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venerdì 30 ottobre 2015
NEWS - Tutti a Monsterland ad Halloween! C'è l'anteprima di "iZombie" al festival italiano più importante delle zucche vuote (rigorosamente senza cervello...)
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Monsterland è il più importante Halloween Festival italiano. E per i veri
appassionati del genere, Monsterland regala a tutti i presenti una vera chicca:
la proiezione in anteprima assoluta
dei primi due episodi di iZombie, la
serie che rilegge con ironia il genere dei morti viventi, che Premium Action trasmetterà in esclusiva
dal 4 novembre, ogni mercoledì in
prima serata. Un motivo in più per vivere con Monsterland un Halloween
indimenticabile. Come se non bastasse, Monserland rivela la sua line-up
completa: oltre 50 artisti italiani e internazionali pronti ad esibirsi al gran
finale dell’Estathé Market Sound di
Milano, il festival di musica, street food & smart entertainment durato
sei mesi. Sette gli stage in tutto,
quattro indoor e tre outdoor, dislocati su un’area di oltre 30mila metri quadrati, senza dimenticare tendoni da circo, diversi punti di ristoro,
la presenza del Red Bull Tourbus, e
un’apposita area dove una squadra di trenta truccatori professionisti sarà a
disposizione tutta la notte per chi voglia trasformarsi nel proprio personaggio
horror preferito. Costumi e make-up tematici dovranno essere il più
terrificanti possibili, in una delle notti più lunghe dell’anno, alla quale è
obbligatorio presentarsi in maschera e aver compiuto sedici anni d’età. Monsterland
deve essere una festa per tutti quanti; per questo motivo la sua proposta musicale è all’insegna della trasversalità più assoluta,
con una serie di deejay e performer assolutamente di livello. Qualche nome e i
rispettivi generi? Don Joe dei Club Dogo
(hip-hop), Lush&Simon,
Merk&Kremont, Marnik e Blasterz (EDM); Eiffel 65 e Datura (We Love 90’s); Carl Ewart, Max Cioffi, Simon Spencer (Fashion Clubbers / Il
Milanese Imbruttito); Max Brigante e Andrea Pellizzari
(one-night Mamacita, musica Urban,
Hip Hop, Reggaeton, Moombahton); Reset
(electro), Paul Ritch e Sossa
(techno); Reneè La Bulgara, Chiara Robiony e Alberto Remondini (radio m2o). Sonorità complementari e
antitetiche, pronte a convivere più o meno pacificamente alla stregua di
zombie, streghe, fantasmi, tutti uniti da un’unica missione: rendere
Monsterland un evento sempre più incredibile. Sabato 31 ottobre 2015 (dalle ore 20:00)
Monsterland Halloween Festival, The Zombie Circus @
Esthatè Market Sound Milano
Via Cesare Lombroso 54 –
infoline 329.8335974 / 392.0853164
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giovedì 29 ottobre 2015
NEWS - Netflix allo studio: rischi e chance per l'Italia. Secondo una ricerca c'è un "pericolo per identita' culturale". Opportunità o minaccia di colonizzazione?
(ANSA) - ROMA - Tutela delle identita' culturali, innovazione tecnologica e apertura di nuovi mercati nell'era di Netflix: a una settimana dal suo sbarco in Italia, e' stata la nuova piattaforma la protagonista del dibattito svoltosi al festival Eurovisioni, al Palazzetto del Burcardo di Roma. Partendo da un focus sulla Convenzione Unesco 2005, che promuove e protegge la diversita' culturale e linguistica e della quale si celebra il decennale, e' apparso evidente il duplice ruolo di opportunita' e minaccia che il colosso digitale puo' rappresentare nell'ambito dell'industria culturale. Soprattutto per l'Italia, che si appresta (insieme a Spagna e Portogallo) a fare i conti con questo nuovo servizio in un mercato audiovisivo diviso tra Rai, Mediaset e Sky e nel quale la copertura della banda larga ancora non e' totale. Che Netflix possa essere pero' una vera "rivoluzione" lo dicono i numeri non trascurabili dell'azienda (che entro il 2016 ha intenzione di essere presente su scala globale): circa 62 milioni di abbonati in 54 Paesi, 5,5 miliardi di dollari incassati e 300 milioni di dollari di investimenti per nuovi contenuti nel 2014 (dal 2015 anche produzioni di comedy show, documentari e film per il cinema), 2 miliardi di ore al mese di consumo di film e programmi tv. Se e' naturale pensare a un ampliamento dell'offerta, sorge spontaneo il timore per noi europei di essere "colonizzati" da questo gigante digitale, con il rischio di perdere la nostra specificita' culturale: "In realta' rapporto all'eccezione culturale probabilmente non ci sara' un grande cambiamento. Per il 90% la piattaforma offrira' contenuti americani, il resto saranno contenuti locali", ha spiegato Giacomo Mazzone, segretario generale di Eurovisioni, che ha presentato uno studio su Netflix. "Il lancio di nuove serie tv locali e' lo strumento usato da Netflix al posto delle normali campagne pubblicitarie per promuovere l'avvio del servizio in uno specifico Paese: e' stato cosi' in Francia con Marseille, in Colombia con Narcos, e anche in Italia con la serie poliziesca Suburra", ha spiegato, "ma poi la spinta produttiva si interrompe, perche' questa realta' e' uno strumento in primo luogo di distribuzione. Basti pensare che i dipendenti dell'azienda sono quasi tutti informatici". Dalla ricerca emerge che le performance di Netflix in Europa nel 2014 hanno avuto uno slancio iniziale ma poi si sono attestate su percentuali piu' o meno stabili: in Belgio il 5% della popolazione di lingua fiamminga e la stessa percentuale anche in Olanda, dove il 47% conosce sia il brand che il servizio. Piu' alto il numero di utenti in Danimarca: qui nel 2014, a un anno dal lancio, a guardare i programmi della piattaforma e' stato il 19% del telespettatori. Va aggiunto comunque che Netflix in alcuni Paesi ha rappresentato uno stimolo per lo sviluppo di nuove produzioni. E' accaduto per esempio in Inghilterra, dove la BBC per contrastare il competitor digitale ha ripensato e ampliato la propria offerta per i giovani. "Una scelta che si e' rivelata vincente", ha detto Mazzone, "perche' il pubblico ha premiato la BBC, privilegiando contenuti gratuiti a quelli a pagamento". Sul seguito che la piattaforma avra' in Italia e' ancora prematuro pronunciarsi: "Il problema e' sempre la capacita' di fidelizzazione del cliente. Le serie tv sono utilissime a questo scopo. Ma bisogna vedere cosa accadra' dopo il primo mese di fruizione gratuita".
(ANSA) - ROMA - Tutela delle identita' culturali, innovazione tecnologica e apertura di nuovi mercati nell'era di Netflix: a una settimana dal suo sbarco in Italia, e' stata la nuova piattaforma la protagonista del dibattito svoltosi al festival Eurovisioni, al Palazzetto del Burcardo di Roma. Partendo da un focus sulla Convenzione Unesco 2005, che promuove e protegge la diversita' culturale e linguistica e della quale si celebra il decennale, e' apparso evidente il duplice ruolo di opportunita' e minaccia che il colosso digitale puo' rappresentare nell'ambito dell'industria culturale. Soprattutto per l'Italia, che si appresta (insieme a Spagna e Portogallo) a fare i conti con questo nuovo servizio in un mercato audiovisivo diviso tra Rai, Mediaset e Sky e nel quale la copertura della banda larga ancora non e' totale. Che Netflix possa essere pero' una vera "rivoluzione" lo dicono i numeri non trascurabili dell'azienda (che entro il 2016 ha intenzione di essere presente su scala globale): circa 62 milioni di abbonati in 54 Paesi, 5,5 miliardi di dollari incassati e 300 milioni di dollari di investimenti per nuovi contenuti nel 2014 (dal 2015 anche produzioni di comedy show, documentari e film per il cinema), 2 miliardi di ore al mese di consumo di film e programmi tv. Se e' naturale pensare a un ampliamento dell'offerta, sorge spontaneo il timore per noi europei di essere "colonizzati" da questo gigante digitale, con il rischio di perdere la nostra specificita' culturale: "In realta' rapporto all'eccezione culturale probabilmente non ci sara' un grande cambiamento. Per il 90% la piattaforma offrira' contenuti americani, il resto saranno contenuti locali", ha spiegato Giacomo Mazzone, segretario generale di Eurovisioni, che ha presentato uno studio su Netflix. "Il lancio di nuove serie tv locali e' lo strumento usato da Netflix al posto delle normali campagne pubblicitarie per promuovere l'avvio del servizio in uno specifico Paese: e' stato cosi' in Francia con Marseille, in Colombia con Narcos, e anche in Italia con la serie poliziesca Suburra", ha spiegato, "ma poi la spinta produttiva si interrompe, perche' questa realta' e' uno strumento in primo luogo di distribuzione. Basti pensare che i dipendenti dell'azienda sono quasi tutti informatici". Dalla ricerca emerge che le performance di Netflix in Europa nel 2014 hanno avuto uno slancio iniziale ma poi si sono attestate su percentuali piu' o meno stabili: in Belgio il 5% della popolazione di lingua fiamminga e la stessa percentuale anche in Olanda, dove il 47% conosce sia il brand che il servizio. Piu' alto il numero di utenti in Danimarca: qui nel 2014, a un anno dal lancio, a guardare i programmi della piattaforma e' stato il 19% del telespettatori. Va aggiunto comunque che Netflix in alcuni Paesi ha rappresentato uno stimolo per lo sviluppo di nuove produzioni. E' accaduto per esempio in Inghilterra, dove la BBC per contrastare il competitor digitale ha ripensato e ampliato la propria offerta per i giovani. "Una scelta che si e' rivelata vincente", ha detto Mazzone, "perche' il pubblico ha premiato la BBC, privilegiando contenuti gratuiti a quelli a pagamento". Sul seguito che la piattaforma avra' in Italia e' ancora prematuro pronunciarsi: "Il problema e' sempre la capacita' di fidelizzazione del cliente. Le serie tv sono utilissime a questo scopo. Ma bisogna vedere cosa accadra' dopo il primo mese di fruizione gratuita".
mercoledì 28 ottobre 2015
NEWS - FarsA(uditel)! Ritorna la rilevazione degli ascolti dove tutte le famiglie campione si conoscono (e quindi sono influenzabili). Lo stop di 15 giorni era solo una pantomima (il campione non può essere cambiato prima del 30 maggio)...
Commento di Massimo Sideri sul "Corriere della Sera"
Da domani mattina l’Auditel ritorna in chiaro dopo le due settimane di «riflessione». È evidente che in un arco di tempo così ristretto la Nielsen non ha potuto fare alcunché riguardo al panel inquinato: i tecnici che si dedicano al montaggio dei meter sono un centinaio. Ogni appuntamento dura circa 4 ore. E le persone vanno prima trovate e poi convinte. Dunque il caso Auditel richiederà molto più tempo per essere sanato (ieri il board ha comunicato la data del 30 maggio). Ma l’auspicio è che le due se ttimane non siano passate invano. L’«Audi-gate», anzi, potrebbe essere un’opportunità per risolvere tre nodi: 1) il dipendente Nielsen che ha commesso l’errore è stato sospeso. Per paradosso dovrebbe essere «premiato»: se l’errore è stato umano, non lo è la procedura che ha permesso l’errore. I file con gli indirizzi e i nume ri delle famiglie non so no criptati. La comunicazione dal meter avviene con una rete Gprs (quella dei primi cellulari). Un hacker alle prime armi saprebbe come portarsi via tutto. È mai stato fatto un audit sulla sicurezza informatica? 2) Il ministro Franceschini ha richiamato l’attenzione sui Tg che non dovrebbero essere rilevati dall’Auditel come un talent show qualunque. Il tema più in generale è la qualità. Un indice monolitico è limitato. 3) Chi aveva accesso ai dati del panel? Questa è la domanda chiave a cui rispondere. Altrimenti lo sforzo per il rinnovo delle 5.600 famiglie potrebbe non servire a nulla.
Commento di Massimo Sideri sul "Corriere della Sera"
Da domani mattina l’Auditel ritorna in chiaro dopo le due settimane di «riflessione». È evidente che in un arco di tempo così ristretto la Nielsen non ha potuto fare alcunché riguardo al panel inquinato: i tecnici che si dedicano al montaggio dei meter sono un centinaio. Ogni appuntamento dura circa 4 ore. E le persone vanno prima trovate e poi convinte. Dunque il caso Auditel richiederà molto più tempo per essere sanato (ieri il board ha comunicato la data del 30 maggio). Ma l’auspicio è che le due se ttimane non siano passate invano. L’«Audi-gate», anzi, potrebbe essere un’opportunità per risolvere tre nodi: 1) il dipendente Nielsen che ha commesso l’errore è stato sospeso. Per paradosso dovrebbe essere «premiato»: se l’errore è stato umano, non lo è la procedura che ha permesso l’errore. I file con gli indirizzi e i nume ri delle famiglie non so no criptati. La comunicazione dal meter avviene con una rete Gprs (quella dei primi cellulari). Un hacker alle prime armi saprebbe come portarsi via tutto. È mai stato fatto un audit sulla sicurezza informatica? 2) Il ministro Franceschini ha richiamato l’attenzione sui Tg che non dovrebbero essere rilevati dall’Auditel come un talent show qualunque. Il tema più in generale è la qualità. Un indice monolitico è limitato. 3) Chi aveva accesso ai dati del panel? Questa è la domanda chiave a cui rispondere. Altrimenti lo sforzo per il rinnovo delle 5.600 famiglie potrebbe non servire a nulla.
martedì 27 ottobre 2015
NEWS - Superboom! "Supergirl" fa il botto ed è la serie più vista al debutto della stagione...
CBS’ Supergirl took flight on Monday night with 12.9 million total viewers and a 3.2 rating leading out of The Big Bang Theory — thus revealing its secret identity as the fall’s No. 1 series debut, in both audience and in the coveted 18-49 demo.
CBS’ Supergirl took flight on Monday night with 12.9 million total viewers and a 3.2 rating leading out of The Big Bang Theory — thus revealing its secret identity as the fall’s No. 1 series debut, in both audience and in the coveted 18-49 demo.
lunedì 26 ottobre 2015
L'Italia è il Paese europeo che importa più #serietv dall'estero.
Costo annuo: 1 miliardo e 60 milioni.
@aldofontanarosa, @repubblicait
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 26 Ottobre 2015
domenica 25 ottobre 2015
Mrs. @shondarhimes rifarà #RomeoAndJuliet.
Spoiler: uno dei due muore. L'altro/a lo imita. L'autore è già morto.
#shondaland
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 23 Ottobre 2015
venerdì 23 ottobre 2015
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Ro-Cox Horror Picture Show! La trans di "OITNB" sarà il mitico Dr. Frank-N-Furter nel remake di "Rocky Horror"
La trans Laverne Cox di “Orange Is The New Black” – attualmente in onda su Premium Stories con la 3° stagione
inedita – interpreterà il mitico ed
ambiguo Dottor Frank-N-Furter nel remake
del cult “Rocky Horror Picture Show”. Lo scienziato pazzo è
stato portato alla popolarità da Tim Curry nel film del 1975, di cui ricorrono
i 40 anni dalla distribuzione e detentore del record quale pellicola più
trasmessa ininterrottamente dalla data di uscita nei circuiti cinematografici. Il progetto del
remake di “Rocky Horror” è un film della
Fox diretto e coreografato da Kenny Ortega. L’uscita è prevista per l’autunno del 2016.Laverne
Cox è stata la prima trans ad avere un ruolo ricorrente in una serie tv
(“OITNB”) ed è diventata paladina dei diritti LGBT conquistando la prestigiosa
copertina di “Time” alcuni mesi fa.
News: Shondaland #RomeoandJuliet sequel series in the works at @ABC.
https://t.co/xZs9Q50IqS via @EW
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 23 Ottobre 2015
giovedì 22 ottobre 2015
NEWS - E' giunto il giorno di #ciaoNetflix! Da oggi "la più grande rivoluzione dall'arrivo del colore"
(ANSA) - MILANO, 22 OTT - Un
giorno quelli che oggi pensiamo come canali saranno delle app e i nostri
figli ci chiederanno: "ma cosa vuol dire che uno spettacolo
inizia alle 20?". Alla presentazione italiana di Netflix i toni di
Reed Hastings sono quelli del guru, ma il co-fondatore e ceo
della piu' grande rete di internet tv al mondo se li puo'
permettere: la sua creatura ha piu' di 69 milioni di abbonati in oltre 50
paesi e in Italia, dove e' disponibile da oggi, conta di
raggiungere una famiglia su tre. "Nel primo anno ci dobbiamo
concentrare sulla felicita' e non sulle dimensioni, ma alla lunga - dice
Hastings, jeans, blazer e aria ispirata - vogliamo avere molto successo
anche in Italia. Il nostro target e' di raggiungere una
famiglia su tre. In America per farlo ci abbiamo messo 7 anni,
dal 2007 al 2014 e - aggiunge - ci stiamo riuscendo anche in altri
Paesi europei dove siamo arrivati prima che in Italia". Questo perche' "l'avvento
della tv via internet per il mondo della tv e' la piu' grande rivoluzione dal
colore. Possiamo vedere su qualsiasi schermo e in qualsiasi momento
quello che vogliamo". Questa rivoluzione e' solo
all'inizio: "in futuro - profetizza - ogni rete mettera' a
disposizione delle app". Questo passaggio epocale non riguardera' solo la
fruizione in streaming ma investira' anche i contenuti perche' senza
la tv lineare - spiega ancora Hastings - non avra' piu' senso
creare serie con puntate da un'ora ciascuna e zeppe di rimandi
interni, non piu' necessari visto che su Netflix non vengono
proposte una puntata alla volta ma a stagioni intere. Anche a
livello di film la novita' e' quella della release mondiale
globale, in tutte le lingue dei paesi dove e' attivo il servizio,
come e' accaduto lo scorso weekend per 'Beasts of No Nation', il film presentato a Venezia, scritto e diretto da Cary Fukunaga,
e prodotto dalla stessa Netflix. Qualcosa di simile e'
successo anche per 'Suburra', il film di Stefano Sollima, che e'
stato proposto sulla piattaforma Netlix in America, America
Latina e Canada: "il cinema italiano puo' essere
contento, per un film italiano avere un pubblico potenziale di 50 milioni di
abbonati e' fantastico" commenta Pierfrancesco
Favino, che non solo e' tra gli interpreti del film 'Suburra' ma lo sara'
anche dell'omonima serie realizzata da Cattleya, che sara' la
prima produzione originale Netflix in Italia, in onda nel
2017. Favino per Netflix ha gia' lavorato nella serie 'Marco
Polo' ideata da John Fusco, che racconta le avventure del giovane
Marco Polo, interpretato da un altro italiano, Lorenzo
Richelmy, alla corte di Kublai Khan. La serie storica, che ha
debuttato il 12 dicembre 2014, da oggi e' disponibile anche
in Italia insieme ad altri prodotti originali come 'Narcos', che
racconta la storia dei signori della droga degli anni 80, la
fantascientifica 'Sense8' di Lana e Andy Wachowski con Daryl
Hannah, l'acclamatissima 'Orange is the new black'. E poi 'Grace and Frankie' con Jane Fonda e Lily Tomlin che
diventano amiche quando i loro mariti fanno coming out e
ammettono di amarsi, 'Unbreakable Kimmy Schmidt' su una giovane
che comincia una nuova vita a New York City dopo essere stata
salvata da una setta apocalittica in Indiana. Dal 20
novembre arrivera' anche 'Marvel - Jessica Jones', seconda di quattro
serie dedicate agli eroi Marvel. L'obiettivo di Netflix e'
produrre sempre piu' serie originali: "ne abbiamo 21 in produzione pronte per
la release - annuncia Ted Sarandos, chief content officer - mentre
nel 2016 ne produrremo 30 e altre 30 circa per
bambini". Oltre alle serie, gli
abbonati potranno vedere film prodotti da Netflix come 'Crouching Tiger, Hidden Dragon The green legend' di Adam Sandler, il thriller di
guerra 'Jadotville' con Jaime Dornan, 'War machine' di Brad Pitt;
film hollywoodiani come 'Molto incinta', Transformers', Mission
impossible III e italiani come 'Amiche da morire' e 'Reality'. La funzione e' in streaming e
quindi bisogna avere un televisore o un device (tv-box, tablet,
computer, smartphone console video game, Apple Tv o Chromecast)
connessi a Internet, ma non c'e' nessun timore per la banda larga:
"le reti stanno crescendo - dice Hastings - non dobbiamo piu'
pensare al downdload". Per celebrare l'arrivo in
Italia, dove e' disponibile a partire da 7,99 euro al mese, stasera Netflix
ha organizzato un party al Palazzo del ghiaccio di Milano: sul
tappeto rosso le star Taylor Schilling e Kate Mulgrew di 'Orange is the new black', Daryl Hannah e Miguel Angel Silvestre
di 'Sense 8', Carrie Ann Moss e Krysten Ritter di 'Jessica
Jones', Stephen DeKnight di 'Daredevil', Will Arnett di
'Bojack horseman' e il cast di 'Suburra'.
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mercoledì 21 ottobre 2015
GOSSIP - Rose (Ruby) is the new black! Arriva a Milano (MTV Awards) la star transformer di "OITNB"
L’australiana Ruby Rose ha infiammato ancor di più – se ce ne fosse bisogno – “Orange Is The New Black”, con il suo ingresso in scena nella 3° stagione (inedita su Premium Stories ogni giovedì sera). Una sorta di innesto di ulteriore strava-gay-anza nel gruppo femminile più sui generis che la tv americana ci ha regalato di recente. Ruby vestirà la tenuta da carcerata di Stella Carlin, destinata a far batter il cuore a Piper Chapman (Taylor Schilling). Difficile identificarla in ruolo di show-business (oltre ad attice, è dj, modella, conduttrice…) nonché sessuale (si definisce “gender fluid” o “gender neutral”), Ruby Rose è tra le testimonial più “in” della moda – non solo underground – degli ultimi anni, caratterizzata com’è da vari tatuaggi e look talvolta androgino e tomboy. Lanciata da MTV dopo la vittoria di un concorso per Vj grazie a un filmato dove beve 100 bicchierini di birra in 100 minuti, nel 2009 finisce ricoverata per disidratazione in Kenia, dove si è recata per insegnare
l’inglese ai bambini. Alternando l’attività di modella a flirt con le colleghe di passerella (Lindsey Anne McMillan e Catherine McNeil tra quelle più celebri), Rose è stata più volte eletta tra le personalità gay-lesbiche più influenti del mondo. Un’omosessualità dichiarata alla madre-single dall’età di 12 anni, con a corollario episodi di bullismo a scuola: “Ho sempre saputo di essere lesbica – ha confessato - anche alla scuola primaria. Sapevo di non essere interessata ai ragazzi, mentre provavo qualcosa per le donne. Quando ho iniziato le superiori e l'ho detto a mia madre, lei ha semplicemente risposto 'Lo so, l'ho sempre saputo'. In realtà prima ho fatto coming out con un paio di amici, poi la notizia si è diffusa e a 15 anni tutti sapevano del mio orientamento sessuale, anche le insegnanti”. Nel 2014 è stata protagonista del cortometraggio “Break Free”, dove interpreta la transizione da donna assai femminile e conturbante a uomo tatuato. “Rappresenta me stessa – ha dichiarato Ruby alla presentazione dell’opera – alla mattina mi sveglio e non so chi sarò!”.
L’australiana Ruby Rose ha infiammato ancor di più – se ce ne fosse bisogno – “Orange Is The New Black”, con il suo ingresso in scena nella 3° stagione (inedita su Premium Stories ogni giovedì sera). Una sorta di innesto di ulteriore strava-gay-anza nel gruppo femminile più sui generis che la tv americana ci ha regalato di recente. Ruby vestirà la tenuta da carcerata di Stella Carlin, destinata a far batter il cuore a Piper Chapman (Taylor Schilling). Difficile identificarla in ruolo di show-business (oltre ad attice, è dj, modella, conduttrice…) nonché sessuale (si definisce “gender fluid” o “gender neutral”), Ruby Rose è tra le testimonial più “in” della moda – non solo underground – degli ultimi anni, caratterizzata com’è da vari tatuaggi e look talvolta androgino e tomboy. Lanciata da MTV dopo la vittoria di un concorso per Vj grazie a un filmato dove beve 100 bicchierini di birra in 100 minuti, nel 2009 finisce ricoverata per disidratazione in Kenia, dove si è recata per insegnare
l’inglese ai bambini. Alternando l’attività di modella a flirt con le colleghe di passerella (Lindsey Anne McMillan e Catherine McNeil tra quelle più celebri), Rose è stata più volte eletta tra le personalità gay-lesbiche più influenti del mondo. Un’omosessualità dichiarata alla madre-single dall’età di 12 anni, con a corollario episodi di bullismo a scuola: “Ho sempre saputo di essere lesbica – ha confessato - anche alla scuola primaria. Sapevo di non essere interessata ai ragazzi, mentre provavo qualcosa per le donne. Quando ho iniziato le superiori e l'ho detto a mia madre, lei ha semplicemente risposto 'Lo so, l'ho sempre saputo'. In realtà prima ho fatto coming out con un paio di amici, poi la notizia si è diffusa e a 15 anni tutti sapevano del mio orientamento sessuale, anche le insegnanti”. Nel 2014 è stata protagonista del cortometraggio “Break Free”, dove interpreta la transizione da donna assai femminile e conturbante a uomo tatuato. “Rappresenta me stessa – ha dichiarato Ruby alla presentazione dell’opera – alla mattina mi sveglio e non so chi sarò!”.
martedì 20 ottobre 2015
NEWS - Clamoroso al Cibali! Il Moige Usa condanna "AHS: Hotel": "è il contenuto più vile e scioccante di sempre!"
Articolo tratto da "Uproxx"
The moralistic finger-waggers over at the Parents Television Council are the prudish kings and queens of hyperbole. Last year, they complained that an episode of Sons of Anarchy “opened with the most sexually explicit content we’ve ever seen on basic cable.” American Horror Story: Hotel creator Ryan Murphy sees Kurt Sutter’s sex scenes, and raises him “the most vile and shocking content I’ve ever seen on TV.” Ever? “Ever.”
Articolo tratto da "Uproxx"
The moralistic finger-waggers over at the Parents Television Council are the prudish kings and queens of hyperbole. Last year, they complained that an episode of Sons of Anarchy “opened with the most sexually explicit content we’ve ever seen on basic cable.” American Horror Story: Hotel creator Ryan Murphy sees Kurt Sutter’s sex scenes, and raises him “the most vile and shocking content I’ve ever seen on TV.” Ever? “Ever.”
[PTC], led by president Tim Winter, singled out the season premiere of American Horror Story: Hotel for featuring what he called an “unbelievably explicit combination of sex and violence.”No, I’m guessing “most Americans” know exactly what to expect from a show called American Horror Story starring Lady Gaga (Murphy’s Scream Queens was also criticized for featuring “graphic decapitations and discussions of necrophilia in the family hour”). I’d be curious to read what the PTC thinks about The Americans, except even they don’t watch it.
“This is the most vile and shocking content I’ve ever seen on TV. Ever,” Winter wrote in an email to subscribers calling for an advertiser boycott the series. “Most Americans have no idea this is primetime fare on advertiser-supported basic cable. And everyone is paying for it as part of their program bundle.” (Via the Hollywood Reporter)
lunedì 19 ottobre 2015
NEWS - Clamoroso al Cibali! Ryan Murphy rivela a "THR" - con tanto di bebè in braccio sulla cover - di aver avuto per primo in mano i diritti di "Orange Is The New Black"!
Ryan Murphy clutches a baby on this week’s cover of The Hollywood Reporter.
Here’s what the 49-year-old TV showrunner shared with the mag:
On backstage problems on Glee: “To this day, I’m devastated by everything that happened with that show.”
On his relationship with the cast: “I was there with them all day long, and then we’d finish work and we’d go out and have fun all night, and I guess in a weird, twisted way, I was trying to relive the childhood I never had. I thought they wanted a parent, and they didn’t. They didn’t want me to tell them what to f—ing do. They didn’t want me to tell them how to treat each other or what the world was like at the end of the day. I wish I could go back and do that differently with a lot of those actors. Some of them I’m still very close to: Lea Michele, Chord Overstreet, Darren Criss — but there were some that didn’t work out well, and I regret that. I guess I just wish I had been able to let them figure it out for themselves.”
On originally having the rights to Orange is the New Black: “I just could never figure out how to do it. And then the option lapsed, and it became this great big thing.”
For more on Ryan, visit HollywoodReporter.com.
Ryan Murphy clutches a baby on this week’s cover of The Hollywood Reporter.
Here’s what the 49-year-old TV showrunner shared with the mag:
On backstage problems on Glee: “To this day, I’m devastated by everything that happened with that show.”
On his relationship with the cast: “I was there with them all day long, and then we’d finish work and we’d go out and have fun all night, and I guess in a weird, twisted way, I was trying to relive the childhood I never had. I thought they wanted a parent, and they didn’t. They didn’t want me to tell them what to f—ing do. They didn’t want me to tell them how to treat each other or what the world was like at the end of the day. I wish I could go back and do that differently with a lot of those actors. Some of them I’m still very close to: Lea Michele, Chord Overstreet, Darren Criss — but there were some that didn’t work out well, and I regret that. I guess I just wish I had been able to let them figure it out for themselves.”
On originally having the rights to Orange is the New Black: “I just could never figure out how to do it. And then the option lapsed, and it became this great big thing.”
For more on Ryan, visit HollywoodReporter.com.
venerdì 16 ottobre 2015
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Aquarius", più soap che drama
"Charles Manson voleva diventare più famoso dei Beatles. Era una delle sue ossessioni. Era convinto di essere il quinto (mancato) Beatles. Certo, dare vita a un culto satanico per incidere qualche disco porta a conseguenze tragiche. In un capitolo di «Tragico tascabile», Guido Ceronetti accusa i Beatles di avere eccitato con «Helter Skelter» la furia omicida di Manson, artefice con la sua banda del massacro di Cielo Drive in cui, il 9 agosto 1969, venne, tra gli altri, assassinata Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, 26 anni, incinta di otto mesi. Mah! Difficile capire dalle prime due puntate quanto «Aquarius», la serie creata da John McNamara per NBC, riesca a restituirci il senso del tragico nel raccontare i delitti commessi da Manson e dalla sua setta in un crescendo di violenza e follia (Sky Atlantic, mercoledì, 21.10). Siamo nel i96', a Los Angeles. Una ragazzina sparisce da casa: e l'espediente narrativo per introdurci nel gruppo di Manson, tra cultura hippy e manifestazioni contro la guerra in Vietnam, uso di droghe e rock psichedelico, tensioni razziali e liberazione sessuale. A indagare c'è il detective Sam Hodiak (David Duchovny), affiancato da un partner più giovane e più in sintonia con i tempi che cambiano, Brian Shafe (Grey Damon). Ben presto le loro ricerche li condurranno nella tana del lupo, dove il guru mezzo disadattato (l'infanzia difficile, le violenze subite in carcere, una pulsione omosessuale...), riesce tuttavia ad attirare giovani donne deboli e manipolabili, per plagiarle e convincerle a unirsi alla causa. «Aquarius» gode di un'ottima fotografia, di una colonna sonora degna di quegli anni, di una recitazione di tutto rispetto. Ma il racconto tende volentieri alla soap (intrecci amorosi, fidanzate e mogli abbandonate...) e la tragicità fatica non poco a morderci, a inchiodarci alla sua smisuratezza. In America, NBC ha reso subito disponibili on demand tutti gli episodi, in stile Netflix". (Aldo Grasso, 16.10.2015)
CORRIERE DELLA SERA
"Aquarius", più soap che drama
"Charles Manson voleva diventare più famoso dei Beatles. Era una delle sue ossessioni. Era convinto di essere il quinto (mancato) Beatles. Certo, dare vita a un culto satanico per incidere qualche disco porta a conseguenze tragiche. In un capitolo di «Tragico tascabile», Guido Ceronetti accusa i Beatles di avere eccitato con «Helter Skelter» la furia omicida di Manson, artefice con la sua banda del massacro di Cielo Drive in cui, il 9 agosto 1969, venne, tra gli altri, assassinata Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, 26 anni, incinta di otto mesi. Mah! Difficile capire dalle prime due puntate quanto «Aquarius», la serie creata da John McNamara per NBC, riesca a restituirci il senso del tragico nel raccontare i delitti commessi da Manson e dalla sua setta in un crescendo di violenza e follia (Sky Atlantic, mercoledì, 21.10). Siamo nel i96', a Los Angeles. Una ragazzina sparisce da casa: e l'espediente narrativo per introdurci nel gruppo di Manson, tra cultura hippy e manifestazioni contro la guerra in Vietnam, uso di droghe e rock psichedelico, tensioni razziali e liberazione sessuale. A indagare c'è il detective Sam Hodiak (David Duchovny), affiancato da un partner più giovane e più in sintonia con i tempi che cambiano, Brian Shafe (Grey Damon). Ben presto le loro ricerche li condurranno nella tana del lupo, dove il guru mezzo disadattato (l'infanzia difficile, le violenze subite in carcere, una pulsione omosessuale...), riesce tuttavia ad attirare giovani donne deboli e manipolabili, per plagiarle e convincerle a unirsi alla causa. «Aquarius» gode di un'ottima fotografia, di una colonna sonora degna di quegli anni, di una recitazione di tutto rispetto. Ma il racconto tende volentieri alla soap (intrecci amorosi, fidanzate e mogli abbandonate...) e la tragicità fatica non poco a morderci, a inchiodarci alla sua smisuratezza. In America, NBC ha reso subito disponibili on demand tutti gli episodi, in stile Netflix". (Aldo Grasso, 16.10.2015)
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giovedì 15 ottobre 2015
NEWS - Fiat Netflix in Italia, ma non per tutti! Solo il 22% del nostro Paese coperto dalla banda ultralarga: prima di abbonarsi, meglio informarsi
Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Sette giorni esatti. Tanto manca all’arrivo in Italia di Netflix. Prima di noi altri 50 Paesi e 65 milioni di persone hanno aderito alle proposte streaming del network californiano. Nel suo carnet conta film, documentari e serie televisive, da assemblare tra loro per creare palinsesti personali. Netflix è un servizio streaming, dunque l’utente non deve scaricare i contenuti. Niente «download». Ecco perché viene richiesta la connessione continua a Internet. Basta attivare l’app e i programmi televisivi si guardano sugli schermi delle smart tv, di tablet, smartphone e notebook. E se la tivù manca di collegamento web, va bene anche la console per videogame. Una rivoluzione non da poco, perché vengono a cadere i vincoli spazio-temporali dei tradizional i programmi Tv prodotti da i broad caster televisivi. Basti pensare che ogni giorno con Netflix, dicono i dati interni, vengono guardate 100 milioni di trasmissioni web. Stiamo dunque entrando nel mondo della fruizione di contenuti video e intrattenimento «anywhere, anytime». Cioè da ogni posto e in qualunque momento. Con la possibilità di guardare un film sulla smart tv, bloccarlo a metà e il giorno dopo continuare su tablet e smartphone mentre si viaggia. In Italia, secondo i responsabili Netflix, saranno sottoscritti almeno 150 mila abbonamenti entro fine anno. La proposta prevede tre pacchetti con prezzi che dipendono sia dalla qualità video, sia dalle cosiddette «sessioni di streaming», cioè il numero di trasmissioni da guardare in contemporanea dall’utente e gli altri componenti della famiglia (cinque persone in tutto). Il piano «Base» da 7,99 euro al mese — come dire 27 centesimi al giorno — include una qualità video standard, con una sola sessione streaming e velocità di tre megabit al secondo. Lo «Standard» da 9,99 euro al mese offre qualità Hd, due sessioni di streaming e velocità di cinque megabit al secondo. Infine c’è «Premium», un piano da 11,99 euro al mese in ultra Hd4K: consente di attivare fino a quattro streaming per volta a 25 megabit al secondo. Sottoscrivere l’abbonamento è semplice. Basta creare un account dal sito netflix.com, oppure dall’omonima app. Si inseriscono poi i dati bancari con carta di credito o PayPal. Nuova la soluzione scelta dai softwaristi per gestire l’abbonamento mese per mese (il primo gratis) , con cancellazione immediata quando si decide di non usare Netflix per il successivo. Nelle impostazioni è previsto il parental control per sorvegliare i contenuti rivolti ai bambini. Non solo. Una volta scaricata l’app, lo smartphone si trasforma in telecomando digitale. Nel nostro Paese, Netflix ha da poco stretto accordi con Telecom e Vodafone per offrire sottoscrizioni congiunte. Sarà anche possibile acquistare carte prepagate Netf lix presso rivenditori autorizzati. Tra questi: GameStop, Unieuro, MediaWorld, Esselunga, Mondadori ed Euronics. In Italia già un milione e mezzo di persone usa la tivù via strea- ming. Dunque a chi darà fastidio Netflix? Sky on demand e Sky Go già da un paio d’anni consentono agli abbonati Sky di guardare programmi satellitari su d ispositivi mobili. Mediaset punta invece sulla pay tv con Infinity: film, serie tv, fiction in Hd. Il Biscione offre anche Premium Play per guardare il calcio in diretta streaming su tablet, inclusi i programmi di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 degli ultimi sette giorni. Fastweb ha superato i 400 mila utenti in tre anni con Chili Tv. TimVision, la piattaforma on demand di Telecom Italia, dichiara 6 mila titoli tra serie tv, cartoni, cinema e documentari. Rai.Tv consente invece di seguire via Internet il meglio dell’emittente nazionale. Ma per Netflix il tallone d’Achille del Belpaese resta la velocità di connessione. Perché in mancanza di banda ultraveloce (30 megabit al secondo) si rischia di guardare i contenuti con fastidio se interruzioni. Oggi, secondo i dati di Sos Tariffe, solo il 22,3% del territorio italiano è raggiunto da banda ultralarga, rispetto alla media europea del 64%. Senza contare che ci sono regioni come il Molise, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta in cui la copertura è assente. Vale dunque un consiglio. Prima di sottoscrivere l’abbonamento, accertatevi della velocità di connessione presente tra le mura domestiche (wi-f i e Adsl). In caso contrario è come acquistare un vestito griffato che però vi sta stretto.
Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Sette giorni esatti. Tanto manca all’arrivo in Italia di Netflix. Prima di noi altri 50 Paesi e 65 milioni di persone hanno aderito alle proposte streaming del network californiano. Nel suo carnet conta film, documentari e serie televisive, da assemblare tra loro per creare palinsesti personali. Netflix è un servizio streaming, dunque l’utente non deve scaricare i contenuti. Niente «download». Ecco perché viene richiesta la connessione continua a Internet. Basta attivare l’app e i programmi televisivi si guardano sugli schermi delle smart tv, di tablet, smartphone e notebook. E se la tivù manca di collegamento web, va bene anche la console per videogame. Una rivoluzione non da poco, perché vengono a cadere i vincoli spazio-temporali dei tradizional i programmi Tv prodotti da i broad caster televisivi. Basti pensare che ogni giorno con Netflix, dicono i dati interni, vengono guardate 100 milioni di trasmissioni web. Stiamo dunque entrando nel mondo della fruizione di contenuti video e intrattenimento «anywhere, anytime». Cioè da ogni posto e in qualunque momento. Con la possibilità di guardare un film sulla smart tv, bloccarlo a metà e il giorno dopo continuare su tablet e smartphone mentre si viaggia. In Italia, secondo i responsabili Netflix, saranno sottoscritti almeno 150 mila abbonamenti entro fine anno. La proposta prevede tre pacchetti con prezzi che dipendono sia dalla qualità video, sia dalle cosiddette «sessioni di streaming», cioè il numero di trasmissioni da guardare in contemporanea dall’utente e gli altri componenti della famiglia (cinque persone in tutto). Il piano «Base» da 7,99 euro al mese — come dire 27 centesimi al giorno — include una qualità video standard, con una sola sessione streaming e velocità di tre megabit al secondo. Lo «Standard» da 9,99 euro al mese offre qualità Hd, due sessioni di streaming e velocità di cinque megabit al secondo. Infine c’è «Premium», un piano da 11,99 euro al mese in ultra Hd4K: consente di attivare fino a quattro streaming per volta a 25 megabit al secondo. Sottoscrivere l’abbonamento è semplice. Basta creare un account dal sito netflix.com, oppure dall’omonima app. Si inseriscono poi i dati bancari con carta di credito o PayPal. Nuova la soluzione scelta dai softwaristi per gestire l’abbonamento mese per mese (il primo gratis) , con cancellazione immediata quando si decide di non usare Netflix per il successivo. Nelle impostazioni è previsto il parental control per sorvegliare i contenuti rivolti ai bambini. Non solo. Una volta scaricata l’app, lo smartphone si trasforma in telecomando digitale. Nel nostro Paese, Netflix ha da poco stretto accordi con Telecom e Vodafone per offrire sottoscrizioni congiunte. Sarà anche possibile acquistare carte prepagate Netf lix presso rivenditori autorizzati. Tra questi: GameStop, Unieuro, MediaWorld, Esselunga, Mondadori ed Euronics. In Italia già un milione e mezzo di persone usa la tivù via strea- ming. Dunque a chi darà fastidio Netflix? Sky on demand e Sky Go già da un paio d’anni consentono agli abbonati Sky di guardare programmi satellitari su d ispositivi mobili. Mediaset punta invece sulla pay tv con Infinity: film, serie tv, fiction in Hd. Il Biscione offre anche Premium Play per guardare il calcio in diretta streaming su tablet, inclusi i programmi di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 degli ultimi sette giorni. Fastweb ha superato i 400 mila utenti in tre anni con Chili Tv. TimVision, la piattaforma on demand di Telecom Italia, dichiara 6 mila titoli tra serie tv, cartoni, cinema e documentari. Rai.Tv consente invece di seguire via Internet il meglio dell’emittente nazionale. Ma per Netflix il tallone d’Achille del Belpaese resta la velocità di connessione. Perché in mancanza di banda ultraveloce (30 megabit al secondo) si rischia di guardare i contenuti con fastidio se interruzioni. Oggi, secondo i dati di Sos Tariffe, solo il 22,3% del territorio italiano è raggiunto da banda ultralarga, rispetto alla media europea del 64%. Senza contare che ci sono regioni come il Molise, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta in cui la copertura è assente. Vale dunque un consiglio. Prima di sottoscrivere l’abbonamento, accertatevi della velocità di connessione presente tra le mura domestiche (wi-f i e Adsl). In caso contrario è come acquistare un vestito griffato che però vi sta stretto.
(Quasi) Niente.
Dopo scandalo #Auditel niente dati x 15 giorni.
Poi tutto come prima.
#nuovafarsa
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— Lou Grant (@GrantLou) 14 Ottobre 2015
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