mercoledì 28 febbraio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri


IL FOGLIO
Dopo l'apripista Telefilm Festival, le serie tv sdoganate anche dai festival di cinema
"Capita che gli scrittori si divertano a fare i dispetti. Gogol scrisse la seconda parte delle "Anime morte" e in un febbrile delirio religioso la bruciò (la terza, prevista dallo schema dantesco, non la scrisse mai). Capita che i dispetti li facciano gli editori. Joan Lindsay, la scrittrice degli antipodi a cui dobbiamo "Picnic a Hanging Rock" aveva previsto una soluzione del mistero. Quando l'editore eliminò dal romanzo l'ultimo capitolo, diede ordine di pubblicarlo dopo la sua morte. Ebbe il cattivo gusto di andarsene nel 1984, quando ormai Peter Weir aveva girato il film, fissando la storia al punto in cui era. Tre studentesse scompaiono durante il picnic, a San Valentino del 1900, e di loro nessuno saprà più nulla. Di più: un finto articolo di giornale citato alla fine del libro sembrava suggerire una storia vera (serviva e serve per vendere qualche copia in più). "Picnic at Hanging Rock" - ora una miniserie in sei puntate prodotta dalla tv australiana - era nella sezione Berlinale Series, lo spazio festivaliero che dal 2015 propone serie televisive. Berlino sembra aver fatto pace con la tv e con le piattaforme streaming che ancora turbano il sonno dei rivali. Il festival di Cannes, per esempio, accetta serie d'autore come "Top of the Lake-il mistero del lago" di Jane Campion o "Twin Peaks 3" di David Lynch. Ma dal prossimo anno rifiuterà film come "The Meyrowitz Stories" di Noah Baumbach, perché non sono distribuiti al cinema ma solo su Netflix. Perlopiù si tratta di produzioni europee - criterio meno punitivo per le serie che per il cinema, dal nord arrivano ottimi prodotti. Con qualche eccezione territoriale. Nel programma di quest'anno c'è la miniserie israeliana "Sleeping Bears" di Keren Margalit: un terapeuta muore in un incidente, gli appunti finiscono nelle mani di una paziente (promette, come permetteva "BeTipul" che noi conosciamo nel suo remake americano "In Treatment"). Dagli Stati Uniti arriva "The Looming Tower" (Amazon Prime Video, in Italia dal 9 marzo): "looming" sta per "incombente", quel che stava per capitare era l'11 settembre. Siamo alla fine degli anni 90, Osama Bin Laden e al Qaeda si fanno più minacciosi, Fbi e Cia combinano pasticci e spianano la strada agli attentatori. Questa, almeno, la tesi sostenuta nel libro che ha ispirato la miniserie con Jeff Daniels e Tahar Rahimi, guest star Alec Baldwin. Lo ha scritto Laurence Wright, che in precedenza si era dedicato a Scientology ("La prigione della fede", Adelphi). Frequenta gente fuori di testa oggi e frequentala domani, un pochino lo hanno contagiato. Siccome la Berlinale è un festival con un mercato che funziona (anche se gli operatori erano piuttosto tiepidi, e i giornalisti pure, dopo un Sundance 2018 scarso di affari) alle serie presentate in anteprima si affiancano dal 19 al 21 febbraio i "Drama Series Days". Nella prima edizione, anno 2015, fu mostrata agli addetti ai lavori la bella e costosa serie "Babylon Berlin" (2,4 milioni di euro a episodio). Era diretta da Tom Tykwer, quest'anno presidente della giuria che assegna l'Orso d'oro. Volevano un giudizio spassionato, non un finanziamento come gli otto progetti di serie scelti quest'anno per i pitch: una specie di speed date che fa incontrare showrunner e produttori (le idee davvero azzeccate si dicono in due minuti, se serve di più qualcosa non va). Sono stati scelti tra 120 richiedenti, per applicare alla televisione - o alle piattaforme streaming - le coproduzioni internazionali già collaudate per il cinema". (Mariarosa Mancuso)

martedì 27 febbraio 2018

GOSSIP - Ultima ora! Arrestata la Locklear! L'attrice di "Melrose Place" e "TJ Hooker" in manette per aver menato un poliziotto...

News tratta da LaStampa.it
Heather Locklear è finita in manette per violenze domestiche. Lo scrive Tmz sottolineando che l’attrice è stata arrestata per aver picchiato il fidanzato e poi i poliziotti intervenuti dopo una chiamata al numero di emergenza. Secondo quanto hanno riferito le autorità, è stato il fratello della bionda di `Melrose Place´, 56 anni, a chiamare la polizia dopo aver visto litigare la donna e il fidanzato. Quando gli agenti sono arrivati nella sua abitazione a Los Angeles, nel tentativo di fermarla sono stati presi a loro volta a calci e pugni. Dopo essere stata arrestata, la Locklear è stata portata in ospedale per una visita, visto l’abuso di droghe in passato.
NEWS - Niente Ball(e) americane! Da stasera "Here and Now" su una famiglia Usa progressista piena di...Oscar
Su Sky Atlantic HD torna la grande serialità targata HBO. Da oggi 27 febbraio arriva, in prima visione esclusiva dalle 21.15, "Here and Now - Una famiglia americana", una nuova, ambiziosa produzione del canale via cavo americano firmata da Alan Ball, Premio Oscar per lo script di American Beauty e creatore e showrunner di serie tv di culto come Six Feet Under (9 Emmy Awards), True Blood e Banshee. A guidare il cast, i premi Oscar Tim Robbins (per Mystic River) e Holly Hunter (per Lezioni di piano). I dieci episodi della prima stagione ruotano attorno a una famiglia di Portland (Oregon), i Bayer-Boatwrights, famiglia all’apparenza esemplare, multietnica e progressista. Greg (Tim Robbins), rispettato professore di filosofia e scrittore, la sua maniacale moglie Audrey (Holly Hunter), una consulente che si occupa di risolvere i conflitti nel liceo locale, e i quattro figli della coppia: i tre adottivi, provenienti dal Vietnam, dalla Liberia e dalla Colombia, e la loro unica figlia biologica, la diciassettenne Kristen (Sosie Bacon). Mentre Audrey sta organizzando la festa di compleanno per i sessant’anni del marito, le crepe cominciano ad affiorare. I Bayer-Boatwrights si troveranno infatti ad affrontare una serie di cambiamenti importanti e sfide emotive quando uno dei ragazzi, Ramon (Daniel Zovatto), inizierà a notare delle cose che sono invisibili allo sguardo degli altri. Si tratta di malattia mentale o di qualcos’altro? Prodotta da Alan Ball, Peter Macdissi e David Knoller, attraverso il punto di vista privilegiato di una famiglia così atipica, la serie indaga il sistema culturale americano anche attraverso il ritratto di un’altra famiglia, musulmana e contemporanea, quella di Farid Shokrani (Peter Macdissi, Six Feet Under, Banshee), lo psichiatra che prenderà in cura Ramon e che ha un’improbabile e inspiegabile connessione con il ragazzo. Le due famiglie al centro degli episodi riflettono il potenziale multiculturale dell’America odierna. Nell’affrontare i problemi personali, politici, culturali, spirituali e psicologici che si abbattono sui membri delle famiglie protagoniste, in maniera provocatoria e a tratti tristemente comica la serie prova a dare una risposta alla domanda: cosa vuol dire essere un “altro” negli Stati Uniti di oggi? Nel cast anche Jerrika Hinton (Grey’s Anatomy), Raymond Lee (Mozart in the Jungle) e Joe Williamson (Looking).

lunedì 26 febbraio 2018

NEWS - Tutto cambia, in tv come nella vita, tranne l'Auditel. Dopo 30 anni poco si è evoluto nella rivelazione dittatoriale degli ascolti: tra buchi, bachi e misteri mai risolti, non è ancora attiva la classificazione di chi guarda i programmi dal pc, smartphone o tablet

Articolo di Vincenzo Vita su "il manifesto"

Auditel, trent'anni dopo. E stata presentata nei giorni passati la nuova strategia del vecchio istituto di rilevazione dei dati dell'ascolto televisivo. L'autoriforma è considerevole, come si evince dall'interessante relazione tenuta alla camera dei deputati dal presidente Andrea Imperiali. All'inizio, infatti, erano seguite le reti del duopolio» Rai-Mediaset, con qualche attenzione residuale al cosiddetto terzo polo, che allora aveva le sembianze di Telemontecarlo. Il resto del mondo era di fatto classificato nelle "altre". Ora sono circa 440 le emittenti rilevate sul digitale terrestre e 209 i soggetti free e pay distribuiti sul satellite. Ed è in corso d'opera l'apertura alla SmartTv, al Pc, a smartphone e tablet: i device digitali. Non solo. Il dato di immediato rilievo è costituito a partire dal 30 luglio dall'introduzione di un «SuperPanel» di 16.100 famiglie, il triplo delle attuali 5.700. Tuttavia, a monte rimane attualissima (anzi) la riflessione critica di Ien Ang nel suo cristallino volume «Cercasi audience disperatamente» (1991), laddove si mette in causa il punto di vista istituzionale (inteso come quello dei soggetti implicati commercialmente), che ha colonizzato le pratiche reali e la loro percezione. «L'audience è considerata nulla più che un'entità data per scontata, formata da un insieme di persone sconosciute, ma non per questo non conoscibili...».
Per quanto apparentemente perfezionati, i dati non ci raccontano la verità: non solo quanto, bensì come come si ascolta, pure tenendo acceso il video senza seguirlo davvero. Già nell'ottobre del 2015 scoppiò lo scandalo dei «bachi» nella mailing del campione, tali da vanificare ogni segretezza. Per non dire dei casi clamorosi del monoscopio seguito come il programma malgrado l'interruzione tecnica, o della curiosa omologazione in basso di taluni programmi (vedi l'opera o la lirica) scarsamente appetibili sotto il profilo pubblicitario. E utile rileggere l' istruttiva intervista che fece ad una famiglia-meter nel dicembre del 2011 Alessandra Comazzi, giustamente celebrata dal suo giornale -La Stampa- dopo ventotto anni di critica televisiva. E si, perché in fondo il calcolo degli ascoltatori risponde all'esigenza dell'accumulazione primaria dei media: vendere il pubblico alla pubblicità. E, malgrado lo spirito innovatore, l'Auditel non pare cambiare granché rispetto alle origini.
Inoltre, va ben compresa la nuova età cross-mediale. Le attitudini del e nel consumo non riguardano solo la variazione della fruizione. Un programma, magari di nicchia (Cattelan?), raggiunge anche quattro milioni di visualizzazioni sui social e fa opinione a differenza di un programma di palinsesto forte per il traino inerziale della rete generalista. Proprio l'era numerica richiede approcci complessi per capire sul serio i numeri. E veniamo alla questione delicata. Per quanto perfezionata, la società raccoglie i dati in esclusiva. Sarebbe stato assai meglio, in ottemperanza allo spirito della legge 249 del 1997, che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni mettesse a gara la ricerca, attribuendo la commessa ad almeno due soggetti in concorrenza. Neppure convince la logica sbandierata del Joint Industry Committee, vale a dire il modello di gestione attribuito ai diretti interessati: emittenti e associazioni della pubblicità o del settore. Insomma, i beneficiari della suddivisione dell'advertising siedono nella stanza dei bottoni. E il «Gattopardo» vince sempre: cambiare un po' per non cambiare. 

domenica 25 febbraio 2018

GOSSIP - James Bay s'innamora della farfallina di Natalia Dyer di "Stranger Things" nell'ultimo video!
James Bay just dropped the music video for his song “Wild Love” starring Stranger Things actress Natalia DyerThis is the first time that James has ever enlisted a female co-star in one of his videos. “It was such a pleasure to work with Natalia on the ‘Wild Love’ set,” James said about working with the actress. “She’s a lovely person, a huge talent and it was great hanging with her while making this video. I’m a massive Stranger Things fan so I tried everything in my power not to fan boy too hard.”

venerdì 23 febbraio 2018

NEWS - "Gheddafi" secondo Roberto Saviano: la nuova scommessa seriale di Sky
Sky Italia sta sviluppando 'Gheddafi', un progetto Palomar co-prodotto e distribuito internazionalmente da Entertainment One (eOne). La serie, una nuova produzione originale, sarà basata sulla vita di Muammar Gheddafi, le vicende legate alla sua epoca e il suo impatto sul mondo moderno. 'Gheddafi' è scritta e creata da Roberto Saviano in collaborazione con Nadav Schirman (The Green Prince) e Clive Bradley (TrappedCity of Vice), che recentemente si è unito al team di scrittura. Una serie evento epica, narrata da diversi punti di vista, che racconta la vita di una delle figure più prominenti e discusse degli ultimi sessanta anni, il dittatore libico Muammar Gheddafi, la sua incredibile parabola di vita e come la sua dittatura abbia influenzato il mondo circostante. La serie traccerà il percorso di Gheddafi da beduino idealista figlio del deserto a spietato dittatore con a disposizione risorse pressoché illimitate, provenienti da uno dei più ricchi giacimenti petroliferi del mondo. Nel raccontare la storia di uno dei più famosi e temibili leader mondiali, la serie esplora le complessità del business petrolifero e l'attuale rapporto del mondo arabo con l'Occidente. Roberto Saviano e Nadav Schirman saranno i produttori esecutivi di Gheddafi. La serie sarà prodotta da Carlo Degli Esposti e Nicola Serra della Palomar. Per eOne i produttori saranno Polly Williams e Carolyn Newman e per Sky Italia Nils Hartmann Sonia Rovai. La distribuzione internazionale della serie sarà a cura di eOne.

giovedì 22 febbraio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Young Sheldon" imperdibile per chi ama "TBBT"

"Gli amanti di The Big Bang Theory non possono non vedere Young Sheldon, spin-off e prequel della straordinaria serie della Chuck Lorre Productions (Mediaset Premium, e su Infinity). Perché amiamo così tanto TBBT? Perché ogni personaggio manifesta un tenace punto di vista, in base al quale agisce anche nella vita quotidiana. Spesso il proprio punto di vista si manifesta come una vera e propria teoria scientifica che fatica a trovare la necessaria comprensione. Sheldon è un isolato perché è il più nerd di tutti: ogni parola, ogni gesto, ogni comportamento deve corrispondere a un modello astratto che frulla nella sua testa. Per questo Sheldon, detto Shelly (qui interpretato da Yain Armitage), meritava un tuffo nella sua infanzia: vive nel Texas, ha 9 anni, ma è dotato del medesimo QL (187) della sua versione adulta. Il ragazzino, che già frequenta il liceo, tenta di adattarsi al mondo che lo circonda, mentre i familiari e gli amici cercano di affrontare le sue straordinarie capacità intellettuali e il suo carattere non comune. A scuola si sente bullizzato. E lui, naturalmente, fa di tutto per esserlo, mettendo in crisi professori e compagni. In famiglia, poi, le cose non vanno tanto meglio: la mamma Mary (Zoe Perry) è una fervente cristiana rinata (ma sempre pronta a difenderlo), il papà George (Lance Barber) ha problemi con l'alcool e i due fratelli, Georgie (Montana Jordan) e Missy (Raegan Revord), non perdono occasione per prenderlo in giro o farlo vittima di scherzi. Un vero modello di famiglia disfunzionale. Shelly vive in un ambiente in cui i giovani pensano solo allo sport e alle ragazze, due occupazioni che gli sono per ora estranee, e guardano con molto sospetto un genietto nerd che sa tutto e a scuola li umilia di continuo. Un'infanzia difficile, si direbbe. Soprattutto per chi gli sta attorno". (Aldo Grasso)

mercoledì 21 febbraio 2018

NEWS - Fermate "Grey's Anatomy"! Una ricerca medica lo accusa: "è diseducativo e crea false speranze"
News tratta da "Il Giornale"
"E' un po' come la critica che si sente, spesso, ai vestiti che sfilano in passerella: vanno bene solo alle modelle. Poi alle donne «normali»... Che è un modo per lamentarsi, in realtà, non degli abiti impossibili da infilare (e portare), bensi delle modelle, non democraticamente, esageratamente belle. Ecco, cosi un gruppo di scienziati, in un ricerca pubblicata sulla rivista on line specializzata Trauma Surgery e Acute Care Open ha analizzato Grey's Anatomy, che è la regina delle serie tv del genere medical drama, mosso dalla «percezione» (così recita l'estratto dell'articolo) che «la rappresentazione nelle fiction televisive dell'ospedalizzazione dopo una ferita sia fuorviante». Tradotto, gli scienziati che non somigliano al perfetto ormai ex protagonista Derek Shepherd e alla lagnosa ma brillante Meredith Grey e neanche al tormentatissimo (e adorabile) Alex Karev, proprio come le donne «normali» non somigliano a quelle che indossano veli striminziti in passerella, si lamentano del fatto che gli spettatori, dopo avere guardato una puntata di Grey's Anatomy con i loro beniamini che armeggiano in sala operatoria e hanno idee geniali per salvare la vita a pazienti con patologie incredibili e storie familiari da soap opera, si illudano di entrare in ospedale e vivere la stessa esperienza. In particolare per quanto riguarda i tempi di recupero che, secondo gli studiosi un po' rosiconi, non corrisponderebbero affatto a quelli normali. La ricerca ha preso in esame 269 puntate delle prime dodici stagioni; e ha confrontato i traumi subiti da duecentonovanta pazienti (per fiction) con quelli reali, vissuti da 4.812 pazienti registrati nel National Trauma Databank del 2012. Risultati: il tasso di mortalità nella serie di Shonda Rhimes è molto più elevato che nella realtà (22 per cento contro 7 per cento); nella fiction, il 71 per cento delle persone che si trova in una situazione di emergenza finisce direttamente in sala operatoria, mentre nella realtà questo accade solo nel 25 per cento dei casi (è logico: se non operassero mai, che medical drama sarebbe?); poi, nel post-operatorio, solo il sei per cento di chi ha subito un trauma viene trasferito in una struttura di assistenza, contro il 22 per cento di casi «veri», cosi come addirittura metà dei feriti gravi trascorre meno di una settimana nell'ospedale di Meredith eco, quando nella realtà questo capita soltanto a un ferito grave su cinque. E in questo starebbe appunto l'illusione, per pazienti e familiari: che il recupero sia immediato, quasi miracoloso, mentre nella realtà avviene in modo molto più lento e faticoso. Però gli autori ribadiscono che, nella fiction, serve sempre l'«eccezionalità». Anche a scapito delle aspettative, che sono destinate a essere tradite per conto proprio...".

lunedì 19 febbraio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Quando è meglio chiudere una serie tv. Ovvero quando l'avanguardia è diventata maniera
"Spegnimento programmato. "Modern Family" chiuderà con la decima stagione - la nona per gli spettatori italiani parte su Fox il prossimo 16 marzo. Lo hanno annunciato gli showrunner Steve Levitan e Christopher Lloyd. Meglio fermarsi lasciando un po' di voglia agli spettatori, sostengono. Sicuramente hanno ancora ben presente il dispendioso rinnovo di contratto alla fine della stagione numero otto. Con un occhio all'audience a un altro ai cinque Emmy vinti come migliore commedia, gli attori (e i loro agenti) ne approfittarono per far schizzare in alto i loro compensi. Non è solo questione di soldi. La serie che nel 2009 portò sullo schermo le famiglie moderne ("ricostituite" dice qualcuno, facendo venire in mente i pannelli di legno truciolare, altri preferiscono "arcobaleno", così capiamo subito che capiterà un "genitore 1" e un "genitore 2" ) comincia ad avere qualche problema. Situazione di partenza: il capofamiglia Jay molla la moglie coetanea (un po' fuori di testa già da prima, poi peggiora) per la più giovane colombiana con un figlio. In stile mockumentary - i personaggi spesso guardano i macchina e si rivolgono allo spettatore - "Modern Family" racconta il nuovo matrimonio, i figli adulti del primo (Claire e Mitchell, ex coppia di pattinaggio artistico), i loro figli. Militarmente parlando, l'attacco arriva da due fronti. Dieci anni sono tanti, quel che una volta era avanguardia dopo un po' diventa maniera. Il successo di una serie come "Transparent" - prima che Jeffrey Tambor fosse accusato di molestie, l'epidemia dei nostri tempi - ha costretto gli sceneggiatori al pedaggio di un bambino transgender. Si presenta come amico/a di Lily, la ragazzina vietnamita adottata da Mitchell e Cameron, coppia gay che duetta in stile "Vizietto". Pochino, rispetto al padre di tre figli che all'età della pensione annuncia "adesso siete adulti, far) la donna con la gonna". Non basta il ragazzino incerto sul genere per riportare la serie al gusto del giorno: le battute da sit-com son vicine alla data di scadenza, per esempio rispetto alle lacrime che molti spettatori amano versare sulle complicanze di "This Is Us". "I ragazzini di Modern Family" crescono, nella nona stagione un paio vanno al college. Con innesti - parliamo di sceneggiatura - di teen drama e di "The Big Bang Theory" (su Infinity dal 24 gennaio c'è l'undicesima, e pure gli arretrati). Altra serie in scadenza. Potrebbe finire alla dodicesima stagione, scrive Vulture "arriva il momento in cui neanche per decine di milioni di dollari vorresti dire ancora una volta "Bazinga". Abbiamo un'altra teoria: la serie dei nerdissimi ha perso smalto quando sono arrivate le fidanzate e le proposte di matrimonio. Neanche la serie prequel "Young Sheldon" (sempre Infinity) ha funzionato come consolazione. Sul fronte "modernità" la serie è rimasta indietro, anche come linguaggio. Su un altro fronte si trova spiazzata perché troppo avanti. "Modern Family" è un prodotto Fox in onda su Abc; ora che la Fox è entrata nel gruppo Disney, la famiglia pare lontana dai modelli fin qui messi in circolazione dalla ditta del papà di Topolino, dove lo scoiattolino sta con la scoiattolina (e per il resto si va di zio in nipote). L'unico modo per uscirne a testa alta è appunto lo spegnimento programmato. La famiglia Pritchett (e addentellati) non sono "I Simpson", eternamente (ora un po' stancamente) fissi nei loro caratteri. Non sono neppure "I Soprano", che dieci anni fa si sono spenti davvero, lasciandoci orfani di una scrittura da romanzo che vorremmo tanto ritrovare da qualche parte". (Mariarosa Mancuso)

venerdì 16 febbraio 2018

SGUARDO FETISH - The Wanking Dead! Ci mancava pure questa: nelle nuove puntate di "TWD" si vedrà il primo zombie completamente nudo (full frontal). Suspence ai massimi livelli: sarà uomo o donna?

News tratta da "Uproxx"
There have been memorable zombies over the first eight-plus seasons of The Walking Dead: little girl with bunny slipper zombies, obese stuck-in-a-well zombies, gas mask zombies, Winslow. But there’s one kind of zombie (or walker, or biter, or… they have a lot of names) we haven’t seen on the show: a stupid, sexy zombieIn a decision that will fulfill someone’s specific fetish, The Walking Dead will have a naked zombie in the second half of season eight. “There’s an episode where we did our first fully nude walker,” executive producer Greg Nicotero teased. “We’ve never done that before.” It’s unclear whether the zombie will be a man or a woman. In that same interview with Entertainment Weekly, Nicotero also said there’s “much less talking about what’s going on” in the second half of the season. “Clearly, the balance has shifted. Now that Negan and his group have escaped the Sanctuary, there’s not as much talking about what the ramifications are of what we’re going to do, but now our group has to be on the defensive because Negan’s out and he’s pissed and it’s definitely a different dynamic than the first half of the season.” Maybe Rick can distract Negan with a zombie that’s wearing nothing at all.

giovedì 15 febbraio 2018

NEWS - Fermi tutti! Comcast vuole sottrarre le serie tv di Fox a Disney con una controfferta di 60 miliardi di dollari

News tratta da "La Stampa"
Comcast torna all'attacco su 21st Century Fox, aprendo un nuovo capitolo nella guerra per consolidare il settore mediatico su scala globale, che sembrava aver trovato un momento di pace quando il colosso televisivo di Murdoch aveva deciso di consegnarsi a Walt Disney. Il gigante americano della tv via cavo starebbe considerando una controfferta da 60 miliardi di dollari per strappare Fox a Disney, con cui la società di Rupert Murdoch ha raggiunto un accordo due mesi fa. Era dicembre e Disney aveva chiuso a 52,4 miliardi di dollari in azioni. Secondo una ricostruzione del Wall Street Journal, Fox allora avrebbe rifiutato un'offerta alternativa, da parte di Comcast, principalmente a causa di timori sulla risposta delle autorità antitrust: un'integrazione verticale avrebbe consegnato a Comcast ulteriori asset nella tv via cavo. L'amministrazione Trump aveva già fatto resistenza alla proposta di un'acquisizione di Time Warner da parte di Atet. L'offerta di Comcast riguarderebbe una buona parte degli asset di Fox, fra cui la produzione di film e serie tv, il 39% di Sky plc, alcuni canali indiani e alcune pay tv come National Geographic. A dicembre il management di Fox aveva ritenuto l'offerta di Disney migliore per gli investitori: la fusione avrebbe portato la vastissima potenza di fuoco di Disney in termini di contenuti, un asset importante di fronte alla concorrenza agguerrita di rivali come Netflix. Per facilitare l'accordo, Disney aveva offerto a James Murdoch, figlio di Rupert, una posizione da manager nel gruppo post-fusione. Ora tutto torna in discussione. 

mercoledì 14 febbraio 2018

GOSSIP - Tacchi in fronte! La saga d'odio post "Sex and the City" continua: la Cattrall accetta le condoglianze di Cynthia Nixon dopo aver sfanculato quelle di Sarah Jessica Parker
Kim Cattrall responded to Cynthia Nixon in a very different way than she responded to Sarah Jessica ParkerEarlier this month, Kim‘s brother suddenly passed away and two of her former Sex and the City co-stars, Cynthia and Sarah Jessica wrote comments on Kim‘s Instagram post, expressing condolences.
“Hey Kim, such awful news. So sorry to hear. Sending you love. XO,” Cynthia wrote. Sarah Jessica posted, “Dearest Kim, my love and condolences to you and yours and Godspeed to your beloved brother. Xx.”
Later, Kim thanked Sarah Jessica and Cynthia publicly for their kind words, but then suddenly, Kim lashed out at SJP for “exploiting” her family’s tragedy.
According to Us WeeklyKim wrote in response to Cynthia‘s comment, “Cynthia, hearing your voice meant so much to me. Thank you for reading out. Love Kim.” It appears as of right now, Kim has decided to prohibit commenting on her Instagram posts, so we cannot verify that Kim left the comment at this time.

lunedì 12 febbraio 2018

NEWS - Netflix, Apple, Disney, Amazon...occhio alla CBS che si (ri)allea con Viacom. Sarà sempre più un 2018 delle (sante) alleanze
News tratta da "L'Economia" del "Corriere della Sera"
Li chiamano i Liz Taylor e Richard Burton del mondo dei media. Come i due famosi divi hollywoodiani, sposati due volte e divorziati altrettante, Cbs e Viacom stanno infatti trattando il loro secondo matrimonio dopo quello finito con la separazione del 2006. A far tornare insieme il gruppo Cbs, che controlla la rete tv più popolare in America e quello che possiede gli studios Paramount è la nuova realtà del mercato dell'intrattenimento. Dove stanno andando in porto le mega fusioni fra la telecom ATeT e Time Warner e fra Disney e Fox, mentre si fanno avanti i giganti tecnologici che producono e distribuiscono contenuti video, da Amazon a YouTube (Alphabet), da Netflix a Facebook ed Apple. «Adesso dobbiamo competere contro società-mostro — ha detto Leslie Moonves, amministratore delegato (ceo) di Cbs —. Disney è grande sei volte noi Comcast anche. Il valore di Borsa di Netflix è enorme». La capitalizzazione a Wall Street di quest'ultima società infatti è di oltre 115 miliardi di dollari con un fatturato di soli u,7, contro la capitalizzazione di 2o,6 miliardi di Cbs e quella di 13 miliardi di Viacom, nonostante i due «promessi sposi» fatturino di più, cioè oltre 13 miliardi. Wall Street, in altre parole, scommette sul futuro delle piattaforme online e i marchi storici del piccolo e grande schermo si devono adeguare.
A spingere per la nuova fusione CbsViacom è Shari Redstone, la vicepresidente di entrambe le società. Lei, 63 anni e il padre Sumner, 94, controllano sia Cbs sia Viacom con circa l'80% dei diritti di volto attraverso la loro holding di famiglia National amusements. Nel 2016 Shari Redstone era uscita vincitrice da una complessa lotta di potere in cui era stata accusata di manipolare il padre ed era riuscita a far cacciare il ceo che aveva guidato Viacom dal 2006, Philippe Dauman. Dal dicembre 2016 il nuovo ceo di Viacom è Bob Bakish, 53 anni, che finora ha cercato di stabilizzare il gruppo siglando contratti di distribuzione, cambiando la leadership di Paramount, tagliando i costi, investendo in contenuti digitali e focalizzandosi sui sei principali canali tv posseduti: Mtv, Nickelodeon, Nick Jr., Comedy central, Bet e il nuovo Paramount network (ex Spike). Mentre Bakish è apprezzato dalla Redstone come gestore operativo e finanziario, Moonves, 68 anni, è un veterano dello show business con un buon intuito nella scelta delle storie e dei talenti su cui puntare, dicono gli esperti. I due ceo si conoscono bene, perché erano colleghi durante i sei anni in cui Viacom e Cbs hanno convissuto sotto lo stesso tetto, dal woo al 2006. Le due società hanno annunciato all'inizio di questo mese di aver creato dei comitati speciali per valutare l'eventuale nuova fusione. L'investitore italo-americano Mario Gabelli, l'azionista maggiore dopo i Redstone sia di Viacom sia di Cbs, è da tempo favorevole alla riunione dei due gruppi. «La combinazione funziona secondo la logica del numeri — ha detto Gabelli problema è chi la guiderà».
Non c'è problema invece per le sinergie, perché gran parte delle attività di Cbs e Viacom non si sovrappongono ma sono anzi complementari. Sul fronte televisivo, Cbs è leader sul mercato americano in termini di spettatori ed è anche all'avanguardia nei servizi di streaming: quelli indipendenti dei programmi di Cbs e del canale premium Showtime hanno oltre 4 milioni di abbonati, più della metà dell'obbiettivo di 8 milioni previsto dai manager entro il 2020. Viacom è più indietro sullo streaming e quindi non può che imparare dall'esperienza di Cbs; però ha anche una divisione Paramount television che produce contenuti tv di successo, come la serie Tredici trasmessa da Netflix. Per quanto riguarda il cinema, Paramount è reduce da un anno magro di incassi e arriva alla notte degli Oscar senza nemmeno una candidatura. Dallo scorso aprile ha un nuovo responsabile, l'ex Fox Jim Gianopulos, che ha promesso il rilancio ma i risultati devono ancora materializzarsi. Anche Cbs ha una divisione film, lanciata nel 2007, che ha prodotto alcuni titoli apprezzati dalla critica, come A proposito di Davis (2013) dei fratelli Joel ed Ethan Cohen. Una prima tomata di discussione fra Cbs e Viacom per fondersi c'era stata nel 2 16, naufragata per il disaccordo su come valutare le due società. Ma dal dicembre di quell'anno le loro quotazioni sono calate rispettivamente del 15 e del 596 contro un rialzo del 20% dell'indice SePSoo delle azioni Usa. Così gli investitori premono per le nozze riparatrici.

domenica 11 febbraio 2018

GOSSIP - Volano stracci (firmati) tra le attrici, sul serial! Dopo gli sfanculamenti tra Rose McGowan-Alyssa Milano di "Streghe" e Annalynne McCord-Shenae Grimes di "90210", tocca a Kim Catrall-Sarah Jessica Parker di "Sex and the City". Al motto di #theytoo...?
Kim Cattrall is not interested in Sarah Jessica Parker‘s support. The Sex & The City actress posted a very direct message to her former co-star on her Instagram on Saturday morning (February 10). “My Mom asked me today ‘When will that @sarahjessicaparker, that hypocrite, leave you alone?’ Your continuous reaching out is a painful reminder of how cruel you really were then and now. Let me make this VERY clear. (If I haven’t already) You are not my family. You are not my friend. So I’m writing to tell you one last time to stop exploiting our tragedy in order to restore your ‘nice girl’ persona,” she wrote. Kim recently lost her brother, ChrisShe also included a link to a New York Post article in her post. See the post below.

giovedì 8 febbraio 2018

GOSSIP - C'eravamo tanto odiate! AnnaLynne McCord svela odio reciproco sul set di "90210" con Shenae Grimes (ma adesso sono amiche per la pelle...)
AnnaLynne McCord is opening up about about her relationship with 90210 co-star Shenae Grimes and how they didn’t get along while filming the popular series. The 30-year-old actress says that Shenae reached out to her in 2013 when the series ended so that they could end their feud.
Shenae and I, who played Annie, we were at each other’s throats for five years and the day before we wrapped, Shenae calls me and was like, Hey… I can’t believe it’s over.’ I’m like, ‘Bitch?!’” AnnaLynne said on Wendy.
She explained her behavior, saying, “I just was removed from everything. I had social anxiety and I didn’t know it so it makes you seem like a real, little piece of work.” 
“We hash it out the day before we wrap, all five years, and I end up at her wedding in England and now were friends. We have dinner dates. It’s awesome, I love her,” AnnaLynne added about their new relationship.

mercoledì 7 febbraio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Britannia", non convince il vice "GOT"
"Nell'anno 43 dopo Cristo, l'esercito romano vara una sanguinosa campagna alla conquista della Britannia, dopo quasi novant'anni dal primo, fallimentare tentativo di invasione condotto da Giulio Cesare. L'isola è ostile, con alte e impervie scogliere, e soprattutto abitata da una popolazione tenace di Celti e i Druidi, misteriosi sacerdoti con forti connessioni ai cicli della terra e della luna, capaci di interpretare i segni provenienti da fauna e della flora. Al comando della spedizione c'è Aulo Plauzio, deciso in tutto e per tutto a compiere l'impresa con successo, ma anche appesantito da un segreto torbido che potrebbe bloccargli la strada. Le tribù dei Celti sono divise tra loro e i Romani sperano di approfittare delle lotte intestine per imporre la loro supremazia all'isola. Sono queste le premesse della serie Britannia, una nuova produzione internazionale di Sky arrivata da poco anche in Italia, su Sky Atlantic (lunedì, 21.15). L'impressione avuta dai primi episodi è che la serie cerchi di capitalizzare l'attenzione suscitata in tutto il mondo dal Trono di Spade: per tutti gli orfani della serie che tornerà nel 2019 ci sono non poche strizzate d'occhio all'immaginario fantasy che ha fatto del Trono uno dei più importanti successi televisivi degli ultimi anni. Il racconto di Britannia vorrebbe proporsi come una sorta di romanzo di fondazione della Gran Bretagna, intrecciando storia e mitologia (gli aruspici, i riti di iniziazione druidi e via così). L'impressione è però che, almeno per ora, gli manchi quell'afflato epico che ha fatto del Trono di Spade molto più di un fantasy. Al di là dei diversi budget produttivi (quelli del Trono sono stellari), in Britannia è la scrittura a non convincere pienamente: nei primi episodi la carne al fuoco è tanta, sia in termini di trame sia di personaggi presentati, e si fatica a individuare quale direzione prenderà il racconto". (Aldo Grasso)

lunedì 5 febbraio 2018

NEWS - Achtung, compagni! Netflix e Amazon corrono il pericolo della "normalizzazione": dovevano essere rivoluzionarie, rischiano di diventare generaliste

Articolo tratto da "La Stampa"
"Ogni rivoluzione ha la sua normalizzazione. E sembra che alla regola non sfugga una delle grandi rivoluzioni dell'ultimo decennio: quella delle serie tv. L'era pionieristica aperta da Netflix è al capolinea? Speriamo di no, ma i segnali non sono positivi. Erano in pochi, all'inizio, a frequentare quella nicchia di web. Era un po' come entrare in una libreria indipendente e andare alla ricerca di libri fuori catalogo, ululando dalla gioia per un remainder introvabile. Era una comunità ristretta di drogati delle serie web, che si sparavano tutte le puntate in una notte per poi presentarsi in ufficio con le occhiaie. Avevano passato una notte brava e ne andavano fieri. Erano pionieri. E pionieri erano anche quelli che queste serie le pensavano. Le serie in streaming attraevano grandi talenti incuriositi dal nuovo mezzo e che su quei vascelli corsari si sentivano liberi di tentare nuove vie. Essere nicchia aveva i suoi vantaggi. Era il periodo in cui queste serie le vedevano sul computer i pochi fortunati che potevano godere di connessioni Internet abbastanza veloci. Ogni tanto si bloccavano e la rotellina iniziava a girare in mezzo allo schermo. Non restava che attendere che il video si caricasse, non potendo tirare pugni sul televisore, alla vecchia maniera. Poi sono arrivate le fibre, i giga per tutti, le apple tv e tutto il resto, e i carbonari delle serie tv si sono diluiti nel pubblico generalista. Se prima gli spettatori si dividevano tra chi guardava le serie sul computer e chi guardava la televisione tradizionale, ora questa distinzione è sempre meno netta. Una fluidità che non porta bene alla tv in streaming, pare. Gli ex corsari stanno diventando generalisti. Addio sperimentazione. Qualche esempio, per spiegarsi meglio. A novembre Amazon aveva rilasciato l'episodio pilota per una sitcom assolutamente nuova. Si intitolava Sea Oak e schierava un mix di nomi interessante: alla regia Hiro Murai, americano di origine giapponese super premiato per Atlanta e Snowfall. Sceneggiatore George Saunders, vincitore del Man Booker Prize per Lincoln nel Bardo (in Italia pubblicato da Feltrinelli), protagonista Glenn Close. Raccontava la storia di una pensionata uccisa durante una irruzione in casa che torna in vita come un celestiale angelo sterminatore. Roba forte, che non diventerà però mai una serie, perché, appunto, è troppo forte e non va bene per il pubblico generalista. Quindi parola d'ordine normalizzazione. Al posto di George Saunders ecco The Grand Tour, con il trio di machi motorizzati guidati da Jeremy Clarkson: auto, sgommate e bevute di birra. Licenziato dalla Bbc per un pugno a un collaboratore, il gentiluomo è stato ingaggiato per racimolare i milioni di spettatori rimasti orfani di Top Gear (conosciuto come TG, da cui il furbo nome di Grand Tour, che ne ribalta le iniziali in GT). Al posto di chicche come I Love Dick e One Mississippi arriva invece una serie sul Signore degli Anelli, piuttosto dozzinale a giudicare dai trailer, una sorta di trasposizione serializzata di un videogioco da playstation. Addio navi corsare, siamo agli stessi prodotti delle emittenti tradizionali.
Netflix non fa di meglio, cassando un altro gioiello come Lady Dynamite, una serie in linea con lo stile degli esordi. Raccontava le surreali avventure della protagonista Maria Bamford, che dopo sei mesi in manicomio per un disturbo bipolare cerca di ricostruire la sua esistenza: la storia è parzialmente basata sulla sua vita vera. Cestinata dopo due stagioni per lasciare spazio ai nuovi 20 episodi di The Ranch, con Ashton Kutcher, serie che si svolge in una famiglia di cowboy del Colorado. Molto yankee e molto trumpiano, poco nello stile del vecchio Netflix.
È la fine di un'era? I segnali ci sono. Confermati da fatti inquietanti, come lo scivolone sul Racconto dell'Ancella. Netflix si è fatta scappare la serie di Bruce Miller ispirata al romanzo di Margaret Atwood che ha poi fatto incetta di Emmy, Golden Globe e altri svariati premi. Hanno poi rimediato accaparrandosi Alias Grace (L'altra Grace), sempre ispirata alla narrativa della Atwood, ma la questione rimane aperta. Intanto - in Inghilterra almeno - la Bbc si muove nella direzione opposta: produce serie come McMafia, ispirato al libro di Mischa Glenny sulle connessioni globali della criminalità organizzata. Se anche non ha lo stesso sapore di lucida follia che caratterizzava la prima web tv di Netflix, non la si può certo catalogare come il prodotto di una emittente tradizionale".

domenica 4 febbraio 2018

GOSSIP - Non le Mandy a dire! La Moore di "This Is Us" descrive Milo Ventimiglia "senza limiti" dalla cover di "Cosmopolitan"
Mandy Moore is looking smokin’ on the cover of Cosmopolitan magazine’s March 2018 issue.
Here’s what the This Is Us star had to share with the mag:
On how she’d describe her This Is Us co-stars with one word:
·Milo Ventimiglia: Boundless (+ just the greatest in every way)
·Chrissy Metz: Spectacular (one of the funniest / crazy talented)
·Sterling K. Brown: Majestic (brilliant doesn’t even cover it)
·Justin Hartley: Magnificent (+ tall + utterly handsome)

On This Is Us: “Before I got the part, I was making massive changes in my personal life and was looking to echo that in my work. I was waiting for something different that would allow me to dig deep. I knew I was capable, but I couldn’t get any momentum, and I had just been crushed by three failed pilot seasons. When I read the script for This Is Us, I told my agent, “I will do absolutely anything to be a part of this.””
On the current climate in Hollywood: “We’re having a real cultural reckoning—one that’s definitely past due. Men have been using their positions of power to take advantage of women, and it’s so prevalent…I can only hope that what’s happening encourages more women [to speak out] and it serves to put women in more powerful positions across the spectrum and in entertainment specifically…as studio heads, directors, writers, and produces. I think it’s going to help women ascend to the top faster.” For more from Mandy, visit Cosmopolitan.com.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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