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mercoledì 26 novembre 2014


ANTEPRIMA - Tutte le serie tv Mediaset da qui al 2015!

COLLEZIONE SERIE TV MEDIASET 2014-2015

PROSEGUIMENTI IN PRIMA TV

ARROW 3 - OGNI LUNEDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
BELIEVE - OGNI MERCOLEDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
CHICAGO FIRE 2 - OGNI VENERDI’ IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
CHICAGO PD - OGNI MERCOLEDI’ IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME
CSI – SCENA DEL CRIMINE 13 – OGNI MARTEDI’ IN PRIMA SERATA SU ITALIA 1
DALLAS 3 - OGNI MERCOLEDì IN PRIMA SERATA SU MYA
DO NO HARM – OGNI MARTEDI’ ORE 00.30 SU ITALIA 1
GOTHAM - OGNI LUNEDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
HOSTAGES - OGNI LUNEDì ORE 23.00 SU CANALE 5
HOW I MET YOUR MOTHER 9 – DAL LUNEDI’ AL VENERDI’ ORE 16.05 SU ITALIA 1
LONGMIRE 2 – OGNI VENERDI’ IN PRIMA SERATA SU TOP CRIME
ORANGE IS THE NEW BLACK 2 - OGNI MARTEDì IN PRIMA SERATA SU MYA
ORPHAN BLACK 2 - OGNI SABATO IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
ROYAL PAINS 6 - OGNI LUNEDì IN PRIMA SERATA SU JOI
SUPER FUN NIGHT - OGNI VENERDì IN PRIMA SERATA SU JOI
SVU 15 - OGNI VENERDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME
THE CARRIE DIARIES 2 - OGNI GIOVEDì IN PRIMA SERATA SU MYA
THE FOLLOWING 2 – OGNI MARTEDI’ ORE 23.00 SU ITALIA 1
THE 100 - OGNI MERCOLEDÌ IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
THE VAMPIRE DIARIES 5 – OGNI MARTEDI’ IN PRIMA SERATA SU LA5 

PARTENZE INEDITE E NUOVE STAGIONI

NOVEMBRE
UNDATEABLE - DAL 25 NOVEMBRE, OGNI MARTEDì  IN PRIMA SERATA SU JOI
MAJOR CRIMES - DAL 26 NOVEMBRE, OGNI MERCOLEDì IN PRIMA SERATA SU RETEQUATTRO

DICEMBRE
DOWNTON ABBEY 4 – DA DICEMBRE, OGNI MARTEDI’ IN PRIMA SERATA SU RETEQUATTRO
MOM - DAL 8 DICEMBRE, DAL LUNEDI' AL VENERDI' ALLE ORE 15.25, ITALIA 1
WHITE COLLAR 5 - DAL 10 DICEMBRE, DAL LUNEDI' AL VENERDI' ALLE ORE 16.45, ITALIA 1
I MOSCHETTIERI - DAL 19 DICEMBRE, OGNI VENERDì IN PRIMA SERATA SU ITALIA 1
MAJOR CRIMES 3 - DAL 26 DICEMBRE, OGNI VENERDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME
RIZZOLI AND ISLES 5 - DAL 29 DICEMBRE, OGNI LUNEDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME

GENNAIO
FLASHITALIA 1 (DATA DA DEFINIRE) 
ARROW 3ITALIA 1 (DATA DA DEFINIRE) 
THE BIG BANG THEORY 8 - DAL 6 GENNAIO,OGNI MARTEDì IN PRIMA SERATA SU JOI
HEMLOCK GROVE - DALL’8 GENNAIO, OGNI GIOVEDì  IN PRIMA SERATA SU MYA
PERSON OF INTEREST 4 - DAL 18 GENNAIO, OGNI DOMENICA IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME 
SUPERNATURAL 8 - DAL 24 GENNAIO, OGNI SABATO IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION 

FEBBRAIO
MOM 2 - DAL 6 FEBBRAIO, OGNI OGNI VENERDì IN PRIMA SERATA SU JOI
GRIMM 4 - DALL’11 FEBBRAIO, OGNI MERCOLEDì  IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
HANNIBAL 2 - DAL 14 FEBBRAIO, OGNI SABATO IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME 
THE ORIGINALS 2 - DAL 22 FEBBRAIO, OGNI DOMENICA IN PRIMA SERATA SU MYA 

MARZO
2 BROKE GIRLS 4 - DAL 3 MARZO , OGNI MARTEDì IN PRIMA SERATA SU JOI
THE MENTALIST 7 - DALL’11 MARZO, OGNI MERCOLEDì, IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME
TRANSPORTER 2 - DAL 17 MARZO OGNI MARTEDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
PRETTY LITTLE LIARS 5 (ULTIMI 12 EPS) - DAL 20 MARZO, OGNI VENERDì IN PRIMA SERATA SU MYA
I ZOMBIE - DAL 24 MARZO, OGNI MARTEDì IN PRIMA SERATA SU MYA
MIKE AND MOLLY 5 - DAL 28 MARZO, OGNI SABATO IN PRIMA SERATA SU JOI
THE MIDDLE 6 - DAL 28 MARZO, OGNI SABATO ALLE ORE 21.40 SU JOI 

APRILE
SUITS 4 - DALL’8 APRILE, OGNI MERCOLEDì IN PRIMA SERATA SU JOI
MURDER IN THE FIRST - DAL 9 APRILE, OGNI GIOVEDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME
THE 100 2 - DAL 24 APRILE, OGNI VENERDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
PARENTHOOD 6 - DAL 22 APRILE, OGNI MERCOLEDì IN PRIMA SERATA SU MYA
SATISFACTION - DAL 22 APRILE, OGNI MERCOLEDì (ORE 22.00) SU MYA 

MAGGIO 
CONSTANTINE - DAL 4 MAGGIO, OGNI LUNEDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
STALKER - DALL’ 8 MAGGIO, OGNI VENERDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME
COVERT AFFAIRS 5 - DAL 7 MAGGIO, OGNI GIOVEDì  IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION 

GIUGNO
I MOSCHETTIERI 2 - DAL 2 GIUGNO, OGNI MARTEDì IN PRIMA SERATA SU PREMIUM ACTION
PARKS AND RECREATION 7 - DAL 3 GIUGNO, OGNI MERCOLEDì IN PRIMA SERATA JOI
THE FOLLOWING 3 - DAL 6 GIUGNO , OGNI SABATO IN PRIMA SERATA SU PREMIUM CRIME 

E SEMPRE NEL 2015
(DATE DA DEFINIRE)

ARROW 4 – PREMIUM ACTION
BUZZY’S - JOI
CHICAGO FIRE 3 – PREMIUM ACTION
CHICAGO PD 2 – PREMIUM CRIME
DUE UOMINI E MEZZO 11 - JOI
FOREVER – PREMIUM CRIME
GOTHAM 2 – PREMIUM ACTION
HART OF DIXIE 4 - MYA
MOTIVE 3 – PREMIUM CRIME
ODYSSEY – PREMIUM ACTION
ORPHAN BLACK 3 – PREMIUM ACTION
SHAMELESS 5 - JOI
STATE OF AFFAIRS - MYA
SVU – 16 – PREMIUM CRIME
THE LAST SHIP 2 – PREMIUM ACTION
THE MYSTERIES OF LAURA – MYA

martedì 25 novembre 2014

NEWS - Clamoroso al Cibali! Bill Cosby rischia di passare alla storia come il più grande stupratore seriale d'America! Ex dipendente NBC rivela: "nessuno sospettava di lui". Spuntano anche una figlia segreta, le avance alla moglie dell"Incredibile Hulk" (!!!) e gli assegni per le vittime (ma in questo caso non si tratta di prostituzione...??!!!)

News remixata da Corriere.it e Ansa
Non c’è pace per Bill Cosby: dopo le numerose accuse di abusi sessuali, ora è un ex dipendente della Nbc a puntare il dito verso il comico, famoso in Italia come padre di famiglia nella sitcom «I Robinson». L’uomo, di nome Frank Scotti, ha rivelato al Daily News di aver consegnato somme di denaro a nome di Cosby ad almeno otto donne diverse nel 1989-1990, per un totale di circa duemila dollari al mese. Scotti, oggi 90enne, ha spiegato che la star a volte gli dava anche borse piene di banconote per i suoi “servizi”. «Aveva ingannato tutti, nessuno sospettava di lui», ha precisato l’ex dipendente della Nbc, spiegando di essere convinto che Cosby andasse a letto con tutte quelle donne, compresa Shawn Thompson, un’ex modella con una figlia che sosteneva Cosby fosse suo padre. I pagamenti sono documentati tra l’altro, sostiene l’uomo, dalle fotocopie di alcuni assegni, che si è premurato di salvare nel tempo. Scotti sostiene anche che Cosby aveva un accordo con un’agenzia di modelle di Manhattan che gli doveva portare giovani donne, anche 16enni, fino in camerino. Nel frattempo anche Jewel Allison, un’altra ex modella, ha raccontato, sempre al Daily News, la sua esperienza sessuale con Cosby, la costrizione a mettere la mano sui suoi genitali e un bacio non desiderato, aggiungendo: «Potremmo essere davanti al più grande stupratore seriale degli Stati Uniti che è riuscito a cavarsela per il più lungo periodo di tempo».
Ad oggi sono otto le donne che ora accusano il 'papa' d'America' di stupro o molestie sessuali. Tra queste anche Carla Ferrigno, moglie di Lou Ferrigno alias l'Incredibile Hulk. La donna ha definito il comico come un vero mostro mentre nel 1967 cercava di respingere le sue avances durante una visita nella sua casa. Ex coniglietta di Playboy, all'epoca Carla Green, la signora Ferrigno ha raccontato che un amico di Cosby aveva combinato un'uscita di coppia anche con l'attore e la moglie. Dopo cena i quattro sono andati a casa Cosby per finire la serata con una partita di biliardo nel seminterrato. "Ad un certo punto mi sono ritrovata sola con lui - ha detto -. Mi ha afferrata e mi ha stretta a lui baciandomi in bocca ma in modo molto brusco. Sono riuscita a svincolarmi e sono scappata'. La donna ha spiegato che ha preferito tacere all'epoca per il timore di non essere creduta. "Ora invece - continua - mi sono sentita incoraggiata da altre donne che si sono fatte avanti". Il coro di accuse contro Cosby hanno totalmente offuscato la sua fama. Nei giorni scorsi sia Nbc che Netflix hanno deciso di cancellare due show con protagonista il comico. Al momento Cosby si e' rifiutato di rispondere alle accuse e ha anche cancellato un'apparizione al David Letterman Show.
NEWS - Da stasera "Undateable" su Joi, il "Friends 2.0" dallo stesso autore della celebre sit-com ( e anche di "Scrubs", "Cougar Town", "La tata"...)
"Undateable" (in anteprima assoluta su Joi da stasera, ogni martedì) è, secondo i critici Usa, "LA sit-com dell'anno". Un gruppo di "Friends" sulla trentina si ritrova ad essere, per un motivo o per l'altro, non... frequentabile. Ovvero: non fidanzabile. Lo stesso protagonista Danny Burton - interpretato da Chris D'Elia - seppur donnaiolo impenitente, non riesce a gestire il rapporto con l'altro sesso se non per una notte e via. La firma della sit-com, già rinnovata per la seconda stagione, è DOC: quel Bill Lawrence già dietro i successi di "Friends", "Scrubs", "La tata" e "Cougar Town". La storia di fondo è basata sul best-seller "Undateable: 311 Things Guys Do That Guarantee They Won't Be Dating Or Having Sex" di Ellen Rakieten e Anne Coyle, sui comodini di tutti i single più aspiranti playboy d'America. Eva Amurri ("Californication") è tra i volti femminili del cast, nei panni dell'ex fidanzata di Danny. Lawrence firma da produttore esecutivo insieme all'ideatore Adam Sztykiel. Secondo Brian Lowry di "Variety" la sit-com è "una versione moderna della sindrome di Peter Pan: uomini che attraverso una vita libertina si rifiutano di crescere, spaventati dal romanticismo femminile e convinti che cucinare la colazione la mattina dopo sia un passo troppo impegnativo".

lunedì 24 novembre 2014

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Chicago PD" e la ripetizione del procedural che rassicura
"Quando un'idea televisiva funziona, e non accade troppo spesso, la si può replicare con minime variazioni. È questo il processo mentale che, a ogni stagione, conduce un sistema produttivo industriale come quello statunitense a inondare il mercato (e il tempo degli spettatori) di spin-off: un personaggio, un mestiere, una tecnica si ripetono in uno scenario mutato. Ormai il procedural, il caro vecchio genere poliziesco, adotta questa strategia con il pilota automatico: CSI è stato a Las Vegas, a Miami, a New York e tra poco sarà anche Cyber; NCIS da Washington va a Los Angeles e a New Orleans. La nuova serie Chicago PD (Premium Crime, venerdì, ore 21.15) è un'eccezione solo parziale: in questo caso, rispetto al telefilm di partenza Chicago Fire, resta stabile la città e cambia il mestiere dei personaggi: là vigili del fuoco, qui poliziotti di un'apposita unità di intelligence. Il collegamento tra le due serie è dato solo da alcuni personaggi minori e dalle loro relazioni private, familiari o di amicizia. Per il resto, tutto comincia da capo, senza troppi lacci e lacciuoli. Creata dal veterano Dick Wolf (già al lavoro su Hill Street Blues, e autore di Miami Vice, di Law & Order e dei suoi vari succedanei) e da Matt Olmstead, la serie è per il resto piuttosto classica, con tutti gli stereotipi al loro posto. Hank Voight (Jason Beghe) è un detective solo contro tutti, appena uscito di galera, forse corrotto o comunque compromesso.Attorno a lui la coralità di una squadra, con varie generazioni, gender ed etnie rappresentate: personalità diverse, impegnate nella stessa lotta contro un male sfuggente. Anche se il mondo rappresentato è impregnato di violenza, l'eterna ripetizione del procedural ci offre un approdo già conosciuto. E così, contro ogni previsione, ci rassicura". (Aldo Grasso, 21.11.2014)
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

domenica 23 novembre 2014

GOSSIP - Il pett-alo di Rose! Tremate, tremate, la "strega" McGowan è tornata: come mamma e Manson l'hanno (ri)fatta, sul nuovo numero di "Flaunt"...
 Tutte le foto le trovi qui:

sabato 22 novembre 2014

GOSSIP - Lilly-Put! L'indimenticata interprete di Kate in "Lost" scrive libri per bambini, si veste con orripilante gonna-tovaglia pronta al pic-nic e finisce sulla cover di "Fashion" (sicuramente diretta da miopi allo sbando)!

Evangeline Lilly goes for quite a bold look while arriving to sign copies of her new book “The Squickerwonkers” at the Barnes & Noble Tribeca on Monday (November 17) in New York City.
The 35-year-old The Hobbit actress put on a farm inspired look to promote her children’s book, which hits shelves tomorrow. Be sure to purchase your copy!
Evangeline is also on the cover of the Winter 2014 issue of Fashion magazine and chatted about plastic surgery in Hollywood.
“I think women in Hollywood who don’t do Botox and plastic surgery are revered, I revere them…My plan is to never go there. I’m too vain to get plastic surgery because I don’t like how it looks, and I want to look my best,” Evangeline said.

venerdì 21 novembre 2014

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Guess...Who! La strana coppia: Matt Smith+Natalie Dormer in "Patient Zero"!

News tratta da Deadline.com
Matt Smith will star in Screen Gems’ Patient Zero opposite Natalie Dormer. Stefan Ruzowitzky is directing the Mike Le-scripted action thriller and Vincent Newman is producing.
In Patient Zero, an unprecedented global pandemic of a super strain of rabies has resulted in the evolution of a new species driven by violence. An inexplicably immune human survivor with the ability to communicate with this new species must spearhead a hunt for Patient Zero in order to find a cure to save his infected wife and humanity.
Best known for starring in the BBC series Doctor Who, Smith has stepped it up on the feature front. He stars in Screen Gems’ production Pride And Prejudice And Zombies, as well as Paramount and Skydance’s Terminator: Genisys. Smith most recently played a key supporting role in Ryan Gosling’s directorial debut Lost River opposite Christina Hendricks, Saoirse Ronan and Eva Mendes.
Dormer has been building feature credits that include The Hunger Games: Mockingjay Parts 1 & 2, Rush and Captain America: The First Avenger. She is best known for playing Margaery Tyrell, as queen on HBO’s Game Of Thrones.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

giovedì 20 novembre 2014

NEWS - Epocale: Nielsen misurerà gli ascolti di Netflix e Amazon dal prossimo mese!

Articolo tratto dal "Wall Street Journal"
Even as Netflix Inc. and other streaming-video providers have expanded to reach 40% of American homes, they have largely remained black boxes. They have refused to share data on how many viewers watch TV shows on their services, and there has been little independent data.
Next month, that will change, when Nielsen begins measuring viewership of TV on subscription online video services for the first time, according to Nielsen client documents reviewed by The Wall Street Journal.
The new measurement capability, which Nielsen meters can deliver without the assent of services like Netflix and Amazon.com ’s Prime Instant Video, will analyze the audio components of the program to identify which shows are being streamed. (Nielsen is still working on a way to measure subscription-video viewing on mobile devices, where such technology won’t work.)
The effort is designed to help content owners learn more about the impact of licensing their programs to these streaming players. Big media companies have been generating revenue growth by selling Netflix and Amazon streaming rights to their TV shows, but some are worried that in the long run they could hurt their viewership on traditional, ad-supported television, where they still make the vast majority of their money.
“Our clients will be able to look at their programs and understand: Is putting content on Netflix impacting the viewership on linear and traditional VOD [video on demand]?” said Brian Fuhrer, a a senior vice president at Nielsen.
Netflix and Amazon declined to comment.
The data could ripple through Hollywood, changing the power dynamics in the negotiations between streaming sites and TV studios that license them content.
Currently, the streaming sites have outsize leverage when deals come up for renewal, since only they know how much a show was viewed. The information also will likely help talent in their negotiations with studios.
The Nielsen documents also contain some of the strongest data to date suggesting that time spent on these streaming services is meaningfully eating into traditional television viewing. Television viewing is down 7% for the month ended Oct. 27 from a year earlier among adults 18 to 49, a demographic that advertisers pay a premium to reach.
Meanwhile, subscribership to streaming video services has jumped to 40% of households in September, up from 34% in January, Nielsen found. That is a rate of growth that advertising agency executives who saw the Nielsen document said they found shocking. Netflix accounts for the vast majority of the viewership.
After people sign up for streaming video services, they watch less TV than they used to, Nielsen found: 20% less, in the 18-34 demographic, and 19% less in 25-54.
The report also found that people who are video subscribers, on the whole, watch less TV than nonsubscribers: 20% less, among 18 to 49-year-olds.
“There is a certain indication that as you acquire (subscription online video), your television use, in terms of traditional television use, is going down,” said Dounia Turrill, Nielsen’s senior vice president, client insights. But she said that overall video usage is increasing and that more data are needed to draw definitive conclusions.
As television viewership dropped 8% in the 18-49 demographic in the third quarter, media executives stuck to their regular script—largely playing down the notion that Netflix and other streaming services are sucking away viewers.
The media executives say they aren’t getting full credit from Nielsen for consumption of their content on digital platforms. And they say Nielsen’s decision to count broadband-only homes in its measurement sample accounts for part of the decline in ratings. Philippe Dauman , chief executive of Viacom Inc., which owns Comedy Central and MTV, last week said existing measurement services had “not caught up to the marketplace.” Viacom has experienced double-digit ratings declines at its major networks, including Nickelodeon.
Mr. Dauman cited industry data from comScore, Diffusion Group and Nielsen, showing that the number of minutes of TV shows consumed on subscription video platforms represented just 2% to 3% of the total number of minutes consumed on traditional TV channels.
Todd Juenger, an analyst at Sanford Bernstein, believes that increased streaming video consumption is the greatest driver of television’s audience declines—and that those viewers aren’t coming back. He says media companies are injuring themselves when they license their content to companies like Netflix, pocketing the profits in the short term, but feeding a beast that will devour them in the long term.
“You are taking viewers out of the ad-supported universe and putting them into the non-ad-supported universe,” he said. “I don’t see how that’s good for the economic health of the content industry.”
At the moment, Hulu—which has a free, ad-supported version—is the only one of the three biggest streaming video players that works with Nielsen to have its audience measured, and only on desktop computers, according to a person familiar with the matter.
The new measurement service starting next month will cover Netflix and Amazon, even though they aren’t actively participating. Netflix has said in the past that it doesn’t need to release its viewership data since it doesn’t sell advertising.
In the beginning, companies will be able to view program ratings only for their own content. But as the tool ramps up, clients will likely be able to subscribe to syndicated viewership data to see ratings of their competitors, just as they do now with traditional TV ratings, Mr. Fuhrer said.

mercoledì 19 novembre 2014

GOSSIP - Il Cosby-gate s'allarga! L'ex modella Janice Dickinson esce allo scoperto in video accusando l'ex Robinson di molestie

Janice Dickinson has made some shocking claims against Bill Cosby and says that the comedian drugged her and sexually assaulted her back in 1982. The 59-year-old model and reality star says that she was summoned to Lake Tahoe by Bill to talk about her professional future and she remembers being given a pill and some red wine in her hotel room before blacking out and being raped. “The next morning I woke up, and I wasn’t wearing my pajamas, and I remember before I passed out that I had been sexually assaulted by this man,” Janice said in an interview with Entertainment Tonight. “Before I woke up in the morning, the last thing I remember was Bill Cosby in a patchwork robe, dropping his robe and getting on top of me.”
“I’m doing this because it’s the right thing to do, and it happened to me, and this is the true story,” she added.
Janice‘s allegations come just days after Mr. Cosby was accused of rape by several women.

IL VIDEO DELLA CONFESSIONE:

martedì 18 novembre 2014

NEWS - Clamoroso al Cibali! "Sons of Anarchy" sotto accusa dal Parents Television Council (il Moige Usa): "l'ultima puntata è stata pornografia pura" (tutti i protagonisti impegnati in atti sessuali espliciti di varia natura)

News tratta da "Entertainment Weekly"
What, can’t a basic cable drama have nearly three-minute long graphic sex montage showing nearly every major member of its cast engaged in all sorts of lusty hardcore acts?
Apparently not without angering a certain parents group.
The Parents Television Council is unloading on FX’s Sons of Anarchy, which opened last Tuesday’s episode with a series of sex scenes. The sequence rather effectively illustrated the widely varying range emotional states and romantic relationships of the main characters—while also serving up a hearty eyeful of Charlie Hunnam’s bare butt.
The scene featured six couples indulging in various acts (and one character giving herself solo pleasure) and was dubbed “the f–ktage” by show insiders.
“It’s official: In order to watch cable news, ESPN, Disney or the History Channel, every family in America must now also pay for pornography on FX,” said PTC president Tim Winter. “Last week’s episode of Sons of Anarchy opened with the most sexually explicit content we’ve ever seen on basic cable, content normally found on premium subscription networks like HBO or Showtime … If FX wants to be like HBO and air this kind of explicit content, then they should become a premium network … Families should not be forced to underwrite pornography. Cable Choice is a solution whose time has come, and there could hardly be a better example of it than this.”
FX declined to comment and show creator Kurt Sutter had no immediate comment. It’s worth noting that the series airs at 10 p.m. and FX runs a TV-MA advisory warning before the show and after every commercial break.
The PTC has decried a wide range of TV subjects, from the decidedly silly (protesting Adult Swim for making cartoons for adults, and MTV for what Nicki Minaj might do at the VMAs) to the arguably valid (inaccurate content ratings; ABC segueing from a Charlie Brown special into a Scandal sex scene).
The organization previously targeted SOA last year, when the show had a sequence involving a school shooting. At the time, Sutter responded: “The PTC—I would imagine these are not evil people, but they’re just not very intelligent or intuitive people. … The fact that these people want to be monitoring what my children watch is terrifying … whenever that stuff crosses the line into censorship, it’s just scary, not just on a creative level but on a personal level.”
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA REPUBBLICA
Rai, Mediaset e Sky: la sfida si fa serial aspettando Netflix
"Per la televisione in crisi l’ultimo business è la fiction. Sparito il cinema di genere, sono Gomorra, Romanzo criminale, Don Matteo, Montalbano, House of cards a dominare sul piccolo schermo. Nella sola stagione 2014-2015 la fiction supererà sulle reti generaliste le 6mila ore di programmazione: un mercato enorme, nel quale si muovono pochi produttori che si contendono ascolti e incassi in una battaglia che è la vera nuova frontiera della televisione. C hi vince comanda e in cassa fa il pieno, orientando anche le strategie delle reti. I padroni del mercato Nel mondo i primi tre produttori di serie sono Endemol (colosso acquisito da Murdoch dopo l’uscita di Mediaset nel 2012, con 80 società operative in 26 Paesi del mondo, con circa 1,4 miliardi di euro di fatturato) Fremantle Media (che fattura circa 1,7 miliardi di euro) e Zodiak (con un catalogo di 20mila ore, oltre 600 milioni di euro di ricavi prodotti nel 2013). Senza dimenticare Hbo (sigla di Home Box Office), di proprietà della Time Warner una delle emittenti tv via cavo più popolari degli Stati Uniti, con oltre 32 milioni di abbonati con un fatturato di 1,3 miliardi di dollari. Tra le serie d’autore I Soprano, Girls, Veep, Boardwalk Empire. E il fenomeno Netflix, servizio online di contenuti in streaming che ha realizzato uno dei prodotti migliori dell’anno, House of cards e il rivoluzionario Orange Is The New Black. Presieduta da Reed Hastings, ha visto crescere il fatturato a 4,4 miliardi di dollari. La La produzione di fiction italiana vale intorno ai 300 milioni di euro.
Una torta che in Rai si spartiscono cinque società esterne, le cosiddette «cinque sorelle», che assorbivano parte consistente del bilancio della tv pubblica per fornitura di contenuti. Ai primi tre posti: la Lux Vide, la Fremantle Media e la Publispei. La fiction salva la tv generalista, ma non è stata risparmiata dalla crisi: nel 2008 Rai e Mediaset investivano oltre 500 milioni di euro, che si sono ora ridotti a 300, ma l’industria dell’audiovisivo resta un business importante con i suoi 70mila addetti. Dei 300 milioni si può valutare che circa 220 vadano alla produzione indipendente. Infatti, mentre la Rai investe solo su società indipendenti, Mediaset opera prevalentemente attraverso società di sua totale o parziale proprietà. Le produzioni italiane hanno un problema di costi e di risorse. Il costo medio orario della fiction generalista alta è al di sotto del milione. Sono le tv, acquisendone quasi in toto i diritti che finanziano la maggior parte, mentre la quota che si recupera dal mercato internazionale è inferiore al 10%.
Il volume di investimento di Sky non è dell’ordine di grandezza di quello di Rai e Mediaset. Le generaliste richiedono attori noti e costosi; Sky può invece puntare su attori bravi ma meno conosciuti. Però, facendo parte di un grande gruppo internazionale, può contare su una percentuale di ricavi esteri molto più elevata. Per Romanzo criminale è stata del 30%; per Gomorra del 35% circa; per Zero zero zero si prevede oltre il 60%. Un futuro targato Netflix. I giovani usano il computer, il palinsesto è «su misura». Netflix, il servizio che sta rivoluzionando la tv, forte di 60 milioni di abbonati nel mondo, dovrebbe sbarcare in Italia alla fine del 2015. House of cards con Kevin Spacey è la prima serie distribuita superando il concetto di palinsesto: 13 episodi messi online lasciando agli abbonati la scelta su come vederli. «Credo che sia il cambiamento più profondo» ha spiegato Ted Sarandos, 48 anni, presidente per i contenuti alla Netflix. «Chi scrive per noi sa che dovrà scrivere una cosa più simile a un film di 13 ore». Ma la vera rivoluzione è nell’organizzazione e nel sistema di selezione delle storie su cui puntare. Spiega Sarandos: «È molto meno rischioso produrre così che realizzare 50-70 piloti all’anno - in gran parte buttati - come fanno i network». Il budget annuale per i contenuti è di 2 miliardi di dollari, il 10% dei quali destinato alla programmazione originale. Basteranno una decina di euro per avere a disposizione tutte le serie sul proprio televisore o sul tablet. Finora le tv italiane sono rimaste al riparo da Netflix per il ritardo della rete a banda larga italiana: senza una buona connessione Internet, infatti, la qualità dello streaming si riduce. Ma questo ritardo ha dato la possibilità ai concorrenti italiani di guadagnare tempo. «Siamo tranquillissimi» risponde Andrea Scrosati, executive vice president programming di Sky Italia «la nostra offerta in streaming già esiste, naturalmente i diversi operatori si differenzieranno per il prezzo ma soprattutto per i contenuti. Le serie italiane sono motivo di orgoglio: Gomorra è stata venduta in 105 paesi, stiamo producendo la serie di Paolo Sorrentino sul Papa. Il pubblico vuole la qualità».
«L’arrivo di Netflix - ribatte Lorenzo Mieli, ad di Fremantle Media Italia - è favorito dal lavoro immenso che ha fatto Sky in questi anni: lo spostamento dal cinema alla televisione non riguarda solo la tv, è un fenomeno gigantesco. Ci sono società che hanno fatto solo cinema e che si stanno riconvertendo, è un mercato enorme, in crescita. Netflix ha un modello di business tutto suo: acquisice il 100% dei diritti ma paga il producer fee, una tariffa molto alta rispetto all’Italia. Potrà essere possibile fare fiction italianissime che viaggiano nel mondo». Le strategie. «Quanto serve la fiction al Paese e quanto aiuta a forgiare un’identità? » si chiede Marco Follini, presidente dell’Apt, l’associazione dei produttori televisivi. «L’industria va difesa ma c’è ancora molto da fare. Dal momento in cui la Rai esprime interesse per un progetto al contratto esecutivo passano mesi. Questa catena burocratica deve essere accorciata. L’aver aperto alla possibilità di presentare progetti online mi sembra una misura di trasparenza apprezzabile. Ma si deve intervenire anche sul trattamento dei diritti, oggi penalizzante: contestiamo la cessione in perpetuo e vanno tutelati i margini di autonomia e indipendenza delle produzioni esterne». Se migliaia di turisti italiani e stranieri hanno scoperto la Sicilia grazie a Montalbano e si moltiplicano le gite in Umbria per ripercorrere le strade di Don Matteo, le varie Film Commission dalla Puglia al Piemonte al Trentino Alto Adige, lavorano per promuovere il territorio attraverso la fiction. «È un circolo virtuoso» spiega Eleonora «Tinny» Andreatta, capo di Raifiction, 200 milioni di euro di budget (400 ore di fiction e più di 100 ore di cartoon). «Cerchiamo di differenziare l’offerta spiega - per parlare a molti pubblici. Abbiamo sostenuto la politica del girare in Italia, per valorizzare il nostro territorio. I soldi spesi nella produzione italiana tornano moltiplicati al Paese. Grazie al tax credit l’Italia può diventare un centro di produzione internazionale. Ora puntiamo anche sul Web: “Braccialetti rossi” insegna che l’attività dei social network funziona e il Web riporta il pubblico giovane davanti alla tv». Antonino Antonucci Ferrara, a capo della fiction di Mediaset, fa i conti coi tagli: «Abbiamo soldi per fare un centinaio di serate. Rispetto agli americani non c’è discussione, lì oltre alla genialità degli autori c’è una spesa per il prodotto che supera i 5 milioni di dollari a puntata. Abbiamo abbassato i costi, i budget non sono più quelli di una volta. Ma è un momento buono per la creatività, puntando sui giovani sceneggiatori e coinvolgendo i produttori di cinema». Gli investimenti di fiction di Rai e Mediaset dal 2008 a oggi: la crisi ha colpito l’industria. Nel 2014 il budget si attesta sui 300 milioni. La fiction italiana è soprattutto legata alle produzioni più popolari, non stupisce quindi che a guidare la classifica dei titoli più visti siano tutte produzioni di RaiUno. In testa la serie interpretata da Terence Hill". (Silvia Fumarola, 17.11.2014)

domenica 16 novembre 2014

GOSSIP - Claire Danes su "Glamour" UK a tutto photoshop con t-shirt dei Def Leppard: "mio marito Hugh Dancy degno di 'Downton Abbey"!
Claire Danes flashes her beautiful smile on the cover of Glamour UK‘s December 2014 issue.
Here is what the 35-year-old Homeland actress had to share with the mag:
On her infamous cry face on Homeland: “I’ve never been terribly preoccupied with how I look performing. Certainly Carrie is not defined by her attractiveness.”
On her husband Hugh Dancy: “He is a gentleman. Downton Abbey-esque? I guess. He was raised well, went to great schools, he’s a clever guy and he makes me giggle… I scored. I lucked out, big-time! But when you’re truly intimate with somebody, they tend to lose their physical shape, you see through them. Occasionally I’ll wake up and notice his… form. And I’ll be, ‘Oh, wow. Dude. Is a looker.’ Then I get shy, all over again. It’s not why I love him, but it’s a very nice bonus.
On not working with Damian Lewis anymore: “I miss acting with Damian, first and foremost. He is an extraordinarily gifted performer. I also miss his friendship, he’s a very bright, funny chap, who adores his wife and kids. It’s rare to find someone equally as talented as he is kind and sane.”
For more from Claire, visit GlamourMagazine.co.uk!

venerdì 14 novembre 2014

NEWS/L'EDICOLA DI LOU - Tv americana al collasso? "Variety" lo aveva predettto un mesetto fa (con tanto di cover): troppi titoli (145 serie in prima serata, +14% rispetto all'anno scorso) e previsioni bulimiche (350 progetti seriali ordinati fino all'estate!). Domanda: quanti di questi spaccheranno e quanti scoppieranno?  

Articolo di Cynthia Littleton per "Variety"

Even the most devoted couch potatoes may be overwhelmed by the deluge of new and returning series premieres that will unspool over the next year. And they’re not the only ones.
Industry executives are quietly starting to use the B-word — “bubble” — in surveying the landscape of scripted skeins across the dozens of broadcast, cable and digital outlets that are serving up original programming. That growth has been fueled by the windfall of licensing revenue from expanding international sales and digital platforms that barely existed a decade ago.
But after a more than 1,000% spike since 1999 in the number of scripted series produced for just pay and basic cable, there are growing concerns, even among those in the production world, about the unwelcome consequences of so much capital chasing talent, viewers and, most important, off-network profits.
At a time when every aspect of the traditional television business is in the throes of transition, some see big losses and a decrease in volume as inevitable, and soon. According to Variety research, broadcast and cable networks this year have aired 145 scripted original primetime series and miniseries, a 14% increase over the same frame in 2013. At least 350 new and returning scripted series have been ordered for the 2014-15 television cycle (including summer 2015), and that’s not including digital outlets. The long-tail theory may not be long enough to support this exponential boom in high-end production.
“Everybody is enjoying Netflix’s emergence as a buyer of all this scripted content, but what we worry about here is supply and demand,” said Michael Nathanson, a veteran media biz analyst and partner in the research firm MoffettNathanson. “The supply of dramas is increasing to the point where in the coming years, there are just going to be too many shows.”
FX Networks chief John Landgraf sees the expansion as a symptom of the audience fragmentation that’s been a fact of life for programmers for decades. He noted the number of scripted series on broadcast TV is actually down about 15% from its peak in the early 2000s — with lower-cost, unscripted shows making up the difference — and he sees a similar scenario on the horizon for pay and basic cable.
“The question is when does the fragmentation become so great that the ability to sustain and nurture these programs from a financial perspective become compromised,” Landgraf said. “We’re probably getting real close to the end of the growth curve for premium and basic cable right now.”
Industry veterans said that the biggest issues resulting from the gusher of production include:
» A significant spike in the cost of securing top talent and sought-after source material, from hot scripts to life rights to existing books and movies.
» Rising prices for crews, equipment, stages and locations, among other necessary ingredients for production.
» Higher demand for promotional time coupled with declining ratings for linear channels, making marketing campaigns more costly and less effective.
» Top cable nets cutting back on off-network buys because of increased commitments to original programming.
» Netflix gaining outsized influence due to its growing clout as an off-net buyer.
The skyrocketing number of scripted series flooding the airwaves has, of course, coincided with an equally dramatic shift in the way people that watch TV. Time-shifted viewing patterns are becoming the norm, and that in turn is having a huge impact on how producers make money on content, from the first exhibition window to long-term library value.
The world’s biggest media congloms are more invested in television programming than ever before, because cable networks and content-licensing are the main profit drivers for Disney, 21st Century Fox, Comcast, Time Warner and CBS Corp. But even the biggest players are facing the how-much-is-too-much question, and adjusting to new financial realities.
“We’re in an evolving ecosystem,” said NBCUniversal Cable Entertainment Studio president and chief content officer Jeff Wachtel. “There will be some version of a winnowing where the business says, ‘Let the strong survive.’ But it’s also about recalibrating our expectations as viewing patterns shift.”

The focus on content production is reflected by recent exec moves at the majors, from Wachtel’s appointment last year to rev up NBCUniversal’s cable studio to feed its inhouse channels as well as non-NBCU outlets, to the restructuring in July that put Fox Broadcasting’s programming operations under the guidance of 20th Century Fox TV studio chiefs Dana Walden and Gary Newman.
Elsewhere on the Fox lot, FX Networks has stepped up activity at FX Prods. now that it has to feed two general-entertainment nets (FX and FXX). Having greater control over more of its programming gives it the ability to profit from content licensing well beyond FX Networks’ walls, and lets the cabler afford more shows.
“If your business strategy is predicated on having hits and hits alone, it’s going to be very fragile,” Landgraf said. “We started FX Prods. because we couldn’t figure out how to pay for as many shows as we wanted. We chose to build a (financial) plan based on what was achievable for us through content ownership.”
The glut of programming has helped drive consumers’ embrace of the time-shifting options that are challenging traditional ad-supported network business models. Sunday night, even in the summer months, is a war zone of competing prestige series that taxes the DVR storage ability in many homes.
With every new show, the dependence on time-shifted viewing for ratings points grows for all but the biggest hits. As more viewers embrace binge-viewing — waiting to watch multiple episodes in one sitting — measurement and monetization questions become even more muddied.
“It’s as if you had a retail store that used to be open in one location from 9 to 5, and now there’s one on every corner that is open 24 hours a day,” said CBS Corp. chief research officer David Poltrack. “With greater access to all programming, it’s no surprise that it’s the hit network shows that gain the most. With so much time-shifted viewing going to the (broadcast) networks, the question for cable becomes, at what point does the return on investment in developing and launching new programming become challenged?”
To some, the current moment in TV echoes the era of irrational exuberance on Wall Street. Venture capital and private equity have been flowing into TV in the form of independent production entities such as Media Rights Capital, which made its mark with Net­flix’s “House of Cards”; and Georgeville, with backing from India’s Reliance.
“It sometimes feels like the Internet bubble in the early 2000s. You had a jillion startups and lots of money pouring in,” said a veteran production exec. “The bubble burst because there was massive failure. Some version of that will occur here. Some of the smaller outlets taking big shots will not be able to keep investing at this level.”
Call it the AMC effect. The dawn of “Mad Men” in 2007 quickly transformed the cabler from a second-tier movie channel to an Emmy-winning contender that saw its market value more than triple because of its targeted investment in original scripted series.
The same strategy had worked for FX with “The Shield” a few years earlier, but AMC’s metamorphosis was more surprising because of its relative lack of resources compared with FX and what was then News Corp.
Today, channels across the listings grid — from CMT and E! to WGN America and We TV — are looking for that same bounce by fielding what they hope will become signature series.
Netflix’s bold entry into the same territory has been nothing short of a stimulus for the creative community. The netcaster’s big upfront commitments, starting with its two-season order for “House of Cards” in 2012, and HBO-sized budgets, have upped the ante for all top-tier networks. Hulu and Amazon Prime to date haven’t been as free-spending on originals, but they are still factors in the marketplace, as is Yahoo.
There’s so much competition now that the broadcast networks, which used to be the first stop for creative talent, struggle during pilot season to find seasoned writers, directors and producers who aren’t tied up on existing shows.
The hunt for talent has driven up prices, particularly for experienced showrunners and established actors. Showrunners who were making $30,000-$35,000 an episode after the cutbacks that followed the 2007 writers strike and 2009 economic crisis are in many cases now able to command $50,000-$60,000 per episode, along with rich overall deals. Below-the-line costs and equipment rentals have seen a similar spike, especially in states that have become production magnets because of tax incentives: New York, Louisiana, North Carolina, New Mexico and Georgia.
Execs note that in the past two years, the traditional discount in salaries for creative talent working on cable shows vs. broadcast has essentially disappeared. “If you want anything good, you have to pay for it,” said one seasoned exec. “The talent agency community has been very effective at equalizing rates among media.”
The rising costs of content production are all the more sensitive considering the surplus of shows has likely contributed to a thinning of margins from TV advertising revenue. The more the audience fragments, the more linear ratings erode. Stemming this shortfall has meant an increasing dependence on after-market licensing for profitability, which in turn has given considerable leverage to deep-pocketed Netflix as the rest of the syndication marketplace shrinks.
Studios traditionally made their money from syndication sales rather than the firstrun license fee, but SVOD and international sales have become the linchpin. With the right properties, execs boast that shows can now be in the black from day one, thanks to a patchwork quilt of premium network license fees, worldwide and SVOD sales.
Netflix demonstrated the industry’s new economics in a pact that jolted the programming marketplace earlier this month, locking up rights to Warner Bros. TV’s Fox drama “Gotham” for at least $1.75 million per episode. The deal was significant for two reasons: It came weeks before the show’s network premiere, and it included all of Netflix’s worldwide territories.
Such all-encompassing pacts for rights in all markets served by an SVOD platform are becoming the norm, industry vets say — and these deals chip away at the studio’s ability to sell a show to the highest bidder in every overseas market.
Netflix has used its market clout to deter content owners from making all current-season episodes of a show available via ad-supported streaming or VOD platforms by letting it be known that it will pay less for shows that have had such broad exposure. Fox will be able to offer only five episodes of “Gotham” at a time via on-demand platforms, which is a standard template for Warner Bros. and other studios to maximize a show’s after-market value. The restriction has led to tensions between studios and networks over so-called stacking rights as networks look to enhance their own VOD offerings.
“The ‘Gotham’ SVOD announcement made us once again stop and think about Netflix’s ever-increasing hegemony, and the proper balance between the now and the future for global media content and distribution companies,” Rich Greenfield, media analyst for BTIG Research, wrote in a Sept. 4 blog post. “We have continually questioned media companies’ strategy in ‘taking the check’ enabling a new video powerhouse that could ultimately undo the current video ecosystem vs. building their own direct-to-consumer business.”
What also worries observers like Nathanson is how much shows that don’t have the sizzle of a “Gotham” might lose amid the flood of product. In the fourth quarter of 2013, AMC Networks took a bigger-than-expected writedown of $52 million on two canceled shows: “Low Winter Sun” and “The Killing” (the latter was resurrected for a final-season run on Netflix this year). Between production costs and marketing expenditures, cable programming is becoming as pricey as broadcast fare to produce.
“People like to say ‘content is king,’ ” Nathanson said. “I say ‘great content is king.’ And there’s just not that much great content out there.”
Perhaps the biggest challenge facing TV’s creative community overall is the need to adapt to new ways of doing business and new definitions of success. In an on-demand environment, networks need to think as much about how they serve as curators of content as they do about investing in “watch tonight!” ballyhoo; and studios need to find better means of measuring the “stickiness” of shows beyond Nielsen ratings.
“Our business is evolving from a pure home run business to one that focuses on what succeeds on (different) platforms,” said NBCU’s Wachtel.
Landgraf echoed that sentiment, and noted that the staggering level of engagement viewers now have with favorite programs is a big reason why networks small and large want a bigger menu of original series.
“I see this cresting wave and all of these challenges, and yet people’s love of the content has never been greater,” he said. “I see various forces driving the total number of series probably beyond what could be sustained in the long run. But I don’t see a cliff.”

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