martedì 21 novembre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
E "Gomorra" diventa un'imperdibile resa dei conti delle insicurezze
"A volte anche il Male soffre di una sorta di disperazione, di tristezza diurna, ancora più vile e abietta perché incapace di misurarsi con la potenza delle tenebre. Don Pietro Savastano è morto e attorno al suo cadavere si consuma la cerimonia della spartizione delle spoglie. Il figlio putativo Ciro (Marco D'Amore) è costretto a fuggire, trascinandosi dietro il fantasma della figlia assassinata, il figlio vero, Genny (Salvatore Esposito) è più Caino di Caino, ma dovrà vedersela con il suocero, tornato dal carcere. Dopo anni di guerre, le piazze di spaccio sono ora presidiate dalle forze dell'ordine e non rendono più come un tempo: i boss di Secondigliano devono cercare nuovi sbocchi. Non è più la droga il mercato principale, ma quello disumano dei posti di lavoro o quello degli appalti. La terza stagione di «Gomorra» è un formidabile affresco di cupezza, di orfanità, di resa dei conti (Sky Atlantic, venerdì, 21.15). Se nelle prime due stagioni, la malavita era in fase espansiva (l'odio sognante: si uccideva per allargare il mercato), qui la morte è figlia di trappole, di doppi giochi, di ricatti. I personaggi sono rischiarati dalla luce del crepuscolo e, paradossalmente, diventano più riflessivi, più insicuri: «Se ho imparato una cosa — dice Genny — è che della famiglia non mi posso più fidare». Il pregio maggiore di «Gomorra 3», la serie diretta da Claudio Cupellini e Francesca Comencini, scritta da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli, Ludovica Rampoldi, è il sapersi offrire come autopsia di una criminalità organizzata ripiegata su se stessa. Per questo la scrittura (la fotografia è di altissima qualità) si esalta nel raccontare il disastro incombente, ma più ancora nel pedinare i protagonisti che corrono verso il disastro. Bisogna essere molto bravi a descrivere la lebbra della società. Intanto le donne, Scianel (Cristina Donadio) e Patrizia (Cristiana Dell'Anna), diventano spietatezza fatale... (Aldo Grasso)

1 commento:

Beatrice ha detto...

miglior serie italiana di tutti i tempi

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