martedì 17 novembre 2015

GOSSIP - Da Gotham a Parigi! Due sere prima degli attentati Ben McKenzie e Morena Baccarin erano nella capitale francese (idealmente)

Due sere prima del fatidico venerdì 13 degli attacchi terroristici, Ben McKenzie e Morena Baccarin di “Gotham” (2° stagione inedita su Premium Action dal 27 gennaio) si trovavano idealisticamente a Parigi. La coppia del serial che debutterà in chiaro su Italia 1 da metà dicembre ha esordito sotto i flash dei paparazzi dopo l’annuncio di aspettare un bambino (Baccarin era in evidente stato interessante). L’occasione è stata l’evento “A Night Of Comedy and Climate Actionorganizzato dal Sierra Club’s Act al The Heath del McKittrick Hotel di New York per sensibilizzare le Nazioni Unite al cambiamento climatico mondiale in vista del prossimo congresso parigino del 30 novembre. Quest’ultimo, a quanto risulta, si terrà nonostante il terrore disseminato per la capitale francese.

lunedì 16 novembre 2015

NEWS - "Undateable" di titolo e di fatto. Dopo le vittime di Parigi, NBC postpone l'episodio live della sit-com
News tratta da "Zap2.it.com"
NBC and “Undateable” opted to cancel Friday’s live episode of the show in the wake of terrorist attacks in Paris that resulted in more than 100 deaths. “To our fans, friends & family: We love you. And we love to make you laugh. Tonight we will not air out of respect for our friends in Paris,” the show’s writers tweeted. They also posted the above photo of the cast and crew holding peace signs featuring the outline of the Eiffel Tower. NBC scheduled a repeat of the show in its place.

sabato 14 novembre 2015

NEWS - #ParisAttacks, i volti seriali reagiscono all'attacco subito dalla capitale francese

NEWS - Al via da stasera su Joi "Deadbeat" firmata da Brad Pitt, "il lato comico di 'Ghost'" 
Sbarca in anteprima esclusiva sul canale di Mediaset Premium JOI, a partire dal 14 novembre, "Deadbeat", la dark comedy sul mondo dei medium e del paranormale, firmata da Brad Pitt, che racconta, tra risate e divertimento, come risolvere i più strani affari irrisolti. L’appuntamento è per ogni sabato sera in prima serata. La comedy di Hulu, prodotta dalla Plan B Entertainment di Brad Pitt e dalla Lionsgate Television, vede come protagonista lo scansafatiche Kevin "Pac" Pacalioglu che sfrutta la propria sovrannaturale capacità di comunicare con i fantasmi, per aiutarli a chiudere con alcune (discutibili) questioni irrisolte. La sua nuova attività a pagamento, svolta con la complicità del migliore amico e spacciatore Roofie, scatena le ire della finta medium Camomile White e dà vita a situazioni a dir poco spassose. Ad interpretare il protagonista della serie è Tyler Labine, al suo sorprendente debutto da protagonista. Gli altri attori della serie sono Brandon T. Jackson, Cat Deele (nei panni della nemesi del protagonista) e Lucy DeVito: volti nuovi a cui, a partire dalla seconda serie, si aggiungeranno le guest star: James Franco, Danny DeVito e Zach Levi. In patria “Deadbeat” ha raggiunto degli ottimi risultati ed ha entusiasmato critici e fan, tanto che la serie è stata, ad oggi, confermata e rinnovata per la terza stagione. Il critico Brian Lowry su Variety ha così chiosato la serie:“Sebbene familiare, l’originale serie di Hulu è disarmante e divertente, in grado di evocare momenti bizzarri e di mostrare il lato comico di ‘Ghost’”.

venerdì 13 novembre 2015

GOSSIP - Tanto di...capelli! Clare Bowen di "Nashville" taglia col passato per una buona causa...
Nashville star Clare Bowen, who plays Scarlett on the show, has chopped off all her hair.
The actress wrote an eloquent Facebook post explaining why she did so.
“When I was four years old…I had just been diagnosed with end stage nephroblastoma, after several visits to a GP who denied anything was wrong and dubbed my parents “paranoid.” I’d overheard the doctors telling my family that the only hope of saving me, was an experimental treatment that might kill me anyway. But without it I had maybe two weeks left. The hospital was cold. I’d never felt air conditioning before,” Clare wrote.
“And then I got really lucky. I survived, my hair grew back and I got strong again. I look relatively normal on the outside, but on the inside, I am still the same stitched back together little creature, in a world where people are judged so harshly for the way they look. It has always been completely incomprehensible to me. How can people think there’s time for that?,” Clare added.
“Every scar tells a story, every baldhead, every dark circle, every prosthetic limb, and every reflection in a mirror that you might not recognize anymore. Look deeper than skin, hair, nails, and lips. You are who you are in your bones. That is where you have the potential to shine the brightest from. It is where your true beautiful self lives,” Clare continued. :Thank you ABC network and particularly our creator, Callie Khouri for letting me change Scarlett’s hair, and my team, family and friends for helping me make the decision. If it makes even one person think twice about judging another, then in some small way, the world is better.”
NEWS - Pokerissimo Atlantico! Sky firma accordo quinquennale con HBO per avere i suoi titoli in 1° tv

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Sky siederà per almeno altri cinque anni sul Trono di spade. Sarà annunciato oggi il nuovo accordo quinquennale tra Sky e Home Box Office (Hbo), la pay tv via cavo del gruppo Tim e Warner, che raggiunge 127 milioni di sottoscrittori nel mondo. La pay tv europea controllata dalla britannica BskyB avrà i diritti esclusivi per le prime visioni di Hbo in Italia, Germania e Austria sino al 2020, allineando la durata di tali diritti a quella esistente in Gran Bretagna e Irlanda. È il primo accordo pan-europeo sui contenuti che arriva dopo il riassetto dell’estate 2014, a seguito di un’operazione da nove miliardi di euro che ha portato tutte le attività europee del gruppo Murdoch sotto la britannica BskyB, dando vita a soggetto paneuropeo forte di ventuno milioni di abbonati. L’obiettivo è la conquista delle poco meno di 66 milioni di case nei mercati dove è attivo - su 97 milioni totali - che non accedono alla pay tv. Ora si tratta anche di competere con l’offerta in streaming on line di Netflix, arrivata da ottobre anche in Italia. Netflix è il vero competitor di Hbo negli Stati Uniti e diversi altri mercati mondiali. Hbo ha circa il doppio degli abbonati rispetto ai 60 milioni (di cui 40 negli Stati Uniti) raggiunti da Netflix nell’aprile di quest’anno. Hbo ha profitti per 1,8 miliardi di dollari nel 2014, sette volte maggiori dei 266 milioni di Netflix, anche per i costi sostenuti da quest’ultimo per l’espansione internazionale, ma la crescita di Netflix corre più veloce: 13 milioni di nuovi abbonati nel 2014 contro i cinque di Hbo, che alla sua offerta via cavo ha aggiunto Hbo Now. un servizio on line in streaming sul modello Netflix e Amazon, a 14,99 dollari al mese contro i 9,99 di Netflix. Ora Netflix è in Italia e non a caso, la rinnovata partnership tra Sky e Hbo mette a disposizione degli utenti europei della pay tv un maggior numero di contenuti usufruibili on demand. Il canale Sky Atlantic sarà la “casa” dei prodotti firmati Hbo, che saranno trasmessi, quan do po ssi bile , an che in contemporanea con gli Stati Uniti. Oltre alle prime visioni, vi saranno più titoli della library di Hbo disponibi li su Sky: tutti gli episodi di True Detective, ad esempio, saranno disponibili durante la programmazione dell’ultima serie, anche su Sky Go, il servizio in mobilità della pay tv italiana del gruppo Murdoch. Tornerà così su Sky Atlantic una serie ormai di culto come Il Trono di Spade, I Soprano, Boardwalk Empire, The Newsroom, Girls, The Leftovers-Svaniti nel nulla e True Detective. Nel 2016 uscirà la prima coproduzione realizzata tra Sky e Hbo insieme alla francese Canal +, The Young Pope, con la regia di Paolo Sorrentino. Tra i prodotti HBO più attesi del 2016 vi è WestWorld, thriller fantascientifico ispirato all’omonimo film del 1993 di Michael Crichton.

giovedì 12 novembre 2015

NEWS - Fermate l'Enterprise, voglio scendere! William Shatner vuole far diventare "Star Trek" un musical!
News tratta da "Uproxx"+"The Guardian"
If there is any human being who is fully aware that Star Trek and pop music do not mix, it should be William Shatner. But either greed or simple boredom has overwhelmed Sbat er, so he’s trying to get a Star Trek musical off the ground for the 50th anniversary.
The good news, as Shatner notes to The Guardian, is that so far nobody’s bitten. But one fears it’s only a matter of time:
I’ve been actively trying to do a 50th anniversary show … We had a big company say: ‘What about a musical or a music variety show?’ That got some traction – but nothing’s come of it yet.
While some of Star Trek‘s past crew members are more than capable of a song and dance, in most cases, Star Trek‘s brushes with the pop music end of things do not go well. It was a trend that started when Gene Roddenberry wrote lyrics to collect royalties off the theme song and has painfully continued ever since. We’ll be lucky if we get a song as catchy as I Lost My Heart to a Starship Trooper. That said, if Shatner put together a musical revue where you performed your classic album Has Been with the original musicians, we’d be there opening night. Seriously, tell us you don’t want to see this cover of Common People live.

mercoledì 11 novembre 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Stalker", serie dura con intenti pedagogici
"Com’è noto, lo stalking (dal termine inglese «to stalk», fare la posta, braccare la preda) è ogni tipo di condotta persecutoria verso una persona: riguarda violenze private, comportamenti invadenti con pretesa di controllo, calunnie, minacce alla vittima con telefonate, messaggi, ossessivi pedinamenti... E a questo nuovo tipo di reato è stata dedicata una serie firmata da di Kevin Williamson (lo showrunner di «Dawson’s Creek», «The Vampire Diaries», «The Following»). I racconti di «Stalker» sono di una durezza impressionante (un persecutore terrorizza la sua vittima per raggiungere il piacere sessuale, un altro infila serpenti nel letto di una sua ex...), compensati da una buona scrittura e da una vocazione pedagogizzante: ogni caso viene spiegato con dovizia di particolari, ogni sindrome trova la sua decifrazione psicologica (Premium Crime, mercoledì, ore 21.10). Il tenente Beth Davis (Maggie Q) e il detective Jack Larsen (Dylan McDermott) indagano su vari casi di persecuzioni personali per la TAU (Threat Assessment Unit) del dipartimento di polizia di Los Angeles. Larsen, con un passato nella sezione omicidi del dipartimento di polizia di New York, si fa trasferire a Los Angeles per questioni personali e la cosa non piace ai suoi colleghi che lo trattano con molta freddezza. Anche il tenente Davis, una donna dal carattere forte, ha i suoi piccoli scheletri nell’armadio, giusto per alimentare un po’ di ambiguità e alcune sottotrame circa i rapporti personali fra i detective. Mira Sorvino compare in più di un episodio. La struttura di ogni puntata è facilmente individuabile: si rappresenta una storia esemplare di stalking (stalker risentiti, stalker sadici, stalker psicopatici...) il cui svelamento è dovuto più alla comprensione dei meccanismi mentali dei criminali che ai tradizionali metodi di indagine. È desiderio degli autori trattare anche esperienze di stalking al femminile: meno violenza fisica ma maggiore violenza psicologica". (Aldo Grasso, 07.11.2015)

martedì 10 novembre 2015

TWITTER-JAM - Le migliori twittate seriali

lunedì 9 novembre 2015

NEWS - Il primo trailer di "Shades of Blue" con/e prodotto da Jennifer Lopez. Ma non c'è traccia di Drea de Matteo...!

sabato 7 novembre 2015

GOSSIP - Nina, che "Interview"! La Dobrev transfuga da "TVD" diventa stilosissima sul celebre magazine

venerdì 6 novembre 2015

NEWS - Fermi tutti! Il 60% degli italiani vede la tv on demand in streaming (non ditelo al medievale Auditel!). Boom tra i giovani: 8 su 10 su smartphone!

Articolo di Andrea Biondi per "Il Sole 24 ore"
Chi si azzarderebbe oggi a pensare a una Tv tradizionale imperitura nei secoli? Forse nessuno. E sicuramente a ragione, a guardare i dati che provengono da diverse ricerche in cui un com un e den om in ato re è f a ci lmente individuabile: il consumo on demand sta prepotentemente bussando alla porta della cara, vecchia Tv. Il roboante sbarco di Netflix in Italia, lo scorso 22 ottobre, ha ulteriormente richiamato l’attenzione su un fenomeno che qui da noi ha già un substrato “industriale”. Nel nostro Paese sono infatti operativi e stanno affilando le armi Skyonline, Infinity di Mediaset e Timvision che operano nello Svod (on demand con sottoscrizione mensile), con Chili Tv, iTunes e Wuaki.tv nel Tvod (si paga per ogni visione) con Google Play e Amazon. Il mercato nel 2015 vale 53 milioni. Quali prospettive di sviluppo? Secondo alcune stime che circolano fra gli operatori il valore del mercato dovrebbe raddoppiare nel 2016 per salire oltre i 250 milioni nel 2018. Non si fa fatica a crederci, almeno a giudicare da indagini come il Tv & Media Report 2015 di Ericsson. Lo studio del ConsumerLab Ericsson è basato su interviste fatte a oltre 22.500 persone nel mondo rappresentative di 680 milioni di consumatori. In Italia l’indagine va a coprire uno spettro che abbraccia 25 milioni di italiani, tutti con una connessione internet a banda larga (anche Adsl per intendersi e non necessariamente fibra) e che guardano contenuti tv una volta a settimana. Insomma, si tratta in verità solo di una parte dell’Italia affezionata a contenuti televisivi e piccolo schermo. Ma sicuramente quello preso in esame è il novero dei trendsetter cui guardare con attenzione per le prospettive di sviluppo. E quindi si vede che quasi il 60% degli intervistati, quindi più di un italiano su due, dichiara di guardare video on demand in streaming almeno una volta al giorno. Nel 2012 questa percentuale era del 45%. Gli italiani poi spendono in media 6 ore la settimana a guardare contenuti on demand in streaming, in particolare serie Tv (2,6 ore a settimana), show (1 ora a settimana) e film (2,4 ore a settimana). Attenzione però a generalizzare perché la Tv rimane pur sempre il “focolare domestico” attorno al quale si trova il 75% degli intervistati di età compresa fra i 60 e i 69 anni (percentuale che comunque scende al 65% sui “millennials”: 16-34 anni). Un’importanza, questa della Tv, legata senz’altro agli eventi live, fra cui quelli sportivi. Ma l’on demand ormai è la modalità prevalente fra i giovani: sono 8 su 10 i teenager che guardano questo tipo di contenuti ogni giorno. In questo quadro la Tv si guarda sempre più su smartphone: 45% del tempo che arriva fino al 60% nel caso dei teenager. E soffermandosi sul numero degli utilizzatori, oltre il 65% degli intervistati dichiara di guardare contenuti Tv su smartphone (base settimanale), in crescita del 125% rispetto al 2012. «C’è un emergere della società connessa che sta trasformando tutte le industrie. E la convergenza fra telecomunicazioni, It e media sta continuando a trasformare l’industria delle Tv nel mondo e, come si vede dal nostro report, con grande velocità anche in Italia», commenta Aurelio Severino, direttore TV e Media di Ericsson in Italia. Il Report di Ericsson ha messo in luce anche la crescita del numero di Tv connesse a Internet e l’intenzione degli italiani di non fermarsi davanti a questa barriera tecnologica. Cosa possibile anche con strumenti “esterni” come Google Chromecast o Apple TV (quasi un italiano su cinque nei prossimi mesi ha intenzione di acquistare un dispositivo così).

giovedì 5 novembre 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"iZombie", miscela di sarcasmo e sentimenti con ironia e auto-riflessione
L’invasione televisiva degli zombie, ormai, non è più una novità: basti pensare a «The Walking Dead», a «Dead Set», a «Les Revenants» e a tutte quelle storie di non morti, di varia provenienza americana o europea, che riempiono i palinsesti delle reti italiane. La tendenza si sta però rivelando particolarmente tenace, andando a toccare un nervo scoperto della società contemporanea e insieme a sublimare paure e ansie condivise in narrazioni e immagini avvincenti. Alla sfaccettata mitologia dei morti viventi ora si aggiunge anche «iZombie» (Premium Action, mercoledì, ore 21), risultato di un’articolata miscela che tiene insieme horror e poliziesco, sarcasmo e sentimenti. Olivia Moore (Rose McIver) è una brillante studentessa di medicina che, dopo una festa non proprio riuscita, si trasforma in uno zombie. Costretta ad adattarsi alla nuova situazione, cercando di non farsi scoprire e di non fare del male, si allontana dagli affetti e lavora in obitorio. Qui scopre che mangiare i cervelli dei defunti la porta ad assumerne i ricordi e le abilità particolari, e così decide di farsi passare per veggente e di collaborare con la polizia sui casi di omicidio ancora irrisolti. Scritto da Rob Thomas (già autore di «Veronica Mars») e Diane Ruggero-Wright, il telefilm adatta una serie a fumetti di Chris Roberson e Michael Allred: la sigla, la suddivisione in capitoli e le tavole disegnate all’inizio di ogni scena evidenziano il legame. Il racconto in prima persona dalla prospettiva di uno zombie poco più che adolescente che scende a patti con la sua nuova realtà, i legami familiari in pericolo e le nuove amicizie con il collega e con il poliziotto, l’importanza di accettare la diversità e di usarla per aiutare gli altri, più che nel mistero o nella detection, rendono però «iZombie» soprattutto un teen drama maturo, ironico e auto-riflessivo. Zombie o non zombie, diventare adulti è sempre piuttosto complicato. (Aldo Grasso, 05.11.2015)

mercoledì 4 novembre 2015

NEWS - Quella ragazza ha cervello. E non è solo il suo...Da stasera al via "iZombie" (Premium Action), ovvero quando "Veronica Mars" (stesso ideatore) incontra "Tru calling", rilettura ironica del filone "morti viventi" 
iZombie” è l’attesa serie tv che rilegge con ironia e black comedy il genere dei “morti viventi” che Premium Action trasmette in anteprima esclusiva dal 4 novembre, ogni mercoled’ in prima serata. La serie che vanta la firma di Rob Thomas, già dietro il successo del cult “Veronica Mars”, è tratta liberamente dal fumetto omonimo best-seller di Chris Roberson e Michael Allred, pubblicato da Vertigo della DC Comics dal 2010. Olivia - detta “Liv” - Moore è una studentessa di medicina diventata una zombie che lavora come assistente in un obitorio e aiuta la polizia a risolvere casi di omicidio grazie alla sua particolarissima dote: assorbe i ricordi dei cervelli di cui si nutre con fame atavica, oltre che adottare le abilità dei defunti. Per ingannare i viventi del suo aspetto spettrale, la famelica Liv spiega di essere seguace del filone dark/goth, mentre per la sua capacità di “nutrirsi” delle memorie professa di essere una sensitiva. Ad interpretare la protagonista è la neozelandese Rose McIver, uno dei volti più emergenti del piccolo schermo americano (già vista in “Masters of sex” e “Once Upon a Time” in tv, mentre al cinema era nel cast di “Amabili resti” di Peter Jackson ed è apparsa in “Lezioni di piano” di Jane Campion nei panni di un angelo…). In patria la serie è già stata rinnovata dopo le critiche positive e gli ottimi ascolti. Diane Ruggero-Wright è co-ideatrice/adattatrice del serial insieme a Thomas, già al suo fianco in “Veronica Mars”: entrambi sono anche produttori esecutivi (Thomas dirige anche la puntata-pilota). Nel fumetto originale la protagonista si chiamava Gwen Dylan e la storia si svolgeva a Eugene in Oregon (nel serial a Seattle). Il tema musicale, “Stop, I'm Already Dead”, è eseguito dai Deadboy & the Elephantmen. La sigla iniziale è disegnata da Michael Allred del fumetto-padre. Il critico di “VarietyBrian Lowry ha così commentato l’avvento del serial: “dopo il boom dei vampiri tocca a quello dei morti viventi, ma con ‘iZombie’ ci si discosta dal classico clichè grazie a Rob Thomas che mette in scena una sorta di ‘Veronica Mars’ dall’aria pallida in volto e qualche reminiscenza del non dimenticato ‘Tru calling’, dando vita – espressione strana, visto il genere – a un ‘walking show’ capace di camminare sulle proprie gambe. Anche rispetto al fumetto originale…”. 

martedì 3 novembre 2015

NEWS - Tutto cambia, tranne l'Auditel. Ovvero: non per gli ascolti ma per denaro. Praticamente impossibile rinnovare i rilevamenti di ascolti (di pensionati) visto il giro di affari di 3 miliardi e mezzo di euro annui (del resto un Presidente che resiste da 31 anni la dice lunga...)
Articolo di Massimo Sideri per il "Corriere Economia"
Ripartono (con un sistema di sorveglianza), le misurazioni dell’Auditel. Il panel delle famiglie dovrebbe essere rivisto entro maggio. Ma la vera sfida, misurare la vita dei programmi che vengono visti tramite pc, tablet e telefonini, non è stata ancora raccolta. Negli Stati Uniti, invece, il software c’è già. Auditel è tornato. Ma da sorvegliato speciale. Alla fine le due settimane di riflessione hanno portato a questo compromesso: il panel delle 5.600 famiglie, «inquinato», come si dice in gergo, per il 75%, non poteva certamente essere cambiato in così poco tempo. Anzi: c’è da domandarsi se si riuscirà a rinnovarlo completamente entro la fine di maggio, deadline data dalla stessa società dopo il consiglio di amministrazione che si è tenuto la scorsa settimana. E non è una sfida da poco se si pensa che, anche dalle rilevazioni dell’Auditel, dipende la suddivisione del mercato pubblicitario televisivo che vale circa 3,5 miliardi l’anno, il 47% di un business totale di 7,6 miliardi. Due conti della serva aiutano: una volta le famiglie venivano estratte dalle Pagine Gialle. Era il più completo schedario della popolazione italiana quando esisteva una cosa chiamata telefono fisso. Oggi tra maggiore sensibilità alla privacy, estinzione del fisso e morte delle Pagine Gialle, le liste di persone si comprano. Avete presente quella volta in cui avete dato sciattamente il consenso per avere qualche tesserina premio o sconto? Ecco, siete finiti in qualche lista cedibile per altri fini.
Dunque, una volta costruito il panel rappresentativo della «nuova Italia davanti al televisore» a quel punto il delicato file con la mappa di coloro che dovrebbero essere contattati viene trasferito a Nielsen che fa scattare l’operazione convincimento. Telefonata, domande di rito, valutazioni. Mettiamo che senza esitare le persone dicano subito di sì. Scatta la seconda operazione: il montaggio del «meter» in casa. A questa fase lavorano un centinaio di tecnici, a meno che, vista la criticità della situazione attuale che aveva portato all’oscuramento dell’indice Auditel per due settimane, non si stia decidendo di usare le forze speciali. Comunque il grosso problema è l’appuntamento: i tecnici lavorano in orari d’ufficio, dal lunedì al venerdì. Dunque, riuscire a entrare fisicamente in casa per collegare gli apparati dell’Auditel richiede tempo. Una volta ottenuto l’appuntamento, poi, servono anche 4 ore di lavoro a seconda della complessità di cavi, televisioni, console e home theater.
Per chiudere il cerchio bisogna sapere che per diverse settimane le nuove famiglie devono restare sotto osservazione per vedere «se fanno le furbe». Insomma, cambiare l’intero panel è un’operazione «monstre» per niente facile. Ed è per questo che bisogna procedere continuando ad usare quello «inquinato», salvo richiedere a Kpmg la certificazione dello «share». E poi? «Sono curioso di vedere cosa accadrà dopo che l’Auditel avrà, come annunciato, modificato o ampliato il suo campione. Se è vero che le famiglie diventeranno 15mila, avremo risultati sconvolgenti perché ci si accorgerà di quello che sostengo da tempo: la tv generalista è vista da un pubblico di persone dai 55 anni in su» ha detto un decano del piccolo schermo come Maurizio Costanzo durante i giorni di silenzio Auditel. Appunto: a guardare quel dato che ancora oggi regola gli investimenti pubblicitari in media gli italiani dai quattro anni in su passano 4 ore al giorno davanti alla televisione intesa come monolitico schermo da salotto c’è da rimanere di stucco. Sembra il risultato di una rilevazione su un esercito di pensionati (e peraltro non possiamo non ricordare che in effetti la demografia italiana va in questa direzione). Però il numero tondo sembra confliggere apertamente con quella che è la nostra osservazione quotidiana che, non può avere un peso statistico. Bisognerà fare come consiglia Costanzo: aspettare e vedere. L’allargamento del panel a 15mila persone, peraltro, è più un affiancamento di due panel visto che, da quanto è emerso da un contatto del Corriere con una delle nuove famiglie, per il cosiddetto «superpanel» non è previsto il prezioso telecomando con il quale va segnalato chi si trova davanti all’apparecchio televisivo. Dal punto di vista statistico per misurare l’attendibilità del panel Auditel bisognerebbe conoscere il margine di errore con il quale la società lavora: questo dato come si evince dal sito dell’Agcom non è noto. È considerato una sorta di segreto industriale. E si capisce perché. Teoricamente dovrebbe rimanere all’interno del 2%, ma già le trasformazioni demografiche in corso negli ultimi anni in Italia rendono questo limite difficile da garantire. Pensiamo all’immigrazione. Quanto è rappresentata nel panel? Un altro aspetto è quello della rotazione delle famiglie all’interno del nucleo di rilevazione: ogni quanto avviene? Tra le voci del settore senza conferme c’è quella dei cosiddetti highlander, famiglie che rimangono a lungo nel panel. In realtà sembra che ci siano delle famiglie affidabili pronte ad essere chiamate in caso di problemi, per esempio quando un terremoto o un altro evento grave fa saltare per diversi giorni il collegamento con alcuni componenti. Insomma, è una dura vita quella dell’Auditel. Ma quella che si paventa nei prossimi mesi potrebbe essere ancora più dura. Anche perché rimane un’incognita la reazione che potrebbero avere le famiglie la cui privacy è stata violata.

domenica 1 novembre 2015

GOSSIP - 100 di questi morti viventi! L'ascesa di Alycia Debnam-Carey, da guerriera lesbo in "The 100" a "FTWD" saltando al cinema nel 2016

Alycia Debnam-Carey è il nome più social della 2° stagione inedita di “The 100” in onda su Premium Action: con il volto truccato da guerriera tribale della comandante Lexa, ha fatto il giro del web più delle più accreditate protagoniste di prima linea. Anche perché il suo personaggio rivendica la propria omosessualità con orgoglio (combattivo), innamorata di Costia finita rapita. L’attrice australiana, diplomata percussionista in patria con tanto di esperienza e collaborazione con la Berlin Philarmonic, sbarcherà al cinema da protagonista nel 2016 nel thriller “Friend Request”, dove una studentessa che rifiuta un’amicizia su un social network si ritrova la vita sconvolta e i conoscenti uccisi. Il successo ottenuto con “The 100”, dove resterà quale co-protagonista anche nella 3° stagione, ha aperto le porte a Debnam-Carey per entrare nel cast di “Fear The Walking Dead”, serial attualmente in onda in Usa.

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