sabato 10 dicembre 2011

Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù.Parola di Stargirl!

Stracult della settimana? Senza dubbio l’irresistibile New Girl, la single-camera comedy della Fox ideata da Liz Meriwether (Amici, Amanti E…) e interpretata dalla favolosa Zooey Deschanel (500 Days of Summer) nel ruolo della protagonista Jess Day. In New Girl, Zooey, occhi da cerbiatto e sorriso caloroso, veste i panni di una ragazza romantica, ingenua e sognatrice, che in seguito o alla brusca rottura con il fidanzato, decide di cambiare casa e stravolgere le sue abitudini di vita, per ripartire da zero e ricominciare tutto daccapo. Jess adora Dirty Dancing e i film d’amore a lieto fine, è stravagante e un pizzico petulante, e come Amélie Poulain,è una ragazza diversa dalle altre, con un senso dell’umorismo tutto suo e un modo di fare a dir poco bizzarro.
 Solare, credulona e fin troppo onesta e sincera, si ritrova all’improvviso, e per la prima nella sua vita, a dividere l’appartamento con tre ragazzi scapestrati e disordinati, diversissimi tra loro. Nonostante all’apparenza sembri la classica sitcom che ruota intorno a un gruppo di amici, tra gag divertenti e buoni sentimenti ma poco da raccontare, New Girl si appoggia sul sex appeal e l’ironia della Deschanel per dar vita a una serie irresistibilmente coinvolgente, vagamente cinica e indubbiamente ben scritta, caratterizzata da battute taglienti, ricorrenti flashback narrativi e un cast giovane e frizzante.


Vuoi scoprire di più su New Girl? Clicca qui!


Stracotto, nonostante le ottime premesse, il Revenge con Emily VanCamp (Everwood, Brothers&Sisters), nel ruolo di Emily Thorne, all’anagrafe Amanda Clarke, un’orfana, una reietta affamata di vendetta, cresciuta in un riformatorio e oggi finalmente libera di architettare il diabolico piano che ha in mente per avere la sua rivalsa su in passato, ha incastrato ingiustamente suo padre, portandoglielo via. Moderna rivisitazione de Il Conte di Montecristo di Alexander Dumas, lo show creato da Mike Kelley (Providence, Swingtown) vede la VanCamp impegnata in un personaggio dai risvolti tarantiniani più che dumaniani, che promette bene per poi deludere dopo una manciata di puntate appena. Ottimo il plot alla base di Revenge, inadeguato però lo sviluppo: nonostante l’idea di ambientare la storia nel patinato e dorato mondo degli Hamptons (reso ancor più intenso dall’effetto chromakey utilizzato) sia innovativa e originale, alla fine dei conti, convince ben poco, poiché inadatto alla piega che si vorrebbe conferire alla trama. A metà strada tra le “luxury” soap alla Beautiful e i teendrama stile Gossip Girl e The O.C., la serie è poco pretenziosa se si vuol trascorrere una serata poco impegnativa, ma cade presto nell’ovvietà, risultando alla lunga noiosa e alquanto superficiale. I complotti e gli intrighi che dovrebbero condurre le redini della serie, risultano fin troppo forzati e marcati in alcuni punti, utili sono a sbrogliare la matassa ma incapaci di creare pathos e coinvolgimento aldilà dello schermo. E una serie dai risvolti mistery, senza questi elementi, è pari a zero.

Vuoi scoprire di più su Revenge? Clicca qui!

giovedì 8 dicembre 2011

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Le web-series mettono a nudo Angeli e Conigliette
Gli Angeli e le Conigliette banchettano insieme all'Inferno. La scena varrebbe la pena di essere guardata e sicuramente avrebbe più audience dei rispettivi "Charlie's Angels" e "Playboy Club". La reboot(tanata) e il vintage non hanno funzionato e hanno creato le due prime vittime illustri di questo inizio stagione. Quasi in contemporanea con la loro dipartita, è stata lanciata la web-series "Dragon Age: Redemption", l'attesa web-series di 6 episodi di 10 minuti fortemente voluta, ideata, scritta ed interpretata da Felicia Day, già dietro l'esperimento on line di "The Guild". Ambientata nell’immenso mondo fantasy di Dragon Age, la serie videoludica creata da Bioware ed Electronic arts disegna una nuova (super) eroina a metà strada tra Elektra e Max Guevara di "Dark Angel". Sarà lei a scaldare l'autunno extra-televisivo? Sicuramente è una delle scommesse più interessanti di questo stantio avvio di stagione dove "American Horror Story" di Ryan Murphy è la svisata più fuori dagli schemi, una specie di "Famiglia Addams" passata sotto i bisturi dei due chirurghi di "Nip/Tuck". E se "Dragon Age" forse non sfigurerebbe in versione extra-large su un network tv, anche in Italia le web-series divampano dopo l'apri-pista "Freaks". Successore di quest'ultima è senz'altro "Mind - The Series", se non altro per il mistero che le unisce, seppur evidenzi una propria peculiarità addirittura più matura rispetto ai predecessori, senza mai scadere nel compiacimento e dando l'idea di una "naturalezza ricercata" assai rara per una serie sul web. Complimenti agli ideatori Damiano Ciano (sceneggiatore), Piergiorgio Seidita (regista) ed Emma Marino (attrice), dal quale incontro è nato il progetto con l'idea di "mettere in gioco le rispettive competenze". Colpisce anche "Flep the series" di Riccardo Riande, sit-com con al centro uno stagista addetto alle fotocopie che comunica con la macchina con la quale lavora manco fosse "Supercar". Aldilà del valore della serie, colpisce quell'attualità - la scena dello stagista precario preso in giro dall'assunto a tempo indeterminato è fenomenale - che le serie tv classiche disdegnano. Hanno ancora senso i vari "Distretto di Polizia" senza parlare dei black-block a Roma durante la sfilata degli "Indignati", i "Don Matteo" senza l'accenno allo scandalo pedofilia nella Chiesa, i "RIS" senza il mea culpa per indagini scientifiche che nella realtà non hanno scoperto alcun colpevole nei delitti eccellenti...Sul web invece emerge un fil rouge che unisce tutti coloro che si cimentano in produzioni lontane dall'Auditel a tutti i costi: la voglia di mettersi in gioco, la scommessa, tentare nuovi linguaggi, il confronto diretto con il pubblico senza intromissioni. E magari anche intercettare la realtà senza volerla per forza raccontare, inglobare, decifrare, catalogare. A quello ci pensa già la tv generalista, che a furia di mettersi le orecchie da coniglietta appare come una maschera di Carnevale in pieno autunno...
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Dicembre - @leodamerini)

martedì 6 dicembre 2011

NEWS - Auditel a processo (finalmente)! Avvantaggia Rai e Mediaset, gonfierebbe i dati di alcuni canali e include nei dati famiglie che non hanno la tv
Provate a digitare su Google le parole 'auditel e polemiche', e finirete travolti da decine e decine di risultati. Sono anni che questo arbitro del piccolo schermo attira su di se' dubbi e contestazioni. Alcuni esperti del settore, nel titolare i loro libri inchiesta, ci sono andati giu' di brutto. Come Roberta Gisotti, autrice de 'La favola dell'Auditel'. Fino ad ora, pero', l'Auditel ha sempre salvato le penne. Fino ad ora, nessuno ha mai potuto certificare gli errori del giudice della tv, che nel suo sito puo' ancora fregiarsi di parole come 'super partes' o 'indipendenza'. Fino ad ora, appunto. Ora e' in arrivo una dura condanna formale, la prima ad investire l'Auditel con tanta chiarezza. A firmarla sara' l'Autorita' Antitrust, sentinella della corretta concorrenza sui mercati. Spinta da un esposto di Sky, partito nell'autunno del 2009, l'Antitrust ha avviato un 'processo' all'Auditel che arriva adesso alla fine del suo percorso, dopo due lunghi anni. Nelle ultime settimane, l'Antitrust ha scritto una bozza di provvedimento, quindi lo ha trasmesso ad una seconda Autorita' (il Garante per le Telecomunicazioni) perche' esprimesse un parere. Il Garante per le Tlc ha dato il suo parere giovedi' scorso. Ed ora l'Antitrust potra' ufficializzare la sua condanna. Nella sua bozza di provvedimento (dal punto 215 al 217), l'Antitrust elenca i peccati dell'Auditel. 'Tra la seconda meta' del 2009 e l'ottobre del 2010' questo soggetto non ha pubblicato i dati di ascolto 'per ciascun canale e per ciascuna piattaforma trasmissiva', come invece avrebbe dovuto.
In questo modo l'Auditel 'non ha permesso di cogliere l'impatto - sulle performance delle diverse piattaforme trasmissive - delle profonde trasformazioni che stanno interessando il settore tv'. In quel periodo di tempo, quindi, le scelte di Auditel hanno 'ostacolato lo sviluppo di nuove offerte da parte delle emittenti televisive gia' operanti' e non hanno certo favorito 'l'ingresso' di nuovi editori 'sul mercato'. Se ne deduce che l'Auditel 'ha avvantaggiato le maggiori emittenti generaliste', come Rai e Mediaset, che sono i 'principali azionisti di Auditel' stessa. L'Antitrust contesta, poi, 'l'errata attribuzione dei risultati della sua rilevazione anche alle famiglie italiane che non hanno un televisore'. Pratica 'che ha avuto inizio nella prima meta' dell'anno 2008 ed e' ancora in corso'. 'La produzione di dati di ascolto che sovrastimano la performance solo di alcuni canali (ed in maggiore proporzione quella dei canali piu' seguiti) costituisce un comportamento abusivo'. E' idoneo infatti a 'produrre effetti di natura discriminatoria e pregiudizievole nei confronti' delle emittenti attive sul mercato, 'il cui corretto funzionamento non puo' prescindere da una valutazione veritiera dell'audience tv'. I comportamenti di Auditel 'costituiscono violazioni gravi della disciplina a tutela della concorrenza'. Azioni ancora piu' gravi perche' l'Auditel opera 'in posizione dominante nel mercato della rilevazione degli ascolti televisivi in Italia'. Su questa bozza di provvedimento dell'Antitrust, il secondo Garante (quello per le Tlc) ha espresso un parere (solo consultivo e non vincolante). In questo parere, il Garante per le Tlc quasi 'assolve' l'Auditel per aver rinviato la diffusione dei dati 'canale per canale e piattaforma per piattaforma'. Questo rinvio puo' essere avvenuto in buona fede perche' Auditel era preoccupata di disporre di campioni statistici significativi per poi divulgare dati 'attendibili'. Il Garante per le Tlc considera grave invece - proprio come l'Antitrust - il fatto che 'l'Auditel abbia incluso nell'elaborazione dei suoi dati anche quei cittadini' che non hanno un televisore in casa. Questo 'errore metodologico' penalizza Sky perche' gli ascolti della pay-tv sono riferiti invece ai soli italiani 'dotati di televisore' ed abbonati. Il parere del Garante Tlc, dunque, e' piu' cauto e problematico rispetto alle tesi dell'Antitrust. Troppo cauto per 3 degli 8 componenti del Garante Tlc (sono D'Angelo, Lauria e Sortino) che hanno votato contro. I tre componenti chiedono, per ora invano, che il problema Auditel sia affrontato in modo deciso, frontale, una volta e per sempre. Come puo' essere equidistante un soggetto come Auditel - domandano - che Rai controlla al 33 e Mediaset al 26,67 per cento?".
(Articolo tratto da il Velino.it e "La Repubblica")
NEWS - Ultima ora (via @telefilmcult): "Nikita" sposta i tacchi al 22 dicembre. Al suo posto dal 12 la seconda di "White Collar"
Spostamenti pre-natalizi in casa Mediaset. L'annunciata partenza di "Nikita" il 12 dicembre su Italia 1 è stata spostata al 22 dello stesso mese (sarà felice Babbo Natale!). Al suo posto, il 12, in seconda serata, toccherà alla seconda stagione, inedita in chiaro, di "White Collar". News dal Biscione anche per i fans di "Lie to me": Retequattro trasmetterà la seconda stagione in prima tv in chiaro dal 13 dicembre, in prima serata.

lunedì 5 dicembre 2011

NEWS - Tg Telefilm: i telefilm perdono "Dr. House" ma acquistano Ewan McGregor. E sotto l'Albero tutti a chiedere a Babbo Natale la tutina dell'Uomo di Lattice di "Americ Horror Story" (mai più senza!)
Dopo 170 episodi, il verdetto. "Dr. House" finisce qui, parola di Hugh Laurie. L’attore dietro il “mito claudicante” è al centro del Tg Telefilm di Bonsai TV che svela i prossimi passi della sua carriera: niente più televisione, niente più serialità, solo teatro, come autore e regista. Unica concessione al piccolo schermo? Il cimentarsi nella produzione di format televisivi…
Per la rubrica "Coming Next", colpaccio HBO: Ewan McGregor è stato scritturato per "The Corrections". L’attore scozzese, protagonista di "Trainspotting" e di "Moulin Rouge!" interpreterà il secondogenito di una famiglia disfunzionale, costantemente in bilico tra nevrosi, egoismi, malattie e stranezze assortite.
Inoltre bocciatura clamorosa per "Dexter" nella classifica "Top&Flop"e salvezza meritata per "Hung" dove tutti i nodi stanno venendo finalmente al pettine.
In più, come ogni settimana, curiosità, segreti e retroscena delle serie tv più attese, nel primo telegiornale completamente dedicato ai telefilm, presentato da Manuel Masi e giunto alla seconda stagione.

Tg Telefilm è realizzato da Bonsai TV. Ogni lunedì solo su www.youtube.com/bonsaitv.

Se hai perso le puntate precedenti, riveditele qui: http://www.youtube.com/show/tgtelefilm?s=1.

sabato 3 dicembre 2011

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

L’attesa, per tutti i fan di The Walking Dead, stavolta sarà davvero lunga:
bisognerà infatti aspettare fino al 14 febbraio per i nuovi episodi della seconda stagione. La settima puntata, forse la migliore di questa prima parte, sigla infatti la fine della prima metà della season 2, e per sapere cosa accadrà ora a Rick, Shane e compagnia bella, ci toccherà aspettare (e soffrire) un bel po’. Del resto però, la maggior parte di noi è abituata a restare col fiato sospeso se in passato ha seguito serie come Lost, Dexter e Breaking Bad, solo per citarne alcune che hanno suscitato e suscitano ancora grande pathos e suspense. Approfittando della lunga pausa, questa settimana, per la rubrica Stracult&Stracotti, anziché parlarvi del telefilm top e di quello down, abbiamo deciso di analizzare i punti di forza e i punti deboli della serie della Amc, per tirare le somme e fare il punto della situazione.

Decisamente top questo inizio stagione, capace di toccare le corde giuste e impeccabile nell’affrontare tematiche scottanti e mettere lo spettatore di fronte a una scelta, a mio avviso decisiva: schierarsi dalla parte di Rick o di Shane? Ora che le posizioni dei protagonisti sono chiare e ben delineate, non si tratta di una semplice preferenza del personaggio, quanto di un’intera visione del mondo. Scegliere se appoggiare l’uno o l’altro, significa optare per decisioni eticamente corrette ma rischiose, oppure meramente ciniche ma determinanti per sopravvivere. E voi da che parte state?
Episodi molto discorsivi e introspettivi hanno caratterizzato la serie in questi mesi, arricchendola notevolmente dal punto di vista della psicologia dei personaggi, e suscitando così maggior coinvolgimento da parte del pubblico, per mettere invece da parte la “guerra” con gli Erranti, utili per adesso soltanto a creare impatto visivo nel saltar fuori all’improvviso e regalare allo spettatore il tanto agognato salto sulla poltrona. The Walking Dead regala colpi di scena indimenticabili, emozioni che spaziano dalla paura vera a una genuina commozione, e genera una dipendenza cronica, grazie anche a una regia e a una fotografia a dir poco eccellenti, e a un cast compatto e omogeneo difficile da trovare in altre serie.

Nota dolente della prima metà di stagione, senza dubbio la lentezza che la contraddistingue, poiché non giova affatto all’evolvere della trama, malgrado sia una lentezza voluta, considerando le tematiche affrontate e il perenne conflitto vita-morte. Diciamocelo chiaramente: da quando Rick & Co. hanno varcato la soglia della fattoria, succede poco e niente! Nonostante ciò contribuisca a un’accurata e approfondita analisi di ogni singolo protagonista e implichi una maggior concentrazione sui rapporti di forza tra i personaggi, comporta però un rallentamento notevole della storyline principale, statica per tutta questa prima parte. Stracotti anche gli zombie nella seconda stagione: per ora se ne sono visti pochissimi, e nessuno autenticamente pericoloso. Nessuno, al di là di quelli incontrati da Otis e Shane, o la famiglia segregata nel fienile, sembra aver un ruolo attivo e risolutivo, e anche nel caso di quest’ultimi, vengono sterminati nel giro di pochi minuti.

A voi il giudizio… The Walking Dead: stracult o stracotto?



giovedì 1 dicembre 2011

NEWS - Altre Anteprimizie! "Person of Interest" da maggio su Premium Crime, la terza di "Vampire Diaries" da settembre su Mya
Altre anticipazioni sventolano sul pennone di Cologno Monzese. "Person of Interest" di J.J. Abrams andrà in onda su Premium Crime da maggio (si parla del 4). Un'aggiunta anche dalle parti di Mya: la terza stagione di "Vampire Diaries" è attesa a settembre. Come al solito, stay tuned!

mercoledì 30 novembre 2011

NEWS - Anteprimizie,"Alcatraz" di Abrams dal 30 gennaio su Premium Crime! A maggio Mya cala il tris: "2 Broke Girls", "Hart of Dixie" e "Suburgatory". "The Secret Circle" a settembre (sempre su Mya), "Smash" dal 19 febbraio. "Homeland" da febbraio su FoxCrime
E' stata decisa la data della partenza di "Alcatraz" di J.J. Abrams su Premium Crime: lunedì 30 gennaio. Nel frattempo Mya si candida ad essere il network più agguerrito, in termini telefilmici, sul fronte Mediaset (Premium). A settembre è in scaletta, il 4, "The Secret Circle", mentre già a maggio spara a raffica un tris di titoli da tenere d'occhio: "2 Broke Girls" e "Suburgatory" (entrambe il 4 maggio) e "Hart of Dixie" (31 maggio). Sempre il 31, parte l'ottava stagione di "One Tree Hill". Prima, a gennaio, sfilano "Covert Affairs" 2 (il 9), "Pretty Little Liars" 2 (il 17) e "Gossip Girl" 5 (il 24). "Smash" è al momento in palinsesto, sempre su Mya, il 19 febbraio 2012.
Sul fronte Sky, "Homeland" andrà in onda da febbraio su FoxCrime; sempre lo stesso mese toccherà alla settima di "Criminal Minds". Sullo stesso canale, la sesta stagione di "Dexter" inizierà dal 26 gennaio. Per chi volesse assistere alle anteprime di questo tris di serie ad alto tasso thriller, potrà gustarle in anteprima tra le nevi del Courmayeur Noir in Festival, dal 5 all'11 dicembre.

martedì 29 novembre 2011

NEWS - Ultima ora! "Smash" di Steven Spielberg da febbraio (la data del 12, detta in un primo tempo, è improbabile) su Mya
E' ufficiale, Mya si è aggiudicata la messa in onda di "Smash", una delle serie più attese della stagione, quella che qualche critico ha già etichettato come l'anti-Glee. La trasmissione è fissata per febbraio (probabilmente non il 12 come pubblicato in un primo tempo, forse la settimana dopo...). Sogni e aspirazioni di successo alla "Saranno famosi" con la firma di Steven Spielberg. Tra i protagonisti di punta, l'ex Grace Debra Messing, Anjelica Huston e l'esordiente Katharine McPhee (occhio a quest'ultima, a star is born...).


Vedi il maxi-trailer

lunedì 28 novembre 2011


NEWS - Alza la bandiera, Jennifer! La nipote di Missoni tiene alto il nome dell'Italia nei telefilm Usa (e nessuno ne parla, a parte il Tg Telefilm)
Si chiama Jennifer Goldie Diamante e di cognome fa Missoni. Nomen omen, verrebbe da dire, visto che è la nipote dello stilista Ottavio Missoni. Tuttavia la ragazza nata e cresciuta a Varese e poi espatriata in America si è fatta largo con le proprie braccia e le sue lunghissime gambe. Fin da ragazzina ha dimostrato un interesse spasmodico per l'equitazione e il pattinaggio su ghiaccio, gareggiando in entrambe le attività a livello agonistico, mentre l'esercizio fisico delle lezioni di danza jazz ha modellato il suo corpo fino alla perfezione. Dopo un passato da modella - è stata tra l'altro testimonial per due anni del profumo di Missoni - ha iniziato a 17 anni una carriera d'attrice attualmente in piena ascesa: da "Law&Order" a "Damages", da "Army Wives" al remake di "Melrose Place", da "Medium" a "Fringe", fino a "Royal Pains", "Gossip Girl" e "White Collar", i molteplici cameo seriali di Jennifer stanno tenendo alta la bandiera italiana a Hollywood (altro che Elisabetta Canalis!). Per chi non lo sapesse, è l'attrice italiana più intervistata sui tappeti rossi che contano nelle ultime stagioni (dagli Emmy Awards ai Golden Globes). Nel 2012 sarà curioso vedere l'attrice di buonissima famiglia al cinema in "Inferno", il film biografico incentrato sulla figura della pornostar Linda Lovelace, la protagonista del cult "Gola profonda". Al suo fianco nella pellicola, ci saranno Malin Akerman (nella parte dell'attrice a luci rosse al centro della pellicola) e l'ex pornostar Sasha Grey. Ad aprire le porte di Hollywood alla bella Jennifer, però, oltre al fascino indiscusso, è stata anche la perfetta conoscenza della lingua inglese imparata insieme al francese presso la Scuola Europea di Varese. Chapeau!

domenica 27 novembre 2011

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

Articolo tratto da "La Lettura", inserto culturale del CORRIERE DELLA SERA, del 25.11.2011


Se esce ancora un libro o un articolo che si piange addosso per la morte del romanzo, giuro che sottopongo l’autore alla cura Ludovico, quella di Arancia meccanica. Salvo che, al posto delle immagini di violenza e della Nona di Beethoven, gli proietto, con l’aiuto di mollette che lo costringano a tenere gli occhi ben aperti, Mad Men o The Wire. Va bene, diamo per scontata la morte del romanzo, la fine della letteratura e lo svuotamento del più borghese e cristallizzato tra i generi. A un patto, però. Se l’editoria, specie quella italiana, risulta infatuata di falsi romanzi non è colpa della forma-romanzo. Sì, forse non ci sono più i romanzi di una volta (come le mezze stagioni e i prati della periferia), quelle grandi narrazioni che rispecchiavano e insieme criticavano la società, ma se continuiamo a cercare qualcosa in cui l’autore, attraverso dei personaggi, prende in esame alcuni grandi temi dell’esistenza, beh, allora forse è venuto il momento di dare un’occhiata non solo ai libri ma anche ad altre forme narrative, ad altri media. Tipo la serialità americana.

Quanto a scrittura, al romanzo si chiede di darsi per intero in ciascuno dei suoi frammenti, in ciascuna delle sue manifestazioni; sul supporto cartaceo o su quello schermico ciò che muta è il linguaggio, non la forma-romanzo. Tempo fa, Jonathan Franzen dichiarava che le serie tv «stanno rimpiazzando il bisogno che veniva soddisfatto da un certo tipo di realismo del XIX secolo. Quando leggi Dickens ottieni gli stessi effetti narrativi che ti danno le serie tv…».

In un celebre discorso, Milan Kundera sosteneva che il bene più prezioso della cultura europea — il suo rispetto per l’individuo, il suo rispetto per il pensiero originale — è deposto «come in uno scrigno d’argento nella storia del romanzo, nella saggezza del romanzo». Dobbiamo purtroppo prendere atto che questa saggezza non appartiene più all’Europa, da tempo si è trasferita altrove, in contrade che credono ancora ai sogni, anche a quelli culturali.

La mossa di Franzen

Quando è uscito l’ultimo romanzo di Franzen, Libertà, a proposito delle non poche polemiche suscitate dal libro, Francesco Pacifico, intervistato da Mariarosa Mancuso alla radio svizzera, ha fatto un’osservazione molto importante: Franzen manda indietro l’orologio del genere romanzo per vincere la battaglia contro la nuova grande forma d’arte del nostro tempo, la serialità televisiva di alta qualità, che ha già capolavori assodati in Six Feet Under, Sopranos, Mad Men eThe Wire, opere di sorprendente complessità, varietà e generosità narrativa, umana e tematica, e al contempo di largo consumo.

La forma-romanzo, dunque, non è morta ma migra verso nuovi e differenti media. Si tratta di un processo che possiamo osservare in tutta la sua vitalità oggi che il mondo della comunicazione è al centro di un profondo e radicale cambiamento. I media si ibridano, si fondono e, insieme con loro, cambiano i modi di distribuire e consumare i contenuti. Com’è noto, si tratta del fenomeno della convergenza, che tecnicamente sta a significare l’unione di più mezzi di comunicazione, un amalgama reso possibile dalla tecnologia digitale. La convergenza non è solo un processo tecnologico, o scandito dalla tecnologia, è anche un cambiamento antropologico, un’attitudine culturale che incoraggia gli utenti a creare connessioni tra diversi testi, a usare le tecnologie sempre meno come strumenti per comunicare e sempre più come nuovi territori da scoprire, e i media non come semplici protesi, ma piuttosto come ambienti in cui siamo immersi e in cui viviamo la nostra esperienza quotidiana.

La convergenza è una tendenza al meticciato che coinvolge sia le tecnologie e i device che i linguaggi e le forme testuali: anche quelle più consolidate e archetipiche come il romanzo si modellano e si plasmano intorno a nuovi «contenitori». La serialità televisiva, certo. Ma anche altri media presentano tracce evidenti della persistenza di un modello narrativo che trova nuova linfa in forme che non ti aspetti: per esempio, molti dei videogame più recenti e di successo sono modellati sul canonico «viaggio dell’eroe» che Joseph Campbell ha identificato come la formula narrativa alla base di molta letteratura.

L’aspetto più curioso è che molti scrittori stanno iniziando a confrontarsi con la tv, o almeno con il suo genere più «nobile». Negli Stati Uniti, il dibattito è in corso ormai da tempo. Gary Shteyngart, l’autore di uno dei romanzi più discussi e letti degli ultimi tempi in America, Super Sad True Love Story, intervistato da «The Atlantic» ha parlato del grande cambiamento che la narrativa contemporanea sta attraversando e di quanto pesi il confronto con la tv: «Canali come Hbo e Showtime stanno conquistando tutti. La tipologia di artifici narrativi che sono sempre apparsi in forma di romanzo, ora compaiono in serie come The Wire e Breaking Bad. Queste serie innescano la “spinta narrativa” che chiediamo, ci insegnano diversi mondi e diversi modi di vivere. Ma, allo stesso tempo, non richiedono un’immersione testuale totale. Siedi semplicemente lì e lasci che tutte queste cose accadano sullo schermo». Nomini brand come Hbo e Showtime e, a proposito di tendenze culturali, pensi a cosa un tempo erano Einaudi e Adelphi.

Che la contaminazione tra letteratura e serialità televisiva di qualità sia un processo innescato in modo irreversibile è ormai evidente da altri numerosi segnali: lo stesso Franzen sta lavorando a un adattamento tv de Le correzioni; una delle serie più belle degli ultimi anni, prodotta da Hbo, è Bored to Death, letteralmente «annoiati a morte» ideata e sviluppata dallo scrittore Jonathan Ames a partire da un suo racconto. Alla rivista «Link. Idee per la televisione», Ames ha spiegato: «Come romanziere sono abituato a fare il direttore della fotografia, il costumista, l’editor, persino l’Hbo: prendo tutte le decisioni da solo. A dire il vero non trovo che sia così differente dallo scrivere un romanzo. Ogni puntata, in un certo senso, è come un capitolo: non vedi ancora dove andrai di preciso con il capitolo successivo, e non sai neppure se ti sarà permesso di arrivare fino alla fine».

Insomma, tra il romanziere e la figura dello showrunner il velo di separatezza sembra essere sempre più sottile, tanto che il processo vale anche all’opposto: grandi executive producer seriali come Aaron Sorkin, J.J. Abrams, Matthew Weiner e David Simon si sono guadagnati sul campo la qualifica di «autore», un tempo prerogativa esclusiva dei territori «nobili» della letteratura edel cinema. Se mai la serialità ha fatto giustizia di quella Nozione d’Autore che ha contribuito a creare non pochi equivoci, specie in Italia. Il valore della scrittura è generato da una sorta di qualità plurale che tiene a bada il narcisismo autoriale, le manie di grandezza del singolo scrittore. La serialità è un misto di creatività individuale e progetto industriale, di invenzione e ripetizione, di originalità e rimandi. Rivela nuove dinamiche della scrittura, nuovi ritmi imposti dalla produzione e nuove attenzioni al pubblico.

Da alcuni anni, da quando è apparsa una delle prime serie di culto come Star Trek, e poi da Weeds a Lost, da Bored to Death a Breaking Bad, i telefilm raccontano storie affascinanti per parlare anche d’altro. Le immagini non vogliono soltanto dire quello che mostrano, ma vibrano in continuazione, rimandano a un mondo dissimulato, ad alcuni significati inesauribili, a un altrove che non conosciamo e che promettono di farci perlustrare. La sensazione è che gli strumenti narrativi dei telefilm americani lavorino per un linguaggio sciolto da ogni vincolo di obbedienza ideologica o sociale, si abbandonino al puro gusto di narrare.

Educazione sentimentale

Il dato più significativo per cogliere la persistenza della forma-romanzo e la sua rigenerazione attraverso nuove sembianze mediali è forse questo: non solo le serie tv sono ricolme di citazioni attinte a piene mani dalla grande letteratura, dal grande cinema, dal grande teatro, ma allo stesso tempo trasudano strutture narrative, tecniche figurative, procedimenti «rubati» a modelli alti, a forme di racconto più antiche. È difficile che un ragazzo si accosti ancora alla grande narrativa ottocentesca. Ma è molto probabile che in alcune serie trovi orme di soluzioni linguistiche tratte da quegli autori (ben conosciuti dagli sceneggiatori). Succede, insomma, che l’educazione sentimentale degli adolescenti di tutto il mondo si formi ora sui «teen drama »: non più sul romanzo ma sul telefilm di formazione. Nelle forme espressive della serialità televisiva, la cultura americana ha trovato lo spazio ideale per dare forma di racconto a una visione del mondo, per restituire un’immagine della società dispiegata attraverso un impianto narrativo che renda ragione della sua complessità. È quello che in Italia spesso non si riesce a fare, perché il racconto del Paese è stato demandato ai generi televisivi più bassi, prigionieri di un’estetica e di una cultura che dal neorealismo in avanti (a parte poche eccezioni) ha rinunciato alla possibilità di «pensare in grande».


Aldo Grasso

venerdì 25 novembre 2011

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

Stracult della settimana, il nuovo fantasy della Abc, Once Upon a Time, nato dalla “premiata coppia creativa” Edward Kitsis e Adam Horowitz, già collaudata negli anni con Popular, Felicity e l’insuperabile Lost, con protagonista Jennifer Morrison, l’ex dottoressa Cameron in Dr. House. Qui, dimensione fantastica e realtà s’intrecciano per raccontarci come, secondo una maledizione antica e misteriosa, i personaggi delle fiabe siano costretti a vivere nel nostro mondo incatenati a un presente a cui non appartengono, vittime di una condizione da cui, loro malgrado, non possono fuggire. L’unica in grado di poterli salvare, Emma (interpretata dalla Morrison), la sola persona che potrebbe spezzare l’incantesimo e ripristinare il lieto fine di Biancaneve, Geppetto, il Grillo Par
lante, e liberare così il presente di Storybrooke dall’atmosfera cupa e tenebrosa in cui è precipitato. La vita “parallela” dei personaggi fiabeschi è il mezzo attraverso cui vengono rivolte forti critiche al mondo contemporaneo, caduto in un baratro da cui non riesce a uscire e utilizzare le favole per cambiare la realtà è l’obiettivo primario. La serie vanta un ottimo cast artistico, tecnico e creativo, una regia e una fotografia che farebbero gola a molti e un incredibile seguito di spettatori, oltre 11 milioni ogni settimana. Piccola nota dolente: la trama alquanto intricata, che alla lunga potrebbe risultare un po’ troppo contorta.
Vuoi scoprire di più su Once Upon a Time? Clicca qui!

Stracotta della settimana (ma con riserva e la speranza che migliori) quasi del tutto, è Grey’s Anatomy, la serie firmata Shonda Rhimes, che da tanti anni ormai ci fa ridere, piangere, disperare, emozionare, giunta quest’anno all’ottava stagione. Punta di diamante della Abc, il medical drama ambientato a Seattle, con il passare degli anni ha cominciato, come era già accaduto in passato a E.R., a perdere lentamente personalità, scavandosi la fossa da solo e precipitando in un burrone pieno di intrecci e situazioni ormai viste e riviste. Fino a oggi, tutto accadeva sempre per un motivo al Seattle Grace, ogni decisione implicava una conseguenza, ogni scelta personale si scontrava inevitabilmente con ciò che il destino aveva in serbo per i protagonisti. Ora sembra non essere più così, e un’accozzaglia di eventi banali e prevedibili ha rubato il posto a storie coinvolgenti e spesso alcardiopalma, in cui la vita di ogni singolo personaggio andava a intrecciarsi a quella dei pazienti e in fondo in fondo anche un po’ degli spettatori, instaurando un’intesa difficilmente riscontrabile in altre serie. Eppure ormai, sembra che la serie sia arrivata a un punto distallo, incastrata in un contesto che non le si addice più. Priva di colpi di scena, di trovate brillanti o storyline affascinanti. Solo l’ultimo episodio, Dark Was the Night, ha dimostrato che lo show ha ancora molte carte vincenti da giocare, bisogna solo vedere se sarà in grado di mettere a segno la mossa giusta, per recuperare il tempo perso in questo inizio di stagione.
Vuoi scoprire di più su Grey’s Anatomy? Clicca qui!

NEWS - Ecco perchè! I telefilm perdono ascolti? Te credo: nel campione Auditel solo il 5.5% di laureati. Le reti generaliste perdono il 20% di ascolti dal 2000 (4% solo quest'anno!). Ma andiamo avanti così (facciamoci del male...)
(ANSA) - PERUGIA - Dal 2000 (anno di massimo regime) a oggi le reti Rai e Mediaset messe assieme hanno perso il 20 per cento del loro pubblico. Solo quest'anno la perdita e' del 4 per cento. E' quanto emerge da un'indagine sui dati auditel svolta dagli studenti del corso di laurea in linguaggi dei media dell'Universita' Cattolica e presentata oggi pomeriggio a Perugia nell'ambito di Immaginario Festival. Il successo di Fiorello - secondo gli autori - e' solo una panacea, visto che alla fine dei conti con le sue quattro puntate incidera' solo per un breve periodo modificando di poco le cose in generale. I risultati messi insieme dagli studenti del professor Giorgio Simonelli - Giorgio Scorsone e Alessio Fiorito - fotografano questa situazione: nel 2000 il complesso di Rai1, Rai2, Rai2, Canale 5, Italia 1 e Retequattro, in primetime, arrivava al 91,6 per cento, nel giorno medio al 90,6. Nel 2010 erano al 76 in primetime e al 73,6 nel giorno medio. Nel 2011, fino ad ora, come detto, il calo ulteriore e' del 4 per cento. Quanto all'Auditel, e' stato svolto anche uno studio sul campione utilizzato. Il risultato rivela che nel campione stesso e' sovrastimato il pubblico meno istruito: nel campione Auditel la popolazione con sola licenza elementare che viene presa in considerazione e' pari a circa il 30 per cento, mentre nella realta' fotografata dall'Istat si attesta attorno al 20 per cento. Mentre i laureati, che l'Istat valuta all'8 per cento, figurano nel campione solo al 5,5. Gli studenti hanno infine svolto un'analisi sul canone. Da questa risulta che l'evasione e' in aumento: nel 2011 era al 43 per cento, cinque anni fa era al 25. In Europa e' all'8. Il fenomeno e' dilagante al sud, dove in Campania, Calabria e Sicilia arriva all'87 per cento.

A proposito dei dubbi sull'Auditel, che Telefilm Cult ha sempre espresso negli anni, si veda l'Etichetta "Auditel" e, ad esempio, per quanto riguarda le fasce d'età giovani poco rappresentate, si vada a questo link del 2008 per farsi un'idea: http://telefilmcult.blogspot.com/2008/06/anteprima-bollettino-gi-la-maschera.html#links

giovedì 24 novembre 2011

NEWS - Favorisca i documenti! Anna Torv come non l'avete mai vista (in divisa) e come non vorreste mai incontrarla...
Imperdibile video inedito di "College Humour" con protagonista l'Anna Torv di "Fringe" nella divisa di una poliziotta sui generis...godetevela (e sperate di non incontrarla mai...!!!).

Guarda il video:
http://www.collegehumor.com/video/6652422/can-i-give-you-a-ticket-with-anna-torv

mercoledì 23 novembre 2011

NEWS - Ecco la serie maCina ascolti: "A beautiful daughter" oltrepassa i confini cinesi e sbarca in Africa (si spera coi sottotitoli)
Pechino (Adnkronos/Xinhua) A un anno dal suo debutto la serie televisiva cinese "A Beautiful Daughter-In-Law Era" ha superato i confini alla conquista del mondo. Prima tappa la Tanzania e altri paesi africani, dove le 36 puntate firmate dallo sceneggiatore Wang Liping, sono gia' un successo seguito da oltre 100 milioni di telespettatori. Commedia leggera sul menage matrimoniale di una tipica coppia cinese dei tempi modeni, la serie e' stata fin dal debutto sulla Btv cinese nel marzo scorso in testa alle classifiche degli ascolti, con una audience media del 10% a livello locale, un vero e proprio record per il mercato televisivo cinese fortemente competitivo. "La serie racconta la vita reale dei cinesi di oggi e mostrera' ai telespettatori africani come e' la 'vera Cina"', ha dettp Liu Jiang, direttore dello show. Sul piano internazionale la produzione della televisione cinese e' stata conosciuta finora piu' per soap ispirate al passato.
NEWS - Ultima ora! At-tacchi-ti al serial su Mediaset: "Nikita" debutta su Italia 1 il 12 dicembre in seconda serata (lo stesso giorno, alle 15.00, la quarta di "Big Bang theory"). "CSI: NY" VII dal 5 dicembre
Movimenti di truppe telefilmiche su Italia 1 che dal 12 dicembre tira fuori l'artiglieria con il debutto in chiaro di "Nikita" in seconda serata (alle ore 23.00), mentre alle 15.00 lancia la IV stagione di "Big Bang Theory". Sempre sulla stessa rete, dal 5 dicembre in prima serata è la volta della 7ma stagione di "CSI: NY".

martedì 22 novembre 2011












GOSSIP - Attenzione, rossa che scotta! Alexandra Breckenridge di "American Horror Story" fa "Crack" alla soglia dei 30 anni...
A proposito delle "rosse" alla conquista dei serial americani - si veda la nuova puntata del Tg Telefilm 2 Post più sotto - Alexandra Breckenridge di "American Horror Story" si è aggiudicata la copertina e un ampio servizio fotografico dell'inglese "Crack". C'è da giurarci, l'attrice del Connecticut interprete della sexy domestica Moira, dopo le comparsate in "Buffy", "Dawson's Creek", "CSI", "Streghe" e "Medium", ha già vinto la scommessa per diventare uno dei volti più interessanti della nuova serialità a "stelle e strisce" alla soglia dei 30 anni...

lunedì 21 novembre 2011

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Quanti déjà vu con «The Killing»
"È iniziata su Fox Crime «The Killing», una serie che in America ha fatto molto discutere e ha diviso i fan di Amc, il canale che la produce (giovedì, 21.55). La serie è il remake americano di un telefilm danese, Forbrydelsen (L'omicidio), già trasmesso in Inghilterra da Bbc e presto diventato di culto. La storia ruota intorno all' omicidio di Rosie Larsen, una teenager apparentemente senza ombre. Alle indagini lavorano Sarah Linden, detective dal passato ombroso, e il suo partner Holder, che sembra nascondere altri misteri e tormenti. A questo scenario tipico della più classica delle detection story, s'intrecciano poi le vicende private della famiglia Larsen e la campagna elettorale di un ambiguo candidato a sindaco di Seattle. A Seattle piove in continuazione e il detective Linden indossa degli improbabili maglioni di lana ricamati che sono già diventati il marchio distintivo della serie, insieme a uno stile visivo che richiama da vicino le atmosfere del «crime nordico» reso celebre dal successo della trilogia di Stieg Larsson. Ma non è l' unico déjà vu che procura «The Killing»: il richiamo della serie a «Twin Peaks» non è nemmeno troppo velato, per esempio nella promozione tutta giocata su quel «Chi ha ucciso Rosie Larsen?» che riecheggia da vicino l' inquietante interrogativo su Laura Palmer. E poi nella costruzione di alcune scene, come quella della telefonata tra i genitori di Rosie mentre la polizia lavora sulla scena del crimine. Ricordate l'angoscioso urlo al telefono della madre di Laura quando scopre l' omicidio della reginetta della scuola? Le somiglianze però finiscono qui, e «The Killing» sembra in realtà sfruttare gli ingredienti del genere giallo in modo piuttosto convenzionale e scontato. Resta da vedere se le prossime puntate sapranno inventarsi soluzioni narrative originali per portarci a scoprire che fine ha fatto Rosie".
(Aldo Grasso, 05.11.2011)
NEWS - Tg Telefilm: Ashley Greene entra nel cast di "Pan Am" da guest-star, le rosse dei telefilm conquistano il piccolo schermo Usa

sabato 19 novembre 2011

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!


Serie TOP questa settimana è Suburgatory, nuova divertentissima sitcom della Abc che per protagonisti l’esordiente Jane Levy, versione mignon di Emma Stone, nel ruolo di Tessa, e Jeremy Sisto (Six Feet Under) in quello di suo padre. Tessa è un’adolescente atipica: poco interessata a shopping e make up, va controcorrente e segue poco le mode, è arguta e perspicace, riflessiva e molto ironica. Adora New York e la sua atmosfera frizzante e creativa, ma nonostante ciò, è costretta a lasciare la città quando suo padre, preoccupato che possa crescere in un ambiente malsano e dispersivo, decide di abbandonare “l’isola felice” e trasferirsi in periferia.Qui in una sorta di patinata e plasticosa Wisteria Lane, con villette a schiera, praticelli impeccabili e cassette della posta perfettamente dipinte con colori pastello, le ragazze sono talmente modaiole da far rabbrividire anche Carrie Bradshaw: popolano il liceo, pianificano party esclusivi e trascorrono i pomeriggi nei centri commerciali, immerse in una superficialità dissacrante, costringendo Tessa a chiudersi a riccio nel suo “purgatorio suburbano”.La voce narrante della protagonista ci accompagna nel corso degli episodi, ci conduce su e giù per il quartiere, tra le luci ovattate e le tinte rosa shocking che fanno da cornice. La serie è un’irrinunciabile satira dei costumi e della società americana di oggi, e ricorda fortemente Mean Girls, celebre commedia adolescenziale da cui trae le incursioni nel trash e nel grottesco. Suburgatory non è per nulla pretenzioso, è piacevole e scorrevole, e seppur apparentemente banale a causa dell’inevitabile scontro città/provincia, regala irresistibili momenti divertenti e leggeri.

Vuoi scoprire di più su Suburgatory? Clicca qui!

Nonostante le alte aspettative e le ottime prerogative, la serie DOWN di questa settimana è Ringer, interpretata da Sarah Michelle Gellar. Ideata da Eric Charmelo e Nicole Snyder, Ringer ha debuttato lo scorso 13 settembre sulla CW, riscuotendo sì un discreto successo soprattutto tra i fan dell’ex “AmmazzaVampiri”, ma convincendo sempre meno a livello di plot, episodio dopo episodio. Tema portante della serie, sulla falsa riga del pluripremiato The Black Swan, il dualismo, in questo caso tra due sorelle gemelle, alimentato da vorticosi giochi di specchi, inquietanti proiezioni visive e prevedibili scambi di personalità. Bridget è un ex tossicodipendente testimone chiave di un delitto in uno strip club, che a poche ore dal processo in cui deve deporre ai danni del pericoloso pluriomicida, in preda al panico si dà alla fuga negli Hamptons, alla ricerca della sua gemella Siobhan. Riunitesi dopo sei anni di lontananza, e in seguito a un tragico incidente di cui per ora restiamo all’oscuro, le due sorelle partono per un giro in barca a mare aperto, da cui però Siobhan non farà mai ritorno, scomparendo misteriosamente. Bridget vede così una papabile via di fuga, coglie la palla al balzo e s’insinua nella vita della gemella, approfittando del fatto che nessuno è a conoscenza della sua esistenza. Il passato torbido di Siobhan non tarda però a venire a galla, e per Bridget iniziano i guai e senza rendersene conto, resta inghiottita in questo “mondo parallelo”, mentre da Parigi, la gemella presumibilmente defunta, trama ai suoi danni. Prendendo spunto dalla maggior parte dei thriller psicologici di questi ultimi anni, Ringer parte bene per sprofondare però nell’ovvietà, vittima della mancanza di colpi di scena plausibili e credibili. Enormi lacune nella regia smorzano purtroppo quella ricercata atmosfera inquietante e vagamente hitchcockiana che si vuole dare alla serie, scadendo nel b-movie di serie B, spesso privo di un filo logico che unisca gli eventi.

Vuoi scoprire di più su Ringer? Clicca qui!

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

Lick it or Leave it!