giovedì 8 febbraio 2018

GOSSIP - C'eravamo tanto odiate! AnnaLynne McCord svela odio reciproco sul set di "90210" con Shenae Grimes (ma adesso sono amiche per la pelle...)
AnnaLynne McCord is opening up about about her relationship with 90210 co-star Shenae Grimes and how they didn’t get along while filming the popular series. The 30-year-old actress says that Shenae reached out to her in 2013 when the series ended so that they could end their feud.
Shenae and I, who played Annie, we were at each other’s throats for five years and the day before we wrapped, Shenae calls me and was like, Hey… I can’t believe it’s over.’ I’m like, ‘Bitch?!’” AnnaLynne said on Wendy.
She explained her behavior, saying, “I just was removed from everything. I had social anxiety and I didn’t know it so it makes you seem like a real, little piece of work.” 
“We hash it out the day before we wrap, all five years, and I end up at her wedding in England and now were friends. We have dinner dates. It’s awesome, I love her,” AnnaLynne added about their new relationship.

mercoledì 7 febbraio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Britannia", non convince il vice "GOT"
"Nell'anno 43 dopo Cristo, l'esercito romano vara una sanguinosa campagna alla conquista della Britannia, dopo quasi novant'anni dal primo, fallimentare tentativo di invasione condotto da Giulio Cesare. L'isola è ostile, con alte e impervie scogliere, e soprattutto abitata da una popolazione tenace di Celti e i Druidi, misteriosi sacerdoti con forti connessioni ai cicli della terra e della luna, capaci di interpretare i segni provenienti da fauna e della flora. Al comando della spedizione c'è Aulo Plauzio, deciso in tutto e per tutto a compiere l'impresa con successo, ma anche appesantito da un segreto torbido che potrebbe bloccargli la strada. Le tribù dei Celti sono divise tra loro e i Romani sperano di approfittare delle lotte intestine per imporre la loro supremazia all'isola. Sono queste le premesse della serie Britannia, una nuova produzione internazionale di Sky arrivata da poco anche in Italia, su Sky Atlantic (lunedì, 21.15). L'impressione avuta dai primi episodi è che la serie cerchi di capitalizzare l'attenzione suscitata in tutto il mondo dal Trono di Spade: per tutti gli orfani della serie che tornerà nel 2019 ci sono non poche strizzate d'occhio all'immaginario fantasy che ha fatto del Trono uno dei più importanti successi televisivi degli ultimi anni. Il racconto di Britannia vorrebbe proporsi come una sorta di romanzo di fondazione della Gran Bretagna, intrecciando storia e mitologia (gli aruspici, i riti di iniziazione druidi e via così). L'impressione è però che, almeno per ora, gli manchi quell'afflato epico che ha fatto del Trono di Spade molto più di un fantasy. Al di là dei diversi budget produttivi (quelli del Trono sono stellari), in Britannia è la scrittura a non convincere pienamente: nei primi episodi la carne al fuoco è tanta, sia in termini di trame sia di personaggi presentati, e si fatica a individuare quale direzione prenderà il racconto". (Aldo Grasso)

lunedì 5 febbraio 2018

NEWS - Achtung, compagni! Netflix e Amazon corrono il pericolo della "normalizzazione": dovevano essere rivoluzionarie, rischiano di diventare generaliste

Articolo tratto da "La Stampa"
"Ogni rivoluzione ha la sua normalizzazione. E sembra che alla regola non sfugga una delle grandi rivoluzioni dell'ultimo decennio: quella delle serie tv. L'era pionieristica aperta da Netflix è al capolinea? Speriamo di no, ma i segnali non sono positivi. Erano in pochi, all'inizio, a frequentare quella nicchia di web. Era un po' come entrare in una libreria indipendente e andare alla ricerca di libri fuori catalogo, ululando dalla gioia per un remainder introvabile. Era una comunità ristretta di drogati delle serie web, che si sparavano tutte le puntate in una notte per poi presentarsi in ufficio con le occhiaie. Avevano passato una notte brava e ne andavano fieri. Erano pionieri. E pionieri erano anche quelli che queste serie le pensavano. Le serie in streaming attraevano grandi talenti incuriositi dal nuovo mezzo e che su quei vascelli corsari si sentivano liberi di tentare nuove vie. Essere nicchia aveva i suoi vantaggi. Era il periodo in cui queste serie le vedevano sul computer i pochi fortunati che potevano godere di connessioni Internet abbastanza veloci. Ogni tanto si bloccavano e la rotellina iniziava a girare in mezzo allo schermo. Non restava che attendere che il video si caricasse, non potendo tirare pugni sul televisore, alla vecchia maniera. Poi sono arrivate le fibre, i giga per tutti, le apple tv e tutto il resto, e i carbonari delle serie tv si sono diluiti nel pubblico generalista. Se prima gli spettatori si dividevano tra chi guardava le serie sul computer e chi guardava la televisione tradizionale, ora questa distinzione è sempre meno netta. Una fluidità che non porta bene alla tv in streaming, pare. Gli ex corsari stanno diventando generalisti. Addio sperimentazione. Qualche esempio, per spiegarsi meglio. A novembre Amazon aveva rilasciato l'episodio pilota per una sitcom assolutamente nuova. Si intitolava Sea Oak e schierava un mix di nomi interessante: alla regia Hiro Murai, americano di origine giapponese super premiato per Atlanta e Snowfall. Sceneggiatore George Saunders, vincitore del Man Booker Prize per Lincoln nel Bardo (in Italia pubblicato da Feltrinelli), protagonista Glenn Close. Raccontava la storia di una pensionata uccisa durante una irruzione in casa che torna in vita come un celestiale angelo sterminatore. Roba forte, che non diventerà però mai una serie, perché, appunto, è troppo forte e non va bene per il pubblico generalista. Quindi parola d'ordine normalizzazione. Al posto di George Saunders ecco The Grand Tour, con il trio di machi motorizzati guidati da Jeremy Clarkson: auto, sgommate e bevute di birra. Licenziato dalla Bbc per un pugno a un collaboratore, il gentiluomo è stato ingaggiato per racimolare i milioni di spettatori rimasti orfani di Top Gear (conosciuto come TG, da cui il furbo nome di Grand Tour, che ne ribalta le iniziali in GT). Al posto di chicche come I Love Dick e One Mississippi arriva invece una serie sul Signore degli Anelli, piuttosto dozzinale a giudicare dai trailer, una sorta di trasposizione serializzata di un videogioco da playstation. Addio navi corsare, siamo agli stessi prodotti delle emittenti tradizionali.
Netflix non fa di meglio, cassando un altro gioiello come Lady Dynamite, una serie in linea con lo stile degli esordi. Raccontava le surreali avventure della protagonista Maria Bamford, che dopo sei mesi in manicomio per un disturbo bipolare cerca di ricostruire la sua esistenza: la storia è parzialmente basata sulla sua vita vera. Cestinata dopo due stagioni per lasciare spazio ai nuovi 20 episodi di The Ranch, con Ashton Kutcher, serie che si svolge in una famiglia di cowboy del Colorado. Molto yankee e molto trumpiano, poco nello stile del vecchio Netflix.
È la fine di un'era? I segnali ci sono. Confermati da fatti inquietanti, come lo scivolone sul Racconto dell'Ancella. Netflix si è fatta scappare la serie di Bruce Miller ispirata al romanzo di Margaret Atwood che ha poi fatto incetta di Emmy, Golden Globe e altri svariati premi. Hanno poi rimediato accaparrandosi Alias Grace (L'altra Grace), sempre ispirata alla narrativa della Atwood, ma la questione rimane aperta. Intanto - in Inghilterra almeno - la Bbc si muove nella direzione opposta: produce serie come McMafia, ispirato al libro di Mischa Glenny sulle connessioni globali della criminalità organizzata. Se anche non ha lo stesso sapore di lucida follia che caratterizzava la prima web tv di Netflix, non la si può certo catalogare come il prodotto di una emittente tradizionale".

domenica 4 febbraio 2018

GOSSIP - Non le Mandy a dire! La Moore di "This Is Us" descrive Milo Ventimiglia "senza limiti" dalla cover di "Cosmopolitan"
Mandy Moore is looking smokin’ on the cover of Cosmopolitan magazine’s March 2018 issue.
Here’s what the This Is Us star had to share with the mag:
On how she’d describe her This Is Us co-stars with one word:
·Milo Ventimiglia: Boundless (+ just the greatest in every way)
·Chrissy Metz: Spectacular (one of the funniest / crazy talented)
·Sterling K. Brown: Majestic (brilliant doesn’t even cover it)
·Justin Hartley: Magnificent (+ tall + utterly handsome)

On This Is Us: “Before I got the part, I was making massive changes in my personal life and was looking to echo that in my work. I was waiting for something different that would allow me to dig deep. I knew I was capable, but I couldn’t get any momentum, and I had just been crushed by three failed pilot seasons. When I read the script for This Is Us, I told my agent, “I will do absolutely anything to be a part of this.””
On the current climate in Hollywood: “We’re having a real cultural reckoning—one that’s definitely past due. Men have been using their positions of power to take advantage of women, and it’s so prevalent…I can only hope that what’s happening encourages more women [to speak out] and it serves to put women in more powerful positions across the spectrum and in entertainment specifically…as studio heads, directors, writers, and produces. I think it’s going to help women ascend to the top faster.” For more from Mandy, visit Cosmopolitan.com.

sabato 3 febbraio 2018

GOSSIP - "Streghe" come loro nessuna! Le ex colleghe di set Rose McGowan e Alyssa Milano ai ferri corti in nome della difesa delle donne dagli abusi sessuali
Rose McGowan poses with her book “Brave” at a 92Y conversation with Ronan Farrow on Thursday (February 1) in New York City. The night before, the 45-year-old actress appeared on Nightline and shared her thoughts on her former Charmed co-star Alyssa Milano.
When asked if she’s proud of Alyssa for her work with the Me Too movement, Rose said, “I don’t like her” and added, “’cause I think she’s a lie.”
“Do you think I don’t know these people? I’m not looking at this from the outside. I have a lot of experience. I know she’s married to a CAA agent [Dave Bugliari],” Rose said. “I do the math. Who’s behind Time’s Up? CAA. Where do they meet? CAA. Who needs good PR? CAA. Who are part of the pimp problem? CAA.”
When the reporter said, “these are very powerful people you’re talking about,” Rose replied, “They are. So am I.”
Alyssa provided a statement in which she voiced support for Rose.
“I am and always have been completely supportive of Rose and admire her bravery in speaking about her experiences,” she said. “Everyone is entitled to their own opinions and perspectives, and I cannot speak to anyone else’s motivations. My goal throughout the past few months with both #MeToo and the Time’s Up movement has been to use my platform to give others a voice so we can all work together to stamp out sexual harassment and sexual assault.”

venerdì 2 febbraio 2018

NEWS - Copia...Carbon. Da oggi il futuro prevedibile di Netflix è on line

Articolo di Gianmaria Tammaro per "La Stampa
Gli skyline e le ambientazioni ricordano le città decadenti e futuristiche di Blade Runner. I personaggi, invece, sono una via di mezzo tra il classico action hero del cinema americano e una versione più romantica del detective romanzesco. La storia è un insieme di tante cose. In breve: un ex-terrorista viene risvegliato dal sonno criogenico e costretto da un multi-miliardario a investigare sulla sua morte. Altered Carbon, la nuova serie tv di Netflix, disponibile da domani, creata da Laeta Kalogridis e ispirata al libro di Richard K. Morgan, è l'ennesimo esperimento fantascientifico del piccolo schermo. Ci sono tante, piccole novità rispetto alla tradizione più classica. Innanzitutto, in questo mondo, non si può morire. Non veramente, almeno. Le intelligenze artificiali sono state messe al bando e gestiscono vecchi alberghi che vengono evitati dai clienti perché proprietà di «non umani». 
Anno 2384. Il protagonista, Takeshi Kovacs, è un ex-mercenario, ex ufficiale militare ed ex-rivoluzionario che dopo un centinaio (e più) di anni si ritrova nel corpo di un ex-poliziotto. Non più asiatico, ma occidentale e biondo. Ha delle abilità particolari, un istinto fuori dal comune e un corpo potenziato (quello di Joel Kinnaman). Poi, più o meno a metà delle puntate, la storia cambia. Abbandoniamo il caso, quello del presunto omicidio del multimiliardario, e ci spostiamo indietro nel tempo, nel passato, quando ancora viveva la rivoluzione. Il tema di fondo è quello della vita senza fine, di una tecnologia che fmisce per corrompere l'essere umano e per trasformarlo in qualcosa che non era stato progettato per essere. Altered Carbon è una serie ricca di action e d'azione, di fantascienza e di trovate a tratti brillanti e a tratti anche prevedibili. L'effettistica è un valore aggiunto, che dà spessore a personaggi e situazioni. Forse alcuni momenti peccano di ingenuità: ci sono sequenze che si ripetono sempre uguali; soluzioni che vengono suggerite allo spettatore prima ancora che possano profilarsi e concretizzarsi in scena. Eppure Altered Carbon è una produzione importante. Apre a un genere che, fino a questo momento, fatta eccezione per Black Mirror e Star Trek, Netflix aveva quasi evitato. E il futuro: prossimo, possibile, terribilmente uguale al presente. E quelli che lo vivono sono, in un certo senso, come noi. Cambia la tecnologia e cambiano le possibilità; ma certe cose restano sempre uguali. Eccola l'amara verità.

giovedì 1 febbraio 2018

NEWS - TimVision ha più abbonati di Netflix ma se ne parla meno (nonostante "The Handmaid's Tale"). Il 2018 l'anno del sorpasso? Dipende dal nodo Mediaset+Vivendi...
Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
TimVision gira la boa del primo anno di vita toccando quota 1,5 milioni di abbonati e inizia il 2018 giocando la carta dei diritti della Serie A per accelerare la crescita. L' offerta della piattaforma pay di Tim per il calcio è stata spedita nell'ultimo giorno utile per partecipare al bando, e riguarda il lotto «C» per la trasmissione via Internet dei match per il triennio 2018/2021 - base d' asta 160 milioni - per cui si sono fatte avanti anche Sky e la piattaforma Perform. Se la mossa dovesse andare a segno, si aprirebbero scenari nuovi per TimVision, che sarebbe l' unica piattaforma online a trasmettere le partite del campionato di Serie A per i prossimi tre anni. Un vantaggio soprattutto nei confronti di quelle concorrenti che dalla telefonia si sono spostate sui media. Ma anche verso le Ott (Over the top) come Netflix o Amazon Prime che puntano soprattutto su film e serie tv.
«Non ci sentiamo concorrenti di Netflix ma complementari a loro - spiega Daniela Biscarini, responsabile multimedia entertainment & consumer digital services di Tim e presidente di TimVision -. I nostri clienti hanno anche Netflix oltre a TimVision: hanno qualcosa in più degli altri». Secondo la manager a determinare la crescita dei clienti della piattaforma di Tim - +60% da fine 2016 per la maggiora parte acquisite con le offerte «Smart» che includono la tv senza costi aggiuntivi - sono stati più elementi: «Il modello commerciale che offre TimVision ai nostri clienti stimolandone l'interesse, come ad esempio l' importante accordo con Rai Cinema che ci ha permesso di offrire un' importante library di film, accelerando l'acquisizione di altri contenuti, come alcune serie tv di grande successo». Secondo i dati rilevati da Tim, nel 2016 i clienti hanno visto TimVision in media per 16 ore al mese (pari a due serie o a circa 10 film) prevalentemente attraverso il Tim Box.
La presenza di Vivendi come azionista di controllo rappresenta senza dubbio un vantaggio per Tim, nonostante gli stop&go che stanno ritardando il decollo della joint-venture tra TimVision e Canal+. «La collaborazione con Vivendi e con il sistema Canal+ - secondo Biscarini - è importante, soprattutto guardando al mercato globale. Può dare un contributo allo sviluppo dei contenuti, creare sinergie e anche dotare Tim di quell' expertise che le manca e che invece Vivendi ha maturato». Questo dovrebbe consentire l' accelerazione nella produzioni di contenuti propri e nelle cooproduzioni, in cui Tim è già attiva. Ora il gruppo attende di capire se riuscirà a vincere i diritti per la Serie A, la «killer application» per qualunque piattaforma di web-tv che punti alla leadership in Italia. Intanto TimVision si è assicurata un ricco pacchetto di sport grazie alla partnership siglata lo scorso anno con Eurosport e Discovery Communications, che permette di seguire i principali eventi sportivi italiani e internazionali fino a tutto il 2020, inclusi i prossimi Giochi Olimpici.

mercoledì 31 gennaio 2018

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Fidatevi! Danny Boyle sfida Ridley Scott: dopo il film "rifatto" dal regista di "Blade Runner", il sequestro Getty approda nella serie tv "Trust" su Sky Atlantic. Donald Sutherland nei panni del magnate interpretato dallo sventurato Kevin Spacey al cinema. Nel cast Hilary Swank, gli italiani Battiston-Marinelli e Crialese regista di una puntata
Sarà Sky Atlantic HD a trasmettere in esclusiva in primavera Trust, la serie tv ideata e prodotta dal team di Premi Oscar per The Millionaire formato da Danny BoyleSimon Beaufoy e Christian Colson e interpretata da Donald Sutherland e Hilary Swank. Nel cast anche Luca Marinelli e Giuseppe Battiston. Uno degli episodi è stato diretto da Emanuele CrialeseTrust racconta la controversa storia del sequestro di John Paul Getty III, erede dell’impero petrolifero dei Getty. La serie, in 10 episodi, sarà disponibile in esclusiva su Sky non soltanto in Italia, ma anche in Gran Bretagna, Irlanda, Germania e Austria nella primavera 2018. È stata realizzata da FX e distribuita dalla Twentieth Century Fox Television Distribution. Ispirata a fatti realmente accaduti, Trust scava a fondo nelle disgrazie e nei successi di una delle famiglie più ricche e infelici d’America, i Getty. Mix perfetto tra storia famigliare, saga dinastica e analisi del potere corrosivo del denaro, Trust esplora i misteri racchiusi nel cuore di ogni famiglia, ricca o povera che sia. La serie antologica, che attraverserà gran parte del ventesimo secolo, prende le mosse nel 1973 con il rapimento di John Paul Getty III (Harris Dickinson), erede della fortuna petrolifera di Getty, da parte della mafia italiana a Roma. I suoi rapitori confidano in un riscatto di svariati milioni di dollari. Il nonno di Paul, J. Paul Getty Sr. (Donald Sutherland), enigmatico magnate del petrolio e forse l’uomo più ricco del mondo, confinato in una sfarzosa villa in stile Tudor nella campagna inglese, sembra poco propenso ad assecondare le richieste dei rapitori. Il padre di Paul, J. Paul Getty Jr. (Michael Esper), è in stato confusionale a Londra e si rifiuta di rispondere al telefono. Solo la madre di Paul, Gail Getty (Hilary Swank), sfortunatamente al verde, è costretta a negoziare con dei rapitori sempre più frustrati. Trust ripercorre l'inferno del nipote adolescente in mano ai sequestratori, che non riescono a capire perché nessuno faccia qualcosa per riportare a casa il giovane. La sceneggiatura di Trust è di Simon Beaufoy (Premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale di The Millionaire) mentre i produttori esecutivi della serie sono Danny Boyle (Premio Oscar® per la regia di The Millionaire), Beaufoy e Christian Colson (Premio Oscar per la produzione di The Millionaire). Daniel Boyle dirige i primi tre episodi della serie, prodotta da FX Productions, Cloud Eight Films, Decibel Films e Snicket Films Limited.
Nel cast figurano il vincitore di Emmy e Golden Globe Donald Sutherland (la saga di Hunger Games), che vestirà i panni di J. Paul Getty, e l’attrice vincitrice di due premi Oscar e di due Golden Globe Hilary Swank (Million Dollar Baby), nella parte di Gail Getty. Insieme a loro Harris Dickinson (Some Girls) interpreterà il ruolo di J. Paul Getty III, nipote adolescente idealista e ribelle di J. Paul Getty. Brendan Fraser (The Mummy) interpreta invece James Fletcher Chace, l’investigatore privato ingaggiato da J. Paul Getty, mentre Anna Chancellor (The Hour) interpreta Penelope Kittson, confidente di J. Paul Getty. Nel cast anche Norbert Leo Butz e Charlotte Riley.
TWITTER-JAM - Le (fredde) reazioni dei colleghi di "Glee" di Mark Salling (e manca ancora quella di Lea Michele, come mai?)
Fredde reazioni dei colleghi di "Glee" alla morte di Mark Salling. Matthew Morrison: su Instagram (ma non su Twitter, dove continua a postare le date dei suoi concerti!), Jane Lynch ha commentato solo con "è tragico" al sito TMZ (ma nessun tweet personale di ricordo), Jenna Ushkovitz ha messo un cuore al post di Instagram di Morrison...ma tra tutte manca ancora, in un silenzio assordante, quella di Lea Michele, solitamente prodiga in circostanze tragiche. Nessuna reazione manco da Dianna Agron e Heather Morris. Come mai?

martedì 30 gennaio 2018

NEWS - The Killing Instinct! Sharon Stone davanti alla cinepresa di Steven Soderbergh in "Mosaic", al via da stasera 
Un brutale omicidio, a Summit, nello Utah, la notte di Capodanno. E i quattro anni di ricerche, da parte degli agenti delle forze dell’ordine e dei cittadini, per arrivare alla verità. È la storia, fatta di passioni, bugie e inganni, raccontata da Steven Soderbergh in "Mosaic", la nuova, misteriosa e attesissima serie tv che porta la firma del regista premio Oscar® per Traffic e debutterà su Sky Atlantic HD il 30 gennaio dalle 21.15, con il primo episodio in contemporanea con gli Stati Uniti la sera del 23 gennaio. "Mosaic", prestigiosa e ambiziosa produzione HBOsegna il ritorno in tv di una diva del calibro di Sharon Stone (CasinoBasic Instinct), nel cast dei protagonisti della serie assieme a Garrett Hedlund (MudboundTron: LegacyUnbrokenOn the road). Thriller in sei episodi - che saranno disponibili anche su Sky On Demand -, Mosaic è un mistery drama tortuoso e ricco di colpi di scena concepito e diretto da uno dei migliori e più poliedrici registi della nostra generazione, Steven Soderbergh (Ocean’s 11, 12, 13, Erin Brokovich, The Knick, Dietro i candelabri) e sceneggiato da Ed Solomon (dietro ai successi di Men in Black, Charlie’s Angels, Now you see me). La storia si concentra sulla brutale scomparsa di Olivia Lake, membro di alto profilo della pittoresca Summit, cittadina di montagna di una delle aree più impervie dello Utah. Autrice e illustratrice di successo di libri per bambini, la donna viene risucchiata in un vortice di inganni, bugie, corruzione e…omicidio. Accanto a Sharon Stone e Garret Hedlund, completano il cast Frederick Weller (Banshee, Altruisti si diventa), Beau Bridges (Jerry Maguire, Intrigo a Berlino, Paradiso amaro), Paul Reubens (Blow, Matilda 6 mitica, The Blacklist), Jennifer Ferrin (The Following, Hell on Wheels), Devin Ratray (Mamma ho perso l’aereo, Nebraska), Michael Cerveris (Fringe, Gotham, The good wife), James Ransone(The Wire, Sinister, Tangerine), Jeremy Bobb (The Knick) and Maya Kazan (The Knick).

lunedì 29 gennaio 2018

ANTEPRIMA - Il dopo "Boris" di Fox è "Romolo+Giuly", la web series di SixZero formato comedy (da oggi al via le riprese)

ROMOLO+GIULY from Zerosix Productions on Vimeo.

sabato 27 gennaio 2018

venerdì 26 gennaio 2018

GOSSIP - Not Walking Dead! Jon Bernthal di "The Punisher" è più vivo che mai su "Esquire"
Jon Bernthal covers the winter 2018 issue of Esquire. The star of Netflix’s new series The Punisher, Bernthal stars in a feature by photographer Beau Grealy. Stylist Matthew Marden (See Management) outfits Bernthal for the occasion. Bringing a rugged charm to classic menswear, Bernthal wears brands like BOSS and Simon Miller. Talking to the magazine about working with him on set, the actor confesses, Ask people on set and they’ll say I’m difficult. But it’s not about my trailer or the food; it’s always about making the role make sense. Bernthal is also anti-superhero. You talk about Leo, you talk about Brad, the guys I really, really respect—and they have all kind of stayed clear of the superhero stuff, says Bernthal. Read more on Esquire.com.
Vedi la gallery completa su

giovedì 25 gennaio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Con "I'm Dying up here" prima della risata c'è lo sgomento
"Venivamo dagli anni '6o, dalla guerra in Vietnam e da Nixon. Erano anni molto intensi e questo fu determinante per la nascita di un nuovo modo di fare il comico, di un nuovo desiderio di esprimere se stessi e dire cose al limite, di parlare di verità scomode. Quegli anni cambiarono tutto, nel mondo della commedia». A parlare è Jim Carrey, qui in veste di produttore della serie I'm Dying up here (Chi è di scena) per Showtime (in Italia su Sky Atlantic). La serie prende le mosse dall'omonimo romanzo di William Knoedelseder. Al centro del libro c'era il Comedy Store, il leggendario locale di Los Angeles tempio della stand-up comedy da cui mossero i primi passi verso la fama mondiale nomi del calibro di Johnny Carson, Richard Pryor, David Letterman e Jay Leno. E infatti il vero protagonista della serie è un genere, la stand-up comedy: in piedi, davanti a un pubblico non sempre attento, lo stand-up comedian parla in maniera spudorata di temi e idee che si possono pensare ma che nessuno ha il coraggio di esprimere in una conversazione normale. Il titolo originale, I'm Dying up here, è un'espressione che indica un particolare stato d'animo del comico, quando è assalito dalla paura di non farcela, quando sente che il pubblico non reagisce alle sue battute, quando vorrebbe mettere in gioco anche il proprio panico. Un piccolo teatro off di Los Angeles, il Goldie's, diventa così il trampolino di lancio di vari comici, che per guadagnare un palco più prestigioso devono innanzitutto convincere la cinica Goldie (Melissa Leo). La serie non è solo un campionario di battute più o meno divertenti, ma è un viaggio tutt'altro che allegro (s'inizia con un suicidio) fra i sogni di gloria e le difficoltà che s'incontrano per raggiungere il successo, rappresentato qui dal salotto televisivo del Tonight Show di Johnny Carson. Prima della risata c'è sempre lo sgomento". (Aldo Grasso)

mercoledì 24 gennaio 2018

NEWS - Underwood, abbiamo un problema! Dopo lo scandalo sessuale di Kevin Spacey, Netflix ci ha rimesso 39 milioni di dollari
News tratta da "Uproxx"
Netflix reportedly took a $39 million write-down for its fiscal fourth quarter due to the cancellation of two Kevin Spacey projects, Deadline reports. CFO David Wells revealed the company’s write-down during an earnings interview, but did not outright say the money lost was because of Spacey’s ongoing sexual harassment scandals. Sources close to the issue have told Deadline, however, said the money was indeed tied up in the final episodes of House of Cards and Spacey’s Gore Vidal biopic, Gore. On the call, Wells explained that write-downs were a normal part of the business, Netflix just “hadn’t had one of this magnitude.” Wells said the decision “related to the societal reset around sexual harassment, so it was somewhat unusual in that respect.” According to Variety, the period biopic on writer Gore Vidal had already wrapped and is now seemingly shelved indefinitely. The final season of House of Cards has been moved from its usual order of 13 episodes to eight. Additionally, it’s possible that some of the losses Netflix is soaking up were put into a canceled Louis C.K. special after the comedian admitted to multiple instances of sexual misconduct last fall. As The Hollywood Reporter points out, the removal of Danny Masterson from The Ranch after multiple women accused him of sexual assault would not have contributed to this loss.

martedì 23 gennaio 2018

NEWS - Big Little Paycheck! La 2° stagione di "BLL" costerà molto di più (grazie a Apple)

News tratta da "Decider"
For months now, we’ve heard rumors and read thinkpieces about how Apple and its $1 billion original series budget may change the television’s ecosystem. Now we finally have proof of that very thing happening, and the first victim of Apple’s terrifyingly large wallet is none other than HBO‘s Big Little LiesIn a piece published by The Hollywood Reporter, it’s been revealed that Season 2 of the Golden Globe and Emmy-winning miniseries is going to be more expensive than anyone was anticipating. According to the report, Zoe Kravitz, who made $380,000 for her work on Season 1, will be getting a massive pay increase for Season 2; she’s now said to be raking in $3 million for reprising her role. Shailene Woodley is also said to be getting a substantial pay raise from her $1.7 million Season 1 paycheck. The most interesting paycheck news, though, is what Big Little Lies‘ biggest stars — Reese Witherspoon and Nicole Kidman — are being paid. Sources claim that the two actresses received $250,000 and $350,000 per Season 1 episode, respectively, as well as executive producer credits and points on the show’s backend. Those credits and points are staying for Season 2, but it’s rumored that these two actresses will also “get around $1 million an episode” for the show’s second season. A big (not big little) congratulations goes to Kravitz, Woodley, Witherspoon, and Kidman. Suspiciously missing from this dollar-filled announcement is Laura Dern, but hopefully her shocking paycheck story is coming. So why is this new season so expensive? Part of the problem has to do with Big Little Lies‘ status as a miniseries. Because all of the actors only committed to seven episodes of this project, all of their contracts had to be re-negotiated when HBO decided to pursue a Season 2. Add in that fact that Reese Witherspoon’s massive Apple paycheck from her new show with Jennifer Aniston drove up the salaries for all of these actresses, and HBO walked into the perfect, hyper-expensive storm. The untitled Apple series is reportedly paying each of its two leads $1.25 million per episode, which drove up the price that HBO had to pay to secure their services for Season 2.

lunedì 22 gennaio 2018

NEWS - Oh my GOT! Sky e Amazon uniscono le legioni in "Britannia", al via stasera
Giulio Cesare ha fallito nell’impresa, ma i romani sono determinati a conquistare la Britannia. Le tribù e i druidi sono così costretti ad unire le forze per difendere la loro terra. La storia della campagna più avvincente dell’esercito romano è al centro della produzione originale Sky Britannia, da lunedì 22 gennaio alle 21.15 su Sky Atlantic HD e disponibile su Sky On DemandQuando i romani invadono la Britannia nel 43, Kerra (Kelly Reilly), figlia del re dei Cantii, è costretta a mettere da parte le divergenze con l'arci-rivale la regina Antedia (Zoe Wanamaker) per affrontare gli invasori. I Romani, guidati dal generale Aulus Plautius (David Morrissey), sono determinati ad avere successo laddove Giulio Cesare ha fallito e conquistare questa mitica terra all'estremo nord dell'impero romano. Aulus è un leader forte e resiliente, ma nasconde un profondo segreto che minaccia la sua missione. E mentre le tribù e i druidi si uniscono per combattere i Romani, Kerra affronta il ruolo più importante della sua vita mentre guida la resistenza contro la potenza dell'esercito romano.
Britannia è una co-produzione Sky e Amazon US, realizzata da Vertigo Films in collaborazione con la Neal Street Productions e All3Media company, scritta dal pluripremiato Jez Butterworth (Jerusalem, Spectre), la serie è interpretata da Kelly Reilly (True Detective, Sherlock Holmes), David Morrissey (The Walking Dead, The Hollow Crown), Zoë Wanamaker (Harry Potter e la Pietra Filosofale , My Family) e Stanley Weber (Outlander). Il cast vanta anche di una partecipazione italiana: Fortunato Cerlino veste i panni dell’Imperatore Vespasiano. 
A proposito della serie, lo sceneggiatore Jez Butterworth ha commentato: “Oltre a essere dei duri combattenti i Celti hanno un sistema di credenze che li rende quasi invincibili. È una magia profonda. L’ultima volta che i Romani hanno provato ad invaderli,  il potente Giulio Cesare, dopo aver dato uno sguardo, ha alzato i tacchi ed è tornato dritto a casa. Ora, quasi un secolo dopo, i Romani sono tornati. Sono affascinato da cosa succede quando gli dei muoiono. Quando un’antica fede crolla e viene sostituito da qualcosa di nuovo. Nuovi nomi e nuovi volti che si adattano ai nuovi tempi. Abbiamo una guerra tra due pantheon: gli dei romani contro le divinità celtiche. È lo scontro più duro di tutti i tempi, quello che dà forma a chi siamo noi oggi. E vediamo il tutto da una prospettiva umana: sopravvivenza individuale, ambizione, coraggio, avidità, perdita, vendetta. Tutte cose per cui le divinità ci hanno sempre amato!”

venerdì 19 gennaio 2018

NEWS - Ci sono 3 motivi per cui Netflix è risultata la rete / piattaforma più amata in Italia (e non solo) nel 2017. Leggi Link.
GOSSIP - Pompeo meravigliao! La protagonista di "Grey's Anatomy" è l'attrice più pagata della prima serata Usa: "sono la numero uno e me lo merito!" 
Ellen Pompeo is on the cover of THR‘s new issue discussing her reworked deal to pay her $575,000 per episode on Grey’s Anatomy (totaling over $20 million per year), making her the highest-paid actress on a primetime drama. Here’s what the star had to share with the mag:
On how Patrick Dempsey leaving the show changed things: For me, Patrick [Dempsey] leaving the show [in 2015] was a defining moment, deal-wise. They could always use him as leverage against me — ‘We don’t need you; we have Patrick’ — which they did for years. I don’t know if they also did that to him, because he and I never discussed our deals. There were many times where I reached out about joining together to negotiate, but he was never interested in that. At one point, I asked for $5,000 more than him just on principle, because the show is Grey’s Anatomy and I’m Meredith Grey. They wouldn’t give it to me. And I could have walked away, so why didn’t I? It’s my show; I’m the number one. I’m sure I felt what a lot of these other actresses feel: Why should I walk away from a great part because of a guy? You feel conflicted but then you figure, “I’m not going to let a guy drive me out of my own house.”
On how she negotiated her record-breaking new deal: “What happened is that I went to Shonda and I said, ‘If you’re moving on to Netflix and you want the show to go down, I’m cool with that. But if you want it to continue, I need to be incentivized. I need to feel empowered and to feel ownership of this show.’”
On her meeting with Harvey Weinstein: “My agent once sent me to see Harvey, too. I went right up to his room at the Peninsula, which I would never normally do, but Harvey was a New York guy, so it made sense. Plus, it was in the middle of the day, and he had an assistant there. He didn’t try anything on me. Had he, I’m a little rough around the edges and I grew up around some very tough people, so I probably would have picked up a vase and cracked him over the f*cking head. But I also feel completely comfortable saying that I walked into that room batting the shit out of my eyelashes. My goal in that room was to charm him, as it is in most rooms like that.”
For more from Ellen, and to find out the full details of her money incentives on the show, visit HollywoodReporter.comEllen‘s new deal is for two more seasons.

mercoledì 17 gennaio 2018

GOSSIP - Alison Brie da "Glow" a..."Gotham"!
Alison Brie is looking simply stunning on the cover of Gotham‘s January 2018 issue.
Here’s what the 34-year-old 'Glow' actress had to share…
On the possibility of changing her body for a role: “I set a private goal to book an action movie. But what if I have to change my body so I look the way they want me to look? But with 'Glow', our producers didn’t want us to change our bodies at all. They said, ‘We want all shapes and sizes of women to be represented on this show. We love you the way you are.’”
Guarda la gallery completa:

martedì 16 gennaio 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Feud", capolavoro di Murphy sul grande cinema
"Chi ama il grande cinema hollywoodiano non può non vedere la nuova, bellissima serie antologica di Ryan Murphy, 'Feud', che affronta la rivalità storica tra Joan Crawford e Bette Davis, prima, durante e dopo le riprese del loro film del 1962, Che fine ha fatto Baby Jane? (Studio Universal, Premium). Nemiche giurate nella vita, ma entrambe sul viale del tramonto, Joan Crawford (Jessica Lange) e Bette Davis (Susan Sarandon) si convincono che il film potrebbe ridare slancio alla loro carriera. Cosa che poi accadrà veramente. Ma prima che il Film giunga sugli schermi e venga candidato agli Oscar le attrici hanno modo sfoggiano tutto il loro leggendario repertorio di bizze e di odio reciproco. Le due avevano già avuto modo di detestarsi a causa della comune passione per l'attore Franchot Tone (che poi sposò la Joan), ma iniziarono a detestarsi quando la protagonista di Johnny Guitar tentò di sedurre con fiori e regali anche Bette (un'attrice forse meno bella ma di ben altro temperamento artistico), che la rifiutò malamente. Anzi di lei diceva: «E andata a letto con tutti gli attori della Metro-Goldwyn-Mayer eccetto che con la cagnetta Lassie». Prima dell'incontro con il regista Robert Aldrich (Alfred Molina), le due avevano tentato il rilancio: la Davis con Eva contro Eva e la Crawford con So che mi ucciderai. Ma è nel film Che fine ha fatto Baby Jane?, un horror psicologico di mirabile successo, che si sublima la parabola discendente di due grandi star e che Ryan Murphy ha saputo descrivere con rara finezza. La fama, il crepuscolo, la rivalità, il disprezzo sono i temi attraverso cui si dipana la storia di due stupende naufraghe (bravissime Sarandon e Lange), aggrappate a una zattera di successo per sconfiggere i demoni che le agitavano. Quando nel 1977 domandarono a Bette Davis un commento sulla morte della rivale scolpì queste parole: «Non bisognerebbe mai parlar male dei morti. E morta Joan Crawford. Che bello!»". (Aldo Grasso)

lunedì 15 gennaio 2018

NEWS - Tv, nel 2018 boom di coalizioni di network: chi non si allea è perduto. Tra Disney e Apple l'incognita Mediaset+Vivendi, tutti a insidiare o a corteggiare Netflix e Amazon. Leggi QUI

venerdì 12 gennaio 2018

NEWS - Netflix è la rete/piattaforma preferita in Italia nel 2017 per le serie tv: il Sondaggio dell'Accademia dei Telefilm la incorona con il 63% delle preferenze. Vedi tutti i dettagli QUI.

giovedì 11 gennaio 2018

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

Lick it or Leave it!