NEWS - Ascolti, tutti pazzi per "Dr.House" 2/ Aldo Grasso: "è la rivincita di chi non ha mai smesso di credere nella buona tv"
"La vittoria di 'Dr. House' è bella e importante come una rivincita, la meravigliosa rivincita di chi non hai mai smesso di credere nella buona tv. Se Gregory House è 'l' unico medico che lavora contro la sua volontà' (come ama dire di sé) anche i telefilm americani si stanno affermando quasi contro la volontà dei direttori di rete. L' aspetto più interessante della sua vittoria, infatti, è che le reti generaliste (principalmente Italia 1 e Raidue) stanno smettendo di trattare il telefilm come un riempitivo. Finora ne avevano fatto carne da macello, usandolo come tappabuchi, alterandone la programmazione e la fisiologia (tre puntate per sera), sostenendolo quasi controvoglia. Adesso sembrano aver capito la lezione che viene dalle reti satellitari: regolarità, cadenza, rispetto per il testo e per il pubblico. La sensazione è che nei telefilm si lavori, appunto, per un pubblico che sta diventando sempre più decisivo nella spartizione dell' audience, per un linguaggio sciolto da ogni vincolo di obbedienza ideologica o sociale. Mai come ora la tv sembra una mela (quella del peccato originale) spaccata in due. Da una parte, con il sostegno della pay tv, si afferma il telefilm come oggetto di consumo culturale (la serialità diventa lo specifico di questa metà 'nobile' del mezzo), come capacità di cogliere e rappresentare l' aspetto contraddittorio della realtà, come se la tv fosse ancora uno specchio 'magico', 'letterario'. Dall' altra, si assiste alla crescita del reality come strumento privilegiato (e a basso costo) per dare un senso spettacolare alla vita, per colorare il grigiore quotidiano e per 'mostrare' la realtà, entrando in corto circuito con la medesima. Sfortunatamente, di reality, cominciano a essercene troppi, il genere si sta inflazionando, il carattere 'feriale' della proposta toglie il respiro e la gioia alla 'festività' dei primi, tipo Grande Fratello. A farne le spese sono i programmi ibridi, sospesi tra la chiacchiera e lo spettacolo. Fattore C è in sofferenza perché è il clone di Affari tuoi ma anche perché non è né carne né pesce. Non ha la risonanza metaforica del telefilm né la forza bruta del reality, è come un vaso di terracotta, costretto a viaggiare in compagnia di vasi di ferro". (Aldo Grasso, "Corriere della Sera", 19.09.2006)

















































