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giovedì 23 aprile 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Banshee" il male si insinua in un recinto protetto
"Vale la pena dare un'occhiata a «Banshee - La città del male», la serie americana che tra i suoi produttori esecutivi vanta una firma molto prestigiosa, quella di Alan Ball. Dopo la raffinata saga della famiglia di «sotterramorti» raccontata in «Six Feet Under» e dopo «True Blood», il fantasy popolato da vampiri e altre creature sovrannaturali, Ball è tornato alla tv con un telefilm realizzato per il canale Cinemax (legato al celebre HBO). «Banshee», di cui su Sky Atlantic è iniziata la seconda stagione, prende il nome da una minuscola cittadina dove tutti si conoscono e ai cui margini vive una piccola comunità Amish, un gruppo di protestanti di origine tedesca che vive di agricoltura e rifiuta il progresso tecnologico, basando la propria identità e la propria organizzazione sociale su indissolubili legami familiari (venerdì, ore 21.10). Il punto di partenza della serie è un furto d'identità: un misterioso ex detenuto esce di prigione e si spaccia per Lucas Hood, appena nominato sceriffo della città. Il suo obiettivo è ritrovare l'amante e complice Anastasia, che vive proprio a Banshee insieme alla nuova famiglia che si è costruita. Le cose non filano proprio lisce e presto la cittadina si rivela piena di lati oscuri e terribili segreti, soprattutto legati al boss criminale Kai Proctor, che Hood deve gestire. Va a finire che il male s'insinua anche nel recinto protetto della comunità Amish e nella riserva indiana che costituisce l'ambiente principale della seconda stagione. Se una delle tendenze più forti delle serie contemporanee è quella di puntare tutto sull'approfondimento psicologico dei personaggi, sull'evoluzione dei loro caratteri, «Banshee» segue una strada diversa: racconta la sua storia con uno stile visivo molto forte, sfacciato, e basa il suo fascino su colpi di scena continui e sequenze d'azione molto d'impatto. Tra i suoi creatori c'è anche il romanziere Jonathan Tropper". (Aldo Grasso, 20.04.2015)

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