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giovedì 15 ottobre 2015

NEWS - Fiat Netflix in Italia, ma non per tutti! Solo il 22% del nostro Paese coperto dalla banda ultralarga: prima di abbonarsi, meglio informarsi 

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Sette giorni esatti. Tanto manca all’arrivo in Italia di Netflix. Prima di noi altri 50 Paesi e 65 milioni di persone hanno aderito alle proposte streaming del network californiano. Nel suo carnet conta film, documentari e serie televisive, da assemblare tra loro per creare palinsesti personali. Netflix è un servizio streaming, dunque l’utente non deve scaricare i contenuti. Niente «download». Ecco perché viene richiesta la connessione continua a Internet. Basta attivare l’app e i programmi televisivi si guardano sugli schermi delle smart tv, di tablet, smartphone e notebook. E se la tivù manca di collegamento web, va bene anche la console per videogame. Una rivoluzione non da poco, perché vengono a cadere i vincoli spazio-temporali dei tradizional i programmi Tv prodotti da i broad caster televisivi. Basti pensare che ogni giorno con Netflix, dicono i dati interni, vengono guardate 100 milioni di trasmissioni web. Stiamo dunque entrando nel mondo della fruizione di contenuti video e intrattenimento «anywhere, anytime». Cioè da ogni posto e in qualunque momento. Con la possibilità di guardare un film sulla smart tv, bloccarlo a metà e il giorno dopo continuare su tablet e smartphone mentre si viaggia. In Italia, secondo i responsabili Netflix, saranno sottoscritti almeno 150 mila abbonamenti entro fine anno. La proposta prevede tre pacchetti con prezzi che dipendono sia dalla qualità video, sia dalle cosiddette «sessioni di streaming», cioè il numero di trasmissioni da guardare in contemporanea dall’utente e gli altri componenti della famiglia (cinque persone in tutto). Il piano «Base» da 7,99 euro al mese — come dire 27 centesimi al giorno — include una qualità video standard, con una sola sessione streaming e velocità di tre megabit al secondo. Lo «Standard» da 9,99 euro al mese offre qualità Hd, due sessioni di streaming e velocità di cinque megabit al secondo. Infine c’è «Premium», un piano da 11,99 euro al mese in ultra Hd4K: consente di attivare fino a quattro streaming per volta a 25 megabit al secondo. Sottoscrivere l’abbonamento è semplice. Basta creare un account dal sito netflix.com, oppure dall’omonima app. Si inseriscono poi i dati bancari con carta di credito o PayPal. Nuova la soluzione scelta dai softwaristi per gestire l’abbonamento mese per mese (il primo gratis) , con cancellazione immediata quando si decide di non usare Netflix per il successivo. Nelle impostazioni è previsto il parental control per sorvegliare i contenuti rivolti ai bambini. Non solo. Una volta scaricata l’app, lo smartphone si trasforma in telecomando digitale. Nel nostro Paese, Netflix ha da poco stretto accordi con Telecom e Vodafone per offrire sottoscrizioni congiunte. Sarà anche possibile acquistare carte prepagate Netf lix presso rivenditori autorizzati. Tra questi: GameStop, Unieuro, MediaWorld, Esselunga, Mondadori ed Euronics. In Italia già un milione e mezzo di persone usa la tivù via strea- ming. Dunque a chi darà fastidio Netflix? Sky on demand e Sky Go già da un paio d’anni consentono agli abbonati Sky di guardare programmi satellitari su d ispositivi mobili. Mediaset punta invece sulla pay tv con Infinity: film, serie tv, fiction in Hd. Il Biscione offre anche Premium Play per guardare il calcio in diretta streaming su tablet, inclusi i programmi di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 degli ultimi sette giorni. Fastweb ha superato i 400 mila utenti in tre anni con Chili Tv. TimVision, la piattaforma on demand di Telecom Italia, dichiara 6 mila titoli tra serie tv, cartoni, cinema e documentari. Rai.Tv consente invece di seguire via Internet il meglio dell’emittente nazionale. Ma per Netflix il tallone d’Achille del Belpaese resta la velocità di connessione. Perché in mancanza di banda ultraveloce (30 megabit al secondo) si rischia di guardare i contenuti con fastidio se interruzioni. Oggi, secondo i dati di Sos Tariffe, solo il 22,3% del territorio italiano è raggiunto da banda ultralarga, rispetto alla media europea del 64%. Senza contare che ci sono regioni come il Molise, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta in cui la copertura è assente. Vale dunque un consiglio. Prima di sottoscrivere l’abbonamento, accertatevi della velocità di connessione presente tra le mura domestiche (wi-f i e Adsl). In caso contrario è come acquistare un vestito griffato che però vi sta stretto.

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