venerdì 6 maggio 2016

GOSSIP - "Se dovessi uscire da un borsone in Italia...": intervista per l'Italia (1) a Jaimie Alexander di "Blindspot"

giovedì 5 maggio 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"The Catch", lo Shondaland che non convince  
"Una Shonda un po' di maniera, tra spy story e soap opera. The Catch narra le avventure (e disavventure) di Alice Vaughan (Mireille Enos), l'investigatrice privata più glamour di Los Angeles. La sua agenzia ha i più importanti clienti della città, ma un cedimento sentimentale fa saltare il banco. Quando a pochi giorni dal matrimonio il suo fidanzato Benjamin Jones (Peter Krause) scompare nel nulla senza lasciare traccia, Alice non ha il tempo di piangere la fine di un amore: una colossale truffa rischia di rovinarle vita e carriera (FoxLife, lunedì, ore 22). The Catch è Shonda Rhimes (Grey's Anatomy, Scandal, Le Regole del delitto perfetto), nel senso che nessuna serie è così marchiata e individuabile come quelle che scrive Shonda. Lei stessa ha teorizzato la costruzione dell'universo Shondaland: «Scrivere per la tv è totalmente diverso dallo scrivere per il cinema. Un film è la visione diretta del suo regista, ma il medium televisivo appartiene agli sceneggiatori: quando uno dei miei show va in onda è esattamente come l'avevo immaginato». Anche qui la storia principale, che ha per protagonista una donna che ricopre un ruolo di responsabilità, non risparmia intrighi e sentimenti, colpi di scena ed emozioni, abiti firmati e passioni travolgenti. C'è però un indizio tecnico poco convincente: l'uso esagerato dello split screen (lo schermo frazionato in diverse inquadrature), quasi a voler tenere insieme più storie che rischiano di sfuggire di mano. Senza rivelare nulla, The Catch si regge su opposizioni. Il famoso Mister X che la Anderson/Vaughan Investigations tenta di smascherare è anche l'uomo di cui Alice è innamorata, peraltro contraccambiata. La caccia al ladro è anche caccia all'amore. La solare ambientazione californiana, un po' plasticosa, stinge ogni contrasto in commedia, o quasi. E non c'è niente di più difficile che costruire un giallo svelando sin dalla prima puntata il garbuglio". (Aldo Grasso, 04.05.2016)

mercoledì 4 maggio 2016

NEWS - Spazio, ultima frontiera tv! Il nuovo "Star Trek" di Bryan Fuller nei primi mesi del 2017 (inizio riprese in autunno): nuovi personaggi, nuove storie e...un nuovo capitano (o capitana?)

News tratta da Tvline.com
CBS’ new take on Star Trek is about to get beamed up — north of the border, to be specific.
CBS Studios announced via Twitter on Monday that the series — to be executive-produced by Hannibal‘s Bryan Fuller, who launched his career writing for Star Trek: Deep Space Nine and Star Trek: Voyager — will begin shooting in Toronto this fall. As previously announced, the new series will launch on CBS in early 2017, with all subsequent episodes then being available exclusively on CBS All Access, the network’s on demand and live streaming service.
CBS All Access — which already hosts every episode of every previous Trek series — offers thousands of episodes from CBS’ current and past seasons on demand, for $5.99 per month.
Per CBS Television Studios, “The brand-new Star Trek will introduce new characters seeking imaginative new worlds and new civilizations, while exploring the dramatic contemporary themes that have been a signature of the franchise since its inception in 1966.”
The original, William Shatner-fronted Star Trek premiered Sept. 8, 1966.
Nicholas Meyer — who penned The Wrath of Khan film, as well as the fourth and sixth big-screen installments, The Voyage Home and The Undiscovered Country — will serve as a consulting producer/writer on the reboot.
Now that the tribble’s outta the bag regarding CBS/CBS All Access’ new Star Trek series, the captain’s chair is the most coveted piece of real estate in Hollywood the galaxy. But who is really up to the task of following in the bootsteps of predecessors as diverse as William Shatner and Kate Mulgrew?

martedì 3 maggio 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
Kit Harington takes the cover of EW‘s special issue after the huge Game of Thrones reveal that his character, Jon Snow...(NO SPOILER). The 29-year-old actor apologized for deceiving all of his fans for months, and did tease some interesting new information about this season.
(ATTENZIONE: il magazine in questione rivela Spoiler - qui opportunamente coperto - nella copertina) 
Kit Harington takes the cover of EW‘s special issue after the huge Game of Thrones reveal that his character, Jon Snow, is alive.
The 29-year-old actor apologized for deceiving all of his fans for months, and did tease some interesting new information about this season.


Source: Kit Harington Covers ‘EW’ After Huge ‘Game of Thrones’ Reveal! | Game of Thrones, Kit Harington, Magazine : Just Jared | http://www.justjared.com/2016/05/02/kit-harington-covers-ew-after-huge-game-of-thrones-reveal/?trackback=tsmclip

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lunedì 2 maggio 2016

GOSSIP - Dai ring del wrestling ai tatuaggi più cult della stagione: l'ascesa di Jaimie Alexander di "Blindspot" (dal 10 maggio su Italia 1) 
Con un passato da wrestler e l’insistente presenza tra “le 100 donne più sexy del mondo” (fonte: “Maxim”, epoca: dal 2014 a oggi), Jaimie Alexander (vero cognome: Tarbush) è apparsa subito perfetta – dapprima fisicamente – per interpretare l’energica protagonista del serial-evento “Blindspot”, che Italia 1 trasmette in esclusiva dal 10 maggio. Nata nella Carolina del Sud, Jaimie ha approcciato il palcoscenico nella maniera peggiore: bocciata alla scuola di arti drammatiche perché non sapeva cantare, decise di darsi allo sport e alle attività fisiche, ma quando a 17 anni sostituì un’amica a un provino la notò un agente che la prese sotto la sua ala protettrice convincendola a trasferirsi a Los Angeles. Nel 2003 il suo primo ruolo da protagonista al cinema, nel thriller “Fuga dall’inferno” (inizialmente Alexander doveva fare da spalla agli attori nelle prove del copione, finendo invece a interpretare la defunta attorno alla quale verte la pellicola), per poi debuttare in tv nella serie “Kyle XY”, altro titolo sulla perdita di memoria come “Blindspot”. Ultimamente Alexander si è fatta conoscere al grande pubblico nei panni di Lady Syf in “Thor”, ruolo ripreso anche nel sequel “Thor: The Dark World” e nel prossimo “Thor: Ragnarock” (2017). Tra i suoi prossimi impegni su grande schermo sono previsti “London Fields”, al fianco di Billy Bob Thornton, Cara Delevingne e Amber Heard, nonché “Broken Vows” dove interpreterà i panni di una spietata dark lady. Per venire “truccata” con i tatuaggi in “Blindspot”, Jaimie si è sottoposta fino a 7 ore e mezza di make up al giorno, oltre a pilotare realmente un elicottero; per interpretare Jane Doe, l’attrice ha rinunciato a interpretare “Wonder Woman” al cinema. Tra i suoi hobby, la passione per le moto e (come poteva essere altrimenti?) per i tatuaggi. 

venerdì 29 aprile 2016

NEWS - Che Ge(o)nius! Ron Howard al lavoro per una serie antologica sui grandi inventori della storia (prima stagione: Einstein)

News tratta da TvLine.com
National Geographic Channel is getting into the scripted game with a little help from a big name. Ron Howard is set to direct the first episode of Genius, an anthology drama about the world’s greatest inventors, our sister site Deadline reports. The first season of Genius, which received a straight-to-series order, will focus on renowned physicist Albert Einstein — maybe you’ve heard of him? — with information gleaned from the Walter Isaacson-penned biography Einstein: His Life and Universe. Howard is also among the series’ (many) executive producers, including several names from his production company Imagine Entertainment. Genius is slated to begin production in Prague this summer; NatGeo is aiming for a spring 2017 premiere.

giovedì 28 aprile 2016

NEWS - Auditel e Audiweb non si parlano: la Total Audience di un programma tv in Italia è solo un miraggio

Articolo di Francesco Siliato per "Il Sole 24 ore"
Nella ricerca Total Digital Audience di febbraio (ultima disponibile) Audiweb rileva che si sono connessi alla rete Internet dall'Italia 28,5 milioni di persone. Nello stesso mese 55 milioni di italiani hanno seguito per almeno un minuto l'offertatelevisiva diffusa da un televisore, di questi 5,1 milioni l'hanno seguita da un televisore connesso ad Internet (elaborazioni Studio Frasi su dati Auditel). Gran parte del popolo Internet è un sottoinsieme del popolo della Tv. Insiemi intrecciati, sono 42,1 milioni le persone che hanno seguito l'offerta televisiva da un televisore e dispongono di una connessione Internet in casa. La Total Digital Audience di Audiweb è la stima dell'attività effettuata da parte di utenti online attraverso computer e device mobili, al netto delle sovrapposizioni. Audiweb precisa che il 44,2% di chi ha età compresa tra u e 17 anni ha navigato in internet almeno una volta a febbraio, per Auditel il71,8%di appartenenti a questo segmento ha seguito la tv almeno in un'occasione. II segmento 11-17 anni non è uno standard Auditel, non lo è nemmeno la fascia 18-24 anni, entrambe hanno consumi Internet superiori a quelli televisivi, con l'avanzaredell'etàlaTvriprende poi il sopravvento. Ma con l'avanzare del tempo anche i giovani di oggi cresceranno senza smettere di essere internauti. Audiweb e Auditel andrebbero
armonizzate, non c'è accordo nemmeno su chi siano i bambini. Audiweb inizia a misurare i consumi Internet a partire da due anni d'età, Auditel considera telespettatori chi ne abbia almeno quattro. Auditel e Audiweb hanno da poco nominato due nuovi presidenti, tra i loro compiti sarebbe bene vi fosse l'unificazione delle metodiche per misurare la Total Audience, ambizione coltivata da entrambi. Andrà progettata una Ricerca di base comune che consenta l'interoperabilità dei dati rilevati da ciascuno. Audiweb misura l'utilizzo di Internet da mobile, sul consumo di televisione da apparecchi diversi dal televisore invece non si è ancora in grado di fornire dati certi, ma molti sostengono di essere prossimi alla soluzione. È necessario un coordinamento. Persino sui nomi, la Total Digital Audience di Internet non corrisponde alla Total Audience della televisione, da tempo tutta digitale. Le imprese necessitano di dati il più esatti possibile per pianificare investimenti in comunicazione e gli editori hanno la necessità di conoscere un Digital Score. Un programma televisivo produce oggi ascolti da televisore, da PC, da device mobile, ma non si è in grado di produrre un Digital Score credibile, né una profilazione di pubblici e sovrapposizioni. Misurare la Digital Score è obiettivo da perseguire: unData Fusion tra le ricerche, la possibilità di fonderei risultati di ricerche diverse ma con un unico impianto, risolverebbe molte incertezze.

mercoledì 27 aprile 2016

martedì 26 aprile 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Con "22.11.63" King e Abrams vanno in flashback più nei sentimenti che nella storia
"Viaggiare nel tempo, tornare indietro per correggere quello che non è andato per il verso giusto, evitare quelli che, con il senno di poi, si sono rivelati errori catastrofici: è uno dei desideri più arcani dell'uomo e uno dei grandi temi che da sempre hanno nutrito l'immaginario della letteratura, del cinema, delle serie tv. Cosa sarebbe successo, per esempio, se il 22 novembre del 1963 Lee Harvey Oswald non avesse sparato a Kennedy? Lyndon Johnson non sarebbe diventato presidente, si sarebbe evitata l'escalation militare in Vietnam e chissà quali altre conseguenze sulla storia delle nazioni e dei singoli individui... A questo sogno utopico, Stephen King ha dedicato un romanzo, 22.11.63, che la piattaforma americana Hulu ha trasformato nell'omonima serie tv, firmata tra gli altri da J.J. Abrams e dallo stesso King (in Italia su Fox, luned'i ore 21.10). La storia è questa: Jake Epping (interpretato da un bravissimo James Franco), insegnante e scrittore, lascia gli anni duemila per attraversare un portale, scoperto da un suo amico malato terminale di cancro, che conduce direttamente all'ottobre de11960. Jake ha una missione ben precisa, ri-tracciare Oswald e impedire l'omicidio del Presidente Kennedy. L'aspetto fantasy della serie è limitato a questa cornice iniziale, non appena Jake approda negli anni 6o il racconto diventa un period drama, che intreccia un ritratto dell'America di quel periodo, e una storia d'investigazione per ricostruire gli oscuri dettagli dell'omicidio Kennedy. Ben presto si capisce che Jake non può essere un semplice esecutore, è troppo emotivo, ha troppo a cuore le storie e i destini delle persone, vuole fare del bene: la sua missione prende una piega personale, i sentimenti si mettono di mezzo. Il viaggio nel tempo si complica, cambiare il passato non è mai una scelta innocua. Jake dovrà vedersela non solo con la politica e le cospirazioni, ma anche con i suoi personali demoni interiori". (Aldo Grasso, 26.04.2016)
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

sabato 23 aprile 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
I compleanni di "TBBT" e "2 Broke Girls" e la longevità delle sit-com grazie alla coralità
"C'è un genere televisivo in cui il successo non si misura tanto sui grandi exploit degli inizi, o sugli ascolti eccezionali, quanto sulla sua resistenza nel lungo periodo, sulla longevità e capacità di rinnovarsi nel tempo restando in fondo sempre uguale. Questo genere è la sitcom, in cui famiglie o amici condividono battute e situazioni comiche, tenute insieme da una narrazione leggera. Non è un caso, pertanto, che due titoli abbiano raggiunto insieme, in questi giorni, un importante traguardo. "The Big Bang Theory», alla nona stagione (Premium Joi, martedì, alle 2L10), ha festeggiato l'episodio 200, mettendo in scena il compleanno del protagonista Sheldon Cooper (Jim Parsons). Scritta da Chuck Lorre e Bill Prady, nel tempo la serie è stata capace di mettere in discussione i suoi stessi presupposti (un gruppo di scienziati un po' nerd, la vicina bionda e svampita) assestandosi su una dinamica classica di amicizie e amori, con tre coppie ormai stabili (Penny e Leonard, Howard e Bernadette, Sheldon e Amy) e con l'amico Raj più inquieto ma sempre alla ricerca dell'anima gemella. E «2 Broke Girls», alla quinta stagione (Joi, venerdì, alle 21.10), approda al 100esimo episodio, seguendo le vicende delle cameriere Max (Kat Dennings), da sempre borderline, e Caroline (Beth Behrs), milionaria in rovina, insieme al folto gruppo di perdenti (Han, Earl, Oleg, Sophie) che popola il diner di Williamsburg, a Brooklyn. Qui la fatica si sente di più, e si rivela nei frequenti cambi di location che portano le due a inseguire sogni via via più improbabili, ma la serie scritta da Michael Patrick King e Whitney Cummings resta la lettura più graffiante e sfrontata della crisi economica e delle effimere mode contemporanee. In entrambi i casi, la forza sta nella coralità. Cominciamo a vedere una sitcom per ridere dei personaggi, ma continuiamo a guardarla solo se ci affezioniamo ai protagonisti, sorridendo insieme a loro". (Aldo Grasso, 22.04.2016)

venerdì 22 aprile 2016

NEWS - Auditel, dall'autunno si cambia (ma doveva già cambiare a maggio)! Monitorati anche tablet e smartphone (in che modo, tuttavia, non si sa...). Il nuovo corso voluto dai pubblicitari, saliti in maggioranza nel consiglio di amministrazione

Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Il nuovo corso è avviato. Tra qualche mese cambieranno modalità e metodologie per misurare gli ascolti della televisione in Italia. Una piccola rivoluzione, congegnata da Auditel, che a cascata avrà un impatto diretto sull’orientamento e l’indirizzo di circa 4 miliardi di euro di pubblicità. A tanto ammonta il mercato degli investimenti correlati ai programmi televisivi. La misurazione dei gusti e degli orientamenti delle famiglie italiane in fatto di tv è da sempre il mestiere di Auditel. La novità è che gli ultimi due consigli di amministrazione della società, presieduta da pochi mesi da Andrea Imperiali, hanno deliberato alcune indicazioni che lasceranno il segno. Il board ha approvato l’avvio di uno studio di rilevazione sui nuovi device. In pratica, Auditel punta a estendere le misurazioni a smartphone, tablet e pc. L’obiettivo è recuperare il ritardo accumulato e cominciare a presidiare tutti i sistemi di utilizzati oggi dai cosiddetti target più giovani per consumare contenuti televisivi. Le tappe di avvicinamento di Auditel a apparecchi come ipad o telefonini prevedono che una volta completato lo studio di rilevazione si passi al l’implementazione entro la primavera del prossimo anno. I tempi potrebbero essere anche più rapidi. Molto dipende, del resto, dall’altra operazione discussa in consiglio di amministrazione. Punto di partenza è la falla che nei mesi scorsi ha causato la divulgazione di alcuni nomi del paniere di 5.700 famiglie misurate da Auditel. Un passaggio a vuoto che ha costretto la società a sospendere la diffusione dei dati di ascolto e a ripensare il modello di rilevazione. Tanto che è stata predisposta la sostituzione integrale del panel: al momento il 70% delle famiglie monitorate è già stato sostituito. Entro giugno l’avvicendamento sarà completato. Nelle settimane seguenti partirà la seconda fase del progetto, con l’allargamento del panel a 15.700 famiglie. Una cifra che ne farà il campione statistico più numeroso al mondo per le rilevazione di ascolti televisivi. Se tutto filerà liscio il nuovo super paniere triplicato entrerà in pieno servizio entro l’autunno. La rilevazione su tablet e smartphone seguirà a ruota. La strategia operativa di Auditel discende anche dalla nuova governance. La modifica dello statuto e l’adozione di una diversa disciplina dei rapporti tra gli azionisti ha partorito un assetto del consiglio di amministrazione che, per la prima volta, a dispetto delle quote azionarie, vede la maggioranza di Upa (Utenti pubblicità associati) rispetto ai consiglieri espressi da televisione pubblica (la Rai è azionista al 33%) e dai broadcaster privati (a Mediaset, La 7 e le tv commerciali fa capo un altro 33%). In passato gli azionisti televisivi traducevano la quota del 66% in due terzi dei posti in consiglio di amministrazione, nel board attuale le televisioni esprimono solo la metà dei trenta consiglieri, gli altri quindici spettano al mercato pubblicitario, che ha indicato alla presidenza Imperiali. Così grazie al voto del presidente, che vale doppio, Upa governa la nuova Auditel. Non a caso vuole monitorare anche telefonini e pc per non lasciare nulla al caso. Una scelta che i vecchi broadcaster avrebbero volentieri rimandato.

giovedì 21 aprile 2016

NEWS - Dow(n) Jones! Netflix a -13% in Borsa! "Solo" 2 milioni di nuovi abbonati rispetto ai 3 e mezzo previsti

Articolo tratto da "La Stampa"
La corsa di Netflix rallenta e il titolo affonda in Borsa. Il colosso della tv in streaming inaugura la stagione delle trimestrali hi-tech con ricavi e utili in aumento, ma Wall Street lo punisce: pesano le stime sulla conquista di nuovi utenti. La società fondata da Reed Hastings per i prossimi tre mesi, prevede di aggiungere «solo» due milioni di clienti, una cifra molto inferiore alle attese degli analisti, che puntavano ai tre milioni e mezzo. Per i produttori di House of Cards e Orange is the New Black è un bagno di sangue: il titolo, partito malissimo, lascia sul terreno quasi il 13 per cento. Eppure, dal punto di vista finanziario, l’anno è partito con il piede giusto; i profitti sono saliti a 23,7 milioni di dollari, e i ricavi, con un balzo del 24%, superano 1,96 miliardi. Nei primi tre mesi Netflix ha conquistato 6,47 milioni di utenti, toccando quota 81,5 milioni, e nel 2017 dovrebbe raggiungere i 100 milioni. Il ritmo, però, è destinato a rallentare, nonostante i 5 miliardi investiti nella programmazione e nei nuovi mercati. Da inizio anno il gruppo ha piantato la bandierina anche in Nuova Zelanda e Australia, però ha trovato nuovi, importanti, concorrenti. A partire da Amazon, che ha rilanciato la sua piattaforma per lo streaming di contenuti tv. Prime Video costa 8,99 dollari al mese, mentre l’abbonamento base a Netflix presto salirà a 9,99. E l’arena si farà ancora più affollata, almeno nel Vecchio Continente, con l’alleanza Mediaset-Vivendi. Sull’asse Italia-Francia nascerà una piattaforma dei conte nu ti i nternet, u n «over the top» tutto europeo.

mercoledì 20 aprile 2016

NEWS - A(m)mazon, che concorrenza! Netflix sotto attacco dalla sempre più competitiva Prime Video

Articolo tratto da "Italia Oggi"
Amazon lancia definitivamente il guanto di sfida a Netflix sul video on demand. Da domenica gli americani possono abbonarsi al servizio Prime Video del gigante dell'e-commerce a 8,99 dollari al mese senza vincoli (al cambio attuale circa 8 euro) ovvero 1 dollaro in meno dell'abbonamento più diffuso di Netflix, quello in Hd che costa 10 dollari (per la definizione standard si parte invece da 7,99 dollari). Fino a questo momento Prime Video era un bonus inserito nel più generale Prime di Amazon, che costa 99 dollari all'anno e il cui principale servizio è la consegna degli ordini sul sito gratis in massimo due giorni più vari altri benefit, tra cui musica in streaming e una selezione di ebook. Dal momento che ogni mossa di Jeff Bezos è pesata e calcolata, evidentemente l'offerta video è ormai giudicata abbastanza competitiva rispetto a quella di Netflix e in grado di camminare da sola. Da un po' di tempo, infatti, Amazon ha cominciato a investire seriamente per acquisire diritti in esclusiva per Prime Video (Downton Abbey e Mr Robot, fra gli altri), ha direttamente prodotto serie come Mozart in the jungle e Transparent arruolando persino Woody Allen per una nuova serie che sarà lanciata quest'anno. Per giunta, lanciando un'offerta video separata dal resto, Bezos potrà ottenere un altro vantaggio (o forse è questo il principale motivo, chi lo sa): quello di far capire agli utenti il valore di un abbonamento tradizionale a Prime, che fatti i conti costa meno del solo video e offre di più. Non ci sono numeri sui clienti di Prime negli Usa, ma alcune stime parlano di 50/60 milioni di abbonati, dati comunque non significativi per capire quanti abbiano fatto l'abbonamento in primo luogo per i video. Analizzando l'utilizzo dei dati in rete, c'è chi ipotizza gli utenti reali di Prime Video siano il 10% di quelli di Netflix negli Usa, pari a 45,4 milioni a fine marzo. In Italia il servizio Prime consente di avere le consegne in un giorno su 1 milione di prodotti a 19,99 euro all'anno, ma non c'è ancora il video on demand, presente al di fuori degli Usa solo in Regno Unito e Germania. L'annuncio di Amazon è arrivato poche ore prima del rilascio della trimestrale di Netflix (avvenuto nella tarda serata di ieri quando questo giornale era chiuso in redazione), anche questa una mossa scaltra: quando si scoprirà se gli 1,75 milioni di abbonati netti in più negli Usa previsti dall'azienda saranno stati raggiunti, si parlerà molto anche della nuova sfida di Bezos.

martedì 19 aprile 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Supergirl", introspezione teen con super-poteri
"Supereroi, e ancora supereroi. L'immaginario contemporaneo, al cinema come in televisione, non sembra più fare a meno di personaggi dagli abiti sgargianti e dai poteri eccezionali, in costante lotta contro un male che mette a rischio le persone comuni, le citta, il pianeta intero. L'eroe uguale ma diverso da tutti noi, i miti fondativi, le incertezze e le difficoltà fino all'inevitabile vittoria finale contro il nemico riescono a mettere in luce le contraddizioni e le inquietudini del nostro tempo, a livello individuale come a quello sociale, proprio mentre ci intrattengono e ci rassicurano. E probabilmente questa la ragione del radicato successo delle varie riletture degli universi narrativi di Marvel e DC Comics. E sono questi i temi anche di «Supergirl», serie che espande il mondo DC proponendo una parafrasi, in chiave femminile, del mito di Superman (Premium Action, sabato, alle 21.10). Kara Zor-El, prima della distruzione di Kripton, è spedita sulla terra a proteggere il cuginetto, appunto Super-man: qualcosa però va storto, e sarà lei ad arrivare sulla Terra molti anni dopo il previsto, in un mondo dove già l'uomo d'acciaio protegge Metropolis. Kara allora segue tutta la trafila: è adottata da una famiglia di National City, i Danvers, ha una sorella che la protegge, Alex (Chyler Leigh), lavora in un grande gruppo editoriale al servizio dell'ambiziosa Cat Grant (Calista Flockhart, già protagonista di «Ally McBeal»). Scritta da Ali Adler, Andrew Kreisberg e Greg Berlanti (che dopo «Brothers and Sisters» e «Dirty Sexy Money» si è buttato sui supereroi, firmando «Arrow», «Flash» e «Blindspot»), la serie comincia quando Kara Danvers comincia a fare i conti con i suoi poteri e la sua identità, uscendo allo scoperto e attirando su di sé le attenzioni di numerosi villain. Ed è l'introspezione del teen drama, insieme a qualche accenno di commedia, a rendere la serie qualcosa di più di un semplice doppione". (Aldo Grasso, 13.04.2016)

lunedì 18 aprile 2016

GOSSIP - "Non ci sono cazzi!": Emilia Clarke a sorpresa sulla mancanza di inquadrature di organi maschili in "Game of Thrones" ("vorrei inquadrature ravvicinate sui peni dei ragazzi...") 
Emilia Clarke looks fabulous and fierce on the cover of Glamour magazine’s May 2016 issue.
Here’s what the 29-year-old Game of Thrones star had to share with the mag:
On the controversial Game of Thrones rape scene: “Yes. Well, Daenerys and Khal Drogo’s arranged marriage, and the customary rape that followed—ask George R.R. Martin why he did that, ’cause that’s on him. But I thought the consensual sex she has thereafter was genius. She is physically saying, ‘You can’t rape me again. I’m going to be in control and show you something you’ve never seen before.’ At the heart of it, we’re telling a story; you need that part of the story to feel empathy for Daenerys. You see her attacked by her brother, raped by her husband, and then going, ‘F—k all of you, I’m gonna rule the world.’ That’s where we are now.”
On nudity in GoT and why fans didn’t see Jason Momoa in the buff: “Oh, I did. I saw his member, but it was covered in a pink fluffy sock. Showing it would make people feel bad. It’s too fabulous. No, I don’t know why. But I’d like to bring your memory back to Mr. Michiel Huisman [Khaleesi’s love interest in seasons four and five] and I copulating for the first time, which began with me saying, ‘Take off your clothes,’ and then you got to see his perfect bottom.”
On how she’d like to write Game of Thrones fan fiction: “I want to see Daenerys and her three dragons share the throne. Eat goat they’ve barbecued. And bring back all the pretty boys, get them to take their trousers down, and be like, ‘I’m now the queen of everything! I’d like close-ups of all the boys’ pen*ses, please.’.

domenica 17 aprile 2016

NEWS - Il video della ragazza nuda e tatuata che esce da un borsone in pieno centro a Milano come nella scena iniziale di "Blindspot"
www.blindspot.italia1.com

venerdì 15 aprile 2016

NEWS - Ragazza nuda e tatuata esce da un borsone in pieno centro a Milano e si fa largo tra la folla incuriosita: riproposta la scena iniziale della serie tv record di ascolti “Blindspot” in arrivo su Italia 1 a maggio 
Ieri intorno alle ore 17.30, in pieno centro a Milano, in Corso Vittorio Emanuele all’angolo di San Pietro all’Orto, è stata notata una voluminosa borsa grigia apparentemente abbandonata. Alcune persone, rivelatesi in seguito comparse, hanno fatto capannello intorno al borsone che, improvvisamente, ha iniziato ad animarsi. Una guarda giurata – anch’essa complice della scena orchestrata in precedenza – ha chiesto rinforzi e ha chiesto ai curiosi di stare indietro. A quel punto dalla borsa è uscita una ragazza apparentemente nuda e completamente tatuata che ha iniziato a guardarsi attorno con un certo smarrimento. Aiutata dalle guardie giurate, la misteriosa ragazza si è fatta largo tra la folla sempre più numerosa che la immortalava con gli smartphone, raggiungendo Piazza San Babila, dove si è accasciata prima di essere caricata in un’auto e portata via tra la sorpresa dei curiosi. Si è trattata della riproposizione della scena iniziale di “Blindspot”, la serie tv record di ascolti (oltre 15 milioni di spettatori raggiunti in America) che Italia 1 manderà in onda a maggio in prima serata. In originale, nel serial la scena è avvenuta nel bel mezzo di Times Square a New York. Essendo priva di memoria, la donna ritrovata nel borsone newyorkese ha assunto il nome di Jane Doe (interpretata dall’attrice Jaimie Alexander) - l’appellativo dato a coloro che perdono coscienza della propria identità - rivelando che ognuno dei tatuaggi sulla sua pelle nasconde un mistero da risolvere. Le foto della trovata pubblicitaria sono state twittate per l'occasione da Martin Gero, l'ideatore del serial americano.

#blindspotitalia1

giovedì 14 aprile 2016

NEWS - Netflix, niente numeri ufficiali sugli abbonati in Italia ma la "tv su misura" è il modello da seguire. "Oggi le serie tv si adattano ai nostri ritmi e ai nostri schermi" (Reed Hastings dixit)

Articolo tratto da "La Repubblica"
"Ai nostri figli non verrà mai in mente di chiedere: cosa c'è stasera in tv? Quel mondo è finito". Reed Hastings, gran capo di Netflix, tenta di scrivere così l'epitaffio della televisione tradizionale. Lo fa fra le vetrate alte dieci metri e le putrelle di ferro di La Cité du cinéma di Luc Besson, periferia nord di Parigi, davanti a centinaia di giornalisti. Il colosso di Los Gatos, in California, qui ha ribadito e aggiornato i suoi numeri: 75 milioni di abbonati e la presenza in 190 paesi quando erano poco più di cinquanta a fine 2015. Manca solo la Cina, ma è questione di tempo, oltre a Corea del Nord e Siria. Una marcia trionfale dello streaming. Non si sa quante siano effettivamente le sottoscrizioni a pagamento, si parte da 7,99 euro al mese, e quelle che usufruiscono del mese gratuito di prova. A gennaio, da stime attendibili, in Italia il numero di registrazioni al servizio era di circa 280 mila dopo due mesi dal lancio. Delle quali però "solo" 110 mila circa si erano trasformate in abbonamenti. Pochi, secondo Pier Silvio Berlusconi. Eppure da allora sono già diventati 250 mila. Aggiungendo Sky Online, Infinity di Mediaset e TimVision si arriva a circa a un milione e 250 mila spettatori per lo streaming. Ed è probabile, anzi certo, che fra sei mesi la situazione sarà completamente diversa. Che sia l'unica tv del futuro è dubbio, di sicuro è un modello che sta costringendo tutti ad adottare contromisure, come dimostra l'accordo Mediaset-Vivendi per far nascere a settembre il primo colosso europeo - anzi "latino' come lo definisce Vincent Bolloré - del settore. Ed è anche la tv tecnologicamente più avanzata, facile da usare o, come spiega Hastings, "su misura". «L'operazione Vivendi-Mediaset non ci spaventa», commenta serafico. «In America, dove in tanti competono, c'è spazio per tutti. E fa piacere che da voi alcuni protagonisti del mondo televisivo (il riferimento è a Pier Silvio Berlusconi, ndr) perdano tempo a parlare di Netflix. La realtà è che abbiamo avuto partenze difficili, in Brasile ad esempio, ma non è il caso dell'Italia». Non fornisce numeri esatti, ma ribadisce la previsione: in sette anni saranno in un terzo delle nostre case. «Vhs e dvd sono state la prima forma di televisione on demand», dice Hastings ricordando gli esordi dell'azienda nel 1997, quando per dieci anni non fece altro che affittare e spedire dvd. «Ma quella di oggi è una tv che si adatta ai nostri ritmi, agli schermi che usiamo, puoi fermare la visione e riprenderla quando e dove vuoi. Grazie al modo di guardare delle persone, riusciamo a sapere cosa serve e come migliorare in continuazione». Pubblicano le puntate delle serie tutte assieme perché per loro sono come un libro: lo leggi quando vuoi e per quanto tempo preferisci. Potendo scegliere in un catalogo ampio, ma non infinito, che stando alle stime vale negli Stati Uniti 1100 show televisivi e 4500 film, mentre in Italia si parla di 126 serie e 1000 film. Altrove, fra Africa e Asia, i numeri scendono ancora e non di poco. Mediamente però, fanno notare qui a Parigi, la maggior parte delle persone guarda fra i 40 e i 50 titoli in un catalogo che ne offre migliaia. Una delle pietre di volta, si è detto spesso in passato, sono le
serie e film originali e il fatto di renderle disponibili subito. II 10 marzo la seconda stagione di Daredevil è apparsa nel catalogo dei 190 paesi dove Netflix è presente. E pensare che tre anni fa non produceva ancora nulla ma si limitava a trattare i contenuti di altri. Oggi alterna successi globali come House of Cards a serie locali come Marseille con Gerard Depardieu, che verrà pubblicata il 5 maggio. Oltre a film come Special Correspondents (esce il 29 di questo mese), firmato da Ricky Gervais, "padre' della serie cult The Office. Che sul palco di Parigi ha parlato «di una tv per tutti senza più cornpromessi e palinsesti decisi dall'alto». Frasi di circostanza, per carità, ma pronunciate da chi ha passato anni e anni alla Bbc. In tutto sono 35 titoli originali, che il prossimo anno saranno 70, e fra questi ci dovrebbe essere anche Suburra realizzato in Italia. Ma la chiave non è più solo produttiva. C'è anche e soprattutto l'idea di una tv che quasi si indossa benché abbia per la prima volta una dimensione globale. E che unisce modelli di business differenti. E se Netflix dichiara di non voler confrontarsi con il mercato delle news e dello sport, la concorrenza inizia a guardarsi intorno. La Apple sta realizzando un serial con Dr. Dre e un altro con Will.i.am sul mondo della musica e su quello delle app. Due aree strategiche per Tim Cook e compagni. L'altro colosso americano dalle mire planetarie, che come Apple ha radici profonde altro, è quello di Jeff Bezos. Roy Price, a capo degli Amazon Studios, dipinge infatti uno scenario più complesso, per certi versi azzardato, di quello di Hastings. «Abbiamo iniziato nel 2013 partendo dagli Stati Uniti per poi raggiungere l'Inghilterra, la Germania, l'Austria, il Giappone e l'Italia che per noi è un mercato molto importante», ha raccontato a Perugia, dove lo abbiamo incontrato al Festival Internazionale del Giornalismo, alludendo al prossimo arrivo nel nostro Paese. «Anche noi produciamo le nostre serie, da Transparent a The man in the high castle (da La svastica sul sole di Philip Dick, ndr), fino al progetto firmato da Woody Allen. E anche noi abbiamo iniziato a produrre film. Tutti si vogliono distinguere, per non avere lo stesso catalogo. Un processo inevitabile. Ma quello che gli altri non hanno, cominciando da Netflix, è un sistema di spedizione e consegna puntuale». Viene detta come una battuta, ma è molto di più. Prime, il servizio di Amazon da 99 dollari l'anno, 6 un ecosistema. Negli Usa dà accesso allo streaming video e a quello musicale, ai servizi cloud per le foto, alle spedizioni gratuite dal negozio di Jeff Bezos comprese quelle consegnate a un'ora dall'ordinee quelle dai ristoranti. E dà accesso anche alle promozioni speciali legate alla moda. Tutti servizi ritagliati sui singoli utenti e sui loro gusti. «A proposito di moda», prosegue Price, «da qualche tempo trasmettiamo in diretta eventi di moda e gli spettatori possono comprare i capi che vedono sfilare. Ma è solo un esempio di quel che potremmo fare in futuro». Vengono citate le chat legate alle trasmissioni su Twitch, che Amazon ha cormprato per poco meno di un miliardo di dollari, la tv online dove vengono trasmessi dal vivo eventi legati a quel mondo tanto amato da milioni di millennials che va sotto il nome di e-sport. E quando gli si chiede se intendono sfruttare quella tecnologia per trasmettere come farà Twitter anche gli eventi sportivi tradizionali - ultimo baluardo della tv vecchio stile - la risposta e chiara: «Per noi al centro ci sono i clienti e quel che a loro importa. Non è un mistero che lo sport in diretta piaccia a tanti». Anche questo è un epitaffio. E rischia di essere quello definitivo.

mercoledì 13 aprile 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Love", la serie di Apatow tra alti e bassi
"L’amore ai tempi di Netflix. La serie «Love», una nuova produzione originale della piattaforma di streaming, racconta lungo il corso di dieci episodi tra cinismo e buoni sentimenti, tra sarcasmo e dolcezza, la storia d’amore di Mickey e Gus. Due anime in pena, due trentenni molto ego riferiti che s’incontrano nel momento in cui entrambi sono cumuli di macerie sentimentali, appena scaricati dai rispettivi partner. I due non potrebbero essere più diversi, sembrerebbero male assortiti ma all’improvviso scatta l’amore, forse per colmare due solitudini, due simili disagi esistenziali, forse perché le loro stranezze in fondo si bilanciano. Diciamo subito che «Love» parla d’amore ma non è una commedia romantica, o meglio lo è secondo i canoni del cinema indipendente americano che hanno ormai valicato i confini dei film per estendersi a molte serie tv, da «Girls» a «Master of None» o «You’re the Worst». Il riferimento a «Girls» non è casuale perché anche la serie di Netflix è una creatura dello sceneggiatore e produttore Judd Apatow, già firma di molte commedie di Hollywood, che ha scritto «Love» con Paul Rust, anche interprete del protagonista maschile (quanto di più lontano dall’immaginario da «fidanzato della porta accanto») e un’altra sceneggiatrice di «Girls». Sullo sfondo c’è Los Angeles e non mancano i riferimenti «meta» all’industria dell’intrattenimento. La serie inizia con un passo lento e non cattura da subito, bisogna avere pazienza e seguire il procedere degli episodi per seguire con più empatia le vicende della volitiva Mickey e del timido Gus, entrambi spesso preda della loro immaturità. Complessivamente l’esperimento è riuscito a metà: molte chicche preziose di scrittura e interpretazione (come il personaggio della star bambina a cui Gus fa da insegnante privato sul set) si perdono in un racconto che procede tra molti alti e bassi, a volte avviluppato su se stesso". (Aldo Grasso, 12.04.2016)

martedì 12 aprile 2016

NEWS - Guerra tv senza frontiere nell'Europa latina! Da settembre fuochi d'artificio a tutto campo dopo l'allenaza Vivendi-Premium che punta anche alle serie autoprodotte con standard americani (anche con star Usa)
Articolo tratto da "La Stampa"
Film e serie televisive in stile Usa. Ma anche le fiction più adatte all’Europa del Sud, con puntate più lunghe, che gli americani non producono. E c’è perfino l’ambizione di coinvolgere star a stelle e strisce. A tutto questo punta il tandem Vivendi-Mediaset con il suo Netflix europeo (a Vincent Bolloré piace tantissimo chiamarlo «latino»). Una piattaforma di contenut i on dem and e disponibile online, proprio come Netflix, dovrebbe nascere già in settembre e potrebbe da subito coinvolgere Telefonica in Spagna. Oltre a questo mercato, comunque, e alla Francia e all’Italia, Bolloré e Berlusconi puntano alla Germania. Si darà vita a un’unica società produttiva di contenuti, da rendere disponibili sulla piattaforma. Non solo: come indicato dal quotidiano le «Figaro», Vivendi e Mediaset sarebbero in trattative con alcune major americane, in particolare Fox e Warner, così da inserirle nella società. Ma per produrre cosa? Come indica una fonte vicina al dossier, «sono tre tipi di prodotti: i film, europei ma con standard americani e anche con star Usa, come Brad Pitt o Kevin Spacey. Poi le serie tv, con un numero elevato di puntate (una quarantina) ed episodi sui 40 minuti di durata. Infine, le fiction con una decina di puntate, ognuna lunga fino a due ore». Sono quelle sul modello di «Montalbano» o di «Task Force», novità di Mediaset con Raul Bova. Tra serie e fiction, ne potrebbero essere già messe in cantiere una decina da qui a 4-5 anni. La prima tappa, mettere sulla piattaforma di vendita dei contenuti, è abbastanza facile e non richiede grossi investimenti. Bisogna innanzitutto accorpare le attività simili dei nuovi partner. Vivendi ha CanalPlay in Francia e Whatchever in Germania. Da sottolineare: CanalPlay va male. Ha perso negli ultimi mesi circa 300 mila abbonati, scendendo sotto i 600 mila, anche per la concorrenza di Netflix. Sempre per la distribuzione di contenuti on demand su Internet, Mediaset dispone di Infinity in Italia. Poi in Spagna Telefonica (Vivendi ha l’1% del capitale di questo gruppo) ha creato Yomvi, che è una filiale di Movistar+, la pay tv dell’operatore telefonico. Tutte queste società per il momento possono contare (mettendo dentro anche Yomvi di Telefonica) su appena 2,5 milioni di abbonati. Insomma, poca cosa rispetto ai 75 di Netflix (32 fuori dagli Usa). Ma l’obiettivo è mettere il piede sull’acceleratore, attingendo a nche al bacino degli utenti delle pay tv di Vivendi, Mediaset e in più di Telefonica (12 milio ni in tutto ). Sul fronte della produzione, Vivendi e Mediaset, che è presente in Spagna mediante il 41% di Telecinco, metterebbero insieme le loro risorse. Si assocerebbero poi i media di Telefonica e forse, come abbiamo visto, una major americana. Inoltre, in quest’ottica vanno considerati certi recenti investimenti di Vivendi. La sua filiale StudioCanal ha preso delle partecipazioni nella spagnola Bambu Productions, famosa per le serie Velvet e Grand Hotel. E anche in due società inglesi del settore, Urban Myth Films e Sunny March Tv. Infine, Vivendi ha acquisito il 26% di Banijay, numero tre mondiale della produzione audiovisiva. Sì, Bolloré stava preparando il colpo da tempo.

lunedì 11 aprile 2016

NEWS - The Infinity Experience. Da oggi disponibile in contemporanea Usa tutta "The Girlfriend Experience" di Soderbergh 
Attesa e discussa da mesi in tutto il mondo, The Girlfriend Experience è la nuova Serie TV di STARZ ispirata all’omonimo film del regista Steven Soderbergh, che ha anche prodotto la serie. Ideata, scritta e diretta dai registi indipendenti Lodge Kerrigan e Amy Seimetz, la protagonista è la bellissima Riley Keough, nota al grande pubblico sia per la sue apparizioni in Mad Max: Fury Road e Magic Mike, sia per aver posato per Tommy HilfigerDolce & GabbanaChristian Dior e Miu Miu, ma soprattutto per la sua stretta parentela con Elvis e Priscilla Presley (è la nipote di Elvis!). Finalmente, in contemporanea con la messa in onda negli States, arriva in Italia: dall’11 aprile il cofanetto completo della serie, di 13 episodi, sarà disponibile in esclusiva su Infinity, anche in lingua originale e in Super HD. Oltre al produttore, ai registi e al notevole cast, la vera forza di The Girlfriend Experience è la trama. Al centro, la storia coinvolgente di Christine Reade, una studentessa al secondo anno di legge all'Università di Chicago alle prese con un praticantato presso il prestigioso studio legale Kirkland & Allen. Christine dà il massimo sul lavoro per guadagnarsi l’attenzione e la stima dei colleghi, fino a quando la sua collega universitaria Avery Suhr (Kate Lyn Sheil), la introduce nello scintillante e
affascinante mondo delle escort. Attratta dalla possibilità di guadagnare moltissimi soldi in breve tempo, Christine inizia a vivere una doppia vita, diventando quasi una confidente per alcuni dei clienti del servizio di accompagnatrici di lusso, chiamato appunto “Girlfriend Experience”. Christine scoprirà ben presto di essersi impigliata in una rete complessa fatta d’intrighi e tradimenti. Tutt’altra cosa rispetto alla sua precedente vita serena e tranquilla nella periferia di Philadelphia. Come dichiarato dallo stesso Steven Soderbergh, la serie prende una direzione indipendente e completamente diversa rispetto all’omonimo film da lui diretto nel 2009, con un nuovo interessante personaggio e una nuova storia intrigante ed estremamente appassionante. Come lui stesso ha dichiarato: “prendiamo il titolo e ricominciamo da capo”. Anche sotto il piano prettamente stilistico, la serie prende le distanze dal film anche sotto il punto di vista delle produzione. Lodge Kerrigan, uno dei due autori e registi della serie, ha più volte affermato di aver voluto sviluppare il concept in maniera del tutto differente rispetto a Soderbergh, fidandosi molto del suo istinto filmico sul set. The Girlfriend Experience, infatti, è stato girato quasi tutto in esterna, con il chiaro scopo di sfruttare al massimo la luce naturale del sole, così da ricreare un effetto assolutamente realistico nel girato. Finalmente, una serie tv cerca di rompere gli schemi finora imposti delle logiche commerciali, con una trama coraggiosa e ambiziosa, e un approccio unico e inedito per il tipo di format proposto. The Girlfriend Experience è una serie che si propone di sondare per la prima volta la vera natura e i segreti che si celano dietro a un certo tipo di relazioni interpersonali, ridefinendo del tutto il modo in cui solitamente approcciamo rapporti del genere, insoliti, ma sempre più frequenti. Quello che emerge è la voglia di dimostrare quanto siano reali e attuali le “doppie vite” di moltissime giovani donne, smontando del tutto il classico stereotipo della prostituzione, dove le “squillo” sono costrette a vivere in condizioni di sfruttamento o a subire danni emotivi. Con The Girlfriend Experience il mondo delle escort viene rivalutato ed emancipato. È una pura questione d’affari e il sesso è solo una piccola parte della prestazione. Dietro c’è tutto un mondo da scoprire…e Christine Reade sarà la guida. L’appuntamento con le sue intriganti vicende è fissato dall’11 aprilein Italia sarà disponibile la stagione completa, in contemporanea con gli Usasolo su Infinity.

domenica 10 aprile 2016

venerdì 8 aprile 2016

NEWS - Risiko Tv! Bollorè sbarca in Italia col matrimonio Vivendi+Mediaset Premium pensando a mini-serie tv europee ad hoc per smartphone e tablet (obiettivo: riavvicinare la gioventù perduta del piccolo schermo e sfidare Netflix)

Articolo tratto da "Italia Oggi"
La casa di produzione paneuropea anti-Netflix che Vincent Bolloré vuole creare sta già nascendo. Arriverà presto in Italia, forse dal prossimo autunno. Nei giorni scorsi, infatti, Canal Plus ha esteso la sua rete di partecipazioni sul Vecchio continente e, mentre l'attenzione pubblica è concentrata sulla convocazione  dei cda di Mediaset della famiglia Berlusconi e di Vivendi per il matrimonio tra le pay tv Mediaset Premium e Canal Plus, il finanziere bretone ne ha approfittato per entrare nel capitale dello studio spagnolo Bambu Producciones. In contemporanea, ha acquisito in Gran Bretagna quote di Urban Myth e Sunny march tv. Oltre che sul fronte della produzione di contenuti originali, poi, Bolloré (in Italia al 24,9% di Telecom Italia guidata dal nuovo a.d. Flavio Cattaneo) si è mosso anche sul fronte della distribuzione di titoli con il lancio di Studio+, applicazione per portare serie televisive su smartphone e tablet in sei lingue diverse, italiano in testa. Collegando quindi case di produzione, pay tv e operatori delle tic, si capisce meglio la portata delle parole di Didier Lupfer, presidente di Studiocanal, a Cannes durante la fiera-mercato dei contenuti tv Mip: «siamo completamente aperti a un allargamento del nostro network. Italia compresa, se questo sarà possibile». Non è un caso se Bolloré ha acquistato il 33% di Bambu Producciones (con la possibilità di salire a una quota di maggioranza), visto che la casa di produzione è già partner della Netflix di Reed Hastings e ha lavorato con la Bbc. A proposito di Gran Bretagna, invece, Urban Myth ha firmato serie come Misfits e Vivendi ne ha comprato il 20%, come nel caso di Sunny march tv che ha prodotto titoli tra cui il lungometraggio Imitation game e la serie Sherlock. Secondo la stessa Studiocanal a Cannes, la società genera il 60% del suo business nel cinema e il 15% nella tv. Ma l'intenzione è portare il piccolo schermo a quota 25%. La casa di produzione possiede già lo studio britannico Red, il tedesco Tandem, ha inaugurato nell'Europa del Nord Sam, realtà creata con gli autori della serie Borgen. Insomma, Canal ha già disposto propri centri di produzione ai quattro punti cardinali della Ue. Del gruppo Vivendi fa parte ed è infatti stata chiamata in causa Universal music mentre Studiocanal sta coinvolgendo i principali operatori delle telecomunicazioni per promuovere le sue serie tv, pensate ognuna in dieci episodi di dieci minuti l'uno. Obiettivo (all'estero come in Italia dove opera Telecom): fidelizzare i giovani, la generazione mobile con cellulari sempre alla mano, grazie a puntate che si possono iniziare a vedere aspettando l'autobus e durano giusto il tempo di un breve spostamento coi mezzi pubblici. In rampa di lancio ci sono 25 produzioni che spaziano dal genere horror a quello più di azione. Il costo medio di una fiction è di circa un milione di euro, meno di quanto richiede una serie per il piccolo schermo. Il telespettatore potrà scegliere se pagare «qualche euro» a puntata, ha spiegato alla Mip di Cannes Dominique Delport, presidente di Vivendi Content, oppure se scegliere «un'offerta telefonica che comprenda le nostre serie». Europa e Italia ma non solo, sempre secondo Delport, i nuovi contenuti Vivendi raggiungeranno anche i mercati russo, dell'America latina e del Brasile. Senza dimenticare l'Africa perché, ha concluso Delport citando Bolloré, «un miliardo di persone stanno per uscire dalla povertà e avranno bisogno di cultura e intrattenimento».

giovedì 7 aprile 2016

NEWS - Clamoroso al Cibali! Neanche gli attori di "TWD" sanno chi ci sarà e non ci sarà la prossima stagione!

News tratta da "TMZ"
Even the stars of "The Walking Dead" don't know who got offed in Sunday's season finale.
Steven Ogg -- who plays the main Saviour on the show -- swears ignorance. The question ... do you believe him?  We know bad guy and Saviour leader Negan killed off one of the main characters, but the scene cuts to black before revealing the victim. The Internet's leading theory ... nobody knows who died because showrunners haven't decided. If true, they would have shot multiple endings.
If you think you know Ogg from somewhere else -- he's the voice of Trevor in Grand Theft Auto V.

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

mercoledì 6 aprile 2016

GOSSIP - "Scandal" in copertina! La Washington furiosa per i ritocchi di "Adweek" sulla cover che la rendono irriconoscibile: "ormai siamo una società di ritoccatori di foto!"
Kerry Washington is speaking out after she was photoshopped on the cover of Adweek‘s latest issue to a point where she was unrecognizable.
“So…You know me. I’m not one to be quiet about a magazine cover. I always celebrate it when a respected publication invites me to grace their pages. It’s an honor. And a privilege. And ADWEEK is no exception,” the 39-year-old Scandal actress wrote on Instagram. “I love ADWEEK. It’s a publication I appreciate. And learn from. I’ve long followed them on Twitter. And when they invited me to do a cover, I was excited and thrilled. And the truth is, I’m still excited.”
“I’m proud of the article. And I like some of the inside images a great deal. But, I have to be honest…I was taken aback by the cover,” Kerry added. “Look, I’m no stranger to Photoshopping. It happens a lot. In a way, we have become a society of picture adjusters – who doesn’t love a filter?!? And I don’t always take these adjustments to task but I have had the opportunity to address the impact of my altered image in the past and I think it’s a valuable conversation.”
“Yesterday, however, I just felt weary. It felt strange to look at a picture of myself that is so different from what I look like when I look in the mirror. It’s an unfortunate feeling,” she continued.
“That being said. You all have been very kind and supportive. Also, as I’ve said, I’m very proud of the article.”
“There are a few things we discussed in the interview that were left out. Things that are important to me (like: the importance of strong professional support and my awesome professional team) and I’ve been thinking about how to discuss those things with anyone who is interested, in an alternate forum. But until then… Grab this week’s ADWEEK. Read it. I hope you enjoy it. And thank you for being patient with me while I figured out how to post this in a way that felt both celebratory and honest. XOXOXOX.”
James Cooper, the editorial director of Adweek, released a statement saying: “Kerry Washington is a class act . We are honored to have her grace our pages. To clarify, we made minimal adjustments, solely for the cover’s design needs. We meant no disrespect, quite the opposite. We are glad she is enthusiastic about the piece and appreciate her honest comments.”

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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