lunedì 30 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Se quella serie ritrovata di Fassbinder ricorda "Westworld" e "The Handmaid's Tale"
"Viene voglia di porre un argine ai drammi che stanno per abbattersi sullo spettatore seriale. Questa settimana su Hbo - per noi su Sky Atlantic, in contemporanea o in leggera differita, doppiati o sottotitolati, così si conquista il pubblico abituato al fai da te - è cominciata la seconda stagione di "Westworld", showrunner Jonathan Nolan e Lisa Joy. Ambientazione: un parco giochi per adulti, popolato di androidi da violentare e uccidere. Sennonché gli androidi son sempre a rischio di coscienza, o di qualcosa che alla coscienza somiglia (seguono complicazioni). Questa settimana su Hulu - per noi su TimVision, a 24 ore di distanza dalla messa in onda americana - comincia la seconda stagione di "The Handmaid's Tale", showrunner Bruce Miller. Ambientazione: Gilead, il regime teocratico dove non nascono quasi più bambini, e le poche donne fertili sono schiave e ridotte a fattrici. La stagione non era prevista nel romanzo di Margaret Atwood Il racconto dell'ancella, ma la scrittrice ha supervisionato gli orrori, ora estesi alle colonie. Sono state consultate l'Onu e le organizzazioni umanitarie, per evitare che una serie femminista scivolasse nel torture porn. Pare strano imbattersi, cercando un raggio di sole e un filo di speranza, in una serie girata da Rainer Werner Fassbinder per la Wdr, WestDeutscherRundschau. Il regista aveva appena girato "Le lacrime amare di Petra von Kant": la più amara delle storie lesbiche che sia mai capitato di vedere. Nulla lasciava immaginare una serie familiare e tutto sommato tranquilla come "Acht Stunden sind kein Tag", "Otto ore non fanno un giorno". Girato nel 1972, fu un grande successo popolare. Ma a differenza di "Berlin Alexanderplatz" - altre 14 puntate per la televisione dal romanzo di Alfred Döblin - usci presto dal radar dei critici. Restaurata, la serie si trova in Dvd. Le famiglie raccontate da Rainer Werner Fassbinder sono solitamente un nido di vipere. In "Martha" un marito salta addosso alla moglie che si è appena scottata al sole. In "Il diritto del più forte" l'amore con un giostraio finisce quando il giostraio portato in società non sa da come cavarsela con i cannoncini alla crema (abbiamo scelto apposta le torture più Tight). La famiglia di Colonia fa eccezione. Ci sarebbero gli estremi per un dramma, ma la sceneggiatura vira subito verso la commedia. L'operaio specializzato Jochen corteggia e poi sposa Marion, la segretaria con i ricciolini biondi (lavora in un giornale, quando ancora i piccoli annunci venivano telefonati e battuti a macchina). I mobili di casa, le tende, i completi con i pantaloni appena un po' svasati, oggi fanno l'effetto di un film in costume: sessant'anni sono più che sufficienti per finire in un museo del modernariato. La più simpatica è la nonna, che porta i cappellini a fiori e rimorchia ai giardinetti. La sorella di Jochen ha sposato un uomo ricco che la tratta male, ma anche qui la situazione non precipita. Troverà un altro che la merita e la farà felice. Dopo "Otto ore non sono un giorno", l'infaticabile Fassbinder- una quarantina tra film, testi teatrali, progetti per la tv in appena 37 anni di vita, è morto nel 1982 - girö il fantascientifico "Welt am Draht". Tratto da un romanzo del 1964 intitolato "Simulacron 3", "L'uomo sul filo" racconta un mondo virtuale fabbricato al computer. Gli abitanti non sanno di esserlo, naturalmente. Visto oggi, oltre a qualche ridimentale somiglianza con "Westworld", si godono gli ambienti. Dovrebbero essere futuri, e restano fatalmente anni 70". (Mariarosa Mancuso)

domenica 29 aprile 2018

NEWS - Fenomeno "SKAM" anche in Italia (su TimVision): la serie "usa e getta" norvegese fa boom nella versione made in Italy "cercando di dare un'educazione sentimentale ai ragazzi di oggi senza volgarità"

Articolo tratto da "Il Messaggero"
In Norvegia, dove è nata, la chiamano "la Dawson's Creek dei millennials". Ma la definizione più calzante è un'altra, "il Fight Club delle serie tv": vietato parlarne, vietato dire che esiste, vietato rivelare dove trovarla. O almeno: vietato agli adulti. Perché non si può spiegare il successo di SKAM, serie rivelazione da poco adattata in Italia (prima produzione originale TimVision), senza prendere coscienza di due fatti: i ragazzi non guardano più la tv e la tv non guarda più i ragazzi. «In Norvegia hanno studiato il fenomeno - ha spiegato Ludovico Bessegato, regista di SKAM Italia, ospite al Napoli Comicon - Per un anno hanno intervistato i "giovani" e sono giunti a una conclusione: noi adulti non sappiamo più cosa vogliono e di cosa hanno paura. Eppure continuiamo a proporgli storie in tv seguendo modelli paternalisti. SKAM invece racconta quello che fanno e che dicono veramente. E se è qualcosa che va fuori dal canone, che sia bere, tradire i fidanzati e fare sesso a 16 anni, la serie ha il coraggio di dirlo senza censure». Già adattata in Francia, e presto anche negli Stati Uniti (dove a distribuirla sarà Facebook), in Italia SKAM è arrivata a marzo, in un silenzio mediatico imposto dal format di partenza: nessun lancio ufficiale, nessuna pubblicità. Come già accaduto in Norvegia, l'obiettivo era che gli adolescenti la scoprissero da soli, condividendone i contenuti senza che fosse il marketinga richiederlo. Anche perché l'altra novità di SKAM, oltre al linguaggio spregiudicato, è la modalità frammentata con cui la serie è distribuita: in clip "usa e getta" di pochi minuti, cancellate dopo 24 ore, sul sito della serie; in episodi, 13, di circa mezz'ora, diffusi su TimVision; e ancora sotto forma di storie Instagram, post su Facebook, chat di Whatsapp con cui il pubblico può interagire con i protagonisti. Ma di cosa parla, SKAM? La storia segue l'originale norvegese, concentrandosi nella prima stagione (in Nord Europa sono arrivati alla quarta, in Italia si starebbe lavorando alla seconda) sulla vita di Eva (Ludovica Martino), una sedicenne romana che ha da poco litigato con la sua migliore amica, è legata a un fidanzato ingombrante (Ludovico Tersigni) e non riesce a socializzare con le compagne di classe. «Ma la storia non è la ripetizione di SKAM Norvegia: la ragione del successo dell'originale derivava dallo studio sugli adolescenti, e cosi abbiamo fatto anche noi», ha detto Bessegato, che nei due mesi di preparazione ha condotto oltre 100 interviste con liceali italiani. «I problemi degli adolescenti sono gli stessi, ma cambiano i dettagli. Il liceo in Norvegia inizia a 16 anni, età in cui i ragazzi smettono di vivere con i genitori. La loro cultura scolastica è all'americana, la nostra è più fluida. E per loro bere una birra è già una trasgressione». Ed è proprio su questo fronte che SKAM Italia supera a destra qualsiasi tentativo della tv generalista: «Non è una serie diseducativa, blasfema o volgare. Anzi. Cerchiamo di dare un'educazione sentimentale ai ragazzi, di veicolare dei messaggi, ma non li caliamo dall'alto. Ovvio che rispetto agli standard della tv pubblica sui minorenni abbiamo fatto passi avanti: qui si parla di sesso orale, di consumo di alcolici e marijuana, di tradimenti disinvolti. E dalla prossima stagione di omosessualità». E per chi non ci credesse e avesse bisogno di un riscontro nella realtà, TimVision dal 5 maggio mostrerà ogni sabato ai suoi abbonati i "veri" giovani con la do- cuserie originale Dark Polo Gang. La Serie, 12 episodi sull'omonima band indie rap romana entrata di recente nel "giro" di Fedex e J-Ax. Raccontati per la prima volta nella loro quotidianità fatta di belle macchine, ragazze docili, "bombe" in studio e party mondani, i quattro ragazzi si mostrano senza filtri nel periodo che ha preceduto la realizzazione di British, il nuovo singolo in uscita I'll maggio. E la realtà supera la fantasia: i ragazzini di SKAM, in confronto a loro, sembrano I ragazzi del muretto.

sabato 28 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LA STAMPA
E se "The Looming Tower" fosse la miglior serie tv del 2018?
"Con buone probabilità, la serie migliore di questi primi mesi del 2018 è The Looming Tower. Omonimo adattamento del libro di Lawrence Wright, giornalista del New Yorker, racconta i mesi - e anche gli anni - immediatamente precedenti all'attentato dell'll settembre. E una mini-serie, quindi si conclude con la sua fine. Presenta una visione decisamente diversa rispetto alla narrazione mainstream di quello che è successo tra agenzie americane e del perché un attentato del genere sia stato possibile sul suolo di uno dei Paesi più controllati e militarmente più avanzati del Pianeta. Ci sono diverse prospettive da cui, volendo, poter seguire la storia. C'è la prospettiva dell'Fbi, sempre messo in disparte dalla Cia e mai informato sulle indagini; c'è la prospettiva della stessa Cia, e c'è anche quella del governo americano, prima sotto Clinton e poi sotto Bush. La ricostruzione dei fatti che offre The Looming Tower, già disponibile su Prime Video di Amazon, si alterna a video di repertorio (soprattutto delle udienze della commissione post-11 settembre). E come un moderno The Wire, si concentra sui protagonisti, sulla loro umanità e sulla loro fallibilità; non mostra eroi invincibili e incorruttibili. John O'Neill,  per esempio, interpretato da un bravissimo Jeff Daniels, è uno dei migliori uomini dell'Fbi: e però ha anche un pessimo carattere, ha più di un'amante e ha un rapporto difficile con i suoi superiori. C'è New York e c'è il resto del mondo. In alcuni momenti arrivano quasi a sovrapporsi: i grattacieli sulle case polverose, i quartieri affollati alle moschee. Poi c'è Al Qaeda: com'è vissuta da chi ne fa parte e come, alla fine, viene vista da chi la combatte. I bombardamenti, gli attacchi contro i civili; quella che, per il mondo arabo, è stata vissuta come un'invasione. Paradossi su paradossi. Errori su errori. Sappiamo già come andrà a finire, e più ci avviciniamo alla conclusione più sentiamo crescere la tensione. Ma ci sono anche il modo e il tempo per comprendere una delle più importanti vicende della storia contemporanea, una che ha letteralmente plasmato il futuro e il presente in cui, oggi, viviamo. Può suonare banale e in un certo senso lo è, ma in The Looming Tower c'è uno sforzo considerevole nel non fare di tutta l'erba un fascio, nel non voler generalizzare e nel non voler etichettare nessuno e nessuna parte come buoni e cattivi, giusta o sbagliata. E una storia di uomini, questa. Uomini che si odiano e uomini, soprattutto, che non si parlano". (Gianmaria Tammaro)

venerdì 27 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
L'ossessione Usa per l'impeachment, da "Scandal" a "Homeland"
"Chiamiamola ossessione narrativa. Chiamiamola aspirazione. Chiamiamola non so come, ma nelle serie americane che si occupano di potere, di presidenza degli Stati Uniti, di deriva autoritaria c'è un grande tema attorno cui si aggrovigliano tutte le vicende e questo tema si chiama impeachment, il procedimento d'accusa contro il Presidente, sospettato di aver violato la legge nell'esercizio delle proprie funzioni. In questi giorni circola una curiosa fotografia ufficiale scattata al termine dei funerali di Barbara Bush: la foto racchiude gli ultimi 30 anni della Casa Bianca: Bush senior (1989-1993), Bill Clinton (1993-2000), George W. Bush (2001-2008), Barack Obama (2009-2017). C'era anche l'attuale first lady, Melania Trump. Manca solo lui, l'ossessione narrativa. In realtà, l'impeachment contro Trump è al momento una prospettiva molto remota: non solo per ciò che è accaduto finora nella questione Trump-Russia-Comey, ma anche per come funziona la procedura negli Stati Uniti. Tuttavia, questo assillo è presente in Scandal, in The Good Fight (lo spin-off di The Good Wife), in The Designated Survivor e soprattutto nella settima stagione di Homeland che è appena iniziata su Fox. Qui, l'ossessione narrativa si concentra su una vicenda tutta interna alla presidenza degli Stati Uniti. Dopo un tentato omicidio ai danni della presidente eletta Elizabeth Keane (Elisabeth Marvel), duecento membri dell'intelligence americana vengono fatti arrestare, fra cui Saul Berenson (Mandy Patinkin). La sua protetta, la protagonista Carrie (Claire Danes), è costretta a lasciare la Casa Bianca per impegnarsi a liberare gli altri membri dell'intelligence. Intanto la figura presidenziale è sempre più caratterizzata da comportamenti che ricordano quella vera. Che potere hanno le serie televisive? Il loro soft power ha una decisa forza di convincimento? E a chi si rivolge? Gli elettori di Trump guardano le serie?". (Aldo Grasso)

giovedì 26 aprile 2018

GOSSIP - Una (altra) bionda per "Mr. Robot". Rami Malek si fidanza con la co-protagonista del film "Bohemian Rhapsody" dove lui è Freddie Mercury
News tratta da "Page Six"
Rami Malek may have found a new love interest right at work. Malek and his “Bohemian Rhapsody” co-star Lucy Boynton are dating, Us Weekly reports. Fan accounts on social media also show that they aren’t necessarily hiding PDA, holding onto each other and looking affectionately into each other’s eyes in one shot. They met while filming ‘Bohemian Rhapsody’ in London,” an insider told the publication of 24-year-old Boynton and 36-year-old Malek. “He is so into her. He goes and visits her in London all the time.” Malek plays Queen frontman Freddie Mercury in the movie, while Boynton plays Mercury’s muse Mary Austin. Malek was previously connected to his “Mr. Robot” co-star Portia Doubleday, though they split in 2017. 

martedì 24 aprile 2018

NEWS - Scandaloso al Cibali! "I Medici" hanno ricevuto la sovvenzione di 4 milioni di euro dal governo Renzi (attraverso il Ministero dei Beni Culturali di Dario Franceschini), con tanto di delibera ad hoc più unica che rara 

News tratta da "Il Fatto Quotidiano"
Le riprese sono in corso in queste settimane e la messa in onda è prevista per il prossimo autunno. Si tratta della seconda serie de I Medici, la fiction sulla signoria fiorentina la cui prima stagione, 4 serate trasmesse nel 2016 (8 episodi da 50 minuti l'uno), è stata un grande successo di pubblico. Coprodotta dalla Rai e realizzata da Lux Vide, è stata venduta in oltre cento Paesi. La serie è stata co-finanziata da Viale Mazzini con 8,3 milioni di euro nel 2014 (prima serie) e 11 milioni nel 2016 (seconda serie). Il piano 2018 di Eleonora Andreatta (direttrice di Raifiction) dovrebbe prevederne altri 11 per la terza. E fin qui tutto normale. A essere insolito è un aiutino da 4 milioni di euro ricevuto dallo Stato. Si parte con una delibera del Cipe (il Comitato interministeriale di programmazione economica) che il 23 dicembre 2015, all'interno degli interventi del FSC (Fondo di sviluppo e coesione), concede 11 milioni e 50 mila euro alla Regione Toscana "per il finanziamento del programma di interventi a sostegno dell'industria audiovisiva localizzata nel territorio della regione, nell'ambito del progetto Sensi contemporanei", si legge. Uno stanziamento stipulato attraverso il ministero dei Beni culturali di Dario Franceschini: 9,5 milioni per il 2016; 1,05 milioni per il 2017; 500 mila euro per il 2018. L'anomalia sta in quei 4 milioni destinati espressamente alla realizzazione de I Medici: "Per il sostegno alla produzione audiovisiva sono stanziati 5,430 milioni, di cui 4 milioni per il co-finanziamento della produzione di una fiction televisiva dedicata alla storia della famiglia Medici di Firenze", recita la delibera che porta la firma dell'allora premier, Matteo Renzi, e del sottosegretario con delega al Cipe, Luca Lotti. Tutto lecito, anche se è davvero insolito che il titolo della serie venga espressamente citato in una delibera del governo. Il Cipe, però, in questo caso non ha fatto altro che prendere atto di una richiesta del ministero seguita a una legge regionale del 30 marzo 2015. La Toscana ha chiesto di destinare quei soldi al progetto, il Mibact ha avallato la richiesta e il Cipe ha erogato i fondi: "Quando la richiesta arriva sul nostro tavolo, i giochi sono fatti, possiamo solo prenderne atto. Poi sta alla Corte dei conti rilevare eventuali irregolarità, che in questo caso non ci sono", spiegano dal Cipe. Andiamo, dunque, a Firenze. "Un ruolo rilevante dell'intero programma è riservato alla realizzazione della serie sul Rinascimento e famiglia Medici, progetto a cui la società Lux Vide sta lavorando da anni, riuscendo a farlo includere nel piano di produzione di Rai fiction con un finanziamento Rai pari a 8 milioni e 300 mila euro, ai quali si aggiungono i 4 milioni previsti dalla presente proposta", si legge nella relazione tecnica della Regione Toscana.

Ribadiamo, tutto regolare. Ma1'interrogativo è: perché una serie tv già finanziata in maniera considerevole dalla Rai, con oltre 30 milioni per tre stagioni, deve ricevere altri 4 milioni da Palazzo Chigi (anche se attraverso l'utilizzo di fondi regionali)? Il Cipe, infatti, non sovvenziona direttamente serie tv. L'unico caso è stato Agrodolce, la serie siciliana voluta da Giovanni Minoli, andata in onda nel 2008 e nel 2009 e poi stoppata, con la revoca di fondi pubblici per 24 milioni. Le Regioni, invece, hanno anche questa funzione ma il processo di erogazione è più complesso e avviene quasi sempre tramite bandi. Il finanziamento a I Medici, insomma, sembra un bel regalo alla Lux Vide, la società di produzione fondata dall'ex direttore generale della Rai (scomparso nel 2016) e guidata da due suoi figli, Matilde (moglie di Giovanni Minoli, ancora lui) e Luca. Peraltro nell'agosto 2015, cioè poco prima della delibera Cipe, era arrivato a Palazzo Chigi come vicesegretario generale, e proprio dal Mibact, Salvo Nastasi, rampante manager pubblico che è il marito di Giulia Minoli, figlia di Giovanni Minoli e Matilde Bernabei. Lux Vide è una delle più importanti e potenti case di produzione italiane, una di quelle che più lavora permamma Rai, per cui produce, tra gli altri, Don Matteo, Sotto copertura, Un passo dal cielo, Che Dio ci aiuti. La prima stagione de I Medici narra le vicende di Lorenzo e Cosimo de' Medici e in Italia è stata vista da oltre 7 milioni di telespettatori, con una media del 27% di share su Raiuno. Nel cast, stellare, c'è pure Dustin Hoffman. "Regione e Cipe si sono dimostrati buoni imprenditori, dando una mano a un prodotto che ha fatto conoscere la Toscana e il Rinascimento italiano nel mondo. Per avere quei soldi siamo stati sottoposti a 5 audit. I 4 milioni sono spalmati sulle tre serie, quindi 1,3 milioni a stagione", spiega l'ad Luca Bernabei. Che poi aggiunge: "Per realizzare la prima serie abbiamo recuperato 12 milioni in Italia e 12 all'estero. Abbiamo girato solo in Toscana portando un indotto considerevole e generando un aumento del turismo del 10-15%". In autunno, dunque, partirà la seconda serie. Viale Mazzini e Lux Vide sperano di confermare, o superare, il successo del 2016.

lunedì 23 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
I segreti e le ragioni di perché è cult "La casa di carta"
"Per la disastrosa rapina di "Prendi i soldi e scappa", Woody Allen si nasconde dietro il nasone, gli occhiali e i baffoni di Groucho Marx (va male perché il rapinatore passa al cassiere un biglietto, il cassiere legge "siete tutti sotto giro", il rapinatore insiste "sotto tiro, non giro" e non la smettono di accapigliarsi). Groucho Marx anche per i rapinatori pensionati di "Vivere alla grande" diretto da Martin Brest nel 1979 (erano stufi di stare ai giardinetti facendosi molestare dai bambini). Le maschere di quattro presidenti americani - Nixon, Reagan, Johnson, Carter - servono ai surfisti che assaltano le banche in "Point Break" di Kathryn Bigelow, anno 1991. Tute rosso-arancio e maschere di Salvador Dall con i baffi all'insù e l'occhio a palla (servirà in certe inquadrature) sono la divisa di otto rapinatori che dopo aver studiato il colpo per cinque mesi di irrompono nella zecca di stato spagnola. Sono le braccia, più o meno specializzate: dall'hacker allo scassinatore con fiamma ossidrica, ma servono anche la forza bruta e un maestro di cerimonie. La mente, chiamata il Professore, ha scelto otto persone che non avevano niente da perdere, li ha messi seduti davanti alla lavagna come scolaretti, ha imposto loro nomi di città e vietato le relazioni personali - e ora da fuori si muove come un regista alla prima con il pubblico. Fa anche altro, nella serie Netflix "La casa di carta", ma preferiamo non essere noi a svelarlo. Le maschere di Dali somigliano a quelle di Guy Fawkes, cospiratore inglese cattolico che nel 1605 tentò di far saltare in aria re Giacomo I con tutto il Parlamento. Riportato all'onore della modernità dal fumetto di Alan Moore e David Lloyd, è diventato un film di James McTeigue con il titolo "V come Vendetta" ("V per vendetta" è colpa del titolatore italiano che ha scordato le elementari). Da qui la lettura in chiave "indignados", contro la finanza internazionale, che della serie Netflix dà il Monde. I turchi vanno di paranoia: commentatori e politici vicini a Erdogan hanno visto già nel trailer messaggi - subliminali, sostengono - che incitano alla rivolta. Per i dietrologi nostrani interessati a intervenire nel dibattito senza darsi la pena di vedere la serie: a un certo punto intonano "Bella ciao". Deliri di interpretazione a parte, "La casa di carta" è un'avvincentissima serie su una rapina complicata, con presa d'ostaggi e una negoziatrice appena separata dal marito (malamente, per lui c'è un ordine restrittivo). Bottino stimato: 2 miliardi e 400 milioni di euro. Non vogliono i soldi che trovano nel caveau, li stampano al ritmo di 200 milioni al giorno - così tecnicamente non derubano nessuno. Poiché alla zecca lavorava un certo numero di impiegati, e c'era una scolaresca in visita - tra le allieve, la figlia dell'ambasciatore britannico - abbiamo abbastanza personaggi per rendere interessante la trama, scandita da continui colpi di scena. Netflix ha comprato la serie dalla rete televisiva spagnola Antena 3. la stessa che produce "Il segreto", soap opera quasi decennale in onda su Canale 5. Alvaro Morte che fa il Professore viene da quel vivaio, la bella Ursula Corberó (Tokyo) era in "Fisica o chimica". Dimostrano i miracoli che una buona idea e una buona scrittura riescono a compiere: il santo da pregare qui si chiama Alex Pina. Da una tv generalista a serie che fa scattare il passaparola su una piattaforma snob. E' bastato prendere i 15 episodi e farli diventare 22 con un'interruzione dopo le prime tredici, per far andare in crisi d'astinenza lo spettatore".  (Mariarosa Mancuso)

sabato 21 aprile 2018

NEWS - Ultima ora! Allison Mack di "Smallville" arrestata per aver fatto parte della setta sessuale di Keith Raniere e aver sottomesso donne allo stato di schiavitù
Allison Mack has been arrested for her role in alleged sex slave cult Nxivm. The 35-year-old Smallville actress will appear in Brooklyn federal court on Friday (April 20), Page Six reports.
She was last seen chasing after the cult’s leader Keith Raniere when police officers located him at the villa in Mexico where they had been hiding. Keith, who reportedly blackmailed women into becoming slaves and branded his initials into them, was taken into custody for sex trafficking and forced labor and brought back to the U.S. last month. Allison was recruited to Nxivm by her Smallville co-star Kristin Kreuk. Kristin ended up leaving, but Allison allegedly became Keith‘s second-in-command. According to Keith’s criminal complaint, Allison was his direct “slave” and had a sexual relationship with him, and she also acted as a “master” to other slaves. She allegedly ordered the slaves to have sex with Keith and to pose naked for photos. 
Leggi anche QUI altri dettagli sulla setta.

venerdì 20 aprile 2018

NEWS - Netflix, l'ultimo trimestre è da record! Ricavi aumentati del 40% nonostante il flusso di cassa negativo e gli investimenti futuri di 8 miliardi di dollari in produzioni originali

Articolo tratto da "Italia Oggi"
Al momento il modello Netflix non solo regge ma pigia anche sull'acceleratore: il primo trimestre si chiude con risultati complessivamente oltre le previsioni del mercato. I ricavi aumentano del 40% sui 3,7 miliardi di dollari (pari a 3 miliardi di euro), spinti dalla crescita degli utenti e dal ritocco all'insù dei prezzi degli abbonamenti a fine 2017. In tutto il servizio streaming di tv on demand guidato da Reed Hastings ha attirato 7,4 milioni di nuovi utenti (+43% anno su anno), mentre 6,35 milioni erano quelli attesi. Precisamente dei 7,42 milioni 1,96 milioni arrivano dal mercato domestico degli Stati Uniti, i restanti 5,46 milioni da tutti gli altri mercati. Le precedenti proiezioni si fermavano sugli 1,45 milioni negli Usa, sui 4,9 milioni all'estero. Quindi la crescita oltre le previsioni è stata confermata su entrambi i fronti, nonostante i rialzi delle tariffe che portano il business a stelle e strisce a valere 1,82 miliardi di dollari (1,5 miliardi di euro) con un prezzo medio intorno agli 11 dollari (8,9 euro) e il giro d'affari nel resto del mondo (Italia compresa) a quota 1,78 miliardi (1,4 miliardi di euro) un'offerta sui 7,3 euro (nella Penisola a partire da 8 euro). Scendendo infine lungo il conto economico al 31 marzo scorso, Netflix è riuscita a migliorare il risultato operativo che è salito sui 446,6 milioni di dollari (361,5 milioni di euro) dai precedenti 257 milioni (208 milioni di euro). L'utile netto supera le attese (282 mln di dollari) e oltrepassa la soglia dei 290 milioni di dollari (quasi 235 milioni di euro), rispetto ai 178,2 milioni al 31 marzo 2017 (oltre 144 milioni di euro). Di contro, il free cash flow (flusso di cassa) è negativo per 286,5 milioni di euro (231,9 milioni di euro), era negativo per 2 miliardi di dollari (1,6 miliardi di euro) già a fine 2017 e si stima sarà pari a -3/-4 miliardi nel 2019 (-2,4/-3,2 miliardi di euro). Infatti i debiti a lungo termine hanno superato i 6,5 miliardi di dollari, pari a meno di 3,4 miliardi di dollari un anno prima (rispettivamente 5,3 e 2,7 con miliardi di euro). Eppure gli analisti non sembrano preoccupati dal fatto che il servizio streaming non riesca a finanziarsi con la vendita dei propri film e serie tv. Anzi, come ammesso dalla stessa Netflix, le attese sono per un flusso di cassa che rimarrà negativo ancora «per molti anni». In parallelo, ha ancora ampi margini di crescita sul fronte dei sottoscrittori (fino a 300 milioni globali prima che il mercato sia saturo dagli attuali 125 mln, stando ad alcuni studi di mercato). E anche sul fronte dei prezzi ci sono margini di rialzo. A conferma, ieri, il titolo è salito fino al +7,9% dopo la pubblicazione dei risultati nel primo trimestre. Hastings sa bene, però, che per aumentare i prezzi e non perdere pubblico occorre investire sul valore percepito dai sottoscrittori. Ecco perché ha deciso di spendere oltre 8 miliardi di dollari (6,5 miliardi di euro) in produzioni originali, di cui una quota crescente per i nonanglofoni e in particolare per gli ispanici. Altrettanto sta ingaggiando i principali sceneggiatori, tra cui Shonda Rhimes (Grey's Anatomy) e Ryan Murphy (Nip/Tuck e American Crime Story). Importanti saranno poi gli investimenti in tecnologia per migliorare la visione dei film. Per quanto riguarda i nuovi utenti, infine, Netflix non li andrà a prendere da sola o solo grazie a partnership con nuovi alleati come Sky, ma persino attraverso alleanze con i suoi ex competitor diretti come Comcast (con T Mobile e Altice le intese sono già state formalizzate). Così facendo possono essere al rialzo pure le previsioni per il secondo trimestre 2018: fatturato da 4 miliardi di dollari, 6,2 milioni di nuovi utenti (1,2 mln Usa + 5 mln mondiali) e un utile da 358 milioni di dollari. Un'ultima battuta Hastings la riserva agli organizzatori del Festival di Cannes, che hanno varato nuove regole per cui i fim non possono uscire prima online e poi nei cinema. Semplice la risposta di Netflix: «ci dispiace, promuoveremo le nostre produzioni in altri festival».

giovedì 19 aprile 2018

SGUARDO FETISH - She's a maniaaaac...E' già cult il trailer della 2° stagione di "Glow" sulle note di "Flashdance"!

mercoledì 18 aprile 2018

NEWS - "Mai dire mai al ritorno di Dexter!": Michael C. Hall non esclude il sequel e torna in serie con "Safe" su Netflix

Intervista tratta dal "Corriere della Sera"
Il viso è inconfondibilmente quello di Dexter, investigatore di giorno, serial killer di notte. O, per gli appassionati di The Crown, quello del presidente John F Kennedy. Se il piccolo schermo gli ha portato la fama, il teatro e il cinema gli hanno regalato la varietà, nonché l'ammirazione di registi come Sam Mendes, che lo scelse per un revival di Cabaret, o di un musicista come David Bowie, che poco prima di morire gli affidò il ruolo del protagonista, Thomas Newton, nel musical Lazarus. Michael C. Hall torna adesso con Safe, miniserie di Netflix in cui, racconta, interpreta «finalmente il ruolo di un uomo normale al quale succedono cose inquietanti, piuttosto che quello di un uomo inquietante alle prese con la vita normale». «Un sollievo — sottolinea l'attore, anche se l'eredità di Dexter non è particolarmente pesante —. Sono felice che sia piaciuto al pubblico». L'unico fastidio, ammette, è l'interesse su una possibile nuova serie — «per ora non è in cantiere, ma mai dire mai» — e ogni tanto il fatto che i traguardi di una carriera variegata siano eclissati dal successo di uno sceneggiato. «In genere è sempre il copione per me a fare la differenza, ma non ho preferenze. Teatro, cinema, tv, musical: mi piacciono tutti, anzi, spero di riuscire a continuare a passare da una cosa all'altra». Safe gli è capitato tra le mani mentre era a Londra per il musical Lazarus. «Ho fatto sapere al mio agente che non mi sarebbe dispiaciuto rimandare il rientro negli Usa», anche perché era il periodo delle elezioni presidenziali americane e il risultato non rendeva «il ritorno in patria particolarmente allettante». Detto fatto: Hall si è trovato alle prese con uno sceneggiato interpretato per la maggior parte da attori britannici e ambientato in una benestante comunità della campagna inglese. «Mi hanno colpito la tensione e il fatto che il mio personaggio, un chirurgo ancora con i sensi di colpa perla morte della moglie, all'improvviso viene catapultato in un nuovo inferno dalla misteriosa scomparsa di una figlia adolescente. Si sente incapace, non riesce a fare qualcosa di utile per ritrovarla». Gli ingredienti del thriller ci sono tutti e, a giudicare dai primi due episodi e dallo spessore del cast, Safe sarà presto il nuovo must di Netfiix, una piattaforma che, ammette Hall, sta cambiando il modo in cui consumiamo lo spettacolo. «Ammiro il fatto che non si attenga agli stereotipi e che non ci si occupi solo di un genere». Ha, ad esempio, guardato con ammirazione The Crown prima di arrivare a far parte del cast e apprezzato l'introduzione di un pezzo di storia a una nuova generazione ma è giusto dire, come ha fatto Helen Mirren, che l'avvento di Netflix sta distruggendo l'esperienza del cinema, che una volta era principalmente un'avventura di gruppo? «E vero che siamo sempre più legati agli schermi di computer e cellulare». L'importante, sottolinea, è imparare a gestire la tecnologia. Forse anche per via della grave malattia che lo ha colpito nel 2010 — il morbo di Hodgkin — oggi cerca un maggiore equilibrio tra lavoro e pause. «Sto diventando bravo a staccare la spina. Quando non lavoro porto il cane a passeggio, faccio sport e suono in una band di amici. Se il nostro mestiere è quello di emulare la vita normale è giusto ogni tanto riuscire anche a viverla».
NEWS - Clamoroso al Cibali! Spock risorge nella 2° stagione di "Star Trek: Discovery"

News tratta da "Uproxx"
The dream of a Quentin Tarantino-directed film is on hold for now, but Star Trek fans have something else to look forward to: Star Trek: Discovery season two. The inaugural 15-episode run ended on a stunning twist, and speaking of surprises, while recently speaking at the El Paso Comic Con, actor-director-bearded First Officer Jonathan Frakes announced some of the familiar names who will appear in the sophomore season of the CBS All Access series.
According to Justin Oser, the host of the Star Trek: The Next Generation show “Earl Grey” on Trek FM, Frakes confirmed that Anson Mount will appear in the second episode as Captain Christopher Pike and that the episode will include Spock. However, he did not confirm that it would be the adult Spock, who would be science officer aboard the Enterprise at the time Star Trek: Discovery takes place, but that a younger Spock would be featured in flashbacks along with his foster sister, Michael Burnham. (Via Comic Book)
Many young actors have donned the pointy Vulcan ears over the years, but the role of Spock is synonymous with two actors: Leonard Nimoy, who sadly passed away in 2015, and Zachary Quinto, who’s waiting for another film. But whoever the Discovery producers pick, he’d better have good dance moves.

martedì 17 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA STAMPA
"Counterpart", il cult sci-fi sulla Guerra Fredda incredibilmente snobbato dall'Italia
"I russi e la guerra fredda tornano prepotentemente nel nostro immaginario. Questa volta tocca a Counterpart, serie tv creata da Justin Marks per il canale televisivo a pagamento americano Starz. La storia è una delle più originali degli ultimi anni. L'incipit è: nel 1987, prima ancora della caduta del muro di Berlino, gli scienziati della Germania dell'Est creano, non si sa come, non si sa perché, un'altra realtà. Un mondo uguale al nostro, una Terra 2, che vive un suo tempo e un suo presente e con cui si sono intrecciati rapporti di diplomazia e di spionaggio. Le Nazioni Unite hanno R una loro base e Howard Silk, interpretato dal Premio Oscar J. K. Simmons, è un impiegato che lavora in uno dei livelli più bassi. L'equilibrio tra i due mondi è fragile. E allora cominciano la caccia ai segreti e gli assassinii: Baldwin, faccia e voce di Sara Serraiocco, è una dei killer più gettonati. Di piani di lettura Counterpart ne offre tantissimi. A cominciare dai vari «se» che fanno la storia, per continuare con una guerra continua tra due realtà praticamente identiche (stesse città, stessi nomi; stesse anche persone: ci sono da una parte e dall'altra, e più di una volta, come nel caso di Howard, vengono in contatto). La Terra 2 si vuole vendicare della Terra 1, perché, quest'è la convinzione diffusa, ci sono loro, gli altri, i diversi, dietro un'epidemia che ha ucciso centinaia di milioni di persone. Nel corso di dieci episodi, viene raccontata una storia a metà, speculare, piena di intrighi e di risvolti quasi lynchiani. Qui in Italia Counterpart non ha ancora una distribuzione. Ed è incredibile visto che all'estero ha fatto il pienone di recensioni entusiaste e di pareri positivissimi. Nemmeno un mese fa, sono partite le riprese della seconda stagione. E già si vocifera di una terza. Tutto avviene a Berlino, in una sorta di eco perpetua. Azioni e reazioni, pro e contro; spionaggio e contro-spionaggio. Buoni contro presunti cattivi. Simmons, che interpreta sia un uomo medio che una spia eccellentissima, è straordinario. Tra i comprimari si fa notare la Serraiocco. Il suo personaggio ricorda una via di mezzo tra la Lisbeth Salander di Uomini che odiano le donne e la Evey di V per Vendetta. Counterpart è un thriller sci-fi ad alto tasso adrenalinico, che gioca con la suspense e con il rapporto contorto, complicato, tra domande e risposte. E un altro mondo, un'altra dimensione. E, allo stesso tempo, è la stessa realtà in cui viviamo noi: dove simili uccidono simili". (Gianmaria Tammaro)

lunedì 16 aprile 2018

NEWS - Vampir-Ian per sempre! Somerhalder ancora coi canini affilati per la nuova serie di Netflix "V-Wars"
Ian Somerhalder is headed back to the Vampire world! The 39-year-old actor has signed on to star in the vampire drama V-Wars, which is based on the book by the same name. The 10-episode series will stream on Netflix. THR writes the show will revolve around “Dr. Luther Swann (Somerhalder), who enters a world of horror when a mysterious disease transforms his best friend, Michael Fayne, into a murderous predator who feeds on other humans.” Ian is no stranger to the Vampire world, having starred on The CW’s The Vampire Diaries.
SGUARDO FETISH - Carta canta! Escono i tarocchi dei telefilm, dall'"appeso" Dexter alla "luna" di "Twin Peaks"...

Articolo tratto da "La Stampa"
La papessa? «Vita da strega». Il carro? «La casa nella prateria». La morte? «Dead Like me». L'appeso? «Dexter» Il bagatto? «The mentalist». La luna? «Twin Peaks». I tarocchi più nuovi (e già prenotati on line da centinaia di Netflixdipendenti) sono quelli in grado di fornire una doppia lettura, quella del futuro e quella della favola moderna che ci inchioda per un weekend davanti allo schermo: gli arcani delle serie-tv. Ben disegnati e omologati dai professionisti dell'arte divinatoria, garantiti quindi per la lettura del futuro. Ad inventarli uno scrittore e sceneggiatore torinese, con il pallino della fantasy, il quarantacinquenne Gero Giglio che dopo aver pubblicato sei romanzi ora scrive film fra l'Italia e l'America. Editi da Scarabeo, leader mondiale nel settore delle carte da gioco, i tarocchi dedicati alle fiction saranno in vendita fra circa un mese. Disegnati cosi da piacere a un pubblico di tutte le età, sul loro retro (nero come uno schermo) campeggia la «spinning wheel» la ruotina che precede l'atteso «play» della serie tv preferita. Niente come i tarocchi sono stati raccontati con tutte le sfumature delle mode del momento. L'ultima mostra allestita a Torino, al Museo Ettore Fico ne è stata la prova: i bastoni, le spade, le coppe e i denari si baloccavano con Diabolik, David Bowie o Hugo Pratt, dimostrando che non c'è briciola dello scibile umano che non sia stato tentato dalla fiaba dei tarocchi. Le immagini psicologiche per definizione, come le aveva definite Carl Gustav Jung, funzionano da archetipi dell'inconscio collettivo che hanno sedotto da Renato Guttuso a Italo Calvino, e da Emanuele Luzzati a Gero Giglio «serie-tv-addicted» che insiste su un'affinità profonda tra queste e gli arcani, tale da meritare un mazzo che ne celebri il matrimonio: «I tarocchi e le fiction sono due metodi narrativi complementari - spiega - soprattutto se si guarda alla narrativa anglosassone che si basa sul viaggio dell'eroe». Nel mazzo, carte positive, medie e negative, come nei tarocchi tradizionali, abbinate a serie tv storiche: dal primo episodio di «Twin Peaks» a oggi, accostando la faccia Fonzie a quella Merlin (la spada nella roccia rappresenta l'asso di spade), passando per «Black Mirror», «Miami Vice» e «Battlestar Galactica» che è la carta preferita dall'ideatore del mazzo «quella che mi porterei su un'isola deserta». Il metodo usato da Giglio è stato scientifico: «Ho preso un arcano alla volta e, basandomi sul suo significato tradizionale, ho pensato alla serie tv che più gli corrispondesse» (un pò alla cazzo: n.d.r.). Il mazzo, però, che contiene le 78 carte regolamentari inserisce anche nuove simbologie, «il cui significato potrà essere più o meno criptico: ma proprio come i tarocchi illustrano il grande percorso dell'esistenza, ognuna di queste fiction mostra diversi aspetti di questo cammino: sarà poi un bel viaggio nella memoria riconoscere una serie del passato aggiungendo un gioco in più alla divinazione classica». Ed ecco che secondo uno degli autori di Camera Cafè (Giglio ha curato parecchi programmi di successo) l'unione fra esoterismo e racconto a puntate non ha nulla di blasfemo e molte affinità. «Creare questo mazzo di tarocchi è diventata un'urgenza - confessa - durante la visione, per la decima volta, proprio del primo episodio di Twin Peaks, serie tv che a mio modesto parere ha dato il via alla terza era d'oro della medesima. È n che mi so- no detto quanto sarebbe stato bello trasformare queste forme di narrazione pop in qualcosa di iniziatico». Lo dice mentre apre il mazzo a caso ed esce la carta di «Battlestar Galactica». «Vede? Mi segue sempre».

sabato 14 aprile 2018

GOSSIP - Sophie Turner di "GOT" e Katherine Langford di "Tredici" tra i "volti freschi" del 2018 scelti da "Marie Claire"



venerdì 13 aprile 2018

NEWS - Milano expo(rt)! Disney lancia la sua prima serie internazionale girata all'ombra del nuovo skyline di Piazza Gae Aulenti: dal 7 maggio al via "Penny on MARS" (spin-off di "Alex & Co.")
Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Un'Italia da esportazione che guarda al mercato globale. Disney Italia ha prodotto per la prima volta una serie destinata anche agli anglosassoni, interamente girata a Milano con un cast inglese: l'unico modo per abbattere qualunque barriera, superare ogni frontiera, uscire dalla gabbia della locazione. II know-how Disney è nel ramo «serie per teenager», successi costruiti a tavolino con un consolante ed eterno ritorno dell'uguale che pesca nel solco narrativo tracciato da Hannah Montana, passato per Violetta, fino ad arrivare a Soy Luna: storie di adolescenti tra amori e amicizia, tra scuola e musica. Questa volta tocca a Penny On M.A.R.S. che debutta su Disney Channel (Sky, canale 613) il 7 maggio (da lunedì a venerdì alle 20.10), trampolino di lancio perla messa in onda in Inghilterra a giugno, quindi in Francia in autunno e a seguire in altri Paesi. Cast internazionale, ma regista italiano, Claudio Norza che aveva già diretto Alex e Co., serie concepita per sbarcare in Europa e Sud America. Ora il passo successivo è quello mondiale: «Alex e Co. non era arrivata nei Paesi anglofoni, mentre questa è una serie pensata per un mercato davvero globale. Per farlo è stato necessario girare in inglese, con attori madrelingua. Se i Paesi latini sono abituati al doppiaggio, per quelli di lingua inglese non è concepibile: è stato questo l'ostacolo che aveva fino ad ora bloccato i nostri progetti più ambiziosi». Undici settimane di riprese a Milano, tra Bovisa e Portello, tra Navigli e piazza Gae Aulenti, alcuni dei luoghi del nuovo rinascimento della città, che ha un respiro internazionale ormai sempre più condiviso: «La serie è dichiaratamente ambientata a Milano, una città che è un simbolo riconosciuto in Europa e nel mondo, sull'onda del richiamo all'estero della nostra architettura, del design, della moda e del cibo». Penny On M.A.R.S., prodotta da 3Zero2Tv con Disney Italia, segue le avventure della ragazza del titolo (interpretata dall'esordiente Olivia-Mai Barret), talentuosa adolescente che sogna di frequentare la scuola di performing arts più prestigiosa al mondo, il M.A.RS. di Milano. Con lei c'è l'inseparabile amica Camilla (Shannon Gaskin): sono come sorelle e niente può separarle, almeno fino al momento in cui a scuola non si innamorano dello stesso ragazzo (Finlay MacMillan che ha già lavorato con Tim Burton nel film del 2016 Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali). «Penso che il punto di forza della serie — riflette ancora Norza — sia il triangolo amoroso che nasce anche per una serie di malintesi. E poi la musica e il ballo che fanno allo stesso tempo da sfondo e da palco alle avventure di questi ragazzi che hanno un grande sogno da realizzare». Segreti e amori, amicizia e talento, la determinazione a raggiungere l'obiettivo conditi da brani musicali originali interpretati dal cast. E questa la ricetta dell'immedesimazione che funziona sull'immaginario collettivo degli adolescenti di ogni latitudine, in un meccanismo di identificazione che si accende ogni volta come un riflesso pavloviano.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
"Il Cacciatore", modello seriale da esportazione che vince Cannes
"Non chiamatela fiction, per carità. Non chiamatela fiction: gli sceneggiatori, i registi, gli attori e i produttori hanno fatto del loro meglio per prendere le distanze. E non confondersi con la caterva di prodotti audiovisivi che sembrano fatti apposta per offrire materiale alla serie "Boris" (peraltro, l'unico esperimento riuscito di sit-com italiana, prima di "La linea verticale" diretto da Mattia Torre con Valerio Mastandrea). Non chiamatela fiction, per ripagare gli sforzi e per un motivo anche più nobile: solo in Italia — santino dopo santino, storia edificante dopo storia edificante — siamo riusciti a umiliare una nobile parola che altrove distingue le storie inventate dalle storie che non lo sono. Senza impegnarsi minimamente sulla qualità delle medesime. "La fiction è sugli stereotipi, la serie è sull'umanità", annuncia l'attore Francesco Montanari, appunto il "Cacciatore di mafiosi" (era il titolo dell'autobiografia di Alfonso Sabella, il magistrato del pool antimafia servito da traccia per il personaggio di Saverio Barone). Per interposti produttori, sceneggiatori e registi — le dodici puntate sono dirette da Stefano Lodovichi e Davide Marengo, premiato con il Flaiano nel 2011 per la terza stagione di "Boris", e al cinema applaudito per "Notturno bus"—vuol dire che "Il cacciatore" guarda a modelli internazionali. Oltre che alle serie italiane da esportazione: da "Romanzo criminale" (Francesco Montanari era il Libanese) a "Gomorra" e "Suburra". Viene citato Dante, in dialetto siciliano — il commissario Montalbano ha fornito un corso accelerato, neanche l'ombra dei sottotitoli — già nella prima puntata (la "selva oscura" va assai di moda, serve anche per il titolo dell'ultimo romanzo di Nicole Krauss, ex signora Jonathan Safran Foer, appena uscito da Guanda). Siamo nel 1993, dopo le stragi di Capaci e di Via d'Amelio, morto Giovanni Falcone e morto Paolo Borsellino. Chi già vorrebbe obiettare — "ma sempre mafia?" — prenda atto che le storie mafiose stanno all'Italia come il western sta agli Stati Uniti: una miniera inesauribile, troppo ricca per lasciarla sfruttare solo dai registi americani con il cognome italiano. "La piovra" ha aperto la strada, e l'ha lastricata di repliche. "Il cacciatore" va in onda su RaiDue dal 14 marzo scorso (con anteprima online su Raiplay, modalità già sperimentata con "La linea verticale"). Sulla via dell'esportazione, si è guadagnata la vittoria in concorso a Canneseries, prima edizione del Festival francese dedicato alle serie, dal 4 all'11 aprile. Sulla via del successo critico, viene celebrata da un articolo sul Post di Luca Sofri e uno su Wired. Non la chiameremo "fiction" (badando bene a non farci sentire fuori dall'Italia, dove la parola resta nobile). Abbiamo notato la fotografia non sciatta, le scritte in sovrimpressione che chiariscono allo spettatore chi è Giovanni Brusca e chi Leoluca Bagarella, e a quanto ammonta lo score dei rispettivi omicidi. Abbiamo notato il barile di acido, la violenza in montaggio alternato, l'autista Paolo Briguglia che deve mantenere la famiglia e altri lavori per chi è stato in galera non ce ne sono, il giovane che prova a fregarsene delle regole imposte dalla vecchia guardia, il magazzino-mattatoio. Alla voce "umanità contro stereotipi" arriva qualche interno bagnato di luce calda, con famiglia mafiosa che si scambia tenerezze (si pub far meglio). Da parte sua, il cacciatore di mafiosi è sempre rigido e compreso nella sua missione da compiere. Anche quando, da copione, dovrebbe scherzare". (Mariarosa Mancuso)

giovedì 12 aprile 2018

SGUARDO FETISH - Gina, lo sguardo di Satana! La Rodriguez "sanguinolenta" sul set di "Someone Great" di Netflix
Gina Rodriguez “stabbed” a couple while filming her upcoming Netflix series Someone GreatThe 33-year-old Jane the Virgin actress was spotted shooting a bloody scene on Monday (April 9) in New York City. She was joined by her co-stars Brittany Snow and DeWanda WiseGina rocked a “Latina AF” crop t-shirt along with a plaid button-up, grey pants, black and white sneakers, and a yellow tarp. The rom-com tells the story of a woman who, on the rebound from a nasty break-up, travels with her two best friends to New York City. Gina is also producing.

mercoledì 11 aprile 2018

GOSSIP - "Voglio essere boss di me stessa e delle altre donne": Kaley Cuoco di "TBBT" si allarga su "Cosmopolitan", mostra la coscia e rifugge qualsiasi concorrenza con Sofia Vergara, l'attrice tv più pagata (di lei)!
Kaley Cuoco is featured on the cover of Cosmopolitan magazine’s May 2018 issue, on newsstands April 10. Here’s how the 32-year-old Big Bang Theory actress had to share with the mag:
On The Big Bang Theory­—and being the second-highest-paid TV actress (behind Sofia Vergara): “I spent my entire 20s on this show. I didn’t have to fight for pay…Knowing what it feels like [to be paid as an equal], I will always take that stand for myself.”
On being a girl boss and running her own production company, Yes, Norman Productions:“I want to be a full-on girl boss. I’ve been in the business so long, and I’ve worked with the best. I don’t let people mess with me. I want to show girls out there that you can be cool, wear yoga clothes, and run your own f—king company. You don’t have to be a guy in a suit. I want this to be a big company. I want to be sitting down a few years from now and have so many projects going. That’s what I’m excited about.” For more from Kaley, visit Cosmopolitan.com.
NEWS - HBO too! Il network si adegua alla protesta di Reese Witherspoon di "BLL" sui cachet discrepanti tra uomini e donne: "provvederemo"

News tratta da "Vulture"
HBO won’t succumb to what befell their royal competitors over at Netflix. As a “direct result” of the Time’s Up movement and encouragement from Big Little Lies’ Reese Witherspoon, HBO executive Casey Bloys admitted that the network took a cold, hard look at its gender pay gaps and promptly fixed every discrepancy they could identify within their shows. “One of the things that’s come out of thinking about the movement and some conversations with Reese, who’s really at the forefront, is something we’ve done recently,” Bloys told THR. “We’ve proactively gone through all of our shows — in fact, we just finished our process where we went through and made sure that there were no inappropriate disparities in pay; and where there were, if we found any, we corrected it going forward.” Bloys wouldn’t provide an example of a show that underwent a pay correction — not even whether it rhymed with “Vest Whirled” or “Flame of Bones” — noting that it’s just “people getting what they deserve.” And by that, he means boatloads of money.

martedì 10 aprile 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! Apple rimanda lo sbarco nelle serie tv al 2019. Ecco i motivi (leggi il link)

lunedì 9 aprile 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Trust" vola tra riferimenti alti e cadute soap
"La notte del 10 luglio 1973 scompare a Roma John Paul Getty III, nipote del ricchissimo petroliere inglese. John Paul ha 16 Janni, è un ragazzo con i capelli lunghi e l'aspetto trasandato. I giornali dell'epoca lo descrivono come un hippie che frequenta nightclub e manifestazioni di sinistra. Per guadagnarsi da vivere, vende per strada piccoli gioielli, dipinti creati da lui e fa la comparsa a Cinecittà. E un caso che per cinque mesi rimane sulle prime pagine di tutti i giornali italiani e culmina in un gesto macabro: i rapitori tagliano l'orecchio destro dell'ostaggio e lo inviano a un giornale per convincere la famiglia a pagare il riscatto. II nonno del giovane è ricchissimo, si dice che potrebbe pagare le tasse degli ultimi dieci anni di tutti gli italiani. I suoi averi sono valutati 1.000 miliardi di lire e il patrimonio delle sue compagnie petrolifere è di 3.000 miliardi. Creata da Simon Beaufoy, Danny Boyle e Christian Colson (i tre di The Millionaire), la serie Trust. Il rapimento ripercorre queste vicende nei toni della saga familiare, tra riferimenti alti (non può mancare Shakespeare) e cadute soap (giusto pensare a Dallas e a Dynasty, ma non a una storia rappresentata «in maniera barocca e volutamente volgare come fosse una telenovela anni Settanta», come goffamente è stato scritto). A dirigere i primi tre episodi lo stesso Danny Boyle, mentre la regia di uno degli episodi ambientati nel nostro Paese è stata affidata a Emanuele Crialese (Sky Atlantic, mercoledì, 21.15). Tra lezioni di old economy ed esercitazioni bunga bunga ante litteram, il «vecchio» Donald Sutherland si dimostra in grande forma: «I Getty e la regina d'Inghilterra non hanno mai contante». Curiosamente, Trust esce a pochi mesi di distanza da Tutti i soldi del mondo di Ridley Scott basato sulla medesima vicenda, con Christopher Plummer ingaggiato all'ultimo per sostituire Kevin Spacey". (Aldo Grasso)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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