mercoledì 21 ottobre 2015

GOSSIP - Rose (Ruby) is the new black! Arriva a Milano (MTV Awards) la star transformer di "OITNB"

L’australiana Ruby Rose ha infiammato ancor di più – se ce ne fosse bisogno – “Orange Is The New Black”, con il suo ingresso in scena nella 3° stagione (inedita su Premium Stories ogni giovedì sera). Una sorta di innesto di ulteriore strava-gay-anza nel gruppo femminile più sui generis che la tv americana ci ha regalato di recente. Ruby vestirà la tenuta da carcerata di Stella Carlin, destinata a far batter il cuore a Piper Chapman (Taylor Schilling). Difficile identificarla in ruolo di show-business (oltre ad attice, è dj, modella, conduttrice…) nonché sessuale (si definisce “gender fluid” o “gender neutral”), Ruby Rose è tra le testimonial più “in” della moda – non solo underground – degli ultimi anni, caratterizzata com’è da vari tatuaggi e look talvolta androgino e tomboy. Lanciata da MTV dopo la vittoria di un concorso per Vj grazie a un filmato dove beve 100 bicchierini di birra in 100 minuti, nel 2009 finisce ricoverata per disidratazione in Kenia, dove si è recata per insegnare
l’inglese ai bambini. Alternando l’attività di modella a flirt con le colleghe di passerella (Lindsey Anne McMillan e Catherine McNeil tra quelle più celebri), Rose è stata più volte eletta tra le personalità gay-lesbiche più influenti del mondo. Un’omosessualità dichiarata alla madre-single dall’età di 12 anni, con a corollario episodi di bullismo a scuola: “Ho sempre saputo di essere lesbica – ha confessato -  anche alla scuola primaria. Sapevo di non essere interessata ai ragazzi, mentre provavo qualcosa per le donne. Quando ho iniziato le superiori e l'ho detto a mia madre, lei ha semplicemente risposto 'Lo so, l'ho sempre saputo'. In realtà prima ho fatto coming out con un paio di amici, poi la notizia si è diffusa e a 15 anni tutti sapevano del mio orientamento sessuale, anche le insegnanti”. Nel 2014 è stata protagonista del cortometraggio “Break Free”, dove interpreta la transizione da donna assai femminile e conturbante a uomo tatuato. “Rappresenta me stessa – ha dichiarato Ruby alla presentazione dell’opera – alla mattina mi sveglio e non so chi sarò!”.

martedì 20 ottobre 2015

NEWS - Clamoroso al Cibali! Il Moige Usa condanna "AHS: Hotel": "è il contenuto più vile e scioccante di sempre!"

Articolo tratto da "Uproxx"
The moralistic finger-waggers over at the Parents Television Council are the prudish kings and queens of hyperbole. Last year, they complained that an episode of Sons of Anarchy “opened with the most sexually explicit content we’ve ever seen on basic cable.” American Horror Story: Hotel creator Ryan Murphy sees Kurt Sutter’s sex scenes, and raises him “the most vile and shocking content I’ve ever seen on TV.” Ever? “Ever.”
[PTC], led by president Tim Winter, singled out the season premiere of American Horror Story: Hotel for featuring what he called an “unbelievably explicit combination of sex and violence.”
“This is the most vile and shocking content I’ve ever seen on TV. Ever,” Winter wrote in an email to subscribers calling for an advertiser boycott the series. “Most Americans have no idea this is primetime fare on advertiser-supported basic cable. And everyone is paying for it as part of their program bundle.” (Via the Hollywood Reporter)
No, I’m guessing “most Americans” know exactly what to expect from a show called American Horror Story starring Lady Gaga (Murphy’s Scream Queens was also criticized for featuring “graphic decapitations and discussions of necrophilia in the family hour”). I’d be curious to read what the PTC thinks about The Americans, except even they don’t watch it.

lunedì 19 ottobre 2015

NEWS - Clamoroso al Cibali! Ryan Murphy rivela a "THR" - con tanto di bebè in braccio sulla cover - di aver avuto per primo in mano i diritti di "Orange Is The New Black"!

Ryan Murphy clutches a baby on this week’s cover of The Hollywood Reporter.
Here’s what the 49-year-old TV showrunner shared with the mag:
On backstage problems on Glee: “To this day, I’m devastated by everything that happened with that show.”
On his relationship with the cast: “I was there with them all day long, and then we’d finish work and we’d go out and have fun all night, and I guess in a weird, twisted way, I was trying to relive the childhood I never had. I thought they wanted a parent, and they didn’t. They didn’t want me to tell them what to f—ing do. They didn’t want me to tell them how to treat each other or what the world was like at the end of the day. I wish I could go back and do that differently with a lot of those actors. Some of them I’m still very close to: Lea Michele, Chord Overstreet, Darren Criss — but there were some that didn’t work out well, and I regret that. I guess I just wish I had been able to let them figure it out for themselves.”
On originally having the rights to Orange is the New Black: “I just could never figure out how to do it. And then the option lapsed, and it became this great big thing.”
For more on Ryan, visit HollywoodReporter.com.

venerdì 16 ottobre 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Aquarius", più soap che drama
"Charles Manson voleva diventare più famoso dei Beatles. Era una delle sue ossessioni. Era convinto di essere il quinto (mancato) Beatles. Certo, dare vita a un culto satanico per incidere qualche disco porta a conseguenze tragiche. In un capitolo di «Tragico tascabile», Guido Ceronetti accusa i Beatles di avere eccitato con «Helter Skelter» la furia omicida di Manson, artefice con la sua banda del massacro di Cielo Drive in cui, il 9 agosto 1969, venne, tra gli altri, assassinata Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, 26 anni, incinta di otto mesi. Mah! Difficile capire dalle prime due puntate quanto «Aquarius», la serie creata da John McNamara per NBC, riesca a restituirci il senso del tragico nel raccontare i delitti commessi da Manson e dalla sua setta in un crescendo di violenza e follia (Sky Atlantic, mercoledì, 21.10). Siamo nel i96', a Los Angeles. Una ragazzina sparisce da casa: e l'espediente narrativo per introdurci nel gruppo di Manson, tra cultura hippy e manifestazioni contro la guerra in Vietnam, uso di droghe e rock psichedelico, tensioni razziali e liberazione sessuale. A indagare c'è il detective Sam Hodiak (David Duchovny), affiancato da un partner più giovane e più in sintonia con i tempi che cambiano, Brian Shafe (Grey Damon). Ben presto le loro ricerche li condurranno nella tana del lupo, dove il guru mezzo disadattato (l'infanzia difficile, le violenze subite in carcere, una pulsione omosessuale...), riesce tuttavia ad attirare giovani donne deboli e manipolabili, per plagiarle e convincerle a unirsi alla causa. «Aquarius» gode di un'ottima fotografia, di una colonna sonora degna di quegli anni, di una recitazione di tutto rispetto. Ma il racconto tende volentieri alla soap (intrecci amorosi, fidanzate e mogli abbandonate...) e la tragicità fatica non poco a morderci, a inchiodarci alla sua smisuratezza. In America, NBC ha reso subito disponibili on demand tutti gli episodi, in stile Netflix". (Aldo Grasso, 16.10.2015)

giovedì 15 ottobre 2015

NEWS - Fiat Netflix in Italia, ma non per tutti! Solo il 22% del nostro Paese coperto dalla banda ultralarga: prima di abbonarsi, meglio informarsi 

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Sette giorni esatti. Tanto manca all’arrivo in Italia di Netflix. Prima di noi altri 50 Paesi e 65 milioni di persone hanno aderito alle proposte streaming del network californiano. Nel suo carnet conta film, documentari e serie televisive, da assemblare tra loro per creare palinsesti personali. Netflix è un servizio streaming, dunque l’utente non deve scaricare i contenuti. Niente «download». Ecco perché viene richiesta la connessione continua a Internet. Basta attivare l’app e i programmi televisivi si guardano sugli schermi delle smart tv, di tablet, smartphone e notebook. E se la tivù manca di collegamento web, va bene anche la console per videogame. Una rivoluzione non da poco, perché vengono a cadere i vincoli spazio-temporali dei tradizional i programmi Tv prodotti da i broad caster televisivi. Basti pensare che ogni giorno con Netflix, dicono i dati interni, vengono guardate 100 milioni di trasmissioni web. Stiamo dunque entrando nel mondo della fruizione di contenuti video e intrattenimento «anywhere, anytime». Cioè da ogni posto e in qualunque momento. Con la possibilità di guardare un film sulla smart tv, bloccarlo a metà e il giorno dopo continuare su tablet e smartphone mentre si viaggia. In Italia, secondo i responsabili Netflix, saranno sottoscritti almeno 150 mila abbonamenti entro fine anno. La proposta prevede tre pacchetti con prezzi che dipendono sia dalla qualità video, sia dalle cosiddette «sessioni di streaming», cioè il numero di trasmissioni da guardare in contemporanea dall’utente e gli altri componenti della famiglia (cinque persone in tutto). Il piano «Base» da 7,99 euro al mese — come dire 27 centesimi al giorno — include una qualità video standard, con una sola sessione streaming e velocità di tre megabit al secondo. Lo «Standard» da 9,99 euro al mese offre qualità Hd, due sessioni di streaming e velocità di cinque megabit al secondo. Infine c’è «Premium», un piano da 11,99 euro al mese in ultra Hd4K: consente di attivare fino a quattro streaming per volta a 25 megabit al secondo. Sottoscrivere l’abbonamento è semplice. Basta creare un account dal sito netflix.com, oppure dall’omonima app. Si inseriscono poi i dati bancari con carta di credito o PayPal. Nuova la soluzione scelta dai softwaristi per gestire l’abbonamento mese per mese (il primo gratis) , con cancellazione immediata quando si decide di non usare Netflix per il successivo. Nelle impostazioni è previsto il parental control per sorvegliare i contenuti rivolti ai bambini. Non solo. Una volta scaricata l’app, lo smartphone si trasforma in telecomando digitale. Nel nostro Paese, Netflix ha da poco stretto accordi con Telecom e Vodafone per offrire sottoscrizioni congiunte. Sarà anche possibile acquistare carte prepagate Netf lix presso rivenditori autorizzati. Tra questi: GameStop, Unieuro, MediaWorld, Esselunga, Mondadori ed Euronics. In Italia già un milione e mezzo di persone usa la tivù via strea- ming. Dunque a chi darà fastidio Netflix? Sky on demand e Sky Go già da un paio d’anni consentono agli abbonati Sky di guardare programmi satellitari su d ispositivi mobili. Mediaset punta invece sulla pay tv con Infinity: film, serie tv, fiction in Hd. Il Biscione offre anche Premium Play per guardare il calcio in diretta streaming su tablet, inclusi i programmi di Canale 5, Italia 1 e Rete 4 degli ultimi sette giorni. Fastweb ha superato i 400 mila utenti in tre anni con Chili Tv. TimVision, la piattaforma on demand di Telecom Italia, dichiara 6 mila titoli tra serie tv, cartoni, cinema e documentari. Rai.Tv consente invece di seguire via Internet il meglio dell’emittente nazionale. Ma per Netflix il tallone d’Achille del Belpaese resta la velocità di connessione. Perché in mancanza di banda ultraveloce (30 megabit al secondo) si rischia di guardare i contenuti con fastidio se interruzioni. Oggi, secondo i dati di Sos Tariffe, solo il 22,3% del territorio italiano è raggiunto da banda ultralarga, rispetto alla media europea del 64%. Senza contare che ci sono regioni come il Molise, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta in cui la copertura è assente. Vale dunque un consiglio. Prima di sottoscrivere l’abbonamento, accertatevi della velocità di connessione presente tra le mura domestiche (wi-f i e Adsl). In caso contrario è come acquistare un vestito griffato che però vi sta stretto.

mercoledì 14 ottobre 2015

GOSSIP - Lady Gaga infuocata: "Voglio sposare Taylor Kinney!"
(ANSA) - ROMA - "C'e' chi mi chiama Gaga, Stefani, Steffi. Mio papa' mi chiama Loopy, un affettuoso vezzeggiativo per "pazza". E il mio fidanzato Taylor Kinney (n.d.r.: protagonista di ‘Chicago Fire’, in onda con la 3° stagione inedita su Premium Action”) mi chiama Babe. Delizioso, non vedo l'ora di sposarlo!". Cosi' racconta Lady Gaga su "Oggi" in edicola. In un'intervista, la pop star e attrice racconta della sua famiglia: "I Germanotta, i nonni paterni, partirono in nave dalla Sicilia: puri emigranti. Mio nonno era calzolaio, creava delle scarpe dal nulla e mia nonna lo aiutava. La sorella di mio padre mori' di lupus (una malattia autoimmune, ndr) quando aveva 19 anni e tutta la famiglia ne soffri' profondamente. C'era un'aria di grande depressione in casa. I nonni materni arrivarono invece da Venezia. Lui era impiegato nelle assicurazioni e abitavano nel New Jersey. Hanno sofferto e lavorato tanto. Penso che il mio successo sia stato un modo di ripagare i loro sacrifici enormi". Lady Gaga rivela: "Anche se ero circondata da una famiglia che mi voleva bene e mi aiutava, non riuscivo a capire perche' mi sentivo molto sola. Ora so che e' una sorta di chimica con cui si nasce. Non sai di averla, e ti senti profondamente depressa e sola. Per questo, come artista famosa, mi impegno ad aiutare i giovani che sono o si sentono soli in questo mondo. Sono cresciuta con una buona dose di depressione, che sembra ereditaria nella mia famiglia. In piu' sono cattolica e sono italiana. Non ci sono medicine che tengano. E' la vita!".

martedì 13 ottobre 2015

NEWS - Clamoroso al Cibali! L'Auditel sospeso per (almeno) 6 mesi! Ci stanno pensando i pubblicitari (che sono quelli a cui più interessano i dati). Più serie tv per tutti! 
Dopo che è stata rivelata l’identita’ di 4mila famiglie sulle 5700 che formano il campione di rilevazione degli ascolti televisivi di Auditel – a causa di un errore nella trasmissione di comunicazioni di posta elettronica – tra i membri del Cda di Upa, in corso di svolgimento, c’è chi propende per la richiesta di una interruzione della raccolta dei dati fino alla formazione del nuovo campione. Se si seguisse questa via si potrebbe arrivare ad una sospensione di almeno sei mesi. Mercoledì 14 ottobre 2015, invece, si terra’ il Cda di Auditel, di cui Upa fa parte insieme ai rappresentanti dei gruppi televisivi. Sky, che parteciperà alla riunione, ha chiesto chiarimenti sulla situazione e sembra propensa a chiedere la sospensione della raccolta dati. E così tra pochi giorni potrebbe clamorosamente interrompersi la diffusione dei dati degli ascolti televisivi per la prima volta dal 1987.

lunedì 12 ottobre 2015

GOSSIP - TWD, The Walking Details! Norman "cavallo pazzo" Reedus sulla cover del magazine 
Norman Reedus takes the cover of Details magazine’s November 2015 issue.
Here’s what the 46-year-old The Walking Dead star had to share with the mag: 
On how The Walking Dead has transformed: “The dynamic has changed. In Season 1, it was ‘Here’s some clay, mold it into something.’ Season 2, it’s ‘Okay, here’s the mold—we’re all sharing ideas on how big the hands should be.’ And then Season 3: ‘He may or may not have long or short hair,’ and a bunch of people are making that decision.”
On being called ‘damaged’: “I guess there is that damaged quality. That’s something I might have unconsciously run with early on. Maybe I still do. It gives some people an underdog quality—you want to root for them as they fight their way through something. Maybe I have a little bit of that. But I don’t cry myself to sleep.”
On Daryl Dixon’s chances for love: “Even this season, I’m the last in line for love. I like not going through that door one way or another. I like that mystery. They’ll kill me whenever they want. I would hate to leave the show. I would play this role until I’m 80, I really would. And I could.”
For more from Norman, visit Details.com.
NEWS - Auditel da rottamare! Ecco le prove che la rilevazione degli ascolti è una bufala: telecomandi fantasma, anonimato violato, rappresentazione del pubblico italiano falsata

Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Dal telecomando fantasma all’anonimato violato. Ecco le falle nel sistema dei rilevamenti tv raccontate da chi è nel panel. Ecco tutto ciò che avreste voluto sapere sull’Auditel e non avete mai osato chiedere: millimetrico, con un livello di anonimato da Guerra fredda e in grado di rappresentare tutti gli strati sociali, come racconta il mito? Non proprio a parlare con una famiglia che fa parte del panel da pochi mesi e che abbi am o contatta to in segui to allo scandalo dell’«Audigate» svelato dal Corriere. Primo: esiste il famigerato telecomando con il quale gli appartenenti al panel dovrebbero segnalare, di volta in volta, quante persone sono sedute davanti alla tv? La nostra famiglia — che chiameremo XY — non lo ha mai visto. Nessuno ne ha fatto cenno quando gli hanno montato il meter, lo strumento di rilevazione che è collegato sia alla tv che al decoder Sky. E, anzi, dalle domande poste dal personale sul numero di componenti del nucleo è facile supporre che il calcolo sia frutto di una media, che nell’epoca della sorveglianza di massa, di Edward Snowden e dei social network, risulta un tantino démodé (peraltro ci hanno scritto anche un saggio di successo: The average is over, liberamente traducibile come la media è morta). Potrebbe sembrare un particolare ma non lo è visto che la supposta superiorità del sistema Auditel nel calcolare lo share dei programmi rispetto alle metriche delle tv a pagamento come lo smart panel è basato proprio su questo numero magico. Magari qualcuno lo avrà questo telecomando ma, evidentemente, non tutti. Forse la famiglia XY fa eccezione. Secondo: per il disturbo della partecipazione al panel c’è un bonus annuo di 40 euro annui e per permettere al personale di montare i necessari strumenti di rilevazione bisogna dare la disponibilità a far entrare un tecnico dal lunedì al venerdì in orari d’ufficio. Le coppie che lavorano potrebbero dunque risultare sottostimate, come anche gli strati più ricchi della popolazione che difficilmente saranno propense ad accettare il disturbo. Altro elemento importante perché l’attendibilità dell’audience richiede che il panel riproduca il più esattamente possibile la stratificazione sociale, culturale ed economica delle persone davanti alla tv. Terzo, ultimo e forse più importante dubbio. Ma i dati su chi fa parte di questo sacro panel dal quale dipendono 4 miliardi circa di investimenti pubblicitari sui canali televisivi non dovrebbero essere trattati come la lista di chi detiene dei soldi non dichiarati al Fisco in Svizzera? Questo è l’occhio del ciclone dell’Audigate, visto che da quanto è stato scoperto dal Corriere e poi confermato da Auditel, Nielsen (la società a cui sono affidate le rilevazioni) e Rai e Upa in qualità di azionisti dell’Auditel, il panel è stato contaminato da uno scambio improprio di email che ne hanno minato la segretezza. La teoria dice che i nomi dovrebbero essere preservati dall’Auditel stessa mentre Nielsen dovrebbe gestire solo codici non riconducibili all’anagrafe. Peccato che la famiglia XY sia stata contattata direttamente sul cellulare per la richiesta di partecipazione, con nome e cognome. È vero che esiste un codice famiglia ma le comunicazioni arrivano via posta tradizionale con no me, co gn om e e in dirizzo. I n so ldo ni Nielsen, società privata che visto il proprio business avrebbe anche dei potenziali conflitti di interessi, sa tutto. Un’altra eccezione? La ciliegina sulla torta è che la famiglia XY era stata già contattata anni fa per fare parte del panel ( al tempo aveva declinato). Essere pescati due volte su 60 milioni di abitanti è una bella casualità da fare impazzire gli amanti del calcolo delle probabilità. Il mistero del telecomando fantasma e le falle nell’anonimato si sommano alle domande dell’«Audigate»: quali email hanno inquinato il panel dato che le famiglie vengono contattate tramite posta analogica? Chi aveva accesso a queste mailing list? Chi ne garantisce la segretezza? Di quante email stiamo parlando? Grattacapi a realtà aumentata per il board Auditel di mercoledì.

venerdì 9 ottobre 2015

NEWS - "iZombie", and you? Tutti in fila da morti viventi questo sabato a Milano con la "Zombie Walk" 
Occhi cerchiati di nero, pallore spettrale, inquietanti tracce di sangue sulla bocca e sui vestiti e quell’incedere lento e incerto. Gli zombi sono tornati! Halloween si avvicina e i morti viventi  ritrovano un inaspettato vigore proprio con l’approssimarsi della notte più demoniaca dell’anno. Loro stanno già per mettersi in marcia e terrorizzare la metropoli. La seconda edizione di “The Zombie Walk”, una manifestazione che si ripete con successo da un decennio nelle più importanti città di tutto il mondo, prenderà il via a Milano il prossimo 10 ottobre dai Giardini pubblici Indro Montanelli. L’appuntamento è fissato a partire dalle 10, nell’area antistante il Bar Bianco, quando un team di 15 truccatori professionisti si metterà all’opera per consentire ai partecipanti di impersonare non solo le classiche figure del truculento mondo infero degli zombi, ma anche il misterioso e attesissimo  personaggio di Liv. Creato e organizzato da Unconventional Events, “The Zombie Walk” sarà infatti l’occasione per promuovere la prima, sconvolgente stagione della serie televisiva ”iZombie”, il serial che rilegge il genere dei morti viventi in onda in prima tv su Premium Action dal prossimo 4 novembre, di cui proprio Liv sarà la principale protagonista. Alle ore 14 i morti viventi cominceranno a seminare il terrore nelle vie della città. Il percorso, che si snoda fra i giardini Indro Montanelli di via Palestro e Piazza Cairoli, sarà aperto da un truck speciale dotato di consolle e impianto audio da 9.000 watt che trasmetterà in anteprima i trailer di “iZombie”. Ma non sarà solo una passerella dell’orrore. Lungo il tragitto i partecipanti saranno coinvolti attivamente in due spettacolari flash mob:  il primo in Largo La Foppa  e il secondo nell’area Nevicata 14 di piazza Cairoli, con il Castello Sforzesco a fare da sfondo straordinario al gran finale della ”Zombie Walk”.

Durante i flash mob, per qualche attimo l’umanità avrà l’illusione di poter sfuggire a queste creature malvagie, che improvvisamente cadranno “morte” a terra. In questa atmosfera irreale,  l’unica sopravvissuta sarà proprio Liv. Ad interpretarla, nei suoi diversi look, saranno alcuni attori professionisti che vagheranno allucinati per le strade stringendo in mano un “cervello”: una macabra sorpresa in puro stile zombi. E questo è solo l’inizio. “The Zombie Walk” anticipa infatti i temi e le lugubri atmosfere che saranno il filo conduttore di Monsterland,  il più grande evento milanese della notte di Halloween che andrà in scena il prossimo 31 ottobre presso Estahtè Market Sound (www.monsterland.it). Qui  gli zombi saranno sempre i benvenuti!

Per ulteriori informazioni:

Pagina Facebook

www.unconventionalevents.it
info@unconventionaleventi.it
NEWS - Scandalo Auditel! Resi noti i nomi delle famiglie campione. "Un problema tecnico", minimizzano. Ma adesso diventano influenzabili e i dati inquinati...(cambierà, finalmente, qualcosa???)

Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Scoppia il caso degli ascolti tv. Inquinati i risultati dell'Auditel. Un baco del software avrebbe svelato l'identità delle famiglie campione. Il cda dovrà decidere se interrompere le rilevazioni. Un pasticciaccio brutto di cui all'Auditel avrebbero fatto volentieri a meno: il campione di 5.600 famiglie da cui dipende quel numerino entrato anche nel linguaggio comune e che tanto potere ha, il sacro share, è stato «inquinato». Problema tecnico minimizzano alcune voci. Questione di tasti spinti per errore o vero e proprio baco del software. Per ora non si sa. Anche perché ieri, dopo riunioni concitate ai massimi livelli dell'Auditel, si è deciso, anche per questioni legali, di fare finta di nulla in attesa di capirne di più. I panni sporchi verranno lavati nel consiglio di amministrazione in agenda per mercoledì prossimo. Il sistema di rilevazione degli ascolti tv dell'Auditel è in discussione da tempo, ma stavolta il problema è ancora più serio se non grave: chi fa parte del panel non deve conoscere quali sono gli altri soggetti rilevati per evidenti rischi di inquinamento dei risultati. Gli stessi nomi delle famiglie sono difesi da un sistema in pieno stile Spectre che negli anni è stato anche lo stile della stessa Auditel, sempre poco incline a comunicare e spiegare. E invece pare che sia avvenuto proprio questo: la Nielsen, la società alla quale sono affidate operativamente le rilevazioni per Auditel, avrebbe incrociato male i cavi come si diceva una volta e chi non doveva sentire aveva un microfono acceso nelle altre stanze. Il giallo nel giallo è quale quota del panel sia stata contaminata. Da questo dato si capirà se siamo di fronte a un «Audi-gate». L'unica certezza è che il panel dovrà essere almeno parzialmente cambiato come si fa con le giurie che non possono più garantire il risultato della legge uguale per tutti. Un gioco per niente facile: le 5.600 famiglie rappresentano l'intera popolazione italiana, 24 milioni di case con un consumo medio di tv per individuo che in Italia è ancora di 4 ore al giorno. Ognuna di queste famiglie ha, dunque, un peso statistico enorme: 50 di esse rappresentano poco meno dell'1 per cento del Paese. Tutto ciò senza considerare che l'intero sistema di rilevazione è in fase di transizione per passare a un panel più corposo di oltre 10 mila famiglie. Un altro grattacapo. Le conseguenze del «baco dello share» non sarebbero note nemmeno a chi governa l'Auditel, tanto che sempre ieri ci sarebbe stata una spaccatura all'interno della società tra chi voleva procedere con la sospensione della rilevazione fino a data da destinarsi e chi ha optato per la linea pragmatica dell'andare avanti. I tre «azionisti» forti sono Rai, Mediaset e l'Upa, l'associazione degli investitori pubblicitari. È facile immaginare che chi compra spazi non sarà del tutto contento. Ma anche per la programmazione del palinsesto, il pagamento dei ricchi cachet e le decisioni editoriali sarebbe un dramma: lo share è una religione monoteista e spegnere l'Auditel significa mettere questa industry (che solo di investimenti pubblicitari tra gennaio e agosto ha toccato i 2,2 miliardi) nel buio totale. È come tornare all'età della pietra, non esistono altri indicatori tranne che per i canali che passano attraverso le smart box a pagamento come Sky. Ma, anche in questo caso, le società possono sapere se la tv o il tablet sono accesi su un canale ma non quante persone ci sono, rilevazione che solo l'Auditel garantisce. Mercoledì al board Auditel andrà in onda il programma: il «baco dello share». Ma a telecamere spente.

giovedì 8 ottobre 2015

NEWS - Tv allo specchio. "Downton Abbey" vs. "Il Segreto",  così lontani così vicini. Sabato in Triennale a Milano un confronto ai confini della realtà tv
La tv sta cambiando. E in Italia? Nell’Ambito del festival “Studio in Triennale”, appuntamento annuale di eventi, panel e interviste pubbliche organizzato da “Rivista Studio” alla Triennale di Milano, giunto quest’anno alla 4° edizione, si parlerà anche di questo. Sabato 10 ottobre, alle ore 12.00, si confronteranno due titoli apparentemente diversi come “Downton Abbey” (5° stagione inedita su La 5 dal 18 ottobre) e “Il Segreto” (Canale 5). Il direttore di Canale 5, Giancarlo Scheri, e il direttore dei canali tematici free di Mediaset, Marco Costa – moderati dalla giornalista Stefania Carini – metteranno a confronto l’amatissima e popolare soap “Il Segreto” con il “gioiellino” della critica “Downton Abbey”.

martedì 6 ottobre 2015

NEWS - Arriva Netflix e il primo derby è con Sky: produrrà la serie tratta dal film "Suburra" senza il regista Sollima che preferisce la tv di Murdoch per "Gomorra 2" e "Zero zero zero" di Saviano 

Da "Dagospia"
Netflix e Cattleya hanno annunciato un accordo per la produzione di una serie tv basata sul film “Suburra” e subito si è gridato allo “scippo” a Sky del team che ha creato successi come “Romanzo Criminale” e “Gomorra”. La realtà è ben diversa. L’accordo tra Cattleya e Netflix si basa infatti sulla vendita dei diritti internazionali del film “Suburra” diretto da Stefano Sollima – un film che difficilmente avrebbe avuto una distribuzione internazionale considerando che è tutto incentrato su Mafia Capitale con riferimenti alla politica italiana (soprattutto agli ultimi giorni del governo Berlusconi) mentre la serie omonima non sarà diretta dal regista e non vedrà il coinvolgimento del team creativo che ha firmato le serie Sky, che oggi sta completando “Gomorra2” e che tra poco sarà impegnato sul nuovo progetto della pay tv di Murdoch “Zero Zero Zero” girata tra gli Stati Uniti, l’Inghilterra e l’Italia in co-produzione con Canal+.

Articolo tratto da "la Repubblica"
Che Netflix avrebbe rivoluzionato il panorama televisivo italiano era immaginabile, che i tempi sarebbero stati così rapidi non era scontato. E invece il primo colpo messo a segno è notevole: la tv in streaming produrrà insieme a Cattleya e alla Rai la serie tratta da Suburra, il film di Stefano Sollima su Mafia Capitale (dal libro di Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo) che uscirà nelle sale il 14 ottobre ( in contemporanea con l'esordio su Netflix negli Stati Uniti e in America Latina) . Da maggio 2016 il film sarà disponibile su Netflix anche in Italia. Preso a scatola chiusa, prima del giudizio di pubblico e critica. La serie entrerà in produzione l'anno prossimo. Sull'onda di Romanzo criminale e Gomorra, diventati cult televisivi, Suburra esordirà su web e poi sarà trasmessa dalla Rai. "Essere su Netflix significa molto per me - commenta Sollima - il film avrà l'opportunità di raggiungere un vasto pubblico internazionale». Incentrato sulla battaglia per la conquista di Ostia, destinata a diventare un paradiso del gioco d'azzardo, Suburra intreccia la storia del parlamentare corrotto Mal-gradi (Pierfrancesco Favino) a quella di Numero 8 (Alessandro Borghi), capo di una famiglia criminale che gestisce il territorio. Intorno a loro si muovono Sebastiano (Elio Germano), organizzatore di eventi, religiosi corrotti e mafiosi rivali, tra cui Samurai (Claudio Amendola) leader del crimine romano. Non sarà difficile sovrapporre i personaggi di fantasia a quelli della cronaca, anche se questo viaggio nel cuore oscuro di Roma, come lo definiscono Bonini e De Cataldo, è stato scritto prima che gli scandali e le inchieste finissero sul New York Times o sul Guardian. "La storia - ne è convinto Erik Barmack, vice presidente Netflix «conquisterà gli abbonati in Italia e in tutto il mondo» "Come per Romanzo criminale - spiega Riccardo Tozzi di Cattleya - cercheremo giovani attori, ma terremo due protagonisti del film. Non sarà Sollima a dirigere la serie, ha altri progetti. L'orgoglio c'è: Netflix sta rivoluzionando il nostro modo di guardare la W e non produce in tutti i paesi dove approda, lo fa in Francia e ora in Italia. Abbiamo prodotto Suburra con RaiCinema, che aveva un diritto di prelazione nel caso in cui si fosse realizzata la serie. Li abbiamo informati della proposta e hanno deciso di partecipare.. Cattleya aveva sempre collaborato con Sky ( è in preparazione Zero zero zero dal libro di Roberto Saviano con la regia di Sollima), stavolta Netflix ha battuto tutti sul tempo: "Con Sky abbiamo molti progetti, quello che riguarda Suburra lo stavamo pensando ma non l'avevamo elaborato - chiarisce Tozzi - per coincidenza quelli di Netflix avevano visto il film, grazie al venditore estero. Gli è piaciuto moltissimo e hanno preso contatto con noi». Per il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall'Orto «orgoglioso di produrre con Netflix, la collaborazione è un esempio della nuova strategia intrapresa per essere competitivi in Italia e all'estero: dobbiamo essere all'avanguardia e ridefinire l' offerta.". La tendenza per cui un film diventa serie è globale: basti pensare a Fargo dei fratelli Coen, diventata serie di successo (alla Festa del cinema di Roma sarà presentata la seconda stagione) e agli altri blockbuster che in America diventeranno racconti per la tv: da Attrazione fatale a Minority report. Segno di mancanza di fantasia o si preferisce andare sul sicuro? .Siamo in una fase per cui tutto si mischia, è normale fare un film da un libro, una serie da un film o magari un film da una serie - osserva Tozzi - non ci sono barriere, siamo nell'epoca della tv globale, la creatività originale è sempre più rara, in tutte le arti ormai si lavora sulla base di materiale esistente. Abbiamo fatto questa elaborazione per primi nel 2005 con il film Romanzo criminale convinti che si andasse verso la serie 'di genere". Il pubblico ci ha dato ragione.". 
NEWS - Pay tv: "entro 3 anni obiettivo 13 milioni di abbonati!". Patuano, AD Telecom, dixit..."In Europa sono al 50% degli abitanti, noi fermi al 25%"
(ANSA) - ROMA - "L'obiettivo e' di arrivare a 12-13 milioni di clienti paganti nel sistema Italia entro tre anni". Lo ha indicato l'ad di Telecom Marco Patuano che si dice "molto ottimista sul fatto che i contenuti di qualita' troveranno la domanda". "In giro per l'Europa il tasso di penetrazione della pay tv e' piu' o meno del 50% delle unita' immobiliari - ha spiegato - . Noi siamo al 20-25% e dobbiamo immaginare che se arrivassimo al 55% dei 24-25 milioni di unita' immobiliari in Italia non sarebbe una cifra assurda". Patuano ha ricordato che in Italia oggi ci sono sette milioni di collegamenti nella pay tv.
      NEWS - "Stalker" di titolo e di fatto. Approda dal 28 ottobre su Premium Crime la prima serie tv sullo stalking. E a Roma si parla di casistica italiana (mercoledì 7 ottobre) alla sede della Polizia di Stato
      La traduzione del termine inglese “stalking” è, letteralmente, “cacciare la preda”. Più in generale indica una serie di atteggiamenti tenuti da un individuo, i quali affliggono un'altra persona perseguitandola, generandole stati di paura e ansia, arrivando persino a compromettere lo svolgimento della normale vita quotidiana. Un reato in crescita – catalogato in Italia tra gli “atti persecuori” - che ha attirato l’attenzione e la sensibilità, oltre che delle forze dell’ordine, di associazioni a tutela e prevenzione delle vittime, così come vasta eco sta conoscendo il fenomeno sulla stampa, sui social e, adesso, anche la serialità americana. 
     Dal 28 ottobre prende il via su Premium Crime “Stalker”, la prima serie tv sullo stalking. Il tenente Beth Davis (Maggie Q) e il detective Jack Larsen (Dylan McDermott) indagano su vari casi di persecuzioni personali per la Threat Assessment Unit del dipartimento di polizia di Los Angeles. La serie vanta la firma DOC, da ideatore, di Kevin Williamson (autore della saga di “Scream” al cinema, mentre in tv si segnala per i cult “Dawson’s Creek”, “The Vampire Diaries”, “The Following”). 
     La Polizia di  Stato ha sempre dedicato un’attenzione particolare ai reati che colpiscono le donne essendo stata la prima forza di polizia a dotarsi, fin dall’inizio degli anni Sessanta, di una struttura dedicata: il corpo di polizia Femminile. Disciolto il Corpo della Polizia Femminile, dagli anni 80 ha elaborato strategie sempre più efficaci per la repressione e il contrasto di queste forme delittuose che spesso possono assumere dei tragici connotati. Sono state, infatti, istituite delle apposite sezioni negli apparati investigativi con personale specializzato, oltreché che punti di ascolto sempre attivi e a disposizione delle potenziali vittime. Proprio per cercare di aiutare le donne che si trovano in tali condizioni la Polizia di Stato ha da tempo attivato campagne informative e di sensibilizzazione sul tema. Per discutere e analizzare il fenomeno e per meglio conoscerne le caratteristiche Premium Crime ha organizzato, in collaborazione con la Polizia di Stato. il convegno “STALKING: OSSESSIONE CRIMINALE”, ospitato mercoledì 7 ottobre presso la Scuola Superiore della Polizia Stato di Roma, alle ore 11.00. Al convegno moderato da Gian Luigi Nuzzi di “Quarto Grado” (Retequattro) parteciperanno, oltre che rappresentanti di associazioni che tutelano le vittime del fenomeno: Mariacarla Bocchino (Primo Dirigente del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato); Antonio Tundo (Direttore dell'Istituto di Psicopatologia di Roma - psichiatra, docente di Psicopatologia generale presso l’Università di Pisa e la Scuola di Psicoterapia cognitiva di Roma); Mara Carfagna (ex ministro per le Pari Opportunità, principale promotrice della legge che ha introdotto anche in Italia il reato di “stalking”); Alessia Morani (Vice Presidente Gruppo parlamentare PD e membro della II Commissione Giustizia  della Camera dei Deputati); Valentina Pitzalis (vittima di un feroce atto di “stalking”); Giorgio Simonelli (massmediologo e critico Tv, docente di “Storia della radio e della televisione” e “Giornalismo radiofonico e televisivo” all’Università Cattolica di Milano, dove dirige anche il Master in “Comunicazione e marketing del cinema”). 
L’evento, visibile in diretta streaming su TgCom.it, sarà supportato da brevi inserti filmati della serie tv, mentre al termine sarà proiettata la puntata pilota del serial di Premium Crime. Il pubblico da casa potrà altresì partecipare grazie al live twitting sui social di Premium Crime.

lunedì 5 ottobre 2015

GOSSIP - Nina coming out! La Dobrev di "TVD" alla sua prima uscita col nuovo manzo... 
Nina Dobrev takes the red carpet with her boyfriend Austin Stowell for the premiere of his film Bridge of Spies held at Alice Tully Hall at Lincoln Center during the NYFF on Sunday evening (October 4) in New York City. The 26-year-old actress supported her beau at the big opening of his movie! Nina and Austin had not officially walked a red carpet together before this evening, but they did attend a NYFW event last monthBridge of Spies. opens on October 16 – be sure to check it out!
FYI: Nina is wearing a Versace dress, Charlotte Olympia clutch, H. Stern jewels, and Casadei shoes.

sabato 3 ottobre 2015

GOSSIP - Un autostop per Mischa "cotiche" Barton! La protagonista di "The OC" ancora nei guai finanziari ("è alla canna del gas!") per il mancato pagamento di un SUV

News tratta da "Huffington Post"
Mischa Barton has reportedly run into some more financial troubles. The former "O.C." actress has apparently neglected to pay the lease on her Audi Q3 for four months, TMZ reports. She signed the lease agreement back in March and agreed to pay $696.29 a month after putting down an initial payment of $2,300. However, the celebrity news site notes that she only made one payment. TMZ also notes that according to legal documents, the leasing company demanded Barton return the SUV, but she didn't. Now, they're apparently demanding the full payment of $40,ooo. The Huffington Post has reached out to Barton's reps for comment. The actress, 29, has had other financial troubles in the past. Back in April, she sued her mother for taking a large sum of her earnings and forcing her out of her town house. In September of last year, OK! reported that the actress was "drowing in debt."

venerdì 2 ottobre 2015

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Una pellicola di spade. Ufficiale: niente film di "Game of Thrones"!

News tratta da "SlashFilm"
HBO’s made it pretty clear they’d like as much Game of Thrones as possible, and the idea of expanding the franchise with a movie has been floated in the past. So when a tabloid quoted George R.R. Martin confirming a film was in the works, the report tore through the Internet like wildfire through Stannis Baratheon’s fleet.
There’s only one problem: Martin himself has now spoken up to unequivocally deny that report. Read all about the debunked Game of Thrones movie rumor after the jump.
This week, The Daily Star quoted Martin saying the following at an Emmys afterparty:
There will be a movie but I will not be involved. I have too much to do. That is something HBO and [Game of Thrones showrunners D.B. Weiss and David Benioff] are dealing with. I have two more books to finish and I still have so much to do. The pressure is on. I am such a slow writer and the fans get upset that I don’t write faster.
In addition, they claimed an anonymous “production insider” had told them the film would be set in the past, possibly allowing dead characters to return.
None of this sounds very farfetched. Martin has talked up the possibility of a Game of Thrones movie before, as well as his hopes of making a Game of Thrones prequel. Plus, he’s announced he’s sitting out Season 6 to concentrate on his books. In short, the story had the ring of plausibility to it, which is probably why it caught on.
However, Martin has stated on his blog comments section that the report is not true. Here’s the relevant exchange:
Fan: Is the interview of you, saying that there is a movie on work about ROBERT’S REBELLION false?
Martin: Yes, completely false. No one is working on any movie just now. And if there was a movie, it would not be about Robert’s Rebellion.
Does this mean a Game of Thrones movie will never, ever happen? Not necessarily. HBO has said in the past that it doesn’t want to end the series with a movie, but they could change their minds, and in any case a prequel would be a different beast. But for now, we should probably just focus on the coming sixth season and all the mysteries surrounding that, like “What the hell is going on with Jon Snow?”.

mercoledì 30 settembre 2015


NEWS - Fiat Netflix! Dal 22 ottobre (non più dal 16) lo sbarco in Italia
(ANSA) - ROMA - Ai 63 milioni di abbonati in 50 paesi dal 22 ottobre si aggiungeranno anche gli spettatori italiani. E' ufficiale da oggi la data del lancio di Netflix, la piattaforma tv via internet che in pochi anni si e' fatta strategicamente largo in tutto il mondo facendo cambiare abitudini al pubblico, prima fra tutta quella di partecipare alle maratone di serie tv, con tutti gli episodi uno di seguito all'altro anziche' aspettare gli appuntamenti settimanali. Lo stesso giorno sara' presentata a Milano nel dettaglio l'offerta e il progetto che basa la propria forza su illimitati programmi da vedere via internet ovunque e in qualsiasi momento. Alcuni contenuti sono noti tra film, serie originali esclusive, documentari e altri programmi provenienti da ogni parte del mondo. L'attesa e' pero' anche sulle produzioni italiane di cui si parla da un po', ad esempio una serie su Mafia Capitale, ma non ancora annunciate. Riuscira' ad affermarsi in Italia, dove peraltro la copertura della banda larga non e' totale? La domanda e' lecita in un mercato, quello italiano, che e' sempre stato definito ristretto e dove finora e' soprattutto sul calcio che ci si e' divisi gli abbonati tra Sky e Mediaset (Premium). La risposta arriva da Netflix stesso che, nel momento in cui ha deciso di puntare sull'Italia, ''e' un'opportunita' - ha detto a luglio a Ischia Global Fest ai produttori mr. Netflix Ted Sarandos incontrandoli per la prima volta - siamo qui non per distruggere il sistema italiano ma per partecipare facendolo crescere e contribuendo alla produzione, il che significa lavoro per gli italiani. Aprire in Italia e' un atto di fiducia''. Gia' chiari i costi: un piano Base con una sessione di streaming alla volta e definizione standard a 7,99 euro al mese, un piano Standard con due sessioni di streaming contemporanee e alta definizione a 9,99 euro al mese e un piano Premium, che consentira' quattro sessioni di streaming alla volta e la visione in Ultra HD 4K a 11,99 euro. Primo mese di lancio gratis per tutti e la promessa iniziale di abbonarsi facilmente con un clic e altrettanto facilmente disdire. Si potra' accedere da Smart TV, tablet e smartphone, computer e da una serie di console per videogiochi e set-top box connessi a Internet, oltre che da Apple TV e Google Chromecast. Due le partnership gia' siglate: con Telecom Italia e con Vodafone. Netflix sara' disponibile anche tramite il set-top box TIMvision e i clienti della compagnia telefonica potranno pagare l'abbonamento Netflix tramite la bolletta TIM, mentre Vodafone offrira' diverse promozioni esclusive che includeranno abbonamenti Netflix con l'acquisto di servizi di fibra ottica o 4G. Vodafone consentira' inoltre agli utenti italiani di semplificare la registrazione e il pagamento dell'abbonamento Netflix, che potra' avvenire tramite il contratto. Ci saranno anche le carte regalo Netflix presso diversi rivenditori autorizzati, tra cui GameStop, Unieuro, MediaWorld, Esselunga, Mondadori ed Euronics. In lingua originale, con sottotitoli o doppiate in italiano, le serie originali di Netflix tra cui quelle con Marvel, Darevil e Jessica Jones (entro la fine dell'anno) e poi la miniserie The Defenders, che riunisce i personaggi delle quattro serie precedenti. E poi ancora le serie Sense8, Grace and Frankie, Unbreakable Kimmy Schmidt, Marco Polo e Narcos, i documentari Virunga e Mission Blue, docu-serie come Chef's Table. Alla prassi di acquisto di titoli da qualche tempo si e' affiancato anche il salto nella produzione: tra i titoli annunciati figurano Crouching Tiger, Hidden Dragon The Green Legend, Jadotville, The Ridiculous 6 e War Machine di Brad Pitt, mentre alla Mostra del cinema di Venezia ha debuttato con successo il primo film originale Beasts of No Nation, sui bambini soldato. Capitolo a parte le serie cult gia' in onda in Italia ossia House of Cards (Sky Atlantic) e Orange is the New Black (Mediaset Premium) che comunque Netflix sta cercando di riprendersi.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

martedì 29 settembre 2015

NEWS - "The Truth is still out there"!
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
Se Eugenio Montale incontra "Undercover" 
“Eugenio Montale ne era convinto: "Non si può essere un grande poeta bulgaro". Non significa che avesse pregiudizi contro i bulgari. Voleva dire che la poesia non sgorga dal cuoricino dello sfigato solitario come acqua sorgiva, magari dopo aver dato una guardatina al cielo stellato sopra di noi. Voleva dire che la poesia, come del resto il romanzo, ha bisogno di una tradizione e di una comunità: l'animo poetico (o narrativo) ingaggia un serio confronto con i padri e i nonni, e in certi casi soccombe. Non è affatto un male: toglie di mezzo i dilettanti, e lascia in piedi solo chi esce vittorioso dalla lotta con i grandi. Abbiamo usato in questi anni Eugenio Montale come arma per liberarci dai negati che fanno mestieri a loro inadatti. Per esempio, i registi portoghesi, a cui nessuno ancora ha spiegato che il cinema si chiama cinema perché sullo schermo qualcosa si muove. Abbiamo usato Montale per difendere il cinema americano: per molti secoli la pittura è stata italiana, e nessuno ha mai parlato di imperialismo. Perché lo dovremmo fare adesso con Hollywood? Abbiamo usato Montale per spiegare come mai in Italia i romanzi riusciti sono scarsi e parecchio odiati: la tradizione con cui confrontarsi offre perlopiù versi e prose d'arte. Date le premesse, l'annuncio di una serie tv made in Bulgaria - "Undercover", in onda su Premium Action dal 3 settembre - fa venir voglia di curiosare. Anche per le serie televisive dovrebbe valere il principio della tradizione e della bottega. Ma è pur vero che a fronte di un cinema che arranca e di "fiction" (perdonateli, così ormai chiamano le produzioni italiane) scritte male e recitate peggio, abbiamo comunque avuto, grazie soprattutto a Stefano Sollima, "Romanzo criminale" e "Gomorra". Salvo poi ricascare miseramente a fondo classifica con "1992", grande occasione persa. Come Scorsese "Undercover" ricorda "The Departed" di Martin Scorsese, che a sua volta era il remake di "Infernal Affairs" del regista di Hong Kong Andrew Lau: un poliziotto infiltrato nella mafia, un mafioso infiltrato nella polizia. Sotto copertura è l'agente l'agente speciale Martin Hristov. Da piccolo aiutava il padre nelle rapine, da grande ha un talento per la menzogna. Dieci bugie in fila, nessuna sgamata dalla macchina della verità, sono il suo esame di maturità. Segue un soggiorno a Parigi per rifinire l'addestramento, inventarsi un nuovo passato, ricomparire a Sofia come giovane e promettente criminale in cerca di lavoro. E di una clan mafioso dove infiltrarsi: da lì in poi non avrà nessuna rete di protezione. Tra un cazzotto e l'altro, deve imparare una serie di parolacce albanesi: la banda del boss Djaro fa affari con i vicini. Sorpresa: i mafiosi bulgari non vivono nelle casupole dei boss che si fanno catturare perché abbisognano di mutande pulite. Neppure nelle case sovraccariche di arredi barocchi dei camorristi Savastano. Vivono in candidi appartamenti di design con cucina a vista, dove affettano carote sul tagliere, anche loro contagiati dal virus di masterchef. Ricordano il criminale dandy visto in "In ordine di sparizione", spassoso film di Hans Petter Moland: ai sottoposti offre beveroni di verdura, e guai chi rifiuta o lascia sul tavolo il bicchiere pieno. Succedeva in Norvegia, dove si commettono omicidi a mezzo spazzaneve. Il bulgaro è ancora più avanti: un quadro di Francis Bacon appeso alla parete suggerisce facce deformate, ma con molta classe”. (Mariarosa Mancuso, “Il Foglio”)

lunedì 28 settembre 2015

GOSSIP - OMG (Oh My Gotham)! Clamoroso al Cibali! Si sposano! La coppia più incredibile della tv - Ben McKenzie+Morena Baccarin - sale all'altare! Metterà i tacchi anche lui? 
Gotham co-stars Ben McKenzie and Morena Baccarin are reportedly planning to get married amid the news that they are expecting a baby together.
“Today, I am in a new committed relationship. I am planning to re-marry. Also, I am 3 1/2 months pregnant,” Morena‘s divorce documents read (via TMZ). Morena is in the middle of a divorce from her ex Austin Chick.
Morena and Austin have a one-year-old son together. Morena apparently has told the judge in her divorce case, “This entire situation is not funny to me.”
Congrats to the happy couple on the news of their possible engagement!
NEWS - Nel cuore di Netflix! Un salto nel maxi quartier generale dove vigono due parole d'ordine: "libertà e responsabilità". E non manca mai la Nutella...

Articolo di Deborah Ameri su "La Repubblica"
La fucina della tv che verrà si chiama The shu: una stanzetta insonorizzata, nascosta da una porta blindata. Qui si testano gli apparecchi televisivi che non sono ancora sul mercato, per verificarne la purezza del suono. Ce ne sono una trentina in attesa del proprio turno. Li vedremo nei negozi tra uno o due anni. Ma saranno ben diversi dal piccolo schermo come lo conosciamo oggi. Perché la rivoluzione inizia qui, al secondo piano di una palazzina color pastello nel centro della sonnacchiosa Los Gatos, cuore della Silicon Valley. È il quartiere generale di Netflix, gigante dello streaming online che, dopo essere sbarcato in 50 Paesi, arriva in Italia a ottobre. Ha cambiato così radicalmente il gusto dei teledipendenti che le smart tv di nuova generazione cominciano ad avere Netflix incorporato, con tasto dedicato sul telecomando. Ormai molti lo conoscono grazie alle due serie tv più famose: House of Cards e Orange is the new black (non a caso The shu prende il nome dalla cella di isolamento del telefilm). Sono però le uniche che non vedremo su Netflix. «Ma abbiamo molte altre serie originali a disposizione per gli italiani e stiamo negoziando con diverse compagnie di produzione perché vogliamo avere contenuti locali», rassicura Reed Hastings, il fondatore, che incontriamo nel gigantesco quartier generale dove si cambia il modo di guardare la tv. E da quest’anno non ci saranno solo più le serie gioiello (da Marco Polo, a Daredevil a Sense8) ma anche i film originali. Il primo, Beasts of no nation, già al Festival di Venezia, debutta sia nelle sale che online il 16 ottobre. E potrebbe essere proprio questa la data di lancio del servizio streaming in Italia. «Produrremo sempre più film, ci sentiamo abbastanza sicuri per affrontare il mondo del cinema », promette Hastings, che nel 1997, insieme a Marc Randolph, ha fondato quella che all’inizio era una compagnia che noleggiava dvd. Oggi Hastings è l’amministratore delegato di un gigante con oltre 65 milioni di abbonati nel mondo e una quotazione in borsa da 33 miliardi di dollari. Quest’anno il valore delle azioni è più che raddoppiato ma lui precisa: «Non abbiamo un grande profitto, perché lanciare il servizio in altri territori è molto costoso ». Lo incontriamo nella saletta Giungla d’asfalto, perché a Netflix ogni stanza e ufficio portano il titolo di un film o un telefilm. Le scrivanie sono alte, spesso si lavora in piedi. Una gigantesca lavagna invita gli impiegati a scrivere le proprie idee. Tutte vengono vagliate. Sui muri stampe giganti di scene da Breaking bad, Il Gladiatore, House of cards. «Qui lavorano soprattutto ingegneri, 1.400. Mentre nei nostri uffici di Beverly Hills siedono creativi e responsabili del marketing», spiega Marlee Tart, che ci guida in giro per la palazzina. Accanto a questa, altre due costruzioni, nuove di zecca, colonizzate da Netflix. Per girare tra gli uffici si usano piccole golf car. L’edificio è dotato di diverse cucinette con Nutella, frutti di bosco e distributori di popcorn e dove si servono colazione e pranzo. «Non la cena. È meglio andare a casa e stare con la propria famiglia », spiega Hastings. Che riassume la cosiddetta “ Netflix culture” con due parole: libertà e responsabilità. «Ognuno prende le ferie che vuole, non c’è un tetto. Desidero che i miei impiegati si impegnino non per ubbidire al loro capo, ma perché ci tengono. Io, poi, dò il buon esempio e prendo spesso vacanze. Sono appena tornato da Maiorca», sorride increspando l’abbronzatura. I rivali Berlusconi e Murdoch non sembrano impensierirlo: «Costiamo molto meno di Sky e Mediaset. La concorrenza non ci spaventa. So che Berlusconi e Murdoch si sono incontrati per parlare di Netflix, ma io non ho avuto contatti con loro», precisa. E la tv tradizionale, con palinsesti e pubblicità? «Tra vent’anni sarà morta. Sparirà come il telefono fisso. E tutto l’intrattenimento si trasferirà online».

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