lunedì 13 agosto 2018

NEWS - Quei Diavoli di Sky! Ingaggiano Patrick Dempsey nella co-produzione con Lux Vide di una serie tv sugli intrighi della finanza dove tra gli autori compare Daniele Cesarano, capo della fiction di Mediaset (!)
Sky Italia e Lux Vide annunciano la serie originale, Diavoli, le cui riprese inizieranno a fine settembre con il primo ciak battuto a Londra. La serie in 10 episodi, basata sull’omonimo best seller (ed. Rizzoli) di Guido Maria Brera, una eccezionale storia di finanza, potere e disinganni, sarà co-finanziata e distribuita a livello internazionale da Sky Vision ed è realizzata in collaborazione con Orange StudioIl cast di livello internazionale avrà come protagonisti il due volte nominato ai Golden Globes Patrick Dempsey, noto al pubblico mondiale per l’iconica interpretazione di Derek Shepherd in Grey’s Anatomy, e Alessandro Borghi, tra i talenti italiani più cristallini degli ultimi anni, apprezzato da pubblico e critica per le sue interpretazioni in Non essere cattivo, Suburra, Fortunata e The PlaceInsieme a loro Laia Costa (Victoria), Malachi Kirby (Radici), Paul Chowdhry (Swinging with the Finkels), Pia Mechler(Everything Is Wonderful), Harry Michell (Chubby Funny) e Sallie Harmsen (Blade Runner 2049). Diavoli sarà ambientata nella sede londinese di una grande banca americana, dove lo spregiudicato Head of Trading, Massimo Ruggero (Alessandro Borghi) è stato accolto dall’Italia e cresciuto nel mondo finanziario da Dominic Morgan (Patrick Dempsey), CEO della banca. Quando finisce per ritrovarsi coinvolto in una guerra finanziaria intercontinentale che colpisce l’Europa, dovrà scegliere se allearsi con il suo mentore oppure combatterlo. Alla regia di questo nuovo progetto internazionale ci sarà l’inglese Nick Hurran, nome legato a serie tv di grande successo: Sherlock (per cui è stato nominato agli Emmy), Doctor Who, Fortitude, Altered Carbon, The Prisoners. A Hurran è affidata anche la supervisione artistica della serie. Lo affiancherà nel team di regia l’italiano Jan Michelini (I Medici). Il team di scrittura include Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Chris Lunt, Michael Walker, Ben Harris, Daniele Cesarano, Ezio Abate e Barbara Petronio.
Nils Hartmann, Direttore Produzioni Originali di Sky Italia, ha dichiarato: «Quando, più di 10 anni fa, Sky ha dato il via alle prime produzioni originali ci siamo dati una mission: non percorrere territori già battuti e continuare ad innovare. Nell’annunciare questo nuovo progetto ci sono la consapevolezza e l’entusiasmo di star andando, ancora, in quella direzione. E di farlo con a bordo un cast internazionale di registi, guidato da Nick Hurran, e interpreti davvero straordinari che metterà insieme, tra gli altri, Patrick Dempsey, un nome che ha fatto la storia della serialità negli USA, qui in un ruolo nuovo e sorprendente, e Alessandro Borghi, attore italiano tra i più talentuosi e versatili, che siamo orgogliosi di avere con noi. Un progetto ambizioso, nato dall’avvincente romanzo di un altro talento italiano, Guido Maria Brera, che segna il debutto per Sky in un genere rarissimo in Italia, il financial thriller, e inaugura la collaborazione con Lux Vide, brand di grandi successi italiani e internazionali con cui siamo orgogliosi di intraprendere questo viaggio». 
Luca Bernabei, Amministratore Delegato di Lux Vide, ha commentato: «Un tempo la finanza riguardava alcune persone ricche che avevano il capitale per “giocare” in borsa; ora la finanza si impadronisce delle vite di tutti noi e le cambia profondamente rendendoci in molti più poveri e alcuni privilegiati molto più ricchi. Questo mi ha colpito dello splendido romanzo di Guido Maria Brera I Diavoli che racconta i segreti dei nuovi padroni del mondo: i signori della finanza. Lux è orgogliosa di produrre con Sky Italia e con la distribuzione internazionale di Sky Vision questa nuova avvincentissima serie che racconterà le storie di uomini e donne che lavorano nei mercati finanziari non più per guadagnare soldi ma per diventare i padroni del mondo. Questa è la straordinarietà del racconto che ha colpito Sky Italia, spingendo il team Original Productions guidato da Nils Hartmann e affiancato da Sonia Rovai, a lavorare accanto al team Lux guidato da Sara Melodia per sviluppare delle sceneggiature assolutamente trasgressive e innovative. La bellezza dei copioni ha coinvolto prima un grande regista come Nick Hurran, affiancato da Jan Michelini, e poi grandi attori come Patrick Dempsey e il nostro Alessandro Borghi. Diavoli sarà la prima serie al mondo che svelerà i segreti dei nuovi padroni del mondo con storie avvincenti perché anche loro sono uomini anche se si comportano come dei».
Moreyba Bidessie, Scripted Acquisitions Manager di Sky Vision, ha aggiunto: «Questa serie sarà la prima produzione originale targata Sky Italia ad essere co-finanziata e distribuita a livello internazionale da Sky Vision, a riprova del costante impegno nel creare prodotti televisivi di primo ordine, a cui Sky Vision è orgogliosa di dare il proprio contributo. Diavoli è un irresistibile mix di atmosfere thriller e complotti, un racconto di come la seduzione del potere è in grado di intaccare e corrompere anche il più forte dei legami».
Le riprese di Diavoli – serie girata in inglese – inizieranno a fine settembre e si svolgeranno tra Londra e Roma per una durata complessiva di 24 settimane. La serie sarà trasmessa prossimamente in Italia su Sky e distribuita a livello internazionale da Sky Vision.
NEWS - "Streghe" per Milano! Una delle protagoniste della storica serie spera che il cast originario venga coinvolto nel reboot
Alyssa Milano is speaking out with her thoughts on the Charmed reboot. The 45-year-old actress, who stars in the new Netflix series Insatiable, wishes that the execs of the reboot reached out to her and the other original stars from the beginning. I wish that they would have come to us and we would have been involved since the beginning,” she told Entertainment Tonight. “But having said that, I do hope that it reaches the newer generation and impacts that generation the way ours was able to do for its generation.” Alyssa shot down the idea of making a cameo in an episode or even directing an episode. “I don’t think so,” she said. “I think that that ship has sailed for me.”

domenica 12 agosto 2018

GOSSIP - King is queen of..."Shape"! L'attrice di "HTGAWM" Aja Naomi King conquista la cover del magazine dello stare in forma

venerdì 10 agosto 2018

GOSSIP - "The Fall" in the sea...Jamie Dornan a Capri con moglie a rimorchio si concede doccia+tuffo con costume extra-large

giovedì 9 agosto 2018

NEWS - Anteprima! Do you know "Gomorra"? La quarta stagione espatria a Londra e si ispira al clan dei Polverino. Possibile sbarco al cinema nella primavera 2019 "con più di due episodi"

Articolo tratto da "Il Mattino"
Dopo l'ingresso dell'Alleanza voluta da Genny Savastano (Salvatore Esposito) nella seconda stagione, di Sangue Blu e Company nella terza, anche la quarta tranche di «Gomorra» vedrà protagonista una nuova fazione sul fronte del Sistema: si tratta di parenti del boss di Secondigliano che si legherà a loro per affari criminali. La nuova famiglia è ispirata ai Polverino, clan camorristico di Marano fortemente legato ai Nuvoletta, che resta radicato nell'area flegrea anche a dispetto di arresti, sequestri e condanne. Così ispirata che nella sceneggiatura i camorristi erano originariamente chiamati i «Polvere», poi la produzione ha deciso di cambiar lo ro cognome, perché troppo somigliante all'originale. Patrizia Santoro (Cristiana Dell'Anna), ormai al fianco di Genny dopo la morte di Pietro Savastano, troverà un nuovo amore proprio in questo clan, mettendo a rischio equilibri fragili e armati. Genny, intanto, dopo aver perso alleati, moglie e figlio, sarà costretto a scappare a Londra, dove cercherà nuovamente di internazionalizzare i suoi traffici, aprendo una finestra sulla realtà della corruzione finanziaria londinese e del riciclaggio del denaro sporco, di cui lo stesso Roberto Saviano, in passato, ha parlato al parlamento britannico. Portare Genny fuori da Napoli, stavolta, assumerà un significato diverso: quando andò in Honduras alla ricerca di nuove strade per il traffico della droga ne tornò cambiato, più forte e determinano, pronto per il ruolo di boss. Stavolta dovrà prendere decisioni difficili per pro- teggere la famiglia, svelando la sua emotività, ma anche dubbi e crepe nella ferocia camorristica, peraltro già intraviste nella serie precedente in Ciro l'Immortale. Lui, Marco D'Amore, ritornerà: morto come criminale nella fiction, ha vestito i panni di regista di alcune delle dodici puntate della quarta serie, insieme a Francesca Comencini e Claudio Cupellini. Eppure Salvatore Esposito sui social scherza: «Come andrà a finire tra Gennaro Savastano, Patrizia, Sangue blu, Valerio e i fratelli Capaccio, ultimi superstiti della squadra dei confederati? Ma soprattutto... Ciro è morto davvero oppure no? #Nunsapitchevaspett». Domande anche sul destino di Patrizia che, dopo l'omicidio di Scianèl (Cristina Donadio), ha postato delle fotografie con delle strane cicatrici che potrebbero lasciar pensare a una sua scomparsa dal set. Il produttore Riccardo Tozzi risponde in un'intervista a «Deadline»: «Nessuno è al sicuro. E stata una decisione consapevole fin dall'inizio per rendere tutto credibile. E come una tragedia greca». Se l'inizio di tutto ha avuto il suo cuore a Secondigliano, se la terza serie ha guardato alle paranze dei bambini ed è entrata nel centro storico partenopeo, stavolta le sceneggiature ci portano anche in altri snodi nevralgici della narrazione criminale campana, guardando alla provincia casertana, da Castel Volturno a Villa Literno. Si gira fino a novembre, anche in pieno agosto, con un contratto che vincola gli attori a non abbronzarsi e che li costringe a indossare giacche di pelle e Arresto e fuga del boss don Pietro La prima serie di «Gomorra» ha il cuore a Secondigliano, dove comanda don Pietro Savastano: arrestato per caso, la sua evasione sarà un capolavoro maglioni, calzini e cappelli, mentre il caldo rende l'aria irrespirabile. Obbligati a mantenere il silenzio, non possono pubblicare neanche una foto o una dichiarazione che possa lasciare intendere qualcosa sulla nuova serie. Si gira di notte e di giorno, dopo le riprese a Londra e a Bologna, è la volta di Napoli, tra le strade del centro storico dove Sangue Blu (Arturo Muselli) e Valerio (Lori De Luna) cercano L'Immortale. Nella seconda serie don Pietro ordina a Genny di uccidere Ciro, ma il figlio non eseguirà l'ordine e, alla fine, armerà l'amico: Savastano senior muore sulla tomba di donna lmma. La quarta stagione andrà in onda nella primavera del 2019 e si comincia già a immaginare di portarla di nuovo sul grande schermo, dopo il successo della proiezione delle prime due puntate della terza serie al cinema, anzi Andrea Scrosati di Sky Italia dichiara: «Penso che dovremmo essere più aggressivi e andare oltre i due episodi».

martedì 7 agosto 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Paris Etc." freschezza da Nouvelle Vague
"In «Paris Etc.», la serie tv dramedy al femminile in 12 episodi, c'è freschezza drammaturgica, una caratteristica di molti film francesi, fin dai tempi della Nouvelle Vague: la commedia non prevarica mai sull'esprit de finesse, così come il sociale non determina mai i destini delle protagoniste. La serie, visibile su TimVision, racconta le storie intrecciate di cinque donne parigine molto differenti tra di loro — sia come retroterra culturale che per età e periodo della propria vita — nel corso di un'intera stagione, da settembre con l'inizio del nuovo anno scolastico, fino al tanto atteso periodo natalizio. «Paris Etc.» ricostruisce le loro storie di amore, di fantasie, di nevrosi, seguendole tra risate, pianti, bevute, tra la voglia di crescere e la paura di invecchiare. Le storie sono contrappuntate da inserti in bianco e nero, come se il passato fosse un momento di condivisione conservato nelle teche. Ogni protagonista ha la sua storia, ma qualcosa le accomuna: rapporti di coppia discretamente complicati, figli problematici e una Parigi che ambisce essere la sesta protagonista (un po' come New York lo era per «Sex and the City»). «Parigi è per le macchine, basta con `ste biciclette», sostiene una parisienne. Mentre la voce fuori campo di una radio spiega, appunto, come la donna parigina sia il simbolo di un fascino indiscusso, un'icona di sensualità, Marianne, interpretata da Valeria Bruni Tedeschi, e il «compagno» Fred vengono sorpresi dal figlio Colin di 9 anni, mentre stanno facendo l'amore. E la ventenne Allison (Lou Roy-Lecollinet), arrivata a Parigi da Alsace per specializzarsi nel mondo culinario con uno stage nelle cucine di un luxury hotel, confessa che i suoi genitori hanno votato per il Front National. E Nora (Noidra Ayadi), traduttrice e interprete di origine tunisina, si trova in un periodo non semplice, tra i problemi dei figli e le discussioni con il partner Julien". (Aldo Grasso)

lunedì 6 agosto 2018

NEWS - Fermi tutti! JJ Abrams e il resto della produzione di "Lost" chiedono scusa a Evangeline Lilly dopo le accuse di essere stata costretta a girare scene seminuda

News tratta da Deadline.com
The creators and executive producers of the TV show Lost have issued an apology to actress Evangeline Lilly, who said earlier in an interview that she was made to feel “cornered” on the show’s set about doing partially nude scenes.
Creators and executive producers J.J. Abrams, Damon Lindelof, Jack Bender and Carlton Cuse issued a joint statement apology for the alleged problems on the show, which ran on ABC from 2004-2010. “Our response to Evie’s comments in the media was to immediately reach out to her to profoundly apologize for the experience she detailed while working on Lost,” the statement read. “We have not yet connected with her, but remain deeply and sincerely sorry. No person should ever feel unsafe at work. Period.” 
Lilly is currently featured in the film Ant-Man and the Wasp, and claimed in a recent podcast interview that she was “mortified and trembling” after filming a specific Lost scene. “In season 3, I’d had a bad experience on set with being basically cornered into doing a scene partially naked, and I felt had no choice in the matter,” Lilly said. “And I was mortified and I was trembling and when it finished, I was crying my eyes out and I had to go on do a very formidable, very strong scene thereafter.” She added: “In season 4, another scene came up where Kate was undressing and I fought very hard to have that scene be under my control and I failed to control it again. And so I then said, ‘That’s it, no more. You can write whatever you want—I won’t do it. I will never take my clothes off on this show again,’ and I didn’t.”Lilly previously said she flayed the skin off both of her forearms during a stunt that went wrong several years ago on the set of Lost.  Lilly also made it clear that the accident was no accident, accusing an unnamed stunt coordinator — who she described as “misogynistic” — of punishing her for defying his wish to have a stuntwoman do the stunt. It involved rolling off a thick tree branch high above the ground and hanging on for dear life, though there was no risk of falling because she was safely harnessed to the branch.

domenica 5 agosto 2018

NEWS - Aridaje! Evangeline Lilly continua a accusare la produzione di "Lost": "costretta a restare seminuda sul set! E il mio personaggio è passato da essere indipendente a rizzacazzi..."

News tratta da "Variety"
Evangeline Lilly says she felt pressured into filming partially-nude scenes on ABC’s hit fantasy drama “Lost.” The “Ant-Man and the Wasp” star, who played the show’s heroine Kate Austen during its six-season run, revealed in an interview for “The Lost Boys” podcast that she was coerced into doing partially-naked scenes for her role, particularly in the third season.
“In Season 3, I’d had a bad experience on set with being basically cornered into doing a scene partially naked, and I felt had no choice in the matter,” she said. “And I was mortified and I was trembling when it finished. I was crying my eyes out, and I had to go and do a very formidable, very strong scene thereafter.”
Lilly said her discomfort continued into the following season of the show.
“In Season 4, another scene came up where Kate was undressing and I fought very hard to have that scene be under my control. And I failed to control it again,” she noted. “So I then said, ‘That’s it, no more. You can write whatever you want — I won’t do it. I will never take my clothes off on this show again.’ And I didn’t.”
Lilly has not filmed another scene involving nudity since her stint on “Lost,” a choice she has pointedly made when selecting projects.
“I’ve been doing this now for 15 years. I’m a little bit better equipped now to know the ropes, to not have uncomfortable positions come up now,” she added. “Because I have had uncomfortable experiences, when I read scripts where it involves nudity, I pass. And it’s not because I think there’s anything wrong with doing nudity. It’s because I don’t trust that I can be comfortable and safe. I’m lucky; I’m in a privileged position because I can be picky. I feel for women who are struggling to come up in the industry and don’t know how to navigate that.”
In the interview, Lilly also recalled her disappointment in the switch from Kate’s status as an “icon for strength and autonomy for women” to being thrust into the middle of a love triangle with two fellow passengers of Oceanic Flight 815: Jack (Matthew Fox) and Sawyer (Josh Holloway).
I felt like my character went from being autonomous, really having her own story and her own journey and her own agendas, to chasing men around the island. And that irritated the s— out of me,” she explained. “I did throw scripts across rooms when I read them because I would get very frustrated by the diminishing amount of her own story that there was to play.”
On a recent stuntwomen panel, Lilly also claimed that a “misogynistic” stunt coordinator intentionally caused her to injure both her arms during a stunt on the set of the ABC series.
“I felt it was him saying, ‘I’m going to put you in your place for standing up to me,'” she said.
ABC did not immediately respond to Variety‘s request for comment.

Leggi le altre accuse alla produzione di "Lost" di Evangeline Lilly QUI

sabato 4 agosto 2018

NEWS - La Bonelli sarà la Marvel italiana e produrrà le serie tv dei propri fumetti: "Dylan Dog", "Martin Mystère" e "Nathan Never" in carne ed ossa...
La Sergio Bonelli Editore ha annunciato la creazione di Bonelli Entertainment, "braccio produttivo" della casa editrice nato con lo scopo di sviluppare progetti cinematografici e televisivi basati sui propri personaggi e sulle proprie storie originali. Alla stregua dell'americana Marvel, editrice degli albi dei supereroi più famosi del mondo, anche la più importante casa editrice di fumetti italiana ha deciso di creare una sua sezione di produzione cinematografica e tv. La nuova unità sta attualmente sviluppando una serie tv horror live-action di dieci episodi basata su Dylan Dog, l'indagatore dell'incubo, e sono allo studio progetti per cinema e tv che coinvolgeranno "Martin Mystère", "Mister No", "Dampyr", "Dragonero", "II Confine" e l'universo legato a "Nathan Never". Dylan Dog, creato da Tiziano Sclavi, è uno dei nomi di maggior successo nella storia della Sergio Bonelli Editore; fu lanciato nel 1986 e da allora sono stati pubblicati oltre 500 differenti episodi a fumetti. II fumetto è stato distribuito in trenta Paesi e attualmente è venduto in undici nazioni.

mercoledì 1 agosto 2018

L'EDICOLA DI LOU . Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL GIORNALE
"Good Girls", AAA cercasi modelli femminili migliori
"Sono tre brave ragazze perché nonostante rapinino un supermercato, il che non sarebbe comunque legale, avrebbero le loro giuste motivazioni, dunque se non assolverle almeno ce le prendiamo in simpatia. Good Girls, da alcuni giorni su Netflix, è la prima stagione di una nuova serie in otto episodi più un pilot, che riprende lo stereotipo della donna costretta a ribellarsi per il peso e l'ingiustizia della società. Un tema piuttosto battuto dalla tv americana, non a caso l'ideatrice Jenna Bans aveva lavorato alla sceneggiatura di Desperate Housewives. Beth (Christina Hendricks) è una bella quarantenne con quattro figli e un marito scemo, che oltre a tradirla con un'aspirante attrice di spot commerciali, ha sbagliato tutti gli investimenti e sta affogando in un mare di debiti. Sua sorella Ruby (Retta) combatte una strenua battaglia per l'affidamento della figlia, il cui tipo fisico è modellato su Shiloh, rampolla no gender di Brad Pitt - Angelina Jolie. Fa la commessa e ha un tatuaggio sul fondoschiena, ma i tatuaggi sono vivamente sconsigliati ai rapinatori. Annie (Mae Whitman) è una tonda signora di colore, sposa felice non fosse per la malattia della piccola figlia in attesa di un trapianto di rene. Non ci sono abbastanza soldi per operarla secondo il cinico sistema assistenziale americano. Se i denari non ci sono, vanno recuperati in ogni modo. La sit-com comica e sarcastica, che ironizza sul sesso e sulla famiglia, prende di mira i modelli consunti e falsi della famiglia felice, si sfoga contro il sistema maschilista arrivando persino a citare Thelma e Louise, trasformandosi, di episodio in episodio, in commedia nera con risvolti thriller. Un prodotto di genere neppure così male, anche se fortemente ancorato su quegli stereotipi americani così trash che noi europei stentiamo a capire fino in fondo. Good Girls strappa sorrisi e si fa seguire, ma c'è un ma: l'immagine della donna ne esce, se non devastata, almeno compromessa. Brave ragazze che per resistere sono costrette a inseguire il maschio nel territorio dove è padrone assoluto: la stupidità. E quando tre donne vogliono essere peggio dei colleghi uomini non c'è partita, vincono loro. Non un discorso degno di essere seguito, non uno scambio di battute che si elevi dalla più inutile medietà. Argomenti: le corna, la depilazione vaginale, la triste realtà della coppia, ex mariti bastardi e nulla più. Non un libro, un film, neppure una ricetta che ne riveli un qualche tratto distintivo particolare. Non ci saremmo aspettati personaggi con caratteri alla Gertrude Stein, Virginia Woolf, ci saremmo persino accontentati di una copia di Michelle Obama e invece nulla. Le tre Good Girls sono talmente vuote e superficiali da giustificarne gli abbandoni, a parte la Madre Coraggio che, per convenzione politicamene corretta, non può non essere nera. Cercasi modelli femminili migliori. Speriamo ne escano da qualche parte, nella mente di uno sceneggiatore illuminato e coraggioso". (Luca Beatrice)

martedì 31 luglio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA STAMPA
"Killing Eve", partita a scacchi tra le ossessioni femminili
"Killing Eve è una storia di ossessioni. Da una parte c'è Eve Polastri, agente dell'MIS, esperta di assassine; e all'altra c'è Villanelle, incontrollabile (per gli altri), sociopatica, sopra le righe. Una è interpretata da Sandra Oh (l'ex Cristina Yang di Grey's Anatomy), così brava da ricevere una nomination come miglior attrice in una serie drammatica agli Emmy Awards 2018, la prima volta in assoluto per un'asiatica. L'altra è Jodie Comer, venticinquenne inglese. Killing Eve è scritta da Phoebe Waller-Bridge, già autrice e protagonista di Fleabag, ed è basata sulla serie di romanzi Codename Villanelle di Luke Jennings. La notizia è che prossimamente, in autunno, arriverà anche qui in Italia, disponibile sulla piattaforma TimVision, che ha distribuito anche un altro successo e super favorito degli Emmy Awards, The Handmaid's Tale (di cui da poco s'è conclusa la seconda stagione). Killing Eve non è una semplice spy story, o un banalissimo thriller televisivo dai risvolti gialli. In questa serie, c'è tutta la complicatezza di due personaggi straordinari, appassionati e costruiti con attenzione e profondità. Mai banali ma rappresentati in un'intrigante spy story di ossessioni al femminile scrittura e dalle due attrici - nel migliore dei modi. Eve e Villanelle sviluppano una relazione morbosa, fatta di continui tira-e-molla. Una dipende dall'altra e viceversa. Si cercano, si inseguono e si desiderano. Finiscono per conoscersi, prima da lontano, poi sempre più vicino, e per rispettarsi. E un gioco rischioso, senza scrupoli, cerebrale. L'agente che cerca l'assassino, che si lascia incuriosire, che si appassiona e che alla fine, contro tutto e tutti, decide di andarlo a cercare e di confessarsi. Eve e Villanelle cambiano: ognuna a modo suo si trasforma dopo aver conosciuto l'altra, matura; vede qualcosa di cui, fino a poco prima, non sapeva niente. In otto episodi le due attraversano le mille sfumature del loro carattere e tutte le loro convinzioni; si abbandonano alle loro ossessioni e ne diventano quasi schiave. Paradossalmente, sono l'una la salvezza dell'altra". (Gianmaria Tammaro)

lunedì 30 luglio 2018

NEWS - HBO, attacco a Netflix! Nel 2019 contenuti on line per raggiungere il 40% del mercato
Atet vuole far grande Hbo. Il servizio streaming di Warner Media è destinato a espandersi secondo i piani di John Stankey, un manager di lungo corso di Atet che ora supervisiona Hbo, dopo l'acquisizione di Time Warner da parte del gigante delle telecomunicazioni. Secondo il New York Times, Stankey ha avvertito i dipendenti che quello a venire sarà un anno difficile perché c'è molto da lavorare sul servizio. La volontà di Atet sarebbe di portare Hbo a competere con Netflix e per questo serviranno molti contenuti rispetto all'approccio attuale, quello più di una boutique che di un grande mall. Hbo è comunque una macchina da soldi: a fronte di 2 miliardi di dollari di spesa nella programmazione (pari a 1,7 miliardi di euro), ha generato negli ultimi tre anni circa 6 miliardi di dollari di utili (pari a 5,1 miliardi di euro). Hbo dovrebbe raggiungere una penetrazione che va dal 35 al 40% delle case. Oggi ha 40 milioni di utenti negli Stati Uniti e 142 milioni nel mondo.

venerdì 27 luglio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LA STAMPA
"The Chi" a metà tra "Atlanta" e "The Wire"
"The Chi, in onda dal 15 luglio su Fox Italia, è la serie tv creata da Lena Waithe, scrittrice, produttrice e attrice americana che agli Emmy Awards dell'anno scorso ha fatto la storia per essere stata la prima donna nera a vincere il premio per la miglior sceneggiatura di una comedy con il suo episodio, intitolato «Thanksgiving», in Master of None 2. È una bella serie, a metà tra The Wire, con questi toni sempre un po' neorealisti, e Atlanta, la creatura di Donald Glover. È ambientata a Chicago, racconta la comunità nera, e lo fa in un modo preciso, quasi documentaristico, tra pregiudizi, eventi comicamente surreali, spaccio di droga e storie di ragazzi. Ha dei momenti tesissimi, terribili per la loro verità. Altri, più leggeri e dosati, sono amalgamati perfettamente con tutto il resto. Non ha senso parlare di uno o più protagonisti, perché in The Chi c'è molto più di questo. C'è uno sguardo attento a una società particolare e a una città, ai più giovani e ai loro problemi, ai neri e a quello che - ogni giorno, ogni ora - devono subire. Nessuna retorica da romanzo rosa. Dura e cruda, come un pugno allo stomaco". (Gianmaria Tammaro)

giovedì 26 luglio 2018

GOSSIP - Clamoroso al Cibali! La mamma di Cory Monteith ha saputo della morte del figlio da Lea Michele!
Cory Monteith‘s mom, Ann McGregor, is speaking about painfully hearing that her son had passed away in July of 2013. At the time, Cory had been dating his Glee co-star Lea Michele, and Ann says Lea called her “screaming” to ask her about the tragic news. “I got a call from Lea and she was screaming on the phone. She was yelling, ‘Is it true, is it true about Cory?’ and I said, ‘What about Cory?’ I had heard nothing. And then police knocked on my front door,” Ann recalled to People. “I went into a state of numbness. I just shut off all emotions, and I was numb.” “I knew it was real, but there were times when I could lie to myself and say, ‘He’s in L.A., he’ll call me soon.’ I’m still always hanging on edge. When you lose someone who is such a big part of you, you lose all purpose for living,” Ann added. Cory‘s mom spoke further about his tragic death, including what happened just before he died that may have contributed. If you don’t know, his cause of death was officially listed him as having “mixed drug toxicity, involving heroin and alcohol.”

mercoledì 25 luglio 2018

NEWS - Fermi tutti! La spia russa Maria Butina che tramava contro la Casa Bianca ricorda (troppo) Simon Martin dell'ultima stagione di "Homeland"...solo un caso?

News tratta dal "Corriere della Sera"
Maria Butina, nonostante abbia solo 29 anni, ha già fatto molte cose. Ha aperto un negozio di mobili in Siberia, ad Alta Krai, quindi lo ha venduto per trasferirsi a Mosca dove si è lanciata nella politica. Due anni dopo avrebbe iniziato una nuova vita, più intrigante e densa di contatti, fino ad entrare nel grande gioco del Russiagate. Per gli investigatori statunitensi questa ragazza dai capelli rossi, tenace e intraprendente, è «un’agente di influenza» russa incaricata di aprire «un canale segreto» per arrivare fino a Donald Trump. Accusa severa che si è tramutata in un atto di incriminazione e nel successivo arresto, avvenuto di gran fretta nel timore che potesse scappare dagli Stati Uniti, il suo terreno di caccia. La giovane russa — se sono fondati gli addebiti — ricorda altre semi-spie sguinzagliate dal Cremlino in questi anni. Persone capaci di muoversi in ambienti diversi, abili nel tessere legami, costruire amicizie, agire in profondità. Molto humint, ossia molto fattore personale, e poca tecnologia. Tante feste e party, congressi e persino raduni di preghiera, incontri aperti, non missioni mascherate. L’importante è trovare il sentiero giusto, quello che conduce lontano. E nella terra delle Colt Maria Butina si è lanciata nelle braccia della lobby delle armi, la National Rifle Association. Ed ecco le foto che la ritraggono a fiere con pistole, fucili e cappello da cowboy. Coltivando relazioni con dirigenti dell’Nra, frequentando membri importanti come Paul Erickson del South Dakota, presenziando ad ogni occasione possibile la «rossa» sarebbe riuscita a far breccia. Non certo per sua unica iniziativa. Il sospetto dell’investigatore speciale Robert Mueller è che dietro la Butina ci sia innanzitutto Alexander Toshin, figura di rilievo della Banca centrale russa, suo boss e gancio diretto con il Cremlino. Esaminando computer e cellulare dell’arrestata l’Fbi ha trovato le tracce dei report con la quale informava il referente. Un aggiornamento costante di quanto combinava in riva al Potomac e nelle sue incursioni nei corridoi dell’establishment. Lavorando sotto la luce del sole e delle telecamere, Maria avrebbe lanciato una serie di passi per rinsaldare l’amicizia con ambienti repubblicani e in particolare con l’entourage del candidato più gradito a Putin, Donald Trump. Viaggi in Russia, cene, ma anche rapidi colloqui hanno fatto da cornice. Ma, insieme a questi aspetti non certo misteriosi, c’è un lato più oscuro, quello di possibili finanziamenti, fronte sul quale c’è ancora da scavare malgrado la pista dei soldi non sia sempre facile da dimostrare. Sono intrecci che si sommano ad altri, non meno complicati, sempre sull’asse Mosca-Washington, con molti intermediari impegnati nel far crescere l’asse Vladimir-Donald. Nei mesi scorsi si è parlato di un ruolo di un principe degli Emirati Arabi, insieme all’ex fondatore della Blackwater, Erik Prince. Giri con una tappa esotica alle Seychelles, prospettive di affari, amicizie interessate. Non scopriamo certo nulla, denaro e politica (alta o bassa) in questo caso procedono sullo stesso binario, qualsiasi gesto ha un costo. Sono favori uniti a investimenti sul futuro. Maria Butina ora è in mezzo a tutto ciò. Si difende sostenendo di essere una appassionata d’armi, nega azioni malevole, non vuole certo passare per una pericolosa Mata Hari. Magari potrà portare come prova le dichiarazioni di Trump per dimostrare che il capo della Casa Bianca non ha bisogno di essere condizionato dagli 007 russi, la sua «passione»per Putin è evidente. Se non ci riuscirà deve essere pronta ad una condanna: rischia cinque anni di prigione. E in quel caso dovrà sperare in un gesto di clemenza oppure in uno scambio di spie.

martedì 24 luglio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LIBERO
Se la Rai osa d'estate con "The Good Doctor"...
"Prima ancora che good doctor è una good fiction. O almeno è un buon dottore, perché prova a curare la nostra tv da tanto, troppo tempo malata. La serie televisiva The Good Doctor, ieri in onda in prima assoluta su Rai Uno, arriva come una ventata di aria fresca in una programmazione del servizio pubblico paludata, ferma al palo, soprattutto d'estate, quando si accontenta dei Techetechetè. Stavolta la Rai ha avuto il coraggio di osare, non con le trite e tristi fiction nostrane, ma con un progetto dal respiro internazionale, nato per la prima volta in Corea nel 2013, poi ripreso e adattato a un pubblico globale nel 2017 negli Stati Uniti grazie al fiuto di David Shore, l'ideatore di Dr. House, e infine approdato nel nostro Paese, con tutti i crismi del predestinato. Negli Usa la serie tv, trasmessa su Abc, ha avuto un successo clamoroso, oltre 19 milioni di spettatori nell'episodio pilota, una media superiore ai 15 per tutti i 18 episodi. La forza di questa serie sta nel racconto, nella pregiatissima scrittura degli sceneggiatori, oltre che nella qualità degli attori e nell'efficacia del girato. E sta soprattutto nel messaggio che veicola, nella concretezza e nel valore simbolico della trama. La storia è incentrata sul personaggio di Shaun Murphy, interpretato dal bravo Freddie Highmore, un giovane chirurgo autistico con la sindrome del savant: la stessa patologia del protagonista del film Rain Man, che compensa disturbi cognitivi con qualità fuori dalla norma in alcuni ambiti. Nel primo episodio Shaun lascia il suo paese nado nel Wyoming e si trasferisce a San Jose, nel dipartimento di chirurgia del St. Bonaventure Hospital. Dove, nonostante le difficoltà di comunicazione e i problemi comportamentali, si mette in luce per le sue doti, che gli consentono di risolvere con intuizioni brillanti casi medici molto delicati. Si compie qui lo scarto rispetto al tradizionale rapporto medico-paziente: è proprio il «malato» Shaun a essere buon dottore, anzi il miglior dottore. La sua «intelligenza spaziale» coincide col suo essere diversamente sano: «Essere differente», recita il claim della serie, «può fare la differenza». E si badi all'uso non politicamente corretto del termine: perché gli autori, usando la parola «diverso», hanno l'intelligenza di connotarla come segno di contraddizione, rifiuto dei canoni usuali, capacità di andare controcorrente. Essere autistici, a volte, può significare essere geniali anticonformisti...Probabilmente però il merito principale della serie sta nel suo impatto emotivo dirompente, nel suo restituire carica sentimentale alle parole e alle immagini, nel rivolgersi all'anima dello spettatore e non solo alla sua testa, anche grazie a una colonna sonora da brividi, tale da commuoverlo. Suscita pathos e pietas, questa narrazione, facendoci sentire compartecipi del dramma umano che vi si consuma. E questo perché celebra la bellezza della vita in ogni suo stato e forma: la vita del giovane Shaun, che sembrava da buttare via per la sua sindrome e invece si rivela fonte di ricchezza, e le vite dei tanti uomini e donne che lui cura, le vite precarie o terminali a cui lui offre una speranza perché «il nostro compito è salvare la vita della gente». E un po' salva anche la nostra, questa serie, facendoci sentire appena migliori, alla fine dello show, rispetto a quando ci eravamo messi davanti alla tv".  (Gianluca Veneziani)

lunedì 23 luglio 2018

NEWS - Clamoroso al Cibalesbo! Arriva la serie su "Batwoman" con la protagonista eroina dei diritti LGBTQ (firmano il papà dell'Arrowverse e la lesbica dichiarata Caroline Dries, già dietro le quinte di "TVD")

News tratta da Deadline
Batwoman is already scheduled to visit the Arrowverse for the annual crossover event in December; she may now become a permanent member of it, expanding the universe and breaking some TV ground in the process. The CW has put in development a Batwoman series for 2019 consideration. It hails from former The Vampire Diaries executive producer Caroline Dries and the architect of the CW Arrowverse, Greg BerlantiIn Batwoman, written by Dries based on the DC characters, armed with a passion for social justice and a flair for speaking her mind, Kate Kane soars onto the streets of Gotham as Batwoman, an out lesbian and highly trained street fighter primed to snuff out the failing city’s criminal resurgence. But don’t call her a hero yet. In a city desperate for a savior, Kate must overcome her own demons before embracing the call to be Gotham’s symbol of hope. Batwoman already has been a trailblazer for LGBTQ+ representation in comics. After a long hiatus, she was reintroduced to the DC comic universe in 2006 when she was established as a Jewish lesbian, becoming the first-ever lesbian superhero title DC character. Now Batwoman would become the first gay lead character — male or female — of a live-action superhero series. (DC, Berlanti and Warner Bros. Animation previously collaborated on the first animated show with a gay lead, Freedom Fighters: The Ray on CW Seed). Batwoman would join Arrowverse, which features a number of LGBT characters, including Arrow‘s Curtis Holt, The Flash‘s Captain Singh, Legends Sara Lance and Supergirl‘s  Alex DanversBatwoman comes from Berlanti Productions in association with Warner Bros. Television where the company recently extended its overall deal. Dries, who is lesbian, executive produces alongside Berlanti Prods.’ Berlanti and Sarah Schechter as well as former DC Entertainment president Geoff Johns (The Flash) via his new Mad Ghost Productions banner. Johns also has been producing the long-gestating Batgirl DC feature at Warner Bros., which switched writers this past spring. Casting is about to begin for an actress — likely lesbian — to play Batwoman in the DC crossover event in December. If Batwoman goes to pilot, the same actress will play the central character in it. Dries does not work on a CW DC series but is expected to be involved in some consulting capacity when the character of Batwoman is crafted for the crossover, which spans Arrow, The Flash, Legends of Tomorrow and Supergirl. (It is unclear yet which of the series would introduce her.) It was Arrow star Stephen Amell, along with the CW president Mark Pedowitz, who announced at the CW presentation in May that this year’s crossover event will feature Batwoman. “This is the first time ever that Batwoman will make a live-action appearance on any screen,” Pedowitz said, adding that, along with Batwoman, the City of Gotham also will be added to the ever-expanding Arrowverse. With Batwoman, the CW is following the strategy it used for The Flash, whose central character was introduced in a two-episode arc on Arrow in December 2013. While originally the network had planned a third Arrow episode later that season to serve as The Flash backdoor pilot, it ultimately opted for a standalone Flash pilot, which launched the series the following fall. Dries has superhero credentials — she started her writing career on the CW/WBTV Smallville before a seven-season run on The Vampire Diaries, on which she rose to executive producer and showrunner. The character Batwoman began appearing in DC Comics stories beginning with Detective Comics #233 in 1956, in which she was introduced as a love interest for Batman. On TV, Batwoman first appeared in animated series Batman: The Brave and the Bold, which premiered on Cartoon Network in 2008. On film, Batwoman appeared in Batman: Mystery of the Batwoman, voiced by Kyra Sedgwick, a 2002 direct-to-video animated film based on animated series The New Batman Adventures. Batwoman also made a cameo in direct-to-video superhero film Batman vs. Robin and appeared in 2016’s Batman: Bad Blood, voiced by Yvonne Strahovski.

venerdì 20 luglio 2018

NEWS - Clamoroso al Cibali! "The Good Doctor" è la serie più vista in Italia di quest'anno...e dell'ultima decade!
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mercoledì 18 luglio 2018

NEWS - Allarme Netflix! La piattaforma on demand di serie tv aumenta il prezzo abbonamenti (fino a +3 euro al mese) dopo un trimestre flop: un milione di abbonati in meno rispetto alle previsioni, toccato -14% in Borsa, concorrenza sempre più agguerrita
News tratta da "Italia Oggi"
Netflix delude le attese di crescita del mercato nel secondo trimestre di quest'anno ma non rilancia: nei tre mesi adesso in corso (il terzo trimestre fino a settembre) sono le sue stesse previsioni a essere più contenute sia sul fronte del conto economico sia su quello dei nuovi abbonati. Stime al ribasso che risentono, a giudizio degli addetti ai lavori, della concorrenza dei nuovi conglomerati come Atet+Time Warner col canale Hbo, di quelli a venire come la possibile fusione Disney e 21st Century Fox (o comunque 21st Century Fox e Comcast) e infine del dinamismo di operatori alla Amazon col suo servizio Prime Video. Ma si sente anche e soprattutto il peso dei costi sostenuti, per esempio, per le produzioni originali (con un budget da 8 miliardi di dollari, pari a 6,9 miliardi di euro). E così che, non a caso, la piattaforma tv on demand di Reed Hastings sta sperimentando (Italia compresa) una nuova offerta con un prezzo più alto di 3 euro al mese (16,99 euro) rispetto alla tariffa Premium, che costa 13,99 euro. Menù con un grado maggiore di alta definizione e numero di schermi a disposizione che, per esempio in Francia, viene testata anche a ridosso della soglia psicologica dei 20 euro (precisamente 19,99 euro). Si tratta solo di sperimentazioni, come ribadito dalla stessa Netflix, che pure segnano un cambio di strategia radicale per una piattaforma che ha abituato i consumatori a una spesa media sui 10 euro. E soprattutto ha imposto ai concorrenti di adeguarsi a questa soglia di prezzo. Eppure ora Netflix inverte la rotta visto che, secondo alcune indagini di mercato tra cui quella di Deutsche Bank, i suoi spettatori sono disposti a pagare, per l'appunto fino ai 15-20 euro. La necessità di un nuovo approccio commerciale nasce dagli ultimi risultati finanziari nel secondo trimestre 2018 i nuovi abbonati sono stati 5,14 milioni (670 mila nel mercato domestico Usa e 4,47 milioni all'estero) ma ne erano attesi 6,2 milioni. I ricavi complessivi toccano quota 3,9 miliardi di dollari (3,4 miliardi di euro), in crescita del 40,3% sullo stesso periodo del 2017 ma, ugualmente, le proiezioni erano più alte, sui 3,94 miliardi. Di riflesso il titolo quotato al Nasdaq ha perso il 14% nella notte italiana di lunedì (al momento dell'annuncio dei risultati finanziari negli Usa), recuperando poi nella seduta di ieri intorno al -4%. Sempre a livello di conto economico, il risultato operativo è stato di 462 milioni di dollari (margine all'11,8%), sopra i 128 milioni del secondo trimestre 2017 e sopra quello (pari a 447 milioni) registrato nel primo trimestre di quest'anno (ma con un margine al 12,1%). L'utile netto è stato invece di 384 milioni di euro (0,85 dollari per azione), superiore alle previsioni e a quello dei primi tre mesi del 2018 (290 milioni di euro, con un utile per azione di 64 centesimi). Per il terzo trimestre, in corso, la piattaforma on demand si aspetta un crescita contenuta dei ricavi che rimane sotto i 4 miliardi di dollari (+33,6%), un risultato operativo per la prima volta in contrazione a 420 milioni di dollari (10,5%) e, infine, un utile netto giù a 307 milioni (garantendo agli azionisti 0,68 dollari per azione). I nuovi abbonati limeranno, in linea teorica, sulla soglia dei 5 milioni (di cui 650 mila negli Usa e 4,35 milioni oltreconfine). Comunque, già i tre mesi conclusi a giugno sono stati definiti dalla stessa Netflix «forti ma non stellari».

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