sabato 16 settembre 2006

PICCOLO GRANDE SCHERMO - "Thank you for smoking", tutto arrosto e niente fumo. La perla satirica di Jason Reitman pro-sigarette vede protagonisti i telefilmici Katie Holmes ("Dawson's Creek"), Maria Bello ("E.R."), Rob Lowe ("West Wing"), Adam Brody ("The O.C."), J.K. Simmons ("The Closer")
Se "The Insider" di Michael Mann, nel 1999, vi spingeva a smettere di fumare, l'attuale "Thank you for smoking" di Jason Reitman, figlio del più noto Ivan, potrebbe riconciliarvi con le sigarette. A parte le battute, i due film hanno in comune il connubio inscindibile e imprescindibile tra l'industria del tabacco e l'informazione (manipolata, censurata o diluita che sia). Il primo aveva un taglio docu-realistico, il secondo più sarcastico. Quest'ultimo narra la vita del cinicissimo portavoce della Big Tobacco, Nick Taylor (un bravissimo Aaron Eckart), il quale "non nasconde la verità, la filtra". Messo alle strette dalle solite campagne salutiste e dal senatore opportunista in cerca di voti Ortolan Finistirre (William H. Macy), Taylor passa all'attacco partecipando ai talk-show strappalacrime conquistando consensi e cercando alleanze nella mecca del cinema (dove un tempo ai divi davano regolarmente le sigarette in mano tanto per occuparli a fare qualcosa sulla scena). Nick diventa così popolare da attirare il compiacimento del magnate della Big Tobacco, detto "Il capitano" (Robert Duvall), il quale vede in lui il redentore della sigaretta. Se nel lavoro Taylor è un asso, nonostante un capo che non brilla certo di originalità - interpretato da uno strepitoso J.K. Simmons, sullo stile di Jonah Jameson in "Spider Man" - nella vita privata è un disastro: divorziato con un figlio che lo osanna e lo segue come un'ombra, i suoi migliori amici sono Polly (Maria Bello), portavoce dei produttori di superalcolici e Bobby (David Koechner), portavoce dei produttori di armi. Insieme, unici paladini del "politicamente scorretto", si divertono un mondo e si sono autonominati "i mercanti di morte". Ma l'apparente inossidabile Nick non ha fatto i conti con l'affasciante giornalista arrampicatrice Heather Holloway (Katie Holmes), la quale per estorcergli informazioni è disposta a possederlo anche mentre lui si guarda in tv (scena cult!). E così, neanche la liberazione dopo un rapimento da parte di alcuni attivisti della salute salverà Taylor dall'ignominia quando Heather pubblicherà tutto il marcio che circonda Nick. Solo l'arringa finale davanti alla Commissione rimetterà in sesto il suo cuore malato senza sentimenti. Presentata all'ultimo Festival di Venezia, dove giustamente non ha vinto alcunchè per la sua qualità e dove sono stati preferiti film spacca-balle non da poco, la pellicola è tratta da un romanzo omonimo di Christopher Buckley, libro-manifesto della cultura del "gioco delle tre carte": dalla Casa Bianca a Hollywood, l'importante è depistare e falsificare anche l'evidenza. Il cameo-staffetta di Adrien Brody e Rob Lowe alla Mecca del Cinema vale da solo la visione del film scritto in punta di penna con un conquistante ritmo al fulmicotone. Anzi alla ful-nicotina.

Giudizio: ****

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