate that includes three series on the air, which he co-created and executive produces: Fox’s Glee, FX’s AHS and freshman NBC comedy New Normal. A fifth-season renewal for Glee is pending, and Murphy just unveiled that the upcoming third installment of AHS will be titled American Horror Story: Coven and will star Kathy Bates in addition to Jessica Lange, Sarah Paulson and Taissa Farmiga. Additionally, CAA-repped Murphy is working on Normal Heart for HBO, with Julia Roberts and Mark Ruffalo starring.
Walden vouched full support for Murphy and is not worried by his enormous workload. “He’s demonstrated over and over that he is capable of handing volume in an extraordinary way,” she said. Gussis, repped by CAA and Circle Of Confusion, also worked on ABC’s Once Upon A Time. Fox 21′s slate includes the Emmy-winning Homeland for Showtime; FX’s Sons Of Anarchy; A&E’s Those Who Kill; and the FX pilot Tyrant, from Howard Gordon, Gideon Raff, and Craig Wright, which recently tapped Ang Lee as director.

lunedì 16 gennaio 2012

NEWS - Anteprima, Peter Dinklage, fresco vincitore del Golden Globe, ospite della prima puntata del "Chiambretti Show" domenica prossima su Italia 1

Manco il tempo di ricevere tra le mani l'ambito e prestigioso Golden Globe ieri sera che Peter Dinklage sarà ospite della prima puntata del "Chiambretti Show" in onda su Italia 1 domenica prossima (22 gennaio), alle ore 21.30.
Il nuovo programma di Piero Chiambretti di prima serata si è infatti aggiudicato la presenza dell’interprete premiato con la statuetta quale miglior attore non protagonista per il ruolo del "folletto" Tyrion Lannister in "Game of Thrones" ("Il trono di spade"), riconoscimento che fa il paio con l'altrettanto prestigioso Emmy Award ottenuto l'anno scorso per la stessa interpretazione.
Dinklage, affetto da una forma di nanismo nota come acondroplasia, si è condrattistinto nel corso della sua carriera per aver rivestito ruoli scomodi e borderline, sin dal debutto nel 1995 nella serie tv di culto "Seinfeld", passando per "Nip/Tuck", "Entourage" e "30 Rock" e, al cinema, in "Prova ad incastrami" di Sidney Lumet e in "Funeral Party" di Frank Oz.
Dinklage è sposato con la collega Erica Schmidt, è membro dell'associazione a tutela degli animali PETA (con la motivazione che "amo gli animali...tutti gli animali!") ed è vegetariano convinto. Ogni volta che lo vedete mangiare un pezzo di carne in una fiction sappiate che si tratta in realtà di un composto di tofu...

mercoledì 11 gennaio 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"American Horror Story", l'eccesso prende forma
"Bastano i fotogrammi della sigla, con i barattoli di formaldeide e la sfilata di inquietanti ritratti, a farci capire che «American Horror Story» non è una serie qualunque (Fox, martedì 22.45). Che l'estetica e lo stile dei suoi due creatori, Ryan Murphy e Brad Falchuk, fossero striati da una venatura di eccesso si era capito, in modi diversi, dai loro precedenti lavori, dai corpi plastici di «Nip/Tuck» come dalle performance di «Glee». Con «American Horror» l'eccesso prende la forma «di genere» della paura e del brivido sinistro. La famiglia Harmon si trasferisce da Boston a L.A. in cerca di un nuovo inizio: lo psichiatra Ben e la moglie Vivian (con lo stigma della vittima predestinata) si lasciano alle spalle una storia fatta di tradimenti, liti, gravidanze finite male e inevitabile contorno di adolescenza problematica per la figlia Violet. Ma la nuova vita non pare cominciare sotto i migliori auspici: la prestigiosa casa che hanno acquistato è stata in passato teatro di cruenti fatti di sangue, e sembra che tutti i suoi fantasmi non abbiano mai cessato di abitarla. Certo, il fatto che Ben la usi anche come studio professionale non aiuta a renderla più rassicurante, frequentata com'è dai più disturbanti tra i suoi casi clinici. Nella serie il brivido nasce dalle relazioni tra i membri della famiglia americana, dove per tutti le paure peggiori sono quelle dell'inconscio e le urla risuonano dall'interno: «Ma sono tutti pazzi qui?» dice lo psicanalista Ben a un certo punto. E poi il catalogo dell'orrore si anima con alcuni personaggi di contorno e un cast di attori superlativi. La governante Moira, che ad alcuni appare come un'attempata signora, ad altri una ventenne al culmine della sensualità. Il giovane Tate, che cova incubi alla «Bowling for Columbine». Su tutti giganteggia Connie, una Jessica Lange che ha tutto il fascino delle dive degli anni Cinquanta e la sottile crudeltà di chi con la casa dei misteri ha ancora molti conti in sospeso. (Aldo Grasso, 16.11.2011)

lunedì 9 gennaio 2012

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - L'Uomo di Lattice ci salverà
Eccolo, finalmente. Era ora. Il Salvatore. Colui che ci tirerà fuori dalla crisi in cui siamo piombati quasi senza accorgercene. Quello che ci permetterà di rivedere la luce in fondo al tunnel, che ci farà smarcare dalla mediocrità...No, non Monti. L'Uomo di Lattice. Quello di "American Horror Story", il simbolo di una serialità che sta riaprendo i petali in una nuova primavera. Fuori dal limbo di "color che stan sospesi" tra la realtà così sfuggente che risulta difficile raccontarla, il rifugio troppo soffocante del flashback e il fantasy che ti porta troppo altrove. E' la serie di Ryan Murphy e Brad Falchuck il nuovo vessillo da sventolare. Ossessioni che diventano irrinunciabili calamite per gli occhi di chi guarda, strambi personaggi che nascono dall'inconscio, il sonnambulismo del protagonista che diventa il tuo. Come ha scritto Aldo Grasso - si veda L'Edicola di Lou - "è l'eccesso che prende forma". Anzi, formaldeide. Il ritorno all'horror classico de "La Casa" di Sam Raimi, piuttosto che a quello adolescenziale di Wes Craven e Kevin Williamson; quello degli anfratti bui e delle porte che scricchiolano, del diavolo in cantina e degli "others" in solaio o da qualche altra parte. Il Frankenstein di Mary Shelley che incontra "Rosemary's Baby" e ne nasce un'"Attrazione fatale". Un carnevale di emozioni condensate in 50 minuti in cui anche i personaggi più marginali diventano di culto. L'Uomo Lattice - Rubber Man - fiero cugino del Macellaio di "Nip/Tuck", meriterebbe già una linea di abbigliamento con il suo volto, o quantomeno, un gruppo su Facebook. La sua nascita è sintomatica della libertà concessa agli ideatori e di quanto la tv (americana) di oggi abbia bisogno delle ali della "fantasia pilotata", quella che ti permette di svisare da un plot centrale (il trasferimento degli Harmon dopo il tradimento del capo-famiglia) per abbracciare misteri ben più grandi (e forse più risolvibili!). Quella fantasia che se lasciata a briglie sciolte rischia di surclassare il plot - successe a David Lynch quando propose la versione televisiva di "Mullholland Drive" - quella che deve salire ogni tanto dalla cantina per farti sussultare al solo rumore...Ebbene, la leggenda della nascita dell'Uomo Latex merita di essere raccontata: un giorno Ryan Murphy fa visita a una biblioteca sui generis e ne esce con un libro su come mantenere al meglio la propria divisa da feticista. Mica "Topolino", insomma. Il buon Murphy porta il libro con sè alla riunione con Falchuck per stendere la sceneggiatura della puntata-pilota, ma non riesce a distogliere lo sguardo dalla copertina ritraente quell'uomo con tuta di lattice nera che diventerà parte integrante della storia e delle locandine di lancio. Per i feticisti del caso, nella serie a indossare la tutina è stato perlopiù Riley Schmidt, tranne nella scena di sesso con Vivien (Connie Britton), in cui a calzarla, per esplicita richiesta della Britton stessa, è stato Dylan McDermott (quest'ultimo è stato l'unico attore interpellato da Murphy-Falchuck ad accettare una scena di masturbazione nel pilot). E tra i tanti misteri che assiepano la serie, forse quello più inquietante - a dimostrazione di come il telefilm abbia già varcato il teleschermo - è quello che si è posta Gwyneth Paltrow dopo aver letto in anteprima lo script della prima puntata: "ma se Vivien fosse incinta dell'Uomo Lattice? Nel caso, metterà al mondo un bambino di latex?". Nel dubbio, la serie-salvatrice del genere seriale è nata e lotta insieme a noi. Better latex than never...
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine")

lunedì 19 dicembre 2011


NEWS - Tg Telefilm: la crisi economica non frena la voglia di ridere degli studenti della Bocconi. La web-serie “18 e lode”, interpretata e scritta dagli universitari del celebre ateneo, è girata per i corridoi della Bocconi
Cucadores, squinzie, problemi di studio, nonnismi al gusto fashion. Questi gli ingredienti di 18 e Lode, la web series made in Bocconi al centro dell’ultima puntata di Tg Telefilm di Bonsai TV (WWW.YOUTUBE.COM/BONSAITV) che chiude questo 2011 con una sola speranza: che la nuova generazione di economisti chiamata a salvare il Paese non sia quella rappresentata dalla serie…
Stelle e serialità: Alanis Morissette che, dopo l’esperienza in "Nip/Tuck" e nella nerissima "Weeds", apparirà nel cast di "Up All Night" e Uma Thurman pronta al debutto nella spielberghiana "Smash", serie liberamente ispirata alla vita di Marilyn Monroe.
Top&Flop di Natale con i ragazzi di Subsfactory in vena di essere buoni: promozione a pieni voti per "Once Upon a Time" favolosa per idee e cast…e solo un semplice richiamo per "I hate my teenage daughter", dove le numerose scene esilaranti sono rovinate da un retrogusto di già visto.
Tg Telefilm, condotto da Manuel Masi, giunge così all’ultimo appuntamento della sua seconda stagione, chiudendo un anno ricco di news, curiosità, classifiche, segreti e retroscena delle serie tv più attese.

giovedì 8 dicembre 2011

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Le web-series mettono a nudo Angeli e Conigliette
Gli Angeli e le Conigliette banchettano insieme all'Inferno. La scena varrebbe la pena di essere guardata e sicuramente avrebbe più audience dei rispettivi "Charlie's Angels" e "Playboy Club". La reboot(tanata) e il vintage non hanno funzionato e hanno creato le due prime vittime illustri di questo inizio stagione. Quasi in contemporanea con la loro dipartita, è stata lanciata la web-series "Dragon Age: Redemption", l'attesa web-series di 6 episodi di 10 minuti fortemente voluta, ideata, scritta ed interpretata da Felicia Day, già dietro l'esperimento on line di "The Guild". Ambientata nell’immenso mondo fantasy di Dragon Age, la serie videoludica creata da Bioware ed Electronic arts disegna una nuova (super) eroina a metà strada tra Elektra e Max Guevara di "Dark Angel". Sarà lei a scaldare l'autunno extra-televisivo? Sicuramente è una delle scommesse più interessanti di questo stantio avvio di stagione dove "American Horror Story" di Ryan Murphy è la svisata più fuori dagli schemi, una specie di "Famiglia Addams" passata sotto i bisturi dei due chirurghi di "Nip/Tuck". E se "Dragon Age" forse non sfigurerebbe in versione extra-large su un network tv, anche in Italia le web-series divampano dopo l'apri-pista "Freaks". Successore di quest'ultima è senz'altro "Mind - The Series", se non altro per il mistero che le unisce, seppur evidenzi una propria peculiarità addirittura più matura rispetto ai predecessori, senza mai scadere nel compiacimento e dando l'idea di una "naturalezza ricercata" assai rara per una serie sul web. Complimenti agli ideatori Damiano Ciano (sceneggiatore), Piergiorgio Seidita (regista) ed Emma Marino (attrice), dal quale incontro è nato il progetto con l'idea di "mettere in gioco le rispettive competenze". Colpisce anche "Flep the series" di Riccardo Riande, sit-com con al centro uno stagista addetto alle fotocopie che comunica con la macchina con la quale lavora manco fosse "Supercar". Aldilà del valore della serie, colpisce quell'attualità - la scena dello stagista precario preso in giro dall'assunto a tempo indeterminato è fenomenale - che le serie tv classiche disdegnano. Hanno ancora senso i vari "Distretto di Polizia" senza parlare dei black-block a Roma durante la sfilata degli "Indignati", i "Don Matteo" senza l'accenno allo scandalo pedofilia nella Chiesa, i "RIS" senza il mea culpa per indagini scientifiche che nella realtà non hanno scoperto alcun colpevole nei delitti eccellenti...Sul web invece emerge un fil rouge che unisce tutti coloro che si cimentano in produzioni lontane dall'Auditel a tutti i costi: la voglia di mettersi in gioco, la scommessa, tentare nuovi linguaggi, il confronto diretto con il pubblico senza intromissioni. E magari anche intercettare la realtà senza volerla per forza raccontare, inglobare, decifrare, catalogare. A quello ci pensa già la tv generalista, che a furia di mettersi le orecchie da coniglietta appare come una maschera di Carnevale in pieno autunno...
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Dicembre - @leodamerini)

venerdì 18 novembre 2011

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm tratti dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"American Horror Story", l'eccesso prende forma(ldeide)
"Bastano i fotogrammi della sigla, con i barattoli di formaldeide e la sfilata di inquietanti ritratti, a farci capire che «American Horror Story» non è una serie qualunque (Fox, martedì 22.45). Che l'estetica e lo stile dei suoi due creatori, Ryan Murphy e Brad Falchuk, fossero striati da una venatura di eccesso si era capito, in modi diversi, dai loro precedenti lavori, dai corpi plastici di «Nip/Tuck» come dalle performance di «Glee». Con «American Horror» l'eccesso prende la forma «di genere» della paura e del brivido sinistro. La famiglia Harmon si trasferisce da Boston a L.A. in cerca di un nuovo inizio: lo psichiatra Ben e la moglie Vivian (con lo stigma della vittima predestinata) si lasciano alle spalle una storia fatta di tradimenti, liti, gravidanze finite male e inevitabile contorno di adolescenza problematica per la figlia Violet. Ma la nuova vita non pare cominciare sotto i migliori auspici: la prestigiosa casa che hanno acquistato è stata in passato teatro di cruenti fatti di sangue, e sembra che tutti i suoi fantasmi non abbiano mai cessato di abitarla. Certo, il fatto che Ben la usi anche come studio professionale non aiuta a renderla più rassicurante, frequentata com'è dai più disturbanti tra i suoi casi clinici. Nella serie il brivido nasce dalle relazioni tra i membri della famiglia americana, dove per tutti le paure peggiori sono quelle dell'inconscio e le urla risuonano dall'interno: «Ma sono tutti pazzi qui?» dice lo psicanalista Ben a un certo punto. E poi il catalogo dell'orrore si anima con alcuni personaggi di contorno e un cast di attori superlativi. La governante Moira, che ad alcuni appare come un'attempata signora, ad altri una ventenne al culmine della sensualità. Il giovane Tate, che cova incubi alla «Bowling for Columbine». Su tutti giganteggia Connie, una Jessica Lange che ha tutto il fascino delle dive degli anni Cinquanta e la sottile crudeltà di chi con la casa dei misteri ha ancora molti conti in sospeso.
(Aldo Grasso, 16.11.2011)

mercoledì 9 novembre 2011

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

VARIETY
Se avete perso "American Horror Story" ve ne pentirete, ve ne pentirete, ve ne pentirete...
"Although there have been successful horror anthologies, episodic television has a frightening track record with the genre, largely because suspense is so difficult to sustain. Yet given its theatrical popularity and "The Walking Dead's" success, it makes sense for somebody like FX to try. Enter "American Horror Story," a stab (heh heh), from "Glee's" Ryan Murphy and Brad Falchuk, at recycling jump-out-at-you conventions, which in its own way displays excesses similar to later seasons of Murphy's signature FX offering, "Nip/Tuck." The creative team's fondness for the material appears unquestionable; whether they can exorcise what ails their show remains the real mystery.
Of course, for such a series to work (and past attempts, like CBS' "American Gothic," didn't), there has to be a solid character foundation. In this case, it's the Harmon family: Seeking to save a marriage fractured by a miscarriage and infidelity, psychologist Ben (Dylan McDermott), wife Vivien (Connie Britton) and bratty teenage daughter Violet (Taissa Farmiga) head West, from Boston to L.A.
Why is this old house they've found so cheap? Because a murder-suicide occurred in the basement, the realtor explains. But hey, the place is half the price of other homes in the neighborhood, and for that money they'd have to live in the valley -- which is really scary.
So in they move, only to be warned by their neighbor with Down's syndrome (Jamie Brewer), "You are going to die in there" -- which, in its vague echoes of lines from "The Exorcist" and "Poltergeist II," represents the first homage of many in Murphy and Falchuk's script.
The main problem with a haunted-house series is making things scary without becoming so alarming the family flees screaming into the night in episode one. A second hour, however, rather than offering clarity or reassurance, only reinforces these doubts.
Creatively unleashed, the producers have concocted a sure-to-be-polarizing introduction that's a truly weird, David Lynch-style experience -- complete with bondage outfits, satanic images and the creepiest opening-title sequence ever.
Beyond the central family, everyone seems to have checked in from "The Shining's" Overlook Hotel -- from the wild-eyed former actress next door (Jessica Lange, oddly channeling her work in "A Streetcar Named Desire") to the spooky maid who, in the pilot's niftiest device, appears one way (Frances Conroy) to Vivien and another (Alexandra Breckenridge) to Ben.
"AHS" derives inspiration from so many horror films there's some fun in simply identifying those moments. But there's also a surreal quality that feels wildly overdone -- and periodically risks tumbling from inspiring fright into inducing giggles.
Britton is a strong yet vulnerable lead, and the couple's marital woes feed into the tumult of their unsettling surroundings. By contrast, the daughter's troubles fitting in at her new school and interaction with a disturbed boy feel like unpleasant dead ends.
For FX, there's merit in trying to elevate the storytelling level in modern horror films from what has too often devolved into torture porn and splatter. And as a proliferation of reality TV programs demonstrate, people still love ghost stories.
"Horror Story's" spirit-guides Murphy and Falchuk certainly silenced naysayers with "Glee." Nevertheless, any more missteps and this wispy specter will descend the stairway to silliness -- at which point, it'll be hard to prevent the fat lady from singing.
(Brian Lowry)

martedì 8 novembre 2011

NEWS - Nessunperda stasera "American Horror Story", il telefilm dell'anno (con la benedizione del Papa...). Ryan Murphy svela l'idea della serie "house-porn"
(ANSA) LOS ANGELES, NOV - ''Dovevo nascere il giorno di Halloween, ma alle prime doglie di mia madre, papa', nella fretta di raggiungere l'auto, cadde e si ruppe un'anca. Per lo spavento a mia mamma cessarono le doglie e io nacqui un mese dopo, il 30 novembre''. Ryan Murphy attribuisce a questo strano evento la sua passione per le storie dark, passione ora sfociata nella produzione di American Horror Story, da stasera (8 novembre) in onda alle 22.45 su FOX (canale 111 di Sky). Ma l'affermazione e' smentita dal suo stesso curriculum. Ryan Murphy e' semplicemente un autore molto eclettico. Lui e Brad Falchuck, hanno creato due degli show televisivi piu' popolari degli ultimi anni: Nip&Tuck e Glee; quest'ultimo di genere completamente diverso e forte di un successo che ha regalato ai due autori una fama planetaria. Ora Murphy e Falchuck sono pronti a ricevere di nuovo i favori del pubblico con la storia della famiglia Harmon (lo psichiatra Ben, interpretato da Dylan McDermott, la moglie Vivien, Connie Britton, e Violet, Taissa Farmiga), che si trasferisce da Boston a Los Angeles per lasciare alle spalle un tradimento di Ben. La loro nuova vita inizia in una casa che nasconde misteri che la vicina, Constance (Jessica Lange, in uno dei suoi pochissimi ruoli in tv, il primo in un serial), sembra conoscere molto bene. La casa, non meno 'personaggio' dei protagonisti, e' un'abitazione del 1910, ricostruita muro per muro nel capannoni della Paramount a Hollywood. ''E' arredata in uno stile che definisco ''house-porn''. - spiega Murphy - Significa che ogni mobile, ogni colore, ogni oggetto, e' funzionale al fine: creare disagio, preparare alla paura''. E la paura e' un elemento costantemente presente nelle puntate della serie,che gia' dopo la messa in onda dei primi episodi negli Stati Uniti, con dati di ascolto record per FX che la mette in onda, si e' assicurata una seconda stagione. ''Il genere horror funziona dappertutto - dice Brad Falchuk - soprattutto nei momenti di crisi economica'', ''Quando ci sono pochi soldi. - ribatte Murphy - La gente vuole essere spaventata per scordare paure reali''. Ma l'idea di American Horror Story nasce prima della crisi economica, o quanto meno in contemporanea con gli eventi che l'hanno creata: ''Tre anni fa volevo scrivere un horror partendo da un'infedelta'. Un singolo tradimento che rovina tutto e porta una famiglia alla crisi totale. Ma poi e' arrivato Glee e l'ho accantonato''. Ora che Glee e le sue canzonette (il genere musical e' un altro sicuro successo scacciacrisi) sono un dato di fatto, acquisito e archiviato, per Murphy e' arrivato il momento di riprendere un mano quella idea. ''Di cosa abbiamo piu' paura nella societa' di oggi? Ci terrorizza il fatto che qualcuno entri in casa nostra, che la casa e la famiglia, cessino di essere il rifugio e la protezione che rappresentano'', spiega ancora Murphy. La serie rende omaggio a molti horror del passato, da Rosemary Baby a Shining. ''Bryan in questo e' una vera e propria enciclopedia'', dichiara Falchuck. Ma chi segue la serie non potra' fare a meno di notare anche i riferimenti a cruenti fatti reali, come la strage nella scuola di Columbine, del 1999. ''Troppa tv al giorno d'oggi viene fatta giocando in sicurezza, per non rischiare - dice Dylan McDermott, gia' visto nel ''legal drama'' The Practice - American Horror Story e' diverso, non ha paura di rischiare, di raccontare eventi che possono creare disagio. Credo che sia questo il segreto del suo successo. Quello che spaventa me, nella vita, piu' di ogni altra cosa, e' l'indifferenza, e questa miniserie non lascia indifferenti''. Nei capannoni della Paramount intanto, i falegnami stanno procedendo alla costruzione di una cappella. Siamo, idealmente, in Italia. Poco c'e' dato di sapere, se non che, in una delle puntate della prima stagione della serie, la figura del Papa, entrera' a far parte della sceneggiatura.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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