A true Queen does not need a King... pic.twitter.com/bXBCJWt1b1— Katheryn Winnick (@KatherynWinnick) 2 dicembre 2017
domenica 3 dicembre 2017
sabato 2 dicembre 2017
NEWS - Il ratto della Sabrina. Dopo la prossima evaporazione delle serie Marvel su Disney, Netflix corre ai ripari e rapisce una comic-series a CW
News tratta da "Vulture"+"Variety"+"THR"
The TV adaptation of the comic Chilling Adventures of Sabrina, previously in development at the CW, has moved to Netflix. Roberto Aguirre-Sacasa, chief creative officer of Archie Comics, and the man responsible for giving us Riverdale and Hot Archie, will be the show’s writer and executive producer, according to Variety. Sources told Variety the CW passed to focus on developing their Charmed reboot. Netflix has given the one hour drama series a two-season, 20 episode order. The seasons would shoot back-to-back, according to The Hollywood Reporter. The CW’s previously established shortlist of actresses to play Sabrina will be reevaluated given the move to Netflix. Chilling Adventures of Sabrina — or “Dark Sabrina,” if you will — reimagines Sabrina’s story as a twisty coming-of-age narrative, complete with witchcraft and horror. The tone is described as similar to Rosemary’s Baby or The Exorcist. Per Variety, the series will be a companion to Riverdale, which is also dark and full of horny teens and hot dads.
News tratta da "Vulture"+"Variety"+"THR"
The TV adaptation of the comic Chilling Adventures of Sabrina, previously in development at the CW, has moved to Netflix. Roberto Aguirre-Sacasa, chief creative officer of Archie Comics, and the man responsible for giving us Riverdale and Hot Archie, will be the show’s writer and executive producer, according to Variety. Sources told Variety the CW passed to focus on developing their Charmed reboot. Netflix has given the one hour drama series a two-season, 20 episode order. The seasons would shoot back-to-back, according to The Hollywood Reporter. The CW’s previously established shortlist of actresses to play Sabrina will be reevaluated given the move to Netflix. Chilling Adventures of Sabrina — or “Dark Sabrina,” if you will — reimagines Sabrina’s story as a twisty coming-of-age narrative, complete with witchcraft and horror. The tone is described as similar to Rosemary’s Baby or The Exorcist. Per Variety, the series will be a companion to Riverdale, which is also dark and full of horny teens and hot dads.SONDAGGIO - QUAL E' LA MIGLIOR RETE/PIATTAFORMA DI SERIE TV DEL 2017? - GIRONE 3
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 27 novembre 2017
Vota anche qui: https://t.co/VLVA8UR4xj@foxtvit @SkyAtlanticHD @ParamountItalia @Premium_Action
venerdì 1 dicembre 2017
GOSSIP - La Cuoco non poteva che sposare un...Cook! La protagonista di "TBBT" presto all'altare dopo la proposta (su Instagram)
Kaley Cuoco and Karl Cook are getting married! The 32-year-old Big Bang Theory actress’ new fiance popped the question on Thursday (November 30) – and shared a video of a super emotional Kaley right after the proposal!
Kaley Cuoco and Karl Cook are getting married! The 32-year-old Big Bang Theory actress’ new fiance popped the question on Thursday (November 30) – and shared a video of a super emotional Kaley right after the proposal!
“We’re engaged!” Kaley said through tears before Karl jokingly responded, “You still haven’t said yes yet!”
Kaley and Karl have been together for almost two years after they were first linked to each other back in April 2016. “Who knew my prior post was oracular. Well after nearly two years I finally got up the courage to ask her to marry me. This is the best night of my life and I think the video shows it is the best night for kaley as well…..of she said yes!!!!!”
NEWS - Sempre più anni '80! Al via progetto di una serie tv su Ronald Reagan prodotta da...Rambo
News tratta da "Vulture"+"THR"
Call it Big Little Lies, Oval Office edition: A limited series about Ronald Reagan is heading to USA Network. Per The Hollywood Reporter: “The untitled limited series will explore his early days as a lifeguard, time in Hollywood and his victories and failures as a president as well as what made him an American paragon, beloved husband and complex father.” Reagan’s daughter, Patti Davis, is working with the network to develop the series, and it is the first project about the president to come with his family’s authorization. (CBS developed a memorable TV movie titled The Reagans starring Judy Davis and James Brolin in 2003, but it was was pushed to Showtime after conservatives complained.) David Rambo (Empire, TNT’s Will) will write and produce USA’s series, so expect Sexy Reagan.
News tratta da "Vulture"+"THR"
Call it Big Little Lies, Oval Office edition: A limited series about Ronald Reagan is heading to USA Network. Per The Hollywood Reporter: “The untitled limited series will explore his early days as a lifeguard, time in Hollywood and his victories and failures as a president as well as what made him an American paragon, beloved husband and complex father.” Reagan’s daughter, Patti Davis, is working with the network to develop the series, and it is the first project about the president to come with his family’s authorization. (CBS developed a memorable TV movie titled The Reagans starring Judy Davis and James Brolin in 2003, but it was was pushed to Showtime after conservatives complained.) David Rambo (Empire, TNT’s Will) will write and produce USA’s series, so expect Sexy Reagan.
giovedì 30 novembre 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Con "Mindhunter" il binge-watching è d'obbligo
"«Mindhunter» è ambientata negli anni Settanta ed è tratta da un libro del 1996, pubblicato anche in Italia dello scrittore Mark Olshaker e dell'ex agente dell'Fbi John Douglas, uno dei primi esperti americani di profilazione criminale dei serial killer (visibile su Netflix). In parte thriller e in parte procedurale, «Mindhunter» ricostruisce la dinamica di omicidi efferati e apparentemente inspiegabili di donne grazie all'acume di Holden Ford (Jonathan Groff). Il carattere empatico del racconto ci costringe a ripensare i modelli di scrittura delle serie. Nell'epoca della peak tv (nella storia della tv non c'è mai stato un momento di eccesso di offerta come il nostro), della parcellizzazione dei consumi, dello streaming e del binge watching (tutto e subito), i modelli tradizionali di scrittura sono saltati. Tutti gli espedienti retorici del passato (a cominciare dal classico cliffhanger) non hanno più senso, o quasi, dal momento in cui lo streaming sta cambiando le modalità di percezione. «Mindhunter» è immersivo, non tollera interruzioni, va visto tutto d'un fiato. Negli studi sulla tv, ormai fa testo l'esperimento fatto su «Breaking Bad». Il tempo della storia è di circa due anni. La messa in onda di tutti gli episodi sul canale tradizionale è durata più di cinque anni. Seguita in binge watching, la visione porta via in media da una a tre settimane. Lo spettatore televisivo ha visto il cambiamento di Walt in forma dilatata, al ralenti. Poco per volta, è diventato sempre più cattivo, in un modo che ha enfatizzato il suo graduale cedimento al compromesso morale. Il binge-watcher, invece, l'ha visto cambiare in time lapse, velocemente, in un modo che ha suggerito come tendenza all'arroganza e la cattiveria fossero presenti in lui da sempre. Nessuna delle due percezioni è sbagliata. Ma è il come si guarda che influenza la storia che vediamo. Per questo c'è chi sostiene che lo streaming sta creando un nuovo genere". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
Con "Mindhunter" il binge-watching è d'obbligo
"«Mindhunter» è ambientata negli anni Settanta ed è tratta da un libro del 1996, pubblicato anche in Italia dello scrittore Mark Olshaker e dell'ex agente dell'Fbi John Douglas, uno dei primi esperti americani di profilazione criminale dei serial killer (visibile su Netflix). In parte thriller e in parte procedurale, «Mindhunter» ricostruisce la dinamica di omicidi efferati e apparentemente inspiegabili di donne grazie all'acume di Holden Ford (Jonathan Groff). Il carattere empatico del racconto ci costringe a ripensare i modelli di scrittura delle serie. Nell'epoca della peak tv (nella storia della tv non c'è mai stato un momento di eccesso di offerta come il nostro), della parcellizzazione dei consumi, dello streaming e del binge watching (tutto e subito), i modelli tradizionali di scrittura sono saltati. Tutti gli espedienti retorici del passato (a cominciare dal classico cliffhanger) non hanno più senso, o quasi, dal momento in cui lo streaming sta cambiando le modalità di percezione. «Mindhunter» è immersivo, non tollera interruzioni, va visto tutto d'un fiato. Negli studi sulla tv, ormai fa testo l'esperimento fatto su «Breaking Bad». Il tempo della storia è di circa due anni. La messa in onda di tutti gli episodi sul canale tradizionale è durata più di cinque anni. Seguita in binge watching, la visione porta via in media da una a tre settimane. Lo spettatore televisivo ha visto il cambiamento di Walt in forma dilatata, al ralenti. Poco per volta, è diventato sempre più cattivo, in un modo che ha enfatizzato il suo graduale cedimento al compromesso morale. Il binge-watcher, invece, l'ha visto cambiare in time lapse, velocemente, in un modo che ha suggerito come tendenza all'arroganza e la cattiveria fossero presenti in lui da sempre. Nessuna delle due percezioni è sbagliata. Ma è il come si guarda che influenza la storia che vediamo. Per questo c'è chi sostiene che lo streaming sta creando un nuovo genere". (Aldo Grasso)
mercoledì 29 novembre 2017
GOSSIP - "Ho lasciato 'The Vampire Diaries' perché interpretando Katherine ho scoperto di essere una donna...": Nina Dobrev si auto-analizza su "The Rogue"
Nina Dobrev takes the cover for Rogue Magazine‘s Print Issue No. 7, on newsstands today! Here is what the 28-year-old TVD actress had to share:
On leaving The Vampire Diaries before the show ended: “I’ve always wanted to take big risks. I started Vampire Diaries when I was 20, and I was playing a young teenage girl. I also played Katherine, this ancient vixen who was manipulative and crazy. Then I grew into myself as a woman– I found that part of myself while playing that role– I grew with the show and I wanted to continue to grow outside of it. Mentally, it was a crazy time. I was 27 when I left the show, I was ready to do something different. I wanted to prove everyone wrong who said I would play this one role my whole life or be stuck playing younger roles.”
On her new movie Flatliners: “It’s such a unique concept, the idea of dying and coming back to life– everybody at some point wonders what happens after we pass away– where do we go? Are we just here for a short amount of time and then nothing? Is that it? There are so many questions. I’ve always wondered about it, so the fact that this film explores that concept was very intriguing to me,”
On losing her cat: “My cat passed away a couple months ago. I’ve had her since I was nine, and it wasn’t until she passed that I ever lived truly alone– I realized how important her companionship was to me. The day that she died, I cried myself to sleep.”
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martedì 28 novembre 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Con "The Good Fight" la nostalgia dell'era Obama
"Per tutti i nostalgici di «The Good Wife», la piattaforma Tim Vision offre in questi giorni un rimedio, portando per la prima volta in Italia il suo spin-off, la serie «The Good Fight» creata da Robert e Michelle King, con protagonista l'avvocatessa Diane Lockhart (Christine Baranski) uno dei personaggi più amati e riusciti della serie originale. Tra gli aspetti più affascinanti di «The Good Wife» c'era il continuo intreccio tra il racconto dei casi legali, le vicende personali della «brava moglie» Alicia Florrick Julianna Margulies), finita a suo malgrado al centro di uno scandalo provocato dal marito e costretta a ricostruirsi una vita da zero, e i riferimenti stringenti ai temi più caldi dell'attualità degli Stati Uniti, soprattutto politica. Molti personaggi, tra cui la stessa Diane, erano di solidi ideali democratici, vicini al partito dell'asinello. Replicare quelle atmosfere era una sfida non da poco e l'impressione è che da «Good Fight» (la giusta battaglia) emerga una forte nostalgia non solo per le vicende dello studio legale di Alicia ma anche per l'America dell'era Obama, come se il presente trumpiano fosse solo il realizzarsi di una distopia. «The Good Fight» riparte da Diane: come Alicia, anche lei è costretta a reagire in un momento di grande difficoltà quando tutti i suoi risparmi finiscono vittima di un truffatore che applica uno schema alla Madoff, la sua pensione dorata sfuma e deve ricominciare a lavorare in uno studio di avvocati di colore che a Chicago (la città degli Obama) si occupa in particolare di difendere persone afroamericane vittime di pestaggi e abusi da parte della polizia e delle autorità. Caso vuole che la figlia del truffatore sia una giovane e talentuosa avvocatessa che inizierà a lavorare con lei. Si sente la mancanza di Alicia, ma la serie (nata comunque con ambizioni e budget minori rispetto a quella originale) resta davvero godibile". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
Con "The Good Fight" la nostalgia dell'era Obama
"Per tutti i nostalgici di «The Good Wife», la piattaforma Tim Vision offre in questi giorni un rimedio, portando per la prima volta in Italia il suo spin-off, la serie «The Good Fight» creata da Robert e Michelle King, con protagonista l'avvocatessa Diane Lockhart (Christine Baranski) uno dei personaggi più amati e riusciti della serie originale. Tra gli aspetti più affascinanti di «The Good Wife» c'era il continuo intreccio tra il racconto dei casi legali, le vicende personali della «brava moglie» Alicia Florrick Julianna Margulies), finita a suo malgrado al centro di uno scandalo provocato dal marito e costretta a ricostruirsi una vita da zero, e i riferimenti stringenti ai temi più caldi dell'attualità degli Stati Uniti, soprattutto politica. Molti personaggi, tra cui la stessa Diane, erano di solidi ideali democratici, vicini al partito dell'asinello. Replicare quelle atmosfere era una sfida non da poco e l'impressione è che da «Good Fight» (la giusta battaglia) emerga una forte nostalgia non solo per le vicende dello studio legale di Alicia ma anche per l'America dell'era Obama, come se il presente trumpiano fosse solo il realizzarsi di una distopia. «The Good Fight» riparte da Diane: come Alicia, anche lei è costretta a reagire in un momento di grande difficoltà quando tutti i suoi risparmi finiscono vittima di un truffatore che applica uno schema alla Madoff, la sua pensione dorata sfuma e deve ricominciare a lavorare in uno studio di avvocati di colore che a Chicago (la città degli Obama) si occupa in particolare di difendere persone afroamericane vittime di pestaggi e abusi da parte della polizia e delle autorità. Caso vuole che la figlia del truffatore sia una giovane e talentuosa avvocatessa che inizierà a lavorare con lei. Si sente la mancanza di Alicia, ma la serie (nata comunque con ambizioni e budget minori rispetto a quella originale) resta davvero godibile". (Aldo Grasso)
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lunedì 27 novembre 2017
GOSSIP - Shemar, prendi freddo al pancino...! Il tartarugato Moore di "Criminal Minds" mostra l'abs fuori stagione
"Criminal Minds" and "S.W.A.T." star Shemar Moore is showing off his hot, shirtless beach body on the cover of one of CBS’ Watch! magazines new issues. The 47-year-old actor did his shirtless beach shoot at the Wailea Beach Resort in Maui, Hawaii. During his interview, he spoke about career, spirituality, food splurges, travel, and more. Be sure to catch Shemar on S.W.A.T., airing on Thursdays on CBS. Also seen on separate covers are CBS Sunday Morning anchor Jane Pauley and actor Michael Weatherly. For more from the CBS stars, visit Watch!magazine‘s website.
"Criminal Minds" and "S.W.A.T." star Shemar Moore is showing off his hot, shirtless beach body on the cover of one of CBS’ Watch! magazines new issues. The 47-year-old actor did his shirtless beach shoot at the Wailea Beach Resort in Maui, Hawaii. During his interview, he spoke about career, spirituality, food splurges, travel, and more. Be sure to catch Shemar on S.W.A.T., airing on Thursdays on CBS. Also seen on separate covers are CBS Sunday Morning anchor Jane Pauley and actor Michael Weatherly. For more from the CBS stars, visit Watch!magazine‘s website.
domenica 26 novembre 2017
GOSSIP - Petto (nudo) in fuori! KJ Apa di "Riverdale" si spoglia per "The HERO"
KJ Apa takes a bite out of his necklace while gracing the cover of the first The HERO Winter Annual magazine. The 20-year-old Riverdale actor went shirtless for most of his cover shoot. “I’m on the cover of the launch issue of The HERO Winter Annual 2017!. The HERO Winter Annual full mag will be released on Tuesday (November 21) and features a few of our other favorites too! 13 Reasons Why‘s Brandon Flynn and Alisha Boe, as well as Karen Gillan will also be in the magazine. Stay tuned for the rest!
Guarda la gallery completa su
www.telefilmcult.tumblr.com
KJ Apa takes a bite out of his necklace while gracing the cover of the first The HERO Winter Annual magazine. The 20-year-old Riverdale actor went shirtless for most of his cover shoot. “I’m on the cover of the launch issue of The HERO Winter Annual 2017!. The HERO Winter Annual full mag will be released on Tuesday (November 21) and features a few of our other favorites too! 13 Reasons Why‘s Brandon Flynn and Alisha Boe, as well as Karen Gillan will also be in the magazine. Stay tuned for the rest!
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sabato 25 novembre 2017
SONDAGGIO - QUAL E' LA MIGLIOR RETE/PIATTAFORMA DI SERIE TV DEL 2017? - GIRONE 2
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 20 novembre 2017
Vota anche qui: https://t.co/VLVA8UR4xj@topcrime #Giallo @foxcrimeit @PremiumCrime
venerdì 24 novembre 2017
GOSSIP - E' un Black Friday? No, rosso sangue! L'ex "Nikita" Maggie Q testimonial contro le pellicce per la PETA
Maggie Q is starring in a new campaign for PETA in order to urge holiday shoppers to avoid buying fur products during the busy shopping season. The 38-year-old actress, who stars on the ABC series Designated Survivor, is pictured holding a bloodied and skinned “rabbit” for the anti-fur ad.“Here’s the Rest of Your Fur Trim,” the ad proclaims. “Eyewitness exposés of fur farms in China, the world’s largest exporter of fur, have revealed that animals are confined to barren wire cages—exposed to all weather extremes—and that many go insane from the constant confinement and frantically pace and circle [in] their cages,” Maggie said in a statement. “I want people to make the connection that the choice to wear fur is directly contributing to mass suffering.” Maggie joins a list of celebs, including Taraji P. Henson, Olivia Munn, who have starred in ads for PETA.
Maggie Q is starring in a new campaign for PETA in order to urge holiday shoppers to avoid buying fur products during the busy shopping season. The 38-year-old actress, who stars on the ABC series Designated Survivor, is pictured holding a bloodied and skinned “rabbit” for the anti-fur ad.“Here’s the Rest of Your Fur Trim,” the ad proclaims. “Eyewitness exposés of fur farms in China, the world’s largest exporter of fur, have revealed that animals are confined to barren wire cages—exposed to all weather extremes—and that many go insane from the constant confinement and frantically pace and circle [in] their cages,” Maggie said in a statement. “I want people to make the connection that the choice to wear fur is directly contributing to mass suffering.” Maggie joins a list of celebs, including Taraji P. Henson, Olivia Munn, who have starred in ads for PETA.
giovedì 23 novembre 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Riverdale", bentornato teen-drama!
"Ben tornato teen drama! La serialità americana aveva costruito intorno al mondo dei teenager un vero e proprio genere narrativo: «Beverly Hills», «Dawson's creek», «The O.C.», «Buffy»... Il teen drama si configurava come un prodotto esplicitamente indirizzato a un pubblico giovanile (i millennials), con al centro della rappresentazione proprio quell'audience. Basato su alcuni personaggi della Archie Comics, arriva anche da noi «Riverdale», una serie che negli Stati Uniti sta avendo molto successo (Premiun Stories). L'inizio è una citazione di «Twin Peaks», con tanto di benvenuto stradale: «Welcome to Riverdale. The Town With Pep». Rispetto alla versione a fumetti, infatti, «Riverdale» ha un approccio più dark, proprio per mescolare diversi generi, dal crime al gossip. Nell'apparentemente tranquilla cittadina dell'America profonda, dopo una triste estate in cui Jason Blossom è rimasto ucciso in un incidente in barca, è tempo per i ragazzi di tornare a scuola. Il tormentato Archie (KJ Apa), deve scegliere tra la passione per la musica e i desideri del padre, che lo vuole nella sua impresa di costruzioni. ll ragazzo nasconde un segreto: il giorno della scomparsa di Jason, ha sentito un colpo d'arma da fuoco. Non ha detto niente a nessuno per non rendere pubblica la sua relazione con l'insegnante di musica, che era con lui... L'high school è lo scenario classico dei teen drama, il luogo dove s'intrecciano i primi amori, si sperimentano le difficoltà di rapporto con gli adulti, si scatenano le competizioni. Pep è un termine che si sua molto nei licei americani perché è associato allo school spirit, all'essere orgogliosi della propria scuola, della propria città che ha «una marcia in più) . «Riverdale» è prodotta da Cbs Television Studios e Warner Bros e realizzata da The CW. Le riprese sono state realizzate a Vancouver, nella Columbia Britannica". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
"Riverdale", bentornato teen-drama!
"Ben tornato teen drama! La serialità americana aveva costruito intorno al mondo dei teenager un vero e proprio genere narrativo: «Beverly Hills», «Dawson's creek», «The O.C.», «Buffy»... Il teen drama si configurava come un prodotto esplicitamente indirizzato a un pubblico giovanile (i millennials), con al centro della rappresentazione proprio quell'audience. Basato su alcuni personaggi della Archie Comics, arriva anche da noi «Riverdale», una serie che negli Stati Uniti sta avendo molto successo (Premiun Stories). L'inizio è una citazione di «Twin Peaks», con tanto di benvenuto stradale: «Welcome to Riverdale. The Town With Pep». Rispetto alla versione a fumetti, infatti, «Riverdale» ha un approccio più dark, proprio per mescolare diversi generi, dal crime al gossip. Nell'apparentemente tranquilla cittadina dell'America profonda, dopo una triste estate in cui Jason Blossom è rimasto ucciso in un incidente in barca, è tempo per i ragazzi di tornare a scuola. Il tormentato Archie (KJ Apa), deve scegliere tra la passione per la musica e i desideri del padre, che lo vuole nella sua impresa di costruzioni. ll ragazzo nasconde un segreto: il giorno della scomparsa di Jason, ha sentito un colpo d'arma da fuoco. Non ha detto niente a nessuno per non rendere pubblica la sua relazione con l'insegnante di musica, che era con lui... L'high school è lo scenario classico dei teen drama, il luogo dove s'intrecciano i primi amori, si sperimentano le difficoltà di rapporto con gli adulti, si scatenano le competizioni. Pep è un termine che si sua molto nei licei americani perché è associato allo school spirit, all'essere orgogliosi della propria scuola, della propria città che ha «una marcia in più) . «Riverdale» è prodotta da Cbs Television Studios e Warner Bros e realizzata da The CW. Le riprese sono state realizzate a Vancouver, nella Columbia Britannica". (Aldo Grasso)
mercoledì 22 novembre 2017
NEWS - Achtung, compagni! Ci sono più serie tv che doppiatori: grido di allarme delle voci che danno parola ai beniamini seriali ("tempi troppo stretti, si abbassa la qualità"). Diventeremo come il resto d'Europa che impara l'inglese, anche, dalle serie tv in originale (o coi sottotitoli)?
Articolo tratto da "Avvenire"
"Sono i protagonisti del successo degli altri, la loro presenza è essenziale perché noi possiamo vedere, e soprattutto capire, le serie tv e i film prodotti all'estero ma da qualche tempo a questa parte il loro lavoro sta attraversando un momento difficile. Per questo ora hanno deciso di far sentire la loro voce e mai frase è stata più adatta visto che stiamo parlando dei doppiatori. Giovedì prossimo all'Auditorium Parco della Musica di Roma, si terrà il Gran Premio del Doppiaggio, la manifestazione che, da nove anni, riconosce le migliori voci del cinema e delle serie tv, gli adattatori dei dialoghi, i direttori del doppiaggio e i tecnici in sala. A condurre la serata saranno Pino Insegno e Monica Marangoni, la giuria sarà presieduta da Paolo Genovese. A precedere l'evento, nei giorni scorsi, sono state diverse iniziative tra cui il convegno intitolato "Il doppiaggio, un'eccellenza italiana" che si è svolto martedì scorso all'Università Luiss e nel quale sono stati snocciolati i dati che dimostrano non solo l'importanza del doppiaggio italiano ma anche i suoi importanti risvolti economici. Alcune cifre: sono 570.000 i minuti doppiati ogni anno, 2.100 i professionisti coinvolti, 90 i milioni di fatturato, 60 i milioni di utenti in Italia e 20 in tutto il mondo. Nonostante la mole di lavoro e il fatturato che, in controtendenza con le condizioni generali del mondo del lavoro, aumenta, come dicevamo i problemi non mancano. Anzi, nascono proprio da questo e dalla mancanza di regole che stabiliscano i requisiti minimi al di sotto dei quali non si deve mai scendere per mantenere lo standard italiano che ne fa una delle eccellenze del mondo. A scompaginare le carte è stato l'arrivo di piattaforme come Netflix o Amazon che, avendo continuo bisogno di contenuti, hanno cominciato ad imporre tempi a volte troppo veloci. Lo spiega Rodolfo Bianchi, doppiatore che ha prestato e presta la voce ad attori del calibro di Al Pacino, Jeremy Irons, Jeff Bridges, Mickey Rourke e, persino, a Dio nel film d'animazione L'arca di Noè: «Le urgenze, insieme alla necessità di abbassare i costi, provocano un aumento continuo di produttività nei turni di doppiaggio. Il problema è che più si va di fretta e meno si può tenere conto della qualità recitativa e della qualità linguistica. Ci stiamo specializzando nella velocità ma tempi più umani ci farebbero riconquistare un po' della qualità che stiamo perdendo». Non dimentichiamo, infatti, che i doppiatori sono attori e, dunque, non si limitano a leggere la traduzione in italiano dei dialoghi dei protagonisti ma le recitano e le interpretano: «Quando il doppiatore arriva in studio non ha visto il film che deve doppiare — aggiunge Bianchi —. Lo vede lì, gli viene spiegato il personaggio perché, insieme alla voce, possa restituire anche le atmosfere e le emozioni. Se andiamo di fretta, rischiamo di avere sempre la stessa voce senza sfumature». Antonio Visca, direttore di Sky Atlantic, canale tematico interamente dedicato alle serie e ai film per la tv, ammette: «Quando ho iniziato questo lavoro potevo decidere autonomamente se mandare in onda una serie o aspettare l'anno successivo per avere il doppio delle puntate. Ora purtroppo trasmettere, e dunque doppiare, in tempo reale rispetto agli Stati Uniti le serie americane è l'unico modo per dare allo spettatore il servizio migliore ed evitare che si diffondano mezzi non legali per vedere le puntate. Mi rendo conto che la fretta crea difficoltà ma la nostra fretta è data dalla voglia di soddisfare le esigenze dei telespettatori». La fretta, riprende Bianchi, «impedisce anche un ricambio generazionale. Io sono entrato per la prima volta in sala di doppiaggio da bambino, mi portarono Rina Morelli e Paolo Stoppa. Allora i giovani potevano assistere, guardare i doppiatori che spiegavano loro il lavoro. Così si formavano le nuove leve. Oggi invece, per andare veloci, non ci si può permettere di perdere tempo e si finisce per affidarsi a chi già conosce il mestiere e non ha bisogno di spiegazioni. In questo modo, pert), non si ha mai il tempo di sperimentare nuove voci».
Articolo tratto da "Avvenire"
"Sono i protagonisti del successo degli altri, la loro presenza è essenziale perché noi possiamo vedere, e soprattutto capire, le serie tv e i film prodotti all'estero ma da qualche tempo a questa parte il loro lavoro sta attraversando un momento difficile. Per questo ora hanno deciso di far sentire la loro voce e mai frase è stata più adatta visto che stiamo parlando dei doppiatori. Giovedì prossimo all'Auditorium Parco della Musica di Roma, si terrà il Gran Premio del Doppiaggio, la manifestazione che, da nove anni, riconosce le migliori voci del cinema e delle serie tv, gli adattatori dei dialoghi, i direttori del doppiaggio e i tecnici in sala. A condurre la serata saranno Pino Insegno e Monica Marangoni, la giuria sarà presieduta da Paolo Genovese. A precedere l'evento, nei giorni scorsi, sono state diverse iniziative tra cui il convegno intitolato "Il doppiaggio, un'eccellenza italiana" che si è svolto martedì scorso all'Università Luiss e nel quale sono stati snocciolati i dati che dimostrano non solo l'importanza del doppiaggio italiano ma anche i suoi importanti risvolti economici. Alcune cifre: sono 570.000 i minuti doppiati ogni anno, 2.100 i professionisti coinvolti, 90 i milioni di fatturato, 60 i milioni di utenti in Italia e 20 in tutto il mondo. Nonostante la mole di lavoro e il fatturato che, in controtendenza con le condizioni generali del mondo del lavoro, aumenta, come dicevamo i problemi non mancano. Anzi, nascono proprio da questo e dalla mancanza di regole che stabiliscano i requisiti minimi al di sotto dei quali non si deve mai scendere per mantenere lo standard italiano che ne fa una delle eccellenze del mondo. A scompaginare le carte è stato l'arrivo di piattaforme come Netflix o Amazon che, avendo continuo bisogno di contenuti, hanno cominciato ad imporre tempi a volte troppo veloci. Lo spiega Rodolfo Bianchi, doppiatore che ha prestato e presta la voce ad attori del calibro di Al Pacino, Jeremy Irons, Jeff Bridges, Mickey Rourke e, persino, a Dio nel film d'animazione L'arca di Noè: «Le urgenze, insieme alla necessità di abbassare i costi, provocano un aumento continuo di produttività nei turni di doppiaggio. Il problema è che più si va di fretta e meno si può tenere conto della qualità recitativa e della qualità linguistica. Ci stiamo specializzando nella velocità ma tempi più umani ci farebbero riconquistare un po' della qualità che stiamo perdendo». Non dimentichiamo, infatti, che i doppiatori sono attori e, dunque, non si limitano a leggere la traduzione in italiano dei dialoghi dei protagonisti ma le recitano e le interpretano: «Quando il doppiatore arriva in studio non ha visto il film che deve doppiare — aggiunge Bianchi —. Lo vede lì, gli viene spiegato il personaggio perché, insieme alla voce, possa restituire anche le atmosfere e le emozioni. Se andiamo di fretta, rischiamo di avere sempre la stessa voce senza sfumature». Antonio Visca, direttore di Sky Atlantic, canale tematico interamente dedicato alle serie e ai film per la tv, ammette: «Quando ho iniziato questo lavoro potevo decidere autonomamente se mandare in onda una serie o aspettare l'anno successivo per avere il doppio delle puntate. Ora purtroppo trasmettere, e dunque doppiare, in tempo reale rispetto agli Stati Uniti le serie americane è l'unico modo per dare allo spettatore il servizio migliore ed evitare che si diffondano mezzi non legali per vedere le puntate. Mi rendo conto che la fretta crea difficoltà ma la nostra fretta è data dalla voglia di soddisfare le esigenze dei telespettatori». La fretta, riprende Bianchi, «impedisce anche un ricambio generazionale. Io sono entrato per la prima volta in sala di doppiaggio da bambino, mi portarono Rina Morelli e Paolo Stoppa. Allora i giovani potevano assistere, guardare i doppiatori che spiegavano loro il lavoro. Così si formavano le nuove leve. Oggi invece, per andare veloci, non ci si può permettere di perdere tempo e si finisce per affidarsi a chi già conosce il mestiere e non ha bisogno di spiegazioni. In questo modo, pert), non si ha mai il tempo di sperimentare nuove voci».
martedì 21 novembre 2017
GOSSIP - Bocca di rosa Emilia Clarke! "La gente scopa per piacere", ammette candida e fiorita la protagonista di "GOT" dalle pagine di "Harper's Bazaar" (mica "Playboy" o "Le Ore"...)
Emilia Clarke is surrounded by flowers on the cover of Harper’s Bazaar magazine’s December/January issue. Here’s what the 31-year-old actress had to share with the mag:
On nudity in Game of Thrones: “I’m starting to get really annoyed about this stuff now because people say, ‘Oh, yeah, all the porn sites went down when Game of Thrones came back on… There are so many shows centered around this very true fact that people reproduce. People f**k for pleasure—it’s a part of life.”
On not having the ‘right look’ as an actress: “It pushed me into another casting type; forced me to be an actor. Instead of playing Juliet and doing the light, airy stuff, I would be the granny who cracks wise, or a down-and-out hooker who has seen better days.”
On worrying about how others perceived her at the start of her career: “I think in the early days I second-guessed everyone. I mean, I do that in life anyway, but especially with fame and become successful, and strangers knowing you more than your circle of friends, I would worry about what people thought of me. Then you get to a point where you’re like, ‘You know what? I’m okay.”
FYI: Emilia is wearing a Dolce & Gabbana dress on the cover.
For more from Emilia, visit HarpersBazaar.com.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
E "Gomorra" diventa un'imperdibile resa dei conti delle insicurezze
"A volte anche il Male soffre di una sorta di disperazione, di tristezza diurna, ancora più vile e abietta perché incapace di misurarsi con la potenza delle tenebre. Don Pietro Savastano è morto e attorno al suo cadavere si consuma la cerimonia della spartizione delle spoglie. Il figlio putativo Ciro (Marco D'Amore) è costretto a fuggire, trascinandosi dietro il fantasma della figlia assassinata, il figlio vero, Genny (Salvatore Esposito) è più Caino di Caino, ma dovrà vedersela con il suocero, tornato dal carcere. Dopo anni di guerre, le piazze di spaccio sono ora presidiate dalle forze dell'ordine e non rendono più come un tempo: i boss di Secondigliano devono cercare nuovi sbocchi. Non è più la droga il mercato principale, ma quello disumano dei posti di lavoro o quello degli appalti. La terza stagione di «Gomorra» è un formidabile affresco di cupezza, di orfanità, di resa dei conti (Sky Atlantic, venerdì, 21.15). Se nelle prime due stagioni, la malavita era in fase espansiva (l'odio sognante: si uccideva per allargare il mercato), qui la morte è figlia di trappole, di doppi giochi, di ricatti. I personaggi sono rischiarati dalla luce del crepuscolo e, paradossalmente, diventano più riflessivi, più insicuri: «Se ho imparato una cosa — dice Genny — è che della famiglia non mi posso più fidare». Il pregio maggiore di «Gomorra 3», la serie diretta da Claudio Cupellini e Francesca Comencini, scritta da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Ludovica Rampoldi, è il sapersi offrire come autopsia di una criminalità organizzata ripiegata su se stessa. Per questo la scrittura (la fotografia è di altissima qualità) si esalta nel raccontare il disastro incombente, ma più ancora nel pedinare i protagonisti che corrono verso il disastro. Bisogna essere molto bravi a descrivere la lebbra della società. Intanto le donne, Scianel (Cristina Donadio) e Patrizia (Cristiana Dell'Anna), diventano spietatezza fatale... (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
E "Gomorra" diventa un'imperdibile resa dei conti delle insicurezze
"A volte anche il Male soffre di una sorta di disperazione, di tristezza diurna, ancora più vile e abietta perché incapace di misurarsi con la potenza delle tenebre. Don Pietro Savastano è morto e attorno al suo cadavere si consuma la cerimonia della spartizione delle spoglie. Il figlio putativo Ciro (Marco D'Amore) è costretto a fuggire, trascinandosi dietro il fantasma della figlia assassinata, il figlio vero, Genny (Salvatore Esposito) è più Caino di Caino, ma dovrà vedersela con il suocero, tornato dal carcere. Dopo anni di guerre, le piazze di spaccio sono ora presidiate dalle forze dell'ordine e non rendono più come un tempo: i boss di Secondigliano devono cercare nuovi sbocchi. Non è più la droga il mercato principale, ma quello disumano dei posti di lavoro o quello degli appalti. La terza stagione di «Gomorra» è un formidabile affresco di cupezza, di orfanità, di resa dei conti (Sky Atlantic, venerdì, 21.15). Se nelle prime due stagioni, la malavita era in fase espansiva (l'odio sognante: si uccideva per allargare il mercato), qui la morte è figlia di trappole, di doppi giochi, di ricatti. I personaggi sono rischiarati dalla luce del crepuscolo e, paradossalmente, diventano più riflessivi, più insicuri: «Se ho imparato una cosa — dice Genny — è che della famiglia non mi posso più fidare». Il pregio maggiore di «Gomorra 3», la serie diretta da Claudio Cupellini e Francesca Comencini, scritta da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Ludovica Rampoldi, è il sapersi offrire come autopsia di una criminalità organizzata ripiegata su se stessa. Per questo la scrittura (la fotografia è di altissima qualità) si esalta nel raccontare il disastro incombente, ma più ancora nel pedinare i protagonisti che corrono verso il disastro. Bisogna essere molto bravi a descrivere la lebbra della società. Intanto le donne, Scianel (Cristina Donadio) e Patrizia (Cristiana Dell'Anna), diventano spietatezza fatale... (Aldo Grasso)
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lunedì 20 novembre 2017
News: Jeffrey Tambor Leaves #Transparent Following Sexual Harassment Claims. https://t.co/zH0YDyMSX3 via @vulture
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 20 novembre 2017
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