sabato 14 gennaio 2012

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!



Stracult, senza alcun dubbio stavolta, l’irriverente Shameless US, l’ennesimo gioiello firmato Showtime, dopo perle quali Weeds, Dexter, The Big C e Homeland, solo per citarne alcuni. La serie, basata sull’omonima brittanica ideata da Paul Abbot, è partita questa settimana negli USA con la seconda stagione, che viste le premesse, promette fuochi d’artificio. Sullo sfondo di una Chicago suburbana, i protagonisti sono i Gallagher, una famiglia fuori dagli schemi, forse la più insolente, sfrontata, politicamente scorretta degli ultimi tempi sul piccolo schermo. Lo straordinario William H. Macy nel ruolo di Frank, padre alcolizzato e scapestrato, è circondato da un cast di attori altrettanto validi, a partire dai più giovani fino ad arrivare a volti noti del cinema, come Emma Rossin, nei panni della favolosa Fiona, e Joan Cusack. Cinica, dissacrante e spesso condita da un umorismo nero, Shameless è senza dubbio una delle migliori novità dello scorso anno, e l’inizio della nuova stagione, non fa che confermare le aspettative di pubblico e critica. Sul filo della dramedy, retta da una sceneggiatura solida e ben strutturata, con i 12 episodi previsti per il 2012 ha la possibilità di confermarsi punta di diamante nel network per questa stagione televisiva.

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Stracotta della settimana, la (pseudo) sitcom targata Fox, I Hate My Teenage Daughter, per  nulla convincente e soprattutto poco divertente sin dall’inizio. Annie (Jaime Pressly, My Name is Earl) seria, cattolica e rigorosa, e Nikki (Kati Finneran) ex adolescente obesa e infelice, vogliono disperatamente recuperare il rapporto con le loro figlie teenager, due vere mean girls: popolari, viziate e capricciose, odiose come poche e stereotipate al massimo. Il confronto tra le due generazioni però, non regge e non fa ridere: troppe situazioni estremizzate e gag banali e dal punto di vista narrativo, il nulla.
L’idea alla base tutto sommato sembrava buona, ma la verità nuda e cruda è che le sceneggiatrici Sherry Bilsing e Ellen Kreamer
  non si sono rivelate capaci di creare personaggi interessanti ed esilaranti coi quali identificarsi: le quattro protagoniste non sono spiritose, non suscitano curiosità nello spettatore, né simpatia.
Di fronte a questa “sitcom” si resta impassibili, indifferenti e perplessi: mancano humor e cinismo, e soprattutto quel pizzico di coraggio che dia un senso al titolo, perché di quell’odio, non ce n’è neanche l’ombra! Ogni episodio si conclude con un melenso lieto fine con tanto di morale, e l’obiettivo di portare in scena i conflitti generazionali riletti in chiave comica, fallisce miseramente, perché di comico non c’è davvero niente. Una serie totalmente priva di personalità.

venerdì 13 gennaio 2012

GOSSIP - Tiro alla Cord! L'interprete di "90210" posta per sbaglio una sua foto scapezzolata su Twitter (e l'uccellino del social network ringrazia!)
L'uccellino di Twitter ha preso il volo (con o senza doppi sensi) quando Annalynne McCord di "90210" ha postato per sbaglio (o per trovata pubblicitaria) una sua foto scapezzolata in onore di un fan adorante. Al momento non si conosce lo stato di salute del seguace dell'attrice, o se sia ancora vivo, ma a nulla è servita la retromarcia della Cord per cancellare lo scatto dal suo profilo. Migliaia di utenti avevano già salvato-irradiato la foto per il web. E' Twitter, bellezza...

mercoledì 11 gennaio 2012

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Il volo fallito di "Pan Am"
"Che emozione scoprire che nella borsa di una hostess della Pan American World Airways c'è una copia de L'Europeo, mescolato ai più importanti settimanali dell'epoca. Siamo nel 1963, gli aerei erano frequentati da una élite di viaggiatori (il famoso jet set) e la Pan Am, guidata da Juan Trippe, era la più famosa compagnia aerea, fiera dei suoi straordinari Boeing 747. E siccome la Pan Am si considerava una sorta di biglietto da visita degli Stati Uniti, alimentò il mito delle hostess: dovevano essere carine, gentili, colte e plurilingue. Una selezione durissima, un comportamento sempre impeccabile. A quella stagione, alle sue hostess è dedicata la nuova serie di Jack Orman, «Pan Am», storia di quattro bellissime assistenti di volo, con le loro storie personali che vanno a intrecciarsi con i piani di volo: Maggie (Christina Ricci), la più determinata e sfrontata, la francese Colette (Karine Vanasse) cui tocca la prima disavventura d'amore (la moglie del suo amante le regala un disegno del figlio: «Così impara a non andare a letto con i mariti delle altre») e le sorelle Kate (Kelli Garner) e Laura (Margot Robbie) costrette a volare insieme (FoxLife, canale 114 di Sky, lunedì, ore 21.50). È evidente che la serie è nata sulla spinta del successo di «Mad Men», ma mentre per i pubblicitari di Madison Av. la nostalgia è una conseguenza fra le altre, qui la nostalgia è il motore principale, il grande scenario di maniera che fa da sfondo a una soap in grande stile: cura dei dettagli, recitazione, regia. L'ambizione del programma - non sempre raggiunta, anzi - è quella di elevare una quotidianità seppur speciale di quattro donne a modello dominante di un'America in piena espansione, potente, ottimista e bella. La Pan Am è fallita, inghiottita dai debiti e surclassata dalla concorrenza: e forse, questo senso di ineludibile fallimento, è proprio l'inciampo di una serie che non riesce quasi mai rappresentare quel senso della distanza che hanno soltanto le grandi narrazioni".
(Aldo Grasso, 11.01.2012)
NEWS - Doctor Uhhhhhhhhhhhhhhhh! Da oggi gli episodi inediti del mitico "Dottore" (meglio Tardis che mai!)
(AGI) - Roma - Da oggi, giovedi' 12 gennaio, una delle serie piu' amate dal pubblico di Rai4, approda in prima serata con nuovi episodi in prima visione assoluta. E' la britannica Doctor Who, la "serie fantascientifica piu' longeva della storia" - stando al Guinness dei primati - prodotta da BBC dal 1963 al 1989 e da ultimo ripresa nel 2005 con accattivate look contemporaneo. Ogni giovedi', a partire dalle 21.10, doppio appuntamento settimanale con gli episodi inediti della sesta stagione. Al centro della vicenda c'e', come sempre, l'enigmatico "Dottore", un extraterrestre dall'aspetto umano, originario del remoto pianeta Gallifrey. Appartenente alla nobile schiera dei "Signori del Tempo", il Dottore viaggia da un'epoca all'altra a bordo del Tardis, un'astronave mimetizzata a forma di cabina telefonica. Nei panni del personaggio principale - o meglio della sua "undicesima incarnazione" - c'e' ancora il giovane Matt Smith, affiancato dai compagni d'avventura Karen Gillan e Arthur Darvill.
NEWS - King Cult! Il padre dei romanzieri "de paura" redige la sua Top 20 del 2011: mazzata a "The Walking Dead", puffetto per "Revenge" e "The Hour", pollice in alto per "Sons of Anarchy", esaltazione per "Breaking Bad"
Il "Re" degli scrittori "de paura" ha snocciolato su "Entertainment Weekly" la Top 20 dei Cult del 2011. Tra dischi, romanzi e film, Stephen King ha piazzato anche un pokerissimo di serie tv. Al 19esimo posto è finita "The Walking Dead", con la motivazione che "vorrei che i sopravvissuti fossero meno verbosi, in tutte quei dialoghi sul Significato-della-Vita-dopo l'Apocalisse". Al 18esimo risalta l'inglese "The Hour", "un racconto di supense di spie ed omicidi con tanto di inedito triangolo amoroso". Undicesimo posto per "Revenge", con la chiosa che "non c'è una soap opera così cool dai tempi di 'Dallas'". Salendo su si arriva al quarto posto per "Sons of Anarchy" ("ha ritrovato l'anima, Kurt Sutter ha svelato il cuore nero dell'America e possiede un motore Harley"), mentre il primo piazzamento spetta a "Breaking Bad": "una grande cosa dove la recitazione, la regia, il soggetto e l'allucinata fotografia del New Mexico si congiungono come in una bomba legata ad una sedia a rotelle. La recitazione di Bryan Cranston ed Aaron Paul è la migliore che abbia mai visto negli ultimi anni, mentre Giancarlo Esposito (nel ruolo di Gus Fring) dà vita al miglior cattivo mai visto in una serie. 'Breaking Bad' ha ora superato 'I Soprano' e, sebbene ami Steve Buscemi, anche 'Boardwalk Empire'. La serie è un 'American classic'". Prosit.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"American Horror Story", l'eccesso prende forma
"Bastano i fotogrammi della sigla, con i barattoli di formaldeide e la sfilata di inquietanti ritratti, a farci capire che «American Horror Story» non è una serie qualunque (Fox, martedì 22.45). Che l'estetica e lo stile dei suoi due creatori, Ryan Murphy e Brad Falchuk, fossero striati da una venatura di eccesso si era capito, in modi diversi, dai loro precedenti lavori, dai corpi plastici di «Nip/Tuck» come dalle performance di «Glee». Con «American Horror» l'eccesso prende la forma «di genere» della paura e del brivido sinistro. La famiglia Harmon si trasferisce da Boston a L.A. in cerca di un nuovo inizio: lo psichiatra Ben e la moglie Vivian (con lo stigma della vittima predestinata) si lasciano alle spalle una storia fatta di tradimenti, liti, gravidanze finite male e inevitabile contorno di adolescenza problematica per la figlia Violet. Ma la nuova vita non pare cominciare sotto i migliori auspici: la prestigiosa casa che hanno acquistato è stata in passato teatro di cruenti fatti di sangue, e sembra che tutti i suoi fantasmi non abbiano mai cessato di abitarla. Certo, il fatto che Ben la usi anche come studio professionale non aiuta a renderla più rassicurante, frequentata com'è dai più disturbanti tra i suoi casi clinici. Nella serie il brivido nasce dalle relazioni tra i membri della famiglia americana, dove per tutti le paure peggiori sono quelle dell'inconscio e le urla risuonano dall'interno: «Ma sono tutti pazzi qui?» dice lo psicanalista Ben a un certo punto. E poi il catalogo dell'orrore si anima con alcuni personaggi di contorno e un cast di attori superlativi. La governante Moira, che ad alcuni appare come un'attempata signora, ad altri una ventenne al culmine della sensualità. Il giovane Tate, che cova incubi alla «Bowling for Columbine». Su tutti giganteggia Connie, una Jessica Lange che ha tutto il fascino delle dive degli anni Cinquanta e la sottile crudeltà di chi con la casa dei misteri ha ancora molti conti in sospeso. (Aldo Grasso, 16.11.2011)

lunedì 9 gennaio 2012

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - L'Uomo di Lattice ci salverà
Eccolo, finalmente. Era ora. Il Salvatore. Colui che ci tirerà fuori dalla crisi in cui siamo piombati quasi senza accorgercene. Quello che ci permetterà di rivedere la luce in fondo al tunnel, che ci farà smarcare dalla mediocrità...No, non Monti. L'Uomo di Lattice. Quello di "American Horror Story", il simbolo di una serialità che sta riaprendo i petali in una nuova primavera. Fuori dal limbo di "color che stan sospesi" tra la realtà così sfuggente che risulta difficile raccontarla, il rifugio troppo soffocante del flashback e il fantasy che ti porta troppo altrove. E' la serie di Ryan Murphy e Brad Falchuck il nuovo vessillo da sventolare. Ossessioni che diventano irrinunciabili calamite per gli occhi di chi guarda, strambi personaggi che nascono dall'inconscio, il sonnambulismo del protagonista che diventa il tuo. Come ha scritto Aldo Grasso - si veda L'Edicola di Lou - "è l'eccesso che prende forma". Anzi, formaldeide. Il ritorno all'horror classico de "La Casa" di Sam Raimi, piuttosto che a quello adolescenziale di Wes Craven e Kevin Williamson; quello degli anfratti bui e delle porte che scricchiolano, del diavolo in cantina e degli "others" in solaio o da qualche altra parte. Il Frankenstein di Mary Shelley che incontra "Rosemary's Baby" e ne nasce un'"Attrazione fatale". Un carnevale di emozioni condensate in 50 minuti in cui anche i personaggi più marginali diventano di culto. L'Uomo Lattice - Rubber Man - fiero cugino del Macellaio di "Nip/Tuck", meriterebbe già una linea di abbigliamento con il suo volto, o quantomeno, un gruppo su Facebook. La sua nascita è sintomatica della libertà concessa agli ideatori e di quanto la tv (americana) di oggi abbia bisogno delle ali della "fantasia pilotata", quella che ti permette di svisare da un plot centrale (il trasferimento degli Harmon dopo il tradimento del capo-famiglia) per abbracciare misteri ben più grandi (e forse più risolvibili!). Quella fantasia che se lasciata a briglie sciolte rischia di surclassare il plot - successe a David Lynch quando propose la versione televisiva di "Mullholland Drive" - quella che deve salire ogni tanto dalla cantina per farti sussultare al solo rumore...Ebbene, la leggenda della nascita dell'Uomo Latex merita di essere raccontata: un giorno Ryan Murphy fa visita a una biblioteca sui generis e ne esce con un libro su come mantenere al meglio la propria divisa da feticista. Mica "Topolino", insomma. Il buon Murphy porta il libro con sè alla riunione con Falchuck per stendere la sceneggiatura della puntata-pilota, ma non riesce a distogliere lo sguardo dalla copertina ritraente quell'uomo con tuta di lattice nera che diventerà parte integrante della storia e delle locandine di lancio. Per i feticisti del caso, nella serie a indossare la tutina è stato perlopiù Riley Schmidt, tranne nella scena di sesso con Vivien (Connie Britton), in cui a calzarla, per esplicita richiesta della Britton stessa, è stato Dylan McDermott (quest'ultimo è stato l'unico attore interpellato da Murphy-Falchuck ad accettare una scena di masturbazione nel pilot). E tra i tanti misteri che assiepano la serie, forse quello più inquietante - a dimostrazione di come il telefilm abbia già varcato il teleschermo - è quello che si è posta Gwyneth Paltrow dopo aver letto in anteprima lo script della prima puntata: "ma se Vivien fosse incinta dell'Uomo Lattice? Nel caso, metterà al mondo un bambino di latex?". Nel dubbio, la serie-salvatrice del genere seriale è nata e lotta insieme a noi. Better latex than never...
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine")

sabato 7 gennaio 2012


Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù.Parola di Stargirl

Giunto a metà della terza stagione indenne e senza aver perso colpi, Parenthood, la serie firmata Jason Katims (Friday Night Lights) merita questa settimana un posto d’onore negli Stracult, in vista soprattutto della crisi attraversata dal family drama, Desperate Housewives docet. Stabile sugli oltre cinque milioni di spettatori, risultato ottimo per un network come la Nbc, la saga dei Braverman che conta tra i suoi protagonisti attori eccellenti come Peter Krause, Lauren Graham e Monica Potter, piace al pubblico perché racconta con delicatezza e intensità, gioie e dolori della moderna famiglia americana, dando vita a una storia corale ricca di spunti interessanti. Rilettura contemporanea dell’omonimo film diretto da Ron Howard nel 1989, Parenthood conta su una sceneggiatura forte e ben strutturata, un cast invidiabile e una regia impeccabile, elementi che uniti insieme, lo rendono una delle migliori prime time novel della tv d’oltreoceano.

In cuor mio non mi sarei mai aspettata di scriverlo, tantomeno di pensarlo, ma il momento è arrivato anche per una delle tre migliori serie realizzate negli ultimi anni: Dexter, la cui sesta stagione appena conclusa, finisce purtroppo nella categoria Stracotti. Per lo show interpretato dall’incredibile Michael C. Hall, una piccola battuta d’arresto, dovuta più che altro all’altissimo livello qualitativo cui ci ha abituato dalla prima stagione a oggi, che quest’anno è venuto meno, vuoi per la troppa carne al fuoco nelle storyline secondarie, vuoi per un killer (Colin Hanks) per nulla all’altezza di Trinity e dei suoi predecessori.
Una sceneggiatura a tratti approssimativa e a tratti confusa, non rende onore a uno dei migliori personaggi del piccolo schermo, nonostante le interessanti premesse: l’ennesimo confronto tra uomo di fede e uomo di scienza, tema già affrontato in diverse salse anche in altre serie tv, da Lost a The Walking Dead, aveva gettato le basi a una stagione introspettiva e riflessiva, risolta invece troppo velocemente.
Un anno di transizione, in cui lo stesso Hall appare sottotono e meno brillante del solito, ma ugualmente convincente nel dare voce e anima al suo personaggio che nonostante tutto riesce a risultare intenso e convincente anche in piena crisi del “sesto anno”. Armiamoci quindi di speranza e ottimismo e auguriamoci che la prossima stagione per l’ematologo più controverso della storia, possa essere quella della rinascita.

venerdì 6 gennaio 2012

NEWS - Post-it della Befana per ricordare i telefilm di gennaio da mettere nella calza (l'altra tenetevela libera per febbraio)
Piccola agenda ragionata d'inizio 2012 di telefilm in partenza a gennaio. Da lunedì prossimo, 9 gennaio, in partenza su Fox Life l'ottava stagione di "Grey's Anatomy" (ore.21.00) e la "prima" di "Pan Am"(ore 21.55). Sempre lunedì, in prima tv free su Cielo, inizia "Spartacus - Sangue e rabbia" (ore 22.30).
Il 12 gennaio prende avvio su FoxCrime "Silk"(ore 21.00, ogni giovedì). "C'era una volta", dopo l'anteprima natalizia, promette una partenza da favola il 17 gennaio su Fox (ore 21.00, ogni martedì). "The Event" debutta in chiaro su Italia2 il 18 gennaio (ogni mercoledì alle ore 21.30). L'avvio di "New Girl" è programmato per il 25 gennaio su Fox (ore 22.45, ogni mercoledì). "Dexter 6" è atteso dal 26 gennaio su FoxCrime (ore 22.50, ogni giovedì). "Alcatraz" di JJ Abrams è in rampa di lancio il 30 gennaio su Premium Crime (ogni lunedì in prima serata). Da segnalare due finali di stagione imperdibili: "The Killing" il 26 gennaio (FoxCrime, ore 21.00) e "American Horror Story" il 31 gennaio (Fox, ore 22.45). Che l'Uomo di Lattice sia con voi (più che dentro di voi)!

mercoledì 4 gennaio 2012

TelefilmCult
Anteprima! "The Event" dal 18 gennaio su Italia 2, ogni mercoledì alle ore 21.30.
1 ora fa via web

martedì 3 gennaio 2012

NEWS - Tutti pazzi per #twittaserie, le serie tv in 140 caratteri su Twitter. #sapetevelo!
Anche in Italia, ormai, è esplosa la moda di Twitter: lo usano tutti, VIP e gente comune, e chi non si era ancora aperto un account lo sta facendo proprio ora. Quel che colpisce di questo social network, è la sua caratteristica più distintiva: il limite tassativo di 140 caratteri con cui scrivere i propri tweet. Potrebbe sembrare un ostacolo alla creatività, ma in realtà quest'ultima viene più stimolata proprio quando si ritrova di fronte a dei paletti, perché non c'è modo migliore di aguzzare l'ingegno che cercare di capire come fare di una potenziale debolezza un punto di forza.
Ecco quindi che quei miseri 140 caratteri devono diventare incisivi, densi di significato ed essere in grado di esprimere nell'arco di poche parole concetti magari anche complicati. Un pensiero in 140 caratteri. Un'opinione in 140 caratteri. Una storia in 140 caratteri. E allora, perché non un'intera serie tv in 140 caratteri? Ecco come nasce l'idea di Twittaserie, iniziativa che Sky.it Mag ha lanciato su Twitter tra gli appassionati di telefilm, per stimolarne la fantasia e la creatività.
La sfida consiste proprio in questo: riassumere al meglio, magari anche con un pizzico di ironia, le vostre serie tv preferite - da
Il trono di spade a
The Walking Dead, passando per Lost e American Horror Story senza escludere i grandi classici del passato - in soli 140 caratteri e postare queste brevi descrizioni su Twitter utilizzando l'hashtag #TwittaSerie. Non sapete cos'è un hashtag? Beh, allora le possibilità sono due: o non avete ancora un account e magari nemmeno conoscete Twitter, oppure non avete bene idea di come utilizzarlo al meglio. Nel primo caso correte a iscrivervi; nel secondo non scoraggiatevi, ecco una guida concisa per capire che cosa sono e come farne buon uso.
Adesso non vi rimane altro che proporre le vostre fantasiose, divertenti, geniali, appassionanti riduzioni delle più belle serie tv di sempre e sentire cosa ne pensano gli altri utenti. E se avete bisogno di qualche piccolo esempio, ecco come abbiamo provato a remixare per Twitter un paio di serie cult, andate in onda di recente.
Il
trono di spade:“Agli Stark spade e bastoni, ai Lannister coppe e denari”. True Blood: “Una fata se la fa con i vampiri, mentre suo fratello se la fa con tutte”. Scopri la fotogallery con gli esempi più divertenti.

Qualche altro esempio:

Chiara Poli
"Rimetta-a-posto-l'isola!"

Leo Damerini
Un detective sosia di Maurizio Costanzo rotola e corre per smaltire la ciccia

Leo Damerini
Un detective con l'occhio di vetro e un impermeabile che puzza come una carogna interrotto dal Tg di Emilio Fede

TelefilmCult
A una tizia uccidono il fidanzato e lei si cambia più parrucche di Renato Zero in giro per il mondo

AccademiaTelefilm
La Fattoria con i morti viventi

Leo Damerini
Da loro ti potevi sempre aspettare una mano

Leo Damerini
Uno affoga e loro lo vanno a salvare al rallenty

TelefilmCult
Respirazione tetta a tetta

Lou Grant
Solo notizie vere e certificate, niente gossip: praticamente un telefilm di fantascienza

Leo Damerini
Non aprite quel granaio. Potrebbero tornare in vita gli sceneggiatori.

TelefilmCult
Camicia a fiori, aria da smargiasso, un capo che scassa con due mastini. Praticamente Formigoni alle Hawaii.

TelefilmCult
Alla fine si sono baciati senza vendere l'esclusiva a CHI: un vero telefilm ai confini della realtà...

Gli spunti vi sono stati utili? Ora tocca a voi!

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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