venerdì 31 luglio 2015

NEWS - Non c'è 2 senza 3! Dopo Sky e Netflix, anche Mediaset si accorda con Telecom: Mediaset Premium visibile su Timvision

Articolo tratto da "la Repubblica" 
Non c'è il due senza il tre nel mercato, ormai sempre più trafficato, dove le telecomunicazioni incrociano i contenuti. E cosi Telecom Italia, dopo accordi analoghi con Sky e Netflix, ora è sul punto di siglare un'intesa commerciale anche con la Mediaset della famiglia Berlusconi. Negli ultimi tempi, le due controparti non avevano certo tenuto segreta la trattativa incorso, ma ieri il direttore finanziario di Mediaset, Marco Giordani, ha dichiarato che manca ormai pochissimo alla firma definitiva: «Siamo molto vicini, lo annunceremo presto. E' un accordo molto importante per i media, per l'immagine, per l'innovazione e per i prodotti» anche se «non avrà un impatto rilevante sui nostri conti». L'accordo è simile a quello che la società della telefonia ha appena siglato con Netflix, e prevede di portare Mediaset Premium, cioè i canali a pagamento del digitale terrestre, su Timvision, che è il servizio di tv su richiesta in fibra ottica di Telecom. Quest'ultima, oltre che con il gruppo californiano noto per le serie televisive che sbarcherà in Italia in autunno, ad aprile aveva siglato un analogo accordo commerciale la tv satellitare Sky. Non solo. Da Mediaset non è arrivata una secca smentita nemmeno alle indiscrezioni secondo cui l'intesa commerciale con Telecom potrebbe un domani aprire la strada a una vera e proprio integrazione tra i due gruppi, per sfruttare al massimo le sinergie tra telecomunicazioni e media. «Oggi - ha dichiarato la società guidata da Pier Silvio-Berlusconi - Mediaset gioca sul campo dei media, Telecom Italia su quello delle connessioni. Poi tutto può sempre cambiare». Come a dire che l'attuale assetto potrebbe poi non essere cosi definitivo.
NEWS - Clamoroso al Cibali! Un prequel per "Game of Thrones (e 8 stagioni posson bastare)...
Articolo tratto da "TvLine"
Winter is coming — and so is the end of Game of Thrones.
“I think seven seasons and out has never been the conversation; the question is how much beyond the seventh season are we going to do,” Michael Lombardo, President of HBO Programming told reporters Thursday at the Television Critics Association summer press tour in Beverly Hills.
“[The producers are] feeling like there’s probably two more years after six,” Lombardo added. “I would love for them to change their minds, but that’s what we’re looking at right now.”
As for whether or not HBO might follow up Thrones‘ run with a prequel series, Lombardo said, “I would be open to anything [the producers] want to do. There’s enormous storytelling to be mined in a prequel. … At this point, all the focus is on figuring out the next few years with this show.” Thrones fans, would you be OK with the series ending after Season 8? And what about this hypothetical prequel being bandied about

giovedì 30 luglio 2015

NEWS - Fiat Netflix! In Italia si parte con "Daredevil", "Sense8", "Bloodline"...(doppiate o coi sottotitoli) 
Dal comunicato stampa Netflix
In occasione del lancio, l'offerta Netflix comprenderà le esclusive serie originali, tra cui Marvel's Daredevil, Sense8, Bloodline, Grace and Frankie, Unbreakable Kimmy Schmidt e Marco Polo, i famosi documentari Virunga, Mission Blue e Chef's Table, una speciale selezione distand-up comedy, oltre ad una sezione interamente dedicata ai più giovani. La programmazione si arricchirà continuamente, includendo anche i primi film originali Netflix, con titoli attesissimi quali Beasts of No Nation, Crouching Tiger, Hidden Dragon: The Green Legend, Jadotville e The Ridiculous 6. 
L’offerta Netflix sarà valorizzata per il pubblico italiano, grazie ai sottotitoli e al doppiaggio.

mercoledì 29 luglio 2015

NEWS - Ultima ora! Netflix sigla accordo con Telecom per farsi vedere in tv (con decoder Timvision)
(ANSA) - MILANO, 29 LUG - Telecom ha raggiunto un accordo con Netflix per portare l'internet tv americana sulla propria piattaforma Timvision. I clienti potranno cosi' accedere ai programmi Netflix dal televisore di casa. L'intesa, sottolinea il gruppo italiano in una nota, da' un contributo importante alla diffusione della banda ultra larga in Italia. I clienti dell'azienda italiana potranno accedere in modalita' on demand, attraverso il decoder Timvision, ai contenuti di Netflix, che offre un'amplia selezione di film e serie televisive e una sezione dedicata ai piu' piccoli. Tim e Netflix prevedono di introdurre una modalita' di sottoscrizione e accesso semplificata per fornire lo streaming di alta qualita'. L'offerta della tv Usa sara' proposta al pubblico italiano con sottotitoli e doppiaggio. "La partnership con Netflix conferma la nostra strategia industriale e ci vede in Italia come l'unica piattaforma aperta di distribuzione di contenuti premium che integra le migliori offerte disponibili sul mercato", dichiara Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom. ''Questo accordo dimostra ancora una volta come i grandi player premino la qualita' delle nostre reti - aggiunge -. Con Netflix proseguiamo nel percorso di collaborazione tra le telco e le media companies che ci consente di proporci al mercato con un'offerta pienamente convergente, rafforzando un nuovo modello di business centrato sulla video strategy". "Siamo felici di presentare Netflix al pubblico italiano" afferma Bill Holmes, responsabile generale Business Development dell'azienda americana.  "La partnership con Telecom Italia rendera' ancora piu' semplice agli italiani scoprire Netflix e, con esso, un nuovo modo di guardare la Tv, che consente agli spettatori di decidere quando e come godersi lo spettacolo".
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Per la Corona di Sua Maestà! Damian Lewis di "Homeland" è il favorito a sostituire Daniel Craig per il prossimo 007!
Damian Lewis is reportedly one of the favorites to succeed Daniel Craig in the role of James Bond, at least according to UK bookies.It has been reported that the 44-year-old Homeland actor’s price has been dropped way down from outsider odds of 25/1 to being a near-favorite with odds of 3/1. Other actors that have great odds right now are Idris Elba with 5/2, Tom Hardy with 4/1, Henry Cavill with 5/1, and Michael Fassbender with 7/1. “This is an unprecedented gamble, as for no apparent reason we have seen bets of up to £200 [$312] on Damian Lewis being named as the next Bond. This could well be significant and might herald the end of Daniel Craig as the world’s most famous spy,” a William Hill spokesperson told THR.

martedì 28 luglio 2015

NEWS - Che...Stories! Quindici titoli inediti solo a settembre posson bastare per la nuova Premium Mediaset... 
Saranno ben 15 i titoli nuovi – serie inedite e new season – che la nuova Premium Mediaset ha messo in cartellone a settembre, considerato il primo mese della nuova stagione tv. Praticamente un titolo nuovo ogni due giorni. Si va dalla sorprendente serie bulgara poliziesca “Undercover” (Premium Action dal 3 settembre) al drama “Chasing Life” (Premium Stories dal 4 settembre), storia di una giornalista che scopre di avere il tumore al grido di “cancer sucks”; dal poliziesco dramedy “Mysteries of Laura” (Premium Stories dal 5 settembre) che vede il ritorno di Debra Messing di “Will&Grace” nel trench della protagonista, alle spies-stories ai vertici del potere di “Allegiance” e “State of Affairs” (serata a tema su Premium Stories dal 7 settembre). Fino all’avvio di “Satisfacion” (Premium Stories dall’11 settembre), riguardante gli eventi che inducono un tranquillo investitore finanziario a diventare un gigolò dopo aver scoperto la moglie a letto con uno di loro. Senza contare, sempre a settembre, le nuove stagioni in anteprima di “The Musketeers” (la 2°, su Premium Action dal 13 settembre), “Murder in the First” (la 2°, su Premium Crime dal 16 settembre), “Orange Is The New Black” (la 3°, su Premium Stories dal 17 settembre) in accoppiata con “Shameless” (la 5°, sempre su Premium Stories dal 17 settembre subito dopo “OITNB”); “The Following” (la 3° e conclusiva, su Premium Crime dal 21 settembre), “Chicago Fire” (la 3°, su Premium Action dal 22 settembre), “Mom” (la 2°, su Joi dal 24 settembre), “Undateable” (la 2°, su Joi dal 29 settembre) e “The 100” (la 2°, su Premium Action dal 30 settembre).

lunedì 27 luglio 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
I clichè di "Rush", alla larga da "House" e "The Knick"
"E' arrivato un nuovo personaggio ad arricchire la galleria di medici che le serie televisive americane hanno raccontato lungo il corso degli anni, a partire dal mitico dottor Kildare in avanti. È il protagonista della serie «Rush»: un giovane medico, il primo del suo corso alla scuola di medicina di Harvard, dotato di una mente brillante a servizio di una personalità particolare (Fox, lunedì, ore 21.00). William Rush è un narciso a cui piacciono moltc gli eccessi di ogni tipo, ha un debole neanche troppo nascosto per il lusso, per le belle donne, per i drink e le droghe che esaltano o calmano, a seconda della smania del momento. Dato che il carattere di un uomo è il suo destino, Rush interrompe presto la carriera di medico ospedaliero al pronto soccorso, poco coerente con il suo stile di vita, per dedicarsi a un'attività tanto più redditizia quanto più moralmente ambigua. Inizia infatti a fornire consulenza medica privata, a domicilio, per aiutare clienti molto danarosi che si trovano In situazioni parecchio equivoche, che richiedono particolare discrezione. Di norma, l'hanno combinata grossa e non vogliono che la cosa riceva pubblicità. Nella nuova attività di Rush, 11 giuramento di Ippocrate viene sostituito da altri, molto più pragmatici voti: «Curo chi paga, in contanti, in anticipo». L'atto terapeutico, di solito ispirato agli alti ideali dell'aiutare e guarire, si trasforma in mero strumento per fare cassa. La serie presenta non pochi cliché ed è lontana anni luce dalla complessità di esempi che hanno cambiato profondamente il modo di rappresentare la medicina, diventato molto più cinico e spregiudicato, da «House» al recente «The Knick». Ma è testimonianza di un'evoluzione nel genere del «medical drama», di una tendenza a ragionare con insistenza sulla figura dell'antieroe che rappresenta uno dei filoni più interessanti della televisione americana contemporanea". (Aldo Grasso, 27.07.2015)

venerdì 24 luglio 2015

NEWS - Tutti a Como sabato sera! C'é la maratona "Twin Peaks", brividi cult per sfuggire dal caldo. "Fu la prima serie a unire marketing e sostanza"

Articolo tratto da "La Repubblica"
Alberi mossi dal vento, una provincia torbida e dalla natura selvaggia, omicidi misteriosi, personaggi con segreti indicibili resi ancor più mostruosi da inquadrature sghembe e luci seppia, lunghi silenzi, forse la cosa più angosciante. Quando uscì I segreti di Twin Peaks, serie tv di David Lynch, fu una bomba: il cinema irrompeva nellatv e modificava per sempre il linguaggio della fiction, con effetti che si possono vedere ancora adesso. Parliamo di un quarto di secolo fa (primo episodio 8 gennaio 1991), ma le vicende di Twin Peaks, cittadina al confine col Canada simile a mille altre non solo degli Usa, sono ancora ben conosciute. Non solo da chi le vide allora su Canale 5, ma anche da chi si è poi affidato a cofanetti dvd e file scaricati da Internet. Un'alternativa c'è però domani sera: al Lake Como Film Festival gli 8 episodi cruciali della serie (cornposta di 30 puntate) sono proiettati di fila, in una maratona notturna che parte alle 21.30. «Ottima idea, resta una visione geniale e che ci racconta molto della tv attuale. Però qualcosa chi non c'era allora non potrà capirlo», dice Leo Damerini, autore con Fabrizio Margaria del Dizionario dei telefilm, edito da Garzanti, e direttore del Telefilm Festival ( «che presto ripartirà, ma lontano da Milano e dalla Lombardia»). Cosa sfuggirà allo spettatore di questa maratona? Semplice, il clima di allora. «I segreti di Twin Peaks fu il primo grande esempio di marketing applicato alla tv. Il battage pubblicitario diventò un tormentone, con le famosa domanda-slogan "chi ha ucciso Laura Palmer?". E - in epoca ben lontana da chat, internet e social network - si creò un evento: una serie tv diventava qualcosa di intrigante e curioso, il prodotto in sé contava ancor più del fatto che il regista fosse famoso, anche perché ai tempi Lynch lo era relativamente. Per cui ogni dettaglio fu studiato con attenzione, penso alle videocassette che arrivavano dagli Stati Uniti solo pochi giorni prima della messa in onda, o il diario di Laura Palmer allegato a puntate da Tv Sorrisi e canzoni». Naturalmente non fu solo questione di marketing. Il telefilm aveva grandissima sostanza, «solo che non era la sostanza che ci si aspettava. Era un mistery, ma in fondo chi avesse davvero ucciso la giovane Laura diventava man mano meno importante nella narrazione. Anzi, era forse il punto debole della trama. E col tempo venivano fuori dettagli, bozzetti umani, sottotrame, storie di società segrete, sesso clandestino, droga, e molto altro. La scommessa vinta di Lynch fu prendere il pubblico dei Peccatori di Peyton Place, delle serie tv poliziesche e del cinema. E ci riuscì. Al punto che il secondo ciclo è un puro antipasto del suo cinema, penso a un titolo come Mullholland drive di anni dopo: nel cinema non bisogna entrare nella trama, ma nel senso della visione, che è tutta un'altra cosa». E quanto a senso della visione, il telefilm offriva di tutto: «Citazioni continue, inquadrature deformanti, colori che colpivano l'occhio. Più una colonna sonora che, a parte l'indimenticabile tema di Angelo Badalamenti, miscelava un tema diverso per ogni personaggio e silenzi che diventavano un filo narrativo. Tutte cose in teoria antitelevisive e che invece erano uno spettacolo perfetto». Una filosofia che è percolata anche in tante altre serie tv, «e in questo senso I segreti di Twin peaks ha fatto scuola: si parla di qualcosa di specifico, ma in realtà si racconta tutt'altro fra sotto-trame, citazioni e pretesti. Penso ai Soprano, E.R. e West Wing, che solo in apparenza trattano di mafia, sanità e politica. Anche se, dovendo indicare gli eredi più diretti di questa fiction, direi Fargo, True detective e The Killing, tutte serie di pay e non a caso, perché sono quelle che si possono concedere sperimentazioni. Mentre allora Lynch produsse per la Abc, una tv gratuita e generalista, e anche in questo fu dirompente». Ma proprio per tutto quello che è restato da allora, un ragazzino di adesso riuscirebbe ancora a essere sorpreso dai Segreti di Twin peaks? «Io penso di sì. Proprio perché se ne è parlato molto negli anni, i giovani ci si accostano come una cosa di culto. E che parla ancora il linguaggio di oggi».

DOVE E QUANDO: Como, Arena teatro sociale, sabato 25 luglio, ore 21.30 . Ingresso 8 euro (spaghettata notturna a 5 euro). Tel. 031.303492
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Da Re della Strada a Re Artù! Hunnam tira fuori lo spadone su "EW" 
Charlie Hunnam of Sons of Anarchy is smoldering in this first look at his character King Arthur on the cover of EW magazine’s latest issue! “He’s a little bit rough around the edges, but he’s basically a survivor. He’s a hustler,” the 35-year-old actor told the mag. “He’s a street kid. There’s definitely a harder edge to him than people would imagine. It’s sort of classic Guy Ritchie stuff”. “I think where the pitfall has often been is trying to make King Arthur bland and nice, and nice and bland,” director Guy Ritchie added. “The two qualities make rather compatible bed companions. Unfortunately, they’re not interesting to watch. Luke Skywalker was always the most uninteresting character in Star Wars because he’s the good guy. Good guys are boring.”
Knights of the Roundtable: King Arthur will hit theaters on July 22, 2016. For more from King Arthur, visit EW.com.

giovedì 23 luglio 2015

NEWS - Telecom una e trina. Ecco gli accordi che l'azienda interseca con Sky, Mediaset e Netflix: monopolio tecnologico pressochè totale sui prossimi contenuti tv

Articolo di Edoardo Segantini per "Corriere Economia"
Piano di sviluppo, quotazione di Inwit, accordi per l'offerta di contenuti pregiati. Telecom Italia, secondo le «voci di dentro», sta provando a rialzare la testa. Nei prossimi tre anni, secondo i piani, l'azienda investirà quattro miliardi di euro in Brasile e dieci in Italia, tre dei quali per lo sviluppo della rete in fibra ottica. II tema è stato ed è al centro di polemiche, in parte scaturite dal piano governativo per la banda ultralarga che, in una prima versione, sottovalutava le alternative tecnologiche alla fibra, basate sul potenziamento del cavo coassiale di rame. Non si tratta di una polemica «tecnica» ma di una critica più profonda, che sembra mettere in discussione la stessa logica aziendale — investire dove conviene — e auspicare il ritorno dello Stato nell'azionariato dell'operatore storico. Dietro la cortina delle dichiarazioni, il dibattito verte insomma sul fatto se la Cassa depositi e prestiti (Cdp) debba diventare socia e con quale ruolo. L'ex presidente Franco Bassanini accusa Telecom di investire troppo poco nella rete ottica fino alle case, il presidente di Telecom Giuseppe Recchi e l'amministratore delegato Marco Patuano replicano che gli investimenti stanziati sono più che sufficienti per rispondere alla domanda di mercato. L'interrogativo, comunque, rimane: è giusto che lo Stato, via Cdp, rientri nella società ex monopolista, da cui uscì (malamente) nel 1997? Per fare che cosa? E con quali poteri? Quesiti non irrilevanti, visto che, con una quota di capitale ipotizzabile nel 10 per Previsti 4 miliardi di investimenti in Brasile e 10 in Italia, 3 per la fibra ottica cento, la Cassa non avrebbe comunque il peso sufficiente per obbligare la società a investire in iniziative senza un prevedibile, adeguato ritorno. Altre domande ruotano intorno alla figura del nuovo azionista di riferimento con il 15 per cento, Vincent Bolloré, il cui avvento mette fine a un altro sogno telecomiano (secondo i più cattivi «telecomico»): il sogno della public compam. Convergenza francese l I patron di Vivendi — potente nella natia Francia ma, diversamente dagli spagnoli di Telefonica, molto ben piazzato anche nel sistema di potere made in Italy — sta muovendo le sue pedine per accreditarsi come socio industriale e di lungo periodo. Secondo il top management di Tele-com, Bolloré apportera un'esperienza mediatica preziosa e del tutto coerente con il disegno di trasformare l'azienda in un hub per la distribuzione dei contenuti televisivi premium. Intervenendo alla presentazione di un tempestivo ebook sul finanziere bretone («II nuovo re dei media europei», di Fiorina Capozzi), il massmediologo Augusto Preta, che di Vivendi è stato a lungo consulente, dice che la sua principale abilità è quella di prendere in mano progetti mal combinati e di trasformarli in imprese vincenti. Vedremo. Di certo Vivendi ha una sua pay tv, Canal Plus, una major musicale, Universal, e una piattaforma di video, Daily-motion e potrà alimentare l'offerta di Telecom Italia. Quest'ultima, peraltro, sulla strada dei contenuti è già avviata: nell'aprile scorso ha firmato un contratto con Sky e si appresta a chiudere con Mediaset entro l'estate e con Netflix in autunno. Tutte offerte destinate a clienti con banda ultralarga, cioè superiore ai 30 mega. Diversamente da Sky, che ha sviluppato un proprio decoder, l'azienda del Biscione si appoggerà alla piattaforma TimVision. Così, prevedibilmente, farà anche Netflix, con cui sono in corso trattative sul catalogo delle serie tv (tipo House of Cards). L'avvicinamento al mondo dei contenuti, che vede impegnati anche altri operatori come Vodafone, rappresenta il vero contrattacco delle telco nella ricerca di nuove fonti di valore. La famosa «convergenza». Da tempo gli operatori televisivi e di telecomunicazioni la preparano, ma oggi è una realtà, spinta dalla più forte delle motivazioni: la paura. II timore di perdere nuovo terreno a favore di Google e degli Over the top, i nuovi monopoli del web. Se la rivoluzione non è un pranzo di gala, neppure la convergenza lo sarà. Sarà un fenomeno dirompente. Da cui derivano nuove sfide per tutti, regolatori compresi. È giusto, ad esempio, mantenere la cosiddetta «asimmetria regolatoria» che, fino a ora, ha favorito gli Over the top rispetto agli operatori telefonici? Bisogna togliere vincoli ai secondi o aggiungerne ai primi? Fermandosi al presente, gli accordi come quelli di Telecom e di Vodafone non sono in esclusiva, e non dovrebbero creare problemi di concorrenza e danneggiare i clienti, che semmai vedranno aumentare le possibilità di scelta. Le stesse Authority dovranno probabilmente adeguarsi, da un punto di vista organizzativo, al nuovo mercato convergente: quello che qualcuno chiama il «mercato dell'attenzione».

martedì 21 luglio 2015

NEWS - Fermi tutti! Kirkman ha bene in mente come finirà "The Walking Dead" (è già una notizia, viste le ultime stagioni...): "non ci sarà un cataclisma, ma si andrà avanti fino a che gli zombie saranno spazzati via".  "Potrebbe non esserci una spiegazione di come tutto ha avuto inizio" (altrimenti "Fear TWD" che lo faceva a fare?). Poi la minaccia peggiore di qualsiasi virus: "la serie potrebbe durare 10 o 12 stagioni!" 

Post tratto da "Uproxx"
Fans of zombie films are no doubt familiar with the standard zombie film ending, popularized in George Romero’s Night of the Living Dead trilogy: Eventually, the zombies overrun the planet and everyone dies. Sometimes, in zombie films, the zombies are wiped out, there are a few survivors, and they ride off into the sunset.
Robert Kirkman’s original conception for The Walking Dead, in fact, was in response to how zombie films typically ended, as he told Marc Maron in a recent WTF podcast. “They never solve it. At the end of every movie, they’re like ‘The world is covered in zombies, and we’re out of time, so see ya later!”.
George Romero famously doesn’t care for The Walking Dead, saying of it that “it’s a soap opera with a zombie occasionally.” Conversely, Kirkman created The Walking Dead in response to the disappointment he felt at the end of Romero’s zombie flicks. He wanted to know what happens after the end. “How do you continue to find food and shelter and protect loved ones for years and years and deal with the fall of civilization?” Kirkman wanted to know. “How does that affect you? The weak people get strong, and the strong people get weak, and people become insane.”
But The Walking Dead eventually has to end. It may not be anytime soon — Kirkman has suggested the series could run 10 or 12 or more seasons — but the show eventually has to come to a close. And how would Robert Kirkman like The Walking Dead to end?

Not in a cataclysmic event, as we’ve come to expect from the zombie genre. Rather, he’d like it to continue until the walkers are wiped out. “The goal… I hope The Walking Dead goes on long enough that at the end, everyone is like, ‘Good thing we took care of those zombies!'”
“People talk about how The Walking Dead is bleak, and if you take a certain cross-section of the story, then yeah. Horrible. People have their loved ones eaten and they have a horrible time. But I see the story from beginning to end, over many many years about humanity overcoming this insurmountable apocalyptic situation.”
Kirkman may never reveal the origins of the zombie virus, as he’s mentioned in the past, but it’s good to know that he does have an ending in mind, and even better to know that it is a hopeful one in which some of his characters — LIKE DARYL DIXON, RIGHT? — endure and survive.
Don’t expect that to come anytime soon, although Kirkman doesn’t want the series to run forever. “Let’s all be honest. season 16? I’m not even going to be watching this show. I’ll be on a boat. Oh, [season 17]? I don’t care! I’ve transcended television.”
He also joked that more spin-offs aren’t out of the question. “We’re doing [Fear the Walking Dead], and I’m sure that, if it does well, we’ll do The Walking Dead: China eventually. [And then] The Walking Dead: SVU.”

lunedì 20 luglio 2015

NEWS - Netflix si getta nella (m)Ischia! Lo sbarco in Italia parte dall'isola partenopea: "le nostre prime due serie saranno una messicana e una brasiliana. House of Cards e Orange? Puntiamo a riprendercele!" 
(ANSA) - ISCHIA (NA) - Cominciare con un dvd in una busta rossa da recapitare porta a porta agli abbonati americani, era il 1999, e arrivare oggi a coprire con un servizio di streaming di serie e documentari 60 paesi nel mondo con investimenti produttivi in 17 paesi, avendo quasi 66 milioni di utenti e 5 miliardi di dollari di budget per il 2016 con un 20% da investire nelle produzioni locali: una parabola velocissima e gia' premiata, come testimonia l'ultim'ora delle 34 nomination agli Emmy. A raccontare questo nuovo che avanza e' Mr. Netflix, Ted Sarandos che ha scelto Ischia Global Fest per la prima uscita pubblica in Italia, particolarmente importante poiche' il 16 ottobre il servizio arrivera' anche nel nostro paese. Alla villa La Colombaia, che fu di Luchino Visconti, ad ascoltarlo sono arrivati in tanti, il presidente dei produttori Apt Marco Follini, Stefano Balassone dell'Anica, il dg cinema del Mibact Nicola Borrelli e altri produttori come Matilde Bernabei della Lux Vide, Marco Chimenz di Cattleya e soprattutto Iginio Straffi della Rainbow, unico italiano ad avere da tempo un rapporto consolidato con Netflix per le sue Winx ed altro. Quanto costera' abbonarsi? "L'equivalente in euro di 7-9 dollari - sotto i 7 euro - come accade in tutti gli altri paesi in cui siamo presenti", risponde all'ANSA il capo di un'impresa che sta rivoluzionando il sistema. C'e' attesa, curiosita' e anche qualche apprensione, cosa risponde a chi teme l'invasione? "La domanda e' ricorrente in ogni paese in cui attiviamo il servizio, la prima reazione e' di terrore o meglio di confusione. Netflix e' un'opportunita', siamo qui non per distruggere il sistema italiano ma per partecipare facendolo crescere e contribuendo alla produzione, il che significa lavoro per gli italiani. Questi i numeri: gli abbonati guardano Netflix in media due ore al giorno per 10 miliardi di ore prodotte guardate nel mondo. All'inizio si pensa che il pubblico abbandoni la tv ma non accade questo, Netflix e' altro. A cambiare e' solo la quantita' e varieta' dell'offerta", spiega. Qual e' il modello Netflix? "Prevede l'acquisizione di diritti di trasmissione di contenuti audiovisivi di produzione locale e avere e proprie co-produzioni. Percentuali e tempi variano e dipendono dalla risposta di ciascun paese. In Francia dopo due mesi abbiamo subito attivato una co-produzione, Marsiglia, ad alto budget e con Depardieu nel cast, in altri paesi invece solo dopo 3 anni e' capitato di attivare le coproduzioni. Ad agosto debuttiamo con due serie nuove: la prima serie in lingua spagnola, la messicana Club de Cuervos sul calcio, e la brasiliana Narcos su Pablo Escobar. In Italia abbiamo l'accordo con Rainbow e vorremmo avere ulteriori licenze prima del debutto di ottobre", ha risposto senza dare titoli (la serie Cattleya su Mafia Capitale e' una proposta di cui si parla). In Italia si attendeva Netflix da tempo, ma l'infrastruttura e' la nota dolente, cos'e' cambiato ora? "Diciamo che e' un atto di fiducia. L'Italia ha un potenziale narrativo enorme e pensiamo che il problema della banda larga si possa risolvere in tempi brevi", dice all'ANSA Sarandos, senza accennare all'eventuale accordo con Telecom che pure potrebbe essere imminente. Due delle serie che hanno fatto la fortuna di Netflix nel mondo, House of Cards e Orange is the new black, sono trasmesse con successo, la prima su Sky la seconda su Mediaset Premium. Si vedranno sulla nuova piattaforma on demand? "In 2-3 settimane contiamo di fare il punto. E' chiaro che puntiamo a riprenderci i nostri prodotti come e' ovvio una volta arrivati in Italia".  Quali generi e quali formati per il mercato italiano? "A noi interessano i contenuti e la massima qualita' senza rigidita' di generi e formati. Abbiamo documentari, come Chef Table che va in onda in tutto il mondo ed e' il programma di cucina a piu' alto budget mai prodotto, e poi commedie, dramma, animazione". Il local con Netflix diventa global e magari va in onda in contemporanea mondiale, con quali regole? "A noi interessano proposte che raccontino i territori superando le barriere linguistiche. Siamo diffidenti rispetto alle produzioni cosiddette internazionali girate magari in lingua inglese per accontentare il mercato estero. E' la potenza della narrazione che deve fare la differenza e diventare brand. Prendiamo Gomorra, italiano anzi napoletano, brand affermatissimo anche all'estero grazie a qualita' eccellente e  alto livello narrativo. Ma ci sono anche eccezioni: Marco Polo, di cui stiamo cominciando la seconda stagione, una produzione da 800 persone, girata tra Venezia, Malesia, Kazakistan in 27 lingue". Aprirete societa' in Italia? "Netflix e' una societa' americana. In Europa con sede ad Amsterdam c'e' una nostra entita' europea. Localmente invece usiamo piccoli uffici per marketing e pubbliche relazioni. I nostri contatti sono solo con i produttori indipendenti locali, non chiederemo ad esempio accesso agli incentivi ministeriali. Quanto agli investimenti non c'e' una cifra precisa destinata all'Italia: dipendera' dal numero degli abbonati che faremo qui e dall'audience globale che i contenuti italiani riusciranno a fare".
NEWS - Cosby-gate, "basta che dormano"! L'ex "Robinson" ammise già in passato le relazioni e i pagamenti per coprire tutto: sedava le vittime e poi ne abusava mentre ronfavano
(ANSA) - NEW YORK - Bill Cosby in passato ammise di aver avuto relazioni sessuali con almeno cinque donne che aveva sedato e che poi pago' per cercare di nascondere i fatti alla moglie e al mondo intero. Lo scandalo dell'attore afroamericano - che ha finito per indignare anche il presidente americano Barack Obama - si arricchisce dunque di nuovi particolari. Quelli svelati dal New York Times che e' venuto in possesso di una deposizione rilasciata da Cosby dieci anni fa. L'attore - 78 anni, famosissimo nel mondo per sitcom "I Robinson" e considerato uno dei padri delle moderne serie tv - fu ascoltato nell'ambito di una causa intentata nei suoi confronti da Andrea Constand, una dipendente della Temple University di Philadelphia ed una delle decine di donne che hanno accusato il comico di abusi e violenza sessuali. Cosby - secondo quanto riporta il Times - nel corso della sua deposizione ammise di aver ottenuto almeno sette ricette mediche per poter acquistare le confezioni di un potente sedativo. Ricette prescritte da un medico di Los Angeles e apparentemente motivate dalla necessita' di lenire i dolori provocati dal mal di schiena. In realta' quei sedativi servivano per addormentare la donne con cui poi Cosby aveva rapporti sessuali. Rapporti che - si difendeva gia' allora l'attore - erano comunque del tutto consensuali, con le sue partner che avrebbero accettato quello che nelle carte viene definito il "sex and drug-taking". Furono almeno cinque le donne menzionate nella deposizione di Cosby, con cui ammise di aver avuto rapporti in cinque citta' diverse degli Stati Uniti, consumati o in alberghi o in alcune delle residenze dell'attore.    Complessivamente sono piu' di 25 le donne che hanno denunciato di essere state violentate da Cosby negli ultimi 40 anni. Ultimamente a chi gli chiedeva di commentare la vicenda, il presidente Obama ha risposto amareggiato: "Se dai della droga di nascosto a qualcuno e poi abusi sessualmente su di lui o di lei senza il suo consenso, questo e' stupro. E in America e in nessun altro Paese civilizzato - ha aggiunto - si puo' tollerare la violenza sessuale".

venerdì 17 luglio 2015

NEWS - Emmy Awards 67°: le scelte di Telefilm Cult (in rosso)

Serie Comedy
Louie
Modern Family
Parks & Recreation
Silicon Valley
Transparent
Unbreakable Kimmy Schmidt
Veep

Serie Drama
Better Call Saul
Downton Abbey
Game of Thrones
Homeland
House of Cards
Mad Men
Orange Is The New Black

Mini-serie
American Crime
American Horror Story: Freak Show
Olive Kitteridge
The Honorable Woman
Wolf Hall

Attore protagonista in una serie Comedy
Anthony Anderson, Black-ish
Louis C.K., Louie
Don Cheadle, House of Lies
Will Forte, The Last Man on Earth
Matt LeBlanc, Episodes
William H. Macy, Shameless
Jeffrey Tambor, Transparent

Attrice protagonista in una serie Comedy
Edie Falco, Nurse Jackie
Lisa Kudrow, The Comeback
Julia Louis Dreyfuss, Veep
Amy Poehler, Parks and Recreation
Amy Schumer, Inside Amy Schumer
Lily Tomlin, Grace and Frankie

Attore protagonista in una serie Drama
Kyle Chandler, Bloodline
Jeff Daniels, The Newsroom
Jon Hamm, Mad Men
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Liev Schreiber, Ray Donovan
Kevin Spacey, House of Cards

Attrice protagonista in una serie Drama
Claire Danes, Homeland
Viola Davis, How To Get Away With Murder
Taraji P. Henson, Empire
Tatania Maslany, Orphan Black
Elisabeth Moss, Mad Men
Robin Wright, House of Cards

Miglior attore non protagonista in una serie Drama
Jonathan Banks, Better Call Saul
Ben Mendelsohn, Bloodline
Jim Carter, Downton Abbey
Peter Dinklage, Game of Thrones
Alan Cumming, The Good Wife
Michael Kelly, House of Cards

Miglior attrice non protagonista in una serie Drama
Joanne Froggatt, Downton Abbey
Lena Headey, Game of Thrones
Emilia Clarke, Game of Thrones
Christine Baranski, The Good Wife
Christina Hendricks, Mad Men
Uzo Aduba, Orange is the New Black

Miglior attore non protagonista in una serie Comedy
Andre Braugher, Brooklyn Nine-Nine
Adam Driver, Girls
Keegan-Michael Key, Key and Peele
Ty Burrell, Modern Family
Tituss Burgess, Unbreakable Kimmy Schmidt
Tony Hale, Veep

Miglior attrice non protagonista in una serie Drama
Mayim Bialik, The Big Bang Theory
Niecy Nash, Getting On
Julie Bowen, Modern Family
Allison Janney, Mom
Kate McKinnon, Saturday Night Live
Gaby Hoffmann, Transparent
Jane Krakowski, Unbreakable Kimmy Schmidt
Anna Chlumsky, Veep

giovedì 16 luglio 2015

NEWS - Clamoroso al Cibali! Un cross-over tra "Bones" e "Sleepy Hollow"!
News tratta da "Uproxx"
Sleepy Hollow is a pretty strange show in a lot of ways, what with the time travel and the conspiracies between the Founding Fathers and all that. Bones, the forensics procedural featuring a bunch of nerds with zero social skills, would seem to be the audience rather than a show it crosses over with. But, apparently, Fox will be doing exactly that. The two shows are airing back to back on Thursdays this season, so the crossover episodes will air back-to-back, according to EW. And at least the beginning incident of any crossover makes sense: Ichabod and Abbie spend a lot of time messing with dusty old skeletons, the Bones crew spend a lot of time messing with dusty old skeletons, all you need is an intriguing-enough dusty old skeleton. Although considering some of the stunts the Headless Horseman pulls, we could also see the Bones crew coming to figure who he’s turned into a Jack O’Lantern or something this week. That said, you’ve got to wonder how a show that’s ostensibly about science is going to mesh with a show featuring zombies, ghosts, hell dimensions, and whatever Katrina’s plotline was supposed to be. At least Ichabod will blend in with the various weirdos on Temperance Brennan’s staff; we’ll find out how well sometime this season.
TELEFILM ART - Foto, grafica e visioni al confine con la Pop Art

martedì 14 luglio 2015

GOSSIP - Ex modello con laurea. Chi è Eoin Macken, il protagonista di "The Night Shift" su Italia 1
Chi è Eoin Macken, il protagonista di "The Night Shift" in prima tv free su Italia 1 ogni venerdì? Se lo chiedono in tanti (tante, soprattutto!). L'attore di origini irlandesi (è nato a Dublino, dove fa la spola tutt'oggi con New York) ha un passato da modello a petto nudo per Abercrombie and Fitch fin dai 19 anni, nonchè per Ralph Lauren, per poi sviluppare aspirazioni attoriali e registiche in quel di Los Angeles. Oltre a un corpo scolpito - pratica regolarmente nuoto, equitazione, surf, free-climbing, calcio e kick-boxing - possiede una laurea in Psicologia e una passione smodata per la band Meatloaf. Nei prossimi mesi lo vedremo al cinema, nella commedia romantica "The Wedding Invitation" e nell'horror "The Forest" (al fianco di Natalie Dormer di "GOT"), quest'ultima pellicola attualmente in lavorazione in Serbia.

lunedì 13 luglio 2015

NEWS - Il potere è degli showrunner. Chi sono e cosa fanno i "direttori d'orchestra" delle serie tv (con cachet dai 50 mila dollari e mezzo milione a puntata!)

Articolo tratto da "La Repubblica"
Beau Willimon, Nic Pizzolatto, Shonda Rhimes, Lee Daniels... Chi sono? Semplicemente alcuni tra i più influenti personaggi nel mondo dello spettacolo americano di oggi. Sono gli show runner di alcune delle serie televisive di maggior successo nel mondo: House of cards, True Detective, Grey's Anatomy, Empire. Ma cos’è uno show runner? Suona come “ring-master”, il capomastro di un circo o capocomico di una compagnia teatrale d’altri tempi. E in effetti qualcosa in comune con queste storiche maestranze artistiche gli show runner ce l’hanno: sono coloro che portano avanti, che gesticono lo show, la serie, i veri direttori d’orchestra, i “mister” di una squadra, gli arrangiatori, creativi e motivatori allo stesso tempo.
Per questo, nella Golden Era della televisione, sono diventati figure riverite, rispettate, corteggiate, richieste e anche meglio pagate di Hollywood. Non importa che agli spettatori sfuggano i loro nomi: nel “business” House of cards non è solo Kevin Spacey, è soprattutto Willimon, creatore, capo-sceneggiatore e show runner della premiata serie targata Netflix. Empire non è solo Terrence Howard, è soprattutto Lee Daniels.
Scandal viene forse riconosciuta come la serie di Kerry Washington nel ruolo dell’esperta di “gestione di crisi” e spin-doctor? Nemmeno per sogno: è la sua creatrice e show runner Shonda Rhimes il “capitano”; la stessa di Le regole del delitto perfetto, sull’avvocatessa manipolatrice e femme fatale interpretata da Viola Davis. E ancora: Vince Gilligan, show runner (e creatore assoluto) di Breaking Bad, esempio lampante di uno diventato in poco tempo un “ pezzo da novanta”.
Damon Lindelof, show runner del dramma HBO The Leftovers, spiega così il passaggio da “creatore” di una serie a “capomastro”: «Mi considero prima di tutto uno sceneggiatore che poi è diventato un produttore, che poi è diventato show runner per garantirsi il controllo assoluto sul suo stesso materiale.
Nella stanza degli sceneggiatori riuniti intorno al tavolo mi sento come il membro della giuria popolare in La parola ai giurati, quello che cerca di convincere tutti gli altri che la sua opinione è quella da seguire, nel nostro caso l’idea. Gli altri sceneggiatori mi guardano perplessi e dicono: “Ehi, tu sei il boss, non hai bisogno di convincerci!”. E invece sì: anche io ho bisogno di sentirmi dire che la mia idea è la migliore!».
Alex Gansa, show runner di Homeland conferma: «È brutto dover riscrivere un episodio proposto da qualcuno dello staff. A me è capitato spesso quando ero giovane, e soffrendo ho imparato a usare gli arnesi del mestiere. Un “capitano” deve saper intervenire puntando a tenere insieme la squadra senza far soffrire troppo nessuno. La frustrazione o l’umiliazione non contribuisce mai a un sano processo creativo collettivo».
E una serie televisiva è il massimo del lavoro collettivo: all’idea iniziale, al trattamento del primo episodio, il “pilota” che viene mostrato ai potenziali distributori (canali televisivi) e dalla cui brillantezza dipende il destino della serie (se la puntata “pilota” funziona, aumenteranno le probabilità di aggiungere episodi e stagioni), a questo germe iniziale si aggiungono produttori, produttori esecutivi, un team di sceneggiatori, registi e ovviamente il cast.
L’avvicendarsi dei registi non garantisce la continuità stilistica, estetica e tematica della serie. Ed è qui che entra in scena lo show runner , colui o colei che tiene le redini della carovana, che garantisce la continuità, che imprime il tono (come un direttore d’orchestra), che come un colonnello tiene unite le file dei vari plotoni di un battaglione e “manda avanti la carretta”. I registi vanno e vengono, i produttori pure, gli sceneggiatori anche, ma lo show runner rimane fisso nell’occhio caotico della produzione. È responsabile di budget che arrivano anche a 5 milioni di dollari a episodio (soprattutto per serie storiche come Game of thrones o d’azione no-stop come The walking dead).
Nick Pizzolatto, 35 anni, ex docente universitario di letteratura americana, si sta imponendo come il “golden boy” grazie a True Detective. È lui l’unico comun denominatore di una serie che la HBO già pensa di riprogrammare per altri cinque anni. «Lavoro molto con gli attori - dice - sto con loro sul set, li seguo, ci parlo tra un ciak e l’altro, ripasso con loro le battute. A volte rompo le scatole al regista di turno, che in genere scelgo io, perché voglio difendere quella certa inquadratura che avevo immaginato mentre scrivevo la sceneggiatura. Voglio che ogni regista possa contribuire a suo modo, certo, ma allo stesso tempo ritengo che sia fondamentale che il linguaggio della serie venga rispettato, che non si passi dal letterario al vernacolare o al dialettale senza una ragione. Uno show runner come me, anche se non è il regista di quel dato episodio, e anche se non è lui stesso l’autore del copione, deve far sentire a tutti il fiato sul collo». Dice proprio questo Pizzolatto: fiato sul collo. «Se non facessimo così la serie andrebbe in ogni direzione come una banderuola al vento: lo show runner ha il compito di far soffiare il vento sempre nella giusta direzione, mantenendo la stabilità ».
Queste figure sono un curioso ibrido tra l’artista sognatore e il duro e pragmatico manager operativo: capi cantiere ma anche un po’ poeti. Assumono e licenziano scrittori e attori, sviluppano trame narrative, si occupano di casting, scelgono i registi e analizzano nei minimi dettagli budget e valori produttivi. Vietato sciupare denaro: sarà pure la Golden Era della televisione, ma gli sprechi non sono ammessi. «Veniamo pagati bene - assicura Pizzolatto - non possiamo lamentarci. Ma se lo spettacolo non ha il successo sperato o alla HBO non quadrano i conti, la responsabilità è tutta mia».
Lo show runner guadagna tra i 50 mila dollari a puntata e il mezzo milione: dipende dal successo, dai ratings, dallo share, e soprattutto dalla capacità che ha la serie di tirare avanti per almeno cento episodi, cifra- tetto che si traduce automaticamente in enormi guadagni con relativi diritti sulle repliche - i “rerun” - su qualsiasi rete tv in qualsiasi paese del mondo. Lo show runner di una serie di successo continuerà a ricevere assegni per le royalties vita natural durante.
Eppure ecco cosa racconta Mike Judge, potente show runner di Silicon Valley: «Adoriamo tutti la televisione, certo, ma sotto sotto il nostro sogno nel cassetto è quello di arrivare al cinema, di scrivere per il cinema. L’ideale sarebbe gestire una serie televisiva e fare un film ogni anno. Come sta facendo Seth McFarlane, con il quale ho creato e realizzato Family guy. Adesso lui ha girato Ted e Ted 2 , e io muoio dall’invidia. Anche se mi diverto da matti a fare la parodia dei vari Steve Jobs e dei nerd di Silicon Valley».
Dunque sono gli show runner i nuovi mogul di Hollywood? La nuova vetta dello star system? Dopo i capi degli studios, i produttori, i registi e gli attori, adesso sono loro la nuova potenza nel mondo dello spettacolo che dal grande schermo si sta spostando verso il piccolo. E per giunta creano da soli i loro spettacoli. Se è vero che gli studios - e le piattaforme streaming come Netflix o Hulu - continuano a essere padroni dei loro show, è altrettanto vero che senza un bravo show runner lo spettacolo non marcerebbe. E se si ritira lo show runner , addio contenuto e repliche che anche tra dieci anni portano contanti nelle casse.

sabato 11 luglio 2015

GOSSIP - Tutti al Mara! Fa troppo caldo? Con il volto (e il corpo) dell'ex attrice di "House of Cards" e "AHS" su "Esquire" ancor di più...

venerdì 10 luglio 2015

GOSSIP - Aridaje! Game of Thr...eesome: dopo la fantasia di menage a trois su Channing Tatum e la moglie, Emilia Clarke di "GOT" ci prova anche con Ryan Gosling e il collega Jai Courtney 
Emilia Clarke was recently asked what would happen if her Game of Thrones and Terminator characters hung out – and she mentioned Ryan! “Ryan Gosling might be there just because I think they both would think he was really hot,” she told MovieFone.com. Her co-star Jai Courtney said, “Right on. Little ménage à trois with Ryan Gosling?” Emilia responded, “Why not? I’m just throwing that one out there. If he wants to pick it up at any point, that’s fine.”

giovedì 9 luglio 2015

NEWS - Achtung, controffensiva Sky a Netflix! La banda (larga) di Murdoch erge barricate e rafforza le truppe capitanate da Frank Underwood. Alleanza con Mediaset Premium?

Articolo di Federico De Rosa per il "Corriere Economia"
Grandi manovre a Santa Giulia, periferia milanese, quartier generale di Sky in Italia. L'arrivo entro fine anno di Netflix ha fatto accelerare lo sviluppo dei piani di contrattacco. Anche perché, nel frattempo, Vivendi è divenuta la prima azionista di Telecom Italia. La mappa dei nuovi manager e le possibili alleanze con Mediaset. Chissà se Rupert Murdoch ha mai sentito la massima latina «se vuoi la pace prepara la guerra». Di certo la conosce Andrea Zappia, il ceo di Sky e plenipotenziario in Italia del tycoon australiano, che ha iniziato le grandi manovre in vista di un autunno che si annuncia rovente per il mercato italiano dei media. Non solo per l'avanzata di Vivendi in Telecom Italia, con tutto ciò che secondo gli analisti potrebbe comportare mettere insieme banda larga e contenuti tv, o l'arrivo di Netflix. Il fronte è mobile e la geometria più che mai variabile. Mediaset, per esempio, l'avversario di sempre nonché unico competitor di Sky con Premium nella pay-tv , potrebbe ritrovarsi all'improvviso alleato.
Quello che sta avvenendo attorno a Cologno è un esempio perfetto della strategia che minacciando la guerra può portare alla pace. Da un lato, infatti, c'è la mossa a sorpresa di Murdoch che all'inizio di giugno ha varcato il portone di Villa San Martino per parlare di persona con Silvio Berlusconi e trovare un entente cordiale in vista dell'affollamento autunnale (l'arrivo di Netflix su tutte), nonché la via a un possibile matrimonio tra i due broadcaster, mentre nelle retrovie Zappia sta disponendo le truppe per conquistare con Sky una posizione centrale.
È una manovra a tutto tondo quella del ceo di Sky Italia, che abbraccia tv in chiaro, pay , Internet e canali «dedicati». La mossa più recente, la trattativa con Viacom per comprare Mtv, più che ai contenuti mira a conquistare il prezioso tasto «8» del telecomando. La trattativa è in corso ma è complessa. Sul tasto «8» pende da tempo una querelle giudiziaria che vede Telenorba recriminare quella posizione e il 2 luglio è attesa una pronuncia del Consiglio di Stato. Nella proposta a Viacom, Zappia ha inserito per questo motivo diverse condizioni sospensive. Se andasse a buon fine Sky avrebbe incastrato un tassello importante della sua strategia di avanzamento sulla tv free .
L'altro fronte caldo è quello della tv online , dove l'alleanza con Telecom ha portato alla prima vera offerta «quad-player» e, per Murdoch, un'ulteriore piattaforma di distribuzione dei contenuti. Che ora sono disponibili, insieme a molti altri come Vimeo o Spotify, via Internet anche attraverso SkyOnline Tv Box, realizzato dal leader mondiale dell' hardware per lo streaming Roku, giocando d'anticipo sui futuri concorrenti come Netflix. Della sfida alla «content tv» americana si occuperà Paolo Lorenzoni, già capo del marketing di Discovery e poi di Current Tv, il canale fondato da Al Gore, nominato la scorsa settimana responsabile dei new media . Una posizione chiave sul fronte dell'offerta di nuovi contenuti, come lo è quella di Remo Tebaldi, responsabile di Sky branded channel (Sky Uno, Sky Arte), su cui passano molti dei contenuti esclusivi di Sky come XFactor o Masterchef.
Netflix, che in Italia deve la sua notorietà alla serie House of Cards, quando sbarcherà a ottobre troverà un mercato dove Zappia (ma anche Mediaset) si è già assicurato contenuti di pregio - a partire proprio da House of Cards in esclusiva su Sky per diversi anni, od Orange is the new black di cui ha i diritti Cologno - e dove l'offerta on demand includerà non solo film e serie tv ma anche eventi sportivi e talent show. Conquistare posizione, insomma, non sarà facile per Netflix, che sta già soffrendo in Francia e Germania, dove è arrivata a 200 mila sottoscrittori, contro i 3 milioni della Gran Bretagna.
L'altro capitolo chiave della sfida televisiva è lo sport, presidiato da Jacques Raynaud. Lo scandalo che ha travolto la Fifa e le polemiche sui diritti del calcio, arrivate fino all'Antitrust, possono offrire, dice qualcuno, un'occasione unica per dimostrare l'insostenibilità economica del modello di business del calcio, viziato e alimentato da un costo dei diritti sempre più elevato. Se il modello di aggiudicazione, oggi gestita da Infront, e la Legge Melandri che ne indica le linee guida, dovessero essere messi sotto accusa, molte cose potrebbero cambiare.
Tanto Sky quanto Mediaset, che proprio sul calcio hanno combattuto una dura sfida finita con un accordo di scambio sulle serie A e B su cui però sta indagando l'Antitrust, avrebbero l'opportunità di razionalizzare gli investimenti e di non essere più i soli a sostenere l'insostenibile mondo del calcio in Italia. Ma l'offerta sportiva non è solo calcio e il vero colpo Zappia, ma soprattutto Andrea Scrosati, vicepresidente esecutivo per la programmazione, lo hanno fatto strappando a Mediaset Guido Meda, mitico commentatore della MotoGp, primo personaggio televisivo a fare il salto da Cologno a Santa Giulia.
Le grandi manovre industriali si accompagnano anche ad alcuni innesti manageriali. Intanto è stata scongiurata, almeno per adesso, l'ipotesi di un'uscita di Scrosati, nelle scorse settimane indicato in più occasioni come possibile capo della nuova Rai. Sky conta molto su di lui e Murdoch potrebbe assegnargli anche un ruolo più ampio a livello europeo. Altri due uomini chiave per la battaglia d'autunno sono Luca Sanfilippo, direttore degli affari legali, ruolo cruciale in una stagione dove non si escludono possibili acquisizioni, e Domenico Labianca, capo della finanza dalla nascita di Sky, cioè l'uomo che ha tenuto in ordine i conti. A cui la scorsa settimana si è aggiunto un terzo: Riccardo Pugnalin. Un ritorno. Il manager, un «peso massimo» nei rapporti istituzionali, era già stato in Sky fino al 2012 e il fatto che Zappia l'abbia richiamato, nominandolo vicepresidente esecutivo comunicazione e public affairs, testimonia quanto per Murdoch sia delicata la partita che sta per iniziare sul riassetto italiano dei media.

mercoledì 8 luglio 2015

NEWS - Clamoroso al Cibalix! Netflix vuole una serie su Mafia Capitale e la commissiona a Cattleya di "Gomorra" e "Romanzo Criminale" (Sky). Murdoch su tutte le furie...?
Articolo di Carlo Tecce per "Il Fatto Quotidiano"
La tv online che arriva in Italia a ottobre ha un mega-progetto con Cattleya (quelli di "Gomorra") per una fiction su malavita e politica (stile Mafia Capitale). Furibondi i rivali. La serie italiana di Netflix accende il duello con Sky e C. Contesa su Viale Mazzini. Gli americani vogliono l'esclusiva su Internet per i film di Rai Cinema: Murdoch reagisce. E il governo darà una mano alle emittenti italiane. What is Mafia Capitale? Ancora non sanno districarsi fra Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, le coop rosse, ma gli americani di Netflix sanno inventare prodotti globali. Perché Netflix è la prima televisione globale, che poi non è neppure una televisione. Netflix trasmette soltanto online, e quindi ovunque. Non ha palinsesto, non ha telegiornali, non fa né pallone né varietà, ma fattura 5,5 miliardi di dollari. Entro la fine di ottobre debutta in Italia, periferia di un impero — assieme a Portogallo e Spagna — che arruola già 62 milioni di clienti (stime) in 50 Paesi. 
What is Mafia Capitale? Così Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, l'aziendaitaliana che ha forgiato Gomorra, ha raccontato agli americani, più stupiti che ignari, l'inchiesta che ha scavato tra il mondo di mezzo, il mondo di sotto e il mondo di sopra: mazzette, delinquenti e politica. E sono gli stessi ingredienti adoperati per miscelare la serie Marseille con Gégé national, Gérard Depardieu, per servire ai francesi una pietanza tipica di Netflix, lacucina di House of cards,per citare un fenomeno internazionale. I dirigenti americani hanno contattato Cattleya per ragionare sul progetto da vetrina da almeno 20 milioni di dollari per una decina di puntate: un assaggio, nient'altro. E poi uno spavento, forse circoscritto oppure traumatico, chissà, per i padroni del mercato, Mediaset e Sky Italia. Tozzi conferma le trattative con Netflix (ci sono idee anche sul Vaticano), ma smentisce la furibonda reazione dei committenti tradizionali di Cattleya. Ora non è mica una profanazione presumere un fastidio di Mediasete C. se Tozzi porge agli invasori americani la testa creativa di Cattleya. Qui comanda il denaro, e il denaro sufficiente a Netflix — una società fondata da Reed Hastings e Marc Randolph per il noleggio di cassette e giochini — per piallare la concorrenza italiana equivale a un mucchietto di spiccioli. A chi celebra l'avvento degli americani con lo spirito critico di un azionista, però, sfugge un aspetto: la presunta moda Netflix è poco adatta al conservatore pubblico italiano. E poi esiste un aspetto più intrinseco del piano di Netflix: a Roma e dintorni ci ficcano una bandierina di un planisfero che ammirano dagli uffici di Los Gatos, contea di SantaClara, California; non sbattono contro l'inettitudine tecnologica italiana o contro le barricate che per istinto erigono Berlusconi e Murdoch. Vero: la connessione necessaria per guardare uno streaming di Netflix è modesta. Falso: una dignitosa connessione è a disposizione degli italiani. "Il nostro Paese ha sempre una posizione di arretratezza per la banda larga fissa. A fronte di una infrastruttura in linea con la media europea, il livello di penetrazione si presenta più basso, con il 51 per cento delle famiglie rispetto a una media europea del 70". Autore Marcello Cardani, garante dell'Autorità per le Comunicazione, relazione al Parlamento. Assorbite le premesse e sgonfiate le attese, va specificato che il margine di guadagno degli americani in Italia è molto basso, ma il rischio di danni per Mediaset e Sky Italia, sul fronte pubblico a pagamento, è più alto. E per una volta, forse, è meno rilevante la cifra editoriale degli attori in campo, ciascuno con le proprie eccellenze e le proprie carenze. Una caratteristica rinomata di Netflix è un algoritmo che studia il cliente, lo inghiotte e lo spedisce nel tortuoso archivio di 100 milioni di ore di serie tv originali (o d'epoca), lungometraggi, documentari e spettacoli. Poi c'è la comodità per l'utente: può sospendere o interrompere il rapporto senza penali occulte, può accedere a Netflix a casa, al mare, in viaggio, anche all'estero. Questa formula può drenare numerosi italiani che potranno sperimentare Netflix per un mese senza pagare un euro, ma inserendo la carta di credito, ovvio, che spesso è peggio di un anello nuziale. Con un anno di anticipo, Cologno Monzese ha sfoderato Infinity e la multinazionale di Murdoch ha lanciato Sky Online. Per Netflix l'ingresso in Italia è più accidentato che altrove: Mediaset ha l'esclusiva con Universal e Time Warner, e Sky ha un'offerta ampia di serie tv inclusa persino House of Cards. Per illustrare le differenze fra Infinity del Biscione e Netflix del magnate Hastings va rievocata una battuta di Pier Silvio Berlusconi: "Li abbiamo esaminati, seguiti e copiati". Con in ballo la contesa con Sky sul calcio, Mediaset è un po' passiva con Netflix, ma non distratta. È contento Fedele Confalonieri perché Netflix pagherà la percentuale Iva in Italia, nonostante la sede europea sia in Olanda. E Fidèl deve ringraziare il governo italiano che ha sostenuto la causa durante il semestre guidato da Matteo Renzi. In tema di televisioni, il fiorentino è sempre attivo. Confalonieri sarà ancora più soddisfatto quando scoprirà l'esito del tavolo di lavoro fra i ministeri per lo Sviluppo economia e Beni culturali che potrebbe agevolare la fabbrica televisiva italiana con una sforbiciata di tasse. Come consuetudine, l'opera di contrasto di Murdoch è più aggressiva, non è un uomo abituato a pareggiare. Darren Nielson, il direttore europeo per gli acquisti di Netflix, non riesce a chiudere l'accordo con Viale Mazzini per comprare i diritti per il secondo passaggio online (il primo è sul satellite di Sky) dei film distribuiti e finanziati da Rai Cinema. Gli emissari di Murdoch, per ridurre la cantina di Netflix, vogliono tutto. O minacciano di non prendere niente.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
Certo che una copertina dedicata a Emilia Clarke senza citare "Game of Thrones" nello strillo è da triplo salto mortale!

lunedì 6 luglio 2015

ANTEPRIMA - Tutte le serie in prima tv e le relative date di partenza sulla nuova Premium Mediaset!
Ecco in anteprima l’elenco delle serie tv – titoli al debutto e nuove stagioni – in programma su Premium Mediaset da settembre.








4/9 – Chasing Life

5/9 – Mysteries of Laura

7/9 – State of Affairs

7/9 – Allegiance

11/9 – Satisfaction

17/9 – Orange is the new black 3

17/9 – Shameless 5

20/9 – Covert Affairs 5

21/11 – Girlfriends’ guide to divorce

2/1 – Pretty Little Liars 6

10/1 – Royal Pains 7











3/9 – Undercover  1

13/9 – Musketeers 2

22/9 – Chicago Fire 3

28/9 – Constantine

30/9 – The 100 2

15/10  Undercover 2

9/11 – iZombie

26/11 – Undercover 3

8/12 – American Odyssey

21/12 – Arrow 4

7/1 – Undercover 4

25/1 – Gotham 2

30/12 – The Last Ship 2












1/9 – Flikken Maastricht 9

12/9 – Motive 3

16/9 – Murder in the first 2

21/9 – The Following 3

11/10 - Forever

13/10 – Serata EuroCrime: 100 Code

21/10 – Stalker

12/11 – SVU 16

20/11 – Chicago PD 2

















24/9 – Mom 2

29/9 – Undateable 2

30/9 – Baby Daddy 2

2/10 – 2 Broke Girls 4

10/10 – Hart of Dixie 4

3/11 – Deadbeat 1

9/11 – Due uomini e mezzo 11

25/11 – Baby Daddy 3

8/12 – Deadbeat 2

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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