Laverne Cox is looking so glamorous! The 46-year-old Orange Is The New Black star was spotted posing for cameras outside of Catch LA on Saturday night (December 22) in West Hollywood, Calif. Laverne looked chic in a sheer black lace dress as she exited Sean “Diddy” Combs‘s Ciroc Vodka Christmas party. Laverne is set to star in the upcoming TV series Spirited, about a phony psychic who discovers she can communicate with the dead. She is also starring in the upcoming horror-comedy, Bad Hair.
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martedì 25 dicembre 2018
mercoledì 26 settembre 2018
NEWS - Clamoroso al Cibali! Apple farà concorrenza a Netflix e compagnia streaming senza serie tv con scene di sesso, violenza e politica
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.
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lunedì 17 settembre 2018
martedì 4 settembre 2018
sabato 24 marzo 2018
lunedì 12 febbraio 2018
mercoledì 2 agosto 2017
NEWS - Netflix, ancora dubbi se sia una bolla: a fronte dei 104 milioni di abbonati nel mondo, un debito di oltre 20 bilioni di dollari (6 solo quest'anno, l'anno scorso erano meno di 2...)
News tratta da "Uproxx"+"LA Times"
Netflix and loss aren’t words that appear together in many stories about the streaming giant. The platform is constantly buzzing in coverage online, has a string of hits on its fairly young roster of shows, and might be one of the only platforms to surprise people when a show is canceled. This practice is changing, of course, and there could be a good reason for it according to the LA Times. In their pursuit of more subscribers and quality original programming, the streamer has accrued a long-term and short-term debt that totals $20.54 billion. And while the company can tout “104 million subscribers worldwide,” they’re still hoping for more to keep the wheels turning and investors happy:
News tratta da "Uproxx"+"LA Times"
Netflix and loss aren’t words that appear together in many stories about the streaming giant. The platform is constantly buzzing in coverage online, has a string of hits on its fairly young roster of shows, and might be one of the only platforms to surprise people when a show is canceled. This practice is changing, of course, and there could be a good reason for it according to the LA Times. In their pursuit of more subscribers and quality original programming, the streamer has accrued a long-term and short-term debt that totals $20.54 billion. And while the company can tout “104 million subscribers worldwide,” they’re still hoping for more to keep the wheels turning and investors happy:
The company is pouring money into expensive prestige projects and expects to spend at least $6 billion in content this year. Its net cash outflow this year is forecast to grow to as much as $2.5 billion, up from $1.7 billion last year. Reflecting its growth, Netflix recently moved its Southern California headquarters into a 14-story building in Hollywood.So far, investors have expressed approval of Netflix’s spendthrift ways. They are betting that debt financing in the near term will create growth and yield big results down the road on the theory that you have to spend money to make money.
The LA Times shows that the company’s stock is up 50% for the year, but that some experts feel that Netflix’s bubble could burst due to their inevitable stagnation in their growth. That’s not to say that it is on the horizon for Netflix or that the company is in trouble. It does mean that there is a risk that the clock could run out and the debt becomes heavier and heavier. The company doesn’t seem too worried at the moment, though, and is keeping positive about their future prospects:
“That’s a lot of capital up front, and then you get a payout over many years,” Chief Executive Reed Hastings said in a recent investor call. “The irony is the faster that we grow and the faster we grow the owned originals, the more drawn on free cash flow that we’ll be.”As a result, Netflix said it expects “to be free-cash-flow negative for many years,” meaning it will continue bleeding cash for the foreseeable future.
Bleeding cash is a wild way to put it, but Netflix’s biggest issue isn’t the money it is spending on original programs. Luring subscribers to the service via interesting shows they can’t get anywhere else is great, but there are still plenty of people signing on to binge shows that aren’t part of the Netflix family. And even then, some of those shows are licensed according to the LA Times. The streamer doesn’t fully own Orange Is The New Black, House Of Cards, The Crown, or its offerings from Marvel, so it has to pay to license them. Also, as we’ve seen with several shows from major networks, the platform could start losing more pieces to deals that end or will see prices go up as networks build their own streaming services to try and compete. Not to mention that Hulu, one of Netflix’s main competitors, is owned by three of the major networks and already has exclusive deals on programming that was lost on Netflix.
It’s certainly not a new model and Netflix seems poised to grow while running with a hefty debt. The LA Times reports that the company’s long-term debt level was at half a billion dollars four years ago and “has more than doubled to $4.84 billion” in the past year. Some experts say the company’s stocks will need a reevaluation in the coming years and some of the numbers may be inflated, while executives say their competitors are running with similar debt levels. Almost a “nature of the beast” argument, which is true when looking at Amazon Prime and its programming.
But as the LA Times points out, Netflix doesn’t have a major commerce operation backing it up to create “ample free cash flow.” It also doesn’t show signs of slowing up, an admirable move to either reach for the stars or burn up after flying too close to the Sun. It’ll be interesting to watch where Netflix goes in the future and if they’ll be able to climb to the level they’ve set their goals for. It seems weird to think there could be a day where Netflix is in trouble, but it could happen.
Right now, they’re not too worried it seems.
lunedì 31 luglio 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Con "Orange Is The New Black" la prevaricazione lascia spazio alla modalità di visione della serie
CORRIERE DELLA SERA
Con "Orange Is The New Black" la prevaricazione lascia spazio alla modalità di visione della serie
"Su Premium Stories siamo alle battute finali della quinta stagione di «Orange Is the New Black», la serie targata Netflix e firmata da Jenji Kohan, racconta la storia vera di Piper Chapman, una ragazza wasp della buona borghesia costretta a scontare 15 mesi nel carcere femminile di Litchfield per aver aiutato la sua ex amante a trasportare in territorio americano una valigia zeppa di narcodollari. «Orange Is the New Black» è una storia al femminile con una struttura narrativa a flashback: le prigioniere si muovono sul doppio registro del dramma e della commedia, in un avvincente gioco di attrazioni, respingimenti, sotterfugi e arte della sopravvivenza. E l'aspetto più sorprendente della serie è proprio questa coralità, questo aver messo insieme un casting di grande livello. Il tema della quinta stagione continua a essere la prevaricazione: razziale, di genere, gerarchica. Una guardia uccide una detenuta e nel carcere scoppia una violenta rivolta. Temi come lo stupro e la violenza sono affrontati senza paura e reticenza, senza mai cedere alla lezione morale. Anche se alla fine Piper chiede ad Alex di sposarla e lei dice di sì. Più che alla trame, l'attenzione critica si volge sempre più alle modalità di visione. Il consumo televisivo tende a farsi sempre più personalizzato, in un'ideale linea di sviluppo che conduce dalla griglia del palinsesto alla libertà della distribuzione in streaming, «à la carte». In linea teorica, lo spettatore dovrebbe anche acquisire una maggiore consapevolezza di quello che decide di vedere. «Orange Is the New Black», per esempio, segue un percorso che presto diventerà classico: Netflix ha i diritti di prima visione (e rilascia i 13 episodi in contemporanea), Premium ha, per così dire, quelli di seconda visione (con cadenza settimanale) e forse, un giorno, qualche rete generalista acquisterà quelli di terza. Proprio come succedeva al cinema tanti anni fa". (Aldo Grasso)
mercoledì 5 luglio 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Glow" racconto femminile a due livelli come in "OITNB"
"«La maggiore virtù del catch è di essere uno spettacolo eccessivo. Vi troviamo un'enfasi che doveva essere quella dei teatri antichi. (...) Certe persone credono che sia uno sport ignobile. Il catch non è uno sport, è uno spettacolo». Si potrebbe andare avanti a lungo a citare il celebre saggio che Roland Barthes ha dedicato in Miti d'oggi al wrestling (all'epoca chiamato catch, termine che è rimasto anche nella traduzione italiana). Oltre sessant'anni dopo essere stato scritto, rimane ancora lo strumento più utile e affascinante per capire questo spettacolone dal vivo, che in America è parte integrante della cultura pop, anche televisiva. Così importante che Netflix gli ha dedicato una delle serie più interessanti della stagione, «Glow». Ambientata nei tardi anni 8o, che tornano protagonisti dopo «Stranger Things», è ispirata alla storia di «Gorgeous Ladies of Wrestling», un programma televisivo a basso costo, l'equivalente tv di un b-movie, che vedeva protagoniste un gruppo di donne lottatrici. La serie Netflix racconta il dietro le quinte della produzione dello show: dal casting delle protagoniste (tutte attrici di belle speranze senza nessuna esperienza nel campo), alle velleità artistiche del regista, che si considera un autore, al ruolo del produttore belloccio pieno di soldi, fino alla ricerca del tipo che ciascuna lottatrice dovrà interpretare, con costumi e mosse. Come in tutte le serie più riuscite, il racconto si gioca su un doppio livello: da un lato c'è il fascino per gli anni 8o, il culto per una certa Hollywood minore, colorata e camp. Dall'altro quello dei ritratti delle protagoniste, ciascuna con la sua storia che l'ha portata fino al ring di «Glow» per ragioni molto diverse. Il cast femminile è corale e molto diversificato, il pensiero corre subito a «Orange Is the New Black», uno dei primi successi di Netflix la cui produttrice Jenji Kohan è coinvolta anche in «Glow»". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
In "Glow" racconto femminile a due livelli come in "OITNB"
"«La maggiore virtù del catch è di essere uno spettacolo eccessivo. Vi troviamo un'enfasi che doveva essere quella dei teatri antichi. (...) Certe persone credono che sia uno sport ignobile. Il catch non è uno sport, è uno spettacolo». Si potrebbe andare avanti a lungo a citare il celebre saggio che Roland Barthes ha dedicato in Miti d'oggi al wrestling (all'epoca chiamato catch, termine che è rimasto anche nella traduzione italiana). Oltre sessant'anni dopo essere stato scritto, rimane ancora lo strumento più utile e affascinante per capire questo spettacolone dal vivo, che in America è parte integrante della cultura pop, anche televisiva. Così importante che Netflix gli ha dedicato una delle serie più interessanti della stagione, «Glow». Ambientata nei tardi anni 8o, che tornano protagonisti dopo «Stranger Things», è ispirata alla storia di «Gorgeous Ladies of Wrestling», un programma televisivo a basso costo, l'equivalente tv di un b-movie, che vedeva protagoniste un gruppo di donne lottatrici. La serie Netflix racconta il dietro le quinte della produzione dello show: dal casting delle protagoniste (tutte attrici di belle speranze senza nessuna esperienza nel campo), alle velleità artistiche del regista, che si considera un autore, al ruolo del produttore belloccio pieno di soldi, fino alla ricerca del tipo che ciascuna lottatrice dovrà interpretare, con costumi e mosse. Come in tutte le serie più riuscite, il racconto si gioca su un doppio livello: da un lato c'è il fascino per gli anni 8o, il culto per una certa Hollywood minore, colorata e camp. Dall'altro quello dei ritratti delle protagoniste, ciascuna con la sua storia che l'ha portata fino al ring di «Glow» per ragioni molto diverse. Il cast femminile è corale e molto diversificato, il pensiero corre subito a «Orange Is the New Black», uno dei primi successi di Netflix la cui produttrice Jenji Kohan è coinvolta anche in «Glow»". (Aldo Grasso)
venerdì 26 maggio 2017
NEWS - Achtung, compagni! Ecco perché il modello Netflix è più forte dei download illegali e degli hacker (suggerimento: argomento da tesi sul futuro dello streaming)
News tratta da "Decider"
News tratta da "Decider"
The Orange Is the New Black hack initially seemed like a very bad thing for Netflix. In late April, a hacker going by the name The Dark Overlord claimed to have illegally obtained several episodes of Orange Is the New Black’s fifth season, which they threatened to release online if Netflix failed to pay a ransom. Netflix didn’t pay, the episodes were released … and nothing really happened. So far, spoilers for Season 5 haven’t consumed the internet prior to its June 9 premiere, though I can say from personal experience it’s a very strong season. If anything, the hack may have boosted the show’s Google Trend results. In short, no one panicked about the Litchfield leak because Netflix has been turning torrenting into an unnecessary and risky way to watch television for years now. Of course, not all of the anti-online piracy applause should be given to Netflix. There are now a staggering amount of streaming services available to users no matter how specific their tastes. However, Netflix was the first company to lead quality television away from traditional time slots and to the internet, and it still remains the king of streaming, having more subscribers and accounting for more internet traffic than any other service. By making high-quality versions of beloved shows and movies available for a relatively low cost, streaming services have been destroying torrenting. BGR’s Yoni Heisler reported on the decline of torrenting, and how Netflix affected this trend, in 2015. According to data compiled by Sandvine, Netflix accounted for 37.05 percent of all internet traffic in North America when measured during peak hours. That 37 percent put Netflix ahead of Hulu, Amazon Prime, YouTube, and iTunes when it came to streaming video. However, the most interesting takeaway from this report was its biggest loser — BitTorrent. According to Sandvine, the popular torrenting site’s traffic was down to only 5 percent at this time. That number dropped to 3 percent when Netflix released its Quarter 4 numbers for 2015. Considering that BitTorrent accounted for almost 33 percent of internet traffic in 2008 and 22 percent in 2011, that’s a huge drop. 2016 followed similar trends, according to Sandvine. While Netflix’s hold on internet traffic dipped from 37 percent to 35 percent, BitTorrent stayed at about 5 percent. In short, Hollywood is going the same direction as music industry. Illegally downloaded titles is no longer seen as the industry-ruining threat it used to be. Just like how iTunes helped kill Napster and services like Spotify and Pandora are wounding the same industry they’re helping, legal streaming services are the way of the future, for better or for worse. The industry cost of streaming is a debate for another time. What’s more interesting is how a system that allows users to download free content has gone from a driving force of internet traffic to borderline obsolete. Though there is no monetary exchange involved in illegally downloading shows and movies, there was always a cost to torrenting. Even the most streamlined torrenting process requires a certain level of computer knowledge, and even then, there is always a chance of downloading a virus instead of a copy of Spider-Man 2. That’s an especially big risk during a time when phishing and hacking schemes have become more sophisticated than ever before. Also, if you were able to find a clean copy, there’s always a chance the video or audio may be messed up, and then you have to account for the time it takes to download. That’s all for one movie or one episode of one show. Torrenting, though it was the illegal lifeblood of the internet, was always a detailed and exhausting process. In the wake of this, streaming looks like a godsend. Even the worst designed streaming service is easier to use than BitTorrent, and subscriptions to these services promise users high-quality versions to their favorite shows and movies at the click of a button. There are Reddit, Quora, and Yahoo Answers threads dedicated to wondering why anyone would pay for streaming and put up with Netflix’s revolving library instead of torrenting whatever they want for free. The answer always boils down to people being willing to pay for Netflix’s ease of use. So that brings me back to the leaked season of one of Netflix’s most popular shows. From a cursory search, it’s clear that many fans have decided to download this latest season instead of waiting to June 9. However, the vast majority haven’t, and those who have seem to be treating their experience as being part of the minority. The show’s official Reddit page, which has over 47,000 members, currently has a pinned thread from the moderators, laying down specific rules for the subreddit. Essentially, no one is allowed to ask for links, no one is allowed to discuss Season 5 unless they explicitly mark their thread as pertaining to the leaked season, and no official discussion threads will be allowed until the season’s official release date. This is a corner of the internet devoted to some of Orange Is the New Black’s most devoted and internet savvy fans. These leaks were for them, but this community is still respecting the wishes of the show, Netflix, fans who want to jump in early, and fans who want to wait. Netflix has created a system that’s too good of a deal to encourage mainstream torrenting. Sure, anyone could download Netflix shows for free, but for less than $10 a month, a user (or group of users) could have access to the service’s entire library of content and enjoy premieres along with the rest of the internet. That last part — enjoying the release of a new show over the course of a weekend — is a big draw in this new age of television. Reading tweets about House of Cards during and after your binge is almost as much fun as watching the series itself. The Orange Is the New Black leak didn’t make waves because viewers know if they wait a few weeks, Netflix will offer them something better — fully finished episodes they can watch in high definition along with all their online friends. That’s too good of a deal even for “free” TV to mess with. It’s funny that the thing that’s finally ending online piracy is convenience.
martedì 16 maggio 2017
mercoledì 10 maggio 2017
GOSSIP - Libere fino a un certo punto. "Orange Is The New Black" rivela ad attrice 43enne che è ritenuta "troppo vecchia per il ruolo di moglie di un 57enne"
Orange Is The New Black actress Jamie Denbo is opening up about being told she was too old for a role. The 43-year-old actress revealed that she was recently told she was too old to portray the wife of an 57-year-old male actor. Jamie took to her Twitter to speak out on the unfair standards for women in Hollywood. “I was just informed that at the age of 43, I am TOO OLD to play the wife of a 57 year old,” she began. Jamie continued, “Oh, the characters also have an 18 year-old daughter. I am TOO OLD to be the mother of an 18 year-old. The real wife of the 57 year-old actor is EASILY AT LEAST 50. But this f**ker wants to be tv married to a 38 year-old -TOPS.”
Orange Is The New Black actress Jamie Denbo is opening up about being told she was too old for a role. The 43-year-old actress revealed that she was recently told she was too old to portray the wife of an 57-year-old male actor. Jamie took to her Twitter to speak out on the unfair standards for women in Hollywood. “I was just informed that at the age of 43, I am TOO OLD to play the wife of a 57 year old,” she began. Jamie continued, “Oh, the characters also have an 18 year-old daughter. I am TOO OLD to be the mother of an 18 year-old. The real wife of the 57 year-old actor is EASILY AT LEAST 50. But this f**ker wants to be tv married to a 38 year-old -TOPS.”
domenica 7 maggio 2017
NEWS - "Orange Is The New Black aiuta a guardare oltre la propria sessualità!": il cast di "OITNB" lancia il sasso (anzi, il sesso) oltre lo stagno del piccolo schermo
The cast of Orange is the New Black are sharing why they love their show so much. The cast – which included Danielle Brooks, Laverne Cox, Uzo Aduba, Taryn Manning, Taylor Schilling and former cast member Samira Wiley – attended the screening and panel discussion of the upcoming season on Friday (May 5) at the Saban Media Center in Los Angeles. Taylor and Laverne both praised the show for dealing and echoing the real issues that is going on in today’s time. “There’s a ripple effect and in our case it allows for the audience to see people who may be outside of their sexuality, race, socioeconomic status, size, gender or many number of things and see how it relates to them,” Taylor said. “I think crossing those lines is a political act, but that’s not the genesis of it.” “It has us constantly thinking beyond ourselves because the stakes are so high,” Laverne said. Season 5 of OITNB is set to premiere on Netflix on June 9.
The cast of Orange is the New Black are sharing why they love their show so much. The cast – which included Danielle Brooks, Laverne Cox, Uzo Aduba, Taryn Manning, Taylor Schilling and former cast member Samira Wiley – attended the screening and panel discussion of the upcoming season on Friday (May 5) at the Saban Media Center in Los Angeles. Taylor and Laverne both praised the show for dealing and echoing the real issues that is going on in today’s time. “There’s a ripple effect and in our case it allows for the audience to see people who may be outside of their sexuality, race, socioeconomic status, size, gender or many number of things and see how it relates to them,” Taylor said. “I think crossing those lines is a political act, but that’s not the genesis of it.” “It has us constantly thinking beyond ourselves because the stakes are so high,” Laverne said. Season 5 of OITNB is set to premiere on Netflix on June 9.
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lunedì 1 maggio 2017
NEWS - Telefilm sotto attacco! Sciopero degli sceneggiatori (domani) e hackers addestrati (già in azione) minacciano il sistema seriale: domani il primo "strike", mentre i pirati del web ricattano i network (Netflix, ABC e Fox in primis) rendendo disponibili stagioni intere inedite ("Orange Is The New Black" in testa)
News tratta da "Variety"
With contract negotiations going down to the wire, leaders of the Writers Guild of America have been laying the groundwork for a strike action on Tuesday. “Be ready to strike Tuesday May 2. If you’ve left anything great in your office on a studio lot, consider packing it up on Monday – just in case,” said a memo sent from one of the strike captains to the others. Picketing will take place at eight studios in three shifts a day, according to the memo. The missive recaps a meeting held by the captains on Saturday and quotes Chris Keyser — one of the three chairmen of the WGA negotiating committee. “We know this is anxiety producing,” Keyser said in the memo. “We’re asking everyone to live in the anxiety with us for the next few days.” The WGA held hundreds of pickets and rallies during the 2007-08 strike. Several thousand members and supporters attended a rally at Fox Plaza and a march on Hollywood Boulevard. Negotiators for the WGA and the Alliance of Motion Picture and Television Producers are resuming negotiations in a rare Sunday session with less than 48 hours before the midnight PT Monday contract expiration. The memo said that the deadline could be extended. “Negotiations could go for a few days after May 1 (hopefully this would mean a deal is in sight – but it might not),” it noted. The memo also said that the specific times and locations have not been set. “The goal is to be flexible geography-wise for members,” it added. The missive also urged recipients to invoice studios before Tuesday for any money owed. A spokesman for the WGA West clarified the memo was not an official communication with the members, adding, “The Writers Guild has not issued any memos to members or updates on the status of negotiations.” Here is the entire memo: Hi Everyone, I hope you’re all doing well. There was a strike captains meeting at the Guild this AM, and I am officially reporting back.
1.) From leadership: thank you as a Guild for your amazing solidarity. The results were 96.3% “yes” on an SAV. You gave our team the best negotiating tool possible. In a time where labor is threatened in the country, it was an inspiring act of unity.
2.) There is officially no news. There is a press black-out until this round of negotiations is over. Negotiations could go down to the wire, until the clock strikes midnight on Monday May 1.
3.) Negotiations could go for a few days after May 1 (hopefully this would mean a deal is in sight – but it might not)
4.) Be ready to strike Tuesday May 2. If you’ve left anything great in your office on a studio lot, consider packing it up on Monday – just in case.
5.) Again, be ready to strike if necessary.
6.) The Guild leadership (Chris Keyser) said, “We know this is anxiety producing. We’re asking everyone to live in the anxiety with us for the next few days.” That’s how a deal will get done.
7.) Member meetings & next steps will happen after we have a deal or May 2nd. There isn’t a schedule yet because the Guild is waiting for negotiations to wrap. (Showrunners, if you want to talk strike rules in the next few days, call Ann Farriday.)
8.) If necessary, pickets will be at 8 studios, 3 shifts per day. The goal is to be flexible geography-wise for members. Also, there are always shifts at headquarters manning phones for anyone with physical issues.
9.) INVOICE STUDIOS BEFORE TUESDAY MAY 2 FOR MONEY THEY OWE YOU!
10.) Tuesday means “pencils down” as well as “Avids off.” This year, strike rules will mean: no editing, no production, no shooting – no A-H duties.
11.) As we fight for our union, there is a May 1 Pro-Labor march planned in Los Angeles. It would be great if WGA members went and repped labor. T-shirts available now at WGA headquarters. Hopeful note? The AMPTP took a break to go back and talk to their respective CEOs (they didn’t break off negotiations – just went to go talk to corporate bosses and will be back at the table Monday). Maybe this is good. Maybe not. We’ll know more early Tuesday AM.
At the end of season four of Orange Is The New Black, fans were left on the edge of their seats wondering if Daya (Dascha Palanko) would actually fire the gun she pulled on a sadistic prison guard. The wait for new episodes has seemed painfully long, but there is the possibility that the next season could be available before it’s announced June 9th release date. Unfortunately, the details around this potential leak are too shady to celebrate. According to reports, a hacker who calls themselves The Dark Overlord claims to have acquired the fifth season of Orange Is The New Black in a security breach and will release them early unless Netflix pays them an “undisclosed amount of money.” The FBI is currently involved, and Netflix released a statement explaining the situation, saying:
1.) From leadership: thank you as a Guild for your amazing solidarity. The results were 96.3% “yes” on an SAV. You gave our team the best negotiating tool possible. In a time where labor is threatened in the country, it was an inspiring act of unity.
2.) There is officially no news. There is a press black-out until this round of negotiations is over. Negotiations could go down to the wire, until the clock strikes midnight on Monday May 1.
3.) Negotiations could go for a few days after May 1 (hopefully this would mean a deal is in sight – but it might not)
4.) Be ready to strike Tuesday May 2. If you’ve left anything great in your office on a studio lot, consider packing it up on Monday – just in case.
5.) Again, be ready to strike if necessary.
6.) The Guild leadership (Chris Keyser) said, “We know this is anxiety producing. We’re asking everyone to live in the anxiety with us for the next few days.” That’s how a deal will get done.
7.) Member meetings & next steps will happen after we have a deal or May 2nd. There isn’t a schedule yet because the Guild is waiting for negotiations to wrap. (Showrunners, if you want to talk strike rules in the next few days, call Ann Farriday.)
8.) If necessary, pickets will be at 8 studios, 3 shifts per day. The goal is to be flexible geography-wise for members. Also, there are always shifts at headquarters manning phones for anyone with physical issues.
9.) INVOICE STUDIOS BEFORE TUESDAY MAY 2 FOR MONEY THEY OWE YOU!
10.) Tuesday means “pencils down” as well as “Avids off.” This year, strike rules will mean: no editing, no production, no shooting – no A-H duties.
11.) As we fight for our union, there is a May 1 Pro-Labor march planned in Los Angeles. It would be great if WGA members went and repped labor. T-shirts available now at WGA headquarters. Hopeful note? The AMPTP took a break to go back and talk to their respective CEOs (they didn’t break off negotiations – just went to go talk to corporate bosses and will be back at the table Monday). Maybe this is good. Maybe not. We’ll know more early Tuesday AM.
IN SOLIDARITY!!!!
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News tratte da "Uproxx" e "Variety"At the end of season four of Orange Is The New Black, fans were left on the edge of their seats wondering if Daya (Dascha Palanko) would actually fire the gun she pulled on a sadistic prison guard. The wait for new episodes has seemed painfully long, but there is the possibility that the next season could be available before it’s announced June 9th release date. Unfortunately, the details around this potential leak are too shady to celebrate. According to reports, a hacker who calls themselves The Dark Overlord claims to have acquired the fifth season of Orange Is The New Black in a security breach and will release them early unless Netflix pays them an “undisclosed amount of money.” The FBI is currently involved, and Netflix released a statement explaining the situation, saying:
“We are aware of the situation. A production vendor used by several major TV studios had its security compromised and the appropriate law enforcement authorities are involved.”
Yes, we’re all a little resentful that Netflix has such sway over our minds and our time (who else has planned a weekend around the release of one of their shows?), but this seems like a really strange move by The Dark Overlord. Be it for money or bragging rights, the streaming behemoth (and their extensive resources) is probably not a foe that you’d want to take on. An anonymous hacker has carried through on a threat to release “Orange Is the New Black” season five episodes online — after Netflix allegedly failed to respond to the cybercriminal’s shakedown demands. Variety was unable to verify the authenticity of the “OITNB” episodes the hacker claimed to have shared on popular file-sharing site the Pirate Bay. The first 10 episodes of season 5 were apparently shared shortly before 6 a.m. ET Saturday, with the 10 files comprising a total of 11.46 gigabytes. The hacker, who uses the handle “thedarkoverlord,” published the premiere episode from the upcoming season of “Orange Is the New Black” on Friday to the Pirate Bay. Netflix has set June 9 for the release of season five of “Orange Is the New Black.” It’s possible that the streamer will move up the “OITNB” premiere date now that the bulk of the episodes have leaked. According to “thedarkoverlord,” the hacker or hackers also have obtained unreleased shows from ABC, Fox, National Geographic and IFC. The content appears to have been stolen in an attack on post-production studio Larson Studios in late 2016, according to piracy-news site TorrentFreak. “Thedarkoverlord” explained in an online post that they obtained only the first 10 of the 13 episodes of “OITNB” season 5 because the cyberattack was carried out before the final three installments were available.
martedì 21 marzo 2017
NEWS - "Sono il primo personaggio genderqueer delle serie tv e datemi del...'Loro'!": Asia Kate Dillon interpreta l'analitica Taylor in "Billions"
Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Salve, sono Taylor. Vorrei che si rivolgesse a me con il pronome "loro"». Poche parole per una rivoluzione: Taylor Mason è il primo personaggio genderqueer della tv. Stagista di Bobby Axelrod nella seconda stagione di Billions, la serie con Damian Lewis e Paul Giamatti ispirata alle scorribande di Wall Street, in onda su Sky Atlantic il lunedì sera. L'identità genderqueer è quella di chi non si riconosce nel binarismo di genere uomo/donna. Come l'attrice che interpreta Taylor, Asia Kate Dillon, già vista in Orange Is the New Black nel ruolo della suprematista bianca Brandy. «Wall Street è tra le istituzioni più refrattarie ai cambiamenti», spiega il co-creatore e produttore esecutivo Brian Koppelman. «Abbiamo pensato d'introdurre un personaggio fuori dagli schemi». Una svolta, dopo gli eccessi di machismo della prima stagione. Androgina nell'aspetto, Taylor è persona analitica, e intelligentissima; la sua scala di valori diversa dal classico operatore di un hedge fund. Attira presto l'attenzione di Axe, che le affiderà responsabilità sempre maggiori. «Hai un punto di vista unico», le dice. «E un grande vantaggio». Gli sceneggiatori sono bravi a non cadere nei cliché. Taylor non è definita dalla lotta per farsi accettare, ma già inserita nel contesto. Sono i colleghi, casomai, a dover fare lo sforzo. Inciampano coi pronomi, Axe li corregge con nonchalance. Si smontano preconcetti sciocchi e altri più profondi. «Perché pensi che sia vegan?», chiede Taylor al sodale Mafee (Dan Soder) nel primo episodio. E quello, stupito: «Non lo sei?». Più tardi, al torneo di poker, Todd Krakow (Danny Strong), nemico di Axe, la insulta bollandola «quella cosa re». Lei si rifarà battendolo. Funzione del personaggio Taylor è quella di agire da contrasto, sottolineando così il machismo di Wall Street affinché gli spettatori non vi si assuefacciano. E se non tutte le persone genderqueer preferiscono i pronomi plurali, Dillon dice che il ruolo di Taylor l'ha aiutata a scoprire se stessa. «Quando, prima ancora di ottenere la parte, ho letto nella descrizione, "sesso femminile, genere non-binario", ho capito. Già un palo d'anni fa avevo rinunciato al pronome "lei", preferendo semplicemente Asia. Ma non sapevo ancora che esistesse una terminologia per ciò che sono. Magari ci fosse stato alla tv un personaggio come Taylor quand'ero ragazzina». Oggi, le «nuove» identità di genere sono più rappresentate sul piccolo schermo, anche da giovanissimi. Se nella terza stagione di Transparent, appena conclusa su Sky Atlantic, l'attrice trans Sophia Grace Gianna era, in un flashback, un pre-adolescente Mort (la protagonista Maura, Jeffrey Tambor) alla scoperta della propria identità, nella nuova stagione di Modern Family, in onda su Fox in prima serata, c'è un bambino transgender: Tom, l'attore trans di otto anni Jackson Millarker. Succede nell'episodio A Stereotypical Day, dove Cameron e Mitchell, genitori gay di Lily, permettono alla figlia d'invitare a casa il nuovo amico trans, e un incidente spingerà tutti a una maggiore tolleranza. «Questo è Jackson, viene da Atlanta e il caso vuole che sia transgender, ha scritto in un post di Facebook Ryan Case, tecnica del montaggio e regista dell'episodio. «Uno dei tanti motivi per cui amo far parte di questa serie».
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venerdì 3 marzo 2017
NEWS - Forever '80s! La nuova idea di Jenji Kohan ("OITNB") per Netflix è ambientata nel mondo del wrestling femminile (dal 23 giugno)
News tratta "Entertain the Idea"
News tratta "Entertain the Idea"
Netflix announced that the first season of "Glow", a new comedy from Jenji Kohan’s, will debut on June 23rd.
Inspired by the short-lived but beloved show from the 80s, the series tells the fictional story of Ruth Wilder (Alison Brie), an out-of-work, struggling actress in 1980s Los Angeles who finds one last chance for stardom when she’s thrust into the glitter and spandex world of women’s wrestling.
In addition to working with twelve Hollywood misfits, Ruth also has to compete with Debbie Eagan (Betty Gilpin) a former soap actress who left the business to have a baby, only to be sucked back into work when her picture perfect life is not what it seems. And at the wheel is Sam Sylvia (Marc Maron), a washed-up, coked-up B-movie director who now must lead fourteen women on the journey to wrestling stardom.
Co-starring are Britney Young, Sydelle Noel, Britt Baron, Jackie Tohn, Kimmy Gatewood, Rebekka Johnson, Kate Nash, Sunita Mani, Kia Stevens, Ellen Wong, Gayle Rankin and Chris Lowell.
venerdì 20 gennaio 2017
NEWS - Netflix, la resa dei conti: 93,8 milioni di abbonati nel mondo, utili pari a 186 milioni di dollari ma business in perdita fuori dagli Usa (maxi-investimento di 6 miliardi di dollari nel 2017)
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Ciascuno dei 3.500 dipendenti di Netflix vale ricavi per quasi 2,4 milioni di euro all'anno. E anche in questa correlazione, che conferma il basso utilizzo di capitale umano (a Sky Italia, per esempio, ciascun dipendente vale 750 mila euro di ricavi all'anno), sta uno dei punti di forza dell'azienda americana di streaming online a pagamento che ha nel mondo, e non in una sola nazione, il suo mercato. Ha chiuso il 2016 con ricavi complessivi pari a 8,830 miliardi di dollari (8,324 mld di euro), 30,2% sul 2015, un risultato operativo di 379 milioni di dollari (24,2%) e utili pari a 186 milioni di dollari (175,3 min di euro). Complessivamente Netflix ha 93,8 milioni di abbonati nel mondo, di cui 49,4 milioni negli Usa (10,5% sul 2015) e 44,3 milioni negli altri paesi (47,6% sul 2015). A livello di ricavi, circa 5,1 miliardi di dollari (4,8 mld di euro) arrivano dagli abbonati Usa (il business è parecchio profittevole, con un primo margine positivo per 1,8 miliardi di dollari), circa 3,2 miliardi di dollari (3 miliardi di euro) dagli abbonati fuori dagli Stati Uniti (business ancora in perdita, con un primo margine di contribuzione negativo per 308 milioni di dollari), e 542 milioni di dollari dal noleggio e vendita di dvd (il business da cui Netflix è nata), anch'esso ancora molto profittevole (279 min di dollari di primo margine).
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Ciascuno dei 3.500 dipendenti di Netflix vale ricavi per quasi 2,4 milioni di euro all'anno. E anche in questa correlazione, che conferma il basso utilizzo di capitale umano (a Sky Italia, per esempio, ciascun dipendente vale 750 mila euro di ricavi all'anno), sta uno dei punti di forza dell'azienda americana di streaming online a pagamento che ha nel mondo, e non in una sola nazione, il suo mercato. Ha chiuso il 2016 con ricavi complessivi pari a 8,830 miliardi di dollari (8,324 mld di euro), 30,2% sul 2015, un risultato operativo di 379 milioni di dollari (24,2%) e utili pari a 186 milioni di dollari (175,3 min di euro). Complessivamente Netflix ha 93,8 milioni di abbonati nel mondo, di cui 49,4 milioni negli Usa (10,5% sul 2015) e 44,3 milioni negli altri paesi (47,6% sul 2015). A livello di ricavi, circa 5,1 miliardi di dollari (4,8 mld di euro) arrivano dagli abbonati Usa (il business è parecchio profittevole, con un primo margine positivo per 1,8 miliardi di dollari), circa 3,2 miliardi di dollari (3 miliardi di euro) dagli abbonati fuori dagli Stati Uniti (business ancora in perdita, con un primo margine di contribuzione negativo per 308 milioni di dollari), e 542 milioni di dollari dal noleggio e vendita di dvd (il business da cui Netflix è nata), anch'esso ancora molto profittevole (279 min di dollari di primo margine).
Nel 2017 il gruppo si prepara a un investimento monstre da 6 miliardi di dollari (5,65 mld di euro) nella produzione di nuovi contenuti, dopo i 4,7 mld di euro investiti nel 2016. E nel portfolio di Netflix ci sono serie come The Crown, Stranger Things, Luke Cage, Black Mirror, Gilmore girls, The OA, Trollhunters, oltre ai classici Orange is the new black, Narcos o House of cards, le cui riprese della quinta stagione inizieranno nel secondo trimestre 2017.
Quanto a investimenti in contenuti locali, il gruppo di streaming tv a pagamento ha appena siglato un accordo a lungo termine con la casa di produzione Red Chillies entertainment dell'attore indiano Shah Rukh Khan, considerato la più grande star mondiale del cinema e i cui film e produzioni, da qui in poi, saranno esclusive Netflix. Mai come ora la società fondata e presieduta da Reed Hastings è fiduciosa che, a dieci anni di distanza dal debutto nella tv in streaming a pagamento, sia proprio il consumo di video sul web il business del futuro in grado di soppiantare la classica tv lineare: «Amazon Prime Video di recente si è sviluppata molto, ricalcando sostanzialmente la nostra presenza nei mercati mondiali», spiegano da Netflix, «mentre il consumo di video è sempre maggiore, in termini di minuti, su YouTube e inizia a decollare pure su Facebook. La stessa Apple, in base ad alcune indiscrezioni, dovrebbe aggiungere i video ai suoi servizi musicali, mentre le tv satellitari, un po' in tutto il mondo, si stanno specializzando pure nel business della distribuzione multi-channel di video su Internet. Ci sono poi operatori nuovi come Molotov tv in Francia o Hulu che stanno realizzando una loro interfaccia nativa digitale per pacchetti legati invece ai network tv classici. I quali, peraltro, iniziano a privilegiare il web alla tv lineare per il debutto di serie o programmi. Per esempio la Cbs sta producendo la serie Star Trek esclusivamente per la sua piattaforma di video on demand in abbonamento, mentre la Bbc ha già annunciato alcune nuove stagioni di serie tv che saranno disponibili prima in streaming on demand e solo successivamente sulla tv lineare. Hbo, probabilmente, farà la stessa cosa»
Quanto a investimenti in contenuti locali, il gruppo di streaming tv a pagamento ha appena siglato un accordo a lungo termine con la casa di produzione Red Chillies entertainment dell'attore indiano Shah Rukh Khan, considerato la più grande star mondiale del cinema e i cui film e produzioni, da qui in poi, saranno esclusive Netflix. Mai come ora la società fondata e presieduta da Reed Hastings è fiduciosa che, a dieci anni di distanza dal debutto nella tv in streaming a pagamento, sia proprio il consumo di video sul web il business del futuro in grado di soppiantare la classica tv lineare: «Amazon Prime Video di recente si è sviluppata molto, ricalcando sostanzialmente la nostra presenza nei mercati mondiali», spiegano da Netflix, «mentre il consumo di video è sempre maggiore, in termini di minuti, su YouTube e inizia a decollare pure su Facebook. La stessa Apple, in base ad alcune indiscrezioni, dovrebbe aggiungere i video ai suoi servizi musicali, mentre le tv satellitari, un po' in tutto il mondo, si stanno specializzando pure nel business della distribuzione multi-channel di video su Internet. Ci sono poi operatori nuovi come Molotov tv in Francia o Hulu che stanno realizzando una loro interfaccia nativa digitale per pacchetti legati invece ai network tv classici. I quali, peraltro, iniziano a privilegiare il web alla tv lineare per il debutto di serie o programmi. Per esempio la Cbs sta producendo la serie Star Trek esclusivamente per la sua piattaforma di video on demand in abbonamento, mentre la Bbc ha già annunciato alcune nuove stagioni di serie tv che saranno disponibili prima in streaming on demand e solo successivamente sulla tv lineare. Hbo, probabilmente, farà la stessa cosa»
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mercoledì 2 novembre 2016
NEWS - Netflix, numeri ok nel 4° trimestre (+ 3.57 milioni di utenti fuori dagli Usa) ma si parla sempre di una vendita della società
Articolo tratto da "Corriere Economia"
Sarà stato merito di Pablo Escobar o delle inquietanti avventure degli adolescenti di «Stranger Things», fatto sta che Netflix è riuscita a sorprendere (positivamente) non solo il pubblico, ma anche i mercati e soprattutto gli azionisti. I risultati del quarto trimestre hanno decisamente battuto le attese degli analisti, forti anche del notevole incremento di utenti: 3,57 milioni in più (fuori dagli Stati Uniti) contro le attese che parlavano invece di 2,3 milioni. Ora la creatura di Reed Hastings può contare su una platea virtuale di 83,3 milioni di utenti paganti e 91,9 milioni di iscritti. I numeri in incremento difficilmente immaginabile lo scorso trimestre quando gli azionisti avevano comunicato i loro malumori al fondatore di Netflix accusandolo di investire troppo (800 milioni in tecnologia e sviluppo e 5 miliardi per le nuove produzioni per poco meno di 2 miliardi di fatturato) e pensare poco al dividendo. Hastings ha avuto ragione e si è preso la sua piccola vendetta in occasione della presentazione dei conti: «è ormai evidente — ha detto Hastings — che io debba scusarmi ancora una volta per la volatilità del titolo», salito del 20% dopo aver perso fino al 13% nei mesi precedenti, fatto per cui Hastings si era scusato una prima volta durante la precedente assemblea degli azionisti. Al Wall Street Journal martedì scorso l'analista di MoffettNathanson Michael Nathanson aveva dichiarato, a proposito dei numeri di Netflix:
«È un anno strano questo. In un certo senso siamo stati incapaci di prevedere cosa potesse offrire un mercato nuovo». Una lezione che Netflix ha imparato bene dato che il mercato domestico degli Stati Uniti è cresciuto meno dello scorso anno quando aveva raggiunto 1880.000 nuovi abbonati. La società ha comunque superato le attese negli Usa, aggiungendo 370 mila nuovi utenti invece che 300 mila, complice anche la concorrenza di Amazon che sta rosicchiando percentuali di mercato sempre più importanti grazie a serie autoprodotte come Mozart in the Jungle. Parlando di cifre, invece, nel terzo trimestre il fatturato di Netflix ha superato, per la prima volta, i 2 miliardi di dollari ( 36% anno su anno), aiutato, per l'appunto, dagli ultimi titoli sfornati: Stranger Things e la seconda stagione di Narcos. Hastings, però, consiglia cautela, forte sia dell'altalena del titolo, sia della considerazione che, nonostante i (quasi) 100 milioni di abbonati nel mondo, «Facebook e YouTube hanno un miliardo di utenti attivi al giorno». Come a dire, «non ci fermeremo certo qui». Da un lato la crescita continuerà grazie alle produzioni originali, parallelamente proseguirà anche l'espansione su nuovi mercati. A settembre Netflix è stato lanciato in Polonia e Turchia: il servizio di streaming ha iniziato ad accettare il pagamento in valuta locale e ha aggiunto un'interfaccia utente, sottotitoli e doppiaggio in lingua locale, oltre ad alcuni contenuti locali. Discorso diverso, invece, per la Cina, un mercato che lo stesso Hastings si è augurato di riuscire a conquistare. Il sistema, dato il complesso contesto normativo per i servizi di contenuti digitali stranieri, potrebbe essere lo stesso utilizzo (anche se per ragioni differenti) in Italia. Ossia, dare ai fornitori di servizi online già esistenti in Cina i contenuti in licenza, invece di lanciare il proprio servizio nel Paese nel breve periodo. Non ci si aspettano grandi numeri per il momento da questa operazione, ma l'obiettivo è «lanciare in modo diretto il nostro servizio al popolo cinese». Le criticità del sistema Netflix, però, non mancano, nonostante la crescita, al punto che da inizio mese si parla di una possibile vendita della stessa società. Nel mirino c'è innanzi tutto la sostenibilità del business che deve fare i conti con una concorrenza notevole. Senza scordare che gli ultimi grandi numeri sono il risultato di due serie azzeccate: ne basterebbe solo una mal fatta per affossare conti e titolo. Tra i nomi degli eventuali acquisitori sono stati fatti quelli di Apple e di Disney, senza però farsi turbare dai recenti e fallimentari tentativi di Twitter che ha una storia (e un bilancio) decisamente differente. La società di Cupertino, forte dei propri numeri, punterebbe a un rilancio di iTunes, piattaforma Ott (Over The Top) che al momento subisce la concorrenza di Netflix. Per Disney si tratterebbe invece di consolidare una partnership già avviata con la produzione e la distribuzione di serie legate ai personaggi Marvel. Altro nome possibile è quello di Amazon, che andrebbe in questo modo ad arricchire la sua offerta E il mercato italiano? Cifre ufficiali non sono mai state fornite. Alcune stime parlano di circa 200 mila abbonati mai confermati dal gruppo californiano. Numeri comunque più bassi delle attese, ma realizzati in pochi mesi e che devono confrontarsi con gli utenti di realtà ben più radicate con offerte più complete. Non bisogna dimenticare che quando Neflix è arrivata in Italia a ottobre aveva già concesso i diritti di «House of Cards» e «Orange is The New Black», serie cult in onda su Sky e Premium. La partita è ancora aperta.
Articolo tratto da "Corriere Economia"
Sarà stato merito di Pablo Escobar o delle inquietanti avventure degli adolescenti di «Stranger Things», fatto sta che Netflix è riuscita a sorprendere (positivamente) non solo il pubblico, ma anche i mercati e soprattutto gli azionisti. I risultati del quarto trimestre hanno decisamente battuto le attese degli analisti, forti anche del notevole incremento di utenti: 3,57 milioni in più (fuori dagli Stati Uniti) contro le attese che parlavano invece di 2,3 milioni. Ora la creatura di Reed Hastings può contare su una platea virtuale di 83,3 milioni di utenti paganti e 91,9 milioni di iscritti. I numeri in incremento difficilmente immaginabile lo scorso trimestre quando gli azionisti avevano comunicato i loro malumori al fondatore di Netflix accusandolo di investire troppo (800 milioni in tecnologia e sviluppo e 5 miliardi per le nuove produzioni per poco meno di 2 miliardi di fatturato) e pensare poco al dividendo. Hastings ha avuto ragione e si è preso la sua piccola vendetta in occasione della presentazione dei conti: «è ormai evidente — ha detto Hastings — che io debba scusarmi ancora una volta per la volatilità del titolo», salito del 20% dopo aver perso fino al 13% nei mesi precedenti, fatto per cui Hastings si era scusato una prima volta durante la precedente assemblea degli azionisti. Al Wall Street Journal martedì scorso l'analista di MoffettNathanson Michael Nathanson aveva dichiarato, a proposito dei numeri di Netflix:
«È un anno strano questo. In un certo senso siamo stati incapaci di prevedere cosa potesse offrire un mercato nuovo». Una lezione che Netflix ha imparato bene dato che il mercato domestico degli Stati Uniti è cresciuto meno dello scorso anno quando aveva raggiunto 1880.000 nuovi abbonati. La società ha comunque superato le attese negli Usa, aggiungendo 370 mila nuovi utenti invece che 300 mila, complice anche la concorrenza di Amazon che sta rosicchiando percentuali di mercato sempre più importanti grazie a serie autoprodotte come Mozart in the Jungle. Parlando di cifre, invece, nel terzo trimestre il fatturato di Netflix ha superato, per la prima volta, i 2 miliardi di dollari ( 36% anno su anno), aiutato, per l'appunto, dagli ultimi titoli sfornati: Stranger Things e la seconda stagione di Narcos. Hastings, però, consiglia cautela, forte sia dell'altalena del titolo, sia della considerazione che, nonostante i (quasi) 100 milioni di abbonati nel mondo, «Facebook e YouTube hanno un miliardo di utenti attivi al giorno». Come a dire, «non ci fermeremo certo qui». Da un lato la crescita continuerà grazie alle produzioni originali, parallelamente proseguirà anche l'espansione su nuovi mercati. A settembre Netflix è stato lanciato in Polonia e Turchia: il servizio di streaming ha iniziato ad accettare il pagamento in valuta locale e ha aggiunto un'interfaccia utente, sottotitoli e doppiaggio in lingua locale, oltre ad alcuni contenuti locali. Discorso diverso, invece, per la Cina, un mercato che lo stesso Hastings si è augurato di riuscire a conquistare. Il sistema, dato il complesso contesto normativo per i servizi di contenuti digitali stranieri, potrebbe essere lo stesso utilizzo (anche se per ragioni differenti) in Italia. Ossia, dare ai fornitori di servizi online già esistenti in Cina i contenuti in licenza, invece di lanciare il proprio servizio nel Paese nel breve periodo. Non ci si aspettano grandi numeri per il momento da questa operazione, ma l'obiettivo è «lanciare in modo diretto il nostro servizio al popolo cinese». Le criticità del sistema Netflix, però, non mancano, nonostante la crescita, al punto che da inizio mese si parla di una possibile vendita della stessa società. Nel mirino c'è innanzi tutto la sostenibilità del business che deve fare i conti con una concorrenza notevole. Senza scordare che gli ultimi grandi numeri sono il risultato di due serie azzeccate: ne basterebbe solo una mal fatta per affossare conti e titolo. Tra i nomi degli eventuali acquisitori sono stati fatti quelli di Apple e di Disney, senza però farsi turbare dai recenti e fallimentari tentativi di Twitter che ha una storia (e un bilancio) decisamente differente. La società di Cupertino, forte dei propri numeri, punterebbe a un rilancio di iTunes, piattaforma Ott (Over The Top) che al momento subisce la concorrenza di Netflix. Per Disney si tratterebbe invece di consolidare una partnership già avviata con la produzione e la distribuzione di serie legate ai personaggi Marvel. Altro nome possibile è quello di Amazon, che andrebbe in questo modo ad arricchire la sua offerta E il mercato italiano? Cifre ufficiali non sono mai state fornite. Alcune stime parlano di circa 200 mila abbonati mai confermati dal gruppo californiano. Numeri comunque più bassi delle attese, ma realizzati in pochi mesi e che devono confrontarsi con gli utenti di realtà ben più radicate con offerte più complete. Non bisogna dimenticare che quando Neflix è arrivata in Italia a ottobre aveva già concesso i diritti di «House of Cards» e «Orange is The New Black», serie cult in onda su Sky e Premium. La partita è ancora aperta.
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martedì 19 luglio 2016
NEWS - Netflix, tanto rumore per nulla! E' il sito di streaming preferito in Italia, ma nessun tsunami (il meno strombazzato Infinity insegue a soli 8 punti di percentuale...)
Articolo tratto dal "Corriere Economia"
Tanto rumore per nulla, avrebbe detto Shakespeare. Forse scomodare il Bardo è eccessivo, ma nel panorama della tv on demand sembra proprio questa la tendenza quando si parla di Netflix. Quando a ottobre era stato annunciato lo sbarco anche in Italia della creatura di Reed Hastings, il fermento mediatico, ma non solo, era stato alto: «Seppellirà i concorrenti», «con la libreria e i contenuti che ha, renderà obsoleto qualsiasi altro competitor». E invece...E invece a distanza di nove mesi, complice anche la casa madre americana che comunica con il contagocce qualunque dato relativo ai singoli Paesi, non sembra che lo tsunami Netflix abbia avuto particolari effetti sui numeri degli utenti. O meglio, un effetto l' ha avuto: ha fatto capire ai competitor le potenzialità della tv on demand e la diffusione ormai inarrestabile dello streaming. Oltre alla necessità di sviluppare il piano della banda larga capillarmente a tutto il Paese. Puntare sull' innovazione è sempre stata una delle strategie di Netflix che ha preventivato per tutto l' arco dell'anno 800 milioni di investimenti in tecnologia e sviluppo, a fronte dei 5 miliardi previsti per le nuove produzioni. Una cifra che, al momento dell' annuncio, aveva fatto infuriare gli azionisti che rimproverano al patron margini non all' altezza del fatturato da 2 miliardi. Resta il fatto che le produzioni originali di Netflix sono difficili da eguagliare, forti anche della solida base economica alle spalle. Titoli come House of Cards e Orange is the new black sono ormai serie cult. E date le premesse, per le nostrane Sky e Mediaset è complesso riuscire eguagliare, almeno in termini di produzione il «cugino ricco». Secondo uno studio condotto dall' istituto di ricerca Nextplora, Netflix è il sito di streaming a pagamento preferito in Italia. Stando all'indagine, nell'ultimo anno il 15% degli internauti ha usufruito di contenuti sui siti di streaming a pagamento. E tra questi, la preferenza del 48% va a Netflix, il 40% a Infinity e il 37% a Skyonline, da poche settimana diventata Now Tv. Il network guidato da Zappia, infatti, ha trovato il modo di controbattere, sia a livello di contenuti, investendo 40 milioni di euro in due nuove produzioni originali: The young Pope e Diabolik, (forte del successo di Romanzo Criminale e Gomorra, tra i pochi prodotti made in Italy esportati con successo anche all' estero). Sia rivoluzionando la sua Internet tv, trasformandola in Now tv, per l' appunto, un brand già operativo nel Regno Unito che ricalca quindi il progetto di integrazione delle tre Sky: Italia, Germania e Uk. Obiettivo: una navigazione e un' interfaccia più fruibile e immediata e un' offerta più ricca. Novità anche in casa Mediaset, in attesa del via libera dell'Antitrust che dovrà dare l'ok alla cessione di Premium a Vivendi. «La due diligence è stata fatta, tutto è a posto - aveva detto a inizio mese l' amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti -. È difficile dire se il closing sarà anticipato o no». Grazie a questa operazione Mediaset diventerà il secondo azionista industriale di Vivendi e Premium farà parte del gruppo francese. Nell'accordo è anche compresa la creazione di un «polo paneuropeo» di produzione e distribuzione di programmi televisivi, un progetto molto complicato di cui però si parlerà non prima della primavera del 2017. E della nuova piattaforma dovrebbe far parte anche Infinity. Ma, precisano da Cologno, il servizio di streaming resta in Mediaset: «Ci teniamo molto, è l' attività più vicina a quello che pensiamo sarà il futuro - è stato il commento di Pier Silvio Berlusconi - ha più di 600mila utenti, siamo leader in Italia e siamo soddisfatti, ma è un business ancora molto piccolo, questo riguarda sia noi sia Netflix». Ma la battaglia degli ascolti (e della pubblicità) non sarà solo online: anche i canali generalisti si stanno preparando per un autunno impegnativo. La7 in primis, dato che deve fare i conti con la presenza di due ingombranti vicini: Sky sul tasto 8 e Discovery sul 9. Due canali in via di definizione, ma che stanno cominciando a ritagliarsi una precisa identità anche a livello di contenuti. Per il gruppo di Urbano Cairo l'obiettivo sarà non solo spingere sugli ascolti, ma rafforzare la raccolta pubblicitaria con previsioni per fine semestre di una crescita del 2,5%.
Articolo tratto dal "Corriere Economia"
Tanto rumore per nulla, avrebbe detto Shakespeare. Forse scomodare il Bardo è eccessivo, ma nel panorama della tv on demand sembra proprio questa la tendenza quando si parla di Netflix. Quando a ottobre era stato annunciato lo sbarco anche in Italia della creatura di Reed Hastings, il fermento mediatico, ma non solo, era stato alto: «Seppellirà i concorrenti», «con la libreria e i contenuti che ha, renderà obsoleto qualsiasi altro competitor». E invece...E invece a distanza di nove mesi, complice anche la casa madre americana che comunica con il contagocce qualunque dato relativo ai singoli Paesi, non sembra che lo tsunami Netflix abbia avuto particolari effetti sui numeri degli utenti. O meglio, un effetto l' ha avuto: ha fatto capire ai competitor le potenzialità della tv on demand e la diffusione ormai inarrestabile dello streaming. Oltre alla necessità di sviluppare il piano della banda larga capillarmente a tutto il Paese. Puntare sull' innovazione è sempre stata una delle strategie di Netflix che ha preventivato per tutto l' arco dell'anno 800 milioni di investimenti in tecnologia e sviluppo, a fronte dei 5 miliardi previsti per le nuove produzioni. Una cifra che, al momento dell' annuncio, aveva fatto infuriare gli azionisti che rimproverano al patron margini non all' altezza del fatturato da 2 miliardi. Resta il fatto che le produzioni originali di Netflix sono difficili da eguagliare, forti anche della solida base economica alle spalle. Titoli come House of Cards e Orange is the new black sono ormai serie cult. E date le premesse, per le nostrane Sky e Mediaset è complesso riuscire eguagliare, almeno in termini di produzione il «cugino ricco». Secondo uno studio condotto dall' istituto di ricerca Nextplora, Netflix è il sito di streaming a pagamento preferito in Italia. Stando all'indagine, nell'ultimo anno il 15% degli internauti ha usufruito di contenuti sui siti di streaming a pagamento. E tra questi, la preferenza del 48% va a Netflix, il 40% a Infinity e il 37% a Skyonline, da poche settimana diventata Now Tv. Il network guidato da Zappia, infatti, ha trovato il modo di controbattere, sia a livello di contenuti, investendo 40 milioni di euro in due nuove produzioni originali: The young Pope e Diabolik, (forte del successo di Romanzo Criminale e Gomorra, tra i pochi prodotti made in Italy esportati con successo anche all' estero). Sia rivoluzionando la sua Internet tv, trasformandola in Now tv, per l' appunto, un brand già operativo nel Regno Unito che ricalca quindi il progetto di integrazione delle tre Sky: Italia, Germania e Uk. Obiettivo: una navigazione e un' interfaccia più fruibile e immediata e un' offerta più ricca. Novità anche in casa Mediaset, in attesa del via libera dell'Antitrust che dovrà dare l'ok alla cessione di Premium a Vivendi. «La due diligence è stata fatta, tutto è a posto - aveva detto a inizio mese l' amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti -. È difficile dire se il closing sarà anticipato o no». Grazie a questa operazione Mediaset diventerà il secondo azionista industriale di Vivendi e Premium farà parte del gruppo francese. Nell'accordo è anche compresa la creazione di un «polo paneuropeo» di produzione e distribuzione di programmi televisivi, un progetto molto complicato di cui però si parlerà non prima della primavera del 2017. E della nuova piattaforma dovrebbe far parte anche Infinity. Ma, precisano da Cologno, il servizio di streaming resta in Mediaset: «Ci teniamo molto, è l' attività più vicina a quello che pensiamo sarà il futuro - è stato il commento di Pier Silvio Berlusconi - ha più di 600mila utenti, siamo leader in Italia e siamo soddisfatti, ma è un business ancora molto piccolo, questo riguarda sia noi sia Netflix». Ma la battaglia degli ascolti (e della pubblicità) non sarà solo online: anche i canali generalisti si stanno preparando per un autunno impegnativo. La7 in primis, dato che deve fare i conti con la presenza di due ingombranti vicini: Sky sul tasto 8 e Discovery sul 9. Due canali in via di definizione, ma che stanno cominciando a ritagliarsi una precisa identità anche a livello di contenuti. Per il gruppo di Urbano Cairo l'obiettivo sarà non solo spingere sugli ascolti, ma rafforzare la raccolta pubblicitaria con previsioni per fine semestre di una crescita del 2,5%.
Forte dei numeri registrati nei primi sei mesi, con
uno share complessivo in aumento del 15% rispetto all' anno precedente,
Discovery Italia si prepara a farsi largo tra le emittenti grazie ai
suoi 13 canali tra digitale, satellite free e pay. Un portfolio
completato con l' acquisto del tasto 9 dal gruppo editoriale L'Espresso, su cui l' emittente guidata dall' amministratore delegato
Marinella Soldi punta molto. Lo scorso anno poi, il gruppo ha acquisito,
con un investimento da 1,3 miliardi, i diritti di trasmissione delle
Olimpiadi per l' Europa dal 2018 al 2024. Non
bisogna dimenticare che a livello pubblicitario, la pare del leone la
fanno ancora i canali generalisti. In particolare la Rai di Antonio
Campo Dall'Orto che può contare sul 22% della torta degli investimenti
pubblicitari destinati al piccolo schermo, e un 13,6% dell' intero
mercato.
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giovedì 23 giugno 2016
NEWS - Orange Is The New B...inge! "OITNB" è la serie più ri-vista di Netflix: una stagione divorata in 4 giorni (2 ore e mezza al giorno)
News tratta da "Variety"
Netflix and chill — and repeat? “Orange Is the New Black” is one of the streamer’s most rewatched original series, with 53% of the prison dramedy’s fans having gone back to at least one of the first three seasons, according to a Netflix-commissioned survey. Season 4 of “Orange Is the New Black” debuted Friday in Netflix’s 190-plus markets worldwide. The show, produced by Lionsgate TV, has been renewed for three additional seasons with showrunner Jenji Kohan committed for seasons 5, 6 and 7. The survey, conducted by Google from June 2-10, polled 1,613 responses among Netflix subscribers in the U.S., Mexico, Canada and the U.K. Respondents were required to confirm their intent to watch season 4 of “OITNB” to participate.
Netflix didn’t reveal how “OITNB” compares with other original or
licensed TV series on the service vis-a-vis rewatch rates. But it
says the prison dramedy is among its most “devoured” shows by binge-watchers, with viewers typically consuming an entire 13-episode season in four days in 2.5 hours per session.
According to Netflix, viewers prefer to rewatch the final three episodes of a season of “OITNB” but the No. 1 most revisited one is season 1, episode 1 (“I wasn’t ready”), when Piper Chapman finds herself on the way to Litchfield prison for an old drug-running offense.
In the last three years, “Orange Is the New Black” rewatching has reached its peak in June, ahead of the next season’s release. Of viewers polled, 21% said they plan to rewatch the previous season while 41% plan to rewatch all 36 prior episodes. The survey found “OITNB” viewers are willing to give up making their bed (30%), cleaning the house (36%) and cooking (10%) to have more time to binge.
Top reasons cited by “OITNB” fans for rewatching past seasons include sleuthing for possible foreshadowing in previous storylines (25%) and reliving moments with favorite characters (29%). Another 25% simply said that it’s their favorite show.
News tratta da "Variety"
Netflix and chill — and repeat? “Orange Is the New Black” is one of the streamer’s most rewatched original series, with 53% of the prison dramedy’s fans having gone back to at least one of the first three seasons, according to a Netflix-commissioned survey. Season 4 of “Orange Is the New Black” debuted Friday in Netflix’s 190-plus markets worldwide. The show, produced by Lionsgate TV, has been renewed for three additional seasons with showrunner Jenji Kohan committed for seasons 5, 6 and 7. The survey, conducted by Google from June 2-10, polled 1,613 responses among Netflix subscribers in the U.S., Mexico, Canada and the U.K. Respondents were required to confirm their intent to watch season 4 of “OITNB” to participate.
According to Netflix, viewers prefer to rewatch the final three episodes of a season of “OITNB” but the No. 1 most revisited one is season 1, episode 1 (“I wasn’t ready”), when Piper Chapman finds herself on the way to Litchfield prison for an old drug-running offense.
In the last three years, “Orange Is the New Black” rewatching has reached its peak in June, ahead of the next season’s release. Of viewers polled, 21% said they plan to rewatch the previous season while 41% plan to rewatch all 36 prior episodes. The survey found “OITNB” viewers are willing to give up making their bed (30%), cleaning the house (36%) and cooking (10%) to have more time to binge.
Top reasons cited by “OITNB” fans for rewatching past seasons include sleuthing for possible foreshadowing in previous storylines (25%) and reliving moments with favorite characters (29%). Another 25% simply said that it’s their favorite show.
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