venerdì 5 agosto 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO 
"Stranger Things", macchina del tempo per nostalgici e per millenial che non hanno mai visto "Stand by me"
"La scena imperdibile sta all'inizio del secondo episodio. Una ragazzina piuttosto male in arnese - capelli rapati a zero, un numero tatuato sull'avambraccio - viene accolta in casa da un ragazzino e da due compagnucci che assieme a lui passano i pomeriggi a giocare quella mania d'altri tempi che fu "Dungeons e Dragons". Ha addosso solo una maglietta arancione - una divisa, non è chiaro di quale istituzione - quindi le offrono una tuta. Lei fa la mossa di cambiarsi, i tre in preda al terrore indicano il bagno e pretendono pure la porta chiusa. Siamo nel territorio di Stephen King, geniale osservatore del momento preadolescenziale in cui i maschi preferiscono stare tra loro, le ragazze sono d'impiccio. Dura poco, lo racconta bene anche Wes Anderson in "Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore". Susy e Sam, entrambi dodicenni anche se lei ha gli occhi truccati come Françoise Hardy e lui il cappello di Davy Crockett, scappano insieme. Lui sa che deve darle il primo bacio, si fa così, e pure con la lingua. Lo fa, e poi sputa. In "Inside Out" di Pete Docter, è l'allarme rosso che scatta nella testa: "Aiuto, una ragazza!" (per l'antologia delle scene non basta lo spazio della rubrica, usiamo l'ultima digressione per ricordare che nel romanzo "Mr Mercedes" King raccontava un'auto assassina lanciata su una folla di poveracci in fila per un lavoro). Gli ultimi - per ora - a inoltrarsi nel territorio si chiamano Matt e Ross Duffer, con la serie "Stranger Things" (gli otto episodi della prima stagione sono su Netflix). Per via di "Stand By Me", il regno di Stephen King è presidiato in egual misura da Steven Spielberg, che in proprio contribuisce con "E. T.". Tra i due sì è solidamente inserito J. J. Abrams con "Super 8", prodotto appunto da Spielberg che ne approfitta per dar la sua benedizione (o passare le consegne). Vuol dire che la prima bicicletta con le ruotine entra in scena cinque minuti dopo i titoli di testa (assieme alla prima madre divorziata). E' la serie di cui si chiacchiera, segno che i nostalgici degli anni Ottanta sono una legione, tra spettatori e critici (va aggiunta agli entusiasti una manciata di millennial che si stupiscono di ogni cosa e reagiscono di conseguenza). Gente che a sentire "Demogorgon" prova la stessa reazione di Marcel Proust davanti a una madeleine (è il Principe dei Demoni nel gioco "Dungeons e Dragons", attendiamo un bell'editoriale sul tema "i nostri mostri erano migliori dei vostri Pokémon"). Figuriamoci che succede a vedere un telefono da muro di bakelite giallina, con il filo attorcigliato e il disco con le lettere, oltre che con i numeri. I ragazzini giocatori erano in realtà quattro, altrettanti nerd maltrattati dai bulli - allora essere nerd non era figo come pare oggi che abbiamo visto "The Big Bang Theory". Uno di loro scompare tornando a casa dopo un partitone. Siamo in una cittadina dell'Indiana, L'anno è il 1983, nel prologo (lo chiamiamo così perché i titoli di testa somigliano a copertine di Stephen King e gli episodi sembrano intitolati come capitoli) uno scienziato passa un momentaccio. Nel laboratorio le luci si accendono e si spengono. Lo sceriffo dorme in canottiera sul divano (segno sicuro di un'altra famiglia che non ha funzionato benissimo). E sì, certo, di nascosto dagli adulti si parla con il walkie talkie. Per farsi un giro negli anni Ottanta, "Stranger Things" è una perfetta macchina del tempo, c'è pure Wynona Ryder pettinata come l'operaia Meryl Streep in "Silkwood". Talmente esagerata - e priva di ironia - da sconfinare nella caricatura". (Mariarosa Mancuso, 27.07.2016)

giovedì 4 agosto 2016

SGUARDO FETISH - Buffy l'AmmazzaPastelli! In arrivo l'album da colorare (per adulti) della cacciatrice di vampiri

News tratta da "Entertainment Weekly"
Drop your Mr. Pointy and pick up some crayons: A “Buffy the Vampire Slayer” adult coloring book is on the way. Dark Horse Books, the publisher behind the upcoming Serenity and Avatar: The Last Airbender adult coloring books, is bringing Buffy the Vampire Slayer universe to the coloring book world, offering Whedonites 45 intricately detailed original illustrations that incorporate moments from the entire series. The pages will feature the “Scooby Gang,” as well as the baddies, including The Master, Glory, Drusilla, and the Trio. The original art was created by Buffy Season 8, 9, and 10 comic book artists Karl Moline, Rebekah Isaacs, Georges Jeanty, Yishan Li, Steve Morris, and Newsha Ghasemi. The “Buffy the Vampire Slayer Adult Coloring Book” is available now for pre-order with an expected release date of Jan. 17, 2017.

mercoledì 3 agosto 2016

NEWS - E adesso Netflix s'inventa Flixtape, le playlist a tema

News tratta da "Vulture" 
Netflix knows it's your favorite place to procrastinate. To help you kill more time,  it's added a new feature: Flixtape, a playlist function that will enable you to make Netflix-TV-and-movie "mixtapes" — because you don't need to do errands or clean your house, you need to make an "Every Show I Liked in 1999" playlist. (Start with Buffy, proceed with The West Wing ...). If you're looking for inspiration, Netflix has some premade Flixtapes all lined up for you. The "Besties or Frenemies" playlist contains eps of Pretty Little Liars, Unbreakable Kimmy Schmidt, New Girl, and wild-card 1997 film Good Burger, while the "Summertimes" playlist features Wet Hot American Summer: First Day of Camp, Moonrise Kingdom, Grease, and, ahem, High School Musical 2.
Before you commence your Flixtape-ing, remember John Cusack's High Fidelity mixtape advice: “The making of a good compilation tape is a very subtle art. Many dos and don'ts. First of all, you’re using someone else’s poetry to express how you feel. This is a delicate thing.” Truer words were never spoken.


lunedì 1 agosto 2016

NEWS - Netflix, è passata la moda? Abbonati in fuga, il titolo crolla...Finirà come Blockbuster?

Articolo tratto da "Italia Oggi"
Netflix piange: incrementa assai meno del previsto il numero dei suoi abbonati e crolla in Borsa. Battuta d'arresto o esplosione di una bolla? E poi: questa crisi è una buona o una cattiva notizia? Per molti versi buona, anzi ottima. Vediamo perché. Netflix, la tv online più celebre e temuta (dai network televisivi tradizionali) del mondo, si è imposta, con 87 milioni di abbonati, grazie a una semplicità di accesso e di ricerca, unita a una vastità di scelte e a un'economicità di prezzo, senza precedenti. Ma il vero boom, la web-tv su cavo l'ha ottenuto meritoriamente indovinando alcune «fiction» che l'hanno consacrata e fatta amare. E qui, direbbe Totò, casca l'asino. I successi imperniati sulla creatività hanno il difetto di essere effimeri e reversibili, perché tale è la natura umana: oggi ci piace l'operetta, e ci andiamo tutti pazzi, domani passa la moda, arriva quella del rock'n roll e l'operetta resta un gusto di pochi. La Metro Goldwin Mayer era la numero uno ed è fallita... Questo gioco dei cicli emotivi fa parte dei nostri archetipi e guai, guai seri, se le tecnologie lo distruggessero: la nostra creatività, che ci distingue dalle bestie, finirebbe tritata da un algoritmo, e non da esso potenziata come lo fu dalla macchina per scrivere o dalla cinepresa. Quindi? Semplice: le serie di maggior cassetta di Netflix «tirano meno», perché tutte le mode passano; e i giocherelli digitali graditi agli abbonati non sono la «killer application» (la «trovata assassina», per usare il solito gergo da fessi) che si pensava. Tutto qui: ed è qui anche la buona notizia, che la creatività fa ancora e sempre la differenza. Piccolo-grande corollario: potersi scegliere in pace, tra infinite opzioni, ciò che si preferisce vedere è bello. Ma non è l'unico modo gradevole di vivere. Scegliere costa fatica, innanzitutto. E limita l'esplorazione almeno quanto appare agevolarla, perché fatalmente si tende a scegliere cose note o almeno fantasticate, ma l'ignoto si tende a scartarlo. I vecchi palinsesti televisivi prescrittivi (alle 20 il tg, alle 20,30 la satira, eccetera) sembrano stantii, ma sono confortevoli, come tutte le abitudini. «Arto', fa' caldo, sto' stanca, vedi che fanno su Raiuno», è e rimarrà un'esigenza anti-scelta. Quindi Netflix non sarà il cianuro dei network televisivi tradizionali, li affiancherà senza soppiantarli. Ce lo ricordiamo Blockbuster? Sottocasa, migliaia di film da scegliere e affittare per poco, e ti compravi pure i pop-corn. E' durato dieci anni. E del resto, per finire con un sacrilegio, anche al colosso Sky, re delle comode tv a pagamento, se togli il calcio e il porno quanto business resta?

venerdì 29 luglio 2016

NEWS - Fantastic duo! Supergirl adotta tutor-Superman con il volto (di pietra) di Tyler Hoechlin. La prima immagine (super---photoshoppata)!

News tratta da "TvLine"
Talk about a dynamic duo.
Warner Bros. has released the first photo of newly-christened Superman Tyler Hoechlin alongside onscreen cousin, Supergirl‘s Melissa Benoist, and there’s no denying that they make a pretty (sorry!) super pair. Over the weekend at Comic-Con, Hoechlin told TVLine that he was “looking forward” to slipping into the Man of Steel’s iconic tights and cape (designed here by Supergirl’s costume guru Kiersten Ronning), adding that the whole experience has been “definitely surreal and probably hasn’t sunk in yet, but it will be fun”. Hoechlin will make his debut as Supes in Supergirl‘s Season 2 premiere on Monday, October 10 at 8/7c on The CW.

giovedì 28 luglio 2016

NEWS - "It's fucking Negan's world now": Jeffrey Dean Morgan lancia l'epiteto dalla copertina già cult di "Entertainment Weekly"! Daje Negan, uccidili tutti (ne bastano un paio, al massimo...) 
The Walking Dead‘s Negan is front and center on the cover of Entertainment Weekly‘s new issue. Jeffrey Dean Morgan – the actor playing the villainous Negan – opened up about the upcoming season in a very Negan-esque way: “It’s a reset on The Walking Dead world. It’s f—ing Negan’s world now". "What you’re going to see in the first half of this season is Negan wreaking havoc,” Jeffrey added. “And some of your characters that you’ve grown to love are not going to be on the show anymore, and it’s going to end badly for them. It’s going to be a whole new beginning for The Walking Dead. Really, we’ve taken the show and just flipped it upside down. It’s a different show now. It’s going to have a different feeling. You’re going to see your favorite characters in a position that they’ve never been in before, which is super vulnerable and victimized”.

mercoledì 27 luglio 2016

NEWS - "Con Vivendi accordo per Premium è vincolante. Se i francesi volevano negoziare non scrivevano una lettera": parla Marco Giordani, direttore finanziario Mediaset sulla retromarcia di Vivendi su acquisizione Premium

Intervista a Marco Giordani, direttore finanziario Mediaset, pubblicata da "MF"
"Un fulmine a ciel sereno». Con queste parole Marco Giordani, direttore finanziario di Mediaset, ha commentato in un'intervista a Class Tv la decisione di Vivendi di non rispettare il contratto vincolante siglato con Mediaset su Premium. Ma promette che il business plan della pay tv non cambierà. 
Domanda. Qual è la vostra posizione di fronte alla lettera di Vivendi del 21 giugno e a quella di due giorni fa in cui si comunica questa scelta? 
Risposta. L'accordo dell'8 aprile tra Mediaset e Vivendi è vincolante ed è stato preceduto da lunghi mesi di trattative durante i quali la società francese ha potuto aver accesso ai numeri chiave di Premium e chiarire ogni dubbio. Ma soprattutto è un accordo che non prevede modifiche. 
D. de Puyfontaine e Vivendi hanno detto in due comunicati che dall'analisi dei risultati di Premium sono emerse differenze significative rispetto alle verifiche effettuate, motivo per cui il gruppo ha inviato una proposta per trovare un nuovo accordo e proseguire le trattative. 
R. Vivendi i numeri di Premium li ha visti prima di firmare l'accordo dell'8 di aprile. Se poi tra quella data e il 21 giugno le loro valutazioni sono cambiate, visto che i numeri non sono mutati, se non marginalmente, questo non dipende da noi, anche perché non abbiamo mai ricevuto un claim formale da parte del gruppo francese che faccia riferimento al contratto firmato. Hanno semplicemente cambiato idea. Se veramente Vivendi fosse stata così scontenta dei numeri di Premium non le avrebbe attribuito un valore addirittura più alto in sede di trattativa. Il problema, quindi, non sono i numeri. 
D. Fininvest parla di scorrettezza di eccezionale gravità da parte dei francesi e li accusa di voler scalare Mediaset in modo surrettizio. II piano di Vivendi poteva essere questo sin dall'inizio?  
R. Nell'accordo dell'8 aprile non si parlava solo di Premium, ma di molti altri progetti, come i contenuti a livello europeo o la creazione di una piattaforma over the top sempre a livello europeo. In questi quattro mesi non c'è mai stato da parte di Vivendi alcun tipo di offerta o proposta, mentre noi di Mediaset stiamo finalizzando il progetto da sottoporre a loro in questi due anni. Proprio per questo la lettera ci ha colti di sorpresa, anche perché comunque ci saremmo aspettati un approccio diverso. Dal 1 di luglio ci sono delle norme molto stringenti sul market abuse ed è evidente che una lettera come quella di due giorni fa non poteva non essere comunicata al mercato. Se volevano negoziare non scrivevano una lettera. 
D. Ci sono stati contatti tra Mediaset e Vivendi tra 1'8 aprile, il 21 giugno e il 25 luglio?
R. Certo. Vivendi aveva preso anche delle decisioni su Premium non previste nei nostri piani, che ci hanno portati a rinnovare alcuni contratti con dei canali distribuiti da Premium. Da giugno, però, i rappresentanti di Vivendi hanno incominciato a essere sempre meno attivi e, in termini contrattuali, a non adempiere ai loro obblighi. 
D. Ad esempio? 
R. Non hanno rispettato i tempi per comunicare il passaggio di controllo all'autorità europea. Avevano l'obbligo di incontrare la Uefa per comunicare il change of control e si sono rifiutati di farlo per ben due volte, creandoci degli imbarazzi. Premium va gestita giorno per giorno, ma Vivendi ci ha fatto rimanere in stallo per lungo tempo. Queste mancanze contrattuali sono state comunicate al gruppo francese venerdì scorso e la risposta è stata la lettera di due giorni fa. A partire dal cda di domani ci difenderemo e torneremo a occuparci di Premium come facevamo prima, realizzando un business plan che è tuttora in piedi. 
D. Il contratto dell'8 aprile prevede penali per chi decide di uscire?  
R. No, perché non si prevedeva di uscire. C'era la volontà assoluta di chiudere da parte di entrambi. D. È possibile trovare un accordo?  
R. Anzitutto dovremo portare in cda la lettera di Vivendi che cambia radicalmente le carte in tavola. Sarà poi il consiglio a prendere le decisioni più opportune a tutela della società. Margini ci sono, ma Vivendi deve proporci un accordo equivalente a quello siglato ad aprile. 
D. Di certo si rischia una fase di stallo e di battaglia legale a scapito del business industriale di Premium. 
R. Il contratto ci imponeva una gestione molto più amministrativa, che ha comportato dei rallentamenti. Ma la politica commerciale di Premium è già nei negozi, con la Champions League che parte tra un mese e una composizione di squadre italiane che ci soddisfa.

martedì 26 luglio 2016

NEWS - Clamorosissimo al Cibalissimo! Quell'accordo non s'ha (più) da fare! Vivendi fa retromarsh nell'acquisizione Premium 
(ANSA) - Dietrofront di Vivendi sull'acquisto del 100% di Mediaset Premium, e il titolo del Biscione crolla in borsa. Mediaset ha fatto sapere che il gruppo francese intende ora 'acquistare solo il 20% del capitale di Mediaset Premium', invece che il 100% come stipulato, e 'non intende comunque onorare il contratto'. A Mediaset - che fa sapere di essere pronta a far valere i propri diritti - replica il gruppo di Bollore', parlando di 'divergenze significative' di valutazione su Premium e informa di aver fatto una nuova proposta per trovare un accordo su Premium. Titolo Mediaset soffre in Borsa. "Non vogliamo il controllo". Lo ha detto l'amministratore delegato di Vivendi Arnaud De Puyfontaine in una conferenza stampa a Milano. L'Ad non ha voluto commentare o precisare i termini delle trattative con Mediaset ma ha ribadito che "l'obiettivo non cambia, e' quello di creare un grande gruppo; cambia il modo per raggiungerlo". "Stiamo discutendo - ha aggiunto - e vogliamo una soluzione che sia soddisfacente per entrambi". Fininvest denuncia "l'eccezionale gravita' e l'assoluta scorrettezza del comportamento di Vivendi" sulla vicenda Mediaset Premium. Lo afferma in un comunicato la societa' cui fa capo il 34,738% di Mediaset. "L'atteggiamento di Vivendi - prosegue Fininvest - lascia chiaramente intuire che il suo vero, non dichiarato obiettivo fosse in realta' quello di costituirsi in modo surrettizio e inaccettabile una posizione di estremo rilievo nell'azionariato di Mediaset". "Non c'e' nessuna negoziazione in corso tra Mediaset e Vivendi". Lo si legge in una nuova nota di Mediaset in cui il Gruppo precisa che "la negoziazione e' gia' avvenuta e si e' conclusa con il contratto regolarmente firmato tra le parti l'8 aprile 2016". Mediaset aggiunge che "l'analisi dei risultati di Premium e' ovviamente avvenuta prima della firma, come accade prima di ogni assunzione di impegni". Infine Mediaset conferma "di non aver mai ricevuto alcuna contestazione formale sulla validita' o i contenuti del contratto".
TELEFILM ART - Foto, grafica e visioni al confine con la Pop Art

lunedì 25 luglio 2016

NEWS - Clamoroso al Cibali! Sky perderà il 36% di valore nei prossimi 5 anni, la concorrenza della neonata Vivendi-Premium e Netflix destinata a erodere quote di mercato

Articolo di Claudio Plazzotta su "Italia Oggi"
Bank of America Merrill Lynch ha prodotto un interessante report sul mondo Sky plc, con attenzione al mercato britannico, tedesco e italiano. Il tutto confezionando il documento con una certa creatività, come una serie tv all'interno di un Box set di Sky, con tanto di «prima stagione», 13 episodi (all'Italia è dedicato il 13esimo), gran finale ed «episodio bonus». Eloquente il titolo affibbiato alla serie: The boiling frog, ovvero la rana in bollitura, che fa riferimento a una situazione in cui piccoli cambiamenti (come quelli cui è sottoposta una rana immersa in acqua tiepida in una pentola sul fuoco) possono però portare gradualmente a una situazione di crisi (nel caso della rana, alla bollitura e di conseguenza alla morte). Per la banca d'affari, quindi, il gruppo Sky, in Europa, si troverebbe in un contesto di lento declino, magari impercettibile ma inesorabile, e destinato a erodere drasticamente le quote di mercato e i margini. Quanto all'Italia, è presto detto: per Merrill Lynch la società guidata dall'amministratore delegato Andrea Zappia perderà il 36% del valore nei prossimi cinque anni, passando da 2,5 miliardi di sterline del 2014 (importo versato a Fox da Sky per l'acquisto di Sky Italia) a 1,6 mld nel 2020. I motivi di questo deprezzamento sono molti. Di sicuro il mercato degli abbonati alla pay tv in senso largo crescerà in Italia, passando dai circa 7 milioni di clienti nel 2016 ai 9,5 milioni del 2020. Cambierà, però, la composizione: se nel 2016, in base alle stime di Merrill Lynch, ci sono 4,775 mln di abbonati Sky, 2,255 mln di abbonati Mediaset Premium (escluse le pre-pagate) e 182 mila abbonati ad altre offerte, nel 2020 gli abbonati di Sky cresceranno a 5,164 milioni, ma soprattutto grazie alle offerte di Now Tv (la pay tv in streaming), quelli di Mediaset Premium a 3,240 milioni e gli «altri» esploderanno a 1,386 milioni. In sostanza tutta la crescita sarà intercettata dalle offerte di pay tv in streaming, un modello di business che, secondo la banca d'affari, rappresenta il futuro della cosiddetta tv a pagamento. Il miglioramento delle infrastrutture di rete, banda larga, fibra in Italia ha infatti rimosso le barriere all'ingresso per tanti soggetti. E Sky, dice il report, dovrà confrontarsi con nuovi competitor: sia Discovery, sia le offerte in Ott come Netflix o Vivendi-Mediaset. E, in particolare, queste offerte hanno «business models più efficienti poiché lavorano in stretta sinergia con le Telco. Vivendi sta per acquisire Mediaset Premium, che era un competitor debole per Sky Italia. Ma con Vivendi diventerà probabilmente un competitor molto più forte, con vantaggi nella distribuzione, nei contenuti, nel marketing, facendo forte leva sulla base di clienti di Telecom Italia», di cui Vivendi è il principale azionista. L'ingresso di Vivendi nel mercato della pay tv in Italia determinerà «per Sky una quota di mercato più bassa e costi più alti per l'acquisto dei diritti tv». In effetti, secondo le analisi di Bank of America Merrill Lynch, la quota di mercato di Sky Italia passerà dal 70% del 2014, al 68% del 2016, fino al 54% del 2020, mentre Mediaset Premium salirà dal 32% del 2016 al 34% del 2020. Concentrandoci su Sky, gli abbonati tv alle offerte non sportive resteranno stabili: 1,125 milioni nel 2016 come nel 2020. Quelli alle offerte sportive, invece, caleranno dell'1,4% passando da 3,5 milioni del 2016 a 3,449 milioni del 2020. Il boom ci sarà, invece, per gli abbonati a Now Tv: dai 150 mila del 2016 ai 590 mila del 2020.Non ci sarà un grande sviluppo dei ricavi pubblicitari di Sky Italia, che secondo Merrill Lynch rimarranno piatti: 234 milioni di euro nel 2016 come nel 2020. Per determinare la crescita, quindi, Sky dovrà lavorare su due fronti: spingere su Now Tv, che passerà dai 17 min di ricavi 2016 ai 79 milioni del 2020; aumentare i prezzi degli abbonamenti, in particolar modo per i pacchetti dello sport. L'arpu (ricavi medi mensili per abbonato) tra il 2016 e il 2020 salirà infatti da 35 a 37 euro per le offerte non sportive, da 45 a 50 euro per quelle sportive, e da 11 a 13 euro per Now tv. Con queste dinamiche, si potrà affrontare bene anche il probabile aumento dei costi per l'acquisto dei diritti sportivi in tv. Merrill Lynch prevede che i costi Sky per la Serie A di calcio passeranno dagli attuali 572 milioni all'anno a 681 min ( 19%), e quelli della Formula Uno da 77 a 100 min ( 30%). E così anche l'ebit di Sky Italia verrà tutelato: 72 milioni di euro nel 2016, e poi 115 nel 2017, e, ancora 121 milioni nel 2018, fino ai 146 milioni del 2020.

venerdì 22 luglio 2016

TELEFILM ART - Foto, grafica e visioni al confine con la Pop Art
NBC’s new super series Powerless has unveiled their Comic-Con poster – which reveals a brand new cast member! In the first comedy series set in the universe of DC Comics, Vanessa Hudgens plays Emily, a spunky young insurance adjuster specializing in regular-people coverage against damage caused by the crime-fighting superheroes. It’s when she stands up to one of these larger-than-life figures (after an epic battle messes with her commute) that she accidentally becomes a cult “hero” in her own right… even if it’s just to her group of lovably quirky co-workers. Now, while she navigates her normal, everyday life against an explosive backdrop, Emily might just discover that being a hero doesn’t always require superpowers. Undateable star Ron Funches has joined the cast as Ron, an IT guy who works at RetCon Insurance Co. Ron is a sweet and innocent guy who, unlike his co-workers, has not lost his childlike enthusiasm for all things superhero. Alan Tudyk, Danny Pudi and Christina Kirk also star. Ben Queen will write and executive-produce with director Michael Patrick Jann. The poster, designed by DC artist Neal Adams, will be available at the WB booth at Comic-Con. Powerless will debut midseason on NBC.

giovedì 21 luglio 2016

NEWS - Allarme Netflix! Rallenta la crescita, abbonati in fuga dopo l'aumento prezzi, profitto negativo fuori dagli Usa (-173 milioni) e il titolo crolla in Borsa (-14%)

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
«Stiamo crescendo, ma non così velocemente come ci saremmo aspettati o come avremmo voluto». Già nelle prime righe della lettera agli azionisti si riporta quello che è il fardello che pesa sui conti del secondo trimestre (e sull’andamento del titolo arrivato a perdere l'altroieri fino al 14%) per Netflix. Il gigante californiano è rimasto sotto le attese nel capitolo abbonati. Motivo? C’è un churn (un tasso di abbandono) «cresciuto in maniera inaspettata». Fra un trimestre e l’altro dovevano essere 500mila in più gli abbonati sul mercato Usa e invece fra nuovi e abbandoni il saldo si è fermato a 160mila. Allo stesso modo fuori dagli States si attendevano 2 milioni di abbonati in più, ma il saldo è stato di 1,5 milioni. Maggiore concorrenza certo. Negli Usa per esempio c’è da fare i conti con Cbs Access, Hulu, Amazon Prime Video, Seeso, Youtube Red. Ma secondo la società californiana non è questo ad aver inciso. Piuttosto sarà la tv lineare a risentirne. Pesa invece la fine del “grandfathering price“: prezzi di favore lanciati nel 2014 negli Usa e scaduti ad aprile. Gli abbonati storici dovranno quindi mettere mano al portafogli, con due dollari in più al mese rispetto ai 7,99 pagati finora, per usufruire del servizio Hd. In tutti i modi, anche se qualcuno scappa «si avranno più risorse per gli investimenti», si legge nella nota Netflix che punta a 6090 milioni di utenti un Usa. Fuori dal mercato domestico anche Canada, Uk-Irlanda, Latin America e Paesi nordici hanno sperimentato questa novità di prezzo. Il risultato è stata una crescita complessiva, su base trimestrale, di poco inferiore agli 1,7 milioni di utenti a giugno, contro i 2,5 milioni attesi e i 3,3 milioni di utenti in più registrati nel secondo trimestre del 2015. Per il prossimo trimestre l’azienda prevede 300mila nuovi utenti negli Usa e 2 milioni nel resto del mondo. I contenuti non sembrano essere un problema visto che 17 delle sue serie originali, documentari, film e commedie speciali hanno ricevuto 54 nomination ai Primetime Emmy. Dal punto di vista dei conti invece i ricavi del trimestre (e del semestre) hanno dimensioni monstre collocandosi poco al di sotto dei 2 miliardi di dollari nel trimestre e 4 nei sei mesi, ma con profitti operativi di appena 70 milioni di dollari che scendono a 41 come risultato netto nel trimestre e a 68,4 milioni nel semestre. E questo a fronte di debiti a lungo termine per 2,4 miliardi di dollari. Sui profitti il contributo è positivo dagli Usa, ma negativo sull’internazionale (-173 milioni nel semestre e -69 milioni solo nel secondo trimestre) dove la società conferma la svolta dal 2017. Crescere oltreconfine è del resto una conditio sine qua non, che però ancora si scontra anche con barriere linguistiche, anche se Netflix conferma di voler produrre serie e film originali in lingua non inglese. Netflix è ormai presente in oltre 190 Paesi. Non in Cina, opzione «da esplorare», ma dove ancora tante sono le «difficoltà regolatorie». Tant’è che «il servizio di streaming di Disney, lanciato in collaborazione con Alibaba, è stato chiuso».

mercoledì 20 luglio 2016

NEWS - Tara! Tara! Tara! La medaglia d'oro di pattinaggio Lipinski produce serie tv a tema per Hulu

News tratta da "Entertainment Weekly"
Yes, the Summer Olympics are just weeks away, but if ice is your thing, and the 2018’s Winter Games are too long a wait, Hulu’s new drama series has your figure skating fix. Olympic figure skating gold medalist Tara Lipinski — who glided her way to victory as the youngest winner of a ladies’ figure skating individual event at the 1998 Winter Games in Nagano, Japan — is sharpening her blades to produce a new figure skating drama series on Hulu, a source confirms to EW. As first reported by Deadline, the show, produced by Michael Shamberg (Into The Badlands) and written by Jonathan Igla (Mad Men, Masters of Sex), will take audiences’ attention away from the glitz and glamor of the rink and go behind-the-scenes for a glimpse into the world of competitive figure skating. Hulu is developing a script for the untitled series, which will delve into what it takes to reach the career height of Olympic figure skating champion. The drama will focus on a group of men and women in their teens and 20s and reveal the challenges and dedication that go into making a champion.

martedì 19 luglio 2016

NEWS - Netflix, tanto rumore per nulla! E' il sito di streaming preferito in Italia, ma nessun tsunami (il meno strombazzato Infinity insegue a soli 8 punti di percentuale...)

Articolo tratto dal "Corriere Economia"
Tanto rumore per nulla, avrebbe detto Shakespeare. Forse scomodare il Bardo è eccessivo, ma nel panorama della tv on demand sembra proprio questa la tendenza quando si parla di Netflix. Quando a ottobre era stato annunciato lo sbarco anche in Italia della creatura di Reed Hastings, il fermento mediatico, ma non solo, era stato alto: «Seppellirà i concorrenti», «con la libreria e i contenuti che ha, renderà obsoleto qualsiasi altro competitor». E invece...E invece a distanza di nove mesi, complice anche la casa madre americana che comunica con il contagocce qualunque dato relativo ai singoli Paesi, non sembra che lo tsunami Netflix abbia avuto particolari effetti sui numeri degli utenti. O meglio, un effetto l' ha avuto: ha fatto capire ai competitor le potenzialità della tv on demand e la diffusione ormai inarrestabile dello streaming. Oltre alla necessità di sviluppare il piano della banda larga capillarmente a tutto il Paese. Puntare sull' innovazione è sempre stata una delle strategie di Netflix che ha preventivato per tutto l' arco dell'anno 800 milioni di investimenti in tecnologia e sviluppo, a fronte dei 5 miliardi previsti per le nuove produzioni. Una cifra che, al momento dell' annuncio, aveva fatto infuriare gli azionisti che rimproverano al patron margini non all' altezza del fatturato da 2 miliardi. Resta il fatto che le produzioni originali di Netflix sono difficili da eguagliare, forti anche della solida base economica alle spalle. Titoli come House of Cards e Orange is the new black sono ormai serie cult. E date le premesse, per le nostrane Sky e Mediaset è complesso riuscire eguagliare, almeno in termini di produzione il «cugino ricco». Secondo uno studio condotto dall' istituto di ricerca Nextplora, Netflix è il sito di streaming a pagamento preferito in Italia. Stando all'indagine, nell'ultimo anno il 15% degli internauti ha usufruito di contenuti sui siti di streaming a pagamento. E tra questi, la preferenza del 48% va a Netflix, il 40% a Infinity e il 37% a Skyonline, da poche settimana diventata Now Tv. Il network guidato da Zappia, infatti, ha trovato il modo di controbattere, sia a livello di contenuti, investendo 40 milioni di euro in due nuove produzioni originali: The young Pope e Diabolik, (forte del successo di Romanzo Criminale e Gomorra, tra i pochi prodotti made in Italy esportati con successo anche all' estero). Sia rivoluzionando la sua Internet tv, trasformandola in Now tv, per l' appunto, un brand già operativo nel Regno Unito che ricalca quindi il progetto di integrazione delle tre Sky: Italia, Germania e Uk. Obiettivo: una navigazione e un' interfaccia più fruibile e immediata e un' offerta più ricca. Novità anche in casa Mediaset, in attesa del via libera dell'Antitrust che dovrà dare l'ok alla cessione di Premium a Vivendi. «La due diligence è stata fatta, tutto è a posto - aveva detto a inizio mese l' amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti -. È difficile dire se il closing sarà anticipato o no». Grazie a questa operazione Mediaset diventerà il secondo azionista industriale di Vivendi e Premium farà parte del gruppo francese. Nell'accordo è anche compresa la creazione di un «polo paneuropeo» di produzione e distribuzione di programmi televisivi, un progetto molto complicato di cui però si parlerà non prima della primavera del 2017. E della nuova piattaforma dovrebbe far parte anche Infinity. Ma, precisano da Cologno, il servizio di streaming resta in Mediaset: «Ci teniamo molto, è l' attività più vicina a quello che pensiamo sarà il futuro - è stato il commento di Pier Silvio Berlusconi - ha più di 600mila utenti, siamo leader in Italia e siamo soddisfatti, ma è un business ancora molto piccolo, questo riguarda sia noi sia Netflix». Ma la battaglia degli ascolti (e della pubblicità) non sarà solo online: anche i canali generalisti si stanno preparando per un autunno impegnativo. La7 in primis, dato che deve fare i conti con la presenza di due ingombranti vicini: Sky sul tasto 8 e Discovery sul 9. Due canali in via di definizione, ma che stanno cominciando a ritagliarsi una precisa identità anche a livello di contenuti. Per il gruppo di Urbano Cairo l'obiettivo sarà non solo spingere sugli ascolti, ma rafforzare la raccolta pubblicitaria con previsioni per fine semestre di una crescita del 2,5%.
Forte dei numeri registrati nei primi sei mesi, con uno share complessivo in aumento del 15% rispetto all' anno precedente, Discovery Italia si prepara a farsi largo tra le emittenti grazie ai suoi 13 canali tra digitale, satellite free e pay. Un portfolio completato con l' acquisto del tasto 9 dal gruppo editoriale L'Espresso, su cui l' emittente guidata dall' amministratore delegato Marinella Soldi punta molto. Lo scorso anno poi, il gruppo ha acquisito, con un investimento da 1,3 miliardi, i diritti di trasmissione delle Olimpiadi per l' Europa dal 2018 al 2024. Non bisogna dimenticare che a livello pubblicitario, la pare del leone la fanno ancora i canali generalisti. In particolare la Rai di Antonio Campo Dall'Orto che può contare sul 22% della torta degli investimenti pubblicitari destinati al piccolo schermo, e un 13,6% dell' intero mercato.

lunedì 18 luglio 2016

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Primo ciak bagnato! Iniziate le riprese (in acqua) del remake de "Il Club delle prime mogli" con la "buff-a"Alyson Hannigan 
Alyson Hannigan gets some help from her friends after almost drowning for a scene in the television remake of the movie The First Wives Club on Friday (July 15) in Malibu, Calif. The actress was joined for the scene by her co-stars Megan Hilty and Vanessa Lachey. The upcoming remake is being made by TV Land. It is “set in present-day San Francisco and the story revolves around three women – friends and classmates in the ’90s – who reconnect after their close friend from college dies in a freak accident. When they discover that they are all at a romantic crossroads, they band together to tackle divorce, relationships and life’s other annoying challenges,” according to Deadline.

sabato 16 luglio 2016

NEWS - Emmy Awards, le nomination 2016: le scelte di Telefilm Cult (in rosso)

Best Drama

“The Americans” (FX)
“Better Call Saul” (AMC)
“Downton Abbey” (PBS)
“Game of Thrones” (HBO)
“Homeland” (Showtime)
“House of Cards” (Netflix)
“Mr. Robot” (USA)

Best Comedy

“black-ish” (ABC)
“Master of None” (Netflix)
“Modern Family” (ABC)
“Silicon Valley” (HBO)
“Transparent” (Amazon)
“Unbreakable Kimmy Schmidt” (Netflix)
“Veep” (HBO)

Best Limited Series

“American Crime” (ABC)
“Fargo” (FX)
“The Night Manager” (AMC)
“The People v. O.J. Simpson: American Crime Story” (FX)
“Roots” (History)

Best Actor, Drama

Kyle Chandler, “Bloodline”
Rami Malek, “Mr. Robot”
Bob Odenkirk, “Better Call Saul”
Matthew Rhys, “The Americans”
Kevin Spacey, “House of Cards”
Liev Schreiber, “Ray Donovan”

Best Actress, Drama

Claire Danes, “Homeland”
Viola Davis, “How to Get Away With Murder”
Taraji P. Henson, “Empire”
Tatiana Maslany, “Orphan Black”
Keri Russell, “The Americans”
Robin Wright, “House of Cards”

Best Actor, Comedy

Anthony Anderson, “black-ish”
Aziz Ansari, “Master of None”
Will Forte, “The Last Man on Earth”
William H. Macy, “Shameless”
Thomas Middleditch, “Silicon Valley”
Jeffrey Tambor, “Transparent”

Best Actress, Comedy

Julia Louis-Dreyfus, “Veep”
Laurie Metcalf, “Getting On”
Ellie Kemper, “Unbreakable Kimmy Schmidt”
Tracee Ellis Ross, “black-ish”
Amy Schumer, “Inside Amy Schumer”
Lily Tomlin, “Grace and Frankie”

Supporting Actor, Drama

Jonathan Banks, “Better Call Saul”
Peter Dinklage, “Game of Thrones”
Kit Harington, “Game of Thrones”
Michael Kelly, “House of Cards”
Ben Mendelsohn, “Bloodline”
Jon Voight, “Ray Donovan”

Supporting Actress, Drama

Emilia Clarke, “Game of Thrones”
Lena Headey, “Game of Thrones”
Maggie Smith, “Downton Abbey”
Maura Tierney, “The Affair”
Maisie Williams, “Game of Thrones”
Constance Zimmer, “UnREAL”

Supporting Actor, Comedy

Louie Anderson, “Baskets”
Andre Braugher, “Brooklyn Nine-Nine”
Tituss Burgess, “Unbreakable Kimmy Schmidt”
Ty Burrell, “Modern Family”
Tony Hale, “Veep”
Keegan-Michael Key, “Key & Peele”
Matt Walsh, “Veep”

Supporting Actress, Comedy

Anna Chlumsky, “Veep”
Gaby Hoffman, “Transparent”
Allison Janney, “Mom”
Judith Light, “Transparent”
Kate McKinnon, “Saturday Night Live”
Niecy Nash, “Getting On”

venerdì 15 luglio 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Nel transfert di "Minority Report" dal grande al piccolo schermo spunta l'ironia
"Un gemello è preveggente, nel senso che individua in anticipo il volto di un possibile assassino. L’altro prevede i nomi. Ma non lavorano di comune accordo e spesso i delinquenti hanno mano libe ra. Dash (Stark Sands), uno dei gemelli precog, decide di collaborare con la polizia e con la detective Lara Vega (Meagan Good) per cercare di dare un senso alle sue visioni frammentarie: la sua capacità precognitiva è infatti condivisa con gli altri due precog, il fratello gemello Arthur (Nick Zano) e la sorella Agatha (Laura Regan), che per ora è timorosa sul da farsi. È giunta anche in Italia 'Minority Report' (Fox, mercoledì, 21.00 canale 112 di Sky), la nuova serie tv firmata da Steven Spielberg e Max Borenstein, adattamento e sequel televisivo dell’omonimo romanzo di Philip K. Dick e del film del 2002 diretto dallo stesso Spielberg. Ricordate la trama del film? Nell’anno 2054, a Washington, l’omicidio è stato eliminato. Si prevede il futuro e il colpevole può essere punito prima ancora che il crimine sia commesso. In una sezione particolare del Dipartimento della giustizia, l’Unità pre crimine, i precog, tre giovani veggenti che vivono in una sorta di piscina amniotica e le cui premonizioni di omicidio non hanno mai sbagliato, riescono a vedere ogni traccia di reato da immagini che svelano il tempo, il luogo e altri dettagli e ch e rimandano su video. Se il film era prevalentemente svolto in chiave di thriller fantascientifico, nella serie c’è una continua oscillazione tra una visione distopica orwelliana — una società interamente dominata da un potere onniveggente, una nuova arena pubblica definita dalla visibilità istantanea del piccolo schermo — e buoni tratti di autoironia (Fox prende in giro la serie e se stessa con una immaginaria puntata de I Simpson). Lo sforzo è sempre quello di interrogare il presente nello schermo deformato del futuribile: il presentimento come grande paura dell’inconoscibile". (Aldo Grasso, 15.07.2016)

giovedì 14 luglio 2016

GOSSIP - Clamoroso al Cibali! Kristen Bell: "ho cambattutto la depressione!"

Kristen Bell takes the cover of Redbook magazine’s August 2016 issue. Here’s what the 35-year-old Veronica Mars star had to share with the mag:
On opening up about battling depression: “It didn’t occur to me that I would help anybody. Also, I didn’t expect to be so moved by people’s comments on social media about how they had been prescribed medication and never wanted to take it until now because it finally didn’t feel shameful. You’re labeled as a failure if you can’t kick depression. That’s bulls–t. You would never deny a diabetic his insulin and go, ‘Why can’t you process sugar on your own?’”
On husband Dax Shepard getting jealous: “Every now and again, but he layers it in comedy. When I get ready for a red-carpet event, he’ll say, ‘Don’t get too confident tonight and think of leaving me!’ I’m like, ‘You’re lucky that nobody at this party is going to be as interesting as you are!’”
On how she and Dax work well: “We fought a lot and I loved a dramatic exit. It I could slam a door, I felt so powerful. If I could get in my car and screech away, it was even better…. He said to me, ‘If we have an issue, you can’t leave. We’re going to talk or I’m not going to do this with you.’ I loved him so much that I was like, I better get my act together.”
For more from Kristen, visit RedbookMag.com.

mercoledì 13 luglio 2016

NEWS - Clamoroso al Cibali! In arrivo un nuovo fumetto di "Jessica Jones"

News tratta da "Entertainment Weekly"
Netflix’s Jessica Jones made the titular protagonist — a hard-drinking, down-on-her-luck, super-strong private eye played by Krysten Ritter — the breakout star of Marvel’s burgeoning TV universe last fall. But fans eager to transition from the on-screen character to comics starring her would have been forced to go back years, to Brian Michael Bendis’ original run on Alias in the early 2000’s, or its sequel The Pulse, which ended in 2006. Now, fans will once again be able to read new comics with Jessica Jones on the cover. On Tuesday, Marvel announced a new Jessica Jones comic from the original Alias creative team: Bendis (writer), Michael Gaydos (interior artist), and David Mack (cover artist). In fact, Bendis told IGN that the series is launching this year instead of last specifically because he wanted to wait for Gaydos’ and Mack’s schedules to clear up.
“I’ve worked with other artists on Jessica and always enjoyed it, but in my mind she never looks and feels and breathes and smells more like Jessica than when Michael draws her,” Bendis said. “That is the signature in which people think of her, of those visuals. So having them all back together and having everyone be just a little bit better at their jobs — I think Michael is a better illustrator and David is a better painter — and I have to rise to the occasion and meet them.”
One of the reasons for Marvel’s recent dearth of Jessica Jones stories was that the character had seemed to finally get her life together, even having a baby with long-time partner Luke Cage. According to Bendis, when we catch up with Jessica in the new series, her life will once again be a mess (though Bendis swears baby Danielle is fine).
“You’re going to find out about it in the first issue. We’re going to open up a book where Jessica’s world has blown up in her face,” Bendis told IGN. “She’s at a place you’ll least expect her. You’re going to find all of her relationships have altered. And we’re slowly going to find out why. I do like writing Jessica where we have to figure out ‘why this has happened?’”
NEWS - Netflix, un successo matematico! Alla scoperta dell'algoritmo che permette di sapere cosa guardano e apprezzano gli abbonati

Articolo tratto da "la Repubblica"
Una mappa costruita usando quindici diversi algoritmi. Analizza in tempo reale ciò che guardano, fra film, cartoni e serie tv, oltre 80 milioni di persone in 190 paesi. La matematica al tempo dello streaming, quando diventa rappresentazione grafica, è ipnotica. Carlos Gomez Uribe, vicepresidente di Netflix, sorride mentre ci mostra la mappa. In una sala della Cité du Cinéma, a Parigi, chiede l’indirizzo mail al quale è associato il nostro account. Lo inserisce e la mappa si popola di zone luminose. Rappresentano la concentrazione di spettatori che hanno gusti simili. Non solo e non tanto le coincidenze nella scelta del catalogo, quanto i modi, i tempi e in generale il profilo di spettatore. Scopriamo così di far parte di una comunità numerosa in Europa e ben rappresentata sia sulla costa est sia sulla costa ovest degli Usa. Con i nostri stessi gusti ce ne sono tanti in Centroamerica fra Colombia, Venezuela e Costa Rica; e a Oriente, Dubai e Kuwait, Mumbai e Bali. Ma soprattutto in Nuova Zelanda. «Già», commenta Uribe, «ora possiamo vedere in diretta il formarsi di nicchie trasversali e invisibili fino a poco tempo fa». E questo permette a Netflix di produrre, con un margine di errore più basso, serie, film e cartoni sapendo che lì fuori, fra Bali e l’Italia, li vedranno. È vero, gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione permettono di disegnare un profilo degli spettatori prima impossibile», conferma Andrea Scrosati, il vice presidente di Sky dietro a successi come Romanzo Criminale, Master Chief, X- Factor e Gomorra. «Peccato che non permetta di capire dove andrà il gusto del pubblico, altrimenti il mercato sarebbe già cambiato. Nonostante i big data di Hulu, Amazon e Netflix, a Hollywood il tasso di fallimento delle serie tv è rimasto immutato e solo due su dieci ottengono dei risultati apprezzabili.
Oggi in America vengono prodotte ogni anno 450 serie. Sono decuplicate rispetto al 2006. Se si aggiungono quelle di altri paesi, si arriva a un numero che supera le ottocento produzioni. Ma è una bolla. La creatività è fatta di elementi imponderabili e porta a quei successi capaci di intercettare le tendenze prima che si manifestino. Costruire a tavolino un film usando i big data significa costruirlo sulle tendenze che sono parte del presente o peggio del passato». Insomma, gli exploit di Lo chiamavano Jeeg Robot, il film di Gabriele Mainetti, non nascono dai numeri. Così come quello internazionale di Gomorra.
Altrove la pensano diversamente. Nel campo musicale, per quanto sia altra cosa rispetto a quello cinematografico e televisivo, iniziano a sostenere di avere per le mani la stessa arte che fu degli oracoli. La musica è sempre stata all’avanguardia, nel bene e nel male. È stata la prima a esser travolta dal digitale ai tempi di Napster e la prima ad aver visto l’affermazione di colossi hi-tech come Apple e il suo iTunes, che per altro pare sia ormai in piena crisi a causa dello streaming.
Altro fenomeno nato in questo settore, con i suoi cataloghi immensi consultabili da smartphone per pochi euro al mese. Ed è sempre qui che stanno applicando la predizione basata su algoritmi e apprendimento delle macchine. «Ora sappiamo dove nascono i successi di domani».
Jason Titus, vice presidente di Google, qualche mese fa ne parlava così ad esempio. Quando pronunciò questa frase davanti a un giornalista di The Atlantic, lavorava ancora a Shazam, servizio nato a Londra e usato ogni mese da cento milioni di persone per riconoscere una canzone che si sta ascoltando per caso, poco importa se a casa di qualcuno o alla radio. Quindici miliardi i brani identificati con la sua app installata in cinquecento milioni di telefoni.
Adesso ha iniziato a offrire alle case discografiche uno strumento per capire in anticipo quale sarà il prossimo successo commerciale. Lo fa guardando al passato: l’analisi degli ascolti messi a confronto con quel che è accaduto nel corso degli anni. Ricordate ad esempio Royals, la canzone con cui Lorde si è fatta conoscere?
Nel 2013 apparve dal nulla, o meglio dalla Nuova Zelanda che è il suo paese natale, e pian piano si diffuse fino a diventare la più ascoltata in tremila città americane. L’anticamera di un successo planetario. In un mondo dove solo l’uno per cento degli artisti rappresenta il 77 per cento degli introiti delle case discografiche, quindi con un tasso di “fallimento” ben più alto di quello delle serie tv, i miracoli dei big data fanno gola.
Oggi è a capo della divisione ricerca e sviluppo per il colosso dello streaming di Stoccolma, lo stesso che ha appena annunciato di voler iniziare a produrre serie tv; ed è anche lui convinto che la matematica, unita all’enorme quantità di dati che condividiamo e alla musica e ai video che consumiamo, stia dando vita a una forma predittiva di tecnologia sfruttando le tecniche dell’apprendimento delle macchine che, in questo caso imparano con il tempo divenendo sempre più precise nell’analisi delle abitudini delle persone e nei consigli che riescono a dare.
«Per capire i gusti musicali di qualcuno e offrirgli i brani che non conosce ancora ma che sicuramente gli piaceranno, serve circa una settimana», spiega dalla sua casa di Brooklyn. «Stiamo lavorando per accorciare i tempi. Abbiamo iniziato a incrociare i dati presenti sui social network scoprendo che alcuni aspetti personali, l’inclinazione politica per dirne una, sono determinanti. Oppure se si possiede un iPhone o un Android. Oltre ovviamente al sesso, l’età, al paese di provenienza».
Per capire come davvero stanno le cose chiamiamo Brian Whitman. Dottorato al Mit, trentacinque anni, è il cofondatore di Echo Nest, piattaforma di analisi dati legati all’industria musicale acquisita da Spotify per centoventicinque milioni di dollari nel marzo di due anni fa.
Le ipotesi di Brian Whitman nascono dalle informazioni che arrivano da una base di utenti di cento milioni di persone che ascoltano musica in tutto il mondo. Ed è sempre grazie alla stessa base che vengono confermate. Fino ad arrivare a una mappa dei consumi musicali in continua evoluzione, ben oltre le classifiche dei brani più in voga, e a una capacità di previsione delle tendenze a breve termine. Ma è un miracolo che accade solo nel settore musicale.
Da questo punto di vista Scrosati ha ragione: malgrado Amazon abbia in mano i dati di milioni di lettori non ha ancora pubblicato il romanzo perfetto, né Netflix il film che sicuramente farà presa. E poi una cosa è produrre da zero un brano usando quel che dicono gli algoritmi, altro tracciarne in anticipo l’ascesa. Ma resta il fatto che ci stanno provando. Come scrive Pedro Domingos, Università di Washington, nel suo L’algoritmo definitivo (Bollati Boringhieri), questo è un settore che sta progredendo a ritmi esponenziali. Oltre a farsi sentire potrebbe iniziare a farsi vedere.

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