
LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Orgoglio omosex, è sempre più coming-out tra i teen
Chissà se
Kurt Hummel di "
Glee" (2009) hai mai sentito la storia di Rickie Vasquez di "
My so called life" (1994). Quest'ultimo, interpretato da
Wilson Cruz in un memorabile e storico episodio della serialità omosex-adolescenziale, finiva pestato a sangue e cacciato di casa dopo aver fatto coming-out,
incapace altresì
di pronunciare la parola "gay" se non nell'ultimo episodio (peraltro per giustificare il suo rifiuto per una ragazza che gli correva dietro). Prima di lui, l'adolescente Billy Douglas (
Ryan Phillippe) aveva scioccato il pubblico rivelando in "
One life to live" (1992) di aver ricevuto molestie sessuali da un parroco fin troppo solerte.
L'omosessualità tra i ragazzi non è mai stata così popolare e sdoganata nei telefilm, ma la sua progressione non è stata sempre facile, tra censure e colpi di scena. Chissà Kurt come vedrebbe, quale fratello maggiore, Jack McPhee (
Kerr Smith) di "
Dawson's Creek" (1999), il quale scopre la propria omosessualità dopo aver flirtato con la protagonista Joey. O se troverebbe più solidarietà tra gli 8 protagonisti gay che ruotano al centro di "
Degrassi" (2003), oppure se preferirebbe fraternizzare con Calvin Owens (
Paul James) di "
Greek" (2007), piuttosto che con Eric van der Woodsen (
Connor Paolo) di "
Gossip Girl"...Il quattordicenne gay Marshall Gregson (
Keir Gilchrist) di "
United States of Tara" (2009) viene accettato dalla madre, ma non dalle molteplici personalità a cui dà vita
Toni Collette. Forse meglio sancire un patto di castità come fa Griffin (
Brando Eaton) in "
La vita di una teenager americana" (2009). O passare come l'anti-Kurt, come risulta ultimamente Ian Gallagher (
Cameron Monaghan) di "
Shameless" (2011): tanto per gradire, se la fa con il marito della sua capa. Tutto torna: l'ideatore di "
My so called life",
Winnie Holzman, ha declinato Rickie Vasquez fin all'attuale Alistair (
Harvey Guillen) di "
Huge" (2010), dietro la cui ciccia e dietro la cui impopolarità, nasconde la propria attrazione per il proprio sesso. In tempi recenti anche
l'omosessualità femminile ha visto la luce: dalla coppia Willow-Wicca di "
Buffy" (2000) ad "
Ancora una volta" (2002), in cui le quindicenni Jessie (
Evan Rachel Wood) e Katie si baciano ben 2 volte sulla ABC di Disney (!). Katie tra l'altro era interpretata da quella
Mischa Barton che 3 anni dopo avrebbe dato vita alla "confusa" Marissa Cooper di "
The OC": e chi non lo sarebbe con una come Alex (
Olivia Wilde), del resto? La prima coppia lesbo teen protagonista di una serie tv, subito dopo lo sdoganamento avviato dal più adulto "
The L Word" (2004), è risultata quella formata da Spencer (
Gabrielle Christian) e Ashley (
Mandy Musgrave) - soprannominate "Spashley" dalle fans - in "
South of Nowhere" (2005). Ci vuole un coraggio da leonesse, per dichiarare alla propria famiglia ebrea, perdipiù di origini italiane, di essere lesbica: è quanto succede a Tea Marvelli (
Sofia Black-D'Elia) nella versione Usa di "
Skins" (2011). Se i flirt lesbo sono visti - più di quelli maschili - sorta di
jump the shark (valgano quelli tra Gretchen e Claire in "
Heroes" e Adrianna con Gia in "
90210"), il personaggio più "in" degli ultimi mesi è Emily Fields di "
Pretty Little Liars" (2010). La sua interprete,
Shay Mitchell, ha dichiarato: "mi sento onorata di interpretare una figura che aiuta a far capire che non si è soli e che essere sè stessi è la cosa migliore". Ne son passate di censure da quando
Ryan Murphy, oggi paladino delle battaglie anti-bullismo contro gli omosessuali, ha trovato ostacoli per portare in scena un protagonista con una mamma lesbica in "
Popular" (1999): "mi ricordo che i dirigenti del network mi chiesero se potevo pensare a un personaggio 'un pò meno gay'! E io gli risposi, gettandoli nell'imbarazzo: 'più o meno gay di me?'". Del resto, lo stesso
Wilson Cruz, omosessuale dichiarato dai tempi di "
My so called life", rintuzza: "se ci si chiede fino a dove protremo arrivare, è sempre meglio arrivarci prima che dopo". (Articolo di
Leo Damerini sul "
Telefilm Magazine" di
Aprile)