martedì 25 novembre 2008

NEWS - "Sex&The City" forever! Kim Cattrall, nuda per Tiziano. Sarah Jessica Parker niente premaman nel sequel del film
Londra, 25 nov. (Adnkronos/Dpa) - Kim Cattrall, la 'Samantha' di "Sex and the City", ha posato nuda per una campagna per far diventare pubbliche due opere di Tiziano attualmente esposte in prestito alla National Gallery di Londra ed alla National Gallery di Scozia. L'attrice ha infatti posato, insieme ad gruppo di studentesse ventenni, per il fotografo Tom Hunter che ha realizzata una sua versione del quadro "Diana e Atteone", una delle due opere del pittore italiano che rischiano di andare all'asta se le gallerie nazionali non raccoglieranno i 100 milioni di sterline, circa 124 milioni di euro, chiesti dal loro proprietario il Duca di Sutherland per rendere pubbliche le opere che dal 1945 la sua famiglia ha dato in prestito ai musei. La Cattrall si e' prestata alla campagna, sottolineando come sarebbe "una tragedia se i due capolavori di Tiziano, "Diana e
Atteone" e "Diana e Callisto", non fossero piu' accessibili al pubblico". Da parte sua il fotografo Hunter ha detto che la 52enne attrice "e' una Diana perfetta, una dea greca".

(AGI) - Los Angeles, 25 nov. - Dopo il grande successo di botteghino, il sequel di "Sex and the city" si fara'. Parola di una delle sue icone, Sarah Jessica Parker che, oltre ad aver confermato la sua presenza nel cast, ha anche promesso ai suoi fan che la sua Carrie Bradshaw non diventera' madre nel seguito del popolare film. "Una come lei non puo' avere bambini", ha dichiarato l'attrice, sottolineando che sarebbe troppo contro la natura stessa del suo personaggio. "Non so cosa Micheal (King, il regista - ndr) decidera' di farle fare, perche' ancora non ne abbiamo parlato, ma e' indubbio che Carrie si trova davanti a un bivio e potrebbe accaderle di tutto".
QUIZ - Chi è la Miss Stampa dei telefilm?
E' la stampa, bellezza, ma forse esageri...L'attrice telefilmica al centro del Quiz o non ci vede un'ostrega oppure è talmente presa dall'articolo che sta leggendo da buttarsici letteralmente a capofitto. Oltre a scoprire chi sia la Miss Stampa dei telefilm, sarebbe interessante capire il tema del pezzo che sta divorando, che sicuramente non è un editoriale di Alberoni o l'annuncio del vincitore (vincitrice?) de "L'Isola dei Famosi". Sbizzarrritevi su entrambe le risposte, se volete...
QUIZ - La Miss Halloween era...
Era quella trasformista di Lindsay Lohan la Miss Halloween del Quiz del 24 ottobre scorso. Complimenti agli indovinatori dall'occhio vigile Fl@, Maria e Nirvanto. Obiettivamente era impossibile non notarla, qualche anno fa, nonostante fosse Halloween. Con quelle strisce fosforescenti e la calza smagliata, chi voleva sembrare Lindsay? Una sexy-pompiera, un'addetta agli atterraggi di Fiumicino, una hostess dell'Alitalia in libera uscita, una paracadutista alle prime armi, una dirigente di Confindustria, l'addetta stampa di Luxuria, una panettiera a fine turno...C'era solo l'imbarazzo della scelta...Tra poco un nuovo e frizzante Quiz, per scaldarci dalle prime nevicate e dal freddo boia di questi giorni.

lunedì 24 novembre 2008

NEWS - Clamoroso al Cibali: Jack Bauer diventa buono. A "24" si respira il post-Obama
(ANSA) - NEW YORK - Il cambiamento e' nell'aria anche sul piccolo schermo tv dopo l'elezione di Barack Obama: nelle nuove puntate di '24', il serial in tempo reale sull'antiterrorismo in Usa, il protagonista Jack Bauer diventa buono. Il Bauer 'rinato' a cui continua a dare il volto Kiefer Sutherland vive adesso in un mondo post-Dick Cheney, post Abu Ghraib, post-Guantanamo a giudicare dal prequel della serie in onda oggi sulla Fox col titolo di 'Redemption': il patriottico agente che non disdegnava l'uso della tortura per difendere l'America dai terroristi, e' impegnato in una missione umanitaria per salvare gli orfani di una scuola nella piccola nazione africana di Sangala sull'orlo di un bagno di sangue in stile Ruanda. '24' era entrato in crisi all'inizio dell'anno scorso dopo esser stato a lungo uno degli show di maggior successo del piccolo schermo negli Usa: gli indici di ascolto del serial della Fox erano calati in parallelo alle percentuali di americani che approvavano la guerra in Iraq e i produttori facevano fatica a trovare attori pronti a interpretare ruoli un tempo tra i piu' popolari della televisione, perche' disapprovavano la tortura.

sabato 22 novembre 2008

NEWS - "Dr. House": su Canale 5 dal 11 gennaio 2009, ogni domenica alle ore 21.10, le inedite della 4a stagione e le ineditissime della 5a

venerdì 21 novembre 2008

NEWS - Like a rolling (Ani)ston: "'Friends' impossibile nell'era dei reality"
(AGI) - Los Angeles, 21 nov. - "Quando trasmettono 'Friends' non posso fare a meno di rivederlo". Parola di Jennifer Aniston, spettatrice eccellente di se stessa, come ha rivelato al magazine del 'New York Times'. "Mi faccio ridere da sola", ha aggiunto l'ex moglie di Brad Pitt, sottolineando di essere un'appassionata della popolare sit-com che l'ha lanciata sul grande schermo. Dieci anni di trasmissione ininterrotta, dal 1994 al 2004, per 236 episodi di puro humour. "Ci sono delle puntate che mi sembra di non aver neanche girato - ha aggiunto - e sono proprio quelle che mi fanno tanto ridere". Eppure un altro 'Friends' secondo l'attrice non sarebbe piu' possibile: 'La televisione di oggi e' molto cambiata, ora le celebrita' fanno i reality", ha concluso la star.

giovedì 20 novembre 2008

NEWS - Jennifer Aniston, "friend" stabile a "30 Rock"
Dopo la comparsata che l'ha vista nei panni di una donna che perseguita il protagonista (interpretato da Alec Baldwin), Jennifer Aniston potrebbe entrare a far parte del cast fisso di "30 Rock", tra le sit-com più celebrate d'America negli ultimi anni e inspiegabilmente ancora inedita in Italia. La Aniston, che si sussurra in attesa di due gemelli dal compagno-rocker John Mayer, ha fatto sapere che "si tratta del ruolo giusto" e che sarebbe disponibile a diventare un'interprete regolare del telefilm "a patto che vada bene a tutto il cast". Gli sceneggiatori sarebbero già al lavoro: il personaggio di Jennifer sarebbe destinato ad essere la convivente-friend dei personaggi interpretati da Tina Fey (sua l'imitazione-cult di Sarah Palin al "SNL" ) e Jane Krakowski ("Ally McBeal") in un appartamento a Chicago. (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "TU")

mercoledì 19 novembre 2008



BOLLETTINO - Visioni on the road d'oltre confine
Lungo un viaggio di tre settimane in Europa, ho potuto constatare alcune verità da lasciare a bocca aperta. Eccole di getto, con qualche supporto fotografico. Nel tedesco "Tatort" i cattivi sono quelli con i capelli sporchi: è l'unico dettaglio che li distingue dai poliziotti, visto che entrambi sembrano rifornirsi di collezioni estate-autunno all'Upim. La casalinga più disperata di "Desperate Housewives" è sicuramente Bree, visto le pubblicità di una nota marca di detersivi per piatti con le quali la sua interprete Marcia Cross, zitta zitta, ha tappezzato le strade di Vienna e di tutta l'Austria. In Svezia e Danimarca le serie tv straniere (così come i film) vanno in onda in originale, con i sottotitoli (sarà per questo che in quei paesi sanno tutti l'inglese?). Sempre a proposito di doppiaggio: nella versione tedesca di "Grey's Anatomy", la Dottoressa Grey ha la voce meno lagnosa di quella italiana (ma sempre da gatta morta nonostante le cadenze teutoniche). Faceva un certo effetto vedere David Duchovny su tutti i taxi di Berlino e Francoforte, nella pubblicità dell'esordio di "Californication": dopo essere guarito dalla sesso-dipendenza, ce la farà a riprendersi anche da questo, c'è da giurarci. Sempre a Berlino, che ci faceva Kristin Davis in una pubblicità sulla crema facciale davanti allo Zoo (lei, prossima ragazza dello zoo di Berlino dopo "Sex and the City"?). Sulla tv svedese non c'è più traccia di "Pippi Calzelunghe", ma a una certa ora della notte si poteva vedere "Pippe e Ca..i lunghi".
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Novembre)

martedì 18 novembre 2008

NEWS - Anteprima-Annunciaziò: "Gossip Girl" dal 8 gennaio su Italia 1, ogni giovedì alle ore 21.10

lunedì 17 novembre 2008

BOLLETTINO - Duchovny, fuori dal tunnel del sesso. Le 10 mosse per salvarlo
Come si sa, David "Moody" Duchovny è uscito dalla spirale (ops! meglio dire dal gorgo!) della sesso-dipendenza. Da agosto a ottobre è entrato in una clinica specializzata che lo ha rimesso in sesso (ops! in sesto). La domanda che tutti si pongono è una sola: in che modo il buon David è tornato in sè(sso)? Quali tecniche lo hanno riportato sulla retta via, con buona pace della moglie Tea Leoni? Azzardiamo una Top Ten di ipotesi.
1. Visione obbligatoria di una maratona notturna de "La Signora in giallo".
2. Ammonimento che a furia di scaricare filmati zozzi da Internet diventerà calvo come quel "Derrick" di Horst Tappert.
3. Per lui è pronta una statua celebrativa a Milwaukee da erigere al fianco di quella di Fonzie, solo che al posto del pollice in alto, per lui hanno pensato di plasmare un'altra erezione anatomica...
4. Ha scoperto che Dana Scully va pazza per "The L Word".
5. Ha scoperto che "Il Commisario Rex" va pazzo per "Chiwawa as Folk".
6. Diavolo! Mettersi "l'impermeabile" prima di fare sesso con le sconosciute non voleva dire indossare il trench di "Colombo"!
7. Nel suo iPod, d'ora in avanti, solo canzoni di Giusy Ferreri scritte da Tiziano Ferro.
8. Nel suo CD, d'ora in avanti, solo canzoni di Amy Winehouse ascoltate al contrario (tranquilli, non si sentono voci sataniche, ma solo canzoni di Giusy Ferreri scritte da Tiziano Ferro).
9. Ingaggio nella serie "Dawson's Crick", storia che verte sui problemi di un ragazzo di provincia con problemi di erezione.
10. Dopo il Golden Globe, il Goldone d'Oro è tutto suo.
(Articolo di Leo Damerini pubblicato sul "Telefilm Magazine" di Novembre)

sabato 15 novembre 2008

NEWS - "Crash", ultima serie pre-Obama o la prima di un nuovo corso? Nel dubbio, l'accoppiata Hopper-Haggis fa scintille
Articolo di Alessandra Farkas

Nella massiccia campagna pubblicitaria per lanciare "Crash", il canale via cavo Starz usa un inquietante primo piano del 72enne Dennis Hopper, protagonista della nuova serie tv in 13 puntate ispirata all' omonimo film sul razzismo e le guerre etniche che devastano Los Angeles, scritto e diretto nel 2004 da Paul Haggis e vincitore di ben tre Oscar (e sei Nomination) tra cui quello di Best Picture. «L' avevo concepito come dramma per la tv, non per il grande schermo», ammette lo stesso Haggis, uno dei quattro executive producer del nuovo progetto. «Abbiamo scelto Hopper», incalza, «perché oltre ad essere l' interprete di film cult quali 'Easy Rider', 'Apocalypse Now' e 'Velluto Blu', è anche l' icona hollywoodiana che incarna l' anarchia poetica e insieme profana del 'Crash' originale». Anche la serie, girata per motivi di budget ad Albuquerque, in New Messico, segue l' intreccio fortuito di storie e individui in una Los Angeles permeata da follia, violenza, odio etnico-razziale e cupidigia. Protagonista: la stessa città di Los Angeles, un ansimante melting pot abitato da archetipiche anime in pena. Dietro ogni angolo si annida un assassino, uno spacciatore, un poliziotto corrotto, una ninfomane omicida. Ognuno è intento a distruggere l' altro; il tutto condito di sesso, nudità e sangue. Il re incontrastato di questo universo in bianco e nero è Ben Cendars (Hopper), impresario discografico sulla via del tramonto e ormai semi-pazzo per l' abuso di droghe pesanti, che inaugura la prima puntata con un singolare soliloquio col proprio organo genitale. La bizzarria convince la sua autista donna a rassegnare le dimissioni, subito sostituita dall'afro-americano Anthony, che intuisce ben presto come Ben non sia un razzista ma solo uno «scoppiato». Nella galleria di personaggi strampalati primeggia poi Doc (John Walcutt), un attempato ex chirurgo di Beverly Hills che oltre a prescrivere potenti psicofarmaci a Ben, vive nella stanza degli ospiti della sua magione e va in giro a raccontare - mentendo - che i due hanno avuto una relazione omosessuale tanti anni prima. Un progetto ambizioso, questo "Crash" tv, con cui Starz cerca disperatamente di emulare HBO e Showtime come produttore di programmi di qualità, trasgressivi e off beat. Peccato che i critici abbiamo amato la versione tv ancora meno di quella cinematografica, che a suo tempo spaccò in due l' America tra fautori, convinti che si trattasse di un capolavoro e detrattori (la maggior parte) che lo bollarono come «pretenziosa spazzatura». «La serie è ancora più incredibilmente unidimensionale del film», punta il dito l' Hollywood Reporter: «Offre una collezione di immagini crude e angoscianti, prive di un tema unitario». Mentre per il Daily Variety: «L' unico incentivo per stare a casa a guardare Crash è il costo astronomico della benzina». Non tutti però bocciano la serie. Il New York Times esprime reale stupore «per il modo in cui, ogni volta che appare di fronte alla telecamera, Hopper sembra ridere della pazzia degli anni ' 60. Beffando i giovani producer e registi che lo considerano ingenuamente come il paradigma della profondità che essi associano alla follia». Ma nell' era di Obama, il messaggio di "Crash" è obsoleto. Non è un caso che le prime due puntate non siano riuscite a piazzarsi nella top 20 compilata da Nielsen Rating. L' unico a non preoccuparsi è Hopper, che ha accumulato un' immensa ricchezza interpretando alcuni dei ruoli più trasgressivi e irriverenti degli ultimi decenni. «In realtà sono la persona più conservatrice del mondo», ha spiegato di recente a Parigi, dove ha ricevuto il prestigioso titolo di Commandeur des artes et des lettres dal governo francese. Anche se nell' immaginario collettivo resterà sempre associato a "Easy Rider" - il leggendario road movie co-diretto nel 1969 con Peter Fonda - Hopper confessa di aver sempre votato repubblicano - unico in una famiglia di democratici - e di considerarsi solo «un facoltoso e soddisfatto padre di famiglia». «Sono stato sposato cinque volte e ho quattro figli, la più piccola di cinque anni. Ho una vita ricca e mi considero fortunato», insiste. Tanto che lo scorso 4 novembre ha fatto una follia: per la prima volta ha votato per un un candidato democratico, Barack Obama.
("Corriere della Sera", 13.11.2008)
Vedi il promo di "Crash":

venerdì 14 novembre 2008

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Spazio, ultima battuta! "Non ho mai amato 'Star Trek', per questo lo dirigo!": lo spockkioso J.J. Abrams a Roma per presentare un poker di clip d'assaggio dell'undicesimo film (slurp!)
Roma, 14 nov. - (Adnkronos/Cinematografo.it) - "Non sono mai stato un fan di 'Star Trek', ma dopo aver preso in mano la produzione del film e aver letto la sceneggiatura mi sono talmente affezionato alla storia e ai personaggi tanto da non poter affidare la regia a nessun altro". E' un J.J. Abrams come sempre velocissimo, tanto da scusarsi in anticipo con l'interprete, quello che stamattina ha presentato alla stampa italiana le prime 4 clip della sua nuova creatura, 'Star Trek' appunto, kolossal Paramount previsto nelle sale di tutto il mondo a maggio 2009, in Italia distribuito da Universal, in concomitanza con il trentennale della prima trasposizione cinematografica ('Star Trek: The Motion Picture', diretto da Robert Wise) della serie tv sci-fi piu' longeva nella storia dello spettacolo. "Ho deciso di fare questo film - spiega ancora il creatore dei televisivi 'Lost', 'Alias' e 'Fringe' - anche per rivolgermi a tutti coloro che, come me, non hanno mai amato "Star Trek" e con la speranza di creare una nuova generazione di fan: l'obiettivo e' stato quello di realizzare un film che racconti anche la vita emotiva e i rapporti tra i personaggi, che in precedenza da spettatore non ero mai riuscito ad apprezzare perche' non avevo mai approfondito la loro natura". Anticipate dal trailer del film, che arrivera' nelle sale italiane durante il periodo natalizio, le 4 clip presentate mostrano gli inizi di quello che diventera' poi il capitano della nave stellare Enterprise, James T. Kirk (nella serie classica interpretato da William Shatner, ora impersonato da Chris Pine), cadetto nell'Accademia della Flotta Stellare, e i primi dissapori con l'altro grande protagonista della serie, il vulcaniano Spock, reso celebre da Leonard Nimoy (che compare in un frammento del film) e adesso interpretato da Zachary Quinto, ben piu' noto come Sylar nel televisivo 'Heroes', ma non mancano ovviamente alcune sequenze altamente spettacolari: "L'azione non puo' mancare in un film del genere - conclude J.J. Abrams, alla sua seconda regia cinematografica dopo 'Mission: Impossible 3' - ma visto che siamo talmente assuefatti agli effetti speciali, quello che conta e' sapere creare un legame con lo spettatore attraverso i personaggi, in questo caso dotati di una buona combinazione di umorismo e spessore".

Vedi il promo di "Star Trek XI"
BOLLETTINO - Dai romanzi la via di fuga per i finti telefilm italiani
La solfa è sempre la stessa, accesa ancor di più da uno sferzante editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sul "Corriere della Sera" in occasione dell'ultimo Festival di Venezia (si veda l'articolo integrale nell'"Edicola di Lou"): la fiction italiana è surreale, distante dalla realtà appunto, finta, povera di idee, poco competitiva, al contrario dell'ultimo cinema di casa nostra. Alla luce degli obbrobri medici - nel senso di serie tv, non di interventi in sala operatoria - d'inizio stagione, ci sarebbe solamente da dar ragione all'editorialista. Il distacco con la realtà (e la scarsità di fantasia) è tale che neanche una sutura del magico Dottor Troy di "Nip/Tuck" riuscirebbe a colmare. Per non parlare dell'ormai classico metodo "rifamolo alla nostra maniera ma senza dire a chi ci ispiriamo e se un giornalista ce lo chiede facciamo finta di nulla e di non avere la televisione in casa, che fa sempre figo e vagamente di sinistra". In un contesto più generale, più di recente è esplosa un'altra maxi-solfa (la madre di tutte le solfe): la tv è inguardabile, sempre gli stessi programmi, è vecchia come il pubblico che la guarda (si veda, sempre nell'"Edicola di Lou", il parere di Annamaria Testa, la "papessa" dei pubblicitari). In un contesto apparentemente degradante, i pubblicitari si tirano fuori. I produttori di fiction pure. Chi fa televisione snocciola comunque titoli nuovi, budget investiti, risorse ad hoc. Qualcuno osa l'inosabile parlando di "sperimentazione", che suona un pò come quella boa di salvataggio quando il mare diventa improvvisamente mosso. L'Auditel premia-anziani è sempre lo stesso (o l'emorragia di pubblico di settembre-ottobre è frutto di un ritaramento dei meter?) e a tutti va bene (pubblicitari compresi). Un produttore di grido che non ama le critiche getta una cortina fumogena affermando che scaricare le fiction da Internet dovrebbe essere legale ("la cultura deve circolare"). Soprattutto tra i...liceali. Una mirabile critica di Aldo Grasso sul programma "Fantasia" (nomen omen) ipotizza una "patente a punti" per gli autori: con il rischio che si estendendesse a quelli di fiction italiane, la maggior parte rimarrebbe a piedi. E mentre i giornali e gli addetti ai lavori dibattono sul Verbo di Fiorello ("la tv è vecchia e si ripete sempre"), gli altri Paesi - anche quelli più insospettabili - danno segni di vivacità e originalità. Oltre che dall'ormai imprescindibile Israele, echi di novità arrivano anche dall'Egitto e dalla Tunisia, mentre in Europa c'è da tenere d'occhio il ritorno di fiamma di Francia e Germania, con l'Inghilterra che torna ad essere concorrente morale degli Stati Uniti come ai tempi d'oro e la Spagna alle prese con una vera e propria movida telefilmica. Se questo doveva essere l'Anno Zero della nostra fiction seriale, sembra di stare al Polo Nord (sotto Zero!). Una piccola e modesta proposta, vista la povertà di idee, sarebbe quella di ispirarsi ai tanti romanzi che affollano le librerie e adattare quelli che più meritano una trasposizione a lungo respiro, magari coinvolgendo gli autori, senza troppi stravolgimenti in nome della causa TV. Così fa il cinema italiano ("Gomorra" docet) e, a ragione, ha rialzato la testa. Se mai fosse una strada per ravvivare, oltre che gli ascolti, anche l'orgoglio delle nostre serie televisive?
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Novembre)

giovedì 13 novembre 2008

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Cifotonare Jessica. La Alba diventa prostituta per Michael Winterbottom
(Adnkronos/Cinematografo.it) - Jessica Alba fara' coppia con Casey Affleck nel prossimo film di Michael Winterbottom, 'The Killer Inside Me'. Tratto dall'omonimo romanzo di Jim Thompson, la storia ruota attorno ai raccapriccianti omicidi che scuotono una piccola cittadina del Texas. Affleck fara' la parte dello sceriffo, Alba quella di una prostituta. E' il secondo adattamento del romanzo di Thompson, dopo il deludente film del 1976 di Burt Kennedy. Primo ciak a gennaio.
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Beyoncé, guardati dall'heroina Ali Larter!
Se nella vita ha "trascinato" all'altare Jay-Z dopo i gossip che volevano il rapper al centro di una liaison dangereux con Rihanna, Beyoncè deve ora guardarsi il burroso didietro da Ali Larter di "Heroes". Ma non nella vita, quanto sul grande schermo: nel thriller "Obsessed", in uscita a febbraio nelle sale americane, dovrà difendere con tutti i denti suo marito (interpretato da Idris Elba di "The Wire") dall'ossessione di una donna con il volto e la sensualità della Larter. "Il mio personaggio - ha commentato la cantante in uscita il 18 novembre col nuovo doppio Cd "I am...Sasha Fierce" - è a un passo dalla paranoia, vede l'antagonista dietro ogni angolo"...Un pò quello che Beyoncè deve aver provato qualche tempo fa accendendo la radio e sentendo il tormentone "Umbrella". (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "TU")

mercoledì 12 novembre 2008

PICCOLO GRANDE SCHERMO - That's America! La Ferrera da "Ugly Betty" al cinema impegnato (da attrice e produttrice)
(ANSA) - LOS ANGELES - Da "Ugly Betty" al cinema impegnato. L'attrice America Ferrera, salita alla ribalta grazie alla ormai popolarissima serie tv "Ugly Betty", sta per passare sul grande schermo e sara' la protagonista del film drammatico "American Tragic", di cui sara' anche produttrice esecutiva. La pellicola raccontera' la storia di un reduce di guerra, interpretato da Ryan O'Nan, che intraprendera' un viaggio attraverso l'America per ritrovare se stesso. Il protagonista sara' accompagnato nel suo percorso dalla moglie, che avra' il volto di America Ferrera. Le riprese del film, scritto e diretto da Ryan Piers Williams, inizieranno a febbraio del prossimo anno in New Mexico. America Ferrera, 24 anni, da tre stagioni e' la star del telefilm "Ugly Betty" dove veste i panni di una newyorchese, goffa e bruttina, che deve sopravvivere nella spietata redazione di una rivista di moda. (Nella foto, America Ferrera. O è la quasi omonima Giusy Ferreri? Mah...!)
NEWS - "Heroes" just for one day. La serie fa flop d'ascolti, licenziati due produttori-autori
(ANSA) - NEW YORK - La serie tv 'Heroes' non piace piu' agli americani. Il terzo ciclo del popolare dramma tv sta registrando un tracollo degli ascolti - meno 20% rispetto all'anno scorso - e la Nbc, il canale tv che lo trasmette, ha gia' preso drastici provvedimenti. Il direttore esecutivo della Nbc Universal, Jeff Zucker, ha licenziato i due co-produttori esecutivi, Jeph Loeb e Jesse Alexander, che hanno anche partecipato alla sceneggiatura del terza serie collaborando con Tim Kring, creatore di 'Heroes'. Proprio nella sceneggiatura si concentrano i problemi di una serie tv che, quando esordi' negli Usa nel settembre 2006, ottenne subito degli ascolti record divenendo in breve tempo un oggetto di culto. Gia' con la seconda serie, tuttavia, l'entusiasmo di critica e pubblico si era affievolito. Trame troppo complesse, troppi personaggi poco approfonditi che si perdevano negli sviluppo della storia: gli sceneggiatori di 'Heroes' sembravano aver fatto fiasco, tanto che a giugno il direttore della Nbc Entertainment aveva promesso miglioramenti. Promesse non mantenute: gli 8,3 milioni di telespettatori che il lunedi' guardano 'Heroes' sono troppo pochi, tanto che Zucker ha voluto dare un taglio netto. Per i sostituti si fanno vari nomi, tra cui quello di Brian Fuller, sceneggiatore della prima serie.

martedì 11 novembre 2008

NEWS - Barack Power! La figlie di Obama possibili ospiti di "Hannah Montana" (a quando le figlie di Bush a "Californication"?)
(ANSA-REUTERS) - LOS ANGELES, 11 NOV - Le due figlie del presidente eletto Barack Obama, Malia, 10 anni e Sasha, 7, sono state invitate ad apparire nella popolare serie tv per bambini ''Hannah Montana'', prodotta dalla Disney. Lo ha detto in una intervista in tv il padre della protagonista Miley Cyrus, Billy Ray Cyrus, anch'egli interprete della serie. ''L'invito c'e' - ha detto Cyrus alla tv Access Hollywood - Sapete che il film di "Hannah Montana" esce in aprile. Forse qualcosa potra' accadere intorno a quella data''. Alla richiesta di maggiori dettagli, l'attore ha risposto ''non posso, non posso. Devo tenere un segreto''. La serie "Hannah Montana", nella quale Miley Cyrus recita una studentessa con una seconda vita da rockstar, e' una delle piu' popolari fiction televisive per bambini negli Stati Uniti, con un giro d'affari tra pubblicita' e merchandising di circa un miliardo di dollari. Barack Obama ha rivelato in una intervista che la figlia Malia e' una grande fan della serie. Miley Cyrus, 16 anni alla fine di novembre, ha detto ad Access Hollywood che la partecipazione delle sorelline Obama alla serie ''sarebbe davvero fantastica''.
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Obama Power! "Wonder Woman": in lizza c'è Beyoncè!
(ANSA) - LOS ANGELES - Da Etta James a "Wonder Woman". L'attrice e cantante Beyonce Knowles, presto nelle sale nei panni appunto di Etta James nella biografia "Cadillac Records", adesso ha intenzione di trasformarsi nella celebre eroina dei fumetti della Dc Comics. Beyonce, 27 anni, ai microfoni della trasmissione "Entertainment Tonight", ha infatti dichiarato, forse trascinata dall'effetto Obama, che vorrebbe essere la prima Wonder Woman di colore sul grande schermo. La cantante, sposata con il collega Jay-Z, avrebbe gia' incontrato i dirigenti della Warner Bros per valutare un eventuale adattamento cinematografico. Beyonce, come riportato da "Entertainment Tonight", e' rimasta affascinata dal personaggio dopo aver visto il costume indossato da Lynda Carter nella serie televisiva degli anni Settanta. Non sarebbe comunque la prima eroina nera tratta da un fumetto: c'e' stata, benche' in negativo, la "Catwoman" di Halle Berry.

lunedì 10 novembre 2008



NEWS - Anteprima: dal 9 dicembre, a partire dalle ore 21.10, Italia 1 propone ogni martedì una serata da...ritorno al futuro! "Terminator", "Bionic Woman" e "Journeyman"
NEWS - Viva Las Vegas! La serie prodotta da Scorsese pronta per l'autunno 2009
(ANSA) - ROMA, 10 NOV - Dovrebbe debuttare negli Usa nell'autunno 2009 sulla tv cavo Hbo, la puntata zero di "Boardwalk Empire" (il titolo e' provvisorio) la serie prodotta da Mark Wahlberg e Stephen Levinson, della quale sono produttori esecutivi Martin Scorsese (che potrebbe dirigere il pilot), e Terry Winter, autore anche della sceneggiatura. La fiction che racconta la rinascita, all'inizio del '900 di Atlantic City come mecca del gioco d'azzardo tra gangster e corruzione, e' ispirata al libro di Nelson Johnson, "Boardwalk Empire: The Birth, High Times and Corruption of Atlantic City".''Il pilota dovremmo girarlo tra aprile e maggio, appena Martin ha finito il montaggio del suo nuovo film ("Shutter Island", ndr) - ha spiegato Wahlberg stamattina a Roma, dov'e' arrivato per la promozione di "Max Payne", in uscita il 28 novembre -. Di recente abbiamo avuto un incontro e siamo tutti eccitati per il progetto. Martin e' molto contento, i temi di cui la serie parla sono pane per i suoi denti''.
L’EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri
A cura di: Leo “Grant” Damerini

CORRIERE DELLA SERA
"Boris": Avati, marsh!
"La fiction italiana non propone alcun modello vero e credo che la diffusione di questo modo di raccontare tutto edulcorato ed omogeneizzato abbia molto a che fare con il decadimento etico che stiamo vivendo. E non solo in Italia: è un male di tutto l'Occidente. C'è un'unica fiction divertente su Sky, che è 'Boris', ovvero una parodia del genere. E' l'unica che io vedo".
(Pupi Avati, 01.09.2008)

VANITY FAIR
Duchovny, chiudi i SeX-Files!
"Le scene di sesso in 'Californication' sono ridicole. In fondo il desiderio di hank è di ritrovare l'amore della moglie. Per quanto riguarda il film di 'X-Files', io ho sempre pensato che tra Mulder e Scully ci fosse una storia d'amore, non tradizionale nei modi, ma un legame fortissimo. Tuttavia il sesso tra di loro non è il tema del film...".
(David Duchovny, 10.09.2008)

A - ANNA
Che "The L Word" sia con voi!
"Quando io e Portia (n.d.r.: de Rossi) ci siamo incontrate non eravamo due adolescenti...Avevamo alle spalle le nostre vite, i nostri incontri, i ricordi delle nostre giovinezze non sempre facili. Tra me e lei c'è stata subito grande affinità per un progetto di vita in comune. La seduzione tra noi è stata immediata e reciproca. Non ci sono segreti, pagine oscure, promiscuità nelle nostre vite".
(Ellen DeGeneres, 04.09.2008)

CORRIERE DELLA SERA
La falsa Italia delle nostre fiction

"Come si vede in questi giorni a Venezia il cinema italiano continua a mostrarsi ricco di idee e di talenti, vitale e competitivo. L’Italia però non sembra accorgersene, non sa che farsene: solo così si spiega come mai da noi impazzi da anni quella particolare rappresentazione cinematografica che si chiama fiction, la quale ha nella televisione pubblica e privata la sua produttrice e consumatrice esclusiva, e quindi può contare su milioni di spettatori ogni sera. La fiction televisiva è l’esatto opposto del cinema italiano, una specie di sua adulterazione permanente. Meglio: una sua caricatura. Il cinema ha raccontato l’Italia agli italiani e al mondo, e facendolo non solo ha contribuito a formare come nessun altro la coscienza vera del Paese, ma ha saputo spesso esprimere significati morali ed estetici di valore universale. Ancora oggi registi come Pupi Avati, Giuseppe Tornatore, Gabriele Muccino, Marco Tullio Giordana, raccontano con il timbro della verità e della poesia storie che parlano di noi, che riguardano il nostro passato e il nostro presente. Esattamente l’opposto di quanto si vede sugli schermi televisivi: non per nulla tranne eccezioni rarissime nessuno dei registi di nome del nostro cinema viene chiamato a dirigere la fiction che va in televisione. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Sempre fatte salve le solite eccezioni (dalla lontanissima «Piovra » ai più recenti «La meglio gioventù» o «Montalbano ») la fiction sia della Rai che di Mediaset è una cosa da brividi: dialoghi surreali, scenografie e location posticce, interpreti regolarmente mal scelti e una recitazione sempre sgangherata, fuori tono, in genere troppo enfatica (anche bravi attori come Virna Lisi, Diego Abatantuono o Giancarlo Giannini sono costretti a recitare battute improbabili in ruoli che non stanno assolutamente in piedi). Ma sono le trame e le sceneggiature che soprattutto gridano vendetta. Qui è il trionfo dell’inautentico, dell’implausibile, del finto. Finti, fintissimi, i carabinieri, i distretti di polizia, la gente di mare, i posti al sole, i medici, e tutto il resto che popola le serate degli italiani. Finte pure le foibe, i don Bosco, i De Gasperi. Ma non la grande finzione delle favole, bensì il povero finto delle stoffe dei magliari. Si capisce a prima vista, ad esempio, che tutti sono alla ricerca del nazional- popolare, del «semplice ma avvincente e profondo», epperò ogni volta il risultato è il patetico, il falso, la tirata retorica, la lacrima e il grido che sanno unicamente di artificio. Alla fine, così, restano solo e sempre, anche quando fischiano le pallottole e ululano le sirene, scialbi, scialbissimi fumettoni piccolo-borghesi dove nulla riesce ad apparire ciò che vorrebbe essere. Il difetto è nel manico, dice chi se ne intende. E cioè che nel caso della televisione italiana il ruolo del regista è sempre sostanzialmente marginale mentre invece il potere vero è nelle mani dei vertici delle direzioni aziendali, ormai divenuti i veri grandi boss della produzione. Da tempo sono ormai questi a decidere delle trame, degli sceneggiatori, degli attori, di tutto. Quasi sempre però— e questo è il punto decisivo— tenendo conto soprattutto del proprio personale tornaconto, spessissimo di propri personali legami con interessi esterni, anziché di parametri qualitativi degni di questo nome. È anche in questo modo, umiliando il proprio cinema, restringendo il campo d’azione dei suoi uomini e donne migliori e dunque perdendo la capacità di raccontarsi, che un Paese non riesce più ad essere se stesso, a ritrovare la propria identità. E se quel Paese è l’Italia, la cosa forse ci riguarda da vicino".
(Ernesto Galli Della Loggia, 31.08.2008)

LA STAMPA
La tv è vecchia come il suo pubblico
"Lei se lo comprerebbe un fax? Immagino di no, visto che esiste la posta elettronica. Ecco, diciamo che la tivù generalista è obsoleta come un fax. La tivù vecchia delle carrambate non è - come si dice spesso - colpa dei pubblicitari che temerebbero l'innovazione per tenere al sicuro i loro spot. E' funzionale al pubblico che alla tivù è rimasto attaccato: gli over 60. Coccolati da un sistema che teme di lasciarsi per strada pure quelli. Gli unici a salvarsi e che guardo sono i telefilm: 'Soprano', 'Desperate Housewives', 'Heroes', 'Boston Legal', 'Dr. House'...però tutte su dvd, così sono in grado di scegliere quando e dove vederle. E se potessi scaricarle legalmente su Internet, come si fa con la musica, pagherei volentieri".
(Annamaria Testa, 07.10.2008)

venerdì 7 novembre 2008

NEWS - Il genere ospedaliero "made in Italy" è parafiction. Il parere di Aldo Grasso

Articolo di Aldo Grasso
Come mai la serialità italiana fatica a rappresentare il dolore e pensare la malattia? Come mai il genere più serializzato della tv americana in Italia gode di cattiva salute? Come mai i medici italiani sono così lontani dalle figure carismatiche del Dottor Kildare o di Marcus Welby, di Donald Westphall di «A cuore aperto» o del Dr House? Una prima risposta, sociologicamente confortante, potrebbe essere questa: le serie americane sono spazialmente lontane, rappresentano un mondo che non ci è familiare; quindi, possono essere vissute come favole. Il dolore continua a rappresentare una fonte perenne di spunti, di narrazioni, di allestimenti, di eroi purché resti distante. Le serie italiane, accusate persino di creare ansia e angoscia, com'è successo a «Crimini bianchi», mettono in scena un mondo con il quale non si può scherzare: ci è troppo contiguo, ne va della nostra salute. Per noi la sanità è quasi sempre sinonimo di malasanità, anche se non è vero. Quando una cosa ci riguarda da vicino, come appunto un luogo che accoglie la sofferenza, stentiamo a credere che si possa fare delle letteratura sulla nostra salute. C'è un'altra risposta, più dolorosa ma più vera. Nella sua modestia espressiva, la fiction italiana non riesce a sublimare la materia di cui parla, non riesce a trasformare una diagnosi in un'indagine sulla malattia, in una continua interrogazione drammaturgica (come in «E.R») o filosofica (come in «Dr House»). Da sempre, la serialità americana ha fatto fare un salto di qualità alla rappresentazione della medicina in tv, molto più dei programmi di divulgazione. Le sue sono lezioni di anatomia televisiva. Spetta infatti alla buona fiction conquistare la malattia con la mente per respingerla come paura. Noi siamo ancora nella difficile fase dell'imitazione, produciamo della parafiction non della fiction.
("Corriere della Sera", 03.11.2008)
NEWS - Gli ospedali italiani non sono una cosa serial. Flop per "Crimini bianchi", "Terapia d'urgenza", "Medici miei"...accanimento terapeutico o troppo ansiogeni?

Articolo di Chiara Maffioletti
Gli ospedali non piacciono. Almeno in tv. E almeno quelli italiani. Eppure l'offerta di fiction mediche prodotte in Italia non è mai stata più rigogliosa. Passando dalla commedia al dramma, si è raccontato di medici eroi e di «macellai», vagando dai reparti di neonatologia agli obitori. Una sola comune: scarsa, scarsissima fortuna in termini di ascolti. In certi casi una catastrofe. Ed è così che in breve tempo importanti investimenti sono andati persi, inesorabilmente falciati dalla mannaia dell'Auditel che ha costretto le reti (Rai e Mediaset) a caramboleschi cambi di palinsesto e a improvvise variazioni di canale e di orario. Oppure alla chiusura. In un solo mese, le fiction ospedaliere sospese sono state tre. Tutte e tre nuove produzioni. Il 24 ottobre l'ultima interruzione: «Terapia d'urgenza». «Si ritiene - spiegava la nota di Raidue - che il prodotto abbia reso molto meno delle sue potenzialità ». Che tradotto, significa otto puntate trasmesse sulle diciotto previste, con una media tra il 6 e il 7% di share, scesa al 5.83% dell'ultimo episodio.
Anna Mittone, la sceneggiatrice, ammette la débâcle: «Abbiamo cercato di discostarci dal melò-tragico stile "Capri", cercando di fare un passo verso prodotti più autoriali. Ma il pubblico adulto ama lo stile di Raiuno e quello più giovane si è raffinato». Quindi, un coraggioso mea culpa: «Siamo lontani dalla fiction americana. Poi, con la crisi, la gente è meno disposta ad incupirsi. Una signora mi ha detto: già assisto mia suocera malata, non voglio ritrovarmi in ospedale anche guardando la tv». Non ha avuto miglior sorte «Crimini bianchi». La fiction sulla malasanità prodotta da Taodue con protagonista Daniele Pecci è andata in onda a fine settembre su Canale 5. A metà ottobre era stata spostata su Italia 1. Poco dopo, definitivamente sospesa. «Il nostro era un prodotto di altissima qualità - commenta Dante Palladino, l'autore - ma non ha pagato. Questi risultati fanno riflettere: sono lo specchio di un Paese che non vuole pensare. O forse, dalla fiction ci si aspetta altro ». Fa sportivamente autocritica anche il produttore, Pietro Valsecchi: «È stato un flop pazzesco e me ne assumo le responsabilità. Ci sono stati dei problemi di comunicazione e di presunzione: eravamo troppo convinti che sarebbe stato un successo. È passato il messaggio che la fiction fosse contro i medici quando è vero il contrario. Se va tutto male, servono rassicurazioni. Bisogna tornare ad una tv di grandi sentimenti». Insomma, il teorema di Confalonieri, quello secondo cui la gente in tempo di crisi ha bisogno di prodotti ottimisti, è largamente condiviso. Ma ha una falla: neanche la sitcom funziona se ambientata in un ospedale (italiano). Di «Medici miei», fiction con Enzo Iacchetti e Giobbe Covatta e prodotta da Mediaset, sono state trasmesse solo tre puntate. Era seguito un duro scontro verbale tra Iacchetti e Tiraboschi. Passate le settimane, la rabbia di Iacchetti è immutata: «Mi spiace tantissimo perché la serie non ha avuto modo di emergere ed è stata fatta volutamente andare male. Era un tentativo di innovazione, tanto che dopo la prima puntata avevo ricevuto i complimenti da quello stesso direttore che poi, alla terza, ha detto ciò che ha detto. Mi sembra ci sia qualcosa di losco». Ma scorrendo l' elenco delle ultime serie mediche italiane, il triste copione della disfatta è tutt' altro che infrequente: «Nati ieri» è stata sospesa nel 2007 da Canale 5; «Medicina Generale», andata in onda su Raiuno a febbraio 2007, con una media vicina al 22%, fu sospesa e ritrasmessa lo scorso maggio, scendendo sotto il 17%. Nel frattempo, la criptica scelta della Rai di avviare la produzione della seconda serie. Pare lecito parlare di accanimento terapeutico. Ma non si spiega il successo duraturo delle molte serie tv mediche «d' importazione»: da «E.R.», alla 15esima edizione, a «Doctor House» alla quinta come «Grey' s Anathomy» e «Nip/Tuck». E poi ancora «Scrubs», all' ottava. Non si spiega. O forse sì?
("Corriere della Sera", 03.11.2008)

giovedì 6 novembre 2008

NEWS - "My Own Worst Enemy", il doppio ritorno di Christian Slater
Il ritorno in grande stile di Christian Slater vale doppio: in "My Own Worst Enemy" - una delle serie più attese della stagione, su NBC da metà ottobre - l'attore interpreta ben due ruoli, uno all'opposto dell'altro. La super-spia Edward, con licenza di uccidere e di parlare ben 13 lingue, nonchè il nerd da computer Henry, tutto casa e famiglia. Il problema è che sono la stessa persona! Sulle tracce di "Bourne Identity", Slater debutta da protagonista telefilmico dopo i recenti cameo in "West Wing", "Alias" e "My Name is Earl". Per sua stessa ammissione, il titolo del serial sembra cucito addosso alla sua vita: arrestato una decina di volte per violenze e abusi di droga, "c'è sempre un momento in cui ciascuno capisce che il peggior nemico è quello allo specchio". (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "TU")

Vedi il promo di "My Own Worst Enemy"

mercoledì 5 novembre 2008

GOSSIP - Colpo di...Biel per Jessica: Rihanna avrebbe tenuto il manico dell'"umbrella" a Justin Timberlake
(AGI) - Los Angeles, 4 nov. - Tra Justin Timberlake e Rihanna c'e' "chimica". Lo rivela una fonte di 'Star magazine', sottolineando che il feeling tra i due sarebbe talmente evidente da aver fatto ingelosire la fidanzata di Timberlake, l'attrice Jessica Biel. I due cantanti, che stanno lavorando insieme a un video, sono finiti sulla bocca di tutti per una presunta attrazione reciproca e tra le foto tratte dal video, in cui sembra che Rihanna sia particolarmente sexy, e i pettegolezzi da jetset, la Biel sarebbe andata in 'tilt'. La modella-attrice e' stata recentemente protagonista al festival del cinema di Roma dove ha portato in concorso "Easy Virtue", film in cui ha dato prova di insospettate capacita' recitative, al punto da essere stata una papabile vincitrice del Marc'Aurelio come migliore attrice (poi vinto da Donatella Finocchiaro).

martedì 4 novembre 2008

NEWS - Obama Night! I telefilm tracciano il solco verso l'elezione del primo Presidente di colore

Articolo di Aldo Grasso
Un po' su Sky e un po' su Youtube, abbiamo visto il lungo spot televisivo (27 minuti) a favore di Barack Obama andato in onda a pagamento su sette grandi network nella notte di mercoledì per chiedere il voto nell' Election Day. In gergo tecnico, questo tipo di spot si chiama «infomercial» (una crasi fra l' informazione e il commercial, il messaggio pubblicitario) ed è stato realizzato da Davis Guggenheim, il regista di "Una verità scomoda" di Al Gore. Nella storia della propaganda politica, l' «Obama Biden» (questo il titolo ufficiale) rappresenta la discesa in campo dell' immaginario della serialità: è il telefilm che traccia il solco. Non solo per l' evidente riferimento a «West Wing», ma per l' uso sapiente di molte tecniche narrative prese a prestito dalle serie più famose, giusto per cucire la parte più propriamente propagandistica con l' informazione. Obama si muove e recita come i «neri» dei telefilm, non fa prediche, ma preferisce mettere in scena piccole storie, caricandole della forza dell' apologo (i mutui a rischio, la pensione, l' educazione, la precarietà del lavoro si fanno narrazione), si affida alla voce fuori campo, preferisce i discorsi privati a quelli pubblici. L' «Obama Biden» ignora la piazza, intesa come entità politica indistinta, ma interpella uno a uno i suoi possibili elettori. Solo nella retorica della serialità un leader può dire «non sono perfetto», intendendo naturalmente il contrario. Ha scritto Christian Rocca sul "Foglio": «In piedi davanti allo studio simil Casa Bianca o in cucina con una famiglia del New Mexico o tra i pensionati del Kentucky, Obama è sempre patinato, tirato a lucido, senza mai una piega, ogni tanto con un fascio di luce solare che gli sbatte sulla testa a formare un' aureola». Ma l' Obama aureolato ha un carisma che sembra raffigurato da J.J. Abrams, è come Jack di «Lost»: una guida misteriosa per uscire dalla perdizione.
(Corriere della Sera, 02.11.2008)

Vedi lo Spot di Obama:

lunedì 3 novembre 2008

NEWS - Bova Identity! Jack Bauer gli fa le pippe! Il bel Raoul nazionale in uno spy-thriller all'italiana (chi dovrà salvare dall'attacco batteriologico, la Gelmini o Brunetta?)

Articolo di Emilia Costantini
Raoul Bova: un James Bond all' italiana in una intricata vicenda di spionaggio. Per la prima volta, le trame inquietanti dei servizi segreti, quelli «sani» e anche quelli «deviati», diventano protagoniste di una fiction. «Intelligence» è l' action-movie che si sta girando in questi giorni a Roma, ma il set si sposterà poi in Romania e in Tunisia. Un kolossal da 16 milioni di euro, per esplorare il mondo delle spie, in Italia e su scenari internazionali, ponendo domande cruciali allo spettatore: qualcuno manipola le informazioni per tenerci all' oscuro di verità scomode? E ancora: quali sono le forze in campo che contrastano il terrorismo internazionale, quali sono gli eroi di questa battaglia combattuta nell' ombra? Precisa subito Bova: «Qui non sono l' eroe in senso classico. Semmai sono un uomo assetato di giustizia e di vendetta, un giustiziere vendicatore che si muove non in base a un' etica o a un' ideologia politica, ma al di fuori delle regole, accecato dalla rabbia e dalla sofferenza interiore. Un Bond più motivato, insomma, forse un eroe per caso, alla ricerca della verità, costretto a confrontarsi con un diabolico piano, destinato a sconvolgere non solo la sua vita, ma quella dell' intero pianeta». Prodotto dalla Taodue per Mediaset in 6 puntate, su Canale 5 dall' autunno 2009, è una nuova sfida televisiva con la regia di Alexis Sweet (il regista del «Capo dei capi»), dove si mescola la tradizione della fiction con i grandi film d' azione di scuola americana. Con Bova, è protagonista Ana Caterina Morariu e inoltre, tra gli altri, Irene Ferri, Massimo Venturiello, Vincent Riotta. Marco (Bova) è un ex parà che vede, o crede di vedere, la figlia morire in un tragico quanto crudele attentato terroristico. Il dolore e il rifiuto di questa morte assurda, lo portano ad arruolarsi nei servizi segreti italiani e ad entrare poi nello strisciante meccanismo del controspionaggio, in contatto con la Cia, il Kgb, la Securitate romena e altre intelligence di Paesi dell' Est. Dovrà quindi affrontare nemici e finti amici di ogni genere, in una intricata ragnatela di interessi nazionali e sovranazionali, ricatti, omicidi, ingiustizie. Riprende Bova: «Marco diventa spietato e, a un certo punto della storia, si trasforma in una cellula impazzita, che tutti vogliono fermare. Un fuggitivo che, ormai completamente solo, vive in un incubo, disposto a compromettere tutto, anche i suoi principi morali». Una corsa all' ultimo respiro, la sua, fino all' estrema impronunciabile rivelazione: un mostruoso attacco batteriologico (n.d.r.: vi ricorda qualcosa???), progettato contemporaneamente in quattro capitali europee. Nel tentare di sventare il multiplo attentato, Marco scoprirà che la figlia è ancora viva, ostaggio di terroristi. Interviene il produttore Pietro Valsecchi: «È una fiction fuori dai canoni del solito "televisionese". Un format italiano, dove una volta tanto non si vedono poliziotti o carabinieri, ma personaggi di cui noi cittadini sappiamo ben poco. Perché le cosiddette spie sono persone all' apparenza assolutamente normali, che magari si camuffano dietro un mestiere qualunque, che possono essere il vicino della porta accanto: un mondo parallelo, sotterraneo, dove perfino i "cattivi" sono in giacca e cravatta». Un format italiano, che strizza l' occhio però alla cinematografia d' Oltreoceano. Sottolinea il regista: «Sulla falsariga dei recenti 007 o di film come "The Bourne Identity" con Matt Damon, è un action-movie adrenalinico, un popcorn-movie, come si chiamano in America, per chi ama l' avventura incalzante, con scene rocambolesche che non lasciano spazio alla noia». Inseguimenti sui tetti con salti nel vuoto a 20 metri d' altezza, esplosioni, fughe spericolate in moto, combattimenti all' ultimo sangue: «In una scena - racconta Raoul - mi ritrovo attaccato al parabrezza di un' auto; in un' altra fuga, salgo e scendo le scale in motocicletta. Sul set siamo supportati da un autentico esercito di stuntmen, ma io non uso controfigure». Ci sono voluti mesi di preparazione fisica, infatti: un training intensivo in palestra per rinforzare i muscoli, con allenatori di arti marziali e con maestri d' armi, per imparare a maneggiare pistole, mitra, bombe a mano... Ma in tutta la rocambolesca vicenda, non manca la storia d' amore, quella che sboccerà tra Marco e Giada (la Morariu), avvenente spia coi tacchi a spillo: «È una donna fredda e determinata - spiega l' attrice -. Una donna-femmina, che punta tutto sull' azione, più che sull' emozione, ma alla fine anche lei si innamorerà». E la morale? Conclude Bova: «Non si traggono conclusioni o giudizi morali, ma riusciremo nell' intento se saremo in grado di far capire alla gente che dietro a una guerra o, peggio, dietro a un attentato si nascondono interessi non solo politici o di fede religiosa, ma anche e soprattutto economici. Interessi per i quali la vita umana conta ben poco».
("Corriere della Sera", 02.10.2008)

venerdì 31 ottobre 2008

NEWS - Retromarch! Blu Ray? No, Blu Flop! Calano i prezzi, vendite mai decollate, il cavo rischia di soppiantarlo
(ANSA) - NEW YORK - Stanno drasticamente calando negli Stati Uniti i prezzi dei lettori di dischi Blu-Ray, cioe' i dvd ad alta definizione, nel timore che il sistema non riesca ad imporsi sul mercato e sia presto superato dalle vendite e i noleggi via cavo ad alta definizione. La tendenza, che potrebbe riflettersi anche in Europa in vista delle feste natalizie, dovrebbe concretizzarsi dopo il giorno del ringraziamento, a fine novembre, ed i lettori potrebbero calare fino ai 150 dollari per i modelli meno sofisticati. Secondo il Wall Street Journal, nonostante il Blu-Ray si sia imposto come modello unico ad alta definizione sbaragliando il sistema rivale (Hd Dvd), le vendite non sono decollate, anche perche' i dischi costano quasi il doppio rispetto ai Dvd normali. Ma il vero timore e' in realta' la concorrenza via cavo o attraverso il web. Pioniere e' stata ancora una volta la Apple, che propone film ad alta definizione attraverso il sistema Apple Tv abbinato ad una televisione ad alta definizione. Hanno tra l'altro seguito le orme della Apple il negozio online Amazon (che ha fatto un accordo con la TiVo, pioniere nei videoregistratori digitali), e la Netflix, leader nel noleggio di dvd via posta. E non sono gli unici, visto che anche i distributori via cavo vogliono essere protagonisti nei film ad alta definizione. E' vero che i cataloghi disponibili via cavo sono ancora relativamente poco forniti, ma e' anche vero che il numero dei film in vendita o a noleggio aumenta ogni giorno. Mettendo sempre piu' in difficolta' il settore Blu-Ray.
NEWS - Hallo Halloween 2: spegnete le luci, da stasera si fa entrare un pò di..."Moonlight"
Roma, 29 ott. (Adnkronos) - Un misterioso vampiro sceso sulla terra nei panni di un investigatore privato e un'affascinante giornalista mortale, si sfiorano, si perdono e si ritrovano. Questa la trama di "Moonlight", la nuova serie tv prodotta da Joel Silver ("Matrix", "V per Vendetta", "Veronica Mars"), che Sci Fi (in onda solo su Steel-Premium Gallery) presentera' in prima tv la notte di Halloween, stasera, venerdi' alle 21. Sedici puntate a meta' tra thriller e sentimento in onda in prima serata con un doppio episodio. Sempre venerdi' tutti i fan di "Moonlight" potranno recarsi nei principali mediastore di Roma e Milano per un trucco da vampiro. Si tratta dell'ultima tappa di un'operazione di marketing organizzata da Nbc Universal Global Networks Italia a supporto del lancio della nuova serie Tv iniziata il 24 ottobre con la distribuzione di maschere da vampiro in oltre 150 negozi d'Italia.

giovedì 30 ottobre 2008

NEWS - Hallo Halloween! Domani episodio inedito de "I Simpson" su Italia 1 ("La paura fa novanata XVIII")
Appuntamento imperdibile per tutti i fans de "I Simpson". In occasione di Halloween, Italia 1 propone domani - venerdì 31 ottobre, alle ore 14.30 - un episodio inedito del cartoon-cult di Matt Groening. Ma non una puntata qualsiasi: il diciottesimo capitolo de "La paura fa novanta", l'ormai leggendaria saga simil-horror che vede protagonista Homer e la sua più che mai "gialla" famiglia.
Un maxi-episodio diviso in tre parti.
In "ET torna a casa", Bart trova nello sgabuzzino del giardino un alieno, Kodos, giunto sulla terra per eliminare tutti gli uomini. In un primo momento i Simpson lo accolgono in casa, ma quando scoprono il suo disegno stragista, riescono a fermarlo e a consegnarlo al governo.
In "MR. & MRS. Simpson" si mette in scena una parodia del film "Mr e Mrs Smith". Homer e Marge sono due assassini, l’uno all’insaputa dell’altra. Quando viene assegnato loro lo stesso bersaglio, scoprono la loro vera identità. Ne segue una lotta senza esclusione di colpi, che si conclude quando i due si accorgono di essere intrigati nel vedere l’altro uccidere qualcuno.
Infine, ne "La casa dell'inferno" si festeggia Halloween: Bart, Milhouse, Lisa e Nelson vanno di porta in porta a chiedere “dolcetto o scherzetto?”. Quando la signora Skinner li caccia senza dare loro un dolcetto, i quattro decidono di vendicarsi, mettendo sotto sopra Springfield.

mercoledì 29 ottobre 2008

NEWS - Allarme: il nuovo "Beverly Hills" a rischio anoressia!
"90210", lo spin-off del cult "Beverly Hills", continua a far (s)parlare di sè. Dopo le liti sul set, ora l'emergenza è il rischio anoressia che sembra sfiorare le tre protagoniste: Shenae Grimes, Jessica Stroup e AnnaLynne McCord. CW, il canale che trasmette la serie che vanta il suo picco di audience tra le ragazze dai 12 ai 34 anni, avrebbe fatto pressione sul trio affinchè acquisti almeno una taglia in più dopo aver originariamente suggerito una linea alla "Gossip Girl": ragazze magre e asciutte con vestiti che sembrano tatuati sulla pelle. Ora però sembra che si sia esagerato, se la National Eating Disorders Association si è mossa lanciando l'allarme e il settimanale "People" ha scritto che "al confronto, le protagoniste di 'Gossip Girl' sembrano in carne...!". (Articolo di Leo Damerini pubblicato su "TU")

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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