martedì 14 luglio 2015
GOSSIP - Ex modello con laurea. Chi è Eoin Macken, il protagonista di "The Night Shift" su Italia 1
Chi è Eoin Macken, il protagonista di "The Night Shift" in prima tv free su Italia 1 ogni venerdì? Se lo chiedono in tanti (tante, soprattutto!). L'attore di origini irlandesi (è nato a Dublino, dove fa la spola tutt'oggi con New York) ha un passato da modello a petto nudo per Abercrombie and Fitch fin dai 19 anni, nonchè per Ralph Lauren, per poi sviluppare aspirazioni attoriali e registiche in quel di Los Angeles. Oltre a un corpo scolpito - pratica regolarmente nuoto, equitazione, surf, free-climbing, calcio e kick-boxing - possiede una laurea in Psicologia e una passione smodata per la band Meatloaf. Nei prossimi mesi lo vedremo al cinema, nella commedia romantica "The Wedding Invitation" e nell'horror "The Forest" (al fianco di Natalie Dormer di "GOT"), quest'ultima pellicola attualmente in lavorazione in Serbia.
Chi è Eoin Macken, il protagonista di "The Night Shift" in prima tv free su Italia 1 ogni venerdì? Se lo chiedono in tanti (tante, soprattutto!). L'attore di origini irlandesi (è nato a Dublino, dove fa la spola tutt'oggi con New York) ha un passato da modello a petto nudo per Abercrombie and Fitch fin dai 19 anni, nonchè per Ralph Lauren, per poi sviluppare aspirazioni attoriali e registiche in quel di Los Angeles. Oltre a un corpo scolpito - pratica regolarmente nuoto, equitazione, surf, free-climbing, calcio e kick-boxing - possiede una laurea in Psicologia e una passione smodata per la band Meatloaf. Nei prossimi mesi lo vedremo al cinema, nella commedia romantica "The Wedding Invitation" e nell'horror "The Forest" (al fianco di Natalie Dormer di "GOT"), quest'ultima pellicola attualmente in lavorazione in Serbia.
lunedì 13 luglio 2015
NEWS - Il potere è degli showrunner. Chi sono e cosa fanno i "direttori d'orchestra" delle serie tv (con cachet dai 50 mila dollari e mezzo milione a puntata!)
Articolo tratto da "La Repubblica"
Beau Willimon, Nic Pizzolatto, Shonda Rhimes, Lee Daniels... Chi sono? Semplicemente alcuni tra i più influenti personaggi nel mondo dello spettacolo americano di oggi. Sono gli show runner di alcune delle serie televisive di maggior successo nel mondo: House of cards, True Detective, Grey's Anatomy, Empire. Ma cos’è uno show runner? Suona come “ring-master”, il capomastro di un circo o capocomico di una compagnia teatrale d’altri tempi. E in effetti qualcosa in comune con queste storiche maestranze artistiche gli show runner ce l’hanno: sono coloro che portano avanti, che gesticono lo show, la serie, i veri direttori d’orchestra, i “mister” di una squadra, gli arrangiatori, creativi e motivatori allo stesso tempo.
Articolo tratto da "La Repubblica"
Beau Willimon, Nic Pizzolatto, Shonda Rhimes, Lee Daniels... Chi sono? Semplicemente alcuni tra i più influenti personaggi nel mondo dello spettacolo americano di oggi. Sono gli show runner di alcune delle serie televisive di maggior successo nel mondo: House of cards, True Detective, Grey's Anatomy, Empire. Ma cos’è uno show runner? Suona come “ring-master”, il capomastro di un circo o capocomico di una compagnia teatrale d’altri tempi. E in effetti qualcosa in comune con queste storiche maestranze artistiche gli show runner ce l’hanno: sono coloro che portano avanti, che gesticono lo show, la serie, i veri direttori d’orchestra, i “mister” di una squadra, gli arrangiatori, creativi e motivatori allo stesso tempo.
Per questo, nella Golden Era della
televisione, sono diventati figure riverite, rispettate, corteggiate,
richieste e anche meglio pagate di Hollywood. Non importa che agli
spettatori sfuggano i loro nomi: nel “business” House of cards non è
solo Kevin Spacey, è soprattutto Willimon, creatore, capo-sceneggiatore e
show runner della premiata serie targata Netflix. Empire non è solo
Terrence Howard, è soprattutto Lee Daniels.
Scandal viene forse riconosciuta come la serie di Kerry Washington nel ruolo dell’esperta di “gestione di crisi” e spin-doctor? Nemmeno per sogno: è la sua creatrice e show runner Shonda Rhimes il “capitano”; la stessa di Le regole del delitto perfetto, sull’avvocatessa manipolatrice e femme fatale interpretata da Viola Davis. E ancora: Vince Gilligan, show runner (e creatore assoluto) di Breaking Bad, esempio lampante di uno diventato in poco tempo un “ pezzo da novanta”.
Scandal viene forse riconosciuta come la serie di Kerry Washington nel ruolo dell’esperta di “gestione di crisi” e spin-doctor? Nemmeno per sogno: è la sua creatrice e show runner Shonda Rhimes il “capitano”; la stessa di Le regole del delitto perfetto, sull’avvocatessa manipolatrice e femme fatale interpretata da Viola Davis. E ancora: Vince Gilligan, show runner (e creatore assoluto) di Breaking Bad, esempio lampante di uno diventato in poco tempo un “ pezzo da novanta”.
Damon Lindelof, show runner del dramma HBO The Leftovers, spiega così
il passaggio da “creatore” di una serie a “capomastro”: «Mi considero
prima di tutto uno sceneggiatore che poi è diventato un produttore, che
poi è diventato show runner per garantirsi il controllo assoluto sul suo
stesso materiale.
Nella stanza degli sceneggiatori riuniti intorno al tavolo mi sento come
il membro della giuria popolare in La parola ai giurati, quello che
cerca di convincere tutti gli altri che la sua opinione è quella da
seguire, nel nostro caso l’idea. Gli altri sceneggiatori mi guardano
perplessi e dicono: “Ehi, tu sei il boss, non hai bisogno di
convincerci!”. E invece sì: anche io ho bisogno di sentirmi dire che la
mia idea è la migliore!».
Alex Gansa, show runner di Homeland
conferma: «È brutto dover riscrivere un episodio proposto da qualcuno
dello staff. A me è capitato spesso quando ero giovane, e soffrendo ho
imparato a usare gli arnesi del mestiere. Un “capitano” deve saper
intervenire puntando a tenere insieme la squadra senza far soffrire
troppo nessuno. La frustrazione o l’umiliazione non contribuisce mai a
un sano processo creativo collettivo».
E
una serie televisiva è il massimo del lavoro collettivo: all’idea
iniziale, al trattamento del primo episodio, il “pilota” che viene
mostrato ai potenziali distributori (canali televisivi) e dalla cui
brillantezza dipende il destino della serie (se la puntata “pilota”
funziona, aumenteranno le probabilità di aggiungere episodi e stagioni),
a questo germe iniziale si aggiungono produttori, produttori esecutivi,
un team di sceneggiatori, registi e ovviamente il cast.
L’avvicendarsi dei registi non garantisce la continuità stilistica,
estetica e tematica della serie. Ed è qui che entra in scena lo show
runner , colui o colei che tiene le redini della carovana, che
garantisce la continuità, che imprime il tono (come un direttore
d’orchestra), che come un colonnello tiene unite le file dei vari
plotoni di un battaglione e “manda avanti la carretta”. I registi vanno e
vengono, i produttori pure, gli sceneggiatori anche, ma lo show runner
rimane fisso nell’occhio caotico della produzione. È responsabile di
budget che arrivano anche a 5 milioni di dollari a episodio (soprattutto
per serie storiche come Game of thrones o d’azione no-stop come The
walking dead).
Nick Pizzolatto, 35 anni, ex docente
universitario di letteratura americana, si sta imponendo come il “golden
boy” grazie a True Detective. È lui l’unico comun denominatore di una
serie che la HBO già pensa di riprogrammare per altri cinque anni.
«Lavoro molto con gli attori - dice - sto con loro sul set, li seguo, ci
parlo tra un ciak e l’altro, ripasso con loro le battute. A
volte rompo le scatole al regista di turno, che in genere scelgo io,
perché voglio difendere quella certa inquadratura che avevo immaginato
mentre scrivevo la sceneggiatura. Voglio che ogni regista possa
contribuire a suo modo, certo, ma allo stesso tempo ritengo che sia
fondamentale che il linguaggio della serie venga rispettato, che non si
passi dal letterario al vernacolare o al dialettale senza una ragione.
Uno show runner come me, anche se non è il regista di quel dato
episodio, e anche se non è lui stesso l’autore del copione, deve far
sentire a tutti il fiato sul collo». Dice proprio questo Pizzolatto: fiato sul
collo. «Se non facessimo così la serie andrebbe in ogni direzione come
una banderuola al vento: lo show runner ha il compito di far soffiare il
vento sempre nella giusta direzione, mantenendo la stabilità ».
Queste
figure sono un curioso ibrido tra l’artista sognatore e il duro e
pragmatico manager operativo: capi cantiere ma anche un po’ poeti.
Assumono e licenziano scrittori e attori, sviluppano trame narrative, si
occupano di casting, scelgono i registi e analizzano nei minimi
dettagli budget e valori produttivi. Vietato sciupare denaro: sarà pure
la Golden Era della televisione, ma gli sprechi non sono ammessi.
«Veniamo pagati bene - assicura Pizzolatto - non possiamo lamentarci. Ma
se lo spettacolo non ha il successo sperato o alla HBO non quadrano i
conti, la responsabilità è tutta mia».
Lo show runner guadagna tra i 50 mila dollari a puntata e il mezzo
milione: dipende dal successo, dai ratings, dallo share, e soprattutto
dalla capacità che ha la serie di tirare avanti per almeno cento
episodi, cifra- tetto che si traduce automaticamente in enormi guadagni
con relativi diritti sulle repliche - i “rerun” - su qualsiasi rete tv
in qualsiasi paese del mondo. Lo show runner di una serie di successo
continuerà a ricevere assegni per le royalties vita natural durante.
Eppure ecco cosa racconta Mike Judge,
potente show runner di Silicon Valley: «Adoriamo tutti la televisione,
certo, ma sotto sotto il nostro sogno nel cassetto è quello di arrivare
al cinema, di scrivere per il cinema. L’ideale sarebbe gestire una serie
televisiva e fare un film ogni anno. Come sta facendo Seth McFarlane,
con il quale ho creato e realizzato Family guy. Adesso lui ha girato
Ted e Ted 2 , e io muoio dall’invidia. Anche se mi diverto da matti a
fare la parodia dei vari Steve Jobs e dei nerd di Silicon Valley».
Dunque sono gli show runner i nuovi mogul di Hollywood? La nuova vetta dello star system? Dopo i
capi degli studios, i produttori, i registi e gli attori, adesso sono
loro la nuova potenza nel mondo dello spettacolo che dal grande schermo
si sta spostando verso il piccolo. E per giunta creano da soli i loro
spettacoli. Se è vero che gli studios - e le piattaforme streaming come
Netflix o Hulu - continuano a essere padroni dei loro show, è
altrettanto vero che senza un bravo show runner lo spettacolo non
marcerebbe. E se si ritira lo show runner , addio contenuto e repliche
che anche tra dieci anni portano contanti nelle casse.
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sabato 11 luglio 2015
venerdì 10 luglio 2015
GOSSIP - Aridaje! Game of Thr...eesome: dopo la fantasia di menage a trois su Channing Tatum e la moglie, Emilia Clarke di "GOT" ci prova anche con Ryan Gosling e il collega Jai Courtney
Emilia Clarke was recently asked what would happen if her Game of Thrones and Terminator characters hung out – and she mentioned Ryan! “Ryan Gosling might be there just because I think they both would think he was really hot,” she told MovieFone.com. Her co-star Jai Courtney said, “Right on. Little ménage à trois with Ryan Gosling?” Emilia responded, “Why not? I’m just throwing that one out there. If he wants to pick it up at any point, that’s fine.”
Emilia Clarke was recently asked what would happen if her Game of Thrones and Terminator characters hung out – and she mentioned Ryan! “Ryan Gosling might be there just because I think they both would think he was really hot,” she told MovieFone.com. Her co-star Jai Courtney said, “Right on. Little ménage à trois with Ryan Gosling?” Emilia responded, “Why not? I’m just throwing that one out there. If he wants to pick it up at any point, that’s fine.”
giovedì 9 luglio 2015
NEWS - Achtung, controffensiva Sky a Netflix! La banda (larga) di Murdoch erge barricate e rafforza le truppe capitanate da Frank Underwood. Alleanza con Mediaset Premium?
Articolo di Federico De Rosa per il "Corriere Economia"
Grandi manovre a Santa Giulia, periferia milanese, quartier generale di Sky in Italia. L'arrivo entro fine anno di Netflix ha fatto accelerare lo sviluppo dei piani di contrattacco. Anche perché, nel frattempo, Vivendi è divenuta la prima azionista di Telecom Italia. La mappa dei nuovi manager e le possibili alleanze con Mediaset. Chissà se Rupert Murdoch ha mai sentito la massima latina «se vuoi la pace prepara la guerra». Di certo la conosce Andrea Zappia, il ceo di Sky e plenipotenziario in Italia del tycoon australiano, che ha iniziato le grandi manovre in vista di un autunno che si annuncia rovente per il mercato italiano dei media. Non solo per l'avanzata di Vivendi in Telecom Italia, con tutto ciò che secondo gli analisti potrebbe comportare mettere insieme banda larga e contenuti tv, o l'arrivo di Netflix. Il fronte è mobile e la geometria più che mai variabile. Mediaset, per esempio, l'avversario di sempre nonché unico competitor di Sky con Premium nella pay-tv , potrebbe ritrovarsi all'improvviso alleato.
Quello
che sta avvenendo attorno a Cologno è un esempio perfetto della
strategia che minacciando la guerra può portare alla pace. Da un lato,
infatti, c'è la mossa a sorpresa di Murdoch che all'inizio di giugno ha
varcato il portone di Villa San Martino per parlare di persona con Silvio Berlusconi
e trovare un entente cordiale in vista dell'affollamento autunnale
(l'arrivo di Netflix su tutte), nonché la via a un possibile matrimonio
tra i due broadcaster, mentre nelle retrovie Zappia sta disponendo le
truppe per conquistare con Sky una posizione centrale.
È una manovra a tutto tondo quella del ceo di Sky Italia, che abbraccia tv in chiaro, pay , Internet e canali «dedicati». La mossa più recente, la trattativa con Viacom per comprare Mtv, più che ai contenuti mira a conquistare il prezioso tasto «8» del telecomando. La trattativa è in corso ma è complessa. Sul tasto «8» pende da tempo una querelle giudiziaria che vede Telenorba recriminare quella posizione e il 2 luglio è attesa una pronuncia del Consiglio di Stato. Nella proposta a Viacom, Zappia ha inserito per questo motivo diverse condizioni sospensive. Se andasse a buon fine Sky avrebbe incastrato un tassello importante della sua strategia di avanzamento sulla tv free .
L'altro fronte caldo è quello della tv online , dove l'alleanza con Telecom ha portato alla prima vera offerta «quad-player» e, per Murdoch, un'ulteriore piattaforma di distribuzione dei contenuti. Che ora sono disponibili, insieme a molti altri come Vimeo o Spotify, via Internet anche attraverso SkyOnline Tv Box, realizzato dal leader mondiale dell' hardware per lo streaming Roku, giocando d'anticipo sui futuri concorrenti come Netflix. Della sfida alla «content tv» americana si occuperà Paolo Lorenzoni, già capo del marketing di Discovery e poi di Current Tv, il canale fondato da Al Gore, nominato la scorsa settimana responsabile dei new media . Una posizione chiave sul fronte dell'offerta di nuovi contenuti, come lo è quella di Remo Tebaldi, responsabile di Sky branded channel (Sky Uno, Sky Arte), su cui passano molti dei contenuti esclusivi di Sky come XFactor o Masterchef.
Netflix, che in Italia deve la sua notorietà alla serie House of Cards, quando sbarcherà a ottobre troverà un mercato dove Zappia (ma anche Mediaset) si è già assicurato contenuti di pregio - a partire proprio da House of Cards in esclusiva su Sky per diversi anni, od Orange is the new black di cui ha i diritti Cologno - e dove l'offerta on demand includerà non solo film e serie tv ma anche eventi sportivi e talent show. Conquistare posizione, insomma, non sarà facile per Netflix, che sta già soffrendo in Francia e Germania, dove è arrivata a 200 mila sottoscrittori, contro i 3 milioni della Gran Bretagna.
L'altro capitolo chiave della sfida televisiva è lo sport, presidiato da Jacques Raynaud. Lo scandalo che ha travolto la Fifa e le polemiche sui diritti del calcio, arrivate fino all'Antitrust, possono offrire, dice qualcuno, un'occasione unica per dimostrare l'insostenibilità economica del modello di business del calcio, viziato e alimentato da un costo dei diritti sempre più elevato. Se il modello di aggiudicazione, oggi gestita da Infront, e la Legge Melandri che ne indica le linee guida, dovessero essere messi sotto accusa, molte cose potrebbero cambiare.
Tanto Sky quanto Mediaset, che proprio sul calcio hanno combattuto una dura sfida finita con un accordo di scambio sulle serie A e B su cui però sta indagando l'Antitrust, avrebbero l'opportunità di razionalizzare gli investimenti e di non essere più i soli a sostenere l'insostenibile mondo del calcio in Italia. Ma l'offerta sportiva non è solo calcio e il vero colpo Zappia, ma soprattutto Andrea Scrosati, vicepresidente esecutivo per la programmazione, lo hanno fatto strappando a Mediaset Guido Meda, mitico commentatore della MotoGp, primo personaggio televisivo a fare il salto da Cologno a Santa Giulia.
Le grandi manovre industriali si accompagnano anche ad alcuni innesti manageriali. Intanto è stata scongiurata, almeno per adesso, l'ipotesi di un'uscita di Scrosati, nelle scorse settimane indicato in più occasioni come possibile capo della nuova Rai. Sky conta molto su di lui e Murdoch potrebbe assegnargli anche un ruolo più ampio a livello europeo. Altri due uomini chiave per la battaglia d'autunno sono Luca Sanfilippo, direttore degli affari legali, ruolo cruciale in una stagione dove non si escludono possibili acquisizioni, e Domenico Labianca, capo della finanza dalla nascita di Sky, cioè l'uomo che ha tenuto in ordine i conti. A cui la scorsa settimana si è aggiunto un terzo: Riccardo Pugnalin. Un ritorno. Il manager, un «peso massimo» nei rapporti istituzionali, era già stato in Sky fino al 2012 e il fatto che Zappia l'abbia richiamato, nominandolo vicepresidente esecutivo comunicazione e public affairs, testimonia quanto per Murdoch sia delicata la partita che sta per iniziare sul riassetto italiano dei media.
Articolo di Federico De Rosa per il "Corriere Economia"
Grandi manovre a Santa Giulia, periferia milanese, quartier generale di Sky in Italia. L'arrivo entro fine anno di Netflix ha fatto accelerare lo sviluppo dei piani di contrattacco. Anche perché, nel frattempo, Vivendi è divenuta la prima azionista di Telecom Italia. La mappa dei nuovi manager e le possibili alleanze con Mediaset. Chissà se Rupert Murdoch ha mai sentito la massima latina «se vuoi la pace prepara la guerra». Di certo la conosce Andrea Zappia, il ceo di Sky e plenipotenziario in Italia del tycoon australiano, che ha iniziato le grandi manovre in vista di un autunno che si annuncia rovente per il mercato italiano dei media. Non solo per l'avanzata di Vivendi in Telecom Italia, con tutto ciò che secondo gli analisti potrebbe comportare mettere insieme banda larga e contenuti tv, o l'arrivo di Netflix. Il fronte è mobile e la geometria più che mai variabile. Mediaset, per esempio, l'avversario di sempre nonché unico competitor di Sky con Premium nella pay-tv , potrebbe ritrovarsi all'improvviso alleato.
Quello
che sta avvenendo attorno a Cologno è un esempio perfetto della
strategia che minacciando la guerra può portare alla pace. Da un lato,
infatti, c'è la mossa a sorpresa di Murdoch che all'inizio di giugno ha
varcato il portone di Villa San Martino per parlare di persona con Silvio Berlusconi
e trovare un entente cordiale in vista dell'affollamento autunnale
(l'arrivo di Netflix su tutte), nonché la via a un possibile matrimonio
tra i due broadcaster, mentre nelle retrovie Zappia sta disponendo le
truppe per conquistare con Sky una posizione centrale. È una manovra a tutto tondo quella del ceo di Sky Italia, che abbraccia tv in chiaro, pay , Internet e canali «dedicati». La mossa più recente, la trattativa con Viacom per comprare Mtv, più che ai contenuti mira a conquistare il prezioso tasto «8» del telecomando. La trattativa è in corso ma è complessa. Sul tasto «8» pende da tempo una querelle giudiziaria che vede Telenorba recriminare quella posizione e il 2 luglio è attesa una pronuncia del Consiglio di Stato. Nella proposta a Viacom, Zappia ha inserito per questo motivo diverse condizioni sospensive. Se andasse a buon fine Sky avrebbe incastrato un tassello importante della sua strategia di avanzamento sulla tv free .
L'altro fronte caldo è quello della tv online , dove l'alleanza con Telecom ha portato alla prima vera offerta «quad-player» e, per Murdoch, un'ulteriore piattaforma di distribuzione dei contenuti. Che ora sono disponibili, insieme a molti altri come Vimeo o Spotify, via Internet anche attraverso SkyOnline Tv Box, realizzato dal leader mondiale dell' hardware per lo streaming Roku, giocando d'anticipo sui futuri concorrenti come Netflix. Della sfida alla «content tv» americana si occuperà Paolo Lorenzoni, già capo del marketing di Discovery e poi di Current Tv, il canale fondato da Al Gore, nominato la scorsa settimana responsabile dei new media . Una posizione chiave sul fronte dell'offerta di nuovi contenuti, come lo è quella di Remo Tebaldi, responsabile di Sky branded channel (Sky Uno, Sky Arte), su cui passano molti dei contenuti esclusivi di Sky come XFactor o Masterchef.
Netflix, che in Italia deve la sua notorietà alla serie House of Cards, quando sbarcherà a ottobre troverà un mercato dove Zappia (ma anche Mediaset) si è già assicurato contenuti di pregio - a partire proprio da House of Cards in esclusiva su Sky per diversi anni, od Orange is the new black di cui ha i diritti Cologno - e dove l'offerta on demand includerà non solo film e serie tv ma anche eventi sportivi e talent show. Conquistare posizione, insomma, non sarà facile per Netflix, che sta già soffrendo in Francia e Germania, dove è arrivata a 200 mila sottoscrittori, contro i 3 milioni della Gran Bretagna.
L'altro capitolo chiave della sfida televisiva è lo sport, presidiato da Jacques Raynaud. Lo scandalo che ha travolto la Fifa e le polemiche sui diritti del calcio, arrivate fino all'Antitrust, possono offrire, dice qualcuno, un'occasione unica per dimostrare l'insostenibilità economica del modello di business del calcio, viziato e alimentato da un costo dei diritti sempre più elevato. Se il modello di aggiudicazione, oggi gestita da Infront, e la Legge Melandri che ne indica le linee guida, dovessero essere messi sotto accusa, molte cose potrebbero cambiare.
Tanto Sky quanto Mediaset, che proprio sul calcio hanno combattuto una dura sfida finita con un accordo di scambio sulle serie A e B su cui però sta indagando l'Antitrust, avrebbero l'opportunità di razionalizzare gli investimenti e di non essere più i soli a sostenere l'insostenibile mondo del calcio in Italia. Ma l'offerta sportiva non è solo calcio e il vero colpo Zappia, ma soprattutto Andrea Scrosati, vicepresidente esecutivo per la programmazione, lo hanno fatto strappando a Mediaset Guido Meda, mitico commentatore della MotoGp, primo personaggio televisivo a fare il salto da Cologno a Santa Giulia.
Le grandi manovre industriali si accompagnano anche ad alcuni innesti manageriali. Intanto è stata scongiurata, almeno per adesso, l'ipotesi di un'uscita di Scrosati, nelle scorse settimane indicato in più occasioni come possibile capo della nuova Rai. Sky conta molto su di lui e Murdoch potrebbe assegnargli anche un ruolo più ampio a livello europeo. Altri due uomini chiave per la battaglia d'autunno sono Luca Sanfilippo, direttore degli affari legali, ruolo cruciale in una stagione dove non si escludono possibili acquisizioni, e Domenico Labianca, capo della finanza dalla nascita di Sky, cioè l'uomo che ha tenuto in ordine i conti. A cui la scorsa settimana si è aggiunto un terzo: Riccardo Pugnalin. Un ritorno. Il manager, un «peso massimo» nei rapporti istituzionali, era già stato in Sky fino al 2012 e il fatto che Zappia l'abbia richiamato, nominandolo vicepresidente esecutivo comunicazione e public affairs, testimonia quanto per Murdoch sia delicata la partita che sta per iniziare sul riassetto italiano dei media.
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mercoledì 8 luglio 2015
NEWS - Clamoroso al Cibalix! Netflix vuole una serie su Mafia Capitale e la commissiona a Cattleya di "Gomorra" e "Romanzo Criminale" (Sky). Murdoch su tutte le furie...?
Articolo di Carlo Tecce per "Il Fatto Quotidiano"
La tv online che arriva in Italia a ottobre ha un mega-progetto con Cattleya (quelli di "Gomorra") per una fiction su malavita e politica (stile Mafia Capitale). Furibondi i rivali. La serie italiana di Netflix accende il duello con Sky e C. Contesa su Viale Mazzini. Gli americani vogliono l'esclusiva su Internet per i film di Rai Cinema: Murdoch reagisce. E il governo darà una mano alle emittenti italiane. What is Mafia Capitale? Ancora non sanno districarsi fra Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, le coop rosse, ma gli americani di Netflix sanno inventare prodotti globali. Perché Netflix è la prima televisione globale, che poi non è neppure una televisione. Netflix trasmette soltanto online, e quindi ovunque. Non ha palinsesto, non ha telegiornali, non fa né pallone né varietà, ma fattura 5,5 miliardi di dollari. Entro la fine di ottobre debutta in Italia, periferia di un impero — assieme a Portogallo e Spagna — che arruola già 62 milioni di clienti (stime) in 50 Paesi.
What is Mafia Capitale? Così Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, l'aziendaitaliana che ha forgiato Gomorra, ha raccontato agli americani, più stupiti che ignari, l'inchiesta che ha scavato tra il mondo di mezzo, il mondo di sotto e il mondo di sopra: mazzette, delinquenti e politica. E sono gli stessi ingredienti adoperati per miscelare la serie Marseille con Gégé national, Gérard Depardieu, per servire ai francesi una pietanza tipica di Netflix, lacucina di House of cards,per citare un fenomeno internazionale. I dirigenti americani hanno contattato Cattleya per ragionare sul progetto da vetrina da almeno 20 milioni di dollari per una decina di puntate: un assaggio, nient'altro. E poi uno spavento, forse circoscritto oppure traumatico, chissà, per i padroni del mercato, Mediaset e Sky Italia. Tozzi conferma le trattative con Netflix (ci sono idee anche sul Vaticano), ma smentisce la furibonda reazione dei committenti tradizionali di Cattleya. Ora non è mica una profanazione presumere un fastidio di Mediasete C. se Tozzi porge agli invasori americani la testa creativa di Cattleya. Qui comanda il denaro, e il denaro sufficiente a Netflix — una società fondata da Reed Hastings e Marc Randolph per il noleggio di cassette e giochini — per piallare la concorrenza italiana equivale a un mucchietto di spiccioli. A chi celebra l'avvento degli americani con lo spirito critico di un azionista, però, sfugge un aspetto: la presunta moda Netflix è poco adatta al conservatore pubblico italiano. E poi esiste un aspetto più intrinseco del piano di Netflix: a Roma e dintorni ci ficcano una bandierina di un planisfero che ammirano dagli uffici di Los Gatos, contea di SantaClara, California; non sbattono contro l'inettitudine tecnologica italiana o contro le barricate che per istinto erigono Berlusconi e Murdoch. Vero: la connessione necessaria per guardare uno streaming di Netflix è modesta. Falso: una dignitosa connessione è a disposizione degli italiani. "Il nostro Paese ha sempre una posizione di arretratezza per la banda larga fissa. A fronte di una infrastruttura in linea con la media europea, il livello di penetrazione si presenta più basso, con il 51 per cento delle famiglie rispetto a una media europea del 70". Autore Marcello Cardani, garante dell'Autorità per le Comunicazione, relazione al Parlamento. Assorbite le premesse e sgonfiate le attese, va specificato che il margine di guadagno degli americani in Italia è molto basso, ma il rischio di danni per Mediaset e Sky Italia, sul fronte pubblico a pagamento, è più alto. E per una volta, forse, è meno rilevante la cifra editoriale degli attori in campo, ciascuno con le proprie eccellenze e le proprie carenze. Una caratteristica rinomata di Netflix è un algoritmo che studia il cliente, lo inghiotte e lo spedisce nel tortuoso archivio di 100 milioni di ore di serie tv originali (o d'epoca), lungometraggi, documentari e spettacoli. Poi c'è la comodità per l'utente: può sospendere o interrompere il rapporto senza penali occulte, può accedere a Netflix a casa, al mare, in viaggio, anche all'estero. Questa formula può drenare numerosi italiani che potranno sperimentare Netflix per un mese senza pagare un euro, ma inserendo la carta di credito, ovvio, che spesso è peggio di un anello nuziale. Con un anno di anticipo, Cologno Monzese ha sfoderato Infinity e la multinazionale di Murdoch ha lanciato Sky Online. Per Netflix l'ingresso in Italia è più accidentato che altrove: Mediaset ha l'esclusiva con Universal e Time Warner, e Sky ha un'offerta ampia di serie tv inclusa persino House of Cards. Per illustrare le differenze fra Infinity del Biscione e Netflix del magnate Hastings va rievocata una battuta di Pier Silvio Berlusconi: "Li abbiamo esaminati, seguiti e copiati". Con in ballo la contesa con Sky sul calcio, Mediaset è un po' passiva con Netflix, ma non distratta. È contento Fedele Confalonieri perché Netflix pagherà la percentuale Iva in Italia, nonostante la sede europea sia in Olanda. E Fidèl deve ringraziare il governo italiano che ha sostenuto la causa durante il semestre guidato da Matteo Renzi. In tema di televisioni, il fiorentino è sempre attivo. Confalonieri sarà ancora più soddisfatto quando scoprirà l'esito del tavolo di lavoro fra i ministeri per lo Sviluppo economia e Beni culturali che potrebbe agevolare la fabbrica televisiva italiana con una sforbiciata di tasse. Come consuetudine, l'opera di contrasto di Murdoch è più aggressiva, non è un uomo abituato a pareggiare. Darren Nielson, il direttore europeo per gli acquisti di Netflix, non riesce a chiudere l'accordo con Viale Mazzini per comprare i diritti per il secondo passaggio online (il primo è sul satellite di Sky) dei film distribuiti e finanziati da Rai Cinema. Gli emissari di Murdoch, per ridurre la cantina di Netflix, vogliono tutto. O minacciano di non prendere niente.
La tv online che arriva in Italia a ottobre ha un mega-progetto con Cattleya (quelli di "Gomorra") per una fiction su malavita e politica (stile Mafia Capitale). Furibondi i rivali. La serie italiana di Netflix accende il duello con Sky e C. Contesa su Viale Mazzini. Gli americani vogliono l'esclusiva su Internet per i film di Rai Cinema: Murdoch reagisce. E il governo darà una mano alle emittenti italiane. What is Mafia Capitale? Ancora non sanno districarsi fra Massimo Carminati, Salvatore Buzzi, le coop rosse, ma gli americani di Netflix sanno inventare prodotti globali. Perché Netflix è la prima televisione globale, che poi non è neppure una televisione. Netflix trasmette soltanto online, e quindi ovunque. Non ha palinsesto, non ha telegiornali, non fa né pallone né varietà, ma fattura 5,5 miliardi di dollari. Entro la fine di ottobre debutta in Italia, periferia di un impero — assieme a Portogallo e Spagna — che arruola già 62 milioni di clienti (stime) in 50 Paesi.
What is Mafia Capitale? Così Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, l'aziendaitaliana che ha forgiato Gomorra, ha raccontato agli americani, più stupiti che ignari, l'inchiesta che ha scavato tra il mondo di mezzo, il mondo di sotto e il mondo di sopra: mazzette, delinquenti e politica. E sono gli stessi ingredienti adoperati per miscelare la serie Marseille con Gégé national, Gérard Depardieu, per servire ai francesi una pietanza tipica di Netflix, lacucina di House of cards,per citare un fenomeno internazionale. I dirigenti americani hanno contattato Cattleya per ragionare sul progetto da vetrina da almeno 20 milioni di dollari per una decina di puntate: un assaggio, nient'altro. E poi uno spavento, forse circoscritto oppure traumatico, chissà, per i padroni del mercato, Mediaset e Sky Italia. Tozzi conferma le trattative con Netflix (ci sono idee anche sul Vaticano), ma smentisce la furibonda reazione dei committenti tradizionali di Cattleya. Ora non è mica una profanazione presumere un fastidio di Mediasete C. se Tozzi porge agli invasori americani la testa creativa di Cattleya. Qui comanda il denaro, e il denaro sufficiente a Netflix — una società fondata da Reed Hastings e Marc Randolph per il noleggio di cassette e giochini — per piallare la concorrenza italiana equivale a un mucchietto di spiccioli. A chi celebra l'avvento degli americani con lo spirito critico di un azionista, però, sfugge un aspetto: la presunta moda Netflix è poco adatta al conservatore pubblico italiano. E poi esiste un aspetto più intrinseco del piano di Netflix: a Roma e dintorni ci ficcano una bandierina di un planisfero che ammirano dagli uffici di Los Gatos, contea di SantaClara, California; non sbattono contro l'inettitudine tecnologica italiana o contro le barricate che per istinto erigono Berlusconi e Murdoch. Vero: la connessione necessaria per guardare uno streaming di Netflix è modesta. Falso: una dignitosa connessione è a disposizione degli italiani. "Il nostro Paese ha sempre una posizione di arretratezza per la banda larga fissa. A fronte di una infrastruttura in linea con la media europea, il livello di penetrazione si presenta più basso, con il 51 per cento delle famiglie rispetto a una media europea del 70". Autore Marcello Cardani, garante dell'Autorità per le Comunicazione, relazione al Parlamento. Assorbite le premesse e sgonfiate le attese, va specificato che il margine di guadagno degli americani in Italia è molto basso, ma il rischio di danni per Mediaset e Sky Italia, sul fronte pubblico a pagamento, è più alto. E per una volta, forse, è meno rilevante la cifra editoriale degli attori in campo, ciascuno con le proprie eccellenze e le proprie carenze. Una caratteristica rinomata di Netflix è un algoritmo che studia il cliente, lo inghiotte e lo spedisce nel tortuoso archivio di 100 milioni di ore di serie tv originali (o d'epoca), lungometraggi, documentari e spettacoli. Poi c'è la comodità per l'utente: può sospendere o interrompere il rapporto senza penali occulte, può accedere a Netflix a casa, al mare, in viaggio, anche all'estero. Questa formula può drenare numerosi italiani che potranno sperimentare Netflix per un mese senza pagare un euro, ma inserendo la carta di credito, ovvio, che spesso è peggio di un anello nuziale. Con un anno di anticipo, Cologno Monzese ha sfoderato Infinity e la multinazionale di Murdoch ha lanciato Sky Online. Per Netflix l'ingresso in Italia è più accidentato che altrove: Mediaset ha l'esclusiva con Universal e Time Warner, e Sky ha un'offerta ampia di serie tv inclusa persino House of Cards. Per illustrare le differenze fra Infinity del Biscione e Netflix del magnate Hastings va rievocata una battuta di Pier Silvio Berlusconi: "Li abbiamo esaminati, seguiti e copiati". Con in ballo la contesa con Sky sul calcio, Mediaset è un po' passiva con Netflix, ma non distratta. È contento Fedele Confalonieri perché Netflix pagherà la percentuale Iva in Italia, nonostante la sede europea sia in Olanda. E Fidèl deve ringraziare il governo italiano che ha sostenuto la causa durante il semestre guidato da Matteo Renzi. In tema di televisioni, il fiorentino è sempre attivo. Confalonieri sarà ancora più soddisfatto quando scoprirà l'esito del tavolo di lavoro fra i ministeri per lo Sviluppo economia e Beni culturali che potrebbe agevolare la fabbrica televisiva italiana con una sforbiciata di tasse. Come consuetudine, l'opera di contrasto di Murdoch è più aggressiva, non è un uomo abituato a pareggiare. Darren Nielson, il direttore europeo per gli acquisti di Netflix, non riesce a chiudere l'accordo con Viale Mazzini per comprare i diritti per il secondo passaggio online (il primo è sul satellite di Sky) dei film distribuiti e finanziati da Rai Cinema. Gli emissari di Murdoch, per ridurre la cantina di Netflix, vogliono tutto. O minacciano di non prendere niente.
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lunedì 6 luglio 2015
ANTEPRIMA - Tutte le serie in prima tv e le relative date di partenza sulla nuova Premium Mediaset!
Ecco
in anteprima l’elenco delle serie tv – titoli al debutto e nuove stagioni – in
programma su Premium Mediaset da
settembre.
4/9 – Chasing Life
5/9 – Mysteries of Laura
7/9 – State of Affairs
7/9 – Allegiance
11/9 – Satisfaction
17/9 – Orange is the new
black 3
17/9 – Shameless 5
20/9 – Covert Affairs 5
21/11 – Girlfriends’ guide
to divorce
2/1 – Pretty Little Liars 6
10/1 – Royal Pains 7
3/9 – Undercover 1
13/9 – Musketeers 2
22/9 – Chicago Fire 3
28/9 – Constantine
30/9 – The 100 2
15/10 Undercover 2
9/11 – iZombie
26/11 – Undercover 3
8/12 – American Odyssey
21/12 – Arrow 4
7/1 – Undercover 4
25/1 – Gotham 2
30/12 – The Last Ship 2
1/9 – Flikken Maastricht 9
12/9 – Motive 3
16/9 – Murder in the first
2
21/9 – The Following 3
11/10 - Forever
13/10 – Serata EuroCrime:
100 Code
21/10 – Stalker
12/11 – SVU 16
20/11 – Chicago PD 2
24/9 – Mom 2
29/9 – Undateable 2
30/9 – Baby Daddy 2
2/10 – 2 Broke Girls 4
10/10 – Hart of Dixie 4
3/11 – Deadbeat 1
9/11 – Due uomini e mezzo 11
25/11 – Baby Daddy 3
8/12 – Deadbeat 2
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domenica 5 luglio 2015
GOSSIP - Mistress of "Playboy". Lizzy-attizza Caplan sulla rivista per soli uomini (vestita) dispensa consigli all'acqua di rose: "il miglior sesso è con chi ti piace". E poi: "mi piacciono gli uomini in boxer classici bianchi e che mi facciano ridere". E infine rivela: "per le scene di sesso mi aiuto con qualche drink!"
On-screen she does not hold back and, it seems, off-screen things are no different.
Lizzy Caplan has ditched her clothes and any Hollywood pretence for the new issue of Playboy Magazine.The
32-year-old has dished what she looks for in a man and their underwear,
about her first sexual experience and what alcohol was her go-to for
her first nude scene. While she
was happy to bare all when it came to her opinions and past, however,
the Masters Of Sex star did not bare all of herself. In
the Playboy pictorial, Lizzy posed up in vintage-style sexy lingerie
but did not go the full Monty for the Fifties-inspires shoot. Of course, the star is no stranger to getting nude as she stars in the Emmy Award-winning show Masters Of Sex. While Lizzy
told the magazine she is now used to having to strip off in the name of
her character - she plays sexologist Virginia Johnson - the first time
she filmed a nude scene she needed a little help in the form of one too
many cocktails.
The
star joked on her nude appearance on True Blood: 'I think I drank Grey
Goose, kept in the freezer from the night before and mixed into a bottle
of Vitaminwater - a surprisingly delicious cocktail. I drank the entire
bottle and had to get my stomach pumped. 'I
was encouraged to get loose. Unfortunately that's not an option on
Masters, even for the more intimidating nude scenes, because they're
always in the middle of the day, with nine pages of intense dialogue. 'For the True Blood scene I had to walk across a room wearing only tiny panties and climb on a guy, and that was it.'
Even without the nudity, portraying a real life person on the dramatic Masters has been nerve wracking. Specific tastes: The star (seen here Tuesday) said she likes men to wear tighty-whitey undies'. Because
I was mainly known for doing comedy, not drama, I just couldn't shake
the idea that the people who had hired me would quickly get wise to the
fact that I was the wrong person for the job, that I was in over my
head. Luckily, that's what the real Virginia Johnson felt when she
showed up for her first day with Dr. Masters, so it worked for me.' Getting
serious for a second, Lizzy also told the magazine that it would be
'naive' to think the treatment of women has 'come that far since the
1950s' when her show is set.'There's
nothing on our show around the feminist issues that I don't feel has a
huge echo today. If anything, it makes me angry about today. 'I've
never said this out loud before, but I don't know if we'll get there in
my lifetime. Until we can convince our own side - women - that this is a
good thing for all of us, I don't see how we stand a chance convincing
all the men.'
Being
a comedian, Lizzy could not help to lighten the mood mid-interview
however, joking about what underwear she likes men to wear. 'I
like it when guys don't wear those boxer briefs that go to mid-thigh
and look like bike shorts. It's harder and harder to find. '
'I
prefer old-fashioned tighty-whities or even just boxer shorts. When you
discover a man who wears tighty-whities, you hold on to him. It's so
old-school.' And tighty-whities are not the only thing a guy should have. 'A guy who wants a chance with me has to have a sick and dark sense of humour.'I've
had a handful of serious relationships. I take that s**t very
seriously. Before breaking up I will try everything to make it work,
because if I love somebody, it means a great deal.
'But when it's over, there's a DO NOT RESUSITATE sign hung around the relationship's head.'
Of course, being Playboy, the 20th question was rather cheeky: 'When did you master sex? And what's better than sex?' Not
even pausing, Lizzy responded: 'Immediately. Nah, no one does it
immediately. I was very lucky to have an ideal first sexual experience.
It was good and sweet and safe. What's better than sex? Sex with someone
I like.'
venerdì 3 luglio 2015
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Achtung! Il film di "CHiPs" si mette in...moto: Kristen Bell nel cast!
News tratta da "Collider"
We last head about Dax Shepard’s adaptation of CHiPs last September when he commented on the film by saying that it would be more serious than the original TV series, which ran from 1977-1983. However, we didn’t know when California Highway Patrol motorcycle cops Don Baker (Shepard) and Frank “Ponch” Poncherello (Michael Pena) would be hitting the road. Pena said that the project was greenlit two or three weeks ago, which means he’s been preparing for the role:
"I had to start learning how to ride a motorcycle, rehearsing, and then working out. I’ve been throwing up like every day after workouts. I like food, you know? And I also like reading, being on my iPad, no walks in the park; just chilling with my son. We just lounge and this [gestures to stomach] gets bigger".
Pena also revealed that the movie would be set in the present day, and reiterated Shepard’s earlier statement that the film would be in the vein of Lethal Weapon. Specifically, don’t expect a comedy that’s barraging you with jokes:
News tratta da "Collider"
We last head about Dax Shepard’s adaptation of CHiPs last September when he commented on the film by saying that it would be more serious than the original TV series, which ran from 1977-1983. However, we didn’t know when California Highway Patrol motorcycle cops Don Baker (Shepard) and Frank “Ponch” Poncherello (Michael Pena) would be hitting the road. Pena said that the project was greenlit two or three weeks ago, which means he’s been preparing for the role:
"I had to start learning how to ride a motorcycle, rehearsing, and then working out. I’ve been throwing up like every day after workouts. I like food, you know? And I also like reading, being on my iPad, no walks in the park; just chilling with my son. We just lounge and this [gestures to stomach] gets bigger".
Pena also revealed that the movie would be set in the present day, and reiterated Shepard’s earlier statement that the film would be in the vein of Lethal Weapon. Specifically, don’t expect a comedy that’s barraging you with jokes:
It’s more like a Lethal Weapon where there’s a lot of action and what we wanted to do is if there’s any comedy that we do, it’s not like one-liners here and there, like we’re the guys always being stand-up comedians. It’s almost like you lose a little bit of the plotline whenever you’re off doing your own comedy thing, so we’re focusing a little more on the plot, if that makes any sense whatsoever.Following up on his comment about how the movie will be “Lethal Weapon-ish”, he added that they’re going for an R-rating, which should be interesting. At the very least, it looks like they’re definitely avoiding the Starsky & Hutch approach. Finally, Pena also noted that the film will co-star Vincent D’Onofrio and that they’re trying to get Kristen Bell (who’s married to Shepard) for a role, so it looks like they’re putting together a strong cast this adaptation. I have no feelings one way or the other about the CHiPs TV series, but I like these actors, and it sounds like they have a solid take on the material, so I’m excited to see what they do with it.
giovedì 2 luglio 2015
NEWS - Clamoroso al Cibali! Netflix corteggia la Rai per le sue fiction! Sarebbe il 20% dell'offerta italiana...
Articolo di Andrea Montanari per "MF-Milano Finanza"
Netflix corteggia la Rai per le serie tv. L'80% dei contenuti - 3.500 titoli tra film, serie tv e documentari in catalogo - che Netflix offrirà da ottobre sul mercato italiano sarà di matrice americana. Il restante 20% invece sarà rappresentato da produzione locale. Per questa ragione, secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, la società californiana, fondata nel 1997 da Reed Hastings e Marc Randolph, avrebbe già preso contatti con la Rai per trovare un accordo commerciale per l'acquisizione di diritti su contenuti e produzioni televisive targate viale Mazzini (proprietaria pure di Rai Cinema, uno dei principali operatori del settore su scala nazionale).
«Nella nostra offerta ci saranno titoli italiani, per questo cerchiamo licenze e diritti», conferma a questo giornale Joris Evers, vicepresidente di Netflix (che però non commenta le indiscrezioni relative alla Rai). «Siamo interessati a co-produzioni in ambito locale, come abbiamo per esempio già sperimentato in Danimarca». Certo è che Netflix, che conta 62 milioni di clienti nel mondo (un terzo dei quali sui mercati extra-Usa), vuole aggredire il mercato italiano con la sua offerta di streaming online in abbonamento, nonostante la presenza di due consolidati operatori quali la pay tv satellitare Sky Italia e la piattaforma digitale a pagamento Mediaset Premium. «Internet è il futuro della fruizione di contenuti televisivi in tutto il mondo», aggiunge Evers. «Lo dimostra il crescente consumo online di musica, di servizi bancari, di e-leaming e di e-commerce. Il fenomeno è irreversibile; la tv tradizionale, cosiddetta lineare, sarà destinata a sparire nei prossimi anni». A questa affermazione si potrebbe rispondere che proprio l'Italia rappresenta un unicum nel panorama televisivo europeo; ha la più alta media di telespettatori nel giorno medio, un pubblico di età elevata e meno avvezzo alle nuove tecnologie, due broadcaster quali Rai e Mediaset che si spartiscono oltre il 70% degli ascolti e una quota simile (con il Biscione nettamente in vantaggio) di raccolta pubblicitaria. E, soprattutto, uno storico gap infrastrutturale: l'Italia è al 91 posto per velocità di navigazione in Internet. Tutti problemi che i vertici di Netflix hanno valutato con attenzione («per questo l'Italia non è stato il primo mercato che abbiamo approcciato in Europa», ribatte Evers) e che, secondo i vertici del gruppo guidato dal ceo Reed Hastings, sono superabili «grazie alla tecnologia e ai contenuti originali, come dimostrano i 3,5 milioni di clienti nel Regno Unito, il mercato più evoluto in Europa e dominato da Sky con 10 milioni di abbonati». Una chiave per provare a sfondare in Italia è rappresentata dal prezzo più che competitivo dei tre pacchetti che Netflix lancerà sul mercato: il primo da 7,99 euro, il secondo da 8,99 euro e il terzo 11,99 euro al mese, tre offerte non differenziate per contenuti ma solo per la qualità video.
Articolo di Andrea Montanari per "MF-Milano Finanza"
Netflix corteggia la Rai per le serie tv. L'80% dei contenuti - 3.500 titoli tra film, serie tv e documentari in catalogo - che Netflix offrirà da ottobre sul mercato italiano sarà di matrice americana. Il restante 20% invece sarà rappresentato da produzione locale. Per questa ragione, secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza, la società californiana, fondata nel 1997 da Reed Hastings e Marc Randolph, avrebbe già preso contatti con la Rai per trovare un accordo commerciale per l'acquisizione di diritti su contenuti e produzioni televisive targate viale Mazzini (proprietaria pure di Rai Cinema, uno dei principali operatori del settore su scala nazionale).
«Nella nostra offerta ci saranno titoli italiani, per questo cerchiamo licenze e diritti», conferma a questo giornale Joris Evers, vicepresidente di Netflix (che però non commenta le indiscrezioni relative alla Rai). «Siamo interessati a co-produzioni in ambito locale, come abbiamo per esempio già sperimentato in Danimarca». Certo è che Netflix, che conta 62 milioni di clienti nel mondo (un terzo dei quali sui mercati extra-Usa), vuole aggredire il mercato italiano con la sua offerta di streaming online in abbonamento, nonostante la presenza di due consolidati operatori quali la pay tv satellitare Sky Italia e la piattaforma digitale a pagamento Mediaset Premium. «Internet è il futuro della fruizione di contenuti televisivi in tutto il mondo», aggiunge Evers. «Lo dimostra il crescente consumo online di musica, di servizi bancari, di e-leaming e di e-commerce. Il fenomeno è irreversibile; la tv tradizionale, cosiddetta lineare, sarà destinata a sparire nei prossimi anni». A questa affermazione si potrebbe rispondere che proprio l'Italia rappresenta un unicum nel panorama televisivo europeo; ha la più alta media di telespettatori nel giorno medio, un pubblico di età elevata e meno avvezzo alle nuove tecnologie, due broadcaster quali Rai e Mediaset che si spartiscono oltre il 70% degli ascolti e una quota simile (con il Biscione nettamente in vantaggio) di raccolta pubblicitaria. E, soprattutto, uno storico gap infrastrutturale: l'Italia è al 91 posto per velocità di navigazione in Internet. Tutti problemi che i vertici di Netflix hanno valutato con attenzione («per questo l'Italia non è stato il primo mercato che abbiamo approcciato in Europa», ribatte Evers) e che, secondo i vertici del gruppo guidato dal ceo Reed Hastings, sono superabili «grazie alla tecnologia e ai contenuti originali, come dimostrano i 3,5 milioni di clienti nel Regno Unito, il mercato più evoluto in Europa e dominato da Sky con 10 milioni di abbonati». Una chiave per provare a sfondare in Italia è rappresentata dal prezzo più che competitivo dei tre pacchetti che Netflix lancerà sul mercato: il primo da 7,99 euro, il secondo da 8,99 euro e il terzo 11,99 euro al mese, tre offerte non differenziate per contenuti ma solo per la qualità video.
mercoledì 1 luglio 2015
NEWS - Clamoroso al Cibali! "The OC" diventa un musical!
News tratta da "Variety"
Seth, Summer, Ryan and Marissa will reunite through song and dance in a musical version of seminal mid-2000s teen drama “The O.C.”. A product of the same team behind “Cruel Intentions: The Musical,” “The O.C.” musical will be adapted and directed by Jordan Ross, with Lindsey Rosin producing. The one-night-only event will go down in Los Angeles on August 30. At this point, only the roles of Luke Ward, Kirsten Cohen and Josh Schwartz have been cast. That’s right: the show’s creator will be a character in this musical, although not a singing one. Schwartz’s series ran on Fox from 2003 to 2007 and revolved around a herd of wealthy, dramatic teenagers living in Orange County, Calif. The series is responsible for launching the careers of Adam Brody, Rachel Bilson and Mischa Barton. Tate Donovan, Peter Gallagher, Kelly Rowan and Ben McKenzie also starred. News of the Newport Beach reunion comes on the heels of the confirmation that a “Clueless” musical is also in development. Will “Gossip Girl” be next?
News tratta da "Variety"
Seth, Summer, Ryan and Marissa will reunite through song and dance in a musical version of seminal mid-2000s teen drama “The O.C.”. A product of the same team behind “Cruel Intentions: The Musical,” “The O.C.” musical will be adapted and directed by Jordan Ross, with Lindsey Rosin producing. The one-night-only event will go down in Los Angeles on August 30. At this point, only the roles of Luke Ward, Kirsten Cohen and Josh Schwartz have been cast. That’s right: the show’s creator will be a character in this musical, although not a singing one. Schwartz’s series ran on Fox from 2003 to 2007 and revolved around a herd of wealthy, dramatic teenagers living in Orange County, Calif. The series is responsible for launching the careers of Adam Brody, Rachel Bilson and Mischa Barton. Tate Donovan, Peter Gallagher, Kelly Rowan and Ben McKenzie also starred. News of the Newport Beach reunion comes on the heels of the confirmation that a “Clueless” musical is also in development. Will “Gossip Girl” be next?
lunedì 29 giugno 2015
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Transparent", pregi e vezzi del cinema indie
"Dopo i successi di Netflix, anche ad Amazon è riuscito il colpo di
produrre una serie che si è guadagnata visibilità e riconoscimenti in
tutto il mondo: è «Transparent», che in Italia è trasmessa da Sky Atlantic (martedì, 21.10). Morton
L. Pfefferman (interpretato dal bravissimo Jeffrey Tambor) è un docente
di scienze politiche in pensione: ha tre figli adulti e una ex moglie,
Shelly. Per tutta la vita è stato per tutti Morton, al maschile: padre,
marito, professore. Ma lui si è sempre sentito qualcos'altro, con una
forte componente femminile intrappolata in un corpo e nei ruoli di un
maschio: quando con l'avanzare dell'età gli obblighi e i vincoli sociali
iniziano ad allentarsi, comincia la sua transizione, da Morton a Maura. Abiti femminili, una nuova casa in un quartiere meno elegante ma più
inclusivo per tutti i «diversi», nuove amicizie che la aiutano nel non
facile percorso di cambiare la sua vita completamente. Si capisce presto
che il fulcro di «Transparent» non è
tanto quello di descrivere la transizione di Morton verso Maura, ma di
esplorare le conseguenze che il suo coming out ha sulle vite e sulle
relazioni dei vari membri della famiglia Pfefferman. I più coinvolti sono naturalmente i figli, chiamati a ridefinire, ciascuno a modo suo, il rapporto con la figura paterna. «Transparent»
ha tutti i pregi e i vezzi (per non dire limiti) del cinema americano
indie: sceglie di concentrarsi su un contesto sociale molto specifico e
molto privilegiato (la upper class creativa ebraica della costa ovest), a
cui si dedica con un'osservazione intima e di dettaglio, a volte
pervasa della leggerezza anche grottesca della commedia, a volte della
profondità amara del dramma psicologico. Per fortuna, in
«Trasparent» non c'è nessun tentativo di modellizzare o rendere
simbolico un tema molto delicato e quella di Maura Pfefferman resta,
giustamente, solo una storia tra le molte che si potevano raccontare". (Aldo Grasso, 29.06.2015)
CORRIERE DELLA SERA
"Transparent", pregi e vezzi del cinema indie
domenica 28 giugno 2015
GOSSIP - Super-Cookie fuori di seno! Taraji P(orn) Henson preme l'acceleratore sexy su "W"
Taraji P. Henson shows off a ton of her breasts in this brand new photo from her W magazine cover story. Here’s what the 44-year-old Empire star had to share with the mag:
On her role of Cookie in Empire: “Not only would I never be offered a character like Cookie in a movie, but she doesn’t exist. Cookie is bold and crazy, and she loves the struggle. She started from nothing, and now she’s at the top. In that way, we’re alike: Cookie is the American Dream.”
On originally turning down Cookie: “I was like, This is stupid. Hip-hop—dumb, dumb, dumb, dumb. But then I started to think, Cookie is going to piss so many people off! She hits her son with a broom; she talks back. Clearly, this was a challenge.”
On moving to LA to pursue acting when her son was a toddler: “It was a struggle. But my son grew as my career grew. I never had a nanny—I did TV so I could be home with him. I wasn’t making my millions, but I was able to fulfill my dreams and be a mother.”
For more from Taraji, visit WMagazine.com.
Taraji P. Henson shows off a ton of her breasts in this brand new photo from her W magazine cover story. Here’s what the 44-year-old Empire star had to share with the mag:
On her role of Cookie in Empire: “Not only would I never be offered a character like Cookie in a movie, but she doesn’t exist. Cookie is bold and crazy, and she loves the struggle. She started from nothing, and now she’s at the top. In that way, we’re alike: Cookie is the American Dream.”
On originally turning down Cookie: “I was like, This is stupid. Hip-hop—dumb, dumb, dumb, dumb. But then I started to think, Cookie is going to piss so many people off! She hits her son with a broom; she talks back. Clearly, this was a challenge.”
On moving to LA to pursue acting when her son was a toddler: “It was a struggle. But my son grew as my career grew. I never had a nanny—I did TV so I could be home with him. I wasn’t making my millions, but I was able to fulfill my dreams and be a mother.”
For more from Taraji, visit WMagazine.com.
venerdì 26 giugno 2015
NEWS - "X-Files" riparte da (Ground) Zero: il sequel accende i riflettori sui postumi dell'11 settembre 2001
News tratta da Uproxx.com
The X-Files ended after the events of September 11, 2001. But because the ninth season never happened (IT NEVER HAPPENED), living in a post-9/11 world, as every writer ever puts it, is new territory for Agents Mulder and Scully to argue about the truth in. When the series returns to Fox in January 2016, it will cover “new century concerns,” to quote EW in a new cover story.
On the bright side, The Americans‘ Annet Mahendru will guest star, and in even better news, David Duchovny and Gillian Anderson are more attractive now than they were 20 years ago.
News tratta da Uproxx.com
The X-Files ended after the events of September 11, 2001. But because the ninth season never happened (IT NEVER HAPPENED), living in a post-9/11 world, as every writer ever puts it, is new territory for Agents Mulder and Scully to argue about the truth in. When the series returns to Fox in January 2016, it will cover “new century concerns,” to quote EW in a new cover story.
“The X-Files ended right after 9/11,” says Carter. “A lot has happened since then. A lot of rollback of rights and liberties in the name of our protection. We’re being spied on now, we’re being lied to — all things that, for me, remind me of when I grew up, which was right around Watergate. I think we’re in similar and much more dire times right now.” (Via)But don’t worry, it won’t be all confusing paranoia. There will still be monster-of-the-week episodes, including one, the intoxicatingly titled “Mulder and Scully Meet the Were-Man,” written by Darin Morgan, the genius who gave us “Jose Chung’s ‘From Outer Space'” and “Clyde Bruckman’s Final Repose.” Unfortunately, our nightmares of a “Home” sequel are unfounded: “Home Again” is unrelated to the incestous events of the first episode.
On the bright side, The Americans‘ Annet Mahendru will guest star, and in even better news, David Duchovny and Gillian Anderson are more attractive now than they were 20 years ago.
giovedì 25 giugno 2015
NEWS - Clamoroso al Cibalix! Netflix supererà ABC, CBS, FOX e NBC nel 2016!
News tratta da "Variety"
If Netflix were a Nielsen-rated TV network, the No. 1 streaming service would, within a year, attain a larger 24-hour audience than each of the major broadcast networks — ABC, CBS, Fox and NBC — according to a Wall Street analyst firm.
To be clear, the analysis by FBR Capital Markets is not apples-to-apples. One major caveat: Nielsen TV ratings cover, at most, up to seven days of VOD and DVR viewing — and exclude online-video views, which networks say are an increasing part of the pie. Moreover, TV networks provide a different blend of content, such as live sports, that Netflix doesn’t. And anyway, Netflix doesn’t care about “ratings” of individual shows, given that it doesn’t sell ads and has steadfastly refused to disclose anything but general data about viewing.
But according to FBR analysts Barton Crockett and Chase White, the comparison is meant to be a barometer of the relative popularity of Netflix to traditional TV nets. The trajectory of Netflix users’ hours spent viewing illustrates the company’s growing market power, not just in the U.S. but internationally, they said.
The data highlights “Netflix’s domestic rise and dominance, bolstering confidence in its ability to grow subs and charge more domestically and to replicate its success in key markets around the world,” the analysts wrote in a research note.
Here’s how the analysts did the math: Netflix said users streamed about 10 billion hours of video in Q1 2015, equating to nearly two hours per subscriber per day. The FBR analysts calculated what Netflix’s Nielsen rating would be by dividing the two-hour figure by 24 hours, then multiplying that by the number of Netflix U.S. subs as a percentage of households.
That would give Netflix an overall rating in Q1 of 2.6, on par with ABC and NBC. And given that Netflix is growing usage at a compound annual growth rate of more than 40% — while broadcasters are on average declining — that means the streamer will have a larger 24-hour audience in one year than any broadcast network.
Another data point called out by FBR’s analysts: When consumers were asked if they had to choose between Netflix and a cable or satellite TV subscription, 57% picked Netflix, with 43% opting for pay TV, according to a survey FBR conducted with ClearVoice Research in April.
“Netflix subscribers clearly like it more than pay TV, which we see as arguing for pricing leverage, since pay TV, on average, costs over $80 per month,” the analysts wrote, citing Netflix’s average $8 price point.
There’s no doubt Netflix will continue to flex its muscles — building on its 62 million-plus worldwide subscriber base as of the end of March. The only question is how much, and how quickly, the company will disrupt the current TV biz.
News tratta da "Variety"
If Netflix were a Nielsen-rated TV network, the No. 1 streaming service would, within a year, attain a larger 24-hour audience than each of the major broadcast networks — ABC, CBS, Fox and NBC — according to a Wall Street analyst firm.
To be clear, the analysis by FBR Capital Markets is not apples-to-apples. One major caveat: Nielsen TV ratings cover, at most, up to seven days of VOD and DVR viewing — and exclude online-video views, which networks say are an increasing part of the pie. Moreover, TV networks provide a different blend of content, such as live sports, that Netflix doesn’t. And anyway, Netflix doesn’t care about “ratings” of individual shows, given that it doesn’t sell ads and has steadfastly refused to disclose anything but general data about viewing.
But according to FBR analysts Barton Crockett and Chase White, the comparison is meant to be a barometer of the relative popularity of Netflix to traditional TV nets. The trajectory of Netflix users’ hours spent viewing illustrates the company’s growing market power, not just in the U.S. but internationally, they said.
The data highlights “Netflix’s domestic rise and dominance, bolstering confidence in its ability to grow subs and charge more domestically and to replicate its success in key markets around the world,” the analysts wrote in a research note.
Here’s how the analysts did the math: Netflix said users streamed about 10 billion hours of video in Q1 2015, equating to nearly two hours per subscriber per day. The FBR analysts calculated what Netflix’s Nielsen rating would be by dividing the two-hour figure by 24 hours, then multiplying that by the number of Netflix U.S. subs as a percentage of households.
That would give Netflix an overall rating in Q1 of 2.6, on par with ABC and NBC. And given that Netflix is growing usage at a compound annual growth rate of more than 40% — while broadcasters are on average declining — that means the streamer will have a larger 24-hour audience in one year than any broadcast network.
Another data point called out by FBR’s analysts: When consumers were asked if they had to choose between Netflix and a cable or satellite TV subscription, 57% picked Netflix, with 43% opting for pay TV, according to a survey FBR conducted with ClearVoice Research in April.
“Netflix subscribers clearly like it more than pay TV, which we see as arguing for pricing leverage, since pay TV, on average, costs over $80 per month,” the analysts wrote, citing Netflix’s average $8 price point.
There’s no doubt Netflix will continue to flex its muscles — building on its 62 million-plus worldwide subscriber base as of the end of March. The only question is how much, and how quickly, the company will disrupt the current TV biz.
News: #Hannibal Season 4? Bryan Fuller Hints at @Amazon, @Netflix Discussions.
http://t.co/KmCNCNfj4L via @Variety
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 25 Giugno 2015
mercoledì 24 giugno 2015
PICCOLO GRANDE SCHERMO - E' la serie più attesa solo per il trailer anni '80: "Wet Hot American Summer: FDOC" di Netflix
The first trailer for Netflix's Wet Hot American Summer: First Day of Camp miniseries is here, and we're already experiencing high UV rays of nostalgia. Shot like a cheesy '80s promotional video for the camp, with the added effect of a warped VHS tape. The teaser features stars like Bradley Cooper and Amy Poehler at their weirdest and wildest.
The first trailer for Netflix's Wet Hot American Summer: First Day of Camp miniseries is here, and we're already experiencing high UV rays of nostalgia. Shot like a cheesy '80s promotional video for the camp, with the added effect of a warped VHS tape. The teaser features stars like Bradley Cooper and Amy Poehler at their weirdest and wildest.
The series is a prequel to the beloved 2001 cult classic film Wet Hot American Summer. Amazingly, Netflix was able to get almost the entire cast
back together for the eight-episode series, despite the hurdles of
wrangling major-wattage stars like Cooper, Molly Shannon and Paul Rudd.
Showrunners David Wain and Michael Showalter were able to get other big names on board; viewers can get excited about seeing Kristen Wiig, Josh Charles, Jon Hamm and more join Camp Firewood.
Fans eager to get Wet and experience a blast from the past best pack their bags soon: First Day of Camp hits Netflix in just over a month, on July 31.
Watch the full trailer below.
Se ne è andato il papà de #LaFamigliaBradford.
L'unico a portare i pantaloni in quella casa.
http://t.co/tB45VVORje #RIPDickVanPatten
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 23 Giugno 2015
GOSSIP - La legge di Taraji: "non vado a letto con i colleghi"
Taraji P. Henson lets her gorgeous hair run wild on the July 2015 cover of Allure magazine.
Here’s what the 44-year-old Empire star had to share with the mag:
On co-star Terrence Howard‘s legal issues: “Let’s pop the trunk to your life and see what’s dysfunctional and what’s bad…. At the end of the day, we’re all human and we got flaws and we got shit.”
On working her way into the industry by doing friends’ hair and nails: “I come from a family of hard workers….Oh, yeah, I knew how to hustle and make money. We used to do wet sets…I bought a hooded dryer, and I had my box of rollers…I could have gone to jail; I had no license whatsoever. But it was just my friends. They were like, ‘Girl, hook me up.’”
On not sleeping with co-stars: “I always wanted to be known for my work. Not who I dated. Not who I slept with…I have a gift, and my gift is acting. I started in the business at 26 with a kid, so I was smart enough to know reality from fantasy. I didn’t want to blur the lines. This is a job that I have to do. I cannot get caught up in it. And if I sleep with these guys, why would they want to work with me again? The conquest is up.”
Taraji P. Henson lets her gorgeous hair run wild on the July 2015 cover of Allure magazine.
Here’s what the 44-year-old Empire star had to share with the mag:
On co-star Terrence Howard‘s legal issues: “Let’s pop the trunk to your life and see what’s dysfunctional and what’s bad…. At the end of the day, we’re all human and we got flaws and we got shit.”
On working her way into the industry by doing friends’ hair and nails: “I come from a family of hard workers….Oh, yeah, I knew how to hustle and make money. We used to do wet sets…I bought a hooded dryer, and I had my box of rollers…I could have gone to jail; I had no license whatsoever. But it was just my friends. They were like, ‘Girl, hook me up.’”
On not sleeping with co-stars: “I always wanted to be known for my work. Not who I dated. Not who I slept with…I have a gift, and my gift is acting. I started in the business at 26 with a kid, so I was smart enough to know reality from fantasy. I didn’t want to blur the lines. This is a job that I have to do. I cannot get caught up in it. And if I sleep with these guys, why would they want to work with me again? The conquest is up.”
martedì 23 giugno 2015
lunedì 22 giugno 2015
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Il film di "Kojak" va a...Diesel. Rimandato (ma non dimenticato) il progetto di riportare in vita il detective dal bulbo pelato
News tratta da SlashFilm.com
You probably forgot that Vin Diesel has been part of an effort to develop a big-screen revival of the cop TV series Kojak, but Diesel and Universal haven’t forgotten. The show, which originally starred Telly Savalas and was a great series in its time, isn’t exactly a property people have been clamoring to see revived. With Diesel’s other high-profile projects, from Guardians of the Galaxy to the Fast/Furious series, and even Riddick, something like Kojak is easy to overlook.
But Universal still plans to make the movie, or at least will continue to develop it. The studio has just pulled a new writer into the fold, showing that Kojak still has life.
Variety reports that playwright Philip Gawthorne has taken over screenwriting duties from James Bond writers Neal Purvis and Robert Wade.
Between the distinctive appearance of Telly Savalas and the show’s visual style, Kojak had a significant cultural impact. And given that the original conception of the show was something that would tackle issues of institutionalized racism and corruption, there’s every reason that Kojak could be relevant now.
(The property was briefly revived for a single-season TV show starring Ving Rhames, in 2005.)
Here’s the original show open for Kojak, followed by a full episode in case you need to get a little more of the show’s flavor.
News tratta da SlashFilm.com
You probably forgot that Vin Diesel has been part of an effort to develop a big-screen revival of the cop TV series Kojak, but Diesel and Universal haven’t forgotten. The show, which originally starred Telly Savalas and was a great series in its time, isn’t exactly a property people have been clamoring to see revived. With Diesel’s other high-profile projects, from Guardians of the Galaxy to the Fast/Furious series, and even Riddick, something like Kojak is easy to overlook.
But Universal still plans to make the movie, or at least will continue to develop it. The studio has just pulled a new writer into the fold, showing that Kojak still has life.
Variety reports that playwright Philip Gawthorne has taken over screenwriting duties from James Bond writers Neal Purvis and Robert Wade.
Between the distinctive appearance of Telly Savalas and the show’s visual style, Kojak had a significant cultural impact. And given that the original conception of the show was something that would tackle issues of institutionalized racism and corruption, there’s every reason that Kojak could be relevant now.
(The property was briefly revived for a single-season TV show starring Ving Rhames, in 2005.)
Here’s the original show open for Kojak, followed by a full episode in case you need to get a little more of the show’s flavor.
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