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mercoledì 10 gennaio 2018

NEWS - Achtung, compagni! "Tv Blog" non c'è più? Poche lacrime, è risorto come un'Araba Fenice in "Altro Spettacolo" meglio di prima. Per sostenerlo è stato lanciato un crowdfunding. Solo per essere l'unico sito/blog (oltre al mitico Antonio Genna) ad avere tutte le partenze delle serie tv in Italia, merita...

Da "Altro Spettacolo"
Altro Spettacolo è un take overSostituisce il vuoto lasciato da Tvblog e ne raccoglie immediatamente l’eredità. Rinuncia a tutto ciò che ormai è diventato logoro perché reiterato da tutte le realtà che si occupano del tema e propone nei formati più brevi le news-commodity. Esalta la storia editoriale di TvBlog distillandone il meglio e abbandonando ciò che era diventato lo standard per costruire una nuova storia di eccellenza che intercetta tutto il mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, dalla tv al cinema, dalla musica al web, in senso transmediale. 
Altro Spettacolo è un prodotto editoriale di Slow News.
È un approccio completamente diverso dal solito al giornalismo di spettacolo. Slow journalism. Pochi articoli scelti, alta qualità degli approfondimenti, grandi analisi, firme importanti, attenzione all’universo social con un approccio orientato alla creazione di ambienti di conversazione per i pubblici di ogni età; un modello di business che si basa sulle nuove frontiere del content marketing; un contesto editoriale che si presta al native advertising più evoluto, che si ispira ai grandi modelli esteri; un prodotto che si rivolge anche a lettori professionisti con uno spin off premium a pagamento. 

È un blog verticale con una forte comunità di riferimento e con orientamento social, senza dimenticare le tecniche SEO per intercettare anche il traffico dai motori di ricerca su chiavi di ricerca pertinenti, le strategie di content marketing, l’uso di tutte le opportunità offerte da strumenti quali il pixel di tracciamento di Facebook, la profilazione del pubblico, le strategie di mail marketing e di remarketing. È un progetto che fa uso di tutte le tecniche di marketing 4.0

Il crowdfunding
Per costruire un sito di spettacolo che si chiama https://www.altrospettacolo.it
Per provare a sostenere il progetto fin dall'inizio. Per pagare le persone che ora si trovano in difficoltà, se raccoglieremo abbastanza per dare a qualcuno un minimo di aiuto.
Per fare la prima riunione di redazione dal vivo di tutta TvBlog (ebbene sì! Non ci siamo mai visti tutti insieme!).
Sul sito troverai una sezione che, in trasparenza, dichiarerà a tutti, lettori, sostenitori, addetti ai lavori, giornalisti, il modello di business e il modo in cui usiamo i soldi, quanti e in quali circostanze.

Sostieni "Altro Spettacolo" QUI.

mercoledì 29 febbraio 2012

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Una rivoluzione soft, in tv, è possibile. Primo passo: la pubblicazione del solo share del pubblico attivo.
La tv che vorremmo - il claim riassuntivo dell'iniziativa meritoria #WIDG - fa sorgere spontanea la domanda: una tv migliore è possibile? Già il fatto di chiederselo dovrebbe indurre a qualche riflessione da non addetti ai lavori, come giustamente ha capito Tv Blog interrogando in merito personalità non solo televisive. Il rischio è che qualcuno veda nell'iniziativa un moto carbonaro di qualche sito/blog/forum, un'insoddisfazione che tra qualche settimana sarà tornata in sordina. Lo ha dimostrato Twitter negli ultimi tempi che il consenso a tutti i costi non è più possibile. Chi non accetta le critiche, chi non si mette in discussione, anche argomentando animatamente, è destinato a soccombere tra i fischi. E' come negare una palla che è entrata in porta di un metro. WIDG nasce, come giustamente è stato detto, "dal basso". Si potrebbe anche dire - per abbattere almeno virtualmente i dislivelli - "dal fianco", "lateralmente". Così come un tempo erano i giornali i cossiddetti "angeli custodi della democrazia", oggi internet è la sentinella della tv.

Ogni iniziativa per migliorarla, criticarla, applaudirla, dovrebbe essere gradita. Telefilm Cult e l'Accademia dei Telefilm hanno criticato l'Auditel - uno degli architravi della tv italiana - da tempo immemore. Non tanto per la composizione del panel che si basa sul rapporto Istat, non tanto sui meccanismi di rilevamento, quanto sulle percentuali delle diverse fasce d'età. Molto in sintesi: le fasce più anziane rappresentate sono enormemente superiori a quelle più giovani. Uno sbilanciamento abnorme. E se l'Auditel è il metro per varare nuovi programmi e organizzare i palinsesti, non può stupire la tanto criticata elementarità che si affibia alla nostra tv.

Il tutto per arrivare a una (si spera) costruttiva proposta.
Non l'abolizione dell'Auditel: semmai la maggior trasparenza e il cospicuo aumento del panel. Per quanto riguarda noi internettiani, invece, una scelta molto più fondamentale, un'iniziativa che davvero potrebbe risultare eclatante sul lungo periodo. E che dovrebbe partire proprio da Internet, la locomotiva più rapida e moderna dell'informazione, per poi prendere piede a catena inevitabilmente sugli altri media.

LA PUBBLICAZIONE DELLO SHARE DEL SOLO PUBBLICO ATTIVO (15-64 ANNI).

Una sorta di "rivoluzione soft", sia chiaro. In altri Paesi il range è addirittura più stretto. Ultimamente, poi, la differenza tra lo share totale e quello commerciale si è via via assottigliato per l'emorragia del pubblico giovane verso altri media. Il totale spettatori potrebbe rimanere da principio quello totale per non innescare sconquassi. Se l'esperimento funzionasse, potrebbe essere preso in considerazione successivamente anche quello "attivo". Quello della pubblicazione del solo share attivo, sarebbe più che altro una simbolica presa di posizione, uno stimolo per favorire maggiormente quel pubblico che vorrebbe dalla tv più coraggio, più idee, più innovazione, più modernità. Un primo passo è possibile: dipende da quanti vogliano davvero compierlo.



Leggi tutte le opinioni per migliorare la tv italiana (e magari aggiungi la tua) su WIDG (su Twitter l'hashtag è #WIDG).

venerdì 24 febbraio 2012

NEWS - Clamoroso al Cibali! La tv che vorremmo è possibile...Se vuoi migliorare il piccolo schermo (invece di lamentarti e basta), aderisci a WIDG
Oscuramento dati Auditel, analisi qualitative dei programmi tv, osservatorio permanente, dibattito globale sulla tv del futuro con interventi di istituzioni della tv italiana e semplici spettatori: questo e molto altro è "WIDG - La tv che vorrei", l’iniziativa lanciata da TvBlog.it, CineTivu.com, Realityshow.blogosfere.it, Televisionando.it con un’adesione senza precedenti fra blog e forum. Sul web e sui social network, Facebook, Twitter e Storify, dal 27 febbraio al 4 marzo.

Cos'è WIDG - La tv che vorrei
WIDG è un acronimo che sta per Web Indice Di Gradimento. Ma è anche una piattaforma condivisa online in cui si parla della "tv che vorrei", in maniera orizzontale e "dal basso", si propongono modelli alternativi di valutazione qualitativa della televisione, si parla di qualità e di quantità. Le analisi qualitative dei programmi tv, in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori; le testimonianze e le interviste a grandi protagonisti della televisione italiana, un dibattito social globale sulla tv del futuro, una piattaforma di discussione permanente.
E dopo la discussione, la provocazione finale di un giorno senza dati Auditel per disintossicarsi dai numeri (lanciata da TvBlog.it, CineTivu.com e Televisionando.it e in attesa di adesioni). Questo e altro è WIDG - La tv che vorrei, iniziativa voluta da CineTivu.com, Realityshow.blogosfere.it, Televisionando.it, TvBlog.it.

Come nasce WIDG - La tv che vorrei
WIDG nasce, naturalmente online. Quattro i blog promotori (Cinetivu.com, Realityshow.blogosfere.it, Televisionando.it, TvBlog.it) che lanciano l'iniziativa, aperta a tutti.
Nei giorni prima del lancio, aderiscono la maggior parte dei blog e dei forum a tema (l'elenco completo si trova sulla pagina Facebook dell'iniziativa http://www.facebook.com/pages/WIDG/375208802491374, al momento sono (in ordine alfabetico):
http://c2.iobloggo.com/ - http://www.cinetivu.com/ - http://www.isaechia.it/ - http://www.lanostratv.it/ - http://www.matteoblog.it/ - http://www.mondoreality.com/ - http://realityshow.blogosfere.it/ - http://telefilmcult.blogspot.com/ - Accademia dei Telefilm - http://www.televisionando.it/ - http://www.tvblog.it/ - http://tvblog.girlpower.it/ - http://www.tvzoom.it/ - http://www.unduetre.com/ - http://vicolodellenews.forumfree.it/ - http://www.webl0g.net/

Si precisa che ogni realtà aderisce al progetto seguendo le proprie inclinazioni, linee editoriali e ragionamenti sul tema

Cosa fa WIDG - La tv che vorrei
WIDG propone una settimana di confronto sul tema: la tv che vorrei e la qualità televisiva, l’analisi Auditel, gli ascolti. Dal 27 febbraio al 4 marzo, sui blog promotori e su tutti i blog che aderiscono all'iniziativa verranno prodotti contenuti a tema o alimentata la discussione. Interviste a grandi protagonisti della televisione italiana, pezzi sull'Auditel, sul Qualitel, sulla qualità televisiva.

Gli stessi contenuti saranno aggregati
- sull'apposita pagina Facebook
http://www.facebook.com/pages/WIDG/375208802491374;
- su Twitter è stata lanciata l'hashtag #WIDG, per parlare di qualità televisiva in 140 caratteri.
- sul social-aggregatore, Storify: http://storify.com/_tvblog/widg

L'analisi sensoriale di WIDG
WIDG lancia anche, in collaborazione con il Centro Studi Assaggiatori, un'analisi sensoriale relativamente a programmi che appartengono a generi molto diversi fra loro: Ballando con le Stelle (Rai1) e Italia’s Got Talent (Canale5); Domenica In L’Arena (Rai1) e Domenica 5 (Canale5); La vita in diretta (Rai1) e Pomeriggio 5 (Canale5); Servizio Pubblico (CieloTV) e Piazza Pulita (LA7).Quando la quantità dei telespettatori che guardano un programma non basta a determinare quello che piace davvero al pubblico allora può entrare in campo l’analisi sensoriale.

WIDG - La provocazione finale: un giorno senz'Auditel
Fra i promotori di WIDG, CineTivu.com, Televisionando.it, TvBlog.it, propongono anche una domenica di pausa dai dati Auditel. Niente numeri, non per opporsi alla rilevazione degli ascolti, ma per uscire dalla logica della schiavitù dei numeri.

Il futuro di WIDG
La piattaforma rimarrà online con la creazione di un Osservatorio Permanente per la Qualità Televisiva. Per uscire dagli schemi che vedono l’equivalenza qualità = noia.

giovedì 15 dicembre 2011

NEWS - Auditel: "si può barare". Clamoroso al Cibali! Tv Blog intervista una ex famiglia che aveva la macchinetta rileva-ascolti in casa. "Si può alzare o abbassare il numero di spettatori per simpatia..."

Articolo tratto da Tv Blog.it

Di Auditel in questi giorni si fa un gran parlare. Dalle polemiche per i ritardi del venerdì causa dato di Santoro, alla pubblicazione dei dati sul target commerciale, alla stangata da parte dell’Antitrust per abuso di posizione dominante. TvBlog, che si occupa di dati Auditel dall’ottobre 2006 attraverso un post preso ad esempio un po’ ovunque nella rete, è riuscita ad intervistare in esclusiva una ex famiglia Auditel, proprio una persona che fino a circa due anni fa era in possesso della scatoletta, il cosiddetto meter, per rilevare l’ascolto di ogni singola trasmissione. Ne è uscita un’intervista chiarificatrice che vi proponiamo in due parti, mantenendo l’assoluto anonimato della persona da noi contattata (M.F.) pur avendo la prova confutata (le foto sono state fornite da lui) del suo operato.

Come è entrato a far parte del panel delle famiglie Auditel?
“Nel gennaio 2008 la nostra famiglia venne contattata telefonicamente e mia madre mi chiese, dopo aver parlato con questa signora, se volessimo accettare. Essendo io un appassionato di televisione, piuttosto di sentire una cosa raccontata o viverla su un libro, ho accettato di buon grado. La telefonata da parte di Auditel fu casuale, non avevamo partecipato a nessun tipo di concorso, ammesso ci fossero, nè tantomeno avevamo chiesto di entrare nel panel. Per me è stato un fulmine a ciel sereno, addirittura ero pure dubbioso che esistessero queste fantomatiche famiglie Auditel e ho accettato per pura curiosità”.

Per quanto tempo è durato il vostro utilizzo del meter?
“Due anni pieni, dal 2008 al 2010″.

Dal momento in cui avete accettato, qual è stata la procedura che è stata attuata per installare la macchinetta infernale sui vostri televisori?
“E’ venuto un tecnico della zona per effettuare il lavoro e ci ha installato il famigerato meter”.

Solo su un televisore come si è letto da qualche parte o su tutti i televisori della casa?
“Questa è una panzana scritta dalla Gisotti nel suo libro. I meter vengono installati su tutti i televisori esistenti nella casa e non solo su uno. Aggiungo inoltre che noi avevamo un televisore di scorta che tenevamo in mansarda e che usavamo per il balcone quando ci capitava di mangiare fuori che non avevamo segnalato, altrimenti ci avrebbero meterizzato pure quello. Sarebbe stato per noi un peso chiamare il tecnico per un televisore che utilizzavamo solo d’estate, far installare il meter e poi disinstallarlo in inverno quando lo riportavamo in mansarda”.

Ma se è così però vuole dirmi che quel dato qualora guardaste la tv non era rilevato. Non è la dimostrazione che la rilevazione Auditel fosse in un certo monca e falsata?
“In effetti così potrebbe sembrare anche se, dopo un tot. di tempo in cui per esempio mio padre non veniva rilevato dal sistema perchè lui stesso non si registrava attraverso il telecomando e guardava la tv su quell’apparecchio temporaneo, Auditel ci contattava per capire cosa stesse succedendo. Una cosa che dimostra quanto stessero attenti a che tutto venisse fatto nei minimi termini, ma che ritengo sbagliata obbligandoci di fatto a cambiare il nostro stile di vita in base a questa macchinetta”.

Ci spiega esattamente come funzionava una giornata tipo dal momento in cui accendeva il televisore in relazione a quanto doveva fare per far rilevare dal meter il dato?
“Il meter, una volta che accendevi la tv si attivava e quindi automaticamente rilevava il canale che stavamo guardando. A quel punto sull’apparecchio compariva una scritta scorrevole dove si chiedeva ‘Chi è presente?‘, che rimaneva tale fino a quando non ti registravi come persona. Siccome l’Auditel è nato principalmente per gli investitori pubblicitari e per dire chi guarda quel determinato programma, era obbligatorio registrarsi”.

In che modo avveniva la registrazione?
“Quando veniva portato a casa l’accessorio dal tecnico, veniva anche chiesto quanti fossero i componenti della famiglia, nel mio caso 4. A quel punto, veniva personalizzato il telecomando in A, B, C e D dove A è il capofamiglia, B il coniuge, C il primogenito e D il secondo figlio. Gli ospiti da questo computo erano tenuti fuori e venivano inseriti di volta in volta selezionando sul telecomando se si trattasse di M (maschio) o F (femmina) e quanti ce ne fossero davanti al televisore in quel momento. Tutto questo veniva memorizzato per una giornata intera, salvo che non si spegnesse il televisore, in qual caso tutto veniva azzerato”.

In sostanza mi sta confermando quello che era stato già rilevato nell’intervista di Alessandra Comazzi un anno fa ad un’altra famiglia Auditel secondo la quale, sugli ospiti si poteva barare perchè di fatto non c’è nessun controllo. E’ così?
E’ possibile barare, perchè se sei da solo e vuoi segnalare che in realtà ci sono 5 persone nessuno ti vieta di farlo. Certo, considerato che questa va vissuta come un’indagine statistica, sarebbe opportuno essere corretti affinchè sia il più possibile veritiera. Se per esempio uno adora Santoro e vuole alzargli l’ascolto, può tranquillamente dire di avere più ospiti rispetto a quelli che effettivamente ci sono in casa, questo sì. Se ieri avessi avuto ancora il meter, avrei forse alzato l’ascolto della trasmissione di Nuzzi, Gli Intoccabili che ho trovato meravigliosa”.

A lei è mai capitato di barare?
“Essendo come le dicevo un appassionato e uno che ogni giorno consultava alle 10.00 di mattina anche su TvBlog i dati Auditel, ho cercato di essere il più possibile corretto e così ho chiesto di fare a tutti i componenti della mia famiglia. Se posso essere sincero, non amando particolarmente la Buona Domenica di Paola Perego, spesso mi capitava di registrare meno persone di quante ce ne fossero. Non mi è mai capitato invece di aumentare a dismisura gli ospiti in base alle mie simpatie. Certo che, essendo 5.200 famiglie, se bara solo una, il dato non cambia poi di molto”.

Fino a quanti ospiti si potevano aggiungere in una singola trasmissione?
“Non c’era un vero e proprio limite, forse fino a 10 ma volendo uno poteva anche dire di aver creato un proprio gruppo di ascolto per quel determinato programma. Era indispensabile non metterne meno di 1, però non c’era limite a quante persone potessero essere davanti alla televisione in quel momento. Ovviamente, nel mio caso essendo uno dei primi critici di Auditel, cercavo di essere corretto, cosa che non posso dire con certezza delle altre famiglie che possiedono il meter e magari guardano la televisione avendo convinzioni ideologiche e/o politiche che possono far falsare il dato”.

Di fatto però tutto questo per voi era un lavoraccio. Ogni volta dovevate segnalare chi fosse davanti alla tv, ogni volta che andavate per esempio in bagno dovevate registrarlo. Non avete mai pensato di mollare?
“Preciso sin da subito che siamo stati noi a chiedere ad Auditel dopo 2 anni che ci togliessero dal panel. Abbiamo fatto tutto in maniera regolare per oltre un anno e mezzo, rilevando anche quando per esempio mia madre guardava un programma su un televisore in un’altra stanza e poi entrava in un’altra guardando lo stesso programma insieme a mio padre, togliendosi quindi dal precedente. Io stesso segnalavo anche quando andavo in bagno, solo che ad un certo punto, diventato il tutto troppo pesante, abbiamo chiesto di toglierci”.

Avete mai subito pressioni durante il periodo in cui siete stati famiglia Auditel?
“Nessuna pressione, nè da pubblicitari, nè tantomeno in cambio di un ritorno economico. Spesso capitava che Auditel ci chiamasse ma solo per controllare che tutto venisse fatto nell’assoluta regolarità, nessuno ci ha mai detto cosa dovessimo guardare e con quante persone”.

Sono cambiate le vostre abitudini da quando siete diventati famiglia Auditel? Il meter ha condizionato la vostra vita anche dopo, del tipo che accendete più a lungo la televisione, state più attenti ecc.?
“Direi di no. Succedeva che la mattina accendessi la televisione solo come audio per esempio su Omnibus e alcune volte non mi registrassi per pigrizia. Anche dopo l’utilizzo comunque non è nè diminuto nè aumentato il nostro utilizzo dell’apparecchio televisivo”.

Tutto questo lavoro per Auditel cosa comportava per voi in termini economici? Si è parlato di leggende secondo cui venivano offerte forniture annuali, regali costosissimi e altro…
“C’era un regalo di benvenuto del valore economico di 20 euro che credo di non aver mai preso. C’era un catalogo dal quale scegliere dei premi, ma cose tipo aspirabriciole, utensili di cucina e altro. Dopo ogni anno di uso del meter, si poteva chiedere un premio che in base al tempo, aumentava di valore. Si andava all’Ipod alla radiosveglia. Niente di costoso, era un modo per ringraziarci del disturbo e anche del consumo elettrico del meter”.

Qui il link all'articolo di Michele Biondi: http://www.tvblog.it/post/30665/intervista-famiglia-auditel-meter-dati-auditel-polemiche. Prossimamente la seconda parte dell'intervista-shock.

giovedì 7 aprile 2011

NEWS - Non c'è Paragone! Il vice-direttore di Raidue si (bu)scaglia contro la (propria) rete con "troppi telefilm" e riceve una replica al peperoncino

Gianluigi Paragone, giornalista conduttore de "L'ultima parola" su Raidue, nonchè vicedirettore della rete, ha sparato l'altro giorno contro la rete che lo ospita e dirige in un'intervista rilasciata a Radio 2, al programma "Un giorno da pecora" condotto da Claudio Sabelli Fioretti, argomentando che "Raidue sembra Fox con un anno di ritardo. Ci sono tanti, troppi telefilm. Se fossi direttore di sicuro non metterei tutti questi telefilm in palinsesto". La replica non si è fatta attendere e, su Tv Blog, è giunta puntuale la risposta di Giorgio Buscaglia, responsabile cinema e fiction della rete diretta da Massimo Liofredi: “Fox è un canale per pochi intimi. Rai Due è, per tradizione, 'la casa delle serie' con un pubblico ampio e altamente fidelizzato. NCIS, all’ottavo anno, raccoglie una media di più di 3 milioni di telespettatori, con uno share dell’ 11%.E poi la maggior parte delle serie in onda su Rai Due sono in esclusiva, dunque in prima visione, ad eccezione di Criminal Minds e Ghost Whisperer che lunedì sera (4 aprile) ha raccolto più di 2 milioni di telespettatori. Possono sembrare pochi rispetto ai 9 di Montalbano o ai 6 del Grande Fratello, ma la mission di Rai Due è offrire un’alternativa alle grande fiction di Rai Uno e allo show di Canale 5. Con il direttore di Rai Due, Massimo Liofredi, abbiamo creato un palinsesto vincente, come dimostrano i dati: il nostro competitor è Italia Uno e, alla quattordicesima settimana dall’inizio dell’anno, possiamo dichiaraci soddisfatti dei nostri risultati.Con qualche sofferenza il venerdì sera… La serata del venerdì, finora, è stata per noi la più difficile: in concorrenza con Dr. House e Grey’s Anatomy, ma anche con Zelig e Quarto Grado. Ma da venerdì prossimo – senza House e Grey’s – si vedrà…”.

martedì 31 marzo 2009

TELEFILM FESTIVAL 2009 - Si parte! Al via la settima edizione, dal 7 al 10 maggio a Milano, con l'iniziativa "Gira il tuo telefilm"
Televisione, spettacolo, musica e grandi ospiti: dal 7 al 10 maggio 2009 torna a Milano il Telefilm Festival, la prima manifestazione interamente dedicata al mondo dei telefilm e dei suoi protagonisti. In occasione della 7° edizione della kermesse milanese, l'Accademia dei Telefilm, in collaborazione con Tv Sorrisi e Canzoni e TvBlog, ha deciso quest’anno di dedicare ancora più spazio ai numerosissimi appassionati di serie tv, promuovendo l'iniziativa “Gira il tuo telefilm”. Il concorso si rivolge a tutti i giovani autori che hanno voglia di mostrare la propria creatività con la produzione di mini-pilot di una serie originale o con la realizzazione di una parodia o di un remake di un telefilm conosciuto. Per partecipare al concorso è necessario – entro e non oltre il 17 aprile 2009 - realizzare un video di massimo 3 minuti, con qualsiasi mezzo (amatoriale o professionale), caricarlo su YouTube e inviare il link a tvblog@telefilmfestival.it. I video, visibili sui siti http://www.telefilmfestival.it/, http://www.tvblog.it/ e http://www.sorrisi.com/, saranno votati dagli utenti e da una giuria di qualità. I finalisti riceveranno, tra gli altri premi, un abbonamento gratuito alla prossima edizione del Telefilm Festival.

sabato 28 marzo 2009

TELEFILM FESTIVAL 2009 - I primi video di "Gira il tuo telefilm": votateli!
Ecco i primi video del concorso "Gira il tuo telefilm", indetto dal Telefilm Festival (7-10 maggio 2009) in collaborazione con Tv Blog e Tv Sorrisi e Canzoni. Dateci un occhio e poi votateli! Stay tuned...


giovedì 26 febbraio 2009

TELEFILM FESTIVAL 2009 - Ciak, gira il tuo telefilm! La prox edizione del Telefilm Festival (7-10 maggio) accende i motori con un'iniziativa aperta a tutti
In occasione del prossimo Telefilm Festival di Milano (7-10 maggio 2009), l'Accademia dei Telefilm è lieta di annunciare il lancio dell'iniziativa "GIRA IL TUO TELEFILM". Girate il vostro telefilm, secondo le modalità che vi proponiamo qui di seguito, e mostrate a tutti quanto potete essere creativi. Non servono grandi mezzi, servono idee. "Gira il tuo telefilm" è un concorso organizzato da Telefilm Festival in collaborazione con TV Blog, aperto a tutti gli appassionati che gireranno il mini-pilot di una serie originale oppure la parodia o il remake di un telefilm conosciuto. Durata: Dal 01/03 al 17/04/2009. Modalità: Girare un video di massimo 3 minuti, con qualsiasi mezzo (amatoriale o professionale). Caricare il video su YouTube e inviare il link a tvblog@telefilmfestival.it. I video verranno caricati sui siti www.telefilmfestival.it e TvBlog e saranno votati dagli utenti e da una giuria di qualità. I finalisti riceveranno, tra gli altri premi, un abbonamento gratuito alla prossima edizione del TF.

sabato 10 gennaio 2009

NEWS - Achtung, variazionen! Gossip Flop: il teen drama di Italia 1 spostato in seconda serata dopo le medie da temperature invernali
I ragazzi di "Gossip Girl" non hanno trovato la rete wireless per collegarsi all'Auditel e così vengono spostati nella seconda serata di Italia 1, sempre al giovedì. Giovedì prossimo, al posto del teen-drama, andrà in onda il film “Io, Robot”, seguito da due puntate di "GG" (ma da giovedì 22 gennaio un episodio a settimana). Già ci si interroga sulla cause del flop: come suggerisce TvBlog, è stato sbagliato trasmettere una serie come questa dopo più di un anno dalla sua partenza (e metterlo sul digitale terrestre prima certo non ha aiutato, soprattutto per uno show con un target pc-addicted come quello che ha la serie); ma vale anche il parere che vedere ragazzi altolocati spendere e spandere in tempi recentissimi di crisi economica (scoppiata dopo l'avvio del telefilm in patria), non abbia giovato all'immedesimazione totale...A voi ulteriori pareri.

martedì 30 dicembre 2008

NEWS - "Terminator" e "Bionic Woman" senza futuro nel 2008: sospesi! (le puntate ancora inedite in estate...?)
Vignetta tratta da Tv Blog

venerdì 19 dicembre 2008

BOLLETTINO - Al peggio non c'è fine: dopo l'Auditel arriva il Qualitel
La minaccia incombe. Al momento di andare in stampa, la notizia è confermata: il famigerato e temutissimo Qualitel entrerà in funzione dal prossimo mese. Si tratta di una sorta di indice di gradimento dei programmi tv della Rai. Fortemente voluto dall'ex ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni, il sistema di rilevamento che affiancherà il già discusso Auditel è al centro di polemiche e dubbi. Di costi (altissimi) e di (scarsa) efficacia. Giancarlo Leone, vicedirettore generale della Rai, ha messo le mani avanti: «Come Rai non siamo i motori di questa iniziativa, ma facciamo nostra una richiesta del ministero. Ero tra i più freddi e continuo a esserlo: sono scettico sul fatto che questo sistema di valutazione migliori la qualità del servizio erogato. La qualità percepita non modificherà più di tanto le nostre strategie. Credo che si tratti più di un' operazione di immagine che di sostanza». In senso pratico, ogni giorno sarà intervistato un campione di persone (circa 5.000) che esprimerà un giudizio sui programmi tramite una scala di gradimento articolata. Con un costo non indifferente: quattro/cinque milioni di euro l'anno. Soldi ben spesi? «Io quei soldi li spenderei sul prodotto - ha commentato Leone sul "Corriere della Sera" - La qualità sta nelle persone che si scelgono, nel lavoro sui progetti, in un piano editoriale che è stato giudicato da tutti innovativo». Sempre sul "Corriere della Sera", Antonio Ricci è stato tranchant: «Mi sembra un' inutile baracconata. Vedo in tv molte cose che sono spacciate per essere di qualità e non lo sono. Il telecomando è il tuo qualitel. E poi trovo che vadano in onda programmi obbrobriosi che però sono di stimolo. Prendiamo Sanremo, un prodotto pazzesco: alimenta commenti, discussioni, il divertimento è nel chiacchiericcio che genera». Il punto per Ricci, e non solo per lui, è un altro: «Andrebbero resi noti i risultati dell'Auditel solo per le fasce di spettatori fino a 50 anni: è l'unico modo per far sì che non vengano inseguiti modelli stantii di televisione. Così come è ora invece si va a alla ricerca di un pubblico troppo anziano, scacciando i giovani dalla tv». Se Pippo Baudo applaude il Qualitel («Lo invoco da anni, per una tv di servizio pubblico come la Rai è un imperativo categorico. Non è vero che il pubblico vuole il trash"), il direttore di Raidue Antonio Marano, dà ragione a Ricci: «Per me la qualità è determinata da un sola cosa: il telecomando. Ben venga uno strumento che aiuta a capire cosa pensa il telespettatore, un aiuto a come migliorare l'offerta dei programmi. Ma poi la qualità è anche soggettiva. Se chiedo a chi guarda 'Palcoscenico' un giudizio sull'opera che hanno visto, la risposta sarà positiva per l' 80 per cento dei telespettatori, ma non per questo il giorno dopo metto in prima serata Palcoscenico. Saranno rilevazioni che non incidono direttamente sul palinsesto». Tra i favorevoli al Qualitel, si è espresso Renzo Arbore («Lo aspetto da anni. Il Qualitel non serve soltanto per individuare se un programma è di qualità o no, ma anche a capire se è amato o no"). Maria De Filippi avverte: «Non ho niente in contrario purché non venga utilizzato in modo ipocrita. Ogni volta che un programma non ha raggiunto un buon risultato di Auditel, subito conduttori e produttori si affrettano a dire che però lo guardano i laureati e che quindi è un programma di qualità. Invece io dico che quando uno show fa sei milioni di spettatori vuol dire che prende tutto il bacino televisivo, dai laureati a chi ha studiato di meno. Quando intervistano la gente per strada tutti a dire che guardano Raitre e i documentari, poi leggi il dato di ascolto e viene fuori che la realtà è un' altra. Il concetto di qualità troppo spesso serve da giustificazione a chi non fa ascolti». A margine, sempre sul "Corsera", Aldo Grasso ha commentato: "Ma è quantificabile la qualità? È possibile misurare la nozione più sfuggente che ci sia? L' unica certezza sulla qualità è che non esiste una ricetta per produrla. Questo non significa che bisogna rassegnarsi a una tv senza qualità o riconoscerci solo nel peggio. Significa che la qualità è semplicemente un modo di fare bene le cose. Quando la qualità c' è, si vede. Non c' è bisogno di certificarla: una serie prodotta dalla Hbo ha quasi sempre le stigmate della qualità, in una serie prodotta da RaiFiction è più difficile scorgerle. Quello che si certifica, infatti, non è la qualità ma la qualità messa tra virgolette, una sorta di burocratico «apprezzamento percepito dall' utente», di consumer satisfaction, di luogo comune sulla qualità. È un costoso obbligo istituzionale che la Rai ha nei confronti del contratto di servizio, capace solo di soddisfare i più ingenui. Ci sono persone che amano parlare male della tv perché considerano il mezzo incompatibile con qualsiasi discorso alto: basta però chiedere loro il nome di un programma che possa guidare la riscossa e inesorabilmente parlano di documentari. Inutile spiegare loro che la qualità è qualcosa di più sottile, di più complesso. L' idea poi che la misurazione della qualità possa invertire la programmazione della Rai è semplicemente ridicola. Per invertirla basterebbe una decisa scelta editoriale. Ma la nostra tv generalista, per scelte politiche, è incapace di produrre qualità perché non applica più il fondamento stesso della qualità: la finezza". Ecco, buona tv di qualità a tutti, anche nel 2009!
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Dicembre - Vignetta tratta da TvBlog)

lunedì 7 luglio 2008

BOLLETTINO - Lo strano caso di "Sex & The Auditel"
Ancora sull'Auditel, se permettete. Soprattutto dopo che lo scorso Bollettino ha suscitato una discussione critica e costruttiva da parte di altri media ("La Stampa" e Tv Blog in primis), oltre che su Telefilm Cult. Fa specie che il film tratto dalla serie stracult "Sex and the City", alla sua seconda settimana di programmazione, sia arrivato in testa ai botteghini italiani (così, come del resto, in tutto il mondo). Ha scavalcato "Indiana Jones e il Regno del Teschio di cristallo", nonostante "SATC - The Movie" fosse proiettato in meno sale, totalizzando oltre 200 mila spettatori e un 1 milione e 300 mila euro nella sola settimana dal 9 al 15 giugno. Quando Carrie e amiche di stiletto passeggiavano su La7, per l'Auditel i telespettatori erano al massimo 761.000 (dato d'ascolto medio delle ultime due puntate della serie, in onda il 19 dicembre 2004). La faciloneria porterebbe a chiedersi: ma gli spettatori che sono andati al cinema sono esattamente gli stessi che guardavano la serie su La7? Chiaramente non è così, anche se risulta strano che un film del genere spinga a vederlo chi non abbia mai seguito la serie. Bastava andare in una qualsiasi sala cinematografica italiana per assistere ad uno spettacolo nello spettacolo, con il pubblico che applaudiva dalla sigla iniziale che ricapitolava i momenti salienti del telefilm o che rideva all'unisono a riferimenti e rimandi presenti nel serial. Verrebbe da dire che buona parte del pubblico (la maggior parte?) si sia nutrita di "SATC" grazie ai cofanetti DVD o agli inserti video di quotidiani e settimanali, che hanno fatto la corsa - talvolta anche in contemporanea - per abbinarli ai giornali. Senza contare il "product placement" presente nella pellicola: oltre al turbinio di stilisti e griffe modaiole, si registra anche la presenza, tra gli altri, di Mercedes, Tiffany&Co., Apple, Jimmy Choo, Skyy Vodka, Vitamin Water, tutti pronti a investire in un brand ("SATC") che ha lanciato dei veri e propri must-have. Anche in Italia, l'opportunità è stata colta: BNL ha offerto addirittura un conto “Sex and the City”, con due biglietti in omaggio per il film alla stipula del contratto. Insomma, tutto questo fervore attorno a un titolo, ha ragione di esistere se poi l'Auditel in Italia sentenzia che lo vede al massimo un 8% del pubblico (cifra comunque record per La7)? E' davvero così? La "bolla" (o la "balla") si allarga...
(Articolo di Leo Damerini pubblicato sul "Telefilm Magazine" di Luglio)

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