Dopo la morte di JR, avvenuta in concomitanza con la scomparsa del suo interprete Larry Hagman, a “Dallas” ne succedono di cotte e di crude. Celebrato il funerale del capostipite degli Ewing nella 2° stagione, giusto il tempo di versare qualche lacrima di petrolio che il clima si è surriscaldato. Tanto che nella 3° stagione (in arrivo su Mya dal 3 settembre) si annunciano scandali a tutto campo, a cominciare tra le lenzuola. Le foto di lancio della nuova stagione non lasciano dubbi e puntano tutto sulle nuove generazioni di South Fork, visibilmente desnude immerse nel petrolio. Claim ad effetto, tra i più indovinati della stagione seriale, a chiosa: “You can’t strike oil without getting dirty”. Da quando JR non c’è più, i topi ballano. E anche le tope, per par condicio.
martedì 15 aprile 2014
Dopo la morte di JR, avvenuta in concomitanza con la scomparsa del suo interprete Larry Hagman, a “Dallas” ne succedono di cotte e di crude. Celebrato il funerale del capostipite degli Ewing nella 2° stagione, giusto il tempo di versare qualche lacrima di petrolio che il clima si è surriscaldato. Tanto che nella 3° stagione (in arrivo su Mya dal 3 settembre) si annunciano scandali a tutto campo, a cominciare tra le lenzuola. Le foto di lancio della nuova stagione non lasciano dubbi e puntano tutto sulle nuove generazioni di South Fork, visibilmente desnude immerse nel petrolio. Claim ad effetto, tra i più indovinati della stagione seriale, a chiosa: “You can’t strike oil without getting dirty”. Da quando JR non c’è più, i topi ballano. E anche le tope, per par condicio.
NEWS - "Con Telecom Sky anche su Internet. Netflix? In Italia non arriverà. Troppi canali in Italia, bassa qualità": Andrea Zappia (AD Sky) sulle strategie satellitari in un'intervista sul "Corriere della Sera"
Intervista a Andrea Zappia, AD di Sky, realizzata da Massimo Sideri per il "Corriere della Sera"
«È un accordo strategico della durata di 5 anni per portare per la prima volta l'offerta di Sky, così com'è oggi, anche su rete Internet super-broadband». Andrea Zappia, 50 anni, amministratore delegato di Sky Italia, sta portando la media company in Italia di Rupert Murdoch verso il completamento dell'occupazione dei canali di trasmissione: dopo il satellite, l'offerta free di Cielo e il digitale terrestre (con le chiavette), l'accordo appena siglato con Telecom Italia permetterà dal 2015 di avere la pay tv via Internet. Non è la prima mossa del gruppo in questa direzione: MySky e soprattutto il recente lancio di SkyOnline utilizzavano già la rete. Ma ora il dado è tratto e crollano le pareti tra due mondi che sembravano dovere essere nemici. Sky su Internet sembra un cambio di identità forte. Un punto di non ritorno. Qual è l'obiettivo dell'intesa? «Per noi fa parte di una strategia più ampia: per quasi 11 anni abbiamo operato attraverso il satellite che rimane la forma di distribuzione del segnale televisivo più efficiente per fare offerte multicanali in alta definizione. Ma non è l'unica. Già oggi siamo una piattaforma ibrida: siamo online, su satellite e sul digitale terrestre. Ma per molte case in Italia ci sono problemi di accesso».
La trasmissione televisiva ha una sua sacralità per l'utente. La telefonata può saltare. Ma se saltasse il segnale durante un goal decisivo sarebbe un disastro. Vuole dire che vi attendete una qualità pari a quella che potete fornire con il satellite anche sul Web? «La nostra strategia è uscire dal recinto del satellite che, pur essendo straordinario, per sua natura, soprattutto in un paese con alta intensità abitativa, è limitato potenzialmente. Anzi l'offerta su Internet avrà qualche opportunità in più sull'on demand. Fino ad oggi on è mai esistita un'offerta simile perché avevamo bisogno di una rete veloce e protetta. Ma ora il lavoro di Telecom Italia ci permetterà di garantirla». Non temete che il web possa cannibalizzare la parabola costringendovi magari a sostenere il costo dell'affitto del satellite per pochi? «Noi non siamo un'azienda satellitare: siamo una media company capace di produrre e aggregare i contenuti tv che i nostri clienti vogliono. Il satellite rimane ad oggi molto efficace. In tante parti d'Italia Internet veloce non arriverà. Il satellite non morirà mai e oggi non c'è nessun motivo per chi ha Sky di cambiare tipo di abbonamento. Anche se il 100% della crescita futura arrivasse via cavo noi non avremmo problemi. Il punto importante è che Sky, da ora in avanti, ha l'obiettivo di raggiungere le famiglie con tutti i modi rilevanti. In questo recinto ci hanno un po' chiuso le autorità e i governi con la retorica del monopolista del satellite: come se la trasmissione satellitare fosse un mercato. Ora abbiamo annunciato un'offerta Over the top come Sky online e l'accordo con Telecom con il quale pensiamo di poter accedere quanto meno a un milione e mezzo di case che oggi non possono avere la parabola». Sono numeri che avete già stimato con precisione? «Prenda una città come Siena o Venezia e tutta una serie di palazzi storici nei centri delle città italiane che hanno delle limitazioni soprattutto per chi come noi vuole portare più di un cavo. Sappiamo che sono almeno 1,5 milioni di famiglie. Quindi il ragionamento che abbiamo fatto è: sia che si arrivi dall'alto con il satellite o dal basso con la fibra per noi non cambia nulla. A patto che sia un'esperienza comparabile con quella che abbiamo nel satellite. La realtà è che serve una porzione di banda riservata per poterlo fare. Già molte case possono fare streaming di buona qualità. Il problema è il multicanale e il multicast con tanti utenti - pensiamo al calcio - che guardano la stessa cosa». Perché solo con Telecom? Non avrebbe avuto senso fare l'accordo con tutti gli operatori? «L'accordo non è esclusivo. Però Telecom ha mostrato una grande determinazione nella spinta di un prodotto di questo genere e, inoltre, ha una capacità dal punto di vista commerciale molto elevata. Riteniamo che attraverso una partnership con loro ci possa essere una maggiore opportunità di entrare in case dove oggi non siamo». Il modello di business non cambia? Resterete legati agli abbonamenti? «Sì, ma non solo. Il 92% del nostro fatturato arriva dagli abbonamenti. Ma, per esempio, Sky online nasce senza abbonamento. Noi crediamo che chi vada online difficilmente cerchi un contenuto di archivio. Più probabilmente è chi si scarica il «Trono di spade» illegalmente. Allora glielo diamo contemporaneamente all'uscita negli Usa, o quasi, nella speranza che preferisca farlo legalmente. Per questo abbiamo meno titoli di Netflix o Infinity».
L'eventuale arrivo in Italia di Netflix, rumor in circolazione, non cambierà il vostro posizionamento? «Credo che difficilmente un operatore come Netflix entrerà in Italia perché la loro posizione è forte dove non esiste un'offerta gratuita così significativa. Negli Usa l'abbonamento basic per la tv non è lontano dai 70 dollari. Allora l'arrivo di un'offerta a 9,99 dollari cambia il panorama. Ma di fronte a 90 canali gratuiti faccio fatica a distinguermi. In Italia abbiamo avuto un sviluppo anomalo ottenendo un eccesso di offerta gratuita. L'Italia ha molti più canali in chiaro di qualunque altro Paese Ue e se questo è un bene per il consumatore rende insostenibile lo sviluppo dell'offerta tranne per chi ha tanti canali. La pubblicità si è ridotta e si ridurrà la qualità. Credo che a premiare non sia la quantità ma la qualità perché abbiamo tutti meno tempo da dedicare alle scelte. Le do un aneddoto: in Gran Bretagna MySky si chiama SkyPlus e 'to skyplus' è diventato un verbo che significa registrare. Questo perché gli anglosassoni amano pianificare. Per noi è diventato più importante il tasto 'restart' perché siamo un popolo non certo famoso per la puntualità».
Intervista a Andrea Zappia, AD di Sky, realizzata da Massimo Sideri per il "Corriere della Sera"«È un accordo strategico della durata di 5 anni per portare per la prima volta l'offerta di Sky, così com'è oggi, anche su rete Internet super-broadband». Andrea Zappia, 50 anni, amministratore delegato di Sky Italia, sta portando la media company in Italia di Rupert Murdoch verso il completamento dell'occupazione dei canali di trasmissione: dopo il satellite, l'offerta free di Cielo e il digitale terrestre (con le chiavette), l'accordo appena siglato con Telecom Italia permetterà dal 2015 di avere la pay tv via Internet. Non è la prima mossa del gruppo in questa direzione: MySky e soprattutto il recente lancio di SkyOnline utilizzavano già la rete. Ma ora il dado è tratto e crollano le pareti tra due mondi che sembravano dovere essere nemici. Sky su Internet sembra un cambio di identità forte. Un punto di non ritorno. Qual è l'obiettivo dell'intesa? «Per noi fa parte di una strategia più ampia: per quasi 11 anni abbiamo operato attraverso il satellite che rimane la forma di distribuzione del segnale televisivo più efficiente per fare offerte multicanali in alta definizione. Ma non è l'unica. Già oggi siamo una piattaforma ibrida: siamo online, su satellite e sul digitale terrestre. Ma per molte case in Italia ci sono problemi di accesso».
La trasmissione televisiva ha una sua sacralità per l'utente. La telefonata può saltare. Ma se saltasse il segnale durante un goal decisivo sarebbe un disastro. Vuole dire che vi attendete una qualità pari a quella che potete fornire con il satellite anche sul Web? «La nostra strategia è uscire dal recinto del satellite che, pur essendo straordinario, per sua natura, soprattutto in un paese con alta intensità abitativa, è limitato potenzialmente. Anzi l'offerta su Internet avrà qualche opportunità in più sull'on demand. Fino ad oggi on è mai esistita un'offerta simile perché avevamo bisogno di una rete veloce e protetta. Ma ora il lavoro di Telecom Italia ci permetterà di garantirla». Non temete che il web possa cannibalizzare la parabola costringendovi magari a sostenere il costo dell'affitto del satellite per pochi? «Noi non siamo un'azienda satellitare: siamo una media company capace di produrre e aggregare i contenuti tv che i nostri clienti vogliono. Il satellite rimane ad oggi molto efficace. In tante parti d'Italia Internet veloce non arriverà. Il satellite non morirà mai e oggi non c'è nessun motivo per chi ha Sky di cambiare tipo di abbonamento. Anche se il 100% della crescita futura arrivasse via cavo noi non avremmo problemi. Il punto importante è che Sky, da ora in avanti, ha l'obiettivo di raggiungere le famiglie con tutti i modi rilevanti. In questo recinto ci hanno un po' chiuso le autorità e i governi con la retorica del monopolista del satellite: come se la trasmissione satellitare fosse un mercato. Ora abbiamo annunciato un'offerta Over the top come Sky online e l'accordo con Telecom con il quale pensiamo di poter accedere quanto meno a un milione e mezzo di case che oggi non possono avere la parabola». Sono numeri che avete già stimato con precisione? «Prenda una città come Siena o Venezia e tutta una serie di palazzi storici nei centri delle città italiane che hanno delle limitazioni soprattutto per chi come noi vuole portare più di un cavo. Sappiamo che sono almeno 1,5 milioni di famiglie. Quindi il ragionamento che abbiamo fatto è: sia che si arrivi dall'alto con il satellite o dal basso con la fibra per noi non cambia nulla. A patto che sia un'esperienza comparabile con quella che abbiamo nel satellite. La realtà è che serve una porzione di banda riservata per poterlo fare. Già molte case possono fare streaming di buona qualità. Il problema è il multicanale e il multicast con tanti utenti - pensiamo al calcio - che guardano la stessa cosa». Perché solo con Telecom? Non avrebbe avuto senso fare l'accordo con tutti gli operatori? «L'accordo non è esclusivo. Però Telecom ha mostrato una grande determinazione nella spinta di un prodotto di questo genere e, inoltre, ha una capacità dal punto di vista commerciale molto elevata. Riteniamo che attraverso una partnership con loro ci possa essere una maggiore opportunità di entrare in case dove oggi non siamo». Il modello di business non cambia? Resterete legati agli abbonamenti? «Sì, ma non solo. Il 92% del nostro fatturato arriva dagli abbonamenti. Ma, per esempio, Sky online nasce senza abbonamento. Noi crediamo che chi vada online difficilmente cerchi un contenuto di archivio. Più probabilmente è chi si scarica il «Trono di spade» illegalmente. Allora glielo diamo contemporaneamente all'uscita negli Usa, o quasi, nella speranza che preferisca farlo legalmente. Per questo abbiamo meno titoli di Netflix o Infinity».
L'eventuale arrivo in Italia di Netflix, rumor in circolazione, non cambierà il vostro posizionamento? «Credo che difficilmente un operatore come Netflix entrerà in Italia perché la loro posizione è forte dove non esiste un'offerta gratuita così significativa. Negli Usa l'abbonamento basic per la tv non è lontano dai 70 dollari. Allora l'arrivo di un'offerta a 9,99 dollari cambia il panorama. Ma di fronte a 90 canali gratuiti faccio fatica a distinguermi. In Italia abbiamo avuto un sviluppo anomalo ottenendo un eccesso di offerta gratuita. L'Italia ha molti più canali in chiaro di qualunque altro Paese Ue e se questo è un bene per il consumatore rende insostenibile lo sviluppo dell'offerta tranne per chi ha tanti canali. La pubblicità si è ridotta e si ridurrà la qualità. Credo che a premiare non sia la quantità ma la qualità perché abbiamo tutti meno tempo da dedicare alle scelte. Le do un aneddoto: in Gran Bretagna MySky si chiama SkyPlus e 'to skyplus' è diventato un verbo che significa registrare. Questo perché gli anglosassoni amano pianificare. Per noi è diventato più importante il tasto 'restart' perché siamo un popolo non certo famoso per la puntualità».
lunedì 14 aprile 2014
GOSSIP - 12 facce e look telefilmici da Coachella. Li/le riconoscete tutte/i?
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NEWS - Sintonizzati sul web! Mosse e contromosse per vedere la tv dappertutto (Sky e Telecom, nessuna esclusiva tra i due brand)
Articolo tratto da "la Repubblica"
Ora che la fibra raggiunge le principali città italiane, si compie quello che negli anni Duemila sembrava un miraggio, ovvero la Tv collegata a Internet come un monitor, dove poter avere film e contenuti originali. Per questo Telecom Italia, che ha già cablato 52 città e che a fine anno dovrebbe raggiungere i 100 maggiori comuni tricolori, si allea con Sky Italia per offrire ai suoi clienti a 30 megabyte i contenuti del gruppo di Rupert Murdoch, senza dover passare dalla parabola. L'offerta, che partirà nel 2015, potrebbe riguardare anche i clienti Adsl Telecom, dove sia garantita una velocità sufficiente a erogare una buona qualità delle immagini in alta definizione.
«Pensiamo che l'offerta di contenuti premium - spiega l'ad di Telecom Marco Patuano - sia un elemento di valorizzazione delle proprie reti di nuova generazione. Siamo convinti che uno dei principali driver del nostro business sia lo sviluppo dei servizi innovative di intrattenimento».
Così Telecom, che è leader nel fisso, insieme a Sky potrà lanciare nuove offerte commerciali per invogliare gli utenti a migrare ai nuovi servizi in fibra. Per la Tv di Murdoch, l'intesa risolve un grande handicap tecnologico e apre un nuovo bacino di utenti, là dove la parabola non è accessibile. «Fino a oggi il satellite è stata l'unica tecnologia - commenta l'ad di Sky Italia Andrea Zappia - in grado di portare tutta la ricchezza della nostra offerta nelle case italiane».
L'accordo con durata cinque anni, non prevede un'esclusiva, per cui Telecom potrà stringere simili alleanze con altri fornitori di contenuti, e Sky potrà fare lo stesso con nuovi operatori telefonici. È già partito invece l'accordo tra Tim e Sky per i contenuti mobili, e dopo le olimpiadi di Sochi e la Formula Uno, il gruppo guidato da Patuano punta a siglare un accordo per i mondiali di calcio in Brasile.
Vodafone, per i contenuti mobili, si è alleata con Mediaset Infinity, e non è escluso che il gruppo risponda con un offerta di contenuti anche sul fisso. Fastweb invece, con Sky ha un per un offerta scontata e congiunta di servizi e contenuti, che ha avuto un discreto ritorno per la controllata da Swisscom. Sembra invece che la vecchia formula Fastweb-Sky sull'Iptv con relativo decoder abbia avuto un successo inferiore della sola offerta commerciale combinata.
Ma i tempisonocambiati,edal triple play( ovvero l'offerta di telefonia fissa, mobile e Internet) tutto il mondo dei servizi migrerà al quadruple play, cheaggiunge i contenuti tv al pacchetto. Da segnalare che Telecom arriva a lanciare l'offerta combinata con i contenuti tv a distanza di un anno dalla cessione delle sue attività televisive (La7 e Mtv) e l'indomani di un accordo con il Gruppo Editoriale L'Espresso per valorizzare insieme la piattaforma dei multiplex digitali.
Articolo tratto da "la Repubblica"
Ora che la fibra raggiunge le principali città italiane, si compie quello che negli anni Duemila sembrava un miraggio, ovvero la Tv collegata a Internet come un monitor, dove poter avere film e contenuti originali. Per questo Telecom Italia, che ha già cablato 52 città e che a fine anno dovrebbe raggiungere i 100 maggiori comuni tricolori, si allea con Sky Italia per offrire ai suoi clienti a 30 megabyte i contenuti del gruppo di Rupert Murdoch, senza dover passare dalla parabola. L'offerta, che partirà nel 2015, potrebbe riguardare anche i clienti Adsl Telecom, dove sia garantita una velocità sufficiente a erogare una buona qualità delle immagini in alta definizione.
«Pensiamo che l'offerta di contenuti premium - spiega l'ad di Telecom Marco Patuano - sia un elemento di valorizzazione delle proprie reti di nuova generazione. Siamo convinti che uno dei principali driver del nostro business sia lo sviluppo dei servizi innovative di intrattenimento».
Così Telecom, che è leader nel fisso, insieme a Sky potrà lanciare nuove offerte commerciali per invogliare gli utenti a migrare ai nuovi servizi in fibra. Per la Tv di Murdoch, l'intesa risolve un grande handicap tecnologico e apre un nuovo bacino di utenti, là dove la parabola non è accessibile. «Fino a oggi il satellite è stata l'unica tecnologia - commenta l'ad di Sky Italia Andrea Zappia - in grado di portare tutta la ricchezza della nostra offerta nelle case italiane».
L'accordo con durata cinque anni, non prevede un'esclusiva, per cui Telecom potrà stringere simili alleanze con altri fornitori di contenuti, e Sky potrà fare lo stesso con nuovi operatori telefonici. È già partito invece l'accordo tra Tim e Sky per i contenuti mobili, e dopo le olimpiadi di Sochi e la Formula Uno, il gruppo guidato da Patuano punta a siglare un accordo per i mondiali di calcio in Brasile.
Vodafone, per i contenuti mobili, si è alleata con Mediaset Infinity, e non è escluso che il gruppo risponda con un offerta di contenuti anche sul fisso. Fastweb invece, con Sky ha un per un offerta scontata e congiunta di servizi e contenuti, che ha avuto un discreto ritorno per la controllata da Swisscom. Sembra invece che la vecchia formula Fastweb-Sky sull'Iptv con relativo decoder abbia avuto un successo inferiore della sola offerta commerciale combinata.
Ma i tempisonocambiati,edal triple play( ovvero l'offerta di telefonia fissa, mobile e Internet) tutto il mondo dei servizi migrerà al quadruple play, cheaggiunge i contenuti tv al pacchetto. Da segnalare che Telecom arriva a lanciare l'offerta combinata con i contenuti tv a distanza di un anno dalla cessione delle sue attività televisive (La7 e Mtv) e l'indomani di un accordo con il Gruppo Editoriale L'Espresso per valorizzare insieme la piattaforma dei multiplex digitali.
domenica 13 aprile 2014
sabato 12 aprile 2014
venerdì 11 aprile 2014
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri CORRIERE DELLA SERA
"House of Cards", l'anima nera del potere
"Non poteva esserci personaggio migliore di Frank Underwood per introdurci nelle pieghe di Sky Atlantic, il nuovo canale di Sky dedicato alla serialità televisiva «di qualità», che proporrà le serie americane più raffinate (c’è un accordo di distribuzione con il canale di culto Hbo) e le produzioni originali italiane di fiction targate Sky. Bisognerebbe augurargli lunga vita anche se il rischio di andare incontro a un gusto molto di «nicchia» c’è. Frank, interpretato da Kevin Spacey, è il protagonista di «House of Cards», la serie che ha inaugurato le trasmissioni del canale. È un politico d’esperienza, capo della maggioranza democratica al Congresso. Mentre impariamo a conoscerlo, anche grazie ai suoi frequenti appelli diretti allo spettatore, a quegli «a parte» in cui ci guarda negli occhi, iniziamo a capire che la sua ambizione non ha limiti, la sete di potere è la forza inarrestabile che guida ogni sua mossa: «Il potere è come il mercato immobiliare, quello che conta è la posizione».
Frank risponde non alla morale ma solo alla propria intelligenza. È un burattinaio spietato che tira nell’ombra le fila del Congresso, è pronto a sacrificare tutti in nome della propria rincorsa, solo rallentata dalla mancata nomina a Segretario di Stato. Uno degli aspetti più interessanti della serie è la relazione di Frank con la moglie Claire (Robin Wright), che rappresenta la sua «anima nera»: i due non sono solo una di quelle che negli Usa chiamano «power couples», coppie di potere, ma condividono un mutuo patto che è l’unica cosa a cui sono fedeli, ben più che l’uno all’altra. «House of Cards» non è una serie realistica, non vuole mostrarci i meccanismi della politica, della macchina governativa americana. Oltre a essere una miniera di citazioni, è il ritratto crudo di Frank, il racconto raffinato di un «demiurgo cattivo»".
(Aldo Grasso, 11.04.2014)
GOSSIP - Naya abolita per Sean! La Rivera smolla il rapper incontrato via twitter e si fa bionda (meglio bruna 100 volte)
Naya Rivera sports a plunging neckline for a feature in Da Man
‘s magazine’s April/ May 2014 issue, out on newsstands now! Here’s what the 27-year-old actress had to share with the mag:On what’s it like working on Glee: “Stressful (laughs), but it’s something we’ve been doing for a really long time now, so we’ve all got the hang of it. We actually just finished filming the 100th episode, so we had a 100th episode celebration. All of the cast, the producers, the writers, everyone was here and they put together a really sweet collage of every episode that we’d ever recorded. It’s not just stressful. We goof around and have a lot of fun, too. We’re like a big family here on set. We’re all friends, and we hang out outside of work. It’s a really good group of people to be working with.”
On meeting her fiance Big Sean on Twitter:
“I actually started following him on Twitter and I mentioned that I was
a big fan. Then some fans started to alert him that I was following
him. His assistant happens to be a big fan of Glee, knows my
character on the show and knows who I am. So Big Sean became curious and
started to ask who I was. A date was set, and it all just happened from
there. The way our relationship blossomed is like any other
relationship. We went on a date and we enjoyed each other’s company; we
went on another and another, and it developed like any normal
relationship.”On being active with charity work: “It’s really important to give back whether you’re in the entertainment industry or not. It’s something that everyone should do and should want to do. I have my own reasons for getting involved with the various charities that I’m a part of, and I want to start something else on my own, a cause with my own vision of what I’d like to make a difference in and with my own direction. I think it’s everyone’s responsibility to give back.”
For more on Naya, visit Daman.id.co! And www.telefilmcult.tumblr.com too!
NEWS - My Sky with diamonds! Accordo con Telecom per vedere i programmi del satellite on line dal 2015
Artcolo di Giuseppe Bottero per "La Stampa"
Si scalda il mercato della tv via internet. L'ultimo passo per portare «il salotto sulla nuvola» è l'accordo tra Sky e Telecom Italia, che hanno siglato un'intesa - operativa a partire dal 2015 - che consentirà di guardare online i programmi delle reti di Rupert Murdoch, attraverso le reti ultrabroadband, quelle in fibra ottica, con un decoder My Sky Hd apposito. «Questa partnership - spiega una nota congiunta delle due aziende - conferma l'importanza industriale per le due società, leader nei rispettivi settori, di operare nel grande mercato dell'intrattenimento mettendo in sinergia i propri asset e le rispettive competenze, anche in un'ottica di sviluppo della banda larga nel Paese».
L'offerta Sky, spiegano da Telecom, diventa «l'elemento chiave della strategia ultrabroadband» e l'accesso alla rete di nuova generazione permette a Sky di beneficiare di un'ulteriore piattaforma distributiva per i suoi programmi. A partire dal 2015 infatti i clienti «consumer» di Telecom Italia potranno accedere a un'offerta Sky equivalente, in termini di contenuti, servizi e costi, a quella disponibile via satellite. «L'accordo - spiega Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia - si inserisce nell'ambito della strategia di Telecom Italia che individua nell'offerta di contenuti premium un elemento di valorizzazione delle proprie infrastrutture di rete di nuova generazione. Siamo fortemente convinti, infatti, che uno dei principali driver del nostro business sia rappresentato dallo sviluppo dei servizi innovativi, in particolare nell'entertainment per il mercato consumer. Questa partnership, che consente ai nostri clienti di accedere alla più ricca offerta pay disponibile sul mercato, ci rende particolarmente soddisfatti in quanto realizza un nuovo modello industriale per la fruizione di contenuti audiovisivi grazie alla competenza tecnologica di Telecom Italia e al know how editoriale di Sky». Soddisfatto Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia. «Fino ad oggi il satellite è stata l'unica tecnologia in grado di portare tutta la ricchezza della nostra offerta nelle case italiane - dice -. Siamo quindi molto soddisfatti di questo importante accordo che, grazie alla rete ultrabroadband di Telecom Italia e alla possibilità di sviluppare una piattaforma Iptv di nuova generazione, ci permette di assicurare anche via internet l'eccellenza della user experience Sky, con l'alta definizione, l'on demand e tutte quelle funzionalità che arricchiscono l'esperienza di visione, a partire dal My Sky Hd. Siamo convinti che la partnership con Telecom Italia rappresenti una grande opportunità per allargare il bacino di clienti della pay tv nel Paese».
Artcolo di Giuseppe Bottero per "La Stampa"
Si scalda il mercato della tv via internet. L'ultimo passo per portare «il salotto sulla nuvola» è l'accordo tra Sky e Telecom Italia, che hanno siglato un'intesa - operativa a partire dal 2015 - che consentirà di guardare online i programmi delle reti di Rupert Murdoch, attraverso le reti ultrabroadband, quelle in fibra ottica, con un decoder My Sky Hd apposito. «Questa partnership - spiega una nota congiunta delle due aziende - conferma l'importanza industriale per le due società, leader nei rispettivi settori, di operare nel grande mercato dell'intrattenimento mettendo in sinergia i propri asset e le rispettive competenze, anche in un'ottica di sviluppo della banda larga nel Paese».
L'offerta Sky, spiegano da Telecom, diventa «l'elemento chiave della strategia ultrabroadband» e l'accesso alla rete di nuova generazione permette a Sky di beneficiare di un'ulteriore piattaforma distributiva per i suoi programmi. A partire dal 2015 infatti i clienti «consumer» di Telecom Italia potranno accedere a un'offerta Sky equivalente, in termini di contenuti, servizi e costi, a quella disponibile via satellite. «L'accordo - spiega Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia - si inserisce nell'ambito della strategia di Telecom Italia che individua nell'offerta di contenuti premium un elemento di valorizzazione delle proprie infrastrutture di rete di nuova generazione. Siamo fortemente convinti, infatti, che uno dei principali driver del nostro business sia rappresentato dallo sviluppo dei servizi innovativi, in particolare nell'entertainment per il mercato consumer. Questa partnership, che consente ai nostri clienti di accedere alla più ricca offerta pay disponibile sul mercato, ci rende particolarmente soddisfatti in quanto realizza un nuovo modello industriale per la fruizione di contenuti audiovisivi grazie alla competenza tecnologica di Telecom Italia e al know how editoriale di Sky». Soddisfatto Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia. «Fino ad oggi il satellite è stata l'unica tecnologia in grado di portare tutta la ricchezza della nostra offerta nelle case italiane - dice -. Siamo quindi molto soddisfatti di questo importante accordo che, grazie alla rete ultrabroadband di Telecom Italia e alla possibilità di sviluppare una piattaforma Iptv di nuova generazione, ci permette di assicurare anche via internet l'eccellenza della user experience Sky, con l'alta definizione, l'on demand e tutte quelle funzionalità che arricchiscono l'esperienza di visione, a partire dal My Sky Hd. Siamo convinti che la partnership con Telecom Italia rappresenti una grande opportunità per allargare il bacino di clienti della pay tv nel Paese».
giovedì 10 aprile 2014
NEWS - Khaleesi, ma quanto mi costi? Meno di Rachel di "Friends", 3 volte in più rispetto a Penny di "TBBT"
Elena Sheppard
Considering what $8 million turned "Blackwater" into, it's interesting to see what similar sums have done at other studios. In its last season, Friends paid its six leads $1 million per episode, so that's $6 million right there. The total costs for the final season were $7 million per episode, meaning that for roughly the same price as an all-out Westerosi brawl you could get the gang hanging out and gabbing at Central Perk.
Looking deeper into TV history, this production value vs. cast cost comes up repeatedly. On the production side, Boardwalk Empire's pilot cost $18 million to make (they had to recreate that boardwalk), while Lost's first two episodes reportedly cost between $10-$14 million (there was that plane crash). On the opposite side of the table, in 1998 NBC shelled out $13 million per episode to keep the long-running and highly-rated medical drama ER on the network. In essence, they were paying for the show's popularity.
When shows are spending mega-millions on single episodes, the big names pull big ratings, and the hope is that the big effects will too. If you take business out of the equation and look at things from a purely visual perspective, it's kind of amazing that Game of Thrones is delivering big screen level visuals with a Friends equivalent budget. That said there's apparently an even bigger battle coming at the end of season 4. As David Beinoff, the show's co-creator, told GQ, "We're preparing our speeches for how we're gonna ask for more money."
Elena Sheppard
The average Game of Thrones episode costs $6 million to make. That's two to three times what a typical network or cable show costs per episode (Breaking Bad episodes cost around $3 million, early Big Bang Theory cost $2 million).
But when you consider what the HBO team is packing in for those bucks,
it's a bit of a marvel. TV shows that spend more than average are
usually shelling out the dough for one of two things: big sets or big
names. Though we love the actors now, Game of Thrones went for the former.
Zoom in a little on the Game of Thrones costs and you can
see where the cash is going. With period costumes and epic battle
sequences, not to mention the expenses of moving the cast and crew to
shoot locations like Ireland, Iceland and Croatia, the money trail isn't too hard to follow. The series has had two episodes so far that cost more than average. The pilot reportedly cost between $5 and $10 million
— not entirely unexpected, as shows tend to uber-invest in their pilot
in the hopes of a series pick-up. Season 2's "Blackwater," the
second-to-last episode, cost $8 million
to produce; it included a massive battle and required the construction
of a 14th-century-inspired ship. The extra $2 million on "Blackwater"
were well spent, with critics calling it the series' "best episode," a cinema-quality hour of HBO.Considering what $8 million turned "Blackwater" into, it's interesting to see what similar sums have done at other studios. In its last season, Friends paid its six leads $1 million per episode, so that's $6 million right there. The total costs for the final season were $7 million per episode, meaning that for roughly the same price as an all-out Westerosi brawl you could get the gang hanging out and gabbing at Central Perk.
Looking deeper into TV history, this production value vs. cast cost comes up repeatedly. On the production side, Boardwalk Empire's pilot cost $18 million to make (they had to recreate that boardwalk), while Lost's first two episodes reportedly cost between $10-$14 million (there was that plane crash). On the opposite side of the table, in 1998 NBC shelled out $13 million per episode to keep the long-running and highly-rated medical drama ER on the network. In essence, they were paying for the show's popularity.
When shows are spending mega-millions on single episodes, the big names pull big ratings, and the hope is that the big effects will too. If you take business out of the equation and look at things from a purely visual perspective, it's kind of amazing that Game of Thrones is delivering big screen level visuals with a Friends equivalent budget. That said there's apparently an even bigger battle coming at the end of season 4. As David Beinoff, the show's co-creator, told GQ, "We're preparing our speeches for how we're gonna ask for more money."
mercoledì 9 aprile 2014
“The Big Bang Theory”, la sit-com cult di Chuck Lorre in onda con la 7° stagione inedita su Joi ogni martedì, si trasformerà per un’intera puntata in un omaggio alla saga di “Guerre Stellari”. L’episodio, intitolato in originale "The Proton Transmogrification", andrà in onda l’1 maggio in America (su Joi prossimamente) e vedrà la collaborazione della LucasFilm, la casa di produzione di George Lucas, padre della mitica saga cinematografica. La trasmissione della puntata è una sorta di aperitivo per l’evento annuale dello Stars Wars Day che si celebra in tutto il mondo ogni 4 maggio al grido di “May the Fourth be with You”, lungo visioni ed eventi che coinvolgono fans di tutti e cinque i continenti. In occasione dell’episodio-speciale di “TBBT”, i maghi degli effetti speciali della LucasFilm sono stati chiamati a ricreare il magico universo di Dagobah, dove trova esilio Yoda. Eddie Pasquarello, a capo della LucasFilm, ha commentato l’evento: “siamo tutti spettatori di ‘TBBT’ e siamo molto eccitati dalla collaborazione”. Gli ha risposto a stretto giro Chuck Lorre: “Noi di ‘TBBT’ ci avvicineremo al mondo di ‘Guerre Stellari’ con la stessa passione dei fans della convention annuale!”. Non è dato sapere al momento il budget investito nella puntata-speciale, ma già si mormora che toccherà il record mai raggiunto per una situation-comedy americana. Sempre a proposito del link tra “TBBT” e “Star Wars”, Carrie Fisher, l’indimenticata interprete della Principessa Leila nella saga “Guerre Stellari”, sarà protagonista della 14esima puntata della 7° stagione inedita in onda su Joi ogni martedì in prima serata. La puntata è prevista su Joi il 13 maggio.
martedì 8 aprile 2014
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LINKIESTA
AAA Comedy cercasi!
"È successo en passant. Silenziosamente. Senza dichiarazioni ufficiali. La commedia, quella pura, quella (come vuole la tradizione) dal lieto fine scontato, quella che semplicemente — per dirla secondo il dizionario italiano — “muove il riso”, è morta. Caput. Fine. Lo dimostrano gli ascolti: le comedy nuove tentennano, raggiungono pochi milioni di telespettatori, hanno rating (ovvero percentuali di ascolti calcolate a seconda di fasce demografiche) ridicoli. Le uniche che sopravvivono (e lo fanno bene) sono quelle datate, come The Big Bang Theory o How I Met Your Mother. Loro sì che macinano numeri, ma la ragione va ben oltre la capacità di suscitare risate. Continuano a far sorridere (chi più e chi meno), ma lo fanno perché dopo molti anni, ci siamo affezionati ai personaggi. È dal 2008 che sogghigniamo per l'incapacità di Sheldon Cooper di accettare le convinzioni sociali: dopo 7 anni non possiamo fare a meno di trovarlo deliziosamente adorabile (perché abbiamo imparato a conoscerlo, capirlo e amarlo), ma gli spunti comici dello show sono rimasti esattamente uguali agli albori. E dalle nuove produzioni non arriva linfa vitale. Certo, Brooklyn Nine Nine ha vinto un Golden Globe, direte voi, ed è stata rinnovata per una seconda stagione. Eppure sebbene sia partita con un bacino di 6,17 milioni di telespettatori, la comedy che strizza l'occhio a Scuola di Polizia ha concluso la prima annata registrandone 2,59 (rating del 1.1). Insomma: si può dire tutto tranne che sia uno show che fa faville. Numeri che, confrontati con i drama (anche non eclatanti) fanno ridere: un procedurale ben fatto ma senza infamia e senza lode come The Blacklist registra oltre 10 milioni di spettatori a episodio (rating intorno al 2.7), Resurrection ne fa oltre 11 milioni (3.1). Il divario è reale.
A rendere difficile la vita delle comedy, ora, ci pensa anche un quel nuovo genere battezzato con il nome di dramedy, ovvero “drama + comedy”. Perché la nuova frontiera della risata è questa: il dramma ironico, la commedia dolce-amara, nel pieno rispetto di quel filone che crede che gli ossimori in TV siano di successo. E le dramedy, nemmeno velatamente, nel gioco delle poltrone televisive, stanno accaparrando tutti quei posti destinati ai mostri sacri della risata.
L'ultimo esempio in ordine di tempo è rappresentato da Shameless U.S. Sì, avete capito bene. Shameless: la serie che racconta le vicende di papà Frank Gallagher, ubriacone di prima categoria, che a forza di whisky si è consumato il fegato e ha abbandonato a se stessa la numerose prole. Quella che segue la storia di Fiona, la sorella maggiore “responsabile” che soffoca i momenti di crisi con party a base di cocaina. Quella dove i ragazzetti vanno a scuola con i coltelli nello zaino e le quattordicenni minacciano di morte la nuova ragazza del proprio ex (che poi, a 14 anni, hanno già un ex? Basta poco per far sentire la generazione degli figli anni Ottanta/Settanta vecchia, vecchissima).
Insomma, Shameless ora è una comedy, perché è in questa categoria che lo show ha deciso di partecipare ai prossimi Emmy. Ma non è l'unica: Orange is The New Black, la pluripremiata Girls, il nuovo show di HBO Looking sono tutte produzioni che non il concetto di comedy (da un punto di vista di format e di contenuto) non vanno proprio a braccetto ma che quando devono essere premiate (o sperano di esserlo) finiscono puntualmente per optare per questa categoria. Meritando, tra l'altro, le ambite statuette. Ridere non è mai stato così difficile. Dario Fo, uno che gli stilemi comici li ha saputi inserire in tutti i suoi lavori, potrebbe dirla così: questa è l'epoca della morte accidentale della commedia. (Alessia Barbiero, 02.04.2014)
LINKIESTAAAA Comedy cercasi!
"È successo en passant. Silenziosamente. Senza dichiarazioni ufficiali. La commedia, quella pura, quella (come vuole la tradizione) dal lieto fine scontato, quella che semplicemente — per dirla secondo il dizionario italiano — “muove il riso”, è morta. Caput. Fine. Lo dimostrano gli ascolti: le comedy nuove tentennano, raggiungono pochi milioni di telespettatori, hanno rating (ovvero percentuali di ascolti calcolate a seconda di fasce demografiche) ridicoli. Le uniche che sopravvivono (e lo fanno bene) sono quelle datate, come The Big Bang Theory o How I Met Your Mother. Loro sì che macinano numeri, ma la ragione va ben oltre la capacità di suscitare risate. Continuano a far sorridere (chi più e chi meno), ma lo fanno perché dopo molti anni, ci siamo affezionati ai personaggi. È dal 2008 che sogghigniamo per l'incapacità di Sheldon Cooper di accettare le convinzioni sociali: dopo 7 anni non possiamo fare a meno di trovarlo deliziosamente adorabile (perché abbiamo imparato a conoscerlo, capirlo e amarlo), ma gli spunti comici dello show sono rimasti esattamente uguali agli albori. E dalle nuove produzioni non arriva linfa vitale. Certo, Brooklyn Nine Nine ha vinto un Golden Globe, direte voi, ed è stata rinnovata per una seconda stagione. Eppure sebbene sia partita con un bacino di 6,17 milioni di telespettatori, la comedy che strizza l'occhio a Scuola di Polizia ha concluso la prima annata registrandone 2,59 (rating del 1.1). Insomma: si può dire tutto tranne che sia uno show che fa faville. Numeri che, confrontati con i drama (anche non eclatanti) fanno ridere: un procedurale ben fatto ma senza infamia e senza lode come The Blacklist registra oltre 10 milioni di spettatori a episodio (rating intorno al 2.7), Resurrection ne fa oltre 11 milioni (3.1). Il divario è reale.
A rendere difficile la vita delle comedy, ora, ci pensa anche un quel nuovo genere battezzato con il nome di dramedy, ovvero “drama + comedy”. Perché la nuova frontiera della risata è questa: il dramma ironico, la commedia dolce-amara, nel pieno rispetto di quel filone che crede che gli ossimori in TV siano di successo. E le dramedy, nemmeno velatamente, nel gioco delle poltrone televisive, stanno accaparrando tutti quei posti destinati ai mostri sacri della risata.
L'ultimo esempio in ordine di tempo è rappresentato da Shameless U.S. Sì, avete capito bene. Shameless: la serie che racconta le vicende di papà Frank Gallagher, ubriacone di prima categoria, che a forza di whisky si è consumato il fegato e ha abbandonato a se stessa la numerose prole. Quella che segue la storia di Fiona, la sorella maggiore “responsabile” che soffoca i momenti di crisi con party a base di cocaina. Quella dove i ragazzetti vanno a scuola con i coltelli nello zaino e le quattordicenni minacciano di morte la nuova ragazza del proprio ex (che poi, a 14 anni, hanno già un ex? Basta poco per far sentire la generazione degli figli anni Ottanta/Settanta vecchia, vecchissima).
Insomma, Shameless ora è una comedy, perché è in questa categoria che lo show ha deciso di partecipare ai prossimi Emmy. Ma non è l'unica: Orange is The New Black, la pluripremiata Girls, il nuovo show di HBO Looking sono tutte produzioni che non il concetto di comedy (da un punto di vista di format e di contenuto) non vanno proprio a braccetto ma che quando devono essere premiate (o sperano di esserlo) finiscono puntualmente per optare per questa categoria. Meritando, tra l'altro, le ambite statuette. Ridere non è mai stato così difficile. Dario Fo, uno che gli stilemi comici li ha saputi inserire in tutti i suoi lavori, potrebbe dirla così: questa è l'epoca della morte accidentale della commedia. (Alessia Barbiero, 02.04.2014)
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lunedì 7 aprile 2014
GOSSIP - Un nerd da Emmy! Clamoroso al Cibali: alla Rossum di "Shameless" piacciono i ragazzi occhialuti con penna-in-tasca
Nerds
di tutto il mondo, unitevi…e non abbiate paura! Emmy Rossum, volto-simbolo di “Shameless”
(la 4° stagione inedita su Joi dal 7
aprile ogni lunedì), ha dichiarato a “People” di essere attratta da un tipo di
uomo particolare: il nerd. Certo, a ben vedere il look e lo stile dell’attrice
che passa da una copertina all’altra quale regina di classe e ton-sur-ton, già
cantante raffinata di standard anni ’40 o giù di lì e con mai un golfino
infeltrito, si fatica ad immaginarla al fianco di un brufoloso occhialuto,
magari bretellato con penna a sfera ancorata al taschino della camicia. Tuttavia
Emmy non ha dubbi e ha pure argomentato: “io
sono attratta dai ragazzi simpatici e divertenti, che mi possono insegnare
qualcosa. E’ triste che ragazzi e ragazze non diano una chance a un partner
solo perché magari non è carino/a…magari ha altre qualità!”.
domenica 6 aprile 2014
GOSSIP - Chi Dormer non piglia pesci! Natalie testa-rasata si candida a scalzare dal trono di più sexy di "GOT" Emilia Clarke
Natalie Dormer covers up her bare breasts in this topless pic from her super racy GQ magazine photo shoot. The 32-year-old Game of Thrones and Hunger Games: Mockingjay star shared what it’s like living on the edge. “I love going out of my comfort zone—I live to go out of my comfort
zone. Obviously, you have quieter years than others—you don’t go jumping
out of a plane every day,” Natalie said.
For more from Natalie, visit GQ.com and http://instagram.com/telefilmcultvenerdì 4 aprile 2014
NEWS - Dietrofront! Netflix, lo sbarco in Italia è rimandato (l'arrivo di SkyAtlantic ha rotto i telefilm nel paniere?) E poi
te credo, con la banda larga che abbiamo...!
Articolo tratto da Formiche.net
Reed Hastings ha costruito il suo impero sulla pigrizia. Quella che impedisce di recarsi nella catena di video noleggio più vicina a casa inizialmente e quella che fa desistere dal download selvaggio in Rete poi. (Leggi qui la biografia completa di Hastings)
Nato come servizio di noleggio di DVD via posta negli anni novanta e mutatosi in diffusione di video in streaming via Internet in cambio di un piccolo canone mensile nel 2007, Netflix, ha superato per numero di abbonati negli Stati Uniti, Hbo, colosso americano dell’intrattenimento via cavo.
COSA RITARDA LO SBARCO IN ITALIA
In Italia il suo debutto era stato annunciato entro l’anno ma probabilmente per cause tecniche giungerà nelle case degli italiani nel 2015. Qualcosa evidentemente non è andato nel verso giusto.
A ipotizzarlo è l’Hollywood Reporter che in un articolo elenca tra le ragioni del ritardo del servizio di video streaming nel nostro Paese la mancanza di infrastrutture adeguate – la penetrazione della banda larga si attesta al 48% ed è concentrata solo nei grandi centri – e la scarsa diffusione di apparecchi televisivi di nuova generazione.
LA FORZA DI NETFLIX
Oltreoceano Netflix invece procede a vele spiegate. Nel 2013 la creatura di Reed Hastings è stata la stella più brillante di Wall Street, tanto che il Wall Street Journal l’ha nominata tra le sue cinque migliori azioni dell’anno.
La ricchezza del servizio streaming americano è stata creata con cura e parsimonia: “Possiede il più grande database del cinema. Un archivio con cui tramonta la tradizionale suddivisione delle categorie a cui siamo abituati (film drammatici, gialli, di avventura, romantici) per dare vita a nuovi generi potenzialmente infiniti”, ha commentato Tullio Camiglieri, presidente di Open Gate Italia, giornalista e manager già in Mediaset e Sky, in una conversazione con Formiche.net.
Ma la vera forza consiste nell’alimentare, abbonato dopo abbonato, il più grande sistema di profilazione degli utenti: osservando la fruizione televisiva di più di quaranta milioni di americani Netflix conosce perfettamente cosa vogliono i suoi abbonati e verso quali generi si orientano le loro preferenze, creando contenuti ad hoc.
…E LE INCOGNITE
Nel 2013 il valore di Borsa del gruppo è andato alle stelle. Ma come scrive Tymothy Stenovec, reporter dell’Huffington Post, l’azienda spende così tanto in piani di espansione e in contenuti, che i profitti sono relativamente ridotti.
Un esempio? Nel terzo trimestre dell’anno scorso, con un fatturato di 1,1 miliardi di dollari, ha ottenuto solo 31,8 milioni di profitti. Per aumentarli l’azienda potrebbe aumentare le quote di sottoscrizione dell’abbonamento mensile di 1 dollaro, mossa che secondo uno studio di Citi Research Netflix sembra abbia previsto per il 2016.
Se da una parte i costi dei contenuti potrebbero costringere Netflix ad adottare tariffe più alte, secondo Greg Ireland, capo della ricerca nel settore video dell’azienda di ricerca tecnologica Idc, potrebbero essere le mosse per creare pacchetti su misura in termini di qualità dei contenuti o di numero degli stream simultanei, a differenziare il servizio dalla concorrenza con rivali come Amazon e Hulu Plus che stanno investendo in programmazione originale creando accordi esclusivi per i contenuti.
te credo, con la banda larga che abbiamo...!
Articolo tratto da Formiche.net
Reed Hastings ha costruito il suo impero sulla pigrizia. Quella che impedisce di recarsi nella catena di video noleggio più vicina a casa inizialmente e quella che fa desistere dal download selvaggio in Rete poi. (Leggi qui la biografia completa di Hastings)
Nato come servizio di noleggio di DVD via posta negli anni novanta e mutatosi in diffusione di video in streaming via Internet in cambio di un piccolo canone mensile nel 2007, Netflix, ha superato per numero di abbonati negli Stati Uniti, Hbo, colosso americano dell’intrattenimento via cavo.
COSA RITARDA LO SBARCO IN ITALIA
In Italia il suo debutto era stato annunciato entro l’anno ma probabilmente per cause tecniche giungerà nelle case degli italiani nel 2015. Qualcosa evidentemente non è andato nel verso giusto.
A ipotizzarlo è l’Hollywood Reporter che in un articolo elenca tra le ragioni del ritardo del servizio di video streaming nel nostro Paese la mancanza di infrastrutture adeguate – la penetrazione della banda larga si attesta al 48% ed è concentrata solo nei grandi centri – e la scarsa diffusione di apparecchi televisivi di nuova generazione.
LA FORZA DI NETFLIX
Oltreoceano Netflix invece procede a vele spiegate. Nel 2013 la creatura di Reed Hastings è stata la stella più brillante di Wall Street, tanto che il Wall Street Journal l’ha nominata tra le sue cinque migliori azioni dell’anno.
La ricchezza del servizio streaming americano è stata creata con cura e parsimonia: “Possiede il più grande database del cinema. Un archivio con cui tramonta la tradizionale suddivisione delle categorie a cui siamo abituati (film drammatici, gialli, di avventura, romantici) per dare vita a nuovi generi potenzialmente infiniti”, ha commentato Tullio Camiglieri, presidente di Open Gate Italia, giornalista e manager già in Mediaset e Sky, in una conversazione con Formiche.net.
Ma la vera forza consiste nell’alimentare, abbonato dopo abbonato, il più grande sistema di profilazione degli utenti: osservando la fruizione televisiva di più di quaranta milioni di americani Netflix conosce perfettamente cosa vogliono i suoi abbonati e verso quali generi si orientano le loro preferenze, creando contenuti ad hoc.
…E LE INCOGNITE
Nel 2013 il valore di Borsa del gruppo è andato alle stelle. Ma come scrive Tymothy Stenovec, reporter dell’Huffington Post, l’azienda spende così tanto in piani di espansione e in contenuti, che i profitti sono relativamente ridotti.
Un esempio? Nel terzo trimestre dell’anno scorso, con un fatturato di 1,1 miliardi di dollari, ha ottenuto solo 31,8 milioni di profitti. Per aumentarli l’azienda potrebbe aumentare le quote di sottoscrizione dell’abbonamento mensile di 1 dollaro, mossa che secondo uno studio di Citi Research Netflix sembra abbia previsto per il 2016.
Se da una parte i costi dei contenuti potrebbero costringere Netflix ad adottare tariffe più alte, secondo Greg Ireland, capo della ricerca nel settore video dell’azienda di ricerca tecnologica Idc, potrebbero essere le mosse per creare pacchetti su misura in termini di qualità dei contenuti o di numero degli stream simultanei, a differenziare il servizio dalla concorrenza con rivali come Amazon e Hulu Plus che stanno investendo in programmazione originale creando accordi esclusivi per i contenuti.
giovedì 3 aprile 2014
NEWS - HBO e Sky Atlantic, accordo sul serial! In arrivo in Italia "True Detective", "House of Cards", "Banshee" and more...
(ANSA) - MILANO, 3 APR - Su Sky Atlantic, che partira' il 9 aprile, ci saranno diverse produzioni HBO come la quarta serie di "Games of Thrones" e "Boardwalk Empire". Questo in virtu' di un nuovo accordo tra Sky e Hbo: per la trasmissione in esclusiva su Sky delle produzioni firmate dall'importante tv via cavo americana. Nei prossimi mesi gli abbonati Sky potranno vedere anche "True Detective" con il neo-vincitore del premio Oscar Matthew McConaughey e "Banshee", l'irriverente serie interpretata dal comico Stephen Merchant. Le produzioni HBO saranno visibili
anche su Sky Go e su Sky On Demand.

"La politica mi fornisce un serbatoio inesauribile di storie, tanto che la realta' supera di
molto la fantasia" dice Michael Dobbs, politico, ex consigliere di Margaret Thatcher e autore del libro "House of cards" (da cui e' stata tratta la omonima serie tv di culto), intervenendo alla presentazione del nuovo canale Sky Atlantic HD. "Chi lo avrebbe mai detto, per esempio, che il presidente francese sarebbe stato beccato, non dico a correre dietro alle gonnelle delle fanciulle, ma addirittura - scherzo - dietro su uno scooter. Nessuno scrittore di fiction avrebbe inventato una cosa del genere. Seguo anche la vostra politica italiana, e' molto ricca di spunti anche quella, ovviamente".
Le serie tv di qualita' alla base della proposta televisiva: da quella americana che si nutre di coinvolgenti intrighi politici come "House of cards" a "Venuto al mondo-extended version" di Sergio Castellitto, regista e marito dell'autrice dell'omonimo libro best-seller, Margaret Mazzantini. Da "Gomorra-la serie", prodotta da Sky, alla quarta serie di "Il trono di spade" e "Boardwalk Empire". Il 9 aprile, alla posizione 110, parte un nuovo canale della galassia Sky: Atlantic HD, che "non sara' puro accompagnamento ma richiedera' una totale immersione dello spettatore" secondo Andrea Zappia, che rincara la dose, sostenendo che ora ci si
trovi di fronte a "una eta' dell'oro della televisione". Su questo punto concordano anche i due testimoni chiamati a partecipare alla presentazione del nuovo canale: Sergio Castellitto e Michael Dobbs, politico e scrittore, autore del libro "House of cards", da cui e' stata tratta la serie. Castellitto parla di "un vero e proprio lusso: il poter recuperare tutto il materiale girato durante il film che era
stato necessariamente tagliato. In questo modo si restituisce dignita' alla visione dello spettatore in una televisione che era diventata soprattutto rumore". Conferma la moglie, Margaret Mazzantini, autrice del libro che racconta la vita di Gemma, interpretata da Penelope Cruz: "Rispetto al film, con la serie tv e' possibile dare spazio a molti piu' particolari, che poi vengono a mancare al lettore. E' un dono per il nostro lavoro". Michael Dobbs, ex consigliere di Margaret Thatcher, ha spiegato di come a lui interessi "raccontare i personaggi e l'animo umano prima ancora che la storia vera e propria. La
politica e' un inesauribile serbatoio da cui continuo ad attingere e spesso la realta' supera di gran lunga la fiction. Ora siamo di fronte a un momento rivoluzionario per la televisione, dato che la qualita' si sta alzando parecchio". Altri prodotti di punta saranno: "Gomorra-la serie", produzione originale di Sky con la regia di Stefano Sollima (lo stesso della serie di culto "Romanzo Criminale") e con la collaborazione dello stesso Roberto Saviano; la quarta stagione di "Il trono di spade", premiata agli Emmy Awards e ai Golden Globe; "The crazy ones" con Robin Williams. Verranno mandati in onda trecentosessanta episodi inediti in esclusiva per delle serie che hanno vinto 97 premi tra Emmy e Golden Globes in un canale che "non sara' adatto a un pubblico estesissimo", come ha commentato Andrea Scrosati, executive vice President di Sky, "ma sono spettatori che vorranno impegnarsi, soprattutto all'inizio e che verranno ricompensati". Infine, Castellitto ha cosi' concluso: "Il cinema italiano ora si e' un po' appiattito sulla commedia, se vuole raccontare il dramma spesso desidera tornare in televisione e riesce a farlo solo con queste modalita'".
l'amministratore delegato di Sky Italia,
(ANSA) - MILANO, 3 APR - Su Sky Atlantic, che partira' il 9 aprile, ci saranno diverse produzioni HBO come la quarta serie di "Games of Thrones" e "Boardwalk Empire". Questo in virtu' di un nuovo accordo tra Sky e Hbo: per la trasmissione in esclusiva su Sky delle produzioni firmate dall'importante tv via cavo americana. Nei prossimi mesi gli abbonati Sky potranno vedere anche "True Detective" con il neo-vincitore del premio Oscar Matthew McConaughey e "Banshee", l'irriverente serie interpretata dal comico Stephen Merchant. Le produzioni HBO saranno visibili
anche su Sky Go e su Sky On Demand.

"La politica mi fornisce un serbatoio inesauribile di storie, tanto che la realta' supera di
molto la fantasia" dice Michael Dobbs, politico, ex consigliere di Margaret Thatcher e autore del libro "House of cards" (da cui e' stata tratta la omonima serie tv di culto), intervenendo alla presentazione del nuovo canale Sky Atlantic HD. "Chi lo avrebbe mai detto, per esempio, che il presidente francese sarebbe stato beccato, non dico a correre dietro alle gonnelle delle fanciulle, ma addirittura - scherzo - dietro su uno scooter. Nessuno scrittore di fiction avrebbe inventato una cosa del genere. Seguo anche la vostra politica italiana, e' molto ricca di spunti anche quella, ovviamente".
Le serie tv di qualita' alla base della proposta televisiva: da quella americana che si nutre di coinvolgenti intrighi politici come "House of cards" a "Venuto al mondo-extended version" di Sergio Castellitto, regista e marito dell'autrice dell'omonimo libro best-seller, Margaret Mazzantini. Da "Gomorra-la serie", prodotta da Sky, alla quarta serie di "Il trono di spade" e "Boardwalk Empire". Il 9 aprile, alla posizione 110, parte un nuovo canale della galassia Sky: Atlantic HD, che "non sara' puro accompagnamento ma richiedera' una totale immersione dello spettatore" secondo Andrea Zappia, che rincara la dose, sostenendo che ora ci sitrovi di fronte a "una eta' dell'oro della televisione". Su questo punto concordano anche i due testimoni chiamati a partecipare alla presentazione del nuovo canale: Sergio Castellitto e Michael Dobbs, politico e scrittore, autore del libro "House of cards", da cui e' stata tratta la serie. Castellitto parla di "un vero e proprio lusso: il poter recuperare tutto il materiale girato durante il film che era
stato necessariamente tagliato. In questo modo si restituisce dignita' alla visione dello spettatore in una televisione che era diventata soprattutto rumore". Conferma la moglie, Margaret Mazzantini, autrice del libro che racconta la vita di Gemma, interpretata da Penelope Cruz: "Rispetto al film, con la serie tv e' possibile dare spazio a molti piu' particolari, che poi vengono a mancare al lettore. E' un dono per il nostro lavoro". Michael Dobbs, ex consigliere di Margaret Thatcher, ha spiegato di come a lui interessi "raccontare i personaggi e l'animo umano prima ancora che la storia vera e propria. La
politica e' un inesauribile serbatoio da cui continuo ad attingere e spesso la realta' supera di gran lunga la fiction. Ora siamo di fronte a un momento rivoluzionario per la televisione, dato che la qualita' si sta alzando parecchio". Altri prodotti di punta saranno: "Gomorra-la serie", produzione originale di Sky con la regia di Stefano Sollima (lo stesso della serie di culto "Romanzo Criminale") e con la collaborazione dello stesso Roberto Saviano; la quarta stagione di "Il trono di spade", premiata agli Emmy Awards e ai Golden Globe; "The crazy ones" con Robin Williams. Verranno mandati in onda trecentosessanta episodi inediti in esclusiva per delle serie che hanno vinto 97 premi tra Emmy e Golden Globes in un canale che "non sara' adatto a un pubblico estesissimo", come ha commentato Andrea Scrosati, executive vice President di Sky, "ma sono spettatori che vorranno impegnarsi, soprattutto all'inizio e che verranno ricompensati". Infine, Castellitto ha cosi' concluso: "Il cinema italiano ora si e' un po' appiattito sulla commedia, se vuole raccontare il dramma spesso desidera tornare in televisione e riesce a farlo solo con queste modalita'".
l'amministratore delegato di Sky Italia,
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NEWS - Anteprime, i nuovi titoli in arrivo tra Mediaset (Premium) e Sky (Atlantic)
ANTEPRIMA - #HouseOfCards dal 9 aprile su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #TrueDetective da settembre su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #OrphanBlack dal 27 maggio (non più dal 20) su @Premium_Action.
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ANTEPRIMA - #Believe dal 27 settembre su @Premium_Action.
#serietv #telefilm #telefilmaddicted
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ANTEPRIMA - #GameOfThrones 4 dal 18 aprile su @SkyAtlanticHD
#IlTronodiSpade
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ANTEPRIMA - #TheCrazyOnes dal 9 aprile su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #Banshee dal 9 aprile su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #The100 dal 10 settembre su @Premium_Action.
#serietv #telefilm #telefilmaddicted
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ANTEPRIMA - #GomorraLaSerie dal 6 maggio su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #MagicCity dal 9 aprile su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #MastersOfSex prossimamente su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #TheFall in autunno su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #LesReverants in autunno su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #TopOfTheLake prossimamente su @SkyAtlanticHD
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ANTEPRIMA - #Hostages dall'8 giugno su @Premium_Action
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ANTEPRIMA - #ChicagoFire 2 dal 4 agosto su @Premium_Action
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ANTEPRIMA - #HartOfDixie 3 dal 4 agosto su @PremiumMya
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 3 Aprile 2014
ANTEPRIMA - #PrettyLittleLiars 5 dal 4 settembre su @PremiumMya (le inedite della 4° dal 23 aprile)
#PLL
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