domenica 2 dicembre 2018
venerdì 30 novembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
AVVENIRE
L'inaccettabile nichilismo di "Baby"
"Non è stato facile per chi scrive arrivare alla fine della proiezione (riservata alla stampa) delle prime due puntate di Baby senza provare un senso di ribellione. Non tanto perché la nuova serie disponibile su Netflix da venerdì 30 novembre (prodotta da Fabula Pictures e diretta da Andrea De Sica e Anna Negri) ha preso spunto dagli sconvolgenti fatti accaduti a Roma qualche anno fa e battezzati dai giornali come il caso delle baby squillo dei Parioli. Quello che proprio non ha convinto la sottoscritta, non solo come giornalista ma soprattutto come madre di un figlio adolescente, è stata la voluta parzialità del racconto. Di una storia che, forse, si proponeva di raccontare gli adolescenti di oggi e che invece ha finito per tracciame un ritratto assolutamente incompleto, in certi momenti persino fastidioso. La storia di Baby si svolge ai Parioli: «Se hai sedici anni e vivi nel quartiere più bello di Roma sei fortunata» dice Chiara (Benedetta Porcaroli), una delle giovani protagoniste della serie all'inizio della prima puntata. Ma bastano pochi minuti per capire che quella fortuna è solo illusoria: la ragazzina, come tutti i coetanei della prestigiosa scuola che frequenta, è sola. Terribilmente sola, figlia di una famiglia in decomposizione nella quale i genitori si dichiarano separati in casa («Lo facciamo per te»), salvo fare ciascuno i propri comodi, a volte proprio sotto lo sguardo sconcertato della figlia. Non va meglio ai suoi amici, che poi tanto amid non sono visto che il valore dell'amicizia qui non è nemmeno abbozzato, come del resto qualsiasi altro valore: Ludovica (Alice Pagani) vive con una madre fragile e instabile che con la figlia condivide lo smalto, le cene con i fidanzati di passaggio e poco altro; e Damiano (Riccardo Mandolini) è cresciuto nella periferia romana del Quarticciolo ma, a causa della morte della madre, è costretto a vivere ai Parioli con il padre ambasciatore e la di lui moglie, lacerato tra due mondi diametralmente opposti nei quali fa fatica a riconoscersi. In questa riproduzione (volutamente?) stereotipata, dove non c'è nemmeno un solo personaggio positivo, non mancano naturalmente il sesso facile per sfuggire alla noia, che non richiede alcun coinvolgimento affettivo ed emotivo; la droga altrettanto facile visto che a scuola si spacciano canne e cocaina; i locali da frequentare fino a notte fonda E, dulcis in fundo, la prostituzione. Il teorema alla base di Baby è, tutto sommato, chiaro e, per certi versi, persino condivisibile: se hai sedici anni e una famiglia che non si occupa dite se non in apparenza, il rischio è quello di diventare un adolescente sbandato alla mercé del primo disgraziato che passa Un paio di cose, però, non convincono. La prima è, come dicevamo, la parzialità del racconto: il mondo degli adolescenti è, per fortuna, più ricco e variegato di quello proposto da Baby ma la serie non lo mostra, dando l'impressione che i sedicenni di oggi, almeno quelli benestanti e abitanti in una grande città, siano tutti così. La seconda è che non c'è traccia di un benché minimo giudizio su comportamenti francamente discutibili. Nessuno ha particolari nostalgie della tv pedagogica di un tempo ma è inaccettabile sentir dire dagli autori di Baby che «il nostro primo obiettivo è stato quello di non giudicare i personaggi» o che «non vogliamo filtri paternalistici o moralistici. Sarà il pubblico a trarne le conseguenze» davanti a ragazzini e ragazzine che si drogano e considerano il sesso poco più di un passatempo perché significa non riconoscere la responsabilità che ci si assume quando si fa televisione. Soprattutto una televisione come Netflix che ha nel suo Dna proprio il pubblico giovane. Autori e protagonisti di Baby da questo orecchio, però, non ci sentono: «Questa serie ha l'obiettivo di mettere il pubblico in condizione di farsi delle domande e non di trovare le risposte» ribadisce Benedetta Porcaroli mentre Isabella Aguilar si spinge a generalizzare: «In questa serie abbiamo messo anche tanto di noi, delle nostre esperienze personali. Siamo stati tutti sedicenni allo stesso modo. Non c'è nichilismo né denuncia sociale». Se non è nichilismo Baby c'è da chiedersi cosa lo sia". (Tiziana Lupi)
AVVENIRE
L'inaccettabile nichilismo di "Baby"
"Non è stato facile per chi scrive arrivare alla fine della proiezione (riservata alla stampa) delle prime due puntate di Baby senza provare un senso di ribellione. Non tanto perché la nuova serie disponibile su Netflix da venerdì 30 novembre (prodotta da Fabula Pictures e diretta da Andrea De Sica e Anna Negri) ha preso spunto dagli sconvolgenti fatti accaduti a Roma qualche anno fa e battezzati dai giornali come il caso delle baby squillo dei Parioli. Quello che proprio non ha convinto la sottoscritta, non solo come giornalista ma soprattutto come madre di un figlio adolescente, è stata la voluta parzialità del racconto. Di una storia che, forse, si proponeva di raccontare gli adolescenti di oggi e che invece ha finito per tracciame un ritratto assolutamente incompleto, in certi momenti persino fastidioso. La storia di Baby si svolge ai Parioli: «Se hai sedici anni e vivi nel quartiere più bello di Roma sei fortunata» dice Chiara (Benedetta Porcaroli), una delle giovani protagoniste della serie all'inizio della prima puntata. Ma bastano pochi minuti per capire che quella fortuna è solo illusoria: la ragazzina, come tutti i coetanei della prestigiosa scuola che frequenta, è sola. Terribilmente sola, figlia di una famiglia in decomposizione nella quale i genitori si dichiarano separati in casa («Lo facciamo per te»), salvo fare ciascuno i propri comodi, a volte proprio sotto lo sguardo sconcertato della figlia. Non va meglio ai suoi amici, che poi tanto amid non sono visto che il valore dell'amicizia qui non è nemmeno abbozzato, come del resto qualsiasi altro valore: Ludovica (Alice Pagani) vive con una madre fragile e instabile che con la figlia condivide lo smalto, le cene con i fidanzati di passaggio e poco altro; e Damiano (Riccardo Mandolini) è cresciuto nella periferia romana del Quarticciolo ma, a causa della morte della madre, è costretto a vivere ai Parioli con il padre ambasciatore e la di lui moglie, lacerato tra due mondi diametralmente opposti nei quali fa fatica a riconoscersi. In questa riproduzione (volutamente?) stereotipata, dove non c'è nemmeno un solo personaggio positivo, non mancano naturalmente il sesso facile per sfuggire alla noia, che non richiede alcun coinvolgimento affettivo ed emotivo; la droga altrettanto facile visto che a scuola si spacciano canne e cocaina; i locali da frequentare fino a notte fonda E, dulcis in fundo, la prostituzione. Il teorema alla base di Baby è, tutto sommato, chiaro e, per certi versi, persino condivisibile: se hai sedici anni e una famiglia che non si occupa dite se non in apparenza, il rischio è quello di diventare un adolescente sbandato alla mercé del primo disgraziato che passa Un paio di cose, però, non convincono. La prima è, come dicevamo, la parzialità del racconto: il mondo degli adolescenti è, per fortuna, più ricco e variegato di quello proposto da Baby ma la serie non lo mostra, dando l'impressione che i sedicenni di oggi, almeno quelli benestanti e abitanti in una grande città, siano tutti così. La seconda è che non c'è traccia di un benché minimo giudizio su comportamenti francamente discutibili. Nessuno ha particolari nostalgie della tv pedagogica di un tempo ma è inaccettabile sentir dire dagli autori di Baby che «il nostro primo obiettivo è stato quello di non giudicare i personaggi» o che «non vogliamo filtri paternalistici o moralistici. Sarà il pubblico a trarne le conseguenze» davanti a ragazzini e ragazzine che si drogano e considerano il sesso poco più di un passatempo perché significa non riconoscere la responsabilità che ci si assume quando si fa televisione. Soprattutto una televisione come Netflix che ha nel suo Dna proprio il pubblico giovane. Autori e protagonisti di Baby da questo orecchio, però, non ci sentono: «Questa serie ha l'obiettivo di mettere il pubblico in condizione di farsi delle domande e non di trovare le risposte» ribadisce Benedetta Porcaroli mentre Isabella Aguilar si spinge a generalizzare: «In questa serie abbiamo messo anche tanto di noi, delle nostre esperienze personali. Siamo stati tutti sedicenni allo stesso modo. Non c'è nichilismo né denuncia sociale». Se non è nichilismo Baby c'è da chiedersi cosa lo sia". (Tiziana Lupi)
giovedì 29 novembre 2018
NEWS - Achtung, compagni! Le piattaforme di streaming tipo Netflix e Amazon verso il pareggio con la pay tv (Sky): raddoppiati gli abbonamenti in un solo anno!
News tratta da "Il Sole 24 ore"
Manca poco al pareggio con i numeri della pay tv tradizionale. Qui gli abbonamenti in Italia si sono storicamente attestati attorno ai 6,5 milioni fra Sky e Mediaset Premium. Oggi le piattaforme di videostreaming arrivano a superare i 5 milioni. E il trend fa pensare al livello della pay come a un muro che sta per crollare. Del resto, l'impennata del video on demand è fuori discussione, anche in un Paese come l'Italia in cui ci si dibatte nelle sabbie mobili di una digitalizzazione che se da una parte mostra segnali di miglioramento come indicato dall'aumento dell'ultrabroadband (si veda Il Sole 24 Ore), dall'altra ha evidentemente enormi margini di crescita. A mettere in fila inumeri dell'avanzata anche in Italia di Netflix, Amazon Prime Video e delle altre piattaforme di videostreaming è EY con uno studio che tra gli sponsor ha Sky, Mediaset, Discovery, Vodafone. E i risultati lasciano poco spazio a dubbi: gli abbonamenti in Italia alle piattaforme di videostreaming a pagamento - EY cita Netflix, Amazon Prime Video, Timvision, Now Tv (Sky), Infinity (Mediaset), Eurosport Player - sono passati da 2,3 a 5,2 milioni. E tutto in un anno, fra giugno 2017 e giugno 2018. Numeri sui singoli operatori non ne sono forniti, ma a giudicare dalle indiscrezioni di mercato a farla da padrona è Netflix, in Italia da 3 anni. «Questi dati - spiega Fabrizio Pascale, Telco, Media e Technology Med Leader di EY- delineano un mercato dei servizi videostreaming in espansione, sia sul fronte dei servizi free offerti dai broadcaster televisivi sia a pagamento. Le crescite più importanti arrivano, però, dalle piattaforme pay che, a metà 2018, contavano oltre i 5 milioni di abbonati, più che raddoppiati nell'ultimo anno». Oltre al numero degli abbonamenti c'è anche da guardare al computo totale degli utenti (in famiglia a usufruire delle piattaforme può essere più di uno). In questo caso si passa da 4,3 a 8,3 milioni di utenti con un numero di sottoscrittori unici (che possono avere anche più di un abbonamento) pari a 4 milioni. EY nella sua indagine va poi anche oltre il video on demand "a pagamento" unendo i dati della parte free comprensiva di player come Youtube, Raiplay, Mediaset Play. E così, considerando chi «nell'ultima settimana ha guardato contenuti video attraverso Internet della durata di almeno 10 minuti», gli utenti free sono saliti in un anno da 17,6 a 20,9 milioni. ll che, considerando che utenti free e pay possono in parte coincidere, segnala 23,8 milioni di italiani che guardano video on demand: il 68% degli utenti internet totali. Tutte cifre, insomma, che fotografano anche per l'Italia quella che è una tendenza mondiale messa nero su bianco da diversi studi e istituti di ricerca. ITMedia Consulting, ad esempio, prevede che i ricavi totali del settore Vod (video on demand) nell'Europa occidentale aumenteranno rispetto ai 6,26 miliardi di euro del 2018, superando gli 8,8 miliardi nel 2021, con una crescita media annua, pur in un mercato prossimo alla maturità, ancora a doppia cifra: del 12 per cento. Dal Vod arriverà così un quarto dei ricavi del mercato payTv. L'Italia ha numeri ben più bassi rispetto ad altri Paesi d'Europa. Ma il trend è impetuoso. E così, stando sempre al rapporto"Video on Demand in Europe: 2018-2021", guardando al totale del video on demand - e dunque non solo Svod (servizi con abbonamento), ma anche Tvod (quello in cui si pagano le singole transazioni, erede dell'ormai scomparso home video) che non è stato considerato da EY- lapenetrazione sul totale dell'Europa Occidentale è del 26,6% in Uk, del 19,4% in Germania e del 4,6% in Italia che salirà all'8,3% nel 2021. Chiaro che con questi numeri il campanello d'allarme sia risuonato forte fra i player "tradizionali". La pay tv ad esempio, che ha prezzi per gli utenti più alti rispetto al Vod, sta cercando di trovare le migliori contromisure. In Italia anche il mondo del cinema ha alzato i toni e un decreto nei giorni scorsi ha stabilito che forme di incentivazione perle opere cinematografiche potranno esserci solo per quelle pellicole che non sceglieranno di approdare su piattaforme di videostreaming contemporaneamente alle sale. A livello mondiale Disney ha deciso di sottrarre a Netflix i propri film e le serie tv nel 2019, puntando su un proprio servizio che si chiamerà Disney+. E ancora: nel 2012 Ted Sarandos, chief content officer di Netflix, dichiarò che «l'obiettivo è diventare Hbo più velocemente di quanto Hbo possa diventare Netflix». Frase che poteva apparire sibillina allora, ma non certo oggi visto che la ATeT che ha acquisito la Time Warner punta, sempre per il 2019, a un servizio di streaming con i contenuti della"madre" di Game of Thrones. C'è poi il capitolo della lotta fra le stesse piattaforme: Amazon Prime Video sta crescendo e Walmart è pronta a entrare sul mercato. Intanto Netflix cresce e investe miliardi in contenuti lasciando però negli investitori il dubbio sulla sostenibilità del business a fronte di un indebitamento crescente. Che vincano o meno le Cassandre, è comunque certo che indietro non si torna.
News tratta da "Il Sole 24 ore"
Manca poco al pareggio con i numeri della pay tv tradizionale. Qui gli abbonamenti in Italia si sono storicamente attestati attorno ai 6,5 milioni fra Sky e Mediaset Premium. Oggi le piattaforme di videostreaming arrivano a superare i 5 milioni. E il trend fa pensare al livello della pay come a un muro che sta per crollare. Del resto, l'impennata del video on demand è fuori discussione, anche in un Paese come l'Italia in cui ci si dibatte nelle sabbie mobili di una digitalizzazione che se da una parte mostra segnali di miglioramento come indicato dall'aumento dell'ultrabroadband (si veda Il Sole 24 Ore), dall'altra ha evidentemente enormi margini di crescita. A mettere in fila inumeri dell'avanzata anche in Italia di Netflix, Amazon Prime Video e delle altre piattaforme di videostreaming è EY con uno studio che tra gli sponsor ha Sky, Mediaset, Discovery, Vodafone. E i risultati lasciano poco spazio a dubbi: gli abbonamenti in Italia alle piattaforme di videostreaming a pagamento - EY cita Netflix, Amazon Prime Video, Timvision, Now Tv (Sky), Infinity (Mediaset), Eurosport Player - sono passati da 2,3 a 5,2 milioni. E tutto in un anno, fra giugno 2017 e giugno 2018. Numeri sui singoli operatori non ne sono forniti, ma a giudicare dalle indiscrezioni di mercato a farla da padrona è Netflix, in Italia da 3 anni. «Questi dati - spiega Fabrizio Pascale, Telco, Media e Technology Med Leader di EY- delineano un mercato dei servizi videostreaming in espansione, sia sul fronte dei servizi free offerti dai broadcaster televisivi sia a pagamento. Le crescite più importanti arrivano, però, dalle piattaforme pay che, a metà 2018, contavano oltre i 5 milioni di abbonati, più che raddoppiati nell'ultimo anno». Oltre al numero degli abbonamenti c'è anche da guardare al computo totale degli utenti (in famiglia a usufruire delle piattaforme può essere più di uno). In questo caso si passa da 4,3 a 8,3 milioni di utenti con un numero di sottoscrittori unici (che possono avere anche più di un abbonamento) pari a 4 milioni. EY nella sua indagine va poi anche oltre il video on demand "a pagamento" unendo i dati della parte free comprensiva di player come Youtube, Raiplay, Mediaset Play. E così, considerando chi «nell'ultima settimana ha guardato contenuti video attraverso Internet della durata di almeno 10 minuti», gli utenti free sono saliti in un anno da 17,6 a 20,9 milioni. ll che, considerando che utenti free e pay possono in parte coincidere, segnala 23,8 milioni di italiani che guardano video on demand: il 68% degli utenti internet totali. Tutte cifre, insomma, che fotografano anche per l'Italia quella che è una tendenza mondiale messa nero su bianco da diversi studi e istituti di ricerca. ITMedia Consulting, ad esempio, prevede che i ricavi totali del settore Vod (video on demand) nell'Europa occidentale aumenteranno rispetto ai 6,26 miliardi di euro del 2018, superando gli 8,8 miliardi nel 2021, con una crescita media annua, pur in un mercato prossimo alla maturità, ancora a doppia cifra: del 12 per cento. Dal Vod arriverà così un quarto dei ricavi del mercato payTv. L'Italia ha numeri ben più bassi rispetto ad altri Paesi d'Europa. Ma il trend è impetuoso. E così, stando sempre al rapporto"Video on Demand in Europe: 2018-2021", guardando al totale del video on demand - e dunque non solo Svod (servizi con abbonamento), ma anche Tvod (quello in cui si pagano le singole transazioni, erede dell'ormai scomparso home video) che non è stato considerato da EY- lapenetrazione sul totale dell'Europa Occidentale è del 26,6% in Uk, del 19,4% in Germania e del 4,6% in Italia che salirà all'8,3% nel 2021. Chiaro che con questi numeri il campanello d'allarme sia risuonato forte fra i player "tradizionali". La pay tv ad esempio, che ha prezzi per gli utenti più alti rispetto al Vod, sta cercando di trovare le migliori contromisure. In Italia anche il mondo del cinema ha alzato i toni e un decreto nei giorni scorsi ha stabilito che forme di incentivazione perle opere cinematografiche potranno esserci solo per quelle pellicole che non sceglieranno di approdare su piattaforme di videostreaming contemporaneamente alle sale. A livello mondiale Disney ha deciso di sottrarre a Netflix i propri film e le serie tv nel 2019, puntando su un proprio servizio che si chiamerà Disney+. E ancora: nel 2012 Ted Sarandos, chief content officer di Netflix, dichiarò che «l'obiettivo è diventare Hbo più velocemente di quanto Hbo possa diventare Netflix». Frase che poteva apparire sibillina allora, ma non certo oggi visto che la ATeT che ha acquisito la Time Warner punta, sempre per il 2019, a un servizio di streaming con i contenuti della"madre" di Game of Thrones. C'è poi il capitolo della lotta fra le stesse piattaforme: Amazon Prime Video sta crescendo e Walmart è pronta a entrare sul mercato. Intanto Netflix cresce e investe miliardi in contenuti lasciando però negli investitori il dubbio sulla sostenibilità del business a fronte di un indebitamento crescente. Che vincano o meno le Cassandre, è comunque certo che indietro non si torna.
mercoledì 28 novembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Con "L'amica geniale" le serie tv superano i libri da cui sono tratte
"L'amica geniale, il caso editoriale della «misteriosa» Elena Ferrante, è ora una serie tv che racchiude i quattro libri dove si narra la storia di Lila e Lenù, prima bambine, poi adolescenti, seguite tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana e, in seguito, pedinate nell'intreccio polifonico della vita adulta. Tra digressioni fascinose, anse maestose e realiste, deviazioni fulminee, veniamo irresistibilmente catturati da una narrazione che possiede, insieme, una prodigiosa potenza pittorica (irriproducibile dalla parola) e un'attenzione ai battiti più riposti: Lenù Greco (Margherita Mazzucco) e Lila Cerullo (Gaia Girace) sono le migliori amiche e le peggiori nemiche. L'una è il doppio dell'altra, ma anche il suo opposto, la sua parte mancante. Prodotta da Hbo-Rai Fiction con Wildside, Fandango e Timvision, la serie diretta da Saverio Costanzo, che firma anche la sceneggiatura con Laura Paolucci, Francesco Piccolo ed Elena Ferrante (chiunque essa sia), è trasmessa dai Rai1 (il martedì, ore 21.25), e resa disponibile sulle piattaforme di Timvision e Raiplay. La fiction italiana ha finalmente raggiunto quel grado di maturità che da tempo auspicavamo? Si, la violenza, la tragicità, l'amicizia, l'ironia, la rabbia, lo stupore, i sentimenti tutti che qui contrappuntano questo dramma delle emozioni affondano nella concretezza delle cose, per essere poi riscattati da una scrittura sontuosa che libera i personaggi dal determinismo che incombe sulle loro «vite minuscole». Con nitore formale, come solo Rossellini sapeva fare, caricando di pensieri imperscrutabili, metafisici le figure neorealiste che entravano nel suo obiettivo. Che strano, in Romanzo criminale, in Gomorra, in L'amica geniale l'uso diffuso del dialetto non preclude una distribuzione internazionale. E poi, mistero dei misteri, le serie sono più belle dei libri da cui sono tratte". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
Con "L'amica geniale" le serie tv superano i libri da cui sono tratte
"L'amica geniale, il caso editoriale della «misteriosa» Elena Ferrante, è ora una serie tv che racchiude i quattro libri dove si narra la storia di Lila e Lenù, prima bambine, poi adolescenti, seguite tra le quinte di un rione miserabile della periferia napoletana e, in seguito, pedinate nell'intreccio polifonico della vita adulta. Tra digressioni fascinose, anse maestose e realiste, deviazioni fulminee, veniamo irresistibilmente catturati da una narrazione che possiede, insieme, una prodigiosa potenza pittorica (irriproducibile dalla parola) e un'attenzione ai battiti più riposti: Lenù Greco (Margherita Mazzucco) e Lila Cerullo (Gaia Girace) sono le migliori amiche e le peggiori nemiche. L'una è il doppio dell'altra, ma anche il suo opposto, la sua parte mancante. Prodotta da Hbo-Rai Fiction con Wildside, Fandango e Timvision, la serie diretta da Saverio Costanzo, che firma anche la sceneggiatura con Laura Paolucci, Francesco Piccolo ed Elena Ferrante (chiunque essa sia), è trasmessa dai Rai1 (il martedì, ore 21.25), e resa disponibile sulle piattaforme di Timvision e Raiplay. La fiction italiana ha finalmente raggiunto quel grado di maturità che da tempo auspicavamo? Si, la violenza, la tragicità, l'amicizia, l'ironia, la rabbia, lo stupore, i sentimenti tutti che qui contrappuntano questo dramma delle emozioni affondano nella concretezza delle cose, per essere poi riscattati da una scrittura sontuosa che libera i personaggi dal determinismo che incombe sulle loro «vite minuscole». Con nitore formale, come solo Rossellini sapeva fare, caricando di pensieri imperscrutabili, metafisici le figure neorealiste che entravano nel suo obiettivo. Che strano, in Romanzo criminale, in Gomorra, in L'amica geniale l'uso diffuso del dialetto non preclude una distribuzione internazionale. E poi, mistero dei misteri, le serie sono più belle dei libri da cui sono tratte". (Aldo Grasso)
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martedì 27 novembre 2018
NEWS - Hulk, che Toro! Anche il supereroe dalla pelle verde diventerà una serie tv!
News tratta da "Uproxx"
Guillermo del Toro may have taken home several trophies at this year’s Academy Awards ceremony for his film The Shape of Water, but that hasn’t stopped him from planning his next steps. These include a Pinocchio stop-motion musical for Netflix and an adaptation of the popular young adult horror series Scary Stories to Tell in the Dark. But what about his long-gestating-in-development-hell take on H.P. Lovecraft’s At the Mountains of Madness? Or his version of the Pacific Rim sequel?These, along with many, many other projects, have been collecting dust on Del Toro’s shelves for years. And yes, this sucks, but it’s also part of the filmmaking process, so the Mexican director, producer and screenwriters shared the titles of his unproduced screenplays in a series of tweets on Monday. “SCREENPLAYS I have developed, fully written or co-written that have gone unproduced (so far),” the thread began. They include the aforementioned At the Mountains of Madness and Pacific Rim 2, as well as Justice League Dark, Beauty and the Beast, Fantastic Voyage and a Hulk TV pilot.
News tratta da "Uproxx"
Guillermo del Toro may have taken home several trophies at this year’s Academy Awards ceremony for his film The Shape of Water, but that hasn’t stopped him from planning his next steps. These include a Pinocchio stop-motion musical for Netflix and an adaptation of the popular young adult horror series Scary Stories to Tell in the Dark. But what about his long-gestating-in-development-hell take on H.P. Lovecraft’s At the Mountains of Madness? Or his version of the Pacific Rim sequel?These, along with many, many other projects, have been collecting dust on Del Toro’s shelves for years. And yes, this sucks, but it’s also part of the filmmaking process, so the Mexican director, producer and screenwriters shared the titles of his unproduced screenplays in a series of tweets on Monday. “SCREENPLAYS I have developed, fully written or co-written that have gone unproduced (so far),” the thread began. They include the aforementioned At the Mountains of Madness and Pacific Rim 2, as well as Justice League Dark, Beauty and the Beast, Fantastic Voyage and a Hulk TV pilot.
lunedì 26 novembre 2018
NEWS - Clamoroso al Cibali! Ecco perché: 1) il sesso nelle serie tv non sarà più lo stesso 2) HBO non sarà più la stessa 3) i tempi di produzione seriali non saranno più gli stessi (forse)
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domenica 25 novembre 2018
sabato 24 novembre 2018
NEWS - Lo sapevate? "Glow" doveva essere cancellata dopo la prima stagione per i bassi ascolti, ma poi Netflix...
News tratta da "Tv Line"
Netflix reportedly came this close to body-slamming GLOW into oblivion after the series’ acclaimed first season. According to the Wall Street Journal, the streamer seriously considered pulling the plug on the Emmy-nominated wrestling dramedy due to disappointing ratings. “There were serious conversations from the tech side pressuring the Hollywood side not to renew it for a second season,” a source tells the paper. However, creative execs at Netflix — citing GLOW‘s critical acclaim and the importance of remaining on good terms with exec producer Jenji Kohan — reportedly argued that it was worth keeping the show alive. The creative folks won out; GLOW was ultimately renewed for a second (and third) season. Its first season was also nominated for Outstanding Comedy Series; it lost the top prize to The Marvelous Mrs. Maisel. Per WSJ, Kohan believed Netflix’s initial marketing plan for GLOW — which catered to men vs. women — was to blame for Season 1’s (alleged) low ratings. (It’s worth noting that Netflix does not make public its ratings data.) In response to the WSJ piece, a Netflix spokesperson tells TVLine, “We are tremendously proud of GLOW, and were happy to bring it back for its award-winning second season and again for its upcoming third.”
News tratta da "Tv Line"
Netflix reportedly came this close to body-slamming GLOW into oblivion after the series’ acclaimed first season. According to the Wall Street Journal, the streamer seriously considered pulling the plug on the Emmy-nominated wrestling dramedy due to disappointing ratings. “There were serious conversations from the tech side pressuring the Hollywood side not to renew it for a second season,” a source tells the paper. However, creative execs at Netflix — citing GLOW‘s critical acclaim and the importance of remaining on good terms with exec producer Jenji Kohan — reportedly argued that it was worth keeping the show alive. The creative folks won out; GLOW was ultimately renewed for a second (and third) season. Its first season was also nominated for Outstanding Comedy Series; it lost the top prize to The Marvelous Mrs. Maisel. Per WSJ, Kohan believed Netflix’s initial marketing plan for GLOW — which catered to men vs. women — was to blame for Season 1’s (alleged) low ratings. (It’s worth noting that Netflix does not make public its ratings data.) In response to the WSJ piece, a Netflix spokesperson tells TVLine, “We are tremendously proud of GLOW, and were happy to bring it back for its award-winning second season and again for its upcoming third.”
venerdì 23 novembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Elite", il "Gossip Girl" spagnolo della generazione Netflix
"Le serie tv spagnole stanno vivendo una sorta di età dell'oro. Dopo il successo e l'interesse destato da «La casa di carta», oggi c'è un nuovo titolo sotto i riflettori: si tratta di «Elite», disponibile su Netflix da qualche settimana (tra i protagonisti ci sono diversi attori già visti alle prese con la celebre rapina alla zecca di stato). «Elite» è l'ultima manifestazione di un genere reso classico dalla tv americana, il teen drama: racconta la storia di un gruppo di liceali, figli di famiglie molto ricche. Frequentano una costosa scuola che ha la missione di formare i leader del futuro, dove i genitori li mandano senza badare a spese per sentirsi a posto con la coscienza. Il loro piccolo mondo fatto di privilegi, rituali condivisi e parecchia «stronzaggine», viene scosso quando tre ragazzi di umili origini, provenienti da una scuola pubblica, vengono ammessi grazie a una borsa di studio. Sono il «tamarro» Christian, il docile Samuel, e Nadia, di origine araba, costretta ad abbandonare il velo per entrare a scuola. I due mondi collidono, dando vita a dinamiche inaspettate che indirizzano il racconto verso una svolta crime. «Elite» dimostra di aver assimilato la lezione di serie come «The OC», «Gossip Girl» ma anche «13» nel mettere in scena le classiche meccaniche del teen drama, cioè il rapporto tra il gruppo dei pari, le storie d'amore spesso tormentate, l'insicurezza di chi sta cercando il proprio posto nel mondo, gli adulti spettatori quasi sempre incapaci di dare risposte educative. E, al contempo, di aver aggiunto a questi ingredienti consolidati una buona dose di soap (troppa?) e lo spirito della piattaforma Netflix, che permette più libertà espressiva della tv classica: alla sublimazione scelta dalle serie destinate alla tv tradizionale, preferisce un crudo realismo, mostrando senza mezzi termini i temi che agitano l'adolescenza di oggi (vedi la sieropositività di una delle giovani protagoniste)". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
"Elite", il "Gossip Girl" spagnolo della generazione Netflix
"Le serie tv spagnole stanno vivendo una sorta di età dell'oro. Dopo il successo e l'interesse destato da «La casa di carta», oggi c'è un nuovo titolo sotto i riflettori: si tratta di «Elite», disponibile su Netflix da qualche settimana (tra i protagonisti ci sono diversi attori già visti alle prese con la celebre rapina alla zecca di stato). «Elite» è l'ultima manifestazione di un genere reso classico dalla tv americana, il teen drama: racconta la storia di un gruppo di liceali, figli di famiglie molto ricche. Frequentano una costosa scuola che ha la missione di formare i leader del futuro, dove i genitori li mandano senza badare a spese per sentirsi a posto con la coscienza. Il loro piccolo mondo fatto di privilegi, rituali condivisi e parecchia «stronzaggine», viene scosso quando tre ragazzi di umili origini, provenienti da una scuola pubblica, vengono ammessi grazie a una borsa di studio. Sono il «tamarro» Christian, il docile Samuel, e Nadia, di origine araba, costretta ad abbandonare il velo per entrare a scuola. I due mondi collidono, dando vita a dinamiche inaspettate che indirizzano il racconto verso una svolta crime. «Elite» dimostra di aver assimilato la lezione di serie come «The OC», «Gossip Girl» ma anche «13» nel mettere in scena le classiche meccaniche del teen drama, cioè il rapporto tra il gruppo dei pari, le storie d'amore spesso tormentate, l'insicurezza di chi sta cercando il proprio posto nel mondo, gli adulti spettatori quasi sempre incapaci di dare risposte educative. E, al contempo, di aver aggiunto a questi ingredienti consolidati una buona dose di soap (troppa?) e lo spirito della piattaforma Netflix, che permette più libertà espressiva della tv classica: alla sublimazione scelta dalle serie destinate alla tv tradizionale, preferisce un crudo realismo, mostrando senza mezzi termini i temi che agitano l'adolescenza di oggi (vedi la sieropositività di una delle giovani protagoniste)". (Aldo Grasso)
giovedì 22 novembre 2018
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Il reboot di "Scrubs"? Più probabile al cinema che su piccolo schermo
News tratta da "Deadline"
It’s been almost nine years since Scrubs aired its finale episode on ABC, following a run that began at NBC way back in 2001. So when the all-star cast reconvened at Vulture Festival in Los Angeles on Saturday, the big question was, would they ever do a reboot? The answer turned out to be both yes and no, with a negative for a TV revisit, but a ‘maybe’ for a film. “I would do anything to not only get to work with not only this group, but the writers, and do it again,” creator Bill Lawrence said. “It was the best time in my life…you can never equal that experience. But that said, sometimes reboots, not all the time, but sometimes, they feel like a money grab.” So while Lawrence isn’t keen on going down that road, he did concede there are some–somewhat unlikely–circumstances that might twist his arm. “If this group came to me destitute and unemployed and said, ‘Oh my God, we need to do Scrubs again,’ or the crew did, or the writing staff did, then we would do it, but you are looking at a group of people who work whenever and however they want to, because of how talented they are.” However, Lawrence didn’t sound averse to a one-off reunion piece. “If we ever do it, it’ll be a short little movie or something like that,” he said. So, where would the characters be if they went back? “When people have asked me about doing the show again,” Lawrence said, “the problem for me is i would want to see where everybody is in their life, I would want to see where their marriage is.” “The janitor is back in the CIA,” quipped Ken Jenkins, while Judy Reyes said she didn’t need her character Carla Espinosa to become a doctor, as she was proud of her nursing job. “I definitely see her with a couple of kids,” she said, “and you know we talked about early in Scrubs about her aspiring to be a doctor, but I liked her running the show as a nurse.” Zach Braff also recalled the sometimes amusing constraints ABC put on the show after they took it on for its last two seasons, including the careful angles allowed when The Todd (Robert Maschio) wore his speedo. “I had to frame above his penis,” Braff said of directing, “Rob’s banana hammock was not ABC Disney approved.” Also the cast guffawed when Lawrence recalling how they weren’t allowed a medical marijuana storyline, but they were given the green light for a plot involving seeking out a prostitute for a virgin patient. Referring to the show’s longevity, despite its sometimes wacky fantasy sequences, and off-the-wall humor, Lawrence said, “We lived in a time that once your show had a very passionate fan base, you knew you could stay on for a while, if you kept doing things that people were really enjoying.”
News tratta da "Deadline"
It’s been almost nine years since Scrubs aired its finale episode on ABC, following a run that began at NBC way back in 2001. So when the all-star cast reconvened at Vulture Festival in Los Angeles on Saturday, the big question was, would they ever do a reboot? The answer turned out to be both yes and no, with a negative for a TV revisit, but a ‘maybe’ for a film. “I would do anything to not only get to work with not only this group, but the writers, and do it again,” creator Bill Lawrence said. “It was the best time in my life…you can never equal that experience. But that said, sometimes reboots, not all the time, but sometimes, they feel like a money grab.” So while Lawrence isn’t keen on going down that road, he did concede there are some–somewhat unlikely–circumstances that might twist his arm. “If this group came to me destitute and unemployed and said, ‘Oh my God, we need to do Scrubs again,’ or the crew did, or the writing staff did, then we would do it, but you are looking at a group of people who work whenever and however they want to, because of how talented they are.” However, Lawrence didn’t sound averse to a one-off reunion piece. “If we ever do it, it’ll be a short little movie or something like that,” he said. So, where would the characters be if they went back? “When people have asked me about doing the show again,” Lawrence said, “the problem for me is i would want to see where everybody is in their life, I would want to see where their marriage is.” “The janitor is back in the CIA,” quipped Ken Jenkins, while Judy Reyes said she didn’t need her character Carla Espinosa to become a doctor, as she was proud of her nursing job. “I definitely see her with a couple of kids,” she said, “and you know we talked about early in Scrubs about her aspiring to be a doctor, but I liked her running the show as a nurse.” Zach Braff also recalled the sometimes amusing constraints ABC put on the show after they took it on for its last two seasons, including the careful angles allowed when The Todd (Robert Maschio) wore his speedo. “I had to frame above his penis,” Braff said of directing, “Rob’s banana hammock was not ABC Disney approved.” Also the cast guffawed when Lawrence recalling how they weren’t allowed a medical marijuana storyline, but they were given the green light for a plot involving seeking out a prostitute for a virgin patient. Referring to the show’s longevity, despite its sometimes wacky fantasy sequences, and off-the-wall humor, Lawrence said, “We lived in a time that once your show had a very passionate fan base, you knew you could stay on for a while, if you kept doing things that people were really enjoying.”
mercoledì 21 novembre 2018
GOSSIP - Joshua Jackson ha una nuova fiamma (telefilmica)! Così lei ora potrà permettersi jeans nuovi...
Joshua Jackson looks so happy while out for the afternoon with actress Jodie Turner-Smith on Sunday (November 18) in Los Angeles. The 40-year-old actor and the actress held hands as they stepped out to enjoy the day. Neither Joshua nor Jodie have confirmed if they’re in a relationship.
Joshua Jackson looks so happy while out for the afternoon with actress Jodie Turner-Smith on Sunday (November 18) in Los Angeles. The 40-year-old actor and the actress held hands as they stepped out to enjoy the day. Neither Joshua nor Jodie have confirmed if they’re in a relationship.
If you don’t know, Jodie is known for her work in the series Nightflyers, as well as her work on The Last Ship. She has also just been cast in the movie Queen & Slim opposite Daniel Kaluuya! Joshua was last linked to Alyssa Julya Smith. He previously dated Diane Kruger and was in a long term relationship before their split.
martedì 20 novembre 2018
NEWS - Clamoroso al Cibali! La vita rivoluzionaria di Adelina Tattilo, l'editrice di "Playmen", diventerà una serie tv. Chissà se comparirà in un cameo Barbara D'Urso, che nel dicembre del 1982 comparve nuda in copertina e nelle pagine interne...
News tratta da "Il Mattino"
News tratta da "Il Mattino"
Diventerà una serie tv la vita della donna che diede il via all'erotismo patinato in Italia. I diritti di Adelina Tattilo-una favola sexy, l'unica biografia autorizzata che racconta la vita dell'editrice di «Playmen», sono stati acquistati dalla Endemol Shine ltaly. Edito dalla Odoya il libro racconta una delle prtagoniste dell'editoria degli anni '60 e '70, Adelina Tattilo, l'imprenditrice che ha lanciato «Playmen»», la prima rivista erotica patinata in Italia, sfidando così, sul suo stesso terreno, il re del genere Hugh Hefner e il suo «Playboy». Dal libro, scritto dal giornalista Dario Biagi, sarà tratta, con la collaborazione esclusiva degli eredi diretti della Tattilo, una serie televisiva che racconterà la vita di una donna all'avanguardia. Alla vigilia del Sessantotto, la Tattilo fu pioniera nel dare il via alla trasformazione dei costumi sociali e sessuali del cattolicissimo e bigottissimo Belpaese imponendo, con il suo mensile, un nuova concezione del comune senso del pudore , promossa anche grazie a interviste a grandi scrittori, registi, artisti. Fondata nel 1967, «Playmen» visse di donne nude e di grandi fotografi softcore (Roberto Rocchi, Franco Marocco, Mimmo Cattarinich e PaoloTallarigo), andando in edicola sino al 2001. Tra le copertine più celebri quelle con Pamela Villoresi, Patty Pravo, Brigitte Bardot Ornella Muti, Amanda Lear, Teresa Ann Savoy, Lilli Carati e Camille Keaton. Tra gli articoli uno del luglio 1968 firmato Henry Miller, tra gli scoop, nel '69, le foto di Jacqueline Kennedy, allora moglie di Aristotele Onassis, che, nuda, si abbronzava ai bordi della piscina nella loro villa nell'isola di Skorpios.
lunedì 19 novembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL SOLE 24 ORE
E se la miglior serie della stagione fosse su Amazon Prime?
"E' un gran momento per Amazon Video, che sta pubblicando alcune tra le serie più discusse della stagione: Forever, The Romanoffs (dal creatore di Mad Men Matthew Weiner), il sospirato ritorno di Patriot (se non avete visto questa perla recuperatela, ne vale davvero la pena) e Homecoming (online dal 2 novembre scorso), che può essere pubblicizzata sia come l'esordio televisivo di Julia Roberts, sia come la nuova serie del creatore di Mr. Robot, Sam Esmail. Homecoming è tratta da un omonimo podcast del 2016, ed è un thriller psicologico, ambientato in una struttura sanitaria sperimentale che dovrebbe aiutare i militari appena tornati in patria a superare la sindrome post traumatica da stress e a reinserirsi nella vita civile. Roberts interpreta Heidi Bergman, psicologa a cui è stata affidata la direzione dell'intero centro, nonostante non abbia nessuna esperienza lavorativa. La storia si dipana su due piani temporali paralleli: il presente, nella clinica, durante la sperimentazione; il futuro, quattro anni dopo, quando Heidi è tornata a vivere con sua madre e lavora come cameriera in un diner di provincia, mentre un impiegato del Dipartimento della Difesa sta cercando di ricostruire gli eventi che hanno portato alla chiusura del progetto. Sam Esmail ha girato tutti gli episodi e si vede, il suo stile è presente in ogni fotogramma: primi piani insistiti e stranianti, costante senso di inquietudine senza causa apparente, complottismo, paranoia a carrettate. Ma non si pensi a una fotocopia di Mr. Robot, anzi: una delle scelte più interessanti è quella di mettere insieme soluzioni tecniche molto attuali, come riprese aeree o elaboratissimi piani sequenza che attraversano muri e scale, con uno stile sfacciatamente rétro, esplicitamente ispirato ai maestri del thriller anni '60 e '70, Hitchcock e De Palma in primis. Geniale la costruzione della colonna sonora, presa di peso da vecchi film musical da John Carpenter, Pino Donaggio, Vangelis e molti altri: piuttosto che commissionare delle musiche "nello stile di", Esmail ha deciso di riutilizzare quelle reali dell'epoca e fare un originalissimo lavoro di cucitura della realizzazione scenica sull'audio preesistente, l'opposto di quel che si fa di solito. La presenza delle grandi star del cinema nelle serie TV non è sempre positiva, ma stavolta la performance di Roberts funziona davvero, ha perfino qualcosa di trattenuto. Il suo famoso sorriso viene utilizzato solo in maniera ironica: in una scena di uno degli ultimi episodi, quando finalmente viene mostrato in tutta la sua estensione a favore di telecamera, è in realtà una maschera che nasconde disperazione e delusione. Anche se a volte forse si prende un po' troppo sul serio, Homecoming è un viaggio in una distopia contemporanea che vale sicuramente la pena di intraprendere". (Gianluigi Rossini)
IL SOLE 24 ORE
E se la miglior serie della stagione fosse su Amazon Prime?
"E' un gran momento per Amazon Video, che sta pubblicando alcune tra le serie più discusse della stagione: Forever, The Romanoffs (dal creatore di Mad Men Matthew Weiner), il sospirato ritorno di Patriot (se non avete visto questa perla recuperatela, ne vale davvero la pena) e Homecoming (online dal 2 novembre scorso), che può essere pubblicizzata sia come l'esordio televisivo di Julia Roberts, sia come la nuova serie del creatore di Mr. Robot, Sam Esmail. Homecoming è tratta da un omonimo podcast del 2016, ed è un thriller psicologico, ambientato in una struttura sanitaria sperimentale che dovrebbe aiutare i militari appena tornati in patria a superare la sindrome post traumatica da stress e a reinserirsi nella vita civile. Roberts interpreta Heidi Bergman, psicologa a cui è stata affidata la direzione dell'intero centro, nonostante non abbia nessuna esperienza lavorativa. La storia si dipana su due piani temporali paralleli: il presente, nella clinica, durante la sperimentazione; il futuro, quattro anni dopo, quando Heidi è tornata a vivere con sua madre e lavora come cameriera in un diner di provincia, mentre un impiegato del Dipartimento della Difesa sta cercando di ricostruire gli eventi che hanno portato alla chiusura del progetto. Sam Esmail ha girato tutti gli episodi e si vede, il suo stile è presente in ogni fotogramma: primi piani insistiti e stranianti, costante senso di inquietudine senza causa apparente, complottismo, paranoia a carrettate. Ma non si pensi a una fotocopia di Mr. Robot, anzi: una delle scelte più interessanti è quella di mettere insieme soluzioni tecniche molto attuali, come riprese aeree o elaboratissimi piani sequenza che attraversano muri e scale, con uno stile sfacciatamente rétro, esplicitamente ispirato ai maestri del thriller anni '60 e '70, Hitchcock e De Palma in primis. Geniale la costruzione della colonna sonora, presa di peso da vecchi film musical da John Carpenter, Pino Donaggio, Vangelis e molti altri: piuttosto che commissionare delle musiche "nello stile di", Esmail ha deciso di riutilizzare quelle reali dell'epoca e fare un originalissimo lavoro di cucitura della realizzazione scenica sull'audio preesistente, l'opposto di quel che si fa di solito. La presenza delle grandi star del cinema nelle serie TV non è sempre positiva, ma stavolta la performance di Roberts funziona davvero, ha perfino qualcosa di trattenuto. Il suo famoso sorriso viene utilizzato solo in maniera ironica: in una scena di uno degli ultimi episodi, quando finalmente viene mostrato in tutta la sua estensione a favore di telecamera, è in realtà una maschera che nasconde disperazione e delusione. Anche se a volte forse si prende un po' troppo sul serio, Homecoming è un viaggio in una distopia contemporanea che vale sicuramente la pena di intraprendere". (Gianluigi Rossini)
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sabato 17 novembre 2018
NEWS - Il reboot di "Roswell" è contro Trump e la sua politica anti-immigrati: la protagonista è figlia di due irregolari...(oggi come oggi gli alieni sono il male minore...)
A reboot of the classic show Roswell is coming to television next year and the premiere date was just announced! Roswell, New Mexico is set to debut on The CW on Tuesday, January 15.
The new series revolves around the daughter (Jeanine Mason) of undocumented immigrants who, after reluctantly returning to her tourist-trap hometown of Roswell, New Mexico, discovers a shocking truth about her teenage crush (Nathan Parsons) who is now a police officer: he’s an alien who has kept his unearthly abilities hidden his entire life. She protects his secret as the two reconnect and begin to investigate his origins, but when a violent attack and long-standing government cover-up point to a greater alien presence on Earth, the politics of fear and hatred threaten to expose him and destroy their deepening romance. Roswell, New Mexico honors the magic of the original but delivers a fresh perspective, current storylines and beautiful, diverse casting. Shiri Appleby, who played Liz in the original series, will be back to direct a future episode in the first season.
venerdì 16 novembre 2018
NEWS - Anteprima! Le prime immagini dei "Diavoli" Patrick Dempsey-Alessandro Borghi sul set. La new entry del cast Kasia Smutniak se li contenderà mentre la coppia intonerà "Questa nostra stupida canzone d'amore"?
Sono state diffuse le prime immagini di Diavoli, la nuova serie originale Sky, prodotta da Lux Vide, basata sull’omonimo best seller (ed. Rizzoli) di Guido Maria Brera, una eccezionale storia di finanza, potere e disinganni le cui riprese, iniziate a settembre, sono in corso fra Londra e Roma. Nelle foto rilasciate, relative al set romano, si vedono per la prima volta con il look di scena Patrick Dempsey e Alessandro Borghi nei panni dei due protagonisti della serie Dominic Morgan e Massimo Ruggero. E vengono annunciati oggi due nuovi e prestigiosi interpreti della serie: Kasia Smutniak (Loro, Made in Italy, Perfetti Sconosciuti, In Treatment) che sarà Nina Morgan, la bella e sofisticata moglie del personaggio interpretato da Patrick Dempsey e Lars Mikkelsen (The Killing, Sherlock, House of Cards – Gli intrighi del potere) nel ruolo di Daniel Duval, il carismatico leader di un’organizzazione internazionale che pubblica informazioni segrete di ambito finanziario. Completano il cast di livello internazionale già annunciato: Laia Costa (Victoria), Malachi Kirby (Radici), Paul Chowdhry (Live at the Apollo), Pia Mechler (Everything Is Wonderful), Harry Michell (Chubby Funny) e Sallie Harmsen (Blade Runner 2049). Diavoli è ambientata nella sede londinese dell’americana New York – London Investment Bank (NYL), una delle più grandi banche di investimento nella città, dove lo spregiudicato Head of Trading Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) è stato accolto dall’Italia e cresciuto nel mondo finanziario da Dominic Morgan (Patrick Dempsey), CEO della banca. Massimo è il perfetto esempio di self-made man: italiano e di origini umili, si è guadagnato il suo posto al sole nell’olimpo della finanza grazie al un intuito straordinario che lo rende il migliore nel suo campo. Dominic è uno degli uomini più potenti della finanza mondiale, ha un profondo legame con Massimo che lo considera il suo mentore, e ha però degli interessi che lo stesso Massimo non può nemmeno immaginare. Quando Massimo si troverà coinvolto in una guerra finanziaria intercontinentale che colpisce l’Europa, dovrà scegliere se allearsi con il suo mentore oppure combatterlo. Alla regia di questo nuovo progetto internazionale l’inglese Nick Hurran, nome legato a serie tv di grande successo: Sherlock (per cui è stato nominato agli Emmy), Doctor Who, Fortitude, Altered Carbon, The Prisoners. A Hurran è affidata anche la supervisione artistica della serie. Lo affiancherà nel team di regia l’italiano Jan Michelini (I Medici). Il team di scrittura include Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Chris Lunt,Michael Walker, Ben Harris, Daniele Cesarano, Ezio Abate e Barbara Petronio. La serie, in 10 episodi prossimamente in Italia su Sky, è co-finanziata e distribuita a livello internazionale da Sky Vision ed è realizzata in collaborazione con Orange Studio e OCS.
Sono state diffuse le prime immagini di Diavoli, la nuova serie originale Sky, prodotta da Lux Vide, basata sull’omonimo best seller (ed. Rizzoli) di Guido Maria Brera, una eccezionale storia di finanza, potere e disinganni le cui riprese, iniziate a settembre, sono in corso fra Londra e Roma. Nelle foto rilasciate, relative al set romano, si vedono per la prima volta con il look di scena Patrick Dempsey e Alessandro Borghi nei panni dei due protagonisti della serie Dominic Morgan e Massimo Ruggero. E vengono annunciati oggi due nuovi e prestigiosi interpreti della serie: Kasia Smutniak (Loro, Made in Italy, Perfetti Sconosciuti, In Treatment) che sarà Nina Morgan, la bella e sofisticata moglie del personaggio interpretato da Patrick Dempsey e Lars Mikkelsen (The Killing, Sherlock, House of Cards – Gli intrighi del potere) nel ruolo di Daniel Duval, il carismatico leader di un’organizzazione internazionale che pubblica informazioni segrete di ambito finanziario. Completano il cast di livello internazionale già annunciato: Laia Costa (Victoria), Malachi Kirby (Radici), Paul Chowdhry (Live at the Apollo), Pia Mechler (Everything Is Wonderful), Harry Michell (Chubby Funny) e Sallie Harmsen (Blade Runner 2049). Diavoli è ambientata nella sede londinese dell’americana New York – London Investment Bank (NYL), una delle più grandi banche di investimento nella città, dove lo spregiudicato Head of Trading Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) è stato accolto dall’Italia e cresciuto nel mondo finanziario da Dominic Morgan (Patrick Dempsey), CEO della banca. Massimo è il perfetto esempio di self-made man: italiano e di origini umili, si è guadagnato il suo posto al sole nell’olimpo della finanza grazie al un intuito straordinario che lo rende il migliore nel suo campo. Dominic è uno degli uomini più potenti della finanza mondiale, ha un profondo legame con Massimo che lo considera il suo mentore, e ha però degli interessi che lo stesso Massimo non può nemmeno immaginare. Quando Massimo si troverà coinvolto in una guerra finanziaria intercontinentale che colpisce l’Europa, dovrà scegliere se allearsi con il suo mentore oppure combatterlo. Alla regia di questo nuovo progetto internazionale l’inglese Nick Hurran, nome legato a serie tv di grande successo: Sherlock (per cui è stato nominato agli Emmy), Doctor Who, Fortitude, Altered Carbon, The Prisoners. A Hurran è affidata anche la supervisione artistica della serie. Lo affiancherà nel team di regia l’italiano Jan Michelini (I Medici). Il team di scrittura include Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Chris Lunt,Michael Walker, Ben Harris, Daniele Cesarano, Ezio Abate e Barbara Petronio. La serie, in 10 episodi prossimamente in Italia su Sky, è co-finanziata e distribuita a livello internazionale da Sky Vision ed è realizzata in collaborazione con Orange Studio e OCS.
giovedì 15 novembre 2018
NEWS - LaF sempre più "British"! Il network della Feltrinelli sigla un accordo con BBC e ITV per trasmettere serial inglesi DOC
News tratta da "Italia Oggi"
Effe Tv, la media company di Feltrinelli con il canale laF (Sky 135), ha siglato una serie di accordi per l'Italia con Bbc Studios, Itv Studios Global Entertainment, Endemol Shine ed Entertainment One (eOne). Gli accordi riguardano sei nuove serie tratte da classici e bestseller della narrativa mondiale: Cardinal, In The Dark, I misteri di Pemberley, La guerra dei mondi e le terze stagioni di Victoria e de I Durrell - La mia famiglia e altri animali. «Siamo soddisfatti e orgogliosi», ha spiegato Riccardo Chiattelli, direttore di laF, «di avere arricchito il nostro palinsesto con tante nuove serie di qualità tratte dai libri e di essere i primi a portarle in Italia, come già avvenuto in passato con serie ormai cult come il Maigret di Rowan Atkinson, Guerra e pace, Poldark, Vanity Fair - La fiera delle vanità, Apple Tree Yard - In un vicolo cielo, L'ispettore Wallander, Omicidi tra i fiordi - I gialli di Camilla Läckberg, Fred Vargas: Crime Collection, Borgen e tante altre».
News tratta da "Italia Oggi"
Effe Tv, la media company di Feltrinelli con il canale laF (Sky 135), ha siglato una serie di accordi per l'Italia con Bbc Studios, Itv Studios Global Entertainment, Endemol Shine ed Entertainment One (eOne). Gli accordi riguardano sei nuove serie tratte da classici e bestseller della narrativa mondiale: Cardinal, In The Dark, I misteri di Pemberley, La guerra dei mondi e le terze stagioni di Victoria e de I Durrell - La mia famiglia e altri animali. «Siamo soddisfatti e orgogliosi», ha spiegato Riccardo Chiattelli, direttore di laF, «di avere arricchito il nostro palinsesto con tante nuove serie di qualità tratte dai libri e di essere i primi a portarle in Italia, come già avvenuto in passato con serie ormai cult come il Maigret di Rowan Atkinson, Guerra e pace, Poldark, Vanity Fair - La fiera delle vanità, Apple Tree Yard - In un vicolo cielo, L'ispettore Wallander, Omicidi tra i fiordi - I gialli di Camilla Läckberg, Fred Vargas: Crime Collection, Borgen e tante altre».
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mercoledì 14 novembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Kidding" la declinazione della tristezza del clown
"Mr. Pickles, protagonista di uno show per bambini e maschera di Jeff Pickles, a sua volta maschera di Jeff Piccirillo, a sua volta maschera di Jim Carrey, è il classico clown che strappa una risata mettendo in scena il dramma dell'uomo ridicolo. Perché Mr. Pickles, protagonista di una trasmissione che piace a milioni di bambini ha il cuore spezzato? Perché gli è morto un figlio, perché l'altro è problematico, perché la moglie (Judy Greer) lo ha lasciato, perché il padre (Frank Langella), produttore del suo programma, lo tiene imprigionato in un personaggio che è anche una macchina da soldi, perché la sorella Didi (Catherine Keener), costumista e creatrice di pupazzi, ha la sua buona dose di guai. Sono tanti i perché che attraversano Kidding, Il Fantastico mondo di Mr. Pickles, un comedydrama creato da Dave Holstein, diretto da Michel Gondry e prodotto da Showtime (Sky Atlantic). Un bravissimo Jim Carrey interpreta la star di un programma per bambini della PBS intitolato Mr. Pickles' Puppet Time traendo ispirazione dall'amatissimo Fred Rogers, leggendario autore e conduttore di Mr. Rogers' Neighborhood, che ha cresciuto milioni di americani coni suoi modi pacati e le sue lezioni illuminate. E l'eterno dilemma del clown: dev'essere triste per essere un buon clown, ma per lui la tristezza è una faccenda seria da morire. Quando la vita di Jeff va in pezzi, il suo personaggio porta sulla scena il dolore dell'uomo, mettendo in pericolo l'esistenza dello show. Nessuna favola e nessun pupazzo sembrano aiutarlo a superare questa inarrestabile crisi. E così cominciano a mescolarsi vari registri narrativi: humor e pathos, tv dei ragazzi e tv del dolore, normalità e stramberie. La sola salvezza è la sua maschera (che Jeff tenta persino di sfregiare con un rasoio elettrico), l'unica capace di tenere in vita il personaggio e nascondere l'individualità dell'attore. Fino a quando?". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
In "Kidding" la declinazione della tristezza del clown
"Mr. Pickles, protagonista di uno show per bambini e maschera di Jeff Pickles, a sua volta maschera di Jeff Piccirillo, a sua volta maschera di Jim Carrey, è il classico clown che strappa una risata mettendo in scena il dramma dell'uomo ridicolo. Perché Mr. Pickles, protagonista di una trasmissione che piace a milioni di bambini ha il cuore spezzato? Perché gli è morto un figlio, perché l'altro è problematico, perché la moglie (Judy Greer) lo ha lasciato, perché il padre (Frank Langella), produttore del suo programma, lo tiene imprigionato in un personaggio che è anche una macchina da soldi, perché la sorella Didi (Catherine Keener), costumista e creatrice di pupazzi, ha la sua buona dose di guai. Sono tanti i perché che attraversano Kidding, Il Fantastico mondo di Mr. Pickles, un comedydrama creato da Dave Holstein, diretto da Michel Gondry e prodotto da Showtime (Sky Atlantic). Un bravissimo Jim Carrey interpreta la star di un programma per bambini della PBS intitolato Mr. Pickles' Puppet Time traendo ispirazione dall'amatissimo Fred Rogers, leggendario autore e conduttore di Mr. Rogers' Neighborhood, che ha cresciuto milioni di americani coni suoi modi pacati e le sue lezioni illuminate. E l'eterno dilemma del clown: dev'essere triste per essere un buon clown, ma per lui la tristezza è una faccenda seria da morire. Quando la vita di Jeff va in pezzi, il suo personaggio porta sulla scena il dolore dell'uomo, mettendo in pericolo l'esistenza dello show. Nessuna favola e nessun pupazzo sembrano aiutarlo a superare questa inarrestabile crisi. E così cominciano a mescolarsi vari registri narrativi: humor e pathos, tv dei ragazzi e tv del dolore, normalità e stramberie. La sola salvezza è la sua maschera (che Jeff tenta persino di sfregiare con un rasoio elettrico), l'unica capace di tenere in vita il personaggio e nascondere l'individualità dell'attore. Fino a quando?". (Aldo Grasso)
martedì 13 novembre 2018
Anteprima: il 21 novembre arriva in anteprima esclusiva su @TIM_vision #Sinatra-La serie prodotta da Studio+ e Universal Italia con Guè Pequeno. Ambientata a #Napoli, la serie é un noir con protagonista lo stesso rapper. @THEREALGUE @lestudioplus @SUniversalIT
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 13 novembre 2018
lunedì 12 novembre 2018
GOSSIP - Clamoroso al Cibali! A "Riverdale" presto nudi Cole Sprouse e Kj Apa...
News tratta da "Cosmopolitan"
Important PSA for all Riverdale fans: This week's episode is the highly-anticipated flashback chapter, and if you weren't excited already, you're about to be. The showrunner announced via Twitter that there will be a nude scene... with Cole Sprouse and KJ Apa. YEP, you read that right. The episode follows young versions of all the show's parents as they play a game that ends with a "shocking mystery" that's been plaguing them all ever since. As you can see, Cole plays young F.P. while KJ plays young Fred. There's really not a ton of context to what the streaking scene will entail, but you can probably safely assume there are butts involved. BUTTS. Set your DVRs STAT.
News tratta da "Cosmopolitan"
Important PSA for all Riverdale fans: This week's episode is the highly-anticipated flashback chapter, and if you weren't excited already, you're about to be. The showrunner announced via Twitter that there will be a nude scene... with Cole Sprouse and KJ Apa. YEP, you read that right. The episode follows young versions of all the show's parents as they play a game that ends with a "shocking mystery" that's been plaguing them all ever since. As you can see, Cole plays young F.P. while KJ plays young Fred. There's really not a ton of context to what the streaking scene will entail, but you can probably safely assume there are butts involved. BUTTS. Set your DVRs STAT.
Some things were different back then... Others, not so much... This Wednesday’s #Riverdale is an unmissable blast from the past. Teen FP and Teen Fred streaking, because why not? 🔥🎲🐍🏆💥☠️ pic.twitter.com/FK1LJFKxdr— RobertoAguirreSacasa (@WriterRAS) 5 novembre 2018
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