L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"The Passage", on the road in un futuro allegorico
"Allegorie, distopie, tenerezze, horror, fantasy: è possibile affidare il futuro dell'umanità nelle mani di una bambina di dieci anni? E su questo espediente fortemente simbolico (la fine del mondo che solo la purezza dell'infanzia può salvare) che si gioca l'attacco di «The Passage», in onda su Fox. La serie, tratta dall'omonima trilogia di Justin Cronin e prodotta tra gli altri dal regista Ridley Scott, appare già dal ricco pilot come un concentrato di eventi, relazioni e piani di lettura differenti; le linee narrative si susseguono e si mescolano restituendo un'architettura complessa, ma sempre equilibrata. L'innesco della serie è tra i più classici del genere horror e dei vampire Brama: un'epidemia di un virus si è scatenata in tutto il mondo trasformando chiunque ne venga contagiato in creature simili ai vampiri. Tra questi, anche il povero Tim Fanning, un ricercatore che in Bolivia viene trasformato in vampiro. Il caso s'intreccia con il lavoro di un gruppo di scienziati del «Progetto Noah», una struttura medica che sta testando un virus che può avere conseguenze opposte sull'umanità: distruggerla o salvarla. Quando l'equipe, che sperimenta su un gruppo di detenuti e sullo stesso Fanning, decide di verificare il virus su una bambina rimasta orfana (senza legami affettivi, per cui «non mancherà a nessuno»), il compito di rintracciarla e trasferirla presso la struttura spetta all'agente federale Brad Wolgast. Ma il poliziotto decide di metterla in salvo evitando di trasformarla in carne da esperimenti, proprio mentre le cavie sottoposte al virus si trasformano in esseri assetati di sangue. C'è tanto Ridley Scott ma c'è soprattutto lo struggente legame tra i due protagonisti che, proprio come il padre e figlio de La strada di Cormac McCarthy, attraversano insieme un'America sull'orlo dell'abisso e dell'apocalisse". (Aldo Grasso)
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giovedì 7 febbraio 2019
lunedì 11 giugno 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
"The Terror", la serie che non ti aspetti
"Ci sono serie che mai avremmo immaginato di guardare. Si intende: di guardare anche solo per dieci minuti, in attesa di trovare occupazioni più dilettevoli. Figuriamoci se immaginavamo di prenderci gusto, cercando poi di far proselitismo. E' accaduto con "Game of Thrones", nel 2011. C'erano le uova di drago, il mantra "l'inverno sta arrivando", animali chiamati "metalupi": da fuggire come la peste, per noi che odiamo il fantasy sopra ogni cosa. In capo alla prima puntata, vista per amore di uno showrunner che si chiamava David Benioff e aveva scritto magnifici romanzi (tra cui "La 25° ora", diventato un film di Spike Lee) era chiaro che non si trattava di stucchevole fantasy ma del nerboruto - parlando di scrittura - William Shakespeare. E' capitato un'altra volta con "The Terror", serie Ame che vanta tra i suoi produttori Ridley Scott (per gli spettatori non americani, su Amazon). Una storia marinara, di conquiste geografiche e di sopravvivenza, scarsissima di femmine - nell'800 a bordo dei navigli erano segno di sciagura incombente. In materia, avevamo solo un paio di appassionanti esperienze. Il "Moby Dick" di Herman Melville, dove avevamo l'intenzione di saltare un po' di dettagli sulle balene (sbagliato, sono il vero piacere e la conversione fu immediata). "Master and Commander" di Peter Weir, con Russell Crowe al comando della Surprise, nave britannica che durante le guerre napoleoniche tenta di affondare i corsari francesi della Acheron (già che ci sono, lui e il chirurgo di bordo si fanno un giretto alle Galapagos prima di Darwin). "The Terror" - intesa come miniserie di 10 puntate, difficile che riescano a prolungarla, di questi tempi è un ottima notizia -viene da un romanzo di Dan Simmons. Da tempo saldamente nella lista dei nostri guilty pleasure letterari. Nel 1989 aveva scritto "Danza macabra", immaginando nei campi di concentramento partite a scacchi con pedine umane. Nel 2009 aveva scritto "Drood", ricamando sull'incidente ferroviario in cui fu coinvolto Charles Dickens (in viaggio clandestino con la sua amante), e sul romanzo incompiuto che appunto si intitola "Il mistero di Erwin Drood" - per godimento sommo, sceglie come narratore Wilkie Collins, amico e rivale del maestro. Nel 200'7 scrisse "La scomparsa dell'Erebus" - così il titolo scelto da Mondadori, che ora ristampa le quasi 600 pagine con il titolo originale. In copertina, una nave prigioniera dei ghiacci. Con un equipaggio di 133 uomini e provviste per tre anni, l'Erebus e la Terror salparono dall'Inghilterra per cercare il passaggio a nord ovest, una delle fissazioni geografiche ottocentesche (fissazioni, proprio: come conferma la lettura dell'informatissimo e pettegolo resoconto di Fergus Fleming "I ragazzi di Barrow", Adelphi). Furono incrociate per l'ultima volta a luglio del 1845, da una flotta di baleniere. Poi più nulla, nonostante le molte spedizioni di soccorso organizzate. Solo qualche anno fa, i relitti sono stati ritrovati e fotografati. Fin qui la storia. Dan Simmons ci mette del suo, immaginando che la misteriosa agonia del capitano Franklin e il suo equipaggio sia durata tre anni. Prima scambiandosi inviti a pranzo sulle navi imprigionate dal ghiaccio, con tutta la formalità della marina britannica. Poi mandando scialuppe per cercare una via di fuga nel bianco perfetto della neve. Lo spettatore è subito informato: "Questo posto ci vuole morti". Follia, claustrofobia, gelo, scorbuto, cannibalismo, mostruose creature: non c'è che da scegliere". (Mariarosa Mancuso)
IL FOGLIO
"The Terror", la serie che non ti aspetti
"Ci sono serie che mai avremmo immaginato di guardare. Si intende: di guardare anche solo per dieci minuti, in attesa di trovare occupazioni più dilettevoli. Figuriamoci se immaginavamo di prenderci gusto, cercando poi di far proselitismo. E' accaduto con "Game of Thrones", nel 2011. C'erano le uova di drago, il mantra "l'inverno sta arrivando", animali chiamati "metalupi": da fuggire come la peste, per noi che odiamo il fantasy sopra ogni cosa. In capo alla prima puntata, vista per amore di uno showrunner che si chiamava David Benioff e aveva scritto magnifici romanzi (tra cui "La 25° ora", diventato un film di Spike Lee) era chiaro che non si trattava di stucchevole fantasy ma del nerboruto - parlando di scrittura - William Shakespeare. E' capitato un'altra volta con "The Terror", serie Ame che vanta tra i suoi produttori Ridley Scott (per gli spettatori non americani, su Amazon). Una storia marinara, di conquiste geografiche e di sopravvivenza, scarsissima di femmine - nell'800 a bordo dei navigli erano segno di sciagura incombente. In materia, avevamo solo un paio di appassionanti esperienze. Il "Moby Dick" di Herman Melville, dove avevamo l'intenzione di saltare un po' di dettagli sulle balene (sbagliato, sono il vero piacere e la conversione fu immediata). "Master and Commander" di Peter Weir, con Russell Crowe al comando della Surprise, nave britannica che durante le guerre napoleoniche tenta di affondare i corsari francesi della Acheron (già che ci sono, lui e il chirurgo di bordo si fanno un giretto alle Galapagos prima di Darwin). "The Terror" - intesa come miniserie di 10 puntate, difficile che riescano a prolungarla, di questi tempi è un ottima notizia -viene da un romanzo di Dan Simmons. Da tempo saldamente nella lista dei nostri guilty pleasure letterari. Nel 1989 aveva scritto "Danza macabra", immaginando nei campi di concentramento partite a scacchi con pedine umane. Nel 2009 aveva scritto "Drood", ricamando sull'incidente ferroviario in cui fu coinvolto Charles Dickens (in viaggio clandestino con la sua amante), e sul romanzo incompiuto che appunto si intitola "Il mistero di Erwin Drood" - per godimento sommo, sceglie come narratore Wilkie Collins, amico e rivale del maestro. Nel 200'7 scrisse "La scomparsa dell'Erebus" - così il titolo scelto da Mondadori, che ora ristampa le quasi 600 pagine con il titolo originale. In copertina, una nave prigioniera dei ghiacci. Con un equipaggio di 133 uomini e provviste per tre anni, l'Erebus e la Terror salparono dall'Inghilterra per cercare il passaggio a nord ovest, una delle fissazioni geografiche ottocentesche (fissazioni, proprio: come conferma la lettura dell'informatissimo e pettegolo resoconto di Fergus Fleming "I ragazzi di Barrow", Adelphi). Furono incrociate per l'ultima volta a luglio del 1845, da una flotta di baleniere. Poi più nulla, nonostante le molte spedizioni di soccorso organizzate. Solo qualche anno fa, i relitti sono stati ritrovati e fotografati. Fin qui la storia. Dan Simmons ci mette del suo, immaginando che la misteriosa agonia del capitano Franklin e il suo equipaggio sia durata tre anni. Prima scambiandosi inviti a pranzo sulle navi imprigionate dal ghiaccio, con tutta la formalità della marina britannica. Poi mandando scialuppe per cercare una via di fuga nel bianco perfetto della neve. Lo spettatore è subito informato: "Questo posto ci vuole morti". Follia, claustrofobia, gelo, scorbuto, cannibalismo, mostruose creature: non c'è che da scegliere". (Mariarosa Mancuso)
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venerdì 18 maggio 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
"IL VENERDI'" DE "LA REPUBBLICA"
"The Terror", il nuovo tassello sontuoso delle serie tv
"Ancora per qualche giorno si potrà sfruttare il vantaggio - avendo conoscenti americani a cui si vuole fare un dispetto - di rivelare a tradimento il finale delta serie, che negli Usa va a chiudersi la prossima settimana mentre da noi è disponibile per intero già da tempo. Cose da serialità di oggi, cose da servizi in streaming con ampia disponibilità di mezzi - i soldi, si quelli. E allora Amazon Prime Video - disponibile per chi è abbonato al servizio di spedizioni - e il fantasmagorico The Terror. Che non é solo il titolo, é anche il nome di una delle due navi protagoniste e che vediamo sullo schermo - tra i produttori c'è Ridley Scott - mentre cercano disperatamente il pacctggio a Nord Ovest. Siamo a metà Ottocento e quelli della Royal Navy inglese hanno deciso di andare a cercare il famoso pertugio. La serie è tratta da una storia quasi vera e soprattutto da un libro del 2007 La scomparsa dell'Erebus di Dati Simmons. Quel che è pazzesco è che pnma venne il libro con la storia delle due navi scomparse e poi, pochi anni dopo, avvenne il ritrovamento di due relitti. Su storia e leggenda del perché e del percome il Polo Nord non solo si rifiutò di concedere il passaggio ma anzi condannò a morte tutti i valorosi degli equipaggi si può costruire una serie spettacolare, piena di misteri e umanità, un ma-come-fanno-i-marinai con immagini da urlo, riprese pazzesche - tanta computer-grafica, certo - suono impeccabile, ghiaccio bollente e fascino supremo. Ci sono anche i flashback, che servono anche e soprattutto a immettere nella stona qualche personaggio femminile (c'è anche Greta Scacchi), ma soprattutto ci sono mistero e terrore: corne in Alien, c'è qualcosa di soprannaturale che incombe sulla spedizione. Chi si sente solo vagamente attratto da quanto descritto sommariamente finora, converga con fiducia sull'obiettivo. Da qui, non si può fare altro che rilevare il nuovo tassello sontuoso che il genere serie tv di livello internazionale aggiunge alla sua età dell'oro, ovvero quella in corso". (Antonio Dipollina)
"IL VENERDI'" DE "LA REPUBBLICA"
"The Terror", il nuovo tassello sontuoso delle serie tv
"Ancora per qualche giorno si potrà sfruttare il vantaggio - avendo conoscenti americani a cui si vuole fare un dispetto - di rivelare a tradimento il finale delta serie, che negli Usa va a chiudersi la prossima settimana mentre da noi è disponibile per intero già da tempo. Cose da serialità di oggi, cose da servizi in streaming con ampia disponibilità di mezzi - i soldi, si quelli. E allora Amazon Prime Video - disponibile per chi è abbonato al servizio di spedizioni - e il fantasmagorico The Terror. Che non é solo il titolo, é anche il nome di una delle due navi protagoniste e che vediamo sullo schermo - tra i produttori c'è Ridley Scott - mentre cercano disperatamente il pacctggio a Nord Ovest. Siamo a metà Ottocento e quelli della Royal Navy inglese hanno deciso di andare a cercare il famoso pertugio. La serie è tratta da una storia quasi vera e soprattutto da un libro del 2007 La scomparsa dell'Erebus di Dati Simmons. Quel che è pazzesco è che pnma venne il libro con la storia delle due navi scomparse e poi, pochi anni dopo, avvenne il ritrovamento di due relitti. Su storia e leggenda del perché e del percome il Polo Nord non solo si rifiutò di concedere il passaggio ma anzi condannò a morte tutti i valorosi degli equipaggi si può costruire una serie spettacolare, piena di misteri e umanità, un ma-come-fanno-i-marinai con immagini da urlo, riprese pazzesche - tanta computer-grafica, certo - suono impeccabile, ghiaccio bollente e fascino supremo. Ci sono anche i flashback, che servono anche e soprattutto a immettere nella stona qualche personaggio femminile (c'è anche Greta Scacchi), ma soprattutto ci sono mistero e terrore: corne in Alien, c'è qualcosa di soprannaturale che incombe sulla spedizione. Chi si sente solo vagamente attratto da quanto descritto sommariamente finora, converga con fiducia sull'obiettivo. Da qui, non si può fare altro che rilevare il nuovo tassello sontuoso che il genere serie tv di livello internazionale aggiunge alla sua età dell'oro, ovvero quella in corso". (Antonio Dipollina)
giovedì 20 aprile 2017
NEWS - I "Taboo" non si svelano, si guardano. Dal 21 aprile su Sky Atlantic il serial firmato da Ridley Scott e Tom Hardy (quest'ultimo anche protagonista)
Dal 21 aprile arriva su Sky Atlantic HD Taboo, la nuova serie creata da Steven Knight (Locke, Peaky Blinders) che vede Tom Hardy (Mad Max: Fury Road, Il ritorno del Cavaliere oscuro, Revenant - Redivivo) protagonista, sceneggiatore (col padre Edward “Chips” Hardy) e produttore (assieme allo stesso Knight e a Ridley Scott). Lo show, in otto episodi e già rinnovato per altre due stagioni a poche settimane dalla fine della prima, andrà in onda dal 21 aprile, ogni venerdì dalle 21.15 su Sky Atlantic HD. Disponibile anche su Sky On Demand. Ambientata nella Londra del 1814, la serie tv ha ricevuto apprezzamenti generalizzati per la messa in scena meticolosa, per l’affascinante atmosfera gotica e, soprattutto, per la magnetica interpretazione del suo protagonista. Tom Hardy interpreta il redivivo James Keziah Delaney: enigmatico avventuriero, ex marinaio dal passato misterioso creduto morto in Africa, dopo 12 anni James torna a casa per occuparsi dell’eredità del padre defunto e mettere in atto i suoi piani di vendetta. Fin dal primo episodio appare chiaro come Delaney porti con sè segreti indicibili e abbia fatto cose che qualunque gentiluomo dell'epoca avrebbe trovato "sconvenienti", fatte intendere e talora mostrate nelle disturbanti quanto affascinanti visioni che lo tormentano. Per tutti è come un fantasma, sospettato di praticare stregonerie, di aver intrattenuto una relazione incestuosa con la sorellastra e di soffrire della stessa instabilità mentale del padre: James Keziah Delaney è un uomo che desta scandalo, che non conosce tabù e non si fa problemi ad ammetterlo. Dal padre eredita una rocciosa, stretta striscia di terra sulla west coast degli Stati Uniti che diventerà presto ambitissimo oggetto di contesa - si rivelerà la porta d'accesso per i commerci con la Cina - fra l'Impero britannico, gli Usa e la potentissima Compagnia britannica delle Indie Orientali, da Knight e Hardy descritta come una vera e propria lobby dalle smisurate ambizioni geopolitiche, spietata nel reprimere ogni interferenza nei suoi traffici e poco incline a curarsi delle restrizioni governative. A guidarla è Sir Stuart Strange (Jonathan Pryce, l’Alto Passero de Il Trono di Spade), che proverà con tutti i mezzi a costringere il protagonista a rinunciare alla sua eredità e a cedere alla Compagnia Nootka Sound, quel territorio apparentemente inutile che il padre, Horace Delaney, aveva conquistato attraverso "bugie e polvere da sparo" e che aveva lasciato in eredità al figlio redivivo. Oltre a Hardy, nel cast principale anche l'attrice spagnola Oona Chaplin, che interpreta l'amata sorellastra di James, Zilpha Geary, sposata con Thorne Geary, interpretato da Jefferson Hall (Vikings, Star wars - Il risveglio della forza), un facoltoso uomo d'affari fra i tanti a volere Delaney morto; e David Hayman (Macbeth, Il bambino con il pigiama a righe) nei panni di Brace, il fido assistente di Horace Delaney durante gli ultimi anni della sua vita.
mercoledì 25 novembre 2015
SGUARDO FETISH - A(m)mazon, che campagna pubblicitaria! Per "The Man in the High Castle" brandizzata la metro di NY con croci di ferro naziste
News tratta dal "Daily Mail"
I pendolari di New York che sono saliti in metropolitana questa mattina
hanno trovato l’interno dei vagoni tappezzato di simboli nazisti e da
bandiere dell’impero giapponese. I sedili dello shuttle che porta dalla
42esima a Times Square sono stati infatti decorati per promuovere “The
man in the high castle”, la nuova serie di Amazon ambientata in un 1962
alternativo con il mondo governato dai nazisti. “Metà dei sedili sono stati rivestiti con un’aquila e la croce di ferro
dentro la bandiera americana mentre l’altra fila con la bandiera
giapponese che ricorda quella usata durante la seconda guerra mondiale”,
ha detto Ann Toback dopo aver preso il treno per andare al lavoro.
“Alla fine ho scelto di sedermi sui simboli nazisti perché non
sopportavo di averli sotto gli occhi”. “The man in the castle” è basato su un romanzo di Philip K. Dick del
1962 nel quale l’America degli anni ’60 è in mano ai nazisti e ai
giapponesi. Adam Lisberg, un portavoce dell’azienda che gestisce la
metro di New York, ha spiegato che sebbene le politiche dell’MTA vietino
di fare propaganda politica, in questo caso ad essere pubblicizzato è
semplicemente uno programma televisivo. Per la lega regionale anti-diffamazione di New York, però, “la pubblicità è troppo
decontestualizzata e i simboli nazisti associati alla bandiera americana
possono essere offensivi. In televisione – spiega Evan Bernstein - sono
accettabili perché si parla appunto degli Stati Uniti sotto il
controllo nazista, ma qui manca un collegamento evidente con la serie”.
News tratta dal "Daily Mail"
I pendolari di New York che sono saliti in metropolitana questa mattina
hanno trovato l’interno dei vagoni tappezzato di simboli nazisti e da
bandiere dell’impero giapponese. I sedili dello shuttle che porta dalla
42esima a Times Square sono stati infatti decorati per promuovere “The
man in the high castle”, la nuova serie di Amazon ambientata in un 1962
alternativo con il mondo governato dai nazisti. “Metà dei sedili sono stati rivestiti con un’aquila e la croce di ferro
dentro la bandiera americana mentre l’altra fila con la bandiera
giapponese che ricorda quella usata durante la seconda guerra mondiale”,
ha detto Ann Toback dopo aver preso il treno per andare al lavoro.
“Alla fine ho scelto di sedermi sui simboli nazisti perché non
sopportavo di averli sotto gli occhi”. “The man in the castle” è basato su un romanzo di Philip K. Dick del
1962 nel quale l’America degli anni ’60 è in mano ai nazisti e ai
giapponesi. Adam Lisberg, un portavoce dell’azienda che gestisce la
metro di New York, ha spiegato che sebbene le politiche dell’MTA vietino
di fare propaganda politica, in questo caso ad essere pubblicizzato è
semplicemente uno programma televisivo. Per la lega regionale anti-diffamazione di New York, però, “la pubblicità è troppo
decontestualizzata e i simboli nazisti associati alla bandiera americana
possono essere offensivi. In televisione – spiega Evan Bernstein - sono
accettabili perché si parla appunto degli Stati Uniti sotto il
controllo nazista, ma qui manca un collegamento evidente con la serie”.lunedì 2 febbraio 2015
NEWS - Netflix e Amazon sempre più nell'arena tv dei contenuti seriali (Italia non pervenuta)
Articolo di Renato Franco per il "Corriere della Sera"
"Cambia il modo di fruire dei contenuti televisivi,
ma cambia anche il modo di produrli. Di fronte a un palinsesto sempre
più liquido (l'ora di messa in onda la decide lo spettatore) e sempre
più mobile (anche il luogo e il supporto di messa in onda li decide lo
spettatore), la Rete (intesa come Internet) inizia a dettare legge nella
creazione dei contenuti, perché sempre più spesso le serie tv di qualità arrivano non dalle reti (intese come televisive), ma da nuovi soggetti che hanno fiutato il nuovo business. Ora è su questo campo che si gioca la nuova sfida tra i due grandi servizi di streaming di film e serie tv - Amazon Prime e Netflix, ancora assenti in Italia. Netflix
era nata per offrire un servizio di noleggio di dvd e videogiochi via
Internet, per poi allargarsi allo streaming online on demand. Troppo
poco, serviva un ulteriore passo: così da mero distributore Netflix
ha deciso di diventare anche produttore di contenuti originali. Il
primo risultato è stata la pluricelebrata House of Cards, un affresco
cinico della politica con Kevin Spacey e Robin Wright. Il secondo
risultato l'altrettanto apprezzata Orange Is the New Black, ritratto
senza sconti di un carcere femminile. Se i Golden Globes
hanno premiato Kevin Spacey come miglior attore di una serie drammatica,
hanno soprattutto sancito il successo di Transparent, su una famiglia
con padre transgender: la serie ha ricevuto un doppio globo, uno come
miglior serie comedy e uno per il suo attore protagonista Jeffrey
Tambor. Transparent è prodotta da Amazon, il colosso dell'ecommerce che
per diversificare e ampliare il suo business ora ha anche sviluppato una
divisione che si occupa di spettacolo, gli Amazon Studios. Transparent è
solo uno dei tanti pilastri che la società di Jeff Bezos ha messo in
piedi. Di tre giorni fa è la notizia che ha convinto Woody Allen a
lavorare a una serie tv: il titolo della
produzione è come per ogni film del regista americano lo stesso,
Untitled Woody Allen Project , ma la curiosità per quello che ne nascerà
è già alta. Qualche mese prima invece Amazon aveva trovato un accordo
con Ridley Scott, coinvolto come produttore esecutivo della serie La
svastica sul sole, tratto dal romanzo di Philip K. Dick, dove lo
scrittore immagina un mondo in cui la Germania di Hitler e il Giappone
hanno sconfitto gli alleati nella Seconda guerra mondiale. Ma la competizione tra Amazon e Netflix
- Golia contro Golia, visto il volume di affari - è su più fronti:
proprio poco tempo fa la prima ha siglato un accordo per distribuire le
ambite serie tv di HBO: da I Soprano a Il
trono di spade, da Boardwalk Empire a True Detective. La seconda ha
risposto investendo il 10 per cento del proprio budget 2015 - oltre 300
milioni di dollari - in produzioni originali. Una battaglia sui contenuti che è una battaglia per ottenere nuovi abbonati. Netflix
è avanti: presente in circa 40 Paesi, ha superato i 50 milioni di
clienti (di cui 17 al di fuori degli Usa). Amazon invece è attiva in
Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Austria e Giappone e può contare
per ora su oltre 20 milioni di sottoscrittori. L'Italia? Al momento non
pervenuta".
Articolo di Renato Franco per il "Corriere della Sera"
"Cambia il modo di fruire dei contenuti televisivi,
ma cambia anche il modo di produrli. Di fronte a un palinsesto sempre
più liquido (l'ora di messa in onda la decide lo spettatore) e sempre
più mobile (anche il luogo e il supporto di messa in onda li decide lo
spettatore), la Rete (intesa come Internet) inizia a dettare legge nella
creazione dei contenuti, perché sempre più spesso le serie tv di qualità arrivano non dalle reti (intese come televisive), ma da nuovi soggetti che hanno fiutato il nuovo business. Ora è su questo campo che si gioca la nuova sfida tra i due grandi servizi di streaming di film e serie tv - Amazon Prime e Netflix, ancora assenti in Italia. Netflix
era nata per offrire un servizio di noleggio di dvd e videogiochi via
Internet, per poi allargarsi allo streaming online on demand. Troppo
poco, serviva un ulteriore passo: così da mero distributore Netflix
ha deciso di diventare anche produttore di contenuti originali. Il
primo risultato è stata la pluricelebrata House of Cards, un affresco
cinico della politica con Kevin Spacey e Robin Wright. Il secondo
risultato l'altrettanto apprezzata Orange Is the New Black, ritratto
senza sconti di un carcere femminile. Se i Golden Globes
hanno premiato Kevin Spacey come miglior attore di una serie drammatica,
hanno soprattutto sancito il successo di Transparent, su una famiglia
con padre transgender: la serie ha ricevuto un doppio globo, uno come
miglior serie comedy e uno per il suo attore protagonista Jeffrey
Tambor. Transparent è prodotta da Amazon, il colosso dell'ecommerce che
per diversificare e ampliare il suo business ora ha anche sviluppato una
divisione che si occupa di spettacolo, gli Amazon Studios. Transparent è
solo uno dei tanti pilastri che la società di Jeff Bezos ha messo in
piedi. Di tre giorni fa è la notizia che ha convinto Woody Allen a
lavorare a una serie tv: il titolo della
produzione è come per ogni film del regista americano lo stesso,
Untitled Woody Allen Project , ma la curiosità per quello che ne nascerà
è già alta. Qualche mese prima invece Amazon aveva trovato un accordo
con Ridley Scott, coinvolto come produttore esecutivo della serie La
svastica sul sole, tratto dal romanzo di Philip K. Dick, dove lo
scrittore immagina un mondo in cui la Germania di Hitler e il Giappone
hanno sconfitto gli alleati nella Seconda guerra mondiale. Ma la competizione tra Amazon e Netflix
- Golia contro Golia, visto il volume di affari - è su più fronti:
proprio poco tempo fa la prima ha siglato un accordo per distribuire le
ambite serie tv di HBO: da I Soprano a Il
trono di spade, da Boardwalk Empire a True Detective. La seconda ha
risposto investendo il 10 per cento del proprio budget 2015 - oltre 300
milioni di dollari - in produzioni originali. Una battaglia sui contenuti che è una battaglia per ottenere nuovi abbonati. Netflix
è avanti: presente in circa 40 Paesi, ha superato i 50 milioni di
clienti (di cui 17 al di fuori degli Usa). Amazon invece è attiva in
Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Austria e Giappone e può contare
per ora su oltre 20 milioni di sottoscrittori. L'Italia? Al momento non
pervenuta".
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venerdì 17 ottobre 2014
NEWS - Clamoroso al CEbola! Ridley Scott al lavoro per la serie tv sul virus che sta allarmando il mondo. Sarà tratta dal libro "The Hot Zone" (secondo Stephen King, "una delle cose più terrificanti che abbia mai letto in vita mia")
News tratta da "Uproxx"
With the way that Ebola is dominating headlines right now – despite Shep Smith’s best and most rational efforts – it would have been more surprising if nobody tried to fictionalize it. It is instead Fox TV Studios that will be developing a series
based on the work of author Richard Preston with producers Ridley Scott
and Lynda Obst. The duo originally wanted to turn Preston’s bestselling
book, “The Hot Zone,” into a feature film starring Jodie Foster 20
years ago, but the project obviously didn’t pan out.
The resurgence of Ebola, and especially the reported cases in the United States, has made the topic more relevant than ever, which is why Scott and Obst are back at work.
Preston also conducted an AMA on Reddit for his August article in the New Yorker, and he answered a number of questions regarding everything from the experimental serum ZMAPP…
News tratta da "Uproxx"
With the way that Ebola is dominating headlines right now – despite Shep Smith’s best and most rational efforts – it would have been more surprising if nobody tried to fictionalize it. It is instead Fox TV Studios that will be developing a series
based on the work of author Richard Preston with producers Ridley Scott
and Lynda Obst. The duo originally wanted to turn Preston’s bestselling
book, “The Hot Zone,” into a feature film starring Jodie Foster 20
years ago, but the project obviously didn’t pan out. The resurgence of Ebola, and especially the reported cases in the United States, has made the topic more relevant than ever, which is why Scott and Obst are back at work.
“I think it’s the speed with which it kills that makes the disease so frightening,” Obst tells The Hollywood Reporter. “People hoped it would stay in some remote part of the world. But that’s a fantasy in the modern world. The modern world makes us one big connected family.”In regard to just the first chapter of “The Hot Zone,” Stephen King called it “one of the most horrifying things I’ve read in my whole life – and then it gets worse. That’s what I keep marveling over: it keeps getting worse. What a remarkable piece of work.” Keep in mind that it is a non-fiction thriller. Preston’s work in writing about Ebola isn’t limited to “The Hot Zone,” which examined the origins of this disease and similar viruses. In an article in the New Yorker last month, Preston recapped the “explosive” emergence of Ebola in West Africa, and that information will be included in the series, as will a piece that he has written for next week’s New Yorker that will cover the latest cases in the U.S.
Preston also conducted an AMA on Reddit for his August article in the New Yorker, and he answered a number of questions regarding everything from the experimental serum ZMAPP…
The antibody serum ZMAPP seems to be amazingly effective but we don’t know because it’s only been tried on the two patients. As for aftereffects, i interviewed Dr. Shem Musoke who nearly died of Marburg (close cousin of Ebola) and he told me it took him about a year to recover fully but now he was fine. It’s a crushing disease but if you survive you do recover.… to how medical workers can avoid being infected while treating the disease.
They haven’t been able to fully protect themselves, doctors and nurses are dying. They’re wearing full protection biohazard suits, but the Ebola wards are just horrifying, 30 Ebola patients with one doctor and one nurse, both in space suits. Conditions are awful in those wards, we need more doctors and nurses – not even a space suit can totally protect you if the ward is really a mess.According to The Hollywood Reporter, Preston has been working with Scott and Obst in the development of this limited series.
venerdì 18 settembre 2009
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Una Biel sull'A-Team che Scott! La Jessica timberlakkata verso il cast del film tratto dalla cult-serieRoma, 18 set. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - Potrebbe essere la bella Jessica Biel la figura femminile di 'The A-Team', adattamento cinematografico della celebre serie tv prodotto da Ridley Scott, Jules Daly e Stephen J. Cannell, la cui regia e' affidata a Joe Carnahan. Trattative in fase avanzata per l'attrice, che andrebbe ad affiancare Liam Neeson (Hannibal), Bradley Cooper (Sberla) e Quinton "Rampage" Jackson (P.E. Baracus), interpretando il ruolo di un generale dell'esercito impegnato a vessare il team di reduci. Per il ruolo del capitano Murdock, invece, il primo candidato alla parte rimane Sharlto Copley, che tra una settimana vedremo nelle nostre sale nel film 'District 9'.
mercoledì 28 gennaio 2009
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Che Sberla! Il film di "A Team" si farà: nuovo regista, i fratelli Ridley e Tony Scott alla produzione (gasp!), il team reduce dall'Iraq (non del Vietnam)Roma, 28 gen. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - Annunciato dalla 20th Century Fox per il prossimo giugno l'inizio riprese dell'adattamento cinematografico della popolare serie tv anni '80
'A-Team', che inizialmente avrebbe dovuto dirigere John Singleton. Sfumati gli accordi, che avevano portato ad una prima stesura dello script da parte di Skip Woods, il film passa ora nelle mani di Joe Carnahan (regista del recente 'Pride and Glory', momentaneamente bloccato con la produzione di 'Killing Pablo', film sul narcotrafficante colombiano Escobar), che revisionera' la sceneggiatura insieme a Brian Bloom. In produzione i fratelli Ridley e Tony Scott, con Jules Daly e Stephen J. Cannell. Ancora da definire il cast, mentre sembra sicuro che a differenza della serie i quattro protagonisti non saranno veterani del Vietnam, bensi' reduci della guerra in Iraq.
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